Motore di ricerca

02 agosto 2014

L'Osservatorio Italiano lancia monitor nel Sahel. Nasce progetto italo-libico

Roma - Si amplia e assume un profilo sempre più territoriale, il progetto che l'Osservatorio Italiano sta conducendo nell'area del Mediterraneo, per espandersi oggi nella fascia sud-sahariana del Sahel. Dopo aver intrapreso con successo un percorso di monitoraggio della regione del Nord Africa, dalla Mauritania al Libano, è stato già reso operativo il gruppo di lavoro per Mali, Niger, Chad e Sudan, mentre sarà potenziato quello che opera nel Maghreb e nell'Asia Centrale. Nuove aree da esplorare, altri teatri di guerra e di scontri per l'accaparramento delle risorse,  dietro la regia di multinazionali e gruppi di interesse, che manovrano veri e propri eserciti. Ormai gli Stati non hanno più il controllo della situazione, perché le istituzioni sono state sopraffatte dai privati, e gli eventi in Ucraina e nel Nord Africa ne sono un esempio. Si sta così innescando un processo di destabilizzazione trasversale, dal Mediterraneo all'Eurasia, che potrebbe non avere fine. Ampliare lo spettro di osservazione è quindi divenuta un'esigenza per tutelare e salvaguardare gli interessi delle nostre aziende.  Nascerà inoltre un nuovo progetto di cooperazione italo-libico, per dare alle imprese italiane un fronte di negoziazione più solido. Sarà fondata una ONG sul territorio che fornirà assistenza logistica e informazione analitica per muoversi con maggiore sicurezza in questa regione strategica. In questo momento di caos ed incertezza, le imprese italiane devono essere protagoniste,  non compatirsi ed indietreggiare: bisogna avanzare ed essere propositivi, per poter così instaurare un giusto rapporto con i Paesi vicini, al di là della politica degli alti vertici. La nostra piccola organizzazione ha già fatto passi importanti in tal senso, anticipando gli eventi ed evidenziando distorsioni, mentre le imprese del "made italy" devono riacquistare autorevolezza e riconquistare il mercato che gli appartiene.

01 agosto 2014

Ex dipendente della Kfor oggi terrorista dell'ISIS

Pristina - Lavdrim Muhaxheri, ormai leader dei combattenti albanesi nel gruppo paramilitare dello Stato Islamico dell'Iraq, Sham o ISIS, nella guerra in Siria e in Iraq, in precedenza ha lavorato come dipendente presso la base americana della Kfor di Bondsteel, in Kosovo, e per la NATO in Afghanistan. Nel periodo di Ramadam nel 2013, è stato anche parte delle attività della BIK (Comunità Islamica del Kosovo) a Kaçanik, il che viene evidenziato da diverse foto. Lo stesso, noto come il Comandante Muhaxheri, è stato eletto lo scorso anno capo degli Albanesi che fanno parte dell’ala dei ribelli contro il regime di Bashar al-Assad, ma non la parte che cerca la democrazia in Siria, ma il braccio che vuole una Siria con la Sharia – si tratta di gruppi vicini ad Al-Qaeda. 


Lavdrim Muhaxheri, cittadino kosovaro di Kaçanik, circa un mese fa, insieme ad altri terroristi, ha strappato pubblicamente il passaporto della Repubblica del Kosovo, e gli altri hanno distrutto anche i passaporti albanesi, con la motivazione che "i musulmani sono un unico popolo e non hanno bisogno di passaporti, perché appartengono allo Stato dell’Islam". Dopo la diffusione di tale video, in questi giorni, Muhaxheri ha pubblicato sul suo profilo di Facebook, delle foto di una violenza inaudita, lo si può vedere mentre taglia la testa ad un giovane adolescente sciita con un coltello.
Tali immagini hanno sconvolto l’intera opinione pubblica albanese, sia del Kosovo, che della Fyrom e dell’Albania, compresa anche la comunità musulmana, la quale ha condannato, Lavdrim Muhaxheri. "Non dite schifezze. In primo luogo dovete conoscere la storia di quanto è successo ed invece state scrivendo qui parole senza senso. Che Dio vi maledica", ha scritto Muhaxheri, maledendo tutti coloro che lo contrastano e lo offendono.


