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20 maggio 2015

L'Osservatorio Italiano lancia la prima Tela Italofona

Roma - La Tela Italofona si aprirà al mondo, come parte del progetto dell’Osservatorio Italiano di supporto alle imprese. Frutto del lavoro portato avanti in questi anni per unire in un luogo cibernetico quelle persone che vedono nell'Italia una fonte di cultura e di sviluppo, e non un Paese rifugio, la Tela Italofona è volta a sviluppare una concreta linea di pensiero che abbia come obiettivo di fondo la difesa delle sue aziende all'interno del Mediterraneo. La sua forza sarà la passione profusa da coloro che amano la lingua e la cultura italiana, facendola propria e arricchendola dello spirito tramandato dai singoli popoli. Le persone che partecipano attivamente alla realizzazione di questo progetto sono accomunate non solo dall'italofonia, ma anche da un forte senso di responsabilità, da tenacia e volontà di costruire una risorsa preziosa per la tutela del patrimonio imprenditoriale italiano nel mondo. Questo ambizioso progetto è stato reso possibile dall'investimento portato avanti da oltre 54 società della tela, presenti in Africa, Asia e Balcani.  Sono inoltre in corso i lavori per indire il primo corso di intelligence economica per coloro che voglia cominciare ad intraprendere un'attività di supporto alle aziende, contribuendo così ad espandere la Tela nelle aree in cui vivono. Ciascuno potrà così partecipare alla creazione di una realtà cibernetica italofila e italofona, che unirà al suo interno "Società civile, ONG e Imprese". 

15 maggio 2015

Osservatorio Cibernetico: La Distributrice dei Ladini chiede risarcimento danni allo Stato italiano

Trieste - La Distributrice dei F.lli Ladini ha formalmente chiesto alla Presidenza del Consiglio ed al Ministero degli Esteri il risarcimento dei danni subiti a seguito del mancato supporto nell'arbitrato internazionale contro la Croazia. La società italiana ha infatti intrapreso l'investimento sul mercato croato, con l'assicurazione della copertura della Convenzione italo-croata “sulla promozione e protezione degli investimenti” del novembre 1996, il quale impone all'Italia di garantire “i mezzi effettivi” per l'instaurazione dell'arbitrato. Mezzi che tuttavia le autorità italiane hanno negato, rifiutando così di prestare un qualche supporto finanziario per far fronte alle controversie con le autorità croate. Secondo i Ladini, l'ingiustificata inerzia dello Stato italiano ha prodotto ingentissimi danni, stimate intorno a circa 22 milioni di euro di perdite ai danni della Dalmatinka Nova, e ulteriori 10 milioni per il gruppo La Distributrice.  La richiesta di risarcimento - quindi pari a 32 milioni di euro, oltre ad interessi e spese legali - sarà curata dallo staff legale dell'Osservatorio Cibernetico, guidato dall'avvocato Mario Emma.

Va ricordato che fu la stessa rappresentanza diplomatica italiana a chiedere nel 2010 un parere legale ad uno studio di Fiume, il quale rilevò che le autorità fiscali croate avevano erroneamente applicato le normative fiscali (si veda Perizia Studio Anita Prelec), violando così gli l’accordo bilaterale italo-croato (artt. 2-3). Falliti i tentativi di conciliazione dell'ambasciata, i Ladini hanno chiesto l'instaurazione dell’arbitrato in considerazione di quanto disposto dal trattato (art. 2) in base al quale “ciascuna Parte Contraente assicurerà mezzi effettivi per avanzare reclami e far valere diritti relativi agli investimenti, relative autorizzazioni e accordi di investimento”. Tale richiesta fu illegittimamente e illogicamente respinta dallo Stato italiano, nonostante quindi sia intervenuta la conferma della violazione da parte di un consulente di fiducia dell'Ambasciata.
In merito, l'Osservatorio Italiano ha direttamente contattato l'Ufficio della Farnesina, chiedendo spiegazioni del rigetto dell'assistenza all'impresa italiana, ricevendo con la stessa superficialità "il rifiuto ad aggiungere un commento sul contenzioso in oggetto" (si veda Corrispondenza con Ufficio Unità Balcani presso il Ministero degli Esteri).  A questo seguì la presentazione di una interrogazione parlamentare (Si veda: interrogazione parlamentare dell'Onorevole Roberto Menia sul caso La Distributrice-Dalmatinka Nova), a cui ha risposto con grossolani errori di contenuto, e senza alcuna argomentazione rilevante, il Sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura (si veda Risposta Farnesina ad Interrogazione parlamentare). 

