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29 marzo 2011

Rapporto Kfor: le reti della criminalità del Kosovo già note


Banja Luka - La Comunità Internazionale in Kosovo continua tutt'oggi nel suo tentativo di plasmare una struttura statale che sia totalmente sotto il proprio controllo. Dopo aver selezionato la classe politica al potere, cercano oggi di manipolarla e strumentalizzarla, nel tentativo di poter garantire in questo modo la stabilizzazione di questa parte della regione dei Balcani. Le indagini e gli arresti dell'Eulex sui crimini di guerra è una rilevante dimostrazione della strategia della tensione dispiegata a Pristina, sulla base di accuse ed inchieste nei fatti note da anni. L'UNMIK e la KFOR conoscevano già nel periodo del conflitto le reti criminali e il relativo controllo da parte di personaggi chiave, poi saliti al potere, nelle istituzioni in seno ad uno Stato nato da un progetto di disgregazione e così da una dichiarazione di indipendenza unilaterale, sostenuta e voluta dalla comunità internazionale. In buona sostanza, si ricatta oggi quella struttura criminale finanziata ad utilizzata per attuare e completare la frammentazione jugoslava. I documenti in possesso dell'Osservatorio Italiano, parte di una documentazione segreta della KFOR, evidenziano come si dispiegavano le reti dell'UCK, che a lor volta facevano capo a vari personaggi come Hashim Thaci, Xhavit Haliti, Ramush Haradinaj ecc, nelle varie zone del Kosovo, e le relative zone di influenza. Nelle attuali indagini ed inchieste non vi è nulla di nuovo, che non fosse già noto alle forze internazionali, le quali nascondono dietro una falsa guerra alla criminalità delle manovre politiche ben pianificate.

Rete criminale di Hashim Thaci


Rete criminale della famiglia Haradinaj

Il traffico di organi e la grande ipocrisia dell'Occidente


"Sulla base dei nostri esami, a nostro parere, non esistono prove conclusive che delle persone siano state ferite come risultato di atti criminali nella casa del sud-ovest di Burrel in Albania". Queste le conclusioni del rapporto ufficiale della Missione UNMIK del 2004 sulla casa gialla, di cui l'Osservatorio Italiano dispone di una copia. Si tratta del report relativo alle indagini in Albania del team dell'Ufficio delle Persone scomparse e legale (OMPF), guidato da José-Pablo Barayabr, capo del OMPF, dietro l'assistenza del Tribunale Penale Internazionale dell'Aja (Report-Forensic Examination and Assassment in Albania) .

Il team ha condotto un sopralluogo a Burrel nel 3 Febbraio del 2004, esaminando i luoghi di un'abitazione segnalata come sospetto centro in cui avvenivano operazioni di espianto di organi da prigionieri non-albanesi dell'esercito di liberazione del Kosovo. Stando a quanto affermano gli stessi inquirenti de L'Aja, dopo una prima perlustrazione che non ha portato al rilevamento di tracce di sangue, sono state effettuate delle analisi al luminol che hanno evidenziato delle piccole tracce di sangue, soggette a loro volta ad inquinamento da elementi esterni che non permettevano l'individuazione come sangue umano. Il rapporto è di per sé molto eloquente e illustra la mappa della casa e la sua posizione geografica, nonchè le indagini della scientifica, che hanno portato ad escludere già nel 2004 l'esistenza di un traffico di organi in quella regione dell'Albania. Conclusioni che confermano la tesi descritta sin dall'inizio dall'Osservatorio Italiano, parlando di indagini strumentalizzate dai media per conseguire degli obiettivi politici (si veda Disinformazione e insabbiamento sulla pulizia etnica del Kosovo).


Il secondo documento in possesso dell'Osservatorio Italiano è un report del Tribunale Penale Internazionale de L'Aja soggetto a segreto istruttorio classificato nel novembre del 2003 come "Confidential" ma "Subject to journalistic confidentiality", firmato da Lopez Terres, capo del nucleo investigativo dell'ICTY. Questo riporta una ricostruzione delle testimonianze di 8 fonti, che descrivono uno pseudo traffico di essere umani dal Kosovo al Nord dell'Albania, aggiungendo alcune loro percezioni e conclusioni in relazioni ad un traffico di organi, a cui non hanno assistito in prima persona, bensì lo hanno ipotizzato indotti da vari elementi a se stanti. Innanzitutto le fonti raccontano quasi la stessa versione dei fatti, ossia sull'esistenza di un traffico di esseri umani - che tra la fine del 1999 e i primi mesi del 2000 può essere anche stato un trasferimento di persone da un confine all'altro, ma non vi sono altri elementi per confermarlo - mentre alcune testimonianze aggiungendo dei dettagli che li hanno indotti a concludere che in una 'casa gialla, che sembrava un ospedale' avveniva un espianto di organi. Tali elementi sono aver sentito che avrebbero "fatto analisi delle urine e del sangue", l'offerta di una sorta di 'medicina', "aver sentito da altri presenti che si parlava di organi", aver sentito da altri di "scortare un veicolo all'aeroporto di Rinas che trasportava organi umani", aver sentito che "sarebbe giunto un medico arabo". Oltre a tali elementi, le fonti non hanno assistito ad alcuna operazione o ferimento di persone, ma solo ipotizzato perchè 'sentito dire'. Le testimonianze convengono tutte sul fatto che i gruppi trasportati erano misti etnicamente, vi erano giovani donne albanesi o provenienti dall'Est Europeo o ex URSS. Vengono descritte scene in cui dei corpi, di persone la cui origine dai territori del Kosovo è solo presunta, che vengono seppellite in uno spazio che "sembra l'Afghanistan". Si tratta quindi di racconti che, a ridosso della guerra in Kosovo e vista la grande presenza di media internazionali nelle regioni di confine dell'Albania, se ne potevano trovare a centinaia. Tanti erano infatti quelli disposti a raccontare una storia che fosse di interesse per giornalisti ed investigatori, pur di guadagnarsi qualche lira. D'altro canto, queste fonti non sono neanche riuscite ad identificare con precisione questa casa, indicando sempre vaamente in Nord dell'Albania, nei pressi di Burrel. A tutti viene chiesto di visionare dieci fotografie di case del Nord Albania, e tutti hanno indicato una casa bianca, dicendo che la ricordavano gialla. Descrivono questa casa dicendo che vi erano due piani, ambienti grandi, senza elementi caratterizzanti.

