22 maggio 2008

La nuova inflazione


La guerra delle risorse, la corsa ad accaparrarsele, è cominciata e caratterizzerà il futuro : è la nuova inflazione, che esce fuori dagli schemi tradizionali che usano ancora economisti e banchieri centrali. E’ una bestia nuova, signori e signore.

Il petrolio ha chiuso sopra 126: la più importante commodity del mondo ha ora messo a segno un rialzo di oltre il 30% da inizio anno e si è raddoppiata negli ultimi 12 mesi. Va tenuto presente inoltre che per dieci anni dal 1996 al 2005 il petrolio ha quotato in media meno di 30 dollari. Siamo quindi 4 volte quel livello, e la corsa non accenna a fermarsi, manovre come quella della scorsa settimana che lo aveva riportato a 110 falliscono miseramente.
Non credo sia una coincidenza che il + 30% di quest’anno sia esattamente uguale all’incremento registrato nello stesso periodo dalle riserve valutarie internazionali arrivate a quota 6,8 trilioni di dollari. Negli ultimi 4 anni e mezzo, le riserve ufficiali sono cresciute di quasi 4 trilioni cioè il 138%. Quelle cinesi si sono quadruplicate arrivando a 1,7 trilioni; quelle indiane si sono triplicate a 300 miliardi; quelle brasiliane quadruplicate a 190 miliardi; quelle russe sestuplicate a 500 miliardi (mezzo trilione), stesso livello raggiunto da quelle OPEC. Insomma è chiaro. Il mondo è immerso in un diluvio senza precedenti di liquidità in eccesso, che garantisce una pressione crescente sulle risorse materiali critiche.

La domanda è : fino a quanto saranno disposti a pagare per procurarsi le quantità di cibo ed energia necessarie alle proprie economie e popolazioni, le varie Cina, India, Russia, ed Asia?
La risposta ovvia è "che non possiamo saperlo", ma il mercato si sta sempre più rendendo conto che le enormi e crescenti riserve valutarie assicurano un altrettanto enorme potere d’acquisto. La guerra delle risorse, la corsa ad accaparrarsele, è cominciata e caratterizzerà il futuro : è la nuova inflazione, che esce fuori dagli schemi tradizionali che usano ancora economisti e banchieri centrali. E’ una bestia nuova, signori e signore.

Il CRB Commodities index ha chiuso la settimana a un nuovo record storico (+37 % in un anno); il Goldman Sachs Commodities index, altro nuovo record storico, segna il + 68% negli ultimi 12 mesi. Durante gli ultimi 12 mesi: soia + 85%, mais + 72%, grano + 68%. Analoghi gli incrementi per acciaio, ferro e simili. Benzina +40%, gas naturale +50% olio per riscaldamento +90%. Nel frattempo il Baltic Dry Index, il costo del trasporto navale delle commodities, è tornato sopra quota 10 mila, tornando a puntare al record di 11 mila raggiunto a novembre 2007.

Le recenti disperate misure capitalcomuniste assicurano altra enorme inflazione in futuro, perchè garantiscono altro deficit Americano e dunque altra proliferazione di riserve in dollari nel resto del mondo. Ma non solo Cina, India, Russia, OPEC e gli altri continueranno ad usare tali riserve, bensì anche la speculazione a leva e gli SWF rimanendo pieni di liquidità sempre più si orienteranno sui mercati delle materie prime, anche a scapito dei tradizionali investimenti cartacei, azioni incluse.

Viene in mente la crisi asiatica del 1996/97: la speculazione si accanì nel cercare facili profitti dal collasso delle varie monete( baht, rupiah, ringgit, won). Ricordo a quel tempo come i politici asiatici si scagliavano contro gli speculatori che ingrassavano mentre le loro popolazioni soffrivano la devastazione economica e finanziaria: parole al vetriolo contro gli hedge funds. Ma la realtà era che i politici locali e i loro sistemi in crisi non potevano nulla contro la forza del mercato finanziario a leva, potentemente alimentato da Greenspan e soci. Anche oggi non possono nulla. Certo, l’impennata del cibo e dell’energia provoca rivolte sociali, così come a quell’epoca. Il capo dell’ Asian Development Bank questa settimana ha avvisato che miliardi di poveri verranno tragicamente colpiti; la cosiddetta fame silenziosa, si è messa ad urlare: i prezzi del riso sono saliti di un altro 7% dopo essersi raddoppiati nell’ultimo anno. In tutta l’Asia i politici stanno cercando di reagire a questa crisi alimentare, mettendo divieti all’export, etc. ; e man mano che la crisi avanzerà le risposte adottate e le varie reazioni avranno un influenza decisiva sullo scenario inflazionistico ed economico globale. Ed è paradossale che proprio coloro che hanno prodotto il disinflazionamento degli anni 90, offrendo lavoro a prezzi infimi, subiscano adesso la più violenta delle inflazioni, quella alimentare. L’Occidente, ancora satollo, se ne infischia, ma invece farebbe bene a preoccuparsene: è la plebaglia costretta alla fame che taglia le teste dei ricchi, ci ricorda la Storia.

