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13 novembre 2009

L'Albania lancia ambiziosi progetti energetici con Caucaso e Qatar

Un'importante iniziativa è emersa nel corso della II Conferenza Internazionale degli Investimenti Esteri in Albania, tenutasi la scorsa settimana a Tirana. Sali Berisha rende nota l'iniziativa in corso tra i Governi di Azerbaigian, Turchia e altri paesi del Mediterraneo, per la costruzione dell'oleodotto che dal Caucaso giungerà in Albania e terminerà in Europa, conosciuto come "Transadriatik 1". Questo progetto ambizioso si svilupperà contemporaneamente alla realizzazione con il governo di Qatar di un impianto di rigassificazione e di una centrale termoelettrica a gas nella regione di Seman. Ad essi sarà connesso il progetto della compagnia "ASG Power" volto al trasporto di acqua potabile mediante cisterne verso i paesi del Golfo Persico.(Foto: Trans Adriatic Pipeline (TAP) della Statoil norvese e la svizzera EGL)


Durante la II Conferenza Internazionale degli Investimenti Esteri in Albania, tenutasi la scorsa settimana a Tirana, il Premier Sali Berisha ha invitato oltre 100 imprenditori stranieri a sfruttare le potenzialità che il Paese offre nel settore del Turismo, dell'Energia e dell'infrastruttura. Nel suo discorso, Berisha ha messo in evidenza che oggi più che mai l`economia albanese ha la necessità d`investire in progetti decisivi per il Paese, garantendo al Governo un clima molto favorevole per gli affari e le imprese. "Oggi è un giorno speciale per l'Albania. Più di 100 investitori di Arabia Saudita, Kuwait, Bosnia e tanti altri Paesi, si sono riuniti a Tirana per conoscere e cercare le potenzialità dell'Albania, i bisogni e le opportunità che questo Paese offre", ha espresso Berisha. Il Premier ha inoltre valutato che la conferenza si sta tenendo in un momento molto importante, in cui l`economia albanese ha un grande bisogno di investimenti stranieri. "L`economia albanese ha bisogno di finanziamenti e progetti, decisivi per accrescere le aree scambio e creare un clima favorevole", ha sottolineato il capo dell'esecutivo, garantendo agli investitori stranieri che in Albania si troveranno delle straordinarie possibilità per sfruttare turismo, energia, miniere ecc. Il capo dell'esecutivo ha assicurato che il Governo non si fermerà nei suoi sforzi di agevolare il lavoro e la sua attività in Albania e che gli investimenti di ciascuno avranno una storia di successo.



Un'importante iniziativa è emersa nel corso della Conferenza, ossia quella relativa ad una iniziativa in corso tra i Governi di Azerbaigian, Turchia e altri paesi del Mediterraneo, per la costruzione dell'oleodotto che dal Caucaso giungerà in Albania e terminerà in Europa, conosciuto come "Transadriatik 1". Questo progetto ambizioso, che verrà costruito da due compagnie straniere, una svizzera e l`altra norvegese, si svilupperà contemporaneamente alla realizzazione con il governo di Qatar di un impianto di rigassificazione e di una centrale termoelettrica a gas nella regione di Seman, che dovrebbe ospitare un vero e proprio complesso energetico. Ad esso sarà connesso il progetto della compagnia "ASG Power" volto al trasporto di acqua potabile mediante cisterne verso i paesi del Golfo Persico. Si tratta di un progetto sostenuto direttamente dal Governo albanese, che sta svolgendo dei negoziati ad alto livello con il Qatar, uno dei Paesi tra i più importanti nell'esportazione di gas liquido a livello mondiale. Il Premier Berisha ha infatti tenuto a precisare che ha negoziato personalmente con il Qatar i contratti per la fornitura di gas all'Albania, sottoscrivendo lo scorso maggio un accordo di collaborazione economica, commerciale e tecnica tra i due Paesi. Attualmente, le negoziazioni sono ancora a livello d`intesa. “Tutta la pioggia che cade in Albania, cade invano dell'Adriatico senza essere utilizzata", ha dichiarato il direttore della compagnia Agim Gjinali, nel corso della presentazione del suo progetto.

Secondo Gjinali, il progetto vedrà l'utilizzo efficiente di navi cisterna che, oltre a trasportare gas dal Qatar in Albania, porteranno acqua potabile dall'Albania agli Stati del Golfo Persico. La compagnia “ASG Power” ha reso noto, inoltre, di aver svolto degli studi per la costruzione di un impianto di rigassificazione del gas liquido a Seman, con una capacità di 30 miliardi di metri cubi all'anno, affiancata da una centrale termoelettrica dalla potenza istallata di 1200 MW e due condutture, di cui una per portare una parte del gas verso l`Italia e l`altro per fornire il gasdotto "Nabucco" in Bulgaria. “Circa 150 navi all'anno arriveranno a Semar per trasportare nel Mediterraneo il gas del Qatar. Nel viaggio di ritorno, di solito, le cisterne vengono riempite con acqua di mare per garantire un equo bilanciamento della nave durante la navigazione. Secondo il piano, perciò, esse saranno riempite con acqua potabile in Albania, per poi essere consegnata ai Paesi del Golfo", spiega. Molti Paesi arabi utilizzano la tecnologia della desalinizzazione dell'acqua marina per produrre acqua potabile di pessima qualità, ad un costo di oltre 50-60 centesimi di dollari a metro cubo. Secondo Gjinali, tutto il complesso energetico di Seman aumenterà l`efficienza delle varie fasi di stoccaggio e trasporto del gas, il che rende il progetto attrattivo da diversi punti di vista. “La centrale termoelettrica produrrà energia termica, che verrà usata dall'impianto di rigassificazione per liquefare il gas. Il GNL importato verrà usato in Albania per la produzione d`energia elettrica: l`energia e il gas verranno esportati in due direzioni diverse", ha spiegato Gjinali. Alla Conferenza organizata dalla IDB (Saudi-based Islamic Development Bank) in Albania, erano presenti vari Ministri deI Governo albanese, il Presidente dell'IDB Muhamed Ali, il Direttore Generale dell'OPEC per lo sviluppo, Sulejman Jasir Al-Herbish, imprenditori nazionali, rappresentanti di istituzioni economiche internazionali, investitori stranieri, rappresentanti del corpo diplomatico.

14 luglio 2009

Nabucco: un accordo politico e non economico


Ankara ospita la ratifica dell'accordo intergovernativo dei rappresentanti dei cinque di sei paesi coinvolti nel progetto Nabucco, che prevede il trasporto del gas del Mar Caspio in Europa, aggirando il territorio russo. Il documento è stato firmato da Turchia, Austria, Ungheria, Bulgaria e Romania. Anche la Germania è stata coinvolta, pur non essendo un Paese di transito. Con questa firma, viene suggellato il ruolo della Turchia come Paese di transito per eccellenza

E' stato ratificato oggi ad Ankara, l'accordo intergovernativo dai rappresentanti dei cinque dei sei paesi coinvolti nel progetto Nabucco, che prevede il trasporto del gas del Mar Caspio in Europa, aggirando il territorio russo. Il documento è stato firmato da Turchia, Austria, Ungheria, Bulgaria e Romania. Anche la Germania è stata coinvolta nel progetto, e, pur non essendo un Paese di transito, non si è opposto alla sua ratifica. Hanno partecipato alla cerimonia i rappresentanti di circa venti Paesi, nonchè il Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso. Dal valore stimato di circa 7,9 miliardi di dollari, il progetto include la fornitura di gas proveniente dai giacimenti del Mar Caspio, attraverso l'Azerbaigian, la Georgia, la Turchia, la Bulgaria, l'Ungheria, la Romania e l'Austria. Con una capacità di 31 mc all'anno, in una fase trasporterà quasi 15 miliardi di metri cubi. I due terzi del gasdotto, circa 2000 km (su una lunghezza totale di 3300 km), passa attraverso il territorio turco. I lavori saranno lancianti nel 2010, e le prime consegne dovrebbero iniziare nel 2014. Il consorzio internazionale per il momento, comprende la turca "Botas," la bulgara "Bulgargas", la romena "Transgas", l'ungherese MOL, l'austriaca MOV e la tedesca RWE. Molte di tali società non appartengono più ai rispettivi Governi dei Paesi partecipanti, bensì sono a tutti gli effetti società private, che agiscono dietro interessi di controllate estere.

Il raggiungimento di un accordo, non può che soddisfare in pieno la Turchia, considerando che è diventata un vitale punto di snodo nella fornitura di petrolio e di gas ai Paesi occidentali. Sul suo territorio passano gasdotti provenienti dalla Russia e dal Mar Caspio, quali le due grandi pipeline di Baku-Tbilisi-Dzejhan (costa turca del Mediterraneo) e Kirkuk (Iraq settentrionale-Dzejhan). Il Nabucco potrebbe così spalancare le porte ad Ankara per la cooperazione energetica con l'UE, che sarà vitale per avviare e poi concludere i negoziati di ingresso nell'Unione europea. Oltre al ritorno di immagine e meramente politico, la Turchia intascherà dalla tassa annuale di servizio circa 400 milioni di dollari, oltre alla creazione di molteplici nuovi posti di lavoro . "A differenza del South Stream, che trasporterà solo il gas russo, il Nabucco garantirà gli approvvigionamenti anche in caso di problemi con la Russia , con la possibilità di istradare il gas della regione del Mar Caspio, dell'Azerbaigian, dell'Iraq e dell'Egitto. L'accordo ha rimosso un importante ostacolo per il successo del progetto, afferma Gyorgy Mosonyi , direttore esecutivo del Gruppo MOL. A commentare tale evento sono intervenuti anche gli Stati Uniti , che non si sono opposti alla partecipazione della Russia al progetto del nuovo gasdotto che darà gas all'Europa, come afferma il senatore Dick Luger , augurandosi che la Russia partecipi al progetto in qualità di acquirente o fornitore. Allo stesso tempo, il candidato per il primo ministro di Bulgaria ,Bojko Borisov , ha annunciato ( ma non vi è alcuna certezza di un seguito in tale decisione) per la sospensione dei negoziati per la costruzione del gasdotto South Stream con la Russia, in virtù di "un problema per l'attuazione del progetto".

