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28 marzo 2011

Russia vs Open Society: la lotta per l'energia e la moneta


Dopo i casi di Montenegro e Croazia, è sempre più evidente che la rete della Open Society di Soros ha investito molto nei Balcani, mentre continua a mantenere alta l'attenzione su questa regione. Lo scandalo sollevato dal Sunday Times nei confronti dei tre europarlamentari - l'ex Vicepremier rumeno Adrian Severin, l'ex Ministro degli Esteri della Slovenia Zoran Thaler, e l'ex Ministro degli interni austriaco Ernst Strasser - è destinato a non rimanere nel silenzio. Dietro l'attacco del quotidiano britannico, si nascondono le pressioni del Club della 'società aperta' , che ha fatto dei media e dell'informazione un campo di battaglia. E' infatti qui che si gioca la guerra per il controllo e il ricatto dei Governi, nella quale vengono utilizzate ogni tipo di arma, dalle riforme della legge sulla libertà di stampa, alle petizioni per la privatizzazione e la liberalizzazione dei media.

L' Italia è un esempio eclatante di come la Open Democracy si sia duramente scontrata per abbattere il potere mediatico di Berlusconi, grazie ad una fruttuosa collaborazione con il quotidiano Repubblica, ed in generale con il Gruppo De Benedetti. Una guerra che è stata persa da Soros sul piano legale, e per questo è continuata su Facebook con la creazione del cosiddetto 'popolo viola', con il finanziamento di media e organizzazioni della lotta alla mafia e alla corruzione ( vedi Open Society Justice finanzia lotta alla mafia) . In gioco c'è molto di più che la 'banale alternanza' dei Governi, bensì il controllo del mercato e degli investimenti energetici, dal gas all'energia elettrica, dai gasdotti alle reti di trasmissione e di interconnessione. Se da un lato, quindi, abbiamo i gruppi di potere anglo-americane - di cui Soros è un autorevole esponente nonchè un reale braccio armato - dall'altro vi è la Russia, che porta avanti la sua politica estera facendo leva sul gas e sulla sua immensa rete che si espande nella regione euroasiatica e post-sovietica.


Nei fatti, la guerra alla corruzione non è altro che un sistema per scandinare i legami russi con i governi locali, proponendo un modello di 'cooperazione' che è legale sulla carta, ma in sostanza corruttiva alla stessa maniera. Sotto questo punto di vista, i Balcani rappresentano un laboratorio per le tecniche di comunicazione di massa volte a propagandare la strategia della tensione e la destabilizzazione dei governi. Questa regione, trovandosi in un particolare momento storico-congiunturale ( paesi di transizione tra due sistemi politici, economie in via di sviluppo e stati rivolti all'integrazione europea ) è terreno fertile per ogni pratica di corruzione, più o meno legale. Le piccole economie post-socialiste di questa regione sono in maniera vitale legate al clientelismo politico, e così le imprese vivono del budget pubblico. Per cui la classe politica si barcamena tra l'uno e l'altro offerente, che sia l'Unione Europea con i fondi di pre-adesione, gli Stati Uniti con i fondi USAID oppure Soros con la sua Open Society, o infine la Russia con il gigante Gazprom. Non esiste altra economia alternativa a quella del bilancio di Stato e dei partiti, oltre ovviamente alla criminalità organizzata e ai traffici.


Per cui, i fronti che si scontrano sono quelli della cosiddetta Green Energy (dal nucleare alle fonti di energia rinnovabili) e del South Stream. L'Unione Europea e gli stessi Stati Uniti stanno infatti imponendo alla Russia un embargo , per impedirle così di entrare nel business della vendita dell'energia, nel tentativo di riservare alle proprie società l'esclusività sui settori finanziari e meramente speculativi. Non dimentichiamo, infatti, che l'energia rappresenta una delle garanzie più solide per l'emissione di moneta sia per i Governi che per le Banche, in un sistema ormai completamente fondato sulla cosiddetta monetica (moneta elettronica). Pian piano la guerra per il petrolio, per il gas e per il nucleare, si trasformerà nella guerra per tracciare i nuovi confini dell'interscambio monetario. La zona euro si potrebbe sfaldare da un momento all'altro, per cui una soluzione sarebbe quella di creare un'area cuscinetto - sul modello inglese - che avrà al suo interno tutti gli Stati membri europei che non sono in grado di adottare la moneta comune nei prossimi dieci o vent'anni, come Romania, Bulgaria, Polonia e Balcani. Questa zona traccerà i confini monetari ( in parallelo ai confini terrestri ) con la regione del CSI, o meglio con l'area di intescambio euroasiatica promossa da Mosca, che ha il rublo come moneta di riferimento. Al momento la Russia si prepara a creare una zona di libero scambio dietro la sottoscrizione di un accordo tra Bielorussia, Kazakhstan e Russia, ma che vedrà in futuro la sua estensione nelle ex Repubbliche Sovietiche e probabilmente anche in Serbia. Questi elementi bastano a far capire quali e quanti sono gli interessi in gioco in questa regione, in cui i piccoli politici locali diventano 'ignari superstar' di un disegno geopolitico molto più grande di loro.

20 novembre 2009

L’Unione Europea rinasce ad Est


I Balcani hanno pian piano riacquistato la loro importanza di area sensibile del continente europeo, sia per le rotte dell’energia che delle merci. Se diamo uno sguardo all'Est ci accorgiamo che questi Paesi sono molto più europei di quanto possano essere l'Islanda o l'Estonia. Essi sono un patrimonio culturale europeo, ma anche una grande risorsa economica.

L'anniversario della caduta del Muro di Berlino è stato senz'altro un momento di grande riflessione per i vertici dell'Unione Europea, che, a distanza di vent'anni, hanno visto questo continente trasformarsi radicalmente. La crisi economica e le divisioni interne ereditate dagli anacronismi e dai residui della Guerra Fredda, hanno messo a dura prova questa "Europa democratica" che stava per spaccarsi proprio sulla firma del Trattato di Lisbona. Dinanzi al rischio di implosione, Bruxelles cambia rotta, dimentica la guerra con il "blocco sovietico" e decide di aiutare l'Europa Occidentale con un'espansione programmata verso il Mediterraneo e verso l'Oriente. Infatti, in questi anni abbiamo assistito ad una rapida "esplosione" dei suoi confini, che ha portato l'Unione Europea ad espandersi sino ai confini della Federazione Russa e del Mare del Nord, lasciando però un buco nero nella cartina europea, ossia i Balcani Occidentali.
Le nuove generazioni sono nate con l'idea che oltre la Slovenia ci fosse deserto, distruzione, guerre e desolazione. Fin quando tutti noi stavamo bene e combattevamo l'immigrazione albanese o davamo la caccia ai criminali di guerra, rientrava tutto nella normalità. Ora, che non stiamo più così bene, diamo uno sguardo all'Est e ci accorgiamo che questi Paesi sono molto più europei di quanto possano essere l'Islanda o l'Estonia. I Balcani hanno pian piano riacquistato la loro importanza di area sensibile del continente europeo, sia per le rotte dell’energia che delle merci. Un primo evidente sintomo di questo cambiamento è stato sicuramente l'apertura nei confronti della Serbia che, dopo essere stata bombardata, divisa ed isolata, è ora divenuta partner strategico di Russia e Cina, e dalla stessa Italia, preparandosi ad entrare in Europa. E così, già dal 19 dicembre del 2009 la Serbia, il Montenegro e la Macedonia (Fyrom) hanno ottenuto il via libera per entrare nell'area Schengen (visa free per soggiorni di breve durata, da 1 a 3 mesi). Allo stesso tempo si sta preparando la 'road map' per l'adesione di Belgrado che, se tutto va bene potrà avvenire già nel 2014, mentre Podgorica, Skopje e Tirana hanno avuto il via libera per cominciare il loro "questionario per la candidatura".

Bruxelles, dunque, sta lavorando per avvicinarsi ai Balcani e per aprire questa porta d'Oriente che da sempre fa parte dell'Europa, solo che lo avevamo dimenticato: essa è la culla della cristianità e della multi-etnicità per eccellenza, in cui religioni ed etnie si sono fuse in una caotica armonia. I Balcani sono un patrimonio culturale europeo, ma anche una grande risorsa economica. Attraverso il territorio della Serbia passerà il grande gasdotto russo South Stream, che dalla Bulgaria giungerà a Belgrado per poi arrivare in Ungheria, Austria e Italia. A tale progetto si è unita anche la Slovenia, e la Croazia pensa ad una sua candidatura per evitare di rimanere isolata all’interno della regione, e troppo dipendente dalle importazioni. La regione balcanica è inoltre importante strategicamente anche per i corridoi che portano nell'Europa Orientale, lungo il Danubio e sino al Mar Nero. Oltre ai corridoi V, Vc e 10, l'Italia e la Serbia hanno ipotizzato di promuovere presso l'Unione Europea un nuovo corridoio (n.11), che dovrebbe collegare Timisoara al Porto italiano di Bari, attraverso Vrsac, Belgrado, Cacak, Boljare, Podgorica e Bar. L'Albania, da parte sua, lancia un'interessante iniziativa con i Governi di Azerbaigian, Turchia e altri paesi del Mediterraneo, per la costruzione dell'oleodotto che dal Caucaso giungerà in Albania e terminerà in Europa, conosciuto come "Transadriatik 1". Questo progetto ambizioso si svilupperà contemporaneamente alla realizzazione con il governo di Qatar di un impianto di rigassificazione e di una centrale termoelettrica a gas nella regione di Seman. Ad essi sarà connesso il progetto della compagnia "ASG Power" volto al trasporto di acqua potabile mediante cisterne verso i paesi del Golfo Persico. Infine, la costa adriatica di Croazia, Montenegro e Albania diventerà una costellazione di porti e diramazioni, per tracciare quelle che saranno le nuove rotte del Mediterraneo di merci ed energia. Le potenzialità di sviluppo sono immense, perché questa regione sarà in grado di spostare l'epicentro degli scambi commerciali da Rotterdam all'Europa Sud-Orientale, visti i suoi stretti legami con la Russia, con il mondo arabo e con la Turchia.

