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30 gennaio 2007

Il crimine psicologico per nascondere la storia


L'approvazione di un disegno di legge, come quello presentato dal Ministro Mastella, che prevede la reclusione per chiunque diffonda idee sulla superiorità razziale o commetta atti discriminatori è un chiaro esempio della degenerazione del diritto penale che porterà alla criminalizzazione del cittadino comune. Nel tentativo di reprimere ogni forma di razzismo con il carcere si va a sottoporre le persone ad un controllo incessante e ad una repressione sproporzionata agli atti commessi, e invece di prevenire episodi di violenza e di intolleranza si esaspera invece la vivibilità nella società. Questo decreto, come quello dell'indulto, agisce sulla psicologia delle persone, che sentendosi costantemente sottoaccusa e delegittimate all'interno del proprio Stato, vivranno nella paura di essere condannati, o peggio, fomenteranno ancora di più l'odio razziale. L'indulto ha avuto come effetto quello di causare diffidenza e panico tra le persone, anche a causa dell'esasperazione dei media che trasmettono incessantemente e in maniera ripetitiva notizie di cronaca, di crimine e violenze domestiche, perché ciò che sconvolge di più sono gli episodi che contaminano la vita normale: contengono infatti il messaggio subliminale che ognuno di noi può essere colpito da dei crimini violenti e inaspettati. Per molto tempo i media hanno fomentato il terrore degli extracomunitari per giustificare le politiche del terrorismo, e servire le grandi potenze, ora invece si condanna con l'arresto o pesanti multe la reazione del cittadino a questo sentimento. Dopo la campagna diffamatoria contro i crimini degli extracomunitari, arriva un decreto che condanna ogni cittadino che esprime questo senso di rancore, che è stato fomentato e gonfiato proprio per essere utilizzato. Il pensiero di non poter reagire, la sensazione di impotenza, il silenzio imposto per non essere arrestati, crea una frustrazione molto più pericolosa del sentimento razzista in sé.
Il cittadino ordinario sarà così sottomesso ad un'oppressione permanente ed una paura onnipresente, perché le leggi che lo colpiranno sono basate su delle nozioni giuridiche sfumate e ambigue. Questa degenerazione del diritto porta alla penalizzazione delle intenzioni e non degli atti, cosa che è assolutamente contraria allo stato di diritto, e assomiglia di più ad una dittatura. Viene punito con questa legge il cittadino semplice per un "crimine psicologico. Ci chiediamo dunque, ma cosa dovrebbe invece colpire le istituzioni, i media, i governi, che da anni fomentano guerre con i reati psicologici, manipolando il pensiero o diffondendo messaggi subliminali?

Il nuncio papale Marcone (nelle vesti bianche domenicane) e l'Arcivescovo Stepinac, accanto a rappresentanti militari tedeschi.
Da sempre esiste l'impunità per coloro che si sono macchiati di gravissimi crimini contro l'umanità e hanno poi nel tempo manipolato la storia, i messaggi, hanno distrutto le civiltà e poi trasformato i carnefici in eroi nazionali. Il fatto che Mastella abbia deciso, nel suo progetto di legge di affiancare il problema del razzismo con il revisionismo storico ha un grande significato, che non è solo quello di prevenire ancora il razzismo. Si è cercato infatti di condannare da una parte il cittadino, e dall'altro di mettere silenzio sulla storia, sulla possibilità di ripagare a quei crimini psicologici commessi nel tempo che hanno portato a qualcosa di più terribile dello sterminio dei nazisti. Dire che non si deve più indagare sulla seconda guerra mondiale getta un'ombra su quanto è accaduto in quegli anni, perché forse si vuole nascondere la verità, l'atroce verità, che è assai più difficile da concepire rispetto ai crimini che ci hanno raccontato.

La memoria è oggi segnata dallo sterminio degli ebrei, ma nessuno osa ricordare il terribile sterminio di Jasenovac, perpetuato nella seconda guerra mondiale in Yugoslavia uccidendo 750 000 serbi, e lasciando i suoi carnefici al potere, protetti dalle altre potenze e dal Vaticano. La mano del Vaticano nei genocidi dei balcani, le responsabilità della Chiesa dei crimini degli ustache croati sul popolo serbo è un segreto che è stato coperto dalla santificazione di Wojtila. È stato imposto il silenzio sugli ustashe cattolici che benedivano le armate che sterminavano mezzo milione di serbi, obbligandoli prima a convertirsi per veder salva la loro vita e trucidandoli dopo. I capi spirituali cattolici rimasero al fianco dei generali nazisti croati e parteciparono ad ogni grande evento del regime, come rappresentanti della religione di Stato, e così condivisero quegli scellerati crimini e il furto che venne fatto dei villaggi e delle città serbe. Migliaia di persone furono derubate di ogni avere, dell'oro e delle terre, trovando poi una morte atroce nei campi degli Ustashe, torturati nel corpo e nello spirito, che a confronto lo sterminio nazista potrebbe sembrare rispettoso dell'umanità delle vittime. Gran parte dell'oro derubato finì nel palazzo di Arcivescovo Stepinac, ritrovato dopo la ritirata degli Ustashe, ma poi perso nelle Banche Svizzere e nei forzieri del Vaticano. Molti serbi tuttavia riuscirono a sfuggire allo sterminio, e furono costretti a rifugiarsi in una zona che chiamavano Bosnia. I serbi che vivono oggi in Bosnia sono i figli dei reduci e dei rifugiati, che Il generale Mladic, Karadzic e Milosevic hanno cercato di difendere dall'ennesimo sterminio che li avrebbe condannati per sempre a essere dei macellai e dei rifugiati nelle proprie terre.




Arcivescovo Stepinac saluta Pavelic in occasione dell'anniversario dello Stato Indipendente
della Croazia

Monache che marciano al seguito
di legionari Nazi sti croati



Ricevimento dell'Unità speciale della Polizia Ustashe presso il Vaticano
nel settembre del 1943.


Parlare di Jasenovac significa parlare del più grande crimine compiuto dai media, dai nostri governi che hanno occultato la storia, amplificando sino all'esasperazione la questione di Srebrenica proprio per nascondere un altro crimine. Parlare di Jasenovac significa anche parlare del genocidio italiano che è stata nascosta,e tenuta in stretto riserbo proprio per via dell'esistenza di forti intimidazioni. Una piccola ong balcanica vuole far esplodere la questione di Jasenovac, proprio perché 200 storici italiani si sono riuniti per dire no ad una legge concepita per fare il silenzio sulla seconda guerra mondiale. Bisogna avere il coraggio di parlare.

26 gennaio 2007

Decreto liberalizzazioni: Bankitalia e moneta elettronica di proprietà dei Banchieri


Ancora novità per le sorti di Bankitalia,e nuove direttive per il legislatore, che dovrà chiudere una volta per tutte la questione sulla proprietà della Banca Centrale Italiana.
La norma della riforma del risparmio che prevede la nazionalizzazione della Banca d'Italia sarà eliminata in rispetto dell'obbligo di indipendenza della Banca Centrale nei confronti dei governi, come previsto dalle normative comunitarie. È quanto stabilisce il disegno di legge di riordino delle authority, che rientra nella nuova tornata di liberalizzazioni prevista da Bersani per il 2007, chiudendo così subito il contenzioso tra il Tesoro e le Banche sulla valutazione della partecipazione. Il governo Tremonti valutò la Banca d'Italia complessivamente 800 milioni, ma le banche, azioniste e proprietarie, impugnarono tale decisione proponendo un'offerta che poteva oscillare tra i 10 e i 23 miliardi. L'intenzione di rendere pubblica la Banca di Italia non è mai stata approvata con piacere dai Banchieri, che avrebbero invece ceduto la loro preziosa partecipazione solamente se sarebbe stata valutata come oro, nonostante di "oro" non ce ne sia rimasto nulla. In questi lunghi anni di privatizzazione è stato fatto un vero e proprio saccheggio della Banca d'Italia, sia nell'anima che nei forzieri, perché l'oro degli Italiani sembra quasi che sia sparito a fronte di tante riserve in carta straccia. L'ultimo a ricordarsi di quell'oro è stato Tremonti, in occasione dell'emendamento della legge del risparmio, dato così adito ad un'accesa discussione con Fazio, che forse non seppe rispondere alla richiesta del governo di dove fosse il Tesoro degli Italiani.
Ma a rendere la Banca d'Italia un Istituto meramente burocratico è stata l'Unione Europea, con la creazione della Banca Centrale Europea, al cui interno è stato concentrato il potere della politica monetaria, uno dei più potenti e fondamentali poteri che uno Stato detiene nell'esercizio delle funzioni che gli conferisce il popolo. Le Banche Centrali Nazionali sono state così retrocesse a stanza di compensazione, a organo burocratico delle stesse Banche private, con poteri di vigilanza senza esercitarli completamente.
Il ruolo della Banca di Italia è ancora in evoluzione, e va ad inserirsi in un quadro molto coerente e complesso che ora diventa sempre più chiaro ed evidente agli occhi di tutti. Lo si può leggere in questo decreto per le liberalizzazioni, negli accordi per creare la Borsa Globale, nella nuova direttiva Mifid: un sistema monetario fondato sulla moneta elettronica completamente nelle mani delle banche private, un unico ente centralizzato che ha il potere di decidere la politica monetaria, rigorosamente indipendente da tutto e da tutti, liberalizzazione della contrattazioni dei titoli, e la creazione di una serie di autority che controllino il settore finanziario.
La risposta al perché non è stata resa definitiva la nazionalizzazione di Bankitalia è scritta in questo quadro giuridico, che porterà ad un'usura ben più sottile ed invisibile di quella che è stata in questi anni. I Banchieri hanno così costretto a scegliere il governo tra pagare 23 miliardi per l'acquisto delle azioni, cosa assolutamente impossibile visto lo stretto controllo dell'OCSE e della UE sui conti pubblici, e chiudere il contenzioso con le liberalizzazioni e il decreto per creare le borse valori delle Banche (MIFID).
La riforma delle liberalizzazioni contiene delle norme chiave per capire cosa stia diventando il nostro sistema bancario. Innanzitutto è previsto l'obbligo di pagamento con moneta elettronica i tributi e i pagamenti presso la Pubblica Amministrazione, che dovrà dotarsi di sistemi per accettare bancomat e carte di credito, così come le bollette per la fornitura di elettricità, acqua e servizi telefonici, e sarà così anche per le pensioni e gli stipendi. Ovviamente anche i privati dovranno attrezzarsi ad accettare moneta elettronica, potendo così fruire d'incentivi per dotarsi di POS. In questo modo, pian piano, la sola moneta che useremo sarà quella "bancaria", creata dal nulla dalle banche grazie alla virtualizzazione del denaro, secondo un processo irreversibile: non sarà più possibile ritornare alla carta moneta perché avrà un costo troppo elevato. Più gli scambi resteranno nella dimensione virtuale minori saranno per noi i costi, ed è proprio su questo che le banche fanno leva per detenere il controllo completo della circolazione di moneta. Una tale norma è ovviamente coerente con la proposta di rendere tutti gli assegni non trasferibili, perché anche in quel caso si va ad impedire che alcuni scambi, ossia quelli intermedi, chiusi tramite girata o compensazione, non passino attraverso il circuito bancario.
A questo punto, che fine fa la Banca di Italia? L'articolo 8 del decreto legislativo di riordino delle Autority, trasferisce alla Bankitalia le competenze dell'Uic (Ufficio Italiano Cambi), nonché quelle dell'Isvap e Covip, da condividere con Consob. Alla Banca d'Italia andranno ancora poteri di controllo e vigilanza sugli intermediari, i quali tuttavia avranno molta più libertà nel gestire la collocazione dei titoli sul mercato. Le Banche d'Affari potranno, in maniera indipendente, creare una borsa valore e vendere Titoli, accompagnati da un quadro di sintesi che spiega l'offerta pubblica: saranno le Banche stesse a fare i controlli e non più Consob per esempio, ma senza acquisire alcuna responsabilità nell'emissione.
La Banca di Italia sarà così l'ente burocratico dell'alta finanza, più che un Istituto di emissione monetaria in quanto la sola moneta emessa sarà delle Banche private, ed era alquanto anacronistico pensare di rendere pubblico un'entità che comunque non può essere controllata dallo Stato. La moneta ormai è destinata a perdersi nei circuiti internazionali, i titoli nella Borsa Globale, e le leggi nelle direttive comunitarie: la nuova usura sarà l'essere solo un utente.

