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19 dicembre 2016

Russia-Francia: L'incontro segreto tra Putin e Sarkozy

Tutto il mondo pensò che l'allora Presidente Nicolas Sarkozy, durante la conferenza stampa del G7 del 2007 era del tutto ubriaco. In realtà era sconvolto, letteralmente scioccato dal suo precedente colloquio con il Presidente russo Vladimir Vladimirovič Putin. 

Veniamo ai fatti. Appena arrivati, Nicolas Sarkozy apre il suo incontro con un lungo discorso, facendo la morale a Putin da spavaldo, come suo fare. Il Presidente russo lo ascoltò in silenzio, e dopo 20 minuti Sarkozy smise di parlare. Ci furono quindi 45 secondi di imbarazzo, quando Putin si rivolse a Sarkozy con uno sguardo gelido e voce sicura. "Hai finito ? - incalzò Putin - Allora ascoltami bene: tu sei appena stato eletto Presidente, ma tieni presente Nicolas la Francia è piccola", mimando con le mani un piccolo quadrato, "mentre la Russia è grandissima", allargando di colpo le braccia. "Se io voglio, ti schiaccio: da oggi in poi non mi parli più con questo tono. Se tu mi ascolti, diventerai il re d'Europa…

Ci furono altri 15 minuti di insulti di basso livello, poi Putin si alzò, lasciandolo solo sulla sedia, umiliato. Il Presidente francese non poteva credere alle sue orecchie, ne rimase talmente scioccato che ebbe difficoltà a riprendersi. Non sapendo più cosa dire, si presentò alla conferenza stampa un po' stordito, e tutti pensarono che Sarkozy e Putin si erano ubriacati. In realtà, nessuno dei due beve. Questa la triste cronaca di un piccolo uomo, letteralmente schiacciato dalla sua stessa superbia e da un gioco forse più grande di lui.  




01 settembre 2014

Un ruolo di arroganza che non ci compete

Roma - La carica di Alto Rappresentante per la politica estera europea va ad un Paese che non ha una "politica estera". Questa l'evidente constatazione dell'operazione portata a termine dal Governo italiano, nella convinzione che sia un valido riconoscimento del suo peso politico in Europa. Molti sono stati i dubbi sollevati da coloro che guardano questa nomina con molto scetticismo, mentre - da parte nostra - non vogliamo essere del tutto disfattisti. Auguriamo al Ministro Mogherini di essere all'altezza di un mandato di grande responsabilità per la nostra "Italia europea", senza però dimenticare quale sia il complesso scenario con cui dovrà confrontarsi. Bisogna infatti fare i conti con la realtà, e capire il perché di questo incarico affidato all'Italia come un 'contentino', per poi ritornare dietro le fila di chi davvero detta le direttive della politica estera. Il nostro timore principale non è legato al funzionario che è stato scelto per tale nomina, bensì alla reale esistenza di questa "strategia nazionale" di cui la sua nomina è parte. Se non per altro, il passato è testimone dell'inconsistenza di questi grandi progetti strategici, anche perché, da un punto di vista storico e politico, l'Italia è nell'impossibilità materiale di portare a termine una propria strategia che vada contro gli interessi delle grandi lobbies. Tale mandato, in altre parole, sarà quindi un onere che il nostro Governo dovrà sostenere, impegnandosi ad abbandonare ogni sorta di politica parallela del passato, quando si destreggiava tra i grandi blocchi e i Paesi non allineati. 
Purtroppo il nostro Primo Ministro ha già fallito nella sua strategia di ascesa in Europa, facendo un passo indietro sul Mare Nostrum e concedendo il diretto accesso al Mediterraneo ad una nuova agenzia europea Frontex. E pensare che questo 'grande successo' è stato ottenuto grazie ad una campagna mediatica fatta sugli extracomunitari, mascherando l'esigenza di coprire il bilancio per il pattugliamento delle acque con una missione umanitaria. Allo stesso tempo, l'Europa del Nord ha accettato di sostenere il progetto italiano, a fronte della partecipazione al programma sovvenzionato da fondi europei. L'Europa avrà quindi a disposizione nuova manodopera disposta a lavorare, e a pagare i contributi e le pensioni agli europei. Una descrizione, questa, che potrà sembrare troppo semplicistica, ma descrive uno scenario molto verosimile, e che corrisponde all'opinione diffusasi nei circoli diplomatici di Bruxelles.

L'Italia accetta quindi di aderire pienamente ad una politica estera anglo-americana che storicamente non gli appartiene, e così di assumere un ruolo di arroganza che non gli compete. Abbiamo visto i popoli del Mediterraneo sconvolti dalle primavere arabe scatenate da George Soros e sfociate nella violenta aggressione della Libia. Le fiamme che tutt'oggi si alzano su Tripoli sono l'emblema dell'errore e dell'incompetenza dei monitor europei, che hanno dato carta bianca alla cannibalizzazione delle multinazionali. Abbiamo assistito alla crisi siriana e ad un fantomatico attacco con armi chimiche, mentre nel frattempo veniva creato l'ISIS, grazie al sostegno dei partiti europei e del congresso americano. Per non dimenticare poi l'Ucraina, dove il sogno dell'integrazione europea ha fatto rispuntare le svastiche e ha trasformato una protesta in un colpo di Stato, sino a trascinare il Paese in una guerra di contractor e bande armate. Tutti "errori di valutazione" di una diplomazia europea che non è stata in grado di arginare nessuna crisi, né di confermare le informazioni che giungevano dai media: nessuno aveva il controllo della situazione, nonostante agisse con spavalderia, minacciando sanzioni e interventi militari. Il bluff è durato abbastanza, già messo a dura prova dalla vittoria di Damasco sulle forze islamiche, e non riuscirà a reggere la sfida di Paesi che sono in guerra da decenni, come la Russia. Le nuove sanzioni proposte dall'UE sono la prova evidente della debolezza della NATO dinanzi allo sfondamento delle milizie filo-russe, che ormai hanno accerchiato le truppe ucraine. Mosca infatti non si fermerà, e andrà avanti sino a chiudere gli ucraini nell'entroterra, annettendo le regioni che affacciano sul Mar Nero, per riprendersi così il territorio di "sua proprietà" perché l'Europa non ha pagato i propri debiti. Sino a quando si andrà avanti con la politica delle sanzioni, non si potrà arginare l'ondata russa, e si indebolirà ancor più l'economia europea.   