Dopo aver ignorato del tutto le richieste a prestare un ragionevole supporto, la società ha deciso di ricorrere ad ogni mezzo legale per far valere i propri diritti, ottenendo di contro il sostegno della Tela delle imprese che supportano l'Osservatorio Italiano. A questa iniziativa, l'Osservatorio Cibernetico, farà seguire nuove iniziative giudiziarie che mirino a salvaguardare i diritti delle aziende italiane ed a porre gli inerti ed inefficaci funzionari pubblici innanzi alle loro responsabilità rispondendone anche alla Corte dei Conti. Costituisce infatti una patologica irresponsabilità delle autorità italiane continuare a chiedere fiducia e sostegno da parte degli imprenditori, lasciandosi alle spalle casi come quelli della Dalmatinka, esempio eclatante di come l'indifferenza burocratica possa creare danni irreparabili. Per tale motivo, molti saranno gli imprenditori che si uniranno ai Ladini, per far luce sull'esito fallimentare di molti dei progetti promossi dal Ministero degli Esteri e dalla Cooperazione Italiana. 

08 aprile 2015

La nuova entità dell'Osservatorio Italiano: Centro della cibernetica italiana a Lisbona

Roma - E' stata ufficialmente costituita a Lisbona l'Osservatorio per le Imprese Italiane, nuova entità dell'Osservatorio Italiano, che diventerà il più grande centro studi sulla difesa cibernetica delle piccole e medie imprese italiane nel Mediterraneo. Grazie all'unione delle società e dei professionisti della Tela, con l'importante contributo della Etleboro, sarà creata una struttura di riferimento per lo sviluppo del progetto dell'Azienda Digitale e per la tutela del patrimonio imprenditoriale italiano. Il suo obiettivo, stabilito per statuto e accettato da tutti i suoi membri, sarà quello di garantire la sopravvivenza della impresa italiana tradizionale, che sta scomparendo, sotto i colpi dell'aggressione delle lobbies, la cui avanzata sul mercato europeo è inarrestabile. Implementando procedure digitalizzate e metodologie cibernetiche, gli imprenditori avranno la possibilità di "respirare nuovo ossigeno" ed eliminare i costi eccessivi della burocrazia, mentre racchiudendo in consorzi i fornitori di materie prime e di servizi, sarà per loro agevolato l'accesso ai mercati esteri. Molte sono le strutture che l'Osservatorio porterà via con sé dai Balcani, per ampliare il proprio raggio d'azione nel Maghreb e nell’Africa, in virtù di relazioni dirette e sostenibili. Il suo collettivo sarà multietnico e multiculturale, ma unito al suo interno dalla lingua italiana, direttamente selezionato all'interno delle Università per poi essere formato sulla base di metodologie mirate.