La Bulgaria non potrebbe essere la sola a fare il doppio gioco "manipolatore". All'indomani della ratifica del progetto, giunge la dichiarazione del Presidente del Turkmenistan Gourbangouly Berdymoukhammedov, il quale ritiene che le riserve di gas del suo paese siano sufficienti ad alimentare il gasdotto Nabucco. Intervenendo all'interno della sessione del governo, il Presidente ha riferito che, secondo un esperto indipendente dello scorso anno, le recenti scoperte dei geologi dimostrano che il paese ha enormi riserve di gas. "Ciò consentirà al Paese di partecipare a vari progetti in questo settore, tra cui il progetto Nabucco", ha detto il Presidente. Il Turkmenistan, che lancerà nel 2010 la fornitura di gas alla Cina, ha dichiarato così, per la prima volta, la propria intenzione a partecipare al progetto Nabucco. Come rileva il quotidiano russo Vedomosti, lo Stato asiatico aspira al "salto di qualità" che gli consentirà di portare il gas in Azerbaigian attraverso il fondale del Mar Caspio, e quindi giungere in Europa aggirando la Russia. A tale progetto, il Governo di Baku, che ha già promesso i propri giacimenti alla Russia, non ha ancora replicato in via ufficiale. Il quotidiano russo cita, a tal proposito, uno dei maggiori esperti dell'Azerbaigian, Tchinguiz Veliev, dubita che la proposta del leader turkmeno sia seria, considerando che sono state intavolate delle negoziazioni anche con Russia, Iran e Cina.

Quest'ultima opzione sembra più probabile, dato che le delegazioni del Turkmenistan e l'Uzbekistan, hanno rifiutato di firmare il documento che stabilisce le scadenze per la costruzione delle sezioni delle infrastrutture del Nabucco nel corso del vertice UE di Praga. D'altra parte, il Turkmenistan potrebbe avere degli eccessi di gas invenduti che potrebbero spingere il prezzo al ribasso. Nei fatti, come continuano a sostenere gli analisti russi, l'Europa continuerà a dipendere dal gas russo in futuro, visto che le sue esigenze richiedono "cinque Nabucco", come afferma Konstantin Simonov, direttore della Fondazione nazionale russa per la sicurezza energetica. Questi interpreta il progetto Nabucco come "un simbolo con cui l'Unione europea vuole aumentare le ambizioni politiche dei paesi dell'Est", rispondendo ad un obiettivo politico, e non economico. La Russia, da parte sua, dovrà rispondere aumentando il finanziamento e il sostegno di alcuni progetti in Asia Centrale, con l'abbandono di progetti realizzati in altri paesi. Secondo Simov, questa mossa costerà cara all'Unione europea, che è tenuta ora a prendere in considerazione gli interessi della Turchia, il paese di transito per eccellenza di circa due terzi del gasdotto, che chiede di aderire all'Unione europea.

13 luglio 2009

Firmato ad Ankara l'Accordo sul Nabucco

Ankara - E' stato ratificato oggi ad Ankara, l'accordo intergovernativo dai rappresentanti di cinque, dei sei paesi coinvolti nel progetto Nabucco, che prevede il trasporto del gas del Mar Caspio in Europa, aggirando il territorio russo. Il documento è stato firmato da Turchia, Austria, Ungheria, Bulgaria e Romania. Anche la Germania è stata coinvolta nel progetto, e, pur non essendo un Paese di transito, non si è opposto alla sua ratifica. Hanno partecipato alla cerimonia i rappresentanti di circa venti Paesi, nonchè il Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso.
All'indomani della ratifica del progetto, giunge la dichiarazione del Presidente del Turkmenistan Gourbangouly Berdymoukhammedov, il quale ritiene che le riserve di gas del suo paese siano sufficienti ad alimentare il gasdotto Nabucco. Intervenendo all'interno della sessione del governo, il Presidente ha riferito che, secondo un esperto indipendente dello scorso anno, le recenti scoperte dei geologi dimostrano che il paese ha enormi riserve di gas. "Ciò consentirà al Paese di partecipare a vari progetti in questo settore, tra cui il progetto Nabucco", ha detto il Presidente. Dal valore stimato di circa 7,9 miliardi di dollari, il progetto include la fornitura di gas proveniente dai giacimenti del Mar Caspio, attraverso l'Azerbaigian, la Georgia, la Turchia, la Bulgaria, l'Ungheria, la Romania e l'Austria. Con una capacità di 31 mc all'anno, in una fase trasporterà quasi 15 miliardi di metri cubi. I due terzi del gasdotto, circa 2000 km (su una lunghezza totale di 3300 km), passa attraverso il territorio turco. I lavori saranno lancianti nel 2010, e le prime consegne dovrebbero iniziare nel 2014.

Agenzia Balcani

18 maggio 2009

South Stream: prima vittoria nel conflitto Russia-UE-Ucraina


La realizzazione del gasdotto del South Stream è sempre più vicina. La russa Gazprom e il gigante italiano Eni hanno firmato venerdì a Sochi il secondo allegato del memorandum d'intesa per il progetto South Stream. Tra i Paesi firmatari figurano anche la Serbia, la Bulgaria e la Grecia, come controparti "investitori" nel progetto. A suggello di tale patto multilaterale, vi era la presenza dei Premier italiano e russo Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, che hanno così garantito per il buon esito del progetto.

La residenza di Sochi ha visto la ratifica di uno dei primi protocolli decisivi per la realizzazione del gasdotto del South Stream tra i due soggetti promotori del consorzio che curerà il progetto. La russa Gazprom e il gigante italiano Eni hanno firmato il secondo allegato del memorandum d'intesa in merito al proseguimento della realizzazione del progetto South Stream. Il direttore esecutivo di Gazprom Alexei Miller e il Presidente di Eni, Paolo Scaroni, in presenza dei Primi Ministri italiano e russo, Vladimir Putin e Silvio Berlusconi, hanno così confermato l'accordo stilato lo scorso 23 giugno 2007. Il documento delinea le aree di cooperazione delle due società per la progettazione, il finanziamento, l'installazione e la gestione del futuro oleodotto, che avrà una capacità di 63 miliardi di metri cubi di gas all'anno, per collegare la Russia all'Europa meridionale attraverso il Mar Nero e il Mar Adriatico, aggirando l'Ucraina . La conduttura, che passa ad oltre 2 km di profondità sotto il Mar Nero, partirà dal porto russo di Novorossiysk e giungerà a Varna, in Bulgaria, per una lunghezza di circa 900 km, e avrà un costo di 8,6 miliardi di euro, come ha annunciato ai giornalisti Alexei Miller. Per raggiungere il mercato europeo, sono stati ratificati poi degli accordi speciali per il transito con la Bulgaria, la Serbia, l'Ungheria e la Grecia, i quali metteranno a disposizione il loro territorio al passaggio della conduttura e beneficeranno delle royalties dalla fornitura di gas. Di fatti, da Varna partiranno due rami, uno diretto a sud-ovest attraverso la Bulgaria e la Grecia e poi nel Mare Adriatico in Italia, un altro a nord-ovest attraverso la Bulgaria, la Serbia, l'Ungheria e l'Austria.

In tal senso, Gazprom ha ratificato una serie di documenti con le società del settore energetico di Bulgaria (Bulgarian Energia Holding), Grecia (Desf) e Serbia (Srbijagas), che definiscono la cooperazione delle parti in fase di pre-progettazione, di investimento e disciplina le procedure per la costituzione e il funzionamento delle imprese comuni che saranno create per lo studio del progetto del gasdotto, la costruzione della rete e la gestione della stessa. In particolare, Miller firma l'accordo con il Presidente del Gestore nazionale del sistema gas naturale (Desf), Nicolas Mavromatis, e il direttore generale Panagiotis Canellopoulos, alla presenza del Ministro per lo sviluppo della Grecia, Costis Hadzidakis, con il quale vengono definiti i termini per la costituzione del consorzio che metterà a punto uno studio di fattibilità per la sezione greca del gasdotto, ed includerà un riesame di tutte le caratteristiche e gli indici di carattere tecnico, giuridico, finanziario, ambientale e della struttura economica. Allo stesso modo, Gazprom stila il protocollo di intesa con il direttore generale del Srbijagas, Dusan Bajatovic, che descrive i primi dettagli della costruzione del gasdotto, e pone le basi per la creazione di una joint-venture con sede in Svizzera, partecipata per il 51% da Gazprom e il 49% dalla società serba. Da evidenziare la controversia nata con la Bulgaria, la quale ha proposto di utilizzare il gasdotto per il trasporto del gas di altre compagnie ed ottenere royalties da tale servizio, divergenze che probabilmente sono state appianate con la visita del premier bulgaro Sergej Stanisev a Mosca.