In risposta alle proteste popolari l’India ha sospeso il trading sui futures nelle commodities, ha eliminato i dazi all’import, ha vietato l’export, sta studiando forme di blocco dei prezzi.
Cina, Filippine, Tailandia, Malesia e Vietnam stanno cercando di accaparrarsi quante più scorte possibili, usando le loro enormi riserve valutarie (soprattutto la Cina). Si può facilmente scommettere che questa nuova inflazione alimentare ed energetica, avrà ramificazioni geopolitiche e commerciali molto importanti, ma l’occidente finanziario pensa solo a come far fare nuovi mutui ipotecari. Non ci può essere contrasto più stridente, manca solo Maria Antonietta che proponga di dare brioches agli asiatici.

Siamo appena agli albori di un disastro epocale, che non arriva a causa del destino cinico e baro, ma esclusivamente a causa di errori economici e finanziari, a loro volta dovuti all’eccesso di avidità ed ingordigia di una minoranza esigua.
La ridistribuzione della ricchezza è un aspetto inerente alle bolle creditizie, e andrà aumentando durante la nuova inflazione. Per cui saranno inevitabili vari gradi di disordini e rivolte. Era tutto facilmente prevedibile, e mi posso permettere di dirlo, visto che l’avevo previsto da anni, e non mi sento un genio. Era facile, perché ovvio, evidente. Eppure adesso pare caschino tutti dalle nuvole: e che sofferenza dover ascoltare i banchieri centrali, gli autori materiali del disastro, "avvisarci" che ci sono questi problemi.

L’estrema incertezza circa l’evoluzione dei prezzi e la disponibilità delle risorse critiche, impatterà tutto il mondo industriale anche nella nicchia ricca del globo, quella occidentale. Per molti, i sistemi di produzione "just in time" con scorte tenute ai minimi per massimizzare i profitti, diverranno un ricordo del passato. In particolare ci si può aspettare crisi settoriali notevoli, a cominciare dai trasporti (paradossalmente per ora ai massimi azionari). E le coperture con i famosi derivati diverranno sempre più difficili e costose. La psicologia cambierà profondamente, e le ramificazioni della nuova inflazione saranno notevoli.

Quando la bolla creditizia produsse la bolla tecnologica ad inizio millennio, gli effetti inflazionistici furono contenuti nel settore, reale e finanziario: certo, si creò un enorme aumento artificiale di domanda , ma vi era anche la capacità produttiva per soddisfarla, e andò a finire che si produsse, tanto per fare solo un esempio, 10 volte la fibra ottica necessaria. Si parlò di miracolo produttivo, ma era una delle tante cretinate. Quando poi la superbolla creditizia, rinforzata all’estremo proprio per contrastare lo scoppio dei tecno, produsse la bolla immobiliar ipotecaria, anche lì Wally poteva comunque creare trilioni di nuovi titoli, e i costruttori milioni di nuove case, anche se inutili e sovrabbondanti.

Ma adesso la nuova inflazione è un'altra cosa, perché questa volta la superbolla creditizia, appena rinforzata per contrastare lo scoppio di quella immobiliare, produce la bolla delle commodities che a differenza dei tecno e delle case, non si possono produrre a piacimento. Vi sono vincoli naturali, ineludibili. E la tragedia che ne seguirà, appena agli albori, stavolta non colpirà solo un po’ di azionisti occidentali, o un po’ di proprietari di case americani : è la gran maggioranza della popolazione mondiale che ne verrà duramente colpita.

Stavolta non è solo la finanza di wally ad essere in ballo, e siamo ben al di fuori del controllo delle banche centrali, che oltretutto stanno facendo esattamente l’opposto di quello che dovrebbero fare, pur di salvare i loro amici bancari. E stavolta non ci sarà nessun effetto ricchezza derivante dall’artificiale pompaggio dei prezzi delle azioni e degli assets, come in passato. Piuttosto ci sono e ci saranno effetti povertà a cascata derivanti dall’impennata degli alimenti e dell’energia, oltre che delle altre materie prime.

Negli USA questo avviene mentre ancora è in pieno corso il crollo dei prezzi immobiliari, ed il tutto non può non deprimere la fiducia dei consumatori a differenza delle bolle del passato che la galvanizzavano. Inoltre la nuova inflazione destabilizza e mette in crisi anche molte imprese, oltre a mettere in ginocchio tante municipalità e governi locali e nazionali i cui squilibri fiscali non potranno che aumentare.

