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26 agosto 2009

La linea dura dell'America contro la Srpska


L'OHR ha deciso la scorsa settimana a favore della la liberazione e la riabilitazione di quattro dei 60 membri dell'SDS che erano stati cacciati dall'ex Alto Rappresentante Paddy Ashdown ricorrendo ai poteri Bonn. Il fatto che l'OHR abbia liberato così poche persone non è un gesto di "democrazia", bensì solo un modo per rialzare una trattativa e creare un tavolo di confronto. Questo perchè esiste una strategia volta ad indebolire il partito del Primo Ministro Milorad Dodik, senza far cadere il suo Governo ma tenendolo in una crisi continua per costringerlo infine a cedere ad un compromesso.

Diventa sempre più pungente ed evidente la linea dura perpetrata dall'Ufficio OHR contro la Republika Srpska, facendo della vecchia politica dell'amministrazione Clinton, la base della posizione della Comunità Internazionale. Contro la volontà della stessa Europa, è stata decisa una politica contraria e fortemente critica nei confronti dell'entità serba e delle sue forze politiche, che si è trasformata in vera e propria aggressione contro di essa, vista come ostacolo a quella "standardizzazione" della Bosnia Erzegovina che, nei fatti, è inattuabile. Esponente di spicco di questa corrente è Raffi Gregorian, Vice Alto Rappresentante e responsabile per il Distretto di Brcko, diplomatico americano che ha spesso mostrato la sua parzialità nelle decisioni e nelle sue dichiarazioni non consone al ruolo che gli si addice. C'è da chiedersi se l'America deve in qualche modo rivedere la sua posizione, essendo a volte in contraddizione con la stessa amministrazione di Obama. Nei fatti, tuttavia, possiamo dire che esiste una strategia da parte di diplomatici di Francia e America volta ad indebolire il partito del Primo Ministro Milorad Dodik, senza far cadere il suo Governo ma tenendolo in una crisi continua per costringerlo infine a cedere e fare un accordo per la creazione di una "Confederazione della Bosnia". Da molto tempo , infatti, nella Srpska circolano delle liste di "proscrizione", contenenti le varie società appartenenti al Primo Ministro, tra paradisi fiscali e sottrazione di denaro dalla cosa pubblica. E' chiaro che alcune associazioni, maggiormente impegnate nella "lotta contro la corruzione", stanno facendo delle indagini, pagando somme di denaro ai vari informatori per cercare di ottenere documenti sui vari appalti della RS e "i sporchi affari di Dodik".

Ultimo episodio eclatante è stata la liberazione e la riabilitazione di quattro dei 60 membri dell'SDS che erano stati cacciati dall'ex Alto Rappresentante Paddy Ashdown ricorrendo ai poteri Bonn. Il fatto che l'OHR abbia liberato così poche persone, è chiaramente solo un modo per rialzare una trattativa e creare un tavolo di confronto, fomentare le crisi e poi essere conferenzieri di pace. Come buon stratega, l'OHR ha annunciato la notizia di venerdì sera, dando modo alla stampa di alzare un polverone di polemiche, un modo come un altro per creare un fenomeno, oppure bruciarlo. Tuttavia, già otto mesi fa si diceva che c'era la volontà politica di liberali, ritenendo però che non esistevano le condizioni, cioè il motivo per bruciare delle carte. E' chiaro che non ha molto senso la liberazione di 4 persone visto che non esiste neanche un termine ultimo per l' esclusione di questi personaggi dalla vita politica. Una cosa inconcepibile, se si pensa che anche il più crudele degli assassini conosce i termini della sua pena. In questo caso, invece, è l'OHR che decide dove, come e quando. D'altro canto serviva un diversivo mediatico, dopo che la credibilità dell'OHR era crollata e anche la sua accettazione dell'intera classe politica bosniaca.