Identici problemi sono emersi tra Eni e Gazprom - come riportato, nei giorni precedenti all'accordo, dal quotidiano russo Kommersant, citando fonti vicine al Governo italiano - dopo che l'Eni ha chiesto di avere il controllo del mercato del gas nei paesi di transito per il Sud Stream, mentre Gazprom vuole limitare la distribuzione comune per il territorio italiano. Una fonte vicina a ENI ha confermato che la società ha chiesto di condividere i redditi derivanti dalle vendite annuali di 10 miliardi di m3 nell'Unione europea, mentre Gazprom concede la vendita sino a 6 miliardi di m3. Il braccio di ferro tra ENI e Gazprom sembra essere a favore dei russi, che sono riusciti a riprendere il controllo della distribuzione ricomprando da ENI la quota del 20% di Gazpromneft, pagando 4,1 miliardi di euro, senza battere ciglio. D'altro canto, è proprio sul business della distribuzione del gas che si decide quanto si guadagnerà dalla costruzione di questo gasdotto. I firmatari del progetto, nelle sue tratte principali (che costituiscono le arterie per la rete del gas) saranno non solo Paesi consumatori, ma anche Paesi esportatori, acquisendo anche il diritto di partecipare, come membri del consorzio, agli utili derivanti dalla vendita del gas a Paesi terzi, con la costruzione delle diverse diramazioni. In particolare, i Paesi dei Balcani e dell'Europa Centrale esterni al consorzio, saranno serviti con una rete secondaria, e difficilmente diventeranno destinatari diretti e dunque fornitori, a meno che non decidano di investire e di finanziare a loro volta la costruzione della rete nazionale.

Ad ogni modo, da questo progetto ne esce vincitrice l'Italia, ma anche e soprattutto la Russia, che va ad accentrare il mercato di produzione ( fonti di estrazione ) e della distribuzione, senza lasciare niente al caso. Nelle scorse settimane, Gazprom ha lanciato una campagna aggressiva per portare a casa contratti pluriennali per lo sfruttamento dei giacimenti di gas dei Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti, e sottrarli così all'Unione Europea. Il gigante russo e la compagnia petrolifera nazionale dell'Azerbaigian hanno firmato un memorandum per l'avvio dei negoziati per la vendita del gas azerbaigiano, proponendo un prezzo di 340 dollari per 1.000 m3 per il primo trimestre 2009, mentre il prezzo proposto dall'Europa per rifornire il Nabucco ha raggiunto 400 dollari a 1.000 m3. La Russia propone un contratto a lungo termine e un prezzo basato sulla formula europea (vale a dire relative al costo dei prodotti petroliferi), e fa forza sul fatto che le compagnie europee non saranno in grado di proporre un prezzo migliore. L'Azerbaigian è l'ultimo dei paesi esportatori di gas del CSI che non ha ancora firmato un contratto con la Russia, tuttavia i negoziati sembrano essere molto vicini alla loro conclusione, mirando ad acquistare il gas in una seconda fase del progetto Shah Deniz, la cui capacità è di quasi 16 miliardi di m3 all'anno.

Allo stesso tempo la Russia si riavvicina alla Turchia e, con il recente incontro tra il Primo Ministro russo Vladimir Putin e quello turco Recep Tayyip Erdogan, è stato discusso la possibilità di proroga del contratto di transito del gas russo della conduttura del Blue Stream, che scade nel 2011 e che comprende 6 miliardi di metri cubi di gas, nonchè di gettare le basi per costruire una seconda conduttura, sotto il nome di "Blue Stream 2". Pur precisando la sua fedeltà al Nabucco, la Turchia non sembra tirarsi indietro dall'installazione di una seconda conduttura parallela al gasdotto Blue Stream attraverso il fondale del Mar Nero. Il Blue Stream, che è di proprietà su base paritetica di Gazprom e l'italiana dell'ENI, trasporta circa 10 miliardi di metri cubi di gas tramite i due rami che hanno una capacità di 8 miliardi di metri cubi ciascuno. Costruire un "Blue Stream 2" sembrerebbe molto più un accordo su base politica, essendo stato rilanciato proprio dopo che la Turchia è diventata uno dei firmatari del progetto Nabucco ed è ripresa la guerra del transito con l'Ucraina infuriata a inizio anno. Non a caso, la Turchia ha minacciato di ritirarsi dal progetto Nabucco qualora non vengano riaperti i negoziati di adesione all'Unione Europea. Per tale motivo, il Blue Stream 2, come pure il South Stream, è lo specchio del conflitto del gas tra la Russia, l'Ucraina e l'Europa.

26 marzo 2009

Crolla il Governo ceco: sempre meno ostacoli all'accordo USA-Mosca


Il primo ministro ceco Mirek Topolanek, e attuale Presidente dell'Unione europea, rassegnerà oggi le sue dimissioni, dopo che il Parlamento ceco ha approvato la mozione di sfiducia presentate dalle forze di opposizione. Così anche la Repubblica Ceca, come la Polonia, è una "vittima" indiretta dell'apertura di un dialogo basato su diverse premesse, tra Barack Obama e Dmitri Medvedev, i quali hanno così deciso di escludere banali intermediari e affrontare personalmente i negoziati.

Il primo ministro ceco Mirek Topolanek, e attuale Presidente dell'Unione europea, rassegnerà oggi le sue dimissioni dopo la riunione del Consiglio dei Ministri e si recherà al Castello di Praga per presentare la sua lettera di dimissioni al presidente Vaclav Klaus, come annunciato dal suo portavoce Jana Bartosova. Martedì, il Parlamento ceco ha approvato la mozione di sfiducia presentate dalle forze di opposizione, nei confronti del governo Topolanek, accusato di essere passivo dinanzi alla crisi economica mondiale. La crisi annunciata del Governo della Repubblica Ceca, in piena reggenza della Presidenza europea, potrebbe rivelarsi un duro colpo per la stabilità interna dell'Unione Europea, che si è notevolmente divisa intorno a questioni di rilevanza internazionale, come la costruzione dello scudo missilistico nell'Europa Centrale, la gestione delle fonti di energia e la politica da adottare nei confronti di Washington. Certo è che l'accordo che potrebbe unire la Russia e gli Stati Uniti ha provocato un diffuso disorientamento, ma ha reso sempre più evidente le scelte fatte dai singoli Governi europei, e la linea politica adottata.

Anche la Repubblica Ceca, come la Polonia, è una "vittima" indiretta dell'apertura di un dialogo, basato su diverse premesse, tra Barack Obama e Dmitri Medvedev, i quali hanno così deciso di escludere banali intermediari e affrontare personalmente i negoziati. La Russia è pronta ad ampliare la cooperazione con gli Stati Uniti e l'Europa, al fine di creare un'architettura di sicurezza comune e di difesa, ha affermato lo scorso venerdì il Vice Ministro degli esteri russo Sergei Riabkov. "Questa iniziativa prevede uno studio congiunto di fonti alternative di risposta a questa minaccia, mediante l'applicazione di misure politiche e diplomatiche. In mancanza di comprensione della sua efficacia delle misure, siamo pronti a partecipare ad un progetto di sviluppo in collaborazione con gli Stati Uniti e con i partner europei , la creazione di un'architettura difesa ", ha detto il diplomatico russo in una conferenza stampa a Mosca. In questo senso, all'indomani dell'incontro dei due Presidenti a margine del vertice G20 a Londra, è stato creato un gruppo di lavoro sulle relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia, guidata da "esperti" molto noti nel mondo diplomatico, come l'ex Segretario di Stato USA Henry Kissinger e l'ex primo ministro russo Yevgeny Primakov; gruppo che dovrà preparare il faccia-a-faccia sulla gestioni delle importanti questioni che riguardano la scena internazionale, come la proliferazione delle armi e la pianificazione della strategia di difesa globale.

Proprio sulla realizzazione di questa struttura di sicurezza e di prevenzione contro nemici esterni, vacilla e poi crolla il Governo ceco, che, oltre ad aver criticato il piano anti-crisi degli Stati Uniti e la sua reale efficacia per fermare la recessione globale, decide di ritirare dalla camera dei deputati del Parlamento, l'accordo che aveva precedentemente presentato per la realizzazione sul territorio nazionale, di una stazione radar di difesa missilistica degli Stati Uniti. Un cambiamento di rotta che va senz'altro attribuito alla politica della nuova amministrazione americana con riferimento allo scudo di difesa missilistica in Europa orientale. Eppure, solo pochi mesi fa, dinanzi alle proteste dei cechi contro la ratifica dell'accordo con gli americani, furono le sole forze dell'opposizione a formare all'interno della Camera bassa del parlamento una coalizione per rinviare la chiusura dell'accordo. La crisi economica e la perdita del sostegno degli alleati americani, hanno indebolito troppo Praga, la quale si vede costretta a piegarsi ai nuovi accordi e i nuovi protocolli che fanno parte della politica dell'Europa e non riconoscono le vecchie alleanze.

Da questo punto di vista, la crisi della Repubblica Ceca era del tutto prevedibile, in considerazione di quanto è accaduto a Varsavia, che ha percepito subito il duro contraccolpo del fallimento dell'investimento americano, che si è tradotto anche in perdita di attrattività per i grandi capitali speculativi. Se il crollo del Governo ceco viene accolto con una relativa calma in seno all'Unione Europea, dalla parte dei russi sembra essere un evento risolutivo, in quanto sferza un "colpo mortale" ai progetti per implementare gli elementi del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti. "Ora la possibilità di formare un nuovo governo ceco costituito da forze tradizionalmente più disposte alla Russia, sono più vicine", afferma il rappresentante permanente russo presso la NATO Dmitri Rogosin. Mosca può non solo approfittare della debolezza dell'esecutivo guadagnando la fiducia dei cechi, ma anche della stessa Unione Europea, facendo crollare gli ultimi fronti di resistenza. Una variabile che ha un impatto non trascurabile anche sulla destinazione degli investimenti e dei fondi della Comunità, tra vari progetti e partnership che decideranno sempre più, in futuro, gli equilibri politici tra Russia e Unione Europea.

