Parlare oggi di una “Ustica ucraina” non è poi così lontano dalla verità: la storia ci insegna che fu un missile francese ad abbattere il DC-9, e un aereo francese ha bombardato il colonnello Gheddafi. Dopo anni di sceneggiate, di film e di processi, la verità è talmente scomoda e poco onorabile, che quella di allora sembra si stata senza dubbio una decisione difficile. Oggi come allora, si ripetono gli stessi eventi, forse qualcuno ha agito preventivamente e ha di proposito messo l'aereo della Malaysia in quella particolare posizione. Lo scenario è lo stesso: anche allora si affrettarono ad affermare che un aereo civile era caduto e tutti erano morti, nonostante la verità fosse ben diversa, proprio come Obama ha dichiarato con altrettanto sicurezza che a colpire sia stato un missile. Tuttavia, si può anche ipotizzare che in volo vi fosse un "pacco diplomatico", e forse per questo gli Stati Uniti si sono affrettati a descrivere una dinamica simile all'esplosione di un missile. Di contro i russi hanno ventilato altre ipotesi, e di risposta è giunta la breve nota trasmessa dalla Russia Today, secondo cui nello spazio triangolare della Malaysia Airlines passava l’aereo presidenziale russo. Nel caso in cui questa notizia si rivelasse vera – cosa che sapremo solo nel tempo – allora vorrà dire che qualcuno ha deciso di suicidarsi da solo, perché i nostri “romantici russi” potrebbero avere delle reazioni spericolate. Da oggi in poi dobbiamo prestare molta attenzione a chi stringiamo le mani, perché evidentemente questa Alleanza Atlantica non esiste più.
Elaborazioni.Telematiche.Libere.Economiche.Basi.Operative.Ricerca.Oltranza "Crediamo di morire per la patria, ma moriamo per le Banche!"
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18 luglio 2014
Una Ustica ucraina?
Parlare oggi di una “Ustica ucraina” non è poi così lontano dalla verità: la storia ci insegna che fu un missile francese ad abbattere il DC-9, e un aereo francese ha bombardato il colonnello Gheddafi. Dopo anni di sceneggiate, di film e di processi, la verità è talmente scomoda e poco onorabile, che quella di allora sembra si stata senza dubbio una decisione difficile. Oggi come allora, si ripetono gli stessi eventi, forse qualcuno ha agito preventivamente e ha di proposito messo l'aereo della Malaysia in quella particolare posizione. Lo scenario è lo stesso: anche allora si affrettarono ad affermare che un aereo civile era caduto e tutti erano morti, nonostante la verità fosse ben diversa, proprio come Obama ha dichiarato con altrettanto sicurezza che a colpire sia stato un missile. Tuttavia, si può anche ipotizzare che in volo vi fosse un "pacco diplomatico", e forse per questo gli Stati Uniti si sono affrettati a descrivere una dinamica simile all'esplosione di un missile. Di contro i russi hanno ventilato altre ipotesi, e di risposta è giunta la breve nota trasmessa dalla Russia Today, secondo cui nello spazio triangolare della Malaysia Airlines passava l’aereo presidenziale russo. Nel caso in cui questa notizia si rivelasse vera – cosa che sapremo solo nel tempo – allora vorrà dire che qualcuno ha deciso di suicidarsi da solo, perché i nostri “romantici russi” potrebbero avere delle reazioni spericolate. Da oggi in poi dobbiamo prestare molta attenzione a chi stringiamo le mani, perché evidentemente questa Alleanza Atlantica non esiste più.
27 agosto 2013
Obama Nobel per la pace bombarda la Siria

Messaggio urgente
04 giugno 2009
L'Italia e le lancette del potere
Al di là di ogni speculazione mediatica, lo scandalo artificioso orchestrato da quotidiani compiacenti italiani - forse in evidente difficoltà finanziaria - è sbarcato in Europea, e dopo il Times raccoglie la polemica anche il quotidiano francese Liberation, che fa gridare allo scandalo anche la perbenista sciovinista Parigi, la quale è così ansiosa di vedere crollare la dirigenza italiana per prendere così il suo posto sul tavolo dei negoziati. Ed è un posto che fa davvero 'gola', perché è stato riservati a pochi la possibilità si affiancare potenze internazionali e Paesi strategici, come Russia, Iran, Serbia, Albania, Libia, ma anche Stati Uniti, come importante intermediario. In primo luogo vi è infatti l'Iran, reale destinatario delle intimidazioni che sono state rivolte alla Corea del Nord in occasione degli ultimi test missilistici, dovendo dare un esempio esplicativo di ciò che accadrebbe qualora Teheran facesse delle mosse sbagliate. Dall'altra parte vi è la diplomazia italiana che, al di fuori della troika di Solana, intavola negoziati e si pronuncia in via frontale sulla questione, proprio perché dietro di lei vi è la Russia, che è disposta a dare molto all'Italia qualora divenisse la sua reale portavoce. Roma potrebbe così sostituire lo stesso Putin, il quale sarebbe disposto a farsi da parte al fine di non esporsi troppo nei suoi rapporti diretti con il democratico (sic!) Barak Obama nella gestione di temi particolarmente controversi come l'Iran.
Allo stesso modo, vi sono i Balcani nei confronti dei quali la Russia si pone come referente indiretto, e solo come partner commerciale, preferendo agire politicamente solo attraverso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. In tale caso, ancora una volta dovrà essere l'Italia a giocarsi la partita volta ad arginare l'avanzata degli Stati Uniti, i quali hanno già chiesto la nomina di un inviato speciale dell'Amministrazione Americana, e una revisione della struttura della Bosnia Erzegovina, viaggiando sul filo del rasoio rispetto agli "inviolabili" Accordi di Dayton. Considerando che vi sarà un solo referente internazionale ed europeo per tutti i Balcani, e qualcuno ha già proposto la nomina di un italiano, queste fasi di preparazione diplomatica sono assolutamente fondamentali. Non a caso , l'Alto Rappresentante dell'OHR, Valentin Inzko, ha avuto un interessante colloquio con il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, proprio mentre la Bosnia sta attraversando un periodo critico, se non drammatico. La Comunità Internazionale, infatti, sta chiedendo una riforma costituzionale della Bosnia che sia radicale, con la creazione di quattro "territorialità" e la trasformazione della Republika Srpska. L'entità serba ha subito risposto con la conferma dei suoi poteri a livello locale, sottraendoli a quello centrale, per conferma la sua ferma volontà a non voler retrocedere su tali posizioni. In realtà non esiste un piano per distruggere la Srpska ma ci sono vari piani sul tavolo, fermo restando che comunque, Valentin Inzko certamente darà un segnale forte in questa situazione, esponendosi persino ad usare i poteri di Bonn come puro gesto dimostrativo. La presenza dell'Italia si fa sentire forte anche in Serbia ed in Albania, nel tentativo di divenire principale partner commerciale, e punto di riferimento degli investimenti diretti greenfield.
Per le sue scelte così difficili ma anche necessarie per risollevarsi proprio in occasione della crisi, l'Italia sta senz'altro passando un periodo molto nero, in quanto deve confrontarsi con un'Europa che vuole a tutti i costi mantenere una linea politica reazionaria e conservativa, ossia di confermare la sua alleanza con gli Stati Uniti. A ben vedere, l'amministrazione americana non ha cambiato la sua visione del mosaico mondiale, tanto che i rapporti con la Russia o con lo stesso mondo arabo non sono cambiati affatto: Bush era un antagonista di Putin, come Obama lo è nei confronti di Medvedev, mentre era un forte alleato dei Sauditi, e un identico atteggiamento è stato confermato dal nuovo Presidente americano con la sua visita in Medioriente. Per tutelare quest'alleanza con la Nato, con le lobbies del petrolio e del nucleare, si opera per distruggere qualcosa che si sta venendo a creare. Da qui la demolizione "morale" dell'Italia, il nuovo caos nei Balcani con i controversi casi di Bosnia e Kosovo, e anche il nuovo messaggio di Bin Laden, monito che le vecchie regole della lotta al terrorismo non sono cambiate.