Sulla base di tale fare istruttoria è stata evidentemente poi condotta l'indagine nel 2004, quella di Barayabr, che ha effettuato un sopralluogo scortato da una equipe scientifica che non rilevato macchie di sangue evidenti, ma solo tracce rilevate al luminol. E' interessante notare che gli inquirenti hanno tracciato la mappa della casa, avendo avuto sicuramente il dubbio che la casa gialla descritta dalle testimonianze non fosse quella bianca trovata dagli inquirenti. Infine, teniamo a sottolineare che il rapporto di Dick Marty omette completamente questa indagine del 2004 e si limita ad affermare che "nel febbraio del 2004, è stata organizzata una visita esplorativa da un team formato congiuntamente da ICTY e UNMIK, con la partecipazione di un giornalista. Questa visita non può essere considerata come un adeguato esame forense, secondo tutte le norme tecniche". Tuttavia, il documento in nostro possesso parla di 'indagine forense' e specifica che il folto team di inquirenti, di cui solo due ricercatori (non specifica la presenza di giornalisti), ha utilizzato tecniche e strumentazioni a tutti gli effetti professionali e a norma di legge.

Jose Pablo Barajbar, capo OMPF
Alain Wittmann, Forensic Photographer
Tom Grange, Forensic Anthropologist
Tania Delabarde, Forensic Anthropologist
Hroar Frydelund, Forensic Crime Scene Examiner
Nonchè...
2 guardie di sicurezza ICTY
Capo Procuratore di Burrel
Taduttore ICTY
Ricercatore Micheal Montgomery
Ricercatore Stephen Smith

Un esempio questo della ipocrisia dei media e delle stessa comunità internazionale, che ha nascosto dei reati nel Kosovo, per poi strumentalizzarli e presentarli all'opinione pubblica come crimini di guerra per ricattare e controllare un Governo da essa stessa creato. Dopo essere state complici dei traffici in Kosovo, le missioni internazionali decidono di occultare le indagini, per poi riproporle sotto diversa veste e immagine. Tali difformità e contraddizioni dovrebbero invece indurre le istituzioni ed i Governi a diffidare da tali tentativi di manipolazioni delle masse, dalle mensogne mercificate dall'ex Procuratore Carla del Ponte, nel tentativo di riconquistare una posizione di rilevanza sulla scena internazionale.



28 marzo 2011

Russia vs Open Society: la lotta per l'energia e la moneta


Dopo i casi di Montenegro e Croazia, è sempre più evidente che la rete della Open Society di Soros ha investito molto nei Balcani, mentre continua a mantenere alta l'attenzione su questa regione. Lo scandalo sollevato dal Sunday Times nei confronti dei tre europarlamentari - l'ex Vicepremier rumeno Adrian Severin, l'ex Ministro degli Esteri della Slovenia Zoran Thaler, e l'ex Ministro degli interni austriaco Ernst Strasser - è destinato a non rimanere nel silenzio. Dietro l'attacco del quotidiano britannico, si nascondono le pressioni del Club della 'società aperta' , che ha fatto dei media e dell'informazione un campo di battaglia. E' infatti qui che si gioca la guerra per il controllo e il ricatto dei Governi, nella quale vengono utilizzate ogni tipo di arma, dalle riforme della legge sulla libertà di stampa, alle petizioni per la privatizzazione e la liberalizzazione dei media.

L' Italia è un esempio eclatante di come la Open Democracy si sia duramente scontrata per abbattere il potere mediatico di Berlusconi, grazie ad una fruttuosa collaborazione con il quotidiano Repubblica, ed in generale con il Gruppo De Benedetti. Una guerra che è stata persa da Soros sul piano legale, e per questo è continuata su Facebook con la creazione del cosiddetto 'popolo viola', con il finanziamento di media e organizzazioni della lotta alla mafia e alla corruzione ( vedi Open Society Justice finanzia lotta alla mafia) . In gioco c'è molto di più che la 'banale alternanza' dei Governi, bensì il controllo del mercato e degli investimenti energetici, dal gas all'energia elettrica, dai gasdotti alle reti di trasmissione e di interconnessione. Se da un lato, quindi, abbiamo i gruppi di potere anglo-americane - di cui Soros è un autorevole esponente nonchè un reale braccio armato - dall'altro vi è la Russia, che porta avanti la sua politica estera facendo leva sul gas e sulla sua immensa rete che si espande nella regione euroasiatica e post-sovietica.


