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26 agosto 2015

Difesa PMI e Made in Italy: accolta petizione al PE dell'Osservatorio Cibernetico

Roma - La Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo ha accolto la richiesta presentata dall'Osservatorio Cibernetico, circa la difesa del "Made in Italy". Tale commissione ha ritenuto le questioni sollevate come "ricevibili a norma del regolamento del Parlamento Europeo, in quanto si tratta di una materia che rientra nell'ambito delle attività dell'Unione Europea". E' stato quindi avviato  l'esame della petizione, chiedendo alla Commissione Europea di svolgere un'indagine preliminare sui vari aspetti del problema, mentre la commissione per le petizioni proseguirà l'analisi della questione non appena saranno pervenute le informazioni necessarie.  

Ricordiamo che l'Osservatorio Cibernetico ha inoltrato una petizione per il contrasto alla pubblicità ingannevole a tutela dei consumatori, dinanzi alla violazione delle norme europee da parte delle società residenti in Paesi membri dell'UE. L'associazione, costituita per la protezione del patrimonio di conoscenze e di esperienze delle piccole e medie imprese, ha formato un gruppo di lavoro per il monitoraggio dei mercati e la gestione dei rapporti con la comunità europea e le istituzioni italiane. Il gruppo implementerà ulteriori iniziative, come interrogazioni parlamentari e indagini legali mirate, per far luce sulle pratiche di concorrenza sleale e aggressioni non convenzionali a cui le piccole e medie imprese italiane sono sottoposte, essendo prive di mezzi nonché di strumenti giuridici, logistici e operativi idonei ad intervenire tempestivamente.

10 giugno 2015

Al via piattaforma per la Libia: una macchina contro la disinformazione



Roma - E' entrato ufficialmente in funzione il sistema della Tela per la raccolta dell'informazione sui teatri di guerra. Il progetto sperimentale è stato messo a disposizione del nuovo portale Italialibia.org, che sta funzionando come punto di contatto con la Libia. Da giorni stanno arrivando le prime notizie, grazie alla diffusione del continuo passaparola tra i libici e i membri della Tela presenti in tutta la regione del Nord Africa. La rete comprende giornalisti e imprenditori libici, che hanno chiesto aiuto per far sentire la propria voce in un caos di disinformazione e propaganda, alimentate da media internazionali. Le informazioni raccolte non saranno pubblicate sul nostro portale, per motivo di riservatezza. 

Chi vorrà aderire a questa iniziativa, dovrà inviare un'esplicita richiesta alla nostra redazione.
Tel: (+39) 06 83393880

La Libia come bottino dell'ISIS sconfitto da Assad

Roma - Lo scenario libico si sta complicando sempre di più, con la scesa in campo di forze incontrollate che rispondono agli ordini di lobbies economiche pronte ad aggredire un Paese senza alcun controllo, allo sbando e diviso tra due Governi. La Libia oggi deve scontare gli errori commessi dalla Comunità Internazionale, e da “una banda di criminali doc” che si aggira tra Europa, Qatar, lobbies americane e filantropi alienati. Sono tutti oggi all’opera per trasferire gradualmente il conflitto di Siria e Iraq a Tripoli, dislocando progressivamente le milizie del cosiddetto Stato Islamico, a caccia di un bottino di guerra. L’Occidente è divenuto così vittima della stessa propaganda che ha alimentato per formare armate di mercenari da scagliare contro Bassar Al-Assad, convincendoli ad entrare nella jihad per sconfiggere “i nemici sciiti”. E così, mentre l’Iran avanza sbaragliando i jihadisti “made in Qatar”, è cominciata la timide processione alla Corte di Assad per racimolare contratti per la ricostruzione. Eppure dicevano che in tre mesi la Siria sarebbe caduta sotto i colpi dell’opposizione, mentre sono passati quattro anni e Damasco è sempre in piedi, anzi ha rafforzato le sue alleanze in Medio Oriente. A questo punto sorge una lecita domanda: quanto pesa l’affidabilità dei nostri analisi, così esperti nel denigrare e additare chi osa contraddirli, senza però aver mai centrato, anche di poco, una previsione. Hanno sempre perso per un soffio, e comunque sempre per fattori imprevedibili. Tralasciamo però questo discorso, troppo complesso e profondo, perché “già i nemici sono tanti”.