Soprattutto, più saliranno i prezzi delle commodities più aumenterà la domanda della Cina, dell’ India, dell’ Asia e del Medio oriente, e più problematici saranno i colli di bottiglia all’offerta: non ci sarà alchimia finanziaria che potrà sanare questo squilibrio tra domanda ed offerta. Anzi la nuova inflazione renderà inutili i pompaggi creditizi addizionali, i vari pacchetti di stimolo, i vari deficit fiscali statali crescenti, e tutta la congerie di vari indebitamenti: se li mangerà in termini reali. Ci saranno una massa di meccanismi, processi, dinamiche, che tenderanno a "monetizzare" la nuova inflazione; e a differenza dei precedenti episodi inflazionistici, si produrranno ampi effetti secondari (indicizzazioni, etc.). La nuova inflazione produrrà solo altra e più grande inflazione.

Etichette: , , ,

21 maggio 2008

L'Europa dei “cittadini comunitari” e di quelli europei


Il Parlamento Europeo discute del grande problema in Italia nei confronti delle comunità rom e degli immigrati comunitari,all’indomani della discussione del pacchetto sicurezza. L’Italia viene dipinta come un Paese che sta andando verso la xenofobia il razzismo, con derive di violenza e gravi sentimenti di intolleranza, ma che in realtà - come tutti i Paesi Europei - è semplicemente uno Stato che non ha saputo gestire delle politiche di ordine pubblico e di integrazione. Si giunge così al cosiddetto "pacchetto sicurezza", nel quale potrebbe comparire il reato di "immigrazione clandestina" , che potrà divenire sia un aggravante rispetto ad altre infrazioni, sia una forma di discriminazione per giustificare l’espulsione diretta.

Giunge nel Parlamento Europeo il grande problema in Italia nei confronti delle comunità rom e degli immigrati comunitari,all’indomani della discussione del pacchetto sicurezza del Governo Berlusconi. Una riunione, quella di ieri, da cui l’Italia ne esce un po’ distrutta, dipinta come un Paese che sta andando verso la xenofobia e il razzismo, con derive di violenza e gravi sentimenti di intolleranza, ma che in realtà - come tutti i Paesi Europei - è semplicemente uno Stato che non ha saputo gestire delle politiche di ordine pubblico e di integrazione. La situazione viene dipinta in maniera talmente allarmante che, si arriva a chiedere alla Commissione Europea di varare al più presto possibile una "direttiva contro ogni tipo di discriminazione", o comunque un necessario e urgente intervento normativo per punire e fermare le discriminazioni in base alla razza, all'età, alla fede religiosa, alla sessualità e alla loro disabilità. L’euro-parlamentare romeno Adrian Severin parla infatti di veri e proprio "pogrom" che stanno avvenendo in Italia contro le comunità romene, di leggi "razziali", ma soprattutto di messaggi mediatici che fanno confusione tra Rom e romeni, e così tra criminalità ed etnia. Così avverte sulla bieca tendenza dei nostri tempi e afferma che “se non faremo attenzione le fiamme divamperanno in tutta l’Europa”. Un monito questo rivolto all’Italia ma anche a tutti gli Stati Europei, che in questi anni di rapida espansione e di allargamento dell’area comunitaria, non sono riusciti a portare avanti l’integrazione multietnica e sono spesso sul punto di collassare, sotto i colpi della loro stessa incapacità a dare una giusta stabilità alla società moderna che si viene a creare.

Eppure l’Europa, dall’alto della sua grande civiltà e cultura, non ha saputo fare nient’altro che dettare regole "standardizzate" nei confronti dei Paesi membri e dei nuovi candidati, obbligando i Governi a monitorare i flussi migratori e a garantire il libero movimento delle persone, ma senza creare una cultura di base propensa all’accettazione dello "straniero", alla condivisione della propria terra con altri popoli e al rispetto di forme di popoli differenti per le loro origini e le loro esigenze. Hanno creato così un’Europa in cui continuano ad esservi, e vi saranno sempre, cittadini europei e cittadini "comunitari", che si trovano a sedere intorno allo stesso tavolo di trattative semplicemente in virtù di un patto economico.
Costruire una società su più livelli è una vera e propria strategia aziendale, in quanto se da una parte permette di sfruttare le classi più vulnerabili e di trarre profitto dalla loro situazione precaria, dall’altra consente di abbassare anche il livello dei diritti degli stessi cittadini europei. E così una società tenderà ad assumere extracomunitari o cittadini stranieri perché può ridurre i costi del salario e le spese di mantenimento dell’operaio, ma può anche far leva sugli altri dipendenti ad accettare condizioni di lavoro più precarie, essendo divenuti una forza lavoro del tutto sostituibile. A ciò occorre aggiungere i bassi standard di vita e la scarsa protezione da parte dello Stato, che ha contribuito a creare gli eserciti di immigrati votati alla criminalità organizzata, divenuta purtroppo anche un mezzo di sussistenza. Gran parte di essi sono cittadini stranieri dell’Europa orientale che, giunti in Europa vista come la terra promessa, dopo aver sacrificato anche i loro averi per compiere l’impresa dell’ascesa sociale, sono stati ridotti alla povertà, a vivere nei centri di accoglienza a sopravvivere di espedienti, più o meno criminali, dall’accattonaggio alle rapine. Alla base di questi crimini vi è nella quasi totalità dei casi, un movente economico e un degrado sociale, in completa assenza di integrazione.