Possiamo dunque concludere che sta veramente nascendo una "nuova Europa", che cerca di allontanare l'influenza americana e il braccio armato della NATO, per creare una entità politica solidale e compatta. L'Europa occidentale ha bisogno di quella orientale, che non è un pozzo senza fondo ma un patrimonio da tutelare e valorizzare. Un obiettivo di cui si è fatta coerente interprete l’Italia, che cerca di esportare il suo modello industriale, fatto di medie e grandi imprese di successo, che propongono ai propri partner tecnologie utili a ricostruire il Paese con un’economia sostenibile. Un esempio è la cooperazione del Gruppo Fiat e il Governo serbo, il quale ha deciso di proporre alla Serbia non solo un investimento, ma un intero progetto industriale che va dalla predisposizione delle infrastrutture, alla logistica, così come alla costruzione ex novo della filiera produttiva. Allo stesso tempo, il sistema Fiat (il gruppo di Torino ma anche tutte le imprese della filiera della componentistica) ha tratto dei vantaggi, perché ha avuto accesso ad un nuovo mercato per alimentare la produzione nazionale, e non far morire l’industria dell’automobile in Italia. Tra Serbia e Republika Srpska vi sono centinaia di persone che desiderano avere una macchina nuova, che consumi poco e abbia standards europei, e che tra l’altro gode degli incentivi di Stato. Così le macchine assemblate con componenti italiane hanno trovato immediata collocazione sul mercato. Da parte sua, la Fiat ha investito la sua esperienza e la sua conoscenza per far rinascere la Zastava, dopo che i suoi stabilimenti sono stati bombardati. In questo caso le sinergie hanno aiutato entrambe le parti, con un equilibrio, e se tutto andrà come si spera, questa cooperazione porterà al benessere di entrambi i Paesi, come giusto che sia. E’ arrivato anche il momento di fare una giusta informazione su quello che sono i Balcani, sul vero volto di questa “Nuova Europa” che sta sorgendo e anche dell’opinione che l’Europa ha di questi Paesi. Anche se non lo dicono, sanno bene che hanno bisogno dei Balcani, che non vanno da nessuna parte senza la Serbia, né senza l’Albania o la Croazia. E’ questo il vero significato delle parole “integrazione”, anche se usata impropriamente per dire che i Balcani hanno bisogno dell’Europa, quando la realtà è ben diversa.

21 ottobre 2009

L'amicizia della Russia rilancia la Serbia

Con la visita a Belgrado del Presidente Dmitri Medvedev è stato confermato il progetto di inserire Belgrado all'interno di una lobby che contribuisca al nuovo progetto di sicurezza europea, non più basato sul braccio armato della NATO o su un organismo impotente come le Nazioni Unite. Dalla grande amicizia serbo-russa, nasce così una Serbia più forte, che rivestirà un nuovo ruolo all'interno della regione sia dal punto di vista energetico che politico.

La preparazione della visita del Presidente Dmitri Medvedev a Belgrado ha dimostrato che la perfetta cooperazione tra le forze russe e serbe ha fatto in modo che tutta la cerimonia si svolgesse senza alcun incidente. Durante il faccia-a-faccia a porte chiuse con il Presidente Tadic, i colloqui bilaterali hanno spaziato dal credito russo di un miliardo di dollari all'accordo del gas, sino alla nuova architettura della sicurezza europea, in cui la Serbia avrà un ruolo importante. Dai circoli diplomatici è stato confermato che l'idea del Presidente Medvedev è di inserire Belgrado all'interno di una lobby che scriva un nuovo concetto di sicurezza, non più basato sul braccio armato della NATO o su un organismo impotente come le Nazioni Unite. Su questa idea la Serbia è pronta a discuterne, ma bisogna fare accordi un po' con tutti. Un altro punto nevralgico è stato il credito di un miliardo di dollari che la Russia dovrà dare alla Serbia, a condizioni più agevolate rispetto a quelle pattuite con il FMI. In questa prima fase delle trattative è stato stabilito che 200 milioni di dollari andranno al budget di Stato, e altri 800 milioni di euro saranno spesi in investimenti per le infrastrutture stradali, energetiche e ferroviarie della Serbia. Come annunciato, i Presidenti Tadic e Medvedev hanno raggiunto un accordo anche per la fornitura di gas con un miglior regime, dando un ruolo strategico all'interno della regione alle aziende produttrici della Serbia. A tal fine, il direttore di Gazprom, Aleksei Miller, è rimasto a Belgrado dove, insieme con il direttore di Srbijagas, Dusan Bajatovic, hanno stilato una lista delle aziende di importanza strategica con cui pattuire prezzi migliori per le forniture per il prossimo periodo invernale.

Finalizzato accordo strategico Srbijagas-Gazprom
I rappresentanti di Srbijagas e Gazprom hanno firmato l'allegato del protocollo di costruzione del gasdotto South Stream e l'accordo per la costituzione della joint-venture partecipata dai russi sino ad un massimo del 51% e dai serbi per il 49%, con il diritto per Srbijagas ad acquistare le azioni di Gazprom e non viceversa, la quale realizzerà il deposito di stoccaggio sotterraneo di Banatski Dvor. Il Banatski dvor conterrà minimo 800 milioni di metri cubi di gas, con un contratto di fornitura di 25 anni. Gazprom investirà in tale progetto 25 milioni di euro, come dichiarato da Aleksei Miller, mentre non sono note le cifre che riguardano invece il gasdotto.

Lo studio di fattibilità del tratto serbo del gasdotto South Stream sarà completato entro la fine del 2010, e l'importo degli investimenti sarà determinata una volta terminato lo studio. Il CEO di Gazprom ha inoltre aggiunto che lo studio della sezione che passa sui fondali del Mar Nero e attraversa i territori dei Paesi di transito, è in corso di valutazione. Miller ha detto inoltre che Gazprom e la società pubblica serba Srbijagas hanno firmato martedì un protocollo che istituisce una joint venture responsabile della supervisione della parte serba del progetto South Stream. La joint venture sarà registrata entro 30 giorni, ha detto Miller, sottolineando che "il South Stream è un progetto di grande importanza strategica per la sicurezza energetica dell'Europa" e che "sarà attuato prima della fine 2015".

La sottoscrizione degli accordi bilaterali, non è stato il solo momento di incontro, in quanto la giornata è stata ricca di eventi, come gli omaggi al monumento alla liberazione della Serbia dal regime fascista, sino alla visita alle alte cariche della Chiesa serbo-ortodossa. Durante il pranzo, erano presenti anche vari imprenditori e i proprietari delle più grandi compagnie serbe, come Miroslav Miskovic della Delta, Zoran Drakulic di Ist point, del direttore di Hemofarm, Miodrag Babic, e del direttore di Sintelon Nikola Pavicic. L'atmosfera in cui si è discusso è stata positiva e rilassata, con sorrisi a parole di stima, in un ambiente molto informale. "Tra di noi ci capiamo molto bene, anche senza il traduttore" , ha dichiarato il Presidente Medvedev, accennando alla forte e storica vicinanza tra i due popoli. Anche per il vino serbo sembra sia piaciuto al Presidente Medvedev (Chardonet-Radovanovic e Aurelius –Kovacevic) dimostrando che la produzione dei vini serbi potrà avere ampio mercato in Russia.

Nel pomeriggio Medvedev è stato accolto all'interno del Parlamento serbo, come primo capo di Stato estero ad entrare ed intervenire nell'Assemblea nazionale della Serbia. Cosciente dell'onore che Belgrado ha voluto riconoscergli, Medvedev ha ricambiato con un discorso dalle parole incisive e significative. Egli ha infatti sottolineato che il ruolo della Serbia è molto importante, non ritenendo importante che "tutti i Paesi europei entrino nella NATO”, quanto più “progettare un nuovo quadro della sicurezza europea”. "Voi coraggiosamente avete combattuto contro il fascismo. Gli altri paesi hanno deciso di collaborare con il regime tedesco, e per questo hanno avuto una responsabilità. Questo deve essere conservato nella memoria, a monito di coloro che hanno intenzione di cambiare la storia per i propri vantaggi - afferma il Presidente russo, aggiungendo - gli insegnamenti della storia ci servono per imparare e non fare gli stessi errori, a non distruggere nulla ma a combattere contro i pericoli che sorgono dinanzi a tutto il continente europeo. Così - prosegue - è nostro dovere creare un nuovo sistema di sicurezza europeo, che deve essere indipendente dall'economia. Noi offriamo nuovi obblighi sulla base di principi internazionali, che dobbiamo decidere noi. Il nostro compito è ci occuparci delle questioni di sicurezza, e non dei danni che possiamo infliggere ad altri. Questa è la lezione della Seconda Guerra Mondiale, ma anche di tutti i brutti eventi degli anni novanta, come la crisi balcanica e l'aggressione del Caucaso”.