L'Economia Italiana sarà una costellazione di Authority, cioè di organi, composti da commissioni di esperti - sullo stampo dei tipo i comitati che assistono la Commissione Europea - che funzioneranno quasi come i tribunali: giudicheranno sulla trasparenza o meno dei servizi pubblici offerti dai privati. L'Amministrazione pubblica verrà sostanzialmente falciata, perchè la produzione dei servizi - ferrovie, poste, trasporto marittimo, energia, comunicazione e media - sarà totalmente privatizzata e le Istituzioni pubbliche si ridurranno ad una schiera di authority che vigileranno sul libero scambio in libero mercato.

Allegati:
- Comunicato stampa del CdM del 25 Gennaio: Liberalizzazioni pacchetto Bersani
- Video incontro con i media al termine del Consiglio dei Ministri n. 35 del 25 gennaio 2007

25 gennaio 2007

Telecom Italia in cambio del gas russo?

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La Russia gioca la sua carta vincente per farsi strada nei settori chiave del potere, e dopo la combinazione gas contro nucleare con l'Algeria, rilancia con gas contro telecomunicazioni con l'Italia. Alcune fonti trapelate da Mosca, hanno ipotizzato una possibile partecipazione dell'operatore russo Sistema in Telecom Italia tramite un'operazione con Pirelli.

L'attenzione degli operatori russi ricade così sul settore delle comunicazioni e delle nuove tecnologie, dopo essersi garantiti un posto d'eccellenza in quello del gas grazie alla proficua collaborazione con Eni. Il gruppo italiano ha infatti chiuso con Gazprom un accordo che riguarda tutte le tappe che vanno dalla produzione alla commercializzazione di petrolio, gas, elettricità e gas naturale liquefatto (GNL): il gigante russo potrà così vendere la sua produzione sul mercato italiano senza intermediario. In scambio, Eni sarà associato alla ricerca di sorgenti di idrocarburi in Russia, e potrebbe prendere una partecipazione nell'immenso campo gassifico siberiano di Ioujno-Rousskoïe, con prospettive anche in Kazakistan e nel mare del Barents. È solo un accordo che rinforza un'antica amicizia, che ha portato alla costituzione della Blue Stream Pipeline Company, per il gasdotto della Turchia che giunge poi sino in Italia.
L'Italia costituisce il terzo più grande mercato europeo del gas naturale, coperto per l'86% dalle importazioni russe, che vanno così ad alimentare il 28% del bilancio energetico italiano. Forse è per tale motivo che Poutin ha definito l'Italia un "partner maturo", il solo in Europa sui cui fare affidamento, a contrario di altri, di cui non ha pronunciato il nome. In ogni caso i negoziati con il primo ministro italiano Romano Prodi martedì a Sotchi sono stati molto positivi arrivando così ad una nuova tappa di questa cooperazione nel settore energetico, che avrà dei riscontri anche per l'economia finanziaria e monetaria dei due paesi.
Si è tenuto inoltre a precisare che questa collaborazione deve estendersi a differenti rami della ricerca e delle innovazioni, nel settore dell'HiTech e dell'industria aerospaziale, della difesa, e, dulcis in fundo, delle telecomunicazioni.
Il consorzio russo di servizi Sistema, secondo il quotidiano finanziere russo Kommersant, sarebbe infatti interessato ad una partecipazione in Telecom Italia, così come un altro gruppo russo, privato, la Alfa Group sta cercando di acquistare il 20% del capitale del britannico Vodafone, per poi interessarsi anche a France Télécom e Deutsche Telekom.Le brame dei russi non si fermano all'Italia, in quanto lo stesso Sistema ha fatto intendere che è interessato anche agli scambi attivi con Deutsche Telekom, così come vorrebbe portare ad altissimi livelli la Sitronics, che produce semiconduttori per l'elettronica del grande pubblico, per poter fare concorrenza con Alcatel o Lucent .

Sistema sarebbe interessato così dall'acquisizione di una partecipazione minoritaria in Telecom Italia, mediante un'operazione con Pirelli che le attribuirebbe l'ingresso nel capitale di Olimpia, la holding che controlla Telecom Italia. La Pirelli a sua volta non ha né smentito né confermato questa notizia, lasciando per il momento la decisione al miglior offerente: al momento preme per una partecipazione in Olimpia anche l'indiana Hinduja. Inoltre, i recenti scandali che stanno lacerando dall'interno Telecom e Pirelli, dopo lo scandalo delle intercettazione e la scoperta, ormai quotidiana, di dossier scandalo sulle due società, potrebbero portarci a pensare che esiste una regia di fondo a questi eventi che sta cercando a tutti i costi di strappare a tutti i costi le telecomunicazioni all'Italia.
Sebbene non sia palese e immediato il collegamento, c'è qualcosa che unisce l'Italia e la Russia proprio mediante la Pirelli e Gazprom, un filo conduttore che ha molteplici sfumature.
La Pirelli ha infatti partecipato alla costruzione del tunnel che attraversa l'adriatico per collegare l'Albania e l'Italia, che rientra in un progetto di sfruttamento delle fonti idriche albanesi. Questo primo progetto è stato abbandonato, tuttavia il tunnel sarà utilizzato come pipeline per collegare la rete italiana al gasdotto Ambo, e così alla Bluestream.
Allo stesso modo la Russia sembra sempre più interessata alle nuove tecnologie, al settore aerospaziale e all'energia elettrica, e utilizza il gas solo come un'arma per ottenere quei settori strategici che le consentiranno si consolidare in futuro la sua indipendenza e il suo potere.

24 gennaio 2007

Con il cambiamento climatico un nuovo business per le Assicurazioni

Il cambiamento climatico con il suo apocalittico scenario è qualcosa di più reale di una semplice previsione di scettici premi nobel. Lascia al suo passaggio disastri e vittime, danni da miliardi di euro sui bilanci dei governi e delle grandi compagnie di assicurazione, che sono così pronte a rivedere i loro parametri assicurativi.

Il bilancio delle perdite assicurative causate da Kyrill, l'uragano europeo più devastante degli ultimi anni dal 1990, si aggira intorno agli 8 miliardi di euro, un colpo duro, tanto che il comitato internazionale Risk Management Solutions, sta già studiando una soluzione. L'Europa non è considerata una regione con elevati rischi di eventi catastrofici, tuttavia in futuro le stime per i premi assicurativi e le percentuali di rischio garantiti potrebbero cambiare, aprendo così un nuovo business anche nel vecchio continente.Se gli eventi catastrofici da straordinari diventeranno abituali, smetteranno di essere un elemento di rischio che solo uno Stato può coprire, e diventeranno un "prodotto" per le assicurazioni anche in Europa.
I primi a lanciare l'allarme sono i Lloyd's di Londra, che hanno promosso presso il gruppo Lighthill Risk di far preparare tutte le compagnie assicurative ai nuovi rischi, prevedendo innanzitutto delle formule contrattuali nuove per il "rischio uragani", nonché per nuove tipologie di danni, e infine di premere di più sui governi nazionali per promuovere una cooperazione nella gestione dei rischi. Inoltre si sta preparando anche l'industria finanziaria con le emissioni di "cat bond", ossia delle obbligazioni con le quali le compagnie coprono alcuni rischi - di solito quelli più elevati, proprio come gli uragani - grazie all'investimento del mercato finanziario. L'uragano Katrina e lo Tsunami hanno fatto crescere questo mercato sino ad un giro di affari di 8 miliardi di euro, e si stanno pensando ulteriori formule per creare degli indici legati alle catastrofi naturali anche in Europa.

Il nuovo business è alle porte, al contrario di quanto si possa credere che gli eventi catastrofici danneggino le compagnie assicurative. Ad ogni disastro ambientale corrisponde un ritorno sugli utili che moltiplica i costi sostenuti per i risarcimenti, in quanto l'impatto psicologico e mediatico di quell'evento spinge i governi e le persone ad adottare delle misure precauzionali e dunque ad assicurare la propria casa, la propria attività, soprattutto se sensibile al cambiamento climatico. Un impatto ancor più elevato se si pensa alla campagna allarmista che, anche inconsciamente, viene fatta sul cambiamento climatico, che invece di portare alla rivoluzione della società e degli stili di vita, ingrosserà - a quanto pare - le finanze degli assicuratori.
Si pensi alla società di assicurazioni Allianz, che, in seguito allo Tsunami Indonesiano, offrirà nuove formule di piccole assicurazioni per gli abitanti della costa indiana, e così facendo circa 75 000 persone, tra cui pescatori e gli agricoltori, potrebbero firmare contratti di assicurazioni. Lo stesso effetto si avrà in Europa, con interessanti prospettive, soprattutto se decideranno di aumentare i premi assicurativi, e se i governi si disintesseranno sempre più della copertura dei danni alla propria popolazione per i disastri naturali.
Cercheranno di dare ai privati la gestione di questo tipo di rischi, come lo hanno fatto per servizi pubblici assai più vitali, e faranno diventare la sussistenza economica di una regione un motivo di business per le società di assicurazione.