Tuttavia, una persona intervistata dal quotidiano kosovaro Express, rientrata di recente dalle trincee della guerra in Siria, ha negato che Muhaxheri è comandante degli Albanesi. Quest’ultimo ha riferito che è solo il garante per gli Albanesi che entrano a far parte dei jihadisti. Nel corso delle ultime settimane, la polizia kosovara ha arrestato llir Berisha, Jetmir Kyçyku e Sedat Topjani, e ha dichiarato Burim Ballazhi ricercato. Tutti sono sospettati di attività terroristiche, e di relazioni ed amicizia con Muhaxheri. Inoltre l’Express riferisce che oltre 10 Kosovari si stanno preparando a degli attacchi terroristici-kamikaze in Kosovo e che potranno attaccare anche luoghi del Governo e persino i campi della KFOR, senza escludere le altre istituzioni di sicurezza. I suoi amici raccontano che Lavdrim Muhaxheri è stato associato alle correnti estremiste solo alla fine del 2012, inizialmente all’associazione locale "Parimi", da cui più tardi è nata l'associazione "Gioventù Islamica - Kaçanik" dove Lavdrim Muhaxheri ha la carica di "Emiro" – cioè di leader dell'ala militare del organizzazione.

Quest’ultimo, ha aderito alla guerra in Siria, come mujaheddin, nel 2012, per ritornare un anno dopo. Fino alla metà del Ramadan del 2013 era in Kosovo, mentre in seguito è rientrato unendosi ai combattenti in Siria, acquistando una posizione di leadership. Lavdrim Muhaxheri è diventato inizialmente famoso con un video pubblicato su Youtube dove invitava i giovani albanesi ad unirsi alla guerra in Siria. Successivamente ha preso il ruolo principale negli scontri interni di resistenza contro Bashar Al Assad, che fu anche il primo degli Albanesi che apertamente ha confermato che vi sono profonde divisioni tra i rivoluzionari. Lavdrim Muhaxheri guida la frangia albanese, tra cui quelli dell'Albania e della Fyrom-Macedonia, nella struttura all'interno dell’ISIS composta dagli stranieri, che sono migliaia, oltre 10 mila di cui 2 mila da tutta l’Europa.

Dopo la violazione del profilo su Facebook di Lavdrim Muhaxheri, i suoi amici hanno subito reagito aprendo un profilo con il nome "100.000 Klikime Ne Perkrahje te Lavdrim Muhaxheri". Intanto fonti affidabili all’interno delle strutture di sicurezza in Kosovo hanno dichiarato, attraverso "Indeksonline" che Lavdrim Muhaxheri, mentre il Kosovo si stava preparando a proclamare l’indipendenza, era stato contattato dal Servizio Informativo della Serbia, conosciuto come BIA. "Lo scopo della BIA era che all'interno del Kosovo ci fossero degli elementi religiosi radicali per destabilizzare il Paese alla vigilia dell'indipendenza. Il contatto e la cooperazione con Lavdrim Muhaxheri sono stati realizzati pochi mesi prima della dichiarazione di indipendenza", hanno detto tali fonti, secondo cui gli individui estremisti in Kosovo sono il prodotto delle strutture statali della Serbia, che in continuazione hanno cercato di fare del Kosovo un coacervo di radicalismo. Un giorno prima, il Presidente del Kosovo organizzò una riunione speciale presso la Presidenza con i capi delle strutture di sicurezza, incentrando la questione proprio su Muhaxheri, al fine di attuare delle misure per prevenire e condannare tali strutture, in modo che il Kosovo non diventasse alloggio per tali movimenti radicali di stabilizzazione del Paese.

L'Osservatorio Italiano tratta per il passaggio di aiuti in Libia

Roma - Dinanzi all'escalation di violenza in Libia, l'Osservatorio Italiano sta utilizzando la sua rete nel Maghreb per trattare con le milizie per aprire un corridoio per il passaggio degli aiuti. La Tela italiana è oggi in prima linea, nel pieno di un'evacuazione frenetica e caotica. Molti stanno scappando e disinformano sui gravi eventi che stanno colpendo la Libia. Da parte nostra, cerchiamo di tenere alto il nostro Tricolore, perché in questi momenti, piccole eroiche azioni servono al domani.