È stata proprio l’Europa a creare queste piaghe sociali perché, dopo non aver controllato i flussi migratori clandestini sulle coste e nell’entroterra, non ha dato ai nuovi cittadini europei identiche opportunità né ha garantito la loro sostenibilità. Occorrerebbe invece prendere come esempio alcuni Stati dell’Est Europeo, come la Serbia o l’Albania da sempre costituiti da un continuo intrecciarsi di etnie e religioni diverse, riuscendo però a garantire la loro integrazione e assimilazione, con ottimi risultati soprattutto nei confronti delle comunità Rom. Il Governo serbo per esempio ha dato ai rom delle case dignitose in cui vivere, ha imposto l’obbligo scolastico e garantito loro un lavoro. In tale obiettivo è riuscita anche l’Italia, soprattutto nei piccoli centri in cui l’integrazione con i rom è ad alti livelli, ma l’emergenza e le gravi situazioni di intolleranza si sono verificate proprio nelle periferie delle grandi città, in cui vi sono già dei contesti di disagio e non si riesce a dare un sostegno persino ai cittadini italiani. Non meravigliamoci dunque degli inspiegabili episodi di violenza, resi ancor più cruenti da un’informazione che manipola i sentimenti dell’opinione pubblica, per poi rilanciare la necessità di una risposta dura all’esigenza di sicurezza.

Ecco dunque che si giunge al cosiddetto "pacchetto sicurezza", sul quale si giocano poi le proposte e le contro-proposte di Governo e di opposizione che giocano a fare gli antagonisti, ma sono sempre l’uno la copia speculare dell’altra. Non dimentichiamo che la questione "immigrati romeni" venne lanciato proprio da Veltroni, con l’emergenza nelle periferie di Roma decidendo il trasferimento coatto dei rom, e poi ripresa dal decreto Mastella, che cominciava ad introdurre reati di "accattonaggio" o di "occupazione abusiva del suolo" puniti con pene smisurate. Oggi invece di parla di reato di "immigrazione clandestina" che potrà divenire sia un aggravante rispetto ad altre infrazioni, sia una forma di discriminazione per giustificare l’espulsione diretta. Il problema maggiore - che in questo caso ritorna, essendo già stato cassato dalla Corte Costituzionale in occasione della presentazione del progetto da parte del Governo Prodi - sorge sugli immigrati comunitari, per i quali l’espulsione è stata definita "una misura estrema il commissario" della limitazione della libera circolazione delle persone, garantita dalla direttiva n. 38/CE/2004, pur ammettendo di "respingere il diritto di residenza per coloro che non hanno risorse per sostenersi e che delinquono".

Così il decreto sicurezza propone l’obbligo di presentare al proprio ingresso una dichiarazione anagrafica entro un termine predeterminato, e di dimostrare il proprio diritto alla permanenza "dimostrando di avere risorse sufficienti derivanti da redditi leciti", mentre in caso contrario potrà essere allontanato immediatamente per motivi imperativi di pubblica sicurezza. Ciò implica che qualora entri di nuovo, commetterà un reato e sarà arrestato. Non è ancora chiaro tuttavia se l’ordine di espulsione scatti solo per l’esistenza di attività illecite o semplicemente per la mancanza di un reddito, fatto sta che verrebbe introdotto per i comunitari il divieto di reingresso che oggi non c’è. Molto probabilmente non c’è da preoccuparsi, perché l’Europa o la Corte Costituzionale fermeranno di nuovo un tale provvedimento, ma il prezzo da pagare sarà comunque alto, ossia quello del tracciamento degli ingressi e dei movimenti mediante un sistema biometrico, impronte digitali e archiviazione del DNA. Ciò significa che la nostra libertà di movimento, che siamo cittadini europei o cittadini comunitari, sarà sempre controllata dal cervellone della Commissione Europea e dall’Europol. D’altro canto, se non impareremo a convivere e ad integrarci tra di noi nella miglior maniera possibile, le derive saranno davvero molto gravi, in quanto rischieremo di cadere pericolosamente nell’apartheid, dato che ci siamo già ghettizzati.