Ciò premesso, ci auguriamo che il nuovo Alto Rappresentante e il suo staff siano in grado di affrontare questo mosaico così articolato, con dei monitor che siano all'altezza di confermare le informazioni della CNN e di Al Jazeera, prima di appoggiare bombardamenti e decisioni estreme. In caso contrario, si varcherà un punto di non ritorno, e il grave peso degli errori commessi ricadranno sui cittadini e le imprese, che dovranno così pagare il prezzo di questi azzardi di megalomania. Troppe, infatti,  le viste di questa 'diplomazia europea' che da tempo ormai gioca con il destino dei popoli europei e dei Paesi candidati all'adesione, promettendo fondi miliardari e prosperità, creando illusioni e disillusioni, e alimentando nuove crisi insanabili. Vogliamo credere che i fondi europei destinati ai media siano davvero per la democrazia, e non per nascondere il furto e lo sperpero dei soldi dei contribuenti europei, per pagare consulenze e contratti di assistenza tecnica, mentre le Commissioni chiudono gli occhi su casi di evidente corruzione di 'società amiche'. Un'abile manovra che in Europa o in America si chiama lobbying, mentre in Italia è mafia.

Quindi, se davvero la dirigenza italiana vuole cambiare le cose in Europa, deve cominciare a mettere in discussione l'affidabilità dei suoi interlocutori e dei monitor delegati, perché la storia recente mostra un'infinita serie storica di figuracce. A questo proposito, i Balcani sono un ampio bacino di ispirazione. Basti pensare alla Bosnia, dove per oltre cinque anni si è parlato di una sentenza della Corte Europea inattuabile, o ancora all'Albania, dove l'allora inviato europeo (attuale capo gabinetto del Ministro Mogherini) si è personalmente esposto per sostenere la campagna elettorale dell'attuale Premier. Occorrerà maggiore prudenza e trasparenza, ma anche molta cautela, perché ogni decisione presa per volere dell'UE, così lontana dalla vita reale dei cittadini, si ripercuoterà inevitabilmente sull'economia italiana, già debole.  Il nostro augurio è che questo mandato italiano segni la svolta della politica europea, e non sia solo un "premio di consolazione" per dare ampio spazio a terzi di agire e di prendere le decisioni che contano. In altre parole, speriamo che l'immagine delineata dal The Economist resti una provocazione e non sia una satira di quella che sarà l'Europa nei prossimi anni.

18 luglio 2014

Una Ustica ucraina?

Roma - Che qualcosa stava per cambiare ce lo aveva suggerito proprio Obama, quando ha annunciato di aumentare le sanzioni e, proprio come i grandi giocatori di poker, ha tentato di alzare la posta per poi far saltare il banco. Ci siamo abituati ormai alle fonti anonime, alle matrici che appaiono e scompaiono, alle intromissioni dei generali in pensione che entrano nelle lobby affaristiche per mettere mano su business energetici e giochi d’azzardo. Cosa sia accaduto nei cieli dell’Ucraina è difficile da stabilire con certezza, e non staremo qui a dire quale parte menta più dell’altra, né a spiegare come mai gli americani sapessero esattamente che un missile ha colpito un aereo a 10 mila metri di altezza. Ci chiediamo, però, perché quell’aereo di linea si trovasse in quel punto, in una rotta insolita rispetto a quella abituale. Si pone anche la domanda sul perché sia ancora la Malaysia Arlines a perdere un Boeing, sapendo oggi con certezza che l’aereo è stato abbattuto, mentre dell’altro non ne ha ancora traccia. La macchina della propaganda è stata azionata,  e i media cominciano già ad allinearsi alla versione confezionata dalla CIA. Sono tante le notizie che vengono pubblicate, per essere poi cancellate immediatamente dopo, e ormai le fonti di agenzia non sono più rintracciabili. Per cominciare,  la registrazione dei ribelli che conferma l'abbattimento è visibilmente montata e falsa, come dubbia è anche la tesi del missile che ha fatto esplodere in aria il Boeing, considerando che il velivolo ha avuto un impatto sul suolo e molti dei bagagli non si sono distrutti: testimoni parlano di "qualcosa" che ha colpito l'aereo e lo ha diviso in due parti, che si sono poi schiantate sul suolo in un raggio di diversi chilometri.
Obama, nel suo intervento, afferma che "le prime prove raccolte indicano che il missile è stato sparato dai filorussi", ma resta molto vago su cosa possa costituire una "prova", oltre al fatto che l'incidente sia avvenuto in una regione (territoriale) a controllo filorusso e che "i russi hanno fornito armamenti". D'altro canto, non si può dire che l'America sia nota per aver fornito in passato delle "prove attendibili", e la storia ne è testimone: prove con quelle delle armi di distruzione di massa dell'Iraq, dei crimini di massa di Gheddafi, dell'attacco chimico della Siria.  In questo caso, è davvero difficile credere che delle milizie abbiano strumentazioni e radar in grado di sferrare un attacco da terra e riuscire a raggiungere con tale precisione un mezzo in movimento. Per colpire un simile bersaglio occorre una stazione di controllo, dei comandi precisi e dei mezzi aerei. Come credono di poter giustificare un simile evento con una dinamica così semplicistica.   


Parlare oggi di una “Ustica ucraina” non è poi così lontano dalla verità: la storia ci insegna che fu un missile francese ad abbattere il DC-9, e un aereo francese ha bombardato il colonnello Gheddafi. Dopo anni di sceneggiate, di film e di processi, la verità è talmente scomoda e poco onorabile, che quella di allora sembra si stata senza dubbio una decisione difficile. Oggi come allora, si ripetono gli stessi eventi, forse qualcuno ha agito preventivamente e ha di proposito messo l'aereo della Malaysia in quella particolare posizione. Lo scenario è lo stesso: anche allora si affrettarono ad affermare che un aereo civile era caduto e tutti erano morti, nonostante la verità fosse ben diversa, proprio come Obama ha dichiarato con altrettanto sicurezza che a colpire sia stato un missile. Tuttavia, si può anche ipotizzare che in volo vi fosse un "pacco diplomatico", e forse per questo gli Stati Uniti si sono affrettati a descrivere una dinamica simile all'esplosione di un missile. Di contro i russi hanno ventilato altre ipotesi, e di risposta è giunta la breve nota trasmessa dalla Russia Today, secondo cui nello spazio triangolare della Malaysia Airlines passava l’aereo presidenziale russo. Nel caso in cui questa notizia si rivelasse vera – cosa che sapremo solo nel tempo – allora vorrà dire che qualcuno ha deciso di suicidarsi da solo, perché i nostri “romantici russi” potrebbero avere delle reazioni spericolate. Da oggi in poi dobbiamo prestare molta attenzione a chi stringiamo le mani, perché evidentemente questa Alleanza Atlantica non esiste più. 


