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30 novembre 2007

Le strade di Albania tra tangenti e colonizzatori


Continuano ad essere al centro di feroci polemiche le Strade dell'Albania, divenute ormai un vespaio di scandali e tangentopoli. Torna a far parlare di sé l'autostrada Durres-Morine, la cui realizzazione aveva portato, lo scorso 18 settembre, all'arresto del Vice-Ministro dei Trasporti, dei Lavori pubblici e Telecomunicazioni Nikolin Jaka, accusato di corruzione e di aver ricevuto delle tangenti per l'assegnazione di appalti pubblici.

All'esame della procura di Tirana vi è oggi il contratto dell'autostrada Rreshen-Kalimash, parte dei 170 chilometri della Durres-Kukes-Morine, che collegherà l'Albania al Kosovo, sottoscritto il 6 ottobre del 2006 dalla Joint venture tra la società statunitense Bechtel Corp. e la turca Enka, per un valore di 418 milioni di euro. La quattro-corsie dell'autostrada pubblica, di 57 chilometri compresi 6 chilometri di tunnel, rappresenta il più grande progetto di infrastruttura fatto nel piccolo paese balcanico. Secondo la Procura, quello ratificato con il consorzio Bechtel-Enka, è un contratto illegale in quanto si basa sul diritto anglosassone e non su quello albanese, a cui il Governo albanese ha dato esecuzione versando il 40% del valore totale del contratto, e non il 10% come pattuito nelle fasi di negoziazione, versando anticipatamentre 104 milioni di euro. Stando a quanto dichiarato dagli inquirenti, la fretta con cui il governo ha deliberato il trasferimento di un'ingente somma di denaro in così poco tempo, senza giustificare le transazioni, costituisce un chiara prova di mala fede. I trasferimenti avvenuti nello scorso anno hanno infatti giustificato l'inizio della inchiesta in capo ai principali dirigenti del Ministero dei Trasporti nel mese di aprile, e la Procura ha chiesto di interrompere il trasferimento di tutti i fondi. Ignorando i provvedimenti della procura, il Governo ha continuato a dare esecuzione al contratto, accordando altri 50 milioni di euro, nonostante fosse in corso l'indagine sui fondi versati anticipatamente nel 2006. Si stima che, di questo passo, il costo della strada Rreshen-Kalimash potrebbe arrivare a triplicare il prezzo iniziale di 418 milioni di euro, e "a dicembre il danno subito dallo Stato albanese per l'appalto della costruzione della strada arriverà a 200 milioni di euro". Gli inquirenti infatti affermano che allo stato attuale al danno di 191 milioni di euro, derivanti dagli abusi duranti i lavori di costruzione di questa strada, occorrerà aggiungere il cosiddetto Budget Aggiuntivo per l`anno 2007 che prevede l'aumento dei trasferimenti da 50 a 100 milioni di euro, deciso dal Governo lo scorso agosto.

Quello della strada Rreshen-Kalimash per l`anno 2007, non è il primo contratto che ha dato problemi alla società statunitense della Bechtel , che ha uno storico di corruzioni e di controversie con molteplici tribunali in differenti Stati. Ricordiamo primo tra tutti il precedente romeno dell'autostrada della Transilvania, dove l`azienda supervisore Scetauroute - la stessa nominata per la Rreshe-Kalimash - ha stabilito che lo Stato romeno deve pagare il triplo del prezzo iniziale per poterla terminare. Come in Albania, anche per l`autostrada della Transilvania, è stato scritto un budget con il metodo prezzo-unità, e di nuovo, come il caso albanese, il prezzo di un chilometro è stato continuamente rinegoziato e portato a "valori normali di mercato". I 2.3 miliardi di euro pattuiti all'inizio del contratto, sono divenuti ben 7 miliardi di euro, grazie ad una "necessaria" rivalutazione del costo delle materie prime acquistate. Gli inquirenti che hanno analizzato il contratto, hanno scoperto che lo Stato romeno ha accettato di pagare l'acciaio per l'armatura di più bassa qualità al prezzo di 952,5 euro/t, rivalutato poi fino a 3.364,52 euro/ t, quando - secondo i principali grossisti sul mercato romeno - il ferro può essere acquistato ad un prezzo pari a 740 euro/t.

L'usura sui prezzi non è tuttavia il solo scheletro della Bechtel, essendo stata coinvolta negli Stati Uniti in uno scandalo di corruzione e di tangenti durante la costruzione di infrastrutture. La Bechtel ha infatti sollevato un grande polverone di critiche e polemiche per aver offerto 300 milioni di dollari al procuratore di Boston per chiudere le accuse sollevate contro di lei dopo il crollo del tunnel “Big Dig”, costruita in collaborazione con la società azionista Parsons Brinckerhoff. La procura di Boston ha infatti aperto le negoziazioni per trovare un accordo con i dirigenti del progetto Big-Dig, Bechtel/Parsons Brinckerhoff, offrendo circa 300 milioni di dollari per porre fine alle indagini al più presto, e così coprire le proprie responsabilità nel crollo del tunnel che ha causato la morte di diverse decine di persone. La società Parsons Brinckerhoff, non a caso, il tassello che unisce la Bechtel all'inchiesta di corruzione ora in corso presso la Procura albanese sulla strada Durres-Kukes-Morine, in quanto viene citata spesso per i suoi legami con il gruppo Ecorys, società consulente presso il Ministero dei Lavori Pubblici e del Trasporto. Secondo la Procura la Parsons Brinckerhoff, rappresenta la prova del conflitto d`interesse tra la Bechtel e la Ecorys Group durante le negoziazioni delle gare d'appalto. Risulta infatti che la società Parsons Brinckerhoff abbia collaborato per un lungo periodo con la Bechtel Inc. per l'esecuzione di opere pubbliche nella città di Boston, e allo stesso tempo prestava anche consulenza presso il Ministero dei Lavori Pubblici e del Trasporto, per la selezione dei candidati alle opere pubbliche e all'esecuzione dei contratti, mantenendo degli stretti rapporti con la Ecorys Group. Quest'ultima si è trovata, in uno stato di evidente conflitto d`interesse , durante le procedure di selezione e negoziazione della societa` che doveva costruire la strada Rreshen-Kalimash, come dichiarato all'interno del dossier d`accusa albanese. Quello albanese rappresenta così il secondo caso in cui Bechtel e Parson Brinckerhoff vengono menzionati come coinvolti in affari sospetti. Dietro infatti all'esecuzione di contratti per la costruzione di grandi opere pubbliche possono spesso nascondersi attività di riciclaggio e di occultamento di fondi, ai danni degli Stati che divengono così delle vere e proprie terre di colonizzazione.

Molti sono dunque i fantasmi che si nascondono dietro l`autostrada Rreshen-Kalimash, che altro non è che il segmento stradale della Durres-Kukes-Morine, la famosa "grande strada patriottica", che doveva riavvicinare l`Albania al kosovo, ma poi e diventata "la strada della corruzione patriottica governativa".

Rinascita Balcanica

29 novembre 2007

Notizie dai Balcani

La verità sulla guerra in Bosnia Erzegovina
Un film documentario realizzato dal Serbian Voice per mostrare cosa è davvero accaduto durante la guerra in Bosnia Erzegovina nel 1992, confutando così le bugie del film di Danis Tanovic " No Man’s land ".

Con immagini scioccanti e forti, il Serbian Voice realizza un film-documentario per mostrare al mondo intero la verità sulla Guerra in Bosnia Erzegovina, durante la quale migliaia di serbi sono stati brutalmente trucidati e costretti a scappare dalle loro case per sfuggire al massacro. Viene così alla luce la vera storia della guerra in Bosnia che in questi anni è stata negata da una lunga campagna di disinformazione per coprire i crimini commessi dalle forze occidentali e dai mercenari delle lobbies.

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Rinascita Balcanica

I nuovi intellettuali del regime globalizzato


La campagna di disinformazione degli schiavi del potere è iniziata. A pochi giorni dalla scadenza del termine ultimo stabilito per risoluzione della questione del Kosovo, comincia l'attacco dei media occidentali per gettare veleno e odio su una situazione sempre più tesa. Un'analisi in anteprima dell'articolo di Venerdì di Repubblica "Kosovo, una bomba a orologeria", con il commento di Osservatorio Balcani , Ismail Kadaré, scrittore albanese, e Ivan Vejvoda, politologo serbo della Fondazione per la democrazia balcanica.

Mentre la nuova propaganda globalizzata si prepara ad un nuovo scontro nella regione balcanica, giunge da Vienna la notizia del fallimento delle trattative della troika di intermediazione, lasciando ora al Consiglio di Sicurezza dell'Onu la decisione finale sul futuro status del Kosovo. Terminano così delle trattative che in fondo non hanno mai avuto inizio, perchè la rappresentanza albanese non ha avuto infatti un atteggiamento propositivo, restando ferma sulla sua posizione secessionista e smontando ogni nuova proposta o soluzione prospettata dalla Serbia. D'altro canto, il fallimento delle trattative sembra essere stato annunciato dai media della propaganda occidentale, che non hanno mai accreditato l'importanza della troika, ricordando sempre con nostalgia il Piano Athisaari.
Il "Venerdì di Repubblica" si prepara così ad uscire in edicola, il prossimo venerdì 30 novembre, con l'articolo "Kosovo, una bomba a orologeria", che lascia commentare l'attuale situazione delle trattative del Kosovo all' Osservatorio Balcani e a due intellettuali, quali Ismail Kadaré, scrittore albanese, e Ivan Vejvoda, politologo serbo appartenente alla fondazione Balkan Trust for Democracy (BTD). L'articolo apre con l'annuncio - quasi profetico - del fallimento di ogni tipo di negoziazione, per poi lasciare la parola ai due intellettuali che si presentano così come delle "autorevoli Istituzioni" per la questione balcanica. Sebbene nessuno ha dato loro tanta autorità, parlano come se avessero il potere di decretare l'inizio di uno scontro in terra kosovara, e di giudicare "fallite" le trattative diplomatiche sul Kosovo, prima ancora della notizia ufficiale. In realtà ci troviamo di fronte ad un esemplare esempio di propaganda politica studiata sotto ogni punto di vista. Il periodico infatti chiede di analizzare "il presente, il passato e il futuro" del Kosovo a dei personaggi che vivono al di fuori della comunità balcanica, isolati dal loro popolo di origine, e ora sbarcati sulla scena internazionale per sdoganare la propria figura ed essere accreditati come opinionisti autorevoli. Analizzare le figure dei due referenti permette così di capire di fronte a quali entità ci troviamo e quali sono i manovratori di questa messinscena. L'obiettivo è ancora quello di fomentare il conflitto, armare di propaganda le fazioni politiche e criminalizzare il popolo serbo, che incarna - agli occhi della comunità internazionale - nazionalismo e crimini di guerra.
Ismail Kadaré,Enver Hoxha
e la figlia di Kadaré,Gresa