Nei fatti, la guerra alla corruzione non è altro che un sistema per scandinare i legami russi con i governi locali, proponendo un modello di 'cooperazione' che è legale sulla carta, ma in sostanza corruttiva alla stessa maniera. Sotto questo punto di vista, i Balcani rappresentano un laboratorio per le tecniche di comunicazione di massa volte a propagandare la strategia della tensione e la destabilizzazione dei governi. Questa regione, trovandosi in un particolare momento storico-congiunturale ( paesi di transizione tra due sistemi politici, economie in via di sviluppo e stati rivolti all'integrazione europea ) è terreno fertile per ogni pratica di corruzione, più o meno legale. Le piccole economie post-socialiste di questa regione sono in maniera vitale legate al clientelismo politico, e così le imprese vivono del budget pubblico. Per cui la classe politica si barcamena tra l'uno e l'altro offerente, che sia l'Unione Europea con i fondi di pre-adesione, gli Stati Uniti con i fondi USAID oppure Soros con la sua Open Society, o infine la Russia con il gigante Gazprom. Non esiste altra economia alternativa a quella del bilancio di Stato e dei partiti, oltre ovviamente alla criminalità organizzata e ai traffici.


Per cui, i fronti che si scontrano sono quelli della cosiddetta Green Energy (dal nucleare alle fonti di energia rinnovabili) e del South Stream. L'Unione Europea e gli stessi Stati Uniti stanno infatti imponendo alla Russia un embargo , per impedirle così di entrare nel business della vendita dell'energia, nel tentativo di riservare alle proprie società l'esclusività sui settori finanziari e meramente speculativi. Non dimentichiamo, infatti, che l'energia rappresenta una delle garanzie più solide per l'emissione di moneta sia per i Governi che per le Banche, in un sistema ormai completamente fondato sulla cosiddetta monetica (moneta elettronica). Pian piano la guerra per il petrolio, per il gas e per il nucleare, si trasformerà nella guerra per tracciare i nuovi confini dell'interscambio monetario. La zona euro si potrebbe sfaldare da un momento all'altro, per cui una soluzione sarebbe quella di creare un'area cuscinetto - sul modello inglese - che avrà al suo interno tutti gli Stati membri europei che non sono in grado di adottare la moneta comune nei prossimi dieci o vent'anni, come Romania, Bulgaria, Polonia e Balcani. Questa zona traccerà i confini monetari ( in parallelo ai confini terrestri ) con la regione del CSI, o meglio con l'area di intescambio euroasiatica promossa da Mosca, che ha il rublo come moneta di riferimento. Al momento la Russia si prepara a creare una zona di libero scambio dietro la sottoscrizione di un accordo tra Bielorussia, Kazakhstan e Russia, ma che vedrà in futuro la sua estensione nelle ex Repubbliche Sovietiche e probabilmente anche in Serbia. Questi elementi bastano a far capire quali e quanti sono gli interessi in gioco in questa regione, in cui i piccoli politici locali diventano 'ignari superstar' di un disegno geopolitico molto più grande di loro.

26 marzo 2011

SEGRETO: La Repubblica Cirenaica, il nuovo Stato di Total e BP


L'esercito franco-britannico, i nuovi conferenzieri di pace, non si fermerà dinanzi al comando della NATO, e premerà per gestire l'operazione in libia in prima linea e in via diretta. L'obiettivo di Francia e Inghilterra - secondo analisi dell'Osservatorio Italiano - è quello di dividere la Libia e creare un nuovo Stato con la Repubblica Cirenaica, dietro il via libera della Casa Bianca. Il futuro dell'insurrezione della Libia sarà deciso nei prossimi giorni, non appena gli aerei della Coalizione comincerà ad attaccare le colonne dei carro armati dell'esercito libico. I ribelli, intanto, non marciano su Tripoli, ma sono completamente intenti a prendere il controllo della Cirenaica e ad istituire un governo alternativo, che abbia Bengasi come capitale e si affacci sul Mediterraneo. E' questa la regione in cui viene prodotto l'80 per cento della ricchezza della Libia, e che detiene il 50% delle riserve di gas. La Libia produce 1,6 milioni di barili e solo 1,2 venivano estratti in Cirenaica, commercializzati da un gran numero di compagnie petrolifere, ma l'ENI è senz'altro il maggior produttore e ha contratti fino al 2042, oltre ad avere un gasdotto diretto con il Greenstream.

Ecco quindi gli ingredienti di un'altra guerra per il petrolio, e così anche dell'ostilità tra Italia e Francia. A parte il fatto che gli italiani si son visti passare davanti i Rafale, e si sono accorti troppo tardi che i francesi erano pronti a bombardare Tripoli, ma questa è un'altra storia. L'obiettivo della Francia e dell'Inghiterra era sin dall'inizio quello di dare un nuovo Stato alla Total e alla BP, e per far questo hanno incendiato tutto il Nord Africa. Il problema è che, una volta innescato, questo meccanismo infernale non si fermerà, e nuove rivolte si preparano in Siria, ma se si arriva alla Giordania non si torna più indietro. D'altro canto, occorre tenersi pronto al contraccolpo, che si traduce nella reazione dei Governi aggrediti con il terrorismo. Sono molte le reti create dalle intelligence occidentali nei Paesi difficili da stabilizzare e da controllare, e una volta che vengono spezzate e 'abbandonate' diventano armi micidiali e imprevedibili. E' ovvio che questa nuova guerra può essere un passo falso per l'alleanza franco-britannica, perchè questa politica della Regionalizzazione - una sorta di evoluzione della balcanizzazione che porta alla scomparsa degli Stati Nazione - può essere un'arma a doppio taglio, portando la guerra sino in Europa. Infatti non esistono solo Palestina, Cisgiordania, Kurdistan, Sangiaccato, ma anche Corsica, Scozia, Paesi Baschi, Fiandre.