Così, dopo l'accantonamento del gasdotto Nabucco come progetto prioritario per l'UE, si giunge, lo scorso 23 marzo, alla firma con l'Ucraina di una dichiarazione congiunta per migliorare il sistema per il trasporto di gas (STG). Secondo gli esperi, in uno scenario di forte crisi, i funzionari UE hanno scelto la soluzione più pragmatica e conveniente nel breve periodo, scegliendo Ucraina e Russia come partner per il trasporto del gas, e valutando inutili e dispendiosi ogni altro progetto volto ad aggirare, e forse non ad evitare, il monopolio del gas russo. Tra l'altro, l'attuale possibilità di trasporto del gas naturale del sistema Ucraina sono stimate tra i 120 ei 140 miliardi di m3 all'anno, tale che Kiev è arrivata a chiedere un finanziamento agli investitori europei di 5,5 miliardi di euro. Bruxelles è pronta a investire nell' ucraina STG, vecchio ormai di 40 anni, 2,5 miliardi di euro in 7 anni, fino al 2015, somma necessario a mantenere la capacità del sistema a loro livello attuale (pari a 60 miliardi di m3). Secondo gli accordi, l'Ucraina si è impegnata, da parte sua, a garantire un sistema trasparente del mercato del gas e che gli operatori del transito del gas russo verso l'Europa possano agire su basi commerciali.

Ad ogni modo, bisogna ben intendere il ruolo che avrà la Russia in questo accordo, in quanto, se da una parte può rassicurarsi di aver eliminato un progetto rivale, dall'altra potrebbe insospettirsi per queste strette cooperazioni con l'Ucraina. D'altro canto, l'investimento che farebbe l'UE è di breve periodo e non dà alcuna sicurezza negli approvvigionamenti, ma consente a Mosca di recuperare del tempo e rendere i suoi gasdotti pienamente funzionali. Vladimir Putin ha subito fatto notare che nessuno ha chiesto il parere della Russia su questo punto, ma non si sbilancia troppo, in quanto i fondi promessi da Bruxelles per modernizzare il sistema di transito ucraino, non farebbero altro che riconfermare l'utilizzo del gas russo per il mercato europeo. Non vi sono dubbi, comunque, che la crisi economica ed energetica ha stravolto letteralmente le vecchie divisioni, e ora si è disposti ad accettare compromessi, accordi assurdi di cooperazione, persino il crollo di un Governo di un Paese "non accondiscendente" pur convenire con le condizioni dei nuovi accordi. La Russia aveva chiesto all'America l'eliminazione dello scudo missilistico dall'Europa Orientale, e ha ottenuto questo ed altro ancora, come la possibilità di rimodellare anche gli stessi Governi di questi Stati cuscinetto. Inoltre Mosca aveva suggerito ai Paesi europei che non conveniva bypassare il gas russo, e pian piano lo ha ottenuto, raggiungendo persino la riconferma di fornitore energetico ufficiale. Il raggiungimento dell'accordo storico tra USA e Russia, passa dunque per tappe progressive, e fa di questi ostacoli intermedi solo dei fusibili.

18 marzo 2009

Il South Stream vince la lotta per il monopolio del gas


Il progetto del gasdotto internazionale Nabucco è stato escluso dalla lista dei progetti prioritari nel bilancio dell'UE, e, dopo aver deciso inizialmente previsto di stanziare 250 milioni di euro, somma che è stata ridotta di 50 milioni. Viene inoltre reso noto il ritiro definitivo dell'offerta del gigante del gas Gazprom, che ha così rifiutato l'invito a partecipare alla costruzione del gasdotto europeo, in quanto ha già investito molteplici risorse nel progetto del South Stream. I piani, dunque, sono cambiati e l'accantonamento del Nabucco dai progetti strategici dell'UE, conferisce un nuovo volto agli equilibri interni all'Unione Europea, come risultato del riassetto delle infrastrutture energetiche.

Il progetto del gasdotto internazionale Nabucco è stato escluso dalla lista dei progetti prioritari nel bilancio dell'UE, e, dopo aver deciso inizialmente previsto di stanziare 250 milioni di euro, somma che è stata ridotta poi di 50 milioni. Nel corso dell'incontro interministeriale di lunedì a Bruxelles, i Ministri degli Esteri non sono riusciti a far approvare al Consiglio d'Europa gli incentivi finanziari per l'importo di 5 miliardi di euro, volti principalmente a rafforzare la sicurezza energetica dell'Unione Europea. A dirsi contraria, prima di altri, è stata la Germania, che già in precedenza aveva espresso la sua ostilità nei confronti dell'idea di spendere denaro per un progetto il cui obiettivo è quello di ridurre la dipendenza europea dal gas russo, quando nei fatti questo non avveniva. La necessità di un tale progetto è stata messa in discussione anche da Italia e Francia, mentre gli unici Paesi favorevoli sono stati la Romania e l'Ungheria, i quali hanno esercitato una forte lobbing al fine di realizzare una strada del gas che potesse rafforzare la strategicità dei Paesi del Mar Nero e dell'Europa centrale. Il Nabucco è un'estensione della già esistente pipeline Baku-Tbilisi-Erzurum, che si pone come obiettivo quello di instradare dai 20 ai 30 miliardi di metri cubi di gas del mar Caspio.

I negoziati, tuttavia, non hanno avuto gli esiti sperati vista l'evidente insufficienza di riserve presso i Paesi produttori, giunti poi ad un impasse decisivo con la recente crisi russo-ucraina. Infatti, secondo quanto riportato dall'Agenzia russa, i ministri degli esteri europei hanno preso in considerazione le preoccupazioni degli investitori privati, già allarmati dal conflitto georgiano-osseto e dalla controversia con l'Ucraina nel mese di gennaio, che ha evidenziato in molti aspetti le lacune del presunto concorrente del Sud Stream russo. Il Nabucco è ora incluso nel programma corridoi del Gas del Sud, che comprende una serie di progetti energetici da attuarsi nel Sud Europa, afferma una fonte presso il Consiglio UE interrogata dall'Agenzia RIA Novosti. Il colpo di grazia, in questa giornata non molto positiva per i progetti europei, è stato il ritiro definitivo dell'offerta del gigante del gas Gazprom, che ha così rifiutato l'invito a partecipare alla costruzione del gasdotto europeo, in quanto ha già investito molteplici risorse nel progetto del South Stream. "A differenza del Nabucco , abbiamo incontrato tutte le condizioni necessarie per l'attuazione del nostro progetto (South Stream). Abbiamo le risorse e l'esperienza tecnica di progetti complessi", ha dichiarato il Vice Direttore Generale Gazprom, Alexander Medvedev, il quale ha così colto l'occasione per sottolineare l'importanza del progetto South Stream per l'Europa. "Entro il 2020, l'Europa avrà bisogno di 100 milioni di metri cubi di gas all'anno, e non vi è un solo gasdotto in grado di fornire tale importo", ha spiegato, facendo notare che le potenzialità della pipeline, così come progettata, saranno in grado di garantire una diversificazione rispetto alla rete che transita per l'Ucraina.

A rendere la vita poco facile al Nabucco, possono aver contribuito gli stessi Stati Uniti, che si sono opposti al coinvolgimento dell'Iran , come precisato da Vice Segretario di Stato Matthew Bryza nel corso della sua visita ad Ankara per partecipare ad una conferenza internazionale di petrolio e di gas.
"Attualmente, l'amministrazione statunitense non vede con occhio di favore la partecipazione dell'Iran al progetto Nabucco", afferma Bryza contrariando così il capo della politica energetica e la sicurezza di approvvigionamento presso la Commissione europea, Jean-Arnold Vinois, secondo il quale il progetto vedrà nei prossimi anni una sicura realizzazione ne quadro del Corridoio del gas del Sud che - sulla carta - dovrebbe avere una capacità di 100 a 120 miliardi di m3 di gas all'anno, a decorrere dal Kazakistan per l'Egitto. È evidente come questo strano riavvicinamento delle posizioni di Stati Uniti e Russia, cominci a dare i primi risultati, sabotando dapprima la costruzione dello scuso ABM della Polonia, per poi passare al gasdotto che potrebbe rafforzare la posizione di Iran e Turchia. Vi sono comunque da considerare altre variabili, come le evidendi difficoltà interne all’organizzazione, la scarsa influenza sulla differenziazione delle fonti, visto che le rotte di approvvigionamento sono state tracciate da tempo, e vedono la forte presenza della Russia (si veda Nabucco e South Stream: nessuna concorrenza ma un costante monopolio ).

I piani, dunque, sono cambiati e l'accantonamento del Nabucco dai progetti strategici dell'UE, conferisce un nuovo volto agli equilibri interni all'Unione Europea, come risultato del riassetto delle infrastrutture energetiche. Francia, Germana e Italia hanno fatto lobby per portare avanti un discorso politico-energetico completamente diverso da quello prestabilito, quando l'indipendenza nei confronti del gas russo veniva definito come essenziale per la sopravvivenza dell'Europa. Visto che sul ruolo della Russia come Paese fornitore sembra fuori discussione, i Paesi europei consumatori entrano nell'ottica di voler investire in un progetto fattibile, che li porti a partecipare al rischio di impresa. Di tale nuovo approccio, l'Italia comincia ad assumere una posizione centrale, e la sua adesione ai progetti energetici è diventata imprescindibile per raggiungere i mercati dell'Europa Centrale, byassando le rotte provenienti dall'Ucraina. La consapevolezza del proprio ruolo ha dato all'Italia un nuovo potere politico, perché oltre ad essere un interlocutore diretto con la Russia sta divenendo un mediatore tra Europa e Balcani, visto il grande impegno che sta profondendo per spegnere gli ultimi focolai rimasti accesi, assumendo un atteggiamento molto diplomatico, che comincia ad accogliere larghi consensi, soprattutto in Serbia e in Albania, e presto anche in Montenegro e Croazia. I Balcani Occidentali costituiscono ormai una regione strategica, ragion per cui la sua stabilità politica sta diventando assolutamente necessaria al fine di intraprendere discorsi di cooperazione di lungo termine.