Le dichiarazioni di questi diplomatici è il chiaro segno che dopo il Dayton non sono stati in grado neanche di prendere una decisione che potesse consentire alla Bosnia di guardare al futuro, se non quella di condannare e sanzionare per i crimini del passato. Del resto hanno utilizzato la parola democrazia migliaia di volte, inflazionando così tanto questo concetto, da inquinarlo con la pulizia politica e il sentimento di revanche. Senza sapere mai cosa in realtà significasse, visto che i "diplomatici" vengono super pagati ed è nel loro interesse alimentare le crisi, la parola democrazia è presente i tutti i loro discorsi illogici. Ognuno di essi si conclude sempre con "la necessità di creare uno Stato unito ed unico", di "far convivere il popolo musulmano e quello serbo", e tutto questo senza un piano e senza un domani. Questa è la democrazia di Raffi Gregorian, di coloro che rappresentano le lobbies e il business, o del Washington Post, che scrive ancora delle tensioni e del rischio di guerra in Bosnia, senza avere alcuna vergogna nel continuare a fomentare i contrasti ed i problemi. A ciò si contrappone la volontà europeista, una Europa al fianco della Russia, una svolta storica senza le banche e gli affaristi, che la maggioranza di questi diplomatici rappresentato. Anche se ancora pochi se ne rendono conto, la Russia è il futuro ma nessun Paese europeo sarà d'accordo all'espansione smisurata della Cina. L'America dovrà fare marcia indietro sui Balcani e non creare più conflitti e destabilizzazioni, come invece fa tutt'oggi con la consegna di Mladic o il processo di Karadzic. Non sono queste le minacce della Serbia, non è questo un piano strategico, ma è solo un gioco di qualcuno che sta trattando su un altro scenario, perchè la Bosnia serve a questo: basta un po' di benzina e si accende tutto.

07 agosto 2009

Serbia e Turchia: Paesi strategici per il vantaggio sul Nabucco


Turchia e Russia hanno firmato ieri l'accordo per il passaggio del gasdotto italo-russo South Stream nelle acque territoriali turche. Allo stesso tempo Russia e Turchia si sono accordati per creare un gruppo di lavoro per la realizzazione dell'oleodotto Samsun-Ceyhan che trasporterà il petrolio russo verso l'Europa, e del gasdotto sottomarino Blue Stream-2 per l'esportazione di petrolio vero Israele, Libano, Siria e Cipro.

E' stata raggiunta ieri la ratifica dell'accordo tra Turchia e Russia per il passaggio del gasdotto italo-russo South Stream nelle acque territoriali turche, grazie anche all'intermediazione diplomatica italiano che ha fatto da catalizzatore per un accordo che non poteva fallire. Allo stesso tempo Russia e Turchia si sono accordati per creare un gruppo di lavoro per la realizzazione dell'oleodotto Samsun-Ceyhan che trasporterà il petrolio russo verso l'Europa. Inoltre, con l'accordo viene suggellata l'intenzione di creare il gasdotto sottomarino Blue Stream-2 per l'esportazione di petrolio vero Israele, Libano, Siria e Cipro, tale che la Turchia diventerà un paese di transito strategico per l'intera regione, ma anche un importante centro logistico europeo per l'energia in quanto nelle sue acque, attraverso la zona economica speciale di Turchia, passerà anche il gasdotto South Stream, come osservato dallo stesso Vladimir Putin. Così, accanro al gasdotto Blue Stream, che già trasporta 16 miliardi di m3 di gas russo in Turchia sui fondali del Mar Nero e collega la Russia alla Turchia attraverso l'Ucraina, la Moldavia, la Romania e la Bulgaria, il Blue Stream-2 prevede l'installazione di un secondo tubo parallelo, la creazione di una infrastruttura di gas in Turchia e un gasdotto di collegamento marittimo della Turchia a Israele. I due Governi hanno deciso, inoltre, di costruire sempre in Turchia, un deposito di stoccaggio sotterraneo di gas, un terminal di rigassificazione di GNL, come progetto congiunto della Gazpromexport e una società turca.