Il Presidente russo Medvedev si è però categoricamente rifiutato di tracciare un parallelo tra le vicende dei Balcani e quelle del Caucaso, ma da esse trae uno spunto per ribadire che tali tragici eventi hanno evidenziato l'inefficacia del sistema attuale della sicurezza europea e la necessità di una sua modernizzazione. "La preparazione e la firma del trattato di sicurezza europea avrebbe segnato l'inizio della formazione di un unico sicurezza nell'area euro-atlantica, fornendo garanzie di affidabilità, in maniera uguale e paritetica per tutti gli Stati, a prescindere dall'appartenenza ad un determinato schieramento politico ", precisa dinanzi al Parlamento serbo. Le autorità serbe - continua - sanno quanto sia importante creare nel futuro un trattato "con norme precise per la prevenzione e soluzione pacifica dei conflitti". Nel suo discorso accenna anche alla possibilità che russi e serbi costruiscano una base vicino Nis per far fronte a situazioni straordinarie, dalla quale i servizi serbi e russi aiuteranno tutti i Paesi della regione sottoposti al rischio di incendi e catastrofi naturali. Un progetto questo che risuona come una risposta alla base americana Camp-Bondsteel in Kosovo. Occorre inoltre ricordare che quell'accordo di cui parla il Presidente, include una collaborazione tra serbi e russi ratificata dal Ministro degli interni Ivica Dacic e dal Ministro per le situazioni straordinarie russo, includendo assistenza umanitaria, alle avarie tecnologiche e le loro cause.

Dal punto di vista politico, tuttavia, l'accordo che sembra essere più importante attualmente, è quello energetico, visto l'interesse russo di ottenere una corsia preferenziale nel controllo dei gasdotti della regione dei Balcani attraverso la Serbia. A quel punto lo stato serbo diventerà un centro energetico regionale a cui la Russia si appoggerà in futuro. Con l'accordo per l'acquisto di NIS e la costruzione del South Stream e del deposito di Banatski Dvor, la Serbia ottiene tutte le condizioni per diventare un punto d'incontro dei vari gasdotti che passano negli altri paesi, un crocevia energetico e parte fondamentale della zona d'influenza russa. Un ruolo importante non soltanto energetico, ma nello stesso momento anche politico, soprattutto in riferimento al piano di Medvedev di riscrivere la sicurezza europea. La Serbia potrà anche diventare un ponte tra l'UE e la Russia con il suo ingresso in Europa. D'altronde, come affermato dallo stesso Tadic, la Serbia nell'UE potrà portare solo vantaggi alla Russia. "Nella UE, la Serbia sarà il miglior amico di Mosca".

07 agosto 2009

Serbia e Turchia: Paesi strategici per il vantaggio sul Nabucco


Turchia e Russia hanno firmato ieri l'accordo per il passaggio del gasdotto italo-russo South Stream nelle acque territoriali turche. Allo stesso tempo Russia e Turchia si sono accordati per creare un gruppo di lavoro per la realizzazione dell'oleodotto Samsun-Ceyhan che trasporterà il petrolio russo verso l'Europa, e del gasdotto sottomarino Blue Stream-2 per l'esportazione di petrolio vero Israele, Libano, Siria e Cipro.

E' stata raggiunta ieri la ratifica dell'accordo tra Turchia e Russia per il passaggio del gasdotto italo-russo South Stream nelle acque territoriali turche, grazie anche all'intermediazione diplomatica italiano che ha fatto da catalizzatore per un accordo che non poteva fallire. Allo stesso tempo Russia e Turchia si sono accordati per creare un gruppo di lavoro per la realizzazione dell'oleodotto Samsun-Ceyhan che trasporterà il petrolio russo verso l'Europa. Inoltre, con l'accordo viene suggellata l'intenzione di creare il gasdotto sottomarino Blue Stream-2 per l'esportazione di petrolio vero Israele, Libano, Siria e Cipro, tale che la Turchia diventerà un paese di transito strategico per l'intera regione, ma anche un importante centro logistico europeo per l'energia in quanto nelle sue acque, attraverso la zona economica speciale di Turchia, passerà anche il gasdotto South Stream, come osservato dallo stesso Vladimir Putin. Così, accanro al gasdotto Blue Stream, che già trasporta 16 miliardi di m3 di gas russo in Turchia sui fondali del Mar Nero e collega la Russia alla Turchia attraverso l'Ucraina, la Moldavia, la Romania e la Bulgaria, il Blue Stream-2 prevede l'installazione di un secondo tubo parallelo, la creazione di una infrastruttura di gas in Turchia e un gasdotto di collegamento marittimo della Turchia a Israele. I due Governi hanno deciso, inoltre, di costruire sempre in Turchia, un deposito di stoccaggio sotterraneo di gas, un terminal di rigassificazione di GNL, come progetto congiunto della Gazpromexport e una società turca.

Divenuta recentemente partner per eccellenza del Nabucco - considerando che sul suo territorio passeranno i 2/3 della conduttura europea - la Turchia decide di non rinunciare a nulla e così aderisce anche al South Stream. In questa eterna gara tra Mosca e Bruxelles, sembra che i due progetti procedano di pari passo, ma qualcosa potrebbe cambiare se, infine, il gas russo o i partner energetici russi, diventeranno anche i fornitori del Nabucco. Tuttavia, un elemento di vantaggio potrebbe essere proprio la Serbia e la possibilità che dà di accesso ai mercati dei Balcani. Infatti, sono iniziati ieri a Vienna i colloqui tra i rappresentanti di Gazprom, Srbijagas e E.ON per la creazione di depositi di riserve di gas in Ungheria, da sfruttare per il mercato serbo. Tale accordo potrebbe trasformarsi nell'opportunità che il South Stream ottenga un vantaggio rispetto al Nabucco, come rilevato dai media russi. La creazione di riserve del gas in Ungheria, sarà l'argomento principale dei colloqui a Vienna, a cui parteciperanno i rappresentanti delle tre compagnie petrolifere, come annunciato dal quotidiano "Nezavisimaia gazeta". Colloqui che saranno una continuazione delle trattative a Mosca tra il direttore generale di "Srbijagas", Dusan Bajatovic, e i rappresentanti di Gazprom destinate a chiudere i negoziati finali per le due società e a costituire una joint venture in Svizzera. Gazprom deterrà, secondo l'accordo raggiunto in precedenza, il 51 per cento della società di nuova costituzione, mentre Srbijagas il 49 per cento. Sono state inoltre analizzate le questioni procedurali sulla registrazione di una società comune, che dovrebbe essere istituita per la progettazione, la costruzione e il funzionamento del South Stream sul territorio della Serbia, dice il quotidiano russo.

Ad ogni modo, sia l'incontro di Mosca che quello di Vienna potranno migliorare la posizione di Gazprom nei Balcani che, secondo la stessa "Nezavisimaia gazeta", è peggiorata dopo che Turchia, Austria e Ungheria e i rappresentanti delle imprese del settore energetico della Bulgaria e della Romania, hanno firmato il 13 Luglio ad Ankara l'accordo sulla costruzione del Nabucco. Successivamente anche la Serbia ha espresso il desiderio di partecipare al progetto, mentre il Turkmenistan si è offerto come fornitore di approvviggionamenti di gas. Come se non bastasse, la Bulgaria ha fatto un passo indietro sul South Stream, afferma che "Sofia non ha i fondi per l'attuazione di questo ambizioso progetto". Tuttavia, molto probabilmente, il nuovo governo bulgaro cerca di ottenere condizioni più favorevoli, una volta firmato il Nabucco. D'altro canto, già lunedì qualcosa è poi cambiato, tanto che il Ministro bulgaro dell'Economia e dell'Energia, Trajco Trajkov, ha detto che la crisi non dovrebbe mettere in discussione la partecipazione della Bulgaria al South Stream. Dunque, è difficile a dirsi se vi sia una lotta tra due progetti energetici, o tra due programmi politici: l'uno che usa la strategia dell'integrazione europea utilizzata come moneta di scambio, e l'altra del controllo regionalizzato e a sezioni di matrice russa. Il Cremlino, con la sua estrema pragmaticità, affiancato da un membro europeo che (ultimamente) si auto-gestisce senza il seguito di Bruxelles, quale l'Italia, si muove a tappe e dà ad ogni regione ciò che vuole. Alla Serbia dà un'opportunità di ripresa economica e di riscatto all'interno dei Balcani, e alla Turchia dà la chiave di accesso del controllo delle strade del petrolio verso Israele e il Medioriente, nonchè verso l'Europa. Ankara conquista la sua occasione di essere "paese determinante" per l'Europa, senza dover scontare la carta obbligata della "concessione dell'integrazione".

18 maggio 2009

South Stream: prima vittoria nel conflitto Russia-UE-Ucraina


La realizzazione del gasdotto del South Stream è sempre più vicina. La russa Gazprom e il gigante italiano Eni hanno firmato venerdì a Sochi il secondo allegato del memorandum d'intesa per il progetto South Stream. Tra i Paesi firmatari figurano anche la Serbia, la Bulgaria e la Grecia, come controparti "investitori" nel progetto. A suggello di tale patto multilaterale, vi era la presenza dei Premier italiano e russo Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, che hanno così garantito per il buon esito del progetto.

La residenza di Sochi ha visto la ratifica di uno dei primi protocolli decisivi per la realizzazione del gasdotto del South Stream tra i due soggetti promotori del consorzio che curerà il progetto. La russa Gazprom e il gigante italiano Eni hanno firmato il secondo allegato del memorandum d'intesa in merito al proseguimento della realizzazione del progetto South Stream. Il direttore esecutivo di Gazprom Alexei Miller e il Presidente di Eni, Paolo Scaroni, in presenza dei Primi Ministri italiano e russo, Vladimir Putin e Silvio Berlusconi, hanno così confermato l'accordo stilato lo scorso 23 giugno 2007. Il documento delinea le aree di cooperazione delle due società per la progettazione, il finanziamento, l'installazione e la gestione del futuro oleodotto, che avrà una capacità di 63 miliardi di metri cubi di gas all'anno, per collegare la Russia all'Europa meridionale attraverso il Mar Nero e il Mar Adriatico, aggirando l'Ucraina . La conduttura, che passa ad oltre 2 km di profondità sotto il Mar Nero, partirà dal porto russo di Novorossiysk e giungerà a Varna, in Bulgaria, per una lunghezza di circa 900 km, e avrà un costo di 8,6 miliardi di euro, come ha annunciato ai giornalisti Alexei Miller. Per raggiungere il mercato europeo, sono stati ratificati poi degli accordi speciali per il transito con la Bulgaria, la Serbia, l'Ungheria e la Grecia, i quali metteranno a disposizione il loro territorio al passaggio della conduttura e beneficeranno delle royalties dalla fornitura di gas. Di fatti, da Varna partiranno due rami, uno diretto a sud-ovest attraverso la Bulgaria e la Grecia e poi nel Mare Adriatico in Italia, un altro a nord-ovest attraverso la Bulgaria, la Serbia, l'Ungheria e l'Austria.