Dietro questo c'è una regia, costituita da vari indizi che conducono tutte sulle strade del petrolio. Non dobbiamo dimenticare che la guerra al terrorismo ha portato solo benessere a certi capitalisti, dimostrando però che bombardare gli altri Stati non risolve nulla. Non dobbiamo dimenticare che gli Stati Uniti hanno stampato dollari all'infinito, falsando i processi economici e trascinandoci nella situazione attuale, in nome e per conto della democrazia. Non dobbiamo dimenticare che nell'Americana democratica di Barack Obama si sono svolte delle elezioni monopolizzate con i nuovi mezzi di comunicazione elettronici, eleggendo Google e You Tube come nuovi garanti della libertà di espressione e della tutela dei principi costituzionali. A questo punto, i giornali posso raccontare ciò che vogliono, dietro di loro vi sono solo gli stessi vecchi lobbisti, talmente forti che, nonostante le querele e le censure, traggono comunque un immenso guadagno. Il caso di Berlusconi, nell'Italia che cerca il suo riscatto, vi è un gruppo di potere ben disposto ad utilizzare i giornalisti come passacarte, pur di mettere in atto la loro estorsione. E così anche il Times si presta a pubblicare grandi notizie di impatto, ad enfatizzare gli errori degli italiani, per screditare un Paese che sta diventando un avversario troppo forte. I vecchi tempi di Mattei sono davvero tornati...
30 gennaio 2009
Una bad bank per nascondere il marcio della finanza
La riunione del World Economic Forum di Davos sta scorrendo con l'assenza di funzionari americani dell’amministrazione di Obama, che in questo momento sta cercando di mettere insieme un piano di salvataggio da 835 miliardi di dollari. E’ un vero peccato, tuttavia, che non ci siano, in quanto la tavola rotonda ha intenzione di creare una commissione che analizzerà le 36 ore successive al crollo di banca statunitense Lehman Brothers a settembre. La volatilità del mercato che ne è derivata, nonostante l'intervento dei Governi ha dimostrato che le misure adottate non sono state poi abbastanza, tale che si fanno sempre più strada delle misure alternative. La proposta che ha attirato maggiormente l’attenzione è quella di creare delle "bad bank", ossia delle entità bancarie che dovrebbero eliminare dalle banche gli "elementi tossici". La Svizzera è stata la prima ad avanzare tale ipotesi, con la creazione, da parte della Banca nazionale svizzera (BNS) di una banca-veicolo in cui mettere uno stock di titoli ed attività "di rifiuto" per 60 miliardi di franchi svizzeri. Allo stesso modo, l'amministrazione Obama sta seriamente prendendo in considerazione la creazione di una banca controllata dallo Stato per rimuovere le attività "tossiche" dai conti delle istituzioni finanziarie degli Stati Uniti. Richard Parsons, il nuovo Presidente del CdA di Citigroup ha infatti incontrato con il Presidente degli Stati Uniti mercoledì, discutendo proprio la possibilità di istituire una banca che potrebbe assumere migliaia di miliardi di dollari di attività bancarie pericolose, o che comunque nessuno vuole.
La "bad bank" potrebbe essere gestita dalla Commissione Federale di garanzia dei depositi bancari (FDIC), come ente governativo che da anni gestisce i fallimenti bancari. Lo staff di Obama ha sostenuto che questa sarebbe una misura obbligata per "ripristinare la fiducia nei mercati finanziari e rivitalizzare il sistema del credito richiesto al Governo ", eliminando dalle banche le loro attività tossiche e passare poi alla ricapitalizzazione. "Liberando i bilanci delle banche delle attività che potrebbero ammortizzare continuamente, è possibile ricreare la fiducia degli investitori privati che reinvestiranno capitale, come accaduto con successo in Svezia nel 1990 ", spiega Sheila Bair, Presidente della FDIC. Con l'acquisizione di beni tossici mediante uno scorporo, si potrebbe anche rinegoziare i mutui a rischio sui quali sono stati acquistati e rivenduti dei prodotti strutturati, ed evitare, al tempo stesso, un ulteriore deterioramento delle loro nuove voci. La FDIC potrebbe inoltre finanziare l'acquisto delle attività tossiche non solo con il denaro, ma anche mediante l'emissione di obbligazioni garantite dal fondo di emergenza creato dall’Amministrazione Bush per sostenere il mercato finanziario, il TARP. Le attività potrebbero essere mantenute fino a quando l'economia non migliora e si trovano le condizioni di liquidità nel mercato. In alternativa, la "bad bank" potrebbe finanziarsi chiedendo alle banche di dismettere alcune attività e smobilizzare capitale. Sono state prese in considerazione anche altre possibilità, come iniettare direttamente capitale nelle banche da parte degli azionisti, soluzione che non piace alle fondazioni in quanto sarebbe "un ulteriore rinvio della definizione della crisi". Allo stesso modo, come è stato fatto già per Citibank o Bank of America, lo Stato potrebbe dare una garanzia, raccogliendo le perdite delle banche per una certa quantità di beni tossici.
Occorre considerare però che le perdite nel sistema del credito potrebbero superare un totale di 2.000 miliardi di dollari, considerando inoltre che le banche hanno accertato meno della metà delle proprie perdite, e dunque potrebbe toccare una somma di 3.000 o 4.000 miliardi di dollari. Ricordiamo che lo scorso anno il Senato ha votato la costituzione di un Fondo per salvare il settore finanziario, il TARP (Troubled Assets Relief Program), pari circa a 700 miliardi di dollari. Circa 350 miliardi sono stati già utilizzati - o sprecati - per la ricapitalizzazione delle banche, mentre la seconda metà dei fondi disponibili, 50 miliardi di dollari potrebbero essere utilizzati per aiutare i proprietari ad evitare il sequestro delle loro case, mentre il resto è per le banche. Il nuovo Segretario del Tesoro, Tim Geithner, dovrà determinare il modo di utilizzare il resto del denaro e, soprattutto, convincere il Congresso a liberare risorse supplementari, che intanto chiedono una maggiore trasparenza nella gestione del Fondo. D’altro canto, pur escludendo del tutto una possibile nazionalizzazione del settore bancario, lo stato Americano dovrà comunque andare in soccorso di AIG, Fannie Mae e Freddie Mac, mentre detiene già il 6% di Bank of America e il 7,8% di Citigroup, tale che la parziale nazionalizzazione è inevitabile.
Ad ogni modo, il piano di salvataggio delle Banche in un certo senso è già fallito, tale che ormai si sta cercando di costruire un sistema bancario "parallelo" da mettere in quarantena per dare il tempo ai mercati di metabolizzare la crisi. In realtà, è come fare un condono degli errori del passato, omettendo ogni condanna del caso, e lasciando che il mercato finanziario continui a funzionare come ha sempre fatto. Sarebbe dunque questo il miracolo finanziario promesso da Obama? Un'opera di ingegneria finanziaria che va a nascondere le malefatte del passato, sopravvivere nel presente.
23 gennaio 2009
Il grande bluff
La cerimonia dell’insediamento alla Casa Bianca di Barack Obama ha scosso l’opinione pubblica globale, la quale ha salutato il nuovo Presidente come l’inizio del new deal americano e la risposta al desiderio di cambiamento. Molti sono stati gli interventi da Fidel Castro ad Ahmadinejad, dal Cremlino al Governo di Pechino, guardando al Presidente Obama come un "alleato" per la costruzione di nuove alleanze e per l’apertura di un dialogo su nuove basi. In realtà, riteniamo che cambierà ben poco nelle linee strategiche di Washington per quanto riguarda la politica estera, e in particolar modo per la regione centro-asiatica, tormentata da conflitti e da una grave instabilità politica. La stessa presenza di Hillary Clinton come Segretario di Stato alla politica estera, dà già l’idea di costante continuità del governo del partito democratico, e dà sicuramente un volto diverso al “nuovo governo” della “nuova amministrazione” obamista. Dopo essersi distinta nella sua campagna elettorale per le sue scioccanti dichiarazioni su eventi mai accaduti - come il suo arrivo a Tuzla, accolta da uno sciame di cecchini - Hillary Clinton giunge sul seggio della politica estera diplomatica americana, riprendendo dai vecchi discorsi cominciati sia da George Bush che dallo stesso Bill Clinton. Inoltre, per la gestione della crisi israeliana è stato nominato Richard Holbrooke, la vecchia volpe dei Balcani, e padre ideologico della Pace di Dayton, che ha portato alla fine della guerra in Bosnia e la creazione di uno Stato, ma anche del compromesso per ottenere l’uscita di scena di Karadzic, lo stesso accordo che dopo poco è stato rinnegato dall’Amministrazione americana.