All'Italia ora non resta che tamponare una crisi che è solo agli inizi, e diventerà sempre peggiore ed esasperata. Se Frattini vuole fermare l'immigrazione e stanziare 1500 euro per ogni rimpatrio allora deve andare a battare cassa da Total e BP, che vogliono riversare il peso del piano di pace sulle tasche dei cittadini europei. In alternativa, possiamo continuare a fare da tappabuchi e riparare ai danni di altri, oppure è ora che le nostre intelligence - quelle da 10 mila euro al mese - si muovano, smettano di fare conferenze e scrivere libri e comincino a lavorare. L'Italia deve reagire con forza e determinazione, creando un sistema suo di informazioni, e non copiare e incollare cosa dice il Times, Reuters o l'AFP , che non sono altro che dei comitati d'Affari. La coalizione di Francia e Inghilterra, con l'Ok dell'America, ha ingannato l'Italia, e per questo ora occorre diffidare e cominciare a dare un "Niet!" alle richieste della NATO: l'Alleanza Atlantica o vale per tutti oppure non vale per nessuno.

23 marzo 2011

Nessuna verità sulla Libia

Ecco cosa succede in Libia. Delle immagini raccapriccianti mostrano come i rivoltosi, e le famosi controparti della 'Coalizione dei volenterosi, obbligano soldati libici a mangiare un cane morto. L'Italia deve tirarsi indietro da questo pantano, e deve dire a Sarkozy e a questi falliti che la loro partita è persa, e che Gheddafi e quello che è , ma c'è anche di peggio. E quel peggio la Francia, insieme alla Gran Bretagna e l'America lo stanno finanziando. A questo punto sarebbe meglio dire le cose come stanno.

22 marzo 2011

L'ultima mano di poker dei Perdenti


Roma - Con il lancio del primo F16, Mister Sarkozy smette di essere un capo di Stato per rivestire il ruolo di braccio armato della Total, di GdF e delle lobbies dell'uranio, gettando fango su quegli ideali di "Liberté, Egalité e Fraternité" che solo secoli fa resero grande la Francia. Sarà così ricordato nella storia come un "giocatore di poker" che, dopo aver perso la sua ennesima partita, diventa un folle e spara sulla folla. Per vincere le elezioni il prossimo anno, e rifarsi della lunga serie di figuracce, Sarkozy va a bombardare un Paese, facendo regredire la nostra cara Europa al periodo colonialista, se non a quello dei barbari, dove vigeva la legge del 'saccheggiare e ritornare con il bottino di guerra'. Coalizione di volenterosi, Missioni di pace, tutela dei civili, è questo il vocabolario delle moderne crociate per compiacere i padroni, una nuova guerra nel Mediterraneo. Se le nostre intelligence non se ne fossero ancora accorte - e dunque è il momento di svegliarsi, di guardare in faccia la realtà, visto che le lotterie delle promozioni sono finite - ci stanno portando la guerra di prepotenza e con violenza in casa, e basta un attimo a far saltare tutto in aria.


Vogliamo però ricordare ai grandi analisti com'è cominciata questa guerra, e dunque nel 2000 con una stupida partita di calcio 'Tripoli-Bengasi' che ha avuto delle ripercussioni sino al febbraio di quest'anno. Saadi, figlio di Gheddafi ed ex calciatore del Tripoli (favorito nel corso di una partita truccata) si reca a Bengasi per trattare l'arresto di un avvocato. La città, memore dell'affronto di anni fa, sferra contro di lui una rappresaglia e lo circonda in un albergo; con l'arrivo di una brigata di 1500 uomini per salvarlo vengono uccisi 232 persone, i ribelli saccheggiano le caserme e fanno scorta di armi e munizioni. La rivolta giunge anche a Tripoli, ma ad attendere i rivoltosi ci sono le truppe di Gheddafi. Tutto questo perchè un 'somarello' con la scritta 'Saadi' viene fatto girato per le strade di Bengasi. Questo le intelligence francesi lo sanno benissimo, o forse lo ignorano di proposito.


In un sol colpo la Francia distrugge l'Europa, rompendo l'asse franco-tedesco, e l'equilibrio del Mediterraneo, in cui la Libia era fondamentale. Molte sono le riserve su Gheddafi, come leader e come personaggio storico, ma al suo tavolo si sono seduti i più grandi potenti del mondo, come ultimo baluardo dello storico compromesso tra Occidente e Africa. Siamo nelle mani di pazzi che hanno perso la ragione, ed utilizzano ogni più infimo strumento per destabilizzare il Mediterraneo, l'Europa, sino a Balcani. Nessun Paese è al sicuro da questa 'banda di debosciati' che colpisce alla cieca nascondendo, dietro le cosiddette 'rivoluzioni colorate', bande armate ed eserciti di mercenari. E' inutile parlare degli americani, non sprecheremo fiato, hanno sempre detto come la pensavano. Tuttavia, dinanzi alla follia di Francia e Inghilterra, persino Washington alza le mani, presa alla sprovvista dall'intenzione di bombardare, ancor prima di avere la risoluzione per la no-fly zone tra le mani. Tutto questo è fuori da ogni logica, nonostante non sia tanto inaspettata, visto che le pressioni franco-britannico sul Nord Africa erano evidenti sin dalla deposizione di Ben Ali. Il messaggio di Berlusconi è stato infatti chiaro: nessuna azione militare sotto il comando della Francia, solo dietro una decisione della NATO ci sarà un intervento. L'incoscienza di Parigi è divenuta sin troppo evidente e, dopo il no di Germania, Turchia e Italia, ci si aspetta che sia seriamente ridiscussa questa 'missione di pace'.