Mentre l’esercito israeliano ha del tutto invaso la striscia di Gaza, bombardando civili e avanzando con i carri armati, il mondo occidentale tace, mentre ha imposto contro la Russia sanzioni economiche per aver sostenuto l’indipendenza della Crimea, ben sapendo che i soldati russi si trovassero in quella regione da oltre 100 anni. L’intera destabilizzazione dell’Ucraina è stata addossata alla Mosca, ma non è stato mai accertato quanti mercenari occidentali siano di stanza a Kiev né la mole dei petrodollari che la Casa Bianca ha stampato per l’occasione. E’ anche vero che servono ad ambedue le parti “statistiche di morti” per giustificare azioni politiche e sabotaggi economici. Siamo assetati di vittime per poter propagandare gasdotti, siamo ostaggio di società petrolifere che hanno eserciti privati, e sparano su civili inermi. Non c’è stata nessuna condanna da parte dell’ONU, perché anche questa nobile organizzazione si serve di carnefici mercenari e di un esercito di mistificatori, pagato con i soldi dei contribuenti.
Se oggi l’America va in giro a promettere mari e monti a tutti, ed in particolare ai piccoli Paesi che aspirano ad emergere, prima o poi questo “full d’assi” bisognerà andarlo a vedere. Il bluff dei giocatori di poker non sarà sempre accettato da chi invece gioca a scacchi, e allora sarà un po’ difficile poter affrontare gente che è catapultata nella Seconda guerra mondiale e nella eroica Armata rossa. Un primo monito è giunto proprio dal Presidente rumeno Basescu, che ha consigliato di raggiungere al più presto un accordo con la Russia e di chiudere questa storia. In altre parole, voleva dire che i “cari amici americani e i colleghi europei, così rilassati e adagiati sugli allori, non devono illudersi che questa sia una passeggiata, perché con questi scherzi si può andare per le lunghe, e le popolazioni dell’Est, ancora troppo nostalgiche, non penseranno due volte a prendere una decisione vicina al loro passato”. L’onda anomala che si sta sollevando, quindi, non potrà essere arginata con tv e media pappagalli. Con mercenari e terroristi si può resistere ancora molto, oppure dopo le primavere arabe e le rivoluzioni arancioni avremo una rivolta rossa. 

12 febbraio 2008

Gazprom: uno Stato all'interno dello Stato


L'ultimatum nei confronti dell'Ucraina rappresenta senz'altro la risposta della Russia all'Unione Europea che sta orchestrando sul futuro del Kosovo una fitta rete di propaganda e di pressioni invisibili nel tentativo di entrare in Kosovo in violazione della risoluzione 1244 dell'Onu, che sottopone la provincia serba del Kosovo alla giurisdizione controllata delle Nazioni Unite. La replica della Russia è stata a più riprese decisa, drastica, ma anche diplomatica, ricordando sempre la prevalenza del diritto internazionale su quello della Comunità Europea che non ha alcun potere né in Serbia e né in Kosovo. Ora interviene l'arma energetica, che, mediante il cavallo di troia dell'Ucraina, potrebbe cercare di mettere in seria difficoltà l'Europa. Nelle mani della politica diplomatica russa vi è così la potente arma della Gazprom, concepita come "uno Stato all'interno dello Stato", uno strumento per risollevare l'economia russa in seguito al crollo dell'URSS, per poi divenire una leva diplomatica.

Molti hanno cercato di ricostruire la storia del gigante russo, e tra le righe delle versioni ufficiali e ufficiose, si può leggere una strategia pianificata in maniera preventiva e poi attuata nel corso di più di 15 anni ad opera delle oligarchie russe, che, mediante i servizi segreti ortodossi sono riusciti a controllare il patrimonio energetico russo e a fermare ogni possibile infiltrazione da parte di investitori esteri che hanno cercato di impadronirsi delle azioni di Gazprom. Le cronache di questi lunghi anni di ripresa economica per la Russia, si sono altalenate tra la privatizzazione e la nazionalizzazione della società petrolifera, tra scandali politici e retate contro la corruzione e le mafie interne. È stata invece una lunga e chirurgica operazione che ha portato all'epurazione delle classi dirigenti e alla selezione delle entità economiche che potevano detenere un potere così grande. Un'interessante versione della storia della Gazprom proviene da due autori russi, Mikhail Zygar , inviato speciale del Kommersant, e Valery Panyushkin del Vedomostisu, all'interno del loro libro "Gazprom, la nuova arma russa". La maggior parte dei media parla della fondazione di Gazprom come una scelta politica del Presidente Mikhail Gorbachev che, nel luglio 1989, unì i ministeri del petrolio e del gas e nominò Gazprom come ente responsabile per la produzione, la distribuzione e la vendita di gas. In realtà , e più precisamente, fu Viktor Chernomyrdin a concepire Gazprom come un'entità non totalmente pubblica con una partecipazione privata. Stando a quanto dichiarato dall'allora Ministro del Gas Egor Gaidar, "Chernomyrdin non fu uno sciocco", in quanto vide che il vecchio sistema di governance stava cadendo a pezzi, considerando che il Ministero sovietico dell'energia era un sistema collegato direttamente al potere autoritario e vigeva "finché gli ordini venivano eseguiti".
Quando agli sgoccioli degli anni '80 l'autorità cominciò ad indebolirsi, Chernomyrdin ebbe l'idea di preservare l'industria del petrolio sottraendola al potere autarchico e sottoponendolo a quello meramente capitalistico. Ma così facendo, tutto il potere della Russia fu rimesso nelle mani di Gazprom - per lasciarlo in standby nel periodo dei grandi sconvolgimenti - che fu così controllata per molto tempo dalle oligarchie vicine al Kremlino e al servizio segreto ortodosso, stabilendo inoltre criteri rigidi e severi circa la possibilità di ingresso di un investitore estero. Chernomyrdin ideò una riorganizzazione molto complessa, di dimensioni colossali, ma soprattutto "un sistema talmente forte che anche se fosse stato gestito da uno stupido, non sarebbe mai stato distrutto". Modello per eccellenza fu la compagnia petrolifera italiana Eni, valutata dal dirigente russo come una delle società petrolifere statali strutturate "a prova di incompetenti".