Primo tra tutti, Ismail Kadarè, una figura meschina e incoerente, che parla di democrazia e di dignità umana, quando ha alle sue spalle un passato pieno di scheletri e fantasmi. Ricordiamo infatti che era il vice-Presidente dell'organizzazione del Fronte Democratico, di cui Nexhmije Hoxha, moglie di Enver Hoxha, era il Presidente. Come vice-capo del Fronte Democratico, ricopriva il compito di identificare le persone che attraverso il loro lavoro intellettuale e artistico erano diventati nemici dello stalinismo. Tra le sue vittime ricordiamo persone come Arshi Pipa, Ernest Koliqi, Kasem Trebeshina, Fadil Paçrami, Todi Lubonja, Anton Harapi . Troverete spesso nelle dichiarazioni di Kadaré questi personaggi, chiamati in causa in maniera diretta e indiretta per diffamare e screditare tutto quello che hanno rappresentato durante il comunismo. Era allo stesso membro della Poli Bureau del Governo Albanese - il Dipartimento degli Affari Riservati - durante il regime comunista , avendo come compito quello di controllare la propaganda. Durante la sua carriera politica accanto al regime di Enver Hoxha ha prodotto più del 90% della sua produzione letteraria, oggi considerata dai critici come espressione della "dissidenza" . In realtà, leggendo i suoi scritti emerge l'odio che provava per gli ebrei e per i musulmani, che nascondeva con sua finta ideologia comunista al solo fine di alimentare la disinformazione e individuare i veri dissidenti. Questa è stata la sua grande carriera di "massimo scrittore", considerando che ha svolto per il Poli Bureau il ruolo di controllare l'informazione di regime.
Dopo il “Booker International Prize” , i giornalisti ebbero così il compito di reinventare Kaderé come scrittore della dissidenza al regime comunista, perché si trovarono davanti un personaggio che non era un dissidente. Hanno dovuto ricostruire la sua immagine di dissidente, negli ultimi 15 anni di gloria della storia dell'Albania. Infatti, a partire degli anni 90, dopo la caduta del comunismo in Albania, andò in Francia presentandosi come uno scrittore di controtendenza, dato che ormai non c`era più nulla da guadagnare in patria.

L'Assemblea del Parlamento Albanese vota il codice penale nel 1979
che include l'articolo 55, per la repressione dell'agitazione e della propaganda.
Ismail Kadarè siede nella seconda fila, accanto all'attore Rudolf Marku

Il buon Kadaré non sa che comunque noi abbiamo memoria, e ricordiamo bene quando ha fatto internare la famiglia del giovane che amava sua figlia, Renato Rapi. Sua madre, Janulla Rapi, oggi ha 62 anni, e vive in un appartamento modesto nel Bronx di New York. La sua più grande preoccupazione continua ad essere suo figlio, quel simpatico ragazzo dei film del Kinostudio albanese, ora malato e con una pensione d`invalidità erogata dal governo americano. "Vorrei che Kadarè facesse un confronto con me - dichiara Jannulla Rapi - ma come sempre lui negherà questa storia". Dalle sue parole, traspare come Renato Rapi soffra ancora le conseguenze delle torture e delle cure obbligate presso l'ospedale psichiatrico di Elbasan. Ringrazia Paskal Milo, che ha permesso al caso Rapi di uscire con tutta la sua sconvolgente tristezza e spietatezza, per smascherare un meschino "funzionario" del regime che si sentiva "dio" nel manovrare la vita e il destino di un'intera famiglia.

Controparte di Ismail Kadarè, è Ivan Vejvoda, presentato come politologo serbo, membro della Fondazione balcanica per la democrazia . Ivan Vejvoda viene interrogato per descrivere la posizione serba, ma il ruolo di difensore non gli appartiene, perché le sue diplomatiche dichiarazioni sembrano sostenere più le ragioni del governo filo-atlantico serbo, piuttosto che lo Stato della Serbia. Ricordiamo infatti che questo grande analista ed esperto politologo, rappresenta in questa intervista la Balkan Trust for Democracy (BTD), fondazione creata nel 2003 dal German Marshall Fund degli Stati Uniti, dalla United States Agency for International Development (USAID), e dalla Charles Stewart Mott Foundation. Attualmente la fondazione riceve fonti anche dal Rockefeller Brothers Fund, dall'Ambasciata Reale Olandese a Belgrado, dal Ministro greco degli Affari Esteri, dal Swedish International Development Cooperation Agency (SIDA), dalla Tipping Point Foundation, dalla Compagnia di San Paolo del Vaticano, e dalla Robert Bosch Foundation. Gli interessi che Ivan Vejvoda deve difendere sono molto chiari, e rispecchiano così le volontà dei padroni della Fondazione balcanica per la democrazia. Con le sue parole "democratiche e diplomatiche" dimentica la storia della Serbia, mette in discussione la sovranità di uno Stato, e nega quella propaganda che gli analisti, i giornalisti e i politici hanno aiutato a creare. Eppure, il revisionismo della storia viene condannato dai Governi, perché mette in discussione l'esistenza dello Stato: così è stato deciso per la Storia degli ebrei e per la Seconda Guerra Mondiale. Oggi invece assistiamo al negazionismo della storia della Serbia, solo perché vi sono delle pressioni molto forti affinchè sia smembrato uno Stato così fortemente legato alla propria identità nazionale.

Come Ivan Vejvoda incontra i Fratelli Rokfeller, così Ismail Kadaré ha incontrato George Soros a Tirana: entrambi sono i falsari della letteratura, i padri della vecchia propaganda comunista, oggi al soldo dei nuovi padroni, come dei mercenari. I funzionari dei regimi del passato diventeranno gli intellettuali del futuro. Come dei cani, mordono la mano di chi ha dato loro da mangiare in passato, e parlando di democrazia, inventano nuova propaganda da gettare in pasto alla massa. Fino a poco tempo fa, i nostri politici e le organizzazioni ci hanno parlato del sogno europeo, della necessità di entrare nella Grande Europa. Oggi la Costituzione Europea è fallita, e tutti parlano invece di globalizzazione come strumento per lo sviluppo, per continuare ad ingannare gli Stati e inducendoli a fidarsi di loro. Ci chiediamo, dunque, come ha potuto la Repubblica, ascoltare questi personaggi, che con la loro propaganda hanno creato conflitti etnici e hanno alimentato gli odi tra le civiltà balcaniche. Se oggi continuiamo a parlare della "questione balcanica" è proprio grazie a queste persone, che sfruttano il malessere della popolazione per accreditarsi di nuovo sulla scena internazionale, e magari presentarsi come futuri leader dei partiti e dei movimenti che sorgeranno dopo le rivoluzioni.

28 novembre 2007

Notizie dai Balcani

Bulgaria e Macedonia dicono si all'AMBO

Il governo Macedone e Bulgaro approvano l'accordo legale che porterà sul territorio di Bulgaria e Macedonia i tracciati dell'oleodotto transbalcanico Burgas-Valona.

I rappresentanti dello Stato della Bulgaria e della Macedonia hanno sottoscritto l`accordo che definisce le condizioni di passaggio delle pipeline dell'oleodotto transbalcanico Burgas-Valona all'interno delle Regioni Geshevo e Deve Bair. Tale accordo rientra in uno dei più importanti e ambiziosi progetti dei Balcani, ossia il famoso Corridoio VIII, destinato ad accogliere la pipeline della compagnia americana AMBO (Albania, Macedonia, Bulgaria Oil Company).

Disinformazione e giudici corrotti: torna il Kuwait Gate


Torna a far discutere il controverso caso Ferrayé che ha svelato il vero volto del Kuwait Gate, e dello scandalo Oil For Food, direttamente legato a quello definito come caso Clearstream. Marc-Etienne Burdet, uno dei protagonisti dell'Affaire Ferrayé, è stato rilasciato dal Tribunale Federale svizzero, lo scorso 2 novembre dopo 56 giorni di sciopero della fame, per protestare della sua ingiusta detenzione. L'accusa a capo di Burdet è di "calunnia qualificata" avendo accusato i giudici svizzeri chiamati a seguire il processo di Joseph Ferrayé, di "massoneria e mafia" per rispondere alle pressioni e ai reiterati abusi di potere per nascondere i propri crimini di corruzione e favoreggiamento.
Marc-Etienne Burdet, stretto collega di Joseph Ferrayé con il quale ha condiviso la tragica avventura del Kuwait Gate, deve rispondere delle accuse di attentato all'onore depositate dal notaio ginevrino Pierre Mottu, dinanzi ad un tribunale che è in grave conflitto di interesse, essendo esso stesso implicato nel processo Ferrayé. Senza un ragionevole motivo è stato arrestato con un atto arbitrario e con un palese abuso di potere, privandolo della propria libertà per oltre 22 mesi, una pena che terminerà solo l'11 maggio del 2009. Il giudizio che ha portato all'arresto è stato condotto in maniera illegale, poiché effettuato in tempi brevissimi, "di chiamata al Popolo", attraverso la semplice nomina del difensore di Burdet , senza dare la possibilità di preparare la difesa, in violazione della Convenzione europea dei Diritti dell'uomo e delle Costituzioni Federali e Cantonali. Al momento si tratta di uno stato di libertà provvisoria, in attesa che il Tribunale Federale esamini il ricorso presentato da Marc-Etienne Burdet contro una detenzione in palese violazione della Convenzione europea dei Diritti dell'uomo (CEDH) .