La guerra in Jugoslavia è stata sbagliata, un'aggressione, quella dell'Iraq e dell'Afghanistan manipolata, e ora questa in Libia è davvero assurda e da nessuno concepita. In prima linea vediamo proprio i più grandi perdenti dalla crisi globale ed energetica, Francia e Inghilterra, che ormai fuori dai grandi progetti di ripresa, aprono il fuoco armando terroristi e multinazionali. Sono ormai Stati che non rappresentano più le volontà popolari, hanno utilizzato e manipolato i media, i quali si sono a loro volta resi complici di un crimine contro l'umanità. Anche la questione della Nato è solo una propaganda, inscenata all'indomani della visita di Putin nei Balcani, con lo scopo di placare i toni. In realtà la situazione è totalmente fuori controllo, e i cosiddetti internazionali non hanno per nulla il polso della situazione, troppo occupati a contrastare la pioggia di ricatti mediatici crollata sulle loro spalle. Si tenga però a mente che una valanga di Kamikaze salterà fuori, ed è meglio stare un po' più attenti e non copiare e rincollare le dichiarazioni di alcuni leader. Un esempio valga per tutti: il Presidente dell'entità serba della Bosnia avverte che il Paese è sull'orlo della disintegrazione, al pari della Jugoslavia. Parole che non vogliono dire nient'altro che, qualora la Federazione non sarà in grado di fare una specie di Governo e approvare in Bilancio per sbloccare stipendi e contratti, non si sa come andrà a finire.


Purtroppo i media italiani, pagati e finanziati da lobbisti, sanno ben poco cosa sta accadendo, perchè hanno sempre mentito e disinformato, al soldo di potenti gruppi di interesse. Hanno messo su uno spettacolo per il popolino, fatto di falsi eroi della lotta alla mafia, falsi cronisti, falsi direttori, false notizie. Viviamo in un'epoca tragica e difficile, che ci porterà la guerra in casa, la vivremo non più in un telegiornale, ma con una serie di attentati, che andranno a creare una strategia della tensione, senza sapere come finirà. In questi anni abbiamo assistito ad una serie di menzogne, e oggi siamo obbligati a dare il nostro contributo, anche senza il nostro volere, questa guerra non è una guerra di pace, ma solamente un atto ipocrita, vergognoso, e pagheremo le nostre scelte con il giusto prezzo. Se da una parte ci sono dittatori, terroristi e santoni, dall'altra ci sono i volenterosi, i paladini della "società aperta", della democrazia e della giustizia. L'unico filo conduttore resta il desiderio di spartirsi i guadagni in Borsa e fonti energetiche, per poi indire conferenze di pace.

21 marzo 2011

Investigim: Saviano! Kush është ky?


Tirana - Riprendendo l'intervista rilasciata daRoberto Saviano per l'emittente albanese Top-Channel, il settimanale Investigim conferma la paternità dell'inchiesta sui legami tra Camorra e Sigurimi, frutto dell'analisi dei documenti declassificati del regime comunista albanesi, poi tradotta in italiano dall'Osservatorio Italiano( si veda Il copyright di Saviano) . Nelle sue parole Saviano descrive le dinamiche degli affari tra i camorristi di Michele Zaza e i servizi segreti comunisti per il traffico di armi e sigarette, senza però citare la fonte da cui trae queste informazioni. "Saviano riconosce il diritto d'autore solo quando si tratta di firmare contratti milionari con aziende di Berlusconi. Mentre il diritto d'autore non si applica ai giornalisti albanesi", scrive Alket Aliu, direttore del settimanale Investigim. Nel suo editoriale, Aliu spiega come Saviano - ancora una volta - "copia, ma lo fa male", riportando molte inesattezze e disinformazioni. "Contrariamente da quanto affermato da Saviano, i mezzi di repressione delle manifestazioni popolari, come manganelli di gomma o gas lacrimogeni, sono stati acquistati dal regime di Ramiz Alia non dalla camorra, bensì dalla Cina comunista. Le armi date dalla camorra sono state vendute in contanti e non pagando con la peseta spagnola, bensì con dollari - spiega Aliu, osservando - . Le imprecisioni sono molte e sono conseguenza della tipica arroganza di chi pensa di saper tutto e parla di tutto, ed è stato raccomandato per prendere in giro spudoratamente gli albanesi. E' un insulto al giornalismo, ai giornalisti e agli albanesi in generale che, per quanto ritengano Saviano, non sono esseri con la coda. Anzi, sono così civili, che hanno cominciato a produrre personailtà politiche e analisti sul modello del Grande Fratello". Egli osserva infine che la stessa giornalista di Top-Channel ha notato nell'intervista che Saviano non forniva nomi e fatti, ma restava sempre su toni vaghi, rimproverando gli albanesi di non sapere ciò che invece sui conosce benissimo. "Se c'è un modo per fare soldi parlando della mafia, Saviano lo ha trovato. Conviene non solo a lui, ma anche chi paga questo spettacolo, chi vuole spostare l'attenzione sulla criminalità di strada, sulla mafia di basso profilo, mentre la vera mafia passa attraverso le banche", conclude Aliu.