Divenuta recentemente partner per eccellenza del Nabucco - considerando che sul suo territorio passeranno i 2/3 della conduttura europea - la Turchia decide di non rinunciare a nulla e così aderisce anche al South Stream. In questa eterna gara tra Mosca e Bruxelles, sembra che i due progetti procedano di pari passo, ma qualcosa potrebbe cambiare se, infine, il gas russo o i partner energetici russi, diventeranno anche i fornitori del Nabucco. Tuttavia, un elemento di vantaggio potrebbe essere proprio la Serbia e la possibilità che dà di accesso ai mercati dei Balcani. Infatti, sono iniziati ieri a Vienna i colloqui tra i rappresentanti di Gazprom, Srbijagas e E.ON per la creazione di depositi di riserve di gas in Ungheria, da sfruttare per il mercato serbo. Tale accordo potrebbe trasformarsi nell'opportunità che il South Stream ottenga un vantaggio rispetto al Nabucco, come rilevato dai media russi. La creazione di riserve del gas in Ungheria, sarà l'argomento principale dei colloqui a Vienna, a cui parteciperanno i rappresentanti delle tre compagnie petrolifere, come annunciato dal quotidiano "Nezavisimaia gazeta". Colloqui che saranno una continuazione delle trattative a Mosca tra il direttore generale di "Srbijagas", Dusan Bajatovic, e i rappresentanti di Gazprom destinate a chiudere i negoziati finali per le due società e a costituire una joint venture in Svizzera. Gazprom deterrà, secondo l'accordo raggiunto in precedenza, il 51 per cento della società di nuova costituzione, mentre Srbijagas il 49 per cento. Sono state inoltre analizzate le questioni procedurali sulla registrazione di una società comune, che dovrebbe essere istituita per la progettazione, la costruzione e il funzionamento del South Stream sul territorio della Serbia, dice il quotidiano russo.

Ad ogni modo, sia l'incontro di Mosca che quello di Vienna potranno migliorare la posizione di Gazprom nei Balcani che, secondo la stessa "Nezavisimaia gazeta", è peggiorata dopo che Turchia, Austria e Ungheria e i rappresentanti delle imprese del settore energetico della Bulgaria e della Romania, hanno firmato il 13 Luglio ad Ankara l'accordo sulla costruzione del Nabucco. Successivamente anche la Serbia ha espresso il desiderio di partecipare al progetto, mentre il Turkmenistan si è offerto come fornitore di approvviggionamenti di gas. Come se non bastasse, la Bulgaria ha fatto un passo indietro sul South Stream, afferma che "Sofia non ha i fondi per l'attuazione di questo ambizioso progetto". Tuttavia, molto probabilmente, il nuovo governo bulgaro cerca di ottenere condizioni più favorevoli, una volta firmato il Nabucco. D'altro canto, già lunedì qualcosa è poi cambiato, tanto che il Ministro bulgaro dell'Economia e dell'Energia, Trajco Trajkov, ha detto che la crisi non dovrebbe mettere in discussione la partecipazione della Bulgaria al South Stream. Dunque, è difficile a dirsi se vi sia una lotta tra due progetti energetici, o tra due programmi politici: l'uno che usa la strategia dell'integrazione europea utilizzata come moneta di scambio, e l'altra del controllo regionalizzato e a sezioni di matrice russa. Il Cremlino, con la sua estrema pragmaticità, affiancato da un membro europeo che (ultimamente) si auto-gestisce senza il seguito di Bruxelles, quale l'Italia, si muove a tappe e dà ad ogni regione ciò che vuole. Alla Serbia dà un'opportunità di ripresa economica e di riscatto all'interno dei Balcani, e alla Turchia dà la chiave di accesso del controllo delle strade del petrolio verso Israele e il Medioriente, nonchè verso l'Europa. Ankara conquista la sua occasione di essere "paese determinante" per l'Europa, senza dover scontare la carta obbligata della "concessione dell'integrazione".