L'uragano Katrina e il modo in cui il governo ha affrontato quel disastro dovrebbe essere per noi di insegnamento e indurci a riflettere verso dove stiamo andando. Non dimentichiamo che dopo le migliaia di vittime, dopo la distruzione di interi quartieri e il completo abbandono della popolazione agli sciacalli e all'esercito militare, è sopraggiunto l'inganno e la beffa del governo e delle Assicurazioni, che hanno negato a molti il risarcimento dei danni.
Le persone non hanno avuto un risarcimento di diritto, ma hanno dovuto intraprendere un inter burocratico e assicurativo per ottenerlo, e spesso la loro richiesta è stata respinta perché le compagnie hanno eccepito che la loro assicurazione copriva solo i danni del vento e della pioggia, ma non quello dell'inondazione. Inutilmente si è cercato di far ricorso a questa presa in giro burocratica, a questo gioco di parole che offende l'intelligenza e la sensibilità di persone che hanno perso davvero tutto, rischiando di essere uccisi nelle guerriglie con gli sciacalli. Questi ricatti hanno spinto le persone ad accettare i patteggiamenti e somme assai inferiori rispetto a quelle che gli spettavano di diritto, con le quali non hanno potuto ricomprare una casa, perché l'uragano ha anche terribilmente innalzato i prezzi delle abitazioni sulla costa.
Dinanzi a questo tipo di finzione giuridica, dinanzi alla terribile schiera di avvocati delle Compagnie assicurative, che non teme certo i ricorsi o le cause di tribunale, al contrario. Queste rappresentano un modo per raggirare l'obbligo di pagamento del risarcimento, soprattutto se la società di assicurazioni deve confrontarsi con una class action, in quanto riesce a concentrare ancora di più i costi e i tempi per le cause.

Gli scenari che si presentano all'Europa sono dunque molto più preoccupanti di un cambiamento climatico, perché accanto allo tsunami vi sarà il terremoto delle liberalizzazione e delle privatizzazioni che trasformerà i popoli in "vacche da mungere" per le forti lobbies assicurative e bancarie, nel completo assenteismo dei governi. Negli Stati Uniti America quasi l'80% dei servizi pubblici è nelle mani delle assicurazioni, considerando l'assistenza medica, previdenziale e pensionistica. La tendenza è la medesima, e il risultato non potrà certo essere diverso.

22 gennaio 2007

Il sistema monetario verso la moneta elettronica



In arrivo il decreto antiriciclaggio sugli assegni trasferibili che ne impedirà l'automatica circolazione, salvo che si faccia un'esplicita richiesta alla Banca dietro il pagamento di una commissione. Il ministero del Tesoro presto emanerà un decreto, accogliendo così la richiesta del Comitato antiriciclaggio, che metterà fine alla possibilità di girare gli assegni per rinnovare la sua validità verso un altro creditore. Per tale particolare funzione, l'assegno ricopriva il ruolo dell'antico "pagherò", ossia della moneta circolante in quanto apponendo un numero indefinito di girate, l'assegno può "pagare" varie prestazioni con lo stesso valore, proprio come una moneta. Identica funzionalità la aveva assunta la cambiale, che per le sue caratteristiche permetteva di rateizzare o di acquisire un credito presso il creditore senza richiedere l'intervento di un istituto di credito. La cambiale sostituiva la moneta, dava credito a chi non aveva uno scoperto in banca, ma possedeva la sola capacità di pagare i propri debiti con la produttività, e per tale motivo è stato per molto tempo uno strumento molto utilizzato, essendo trasparente e democratico. L'avvento delle ricevute bancarie, dell'apertura di credito (il cd. scoperto) e delle carte di credito, nonché la pratica delle Banche di applicare dei costi troppo elevati per lo sconto, ha fatto scomparire la cambiale per fare posto alla moneta bancaria, quella che da molti viene definita "moneta fiat", ossia moneta creata dal nulla. Poiché la riserva bancaria richiesta a garanzia dei crediti concessi ai clienti della Banca e così ai detentori di un conto corrente, è stata ridotta ai minimi termini con Basilea II, la Banca ha la possibilità di contrarre crediti a sufficienza da poter pagare il ritiro del denaro con i soli pagamenti degli interessi, e può virtualizzare l'intero capitale in ulteriori investimenti.
Questo trucco rende il nostro sistema monetario usurario, in quanto il pagamento dei debito dello Stato avverrà con le tasse, e queste con la moneta elettronica del cittadino. Le Banche così controllano l'intera dinamica che riguarda la moneta, e possiede un diritto di emettere moneta che in molte costituzioni è considerato una sovranità nazionale.

Secondo gli odierni standard europei per la trasparenza del mercato monetario, gli assegni trasferibili renderebbero difficile la tracciabilità del denaro perché le firme non sono sempre leggibili, e la banca non interviene in tutti i passaggi intermedi, ma solo su quello finale, quando il debitore dovrà pagare il suo debito. Così gli assegni delle banche saranno tutti "non trasferibili", mentre quelli che si potranno ancora "girare" dovranno essere richiesti esplicitamente agli istituti di credito, pagando un costo di commissione per questo servizio, che prima era insito nell'assegno stesso.
Questa decisione sembra essere perfettamente coerente con il sistema legislativo e bancario nel suo complesso che vuole un mercato monetario basato soprattutto sulla moneta elettronica, quando invece, la prevenzione delle pratiche di riciclaggio sembra una scusa alquanto ridicola, dato che già oggi assegni di ingenti somme non possono circolare. Inoltre, in questo caso, il reato stesso non esiste, in quanto il riciclaggio su piccole somme non viene neanche praticato, interessando transazioni milionarie, su conti esteri in paradisi fiscali, nei confronti dei quali non esistono rogatorie o leggi internazionali per le indagini. Se davvero vogliamo rendere la circolazione del denaro trasparente, che si cominci seriamente ad effettuare dei controlli sul riciclaggio di milionarie somme di denaro.
La ratio della norma è ben altra, che non viene neanche nascosta dai Banchieri che hanno richiesto al Ministero del Tesoro una serie di provvedimento che permettano di intensificare i controlli sulla circolazione del denaro riportandola interamente sui canali informatici.
Il decreto Bersani ha infatti stabilito, come norma antielusiva delle norme tributarie, che i pagamenti dei professionisti debbano avvenire a messo di c/c bancario, per tracciare i compensi e le evasioni. Allo stesso modo la Agenzia dell'Entrate ha reso obbligatorio la trasmissione dei moduli F24 per il pagamento delle imposte personali, mediante rete telematica con il pagamento a mezzo di c/c bancario.
L'introduzione della "cyerbanca", ossia della Banca virtuale accessibile mediante una rete telematica, ha contribuito ancor di più alla diffusione della moneta elettronica, avendo reso immediato e pratico l'accesso al proprio conto in banca.
La moneta cartacea è così destinata a scomparire, e il primo ad essere stato falciato è stato l'assegno trasferibile (che vale moneta), per poi coinvolgere spesso anche la cartamoneta, che ha un costo e non permette una virtualizzazione del denaro pari a quella moneta elettronica.

19 gennaio 2007

La morte nel silenzio del vice-governatore della Banca Centrale Russa


Mosca, 15 gennaio - Ordinato l'arresto del banchiere Alexeï Frenkel sospettato di avere finanziato l'omicidio del vice-governatore della Banca centrale Russa, Andreï Kozlov, lo scorso 13 settembre. Una vicenda che cade nel silenzio sulla stampa occidentale, a differenza del gran clamore sollevato invece dal caso Litvinenko, che ha dato vita ad un vero caso di spionaggio internazionale alimentato soprattutto dalle supposizioni prive di fondamento dei media, nel pieno stile hollywoodiano.
Viene ucciso il vice-governatore della banca centrale russa, impiegato nel settore per la concessione delle licenze bancarie, di attività finanziarie e assicurative, nel bel mezzo di indagini ispettive volte ad accertarne la correttezza. Koslov non solo stava indagando sull'attività corrente degli istituti finanziari, ma stava investigando anche sui trascorsi scandali finanziari che avevano ridotto in povertà decine di migliaia di piccoli risparmiatori cittadini russi che avevano affidato i propri risparmi agli enti creditizi, ritrovandosi sul lastrico nel giro di poche ore. Queste indagini rientravano pienamente nel quadro governativo di mettere luce sulla finanza russa che spesso era stata foriera di speculazioni e di manovre illecite da parte di grandi magnati, sia russi che stranieri, sino a provocare il grave crack finanziario del 1998 che svalutò il rublo sino a ridurlo carta straccia. L'economia russa è stata così invasa dal dollaro, moneta forte e accreditata come unico mezzo di pagamento per il prodotti petroliferi: la Russia ha aspettato più di dieci anni per smaltire le proprie riserve di petrodollari e onorare il suo debito nei confronti del FMI e dei paesi occidentali. La ripresa economica, spinta dalla strategica politica di nazionalizzazione e di controllo delle risorse statali, doveva necessariamente essere accompagnata dalla ristrutturazione dell'intero sistema finanziario: dopo che il sangue cattivo si era mischiato a quello buono, occorreva fare pulizia e dettare nuove regole per chi intendesse investire in Russia.
Le investigazioni bancarie di Kozlov hanno portato alla luce gigantesche evasioni fiscale delle banche russe, esportazione illegale e la provenienza sospetta di capitali, con la conseguenza che molte licenze bancarie sono state ritirate, tra cui anche licenze di banche d'affari estere, oltre che alle sanzioni amministrative miliardarie e alla detenzione per i responsabili. Negli ultimi mesi, aveva fatto annullare le licenze a 44 delle 1 200 banche che esistono in Russia e alcuni giorni prima della sua morte, aveva dichiarato di volere vietare l'accesso al mercato russo "a vita" alle banche implicate in un'attività di riciclaggio. Ammonta a circa a 10 miliardi di dollari all'anno il montante di capitali che passano attraverso le banche russe e provengono dall'estero. È una cifra enorme ma è probabilmente solo una stima che minimizza il reale giro di denaro messo in piedi: questo non è che la punta dell'iceberg.
È stata così messa in atto una vera caccia alle streghe, un'operazione di trasparenza che ha coinvolto molti nomi illustri e ha sicuramente leso importanti interessi, ma non sappiamo fin dove Kozlov, o meno, la Banca Centrale Russa si sono spinti. Non dimentichiamo infatti che quello che è stato colpito non è un uomo o un dirigente, ma un'istituzione governativa, che stava portando avanti una politica internazionale molto dura nei confronti dell'alta finanza occidentale. Presto sarà lanciata la Borsa del petrorublo che accentrerà lo scambio dei prodotti petroliferi provenienti dalla Russia e dall'Asia centrale, con delle conseguenze sul mercato del petrolio molto prevedibili: cambiamento della moneta di riferimento negli scambi, ed energia e risorse in controvalore. Potremmo continuare ancora ed elencare all'infinito gli interessi che la Banca centrale russa stava danneggiando, per spiegare che non si tratta di un semplice regolamento di conti da parte della "mafia russa".
Come affermato da Putin stesso, all'interno della Russia si muovono forze, infiltrandosi, che vogliono far crollare questa macchina quasi perfetta che è stata messa in moto per essere scagliata contro l'Europa e gli Stati Uniti. Molte persone sono state fermate nella cornice dell'inchiesta condotta portando all'arresto di sette persone, che hanno poi condotto al banchiere Alexeï Frenkel, iscritto anch'egli nella lista dei finanzieri colpiti dalle ispezioni sulla regolarità delle attività. Si sono già avanzate delle ipotesi che renderebbero Frenkel innocente, in quanto alcuni non intendono ridurre l'omicidio al "regolamento di conti", tuttavia la stampa russa ha posto il silenzio sul caso, e ha lasciato trapelare solamente informazioni vaghe e approssimative sull'attività di Kuzlov e sulle indagini in corso.

