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18 luglio 2014

Una Ustica ucraina?

Roma - Che qualcosa stava per cambiare ce lo aveva suggerito proprio Obama, quando ha annunciato di aumentare le sanzioni e, proprio come i grandi giocatori di poker, ha tentato di alzare la posta per poi far saltare il banco. Ci siamo abituati ormai alle fonti anonime, alle matrici che appaiono e scompaiono, alle intromissioni dei generali in pensione che entrano nelle lobby affaristiche per mettere mano su business energetici e giochi d’azzardo. Cosa sia accaduto nei cieli dell’Ucraina è difficile da stabilire con certezza, e non staremo qui a dire quale parte menta più dell’altra, né a spiegare come mai gli americani sapessero esattamente che un missile ha colpito un aereo a 10 mila metri di altezza. Ci chiediamo, però, perché quell’aereo di linea si trovasse in quel punto, in una rotta insolita rispetto a quella abituale. Si pone anche la domanda sul perché sia ancora la Malaysia Arlines a perdere un Boeing, sapendo oggi con certezza che l’aereo è stato abbattuto, mentre dell’altro non ne ha ancora traccia. La macchina della propaganda è stata azionata,  e i media cominciano già ad allinearsi alla versione confezionata dalla CIA. Sono tante le notizie che vengono pubblicate, per essere poi cancellate immediatamente dopo, e ormai le fonti di agenzia non sono più rintracciabili. Per cominciare,  la registrazione dei ribelli che conferma l'abbattimento è visibilmente montata e falsa, come dubbia è anche la tesi del missile che ha fatto esplodere in aria il Boeing, considerando che il velivolo ha avuto un impatto sul suolo e molti dei bagagli non si sono distrutti: testimoni parlano di "qualcosa" che ha colpito l'aereo e lo ha diviso in due parti, che si sono poi schiantate sul suolo in un raggio di diversi chilometri.
Obama, nel suo intervento, afferma che "le prime prove raccolte indicano che il missile è stato sparato dai filorussi", ma resta molto vago su cosa possa costituire una "prova", oltre al fatto che l'incidente sia avvenuto in una regione (territoriale) a controllo filorusso e che "i russi hanno fornito armamenti". D'altro canto, non si può dire che l'America sia nota per aver fornito in passato delle "prove attendibili", e la storia ne è testimone: prove con quelle delle armi di distruzione di massa dell'Iraq, dei crimini di massa di Gheddafi, dell'attacco chimico della Siria.  In questo caso, è davvero difficile credere che delle milizie abbiano strumentazioni e radar in grado di sferrare un attacco da terra e riuscire a raggiungere con tale precisione un mezzo in movimento. Per colpire un simile bersaglio occorre una stazione di controllo, dei comandi precisi e dei mezzi aerei. Come credono di poter giustificare un simile evento con una dinamica così semplicistica.   


Parlare oggi di una “Ustica ucraina” non è poi così lontano dalla verità: la storia ci insegna che fu un missile francese ad abbattere il DC-9, e un aereo francese ha bombardato il colonnello Gheddafi. Dopo anni di sceneggiate, di film e di processi, la verità è talmente scomoda e poco onorabile, che quella di allora sembra si stata senza dubbio una decisione difficile. Oggi come allora, si ripetono gli stessi eventi, forse qualcuno ha agito preventivamente e ha di proposito messo l'aereo della Malaysia in quella particolare posizione. Lo scenario è lo stesso: anche allora si affrettarono ad affermare che un aereo civile era caduto e tutti erano morti, nonostante la verità fosse ben diversa, proprio come Obama ha dichiarato con altrettanto sicurezza che a colpire sia stato un missile. Tuttavia, si può anche ipotizzare che in volo vi fosse un "pacco diplomatico", e forse per questo gli Stati Uniti si sono affrettati a descrivere una dinamica simile all'esplosione di un missile. Di contro i russi hanno ventilato altre ipotesi, e di risposta è giunta la breve nota trasmessa dalla Russia Today, secondo cui nello spazio triangolare della Malaysia Airlines passava l’aereo presidenziale russo. Nel caso in cui questa notizia si rivelasse vera – cosa che sapremo solo nel tempo – allora vorrà dire che qualcuno ha deciso di suicidarsi da solo, perché i nostri “romantici russi” potrebbero avere delle reazioni spericolate. Da oggi in poi dobbiamo prestare molta attenzione a chi stringiamo le mani, perché evidentemente questa Alleanza Atlantica non esiste più. 