05 agosto 2009

Abu Hamza ricercato dall'Interpol?


Le autorità della Bosnia Erzegovina solo ieri hanno inviato all'Ufficio Interpol di Lione la richiesta di emissione del mandato di cattura a carico di Bin Ali. Tuttavia, tutt'oggi, il mandato non è stato ancora pubblicato, e permane una situazione di grande incertezza. La Bosnia si conferma essere il "paradiso del terrorismo", per via del suo passato colluso con l'armata mujahedin e le cellule di Al Qaeda, considerando che lo stesso Bin Laden, durante la guerra del 1995, ha personalmente visitato la Bosnia.

Sono passati più di dieci giorni, prima che l'Ufficio Interpol fosse informato della fuga di Karray Kamel bin Ali, detto Abu Hamza. Le autorità della Bosnia Erzegovina, infatti, solo ieri hanno inviato all'Ufficio Interpol di Lione la richiesta di emissione del mandato di cattura a carico di Bin Ali, includendo sul mandato tutti i 16 nomi falsi che usava e definendo il soggetto una persona "estremamente pericolosa", con l'obbligo d'arresto per tutti i membri Interpol. Tuttavia, tutt'oggi, il mandato non è stato ancora pubblicato, come confermato per l'Agenzia SRNA da parte dell'Ufficio per la cooperazione con la Bosnia-Erzegovina, il quale precisa che "vi è una possibilità che Bin Ali si trovi fuori dai confini del Paese". La Croazia e la Serbia, ad ogni modo, hanno già dato esecuzione al mandato. Karray Kamel Bin Ali, detto Abu Hamza, è riuscito ad eludere la sorveglianza bosniaca, semplicemente evitando di rientrare nel carcere di Zenica dopo una vacanza che gli era stata concessa per oltre 24 giorni. Appena è stata notifica la sua assenza, la polizia federale ha solo avvisato l'Interpol che Kamel Bin Ali era fuggito dal carcere, non potendo inviare la richiesta per la sua cattura in quanto responsabili di tali comunicazione erano le autorità carcerarie, come spiegato dal capo del Dipartimento per le pubbliche relazioni della polizia Federale, Camil Kreso.

Bin Ali, più conosciuto come Abu Hamza, è stato proclamato "una minaccia per la sicurezza nazionale della Bosnia", ma le procedure burocratiche gli stanno lasciando molto più tempo per la sua fuga, e probabilmente tra poco sarà irrintracciabile. Ad ogni modo, la polizia e le autorità del Tribunale gli hanno lasciato ampio spazio, ben sapendo che avrebbe tentato la fuga per risolvere i suoi problemi con la cittadinanza bosniaca che è stata sospesa. Un atto davvero irresponsabile, soprattutto per un "pericoloso criminale" come è stato definito dalle stesse autorità bosniache. I capi della polizia, sabato, si sono riuniti presso il Ministero della sicurezza di BIH alla presenza del procuratore Marinko Jurcevic, per sondare tutte le opzioni della sua cattura in tempi rapidi, data “la profonda rottura risiede nel sistema stesso”. Proprio quella rottura ha lasciato libero Karray Kamel, detenuto a Zenica per sette anni perchè ha ucciso Hisham Diab, un altro arabo a Zenica. Dopo aver scontato la sua pena, nel mese di dicembre, si è associato ai wahabiti di Barcic, e al loro capo Jusuf Barcic. I due si sono incontrati proprio nel carcere dove è nata l'amicizia tra i due fondamentalisti musulmani. Dopo il fallimento dell'attacco alla moschea di Sarajevo. Alla morte di Barcic, in un incidente stradale, Karray ha continuato a rubare e a commettere piccoli atti criminali, come già faceva prima in Tunisia. Dopo tutto questo, è assurdo pensare che le autorità bosniache abbiano permesso che Karray Kamel resti ancora libero,ostacolate dalla burocrazia del Ministero della Sicurezza e dell'Interpol.