Questo, in ogni caso, è il terzo banchiere russo ucciso, dopo Konstantin Mechtcheriakov, vicepresidente della banca Spetssetstroïbank, e il direttore di una succursale della banca Vnechtorgbank, Alexandre Plokhine: tutti legati da un filo conduttore legato al circuito bancario. Da tenersi invece distinti gli omicidi della giornalista Anna Politkovskaïa, e dell'esule politico Alexandre Litvinenko: entrambi strumentalizzati dai media per alimentare una propaganda anti-sovietica e far così scoppiare un caso da guerra fredda.
E ancora, il 7 gennaio a Londra viene rinvenuto il cadavere di Yuri Golubev, uno dei fondatori della Yukos, il gigante petrolifero sovietico che stava per essere ceduto alla Exxon ExxonMobil e Chevron Texano prima che cadesse fagocitata dalla Gazprom, dopo che è caduto in disgrazia con l'arresto di Mikhail Khodorkosvkiy. La Yukos al momento dell'arresto di Khodorkovskiy nell'ottobre 2003 era la prima compagnia petrolifera russa, dopo la fusione con la Sibneft, e ora prima che venisse smembrata, per poi essere nazionalizzata, stava per cadere in mani americane. Un altro omicidio sospetto nella città di Londra, altri interessi che vengono lesi, altra scenografia.

Molte probabilmente sono "le mafie" e le intelligence coinvolte, in un circolo di contractors e servizi paralleli, entrambi invece controllati da quello che è il servizio segreto ortodosso che riesce in ogni caso a domare le vicende e a proteggere i suoi uomini. Putin ha dietro di sé un sistema talmente chiuso ed efficiente, che anche alla scadenza del suo mandato continuerà ad operare perché è riuscito a cambiare il pensiero: i suoi amici sono al potere, i suoi nemici denigrati, ma entrambi sono ricattati e ricattabili.

18 gennaio 2007

Il trucco di Kyoto che creerà un business per i petrolieri


Il grande business del gas pare non abbia fine, e dopo il balzo in rialzo dei prezzi per l'esportazione grazie alla guerra delle negoziazioni, Gazprom entra nel mercato dei certificati verdi di Kyoto.
Il gruppo energetico Gazprom, attraverso la sua associata Gazprombank, ha concluso un importante joint venture con la banca Dresdner per investire nei progetti che generano crediti di emissione nella cornice dei meccanismi previsti dal protocollo di Kyoto e del mercato europeo delle Emission Trading (ETS).

Il mercato dell'energia così come è stato impostato sarà esso stesso un mercato finanziario che attira capitali, speculazioni e guadagni in virtù di meccanismi tecnici, come quello che può essere il mercato delle emission trading. Infatti, come stabilito dalla direttiva per lo scambio di quote di emissione dei gas ad effetto serra, che recepisce a sua volta il protocollo di Kyoto, un Paese industrializzato ha la possibilità di vendere ad un altro i diritti di emissione in eccesso che derivano da una riduzione dell'inquinamento oltre la soglia che si è impegnato a rispettare. Le quote che eccederanno la percentuale di inquinamento consentita potranno essere negoziate all'interno di un vero e proprio mercato, e potranno essere acquistati da coloro che hanno un deficit di inquinamento. Questi meccanismi flessibili previsti dal Trattato di Kyoto, e ammessi dalla Carta Europea dell'Energia e dalla programmazione europea per l'energia, si basano sulla teoria secondo la quale l'inquinamento si compensa nel suo globale con una riduzione delle emissioni in un'altra regione del mondo, un principio che riflette la teoria dell'entropia. E così grazie alle cdd. Joint implementation, che prevedono la concessione di un credito per la realizzazione di un progetto da parte di un paese "inquinante" in un altro paese, la costruzione di una centrale nucleare o di una centrale a gas, si potrebbero guadagnare ulteriori diritti ad inquinare.

Allo stato attuale la Russia che ha ratificato il testo internazionale nel 2005, è in grado di "vendere" ai gruppi occidentali dei diritti di emissione che corrispondono agli investimenti realizzati sul suo proprio territorio per limitare la produzione di gas ad effetto serra (globali), come ad esempio impianti di sfruttamento del gas. La Russia ha migliorato la sua efficienza energetica dell'11% per un guadagno di oltre 10 miliardi di dollari, di cui 2 miliardi sarebbero attribuibili alla Gazprom grazie al miglioramento dell'efficienza produttiva dei suoi impianti.
Il programma di investimento della Gazprom è già partito, mediante l'acquisizione di una molteplicità di aziende russe per l'estrazione di metano, per poi partire con un piano di espansione degli impianti e degli oleodotti da 70 miliardi di dollari. Parte di tale budget è stato destinato alla Royal Ducht/Shell per l'acquisizione del 50% di Sakhalin.2, il più grande progetto al mondo per la produzione di gas liquefatto; un'altra parte alla costruzione di un gasdotto che collega direttamente Russia e Germania nonché allo sfruttamento industriale del giacimento dello Shtokman. Sarà una vera macchina da guerra quella che Gazprom sta costruendo, attirando su di sé capitali provenienti da ogni parte del mondo e mobilitando le più importanti Banche d'affari. Basti pensare che oltre il 18% del mercato russo delle attività di finanziamento delle fusioni è in mano alla Jp Morgan, e altri saranno pronti ad investire.
Il trucco che si nasconde dietro Tokyo è stato subito colto da Gazprom che ha saputo subito introdursi nel meccanismo e domarlo a proprio piacere, per produrre altro business: speculazioni su speculazioni. L'esempio di Gazprom calza perfettamente, e con un grande paradosso, spiega come questo quadro normativo dell'efficienza energetica è stato studiato proprio per favorire, ancora una volta, le lobbies del petrolio. Kyoto, come la Carta Europa dell'Energia, non porteranno alla risoluzione del problema dei gas serra né allo sperato sviluppo delle energie alternative, perché non hanno margini di utili paragonabili a quelli che si potrebbero ottenere con gli impianti nucleari o a gas. Questi ultimi, oltre a rappresentare la fonte di energia più redditizia al momento, consentono di ammortizzare parte dei costi proprio in virtù di questi meccanismi di compensazione dell'inquinamento.
L'impostazione di fondo che è stata data al sistema energetico è senz'altro profondamente sbagliata, perché non ha alla base un'impostazione ambientalista o scientifica, ma prettamente economica e speculativa, perché segue gli stessi principi che regolano un mercato di transazioni mobiliari. Apre infatti un mercato di investimento per le stesse grandi società del petrolio, che saranno ulteriormente incentivate a migliorare e ad estendere i loro impianti produttivi, o a sviluppare energia nucleare, ma non a sviluppare tecnologie alternative votate al cambiamento dei modelli di consumo e di risparmio energetico.

17 gennaio 2007

La trappola di Washington per Teheran


Non si attenua il clima di tensione che avvolge il Medioriente, in seguito alle recenti indiscrezioni trapelate attraverso i media di un inasprimento dei rapporti con l'Iran, ma soprattutto dopo gli strani eventi nel cielo di Teheran.
Tre forti esplosioni sono state avvertite nella notte dello scorso mercoledì in alcuni regioni dell'Iran senza che sia stata data una plausibile giustificazione: nessun bollettino di incidenti aerei, né registrazioni di strani esperimenti nucleari. La notizia viene ben presto confermata anche dai media occidentali, e solo nella giornata di ieri l'Iran dichiara di aver abbattuto un aereo spia, senza pilota, statunitense che aveva violato lo spazio aereo iraniano.
La correlazione tra i due eventi non è stata ufficialmente dichiarata, tuttavia sembra che siano davvero iniziati i primi scontri in Iran in maniera invisibile e celata agli occhi dei media: la guerra arriverà nelle nostre case solo quando starà per finire, e ciò che andrà in onda sarà solo un grande spettacolo.

Le intenzioni di Washington nei confronti dell'Iran questa volta sembrano più decise e vanno al di là dei soliti ammonimenti o risoluzioni dell'ONU, in quanto gli ispettori non hanno riscontrato un pericolo attuale e immediato nel programma nucleare dell'Iran. Dovranno passare ancora molto anni prima che l'Iran abbia la capacità di produrre un'arma, anche se il governo iraniano destina tutte le sue risorse al programma di armamento. Tuttavia, le restrizioni economiche sono partite, mediante un embargo nei confronti delle banche pubbliche, che blocca le transazioni di petrolio verso i paesi esteri per mandare in tilt l'intero sistema economico. Allo stesso tempo, Bush ha dichiarato un aumento delle truppe in Iraq, nominando alla guida delle forze schierate in Iraq e in Afganistan un ammiraglio della Marina militare americana, una nomina che si giustifica solo se si vede l'azione di Bush una manovra per preparare un attacco contro l'Iran. D'altronde Bush non ha altra scelta in quanto un ritiro delle truppe in Iraq equivarrebbe ad ammettere una debolezza, cosa che mediaticamente potrebbe distruggere l'America stessa, per cui la guerra deve essere allargata per non perderla.

In ogni caso diventa sempre più attuale e vicina la possibilità di un attacco militare sull'Iran prima di questo aprile, come rivelato da alcuni fonti, che verrà sferrato dal mare e non da un altro paese della regione. Verranno senz'altro mirati le installazioni petrolifere ed i centri nucleari dell'Iran, oltre ai centri nevralgici per le comunicazioni telematiche e per i trasporti, nel tentativo di creare caos e isolamento. Le forze per realizzare tale piano sono state da tempo dispiegate, e a questo punto occorre preparare solo l'aspetto mediatico, onde giustificare questa guerra senza provocare molto clamore.

È stato raddoppiato il numero delle portaerei e delle forze aeree nel Golfo Persico, e la stessa aeronautica militare israeliana sta effettuando delle esercitazioni a distanza in preparazione di un attacco sull'Iran, anche se tale notizia è stata prontamente smentita da Israele nonostante Teheran abbia confermato la rilevazione di questi movimenti.
Che nel Golfo vi sia un eccessivo traffico di flotte militari è stato comprovato anche dalla recente collisione avvenuta tra un sottomarino militare statunitense e una petroliera giapponese: due gruppi di portaerei hanno senz'altro poco spazio di manovra, e la concentrazioni di così tante forze navali dispiegate nel Golfo Persico supera ogni i livelli di "precauzione" o "prudenza". Come supera le forze di solito utilizzare per dissipare una guerra civile, il numero di soldati che verranno impiegati in Iraq e Afganistan.
E' pervenuta inoltre la notizia che è stato dislocato uno squadrone di 24 F-16 nella base di Incirlik, in Turchia a nord della Siria.La flotta di aerei americani di Incirlik sono probabilmente destinati a condurre un'operazione sul territorio iraniano, ossia a respingere a bassa quota le eventuali provocazioni militari o dei raid provenienti dall'Iran, oppure a lanciare un avvertimento ai siriani affinché non tentino di sostenere l'Iran.