Per realizzare tale piano, occorreva superare la resistenza Nikolay Ivanovich Ryzhkov, uno degli ultimi e tra i più importanti economisti della Perestroika, che non riusciva a concepire la possibilità di conferire il patrimonio di uno Stato nelle mani di un'entità privata, e che in quel periodo era eccessivamente preoccupato dal livello dei prezzi e dell'inflazione per pensare oltre la possibilità del fallimento. Chernomyrdin infatti si rifiutò di entrare all'interno del Governo come dirigente di Gazprom e come Ministro del Gas, per creare invece una società privata. La sua proposta provocò in un primo momento stupore, ma dopo poco giunse la notizia che "il progetto di trasformare il Ministero dell' industria del benzina in società sarebbe stata discussa durante la riunione del Consiglio dei Ministri sovietico". Vi fu così un vero e proprio braccio di ferro tra i membri del Consiglio, che ancora credevano di avere un potere indiscusso sull'Unione Sovietica, e la proposta di Chernomyrdin fu l'unica idea lungimirante negli ultimi periodi, in cui il terrore del crollo economico si faceva sempre più vicino. Da quel momento in poi, non appena Gazprom cessò di essere un Ministero, gli eventi cominciarono a sfuggire al controllo del Governo. Il Primo Ministro Ryzhkov stabilì che i prezzi dei beni alimentari e dei beni nell'URSS erano artificialmente bassi e che occorreva raddoppiarli, se non triplicarli: nel giro di pochi mesi la situazione divenne insostenibile e fu necessario imporre un sistema di distribuzione del cibo mediante delle schede. Il 26 dicembre 1990 Ryzhkov andò in pensione, e il suo successore Valentin Pavlov tentò di porre rimedio alla crisi economica con una svalutazione del rublo, ma la riforma valutaria devastò i risparmi e le ricchezze di tutti i cittadini russi.

L'Unione sovietica stava crollando e pian piano tutte le Repubbliche cominciarono a non riconoscere più il Consiglio dei Ministri Sovietico né l'autorità che rappresentava. Fu inutile il tentativo di fare il colpo di stato per cacciare Presidente sovietico Mikhail Gorbachev, ad opera del Vice-Presidente sovietico Gennavy Yanayev, del Presidente del KGB Nikolai Kryuchkov e il Ministro della Difesa Dmitri Yazov, nonché il Primo Ministro Pavolov. Il potere passò nelle mani del Presidente della Russia Boris Yeltsin che riuscì a raccogliere intorno a sé le ultime forze politiche il favore dell'esercito, ma l'Unione sovietica e tutti i suoi ministeri erano ormai cessati di esistere. Ma la Gazprom resto in piedi, come entità indipendente da quel potere centrale che non esisteva più. Il suo immenso patrimonio - che comprendeva una rete di pipeline di 160 000 Km, 350 impianti di estrazione e 270 di raffinazione, migliaia di giacimenti e di depositi sotterranei, e che permetteva di produrre 800 miliardi di metri cubi di gas all'anno - perse un terzo dei suoi depositi ed un quarto della capacità dei suoi impianti, ma è sopravvissuto, a differenza dell'Unione Sovietica. Da allora cominciò la scalata del potere di Gazrpom al Cremlino, organizzata dal Ceo di Gazprom Rem Ivanovich Vyakhirev che riunì accanto a sé il Primo Ministro russo Evgeny Primakov, il Sindaco di Mosca Yuri Luzhkov e Vladimir Gusinsky, proprietario dei media indipendente NTV. Fu più che altro una resistenza nei confronti dei tentativi di Yeltsin di sostituire il consiglio direttivo della Gazprom per porlo sotto il suo controllo, consigliando il deputato Vyacheslav Sheremet.

Il Kremlino fece dunque pressioni sul Consiglio di Amministrazione della Gazprom, che era partecipata dello Stato russo per il 37.4%, per eleggere 5 deputati, e non 4, tra cui anche Viktor Chernomyrdin nel Consiglio direttivo, che aveva il compito di divenire il cavallo di Troia all'interno di Gazprom contro Primakov e Luzhkov. Ivanovich Vyakhirev riuscì a far prevalere la sua scelta di eleggere 4 deputati - al fine di non permettere al Kremlino di prenderne il controllo nonostante la società era partecipata solo per il 40% dallo stato russo, ma Chernomyrdin fu eletto Presidente. Una decisione che non piacque al Governo russo e decretò l'inizio di una guerra intestina che aveva come obiettivo di riportare la Gazprom nelle mani dello Stato e sottrarla al controllo delle oligarchie sovietiche.
La battaglia aperta tra Gazprom ed il Cremlino iniziò nel 1999, quando la società riportò più di 1.8 miliardi di dollari di perdite e ciò implicò che la Gazprom non avrebbe finanziato le successive elezioni politiche, ma soprattutto che gli utili della società venivano deviati verso il finanziamento di entità economiche e di personaggi politici che avrebbero dovuto prendere il controllo del Cremlino. Venne così il momento di porre fine al controllo di Gazprom da parte di Ivanovich Vyakhirev, e Dmitry Medvedev, divenne presidente del Consiglio di Amministrazione e il Primo Ministro Vladimir Putin venne proposto da Boris Yeltsin.

