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31 luglio 2009

Ristrutturazione del Sistema-Italia: cominciando da Rinascita Balcanica


Atene - Si compiace "con Di Biagio, ma anche con Narducci e gli altri deputati che si sono fatti interpreti delle problematiche degli italiani all'estero", Angelo Saracini, già presidente del Comites di Atene, che, dopo aver letto "con interesse" l'articolo "Il rinnovamento del Sistema Italia" a firma Federica Polegri (PdL in Australia) sulla "imminente ristrutturazione e abolizione di molte istituzioni italiane all'estero", ricorda, "ancora una volta, che esiste già un esempio di efficienza italiana all'estero". "Si tratta", spiega Saracini, "di un'organizzazione di giovani italiani che opera nei Balcani da anni, a sostegno della imprenditorialità italiana all'estero, che potrebbe essere già di supporto al nostro Governo per quanto riguarda il miglioramento della gestione delle informazioni per le imprese italiane. Sta avendo già molto successo l'iniziativa dell'Osservatorio Italiano, una pagina in italiano all'interno di un quotidiano estero, nata proprio dalla collaborazione di nostri cittadini con giornalisti dei Balcani".

Ma non solo. Sottolinea, infatti, Angelo Saracini che "varie associazioni, liberi professionisti e imprese si stanno unendo in un grande consorzio italiano, che viene definito come una "Tela Cibernetica", perché usa i sistemi elettronici per unire e condividere il lavoro e le risorse di tutti. Tramite una serie di alleanze, questo progetto può contare stabilmente su una rete di imprese italiane ma anche locali, che già hanno potuto apprezzare la serietà e la professionalità dell'informazione che forniscono, ricavandone notevoli vantaggi per le loro attività". "Michele Altamura e il suo gruppo", continua il connazionale da Atene, "stanno coinvolgendo molte persone con il loro "entusiasmo editoriale" e già molti media esteri sono pronti a dar loro uno spazio. Questa è la dimostrazione dell'esistenza di un esempio unico nel suo genere e oggi il 70% delle informazioni balcaniche in lingua italiana (e in generale europea) è in mano a Rinascita Balcanica". "Come è evidente", osserva Saracini, "questa è un'opera costosissima, che neanche le istituzioni statali sono state in grado di offrire agli imprenditori, nonostante i fondi e le risorse profuse. E parliamo di milioni di euro".

Per Angelo Saracini è "interessante e anche importante sostenere queste iniziative che si presentano con tanta autorevolezza sulla scena internazionale ed in particolare in Europa, tra l'altro in un momento in cui si dovrà applicare il Trattato di Lisbona e molte delle nostre istituzioni all'estero dovranno essere ridimensionate. Tutto questo andrà a svantaggio dei servizi per gli italiani all'estero, che si sentiranno abbandonati da un Sistema Italia che prima, bene o male, offriva un ragguardevole servizio, con ambasciate, consolati, istituti di cultura, Ice, scuole italiane, Camere di Commercio. Tuttavia", conclude, "possiamo cogliere l'occasione di tale ristrutturazione per rilanciare quanto fatto in passato e renderlo all'avanguardia e innovativo, con nuovi strumenti di lavoro più competitivi, che ci permetteranno di ottenere degli ottimi risultati anche con minori risorse, se ben usate". (Aise)

Il terrorismo balcanico 'made in USA'


Il terrorismo balcanico continua a far parlare di sé, dopo che due giorni fa è stato arrestato un gruppo di sette persone nel Nort Carolina (USA) , dopo che la polizia ha scoperto che il gruppo si stava preparando per vari attacchi terroristici in Pakistan, Israele , Giordania e negli stessi Balcani. Un'organizzazione che è stata definita proprio “rete balcanica” , scoperta “casualmente” dopo che è stato fermato un uomo senza il permesso di soggiorno.Il caso del North Carolina ci ricorda uno simile, verificatosi un paio mesi fa, quando sono stati arrestati quattro albanesi, tre macedoni e un kosovaro, con l'accusa di pianificazione di un attacco alla base militare americana di Fort Dicks.