E così una parte del piano di accerchiare l'Iran è stato già realizzato mediante la distruzione dell'infrastruttura civile e le lotte delle sette in Iraq, in Afghanistan e in Libano, per isolare Teheran una volta immobilizzata la Siria.
Infatti, nel frattempo, è venuta alla luce la contrattazione diplomatica tra i rappresentanti di Israele e della Siria avvenute tra il 2004 e il 2006 per l'elaborazione di un progetto di accordo di pace tra i due paesi. Israele accetterà di restituire il Golan alla Siria e di ritornare alla frontiera del 1967, conservando il controllo della distribuzione dell'acqua le fiume Giordano, mentre la Siria si impegna a interrompere il suo sostegno agli Hezbollah, ad Hamas e ai Mullah. Allontanare la Siria dall'Iran chiuderebbe così lo specchietto per allodole preparato dagli Usa per l'Iran, che rimarrà chiuso all'interno dei suoi confini, avendo solo la Russia alle spalle. Quest'ultima infatti ha solo di recente riconosciuto, dopo le pressioni e le sanzioni comminate dall'America, le consegne di missili all'Iran, insistendo che tale cooperazione tecnico-militare russo-iraniana non violava nessuna intesa internazionale. Evidentemente la Russia sta ancora facendo un doppio gioco con l'Iran, e ha un forte interesse a rinforzare i mullah al fine di riuscire ad indebolire gli Stati Uniti e silurare l'unità internazionale che tenta di isolare i mullah.

Dal canto suo, Ahmadinejad, il Presidente suicida, si sta muovendo in maniera diplomatica verso i paesi produttori di petrolio, come il Venezuela e l'Algeria, così con la Russia, per preparare un eventuale embargo petrolifero su più fronti e minacciare l'America, ben sapendo che non può contare su un sostegno militare diretto, con il dispiegamento di forze militari.
Se questi sono i presupposti, anche se non vedremo una guerra reale, ne sentiremo le ripercussioni sulla nostra economia, che subirà una crisi energetica o un'elevatissima inflazione.

16 gennaio 2007

Verso la creazione di un'economia "panasiatica"


Uno storico accordo è stato ratificato ieri tra la Cina e l'Associazione delle Nazioni dell'Asia del Sud-est (ASEAN), concludendo un'altra importante fase per realizzare una delle più vaste zone di libero scambio al mondo. L'accordo entrerà in vigore questo anno ed aprirà al Sud-est asiatico le porte del mercato cinese nel settore bancario, turistico, immobiliare, tecnologico e dei trasporti.
Questo accordo giunge proprio in occasione dell'accelerazione che è stata data al progetto di creazione della Comunità dell'Asean mediante la conclusione di patto che trasformerà, entro il 2015, l'Asean in un'entità legale con leggi e regolamenti basata sulla cooperazione economica, politica interna ed estera, sociale e culturale nella regione, al fine di compensare i differenti livelli di sviluppo che esistono attualmente in seno all'Asean. Il primo passo fatto nei confronti della Cina, è stato seguito dal Giappone, Corea del sud, India, Australia e Nuova Zelanda, già partner dell'Asean, ma oggi riuniti da un accordo che avrà l'obiettivo di creare una vasta zona di libero scambio.L'ASEAN nasce come Convenzione contro il terrorismo e per la sicurezza della regione, per coordinare le attività finanziarie sospette ed estradare i rispettivi prigionieri, trattandosi di una regione politicamente molto instabile. La Francia è diventata l'undicesimo all'infuori dell'ASEAN ed il primo paese europeo ad avere firmato il Tac ( Trattato di Amicizia e cooperazione), insieme poi al Pakistan, la Nuova Guinea e la Russia, per promuovere la sicurezza energetica della regione. Tuttavia, il cambiamento del sistema economico asiatico, da regione in via di sviluppo, a fulcro della moderna industrializzazione, ha posto la necessità di riorganizzare gli Stati e di rivedere tutti gli accordi, per evitare che l'entità stessa scomparisse.
L'avvicinamento degli Stati asiatici, risponde senz'altro ad una realtà economica sempre più incontestabile - il commercio interregionale rappresenta oramai più della metà degli scambi dei paesi asiatici - ma si traduce anche in un accentramento delle forze politiche dell'intero continente nelle mani della Cina. Mentre la Cina attira più di 60 miliardi di dollari di investimenti diretti, l'Asean arriva a circa la metà, senza contare il grave deficit commerciale nei suoi confronti di 161 miliardi di dollari. L'accordo sui servizi aprirà loro l'accesso ai giganteschi mercati cinesi finanziari, tecnologici e industriali, per perdersi così in questa immensa area di scambio panasiatica.
La creazione di una zona di libero scambio, con l'abbattimento dei dazi doganali e delle differenze tra le economie, darà così la possibilità di creare una vera unione monetaria e finanziaria. Il progetto, sicuramente di stampo neo-liberista ispirato ai modelli dei burocrati del Fondo Monetario Internazionale, avrà senz'ombra di dubbio l'obiettivo di proteggere le economie asiatiche dagli attacchi speculativi dell'occidente, che riescono da soli a mettere in discussione la stabilità economica di uno Stato intero.
In questi ultimi anni il pericolo di crollo delle borse asiatiche è divenuto sempre più frequente e reale, in seguito anche alla svalutazione del dollaro e le tornate speculative dei fondi di investimento controllati da potenti fondazioni bancarie occidentali. Tuttavia, l'estinzione del debito di molti Stati nei confronti del FMI , e la crescita dell'economia, che ingrossa sempre più i conti delle bilance commerciali e così delle riserve valutarie estere, fa sorgere il crescente bisogno di una divisa monetaria forte e indipendente rispetto ad un sistema post-capitalistico.
La prospettiva della creazione di libero scambio potrebbe costituire per l'economia occidentale un pericolo, perché attualmente la forza contrattuale dei vecchi continenti sta nella molteplicità e nella divisione delle controparti con cui occorre trattare. Una volta che verranno dettati stardand commerciali, tariffe e dazi omogenei, nonché un'unica grande istituzione con cui confrontarsi molte cose potrebbero cambiare. Un'unica posizione all'interno del WTO o dell'ONU darebbe una voce molto più autorevole ai rispettivi Stati della regione asiatica, proprio in nome della loro forza ed indipendenza economica.
Allo stesso tempo, unire le voci di un coro così complesso e problematico potrebbe rivelarsi per le controparti occidentali un asso nella manica, in quanto i patti ratificati dall'Istituzione centrale si estenderebbero automaticamente a tutti gli Stati, proprio come avviene oggi all'interno dell'Unione Europea. La creazione di entità centralizzate ha sempre un rovescio della medaglia, perché rischia di annullare la biodiversità dell'economia, di appiattire i bisogni e le soluzioni ai problemi ad un'unica regola, che spesso non provoca vantaggi per tutti ma solo per pochi, perché sono politicamente più forti. La tendenza ad uno o all'altro degli scenari possibili dipenderà su quali basi si costruirà questa "economia panasiatica", se su basi democratiche o sul modello sovranazionale assolutistico del FMI.

15 gennaio 2007

La "pericolosità" della società per criminalizzare il cittadino comune


Stiamo assistendo in questi ultimi anni nella società occidentale ad una degenerazione inquietante del diritto penale e dello stato sociale che porta sempre più ad una criminalizzazione della vita quotidiana e del cittadino comune. Molte delle nuove leggi che vengono emesse tendono a condannare il cittadino comune con pene di reclusione anche quando non ha commesso alcun crimine. Così, mentre per alte sfere vi è un livello assoluto di impunità per i suoi crimini finanziari, economici, ecologici o sociali, il "mondo dei bassifondi" è sottomesso ad un controllo incessante e ad una repressione sproporzionata agli atti commessi.
Da 2 anni, alcune nuove leggi apparse simultaneamente nei paesi occidentali presentano come fattore comune quello di condannare il normale cittadino per gli atti commessi durante la sua vita quotidiana.
Si rischia la prigione per abuso edilizio, per i genitori che non fanno andare i bambini a scuola, per i sans papiers, per coloro che sono privi di documenti o sono ai margini della società, come i mendicanti o gli abusivi. In alcuni Stati, come la Francia, si rischia il carcere per eccesso di velocità, se si è responsabili dello stato di ebbrezza di qualcuno che ha provocato un incidente, o per la morte di una terza persona durante un incidente stradale.
Sino poi ad arrivare al patologico esempio delle leggi sulla legittima difesa dei propri beni, che ammette in maniera assurda che si possa provocare la morte di qualcuno, solo per difendere dei beni materiali: non esiste in questo caso alcun rapporto tra il pericolo che si corre e la contromisura che si prende.
Si cerca insomma in tutti i modi di eliminare ogni rischio di incidente, ogni rischio di morte legato a degli eventi casuali, cosa di per sé impossibile in quanto il pericolo è una cosa che fa parte della vita stessa. Se una società vuole eliminare ogni rischio non farà altro che esasperare la vivibilità stessa, agendo sulla psicologia delle persone che sentendosi costantemente nel mirino della sorte, si sentiranno obbligate a prendere sempre le dovute precauzioni. Dagli allarmi agli antifurti, dalla vigilanza elettronica alle assicurazioni, sino a procurarsi un'arma: la paura, renderà la società sempre più pericolosa, e sempre più un vespaio di caos o crimini.

Allo stesso tempo, per compensare gli episodi di ingiustizia che portano a condannare persone innocenti, viene concesso l'indulto o l'amnistia, ottenendo come risultato quello di causare diffidenza e panico diffuso tra le persone. Un panico che viene ancor più amplificato dai media che trasmettono incessantemente e in maniera ripetitiva notizie di cronaca, di crimine e violenze domestiche, che colpiscono le piccole comunità, i piccoli paesi di provincia apparentemente tranquilli, le realtà suburbane abitate dall'impiegato o operaio medio. Le realtà disagiate, delle periferie urbane, post-industriali, in cui regna disoccupazione e degrado non fanno notizia, perché appartengono ormai alle notizie già apprese e già conosciute. Ciò che invece sconvolge di più sono gli episodi che contaminano la vita normale, che danno come messaggio subliminale quello che ognuno di noi può essere il prossimo ad essere colpito da dei crimini violenti e inaspettati. Da una decina di anni, i media hanno introdotto progressivamente una parola ed un concetto che non esisteva precedentemente: la "pericolosità". Così i media hanno inventato dunque, o "sostituito" questo concetto con l'idea che se qualcosa o qualcuno non sono realmente ed obiettivamente pericolosi, lo potrebbero comunque essere potenzialmente. La percezione del pericolo potenziale è una cosa soggettiva, e ogni innocente diventa potenzialmente colpevole.
Il cittadino ordinario sarà sottomesso ad un'oppressione permanente, una sorveglianza elettronica costante, ed una paura onnipresente. Se seminiamo la paura allora raccolgo la sottomissione.
Una volta che i media hanno preparato il campo i governi hanno creato delle nuove leggi e dei nuovi reati basate su delle nozioni giuridiche sfumate e ambigue. Si sono create così delle pene per "procurato pericolo altrui": in virtù si questo principio una persona può essere incarcerata anche se non ha causato nessuno danno reale ad altri.