Ritornando alla Libia, l’Italia ha senza dubbio perso ogni prospettiva di rientrare a Tripoli, e quel poco che era stato costruito negli anni sarà spezzettato e rinegoziato dai nuovi poteri. Lo scenario creatosi rispecchia quanto temuto dall’Osservatorio Italiano, che avvertiva sul rischio della frammentazione della Libia in tre parti (si veda La Cireaica, il nuovo Stato di Total e BP).  Se non avranno la Siria, a conti fatti, andranno a prendersi i pozzi della Libia. Allora ci sveglieremo dal torpore e capiremo di essere stati traditi da tutti. Usciranno i giocatori di poker delle diplomazie parallele, che hanno fatto accordi sottobanco in tempi non sospetti, come i francesi, i belgi, i tedeschi e i campioni britannici, gli spagnoli. Stanno saccheggiando tutte le società africane con partecipazioni azionarie libiche, rastrellando denaro, oro e azioni della Libia. L’ISIS continuerà a combattere fino a quando non sarà fatta “piazza pulita” in tutto il continente africano. Oggi questa viene chiamata democrazia. Senza la CNN, Al Jazeera, AFP e BBC (e tanti altri) non esisterebbe neanche l’ISIS. Sono stati i media internazionali “spacciatori di notizie false” a trasformare gli attivisti in forze di opposizione, poi in Free Syrian Army, poi in Al-Nusra e in Al-Qaeda (nella sua nuova veste grafica). Ad un certo punto, dopo che i vari jihadisti si sono ammazzati tra di loro, è nata dal nulla lo Stato Islamico di Levante e Iraq, straordinariamente scoperto dalla Agence France Presse. Ormai, è cosa abbastanza nota che a fornire armi e tecnologie all’ISIS è il Qatar, dove la storia si confonde con l’intrecciarsi di tante economie e lobbies.Non vorremmo dilungarci oltre, ma i video di propaganda del cosiddetto Stato Islamico rispondono alla stessa scuola di marketing delle associazioni umanitarie, dei movimenti anti-corruzione, delle Femen e del Maidan: stesse inquadrature, stessa mimica. Basta rivolgersi ad una società di comunicazione, queste di strategia globale, pronte ad organizzare dietro compenso campagne di denuncia che possono far oscillare la quotazione in borsa delle materie prime.

L’Italia non ha alleati, è stata lasciata sola e le forze sul campo sono pari a zero, perché per anni ci si è nutriti di una falsa gloria ipocrita. Se vogliamo conquistare una voce, dobbiamo essere “pronti alla morte”, lavorare 24 ore su 24, con persone che amano il nostro Paese, per creare una “macchina bellica” fatta di contenuti. Oggi l’informazione è utile, ma il contenuto sostanziale è fondamentale. Riconquistare una posizione senza rubare e saccheggiare, significa costruire un sistema che sia in grado di bloccare i contenuti, fornendo nuove argomentazioni. Grazie alle nuove tecnologie, l’Italia può dotarsi di un sistema che possa colpire questa grande disinformazione, di cui noi stessi siamo vittime, e creare così degli spiragli per aprire delle politiche parallele che possono agevolare la piccola e media impresa. Dopo le sanzioni alla Russia, bloccare il Maghreb e spegnere la Libia, significa segnare il destino dell’economia del Mediterraneo. E’ sempre colpa del terrorismo, oppure di scelte sbagliate.