Ci si chiede ora perché un tribunale ha reagito così, proprio durante il processo di Ferrayé che aveva denunciato la truffa di cui è stato vittima. Perché questo "tribunale" ha mentito? Per rispondere a tale domanda occorre fare un breve passo indietro e ricordare qual è stato il ruolo della giustizia svizzera all'interno del Caso Ferrayé.
Dopo l’incendio dei pozzi del Kuwait, nel 1991 Joseph FERRAYE progetta due sistemi rivoluzionari di estinzione per asfissia del fuoco e di blocco del petrolio: questi due sistemi erano la chiave di un piano premeditato, elaborato mesi prima dell'invasione del Kuwait da parte delle truppe di Saddam, al fine di estinguere gli incendi e recuperare senza sprechi l'oro nero. Tuttavia, le lobbies petrolifere, in collusione con i governi degli Stati direttamente coinvolti nelle operazioni militari, si appropriano dei brevetti, estromettendo Ferrayé, nonché dei fondi stanziati dal Governo del Kuwait per il recupero del petrolio. Parliamo di oltre 34 miliardi di dollari, che i principi del Kuwait hanno pagato mediante il petrolio irakeno, che sono stati deviati e occultati attraverso un sistema piramidale costituito da Banche, stanza di clearing e paradisi fiscale, che porterà così alla completa scomparsa dei fondi dal circuito bancario. In tale contesto si innesta non a caso il progetto dell'ONU “Petrolio Contro Cibo” come mezzo di riciclaggio dei petrodollari. L’operazione viene portata a termine grazie a due avvocati di Ginevra, Marc Bonnat e Warluzel, e un notaio, Sirven che per il gran servigio prestato allo Stato gli è valso la nomina da parte di Chirac di cavaliere della Legione di onore in qualità di dirigente della ELF, mediante la quale, infatti, una grande parte dei fondi è stata occultata. Joseph Ferrayè e i suoi colleghi si trovano dunque costretti ad attaccare i propri truffatori per difendersi dalle pressioni provenienti da diverse entità, denunciando apertamente la truffa di cui sono stati vittima

Marc-Etienne Burdet così ha denunciato alcuni giudici del Cantone di Vaud per truffa e complicità di truffa con i personaggi indicati direttamente dalle prove presentante. Per mettere così a tacere le accuse contro il notaio ginevrino Pierre Mottu, autore di atti notarili falsi e dissimulati al fine di commettere il furto ddi royalties e di brevetti, il Tribunale di Montnemon à Losanna ha deciso di arrestarlo "per impedire l'imputato di nuocere all'interesse pubblico" . Questa dunque la risposta di un tribunale dello Stato della Svizzera, nei confronti di un cittadino che denuncia la corruzione di giudici e di notai che commettono gravi crimini finanziari e giudiziari.
Ai danni di Ferrayé sono state poste in essere una serie di operazioni volte a prendere il controllo dei brevetti utilizzati per l'estinzione dei pozzi del Kuwait, e deviare così le royalties sui Brevetti. Pierre Mottu ha redatto delle decine di convenzioni e ha contribuito a mettere in piedi 5 società per deviare i miliardi che ritornavano a Joseph Ferrayé, ma i giudici svizzeri affermano che "il notaio Mottu non era responsabile degli atti commessi, in quanto eseguiva semplicemente le direttive dei suoi soci". Marc-Etienne Budet tuttavia sottolinea la grave complicità dei giudici con il notaio Mottu, e probabilmente con gli atti e le operazioni che aveva portato a termine, ricordando che l'ultima seduta del processo in seguito al quale è stato tratto in arresto, era giunta una testimonianza del socio di Pierre Mottu, il Notaio parigino Eric de l'Aja St-Hilaire, il quale dichiara che "era stato deciso di ricorrere ad un notaio in Svizzera, per il semplice motivo per cui si era scoperto che importanti somme destinate a Ferrayé erano stati versati su dei conti bancari in Europa e particolarmente in Svizzera". Stranamente lo stesso notaio ha elaborato "su ordine dei soci" uno stratagemma così complicato di convenzioni e atti che sono così a sottrarre i fondi di Ferrayé.
La truffa del Kuwait Gate, come confermato dallo stesso Marc-Etienne Burdet, ha messo in evidenza come circa 13'000 società registrate, nonché la nostra economia, sono oggi sotto il controllo di un'organizzazione criminale che rappresenta una vera macchina di riciclaggio e occultamento di denaro. Possiamo chiamarla "globalizzazione", "frode" o "corruzione", ma in realtà è il crimine invisibile costruito con le armi stesse delle leggi, con gli strumenti della democrazia e i rappresentanti del popolo. L'approvvigionamento energetico della nostra economia, le materie prime, la grande distribuzione, l'industria e la scienza, sono sotto il controllo di un'entità criminale invisibile, che ha incatenato il sistema giudiziario, la politica e i media.

27 novembre 2007

Lo Stato Brasiliano ringrazia la Etleboro

La Etleboro ha ricevuto la lettera ufficiale di ringraziamento da parte del Tesouro Nacional del Brasile, per aver contribuito all'indagine sulla truffa dei collaterali che coinvolgevano Buoni del Tesoro brasiliano. Rappresenta una vera vittoria della Tela che ha portato alla luce un'operazione volta a riempire le casse di società e imprese con titoli inesistenti per poi sabotare la stabilità finanziaria del mercato finanziari brasiliano. Una truffa ai danni di risparmiatori e investitori pianificata e programmata da grandi banche di investimento, che invece nasconde il crimine invisibile contro gli Stati. Molti stanno prendendo coscienza di cosa sia il crimine invisibile, come tanti sono le persone che si stanno rivolgendo a noi dopo esserse stati truffati da fantomatici brokers e intermediari finanziari.
Pubblichiamo di seguito la lettera inviataci dalla Segreteria del Tesoro Nazionale del Brasile.


Notizie dai Balcani

Bosnia : non toccate la Republika Srpska

Il Premier della Republika Srpska Milorad Dodik difende lo status dei serbi di Bosnia, minacciato dalla propaganda che individua nella RS un pericolo per la Federazione Bosniaca. Dodik inoltre ricorda come la crisi della Bosnia Erzegovina è l'epilogo di uno stato patologico che si trascinava da più di un anno, ed è stata aggravata ancora di più dalle incoscienti dichiarazioni dell'Alto Rappresentante Miroslav Lajcak.

Rispondendo alle polemiche sollevate contro la Republika Srpska in occasione della crisi governativa della Bosnia Erzegovina, Milorad Dodik afferma che ogni volta qual volta si mette in discussione l'esistenza della RS si crea un caso di minacce contro lo Stato bosniaco. "Se qualcuno per caso avrà intenzione di cancellare la Republika Srpska, noi daremo la nostra risposta, dichiara Milorad Dodik, perchè il popolo della RS ha il potere di decidere cosa sarà all'interno dello Stato bosniaco". Risponde così alle intimidazioni provenienti da Sarajevo, chiedendo di non creare una condizione in cui il governo della Srpska "dovrà mettere questa questione all'interno dell'ordine del giorno".

La stupida informazione atlantica


Pensavamo che con tutti questi Pc, con tutti questi scienziati, le pillole miracolose, e i missili all'uranio impoverito, vi fosse più intelligenza nella democrazia occidentale. Invece, è triste ammetterlo, ma abbiamo dinanzi a noi un disastro alquanto misero e patetico. La propaganda occidentale ha ora cominciato ad attaccare la Russia e la Serbia, come sempre in maniera ridicola e penosa, in quanto i media sono convinti che dietro Putin si nasconda la causa delle rivolte e delle sommosse che oggi stanno martoriando molti Stati europei e dell'Asia Centrale. I nostri giornalisti sono riusciti, in poco tempo, a trovare la mente che si nasconde dietro sabotaggi e morti, quando per anni non hanno dato un colpevole alla strage di Piazza Fontana, di Ustica e di altri grandi misteri italiani, insabbiati dagli inquirenti e dai politici. Oggi siamo all'assurdo, perché pretendono di passare dalla parte dell'accusatore e di fare scuola di geopolitica o di complotti internazionali.
In realtà oggi assistiamo al grande fallimento degli Organismi Internazionali, come l'ONU e l'OCSE, il grande carrozzone di ubriaconi e cocainomani, organi composti solo da ricattabili e da manipolatori, il cui unico ruolo è quello di far scoppiare scandali per tenere in scacco interi governi, per poi servire i loro padroni perché non sono altri che dei piccoli schiavi. E quale sarebbe secondo voi la legittimazione dell'OCSE che conferisce a tale organo il potere di andare in Russia per vigilare sulla regolarità delle elezioni? Chi ha dato loro l'autorità di interferire e controllare le votazioni legittimate invece dal popolo sovrano alla base di uno Stato? La stampa schiava dei padroni, sguinzaglia i suoi giornalisti, miseri esseri umani costretti ad accettare questo tipo di prostituzione per pagare il leasing della Mercedes e il mutui. Non si fa altro che assecondare quel sistema di sabotaggio degli Stati voluto dalle lobbies petrolifere e bancarie, pronte ora a sbarcare il lunario con la conquista dei restanti Stati dell'Est Europeo, ancora legati alla loro base ideologica del socialismo.
Non ci rendiamo invece conto che oggi i governi occidentali sono l'anello debole della catena, e, per non affondare cercano di arrampicarsi negli strati più deboli delle società, per fomentare conflitti e guerre. Così mandiamo i nostri militari a morire in nome del dio denaro e del dio petrolio, chiamandoli eroi, proprio come i guerriglieri islamici lottano per loro terra e vengono definiti invece dei Santi. I nostri vergognosi politici elemosinano qualche barile di petrolio, fomentando l'Indipendenza del Kosovo, senza sapere invece che così facendo si porterà la guerra in casa propria: migliaia di focolari secessionisti si alzeranno per scatenare il caos e la completa disgregazione del tessuto sociale.