25 luglio 2014

Osservatorio Italiano intervista Amedeo Matacena. La Giustizia all'italiana

"Il mio caso farà giurisprudenza. Quando nulla sarà più possibile per veder riconoscere legalmente la mia innocenza, sarò pronto a rientrare". Questo quanto affermato  nell'intervista rilasciata all'Osservatorio Italiano dall'ex parlamentare Amedeo Matacena, il quale si trova attualmente a Dubai, in attesa di un riscontro al ricorso presentato alla sentenza della Cassazione, per poi ricorrere eventualmente alla Corte Europea di Strasburgo. Il caso Matacena getta così ulteriori ombre sugli abusi della magistratura, estremamente politicizzata ed oltre i limiti posti dallo stato di diritto. Tali distorsioni vanno ad indebolire ancora di più l'economia italiana, che diviene maggiormente vulnerabile alle pressioni delle lobbies straniere. Dopo la sentenza di assoluzione dell'ex Premier Berlusconi, ci si pone molte domande sulle metodologie di indagine della Procura, e sull'eccessiva strumentalizzazione dei media, che hanno fatto del 'gossip' uno strumento di pressione e di diffamazione gratuita. Molti sono ormai i casi di criminalizzazione dell'imprenditoria italiana per il  cosiddetto "concorso esterno in associazione mafiosa", che hanno consegnato poi a gruppi di interesse stranieri interi patrimoni, ormai svalutati. Bisogna, a questo punto, definire con maggiore puntualità che cos'è la "mafia", perché anche i cartelli di lobbying e le società di consulenza agiscono con "metodologie di stampo mafioso", ricorrendo a ricatti, violenze ed attentati. In questa congiuntura economica storica, anche la criminalità ha cambiato il suo volto, e mentre la magistratura insegue inchieste '"da gossip",  l'Italia è sempre più esposta agli attacchi economici esterni. 

"E' nostro dovere batterci e difendere il diritto alla legalità, ma nessuno creda di avere l'esclusiva della legalità e della moralità".

Secondo lei, esiste il ragionevole dubbio che l’indagine che la riguarda possa essere stata condizionata da appetiti verso le sue attività imprenditoriali?
Certamente è possibile che, avendo provato nel passato la società di famiglia ad esercitare una leale concorrenza sullo stretto di Messina, alcuni interessi di parte abbiano condizionato l'indagine. Bisogna aggiungere a ciò che la società di famiglia sta conducendo in questo momento un’azione risarcitoria nei confronti dello Stato italiano per circa  190 milioni di euro. Non riesco ad immaginare le conseguenze se l’azione risarcitoria dovesse essere riconosciuta dal Consiglio di Stato ora o dalla Corte Europea, alla quale si può ricorrere dopo in caso di soccombenza. Credo di non esagerare nel dire che ci sia molta attenzione nei miei confronti.

Da dove deriva tale ingente somma di risarcimento?
L’azione risarcitoria deriva dalla mancata autorizzazione da parte dell’Autorità Marittima Italiana, di attivare la linea di collegamento navale tra le due sponde dello stretto di Messina,  alla società di famiglia, che era in concorrenza con le Ferrovie dello Stato (Bluvia e un altro operatore privato). Si chiedeva di rompere un monopolio, nel rispetto della legge italiana e della relativa direttiva europea, per la quale nessuna azienda può operare in regime di monopolio o utilizzare in esclusiva le banchine dei porti italiani e comunitari.

Si è parlato molto degli investimenti energetici nei Balcani, di grandi affari ma pochi andati a buon fine, su cui l’Osservatorio Italiano ha più volte sollevato dubbi. Qual è il suo parere circa la fattibilità di questi progetti?
Non ho mai provato a fare un investimento nei Balcani, di nessun tipo e genere. Mi è stato proposto un investimento in Albania nel settore idroelettrico, sul quale ho ricevuto un business plan, che ritenevo potenzialmente valido. Tuttavia, la mia attuale posizione mi impedisce qualsiasi tipo d’impegno imprenditoriale.

Come vede da Dubai l’evoluzione della politica italiana, rispetto a quella degli altri paesi europei?
Vedo un Paese che sta provando a fare ogni sforzo con intelligenza per ammodernarsi ed uscire dalla crisi globale presente in forme e modi diversi, anche a Dubai. Infine, mi sembra che siano sotto gli occhi di tutti gli ultimi dati economici sulla Germania, che sta cominciando ad accusare la crisi.

A suo parere, l’economia italiana è esposta maggiormente a pressioni di lobbies economiche esterne oppure alle distorsioni innescate dal sistema giudiziario?
Ad ambedue.