D'altronde, come affermato da Ddzevad Galijasevic, membro del Gruppo di Esperti per la lotta con la criminalità organizzata e terrorismo per il Sud Est Europa, lo stesso membro della Presidenza di BIH, Haris Silajdzic, definito uno dei creatori e finanziatori dell'atto terroristico a New York dell'11 settembre nel 2001, come cella che forniva finanziamenti ottenuti dalla privatizzazione della Fonderia a Zenica, attraverso la Banca di Tuzla e con un credito del valore di 20 milioni di dollari presi dal Pakistan per il finanziamento di questo attacco. "Haris Silajdzic, da anni è stato uno dei mentori americani, la cui amicizia si è rotta nei ultimi anni in cui l'America si è lavata le mani di tutto ciò che è accaduto durante la guerra in BIH, in cui anni hanno aiutato i mujahedin e i campi di addestramento nella Bosnia centrale, condotti dalla CIA e dall'esercito americano", conferma Galijasevic, il quale ha sottolineato che le transazioni sono state fatte insieme con Jasim Ravagdej, ambasciatore del Kuwait in BIH , anche se (ufficialmente) non esiste l`ambasciata del Kuwait in BIH. Un altro membro del Gruppo di esperti, Darko Trifunovic, conferma l'esistenza di un'ampia documentazione, dal 2002, secondo cui la polizia collega Haris Silajdzic ad Hasan Cengic e allo stesso Bin Laden che, durante la guerra del 1995, ha personalmente visitato la Bosnia. Questo è stato confermato da parte dei piloti che facevano da vettori per il traffico di sigarette dalla BiH, tramite la compagnia aerea Air Bosnia.

Sulla base della documentazione in possesso del Gruppo di Esperti, è possibile vedere che il piano d`attacco a New York è stato organizzato nella maggior parte del territorio della BIH, come confermato anche dal congresso americano . Almeno quattro persone sono arrivate dalla BIH in America per partecipare all'attentato. I fatti confermano che il territorio della BIH è stato usato come centro logistico e di pianificazione di vari atti terroristici, ben noti alla classe politica bosniaca. Secondo lo stesso Trifunovic, la stessa Procura della BIH, discrimina in modo razzista i crimini dei serbi e dei croati, non accettando il fatto che la maggior parte degli atti violenti sono stati compiuti da parte dei mujahedin. “Il paradiso del terrorismo islamico”, così viene definita la Bosnia dai media internazionali. “Per tanti di loro (ex mujahedin) abbiamo molte informazioni che possono colpire ovunque nel momento, in qualsiasi momento”, conferma Trifunovic, che lavorava nella missione della BIH a New York, per essere poi licenziato nel momento in cui è venuto a conoscenza dell'esistenza di un evidente collegamento con il terrorismo che parte dalla Bosnia. Un lungo processo ha dato a Trifunovic la sua giustizia, e lo Stato della BIH dovrà ora pagare i danni per il suo licenziamento. Speriamo che una giustizia sarà fatta anche per i crimini dei mujahedin contro il popolo serbo e croato in Bosnia, e tutte le altre vittime dei loro attentati.