Tante vecchie conoscenze che ritornano, come riecheggiano gli errori dell’amministrazione Clinton, per alcuni aspetti anche più gravi dell’uscente reggenza di Bush, avendo dato vita al finanziamento del terrorismo, per poi combatterlo negli anni successivi. L’ex Presidente Clinton è stato l’artefice non solo di un inaspettato intervento in Iraq, ma anche e soprattutto della guerra della ex Jugoslavia, che ha provocato un bombardamento nel cuore dell’Europa Orientale per far cadere le ultime colonne del comunismo di matrice sovietica. Allora la strategia della manipolazione e della finzione di massa - di cui il partito democratico di Clinton e dello stesso Obama sono veri maestri - portò alla creazione della propaganda del genocidio perpetrato dal Governo di Slobodan Milosevic contro le etnie non-serbe, per alimentare pian piano lo sfaldamento graduale dell’intera Jugoslavia. I media del mondo intero fecero una guerra spietata a Milosevic, che venne definito il "macellaio" dei Balcani, nascondendo dietro un’unica figura i crimini commessi dalle stesse bande che stavano nascendo sposando la causa indipendentista della propria regione. Bande che ben presto si sono trasformate in corpi paramilitari, finanziati dal traffico di droga e di armi, nonché dalle strutture parallele delle intelligence occidentali, le quali hanno reso possibile l’organizzazione di vere e proprie armate, all’interno delle quali venivano poi reclutati mercenari e guerriglieri dei movimenti fondamentalisti islamici. A quel punto, quello che era l’esercito nazionale jugoslavo divenne il nemico, mentre queste forze vennero considerate "eserciti di difesa" o di protezione per la popolazione.
Questa è la storia della Bosnia, della Croazia e del Kosovo, dove conflitti interetnici centenari sono scoppiati in una guerra sanguinosa e fratricida. A distanza di anni, tali eventi sono stati riportati dalle cronache dei media in maniera completamente diversa, senza mai lasciare che fossero ascoltati i veri protagonisti di quegli atroci eventi. Fu lo stesso Slobodan Milosevic che cercò di spiegare come l’interferenza di stati esteri avesse pregiudicato in maniera irreparabile la situazione interna del Paese, portando come esempio proprio lo storico incontro di Rambouillet, il cui fallimento decretò l’intervento della NATO. " Rambouillet è stato il motivo della guerra contro la Jugoslavia, o meglio dell’aggressione criminale - spiega il Presidente Slobodan Milosevic dinanzi al Tribunale Internazionale dell’Aja - ma io voglio dire qui in pubblico che non c’è stato nessuna trattativa a Rambouillet. La delegazione serba non si è nemmeno mai incontrata con quella albanese. La delegazione americana ha realizzato il suo programma, mentre quella albanese rilasciava le dichiarazioni: l’intero contenuto dell’accordo di Rambouillet, come doveva essere risultato della trattativa, è stato pubblicato dal quotidiano albanese “Koha Ditore” due giorni prima dell’inizio della trattativa. E questo è un dato di fatto facile da verificare, io stesso ho avuto quel quotidiano tra le mani, e tutti pensavamo si trattasse della propaganda albanese che scriveva "delle stupidaggini difficili persino da immaginare" - dichiara Milosevic alla Corte.
"Rambouillet è stato il pretesto per invadere la Yugoslavia, mentre Wesley Clark e Hashim Tachi si incontravano nei bar prendevano accordi. Ovviamente, loro sapevano già, a differenza di noi, cosa sta per accadere. Se gli americani volessero arrestare tutti coloro che hanno un collegamento con i terroristi, dovrebbero arrestare subito Wesley Clark, Madaleine Albright e altri diplomatici lì presenti. Per loro non c’è nemmeno l'ombra del sospetto che avessero dei legami con i terroristi. Nessuno dei Presidenti americani del passato ha fatto quello che ha fatto invece Clinton il “democratico”. Lui ha proclamato il genocidio come politica di Stato, ma ha detto che non ci saranno vittime. Ha dichiarato la distruzione di uno Stato indipendente e sovrano 676 volte più debole e a 10.000 Km distante dagli USA, come meta di una guerra "senza vittime". Oltretutto, tanto per rendere l’idea di quanto sia grande l’assurdità, la Yugoslavia non aveva nessun conflitto con nessuno di quegli stati, né territoriali né economici, né ha attaccato o ha subito minacce da nessun Paese vicino. Il genocidio è il mezzo con il quale tutte le potenze colonialiste hanno realizzato i propri interessi nel corso della storia. In entrambe le Americhe, in Africa, in Asia, tutte le potenze hanno portato avanti il loro interesse mediante il genocidio. Il nuovo colonialismo ha fatto uso dello stesso mezzo. Tutto il mondo dovrebbe sentire questo allarme, perché tutto il mondo è meta di questo colonialismo, inclusa l’Europa arretrata ed addormentata. Gli Usa potrebbero realizzare il loro ruolo da leader diffondendo benessere, nuove tecnologie, mercato libero, valori culturali, e non spargimento di sangue e sofferenza per oltre centinaia di milioni di persone. Il ruolo da leader mondiale si otteneva con la spada ai tempi dell’Impero Romano, ed io ho affermato apertamente che Clinton ha sbagliato millennio. Duemila anni fa, quello era il modo per conquistarsi il ruolo da leader, ma nel terzo millennio no! Nessuno potrà mai nascondere e giustificare i crimini mostruosi che ha commesso la NATO in questa parte dell’Europa, alla soglia del nuovo millennio. Nonostante la decennale campagna mediatica contro il popolo serbo e la produzione di menzogne nella guerra dei media, nella quale è stato fatto uso abusivo della rete globale, e persino ora in questo processo, dovranno lavorare ancora molto per occultare la verità. La verità non la si può nascondere con poco lavoro, devono impegnarsi molto, ma non ci riusciranno”.
Queste le parole di Milosevic che, dinanzi al Tribunale per i crimini di guerra della ex Jugoslavia, ha cercato di salvare la verità e la dignità di un popolo, prima che di salvare se stesso, ben sapendo che quell’evento avrebbe cambiato l’assetto politico dei Balcani e della stessa Europa, nonostante questa si sentisse esente da ogni responsabilità. Oggi la storia ritorna a far sentire il suo grave peso, nell’illusione che un altro Presidente "democratico" possa cambiare gli errori del passato. Cominciamo invece subito col dire che la politica americana nei Balcani sarà la stessa, per ammissione dello staff della Casa Bianca, vista la direzione della squadra diplomatica da parte di Hillary Clinton. Vi è per questo il sentore che qualcosa comincia già a muoversi nella regione. Sentiamo sempre più spesso parlare della cattura di Mladic e secondo alcune fonti, l’ex Generale serbo, è stato già trattenuto e sarà trasportato in una località per dare la possibilità di inscenare la cattura, proprio nel vecchio stile dei Clinton. Da questo punto di vista, la cattura di Mladic potrebbe essere un bel colpo per l’amministrazione americana per risollevare la sua posizione nei Balcani. Naturalmente si parla di processi giusti ed equi, cercando di far credere alla gente che dietro tutto questa sceneggiata vi sia il concetto di Istituzione, di Giustizia. In realtà da questi processi non si stabilisce nulla, le persone vengono zittite, scompaiono i testimoni, e rappresentano un mezzo come un altro per fare politica. Lo stesso processo contro Karadzic è già stato fatto e concluso con tanto di condanna da parte dei media, che senza pietà hanno lanciato titoli e agenzie di primo piano per "il macellaio della Bosnia". Come grande contraddizione, invece, un uomo come Agim Ceku, che guidò le forze paramilitari in Croazia contro i serbi, che terrorizzò i serbi della Krajina, ammazzando bambini e vecchi, e cacciando i serbi dalle loro case, è stato premiato dalla grande amministrazione Clinton, con l’onorificenza di "Generale della UCK" e poi Premier del Kosovo.