Etichette: , ,

20 maggio 2008

I nuovi bulli


Oggi si parla di Travaglio, di Di Pietro e di Grillo come se fossero i nuovi moralisti, i detentori dell’etica della società civile moderna. Ma a guardare le loro facce, sembra che traspari un po’ di malinconia, come se rimpiangessero il loro vecchio lavoro, quando il "buon Di Pietro" inchiodava malfattori come pubblico ministero, mentre Beppe Grillo dava i suoi spettacoli nei teatri. Travaglio, dal canto suo, ama il suo lavoro e così rileggere tutti i piccoli dettagli delle sentenze costruendo e fantasticando teorie. Ma in fondo, dovrebbe ringraziare i suoi peggior nemici, che con le loro storie gli hanno permesso di costruire il suo personaggio, senza di loro non esisterebbe neanche. Tutto questo fa anche parte del sistema, del grande cinema che serve per tener occupata la gente a guardare. Ormai sono monotoni e prima o poi si dimenticheranno tutti di loro, e ci sarà un "Avanti un altro". Li vediamo nei salotti delle trasmissioni televisive, commentando con i loro sorrisi, quel tipico sorriso di chi si vuole dare un tono, una certa importanza. Si parla infatti sempre di condannati, di ladri, di storie che si ascoltano ormai da anni, parlano di mafiosi, scendendo anche nel ridicolo e mescolando di tutto, pur di sembrare intelligenti. Si parla di internet e di rete e del nuovo popolo internauta, ci si fa forti con queste parole, senza conoscerne tuttavia il pieno significato che risiede nella "scienza del sistema". Li vediamo come quelle tipiche persone che hanno scoperto la ruota, e, commentando "come gira", non sanno assolutamente il loro funzionamento. Un’immagine che ricorda molto i famosi emigranti con il capello da cowboy e i sigaroni, che tornavano nelle loro piccole città facendosi grandi. Forse questa storia non va dimenticata.

La nostra non vuole essere assolutamente una critica, ma un gesto semplicemente per far capire a tutti coloro che si sentono così coinvolti dall’attualità che è assolutamente anacronistico cercare di imporre alla cultura italiana il concetto della rete e dell’internet, senza considerare le esigenze e la storia di questo territorio. E a maggior ragione non si può importare dall’America un determinato modello di vita e una concezione politica, pensando di applicarlo in tempi brevi anche alla società italiana. Infatti, l’Italia ha 8100 comuni molti dei quali non superano i 15 mila abitanti: costituiscono una realtà non trascurabile, sono la vera Italia e nel loro insieme rappresentano bene questo Paese. La maggior parte di essi sono popolati da persone che non sente il bisogno di avere internet né sa usare un computer, tale che il loro processo di telematizzazione sarà lento. Questa è una delle ragione del perchè in Italia non vi è stata una rapida diffusione di questi mezzi, perchè non siamo ancora in una fase di disumanizzazione, processo che è pienamente in atto in America, che vive di virtualizzazione e di lunghe distanze. Al momento, dunque, il popolo della rete in Italia è costituito da impiegati statali o da dipendenti che invece di lavorare scrivono nei forum, da quelli che vogliono parlare con la propria moglie, magari sono divorziati in casa e dopo aver mangiato preferisce parlare con un computer.

Cosa succede, dunque, se si cerca di forzare il cambiamento del sistema politico senza dare gli strumenti per adeguarsi al cambiamento? Sembrerà paradossale, ma in realtà di va a scatenare un meccanismo che causa un vero e proprio etnocidio della nazione. Non dimentichiamo, infatti, che uno dei più grandi genocidi che siano mai esistiti è stato quello del passaggio dal sistema comunista a quello capitalistico, che ha causato milioni di morti in Paesi come la Polonia, l’Albania e i Paesi della ex Unione Sovietiva. La cifra stimata non si può neanche pronunciare, e nessuno ha mai parlato di questo. Tutti sorridono, convinti di sapere la verità, ma chi capisce quello che cerchiamo di dirvi, capirà che diciamo la verità. Così, se oggi dovessimo passare ad un altro sistema politico, anche diverso, vi sarebbero guerre e rivolte cittadine, vi sarebbe il caos. Provate a pensare al fatto che i Governi hanno inviato degli eserciti per mantenere un certo equilibrio sociale, e se si sfalda il nostro sistema politico o sociale, le conseguenze si avvertirebbero su scala nazionale. Forse il "buon Di Pietro" certe cose le capisce, lui che parla sempre di "noi di Italia dei Valori"; dovrebbe ricordarsi quando affermava che non stava creando nessun tipo di partito ma un movimento, "perchè già ce ne sono tanti". Sicuramente mentiva, dato che poi ne ha formato uno, e poi oggi si è ridotto a dire sempre le stesse cose. Ebbene, se oggi non esiste giustizia e domani vorremmo imporla, magari grazie alla rete, credete davvero che il nostro sistema politico rimarrà intatto e vi sarà benessere?