La sostituzione di Chernomyrdin e il modo in cui avvenne fu del tutto inaspettata, considerando che Putin chiese di incontrare nel suo ufficio Vyakhirev accompagnato da agenti della sicurezza nazionale e da capi dell'esercito, mostrando all'ex dirigente Gazprom un dossier completo contenente informazioni compromettenti su di lui e sui suoi collaboratori, che avrebbero provocato scandali e scalpore nell'opinione pubblica. Le dimissioni di Chernomyrdin valsero a Vladimir Putin l'onorificenza "per i servizi resi allo Stato per lo Sviluppo dell'Industria del Gas russa, assicurando l'approvvigionamento stabile dell'energia all'Economia del Paese e sicurezza nel Lavoro". Successivamente fu la volta di Vyakhirev, sostituito da Alexey Miller che divenne così Presidente della Gazprom, e pian piano plasmò la sua commissione di dirigenza della Gazprom. Quella che si venne a creare fu una società con una struttura basata sulla "casta" e su una stretta cerchia di persone nelle cui mani venne affidato la gestione di una major petrolifera che ha deciso la risurrezione dell'economia russa.

A partire dall'aprile 2001 Gazprom acquistò la NTV, di Vladimir Gusinsky, tale che il 25% del capitale della holding Media Most venne trasferita alla Gazprom Media, divenuta poi parte della Gazprombank. Il Governo russo mantenne la partecipazione di maggioranza del 38.37% della società petrolifera che forniva il 25% del gettito fiscale russo e l'8% del PNL. Allo stesso tempo venne resa difficile la possibilità per gli investitori di acquistare azioni Gazprom, solo attraverso Azioni Depositarie ad un prezzo superiore a quello pattuito per investitori nazionali. Dopo il fallimento della scalata alla Rosneft - attualmente controllata dallo Stato - e alla Yukos, nel 2005 Gazprom ha acquistato il 72.633% della compagnia petrolifera Sibneft consolidando la posizione della major russa sia nel mercato interno che in quello Globale. Al momento la struttura proprietaria della Gazprom vede il Comitato di proprietà statale russo come azionista di controllo (38.37315 % ), la Rosneftegaz ( 10.73985 %), la Gerosgaz ( 2.92997 %) la E.ON Ruhrgas (2.5 %), Gazfond (3.22159 %), Nafta Moscow (2.12502 %) e infine la Bank of New York e investitori internazionali ( 4.42218 %). Nella storia della Gazprom e nelle sue vicissitudini si nascondono le strutture di potere che hanno creato la Tela russa, ossia il servizio segreto ortodosso, all'interno del quale confluì la dissidenza al regime ed esponenti dei servizi paralleli il cui ruolo era quello di reperire il maggior numero di informazioni per ricattare e manipolare personaggi politici e dirigenti societari. Tale struttura sta nel tempo affiorando, come dimostrato dalle improvvise campagne per combattere corruzione o collusione delle classi politiche ormai scomode. Le inchieste della Tela e della Etleboro hanno tuttavia portato alla luce tale realtà, rivelando così il sottile filo esistente tra entità economiche ed intelligence deviate.

11 febbraio 2008

Gazprom ed energia: i veri armamenti della Russia


Vladimir Putin fa il suo bilancio e denuncia la corsa agli armamenti dei Paesi Occidentali, nel timore che possa minacciare la stabilità futura della Russia. Nelle sue parole una forte enfasi sulle nuove conquiste della Russia e sulle minacce "militari" che incombono sulla Russia, lanciando di risposta un monito alle forze occidentali che cercano di influire in maniera invisibile sulla politica interna russa con subdole interferenze allo scopo di controllare le risorse energetiche del Paese.


L'ultimo discorso di Vladimir Putin presso il Consiglio di Stato come Presidente, prendendo la parola nella veste solenne del Cremlino davanti ai più alti funzionari politici russi, ministri e governatori, ha presentato la strategia della Russia e le sfide che occorrerà cogliere alle soglie del 2020, aprendo così la campagna elettorale per il suo erede Dmitri Medvedev. Una cornice strategica all'interno della quale la "nuova spirale degli armamenti" in cui gli Stati si preparavano ad entrare, rappresenta una vera metafora dell'attuale situazione politica ed economica degli Stati. Infatti mentre la Nato e l'Unione Europea si spingono sempre più oltre i confini dell'Europa Orientale e del Vicino Oriente, con nuove installazioni missilistiche e basi militari, la Russia deve prepararsi ad introdurre delle nuove armi, più sofisticate di quelle possedute dagli altri Stati per rendere lo Stato autosufficiente e sempre meno dipendente dalle importazioni esterne di tecnologie. Una corsa agli armamenti "indotta" da forze esterne, per spingere così la Russia a rispondere in ugual misura, cominciando proprio dalla mancata ratifica del Trattato sulle Forze Armate Convenzionali in Europa (CFE).

Il reciproco desiderio di prevalere ha creato quello che Putin definisce un circolo vizioso, molto pericoloso che potrebbe portare caos e conflitti tra l'Occidente e la Russia, fino a risvegliare i rancori di una Guerra Fredda che non è mai finita. A sciogliere tale enigma, è lo stesso Putin ricordando che ciò che preoccupa più di ogni altra cosa gli Stati è "l'odore di gas e petrolio", che detta le regole e le leggi dei conflitti internazionali. Questa potrebbe essere la vera nuova arma che Mosca sarà pronta a sfoderare per piegare la volontà politica degli Stati che minacciano direttamente e indirettamente gli interessi della Russia. E così, in calce al suo monologo percepito da Washington come una chiara minaccia alla Nato e ai Paesi che vi partecipano, avverte l'Ucraina dicendo che sarà esposta a contromisure drastiche se non pagherà i suoi debiti nei confronti di Gazprom. Un monito che è rivolto anche all'Europa, considerando che l'Ucraina rappresenta un passaggio obbligato dei gasdotti che servono il mercato europeo: l'interruzione della fornitura di gas nei confronti dello Stato ucraino si traduce automaticamente in un parziale blocco dell'erogazione di carburante anche nei confronti dell'Europa.