"E' in atto una guerra economica fratricida senza pari, votata alla distruzione dell'impresa tradizionale per essere sostituita da lobbies controllate da gruppi di interesse sempre più ristretti - afferma il fondatore della Etleboro, Michele Altamura, continuando - l'unica soluzione è cambiare, trasformarsi in impresa digitale per conservare la propria identità. L'Osservatorio Italiano lavorerà perché sia creato il primo centro per la difesa cibernetica delle aziende italiane. Risponderemo alle aggressioni dichiarando una guerra non convenzionale", ha aggiunto. Nelle sue parole ricorda che l'Osservatorio Italiano agisce oggi nei Balcani come osservatore critico e fonte autorevole per la stessa Comunità Europea, che segue costantemente le sue indicazioni sui fatti e gli eventi maggiormente problematici. Ricorda anche i molteplici avvertimenti, pubblicamente denunciati, circa le lacune dei progetti energetici italiani rivolti alla regione, che hanno compromesso la loro realizzazione in maniera irreparabile, come emerso infatti a distanza di anni dal primo segnale di allarme dell'Osservatorio. "I nostri monitor non sono solo elettronici o semantici, ma sono uomini e donne che scelgono di dare anche se stessi per difendere quel patrimonio europeo che si sta perdendo. Siamo ancora parte della Vecchia Europa, e questo fa di noi una realtà rara in un sistema economico senza identità", conclude Michele Altamura. 

27 marzo 2015

Una nuova entità per la Tela della Etleboro

Era dal 2004 che si aspettava questo momento. Il fondatore della Etleboro vola in Portogallo, a Lisbona, per ufficializzare la costituzione di una nuova struttura cibernetica. Molte sono le strutture che porterà via dai Balcani, ampliando le sue attività nel Maghreb e nell’Africa. Questa nuova entità avrà come obiettivo quello di aiutare le piccole e medie imprese della Tela ad eliminare gli eccessivi costi della burocrazia, implementando per le aziende delle procedure digitalizzate e metodologie cibernetiche. Molti saranno gli imprenditori che seguiranno la Etleboro in questo viaggio di rilancio all'interno del Mediterraneo, racchiudendo in piccoli consorzi sia i mercati delle materie che quelli dei servizi.

06 marzo 2015

La falsa rivoluzione dei codardi

Tirana - Potrebbe essere una storia ironica, ma anche una commedia russa, dove tutto è sempre così contorto. In realtà è la storia perversa di chi è al potere senza storia e pretende invece di fare filosofia a chi di storia ne ha da vendere, radicata nel Dna. Parliamo di quella gente che ha fede nell’onore e nella legge della “besa”, di quella gente che quando giura scrive nella pietra le proprie promesse, rispettando i propri impegni fino in fondo, a costo di essere autodistruttivi, con il vincolo della famiglia, di fratelli e amici, gente che fa della parola una firma indelebile. Dall’altra parte, vediamo al potere persone che parlano tramite Facebook, rilasciano dichiarazioni da "venditori di padelle", improvvisano professionalità grazie ai corsi serali delle società di comunicazione, ma perdono facilmente le staffe dinanzi ad un giornalista che fa delle domande non concordate. 

Due realtà agli antipodi
L’immagine di questa classe politica decadente si condensa nella figura di Edi Rama, un codardo senza un passato, conosciuto negli ambienti per essere un “grande bluff”. La sua politica è tutta racchiusa nell’utilizzo appariscente dei media, nella ristretta cerchia di scagnozzi dall'intelligenza mediocre, che viene sguinzagliata nelle trasmissioni e nelle conferenze per parlare di cose di cui non hanno alcuna cognizione di causa. Tutto sommato è un bravo attore, tanto che quando vinse le elezioni invitò nel palazzo del Governo – che aveva in tutta fretta restaurato ‘a credito’ – tutti gli ambasciatori, per annunciare che le casse dello Stato erano vuote, per poi festeggiare stappando champagne. Nelle sue trionfali uscite in pubblico, in cui si crogiola del grande successo del “suo partito socialista”, dimentica di dire che a rendere possibile questo trionfo era stato proprio Tom Doshi, l’uomo che aveva mosso le giuste pedine per aprire a Rama la strada verso il potere, consegnandogli i voti del Nord dell’Albania, roccaforte del partito democratico sin dall’inizio del pluralismo. Nei galà però preferisce accompagnarsi con l’ambasciatore americano Alexander Arvizu e il rappresentante europeo Ettore Sequi, che lo hanno sostenuto nel corso della campagna elettorale senza neanche nascondere molto questa “parzialità sleale”. Addirittura firmano insieme un articolo di promozione del “Governo Rama” come “ottima scelta degli albanesi per entrare in Europa”, il miglior risultato dopo la caduta del regime comunista. Sequi diventa così il “più grande amico” di Rama, perdendo ad un certo punto il lume della razionalità e compromette la diplomazia europea con l’epurazione politica legalizzata di Rama, in beffa dei famosi 12 criteri per l’integrazione. E’ allora che le due istituzioni internazionali hanno perso prestigio e credibilità, rendendosi complici di una proscrizione indiscutibile. Non si può infatti permettere ad Edi Rama di fare il falso eroe anti-comunista, quando non ha avuto alcun ruolo in quella rivoluzione. 