Voi che gridate, non vi rendete conto che fate il loro stesso gioco, perchè finchè ci siete voi vi saranno sempre i vostri antagonisti al potere. In America vi sono persone in carcere perchè non hanno soldi per difendersi e sono innocenti, mentre in Belgio non esistono più le piccole attività commerciali né un solo belga nel centro di Bruxelles, e ormai si può dire che il popolo belga è sparito in un certo senso, dopo che una terribile tangentopoli si è abbattuta sul governo portando così il giustizialismo. Lo stesso sta accadendo in Italia, dove interi quartieri oggi vengono popolati da turchi e arabi, mentre ogni Governo si succede grazie ad uno scandalo o ad una tangentopoli: cerchiamo sicurezza e protezione, otteniamo invece liberalizzazioni, libero mercato e svalutazione del nostro lavoro. Il contraccolpo politico ed economico di questo cambio del sistema si sta già avvertendo, con la chiusura di tanti piccole medie imprese, con lo sfruttamento della manodopera extra-comunitaria, il cui tenore di vita è ormai ridotto alle minime condizioni di sostenibilità spingendola così a cercare una sussistenza nel crimine organizzato. Noi siamo artefici del nostro stesso malessere, e nella continua ricerca di una soluzione che dall’oggi al domani cambi la nostra vita, contribuiamo a distruggere la nostra società. Aiutiamo a fare arrivare la rete in tutte le case, ma non sensibilizziamo le imprese a utilizzare questo strumento per crearsi uno spazio che vada a supportare la loro attività reale, non telematizziamo la nostra burocrazia, non rendiamo elettronico le nostre esperienze e le nostre informazioni. Sappiamo solamente creare un grande blog da cui sparare il "copy and paste" dei siti americani, parlando poi di "vera democrazia dal basso". Senza rendercene conto stiamo contribuendo al nostro declino, che non potrà essere contenuto con una semplice legge, ma con "mazze e fucili".

Etichette: , , , ,

19 maggio 2008

Diffamazione gratuita contro Etleboro


Dopo la polemica della "neificazione dei neo-fascisti" , continuano le critiche nel tentattivo di mascherare la manipolazione delle foto dei ragazzi di Verona. Il Corriere della Sera ha così sostituito subito le foto, ma restano ancora le tracce della manomissione ad opera della redazione o delle società di comunicazione che hanno fatto circolare irresponsabilmente le foto.

L’improvvisa "neificazione" dei neo-fascisti sembra che abbia richiamato l’attenzione di molti, che increduli hanno voluto toccare con mano le manovre della disinformazione. Abbiamo ricevuto molte e-mail, con congratulazioni e critiche per la manipolazione delle immagini dei ragazzi di Verona; alcuni ci hanno accusato di diffamazione, altri hanno persino insinuato che le foto sono state manipolate da noi, facendoci così "lezioni di informazione". Accettiamo volentieri ogni critica o accusa, purchè sia costruttiva e contribuisca sempre alla ricerca della verità di ogni fatto, e ovviamente siamo sempre pronti a discutere della vicenda ovunque vogliate. Il Corriere della Sera intanto sostituisce subito le foto incriminate e fa piazza pulita, giocando la sua partita facendo trasparire la loro versione dei fatti, e dipingendo noi come vili complottisti in maniera molto sottile.