Le recenti vicende giudiziarie dello scenario italiano vedono aumentare sempre più la strumentalizzazione dei media da parte della magistratura. Un circuito vizioso, che l’Osservatorio Italiano ha definito “Mafia del Gossip”, in cui i media pilotati da interessi privati, vengono utilizzati dai magistrati per inquinare i processi, estorcere prove e incutere pressioni psicologiche. Considerando anche la sua personale vicenda, Lei crede che l’assoluzione di Berlusconi abbia dato i primi segnali del fallimento di questo sistema?
Se non fosse una domanda sarebbe la mia risposta. Il caso Berlusconi è in assoluto inquietante, perchè la differenza di valutazione tra il primo ed il secondo grado di giudizio è incredibile, è intervenuta una decisione diametralmente opposta.

Può delineare con maggiore precisione le responsabilità dei media, e quindi evidenziare quali sono stati i punti su cui i media hanno fatto maggiore disinformazione, danneggiandola? Cosa hanno deliberatamente omesso, e su cosa hanno intenzionalmente mentito?
Hanno deliberatamente omesso che rappresento l’unico caso giudiziario nella storia italiana alla quale vengono arrestate contemporaneamente madre e moglie, nonostante la mia persona sia sempre stata assolutamente identificabile e collocabile a Dubai. Sono libero di circolare, di frequentare luoghi pubblici, con l’unica restrizione dell'obbligo di firma una volta a settimana, per confermare la mia presenza localmente. Infatti, esiste una sentenza delle sezioni unite della Cassazione penale (n. 21035/03 del 26/3/2003, Caridi, Cassazione penale 2003, 2549 s.), che evidenzia che da quando sono stato arrestato a Dubai, non sono più formalmente latitante. 
Inoltre, non è stato evidenziato - in particolare - che quanto supposto dalla Procura, commesso da mia madre e mia moglie, si configurerebbe solo come "favoreggiamento". Tuttava, avendo le mani legate, perchè entrambe non imputabili di tale reato, per colpirmi, hanno “aggirato l’ostacolo” inventando quelli di ipotetica "interposizione fittizia" e di "tentato favoreggiamento" nell'evitare lo sconto della pena. Reati questi che, di fatto, si configurano sempre e solo in eventuale forma di favoreggiamento. L’arresto simultaneo, con la scusa di favorire la mia “latitanza e fuga a Beirut”, si è dimostrato totalmente fallimentare, in quanto Beirut ha estradato ma Dubai no. Personalmente non mi è mai passato per la testa di andare in Libano. Pertanto mia madre e mia moglie sono ambedue in carcere, senza motivi reali. Nessun media ha voluto approfondire questo barbarico aspetto dell’arresto preventivo. Sfido i media a dimostrare un altro caso (mafia, terrorismo, criminalità) in cui sono state arrestate madre e moglie contemporaneamente!

Può spiegarci perché ha sentito il desiderio di scappare?
In primo grado sono stato assolto perchè il fatto non sussiste. In secondo grado sono stato assolto perchè il fatto non sussiste. Viste le due assoluzioni, non ho presenziato alla Cassazione perchè mi sentivo tranquillo, in base a ciò che mi evidenziavano i miei legali Alfredo Biondi e Franco Coppi.  Ero fuori per motivi legati all’acquisto di un immobile alle Seychelles. Per cui non ho mai sentito il desiderio di scappare, ma quello di non tornare, ritenendomi vittima di una situazione di cui alla vostra domanda e mia risposta precedente. Pertanto, sto provando a richiedere ed ottenere asilo politico, e mi sono appellato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Intanto, incredibilmente, la Cassazione ammette un primo errore e mi ha ridotto la pena da 5 a 3 anni. Conoscete altri casi di questo tipo? Farà giurisprudenza. Ora ricorrerò anche per i 3 anni. Quando nulla sarà più possibile per veder riconoscere legalmente la mia innocenza, sarò pronto a rientrare.

18 luglio 2014

Una Ustica ucraina?