In tal senso, Gazprom ha ratificato una serie di documenti con le società del settore energetico di Bulgaria (Bulgarian Energia Holding), Grecia (Desf) e Serbia (Srbijagas), che definiscono la cooperazione delle parti in fase di pre-progettazione, di investimento e disciplina le procedure per la costituzione e il funzionamento delle imprese comuni che saranno create per lo studio del progetto del gasdotto, la costruzione della rete e la gestione della stessa. In particolare, Miller firma l'accordo con il Presidente del Gestore nazionale del sistema gas naturale (Desf), Nicolas Mavromatis, e il direttore generale Panagiotis Canellopoulos, alla presenza del Ministro per lo sviluppo della Grecia, Costis Hadzidakis, con il quale vengono definiti i termini per la costituzione del consorzio che metterà a punto uno studio di fattibilità per la sezione greca del gasdotto, ed includerà un riesame di tutte le caratteristiche e gli indici di carattere tecnico, giuridico, finanziario, ambientale e della struttura economica. Allo stesso modo, Gazprom stila il protocollo di intesa con il direttore generale del Srbijagas, Dusan Bajatovic, che descrive i primi dettagli della costruzione del gasdotto, e pone le basi per la creazione di una joint-venture con sede in Svizzera, partecipata per il 51% da Gazprom e il 49% dalla società serba. Da evidenziare la controversia nata con la Bulgaria, la quale ha proposto di utilizzare il gasdotto per il trasporto del gas di altre compagnie ed ottenere royalties da tale servizio, divergenze che probabilmente sono state appianate con la visita del premier bulgaro Sergej Stanisev a Mosca.

Identici problemi sono emersi tra Eni e Gazprom - come riportato, nei giorni precedenti all'accordo, dal quotidiano russo Kommersant, citando fonti vicine al Governo italiano - dopo che l'Eni ha chiesto di avere il controllo del mercato del gas nei paesi di transito per il Sud Stream, mentre Gazprom vuole limitare la distribuzione comune per il territorio italiano. Una fonte vicina a ENI ha confermato che la società ha chiesto di condividere i redditi derivanti dalle vendite annuali di 10 miliardi di m3 nell'Unione europea, mentre Gazprom concede la vendita sino a 6 miliardi di m3. Il braccio di ferro tra ENI e Gazprom sembra essere a favore dei russi, che sono riusciti a riprendere il controllo della distribuzione ricomprando da ENI la quota del 20% di Gazpromneft, pagando 4,1 miliardi di euro, senza battere ciglio. D'altro canto, è proprio sul business della distribuzione del gas che si decide quanto si guadagnerà dalla costruzione di questo gasdotto. I firmatari del progetto, nelle sue tratte principali (che costituiscono le arterie per la rete del gas) saranno non solo Paesi consumatori, ma anche Paesi esportatori, acquisendo anche il diritto di partecipare, come membri del consorzio, agli utili derivanti dalla vendita del gas a Paesi terzi, con la costruzione delle diverse diramazioni. In particolare, i Paesi dei Balcani e dell'Europa Centrale esterni al consorzio, saranno serviti con una rete secondaria, e difficilmente diventeranno destinatari diretti e dunque fornitori, a meno che non decidano di investire e di finanziare a loro volta la costruzione della rete nazionale.

Ad ogni modo, da questo progetto ne esce vincitrice l'Italia, ma anche e soprattutto la Russia, che va ad accentrare il mercato di produzione ( fonti di estrazione ) e della distribuzione, senza lasciare niente al caso. Nelle scorse settimane, Gazprom ha lanciato una campagna aggressiva per portare a casa contratti pluriennali per lo sfruttamento dei giacimenti di gas dei Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti, e sottrarli così all'Unione Europea. Il gigante russo e la compagnia petrolifera nazionale dell'Azerbaigian hanno firmato un memorandum per l'avvio dei negoziati per la vendita del gas azerbaigiano, proponendo un prezzo di 340 dollari per 1.000 m3 per il primo trimestre 2009, mentre il prezzo proposto dall'Europa per rifornire il Nabucco ha raggiunto 400 dollari a 1.000 m3. La Russia propone un contratto a lungo termine e un prezzo basato sulla formula europea (vale a dire relative al costo dei prodotti petroliferi), e fa forza sul fatto che le compagnie europee non saranno in grado di proporre un prezzo migliore. L'Azerbaigian è l'ultimo dei paesi esportatori di gas del CSI che non ha ancora firmato un contratto con la Russia, tuttavia i negoziati sembrano essere molto vicini alla loro conclusione, mirando ad acquistare il gas in una seconda fase del progetto Shah Deniz, la cui capacità è di quasi 16 miliardi di m3 all'anno.

Allo stesso tempo la Russia si riavvicina alla Turchia e, con il recente incontro tra il Primo Ministro russo Vladimir Putin e quello turco Recep Tayyip Erdogan, è stato discusso la possibilità di proroga del contratto di transito del gas russo della conduttura del Blue Stream, che scade nel 2011 e che comprende 6 miliardi di metri cubi di gas, nonchè di gettare le basi per costruire una seconda conduttura, sotto il nome di "Blue Stream 2". Pur precisando la sua fedeltà al Nabucco, la Turchia non sembra tirarsi indietro dall'installazione di una seconda conduttura parallela al gasdotto Blue Stream attraverso il fondale del Mar Nero. Il Blue Stream, che è di proprietà su base paritetica di Gazprom e l'italiana dell'ENI, trasporta circa 10 miliardi di metri cubi di gas tramite i due rami che hanno una capacità di 8 miliardi di metri cubi ciascuno. Costruire un "Blue Stream 2" sembrerebbe molto più un accordo su base politica, essendo stato rilanciato proprio dopo che la Turchia è diventata uno dei firmatari del progetto Nabucco ed è ripresa la guerra del transito con l'Ucraina infuriata a inizio anno. Non a caso, la Turchia ha minacciato di ritirarsi dal progetto Nabucco qualora non vengano riaperti i negoziati di adesione all'Unione Europea. Per tale motivo, il Blue Stream 2, come pure il South Stream, è lo specchio del conflitto del gas tra la Russia, l'Ucraina e l'Europa.

18 marzo 2009

Il South Stream vince la lotta per il monopolio del gas


Il progetto del gasdotto internazionale Nabucco è stato escluso dalla lista dei progetti prioritari nel bilancio dell'UE, e, dopo aver deciso inizialmente previsto di stanziare 250 milioni di euro, somma che è stata ridotta di 50 milioni. Viene inoltre reso noto il ritiro definitivo dell'offerta del gigante del gas Gazprom, che ha così rifiutato l'invito a partecipare alla costruzione del gasdotto europeo, in quanto ha già investito molteplici risorse nel progetto del South Stream. I piani, dunque, sono cambiati e l'accantonamento del Nabucco dai progetti strategici dell'UE, conferisce un nuovo volto agli equilibri interni all'Unione Europea, come risultato del riassetto delle infrastrutture energetiche.

Il progetto del gasdotto internazionale Nabucco è stato escluso dalla lista dei progetti prioritari nel bilancio dell'UE, e, dopo aver deciso inizialmente previsto di stanziare 250 milioni di euro, somma che è stata ridotta poi di 50 milioni. Nel corso dell'incontro interministeriale di lunedì a Bruxelles, i Ministri degli Esteri non sono riusciti a far approvare al Consiglio d'Europa gli incentivi finanziari per l'importo di 5 miliardi di euro, volti principalmente a rafforzare la sicurezza energetica dell'Unione Europea. A dirsi contraria, prima di altri, è stata la Germania, che già in precedenza aveva espresso la sua ostilità nei confronti dell'idea di spendere denaro per un progetto il cui obiettivo è quello di ridurre la dipendenza europea dal gas russo, quando nei fatti questo non avveniva. La necessità di un tale progetto è stata messa in discussione anche da Italia e Francia, mentre gli unici Paesi favorevoli sono stati la Romania e l'Ungheria, i quali hanno esercitato una forte lobbing al fine di realizzare una strada del gas che potesse rafforzare la strategicità dei Paesi del Mar Nero e dell'Europa centrale. Il Nabucco è un'estensione della già esistente pipeline Baku-Tbilisi-Erzurum, che si pone come obiettivo quello di instradare dai 20 ai 30 miliardi di metri cubi di gas del mar Caspio.