È la Gazprom, dunque, l'arma non convenzionale della Russia, essendo riuscita a riportare a risollevare l'economia di un'intera nazione, sin dall'inizio del suo crollo. Infatti, all'alba della fine del comunismo in Russia, Viktor Chernomyrdin decise di creare la Gazprom all'oscuro del Ministro del Gas, Egor Gaidar, ben sapendo che il vecchio sistema di Governo della Russia stava cadendo a pezzi, e che con il crollo del potere centrale vi sarebbe stato lo sgretolamento di ogni struttura che faceva ad esso capo. È stata così fondata una società petrolifera con una organizzazione più complessa e una struttura colossale che aveva l'ENI come modello, ma che tuttavia non era una società del Tesoro Russo e che dipendesse direttamente dalle sorti del Governo e della Nazione stessa. Quando la URSS cessò di esistere, la Gazprom rimase in piedi come società compartecipata dallo Stato Russo e da entità private, nelle cui mani fu rimesso il potere di creare una nuova classe dirigente che avrebbe guidato lo Stato. Da allora fu guerra aperta tra il Cremlino e la Gazprom, che, dopo essere stata creata all'interno dello Stato russo come società per azioni, doveva ridiventare statale per servire gli interessi della nazione. La dirigenza di Putin ha completato le ultime fasi del programma concepito negli anni '80 da Chernomyrdin, e ha consacrato nelle mani del Cremlino una delle più grandi società petrolifere a controllo dello Stato che sia mai esistita. Alla sua influenza e al suo potere Putin rimette il futuro di quella nazione che ha contribuito a far rinascere, con tutte le sue contraddizioni e i suoi problemi, ma con un bilancio finale che dipinge un'economia che ha pagato i propri debiti e resta ferma dinanzi al terremoto degli altri Stati.

Intorno al potere della Gazprom oggi ruotano le vecchie e le nuove alleanze. In tale ottica va letto infatti l'incontro tra il Primo Ministro polacco Donald Tusk, in visita a Mosca, e il Presidente Putin. Un incontro per discutere delle sorti dello scudo antimissilistico in Polonia ma anche del progetto russo-tedesco del gasdotto Nord Stream. Partecipato da Gazprom per il 51%, e dai gruppi tedeschi Eon e BASF, e dall'olandese Gasunie, il consorzio del Nord Stream è coordinato dall'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder ed è destinato ad instradare il gas del Mar Baltico che, aggirando la Polonia, andrebbe a servire direttamente il mercato europeo. Tusk così chiede di ridiscutere il tracciato del Nord Stream e di sposare un progetto battezzato "Amber" che dovrebbe attraverso l'Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Polonia e la Germania. Putin si dichiara, tuttavia molto sfavorevole ad un progetto ritenuto inaccettabile per la Russia, mentre Tusk deve ammettere di aver fallito nel suo tentativo di dissuadere la Russia . Il Cremlino così impone la sua volontà a Varsavia, riconoscendole senza alcun problema il diritto ad ospitare le installazioni missilistiche statunitensi, ma negandole la possibilità di avere uno sbocco diretto sulle pipeline del gas russo.

È questa dunque l'arma a doppio taglio nelle mani della Russia, che ironizza "sulla corsa agli armamenti" per poi rilanciare una carta vincente che ribalta la situazione e rivela lo scopo di tanta propaganda militare. Non dimentichiamo che l'economia russa è tra le poche che non è stata colpita dalla cosiddetta crisi finanziaria dei subprimes, né dalla crisi dei derivati e dei collaterali, e la stabilità della sua moneta è garantita sempre più dalle sue riserve energetiche. Una superiorità che traspare con molta evidenza dai mercati internazionali e che inevitabilmente ha un impatto anche sul piano politico. Come ha ricordato il Vice Primo Ministro russo Serghei Ivanov, intervenendo a Monaco di Baviera alla Conferenza internazionale sulla Sicurezza, "la Russia non cerca un confronto aperto con gli Stati Uniti" , "né sarà una minaccia alla sicurezza degli altri paesi", ma "la sua influenza continua ad aumentare". "Non abbiamo come obiettivo quello di ricomprare tutta la Vecchia Europa coi nostri petrodollari", sottolinea il Ministro russo, "i paesi europei continuano a parlare di liberalizzazione dei propri mercati" nei confronti degli investimenti russi, che tuttavia sono stimati ancora su un rapporto di 1 a 10. Allo stesso tempo, Serghei Ivanov ribadisce l'opposizione di Mosca nei confronti della secessione del Kosovo e della missione della Ue, ritenute delle decisioni che scavalcano il volere degli Stati Uniti e vanno al di là del diritto internazionale. Facendo ricorso al suo diritto di veto in seno al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, il Cremlino minaccia di fermare ogni operazione che costituisce un pericolo per gli equilibri internazionali. La Russia si prepara così a divenire la vera antagonista degli Stati Uniti, e così della cd. Comunità Internazionale, fatta dalla Nato e dal Fondo Monetario Internazionale, per imporre un equilibrio sulla scena Internazionale. D'altro canto, è evidente che il processo in corso, che porta alla dipendenza dell'Europa rispetto alla Russia, è inarrestabile e il suo esito è inevitabile: le dichiarazioni suicide dei nostri politici in questo momento sono solo aria al vento e non oltre 15 giorni Paesi come l'Italia annunceranno i rincari di benzina ed energia, per continuare a spingere al rialzo fino a quando saremo disposti ad accettare le condizioni imposte.