Tom Doshi a Washington incontra Eliot Engel
Tuttavia, non intendiamo parlare di questo ‘piccolo uomo’, bensì difendere l’onore delle istituzioni statali, che sono state violentate e impoverite, divenute carne da macello delle lobbies, sotto gli occhi della Comunità EuropeaE lo faremo attraverso la storia che ha da raccontare Tom Doshi,  la cui assurdità è oggi in grado di far cadere il Governo e compromettere l'intero castello di falsità montato dal binomio Rama-Meta in combutta con esponenti della comunità internazionale, per mettere l'Albania sotto il loro controllo. Premettiamo che la figura di Tom Doshi è molto importante per comprendere i recenti eventi della politica albanese, ma soprattutto per fare chiarezza su come Edi Rama sia salito al potere. Quella stessa forza che gli ha permesso di fare gesti eclatanti, proteste ed inchieste, ora è in grado di togliergli ogni cosa, perché è stato un ingrato. Visto tra i suoi elettori come un umile servitore della sua gente cattolica, Tom Doshi ha un passato strettamente connesso alle vicissitudini dell'Albania,  dai primi albori dell'indipendenza della Repubblica, sino all'avvicendarsi del comunismo. La sua famiglia è stata tra le più colpite dalla persecuzione del clero da parte del regime comunista, con cinque familiari fucilati in esecuzione. Parte della sua famiglia era anche Prek Cali, grande patriota, il parroco Don Mark, morto nelle carceri comuniste, il noto monaco francescano Zef Pllumbi, che ha trascorso 26 anni in carcere per essere rilasciato solo nel 1989. Si spense nel 2007 al Gemelli di Roma, e la sua morte è stata salutata con i funerali di Stato. Tom Doshi parla poco, ma la comunità cattolica del Nord dell’Albania sa bene chi è, riconosce la “besa” e l’onore della parola, quanto basta per poter contare sulla sua forza elettorale.Grazie a lui, la città di Scutari viene consegnata al Partito socialista, sebbene fosse stata storicamente di destra, come la nostra Emilia è da sempre di sinistra.