Gruppi estremisti di sinistra e di destra, nonché frange di extracomunitari si uniranno in nome della dissidenza, per mettere a ferro e fuoco le nostre città, e di questo saranno responsabili soprattutto i nostri politici. Guardate cosa è accaduto a Roma in seguito all'uccisione di un ragazzo da parte della polizia, e cosa è accaduto in Francia con la morte di due ragazzi immigrati coinvolti in un incidente automobilistico con le forze dell'ordine. Le periferie sono andate distrutte, le caserme sono state assaltate, e le procure parlano di tentativi volti a compromettere la stabilità sociale, o ancora di "colpo di Stato". Ma ciò che ci ha trascinato in questo stato di caos e disperazione non è stata Al qaida, il terrorismo, o gli immigrati clandestini, ma l'iperinflazione che minaccia la nostra sussistenza. Teniamo inoltre presente che se sale il prezzo del petrolio, è perché è in atto una forte speculazione soprattutto da parte degli Stati Uniti che incassano miliardi di dollari sin dal momento dell'acquisto dei barili suo mercato del greggio. Non a caso, i terroristi piazzano le loro bombe sempre in modo tale da far andare in favore dell'America e delle sue lobbies, proprio come quelle dell'Italicus negli anni di piombo. Non dimentichiamo infatti che l'unico Paese ad aver buttato la bomba atomica su civili inermi è stata l'America, a cui abbiamo dato il potere di decidere del destino di ogni singolo Stato del pianeta. La storia si è ripetuta, proprio come quando gli americani vennero in Italia come liberatori e fucilarono i soldati italiani chiamandoli SPIE.
La vostra forza lavoro è il Totocalcio, il superenalotto, il vostro unico braccio armato sono i giornali che nessuno legge più, perchè vomitano ogni giorno notizie senza informazioni. Oggi lo Stato non esiste più, abbiamo Carabinieri che sono i guardaspalle del castello, che non hanno più una identità. Mentre i nostri agenti del servizio segreto restano chiusi in quelle stanze ammuffite, a ricordare le loro storie con le donne, fomentando odi tra colleghi, aggrappati alle sedie. Sono passati i bei tempi quando i servizi segreti avevano giovani ragazzi innocenti che, con la voglia di fare qualcosa nel loro paese, venivano occupati a piazzare bombe in giro, in nome e per conto della "patria". Quella dei servizi è ormai una ditta in fallimento, con tutti i suoi archivi, la sua carta straccia utile solo per ricattare parlamentari. Il loro potere investigativo si limita a trovare nelle carceri qualche criminale pronto a pentirsi, mentre continuano a vendere visti per chiudere un occhio sulla droga che passa nelle dogane, e magari, se il Console non accetta, pagheranno qualche giornalista, pronto a prostituirsi per far apparire sul giornale qualche articolo.
Oggi "gli Atlantici" sono proprio questi personaggi, questo popolo degli inutili, che popolano i corridoi della Nato e dell'Onu, mentre le fila del potere sono rette da entità che nessuno conosce, e che decidono politiche, guerriglie, e fusioni societarie. Questo sta a significare che tutti i nostri soldati dislocati in ogni parte del mondo non operano per la pace, non sono lì a combattere per il bene del paese, ma semplicemente perché sono ben pagati, come veri e propri mercenari, per salvaguardare gli accordi delle grandi società. È ora dunque di finirla con la storia delle missioni di pace e della libertà, perché siamo noi i primi terroristi, i primi fanatici guerriglieri che hanno dimenticano la dignità umana.
I grandi osservatore dell'OCSE, i rappresentanti della civiltà evoluta occidentale sono personaggi come Silvio Berlusconi, che, per accreditarsi dinanzi ai suoi elettori, è arrivato a mostrare le gambe di Michela Brambilla. Abbiamo creato i "partiti democratici" per far contenti i vecchi nostalgici e per scremare ancora di più i malumori e le opposizioni nei confronti del governo, mentre si parla di politica solo sui palcoscenici dei comici, tra le barzellette e la beata ingenuità del "buon Di Pietro". Forse la politica è finita proprio quando l'uomo più potente del mondo, seduto nella sua blindata sala ovale, ha dovuto "calare le braghe" dinanzi ad un donna. Per coprire lo scandalo, si decide per la guerra lampo in Iraq per fermare il regime di Saddam Hussein che "nascondeva armi di distruzione di massa", che non sono mai state trovate. Oggi mentre gli ispettori dell'Onu cercano ancora i campi di concentramento e le tombe di Srebrenica, il presidente Dick Cheney fa degli "omissions" sul dossier delle Torri Gemelle, perché è troppo difficile da spiegare alla gente perché non si trova più l'areo che crollò sul Pentagono.
Non resta dunque da ammettere che siamo alla frutta, è finita un'epoca e ora inizierà quella del cialtrone, "che difende la patria con i rolex".

26 novembre 2007

Notizie dai Balcani

Nessun vincitore per la Croazia

A poco tempo dalla chiusura dei seggi per le elezioni generali in Croazia, giungono i primi "controversi" risultati che evidenziano uno scarto di soli tre seggi fra il partito dell'Unione democratica croata (Hdz), e il partito socialdemocratico (Sdp), e che consentano ai leader di entrambi gli schieramenti di proclamare vittoria.

Dopo una combattuta battaglia elettorale, la Croazia è pronta a proclamare il nuovo governo, senza poche contraddizioni e polemiche, che ormai accompagnano tutte le elezione politiche di questi ultimi anni. Entrambi i leader dei partiti in vantaggio si sono proclamati vincitori dinanzi ai propri elettori, in attesa che arrivi solo la conferma da parte del Presidente croato Stjepan Mesic. Il Premier uscente, Ivo Sanader, leader del partito democratico croato dell'Hdz, afferma di aver " parlato con il presidente Mesic che è pronto a conferire all'HDZ il mandato per formare il nuovo governo". Allo stesso modo replica il leader del partito socialdemocratico dell'Spd Zoran Milanovic, affermando che "il Presidente ha assicurato che darà il mandato a chi dimostrerà di aver i numeri per governare".

Quanti segreti ha Google Earth?


Google Earth è una tecnologia molto affascinante, che ha aperto nuovi scenari della esplorazione e del web, e si appresta a divenire uno degli strumenti di base per lo sviluppo di progetti legati al supercomputing, il sistema di ricerca del più grande indice di informazioni e video.
Sono quasi sconfinate le sue potenzialità di sviluppo, ma rappresenta anche un pericoloso strumento di sabotaggio e di criminalità, fornendo fotografie satellitari e cartine di ogni parte del mondo. Il suo utilizzo per scopi poco leciti è sempre più diffuso, soprattutto tra le organizzazioni criminali che usano Google Maps per tracciare i propri traffici, i luoghi di consegna e di deposito, per segnalare gli obiettivi delle prossime azioni, nonché per sviluppare prostituzione e rapine. Le cartine e le mappe di Google stanno pian piano diventando delle vere e proprie immagini "steganografiche" attraverso le quali inviare messaggi cifrati, e disegnare i percorsi dei loro affari, dei traffici di droga e di sfruttamento dell'immigrazione e della prostituzione. Questo fenomeno è sempre più in espansione, non esistendo alcun tipo di controllo sui personaggi e sulle organizzazioni che utilizzano il servizio, né sullo scopo delle loro azioni. Se si pensa alla pericolosità di operazioni pianificate mediante una cartina virtuale, diventerebbero d'un tratto ridicoli i tentativi della polizia di arrestare i criminali sfogliando il suo hard disk. Basti considerare che, al momento, esistono 40 punti di prostituzione nella città di Milano, attraverso dei veri e propri negozi segnalati su Google Heart. Tutto questo è possibile perché quello che sta costruendo Google è un mondo che non segue le leggi stabilite dagli Stati perché non ha confini tangibili e né può essere definito uno spazio "internazionale", essendo al di sopra di qualsiasi tipo di Istituzione sovranazionale e nazionale.
Il crimine commesso da Google diventa ancora più invisibile e subdolo se si pensa alla manipolazione delle immagini che viene effettuata, mediante l'oscuramento o la visualizzazione di particolare zone che rappresentano per gli Stati, delle "aree sensibili". Sono sempre più frequenti gli episodi delle proteste provenienti dai governi nazionali contro Google Earth, che mette in chiaro le immagini di luoghi e progetti protetti da segreto, mettendo così in pericolo la loro "sicurezza nazionale". Molteplici sono state di recente le violazioni segnalate dal Governo cinese, che ha visto mettere in chiaro le immagini della costruzione di un sottomarino nucleare tenuto in segreto. Tale episodio è stato preceduto da differenti altri casi, in cui è stato scoperto in Google Earth ha pubblicazione delle immagini di una base militare segreta, nella regione di confini contesa da India e Cina, nel villaggio remoto di Huangyangtan. La Cina, ha così sollevato il dubbio che il Pentagono o il Governo degli Stati Uniti, stia al momento utilizzando Google Earth per sabotare lo Stato cinese, o solo per ricattarlo, mostrando così la pericolosità di uno strumento di grande impatto sulla massa. Nonostante infatti, molte delle immagini mostrate fossero già note, gli effetti sull'opinione pubblica si sono già prodotti, perché dimostra che un Governo non può difendere il proprio spazio aereo o i propri segreti, esistendo un'entità che è di gran lunga al di sopra di lui. Identica denuncia è giunta da Israele che ha dichiarato come Google Earth abbia messo in chiaro dei segreti militari esponendo ad un rischio di attentati delle infrastrutture militari, come il quartier generale del Ministero della Difesa israeliana a Tale Aviv, le basi dall'Aeronautica israeliana e del controverso reattore nucleare della città di Dimona, oltre ad alcuni centri definiti come basi segrete del Mossad.
Sorgono a questo punto dei dubbi sulle modalità in cui una società privata - come può essere Google - utilizzi delle informazioni che appartengono agli Stati nazionali, avendo l'assurdo potere di mettere in pericolo una nazionale semplicemente manipolando delle immagini. Allo stesso tempo, mette a disposizione le sue piattaforme di strutture criminali che tranquillamente organizzano e gestiscono i propri traffici, in maniera indisturbata. Questo significa che alcune entità stanno acquisendo uno straordinario potere, che pian piano consolideranno sempre più, fino a porre le regole di quello che noi tutti definiamo Nuovo Ordine Mondiale. Il mondo dell'informatica e le piattaforme sono ormai nel nostro futuro le autostrade per l' economia e lo sviluppo, mentre l'accesso della rete e degli strumenti è nelle mani di un ristrettissimo numero di persone, cosa che equivale a dire che il potere degli Stati Nazionali è di fatti scomparso. Se la rete è il "Regno dei Cieli", e se chi ne ha il controllo si "avvicina sempre più a Dio", allora vuol dire che ci sono delle entità che hanno su di noi un forte vantaggio, e stanno creando un abisso che ci separa da tale dimensione. Gli scenari diventano sempre più preoccupanti se di pensa l'attuale evoluzione dei progetti di Google e della Nasa, che avrà come scopo quello di sviluppare il cd. "supercomputing", ossia un sistema di informazioni che conterrà immagini e dati della Terra e dei pianeti più prossimi appartenenti al sistema solare. Verrà creata una base di dati di dimensioni spaventosa, che sarà messa nelle mani del Governo statunitense e delle lobbies di Google, la cui pericolosità potenziale è paragonabile ad una bomba atomica. Il nuovo ordine mondiale è dunque sempre più vicino, e utilizzerà le armi subdole e nascoste della cybernetica, impossessandosi dei dati e delle informazioni per usarli poi come arma a doppio taglio nei rapporti politici o economici.