In questa strategia che viaggia sul filo del rasoio, la comunicazione è tutto. Le agenzie di stampa cominciano a rilanciare dichiarazioni scioccanti, secondo cui "il generale Mladic avrebbe minacciato i bambini delle sue guardie del corpo e della sua gente", affinchè non venisse tradito e consegnato. Queste sono delle vere e proprie depravazioni mediatiche, che servono semplicemente ad isolare sempre di più Mladic nella sua prossima difesa all’Aja, e ad isolarlo dal contesto in cui è vissuto. La guerra in Bosnia è stata un massacro perpetrato da bande paramilitari, che hanno consentito di deviare l’attenzione dei media dalla graduale colonizzazione che veniva fatta del territorio, e la progressiva scomparsa dei popoli che invece hanno sempre popolato quelle terre. Forse nessuno sa che il 50% del territorio della Bosnia fa parte della Republika Srpska (l’entità serba) ma si cerca di trasformare l’intero Stato in "nazione bosniaca"; allo stesso tempo parte della popolazione bosniaca è costituita da mujaheddin, che hanno commesso i più grandi crimini della guerra in Bosnia contro serbi, croati e gli stessi musulmani. Sulla loro presa indagava Vukovic, capo dell’Ufficio del ministero degli interni della Bosnia Erzegovina, che 10 giorni fa è stato arrestato, nel pieno di un’indagine sui traffici da parte della criminalità organizzata e le collusioni esistenti con i mercenari mujaheddin. Nessuno ha parlato della strana dinamica dell’arresto di questo funzionario che, dopo aver fatto visita al diplomatico americano Raffi Gregorian, si reca a Fiume, in Croazia, dove viene arrestato per traffico di armi e collusione con la criminalità organizzata. Non siamo assolutamente convinti che questa sia la verità, ma siamo consapevoli che questo è il modo in cui questi Paesi risolvono i loro "regolamenti di conti". Questo perché dei Balcani non importa a nessuno, interessa semplicemente a determinate lobbies per mantenere il controllo di determinati territori, con privatizzazioni e svendite, lavorando giorno dopo giorno alla disinformazione e alla divisione continua tra i diversi Stati. Adesso staremo a vedere come il grande Obama "democratico" e la sua amministrazione risolveranno i problemi del mondo, sperando che non bombardi più di quanto abbia fatto Bush.
10 dicembre 2008
Il potere ortodosso avanza e Barack lancia la guerra cybernetica
La morte del Patriarca Alessio II, ha solo rinviato temporaneamente la consegna da parte del governo italiano al patriarcato ortodosso di Mosca, e dunque alla Russia, della Chiesa russa di Bari. Si tratta della storica Chiesa ortodossa che lo Zar russo fece costruire agli inizi del XX secolo per accogliere i pellegrini russi che si recavano a Bari per adorare le reliquie di San Nicola. La cerimonia, che si doveva tenere lo scorso 6 dicembre, avrebbe visto la partecipazione del Presidente russo Dmitri Medvedev, il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, alcuni rappresentanti del Vaticano e del Patriarcato di Mosca. Dietro questo evento di "comunione ecumenica" tra le religioni cristiane, vi è un profondo significato politico, giunto a termine interminabili negoziati che, probabilmente, riscriveranno la storia del Sud Italia. Nel 1937, l'edificio divenne proprietà del comune di Bari, ma solo nel marzo del 2007, in occasione della visita dell'allora premier russo Vladimir Putin a Bari, sono state intraprese le trattative per la consegna della chiesa ai russi. Inoltre, molto presto verrà edificata a Roma la prima chiesa ortodossa russa, tra l’altro molto vicina alla grande Basilica di San Pietro.
Sono segnali questi molto importanti, che indicano come il Governo italiano e lo stesso Vaticano hanno raggiunto uno storico accordo con la Russia e la Chiesa Ortodossa, che farà da ponte per una nuova alleanza economica e politica. Un’alleanza che era stata preannunciata proprio dal nostro media e dalla Etleboro ONG, il primo ad aver parlato dell’esistenza del servizio segreto ortodosso e del pericolo ortodosso, dinanzi al quale la chiesa cattolica italiana doveva necessariamente fare un accordo. La presenza di una voce russa così forte sul territorio italiano, come quella del patriarcato russo, farà da vettore politico per riunire questi due mondi così lontani. Il Sud Italia diventerà destinazione di investimenti ma anche origine di nuovi flussi migratori verso la Russia, e non più verso l’America, e la storia potrà ancora cambiare. Già oggi avvertiamo i primi segnali di cedimento di un’Europa che si sta spaccando in due parti, sono i colpi delle nuove alleanze che si sono formate accanto alla Russia, che portano alcuni degli Stati Europei sempre più lontano dall’America. Così mentre Berlusconi va in Albania promettendo l’ingresso in Europa, la Commissione sconfessa le grandi promesse e avverte Tirana sulla necessità di prestare attenzione alle regole per l’integrazione.
Nel frattempo, oltreoceano, i vertici USA preparano a tavolino la nuova Guerra, che sarà sempre più invisibile ma non meno inesorabile. Il Presidente Barack Obama ha annunciato infatti la creazione di un nuovo consiglio presso la Casa bianca, il Consiglio della sicurezza "cibernetica", per combattere - come riportano le fonti ufficiali - contro gli "hackers, i pirati di internet, le spie nemiche" . Questa commissione, a cui parteciperanno tre suoi uomini fidati già operanti nell’Amministrazione Clinton ed esperti di elettronica, dovrà ideare una "rete difensiva" dei ministeri e delle agenzie americane, contro ogni violazione esterna. In realtà sarà uno dei dipartimenti più importanti della difesa americana, in quanto coordinerà le difese di tutti i ministeri e le agenzie statali, dalla Cia al Pentagono e dall’Fbi al Tesoro. Il sistema "cibernetico" che verrà creato sarà una vera arma "offensiva" che l’America utilizzerà per imporre la nuova guerra virtuale, e continuare a perpetuare un controllo delle risorse mondiali, che questa volta saranno misurate in "dati e informazioni". Questa rappresenta non solo la prova dell’esistenza della nuova guerra, ma anche del "crimine invisibile" che è stato da sempre denunciato dalla Etleboro come la forma di crimine più pericolosa, perché gli Stati non possiedono ancora gli strumenti per contrastarlo.
Non solo non vi sarà alcuna riforma del sistema economico e finanziario globale, ma la Federal Reserve rimarrà comunque ad imperare, mentre accanto ad essa verrà costruita la nuova Banca Centrale Mondiale e il Ministero della cybernetica, mediante il quale difendere ma anche violare i sistemi informatici ed elettronici degli "Stati nemici". E quando parliamo di sistemi, ci riferiamo non solo a quelli che controllano i dati delle Agenzie di sicurezza e dei Ministeri, ma anche quelli delle banche, degli Istituti di Statica, del Genio civile, dei CNR e delle infrastrutture energetiche. Questa è una guerra sotterranea, aspettando la nuova Guerra cybernetica americana, che partirà proprio da server pirata, proprio come al tempo delle navi. Dinanzi a tali nemici, non esistono armi o sistemi di difesa, né si potrà distinguere tra amici e non amici, saremo tutti bersagli di ritorsioni o rapine mascherate da "false collaborazioni". Sarà allora che capiremo la differenza tra una tela e una rete, e se i Governi ammetteranno che esiste veramente il crimine invisibile, contro il quale sono ancora totalmente impreparati. Noi sappiamo cosa significa "crimine invisibile", e che oggi è possibile creare un buco all'interno di questa rete con dei domini di vari livelli, e scomparire in un labirinto, che è possibile attaccare un server senza essere rintracciato, perché basterà modificare qualcosa all’interno del pc. I criminali saranno come inesistenti, irrintracciabili e persi nel labirinto elettronico. Allora non potranno certo dare la colpa ai Casalesi, alla mafia, ad Al Qaida, non sarà neanche colpa dei serbi, o di Mladic e Karadzic che stanno attentando alla sicurezza dei server da un bunker con qualche pc pirata. Obama se la vedrà "nera" quando sarà costretto a dire, proprio come ha fatto Bush, che il nemico invisibile è ancora Bin Laden, che bisogna scatenare una nuova guerra per catturarlo e giustiziarlo.