La redazione del Corriere è stata subito contattata per aver spiegazione in merito alla manipolazione della foto, e di tutta risposta hanno affermato che le foto "vengono fornite da società ci comunicazione, che si avvalgono della possibilità di segnare le foto", per tracciarle. Sembra tuttavia strano che, delle foto inviate ai media dalla polizia siano state manipolate, anche solo per aggiungere un semplice puntino nero, deontologicamente è inammissibile. Hanno così sostituito subito le foto, tale che ora, l’unica copia che comprova la manipolazione è il nostro articolo, e rimangono solo i titoli dei neo-fascisti che, alla fine, la dicono lunga sulla disinformazione. Infine, ci hanno inviato la copia elettronica della stampa del Corriere della sera, a prova che l’edizione stampata non ha riportato le stesse immagini ritoccate. Pare che solo l’edizione web, che ha lanciato in anteprima le immagini, sia stata manipolata. Tuttavia, vorremmo far notare che, nella pulizia effettuata, è stato dimenticato un piccolo particolare, ossia la foto d’anteprima della galleria di immagini delle foto degli aggressori di Verona. La foto, anche se molto piccola, lascia intravedere il piccolo neo, dimostrando così, in maniera evidente che la fonte delle foto manipolate non può essere la nostra. Inoltre la stessa agenzia Adn Kronos ha “dimenticato” una foto ritoccata, dimostrando dunque che qualche società di comunicazione ha messo in circolazione queste foto. Ci chiediamo quando toglieranno anche quest’ultima foto e chiederanno scusa a tutti i lettori, dando una valida spiegazione di tale azione. Ci devono infatti spiegare perché lo hanno fatto, considerando che milioni di persone hanno visto quelle foto e hanno l’idea che esistono dei gruppi neofascisti violenti composti da ragazzini.

Il triste epilogo di questa brutta faccenda è una realtà molto più terribile di quella che i giornali vorrebbero lasciar trasparire. L’atto di violenza in sé va condannato, perché dei ragazzini hanno picchiato e, sicuramente in maniera non volontaria, hanno ucciso un loro coetaneo, per un motivo banale, ma certo non legato alla politica o alle ideologie. È stato un gesto terribile, indice di grave malessere avvertito soprattutto tra le classi più vulnerabili come ragazzi, ma certo non è il frutto di gruppi di azione politica reazionari. A questo punto sarebbe più utile spiegare perchè siamo arrivati a questo punto, e perché i media si sono abbassati al punto da trasformare un gruppo di ragazzini in squadristi neo-fascisti. Crediamo che veramente si è persa la ragione, la ragionale percezione degli eventi. Magari sarà stato un errore di un tecnico, di un grafico o di un giornalista, ma il Direttore o il responsabile per l’edizione web sono lì per controllare e supervisionare, affinchè certi errori non si verifichino. E comunque, quando si sbaglia, i grandi giornali chiedono scusa, con una nota di Errata Corrige che abbia una visibilità altrettanto evidente rispetto all’errore commesso. Ora, chi ci ha scritto insinuando la nostra colpevolezza e calunniandoci gratuitamente, si faccia un esame di coscienza, e ammetta l’errore, senza però creare delle false contro-accuse per nascondere i propri errori.

È ora di finirla con questo giustizialismo, con le morali, con le polemiche sui falsi in bilancio, sulle storie di complicità con la mafia, perché la prima entità mafiosa è proprio lo Stato che vive della connivenza con certi poteri criminali. Il tutto si riduce in un concetto filosofico, secondo il quale se l'uomo evolve, il sistema ha bisogno di una riforma: in paesi comunisti vi era la condanna per agitazione e propaganda, che infliggeva 10 anni di carcere, noi abbiamo il terrorismo oppure il riciclaggio, semplicemente perchè abbiamo sistemi economici diversi. Se nei Paesi dell’Est esisteva il "poli bureau", la cosiddetta polizia politica, noi abbiamo la Digos, che decide come e dove certe informazioni devono passare, mentre altre no. E questa è proprio la dimostrazione che esistono delle centrali di disinformazione, di ciò che noi raccontiamo da diverso tempo: oggi parlano di neofascisti quando non c’era nessun elemento per avallare questa ipotesi, hanno parlato skin-heads quando, vedendo i loro volti si poteva capire subito che non nessuno tra di loro aveva "la testa rasata". I politici hanno così potuto avere la possibilità di parlare inutilmente di questo in inutili trasmissioni televisive nei salotti di Porta a Porta ed altri, per discutere su fatti infondati e senza nessuna documentazione certa. Così oggi sentiamo parlare di neo-fascismo, delle mafie di Gomorra, delle caste, ma non abbiamo mai seguito sugli stessi media le truffe sull’anatocismo, sul decreto salva-banche, e sugli accertamenti contro i direttori degli istituti di credito che si servivano delle mafie locali per ricattare imprenditori e per colonizzare le attività economiche di un territorio. Ecco che così vediamo di giorno in giorno aumentare i messaggi mediatici contro "lo straniero", contro la criminalità organizzata di matrice estera, e contro le frange estreme, per dare così l’impressione che certe forze stanno crescendo per minacciare la nostra bella e tranquilla società.
Rispediamo dunque al mittente tutte le accuse che hanno rivolto contro di noi: siamo una piccola organizzazione e dimostriamo sempre quanto affermiamo e non ci nascondiamo dietro dei nickname, e semplicemente pretendiamo che anche gli altri facciano altrettanto.