03 dicembre 2007

La Russia avanza e l'America indietreggia


Abbiamo assistito ad un'altra domenica di elezioni, anche queste segnate dalla disinformazione e dalla speculazione dei media. La Russia va al voto per il rinnovo della Duma con circa il 60% di affluenza, confermando pienamente la fiducia al suo Presidente, con il 65% dei voti, sfatando così i miti della astensionismo elettorale e dell'esistenza del movimento anti-Putin. Dopo che Mosca ha rifiutato la presenza degli osservatori dell'OCSE per vigilare sulle elezioni, è entrata in azione la propaganda per denunciare irregolarità e brogli. Giornalisti di fama internazionale, che lanciano sentenze e veleni, sono in realtà dei pappagalli - quelli che gli ebrei chiamano "argentur" - perchè "ripetono senza sapere cosa dicono", vanno in terre straniere, soprattutto quelle dell'est, presentandosi come delle istituzioni, ma sono sempre degli "stranieri". Sono elementi completamente estranei, non conoscono nulla della cultura e della società in cui vivono, e, pur di conquistare qualche pagina, sono disposti a dire qualsiasi cosa, fomentando la disinformazione. Leonardo Coen, inviato di Repubblica, definisce Putin come uno "Zar di Russia" , amplificando le notizie e parlando di democrazia, per dare così l'idea che si stia formando a Mosca un regime dittatoriale. Desideriamo dunque sapere da Leonardo Coen quale Paese europeo esercita la democrazia, spiegando quale ruolo hanno le Commissioni della Comunità Europea e quale invece il Parlamento Europeo zittito dai veti dei Commissari. Qual è dunque il ruolo dei grandi inviati di guerra, quando vengono sequestrati, lasciando sul debito pubblico il peso del pagamento del riscatto, mentre il giornale si arricchisce con le pubblicità dei soci, dei padroni, dei baroni e dei professori.
Questi stessi giornalisti, che definiscono le elezioni in Russia come "antidemocratiche", si sono affrettati ad annunciare la vittoria di Hashim Thaci in Kosovo. E proprio lì, dove il monitoraggio delle elezioni era affidato agli Osservatori dell'OCSE, alla Kfor, alla Umnik , e poi a tutti i giornalisti occidentali e alle Associazioni finanziate dalle grandi fondazioni, sono stati riscontrate delle forti irregolarità e brogli elettorali. Nonostante molte delle autorità locali avevano avvisato la comunità internazionale del rischio di brogli, nessuno ha ascoltato e nessun media ha sollevato il dubbio una volta chiuse le urne. Fatto sta che, nel Kosovo "strettamente monitorato", occorre ripetere le elezioni per ben 31 circoscrizioni: una notizia questa che è rimasta completamente all'oscuro dei media. Ci chiediamo, dunque, come sia possibile che la situazione sia sfuggita al loro controllo, nonostante sia stata garantita una sicurezza al 101%, considerando che il kosovari e i serbi non possono azzardare alcuna mossa senza il permesso degli "osservatori atlantici".
Oggi si cerca di contestare il risultato della Russia, ma conosciamo bene le elezioni democratiche dell'Occidente, dove non esiste mai un vero vincitore senza il colpo di scena finale. Non dimentichiamo cosa è accaduto alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2001, quando, tra polemiche e forti dubbi, George Bush si proclama vincitore dinanzi agli occhi del mondo intero. Quello che non tutti sanno è che quattro delle maggiori testate giornalistiche internazionali, hanno effettuato, a loro spese, il riconteggio delle schede elettorali, scoprendo una sconcertante verità. L'11 settembre del 2001 , i quattro grandi media si preparavano a dare l'annuncio mondiale che Bush era stato sconfitto da Al Gore, e che non era il legittimo Presidente degli Stati Uniti. Una notizia questa che avrebbe sconvolto l'America, cambiando anche il destino dell'equilibrio mondiale, considerando che la famiglia guerrafondaia dei Bush avrebbe perso la credibilità e la leadership del Governo statunitense. Tuttavia, un altro evento scosse l'attenzione dei media, qualcosa dei ben più incredibile e sconvolgente che ha consolidato ancora di più la posizione di George Bush: un attentato da parte di fantomatici dirottatori di Al qaida che hanno distrutto due grattacieli in acciaio e cemento. Non a caso, pochi mesi dopo, una ricostruzione dei fatti ha dimostrato che si è trattato una demolizione controllata. Sorge, a questo punto, il dubbio che non esistano le coincidenze, che nulla è stato lasciato al caso, e, soprattutto, che è stato realizzato negli Stati Uniti qualcosa in cui tutti fino ad allora avevano fallito. È stata creata la prima dittatura invisibile della storia, basata sulla disinformazione e sulla paura, senza che nessuno se sia accorto. Nasce Al Qaida, il terrorismo, da combattere con la guerra perpetua, il controllo della massa, l'accentramento dei poteri nelle mani di pochi: puro totalitarismo. L'attacco all'America è stato così organizzato da chi voleva la guerra, perchè non ha avuto il coraggio di ammettere la propria sconfitta dinanzi alla sua gente, nonostante i grandi mezzi e la potenza che da sempre vanta.

I demiurghi di questo assurdo piano, sono divenuti ambasciatori di pace, profeti della democrazia ed esportatori di civiltà. La loro presenza in ogni Stato è divenuto un diritto, una pretesa da rispettare se non si vuole divenire un "paese canaglia" o anti-democratico. Nessuno invece dice che coloro che rappresentano la democrazia sono il ritratto del "fallimento" delle Carte costituzionali e di ogni principio democratico. Basti pensare che l'Italia ha al momento un governo che si basa sui voti degli Italiani nel Mondo, e potrebbe essere dichiarato illegittimo da un momento all'altro, se si andassero a ricontrollare tutte le schede elettorali. Ricordiamo infatti i video che dimostrano la manipolazione delle schede, per non parlare dei conteggi del Quirinale, e la continua rinegoziazione della fiducia al Governo. Non sono questi dunque gli esempi autorevoli di democrazia, non sono questi gli "osservatori" che possono giudicare o dettare legge nei confronti degli altri Stati. Non dimentichiamo che i nostri politici hanno svenduto il patrimonio statale promulgando dei decreti ministeriali, hanno patteggiato con gli Stati Uniti l'utilizzo del territorio italiano da parte degli Inglesi e degli Americani. Il marcio è dentro i nostri stessi governi, e per trovare corruzione e dittatura non occorre cercare molto lontano, cercando in Russia, in Ucraina o in Kosovo, qualcosa che già esiste ed è ovunque.
Noi tutti della Tela vorremmo fare i migliori auguri al Presidente Vladimir Putin, un uomo che è stato in grado di portare avanti un progetto unico nel suo genere, e di riconquistare l'onore e la credibilità che era stata sottratta alla Russia. La Russia ha ritrovato la sua strada, e oggi è temuta e rispettata, perchè quel servizio segreto Ortodosso è oggi rinato e ha creato una forte dissidenza che sarà il vero ago della bilancia dei poteri in Europa.