Così, quello che si preannunciava come il Presidente del cambiamento e della rivoluzione del mondo, si è rivelato ben presto un’arma ben più pericolosa, perché è riuscito ad ingannare le masse facendo credere di essere la risposta al fallimento degli Stati Uniti. Dopo la festa, l'ubriacatura di massa, tutti acclamavano la venuta del Presidente venuto dal basso, dal web, l’uomo che avrebbe pagato i debiti e salvato il popolo americano. Alla fine non accadrà nulla di tutto questo. Cosa farà allora Obama quando la Guerra sarà planetaria e invisibile?Obbligherà la gente ad impiantare un microchip sottopelle, in nome e per conto della guerra alla cybernetica? Ne abbiamo visto di guerre umanitarie, dittatoriali, terroristiche, ma quella per un chip sarà la Guerra di un Presidente che non ha assolutamente il pensiero e gli ideali di Martin Luter King, bensì quello di un googliano, di un uomo che sta creando una nuova civiltà umana attraverso il web. Questa è la risposta degli Stati Uniti al fallimento e alla paura del crollo del sistema globale, mentre la Russia avanza nel Mediterraneo inesorabilmente, cambiando gli equilibri interni in Europa e nelle Nazioni Unite: due strategie che viaggiano senz'altro con una forte differenza temporale, che vede purtroppo l'America fallita di Obama in netto vantaggio nella guerra cybernetica, mentre la Russia ha già vinto la guerra economica risollevandosi da un fallimento.
25 novembre 2008
Obama e i “soliti ignoti”
Il Presidente americano Barack Obama sta preparando le nomine del Team che prenderà parte all’amministrazione americana del "new deal". All’insegna del "cambiamento" e di una politica decisiva contro la crisi finanziaria e un debito pubblico non più quantificabile, Obama comincia l’appello della squadra dirigenziale che dovrebbe "cambiare il mondo" e salvare gli americani dal fallimento. I nomi comparsi sulla scaletta sono davvero interessanti, e la dice lunga su quanto dovremo aspettarci: tanti nomi già noti per Clinton e Bush, e dunque una lunga transizione verso un’economia globale davvero stravolta. Visto il momento di "crisi", crediamo sia giusto iniziare proprio dalla squadra che avrà potere decisionale nella politica economica, che al momento ha l’assoluta priorità nella scala dei disastri, sostituendo così la politica estera che per anni ha dominato le attenzioni degli insediamenti dei Presidenti. Obama infatti, in questo momento di transizione prenderà in considerazione un piano per rilanciare l'economia di un importo che si aggira tra i 500 ei 700 miliardi di dollari, ben al di sopra di ciò che era previsto nel corso della campagna. 
Innanzitutto, Obama conferma Timothy Geithner, Presidente della Federal Reserve di New York, alla carica di Segretario del Tesoro, che avrà accanto a sé Lawrence Summers, ex Segretario del Tesoro del Presidente Bill Clinton, nominato come direttore del Consiglio Nazionale Economico. Christina Romer, economista presso l'Università di Berkeley, sarà il direttore del Consiglio di Consulenti economici della Casa Bianca, mentre Peter Orszag, protetto di Robert Rubin ed ex segretario del Tesoro di Bill Clinton, dovrebbe essere nominato direttore del bilancio. Non avevamo dubbi che Wall Street e i mercati finanziari avrebbero accolto con favore la probabile nomina di Tim Geithner, già dirigente del Tesoro dove ha trascorso gran parte della sua carriera, e definito come uno dei maggiori esperti nel settore, grazie alla sua esperienza nelle misure di emergenza in situazioni di crisi, come il "salvataggio" delle banche in fallimento, e nelle numerose "innovazioni" introdotte dalla banca centrale e il Tesoro per contrastare la crisi del credito. È stato, infatti, il braccio destro di Ben Bernanke, Presidente della Fed, nella gestione della crisi nelle ultime settimane, curando gli stretti rapporti con i capi delle grandi banche statunitensi. Non a caso, molti gli rimproverano l'abbandono e il fallimento della banca Lehman Brothers, che ha ampiamente contribuito alla caduta dei mercati globali.
Insomma un grande analista, non a caso appartenente alla "vecchia guardia" che ha contribuito alla creazione di questo stato di crisi e ora parteciperà alla ricostruzione del sistema economico, che ricadrà ovviamente sulle tasche dei cittadini americani e di tutti noi. Chissà dov’era lo stimatissimo Geithner quando la Federal Reserve ha emesso titoli e moneta senza alcun controllo, ha stampato dollari in tutto il mondo con il benestare del Governo, e ha imposto i Paesi emergenti ad acquistare collaterali senza alcun valore di mercato per creare liquidità. E ci chiediamo, qual era la posizione di Geither dinanzi al fallimento delle Banche americane che avevano palesemente truffato i cittadini di tutto il mondo, lasciando che operassero indisturbate e che continuassero impunite ad operare sul mercato all’interno di altri gruppi bancari. C’è da dire che Obama ha fatto davvero un’ottima scelta, una di quelle scelte coraggiose che cambiano il mondo, che sono "controcorrente" e nuocciono agli interessi dei potenti; ed effettivamente ci vuole davvero un gran coraggio a nominare un dirigente della Fed, che in realtà dovrebbe essere inquisito. 
Come dicevamo, accanto a Gethner vi è Lawrence Summers, già Direttore del Dipartimento del Tesoro sotto la guida del Presidente Bill Clinton: una scelta dettata dalle solite regole poste da Obama, ossia il "cambiamento" e l’indipendenza delle lobbies. È giusto però ricordare qualche gesta di Summers - come hanno fatto alcuni media americani - e dunque quando ha svolto un ruolo chiave nelle attività di lobbying presso il Congresso per l'abrogazione della legge "Glass Steagall", per ottenere subito dopo la nomina da parte del Presidente Clinton nel 1999 come Segretario del Tesoro, e ratificare il "Financial Services Modernization Act" nel novembre 1999 (sic!). Al termine del suo mandato, per consolazione, è diventato Presidente della Harvard University (2001 - 2006). Summers, dunque, con "recidiva" caparbietà, ottiene di nuovo una carica di dirigenza, come se non bastassero i danni della sua legge per la "modernizzazione dei sistemi finanziari" e del suo ruolo presso la Banca Mondiale.
Esponente della scuola economica neoliberale cinica e sprezzante, Summers è molto conosciuto dagli ambientalisti, dopo aver proposto la vendita di tecnologie inquinante e lo smaltimento di rifiuti tossici in paesi del Terzo Mondo, motivando tale decisione sulla base del "ciclo di vita" delle tecnologie proporzionato alle epoche di sviluppo ed evoluzione degli Stati. Dunque, "dato che le popolazioni dei paesi poveri vivono meno a lungo e i costi del lavoro sono molti bassi, il valore di mercato delle persone nel Terzo Mondo è molto più basso rispetto a quello di Paesi industrializzati", spiegava Summers aggiungendo che, "tale situazione rende economicamente vantaggiosa l'esportazione di materiali tossici in Paesi poveri". Questo luminare dell’economia neoliberista - e prossimo dirigente del "cambiamento" - ha così ratificato una controversa risoluzione della Banca Mondiale del 1991, chiedendo di incentivare l’esportazione di rifiuti tossici, "considerando che i costi per la salute provocato dall'inquinamento dipendono dalla mortalità della popolazione", e dunque "si dovrebbe inquinare nel Paese con il più basso costo, che sarà il Paese con il più basso dei salari", ossia quelli poveri. Inoltre, nel 1994 è stata approvata la moratoria che vieta gli Stati OCSE di esportare rifiuti pericolosi in Paesi in via di sviluppo nell'ambito della Convenzione di Basilea: a distanza di cinque anni, gli Stati Uniti ancora non hanno ancora ratificato la convenzione di Basilea.