16 marzo 2011

Il copyright di Saviano


Roma - Non si arresta la campagna di auto celebrazione del giornalista italiano che, dopo essere stato proclamato paladino della lotta anti-mafia in Italia, si rivolge ai Balcani come terreno fertile per rilanciare la propria immagine di analista della criminalità organizzata. Proprio questa domenica Saviano rilascia una intervista per il quotidiano di Podgorica DAN affermando che "il Governo montenegrino nasconde Saric, che continua a gestire il traffico di droga, grazie alla protezione del Montenegro". Una dichiarazione questa che non viene argomentata né con fatti e né con documenti, rifacendosi semplicemente ad una constatazione personale dopo aver letto le cronache giornalistiche sui recenti eventi, relativi agli arresti nel quadro delle indagini sul traffico di cocaina. Saviano fa riferimento all'operazione 'Guerriero Balcanico' e alla dinamica delle ricerche di Darko Saric, senza fornire nessun elemento che non fosse stato diramato dalla stampa locale. Parla poi di interconnessioni tra le varie organizzazioni mafiose dei Balcani, spiegando che, in base ad una serie di studi ed indagini, è possibile prevedere che "la mafia serba diventerà la più forte nei Balcani" e che questa regione è diventata "parte della nuova Europa libera, in cui la mafia compra tutto quello che vuole".

Anche in questo caso non si può parlare di analisi contestualizzate, bensì di osservazioni per 'sentito dire' che - considerando la grande complessità della storia e degli eventi dei Balcani nonchè la grande disinformazione dei media occidentali su tematiche sensibili - sono già inadeguate e sorpassate. Per affrontare discorsi sui Balcani bisogna avere un ampio bagaglio di conoscenze ed informazioni, e ciò spiega perchè i più grandi media italiani hanno sempre fallito nei loro progetti editoriali rivolti a questa regione. Praticamente, la strategia del 'tuttologo' non funziona in queste terre, che hanno la grande virtù di far cadere in errore il più grande esperto o analista e di smascherare ogni bluff. Tra l'altro, ci chiediamo come il giornalista italiano abbia fatto le sue indagini e le sue ricerche non vivendo nei Balcani, e per di più stando 'sotto scorta', semprechè le sue cosiddette 'antenne' non siano delle ONG che promuovono progetti 'umanitari' nella regione, a scrocco dei soldi degli italiani.


Oltre al Montenegro, gli interventi di Saviano sono ormai noti anche in Albania, dove il giornalista italiano è ormai un abitué della trasmissione Top-Channel, di cui è ospite per la seconda volta. Risponde alle domande dei suoi interlocutori parlando del 'coraggio di certi procuratori', della 'dilagante corruzione in Albania', e persino dei legami con le mafie italiane. In particolare cita la collaborazione tra la Camorra e il Sigurimi nel contrabbando di armi. Per gli addetti ai lavori è cosa nota che i traffici del Sigurimi è venuto alla luce con l'apertura dei dossier del regime comunista, analizzati in tale occasione dal settimanale albanese Investigim e ripreso dall'Osservatorio Italiano. E' curioso che, proprio con la pubblicazione di quell'articolo (Il traffico di armi tra il Sigurimi e la Camorra , lanciato il 26.01.2009 ripubblicato il 13.08.2009) la nostra redazione ha ricevuto una e-mail da Roberto Saviano, che chiedeva di contattare la giornalista per avere un confronto sulle tematiche della mafia nei Balcani. Da parte nostra fornimmo tutte le informazioni e la disponibilità a cooperare, ma dopo aver dato il materiale, non vi è stata altra comunicazione:


----- Message from xxxxxx -----
Date: Tue, 27 Jan 2009 12:58:33 +0100
From: Roberto Saviano

cari sono roberto saviano, autore di gomorra. ho letto il bell'articolo su camorra e albania. mi piacerebbe incontrare il giornalista che ha redatto tale pezzo. anche io lavcoro su questa vicenda da anni. e cerco esperti sulla questione criminale balcanica con cui confrontarmi.
un abbraccio e continuate così.
rs

----- End message -----


----- Message from info@rinascitabalcanica.com -----
Date: Tue, 27 Jan 2009 14:55:52 +0100
From: info@rinascitabalcanica.com
Subject: RE:
To: Roberto Saviano

Gent.le Roberto Saviano,
l'articolo di cui parla è stato redatto da una giornalista albanese che lavora presso l'ufficio di Rinascita Balcanica a Banja Luka, nella Republika Srpska (BH). Le informazioni sono tratte dagli archivi dei servizi segreti albanesi, che in questo periodo sono stati rispolverati, per portare alla luce delle verità. L'articolo fa parte di una serie di ricerche che stiamo conducendo sull'organizzazione della mafia balcanica, che ha formato una rete che si estende in tutta la regione e coopera con altre strutture.

