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20 ottobre 2014

La Etleboro consegna il Sistema Economico Monetario alle imprese

Roma - Nella ricerca ad oltranza per la difesa dell'imprenditoria dall'aggressione non convenzionale del sistema bancario, la Etleboro ONG ha costruito nel tempo un sistema ibrido per il monitoraggio dell'usura e degli abusi delle pratiche finanziarie.  Il sistema della Etleboro,  già noto nell'ambiente bancario, è stato perfezionato e portato a compimento dopo un periodo test. Si tratta di un software complesso, dal nome Sistema Economico Monetario (SEM), destinato ad assistere i consulenti e gli avvocati nella preparazione delle perizie necessarie per  affrontare cause giudiziarie e contestazioni.  La Etleboro coglie l'occasione per annunciare che nel mese di novembre il sistema SEM verrà  consegnato all'Osservatorio Cibernetico, che a sua volta lo metterà a disposizione di imprese e liberi professionisti, per abbattere così le difficoltà economiche e burocratiche che si incontrano per affrontare i processi di usura bancaria. Saranno infatti ridotti i costi e le tempistiche per elaborare i dati economici e preparare il materiale probatorio, fornendo così un valido strumento di prevenzione e di difesa dalle aggressioni delle banche.

15 ottobre 2014

Le tifoserie come eserciti clandestini delle lobbies

Banja Luka - Soci nella criminalità, divisi nelle parole. Sono i nazionalisti dell'ultima ora, spalleggiati da pseudo-analisti che agitano le folle per avere un po' di gloria, romanzando una storia interminabile di bugie e di ignoranza, intessuta al punto da far dimenticare i problemi reali di entrambi i Paesi. In realtà, questa partita è "grasso che cola" per entrambi i governi che, presi dalla loro brama auto-celebrativa, drogano e inflazionano quella che è la realtà dei fatti. Lo si avverte dall'evidente ipocrisia delle dichiarazioni che giungono sia da parte albanese che serba, non essendo riuscite ad intervenire in maniera politica per evitare questo infimo spettacolo. Le tifoserie balcaniche sono note per essere tra le più violente, ma anche quelle finanziate da chi gestisce interessi economici e affari, e probabilmente hanno voluto lanciare un monito a chi stringe troppo in fretta le mani e non mantiene le distanze, oppure non rispetta gli accordi.

In questi giorni, la stampa ha continuamente alimentato odio e violenza, mentre i politici promettono integrazione e progresso economico. Un'ipocrisia pagata "a suon di ossa" lanciate dai primi ministri, costringendo le piccole aziende a pagare gli sponsor ai giornali amici, per poi andare in Russia ad abbracciare la fratellanza russa, dopo aver stretto le mani ai tecnocrati europei. Lo stesso può dirsi per l'Albania, dove addirittura il Governo ha approvato l'aumento delle tariffe energetiche e un pacchetto di leggi che introduce doppie istituzioni, nel silenzio degli ambasciatori e della Comunità Europea. Sembrano essere tutte notizie "banali" dinanzi all'avvicinarsi della partita Serbia-Albania, divenuta ben presto unico fatto di discussione pubblica. All'indomani dello spettacolo a cui abbiamo assistito, possiamo affermare che non ha alcuna importanza di come siano andati davvero i fatti, perché i media non aspettavano altro. La situazione era tesa ormai da mesi e l'esito era tutt'altro che inaspettato, mentre quella della bandiera della 'Grande Albania' è stata una bravata di singoli gruppi, un gesto fine a se stesso. Un gesto che la dice lunga sulla follia di Paesi ancora ostaggio dei meccanismi delle tifoserie, dei tycoon e delle mafie locali, nonostante gli sforzi di occultare i problemi con stucchevoli programmi di democrazia. Infatti, la classe politica, sia serba che albanese, non ha perso tempo a cavalcare l'onda mediatica nazionalistica ed inscenare una misera propaganda, che si sta già gradualmente spegnendo all'ombra di un nuovo spettacolo. Per Belgrado questa vicenda è già acqua passata e si prepara ad accogliere Putin, mentre il Premier albanese ha colto l'occasione per far passare indisturbato l'aumento delle tariffe energetiche, lasciando i "media amici" speculare all'infinito sulla partita.