Di questo ne è stata consapevole da sempre la Russia, che ha stretto accordi con la Serbia e la Republika Srpska, privatizzando le industrie petrolifere di Stato e promettendo investimenti massicci per la costruzione di depositi di stoccaggio e della rete infrastrutturale, ma soprattutto l'inserimento delle due regioni nel percorso del South Stream. In tal senso si sta muovendo anche la Croazia la quale ha concordato con la Commissione Economica russo-croata che, un gruppo composto da rappresentanti del Ministero croato dell'Economia, della società croata Plinacro e della russa Gazprom, determini un possibile percorso del South Stream attraverso la Croazia, visto che il progetto originale aggira il territorio croato. E' stata inoltre avanzata la richiesta di preparare un'analisi costi-benefici per il progetto Druzba Adria (gasdotto Adriatico) che utilizzerà la tecnologia della JANAF per il trasporto di petrolio greggio, dal confine croato-ungherese a Omisalj e viceversa. Il progetto prevede la costruzione di raffinerie a Sisak e Fiume, così come altre nella regione, come Pancevo, Novi Sad, Bosanski Brod, sino a raggiungere il confine ungherese, e proseguendo poi in direzione della Russia. Insomma, lo Druzba Adria potrebbe diventare, nei progetti della Janaf, un'ulteriore corridoio energetico verso la Russia, non rendendo più necessari i rigassificatori e l'uso di navi cisterna nell'Adriatico. Al momento questo rappresenta il frutto della cooperazione tra il Governo croato e la società JANAF a partire dal 1999, ed è ora in cerca di finanziatori.

La stessa Croazia è impegnata nella realizzazione del Pan-European pipeline, dopo che lo scorso anno i rappresentanti delle due società romene Conpet e Oil Terminal, la serbo Transnafta e Janaf hanno firmato un accordo, e in giugno anno creato una società con sede a Londra, il cui obiettivo è quello di organizzare la conferenza di investitori. Non è stato firmato da Italia e Slovenia, a cui è stata data la possibilità di aderire al progetto successivamente, ma tutti sanno bene che l'adesione dell'Italia è vitale per il buon esito del progetto, in quanto occorre utilizzare il sistema di gasdotti di Trieste e la rete di condotte di Genova, per poter creare realmente un'altra conduttura per portare il petrolio russo sul mercato europeo. Tuttavia, la costituzione della conferenza di finanziatori non è stata ancora creata, al punto che la stessa sopravvivenza del progetto è stata messa in discussione. Qualora non vi sarà il supporto italiano, e probabilmente russo, il progetto non vedrà la luce, e resterà solo un mucchio di studi di fattibilità, facendo così la stessa fine del Nabucco.

03 febbraio 2009

Nabucco e South Stream: nessuna concorrenza ma un costante monopolio


Mentre Gazprom annuncia l'espansione del flusso instradato del South Stream, l'UE consacra il gasdotto europeo Nabucco come progetto portante nelle politiche di diversificazione dell’Europa. In realtà i progressi del progetto sono molto modesti, tale che si sta facendo strada la possibilità di una cooperazione con la Russia, che diventerebbe ufficialmente monopolista del mercato europeo. Nei fatti lo è già, vista l'inesistenza di reali alternative.

Come cornice dell’incontro interministeriale di Budapest che ha consacrato il gasdotto europeo Nabucco come progetto portante nelle politiche di diversificazione dell’Europa, la russa Gazprom ha rilanciato l’offerta annunciando l'espansione del flusso instradato del South Stream. Il progetto prevedeva inizialmente un gettito di 31 miliardi di metri cubi di gas verso Bulgaria, Serbia, Ungheria, Italia e Grecia, con un aumento di ulteriori 16 miliardi. "Stiamo pianificando la costruzione del Nord Stream, che avrà una capacità di 55 miliardi di metri cubi, e del Sud Stream, con 31 miliardi di metri cubi di flusso, tuttavia quest'ultimo potrebbe essere potenziato con ulteriori 16 miliardi di metri cubi", afferma Medvedev in un'intervista per RT, spiegando che, in relazione alla domanda esistente, aumentare la potenzialità del gasdotto rappresenta una scelta obbligata, nonché conveniente. Allo stesso tempo l'UE annuncia che investirà 3,5 miliardi di euro nel settore energetico nel 2009-2010, di cui 1,75 miliardi di euro saranno destinati ai progetti di collegamento dell'energia elettrica e gas per i Paesi dell'UE, 1,25 miliardi di euro saranno investiti in infrastrutture di stoccaggio e di consegna idrocarburi, 500 milioni di euro per istituire un sistema di turbine eoliche in mare, ed infine 250 milioni di euro sono destinati al progetto del gasdotto "Nabucco" che, attraverso il Mar Caspio, trasporterà gas naturale verso l'Europa bypassando la Russia.

Questa la decisione presa in occasione della Conferenza ministeriale di Budapest, riunita su iniziativa ungherese alla presenza delle delegazioni dei diversi Paesi dell'Unione Europea e delle istituzioni finanziarie regionali, durante la quale è approvata una dichiarazione congiunta con la quale s'impegnano a sostenere il gasdotto trans-europeo. La Turchia e la Commissione Europea hanno proposto la creazione di un'entità per lo sviluppo della regione del Caspio (Caspian Development Corporation), nonchè l'organizzazione di una conferenza in Turkmenistan, mentre nel primo semestre del 2009 verrà ratificato il definitivo accordo intergovernativo. Il gasdotto, che avrà una capacità di 27-31 miliardi di m3 all'anno e una lunghezza di 3300 km, collegherà la città turca di Erzurum a Baumgarten, in Austria, attraverso la Bulgaria, Romania e Ungheria, per un costo totale stimato di circa 7,9 miliardi di euro. La sua tratta sembra ormai definita, anche se restano da definire i Paesi di approvvigionamento, considerando che se l'Azerbaigian non può mettere molte risorse a disposizione dell’Europa, il Turkmenistan è troppo lontano, mentre l'Iran è un partner ancora molto ostile per Bruxelles nonostante abbia le risorse necessarie, mentre Iraq ed Egitto sono probabilità molto lontane. In particolare l'Azerbaigian, pur essendo uno dei fornitori di gas più quotati, non è ancora pronto a dare garanzie certe, dinanzi all’assenza di un’offerta sicura da parte degli europei, e un progetto già in atto con Gazprom. È infatti noto che il capo della holding russa, Alexei Miller, ha proposto nel giugno 2008 ad Ilkham Aliyev di vendere il gas prodotto nella seconda fase del progetto Chakh-Deniz. In particolare, Gazprom che si è detta pronta a pagare un prezzo a Baku in funzione della formula legata ai contratti ottenuti con la parte europea, con la detrazione delle spese di trasporto, di commercializzazione e un ragionevole livello di guadagno per i russi.

Oltre alle evidenti difficoltà interne all’organizzazione stessa del Nabucco, gli analisti hanno ripetutamente sottolineato che, data la capacità stimata del Nabucco (31 miliardi di m3 all'anno), il gasdotto non eserciterà alcuna influenza rilevante sul consumo di gas in Europa ( che è pari a 700-800 miliardi di m3 all'anno), pur essendo considerato dalla Comunità Europea come un reale antagonista dei progetti russi del Nord Stream e South Stream, in quanto potrebbe creare "un precedente favorevole" per progetti simili successivi. Questa l’opinione di Alexandre Chatilov, del Centro di Congiuntura politica, il quale stima che l'Europa chiaramente dipenderà dalla Russia e dagli imprevisti che derivano da questo rapporto univoco, mentre d'altro canto lo stesso progetto Nabucco ha notevoli rischi, connessi ai grandi investimenti richiesti, all'aumento del numero di Paesi di transito, che possono in tirarsi indietro in qualsiasi momento, e agli stessi partner di approvvigionamento. Inoltre la diversificazione delle rotte di approvvigionamento di gas non può risolvere il problema: il Nord Stream (attraverso il Mar Baltico) e il South Stream (attraverso il Mar Nero) può sostituire in parte le inefficienze derivanti dall’Ucraina, ma mantengono la dipendenza dalla Russia, in quanto produttore, fornitore, trasportatore e distributore.

Come osservato dal quotidiano Kommersant, il Nabucco certamente ha un ruolo nella diversificazione delle fonti di importazione di gas, ma non delle rotte di approvvigionamento che sono state tracciate da tempo, a fronte di ruolo modesto ma importante di Kazakistan, Turkmenistan, Iran e Azerbaigian, e degli investimenti nelle infrastrutture per gli impianti di gas naturale liquefatto. Lo stesso quotidiano considera come il destino del Nabucco è legato al deficit di gas in Russia che potrà venirsi a creare negli anni. Stando alle stime di Gazprom, le quantità prodotte l'anno scorso erano poco meno di 90 miliardi di m3, con una riduzione progressiva di 60 miliardi di m3 entro il 2010, e di 470 miliardi di m3 nel 2030; senza considerare poi che i nuovi grandi progetti saranno avviati dopo il 2011, mentre i volumi di estrazione di Iamal sarà inizialmente molto limitata, e la maggior parte del gas naturale liquefatto del Chtokman sarà disponibile tra il 2015-2018. In breve - conclude il Kommersant - le prospettive di esportazioni di gas russo e la volontà di diversificare le fonti di importazioni di combustibile potrebbero scongiurare la morte del progetto Nabucco, anche se Gazprom facesse tutto il possibile per sabotare tali progetti con i suoi due gasdotti marittimi che vanno a deviare l'Ucraina e la Bielorussia.