14 settembre 2007

La continua ascesa della Russia sulle macerie degli Stati Uniti


Mosca presenta al mondo intero la bomba ad implosione più potente del mondo, paragonabile in termini di efficacia ad un ordigno nucleare, ma classificata come arma convenzionale. Non emana radiazioni e, secondo gli esperti russi, permetterà di sostituire le armi nucleari con un basso potenziale di distruzione, senza violare alcun trattato internazionale. Denominata come "la madre di tutte le bombe", perché esplode lasciando dietro di sé un "fungo" privo di inquinamento per l'ambiente ma altrettanto pericoloso perché provoca un'onda d'urto con effetti distruttivi molto simili ad una bomba nucleare, come ad esempio l'implosione degli edifici circostanti. Rappresenta una delle prime bombe termiche, seguendo lo stesso meccanismo delle bombe termonucleari; è formata infatti da due serbatoi, il primo esplodendo provoca la detonazione dell'ordigno. Il suo segreto si cela proprio nel tipo di esplosivo utilizzato, derivante da meccanismi di nanotecnologia , che ne assicura l'efficacia e la possibilità di produrlo su larga scale a costi sempre più ridotti.

Il messaggio che la Russia vuole lanciare ai suoi alleati e ai suoi nemici è ovviamente chiaro: la nuova arma russa deve garantire la sicurezza dello Stato russo e un'efficace lotta al terrorismo internazionale.
Sicuramente dietro quest'atto dimostrativo, vi è molta propaganda che cerca di attirare su di sé attenzione, ma non di incutere paura. La Russia vuole rispetto, ma soprattutto vuole essere riconosciuta come nuova potenza mondiale in grado di far fronte, in maniera intelligente, a coloro che a lei si contrappongono, ora che gli Stati Uniti sono deboli come non mai. L'anniversario dell'11 settembre ha portato con sé due falsi messaggi di Bin Laden spacciati dalle intelligence come autentici, mentre dal rapporto di 130 ingegneri ed architetti di Auckland (California) presentato al Congresso americano, emerge una versione della spiegazione del crollo delle Torri Gemelle inaspettata: una "demolizione controllata" attraverso degli esplosivi. Tale versione viene così confermata anche da un ex consigliere del capo di Stato Maggiore generale delle Forze armate russe, Victor Baranets, secondo il quale la tragedia dell'11 settembre sarebbe stata orchestrata dai servizi segreti americani per giustificare la loro nuova strategia di lotta contro il terrorismo. È ovvio che finalmente la verità denunciata da tutti fino adesso sta venendo a galla dinanzi alle evidenti contraddizioni, e la Russia ha deciso di prendere una posizione autorevole, nel tentativo di far crollare a picco a tutti gli effetti, insieme al dollaro e alle borse, da un momento all'altro.

Chi, se non la Russia, può approfittare di una tale situazione per riemergere da vero leader incontrastato, non solo per essere una forza energetica, ma anche perché ha alle spalle una Tela di accordi e rapporti diplomatici che nessun Stato può vantare. La Russia ha aperto un varco all'interno dei Balcani e ora non intende perdere il suo ruolo di leadership all'interno della troika delle negoziazioni per il Kosovo: resterà accanto della Serbia che non accetta di entrare in Europa se verrà dichiarata in maniera unilaterale l'indipendenza kosovara. Inoltre, da sempre porta avanti delle relazioni diplomatiche con il mondo islamico volte alla pacifica coesistenza e convivenza, con un atteggiamento di fondo liberale, a differenza degli americani che hanno preferito creare la guerra falsa del terrorismo, e intraprendere la politica del terrore. Da non dimenticare infine è la recente riforma dell'intelligence russa che viene epurato delle cd. Agenzie investigative, per divenire un organo amministrativo statale all'interno del quale consulenti e tecnici civili possono collaborare, prestando il loro servizio.

La zona circostante al NYSE è stata chiusa
da barriere di protezione a partire dal 1 settembre.
Forse stanno nascondendo qualcosa

Proprio perché il potere della Russia è in assoluto in ascesa, la Presidenza di Putin non è una semplice parentesi perché molto probabilmente la sua indiscutibile leadership è destinata a continuare negli anni a venire. Non è passato molto tempo che le intenzioni di Putin sono divenute evidenti e plateali: le dimissioni del Primo Ministro russo Mikhaïl Fradkov di mercoledì
sono infatti direttamente legate alla successione del Presidente della Repubblica. Il Cremlino ha infatti subito dopo presentato la candidatura di Viktor Zoubkov, capo del servizio federale di lotta contro il riciclaggio di denaro. Viktor Zoubkov potrebbe così in futuro divenire un premier "ad interim", ossia un uomo alla Presidenza che risponde direttamente a Putin per assicurare a questi di riprensentarsi alle elezioni nel 2012, dato che la Costituzione russa non vieta l'accesso alla carica di Presidenza dopo la scadenza dei due mandati. Il successore scelto da Putin non è solo un uomo ben conosciuto dai media, ma è innanzitutto un tecnico, un economista di formazione, ha occupato delle funzioni ai servizi fiscali ed al ministero delle Finanze, un consulente della intelligence russa. È stata definita questa di Putin una manovra molto elegante e di intelligenza sottile, in quanto ha cambiato il governo senza per questo crearsi un rivale . Tuttavia, la Russia sa benissimo che il vero rivale che deve temere non si annida all'interno dello Stato, ma al di fuori, e proviene dall'esterno, da quei poteri occidentali che cercano di infiltrare le bande e i movimenti di opposizione per creare il terrorismo, il dissenso sociale, la repressione della libertà .
Queste dinamiche non vanno sottovalutate, perché quello che accade in Russia accade in ogni Stato europeo. Senz'altro dunque, la nostra Europa sta cambiando e dinanzi al pericolo di scontri di civiltà sempre più violenti, ci si aspetta un atteggiamento dei governi teso alla conciliazione e alle politiche vicino ai cittadini. Quello che si temeva essere "rischio di islamizzazione" guardando in faccia la realtà, è un eufemismo perché oggi siamo già nel fondamentalismo, viviamo già nel terrore e nel caos, in cui gli Stati nazione si stanno sgretolando sempre più. Il Belgio rischia di perdere le Fiandre, la Serbia il Kosovo, la Spagna lotta contro l'Eta, e l'Italia potrebbe un domani non avere alcune delle regioni di confine.