23 novembre 2007

Crisi subprimes : il cavallo di troia della monetica


Sono trascorsi diversi mesi dallo scoppio della crisi eclatante dei mutui subprimes, e molte sono state le previsioni dell'imminente crollo del sistema finanziario, che dovrebbe trascinare nel baratro della recessione gli Stati Uniti nonché l'Europa. Ogni giorno le borse continuano a "bruciare" bilioni di dollari di capitalizzazione, le monete si svalutano e le società falliscono, ma il sistema nel suo insieme regge perfettamente il colpo e dinanzi ai nostri occhi si trasforma senza che nessuno se ne accorga.

La crisi dei mutui subprimes, con il suo grande impatto mediatico, ha portato alla luce tutto il marcio che covava nel mondo finanziario, cosicchè tutti i giornali di ogni parte del mondo parlano da mesi del "fallimento del sistema bancario e dei controllori". Ma quando una banca come la Nortern Rock fallisce lasciando che tutti vedano la famosa corsa agli sportelli e il panico dell'insolvenza, e quando la Banca di Londra si piega a garantire la solvenza della Banca e si scusa per non aver vigilato sui risparmiatori inglesi, allora c'è qualcosa che non torna. Per placare la paura di investitori e risparmiatori e tamponare il buco nero delle migliaia di miliardi di dollari scomparsi senza una chiara e valida spiegazione, le Banche Centrali hanno stabilito, di comune accordo, di creare dei fondi di garanzia per il rischio subprimes e il rischio di insolvenza, al fine di impedire che la patologia del 1929 si abbattesse sull'economia degli Stati Occidentali. Così gli Stati, attraverso le loro Banche Centrali, hanno in un certo senso pagato amaramente la crisi liquidità innescata dalle truffe e dalle manipolazioni dei fondi di investimento e delle Banche d'Affari, mettendo in discussione la propria autorevolezza e la propria credibilità. Ciò che è crollato non è stato certo il sistema creditizio o bancario - che al contrario si è rafforzato in ragione dell'aumento dei costi di gestione - ma quello dei controlli e della vigilanza, che viene regolamentato dalle leggi nazionali e attribuito alle Banche Centrali, in qualità di alte Istituzioni. Così le Banche centrali sono state trascinate nel baratro della crisi finanziaria, e sono fallite su tutti i fronti: persino la grande Federal Reserve e la Banca di Inghilterra si sono rivelate inefficienti e sistematicamente in ritardo sugli eventi, non essendo riuscite a prevenire in alcun mondo il collasso del sistema interbancario, nonchè la diffusione delle informazioni al fine di tamponare l'emorragia finanziaria.

La crisi dei subprimes è stata così il "cavallo di troia" che ha consentito di portare alla luce l'esistenza dei collaterali - i cdd. CDOs, collateralized debt obligations - ossia titoli di debito al portatore emessi senza alcuna garanzia reale e senza alcun valore fruttifero, con i quali tuttavia sono stati gonfiati gli assets di tutti gli istituti finanziari americani ed europei. Scambiati sul mercato finanziario regolamento e su quello parallelo, i collaterali sono stati il motore degli hedge-funds che con le operazioni di leva finanziaria, come il Leverage Buy-Out, o riscatto grazie alla leva finanziaria, o di Merger and Acquisition, o con le IPO e le scalate in borsa, hanno acquistato tutto ciò che era strategico ed importante da acquistare, per avere sotto di sé i principali operatori.I CDOs sono stati in questi ultimi anni l'arma più subdola ed efficace delle Banche d'investimento e degli Hedge funds, in quanto hanno permesso di portare a termine acquisizioni, fusioni, concentrazioni bancarie e consolidamenti, ossia una serie di operazioni di riorganizzazione societaria del sistema bancario e finanziario, per racchiuderlo nelle mani pochi operatori all'interno di una piramide a stretto controllo.
Ora che il vaso di pandora è stato aperto, occorre però richiuderlo e riportare, sulla scia di un nuovo ordine mondiale, il normale corso degli eventi. Tutto questo ci ha fatto capire che le Banche Centrali e le Istituzioni di governo sono soggetti inaffidabili, a cui non più possibile affidare il controllo di meccanismi complessi e virtuali come quelli finanziari. La loro credibilità è stata calpestata, così come è stato screditato l'intero sistema fondato su una gerarchia stabilita dalla legge degli Stati e che vede i circuiti finanziari concentrati in un'entità centrale, come può essere la Borsa, coordinata poi da enti di controllo e di vigilanza. Il sistema va cambiato: lo chiedono i consumatori, gli investitori e le banche.

Come confermato dal Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, in occasione del suo intervento presso il Centro di Studi Finanziari di Francoforte, "l'integrazione finanziaria ed internazionale è aumentata" e, sulla spinta dalla deregolamentazione e dell'innovazione, sorgono "nuove opportunità e nuovi rischi", che hanno portato al "consolidamento di un modello nuovo di intermediazione" che nasce sulle ceneri di quello detto dall'emittente al distributore. Il questi ultimi anni le operazioni bancarie transfrontaliere sono aumentare tra il 20 e 25 percento, sino a concentrare in un breve lasso di tempo, 30 grandi fusioni con almeno 100 miliardi di euro in beni. Dopo la concentrazione, è intervenuta l'innovazione finanziaria che ha permesso di rendere sempre più efficienti i circuiti delle transazioni e degli scambi finanziari, spingendo le Banche ad aumentare sempre di più l'investimento nelle infrastrutture telematiche per la costruzione di piattaforme sovranazionali. Tali investimenti ora necessitano di una nuova rete, di una nuova autostrada, tale che il vecchio sistema della negoziazione che si serve di "distributori" va cambiato, occorrono invece dei grandi operatori che sostituiscano allo stesso tempo gli organi di vigilanza, le Banche Centrali e gli intermediari. "La deregolamentazione ha promosso la competizione rimuovendo barriere legali e promuovendo il consolidamento - riporta l'intervento di Draghi - tale che i grandi conglomerati finanziari sono emersi", sono diventati globali, e ora occorre "una maggiore armonizzazione della contabilità e direttive". Ecco che Draghi preannuncia che le fusioni avranno sempre più uno scenario internazionale, in quanto lo stesso mercato nazionale non avrà più senso di esistere: verranno tracciati nuovi confini, che saranno virtuali e invisibili. Parole queste che preannunciano l'era della Borsa mondiale, intesa come unico sistema all'interno del quale si diramano le singole borse valori, che saranno gestite da Banche e Fondi di investimento, che fungeranno da authority e da intermediari delle transazioni. La creazione di Euronext, come consorzio tra le maggiori Borse europee, è stato il primo segnale di questo progetto di globalizzazione dei mercati finanziari, e l'evolversi degli eventi condurrà alla moltiplicazione degli operatori alternativi. A decidere il cambiamento del sistema è innanziatutto la direttiva Mifid che abolisce l'obbligo di concentrazione nei mercati regolamentati, dando ai privati il potere di creare "una borsa valori di proprietà" in cui saranno negoziati ogni tipo di titolo, e le autorità nazionali saranno a tutti gli effetti sostituite da entità private affiancate dalle associazioni di consumatori.
Accanto alla globalizzazione delle Borse, vi sarà l'adeguamento dei sistemi di pagamento che utilizzano esclusivamente il canale interbancario telematico, con nuovi strumenti finanziari: bonifici SEPA, addebiti preautorizzati SEPA, pagamenti SEPA con carta. Questi saranno accessibili in tutta l'area dell'euro, mediante un solo conto bancario, dal quale disporre bonifici e addebiti preautorizzati in euro in qualsiasi luogo dell’area: in un'ottica di lungo termine tali strumenti di pagamento verranno utilizzati soltanto in forma elettronica, con fatturazione elettronica, l'invio delle istruzioni di pagamento tramite telefono cellulare o Internet.
L'intero sistema sarà incentrato totalmente sulla moneta elettronica, al punto che mira a far scomparire le transazioni cash, le piattaforme come Euronext, Nasdaq, NYSE, diverranno le nostre Banche Centrali, controllando al loro interno gli scambi di titoli, di moneta, di derivati, nonché la contrattazione di finanziamenti e di investimenti: il mercato finanziario si fonderà perfettamente con quello bancario, tale che non sarà pià possibile distinguerli.
Il Mifid e la SEPA saranno le nostre nuove "bibbie" , le direttive e le leggi che tutti dovranno conoscere, essendo il prontuario del nuovo sistema che si sta aprendo ai nostri occhi. La moneta diventerà monetica, gli scambi saranno transazioni, i trasferimenti dei processi telematici, i confini saranno tracciati dagli utenti che aderiranno alla piattaforma. Ecco che il vaso di pandora si chiude, portando via con sé tutti i mali della crisi del credito, della liquidità dei collaterali, la corsa agli sportelli e il fallimento delle Banche, gli scenari apocalittici e il panico della recessione. Tutto questo ben presto scomparirà, e il sistema verrà cambiato senza che nessuno riesca a capire come è stato possibile tutto questo, sotto gli occhi dei Governi e delle Istituzioni. I tecnicismi e la complessità del mondo in cui entriamo a far parte non ci permetterà di capire fino in fondo i veri rischi o le opportunità del nuovo mondo della Monetica, ma tutti si renderanno conto di essere rinchiusi e usurati da qualcosa di invisibile.

22 novembre 2007

Notizie dai Balcani

Russia: l’indipendenza del Kosovo non è un dato di fatto

I colloqui sul futuro del Kosovo continuano ma gli occupanti albanesi pretendono l’indipendenza, nonostante le aperture dei rappresentanti di Belgrado. Soltanto la Russia in seno alla Troika mantiene una posizione decisa di opposizione assoluta agli ultimatum di Washington e dei suoi alleati.

Il portavoce del ministro degli Esteri russo, Mikhail Kamynin, ha ribadito che se il Kosovo dichiarasse l’indipendenza questa provocherebbe una nuova escalation militare nei Balcani. Le dichiarazioni del portavoce sono state rilasciate nel corso di un’intervista in previsione di una visita a Mosca del ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, per incontrare la controparte russa, Sergei Lavrov, e discutere di alcuni temi di politica internazionale tra cui il futuro status del Kosovo.