Sono ormai anni che esperti e giornalisti della Bosnia avvertono sull'esistenza di legami decennali tra i gruppi islamici dal vecchio esercito dei mujahedin ai pericolosi terroristi internazionali. Legami comprovati dal fatto che molti dei veterani e degli ex membri dell'unità musulmana dell'esercito bosniaco ora hanno cittadinanza bosniaca, grazie a varie concessioni da parte del Governo della Federazione di BiH e a vari matrimoni con donne musulmane. Sono molti gli esempi che potremmo farvi, cominciando proprio dal caso di Ali Hamad che, dopo 12 anni è stato deportato lo scorso 31 marzo nel Bahrein, suo paese d'origine, ed era anche l`unico mujahedin che ha accettato di testimoniare contro l'esercito bosniaco, tra cui il comandante musulmano Rasim Delic. Un altro può essere Abu Hamza, Karay Kamel Bin Ali, cittadino bosniaco e sposato con una donna bosniaca, il quale è fuggito proprio in questi giorni dal carcere di Zenica, mentre era in vacanza grazie ad un permesso concesso dalle autorità bosniache. Ora il ministero della sicurezza di BIH ha proclamato Abu Hamza un pericolo per la “sicurezza nazionale”, cosa che invece non è accaduto quando combatteva la guerra per l'Islam contro i serbi.

Nei fatti, i mercenari islamici giunti dall'altra parte del mondo per fare la Guerra Santa contro i cristiani nel cuore dell'Europa, non hanno subito alcuna conseguenza, e hanno pienamente adempiuto il loro obiettivo, ossia compiere attentati in diverse parti del mondo dopo essere stati addestrati in Bosnia: i casi più noti sono gli attacchi di Madrid, organizzati dati terroristi addestrati in Bosnia e Jakarta. La Bosnia non ha mosso un dito contro di loro, lasciandoli vivere tranquillamente nelle loro nuove case e nuove famiglie, con la cittadinanza bosniaca. Tra i maggiori fautori di questa situazione è stato proprio il Ministro Tarik Sadovic, che ha dovuto rassegnare le sue dimissioni proprio perché era l'uomo chiave degli aiuti ai mujahedin, e qualcuno non avrebbe certo accettato le rivelazioni sui coinvolgimenti della Comunità Internazionale nelle operazioni di addestramento e trasferimento dai paesi arabi nel cuore dell'Europa. Il terrorismo balcanico continua a far parlare di sé, dopo che due giorni fa è stato arrestato un gruppo di sette persone nel Nort Carolina (USA) , dopo che la polizia ha scoperto che il gruppo si stava preparando per vari attacchi terroristici in Pakistan, Israele , Giordania e negli stessi Balcani.

Un'organizzazione che è stata definita proprio “rete balcanica” , scoperta “casualmente” dopo che è stato fermato un uomo senza il permesso di soggiorno.Il caso del North Carolina ci ricorda uno simile, verificatosi un paio mesi fa, quando sono stati arrestati quattro albanesi, tre macedoni e un kosovaro, con l'accusa di pianificazione di un attacco alla base militare americana di Fort Dicks. Vivendo in un quartiere del North Carolina, le sette persone sono stata prese nel corso di un'unica azione dell'FBI, trovando nelle loro case anche vari tipi di armi. I loro vicini, sotto shock, hanno confermato che erano "davvero dei vicini silenziosi e che non davano mai fastidio a nessuno". “L'operazione ha dimostrato che in America, tra di noi, vive gente pronta ad uccidere” , ha dichiarato l'agente speciale dell' FBI, Oven Harris, al quotidiano di Rolly (capitale del North Carolina) "News and Observer" .
Tra gli arresti del North Carolina vi è Hisen Scherifi , 24 anni , albanese di Kosovo, la cui permanenza in America non era documentata da nessun visto, ma solo da un passaporto dello "Stato indipendente del Kosovo". Da lui è stato possibile identificare Anes Subasic, 33 anni , profugo con nazionalità bosniaca nato a Banjaluka,ma con cittadinanza americana. Uno dei membri del Gruppo dei esperti per la lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata, Dzevad Galijasevic, ha confermato che Subasic è nato in Bosnia e fa parte del cosiddetto “gruppo della Bosnia”, che opera sul territorio americano. Si tratta di persone che, durante la guerra nella ex Jugoslavia, si sono rifugiati in America quando erano solo minorenni, per essere poi reclutati in campi di addestramento su territorio americano. Uno dei campi era diretto da un ex membro dell'esercito “El Mujahedin”, Abu Mali, che ora vive in libertà sotto il falso nome bosniaco-musulmano Safet Catovic.