Ovviamente se la stessa partita fosse stata sospesa per incidenti tra tifoserie in Italia o in Inghilterra, la notizia non avrebbe provocato lo stesso scalpore. L'esasperazione dei toni "nazionalisti" è stata sapientemente voluta da entrambe le parti, che hanno avuto l'occasione di riversare su un banale evento di cronaca la responsabilità della cronica incapacità a cambiare. L'Europa dovrebbe invece riflettere bene su quale sia il ruolo della Serbia e dell'Albania in questo momento: due Stati falliti, che organizzano tour diplomatici per racimolare soldi, lasciano saccheggiare le proprie aziende e organizzano traffici per far quadrare il bilancio. C'è da chiedersi quanti soldi ha speso l'Europa con i suoi piani per l'integrazione, se poi basta "una bandiera" per scatenare un caso diplomatico. In tal senso, lo sport è stato il campo di azione degli eserciti delle lobbies, servendo il "nobile scopo"  di mettere in discussione dei progetti energetici che stavano unendo due nazioni. Ancora una volta, è un gasdotto a compromettere l'equilibrio interno delle nazioni.

01 ottobre 2014

L'Osservatorio Cibernetico presenta petizione europea per il Made in Italy e contro l'abuso della bandiera italiana

Roma - L'Osservatorio Cibernetico ha inoltrato la prima petizione europea per la difesa del 'Made in Italy' e il contrasto alla pubblicità ingannevole a tutela dei consumatori. A questa iniziativa ne seguiranno altre, affinché i deputati e gli europarlamentari italiani si facciano portavoce di questa campagna contro l'abuso della "bandiera italiana" su prodotti contraffatti e di imitazione, o che comunque non sono prodotti in Italia. Saranno quindi presentate delle interrogazioni in seno alla Camera dei Deputati nonché del Parlamento Europeo, affinché siano prese delle misure o vengano fatte le dovute segnalazioni alle autorità competenti per la difesa del 'Made in Italy'. Un particolare messaggio sarà rivolto alle nostre ambasciate, a cui chiediamo di inviare delle lettere di protesta per la violazione delle norme europee che i singoli Paesi candidati o membri dell'UE sono tenuti a rispettare. Inoltre, l'Osservatorio Cibernetico ha formato un gruppo di lavoro per il monitoraggio dei mercati e la gestione dei rapporti con la comunità europea e le istituzioni italiane preposte.  E' nostra intenzione portare avanti una serie di iniziative che facciano dell'intelligence economica un vero e proprio braccio operativo delle piccole e medie imprese italiane, che sui mercati esteri sono particolarmente vulnerabili. 

15 settembre 2014

L'Osservatorio Cibernetico per la difesa del 'Made in Italy'


Roma - Con la costituzione dell'Osservatorio Cibernetico-Associazione Italiana per la Cibernetica Economica, nato da una costola della Tela della Etleboro ONG (vedi comunicato), l'Osservatorio Italiano intraprenderà una serie di misure legali e strategiche per la tutela del "Made in Italy" all'estero. In tale percorso, l'associazione potrà contare sull'esperienza e i supporti tecnologici, nonché sul sostegno professionale e mediatico dell'Osservatorio Italiano, in un'area che si estende dal Mediterraneo all'Eurasia. Allo scopo di contribuire alla difesa dell'italianità industriale, l'Osservatorio Cibernetico attuerà un costante monitoraggio dei sistemi cibernetici finalizzati alla commissione di crimini invisibili, dei tentativi di disinformazione e di diffamazione nonché dell'aggressione non convenzionale di banche e gruppi di interesse.Siamo dinanzi ad una vera e propria guerra economica, nei cui confronti le aziende italiane sono del tutto inermi e vulnerabili, anche perché le tecniche e i sistemi di aggressione evolvono in maniera rapida e con dinamiche imprevedibili. L'integrazione dei mercati transnazionali ha dato origine a fenomeni sempre più dilaganti, come l'abuso dei simboli dell'italianità per contrassegnare prodotti contraffatti o di origine non italiana. Una distorsione che crea danni inestimabili alle piccole e medie imprese che tentano di entrare o già operano su mercati esteri, e sono invece continuamente esposte agli attacchi di concorrenti sleali, ignorando normative comunitarie e regole commerciali. Infatti, sono sempre più numerosi i prodotti che presentano dei riferimenti all'Italia - tricolore o richiami dello "stivale", denominazioni italianizzate - e che vengono liberamente commercializzati sui mercati europei, in particolare nell'Est Europa, ma anche nel Nord Africa e nella Comunità degli Stati indipendenti, dove le normative comunitarie e del WTO sono inefficaci.