Roma - Che qualcosa stava per cambiare ce lo aveva suggerito proprio Obama, quando ha annunciato di aumentare le sanzioni e, proprio come i grandi giocatori di poker, ha tentato di alzare la posta per poi far saltare il banco. Ci siamo abituati ormai alle fonti anonime, alle matrici che appaiono e scompaiono, alle intromissioni dei generali in pensione che entrano nelle lobby affaristiche per mettere mano su business energetici e giochi d’azzardo. Cosa sia accaduto nei cieli dell’Ucraina è difficile da stabilire con certezza, e non staremo qui a dire quale parte menta più dell’altra, né a spiegare come mai gli americani sapessero esattamente che un missile ha colpito un aereo a 10 mila metri di altezza. Ci chiediamo, però, perché quell’aereo di linea si trovasse in quel punto, in una rotta insolita rispetto a quella abituale. Si pone anche la domanda sul perché sia ancora la Malaysia Arlines a perdere un Boeing, sapendo oggi con certezza che l’aereo è stato abbattuto, mentre dell’altro non ne ha ancora traccia. La macchina della propaganda è stata azionata,  e i media cominciano già ad allinearsi alla versione confezionata dalla CIA. Sono tante le notizie che vengono pubblicate, per essere poi cancellate immediatamente dopo, e ormai le fonti di agenzia non sono più rintracciabili. Per cominciare,  la registrazione dei ribelli che conferma l'abbattimento è visibilmente montata e falsa, come dubbia è anche la tesi del missile che ha fatto esplodere in aria il Boeing, considerando che il velivolo ha avuto un impatto sul suolo e molti dei bagagli non si sono distrutti: testimoni parlano di "qualcosa" che ha colpito l'aereo e lo ha diviso in due parti, che si sono poi schiantate sul suolo in un raggio di diversi chilometri.
Obama, nel suo intervento, afferma che "le prime prove raccolte indicano che il missile è stato sparato dai filorussi", ma resta molto vago su cosa possa costituire una "prova", oltre al fatto che l'incidente sia avvenuto in una regione (territoriale) a controllo filorusso e che "i russi hanno fornito armamenti". D'altro canto, non si può dire che l'America sia nota per aver fornito in passato delle "prove attendibili", e la storia ne è testimone: prove con quelle delle armi di distruzione di massa dell'Iraq, dei crimini di massa di Gheddafi, dell'attacco chimico della Siria.  In questo caso, è davvero difficile credere che delle milizie abbiano strumentazioni e radar in grado di sferrare un attacco da terra e riuscire a raggiungere con tale precisione un mezzo in movimento. Per colpire un simile bersaglio occorre una stazione di controllo, dei comandi precisi e dei mezzi aerei. Come credono di poter giustificare un simile evento con una dinamica così semplicistica.   


Parlare oggi di una “Ustica ucraina” non è poi così lontano dalla verità: la storia ci insegna che fu un missile francese ad abbattere il DC-9, e un aereo francese ha bombardato il colonnello Gheddafi. Dopo anni di sceneggiate, di film e di processi, la verità è talmente scomoda e poco onorabile, che quella di allora sembra si stata senza dubbio una decisione difficile. Oggi come allora, si ripetono gli stessi eventi, forse qualcuno ha agito preventivamente e ha di proposito messo l'aereo della Malaysia in quella particolare posizione. Lo scenario è lo stesso: anche allora si affrettarono ad affermare che un aereo civile era caduto e tutti erano morti, nonostante la verità fosse ben diversa, proprio come Obama ha dichiarato con altrettanto sicurezza che a colpire sia stato un missile. Tuttavia, si può anche ipotizzare che in volo vi fosse un "pacco diplomatico", e forse per questo gli Stati Uniti si sono affrettati a descrivere una dinamica simile all'esplosione di un missile. Di contro i russi hanno ventilato altre ipotesi, e di risposta è giunta la breve nota trasmessa dalla Russia Today, secondo cui nello spazio triangolare della Malaysia Airlines passava l’aereo presidenziale russo. Nel caso in cui questa notizia si rivelasse vera – cosa che sapremo solo nel tempo – allora vorrà dire che qualcuno ha deciso di suicidarsi da solo, perché i nostri “romantici russi” potrebbero avere delle reazioni spericolate. Da oggi in poi dobbiamo prestare molta attenzione a chi stringiamo le mani, perché evidentemente questa Alleanza Atlantica non esiste più. 