Dall'amicizia alle accuse di paranoia: la caduta di stile di Rama
Ma andiamo con ordine, e cerchiamo di ricostruire gli ultimi eventi che hanno visto scontrarsi questi due mondi così diversi, avvicinati solo dal comune obiettivo del “bene per l’Albania” ed allontanati da un inaspettato “alto tradimento”. Il deputato socialista Tom Doshi, circa cinque mesi fa, viene a sapere da “fonti certe” che è stato ingaggiato un killer per il suo omicidio. Di questo Doshi informa subito l’amico Edi Rama, che gli promette il massimo impegno delle istituzioni, ma in realtà lo liquida molto velocemente dicendo di non aver trovato alcun elemento di prova, e fa cadere il tutto nel silenzio. Interrompe addirittura le comunicazioni con Doshi, che da quattro mesi non ha sue informazioni su tale questione. Doshi intanto porta avanti le proprie indagini, e scopre che quelle informazioni sembrano essere tutt’altro che infondate. A confermarglielo è lo stesso killer, che gli confessa anche il nome del mandante. Rama tuttavia non crede alla tesi di Doshi e lo scomunica, cioè lo allontana in maniera irregolare dal Partito socialista, come fa un vero “piccolo dittatore”. Una decisione impulsiva e avventata, che però viene sostenuta ancora una volta dall’ambasciata americana, e dalla stessa delegazione europea, che “salutano la de criminalizzazione del Parlamento albanese”. Bisogna precisa che forse è stata fatta un po' di confusione, perché Doshi non è stato espulso dal Parlamento dalla Commissione di Decriminalizzazione, bensì dal partito, dal suo Comitato direttivo. Comunque, in poche ore Rama ottiene il sostegno atlantico, nella convinzione che questo potrà proteggerlo dal terremoto che si sta per scatenare. Al contrario, Tom Doshi non si scompone più di tanto, semplicemente ricorda all’ambasciata americana che lui non è un criminale, semplicemente perché nei suoi confronti non vi è mai stato un procedimento penale o altro.

Intanto si è attivato un meccanismo inarrestabile, e pubblica il video della testimonianza del killer, che descrive con dovizia di dettagli la dinamica della preparazione del suo omicidio, e confessa che è stato Ilir Meta ad ingaggiare una serie di persone per portare fino in fondo il lavoro. A questo punto entra subito in scena il partito democratico, dopo che Sali Berisha ha dato il proprio tacito sostegno all’azione di Doshi, preparando una mozione di sfiducia. La mattina successiva, più agguerrito che mai, Berisha si presenta in Parlamento chiedendo le dimissioni del Primo Ministro, tanto da far alterare il “pacato” Ilir Meta, che perde le staffe e comincia a beccare come una gallina. Neanche i suoi lo riconoscono, e ad un certo punto Edi Rama si alza per calmarlo. Berisha è un fiume di parole, e Ilir Meta lo incalza ridicolizzandolo – “Prendete al dottore le medicine”, dice – per poi cadere in frasi stile ’97-’98, gli anni delle piramidi finanziarie albanesi e dell’omicidio di Azem Haidari. Meta è fuori di sé, tanto da sembrare persino un po’ ridicolo; non riesce a comprendere come mai Berisha sta proteggendo Tom Doshi, che lo aveva accusato pubblicamente anni prima. L’aula parlamentare diviene un’arena di scontro tra Titani. Berisha è accerchiato dai suoi, mentre il servizio di sicurezza del Parlamento protegge il Governo: in tutto questo Rama con il suo smartphone scatta le foto da pubblicare su Facebook (vedi Foto), mentre Tom Doshi è in Procura per una deposizione dinanzi agli inquirenti di oltre 6 ore. Nel pomeriggio la Procura fa sapere che saranno ascoltati Ilir Meta, Edi Rama, il Ministro degli Interni Saimir Tahiri, i deputati Mark Frroku, Mhill Fufi e Sali Berisha. Tra i convocati risulta anche Eugen Beçi, ex capo della Procura per i gravi crimini, rimosso dalla carica con l’inizio di questa inchiesta, dopo la pubblicazione della foto che lo ritraeva a tavola insieme con il gruppo che stava organizzando l’attentato.