Mentre l’esercito israeliano ha del tutto invaso la striscia di Gaza, bombardando civili e avanzando con i carri armati, il mondo occidentale tace, mentre ha imposto contro la Russia sanzioni economiche per aver sostenuto l’indipendenza della Crimea, ben sapendo che i soldati russi si trovassero in quella regione da oltre 100 anni. L’intera destabilizzazione dell’Ucraina è stata addossata alla Mosca, ma non è stato mai accertato quanti mercenari occidentali siano di stanza a Kiev né la mole dei petrodollari che la Casa Bianca ha stampato per l’occasione. E’ anche vero che servono ad ambedue le parti “statistiche di morti” per giustificare azioni politiche e sabotaggi economici. Siamo assetati di vittime per poter propagandare gasdotti, siamo ostaggio di società petrolifere che hanno eserciti privati, e sparano su civili inermi. Non c’è stata nessuna condanna da parte dell’ONU, perché anche questa nobile organizzazione si serve di carnefici mercenari e di un esercito di mistificatori, pagato con i soldi dei contribuenti.
Se oggi l’America va in giro a promettere mari e monti a tutti, ed in particolare ai piccoli Paesi che aspirano ad emergere, prima o poi questo “full d’assi” bisognerà andarlo a vedere. Il bluff dei giocatori di poker non sarà sempre accettato da chi invece gioca a scacchi, e allora sarà un po’ difficile poter affrontare gente che è catapultata nella Seconda guerra mondiale e nella eroica Armata rossa. Un primo monito è giunto proprio dal Presidente rumeno Basescu, che ha consigliato di raggiungere al più presto un accordo con la Russia e di chiudere questa storia. In altre parole, voleva dire che i “cari amici americani e i colleghi europei, così rilassati e adagiati sugli allori, non devono illudersi che questa sia una passeggiata, perché con questi scherzi si può andare per le lunghe, e le popolazioni dell’Est, ancora troppo nostalgiche, non penseranno due volte a prendere una decisione vicina al loro passato”. L’onda anomala che si sta sollevando, quindi, non potrà essere arginata con tv e media pappagalli. Con mercenari e terroristi si può resistere ancora molto, oppure dopo le primavere arabe e le rivoluzioni arancioni avremo una rivolta rossa. 

16 giugno 2014

Caso Dalmatinka: Necessaria ora commissione di inchiesta

Trieste - Le vicende processuali legate al caso della Dalmatinka Nova stanno gradualmente confermando le ragioni e le argomentazioni degli imprenditori italiani, che hanno visto danneggiare la propria immagine e il proprio patrimonio a causa di un meccanismo di 'truffa' posta in essere dalle autorità croate. I primi risultati, giunti dalla perizia ordinata dal Giudice del Tribunale di Spalato, cominciano a riconoscere ai F.lli Ladini una parte delle rivendicazioni richieste (si veda Perizia del tribunale conferma ragioni dei Ladini). "L'esito del processo porterà alla luce le gravi colpe di negligenza ed omissione di chi doveva tutelare gli interessi dei cittadini italiani e garantire il rispetto degli accordi sottoscritti, sia privati che interstatali. Non si potrà escludere, a questo punto, ogni misura volta a chiarire le responsabilità dei funzionari sia croati che italiani, i quali dovranno rispondere per i danni di immagine e il pregiudizio materiale subito dai F.lli Ladini". Questo quanto affermato da Michele Altamura, direttore dell'Osservatorio Italiano, che ricorda come, nonostante siano state presentate un'interrogazione parlamentare nonché una petizione presso il Parlamento Europeo, non vi è stato in seguito alcun intervento in difesa degli imprenditori italiani.