Mentre l’esercito israeliano ha del tutto invaso la striscia di Gaza, bombardando civili e avanzando con i carri armati, il mondo occidentale tace, mentre ha imposto contro la Russia sanzioni economiche per aver sostenuto l’indipendenza della Crimea, ben sapendo che i soldati russi si trovassero in quella regione da oltre 100 anni. L’intera destabilizzazione dell’Ucraina è stata addossata alla Mosca, ma non è stato mai accertato quanti mercenari occidentali siano di stanza a Kiev né la mole dei petrodollari che la Casa Bianca ha stampato per l’occasione. E’ anche vero che servono ad ambedue le parti “statistiche di morti” per giustificare azioni politiche e sabotaggi economici. Siamo assetati di vittime per poter propagandare gasdotti, siamo ostaggio di società petrolifere che hanno eserciti privati, e sparano su civili inermi. Non c’è stata nessuna condanna da parte dell’ONU, perché anche questa nobile organizzazione si serve di carnefici mercenari e di un esercito di mistificatori, pagato con i soldi dei contribuenti.
Se oggi l’America va in giro a promettere mari e monti a tutti, ed in particolare ai piccoli Paesi che aspirano ad emergere, prima o poi questo “full d’assi” bisognerà andarlo a vedere. Il bluff dei giocatori di poker non sarà sempre accettato da chi invece gioca a scacchi, e allora sarà un po’ difficile poter affrontare gente che è catapultata nella Seconda guerra mondiale e nella eroica Armata rossa. Un primo monito è giunto proprio dal Presidente rumeno Basescu, che ha consigliato di raggiungere al più presto un accordo con la Russia e di chiudere questa storia. In altre parole, voleva dire che i “cari amici americani e i colleghi europei, così rilassati e adagiati sugli allori, non devono illudersi che questa sia una passeggiata, perché con questi scherzi si può andare per le lunghe, e le popolazioni dell’Est, ancora troppo nostalgiche, non penseranno due volte a prendere una decisione vicina al loro passato”. L’onda anomala che si sta sollevando, quindi, non potrà essere arginata con tv e media pappagalli. Con mercenari e terroristi si può resistere ancora molto, oppure dopo le primavere arabe e le rivoluzioni arancioni avremo una rivolta rossa. 

16 giugno 2014

Caso Dalmatinka: Necessaria ora commissione di inchiesta

Trieste - Le vicende processuali legate al caso della Dalmatinka Nova stanno gradualmente confermando le ragioni e le argomentazioni degli imprenditori italiani, che hanno visto danneggiare la propria immagine e il proprio patrimonio a causa di un meccanismo di 'truffa' posta in essere dalle autorità croate. I primi risultati, giunti dalla perizia ordinata dal Giudice del Tribunale di Spalato, cominciano a riconoscere ai F.lli Ladini una parte delle rivendicazioni richieste (si veda Perizia del tribunale conferma ragioni dei Ladini). "L'esito del processo porterà alla luce le gravi colpe di negligenza ed omissione di chi doveva tutelare gli interessi dei cittadini italiani e garantire il rispetto degli accordi sottoscritti, sia privati che interstatali. Non si potrà escludere, a questo punto, ogni misura volta a chiarire le responsabilità dei funzionari sia croati che italiani, i quali dovranno rispondere per i danni di immagine e il pregiudizio materiale subito dai F.lli Ladini". Questo quanto affermato da Michele Altamura, direttore dell'Osservatorio Italiano, che ricorda come, nonostante siano state presentate un'interrogazione parlamentare nonché una petizione presso il Parlamento Europeo, non vi è stato in seguito alcun intervento in difesa degli imprenditori italiani.

"L'Osservatorio Italiano chiederà la costituzione di una commissione di inchiesta perché si faccia luce sulle gravi omissioni dei funzionari competenti e il diffuso menefreghismo che aleggia nelle ambasciate - continua Altamura, aggiungendo -. Questa commissione deve servire soprattutto per stabilire chi ha percepito indebitamente uno stipendio senza adempiere al proprio dovere, e quindi non ha correttamente informato le autorità. Bisogna inoltre far luce su chi ha ottenuto i fondi per consulenze e studi, che hanno poi disinformato e non ha tutelato in maniera responsabile imprese e cittadini italiani. La malversazione dei fondi dei contribuenti italiani ed europei va accertata e sanzionata, a norma di legge", conclude Altamura. L'Osservatorio Italiano, soffermandosi sul precedente del caso della Dalmatinka, non indietreggerà sul problema dell'assenza di tutela delle imprese italiane che operano all'estero e si trovano costantemente dinanzi ad un muro di indifferenza, perpetrata da impiegati che si limitano al 'minimo sindacale'. Sarà richiesta ad oltranza la costituzione di una commissione ad hoc operante all'estero, per stabilire cosa non funzioni nel sistema burocratico, individuando le singole responsabilità, al fine di intervenire su quelle lacune che hanno dato origine, nel tempo, ad una lunga serie di casi di saccheggi e di abusi verso le imprese italiane.