21 novembre 2007

Il gigante russo che spaventa l'Europa


Il Governo russo annuncia che sarà pronto a vendere petrolio greggio a fronte di rubli, entro i prossimi cinque anni, termine stabilito dal Ministro delle Finanze Alexei Kudrin come momento in cui l'economia russa sarà in grado di garantire la stabilità della moneta, del commercio estero e della crescita interna. Tale obiettivo è stato stabilito ormai da tempo dalla Russia che vuole proporsi come punto di riferimento nel mercato petrolifero, dinanzi all'indebolimento della valuta americana, individuato come una delle cause principali dell'aumento esponenziale del prezzo del petrolio. Il rublo, secondo lo stesso governo russo, si è dimostrato nel medio e lungo periodo una moneta stabile, resistendo senza molte difficoltà alle forti oscillazioni sui mercati internazionali valutari e finanziari.
Dunque, il raggiungimento di un equilibrio economico del mercato russo, e così l'affermazione del rublo come moneta forte e pregiata, rappresenta una delle tappe fondamentali nel progetto di costruzione di una borsa del petrolio e di materie prime come polo di riferimento dell'Asia Centrale, nonché di un progressivo ravvicinamento del mercato russo a quello occidentale. Per prepararsi a tale futuro scenario la Russia ha già iniziato a stringere importanti collaborazioni con le società di gestione delle borse occidentali, che dovranno portare alla costruzione dell'infrastruttura telematica ed informatica del mercato borsistico, oltre che quello interbancario. Nel cantiere delle grandi banche russe vi è la realizzazione dei sistemi di clearing, le cosiddette stanze di compensazione, e così l'intera rete che farà da infrastruttura portante per la modernizzazione dell'intero mercato finanziario e valutario della Russia. Rappresenta questa un'importante frontiera da raggiungere, per arrivare così a conquistare non più territori ma mercati, non nazioni ma società e banche utilizzando gli stessi meccanismi invisibili utilizzati dagli operatori occidentali.
Basti pensare al recente annuncio che la Merrill Lynch, società finanziaria e di consulenza nel settore delle infrastrutture telematiche borsistiche, ha acquistato il 10% del Trust Banking Group russo. Tale operazione dimostra essenzialmente due fatti molto importanti, ossia che il mercato russo è divenuto ormai un'emergente meta di investimenti, e che gli operatori occidentali cercano nella Russia un sostegno dopo aver subito pesanti perdite in seguito alla speculazione dei subprime e dei collaterali. Secondo quanto trasmesso dall'Agenzia russa Interfax, Merrill Lynch ha ottenuto la licenza per operare all'interno del mercato russo come intermediario nonché come investitore finanziario, prestando così a Banche e società russe il suo servizio in qualità di consulente e di operatore dei mercati borsisti internazionali, con il progetto di lungo termine di proporsi come secondo operatore americano in Russia, dopo la Morgan Stanley.

Le interessanti prospettive di sviluppo, che potranno così salvare i grandi gruppi di investimento , sono state in un certo modo intraviste da molti osservatori europei, che stanno ora monitorando l'evoluzione non solo politica, ma anche economica dell'Europa in vista della crisi energetica e inflazionista. Infatti, l'allargamento della Comunità Europea ai nuovi Paesi si è rivelata una strategia di lungo termine poco efficace sulla crescita del blocco occidentale. Se da una parte l'adesione di nuove economie alla Comunità Europea ha consentito di ampliare il potere d'acquisto all'interno dello stesso mercato unico, dall'altra ha portato con sé gravi problemi di adattamento oltre che un impatto negativo sugli altri Stati. Paesi come Romania, Bulgaria e Polonia si sono rivelati incapaci di sopportare il costo della vita occidentale, in quanto costituiscono dei mercati poveri, con un basso potere di acquisto e una grande massa di lavoratori disoccupati pronti così ad invadere le economie più ricche. La vera grande alternativa e la soluzione finale per rendere la Comunità Europea indipendente - e forte al punto tale da poter gareggiare con Paesi come Stati Uniti, Cina, India e Giappone - potrebbe essere proprio l'ingresso della Russia. Ha un'economia forte, ricca, con un sistema bancario molto efficiente e ben organizzato; basti pensare al salto di qualità che la Gazprombank ha fatto negli ultimi anni, consolidando i suoi assets bancari in maniera tale da consentirgli di tentare una scalata verso i più grandi gruppi europei. Nessuno comprende come mai la Comunità Europea non si sia seriamente adoperata per accogliere la Russia, considerando che apporterebbe al mercato europeo circa 250.000.000 di nuovi consumatori, gran parte dei quali con un elevato reddito pro capite, oltre alla ricchezza delle materie prime, sfruttate solo al 30% del loro potenziale. La Russia presenta al momento un sistema amministrativo e politico depurato dalle influenze dei faccendieri degli anni novanta, che si sono arricchiti in maniera esorbitante, svendendo ai poteri forti una grande fetta di tesoro russo. Chiunque sia riuscito nel tempo ad entrare nel mercato russo si è arricchito : un dato questo che ha sensibilmente irritato e preoccupato le lobbies occidentali. La Russia infatti sta pian piano tornando agli antichi albori, con il vantaggio di aver rafforzato la sua struttura finanziaria, anche dal punto di vista infrastrutturale e amministrativo, conquistando così un posto di primo piano nel mondo. Per tale motivo, l'ingresso della Russia in Europa, per quando inevitabile, viene ritardata quanto più possibile dai gruppi di poteri che ora controllano la Commissione Europa. Oggi la Comunità Europea, nonostante abbia una delle monete più forti presenti sul mercato monetario, non ha alcun potere decisionale sui mercati Finanziari Internazionali, e non riesce a sostenere una seria politica di integrazione di una nazione come la Russia.
Non è da escludere, tuttavia, che l'attuale evoluzione delle trattative diplomatiche degli Stati per la stesura di un Trattato semplificato, e non più di una Costituzione, porterà all'ingresso di un numero sempre più elevato di Paesi. Molti dei nuovi candidati accetteranno di aderire all'Europa solo con condizioni sempre più flessibili, stringendo di volta in volta compromessi sempre diversi. In tutto questo può inserirsi la Russia, che, facendo confluire su di sé la dissidenza europea, potrebbe divenire l'ago della bilancia dei poteri, con un nuovo bipolarismo che andrà a riscrivere le cartine geografiche a livello virtuale. Il mercato europeo potrebbe essere da lei controllato sia in maniera diretta, accettando la ratifica del Trattato semplificato e posizionando i suoi uomini di fiducia all'interno della Commissione Europea, sia in maniera indiretta manipolando dall'esterno i Paesi che sono a lei vicina come la Serbia, l'Ucraina o la Bielorussia, e inserendo i rappresentanti delle sue società tra i componenti delle comitati di consultazione delle più alte Istituzioni Europee.

20 novembre 2007

Gli italiani colonizzatori in Albania


Mentre la politica italiana continua ad essere tormentata dal rilancio delle fazioni partitiche che si contendono la futura leadership, il Governo italiano tesse importanti relazioni soprattutto all'interno dei Balcani. Si attende infatti per il prossimo dicembre la visita di Prodi a Tirana per discutere i principali dettagli della cooperazione bilaterale tra Italia e Albania.

È stato proprio il premier albanese Sali Berisha, in occasione del Forum Mondiale per l'Energia tenutosi a Roma lo scorso 12 novembre, a ricordare che l'Italia è un importante partner nel settore energetico, avendo già da tempo concluso accordi per l'esportazione di energia e l'importazione di tecnologia italiana. Enel che dovrebbe costruire sulle coste albanesi una grande centrale elettrica a carbone, mentre Terna sta elaborando un progetto volto a collegare il sistema elettrico italiano a quello albanese attraverso il cavo sottomarino dell'Adriatico, infine la Camuzzi S.p.a. ha già preso contatti con il Governo albanese per la costruzione del primo impianto nucleare in Albania. Al momento le società italiane stanno curando due importanti progetti, rimasti all'oscuro dei media europei nonostante il loro grande impatto mediatico sulla popolazione albanese, nonché sull'economia dell'Italia. Stiamo parlando del progetto della Petrolifera, nel porto di Valona, volto a costruire un complesso di depositi di stoccaggio per il petrolio e un terminal per le petrolifere che attraversano l'Adriatico, e della discarica di Tirana, in località Sharra, ad opera di una Associazione Temporanea di Imprese (ATI), che sarà poi connessa ad un termovalorizzatore destinato a ricevere rifiuti dall'Italia.
Entrambi, come si può notare, vedono come protagoniste delle società italiane, e hanno come scopo quello di mettere in collegamento l'Italia e l'Albania, sia per il trasporto delle fonti energetiche, sia per la produzione di energia destinata all'esportazione. Inoltre, i progetti che al momento sono giunti nella loro fase di realizzazione, con il patrocinio del Governo di Prodi, sono stati ideati e programmati dalla squadra di Governo di Berlusconi, proprio com'è accaduto con gli accordi bilaterali conclusi con il Presidente Vladimir Putin. È evidente che l'apparente contrasto dei due leader italiani, non sono che la faccia della stessa medaglia, portando avanti gli interessi delle società italiane all'estero, camuffati da "politica estera" o "relazioni bilaterali" per la cooperazione degli Stati, calpestando così i diritti della popolazione locale. I cittadini albanesi, che da mesi subiscono il continuo sabotaggio del sistema energetico, viene costretto dal Governo di Berisha ad accettare le scelte delle lobbies occidentali, che sbarcano in Albania come dei veri conquistatori. Spiace ammetterlo, ma l'Italia sta assumendo in questa terra un ruolo che non gli appartiene, ossia quello del colonizzatore, che esporta "immondizia e rifiuti nucleari" per ottenere in cambio energia elettrica pulita, trasportata attraverso il canale sottomarino previsto nella realizzazione del Corridoio VIII.
Dopo aver respinto la proposta di indire un referendum popolare per il progetto della Petrolifera, gli studenti di Valona insorgono e, in occasione della riunione di discussione con popolazione, trattano "a pesci in faccia" i rappresentanti della società italo-romena.
Il mese scorso la Commissione Centrale per le elezioni (KQZ) ha respinto, con 5 voti pro e 3 voti contro, la richiesta presentata al Consiglio Comunale di Valona di svolgere un referendum popolare in relazione alla costruzione del complesso dei depositi di petrolio e del terminale delle navi petrolifere, progettato dall'azienda italo-romena “La Petrolifera”. La Commissione ha motivato la sua decisione affermando che "non esiste alcuna legittima motivazione che possa giustificare tale richiesta". Il problema della Petrolifera è emerso nella giornata di ieri, durante l'incontro tra i rappresentanti della Petrolifera e gli studenti di Valona, a cui è seguito un "increscioso incidente". Gli studenti dell' Università di Ismail Qemali si recano alla riunione portando con sé dei cartelloni che recitano "NO alla Petrolifera", e, durante il discorso del rappresentante della Petrolifera Gazmend Shalsi, hanno iniziato a lanciare uova e petrolio mostrando tutto il loro sdegno contro l'incursione della società italo-romena nel porto di Valona. Gli studenti hanno continuato a ripetere: "Uscite fuori, Valona è nostra, non vogliamo più incontri e nessuno può convincerci che Valona non è nostra", dato che "si è visto a cosa hanno portato questi incontri sino ad oggi". Tra le urla e proteste, uno degli studenti versa un contenitore con pesci morti e petrolio per versarlo sul viso di Gazmend Shalsi che nel frattempo sta spiegando in progetto da implementare. La situazione è oltremodo peggiorata quando, dopo che uno degli studenti ha versato del petrolio sul viso del rappresentante della Petrolifera, questi si è alzato nel tentativo di colpirlo. L'emergenza è poi rientrata quando Gazmed Shalsi ha lasciato la sala.