Ad ogni modo la Commissione europea non ostacolerà gli investimenti da parte dei Paesi partners del progetto di gasdotto South Stream, che dovrebbe collegare la Russia all'Europa meridionale, come libera iniziativa dei singoli governi in cui l’Europa non intende interferire. Al contrario, in alcuni casi sono giunte alla Commissione il chiaro invito a sostenere i gasdotti russi, come ad esempio il Nord Stream, definito come le nuova rotta diretta tra Vyborg (Russia) e Greifswald (Germania) attraverso il Mar Baltico, per l'esportazione di gas russo verso l'Europa , soprattutto per il mercato tedesco, britannico, olandese, francese e danese, andando a bypassare i tradizionali paesi di transito. Allo stesso tempo, si fa sempre più strada la possibilità che il Parlamento Europeo prenda in considerazione l'idea di chiedere la partecipazione di Mosca al progetto di costruzione del gasdotto Nabucco, al fine di evitare ogni tipo di concorrenza tra i due gasdotti. Dinanzi ai modesti progressi del progetto europeo, gli europarlamentari potrebbero ampliare la gamma dei fornitori potenziali, dato che non vi è alcuna certezza che i partner del Mar Caspio aderiscano nel breve termine assicurando le risorse necessarie per il gasdotto. Così il Parlamento Europeo si augura che il "Nabucco sarà realizzato in cooperazione con la Russia al fine di evitare una dannosa concorrenza tra le due controparti", si legge nella relazione presentata dall’europarlamentare Anne Laperrouze. L’analisi portata avanti dal deputato ribadisce la tesi che "le relazioni tra l'UE e la Russia dovrebbero essere basate sulla interdipendenza reciproca", essendo Gazprom il "fornitore del 42 per cento del gas europeo, e il 100 per cento delle importazioni di gas in Polonia, la Finlandia e gli Stati del Mar Baltico", per cui l’Europa ha maggiori possibilità di completare il suo progetto se anche Mosca venga coinvolta. Un’amara constatazione per un gasdotto che dovrebbe garantire l’indipendenza dal gas russo, che giunge a pochi giorni dall’annuncio dell’ulteriore potenziamento delle rotte del South Stream e l’adesione allo stesso di tre membri del consorzio Nabucco, quali la OMV, la MOL e la Bulgargaz. Inoltre i Governi di Germania, Francia e Italia, che hanno stretti legami con il Cremlino nonchè contratti a lungo termine con Gazprom, non sono molto convinti della necessità di costruire nuovi gasdotti per poi dipendere dagli approvvigionamenti della stessa entità .

03 settembre 2008

Il Caucaso diventa una polveriera e la Russia sbaraglia i concorrenti


Mentre i riflettori sono ancora puntati al presunto conflitto russo-occidentale, dopo il netto taglio dato dal vertice straordinario di Bruxelles, la Russia perfeziona il suo piano per la messa in sicurezza delle autostrade dell’energia. La Georgia infatti perde il suo ruolo di strategicità nel Caucaso per divenire sempre più una polveriera, al contrario della Russia che rafforza i suoi rapporti con Uzbekistan e Azerbaigian, partners del gasdotto Nabucco.

Mentre i riflettori sono ancora puntati al presunto conflitto russo-occidentale, dopo il netto taglio dato dal vertice straordinario di Bruxelles, la Russia perfeziona il suo piano per la messa in sicurezza delle autostrade dell’energia. Come molti hanno osservato in questi giorni di guerra, la Russia ha consolidato la sua posizione su di una regione strategica che, a conti fatti, mancava all’appello della ragnatela infrastrutturale della Gazprom e che rischiava, nel lungo termine, di creare un mercato alternativo e concorrenziale rispetto a quello russo. La Georgia, che occupa una posizione radicalmente pro-occidentale, è infatti un mero intermediario territoriale nell'attuazione di un certo numero di progetti. Da un lato vi sono infatti i giacimenti del Mare Caspio, e dall’altro quelli del Mar Nero, divisi così da Azerbaigian, Georgia, Armenia: sui loro territori si diramano le pipelines Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC) finanziato dalla British Petroleum nonché dalla Banca mondiale e dalla Banca Europea, il gasdotto Baku-Supsa dal rendimento di 0,145 milioni di barili al giorno, le ferrovie che collegano i due porti petroliferi georgiani di Batumi (circa 0,3 milioni di barili al giorno) e di Kulevi (circa 0,2 milioni di barili al giorno) ed il gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum di 6,6 miliardi di m3 all'anno.

Il transito di gas da parte della Georgia ha cessato dopo la guerra in Ossezia del Sud, quando il 12 agosto, il trasporto del petrolio azerbaigiano con la conduttura Baku-Supsa è stato interrotto, ed attualmente viene esportato solo sulla tratta Baku-Novorossisk. Anche Il Kazakistan ha espresso la sua intenzione di orientare di nuovo il suo flusso petrolifero dei porti georgiani verso il suo mercato interno, per oltre un milione di tonnellate di combustibile strategico. Serik Bourkitbaiev, Presidente della società petrolifera nazionale KazMunaiGaz, ha dichiarato che, “benché il porto georgiano di Batumi sia restato intatto nel corso degli eventi nel Caucaso, e che nessuna azione sia stata diretta contro lui, la preoccupazione rimane".
Lo scoppio delle tensioni, d'altro canto, era inevitabile. Da tempo era ben noto che le relazioni tra Georgia e Russia erano ormai degenerate, dopo la presa di potere a Tbilisi nel gennaio 2004 del Presidente Mikhaol Saakashvili, che sin dai primi giorni ha dichiarato guerra aperta nei confronti di Mosca, annunciando le sue intenzioni di importare gas dall'Iran, Azerbaigian e l'Asia centrale per ridurre la sua dipendenza energetica dopo il forte aumento del prezzo del gas russo.

Tbilisi ha nel tempo cercato di prendere il controllo del gasdotto costruito tra Armenia e Iran - progettato per essere in futuro utilizzato instradare il gas iraniano verso la Georgia e l'Ucraina - ma, dopo un accordo concluso tra la stessa Armenia e la Russia, il gigante russo Gazprom ha ottenuto il controllo del gasdotto armeno-iraniano, decidendone così la gestione. Infatti il gasdotto viene calibrato in maniera tale da fornire energia all'Armenia - con un diametro di 70 m - ma senza essere in grado di esportare del gas in Georgia, che viene indirettamente esclusa. A questo punto si inserisce, strategicamente il BTC che va a sfruttare proprio la posizione strategica della Georgia e dunque il suo accesso sia alle strade del mare del Mar Nero che ai giacimenti del Mar Caspio. La Georgia, così, da una parte rafforza la sua infrastruttura portuale ospitando sempre nuovi terminal, e dall’altro sponsorizza la costruzione del BTC, che, con una conduttura di circa 1.700 km, permette di istradare un milione di barili al giorno dal mare Caspio fino al porto mediterraneo turco di Ceyhan, passando dall'Azerbaigian, la Georgia e la Turchia, facendo così fronte alle esportazioni di 4 porti del mare Nero dove è imbarcato il petrolio che transita per il sistema degli oleodotti russi.

È chiaro che dietro il riconoscimento dell’indipendenza delle regioni georgiane, nonché ex repubbliche sovietiche, vi sono motivi che vanno al di là della politica e del confronto con gli Stati Uniti. L’Abkhazia e l’Ossezia del Sud rappresentano un canale di accesso alla regione caucasica in netta concorrenza con la Georgia, che perde così il suo ruolo nel boicottaggio dei gasdotti russi. La loro strategicità, viene ancor più messa in risalto dal recente accordo raggiunto tra Russia e l'Uzbekistan per la costruzione di un nuovo gasdotto destinato alle esportazioni di gas turkmeno ed uzbeko. "E’ stato concluso un accordo per dare inizio agli studi di fattibilità in comune per la costruzione di un nuovo gasdotto sul territorio uzbeko per garantire la crescita del potenziale d'esportazione del Turkmenistan e dell'Uzbekistan - ha dichiarato Putin durante la sua visita - Vediamo che le prospettive di tale partenariato non cessano di crescere. Le intese sullo sviluppo del trasporto degli idrocarburi tramite gasdotti svolgono un ruolo importante non soltanto per la Russia e per l'Uzbekistan, ma anche per i vicini dell'Uzbekistan, in particolare per il Turkmenistan, nonché per i nostri partner, in particolare in Europa occidentale", conclude Putin.

Nel frattempo, la Russia prosegue i negoziati con l'Azerbaigian sulle consegne di gas e di petrolio, dopo che il vertice tra i due paesi tenutosi a giugno a Baku ha suggellato la loro cooperazione sulla base di un "memorandum d'amicizia e di cooperazione strategica" firmato tra i due stati. Di conseguenza, la Russia mostra la sua volontà ferma di diventare un acquirente ed un partner affidabile per l'Azerbaigian in materia di transito di idrocarburi, dopo che la Georgia è divenuta una pericolosa polveriera. Per cui, se sul piano diplomatico l’Unione Europea decide se escludere o meno la Russia dai negoziati bilaterali e dalla stessa Organizzazione del G8, dall’altra la Russia sferra un duro colpo al gasdotto Nabucco che aveva come partner privilegiato proprio il Turkmenistan e l'Azerbaigian, per poi sfruttare le reti esistenti che attraversano il Caucaso fino alla Turchia, come la linea Bakou-Tbilisi-Ceyhan. È ovvio che senza l'accesso al gas turkmeno, la fattibilità del progetto Nabucco è seriamente rimessa in discussione, dando così la possibilità alla Russia di rafforzare ancora più le sue posizioni sul mercato del gas in Europa e sul mercato mondiale del petrolio. In tale prospettiva sembra essere molto più importante una stabilizzazione della situazione politica in Georgia, al fine di riabilitare i progetti alternativi di transito energetico tra i due continenti.
Il sabotaggio dei progetti europei, dunque, è quanto meno chiaro, persino ai 27 capi di Stato riunitisi a Bruxelles, che hanno sapientemente deciso di conservare la Russia come partner strategico dell'Europa ed impedire una nuova tappa storica della guerra fredda, che in fin dei conti "non conviene a nessuno".