Grazie all'11 Settembre, un passo in avanti nella storia del diritto è stato fatto negli Stati Uniti, col principio degli "arresti preventivi". Se avete un'accusa di terrorismo, potreste essere incarcerati oramai per un periodo illimitato, senza sentenza e senza un limite di termine per il vostro processo, anche se vi è solo il sospetto che possiate commettere un atto di terrorismo. Per esempio, essere di religione musulmana, frequentare le moschee potrebbe rendervi un probabile terrorista, e dunque un pericolo per la società. La nozione di atto terroristico viene stravolta a tal punto da coinvolgere fatti che non hanno niente a che vedere col terrorismo.

Vediamo così questa inquietante degenerazione del diritto che porta alla penalizzazione delle intenzioni e non degli atti. Tuttavia questo principio è assolutamente contrario allo stato di diritto, alla democrazia, e porta a creare una dittatura, ad una situazione in cui sarebbe possibile incarcerare delle persone per le loro opinioni. Ben presto potremmo davvero assistere alla statuizione del "crimine psicologico", della "polizia psicologica", in cui l'uomo non sarà più ucciso, ma sarà "eliminato", "cancellato" mediante l'alienazione della sua mente.
Sono questi scenari sicuramente futuristici, ma non così inverosimili come potevano sembrare qualche decennio fa, perché più la nostra società va avanti, più possiamo notare come degenera lo stato di diritto e il "mondo del grande fratello" non sembra poi così diverso dal nostro.

14 gennaio 2007

La strana liberazione degli ostaggi italiani in Iraq

13 aprile 2004. Quattro italiani sono rapiti sulla strada che da Baghdad porta ad Amman. Sono Maurizio Agliana, Umberto Cupertino, Fabrizio Quattrocchi, e Salvatore Stefio. A sequestrarli, un gruppo di guerriglieri islamici sunniti, le falangi verdi dell'Esercito di Maometto.
Molto ha fatto discutere il loro rapimento, ma soprattutto la loro liberazione in una rocambolesca azione, che ha coinvolto molteplici organizzazioni umanitarie e forze militari.
Il filmato che vi mostriamo continua a gettare dubbi su un rapimento che ha lasciato dietro di sè un grande mistero. Perchè uccidere uno dei sequestrati?Perchè sono riusciti a trovare il luogo del rapimento dopo più di 56 giorni? Qualcuno ha sicuramente fatto un gioco sporco, e l'Italia si è mostrata ancora una volta come una serva delle lobbies che volevano quella guerra.

11 gennaio 2007

Un'esplosione misteriosa scuote l'Iran

Nel pieno della notte di mercoledì, è stata sentita un'esplosione nella città di Kermân, accompagnata poi da un grande frastuono che ha risuonato in tutta la zona tra le montagne delle province di Yazd ed Ispahan. Dalle prime indagini è stato sicuramente escluso un incidente aereo, perché nessuna linea aerea ha segnalato nulla, né alcuna società di trasporto aereo internazionale ha denunciato la scomparsa di uno dei suoi aerei.
Alcuni hanno ventilato l'ipotesi della probabile presenza di un aereo militare straniero, o di un eventuale esperimento nucleare sotterraneo.
La tensione è tuttavia è alta, perché qualsiasi episodio inaspettato può acuire la crisi nucleare in atto tra Iran e Israele.

L'embargo bancario all'Iran e la propaganda del petroeuro



In nome della guerra economia dichiarata all'Iran, Washington ha annunciato che congelerà gli averi della banca pubblica iraniana "Sepah", accusata di finanziare la produzione e le transazioni di armi. Il Tesoro aveva già annunciato ad inizio settembre di aver già cominciato ad eliminare ogni relazione tra il sistema finanziario americano e altri stabilimenti iraniani, accusati di sostenere delle gli Hezbollah. Di conseguenza le istituzioni finanziarie e le imprese hanno cominciato nel mondo intero a rivalutare le loro relazioni commerciali con l'Iran, riducendo o interrompendo le loro relazioni commerciali con l'Iran. Gli Stati Uniti hanno chiesto infatti insistentemente a tutti i governi di rispettare gli obblighi imposti dalla risoluzione 1737, imponendo di chiudere così tutte le agenzie della banca Sepah all'estero, particolarmente quelle di Roma, Parigi e Francoforte.
Sono queste le prime misure della guerra economica contro l'Iran, che hanno senz'altro come obiettivo quello di colpire non l'economia del Paese ma i centri nevralgici delle istituzioni, accumulando prove di circostanza contro le pratiche finanziarie dell'Iran, soprattutto con la Russia e la Corea del Nord.

Già da un anno i banchieri Europei e americani stanno ostacolando l'ingresso al sistema finanziario mondiale delle banche iraniane, diffondendo la notizia su un loro probabile coinvolgimento in racket internazionale o traffico di armi di distruzione di massa. La guerra economica contro l'Iran è da tempo in atto, anche senza una risoluzione ONU, ad opera delle lobbies del petrolio e quelle bancarie che vogliono mettere le mani sui giacimenti di gas e di petrolio dell'Iran. L'intero sistema bancario americano è stato bloccato alle cinque banche pubbliche iraniane, in modo da isolare poi uno stato intero. Infatti, essendo prima il petrolio negoziato tradizionalmente in dollari, gli Stati Uniti hanno vietato alle banche americane di contrattare direttamente con una banca iraniana per la vendita del petrolio.
In risposta a tale mossa, l'Iran lanciò il suo piano di creare una borsa internazionale per lo scambio dei prodotti petroliferi utilizzando come moneta di contrattazione l'euro e non il dollaro. Allo stesso modo, la Banca Centrale ha affermato che a partire dal gennaio 2007 avrebbe cominciato un'attività di diversificazione delle riserve fino ad eliminare i petrodollari accumulati.

Entrambe le dichiarazioni sono state ottime strategie politiche, ma prive di un fondamento economico o tecnico, in quando non possedeva ancora le giuste infrastrutture telematiche e le relazioni per coinvolgere dei partner negli scambi. Inoltre è trapelata attraverso i media iraniani la notizia che la Banca Centrale abbia prosciugato tutte le sue riserve monetaria, in seguito all'embargo bancario che da tempo sta subendo l'Iran e lo ha costretto a indebitarsi nei confronti dei suoi stessi partner come Russia e Cina. Per tale motivo dinanzi alla notizia che l'Iran abbia cambiato le sue riserve di dollari in euro, possiamo avanzare l'ipotesi che abbia cambiato la denominazione del suo debito in realtà. Tale scelta, sebbene ha un motivo strategico e politico di fondo, è stata criticata da molti perché potrebbe in futuro portare all'accrescimento del debito in seguito all'aumento del cambio dell'euro. Il passaggio delle importazioni e dei petrodollari in euro potrà forse aiutare a sfuggire agli ostacoli messi dagli americani ai loro trasferimenti di denaro, appoggiandosi alle banche francesi e tedesche, ma la conversione dei dollari accentuerà ancora di più le perdite di cambio dell'Iran.
Inoltre la decisione molto politica dei mullah non ha avuto alcuna incidenza sul mercato dei cambi, scossa più che altro dalle manovre della Russia, della Nigeria e dell'Adzerbaijan. L'Iran ha forse voluto emulare altre economie più forti, come la Cina, che basa invece le sue riserve sulla bilancia commerciale, sulle sue esportazioni.

L'economia iraniana è indebitata fino al collo, non può permettersi di tentare speculazioni monetarie, e può solo giocare con le sue dichiarazioni ad effetto per colpire l'opinione pubblica. Quella che era la guerra dell'Iran al dollaro si è rivelata una grande bufala, perché in realtà è stato il dollaro a boicottare Teheran e le sue banche pubbliche. Per tale motivo è cambiata la strategia di difesa dell'Iran, che ha così deciso di far leva sul gas per colpire direttamente la Turchia, ma indirettamente l'Unione Europea ed Israele, chiudendo i rubinetti al Bakou-Tbilissi-Ceyhan. Costringendo così tali Paesi a cambiare i canali di distribuzione, dalle major occidentali alla Gazprom, fida alleata, che sta proponendo così un percorso alternativo al Gas. Allo stesso tempo ha deciso di prendere parte alla spartizione dei poteri dell'Iraq, scegliendo così di finanziare con un miliardo di dollari la ricostruzione del Paese, e in un certo senso una lobby che dovrebbe fare gli interessi dell'Iran o della Russia.

Nel Medioriente si sta aprendo infatti una vera guerra tra le lobbies arabe finanziate da una parte dalla Russia, attraverso l'Iran, e dall'altra dall'America. Bush ha infatti esplicitamente dichiarato che il contingente americano non lascerà l'Iraq fin quando non saranno individuati ed eliminati i gruppi di terroristi che alimentano la guerra civile. In realtà vogliono ricreare una lobby islamica, distruggendo quella che sino ad oggi ha controllato l'Opec, e porla sotto lo stretto controllo dell'America, per poi utilizzarla contro l'Occidente e nelle strategie di guerra al terrorismo.

10 gennaio 2007

La Tesla Roadstar in Italia


La Tesla Roadster sbarca sul mercato Italiano dopo aver venduto l'intera produzione del 2006.
Si presenta come la macchina elettrica del futuro, con un nome che attira su di sè il fascino di un mistero, il segreto di Tesla e dell'energia cosmica che scoprì all'inizio del secolo.
Sicuramente la Teslacar ha qualcosa di diverso dalle altre auto, una tecnologia innovativa, che si proietta nel futuro, ma allo stesso modo continua a nascondere la vera invenzione di Tesla, risalente al 1931, che si basava sulla trasmissione dell'energia attraverso l'etere.
Il nome di questo scienziato sembra comunque essere ritornato, per ricordare che il futuro è molto vicino.

Il rapporto dell'FBI di investigazione
sulla vita di Nikola Tesla


09 gennaio 2007

Raid in Somalia: ancora una guerra per il petrolio

L'Aeronautica degli Stati Uniti, in queste ultime ore senza sosta, la somalia, per colpire delle cellule di Al Queda probabilmente responsabili degli attentati alle due ambasciate americane in Afriche che risalgono al 1998. L'Africa è da mesi terra di scontro delle grandi multinazionali del petrolio, e così dopo la Nigeria e l'Etiopia, e la Somalia è essere l'obiettivo degli interventi militari.
Questa è ancora una volta una guerra per il petrolio, dopo le tensioni create sul mercato petrolifero da Russia e Iran, mettendo così in stato d'allerta sulla crisi degli approvvigionamenti. La Cina da tempo sta armando l'Africa per ottenere in cambio la concessione dello sfruttamento dei pozzi di petrolio, e assicurarsi un'alternativa alle scorte di petrolio iraniane e russe.
Questa scia di sangue e terrore continuerà anche nei prossimi mesi e vedremo aprirsi in varie zone dell'Asia centrale e del Medioriente ulteriori fronti di guerra per garantire all'Occidente il controllo delle riserve petrolifere.