I negoziati, tuttavia, non hanno avuto gli esiti sperati vista l'evidente insufficienza di riserve presso i Paesi produttori, giunti poi ad un impasse decisivo con la recente crisi russo-ucraina. Infatti, secondo quanto riportato dall'Agenzia russa, i ministri degli esteri europei hanno preso in considerazione le preoccupazioni degli investitori privati, già allarmati dal conflitto georgiano-osseto e dalla controversia con l'Ucraina nel mese di gennaio, che ha evidenziato in molti aspetti le lacune del presunto concorrente del Sud Stream russo. Il Nabucco è ora incluso nel programma corridoi del Gas del Sud, che comprende una serie di progetti energetici da attuarsi nel Sud Europa, afferma una fonte presso il Consiglio UE interrogata dall'Agenzia RIA Novosti. Il colpo di grazia, in questa giornata non molto positiva per i progetti europei, è stato il ritiro definitivo dell'offerta del gigante del gas Gazprom, che ha così rifiutato l'invito a partecipare alla costruzione del gasdotto europeo, in quanto ha già investito molteplici risorse nel progetto del South Stream. "A differenza del Nabucco , abbiamo incontrato tutte le condizioni necessarie per l'attuazione del nostro progetto (South Stream). Abbiamo le risorse e l'esperienza tecnica di progetti complessi", ha dichiarato il Vice Direttore Generale Gazprom, Alexander Medvedev, il quale ha così colto l'occasione per sottolineare l'importanza del progetto South Stream per l'Europa. "Entro il 2020, l'Europa avrà bisogno di 100 milioni di metri cubi di gas all'anno, e non vi è un solo gasdotto in grado di fornire tale importo", ha spiegato, facendo notare che le potenzialità della pipeline, così come progettata, saranno in grado di garantire una diversificazione rispetto alla rete che transita per l'Ucraina.

A rendere la vita poco facile al Nabucco, possono aver contribuito gli stessi Stati Uniti, che si sono opposti al coinvolgimento dell'Iran , come precisato da Vice Segretario di Stato Matthew Bryza nel corso della sua visita ad Ankara per partecipare ad una conferenza internazionale di petrolio e di gas.
"Attualmente, l'amministrazione statunitense non vede con occhio di favore la partecipazione dell'Iran al progetto Nabucco", afferma Bryza contrariando così il capo della politica energetica e la sicurezza di approvvigionamento presso la Commissione europea, Jean-Arnold Vinois, secondo il quale il progetto vedrà nei prossimi anni una sicura realizzazione ne quadro del Corridoio del gas del Sud che - sulla carta - dovrebbe avere una capacità di 100 a 120 miliardi di m3 di gas all'anno, a decorrere dal Kazakistan per l'Egitto. È evidente come questo strano riavvicinamento delle posizioni di Stati Uniti e Russia, cominci a dare i primi risultati, sabotando dapprima la costruzione dello scuso ABM della Polonia, per poi passare al gasdotto che potrebbe rafforzare la posizione di Iran e Turchia. Vi sono comunque da considerare altre variabili, come le evidendi difficoltà interne all’organizzazione, la scarsa influenza sulla differenziazione delle fonti, visto che le rotte di approvvigionamento sono state tracciate da tempo, e vedono la forte presenza della Russia (si veda Nabucco e South Stream: nessuna concorrenza ma un costante monopolio ).

I piani, dunque, sono cambiati e l'accantonamento del Nabucco dai progetti strategici dell'UE, conferisce un nuovo volto agli equilibri interni all'Unione Europea, come risultato del riassetto delle infrastrutture energetiche. Francia, Germana e Italia hanno fatto lobby per portare avanti un discorso politico-energetico completamente diverso da quello prestabilito, quando l'indipendenza nei confronti del gas russo veniva definito come essenziale per la sopravvivenza dell'Europa. Visto che sul ruolo della Russia come Paese fornitore sembra fuori discussione, i Paesi europei consumatori entrano nell'ottica di voler investire in un progetto fattibile, che li porti a partecipare al rischio di impresa. Di tale nuovo approccio, l'Italia comincia ad assumere una posizione centrale, e la sua adesione ai progetti energetici è diventata imprescindibile per raggiungere i mercati dell'Europa Centrale, byassando le rotte provenienti dall'Ucraina. La consapevolezza del proprio ruolo ha dato all'Italia un nuovo potere politico, perché oltre ad essere un interlocutore diretto con la Russia sta divenendo un mediatore tra Europa e Balcani, visto il grande impegno che sta profondendo per spegnere gli ultimi focolai rimasti accesi, assumendo un atteggiamento molto diplomatico, che comincia ad accogliere larghi consensi, soprattutto in Serbia e in Albania, e presto anche in Montenegro e Croazia. I Balcani Occidentali costituiscono ormai una regione strategica, ragion per cui la sua stabilità politica sta diventando assolutamente necessaria al fine di intraprendere discorsi di cooperazione di lungo termine.

Di questo ne è stata consapevole da sempre la Russia, che ha stretto accordi con la Serbia e la Republika Srpska, privatizzando le industrie petrolifere di Stato e promettendo investimenti massicci per la costruzione di depositi di stoccaggio e della rete infrastrutturale, ma soprattutto l'inserimento delle due regioni nel percorso del South Stream. In tal senso si sta muovendo anche la Croazia la quale ha concordato con la Commissione Economica russo-croata che, un gruppo composto da rappresentanti del Ministero croato dell'Economia, della società croata Plinacro e della russa Gazprom, determini un possibile percorso del South Stream attraverso la Croazia, visto che il progetto originale aggira il territorio croato. E' stata inoltre avanzata la richiesta di preparare un'analisi costi-benefici per il progetto Druzba Adria (gasdotto Adriatico) che utilizzerà la tecnologia della JANAF per il trasporto di petrolio greggio, dal confine croato-ungherese a Omisalj e viceversa. Il progetto prevede la costruzione di raffinerie a Sisak e Fiume, così come altre nella regione, come Pancevo, Novi Sad, Bosanski Brod, sino a raggiungere il confine ungherese, e proseguendo poi in direzione della Russia. Insomma, lo Druzba Adria potrebbe diventare, nei progetti della Janaf, un'ulteriore corridoio energetico verso la Russia, non rendendo più necessari i rigassificatori e l'uso di navi cisterna nell'Adriatico. Al momento questo rappresenta il frutto della cooperazione tra il Governo croato e la società JANAF a partire dal 1999, ed è ora in cerca di finanziatori.

La stessa Croazia è impegnata nella realizzazione del Pan-European pipeline, dopo che lo scorso anno i rappresentanti delle due società romene Conpet e Oil Terminal, la serbo Transnafta e Janaf hanno firmato un accordo, e in giugno anno creato una società con sede a Londra, il cui obiettivo è quello di organizzare la conferenza di investitori. Non è stato firmato da Italia e Slovenia, a cui è stata data la possibilità di aderire al progetto successivamente, ma tutti sanno bene che l'adesione dell'Italia è vitale per il buon esito del progetto, in quanto occorre utilizzare il sistema di gasdotti di Trieste e la rete di condotte di Genova, per poter creare realmente un'altra conduttura per portare il petrolio russo sul mercato europeo. Tuttavia, la costituzione della conferenza di finanziatori non è stata ancora creata, al punto che la stessa sopravvivenza del progetto è stata messa in discussione. Qualora non vi sarà il supporto italiano, e probabilmente russo, il progetto non vedrà la luce, e resterà solo un mucchio di studi di fattibilità, facendo così la stessa fine del Nabucco.

03 febbraio 2009

Nabucco e South Stream: nessuna concorrenza ma un costante monopolio


Mentre Gazprom annuncia l'espansione del flusso instradato del South Stream, l'UE consacra il gasdotto europeo Nabucco come progetto portante nelle politiche di diversificazione dell’Europa. In realtà i progressi del progetto sono molto modesti, tale che si sta facendo strada la possibilità di una cooperazione con la Russia, che diventerebbe ufficialmente monopolista del mercato europeo. Nei fatti lo è già, vista l'inesistenza di reali alternative.

Come cornice dell’incontro interministeriale di Budapest che ha consacrato il gasdotto europeo Nabucco come progetto portante nelle politiche di diversificazione dell’Europa, la russa Gazprom ha rilanciato l’offerta annunciando l'espansione del flusso instradato del South Stream. Il progetto prevedeva inizialmente un gettito di 31 miliardi di metri cubi di gas verso Bulgaria, Serbia, Ungheria, Italia e Grecia, con un aumento di ulteriori 16 miliardi. "Stiamo pianificando la costruzione del Nord Stream, che avrà una capacità di 55 miliardi di metri cubi, e del Sud Stream, con 31 miliardi di metri cubi di flusso, tuttavia quest'ultimo potrebbe essere potenziato con ulteriori 16 miliardi di metri cubi", afferma Medvedev in un'intervista per RT, spiegando che, in relazione alla domanda esistente, aumentare la potenzialità del gasdotto rappresenta una scelta obbligata, nonché conveniente. Allo stesso tempo l'UE annuncia che investirà 3,5 miliardi di euro nel settore energetico nel 2009-2010, di cui 1,75 miliardi di euro saranno destinati ai progetti di collegamento dell'energia elettrica e gas per i Paesi dell'UE, 1,25 miliardi di euro saranno investiti in infrastrutture di stoccaggio e di consegna idrocarburi, 500 milioni di euro per istituire un sistema di turbine eoliche in mare, ed infine 250 milioni di euro sono destinati al progetto del gasdotto "Nabucco" che, attraverso il Mar Caspio, trasporterà gas naturale verso l'Europa bypassando la Russia.