In maniera parallela e contemporanea, si è svolta a Sharra, nei pressi di Tirana, l'inaugurazione dei lavori per la costruzione dell'Impianto per lo stoccaggio di rifiuti urbani, nel piano del progetto di realizzazione di un termovalorizzatore, destinato a produrre energia elettrica. Tra le autorità presenti, il Ministro dei Lavori Pubblici, dei Trasporti e delle Telecomunicazioni Sokol Olldashi, il Ministro dell’Ambiente, Foreste e Regolamentazione del Territorio Lufter Xhuveli, l’Ambasciatore d’Italia in Albania, Saba d’Elia, Edi Shalsi in rappresentanza della Municipalità di Tirana, Flavio Lovisolo in rappresentanza dell’Ufficio per la Cooperazione Italiana allo Sviluppo. La messa in opera del progetto di "gestione dei rifiuti urbani di Tirana” mira a ridurre il rischio per la salute e l`ambiente, derivante da un'amministrazione inadeguata del sistema di accumulazione e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, e così migliorare la qualità di vita della popolazione. Tuttavia, rappresenta anche una delle prime misure volte a consentire al territorio albanese di ricevere la raccolta di ingenti quantità di rifiuti proveniente dall'Europa - e in particolar modo dall'Italia - che saranno poi bruciati all'interno di un termovalorizzatore.
Non stupiamoci dunque delle recenti scelte del Governo italiano volto a ravvicinare sempre più l'Italia all'Albania, su un doppio filo di cooperazione e sfruttamento reciproco, ai danni tuttavia della popolazione locale. Il filo-atlantico Berisha vuole fare dell'Albania una superpotenza energetica, tempestando le coste dell'Albania con centrali termoelettriche e nucleari, con impianti di stoccaggio di gas e petrolio, e costruendo rigassificatori e gasdotti, nell'illusione di entrare così nelle grazie della Comunità Europea e delle Nazioni Unite. Allo stesso tempo l'Italia ha bisogno della terra albanese per stabilire le basi logistiche delle proprie società, che avranno in Durazzo e in Valona dei trampolini di lancio verso i traffici di merci ed energia all'interno del Mediterraneo. Tali progetti, rappresentano ovviamente il risultato di una complessa politica diplomatica, che ha avuto inizio con il Governo di Berlusconi nel 2001 - una volta che la guerra balcanica fosse archiviata e gli antichi odi messi da parte - che ha stretto forti amicizie con Fatos Nano, che ha curato l'evolversi della situazione in tutti i suoi aspetti. È chiaro dunque che l'eterno contrasto tra centro-destra e centro-sinistra è solo una messinscena per alimentare la propaganda politica e nascondere la dura realtà che entrambi viaggiano sottobraccio, per concludere nei consigli di amministrazione delle multinazionali i loro successi personali, nel nome dell'interesse nazionale.

19 novembre 2007

Il furto della moneta pregiata


Il fallimento del progetto della Costituzione Europea ha rivelato la sua vera natura di programma destinato a raggruppare i Paesi Europei in un unico mercato per avere, non solo il controllo del patrimonio degli Stati, ma anche nuovi consumatori, nuovi utenti.
La politica estera ed economica europea non è riuscita ad incentivare lo sviluppo e la crescita dei Paesi Industrializzati, infliggendo spesso restrizioni o deregolamentazioni che hanno danneggiato l'economia degli Stati, e a maggior ragione, non riuscirà a creare delle "economie sostenibili" in quelli che sono oggi "paesi emergenti" o "in via di sviluppo" che sono entrati in Europa, o che si apprestano ora ad entrare. Si tratta di Paesi che, fino a pochi anni fa, venivano segregati all'interno dei propri territori con elevate barriere amministrative ed economiche, per impedire che merci o forza lavoro invadessero i "ricchi" mercati europei. Con il crollo delle frontiere, i nuovi Stati europei che si apprestano ad entrare in Europa, come la Romania, la Bulgaria, la Polonia, si sono trovati dinanzi a sé una nuova realtà socio-economica, quella della "società occidentale" così come la hanno costruita i poteri forti, dove il consumo e le speculazioni finanziarie sono divenuti il motore di sviluppo dell'economia. Hanno così dovuto affrontare nuovi problemi, nuovi bisogni, avendo perso quel controllo sul mercato interno che per anni hanno conservato. Quanto è accaduto con il popolo romeno in Italia è solo un segnale di un fenomeno ben più grave e diffuso in tutto il territorio europeo, in quanto ogni Governo deve affrontare il grave disagio dell'invasione del mercato del lavoro da parte di migliaia di persone, invisibili agli occhi della legge e dei diritti di cittadinanza. È chiaro che se consideriamo l'attuale situazione socio-economica dei nuovi Stati europei, ci accorgiamo che la politica di allargamento della Comunità Europea è stata un'operazione volta a far entrare nel mercato unico europeo nuovi operatori economici, nuovi potenziali consumatori, nuove terre di colonizzazione e di speculazione. Il risultato è stato che, ad entrare a far parte della Comunità Europea vi sono stati molti poveri e pochi ricchi.
L'apice di tale programma si raggiungerà quando entreranno a far parte della Comunità Europea i Paesi della Ex Jugoslavia, la cui creazione è stata "il capolavoro" delle lobbies occidentali. Nonostante gran parte dei suoi Stati siano totalmente impreparati, e spesso anche disinteressati ad entrare nella Comunità Europea, sono molteplici le pressioni di adeguamento alle norme dei Patti di Stabilizzazione e Associazione per intraprendere il cammino verso l'Europa. Il territorio dei Balcani è stato sempre molto ambito dalle Banche e dalle Multinazionali, che hanno pian piano acquistato le maggiori quote del patrimonio degli Stati, e in particolare delle miniere, delle società di energia e delle Banche. Tale tendenza è oggettivamente dimostrabile, considerando la presenza nel territorio dei Balcani delle più grandi Banche Internazionali e di importanti multinazionali, in particolare quelle di controllo del Gruppo Rothschild e di George Soros. La maggior parte delle Banche locali sono nei fatti controllate da Banche europee, che sono le vere padrone del mercato bancario e con manovre chiaramente poco ortodosse e trasparenti, tengono sotto scacco l'imprenditoria locale, mentre le Banche centrali sono completamente assenti, e non svolgono alcuna attività di controllo sulle altre banche".
Se un imprenditore presente nei Balcani esporta materie prime verso i mercati occidentali, riceve il proprio pagamento in euro, e la sua banca si accaparra valuta pregiata per trasformarla in moneta locale. In questo modo, le Banche in questi ultimi anni, hanno accumulato un'ingente quantità di valuta forte che viene poi messa a disposizione dei grandi fondi di speculazione e delle Banche di investimento per perfezionare l'acquisto di società e ricchezze degli Stati, mentre il piccolo imprenditore continua a lottare quotidianamente contro tassi di credito che sono di usura. Garantire così l'ingresso di nuovi Stati all'interno del mercato europeo, le lobbies bancarie raggiungono un duplice obiettivo: la raccolta di valuta pregiata necessaria al reinvestimento all'interno dei mercati finanziari occidentali, e lo sfruttamento delle risorse lavorative, che sono così obbligate a sopravvivere alimentando, con il loro lavoro, il sistema.
Se un imprenditore apre un conto corrente all'estero in euro, quando riceve moneta estera sul suo conto valuta, la banca fa un doppio cambio: trasforma automaticamente la moneta pregiata in moneta locale, e successivamente - solo nel caso in cui decidesse di ritirare la somma - di nuovo in moneta pregiata. Questa operazione dovrebbe essere vietata dalle regole bancarie internazionali contro le manovre speculative, che vanno a truffare i cittadini derubandoli della loro moneta. La riserva in euro non va violata da parte delle banche, perché permette alle imprese di utilizzarla come capitale per sviluppare il proprio capitale, per acquistare tecnologia, materie prime e servizi dall'Occidente senza dover effettuare un ulteriore "costosa" conversione. L'impresa, con tale operazione, subisce un vero e proprio danno, che va al di là del semplice tasso di cambio attuato, in quanto ogni imprenditore diventa schiavo della propria banca. Considerando che queste operazioni vengono fatte su migliaia di transazioni, e Banche attuano un vero e proprio "furto" della riserva in valuta estera degli Stati, che viene di solito utilizzata per controbilanciare la bilancia commerciale, consentendo così di pagare le importazioni e finanziare le esportazioni.
Gli organi internazionali di controllo dovrebbero prestare maggiore attenzione soprattutto alla prassi e alle condizioni bancarie pattuite, in quanto nascondono manovre ben più gravi come la progressiva accumulazione di moneta pregiata per realizzare delle speculazioni. Oggi non esiste infatti nei Balcani alcuna autorità investigativa o di garanzia che sorveglia sui contratti bancari, tale che le Banche possono tranquillamente occultare operazioni dall'impatti milionario con semplici clausole contrattuali. Alla richiesta inoltrata alle diverse autorità sovranazionali e Bosniache per portare all'attenzione dell'opinione pubblica le frodi commesse dal sistema bancario nei Balcani, riceviamo la risposta dell'Ufficio Europeo Anti-Frode (OLAF) , che fa parte della polizia europea per i crimini transnazionali. Chiediamo alla Olaf di spiegarci infatti perchè al momento non esiste nè in Bosnia Erzegovina nè in Europa un'entità o un garante che debba sorvegliare il sistema bancario e riceviamo come risposta che la OLAF "non ha competenza nella materia in questione" per cui "non è nella posizione di aiutarci" [ Dear Sirs, we regret to inform you that the European Anti-Fraud Office (OLAF) has no competency for the matter in question. Therefore we are not in a position to help you. Best regards, J. Wojahn OLAF - European Anti-Fraud Office EUROPEAN COMMISSION Jörg WOJAHN Deputy Spokesman ] .