----------- Message --------


----- Message from xxxxxxxx -----
Date: Tue, 28 Jan 2009 10:88:33 +0100
From: Roberto Saviano


Grazie. Potrei avere la email della giornalista albanese?
mi segnalate gli altri lavori sulle mafie balcaniche che avete fatto?
vi ringrazio

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Come si può notare, il caro Saviano monitorava già da tempo le informazioni pubblicate in internet dal nostro portale e dal Blog, senza però che la fonte delle notizie 'balcaniche' sia stata mai rivelata. D'altro canto, prima di tale fortuito incontro, la nostra organizzazione aveva già avuto modo di esprimere le sue riserve nei confronti di Saviano e della sua campagna giornalistica ben mirata a colpire determinate strutture di potere ( La Camorra e il sistema ,Uno spettacolo fratricida ), essendo consapevoli che certe verità, quando raggiungono una così vasta scala mediatica non sono mai "scomode", bensì utilissime alla destabilizzazione dei Governi, di determinati equilibri e per alimentare la campagna mediatica di discredito. Rilanciare oggi la teoria della mafia transnazionale - che noi come primo media abbiamo lanciato spiegando il concetto d Santa Alleanza Balcanica - non è altro che un modo per restare sulla cresta dell'onda, al servizio di determinate lobbies di potere. Già osservando quali siano le controparti di questo giornalista, giornali i cui proventi sono di dubbia origine o derivanti da reti finanziate da grandi filantropi ( si veda il caso della Open Society Institute ) fa capire uno dei tanti aspetti della 'mafia della editoria'.

Ci chiediamo come mai Saviano parla di Saric in Montenegro, in un momento in cui sono sempre più duri gli attacchi rivolti all'ex premier Milo Djukanovic e ai rapporti istituzionali con l'Italia, a seguito della campagna di trasparenza intrapresa dalla MANS e dai suoi finanziatori. La sua sfera di interesse sembra si stia spostando in un'area che è tra l'altro nevralgica per l'interconnessione tra l' Italia e i Balcani, ma anche per altre strutture come la rete di George Soros. Se davvero Saviano volesse capire gli arcani misteri balcanici, potrebbe cominciare dalle connessioni tra Vatican -IOR e regime Ustasha, oppure dalle operazioni di riciclaggio delle banche svizzere o (perchè no) dal caso Telekom Srbija. Tuttavia, fin quando continuerà a ripetere ciò che altri giornalisti hanno scritto con coraggio, senza pubblicare documenti o prove certe, resterà un semplice servo dei poteri, un eroe sintetico di questa società controllata dal web e dai socialnetwork, che manipola le masse in nome di una falsa battaglia contro la mafia. Allora è proprio vero che "ci sono eroi sconosciuti che hanno dato la vita, e sono ricordati nel cuore di poche persone. Poi ci sono eroi che sono ricordati solo per un mese, perchè hanno combattuto guerre sbagliate con nemici sbagliati. Questi sono gli assassini dei nostri veri eroi".

10 marzo 2011

La rete di Soros che finanzia il crimine invisibile


Con una risoluzione del Parlamento Europeo, l'Unione Europea chiede al Montenegro di pubblicare tutti gli allegati e i documenti collegati all'accordo raggiunto con l'Italia in merito alla realizzazione dell'elettrodotto Tivat-Pescara di Terna. Sembra che sia stata così ascoltata la battaglia portata avanti dalle ONG e i comitati di consumatori per fermare uno tra i più importanti progetti energetici italiani nei Balcani, sollevando il problema della tutela ambientale. Un esito anticipato dalle analisi dell'Osservatorio Italiano, e che prende oggi delle sfumature molto particolari, in relazione al timore dell'insicurezza energetica creatasi dopo le rivoluzioni del Nord Africa, e al nuovo ruolo che i Balcani stanno assumendo nella cosiddetta 'nuova cortina di ferro' dell'energia. Da mesi, infatti, le varie organizzazioni ed associazioni erano in fibrillazione per preparare la campagna di dossieraggio e dissenso contro gli investimenti in Montenegro ed in tutti Balcani delle società italiane e russe, in antagonismo con le grandi multinazionali energetiche e le lobbies angloamericane. In prima fila la Rete per l'affermazione delle ONG, MANS, che ha aperto una dura campagna di anti-corruzione con la complicità di giornali cosidetti indipendenti, nei confronti del Governo Djukanovic, e soprattutto di A2A e Terna, sparando a zero su ogni tipo di programma di investimento.

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La Open Society Institute. Nonostante la ONG faccia della trasparenza e della difesa dei diritti della società civile un dogma ad ispirazione della sua missione, va sottolineato che questa organizzazione è lautamente finanziata da enti (Donatori MANS) come Rockefeller Brothers Fund, Microsoft Corporation, Transparency International ma soprattutto dalla Open Society Institute del filantropo George Soros. La sua è una controversa figura che, oltre a ricordare speculazioni e spregiudicati investimenti, rappresenta oggi il simbolo delle moderne rivoluzioni sintetiche, all'avanguardia negli strumenti di disinformazione, di contro-informazione e di intelligence. La sua vera storia ci porta fino alle Antille Olandesi, luogo adatto per nascondere qualcosa e creare società off-shore mediante le quali con bonds e fondi di investimento riciclare e moltiplicare denaro, come un "miracolo dei pani e dei pesci". "Fate come io dico, e non io faccio", la storia è sostanzialmente questa: predicare la lotta alla corruzione e al conflitto di interesse, per poi avere al proprio interno una enorme contraddizione. Non dimentichiamo che proprio in questi giorni il Soros Fund Management crea il private equity Silver Lake Kraftwerk, che investirà in imprese in start-up nei settori delle energie rinnovabili, delle reti elettriche e dell'efficienza energetica. Inoltre, il Quantum Fund di Soros e la Fondazione legata all'ex segretario di Stato americano, la 'clintoniana' Madeleine Albright, stanno acquistando una partecipazione di controllo nella APR Energy, società che fornisce energia elettrica soprattutto nei paesi in via di sviluppo, investendo 250 milioni di dollari.