Questa la decisione presa in occasione della Conferenza ministeriale di Budapest, riunita su iniziativa ungherese alla presenza delle delegazioni dei diversi Paesi dell'Unione Europea e delle istituzioni finanziarie regionali, durante la quale è approvata una dichiarazione congiunta con la quale s'impegnano a sostenere il gasdotto trans-europeo. La Turchia e la Commissione Europea hanno proposto la creazione di un'entità per lo sviluppo della regione del Caspio (Caspian Development Corporation), nonchè l'organizzazione di una conferenza in Turkmenistan, mentre nel primo semestre del 2009 verrà ratificato il definitivo accordo intergovernativo. Il gasdotto, che avrà una capacità di 27-31 miliardi di m3 all'anno e una lunghezza di 3300 km, collegherà la città turca di Erzurum a Baumgarten, in Austria, attraverso la Bulgaria, Romania e Ungheria, per un costo totale stimato di circa 7,9 miliardi di euro. La sua tratta sembra ormai definita, anche se restano da definire i Paesi di approvvigionamento, considerando che se l'Azerbaigian non può mettere molte risorse a disposizione dell’Europa, il Turkmenistan è troppo lontano, mentre l'Iran è un partner ancora molto ostile per Bruxelles nonostante abbia le risorse necessarie, mentre Iraq ed Egitto sono probabilità molto lontane. In particolare l'Azerbaigian, pur essendo uno dei fornitori di gas più quotati, non è ancora pronto a dare garanzie certe, dinanzi all’assenza di un’offerta sicura da parte degli europei, e un progetto già in atto con Gazprom. È infatti noto che il capo della holding russa, Alexei Miller, ha proposto nel giugno 2008 ad Ilkham Aliyev di vendere il gas prodotto nella seconda fase del progetto Chakh-Deniz. In particolare, Gazprom che si è detta pronta a pagare un prezzo a Baku in funzione della formula legata ai contratti ottenuti con la parte europea, con la detrazione delle spese di trasporto, di commercializzazione e un ragionevole livello di guadagno per i russi.

Oltre alle evidenti difficoltà interne all’organizzazione stessa del Nabucco, gli analisti hanno ripetutamente sottolineato che, data la capacità stimata del Nabucco (31 miliardi di m3 all'anno), il gasdotto non eserciterà alcuna influenza rilevante sul consumo di gas in Europa ( che è pari a 700-800 miliardi di m3 all'anno), pur essendo considerato dalla Comunità Europea come un reale antagonista dei progetti russi del Nord Stream e South Stream, in quanto potrebbe creare "un precedente favorevole" per progetti simili successivi. Questa l’opinione di Alexandre Chatilov, del Centro di Congiuntura politica, il quale stima che l'Europa chiaramente dipenderà dalla Russia e dagli imprevisti che derivano da questo rapporto univoco, mentre d'altro canto lo stesso progetto Nabucco ha notevoli rischi, connessi ai grandi investimenti richiesti, all'aumento del numero di Paesi di transito, che possono in tirarsi indietro in qualsiasi momento, e agli stessi partner di approvvigionamento. Inoltre la diversificazione delle rotte di approvvigionamento di gas non può risolvere il problema: il Nord Stream (attraverso il Mar Baltico) e il South Stream (attraverso il Mar Nero) può sostituire in parte le inefficienze derivanti dall’Ucraina, ma mantengono la dipendenza dalla Russia, in quanto produttore, fornitore, trasportatore e distributore.

Come osservato dal quotidiano Kommersant, il Nabucco certamente ha un ruolo nella diversificazione delle fonti di importazione di gas, ma non delle rotte di approvvigionamento che sono state tracciate da tempo, a fronte di ruolo modesto ma importante di Kazakistan, Turkmenistan, Iran e Azerbaigian, e degli investimenti nelle infrastrutture per gli impianti di gas naturale liquefatto. Lo stesso quotidiano considera come il destino del Nabucco è legato al deficit di gas in Russia che potrà venirsi a creare negli anni. Stando alle stime di Gazprom, le quantità prodotte l'anno scorso erano poco meno di 90 miliardi di m3, con una riduzione progressiva di 60 miliardi di m3 entro il 2010, e di 470 miliardi di m3 nel 2030; senza considerare poi che i nuovi grandi progetti saranno avviati dopo il 2011, mentre i volumi di estrazione di Iamal sarà inizialmente molto limitata, e la maggior parte del gas naturale liquefatto del Chtokman sarà disponibile tra il 2015-2018. In breve - conclude il Kommersant - le prospettive di esportazioni di gas russo e la volontà di diversificare le fonti di importazioni di combustibile potrebbero scongiurare la morte del progetto Nabucco, anche se Gazprom facesse tutto il possibile per sabotare tali progetti con i suoi due gasdotti marittimi che vanno a deviare l'Ucraina e la Bielorussia.

Ad ogni modo la Commissione europea non ostacolerà gli investimenti da parte dei Paesi partners del progetto di gasdotto South Stream, che dovrebbe collegare la Russia all'Europa meridionale, come libera iniziativa dei singoli governi in cui l’Europa non intende interferire. Al contrario, in alcuni casi sono giunte alla Commissione il chiaro invito a sostenere i gasdotti russi, come ad esempio il Nord Stream, definito come le nuova rotta diretta tra Vyborg (Russia) e Greifswald (Germania) attraverso il Mar Baltico, per l'esportazione di gas russo verso l'Europa , soprattutto per il mercato tedesco, britannico, olandese, francese e danese, andando a bypassare i tradizionali paesi di transito. Allo stesso tempo, si fa sempre più strada la possibilità che il Parlamento Europeo prenda in considerazione l'idea di chiedere la partecipazione di Mosca al progetto di costruzione del gasdotto Nabucco, al fine di evitare ogni tipo di concorrenza tra i due gasdotti. Dinanzi ai modesti progressi del progetto europeo, gli europarlamentari potrebbero ampliare la gamma dei fornitori potenziali, dato che non vi è alcuna certezza che i partner del Mar Caspio aderiscano nel breve termine assicurando le risorse necessarie per il gasdotto. Così il Parlamento Europeo si augura che il "Nabucco sarà realizzato in cooperazione con la Russia al fine di evitare una dannosa concorrenza tra le due controparti", si legge nella relazione presentata dall’europarlamentare Anne Laperrouze. L’analisi portata avanti dal deputato ribadisce la tesi che "le relazioni tra l'UE e la Russia dovrebbero essere basate sulla interdipendenza reciproca", essendo Gazprom il "fornitore del 42 per cento del gas europeo, e il 100 per cento delle importazioni di gas in Polonia, la Finlandia e gli Stati del Mar Baltico", per cui l’Europa ha maggiori possibilità di completare il suo progetto se anche Mosca venga coinvolta. Un’amara constatazione per un gasdotto che dovrebbe garantire l’indipendenza dal gas russo, che giunge a pochi giorni dall’annuncio dell’ulteriore potenziamento delle rotte del South Stream e l’adesione allo stesso di tre membri del consorzio Nabucco, quali la OMV, la MOL e la Bulgargaz. Inoltre i Governi di Germania, Francia e Italia, che hanno stretti legami con il Cremlino nonchè contratti a lungo termine con Gazprom, non sono molto convinti della necessità di costruire nuovi gasdotti per poi dipendere dagli approvvigionamenti della stessa entità .

07 gennaio 2009

Il gelo di Gazprom


La controversia tra Russia e Ucraina sarà senz'altro il primo vero collaudo delle strategie energetiche di differenziazione dell’Europa e del cartello del gas da poco creato. Il taglio delle forniture di gas non è solo una leva politica nei confronti dell'Ucraina, ma anche dell’Unione Europea che cerca invano di ottenere una diversificazione delle fonti di energia. Inoltre la Russia cerca di indurre un rialzo dei prezzi del gas, dopo la crisi che ha colpito il settore.

La crisi energetica scatenatasi tra Russia e Ucraina non sta assumendo solo delle sfumature politiche e commerciali. Se da una parte il braccio di ferro tra Kiev e Mosca ha portato ad una drastica riduzione delle forniture di gas per Ucraina e Paesi limitrofi, dall’altra ha azionato il primo vero collaudo delle strategie energetiche di differenziazione dell’Europa e dello stesso cartello del gas da poco creato. L’Unione Europea cerca da tempo un equilibrio tra indipendenza energetica e diversificazione delle fonti di energia, raggiungendo in questi anni scarsi risultati, se non alcuni progetti di fattibilità e memorandum di intesa che non si sono ancora concretizzati. Per quanto riguarda il bilancio energetico interno ad ogni singolo Stato europeo, le strategie di diversificazione non sono maggiormente efficaci. Mentre la Francia può contare sulla sua produzione interna di elettricità grazie al nucleare, la Germania fa leva sulle proprie riserve di carbon coke e sull’ottimo 14% di energia rinnovabile, al contrario dell’Italia, che fa fronte alla crisi ricorrendo alle fonti di approvvigionamento da Algeria (dal gasdotto TRANSMED) e Libia (gasdotto GREENSTREAM), e dal gas del Nord (Olanda e Norvegia). Tranne alcuni sporadici casi di eccellenza, gran parte dell’Europa centro-occidentale e orientale dipende in gran parte dal gas russo, e per oltre il 20% da quello che attraversa l’Ucraina, oltre alla Bielorussia e alla Turchia.

La precedente crisi del 2006 aveva portato alla progettazione del gasdotto Nabucco che, attraversando il Caucaso meridionale, dovrebbe essere una valida alternativa alla rete energetica russa, per collegare i giacimenti dell'Azerbaigian all'Europa occidentale, senza passare attraverso la Russia o l'Ucraina. Vi è ancora assoluta incertezza circa gli Stati fornitori, tra cui potrebbero profilarsi anche Iraq, Turkmenistan e Iran, mentre non si esclude che lo stesso gas russo contribuisca infine al gasdotto europeo. Infatti l’Europa deve comunque sottostare alle condizione russe, dopo che Gazprom ha ottenuto importanti concessioni per i giacimenti dell'Azerbaigian, che difficilmente sostituirà il partenariato della Russia con quello europeo. Anche i negoziati per il transito della conduttura sulla Turchia sono sul filo del rasoio, nel tentativo di ottenere maggiori rendimenti sulle tasse di transito e sulle concessione per i depositi di stoccaggio di gas. Senza considerare il percorso delle trattative diplomatiche tra gli Stati e focalizzando l’attenzione sui soli costi e tempi tecnici, si intuisce che la sicurezza energetica europea è molto precaria: il primo tratto Austria-Turchia sarà realizzato entro il 2013, mentre la conduttura non sarà in funzionamento a pieno regime fino al 2020, e comunque sarà in grado di far fronte solo al 10% delle richieste del mercato gassifero europeo. D’altro canto, il diretto concorrente del South Stream potrebbe essere in funzione già nei primi mesi del 2013, semprechè la Russia riuscirà a scongiurare il ritardo dei lavori sulla regione balcanica. Ad ogni modo la Russia può contare su una vera e propria ragnatela che si estende su tutto il territorio europeo e centro asiatico (vedi Le pipeline dell'ex Unione Sovietica (pdf) ) nonché sul gasdotto in corso di realizzazione del Nord Stream del mar Baltico, e dell’esistente Blue Stream che attraverso il Mar Nero.