Il confronto in Tv: nuovi elementi, Rama inconsistente
Lo spettacolo continua in serata, quando su Top Channel viene trasmessa l’intervista di Tom Doshi da parte di Sokol Balla, mentre su Tv Klan Blendi Fevziu ospita Edi Rama. Tutta l’Albania, in realtà, aspetta le parole di Tom Doshi, che risuonano nel silenzio dello studio in collegamento in un’atmosfera surreale. L’unico a capire quello che sta per succedere è il giornalista Artan Hoxha – lo stesso che sembra aver informato Doshi dell’esistenza di un piano per la sua eliminazione. L’intervista a Tom Doshi è qualcosa di surreale, perché è una persona che parla poco e guarda negli occhi del suo interlocutore, tanto che Sokol Balla ha un po’ di timore e cerca di moderare i toni. Tutt’altra storia lo spettacolo che dà in contemporanea Edi Rama: non risponde alle domande, si confonde e butta tutto in caciara, perdendosi nelle slides delle statistiche del crimine che ha portato con sé. E’ insicuro e gesticola, totalmente diverso dall’immagine che solitamente ama dare di sé nei comizi, gestiti dalla regia delle società di comunicazione.

Ad ogni modo, dalle parole di Doshi emergono nuovi interessanti dettagli. Spiega che il video è stato registrato da lui stesso, in accordo con il killer, che acconsente di essere filmato, dopo aver in precedenza accettato la sua protezione. Doshi gli ha dato infatti una macchina blindata, e lo ha aiutato a portare la sua famiglia fuori dall’Albania. Afferma inoltre di avere un secondo testimone, ossia colui che doveva posizionare la moto su cui era stata messa la bomba e che attualmente si trova in Italia (cosa che Rama ancora non sa, tanto che continua ad essere convinto che sia tutto frutto di una paranoia). Altra notizia che fuoriesce è quella che il famoso video di Prifti che incastrava Ilir Meta sulla corruzione era stato trattato da Tom Doshi, perché Edi Rama è noto per essere inaffidabile, che non rispetta mai i patti e la parola data. Delle rivelazioni esplosive rilasciate senza mai gesticolare, persino gli analisti in studio fanno molta fatica a trovare dei punti deboli: arrancano e alcuni sospirano, altri divagano e cercano di distrarre l’attenzione dal tema, mentre Artan Hoxha puntualmente li riporta sulla discussione centrale.


Le contraddizioni del Governo. Provocatoria " l'entrata in fallo " dell'ambasciata americana
In tutta questa storia ci sono molte incongruenze e conti che non tornano. Edi Rama si era tanto affrettato a dire che tutte le indagini erano state fatte ma non risultavano esserci elementi di minaccia per la sua vita, come poi confermato anche dal Direttore della Polizia Artan Didi e dal Ministro degli Interni Saimir Tahiri. Tuttavia la Procura smentisce che sia stata depositata una denuncia formale. All’improvviso però viene arrestato Durim Bani, il presunto killer, mentre tenta di passare il confine con il Montenegro di Hani i Hotit. Ci si chiede, allora, come mai Bani è stato arrestato solo dopo le rivelazioni pubbliche sul piano di omicidio di Doshi, quando le indagini precedenti non avevano riscontrato elementi di prova. Stranamente, dopo che è stato fermato, il killer ha ammesso di essere stato ingaggiato per l’attentato a Doshi, mentre la sera stessa ritratta la sua versione, affermando di “essere stato pagato da Doshi per recitare questo ruolo”. Uno scenario che era stato anticipato dall’opposizione che, dopo il fermo, rivela che Bani è stato posto in isolamento e che, dopo ore di interrogatorio e senza l’assistenza di un avvocato, sotto le forti pressioni degli inquirenti, cambierà la sua testimonianza. A questo punto, bisognerà confrontarsi con il secondo testimone, e vedere come si metteranno le cose.
La posizione dell’Ambasciata americana però si complica, perché Doshi potrebbe essere davvero vittima di un tentativo di omicidio, fermo restando che non è un criminale. La  dichiarazione rilasciata era così affrettata e tuttavia, ben studiata per screditare Doshi e invalidare anche le sue accuse verso chi lo voleva morto. Un atto talmente azzardato che persino i suoi detrattori – tra cui anche Sokol Balla – dichiarano che effettivamente si tratta di una provocazione, pronta e ben confezionata per scatenare delle reazioni. Bisogna infatti ricordare che in passato gli Stati Uniti hanno visto in Tom Doshi un uomo di fiducia, aprendogli le porte del Congresso nel corso della sua vista a Washington. E’ una contraddizione in termini molto evidente.