Se questo non vi convince ancora molto sul "cambiamento" di Obama, possiamo continuare la nostra lista dei candidati della "nuova" amministrazione americana. Com’è già noto David Axelrod, stratega della campagna elettorale di Barack Obama, dovrebbe rimanere uno stretto consigliere del Presidente; mentre il capo del personale e Segretario Generale della Casa Bianca sarà Rahm Emanuel, già arruolato dall’Amministrazione Clinton, ed organizzatore della campagna elettorale. La stampa americana lo definisce un vero "mastino", quasi uno spregiudicato "manipolatore" di masse. Co-presidente del team per assicurare la transizione con l'amministrazione Bush sarà John Podesta, ex dirigente dello Stato maggiore di Bill Clinton alla Casa Bianca. L'attuale Ministro della Difesa, Robert Gates, noto anche al di fuori dei circoli repubblicani, potrebbe rimanere in carica, perché dovrebbe "facilitare la transizione in Iraq" e potrebbe servire come un "fusibile" in caso di difficoltà inattese. Richard Danzig, ex segretario della Marina, potrebbe ottenere invece il Dipartimento della Difesa, mentre il repubblicano Chuck Hagel, criticato ferocemente per la gestione della guerra in Iraq presso l'amministrazione Bush e che ha accompagnato Obama durante il suo viaggio in Iraq e in Afghanistan la scorsa estate, è stato nominato capo del Pentagono. Nell’apparato della Difesa potrebbe figurare anche Richard Lugar, leader repubblicano del Comitato di politica estera del Senato. 
"Dulcis in fundo", è stato fatto anche il nome di Hillary Clinton come Segretario di Stato, e dunque portavoce della politica estera degli Stati Uniti. La sua nomina non dovrebbe essere annunciata ufficialmente prima del 27 novembre, ma sembra praticamente garantita da Bill Clinton, che ha accettato di mettere parte del suo staff al controllo della Casa Bianca per facilitarne il suo compito. Sicuramente la nomina di Hillary Clinton è tra le più preoccupanti, considerando che nel corso della sua campagna elettorale non ha dato prova di grande "conoscenza" di ciò che accade nel mondo. I suoi comizi, per sembrare più interessanti, sono stati volutamente arricchiti di particolari fantasiosi, a cominciare dalla sua "coraggiosa" missione a Tuzla (Bosnia) nel 1996. "Sono atterrata in mezzo al fuoco dei cecchini; avrebbe dovuto esserci una cerimonia di saluto all' aeroporto invece ci infilammo a testa bassa nei veicoli per raggiungere la base" : così trasforma il suo arrivo a Tuzla, accolto da persone in festa e persino da un bambina bosniaca, in feroce sparatoria. La sua fantasia sfrenata non si è fermata qui, e ha affermato di avere avuto un ruolo chiave per la pace in Irlanda; di essersi opposta alla creazione del NAFTA, la zona di libero scambio in Nord America, progetto guida dell’amministrazione Clinton; di avere negoziato la liberazione di prigionieri in Macedonia, che sono stati invece rilasciati il giorno prima che si recasse a Skopje.
È inutile dire che le bugie della Clinton sono diventate un vero tormentone, anche un appassionato gioco dei giornalisti e del pubblico, che hanno segnalato tutte le stranezze più assurde della Clinton. Il solo pensiero di averla ora come Segretario di Stato, al posto dell’altrettanto terribile Condoleezza Rice, non può che mettere i brividi: la sua incoerenza e le sue continue allucinazioni potrebbero scatenare anche delle guerre, a meno che Obama non provveda a fornirle una serie di assistenti che la controllino a vista.
Per concludere questa rassegna della "nuovissima amministrazione Obama", citiamo l'ex senatore Tom Daschle, veterano della guerra di trincea tra democratici e repubblicani al Congresso, che dovrebbe diventare Ministro della Salute; Eric Holder, dell'ex amministrazione Clinton, che potrebbe avere il portafoglio della Giustizia, mentre all'ufficio del Procuratore Generale, e dunque Ministro della Giustizia, potrebbe tornare a Janet Napolitano; Bill Richardson, ex rivale di Barack Obama nonché segretario e ambasciatore presso le Nazioni Unite sotto Bill Clinton, sarà Segretario del Commercio. Infine, Jack Reed, Senatore democratico e attuale membro delle forze armate nella Camera Alta, è stato citato per il Pentagono, e l'ex leader dei Democratici al Senato, Tom Daschle otterrà una carica universale.
Ad ogni modo, come si può ben notare, Barack Obama sarà anche lo specchio della "democrazia dal basso" dell’America, ma resta pur sempre un uomo senza alcun potere, un Presidente americano in balìa delle Alte dirigenze inamovibili, degli uomini delle lobbies, dei burocrati che sono anche i diretti responsabili delle catastrofi economiche e delle guerre che hanno creato questa situazione di crisi globale. Per cambiare un sistema economico e politico non basta un Presidente "nero", non basta la democrazia della "rete", non basta che i messaggi della Casa Bianca siano lanciati da "You Tube" invece che dalla CNN. Infatti, il caro Obama non ha avuto altra scelta che confermare lo staff che il Partito Democratico gli ha imposto, e dunque tutti gli uomini di Clinton e persino di Bush. Cosa potrà mai cambiare per uno Stato "fondato sul debito e sulla guerra"? Il cambiamento è solo una grande allucinazione di massa, in cui è caduto il mondo intero, tranne i "soliti scettici".
17 novembre 2008
Obama, il nuovo presidente degli “invisibili”
Barack Obama sceglie YouTube per diffondere il suo messaggio settimanale ai cittadini americani, sostituendo a tutti gli effetti la televisione i media. Obama si proclama la guida dell’ideologia del World Wide Web, che in reltà non rappresenta altro che una ragnatela su cui il ragno tesse il suo potere.
Mentre tutti noi credevamo che gli Stati Uniti fossero sull’orlo del fallimento, persi nel baratro dei loro debiti, i poteri invisibili che si nascondono dietro al Governo americano si sono già attivati per rilanciare il "new deal". Sono già in atto strategie e sotterfugi per evitare di pagare un debito che ha raggiunto livelli inestimabili, come quelle di non riconoscere più i documenti da loro stessi firmati. Un rischio che è stato in qualche modo ventilato durante i colloqui del G20, come si può intendere facilmente dalle parole dei Sarkozy e Berlusconi, i quali ricordano che l’America non deve sottrarsi alle sue responsabilità nella crisi finanziaria che ha colpito l’intero sistema economico mondiale. L’America, anche se avrà un nuovo Presidente, ha sempre gli stessi problemi, lo stesso sistema di potere legato a sua volta ad entità che reggono i pezzi di questa potenza in frantumi. Così mentre George Bush è divenuto il capro espiatorio della crisi USA, Barack Obama viene proclamato come la guida di una rivoluzione possibile, della democrazia diretta nata dall’ideologia del World Wide Web, che, come abbiamo sempre spiegato, non rappresenta altro che una ragnatela su cui il ragno tesse il suo potere.Con Obama siamo entrati ufficialmente nell’era della "rete", in cui le entità invisibili stabiliscono le nuove regole, abbandonando nel fallimento le vecchie convinzioni, che ormai non hanno più credibilità. Il nuovo mondo sarà questa realtà sintetica, fatta di avatar e piattaforme virtuali, costruita sui nuovi media di Google e You Tube, e il nuovo sistema economico costituito sulla monetica, le unità intellettive, e le attività virtuali. Le nuove nazioni saranno costruite da social forum, le nuove entità costituite attraverso i server e le nuove galassie all’interno del cyberspazio. Molti tuttavia ignorano la pericolosità di questo sistema, che divide nettamente la parte materiale da quella immateriale dell’economia, considerando che il mondo occidentale ha investito il 98% nelle sue risorse nel sistema materiale garantito dall’equilibrio di domanda e offerta. Al contrario, lo sviluppo dell'internet si basa sul proliferare di utenti e sull'accesso alla rete, senza alcuna regolamentazione che garantisca che la struttura virtuale sia una perfetta immagine speculare dell’apparato economico: siamo dinanzi alla più grande usura criminale mai esistita.