01 settembre 2008

Scenario: Berlusconi diventerà un mediatore

Riceviamo e pubblichiamo un'analisi di Serghei Nalon sul possibile scenario che vede l'Italia come un futuro mediatore tra Russia e Stati Uniti. L'Italia è infatti nell'elenco dei paesi che visiterà la prossima settimana il Vice-Presidente degli Stati Uniti d'America Dick Cheney, insieme a Georgia, Ucraina, e Azerbaija, ma è anche un fronte diplomatico alternativo sia per Medvedev che Bush visto il pessimo lavoro dell'Unione Europea.

Gli Stati Uniti lanciano una offensiva diplomatica per fare pressing sulla Russia. L'intermediario scelto è un riluttante Berlusconi. Berlusconi è riluttante perchè non gli interessa niente della grande politica e molto invece dei contratti economici che l'Italia è riuscita a garantirsi in Russia. Non ultimo il contratto per lo sfruttamento del giacimento di Kashagan in Kazakhistan da parte dell'ENI. Si tratta di un contratto vitale per l'ENI che ci ha già speso miliardi di dollari. Il Presidente Kazako Nuzarbaev ha sicuramente avuto il via libera da parte di Mosca per cedere agli italiani il giacimento più succulento e promettente del mondo saltando gli americani, i francesi e i britannici. Il Kazakhistan è un alleato fedele della Russia, fu l'unico paese che approvò l'intervento militare russo nella Georgia. Il maxi-contratto dell'ENI in Kazakhistan è frutto di un lungo e paziente lavoro diplomatico politico del governo italiano. Ritengo che per diverse ragioni di ordine economico, non ultimo il premio di Kashagan ottenuto solo 7 giorni fa, Berlusconi si è tenuto, e si tiene, da parte nel duro confronto che oppone su più livelli l'UE, la NATO, lo OCSE alla Russia. Tutte organizzazioni di cui l'Italia è fondatrice e membro autorevole.

Nonostante ciò l'Italia si è limitata solo a qualche blanda condanna formale e "un auspicio" per la risoluzione "pacifica" della crisi. Berlusconi non vuole compromettere gli interessi economici italiani col gigante russo per un paese di cui avrà appena scoperto la posizione sulla carta geografica. Interessi costruiti anche sul rapporto privilegiato che Berlusconi si vanta di aver instaurato col leader russo Putin, la vera mano oscuro al timone della Russia, e di usare per dare all'Italia una posizione di vantaggio rispetto ai paesi concorrenti. E' proprio questo rapporto privilegiato con la Russia, vantato dal Premier italiano, interessa all'amministrazione Bush. Schierandosi apertamente con la Georgia, l'Amministrazione americana non ha più voce alcuna a Mosca. Viene percepita come parte del conflitto. Agli Stati Uniti serve un intermediario che abbia fama di simpatie filo russe. Gli Stati Uniti vogliano utilizzare l'Italia e Silvio Berlusconi in qualità di "mediatore americano". Si sa che la Francia è già al lavoro in veste di "mediatore europeo". Leggete l'elenco dei paesi che visiterà la prossima settimana il consumato diplomatico e vice presidente degli Stati Uniti d'America Mr. Cheney. Georgia, Ucraina, Azerbaijan e Italia.

La Georgia, per ovvie ragioni: parte in conflitto che ha scatenato tutto questo, alleato fedele, paese aggredito. L'Ucraina, perchè è un alleato americano preziosissimo ed è un gemello della Georgia: entrambi hanno un governo fieramente anti-russo e pro americano, hanno vissuto la cosiddetta "rivoluzione dei fiori", in più l'Ucraina ha il problema della Crimea a maggioranza russa, ma formalmente ucraina, dove è di base la flotta russa del mare nero impiegata in questo conflitto. E' un paese candidato nella NATO nonostante la strenua opposizione russa. Azerbaijan, perchè parte da qui l'oleodotto che trasporta il petrolio Azerbaigiano tramite la Georgia fino alla Turchia e da là via mare in tutta Europa e gli Stati Uniti. Azerbaijan è la chiave di volta nella politica energetica alternativa alla Russia. Membro chiave nel progetto "Nabucco" che dovrebbe nelle intenzioni rendere l'Europa e gli Stati Uniti più indipendenti dalle forniture di gas e petrolio russo. E' il primo paese (nonostante che in Italia nessuno la sappia pronunciare bene) che dovrà supplire alla mancanza di petrolio e gas nelle nostre case se i russi dovessero decidere di chiudere i rubinetti.

E l'Italia? Cheney viene in Europa e l'unico paese che visita è l'Italia? In un momento così teso, con l'Occidente ai ferri corti con la Russia, una guerra appena conclusa e la flotta della NATO dislocata nel Mar Nero, il primo leader americano di rilievo che viene in Europa - non un leaders qualunque ma Dick Cheney, da alcuni ritenuto il vero presidente americano - non sceglie Londra storico alleato e gigante diplomatico, non Parigi che è presidente di turno della UE e sta già svolgendo una fitta attività di mediazione, non la Germania di Merkel che è il primo partner economico della Russia e ha mezzi economici per fare pressione a Mosca. Sceglie l'Italia. L'Italia che, Berlusconi si lamentava, non venisse invitata nemmeno ai vertici ristretti della UE come il Portogallo e la Grecia. L'Italia a cui gli stessi Stati Uniti hanno negato il seggio permanente all'ONU, dopo averlo promesso a mezza bocca, perchè non eravamo ancora "adulti abbastanza". Italia che è rimasta silenziosa e anonima durante tutta la crisi internazionale, come se la cosa non la riguardasse perchè evidentemente non si sentiva in prima fila. L'Italia dove Frattini si è limitato a ripetere con toni sfumati le stesse cose che hanno ripetuto tutti i ministri degli esteri europei ma prima di lui, meglio di lui e più volte di lui. L'Italia che in tv si preoccupa del traffico di rientro e bollini neri in autostrada mentre tutti i notiziari mondiali si domandano quale sarà il futuro prossimo nelle relazioni globali della terra.

L'unica spiegazione che rimane della tappa di Cheney è l'intenzione americana di aprire un secondo fronte diplomatico, alternativo a Sarkozy, e di fare ciò tramite l'Italia e Silvio Berlusconi. Berlusconi ha venduto bene gli interessi italiani in Russia. Ora Cheney viene a Roma per chiedere di metterli a rischio in nome del governo americano. Se accetterà, chissà, forse sulla scrivania del presidente kazakho che distribuisce le concessioni petrolifere, potrebbe squillare un telefono e mandare in fumo i frutti di anni e anni di passivo filo-russo del governo italiano. Ma più probabilmente no. La mediazione fra i russi e gli americani la sapremmo fare con una doppiezza e bottacerchismo eccellente. Ma almeno il bollino nero in autostrada non sarà la prima notizia dei Tg.

Serghei Nalon
tratto da http://serghei24.splinder.com/

11 giugno 2008

Austria, Slovenia e RS: il nuovo percorso del South Stream


La Slovenia e l'Austria parteciperanno al progetto di costruzione del gasdotto South Stream, mentre sembra che si stiano preparando le trattative per la Repubblika Srpska che si affianca così alla Serbia. Questo il grande annuncio della Gazprom che è pronta a delineare il nuovo percorso della pipeline strategica per l'Europa Centro-Meridionale che attraverserà tutti i Balcani: sulle sue rive si distinguono così anche le demarcazioni delle zone di influenza nel Mediterraneo.

La Slovenia potrà partecipare al progetto di costruzione del gasdotto South Stream. Questo il grande annuncio del Presidente del gruppo russo Gazprom Alexei Miller, al termine del Congresso degli affari europei a Parigi che comunica così alla stampa la decisione di permettere alla Slovenia ed all'Austria di unirsi alla realizzazione del progetto, nella cornice del 12 Forum economico internazionale di San Pietroburgo. Allo stesso tempo, il Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione del gigante russo, Alexander Medvedev, ha già anticipato che presto verrà ratificato un accordo intergovernativo con l'Austria, in particolare con la società tedesca coordinatrice del progetto per la parte tedesca MOV. Una firma che vale molto di più di quel che si pensi, considerando che l'Austria, invitata a partecipare al progetto nell'agosto 2007, rappresenta la principale forza motrice del Nabucco. Nonostante le forti indecisioni si è giunti ad una svolta, grazie all’importante risultato raggiunto prima con la Slovenia, il cui inserimento ha portato all’elaborazione di un progetto che avrebbe aggirato il territorio austriaco. È questo punto che è giunta il definitivo assenso del Presidente della MOV Wolfgang Ruttenstorfer , chiedendo che il South Stream doveva passare attraverso l'Austria.

South Stream - Nabucco a confronto nel 2007



Una decisione in un certo senso indotta dal continuo evolvere delle trattative di Gazprom che, dopo aver ratificato un importante accordo con l'Adzerbaijan - identificato come principale fornitore del gasdotto europeo - e aver trascinato nel progetto anche l'Ungheria, potrebbe sbaragliare a questo punto ogni concorrenza o sfida. La partecipazione dell'Austria sembra così risolvere due importanti problemi, perché da una parte rinforza la presenza del monopolio russo del gas in una regione strategica importante, diminuendo di conseguenza le probabilità dell’implementazione del Nabucco nella medesima area. Inoltre, in tal modo, la Russia diventa il principale "garante" della sicurezza energetica dell'UE, considerando che l’Austria diventerà un potente centro di distribuzione del gas in Europa.D’altronde, quello che si preannunciava come un progetto inattaccabile, si è presto tradotto in un grande flop, a causa dei relativi problemi tecnici e politici incontrati dai suo fornitori. L’Iran, per esempio, sembra essere molto vicino alla "causa dell’indipendenza energetica europea" ma preferisce mantenere ben stretta questa carta per ottenere una legittimazione al nucleare civile prima di firmare un accordo vincolante. Allo stesso modo, Adzerbaijan, Uzbekistan e Turkmenistan, sebbene abbiano dato il loro assenso in un memorandum di intesa, rappresentano ancora degli Stati che subiscono notevolmente l’influenza della Russia, in quanto ex Repubbliche sovietiche. D’altro canto, il Caucaso è ancora un’area geopolitica molto tormentata, non ancora in grado di ospitare gli investimenti necessari che sono relativamente importanti ed estremamente rischiosi.