Le rivoluzioni colorate. Il conflitto di interesse della MANS, in relazione alla sua campagna di trasparenza sugli investimenti energetici italiani, è sin troppo evidente, anche se può sembrare fatta in buona fede. Lottano senza sosta, non si sa bene per quale causa, in nome di una sedicente democrazia che neanche in America esiste, e nei fatti nessun Paese al mondo l'ha conosciuta. Qual è dunque la vittoria delle ONG e della Open Society Institute finanziata con miliardi di dollari all'anno provenienti dall'oscuro patrimonio di Soros. Ricordando la storia di questa fondazione - che ha finanziato le più celebri rivoluzioni colorate degli anni '90 proprio per 'aprire i Paesi in via di transizione al liberismo e alla democrazia' - non è difficile capire lo scopo di tali campagne velate di giustizialismo e valori pseudo-democratici, volte così a costruire il dissenso in società dagli equilibri già precari e foriere di malcontenti e malesseri. La lotta alla corruzione diventa così uno strumento, un mezzo, per arrivare a scardinare dei rapporti informali o degli accordi taciti tra popoli, classi politiche e compagnie, sulla base dei quali si è costruito un equilibrio all'interno di Paesi così complessi, come appunto i Balcani.


Per far questo si usano moderne tecnologie di comunicazione, come i social network, un linguaggio standardizzato, slogan ed ideali sintetici, giovani e anonimi leader, media e quotidiani al soldo degli interessi delle grandi società. E poi tanto, tanto denaro, riversato nelle campagne di lotta alla criminalità e alla corruzione per finanziare la macchina invisibile, un braccio armato silenzioso che sferra le rivoluzioni colorate del global-english, prive di un programma e senza un'idea, ma con il mito della corruzione e del conflitto di interesse. E quando qualcosa va storto, la si mette sempre sulla questione morale, per poi cadere sempre più in basso con le proteste e gli scontri di quartiere, tra hoolgans, disoccupati e veterani. Tutto ciò serve appunto per destabilizzare i Governi, manipolare le masse e mettere al potere classi politiche consenzienti, creare concorrenze sleali e cancellare progetti alternativi, una sorta di lustrazione silenziosa, che non passa attraverso le istituzioni, le procure o le leggi. La democrazia diventa un baluardo dietro il quale nascondersi, mentre il ricatto è la vera arma per portare a buon fine progetti affaristici spregiudicati, speculazioni e scalate ostili, privatizzazioni selvagge e colonizzazioni.


La disinformazione e il cybercrimine. E' una storia lunga quella di questi signori, perchè hanno bombardato Paesi per imporre il loro regime di potere e di influenza, ed ora continuano a tessere la loro tela per rafforzare la loro zona di influenza. Nei Balcani arrivano ogni giorno miliardi di dollari da ogni tipo di ente ed istituzione, che confluiscono nelle casse di entità come International Crisis Group, Human Right Wacht, Transparency International, che stanno estendendo la loro rete con campagne mediatiche, dossier ed investigazioni: file, archivi, indagini ed indiscrezioni, tutto viene messo sul web per alimentare il flusso di informazioni dei media locali, scagliati contro i politici locali, le società estere e i nuovi investitori. E' in atto una guerra vera e proprio, in cui la disinformazione è la vera arma del cyber crimine, mentre la vera informazione è l'unico strumento di difesa. Un monito questo da tempo lanciato dall'Osservatorio Italiano, che ha parlato del progetto di Wikileaks ( si veda Lo scontro tra potere ortodosso e lobbies della cybernetica ) - che tra l'altro sembra sia finanziato anch'essa dalla Open Society Institute - come una "macchina dei messaggi" per distruggere il concetto del 'documento segreto' e far crollare ogni barriera al filtro dell'informazione istituzionale. Questo è stato da noi definito 'crimine invisibile', la cui pericolosità sta venendo alla luce.


Si pensi al caso dell'Italia, dove il Premier Berlusconi, le sue televisioni e il suo conflitto di interesse sono oggetto di perenni di discussioni, ed ora anche oggetto di odio del cosiddetto 'Popolo viola'. Al contrario nessuno parla di Murdoch e del controllo quasi planetario dell'informazione, eppure nessuno ha mai sollevato un dito. Ovviamente, la denigrazione dell'Italia ha un significato nel mosaico di ricostruzione delle zone di influenza nel Mediterraneo, e nelle nuove guerre per il controllo del petrolio e delle risorse energetiche nel Nord Africa, sotto i colpi delle rivolte mediatiche. Purtroppo chi lavora in queste organizzazioni si rende complice di un crimine molto grave. Esempio eclatante quello della scoperta di una "fossa comune in Libia" (VIDEO), che però già esisteva nell'Agosto del 2010 (FOTO - Coordinate Google Map): ecco le prove delle guerre umanitarie della democrazia. Oggi come ieri, la Bosnia e i Balcani hanno ancora molto da insegnare.