"L'Osservatorio Italiano chiederà la costituzione di una commissione di inchiesta perché si faccia luce sulle gravi omissioni dei funzionari competenti e il diffuso menefreghismo che aleggia nelle ambasciate - continua Altamura, aggiungendo -. Questa commissione deve servire soprattutto per stabilire chi ha percepito indebitamente uno stipendio senza adempiere al proprio dovere, e quindi non ha correttamente informato le autorità. Bisogna inoltre far luce su chi ha ottenuto i fondi per consulenze e studi, che hanno poi disinformato e non ha tutelato in maniera responsabile imprese e cittadini italiani. La malversazione dei fondi dei contribuenti italiani ed europei va accertata e sanzionata, a norma di legge", conclude Altamura. L'Osservatorio Italiano, soffermandosi sul precedente del caso della Dalmatinka, non indietreggerà sul problema dell'assenza di tutela delle imprese italiane che operano all'estero e si trovano costantemente dinanzi ad un muro di indifferenza, perpetrata da impiegati che si limitano al 'minimo sindacale'. Sarà richiesta ad oltranza la costituzione di una commissione ad hoc operante all'estero, per stabilire cosa non funzioni nel sistema burocratico, individuando le singole responsabilità, al fine di intervenire su quelle lacune che hanno dato origine, nel tempo, ad una lunga serie di casi di saccheggi e di abusi verso le imprese italiane.

11 giugno 2014

Dopo disfatta in Siria i jihadisti dell'ISIS invadono l'Iraq

Bagdad - I membri dell'esercito regolare dell'Iraq hanno lasciato le loro postazioni nella città di Mosul, dinanzi all'avanzata dello «Stato Islamico dell'Iraq e del Levante» (ISIS). Dopo la guerra, questa è la prima volta che l'Iraq perde il controllo di una delle sue province. Centinaia di ribelli legati ai jihadisti dell'ISIS  hanno preso le province di Ninive e Salahuddin, con una grave battuta d'arresto per il Governo. In Iraq, i jihadisti già controllano Falluja e diverse aree della provincia occidentale di Al Anbar, della Regione di Ninive.  L'ISIS, nei suoi comunicati diramati sui socialnetwork, ha affermato di aver sequestrato armi e mezzi dell'esercito in fuga. Prima dell'alba, centinaia di uomini armati hanno lanciato un attacco a Mosul contro l'esercito e la polizia. Hanno preso il controllo della sede del governatore, delle carceri e della televisione, annunciando attraverso gli altoparlanti delle moschee che sono lì per liberare la città. I combattenti della Jihad hanno preso il controllo anche di due aree della provincia di Salahuddin, a nord di Baghdad. I ribelli hanno occupato le regioni di Siniyah e Suleiman Bek, dopo il ritiro delle forze di sicurezza, come confermato il generale dell'esercito e un funzionario locale. 

Questa l'amara conseguenza dell'impatto del ripiegamento sui territori limitrofi dell'armata  di ribelli cacciata dall'esercito siriano. Nei territori iracheni si sono nel tempo assembrati gruppi di jihadisti, che hanno quindi creato qui le loro basi logistiche, prima di entrare sul territorio siriano. La loro presenza ha destabilizzato del tutto la situazione interna dell'Iraq, dove le lotte politiche hanno subito le tensioni tra sciiti e sunniti. Ricordiamo che il Primo Ministro uscente e capo dell'esercito Nouri al-Maliki, aderente alla corrente sciita, e accusato dai sunniti di essere un "dittatore" non è ancora intervenuto dopo l'intensificarsi degli attacchi. 
 


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04 giugno 2014

Caso Dalmatinka: Perizia del tribunale conferma ragioni dei Ladini

Trieste - E' stata finalmente depositata la perizia giudiziaria ordinata dal Giudice del Tribunale di Spalato, per la verifica e il controllo del credito vantato da La Distributrice Srl e La Distributrice Investments Srl relativo alle forniture di merci alla Dalmatinka Nova per il totale di circa 6,5 milioni di euro. Le forniture e il credito sono stati invece negati in occasione dell’apertura del fallimento illegale nel luglio del 2009 dall'allora Giudice Ivan Basic, come pure dai curatori fallimentari e dal Ministero delle Finanze croato, nonostante la presentazione dei documenti doganali croati che comprovavano le avvenute forniture. La negazione dei legittimi diritti dei fratelli Ladini e i continui boicottaggi hanno portato al mancato inserimento di La Distributrice Srl e La Distributrice Investments Srl nel comitato dei creditori della Dalmatinka Nova impedendo così qualsiasi controllo sull’operato del fallimento.