A confermare l’assoluta impotenza dell’Unione Europea in situazioni del genere, è anche la tiepida reazione di Bruxelles che vuole rimanere "parte terza" rispetto alla controversia nonostante sia direttamente coinvolta. Anche se Gazprom ha assicurato che le forniture verso l’Europa sarebbero state garantite dalle condutture che attraversano la Bielorussia e la Turchia, ogni Stato Europeo ha avvertito un sensibile calo dei rifornimenti. Le consegne di gas russo verso Bulgaria, Turchia, Grecia e Macedonia sono sospese, come riferito dall’Agenzia France Presse citando il comunicato ufficiale del Ministero dell'Economia e dell'Energia bulgaro. "Le forniture di gas naturale della Bulgargaz, destinate al mercato di transito bulgaro per la Grecia, Turchia e Macedonia, sono stati interrotti alle ore 3.30", riporta il comunicato, sebbene Ankara avesse assicurato che la Russia aveva precedentemente aumentato le sue forniture attraverso il gasdotto Blue Stream, che passa sotto il Mar Nero. L' Austria, da parte sua, ha detto che non riceve il 10% dei quantitativi necessari, mentre il restante 90% della domanda interna viene coperta da riserve accumulate in depositi sotterranei sul suo territorio. Anche le forniture di gas russo in Croazia sono state sospese, come annunciato dalla compagnia nazionale Plinacro, registrando un ammanco del 18% delle forniture pattuite, pari a 25.000 m3, mentre l’Agenzia Ina ha comunicato che la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente. La Serbia addirittura segnala che l'approvvigionamento di gas dalla Russia è stato dimezzato e ha ordinato ai grossisti il ricorso ad altri combustibili. Secondo le fonti Gazprom, a seguito del prelievo illegale di gas da parte dell'Ucraina, i consumatori europei non hanno ricevuto 65,3 milioni di metri cubi di combustibile dall'1 al 4 gennaio, a cui dovrebbe far fronte la stessa Ucraina con le proprie di riserve.

Visto il forte impatto dell’interruzione delle forniture di gas all’Ucraina, è difficile credere che i dirigenti Gazprom e del Cremlino non avrebbero previsto gli effetti che si sarebbero scatenati in tutta la regione europea. La decisione di tagliare i trasferimenti a fronte del mancato accordo sul prezzo del gas, sottintende il chiaro tentativo della Russia di sostenere il mercato gassifero e di rialzare il livello dei prezzi, che hanno subito un drastico calo insieme al crollo del petrolio. D’altronde, Putin aveva avvertito che "l'era del basso costo del gas volgeva alla fine", e la Russia ha dispiegato tutte le armi in suo possesso per concretizzare gli investimenti effettuati in questi anni e sfruttare anche la maggiore dipendenza raggiunta dagli altri Stati. Allo stesso tempo porta avanti il progetto del cartello del gas, nel quale ribadisce la propria leadership, cercando di dare un’impostazione di fondo per sostenere i prezzi del mercato del gas, che non ha una regolamentazione internazionale come quella del petrolio. Infatti lo statuto del Forum dei Paesi Esportatori di Gas (FPEG) non ha fornito al cartello nessun meccanismo per regolare i prezzi del gas come l'OPEC, in quanto non impone ai membri del Forum di fissare la quota di estrazione. Inoltre, gli esportatori di gas non vogliono essere vincolati da regole formali e dalle limitazioni del forum, in quanto la maggior parte di essi sono impegnati da contratti di cooperazione energetica bilaterali. La stessa disposizione delle pipelines per il trasporto del gas e la rete infrastrutturale, come gli stessi rigassificatori, sono stati creati con accordi di volta in volta presi con gli Stati consumatori, i quali sono diventati spesso anche co-investitori, come Germania, Italia, Serbia e Turchia ( da notare che l’Ucraina, essendo un ex membro dell’Unione Sovietica ha semplicemente "ereditato" le pipeline che si trovavano sul suo territorio, e il cui sfruttamento è stato regolamentato da successivi accordi di transito).

È difficile, dunque, imporre un prezzo di mercato in assenza di una strategia di produzione coordinata, di un’unica moneta di contrattazione e di un mercato di regolamentazione globale, ossia tutto ciò che ha invece il petrolio. Inoltre, molti Stati - come nel caso in specie della Russia - non potrebbe ro neanche fermare l’estrazione di petrolio e gas nelle zone particolarmente fredde, in cui le basse temperature gelano il petrolio e bloccano le strutture di estrazione. Probabilmente gli esportatori di gas, essendo tra di loro molto divisi ed eterogenei, non si sarebbero mai accordati su un’unica strategia di estrazione e vendita del gas se non vi fosse stata questa situazione di crisi. Il Ministro dell'Energia russo Sergei Chmatko, in occasione della ratifica dello statuto, ha precisato che non vi sarebbero state delle quote di estrazione, ma solo accordi di cooperazione con i consumatori di gas, un'organizzazione comune del settore del gas naturale liquefatto e lo scambio di informazioni sull'attuazione dei programmi. Se l'Iran insiste sul fatto che il cartello del gas operi come l'OPEC, cioè con quote fisse di gas, la Russia preferisce vedere il cartello del gas come una struttura in cui gli Stati sono coinvolti in progetti comuni, creando reti di trasporto del gas.

Il mercato del gas è sicuramente un settore molto giovane, che sta prendendo una sua configurazione proprio in questi ultimi anni e in maniera contemporanea all’avvicendarsi del declino di quello del petrolio. Tali eventi, come il taglio delle forniture, sono rischi previsti sia dai Paesi produttori che da quelli consumatori, che stanno cooperando alla costruzione del mercato stesso. Ovviamente, come ogni altra fonte di energia centralizzata nelle mani di pochi, si presta ad essere strumentalizzata politicamente e commercialmente, punendo i "cattivi consumatori" e premiando gli ottimi clienti. Resta pur sempre una certa amarezza nel constatare come le "minacce" per il mancato pagamento delle bollette, si traducano in azioni dinanzi alle quali si può fare ben poco.

11 giugno 2008

Austria, Slovenia e RS: il nuovo percorso del South Stream


La Slovenia e l'Austria parteciperanno al progetto di costruzione del gasdotto South Stream, mentre sembra che si stiano preparando le trattative per la Repubblika Srpska che si affianca così alla Serbia. Questo il grande annuncio della Gazprom che è pronta a delineare il nuovo percorso della pipeline strategica per l'Europa Centro-Meridionale che attraverserà tutti i Balcani: sulle sue rive si distinguono così anche le demarcazioni delle zone di influenza nel Mediterraneo.

La Slovenia potrà partecipare al progetto di costruzione del gasdotto South Stream. Questo il grande annuncio del Presidente del gruppo russo Gazprom Alexei Miller, al termine del Congresso degli affari europei a Parigi che comunica così alla stampa la decisione di permettere alla Slovenia ed all'Austria di unirsi alla realizzazione del progetto, nella cornice del 12 Forum economico internazionale di San Pietroburgo. Allo stesso tempo, il Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione del gigante russo, Alexander Medvedev, ha già anticipato che presto verrà ratificato un accordo intergovernativo con l'Austria, in particolare con la società tedesca coordinatrice del progetto per la parte tedesca MOV. Una firma che vale molto di più di quel che si pensi, considerando che l'Austria, invitata a partecipare al progetto nell'agosto 2007, rappresenta la principale forza motrice del Nabucco. Nonostante le forti indecisioni si è giunti ad una svolta, grazie all’importante risultato raggiunto prima con la Slovenia, il cui inserimento ha portato all’elaborazione di un progetto che avrebbe aggirato il territorio austriaco. È questo punto che è giunta il definitivo assenso del Presidente della MOV Wolfgang Ruttenstorfer , chiedendo che il South Stream doveva passare attraverso l'Austria.

South Stream - Nabucco a confronto nel 2007



Una decisione in un certo senso indotta dal continuo evolvere delle trattative di Gazprom che, dopo aver ratificato un importante accordo con l'Adzerbaijan - identificato come principale fornitore del gasdotto europeo - e aver trascinato nel progetto anche l'Ungheria, potrebbe sbaragliare a questo punto ogni concorrenza o sfida. La partecipazione dell'Austria sembra così risolvere due importanti problemi, perché da una parte rinforza la presenza del monopolio russo del gas in una regione strategica importante, diminuendo di conseguenza le probabilità dell’implementazione del Nabucco nella medesima area. Inoltre, in tal modo, la Russia diventa il principale "garante" della sicurezza energetica dell'UE, considerando che l’Austria diventerà un potente centro di distribuzione del gas in Europa.D’altronde, quello che si preannunciava come un progetto inattaccabile, si è presto tradotto in un grande flop, a causa dei relativi problemi tecnici e politici incontrati dai suo fornitori. L’Iran, per esempio, sembra essere molto vicino alla "causa dell’indipendenza energetica europea" ma preferisce mantenere ben stretta questa carta per ottenere una legittimazione al nucleare civile prima di firmare un accordo vincolante. Allo stesso modo, Adzerbaijan, Uzbekistan e Turkmenistan, sebbene abbiano dato il loro assenso in un memorandum di intesa, rappresentano ancora degli Stati che subiscono notevolmente l’influenza della Russia, in quanto ex Repubbliche sovietiche. D’altro canto, il Caucaso è ancora un’area geopolitica molto tormentata, non ancora in grado di ospitare gli investimenti necessari che sono relativamente importanti ed estremamente rischiosi.