Per lanciare il nuovo sistema, viene presentato al mondo intero il Presidente globale, che sceglie di intervenire, per la prima volta, dinanzi ai rappresentanti dei più importanti Stati del mondo utilizzando You Tube. Una scelta del tutto politica, dettata non solo da una mera sponsorizzazione nei confronti di un sostenitore della campagna elettorale, quale è stato appunto Google - a dispetto del fatto che Obama dice di non avere dietro di sé lobbies - ma dall’intenzione di legittimare la moderna e "giovane" classe politica, che usa i nuovi strumenti di telecomunicazione, rivolgendosi ai cybernauti e non al tradizionale pubblico mediatico. Non sceglie così la CNN, bensì You Tube, il grande network e monopolista delle pubblicazioni video, divenuto ormai il media della cyber-generation. Lancia così il messaggio della sua grande "rivoluzione", che cambierà il mondo e cancellerà addirittura delle "inutili" riunioni tra i grandi del mondo, che creano caos e un grande spreco di risorse. Mentre alcuni scrivono "Obama predica l'avvento delle reti sociali e della democrazia diretta", noi affermiamo che non crediamo nelle rivoluzioni dal basso fatte grazie alla multinazionale "Google". Il concetto è che Obama, dopo la sua emersione dal basso, è stato comunque finanziato e adesso anche lui vuole fare l'uomo della svolta. Ma prima deve pagare i debiti, dichiarare la falsità dei Bond del Tesoro Americano che hanno impestato le tesorerie degli Stati, fermare la stampa illegale dei dollari e ammettere che il suo sistema economico è fallito.
Come la caduta del comunismo ha causato il fallimento di interi continenti, così il crollo del capitalismo e l’avvento della società virtuale, dovrà portare ad un reale del passato. Senza questa fase di purgatorio, sarà inutile proclamare la nuova era: internet è la gente, You Tube non è democrazia, ma un network accentrato nelle mani di pochi, un mezzo per monopolizzare gli stessi media, dalle radio ai giornali. You Tube è un sistema dove individui sconosciuti applicano la censura a loro piacere, è una società privata, che paga le tasse come tutti, ha un proprietario e un consiglio di amministrazione. Perché definire You Tube una democrazia, se in realtà la democrazia è una struttura di potere, che nei fatti non esiste, bensì esistono le società, gli usi e costumi, e la rivoluzione non ha mai cambiato l’aspetto sostanziale di una nazione, la cui evoluzione dipende dalla fede, dalla cultura e dalle risorse economiche. In realtà, i rivoluzionari che sono su You Tube sono tutto all'infuori di essere rivoluzionari, sono i soliti "utili idioti" che non fanno altro che contribuire al rafforzamento di questa nuova società. Grazie a loro, stanno costruendo una nuova società e una nuova religione, senza eserciti o bombe, ma con leggi scritte in America ma applicate in tutto il mondo. È chiaro che l’effetto sarà quello di far credere al popolo di aver scelto il proprio destino, quando in realtà lo si è reso solo partecipe di un grande cinema, la sua trama è stata già scritta.
Non si può illudere fino a questo punto le persone: predicare la rivoluzione basandosi su di un concetto sbagliato è pur sempre un reato, o meglio un crimine invisibile. Ciò che rende You Tube speciale da ogni altro sito è senz’altro il suo essere globale, ma rappresenta pur sempre una struttura informatica leader, che oggi non teme rivali, e può essere definita già un "gruppo di potere", al pari dei "Banchieri" e delle "massonerie" di cui tanto si parla. Da un certo punto di vista, è più facile per la controinformazione demonizzare Bush, affermare che un Presidente americano ha bombardato Paesi in nome del terrorismo, e non ammettere che è il "sistema America" ad aver dichiarato guerra al mondo. Bisogna avere memoria, e ricordare ciò che è stato fatto in Vietnam, Iraq, Serbia e Kosovo, ed ogni volta vi è stato un Presidente diverso che ha fatto la stessa scelta. Obama non è "il nuovo", ma è semplicemente espressione di ciò che hanno creato in America in questi ultimi anni, ossia una nazione virtuale che si proclama ancora una volta una democrazia, come è accaduto secoli fa. Il web non è un pianeta sconosciuto, ma l’immagine della nostra società che può essere manipolata più facilmente e quando si vuole: è lo splendido coronamento del grande progetto degli invisibili, che sono riusciti finalmente a nascondersi dietro ad uno specchio.
L’America è fallita e dovrebbe avere almeno il coraggio di ammetterlo come fece la Russia, che accettò la derisione l’umiliazione per riprendersi. Ora non sarà certo il Presidente Obama a cancellare la memoria dei serbi, degli iracheni e degli afghani, non sarà certo lui a cambiare gli equilibri su cui si basa l’attuale geopolitica. Se oggi fa finta di ignorare il Capo di Stato italiano, mostrando indifferenza, un domani non avrà certo lo stesso atteggiamento nel chiedere le basi del Mediterraneo per bombardare un altro Stato. Chissà se Barack Obama, il Presidente degli invisibili, sarà capace di contrastare il sistema delle lobbies, di sfogliare gli scritti di Tesla, oppure rimarrà solo un simbolo dei poveri, di cui vuole cambiare il mondo ma non ha un esercito.
06 novembre 2008
Un Presidente nero...e il mondo cambia
Speriamo che questo modello democratico possa finalmente espandersi a macchia d’olio fino a pretendere di avere, in un prossimo futuro, un altro “nero” come Papa ed un bianco Presidente nel Congo. Tutto appare come una rivoluzione liberatoria in cui il Bene ha trionfato definitivamente sul Male. Dove anche il Guru Karl Rove, stratega delle campagne elettorali della stirpe Bush dei Maestri Neri, si è arreso davanti alla forza imponente dello Jedi Obama Barak. Tutti gli americani dopati da una massiccia somministrazione mediatica di eccitazione vivono il miraggio della svolta e del cambiamento, e scendendo in piazza e gridando il nome di Obama sono travolti in una allucinazione collettiva di un remake di Jesus Christ Superstar.

Ma la domanda sorge spontanea: che farà Obama domani mattina?
Cancellerà il debito pubblico degli americani?!
Abolirà l’istituzione privata della Federal Reserve e comincerà a battere moneta in nome del popolo americano?!
Ritirerà le truppe dall'Iraq e Afghanistan?!
Provvederà a demilitarizzare la sua nazione e le nazioni colonizzate?!
Impedirà alle banche commerciali di creare moneta dal nulla?!
Riuscirà a fermare le strutture sovranazionali delle Corporations?!
Farà vendere il petrolio anche in altre valute?!
Arresterà il processo di questo capitalismo degenerato e fuori controllo?!
Aprirà un nuovo tavolo delle nazioni per creare un sistema economico fondato sulla realtà produttiva e non sull’aria fritta di Wall Street?!
Limiterà l’estensione del diritto alla proprietà sugli organismi viventi?!
Prenderà seri provvedimenti per salvaguardare l’ecosistema?!
Rimuoverà dalle nostre città i milioni di telecamere installate dopo l’11 settembre?!
Ci permetterà di prendere con tranquillità un aereo senza subire le frustrazioni delle ristrettissime norme anti-terrorismo?!
Si occuperà seriamente per far luce sulla strage delle Torri Gemelle?!
Si impegnerà per la garanzia della sovranità alimentare?!
Si dedicherà allo sviluppo e alla distribuzione di energia rinnovabile, non inquinante e gratuita?!
Limiterà il potere politico delle istituzioni religiose per facilitare l’emancipazione consapevole degli esseri umani?!