La perizia giudiziaria conferma in maniera inequivocabile la fondatezza della richiesta di risarcimento per le merci spedite degli imprenditori Ladini, e danno un elemento fondamentale per dimostrare l’avvenuto saccheggio dell'investimento italiano nell'azienda tessile della Dalmatinka che ha provocato danni ai fratelli Ladini per decine di milioni di Euro. Questo l'esito entusiastico della dura lotta giudiziaria portata avanti ad oltranza dai Ladini per circa 5 anni, depositando denunce e ricorsi presso le Corti e gli organi istituzionali di Italia, Croazia e Unione Europea, nonostante non abbiano avuto il totale sostegno da parte dei funzionari italiani. Quello dei Ladini è stato un cammino difficile, incontrando spesso opposizioni e critiche, sia da parte delle istituzioni croate che italiane. Su quest'ultime ricadono molte responsabilità, come quella di non aver riconosciuto l'applicazione della Convenzione italo-croata per la tutela degli investimento, e di non aver riposto una consolidata fiducia nelle legittime ragioni dell'azienda italiana, spesso messe in dubbio o persino negate.

Al contrario, la perizia ordinata dal giudice Vukovic di Spalato, che fa riferimento solo alle merci fornite, conferma l'esistenza di un danno di circa 6 milioni di euro agli imprenditori italiani. Decisivo è stato l'intervento richiesto dai F.lli Ladini del Presidente croato Ivo Josipovic, che ha mediato in maniera attiva alla risoluzione di un caso così controverso. Si attende ora la sentenza del giudice per il risarcimento dei primi 6 milioni, per il quale si spera nel raggiungimento di un accordo risolutivo, per poi passare al deposito della perizia per le forniture de La Distributrice Investments Srl (pari a circa 500 mila euro). Dovrà essere confermato anche il risarcimento dell’investimento per la perdita della fabbrica e dei macchinari valutati in decine di milioni di Euro (circa 22 milioni).  Senza dubbio si avvicina l'archiviazione di un caso che ha rivelato, ancora una volta, l'incapacità delle istituzioni italiane di far valere le proprie ragioni, nonostante sia comprovate da Convenzioni e protocolli, nonché da prove materiali e valide argomentazioni.

30 maggio 2014

Ucraina e disinformazione: media italiani cadono nella propaganda russa

Kiev - Quella che Rainwes24 definisce "L'imbarazzante gaffe di un generale ucraino", potremmo chiamarla una "Imbarazzante gaffe del servizio pubblico di informazione" che copia-incolla una notizia presa da un socialnetwork senza verificarne la fonte. Infatti, il particolare evento che viene riportato, pubblicando la foto che ritrae l'ambasciatore americano a Kiev, è stato estratto da una cerimonia di commemorazione tenuta lo scorso giugno.  L'ambasciatore John Tefft riceve gli omaggi della Marina ucraina  in onore del comandante americano John Paul Jones, che 226 anni prima aveva prestato il giuramento cosacco, e poi servito come Ammiraglio la Marina Imperiale russa, guidando la flotta nella guerra russo-turca. La spada offerta all'ambasciatore americano non è quindi il simbolo della consegna delle armi al vincitore, ma un gesto di rispetto per l'eroe che sconfisse gli ottomani durante la campagna navale nel Liman del 1788. Cosa dire, è evidente che il giornalista di Rainews non ha verificato attentamente le sue fonti, cadendo ingenuamente nella propaganda russa, divenuta ormai feroce soprattutto all'interno dei socialnetwork. Bastava infatti rispettare la regola fondamentale del giornalismo, che chiede la "contestualizzazione" degli evenit. Resta tuttavia il sospetto che il nostro servizio pubblico "non abbiamo molte fonti locali" e si limiti troppo spesso a copiare e incollare le informazioni del web, contaminate dall'una e dall'altra parte.