Occorre inoltre considerare, il risvolto di tale accordo sullo scenario balcanico considerando che in è in corso una battaglia diplomatica ed economica regionale per entrare nel progetto russo, ma soprattutto per ottenere i trasferimenti e le royalties a cui potrà avere accesso ogni Paese che sarà attraversato dalla conduttura. Considerando che la società russa Gazprom ha raggiunto ormai un consolidato accordo con Bulgaria e Serbia, si può, quasi con sicurezza affermare che il progetto coinvolgerà ben presto anche Bosnia Erzegovina e Croazia. Secondo quanto riportato dal quotidiano croato Vecernji list, sono stati presi i primi contatti con la Bosnia, in particolare con la Republika Srpska e non con la Federazione della BiH, tale che sarà il Governo di Banja Luka, insieme alla Serbia, a sponsorizzare il progetto russo, aprendo il proprio mercato ad ulteriori investimenti del settore energetico, e dunque negli stabilimenti di produzione di elettricità e di raffinazione del greggio. Anzi, secondo il Vecernji list Banja Luka sta già delineando i piani di fattibilità per il transito nella regione del South Stream, che proseguirà poi la sua strada verso l’Europa settentrionale e verso l’Italia, preparando la costruzione di una strada pubblica come infrastruttura di sostegno per la conduttura. Si fa inoltre strada l’ipotesi di un percorso alternativo che coinvolga anche la Croazia, decisa ad entrare nell’affare attraverso la cooperazione con i fornitori russi nel progetto Druzba Adria, ossia una tratta della conduttura futura che attraverserà la Serbia e il nord della Bosnia Erzegovina, entrando nella Republika Srpska nei pressi di Bijeljina, a nord di Banja Luka, ed attraverserebbe la Croazia nella regione di Dvor na Uni. Stando alle prime proiezioni del progetto, la RS otterrebbe un guadagno annuale che oscilla tra i 250-300 milioni di euro come gettito delle tasse di trasporto per i 200 chilometri della conduttura. Dopo il grande annuncio la Gazprom è pronta a delineare il nuovo percorso della pipeline strategica per l'Europa Centro-Meridionale che attraverserà tutti i Balcani: sulle sue rive si distinguono così anche le demarcazioni delle zone di influenza nel Mediterraneo.

18 aprile 2008

Nabucco e South Stream si scontrano su Iran e Balcani


Continuano le manovre diplomatiche del gigante Gazpom-Cremlino, che passando attraverso il mediterraneo, consolida la sua posizione all’interno dei Balcani. La Grecia sta per diventare la terza nazione balcanica ad aderire al South Stream, che va a rafforzarsi sempre di più, ai danni del progetto euro-atlantico del Nabucco, che cerca ora nell'Iran un partner in grado di poter dare all’Unione Europea una fonte di indipendenza.

Il Presidente Vladimir Putin continua i suoi viaggi diplomatici e sbarca in Libia, prima di incontrare il nuovo Premier italiano per rinnovare il patto energetico con l’Italia. Concede la cancellazione del debito di Tripoli, e annuncia la disponibilità della Gazprom a creare una joint venture sul mercato libico, nel quadro della realizzazione di uno scambio di assets con la società Eni, essendo il più grande operatore straniero sul mercato libico. Infatti, in forza dell'accordo energetico italo-russo che ha portato all’ingresso in Artic Gas, l’Eni si è impegnata a garantire la cessione a Gazprom degli assets fuori dalla Russia, tra cui figura il giacimento Elephant in Libia. Con il via libera del Governo libico, vi sarebbe un trasferimento della concessione dello sfruttamento del giacimento in capo a Gazprom, suggellando anche l’alleanza tra il gigante russo e la società italiana. Le manovre energetiche di Gazpom tuttavia non si fermano al mediterraneo, e continuano ad agire anche all’interno dei Balcani.

Il Cremlino infatti attende l’arrivo del Premier greco Costas Karamanlis per discutere coi dirigenti russi dei progetti energetici congiunti dell'oleodotto Bourgas-Alexandroupolis ed il gasdotto South Stream, che si amplia e diventa sempre più complesso. Il progetto, intrapreso con l’accordo congiunto Eni-Gazprom, porterà alla costruzione di una conduttura di 900km che attraverserà il Mar Nero, collegando la Russia con la Bulgaria, per poi ramificarsi su due percorsi, di cui uno a sud, che collegherà la Russia all'Italia attraverso la Bulgaria e la Grecia, e l'altro a nord, che attraverserà la Bulgaria, la Serbia e l'Austria. A causa di problemi con l’austriaca OMV, Gazprom sembra che ora stia considerando la deviazione del ramo settentrionale verso la Slovenia e l'Italia settentrionale. Il direttore esecutivo di Gazprom, Alexei Miller, ha infatti confermato che il Presidente sloveno Danilo Turk e il Premier Janez Jansa hanno dato la loro disponibilità per includere la Slovenia nel South Stream. In tale contesto, la Grecia, che sta per diventare così la terza nazione balcanica ad aderire al progetto russo, sarà un Paese di transito per raggiungere l’Italia.

Il ruolo della Russia, e così anche della Gazprom, sembra dunque rafforzarsi sempre di più, ai danni del progetto euro-atlantico del Nabucco, alla disperata ricerca di nuovi partner per rilanciarne la credibilità. Comincia infatti a farsi strada un nuovo ed inaspettato competitor che si propone come partner in grado di poter dare all’Unione Europea una fonte di indipendenza. Stiamo parlando proprio dell’Iran, che ha in questi ultimi mesi intensificato le sue attività diplomatiche, minuendo così gradualmente anche le pressioni sul nucleare, con la prospettiva che si arriverà ad un regolamento di questo problema senza ricorrere alla forza. Durante la sua recente visita in Bulgaria, il Ministro degli Affari Esteri iraniano Manouchehr Mottaki ha ricordato che la partecipazione al gasdotto di Nabucco era "uno degli orientamenti possibili della cooperazione tra l'Iran e gli UE", proprio mentre il Governo di Sofia firmava l'accordo russo-bulgaro sulla costruzione del gasdotto South Stream.


Così Teheran sta intensificando sempre di più i suoi rapporti energetici con i paesi dell'UE, offrendo tutta la sua cooperazione per fornire una soluzione alternativa alla dipendenza energetica nei confronti della Russia, e rilanciarsi così come sponsor ufficiale del Nabucco. Non dimentichiamo infatti l’importante accordo concluso della società italiana Edison per l'esplorazione del blocco petrolifero di Dayer, situato nel Golfo, con un investimento di 107 milioni di dollari, mentre nella metà di marzo la svizzera EGL (Elektrizitaets-Gesellschaft Laufenburg) ha firmato un contratto della durata di 25 anni con la NIGEC (National Iranian Gas Export Company) per oltre 20 miliardi di dollari. Accordo quest’ultimo che sarà direttamente strumentale al prossimo lancio del gasdotto Trans-Adriatic Pipeline (TAP), progetto congiunto di EGL e della norvegese StatoilHydro, che si affiancherà di prepotenza accanto al Nabucco. Le risorse dell’Iran verranno probabilmente affiancate a quelle dell’Iraq, come confermato dal Primo Ministro irakeno Nouri al-Maliki che dichiara la disponibilità del suo governo ad aprire le sue enormi riserve di petrolio e di gas agli investitori europei, in maniera tale da aumentare l'approvvigionamento con fonti energetiche irakene del mercato europeo nei prossimi tre anni.

La riunione del gas iraniano ed irakeno costituirà una base di fondo essenziale per la pratica realizzazione del progetto Nabucco. A questo occorre aggiungere che le società petrolifere europee si stanno facendo sempre più strada anche nel Caucaso, come dimostra la dichiarazione congiunta delle imprese gassifere del Turkmenistan, del Kazakhstan e dell'Uzbekistan di mettere a disposizione dell’Unione Europea, a partire dal 2009, 10 miliardi di metri cubi di gas, nonostante l’esistenza di contratti nei confronti di Russia e Cina. Un’intromissione questa che è stata vista con grande diffidenza dalla Russia, che ha già precisato che non fornirà la sua collaborazione al trasporto, considerando che tutte le vie di trasporto del gas dei paesi dell'Asia centrale sono oggetto di contratti che ricadono nell’area di acquisto di gas per la Russia fino nel 2010. Allo stesso tempo, Pechino dovrebbe acquistare 30 miliardi di gas, mentre Gazprom spera di aumentare anche i volumi dei suoi contratti, consolidando il suo monopolio con dei trasferimenti annuali di 60 miliardi di metri cubi di gas.

In un certo senso l’Europa si sta insediando nel Caucaso per destabilizzare il monopolio della Russia così come ha fatto con l’Ucraina, ossia proponendo contratti di acquisto a prezzi più elevati, spingendo la Gazprom a cedere maggiori rendite dopo aver creato il logico conflitto tra le società. Continua dunque il conflitto Nabucco-South Stream, grazie all’inarrestabile rilancio dei suoi principali competitor, nello scenario di una vera e propria lotta per l’egemonia di uno dei due blocchi. Tuttavia, è molto più plausibile l’ipotesi che non si verrà mai a creare una vera e propria concorrenza tra le due sfere di potere, in quanto il controllo del mercato si avrà solo con un coordinamento degli Stati produttori di gas e petrolio - come dimostrato dai numerosi tentativi di Russia e Iran di giungere sulla borsa del gas - e con un progressivo riavvicinamento economico-energetico tra Unione Europea e Federazione russa, in uno strano accordo di "non belligeranza" per la spartizione dei territori e delle zone di influenza.