Valorizzerà il diritto alla vita con la distribuzione del reddito di cittadinanza?!
Si adopererà per la realizzazione di un sistema fiscale a dimensione di essere umano dove i prezzi dei beni restino costanti?!
Offrirà l’opportunità ad ogni essere umano di poter avere un tetto e un pezzo di pane?

Basterebbe che realizzasse una sola di queste impellenti necessità per meritarsi tutto il clamore ricevuto in anticipo. Una sola concreta risposta a queste domande per accreditarsi effettivamente il ruolo di rivoluzionario. Obama Barack sembra però solo una carta prepagata. Un uomo gratificato ed osannato in anticipo prima dell’effettivo servizio svolto al suo popolo e ai popoli di tutto il mondo, semplicemente perchè è nero. Miliardi di persone sono state indotte dal sistema a delegare un’altra volta le loro speranze verso una figura umana di comodo, rinunciando alla conquista attiva e viva della libertà. Miliardi di persone che, per l’ennesima volta, vengono soggiogate da un establishment il cui obiettivo è solo quello di rafforzare e far sopravvivere la sua istituzione attraverso la gestione dei consensi, controllando ed anticipando l’orientamento emotivo delle masse. Un tira e molla che dura da decenni per regolare e contenere senza rigurgiti indesiderati le popolazioni in uno stato di assopimento. Una pillola. Un sedativo adatto in questo momento per ammorbidire lo stato neurofisiologico dei popoli, come mezzo bicchiere d’acqua per un assetato nel deserto, che lo devia dal percorso verso la sua oasi di salvezza per respingerlo nel caldo più torrido. Una piccola grande emozione per creare una rimozione collettiva del passato presente. Un controllo della mente studiato a tavolino per mantenere e proseguire i processi di dominazione planetaria in corso.
E mentre oggi si balla e si canta ovunque dimenticando le degenerazioni di questi ultimi anni, il programma capitalistico procede anche con la complicità di chi ha venduto sua madre al mercato delle pulci per un pugno di gloria indossando la maschera di Martin Luther King.
05 marzo 2008
Obama: la farsa del nuovo
"La pace e la stabilità in Kosovo sono l'unico vero modo di assicurare una soluzione che sia accettabile per entrambe le parti". Sono queste le parole del candidato alle elezioni presidenziali statunitensi Barack Obama all'interno di una lettera indirizzata al Presidente del Congresso dell'Unità serba Mirjana Samardzija e riportato dall'agenzia serba Tanjug. Obama per non deludere il suo vasto elettorato di etnia albanese nonché di quello americano, prende una posizione sulla destabilizzazione della Serbia e si schiera accanto alla proclamazione unilaterale dell'indipendenza. Nella sua lettera al rappresentante della Comunità serba presente negli Stati Uniti afferma che "anche in assenza di un accordo unito, i diritti delle minoranze e la necessità di proteggere luoghi storici e religiosi non sono questioni che richiedono alcuna negoziazione", rispondendo così alla richiesta di una sua opinione su di un problema di così vitale importanza. Barack Obama non si scompone di molto, e si limita a confermare la politica condotta sino ad oggi dagli Stati Uniti, volta essenzialmente a fomentare i conflitti etnici latenti per poi dirigere le conferenze di pace, imponendo la presenza di Alti Rappresentanti della Comunità Internazionale, e Commissari Speciali, il cui ruolo è stato sempre quello di sorvegliare sulle scelte di politica economica, di privatizzazione e di liberalizzazione. Egli infatti ribadisce nella sua lettera che continuerà a sostenere gli Accordi di Dayton, e in maniera particolare quelle parti dell'accordo relative ai diritti e alle responsabilità delle entità della Bosnia Erzegovina, nonché l'Accordo di Erdut, aspettandosi così che lo stesso facciano gli altri.
In verità, sia la comunità serba degli Stati Uniti, che l'intera opinione pubblica che sta lottando oggi contro la violazione del diritto internazionale nei Balcani, si aspettavano qualcosa di più, o forse qualcosa di diverso da quanto affermato già da George Bush. Ci aspettavamo che "la speranza" di liberazione degli Stati Uniti, il grande Barack Obama, che ha conquistato l'informazione e la controinformazione, facesse il grande passo di condannare la politica degli Stati Uniti guerrafondaia nei Balcani, per segnare una nuova era. La grande rivoluzione di questo personaggio forse è tutta qui, inizia e finisce nel suo stereotipo di "Presidente di colore" che ha detto "no alla guerra in Iraq" ora che gli Stati Uniti l'hanno persa, ma che in fondo rappresenta una faccia della stessa medaglia, quella del potere delle entità economiche. Non è certo un mistero che le elezioni Presidenziali si basano su un sistema di finanziamento pubblico ai partiti, che va a creare le cosiddette "lobbies" intorno alle quali ruota l'intero programma politico del candidato e del futuro Presidente. Quelli che oggi in Europa definiamo "gruppi di interesse", "caste" o "centri di potere", negli Stati Uniti sono una forma di rappresentanza degli interessi economici, divenuti ormai parte integrante del sistema politico. Ciò significa che ogni Presidente non è espressione di un ideale politico, del volere popolare degli elettori o della personalità dell'individuo, ma è solo lo specchio delle lobbies che lo finanziano e lo portano sino ai più alti vertici del potere. Il resto, tutto ciò che vediamo negli scontri politici, è solo una grande farsa, il più grande spettacolo americano messo su, il frutto della combinazione di immagini e di stereotipi costruiti dalle società di comunicazione che gestiscono le campagne elettorali.
L'aspetto più inquietante di questa regia da colossal è che dietro ogni candidato si nascondono le stesse lobbies, le stesse società, gli stessi finanziatori, che hanno così deciso di puntare su tutti i futuri Presidenti degli Stati Uniti in egual misura, per poi lasciare alla massa la curiosità di scegliere lo stereotipo che più la rappresenta. Società, multinazionali, gruppi etnici, massonerie, banche, magnati e petrolieri, per quest'edizione del 2008 hanno deciso di scommettere pro e contro gli stessi candidati, finanziando entrambe le parti. E così vedremo che, Citigroup, JP Morgan Chase, Goldman Sachs , Morgan Stanley, nonché Lehman Brothers, Merrill Lynch, Bear Stearns, UBS sono presenti tra i principali finanziatori di tutti i candidati, per non dimenticare poi le grandi società Petrolifere, le multinazionali dell'informatica e le industrie chimiche. Le scelte politiche dei candidati diventano una mera ripetizione di quanto già stabilito agli alti vertici, senza aggiungere molto alla sostanza, se non il colorito di "apparenza" che fa il buon politico. Cosa ci si deve aspettare, dunque, da tali premesse, come possiamo immaginare che oggi la scelta di un Presidente, anziché di un altro possa cambiare o rivoluzionare il destino delle sorti del pianeta, se la sua vittoria è il frutto del volere delle stesse lobbies, degli stessi interessi, delle stesse entità economiche.
La politica ha ormai cessato di esistere, negli Stati Uniti come in Europa, e così in Italia. I partiti politici si sono sempre più amalgamati tra di loro sino ad isolare gli estremismi, e a creare i "movimenti democratici", "liberali" , "di centro" che riescano perfettamente a rappresentare l'una e l'altra faccia della lobby, e rendendo assolutamente indifferente la vittoria di un candidato rispetto all'altro. Non è dunque la politica la guida dei Governi delle democrazie, ma è il settarismo, l'associazionismo, l'accentramento di interessi economici o sociali in strutture private che vanno a manipolare il concetto di "cittadino" e di "diritto", per definire concetti come "utente" e di "interesse". Ed è in questo mare di finzione, che con la disinformazione e il marketing, vengono inondate le coscienze delle persone, che, private delle loro ideologie, scelgono quello di cui credono di aver bisogno. Nessuno tuttavia spiegherà loro che non esiste alternativa, rivoluzione o cambiamento, in un mondo che va verso il controllo delle coscienze, in un mondo cybernetico in cui le relazioni sociali sono classificate in processi matematici, e quindi ben scanditi.