20 maggio 2015

L'Osservatorio Italiano lancia la prima Tela Italofona

Roma - La Tela Italofona si aprirà al mondo, come parte del progetto dell’Osservatorio Italiano di supporto alle imprese. Frutto del lavoro portato avanti in questi anni per unire in un luogo cibernetico quelle persone che vedono nell'Italia una fonte di cultura e di sviluppo, e non un Paese rifugio, la Tela Italofona è volta a sviluppare una concreta linea di pensiero che abbia come obiettivo di fondo la difesa delle sue aziende all'interno del Mediterraneo. La sua forza sarà la passione profusa da coloro che amano la lingua e la cultura italiana, facendola propria e arricchendola dello spirito tramandato dai singoli popoli. Le persone che partecipano attivamente alla realizzazione di questo progetto sono accomunate non solo dall'italofonia, ma anche da un forte senso di responsabilità, da tenacia e volontà di costruire una risorsa preziosa per la tutela del patrimonio imprenditoriale italiano nel mondo. Questo ambizioso progetto è stato reso possibile dall'investimento portato avanti da oltre 54 società della tela, presenti in Africa, Asia e Balcani.  Sono inoltre in corso i lavori per indire il primo corso di intelligence economica per coloro che voglia cominciare ad intraprendere un'attività di supporto alle aziende, contribuendo così ad espandere la Tela nelle aree in cui vivono. Ciascuno potrà così partecipare alla creazione di una realtà cibernetica italofila e italofona, che unirà al suo interno "Società civile, ONG e Imprese". 

15 maggio 2015

Osservatorio Cibernetico: La Distributrice dei Ladini chiede risarcimento danni allo Stato italiano

Trieste - La Distributrice dei F.lli Ladini ha formalmente chiesto alla Presidenza del Consiglio ed al Ministero degli Esteri il risarcimento dei danni subiti a seguito del mancato supporto nell'arbitrato internazionale contro la Croazia. La società italiana ha infatti intrapreso l'investimento sul mercato croato, con l'assicurazione della copertura della Convenzione italo-croata “sulla promozione e protezione degli investimenti” del novembre 1996, il quale impone all'Italia di garantire “i mezzi effettivi” per l'instaurazione dell'arbitrato. Mezzi che tuttavia le autorità italiane hanno negato, rifiutando così di prestare un qualche supporto finanziario per far fronte alle controversie con le autorità croate. Secondo i Ladini, l'ingiustificata inerzia dello Stato italiano ha prodotto ingentissimi danni, stimate intorno a circa 22 milioni di euro di perdite ai danni della Dalmatinka Nova, e ulteriori 10 milioni per il gruppo La Distributrice.  La richiesta di risarcimento - quindi pari a 32 milioni di euro, oltre ad interessi e spese legali - sarà curata dallo staff legale dell'Osservatorio Cibernetico, guidato dall'avvocato Mario Emma.

Va ricordato che fu la stessa rappresentanza diplomatica italiana a chiedere nel 2010 un parere legale ad uno studio di Fiume, il quale rilevò che le autorità fiscali croate avevano erroneamente applicato le normative fiscali (si veda Perizia Studio Anita Prelec), violando così gli l’accordo bilaterale italo-croato (artt. 2-3). Falliti i tentativi di conciliazione dell'ambasciata, i Ladini hanno chiesto l'instaurazione dell’arbitrato in considerazione di quanto disposto dal trattato (art. 2) in base al quale “ciascuna Parte Contraente assicurerà mezzi effettivi per avanzare reclami e far valere diritti relativi agli investimenti, relative autorizzazioni e accordi di investimento”. Tale richiesta fu illegittimamente e illogicamente respinta dallo Stato italiano, nonostante quindi sia intervenuta la conferma della violazione da parte di un consulente di fiducia dell'Ambasciata.
In merito, l'Osservatorio Italiano ha direttamente contattato l'Ufficio della Farnesina, chiedendo spiegazioni del rigetto dell'assistenza all'impresa italiana, ricevendo con la stessa superficialità "il rifiuto ad aggiungere un commento sul contenzioso in oggetto" (si veda Corrispondenza con Ufficio Unità Balcani presso il Ministero degli Esteri).  A questo seguì la presentazione di una interrogazione parlamentare (Si veda: interrogazione parlamentare dell'Onorevole Roberto Menia sul caso La Distributrice-Dalmatinka Nova), a cui ha risposto con grossolani errori di contenuto, e senza alcuna argomentazione rilevante, il Sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura (si veda Risposta Farnesina ad Interrogazione parlamentare). 