Etichette: ,

16 maggio 2008

Il silenzio del Montenegro sul Caso Mattei


La nostra redazione è entrata in possesso di nuova documentazione che comprova in maniera evidente il coinvolgimento dello Stato del Montenegro e delle grandi Banche operanti nei circuiti dell'alta finanza della Svizzera. Viene alla luce il documento di denuncia nei confronti della Podgoricka Banka, Gruppo Société Generale, presentata dall'Avvocato e Notaio Svizzero Rinaldo Maderni, fino a pochi giorni fa legale di fiducia di Oriano Mattei, nel contenzioso che vede protagonisti lo stesso Mattei contro lo Stato del Montenegro.

Dal Caso Mattei giungono delle novità cruciali che pongono ancora una volta in evidenza il ruolo determinante in una complessa operazione finanziaria con scopi ancora non molti chiari, dei grandi Istituti di credito e il Governo del Montenegro. La nostra redazione è entrata in possesso di nuova documentazione che comprova in maniera evidente il coinvolgimento, più o meno indiretto, di personaggi di spicco e di entità meno note che si aggirano negli ambienti dell’alta finanza. Stiamo parlando del documento di denuncia nei confronti della Podgoricka Banka, Gruppo Société Generale, presentata dall'Avvocato e Notaio Svizzero Rinaldo Maderni, fino a pochi giorni fa legale di fiducia di Oriano Mattei, nel contenzioso che vede protagonisti lo stesso Mattei contro lo Stato del Montenegro. Ciò che è interessante da sottolineare è il fatto che tale denuncia, nonostante sia stata presentata verso una banca che è stata un punto di interconnessione tra lo Stato del Montenegro e il mercato finanziario svizzero, non ha mai portato ad una reale svolta del caso. I toni della lettera della denuncia sono duri e incisivi, rivolgendosi in particolare all’allora Governo del Montenegro e alla Podgoricka Banka, accusandoli di agire, attraverso l'Avvocato di Zurigo Andres Baumgartner, "con l’astuzia e con l’inganno" - citando le testuali parole del Notaio Maderni - ai danni Oriano Mattei, sottraendogli una Garanzia governativa "autentica" di 9.000.000 di dollari.

Tuttavia, a questo punto, sarebbe interessante capire perché Mattei abbia deciso di sollevare dall'incarico il Notaio Maderni, sostituito adesso dallo Studio Paolo Badii & Partners, dopo che ha seguito questo caso giungendo comunque a validi risultati. Non possiamo non nascondere il fatto che ci troviamo dinanzi ad un sistema giuridico, come quello svizzero, del tutto particolare e anomale, sbilanciato a protezione degli interessi di Banche e fiduciari. Circondati da una realtà giuridica chiusa e difficile, in cui persino la giustizia diventa una transazione, si rischia di perdersi in un labirinto di studi di notai e di avvocati, che si susseguono tra di loro all’infinito senza giungere ad un risultato. Basti pensare che nel caso Mattei si sono già succeduti, l'Avvocato Luciano Sampietro di Trieste, che fungeva da Tutore di Mattei, l'Avvocato Burkard Wolf, sostituitosi allo Studio Bar & Karren.

Inoltre, sulla base dei documenti portati alla luce, è ormai chiaro che la Podgoricka Banka, fin dal 1996 conosceva bene le operazioni in corso tra lo Stato del Montenegro e Oriano Mattei, individuato dal mandatario del Governo Montenegrino come responsabile per il reperimento di collaterali dal valore di 10.000.000.000$. Infatti, la stessa Podgoricka Banka, nella persona del General Manager Radmila Savicevic, aveva ricevuto la prima garanzia di 500.000$ che è stata così trattenuta indebitamente, senza eseguirla, come dimostrato anche dalle documentazioni ufficiali relative alle trasmissioni bancarie fra l'allora banca di Mattei, la Adamas Bank, e la Podgoricka Banka. Ciò dimostra appunto che, in un’operazione di alta finanza altamente poco trasparente e non chiara, Mattei sia stato a lungo usato e manipolato , con la complicità dei fiduciari e dei rappresentanti allora coinvolti dal Montenegro e dalla stessa Podgoricka Banka, affinchè venisse reperita sulle piazze svizzere una somma di denaro tale da coprire le cosiddette "pensioni montenegrine". Non capiamo dunque questo lungo e assoluto silenzio da parte del Montenegro, che continua a non prendere una sua posizione ufficiale, pur essendo stato coinvolto direttamente come "entità" informata dei fatti. Un silenzio che, nonostante la "santificazione del Premier Djukanovic" lascia molti punti interrogativi e pone il lecito dubbio che vi siano delle questioni molto importanti da chiarire.

Etichette: , ,