I cittadini sono così lasciati allo sbaraglio, non hanno alcuna guida e possono far valere i propri diritti solo con delle singole cause civili, che nessuno ha la forza di sopportare o di sostenere. Proprio su questo si basa il crimine invisibile delle Banche, con la complicità delle Istituzioni sovranazionali , dei nostri politici e delle centinaia di organizzazioni umanitarie, subito pronte a denunciare la corruzione, gli ostacoli alla privatizzazione o alla globalizzazione, ma sono cieche dinanzi alle truffe ai danni dell'economica di interi Stati.

18 novembre 2007

Notizie dai Balcani

La farsa elettorale del Kosovo

Le elezioni in Kosovo, che hanno consacrato la vittoria di Hashim Thaci, esponente del partito democratico per il Kosovo ed ex guerrigliero dell'UCK, sono state proclamate dai media come una grande vittoria, ma in realtà si nasconde in esse una grande sconfitta.

Il voto è stata una sconfitta su tutti i fronti, in quanto erano state preannunciate dai media come il "voto decisivo per l'Indipendenza" , ma il quorum finale è stato solo del 45% della popolazione, una totale vergogna. Un'evidente sconfitta che nessuno può negare, e tutta la Comunità internazionale deve ora essere coerente e rispettosa del volere del popolo, ammettendo che l'Indipendenza non rispecchia il volere sovrano della popolazione kosovara.A raccontare i fatti non sono più i media, divenuti ormai solo dei passa-carte dei comunicati stampa trasmessi dai partiti , ma è il popolo kosovaro che ha dato un vero segnale a tutta la comunità internazionale sulla grande propaganda dell'Indipendenza del Kosovo. Alle elezioni ha partecipato solo il 45% della popolazione kosovara, quando l'intera compagna elettorale è stata impostata a colpi di indipendenza e dichiarazioni ambigue, attendendo così un "primo referendum" risolutivo.

16 novembre 2007

I Balcani nella morsa delle Banche

In seguito alle molteplice segnalazioni inviateci dalle imprese aderenti alla Tela nella Republika Srpska, la Etleboro ONG, in collaborazione con Evropa Nacjia e di Rinascita Balcanica ha intrapreso un'inchiesta sulla prassi bancaria e le condizioni imposte dalle Banche all'interno dei Balcani. L'esito di questa prima indagine ha rivelato che il sistema bancario della Bosnia e Erzegovina impone regole e procedure di credito poco trasparenti, contraddittorie e con costi molto elevati. Una piccola azienda che cade nella ragnatela delle procedure e della burocrazia di queste banche, rischia di compromettere seriamente la propria stabilità finanziaria in quanto non esistono regole ben determinate, né un ente che faccia da garante qualora si presentino delle gravi violazioni. Nel corso della nostra indagine è emerso che, sebbene l'euro non sia ancora una valuta in corso, ha già un grande impatto sul sistema bancario, senza alcuna regolamentazione stabile e conosciuta dai cittadini e dalle imprese.

A dimostrazione della totale mancanza di chiarezza nei rapporti banca-cittadino, basta considerare una banale operazione di apertura di un conto corrente che deve ricevere degli euro. La banca impone, in maniera obbligatoria, l'apertura di un doppio conto corrente, uno nella divisa nazionale KM ( marko convertibile ) uno denominato in euro, giustificando tale operazione dicendo che il cliente "non pagherà spese se non utilizza il secondo conto" . Tuttavia, sebbene il cliente abbia due conti correnti - sostenendo così il doppio dei costi di tenuta di conto e di tassi di interesse - la banca rilascia solo il contratto denominato in KM, cosicché il cliente non ha alcun documento per provare l'esistenza del conto in euro, o solo per verificare le condizioni e i costi praticati sulle transazioni. Infatti, per le operazioni denominate in euro, la banca applicherà il tasso di cambio due volte, ossia una volta per convertire la somma in KM nel momento in cui viene ricevuta, e una seconda volta quando si ritira la somma. Dinanzi alla richiesta di rilasciare il contratto, le banche si limitano a rispondere che "non è possibile consegnare un contratto per i conti correnti aperti in euro". Cosa davvero strana, considerando che la Banca ha imposto l'apertura del secondo conto per ricevere somme di denaro in euro.

Su questa prassi illecita abbiamo interrogato le più alte Istituzioni bancarie presenti in Bosnia per avere dei chiarimenti o anche solo i regolamenti bancari che stabiliscono "prassi e condizioni" di credito, ossia le nostre "norme uniformi bancarie" in mancanza di un vero e proprio codice finanziario . Alla nostra richiesta inoltrata al Dipartimento per i Sistemi di Pagamento e alla Divisione per le relazioni esterne riceviamo come risposta:
"La Banca Centrale della Bosnia e Erzegovina non ha autorità per supervisionare sulle altre banche. Per questo tipo di informazione occorre far riferimento all'Agenzia Bancaria nella Republika Srpska e in Bosnia e Erzegovina"
[ Centralna banka BiH nema ovlasti za superviziju banaka. Stoga se za slicne informacije obratite agencijama za bankarastvo - u RS-u i Federaciji BiH. Sead Bijedic ]

Allo stesso modo, dunque, contattiamo l'Agenzia Bancaria nella Republika Srpska e nella Bosnia, ottenendo una risposta dello stesso tono, che ci invita ad "inoltrare questo tipo di domanda alla Banca Centrale" [Dear Sirs, please forward this request to the Central Bank of BiH! Regards, Banking Agency of the FBiH].

È chiaro dunque che siamo dinanzi ad un assurdo, una situazione paradossale in cui ogni "probabile" Istituzione competente rinvia all'altra la risposta o la risoluzione di questo increscioso incidente. Ciò può significare innanzitutto che questi enti non conoscono bene le competenze e le materie su cui ciascuno opera, oppure non esiste nei fatti alcuna autorità che è in grado di dare una risposta alle imprese o ai cittadini che vogliono delle spiegazioni o maggiore tutela nei loro rapporti con le banche. Infine - cosa ancor più grave - la Banca Centrale, organo di sorveglianza e di controllo per eccellenza, afferma di "non avere alcun potere sulle altre Banche" . Abbiamo contattato così l'autorità del Fondo Monetario Internazionale in Bosnia Erzegovina, e l'Ufficio degli Alti Rappresentanti della Bosnia e Erzegovina, che - ironia della sorte - non ha alcuna e-mail tra i contatti , e infine l'Ufficio Europero anti-frode ( OLAF ). Aspettiamo ora una risposta affinchè ci spieghino come mai non esiste alcuna autorità garante per i consumatori e per le imprese, perché la Banca Centrale "non è un ente di controllo" e, quindi, quali sono le sue reali competenze.

Occorre ricordare che quando è stato ratificato l'Accordo di Dayton, la Comunità Internazionale pretese che il Governatore della Banca Centrale doveva provenire dal Fondo Monetario Internazionale, e dunque non essere "yugosloveno", in modo da "garantire indipendenza" rispetto al Governo Bosniaco, proprio come prescrive Maastricht e il Fondo Monetario Internazionale. Venne inoltre stabilito che la Federazione avesse un'unica Banca Centrale di emissione che emette il KM (Marco convertibile) con il limite che l'emissione deve essere interamente coperta da Euro, versando così il signoraggio alla BCE. Dopo tale ratifica è stato dato il via libera alle Banche occidentali di privatizzare gli Istituti di credito di proprietà statale, nonché di acquistare le Banche con una vera deregolamentazione. Per salvaguardare tali operazioni sono state create una miriade di Organizzazioni non Governative, finanziate da Fondazioni Bancarie e da grandi uomini d'affari, che hanno promosso progetti umanitari o di opere sociali mai portate a termine, oltre ad aver scatenato scandali ogni qual volta si incontrava un ostacolo sulla strada delle liberalizzazioni e del saccheggio delle lobbies. Nessuna entità sovranazionale o internazionale, né ambasciatori o ong si è mai adoperata per controllare quello che le Banche e o le multinazionali stavano facendo nei Balcani, calpestando i diritti delle imprese locali e dei lavoratori.

Michele Altamura contro il signoraggio
Esiste dunque un abisso tra le Banche e le imprese e i cittadini, che sono presi in considerazione meno degli utenti, perché vi un abuso del potere contrattuale che possiedono. Ciò significa che, nonostante la Comunità Europea continui a fare pressioni in nome della democrazia per le riforme istituzionali, per i processi dei crimini di guerra e per le liberalizzazioni, non è giunto nei Balcani nè la "trasparenza bancaria" nè il codice finanziario. Al contrario, il processo di "occidentalizzazione" della Bosnia e Erzegovina sta portando sempre più verso la crescita sproporzionata del potere delle Banche, che, dopo aver acquistato i piccoli istituti di credito e privatizzato le banche nazionali, stanno ora saccheggiando le piccole imprese, imponendo condizioni contrattuali che sono di usura. La Banca impone un interesse del 20% di mora se una rata non viene pagata entro il termine prefissato.
Ciò che più aggrava questa situazione, è l'atteggiamento passivo delle Istituzioni che dovrebbero invece monitorare e sorvegliare su coloro che possiedono un tale potere sull'economia.Possiamo assicurarvi che ogni giorno i cittadini dei Balcani vengono calpestati e denigrati da un sistema autoritario e usuraio che sfrutta una situazione di potere politico ed economico, approfittando della non curanza delle Istituzioni, dei tribunali e di tutti coloro che dovrebbero invece cautelare il sistema economico. Aspettiamo dunque con ansia la risposta di questi signori alle nostre e-mail inviate nel pomeriggio di ieri, chiamati a replicare sulla loro irresponsabilità, indifferenza e complicità nei confronti di un esercito di pirati che sono giunti nei Balcani per esportare democrazia e banche.

Etleboro - Evropa Nacjia - Rinascita Balcanica