Dopo aver ignorato del tutto le richieste a prestare un ragionevole supporto, la società ha deciso di ricorrere ad ogni mezzo legale per far valere i propri diritti, ottenendo di contro il sostegno della Tela delle imprese che supportano l'Osservatorio Italiano. A questa iniziativa, l'Osservatorio Cibernetico, farà seguire nuove iniziative giudiziarie che mirino a salvaguardare i diritti delle aziende italiane ed a porre gli inerti ed inefficaci funzionari pubblici innanzi alle loro responsabilità rispondendone anche alla Corte dei Conti. Costituisce infatti una patologica irresponsabilità delle autorità italiane continuare a chiedere fiducia e sostegno da parte degli imprenditori, lasciandosi alle spalle casi come quelli della Dalmatinka, esempio eclatante di come l'indifferenza burocratica possa creare danni irreparabili. Per tale motivo, molti saranno gli imprenditori che si uniranno ai Ladini, per far luce sull'esito fallimentare di molti dei progetti promossi dal Ministero degli Esteri e dalla Cooperazione Italiana. 

08 aprile 2015

La nuova entità dell'Osservatorio Italiano: Centro della cibernetica italiana a Lisbona

Roma - E' stata ufficialmente costituita a Lisbona l'Osservatorio per le Imprese Italiane, nuova entità dell'Osservatorio Italiano, che diventerà il più grande centro studi sulla difesa cibernetica delle piccole e medie imprese italiane nel Mediterraneo. Grazie all'unione delle società e dei professionisti della Tela, con l'importante contributo della Etleboro, sarà creata una struttura di riferimento per lo sviluppo del progetto dell'Azienda Digitale e per la tutela del patrimonio imprenditoriale italiano. Il suo obiettivo, stabilito per statuto e accettato da tutti i suoi membri, sarà quello di garantire la sopravvivenza della impresa italiana tradizionale, che sta scomparendo, sotto i colpi dell'aggressione delle lobbies, la cui avanzata sul mercato europeo è inarrestabile. Implementando procedure digitalizzate e metodologie cibernetiche, gli imprenditori avranno la possibilità di "respirare nuovo ossigeno" ed eliminare i costi eccessivi della burocrazia, mentre racchiudendo in consorzi i fornitori di materie prime e di servizi, sarà per loro agevolato l'accesso ai mercati esteri. Molte sono le strutture che l'Osservatorio porterà via con sé dai Balcani, per ampliare il proprio raggio d'azione nel Maghreb e nell’Africa, in virtù di relazioni dirette e sostenibili. Il suo collettivo sarà multietnico e multiculturale, ma unito al suo interno dalla lingua italiana, direttamente selezionato all'interno delle Università per poi essere formato sulla base di metodologie mirate.


"E' in atto una guerra economica fratricida senza pari, votata alla distruzione dell'impresa tradizionale per essere sostituita da lobbies controllate da gruppi di interesse sempre più ristretti - afferma il fondatore della Etleboro, Michele Altamura, continuando - l'unica soluzione è cambiare, trasformarsi in impresa digitale per conservare la propria identità. L'Osservatorio Italiano lavorerà perché sia creato il primo centro per la difesa cibernetica delle aziende italiane. Risponderemo alle aggressioni dichiarando una guerra non convenzionale", ha aggiunto. Nelle sue parole ricorda che l'Osservatorio Italiano agisce oggi nei Balcani come osservatore critico e fonte autorevole per la stessa Comunità Europea, che segue costantemente le sue indicazioni sui fatti e gli eventi maggiormente problematici. Ricorda anche i molteplici avvertimenti, pubblicamente denunciati, circa le lacune dei progetti energetici italiani rivolti alla regione, che hanno compromesso la loro realizzazione in maniera irreparabile, come emerso infatti a distanza di anni dal primo segnale di allarme dell'Osservatorio. "I nostri monitor non sono solo elettronici o semantici, ma sono uomini e donne che scelgono di dare anche se stessi per difendere quel patrimonio europeo che si sta perdendo. Siamo ancora parte della Vecchia Europa, e questo fa di noi una realtà rara in un sistema economico senza identità", conclude Michele Altamura.