Cosa dire poi dell’atteggiamento assunto da Edi Rama, che passa dall’essere “compagno” ad un semplice conoscente - tra poco dirà che lo ha incontrato per caso nei corridoi - sino ad essere suo principale accusatore, definendolo un paranoico “che crea queste situazioni per i suoi business”. Insomma ci risiamo, anche con il comunismo si finiva in un ospedale psichiatrico se si davano segni di ribellione. Il Premier Rama dovrebbe invece rendere conto delle attività dei suoi “nuovi amici”, che si stanno arricchendo alle spalle dello Stato con i tanti contratti assegnati senza appalto e grazie alle istituzioni parallele, da lui stesso create. Ci chiediamo come mai il signor Koco Kokedhima propone di legalizzare la marjuana con un marchio albanese, subito dopo l’operazione di Lazarat, pubblicizzata come il più grande evento storico del governo albanese contro la criminalità organizzata. Non si è invece preoccupato di dare una soluzione economica a quell’indotto di economia sommersa che ora non esiste più, e forse avrà trovato un altro impiego. Potremmo ancora continuare con il lungo elenco di “contraddizioni” del Signor Rama, citando per esempio gli affari che le lobbies straniere stanno facendo in Albania, sottraendoli all’economia sommersa albanese. Una grande rivoluzione economica senza fare alcun piano strategico, o forse l’unica strategica è stata quella di consegnare il Paese al sistema del debito, dell’usura delle multinazionali, mentre i Paesi europei stanno combattendo per cacciarle. D’altro canto, cosa possiamo aspettarci da un Governo che si spinge sino ad arrestare i propri cittadini, che non hanno soldi per pagare l’elettricità e si collegano alla rete nazionale per poter vivere e mangiare.

Le nostre conclusioni
Da parte nostra, dinanzi a tutta questa storia, così complessa ma allo stesso tempo semplice ed evidente, non intendiamo prendere alcuna posizione, perché saranno gli inquirenti e la Procura a chiarire la realtà dei fatti. Tuttavia ci preme sottolineare come il caso di Tom Doshi abbia fatto emergere una grande verità, ossia la bassezza di una classe politica emersa dalla speculazione perpetrata dopo la caduta del regime comunista, arricchitasi con furti e svalutazioni del patrimonio pubblico, conservando però quella ideologia di prepotenza e spregiudicatezza. Hanno fatto delle istituzioni statali un mezzo per fare cassa, da utilizzare dinanzi alla Comunità europea per accreditare le riforme volute dalle lobbies, per poi degradarle nominando come funzionari e ministri persone di “madri e padri sconosciuti”, senza cultura e senza storia. E così, anche qualora il caso di Doshi possa rivelarsi una montatura, resta il fatto che dinanzi ad una legittima richiesta di un deputato di avere la protezione dello Stato, le istituzioni hanno agito con menefreghismo e superficialità, arrivando a mentire per coprire i propri bassi interessi.
Ancora peggiore è stato l’atteggiamento della Diplomazia Europea, che ha rilasciato delle dichiarazioni senza fare alcuna verifica, cosa che denota la profonda ignoranza di diplomatici, i cui stipendi sono pur sempre pagati da contribuenti europei. Pur di non mettersi a lavorare, hanno preferito accreditare la versione di Rama, che ostenta tanta sicurezza, ma in realtà è solo un burattino che gioca con Facebook,e Twitter. Di questi tipi che dicono di aver fatto la rivoluzione, ma invece sono scappati, divenuti dei vagabondi: quando sono tornati, è bastata una giacca per farli sembrare signori. In realtà restano dei codardi.

Un amico dell'Albania