04 agosto 2009

L'adesione alla NATO pagata a caro prezzo


E' ora all'esame del Ministero della difesa il progetto della NATO per la lotta contro gli attacchi terroristici con mezzi biologici e nucleari, che vedrà la realizzazione, nei pressi di Sebenico, in Dalmazia, di uno dei più grandi centri di ricerca per veleni e armi biologiche, dal costo di 15 milioni di dollari. Il progetto sarà realizzato dall'azienda americana KnoTox Inc., contractor che coordina questo progetto per la NATO. (Foto: sopralluogo ingegneri americani presso la caserma Jamnjak)

Un paio di mesi fa, la Croazia insieme con l'Albania hanno festeggiato l'ingresso trionfale nell'Alleanza della NATO. Senza prendere in considerazione i vari sondaggi tra l'opinione pubblica e le proteste contro tale scenario, l'allora Premier Ivo Sanader ha inneggiato con tono orgoglioso che "la Croazia ha realizzato la metà degli scopi strategici", che sarà presto seguita dall'UE. "Siamo entrati nella NATO al 60simo anniversario dell'accordo di Washington", ha affermato Sanader nel corso della cerimonia spettacolare che si è tenuta proprio nel teatro HNK, aggiungendo fiero che "la Croazia è entrata a far parte di una delle più potenti associazioni al mondo, dell'organizzazione delle democrazie più avanzate sulla scena internazionale". Sanader, come noto, si è dimesso solo 2 mesi fa, dopo che "una delle democrazie più avanzate" è arrivata alla frutta. La sicurezza della Croazia ora dovrà essere assicurata pagando con i corpi dei loro militari inviati in Iraq e Afghanistan, anche se il Vice Ministro del governo di Sanader aveva confermato che il governo croato avrebbe guadagnato dalla NATO 40 milioni di euro tramite vari progetti che saranno realizzati alla fine dell'anno. La notizia che il Governo “guadagnerà” dalla NATO farà fare sicuramente la pelle d` oca ai cittadini di Croazia e al resto della zona dei Paesi vicini.

E' ora all'esame del Ministero della difesa il progetto della NATO per la lotta contro gli attacchi terroristici con mezzi biologici e nucleari, che vedrà la realizzazione, nella caserma di Jamnjak a Sebenico, in Dalmazia, di uno dei più grandi centri di ricerca per veleni e armi biologiche, dal costo di 15 milioni di dollari. In Europa esistono già due campi, anche se più piccoli, in Gran Bretagna e in Olanda, ma Sebenico è stata scelta proprio perché ha a disposizione un più lungo arco solare, che darà la possibilità di addestramento sul campo per almeno otto mesi. Il Governo croato sembra abbia rifiutato la proposta della NATO, spiegando che “la costruzione di un centro del genere non è stato inserito tra gli obiettivi dei partner nel NATO”. Tuttavia, nella lettera inviata all'azienda americana KnoTox Inc., contractor che coordina questo progetto per la NATO, lascia la possibilità che la base venga costruita in un altro modo. Il Governo sottolinea che per un progetto del genere si potrebbe dare la concessione per l'utilizzo di “impianti non prospettici” che sono il possesso dell'esercito croato e che ancora esistono in quella zona. Il direttore della azienda KnoTox, Douglas Eaton, il questi giorni si è rivolto al Ministero della Difesa per trattare con le autorità croate e, secondo quanto riferito dai media croati, l'accordo è stato quasi concluso. Dunque, sembra che non sia rimasto nulla di quel rifiuto del Ministero della Difesa, né della spiegazione di Douglas, il quale ha affermato in maniera fugace che, nonostante verranno trattai pericolosi veleni biologici e agenti chimici, "non c'è nessun pericolo per la salute degli abitanti, perché nel corso delle sperimentazioni, gli agenti chimici non avranno nessun contatto con l'ambiente".