La Rai del futuro nelle mani di una "fondazione"


È ora all'esame del Parlamento il progetto di Legge Gentiloni, che darà vita ad una Fondazione che diventi azionista di riferimento della Rai del futuro, in sostituzione al controllo diretto del governo attraverso il ministero dell'Economia. Sarà una vera "associazione" che rappresenta i cittadini-utenti, una fondazione amministrata da un "consiglio", eletto dai membri dell'assemblea, previo il vaglio del parlamento o di altre organizzazioni sindacali o istituzionali, che resterà in carica sei anni e non si rinnova mai interamente, ma solo per un terzo ogni due anni.
La Rai suddivisa in tre distinte società operative, una società che gestisce gli impianti della rete, una a prevalente finanziamento pubblico, una finanziata esclusivamente dalla pubblicità, che saranno tutte controllate da una fondazione "indipendente".
Ecco che una commissione di esperti diventa un'istituzione, sostituendosi al potere pubblico in difesa dei consumatori e degli utenti, per creare un media di informazione che riesca a far fronte soprattutto alla concorrenza e che sia in attivo.
È ovvio che il servizio pubblico che la Rai erogherà sarà sempre più un'informazione senza notizie, senza sapere, perché dovrà rispettare degli standard di produttività o di ascolto che non sempre rispondono anche ad un adeguato livello di qualità e di cultura.
Saranno i diritti dei consumatori e degli utenti a prevalere su quelli dei cittadini, per fornire un servizio di massa sempre più simile a quello dei network internazionali.

La guerra civile e il petrolio dell'Iraq nelle mani dei Boia di Saddam

A pochi giorni dalla morte di Saddam continua in maniera sempre più accesa la guerra civile che da mesi ormai sta martoriando l'Iraq. L'invasione dell'Iraq e lo stesso processo di Saddam hanno aperto una grave ferita tra la popolazione iraqena divisa tra sciiti e sunniti che trucidano migliaia di civili per la conquista del potere, grazie ai finanziamenti dell'America e dell'Onu. La stessa esecuzione di Saddam è stata una vera vendetta dei suoi avversari politici, che hanno così fatto il lavoro sporco di una decisione presa da tutta la Comunità Internazionale e dall'America in particolare nel momento in cui hanno invaso quel paese.
Gli sciiti hanno processato e condannato Saddam, inscenando un vero linciaggio e a dimostrazione di ciò occorre tener presente che mentre restavano solo alcuni secondi di vita al presidente iracheno, i suoi boia si sono messi a gridare il nome di "Mouktada". Ma c'è di più, se si analizzano con maggiore attenzione le immagini del video dell'esecuzione trasmesso in tutto il mondo, si potrebbero riconoscere qualcuno dei personaggi che prendono parte all'esecuzione. L'uomo che stringe la corda al collo di Saddam presenta la stessa fisionomia, nonchè statura, con alcuni rilevanti particolari di Mouktada Assadr, capo degli sciiti di Bagdad, che più volte ha giurato vendetta a Saddam per rivendicare la morte del padre.
Tra le tante informazioni che ogni giorno ci pervengono dall'Iraq tramite i forum, vi mostriamo le immagini che mostrano come probabilmente il boia che aggiusta il cappuccio, temendo di essere scoperto è Mouktada Assadr: stessa statura, stessa barbetta, e porta un anello nella stessa posizione. La notizia non è stata data con certezza, ma è stata presa seriamente in considerazione a Bagdad, soprattutto tra coloro che si sono fermamente opposti a questa condanna.



Il video shock della salma di Saddam Hussein


Chiunque abbia divulgato queste immagini, nonché quelle del video della terribile fine destinata a Saddam, ha senz'altro continuato a fomentare l'odio e i conflitti tra le forze che si stanno scontrando oggi, avvantaggiando l'America. L'intero processo, la decisione di anticipare l'esecuzione, il linciaggio e poi la profanazione della morte del Rais sono state viste dalla comunità internazionale come una scelta consapevole e autonoma degli Irakeni, che hanno scelto così come condannare il proprio tiranno. È ovvio invece che vi è una regia di fondo che va al di là degli sciiti e dei sunniti, che non hanno alcun potere se non quello sulle masse grazie all'esercizio del potere religioso. L'America oggi finanzia direttamente i religiosi sciiti cha, saliti al potere, hanno destinato alla diretta esportazione verso gli Stati Uniti di oltre il 30% delle riserve petrolifere, mentre Saddam manteneva uno stretto rigore nella produzione. Mentre finanzia la guerra civile e fomenta gli animi, nascondendosi dietro gli sciiti per non assumersi, come sempre, delle dirette responsabilità, getta nel panico totale uno Stato che si troverà così gestito non da un governo ma dal caos.
Mantenendo uno stato di guerra civile, l'America sarà così in grado di mantenere uno stretto controllo sul Paese, e sugli approvvigionamenti di petrolio senza sprecare altre risorse umane o fare investimenti. L'Iran inoltre è pronto a beneficiare anch'essa della tempesta della guerra civile iraqena per costruire un alleato, finanziando parte della ricostruzione con un prestito di oltre un miliardo di dollari.
Lasciare il paese nel caos totale, in mano agli sciiti significa evidentemente destinare queste risorse ad altre operazioni, come ad esempio una guerra in Iran che si prepara da molti mesi ma che sta divenendo una realtà sempre più vicina.


È stata accreditata sempre più come probabile la notizia che Israele abbia preparato dei piani per distruggere i siti iraniani di arricchimento dell'uranio per mezzo di armi tattiche nucleari. A di questa notizia, le autorità iraniane hanno lanciato un allarme ai propri centri sensibili, dichiarando che ogni attacco militare non resterà senza replica. La decisione di Israele è tanto improvvisa quanto aspettata ma molti, considerando la guerra fredda che l'Iran sta conducendo, ma molto probabilmente rappresenta pura propaganda per intimidire il nemico, volutamente alimentata mediante la stampa inglese e statunitense.
In realtà la vera minaccia tesa contro Israele è quella della crisi energetica. Infatti, solo la settimana scorsa, l'Iran ha infatti deciso di interrompere gli approvvigionamenti di gas alla Turchia, mettendo in crisi la distribuzione di gas non solo verso l'Europa, ma anche verso Israele, vera destinataria del gasdotto Bakou-Tbilissi-Ceyhan. Un tale pericolo potrebbe essere a tutti gli effetti evitato al passaggio del progetto di legge dell'Iraq, che, introducendo gli Accordi di divisione di produzione (PSA), permetterà alle società di BP, Shell, Exxon e Chevron di firmare dei contratti di 30 anni per estrarre il brut iracheno. Con questi contratti le compagnie petrolifere potrebbero trattenere sino al 60 o 70 per certo della produzione, finanziando n contropartita gli investimenti per lo sfruttamento e la trivellatura. Più di 300.000 barili al giorno saranno pompati a partire dai campi petroliferi di Kirkouk, verso il terminale di Ceyhan in Turchia, per poi sfociare sino in Israele.

Per cui, nonostante sia stata assicurata ad Israele energia a sufficienza per soddisfare il proprio fabbisogno energetico, questa situazione molto instabile e probabilmente non durerà ancora a lungo. Temiamo che si propaghi invece un conflitto che coinvolgerà i paesi del Medioriente e dell'Asia centrale, perché oggi gli Stati lottano sul filo del rasoio nelle negoziazioni per l'approvvigionamento energetico.
Chi oggi perde in queste trattative perde la guerra, e possiamo dire che l'Europa in un certo senso ha già perso il primo scontro di questo conflitto tra le grandi potenze. Il fallimento delle trattative tra Bielorussia e Russia ha danneggiato, a stretto giro, la Polonia e la Germania, mentre in Italia resta nel silenzio una probabile crisi energetica. Il conflitto potrebbe dunque nascere intorno all'Iran, bersaglio da tempo delle ostilità dell'Onu e dell'America, per poi estendersi alla Siria, che è stata sfiorata dal conflitto libanese, fino ad arrivare nel Caucaso. È verso l'Adzerbaidjan e il Turkemenistan che si dirigerà questa guerra, perché lì risiedono le più preziose riserve di gas e petrolio, contese da Russia e America.
Esiste in tutto questo senz'altro una regia, perché ad ogni azione corrisponde una reazione immediata e prevedibile. Ogni qual volta che un rubinetto viene chiuso, una guerra si prepara a colpire l'ostacolo contrattuale, per risolvere sul campo lo scontro delle trattative per gli approvvigionamenti.

08 gennaio 2007

La Nuova europa è il prossimo bersaglio della borsa mondiale


Con l'ingresso di Romania e Bulgaria l'Unione Europea giunge ad una quota di ventisette adesioni, mentre l'adesione all'euro della Slovenia apre nuovi scenari per il mercato unico. Il processo di ampliamento dell'Unione subirà ora una lenta battuta d'arresto dopo i problemi nelle negoziazioni con la Turchia e il rigetto della ratifica del Trattato Costituzionale, aspettando poi che facciano il loro ingresso, prima della fine del decennio, la Croazia, Cipro, Malta, i paesi baltici e la Slovacchia, e quanto prima le più importanti economie dell'est, la Polonia, l'Ungheria, la Repubblica ceca, che da sole costituiscono lo 0,4% del Pil europeo.
Quello dell'estensione dell'Unione Europea è un processo obbligato, quanto irreversibile, considerando che allo stato attuale è più vitale l'ampliamento ai paesi dell'Est e del Mediterraneo che il consolidamento delle istituzioni all'interno dei Paesi fondatori.
Non a caso, mentre la Costituzione Europea fallisce, e la Francia dichiara guerra aperta all'euro e ai burocrati della BCE, vanno avanti le contrattazioni per dare all'economia europea nuovi mercati per sostenere il PIL.

La Slovenia è la prima tra i nuovi membri dell'UE ad adottare la moneta comune, senza però molta euforia perché molti sono i timori per l'aumento dei prezzi e la svalutazione dei salari, come è accaduto in tutti gli altri paesi, anche se con un'economia molto forte. Il reddito di un operaio sarà di circa 300€, mentre di un medico oscillerà intorno ai 1000€, rischiando così di perdere il vecchio potere di acquisto che sosteneva la normale circolazione della moneta.
La Banca centrale della Slovenia ha già annunciato inoltre il trasferimento del resto del contributo del paese alla Banca centrale europea (BCE) di 17,1 milioni di euros, e di 22 milioni di dollari, ritirando poi dalla circolazione la vecchia moneta del tolar che andrà totalmente sostituita con gli euro.

L'integrazione monetaria è stata più veloce di quanto si pensi, considerando che sono bastati solo tre giorni che la società che gestisce il mercato italiano a paneuropeo dei titoli di Stato (MTS), ha annunciato la nascita di un listino del debito pubblico della Slovenia. Euronext-Nyse, che possiede la maggioranza del capitale della Holding che controlla MTS insieme a Borsa Italiana, entra subito nella "nuova europa" balcanica prendendo in gestione il mercato dei titoli di debito statali, aprendo così un nuovo mercato finanziario per gli investitori internazionali. La penetrazione del mercato finanziario sloveno da parte di Mts, e poi presto in tutti gli altri paesi che faranno il loro ingresso in Europa, preannuncia senz'altro l'invasione delle grandi società di intermediazione e delle grandi Banche d'Affari che vorranno estendere lì il piano della borsa internazionale. Il mercato finanziario si sta preparando infatti a diventare un unico circuito con l'abbattimento definitivo di ogni ostacolo, legislativo e tecnico, alla circolazione dei capitale, come stabilito appunto dalla direttiva MIFID. Le vecchie istituzioni di controllo, le autority e le stesse Borse valori nazionali perderanno il loro ruolo nella gestione degli scambi di titoli e valori mobiliari, per essere sostituiti dalle grandi banche d'affari. I Banchieri si stanno infatti organizzando in veri e propri consorzi per creare delle borse valori indipendenti e alternative da quelle ufficiali, venendo meno l'obbligo di concentrare gli scambi all'interno dei mercati regolamentati. Si darà origine ai mercati di negoziazione multilaterali, e questi nel loro insieme saranno il vero sistema della borsa mondiale, al cui interno si perderà non solo le tracce del flusso dei capitali, ma anche le società e le imprese quotate. I capitali affluiranno maggiormente in quelle borse più accreditate, perché gestite dalle Banche più potenti, e anche il diritto di quotazione diventerà oggetto di scambio, che le società dovranno contendersi.
Inoltre, alla vigilia della scomparsa della moneta cartacea per fare posto alla sola moneta elettronica o bancaria, questa rete telematica agganciata ai circuiti finanziari mondiali è l'unico mercato monetario futuro possibile.