Prodotto della PIK (Croazia) che riporta una bandiera italiana
accanto al nome "Milansko", lasciando intendere un chiaro riferimento
 all'imitazione del salame milanese, senza però esserci un reale legame
con l'insaccato prodotto in Italia. 

L'azione dell'Osservatorio Cibernetico avrà così inizio nell'area dei Balcani, che presenta due mercati integrati (Croazia e Slovenia) ma non del tutto allineati alla normativa europea sulla tutela dei prodotti di origine controllata o sulla pubblicità ingannevole.  Molti sono i prodotti che devono il loro successo ad un richiamo esplicito all'Italia ed alla intrinseca qualità che da ciò ne deriva, come il loro posizionamento sul mercato e l'impatto sui consumatori. "Sebbene più volte la giurisprudenza comunitaria riduce i margini di tutela alle denominazioni DOP ed IGP, resta un problema di tutela dell'italianità. Una soluzione è da ricercare nel diritto dei consumatori a non essere ingannati, a ricevere un messaggio corretto", afferma Mario Emma, avvocato dell'Osservatorio Cibernetico che seguirà le azioni legali intraprese. "Se un prodotto sulla propria confezione mostra i colori del tricolore italiano ed il nome 'Milano', allora la provenienza deve essere italiana. In caso contrario, si tratta di pubblicità ingannevole che va perseguita in ambito comunitario nonché presso i tribunali nazionali, per rivendicare l'effettivo allineamento alle regole commerciali europee", aggiunge l'avvocato Emma. A tal fine, l'Osservatorio presenterà una serie di petizioni dinanzi al Parlamento Europeo, per sollevare i numerosi casi di società dei Balcani che utilizzano in maniera illecita i richiami al 'made in Italy', mentre ogni compagnia riceverà un'esplicita intimazione a rimuovere ogni contrassegno abusivo, per non incorrere in una querela. L'associazione si costituirà come parte civile nei procedimenti volti al riconoscimento dei diritti delle imprese italiane e dei reati commessi da terzi. L'Osservatorio Italiano, dal suo canto, si sta impegnando a creare un coordinamento con le imprese, facilitando la formazione di consorzi e cartelli per contrastare gruppi societari e lobbies. L'intelligence economica della Tela sta confluendo nella strategia di supporto alle imprese, mettendo a loro disposizione il sistema informatico perfezionato in questi anni e la componente strategica italofila, professionalizzata sulla base delle metodologie e delle tecniche di analisi della Etleboro.

12 settembre 2014

La Etleboro fonda l'Osservatorio Cibernetico per la difesa delle imprese italiane

Logo della Tela della Etleboro
Taranto - La Etleboro ONG ha ufficialmente costituito l'Osservatorio Cibernetico-Associazione Italiana per la Cibernetica Economica. Alla sua guida, il consiglio di amministrazione della organizzazione di Banja Luka ha nominato come presidente il Dott. Roberto Cossu, e l'Avvocato Mario Emma come legale.  La struttura agirà come ente senza scopo di lucro e sarà rivolta allo studio e il monitoraggio dei sistemi cibernetici finalizzati alla commissione di crimini invisibili, alla difesa della piccola e media impresa dall'aggressione non convenzionale bancaria, nonché a tutelare il 'Made in Italy' nel mondo. Nella sua crescita ed evoluzione, l'associazione verrà affiancata dalla Tela della Etleboro, dall'Osservatorio Italiano, per cui potrà contare su una presenza in circa 20 Paesi dell'area del Mediterraneo e dell'Eurasia.  Essa assumerà, quindi, il metodo di intelligence economica della Etleboro che, forte dei risultati ottenuti nella difesa delle imprese italiane nei Balcani, sarà adottato dall'Osservatorio Cibernetico per assistere le aziende nel loro percorso di internazionalizzazione, proteggendole dalle insidie della disinformazione e degli attacchi non convenzionali esterni.  "Se le banche attaccano le nostre aziende e le usurano, noi risponderemo colpo su colpo, ci difenderemo con gli stessi mezzi", afferma Michele Altamura, cofondatore dell'Associazione.