In che modo verranno fatti gli esperimenti senza che possano provocare nessun danno all'ambiente, Douglas non lo ha spiegato bene. Dalla KnoTox confermano, inoltre, che non sarà arrecato nessun danno il per turismo perchè il centro sarà “invisibile”. Queste parole non possono che confermare l'ipotesi che la NATO fa degli esperimenti "alla maniera astrale", in modo da far dormire sogni tranquilli ai croati. Questa "avanzata democrazia" non ha ancora provato che cosa significa "vera democrazia", ma assaggeranno frutta e verdura dal sapore di "veleni e composti chimici VX e iperit", e sicuramente saranno i primi a provare i virus che fuoriusciranno dal laboratorio “invisibile”. Anche lo stesso Ministero della Difesa, in un primo momento, ha contestato il fatto che la Knotox e il suo direttore "manipolano l'opinione pubblica", perché il Governo ha rigettato per ben due volte la loro proposta per il progetto di costruzione di laboratori, rivolgendosi anche alle autorità militari, ordinando di dare una risposta negativa a qualsiasi utilizzo di impianti o siti dell'esercito croato. Anche i cittadini e lo stesso sindaco di Sebenico Ante Zupanovic, hanno protestato contro questo tipo di progetto , affermando dinanzi all'ingresso della caserma Jamnjak , che “qualora sarà necessario, sarà mobilitato il 90% dei cittadini affinchè siano fermati questi progetti” . Zupanovic ha anche inviato una lettera di protesta al Ministro della difesa Branko Vukelic, esternando quanto i cittadini siano scioccati dalla proposta di un progetto del genere. Tuttavia, nessuno è ancora pronto a dare una vera informazione, sia nel governo croato sia nell'ambasciata americana in Croazia, che non vuole entrare nel merito dei fatti del progetto dell'azienda americana.

Dati di registrazione del domain knotox.com
Domain Name.......... knotox.com
Creation Date........ 2006-01-14
Registration Date.... 2006-01-14
Expiry Date.......... 2011-01-14
Organisation Name.... Linda Hamilton
Organisation Address. PO Box 61359
Organisation Address. Sunnyvale
Organisation Address. 94088
Organisation Address. CA
Organisation Address. US
Dal web site della KnoTox Inc. è possibile vedere che si tratta di un'azienda per l'addestramento e la preparazione militare contro attacchi, chimici, biologici, radioattivi, nucleari ed esplosivi. Nella sua presentazione, si afferma che l'azienda “offre una preparazione per situazioni particolari, elaborate con sperimentazione per i propri clienti". Il protocollo sperimentale comprende la creazione di una "red zone", zona d'ingresso e d'uscita, la conservazione di prove legali, l'uso corretto di individuazione e identificazione, la decontaminazione del sito e del personale, l'addestramento e la protezione collettiva. In calce alla prima pagina vi sono i dati della società della Knotox ( USA, Austria, Croazia) e il num telefonico 719 532 9203, senza alcun riferimento alla reale sede della società nei tre Paesi. La web-page appare comunque molto scarna per una società multinazionale con un “multi-billion dollar market”. Si vede chiaramente che si tratta di un sito falso realizzato in poco tempo, solo per dare un'immagine di esistenza, perché invece è “invisibile”, come ironizzato dallo stesso proprietario dell'azienda. Allora non sembra più strano se l'ambasciata americana rifiuta di entrare nei dettagli della questione. Partner dell'azienda americana e` la croata Flexo, ma anche con questa azienda non vi è nulla di chiaro. Al suo indirizzo e ai suoi recapiti telefonici sono registrate anche altre aziende, tra cui la Beton-Trilj.
Nessuno risponde più a quel numero, e nessuno del governo croato risponde alle domande del popolo croato. Pare che sia arrivato il momento in cui il popolo croato dovrà vendere la sua salute per sopravvivere alla crisi economica, proprio come la gente umile decidere di vendere un rene per avere dei soldi. L'adesione alla NATO e la protezione che è stata promessa alla Croazia dovrà essere pagata sia con i soldi sia con salute della gente. Forse alla fine non saranno troppo ottimistiche le parole del sindaco di Sebenico, il quale ha avvertito che "l'uso della caserma è stato già destinato alle abitazioni e non potrà essere dato nessun tipo di permesso per altri tipi di uso", aggiungendo: "Spero che la notizia dei veleni biologici a Jamnak sia solo una brutta notizia che non diventerà realtà".
Biljana Vukicevic