L'euro rappresenta dunque un grande investimento per i Banchieri, europei e non, in quanto ovunque entra la burocrazia europea, si apre un mercato di liberalizzazione e di deregolamentazione, perché tutti gli Stati sono obbligati a sottoscrivere i patti di stabilità e a recepire le direttive. Per tale motivo, le implicazioni dell'ingresso nell'area euro non si circoscrivono ai soli problemi legati all'inflazione, ma anche a quelli legati agli scenari del mercato finanziario, economico e politico.
La Francia e la Germania, da tempo hanno rimesso in discussione il sistema euro, criticando aspramente le scelte di politica economica della BCE, troppo penalizzanti per le esportazioni e per il potere d'acquisto dei cittadini. Le critiche mosse sono molto profonde, sino a rivendicare la propria sovranità monetaria, e rispondono a coloro che minimizzano il "no" alla Costituzione Europea, che parlano dell'euro come un alibi alla cattiva gestione dell'economia nazionale, dicendo che l'euro non è solo una moneta. L'euro è un veicolo di potere, è lo strumento che occorre per prendere il controllo di un'economia, per consentire poi l'applicazione in maniera uniforme e diffusa delle direttive e dei regolamenti delle Commissioni, che vogliono un'economia in cui i servizi pubblici e le infrastrutture siano in mano ai privati, che l'economia sia controllata e gestita dalle Banche e non dalle istituzioni pubbliche, che le decisioni di politica sociale siano approvate dagli organi sovranazionali. È ovvio dunque che l'Olanda, la Francia o la Germania non vogliono questa Europa, è altrettanto ovvio che non la vogliono neanche la Turchia e le ex Repubbliche comuniste, perché sarebbe per loro una perdita di sovranità. I paesi dell'Est rappresentano la soluzione ai problemi pensionistici della vecchia Europa, la Turchia e i Balcani quella legata agli sbocchi marittimi all'approvvigionamento energetico.

05 gennaio 2007

I danni invisibili del terremoto di Taiwan


In seguito alle scosse di terremoto che ha colpito Taiwan, l'intera regione asiatica ha subito un lungo blackout delle telecomunicazioni, danneggiando così numerose attività economiche. L'intera rete di internet è saltata, e circa 10.000 aziende cinesi avrebbero perso il proprio dominio, impedendo l'accesso al web in vaste zone per molti giorni e così il mancato rinnovo di migliaia di domini. La perdita dei domini rappresenta comunque ora gravi danni economici alle aziende rimaste senza un riferiemento sul web, ossia senza una finestra sugli scambi commerciali internazionali.
Come logico che fosse, i danni del Terremoto sono stati invisibili, ma inferti in maniera profonda, perchè hanno effetti molto più duraturi. Quella subita dalle imprese cinesi è solo la punta dell'iceberg, perchè notevoli danni sono stati subiti anche dalle grandi società di telecomunicazione, dalle Banche e dalle società di intermediazione finanziaria, pregiudicando la stabilità delle Borse Asiatiche.

Dall'Iran e dalla Bielorussia venti freddi per l'Europa

Dopo gli scontri tra Russia e Bielorussia che hanno raddoppiato i prezzi dei contratti di fornitura e aperto un nuovo fronte sul petrolio e sul transito dei gasdotti verso il Nordeuropa, Teheran sospende le sue esportazioni di gas naturale verso la Turchia. Ha spiegato il ministro iraniano del Petrolio, che nonostante l'esistenza di un contratto a lungo termine con la Turchia, l'Iran non è in grado di onorarlo a causa della richiesta interna. Il servizio di fornitura verso la Turchia è sempre stato instabile, e le consegne sono state interrotte a moltiplici riprese fin quando non si è deciso per la sua totale sospensione. Il regime dei mullah ha tuttavia promesso che le esportazioni sarebbero riprese all'inizio della produzione di gas Persiano.
Resta un grande interrogativo sulla risoluzione di questo "incidente diplomatico" per il buon fine della collaborazione tra Iran e Turchia, che è, tra l'altro, di vitale importanza per il transito del gas del Mar Caspio verso l'Europa . Infatti i ricchi giacimenti di gas dell'Iran, i più grandi del mondo dopo quelli della Russia, sono destinati ad allacciarsi al grande gasdotto che attraversa la Turchia, il Bakou-Tbilissi-Ceyhan, per poi alimentare il Bourgas-Alexandroupolis, nato da un consorzio di Bulgaria-Grecia, e risalendo per la penisola balcanica, arrivare sino all'Europa, destinatario ultimo del gas.
Bloccare la Turchia è pari al blocco del Gas verso l'Europa, in quando la Russia, grazie alla pipeline della Blustream, che attraversa i profondi fondali del Mar Nero, sarà in grado di trasportare circa 3,7 miliardi di metri cubi di gas verso l'Europa, perchè totalmente destinato alla riesportazione. Quello che è stato definito una fonte di sicurezza energetica per la regione e per la creazione di un spazio energetico unito in Europa, trasformerà la Turchia in un vero ponte energetico tra l'Oriente e l'Occidente. Tutto il gas che arriva in Turchia è destinato all'Italia del sud così come all'Europa del Sud, e in particolare alla Bulgaria, l'Ungheria, l'Austria e la ex-Iugoslavia, e infine ad Israele. Il Blue Stream è stato infatti instradato vero il porto mediterraneo di Ceyhan - che è già lo sbocco di un oleodotto che instrada il petrolio azerbaidjano attraverso la Georgia - dove verrà liquefatto e riesportato. La Turchia sta diventando così la quarta nazione di riferimento al mondo per l'approvvigionamento di energia per l'Unione Europea e allo stesso tempo lo sbocco sul Mediterraneo per la Russia.
Per questo, c'è motivo di pensare che la Russia stia appoggiando quella fazione politica che non intende entrare in Europa, essendo più legata al mondo orientale, mentre l'Europa e la coalizione atlantica sostengono i partiti laici che intendono aprire la Turchia al mercato unico europeo. Dove gli europei e gli americani giocano la carta del federalismo e delle identità etniche, la Russia gioca la carta della stato nazione e tende a creare delle alleanze che ricordano quelle della guerra fredda. Per i paesi con forte identità nazionale, come l'Iran o la Turchia, la Russia è un eccellente alleato, mentre l'America e l'Europa sono l'espressione per eccellenza della globalizzazione delle entità sovranazionali.


La Russia sta portando così avanti una strategia energetica per eliminare ogni concorrenza agli idrocarburi Russi che provano ad acquistare il monopolio della rete della fornitura del petrolio e di gas verso i clienti della Russia, come l'Europa. Questo grazie soprattutto alla complicità del regime dei mullah, che fanno da fusibile nelle contrattazioni per il prezzo del petrolio: infatti mentre la Russia mercanteggiava con la Bielorussia, l'Iran ha fatto al sua controfferta, un chiaro bluff perché non ha i mezzi per sostenere questa offerta.
Ancora una volta l'Iran sta avendo questo ruolo nella gestione del rapporto con la Turchia, perché se in un primo momento rappresentava la sicurezza energetica, dopo è diventato un'arma nelle mani della Russia per fare pressioni sul governo e prendere le giuste decisioni sulla gestione degli sbocchi sul mare.

Accanto al problema del transito dei gasdotti si apre per la Russia, per l'Europa stessa, quello del reperimento delle fonti di energia, e ciò significa che il conflitto sicuramente si sposterà verso l'Asia centrale, ossia verso il Turkmenistan, il Kazakistan e l'Uzbekistan, nonché verso l'Azerbaijain. Quest'ultimo rappresenta lo sbocco sul Mar Caspio per il Bakou-Tbilissi-Ceyhan, delle compagnie petrolifere occidentali, e si propone come un nuovo concorrente indipendente dalle pipelines russe e, di conseguenza, incontrollabile per Mosca. Per tale motivo Mosca in un primo momento ha tagliato i rifornimenti di gas, subendo la risposta del governo adzerbaidjano della diminuzione dell'esportazione di petrolio che transita per la Russia, sull'asse Bakou-Novorossiisk, potendo deviare le consegne attraverso i porti georgiani del mare Nero, o verso le coste turche. A questo punto si è fatta avanti l'Ue che ha firmato a fine novembre un accordo per instaurare una "partnership energetica" per poter aumentare le sue scorte e ridurre la sua forte dipendenza verso gli idrocarburi russi. Sarà proprio di lì che un consorzio americano e azerbaigiano, SOCAR e McDermot Caspian Contractors Inc, costruirà un gasdotto che collega il giacimento azerbaïdjano di Gunesli alla stazione di compressione del giacimento "Neftyanye kamni". Questo gasdotto si raccorderà al Nabucco, e poi alla Turchia per portare infine il gas in Europa.

Non a caso, dopo la Georgia, l'Azerbaijan ha dovuto subire le conseguenze dell'inimicizia della Russia, per poi vedere acuirsi i rapporti già poco stabili in Turchia e in Iran. Mentre i Balcani, si preparano ad entrare in Europa nel completo controllo dei commissari europei, la Bielorussia e l'Ucraina devono oggi subire la guerra dei prezzi per il Gas della Gazprom, utilizzata come ricatto per tenere Loukachenko ancora vicino alla Russia. La società russa, tramite una sua controllata, la Beltransgaz, instrada in Europa centrale l'8% delle esportazioni russe di gas e controlli il gasdotto russo Yamal-Europa, che, attraversando Bielorussia e Polonia, giunge sino al Nord Europa.

La nuova guerra si prepara in Asia Centrale, ed è alquanto strano che quella regione sia sempre interessata da gravi attentati terroristici che mettono in seria discussione la stabilità degli Stati. Prima dei contingenti militari infatti si organizzano le reti e gli oleodotti e seguendo questi è possibile rintracciare il cammino delle crisi internazionali. Lo scontro è sempre tra due fazioni, quella occidentale e quella Russa, allo scopo di controllare le vie e le fonti del gas, e costruire su di questo un nuovo strumento di controllo geopolitico. Il gas non è la fonte energetica del futuro, ma è senz'altro uno strumento per rafforzare oggi il potere delle Lobbyes e dunque la loro posizione in futuro.