Occorre inoltre considerare, il risvolto di tale accordo sullo scenario balcanico considerando che in è in corso una battaglia diplomatica ed economica regionale per entrare nel progetto russo, ma soprattutto per ottenere i trasferimenti e le royalties a cui potrà avere accesso ogni Paese che sarà attraversato dalla conduttura. Considerando che la società russa Gazprom ha raggiunto ormai un consolidato accordo con Bulgaria e Serbia, si può, quasi con sicurezza affermare che il progetto coinvolgerà ben presto anche Bosnia Erzegovina e Croazia. Secondo quanto riportato dal quotidiano croato Vecernji list, sono stati presi i primi contatti con la Bosnia, in particolare con la Republika Srpska e non con la Federazione della BiH, tale che sarà il Governo di Banja Luka, insieme alla Serbia, a sponsorizzare il progetto russo, aprendo il proprio mercato ad ulteriori investimenti del settore energetico, e dunque negli stabilimenti di produzione di elettricità e di raffinazione del greggio. Anzi, secondo il Vecernji list Banja Luka sta già delineando i piani di fattibilità per il transito nella regione del South Stream, che proseguirà poi la sua strada verso l’Europa settentrionale e verso l’Italia, preparando la costruzione di una strada pubblica come infrastruttura di sostegno per la conduttura. Si fa inoltre strada l’ipotesi di un percorso alternativo che coinvolga anche la Croazia, decisa ad entrare nell’affare attraverso la cooperazione con i fornitori russi nel progetto Druzba Adria, ossia una tratta della conduttura futura che attraverserà la Serbia e il nord della Bosnia Erzegovina, entrando nella Republika Srpska nei pressi di Bijeljina, a nord di Banja Luka, ed attraverserebbe la Croazia nella regione di Dvor na Uni. Stando alle prime proiezioni del progetto, la RS otterrebbe un guadagno annuale che oscilla tra i 250-300 milioni di euro come gettito delle tasse di trasporto per i 200 chilometri della conduttura. Dopo il grande annuncio la Gazprom è pronta a delineare il nuovo percorso della pipeline strategica per l'Europa Centro-Meridionale che attraverserà tutti i Balcani: sulle sue rive si distinguono così anche le demarcazioni delle zone di influenza nel Mediterraneo.

18 aprile 2008

Nabucco e South Stream si scontrano su Iran e Balcani


Continuano le manovre diplomatiche del gigante Gazpom-Cremlino, che passando attraverso il mediterraneo, consolida la sua posizione all’interno dei Balcani. La Grecia sta per diventare la terza nazione balcanica ad aderire al South Stream, che va a rafforzarsi sempre di più, ai danni del progetto euro-atlantico del Nabucco, che cerca ora nell'Iran un partner in grado di poter dare all’Unione Europea una fonte di indipendenza.

Il Presidente Vladimir Putin continua i suoi viaggi diplomatici e sbarca in Libia, prima di incontrare il nuovo Premier italiano per rinnovare il patto energetico con l’Italia. Concede la cancellazione del debito di Tripoli, e annuncia la disponibilità della Gazprom a creare una joint venture sul mercato libico, nel quadro della realizzazione di uno scambio di assets con la società Eni, essendo il più grande operatore straniero sul mercato libico. Infatti, in forza dell'accordo energetico italo-russo che ha portato all’ingresso in Artic Gas, l’Eni si è impegnata a garantire la cessione a Gazprom degli assets fuori dalla Russia, tra cui figura il giacimento Elephant in Libia. Con il via libera del Governo libico, vi sarebbe un trasferimento della concessione dello sfruttamento del giacimento in capo a Gazprom, suggellando anche l’alleanza tra il gigante russo e la società italiana. Le manovre energetiche di Gazpom tuttavia non si fermano al mediterraneo, e continuano ad agire anche all’interno dei Balcani.

Il Cremlino infatti attende l’arrivo del Premier greco Costas Karamanlis per discutere coi dirigenti russi dei progetti energetici congiunti dell'oleodotto Bourgas-Alexandroupolis ed il gasdotto South Stream, che si amplia e diventa sempre più complesso. Il progetto, intrapreso con l’accordo congiunto Eni-Gazprom, porterà alla costruzione di una conduttura di 900km che attraverserà il Mar Nero, collegando la Russia con la Bulgaria, per poi ramificarsi su due percorsi, di cui uno a sud, che collegherà la Russia all'Italia attraverso la Bulgaria e la Grecia, e l'altro a nord, che attraverserà la Bulgaria, la Serbia e l'Austria. A causa di problemi con l’austriaca OMV, Gazprom sembra che ora stia considerando la deviazione del ramo settentrionale verso la Slovenia e l'Italia settentrionale. Il direttore esecutivo di Gazprom, Alexei Miller, ha infatti confermato che il Presidente sloveno Danilo Turk e il Premier Janez Jansa hanno dato la loro disponibilità per includere la Slovenia nel South Stream. In tale contesto, la Grecia, che sta per diventare così la terza nazione balcanica ad aderire al progetto russo, sarà un Paese di transito per raggiungere l’Italia.

Il ruolo della Russia, e così anche della Gazprom, sembra dunque rafforzarsi sempre di più, ai danni del progetto euro-atlantico del Nabucco, alla disperata ricerca di nuovi partner per rilanciarne la credibilità. Comincia infatti a farsi strada un nuovo ed inaspettato competitor che si propone come partner in grado di poter dare all’Unione Europea una fonte di indipendenza. Stiamo parlando proprio dell’Iran, che ha in questi ultimi mesi intensificato le sue attività diplomatiche, minuendo così gradualmente anche le pressioni sul nucleare, con la prospettiva che si arriverà ad un regolamento di questo problema senza ricorrere alla forza. Durante la sua recente visita in Bulgaria, il Ministro degli Affari Esteri iraniano Manouchehr Mottaki ha ricordato che la partecipazione al gasdotto di Nabucco era "uno degli orientamenti possibili della cooperazione tra l'Iran e gli UE", proprio mentre il Governo di Sofia firmava l'accordo russo-bulgaro sulla costruzione del gasdotto South Stream.


Così Teheran sta intensificando sempre di più i suoi rapporti energetici con i paesi dell'UE, offrendo tutta la sua cooperazione per fornire una soluzione alternativa alla dipendenza energetica nei confronti della Russia, e rilanciarsi così come sponsor ufficiale del Nabucco. Non dimentichiamo infatti l’importante accordo concluso della società italiana Edison per l'esplorazione del blocco petrolifero di Dayer, situato nel Golfo, con un investimento di 107 milioni di dollari, mentre nella metà di marzo la svizzera EGL (Elektrizitaets-Gesellschaft Laufenburg) ha firmato un contratto della durata di 25 anni con la NIGEC (National Iranian Gas Export Company) per oltre 20 miliardi di dollari. Accordo quest’ultimo che sarà direttamente strumentale al prossimo lancio del gasdotto Trans-Adriatic Pipeline (TAP), progetto congiunto di EGL e della norvegese StatoilHydro, che si affiancherà di prepotenza accanto al Nabucco. Le risorse dell’Iran verranno probabilmente affiancate a quelle dell’Iraq, come confermato dal Primo Ministro irakeno Nouri al-Maliki che dichiara la disponibilità del suo governo ad aprire le sue enormi riserve di petrolio e di gas agli investitori europei, in maniera tale da aumentare l'approvvigionamento con fonti energetiche irakene del mercato europeo nei prossimi tre anni.

La riunione del gas iraniano ed irakeno costituirà una base di fondo essenziale per la pratica realizzazione del progetto Nabucco. A questo occorre aggiungere che le società petrolifere europee si stanno facendo sempre più strada anche nel Caucaso, come dimostra la dichiarazione congiunta delle imprese gassifere del Turkmenistan, del Kazakhstan e dell'Uzbekistan di mettere a disposizione dell’Unione Europea, a partire dal 2009, 10 miliardi di metri cubi di gas, nonostante l’esistenza di contratti nei confronti di Russia e Cina. Un’intromissione questa che è stata vista con grande diffidenza dalla Russia, che ha già precisato che non fornirà la sua collaborazione al trasporto, considerando che tutte le vie di trasporto del gas dei paesi dell'Asia centrale sono oggetto di contratti che ricadono nell’area di acquisto di gas per la Russia fino nel 2010. Allo stesso tempo, Pechino dovrebbe acquistare 30 miliardi di gas, mentre Gazprom spera di aumentare anche i volumi dei suoi contratti, consolidando il suo monopolio con dei trasferimenti annuali di 60 miliardi di metri cubi di gas.

In un certo senso l’Europa si sta insediando nel Caucaso per destabilizzare il monopolio della Russia così come ha fatto con l’Ucraina, ossia proponendo contratti di acquisto a prezzi più elevati, spingendo la Gazprom a cedere maggiori rendite dopo aver creato il logico conflitto tra le società. Continua dunque il conflitto Nabucco-South Stream, grazie all’inarrestabile rilancio dei suoi principali competitor, nello scenario di una vera e propria lotta per l’egemonia di uno dei due blocchi. Tuttavia, è molto più plausibile l’ipotesi che non si verrà mai a creare una vera e propria concorrenza tra le due sfere di potere, in quanto il controllo del mercato si avrà solo con un coordinamento degli Stati produttori di gas e petrolio - come dimostrato dai numerosi tentativi di Russia e Iran di giungere sulla borsa del gas - e con un progressivo riavvicinamento economico-energetico tra Unione Europea e Federazione russa, in uno strano accordo di "non belligeranza" per la spartizione dei territori e delle zone di influenza.