A coordinare il gruppo è un americano, titolare di un'azienda edile, Daniel Patrick Boyd (39 anni) addestrato in Bosnia. Membri della cella islamista erano i due figli di Daniel, Zacharia (20) e Dilan (22), insieme con Mohamad Omar Ali Hasan (22) e Ziad Jagi (21), che vivevano nella stessa città. Lo scopo dei loro attacchi, come riferito dalle autorità statunitensi, era Israele e altri Paesi nell'Europa dell'est, tra cui anche il Kosovo. In particolare, Adem Scherifi, si è recato un anno fa a Pristina con l'intenzione di portare a termine un “attacco jihadista”; in tale occasione, il 26 novembre scorso, è stato intercettato un messaggio in cui diceva: “Che vada tutto bene come pianificato. Allah ha aperto la strada”. Nel mese di aprile è poi tornato in America per raccogliere i mezzi finanziari e i mercenari dell'esercito dei mujahedin, per poi organizzare su un suolo privato un campo di addestramento e poligono per l'uso delle armi. Il suo collaboratore era Subasic , impegnato nel trasferimento dei due jihadisti all'estero e nel fornire a Boyd un passaporto nuovo con falso nome.
Figlio di un Marine, Boyd ha vissuto in gioventù a Washington, e ora vive con la sua famiglia a Raleigh ( North Carolina). "Boyd era collegato ai vecchi campi in Pakistan e Afghanistan, e per tre anni ha cospirato con gli altri membri, reclutando giovani e trasferendoli in Medioriente per essere assassini", come affermato dall'assistente del Procuratore avvocato generale, David Kris. Lo stesso Daniel Boyd è stato addestrato tra il 1989 al 1992 in campi terroristici, dopodichè ha combattuto in Afghanistan contro i russi. Dopo si è unito ad un gruppo di jihadisti in Israele, Palestina, Kosovo e Bosnia. Per oltre tre anni della sua vita ha viaggiato in Medioriente segretamente, comprando armi e trasferendole al suo gruppo, che intanto programmava rapimenti, omicidi e ricatti alla gente. Due anni fa, in viaggio con la sua famiglia, Boyd e suo figlio sono stati fermati e poi respinti nel 2007 sulla frontiera di Israele, in quanto non hanno fornito un motivo per il loro viaggio in Terra Santa. La moglie disse che il motivo del loro viaggio era un semplice “pellegrinaggio”, che nel linguaggio della criminalità si trasforma in "viaggi per reperire risorse e armi".

Questo tipo di notizie da sempre spaventano il popolo americano, che rimane terrorizzato al pensiero di vivere al fianco di terroristi, per giunta con cittadinanza americana. Tuttavia rappresenta una prova evidente delle ragioni del popolo serbo, che da anni denunciano “il genocidio” perpetrato dai mercenari mujahedin in Bosnia, mentre la stessa America partecipava al loro addestramento. Nel tempo hanno continuato ad essere delle cellule attive, a combattere la loro Guerra Santa, e si stanno trasformando in un boomerang contro coloro che li hanno plasmati. D'altro canto, sembra che esistono due tipi di correnti all'interno della CIA, una che combatte il terrorismo e l'altro che lo aiuta per propri interessi finanziari, assoldando mercenari in Paesi poveri e in Guerra. Sapendo questo, si possono scoprire i veri motivi della nascita del terrorismo, diventato una realtà che non si potrà più controllare. Una polveriera resta sempre la Bosnia, dove le cellule terroristiche sono state aiutate da coloro che cercavano una base di controllo per l'Europa. L'esistenza di questi gruppi terroristici è confermata anche dall'esperto internazionale per il terrorismo , Evan Colmar, secondo cui “in Bosnia esistono un paio di tipi di terrorismo, c'è chi nega o disinforma o non sa nulla dei fatti”. I politici e le altre autorità in BiH devono sapere che, fin quando proclamano un proprio cittadino come “pericolo per la sicurezza nazionale” ma lasciano che altri terroristi come lui vivano liberalmente con la cittadinanza bosniaca, non potranno mai lamentarsi che l'Europa non li ha voluti nella lista bianca di Schengen.

28 luglio 2009

Il piano infernale del traffico delle sigarette


La cronaca di oggi, che vede la strenua lotta dell'Unione Europea contro la criminalità organizzata nei Balcani e il coinvolgimento di molti dei personaggi che costituivano i vertici politici della ex Jugoslavia, si unisce e si mescola alla storia recente degli anni '90 dei Balcani, ed in particolare del Montenegro. Protagonista indiscusso di tutti i traffici è il Premier Milo Djukanovic e la sua “scorta” di banchieri, investitori, diplomatici e malavitosi, nonché di tutti coloro che lo hanno aiutato a costruire il suo “regno” , e che ora, da un momento all'altro, possono cadere e lasciare solo fumo, come la memoria di una politica basata sulla criminalità.

L'ex consigliere di Milo Djukanovic, Ratko Knezevic, ha deciso di parlare dopo tanti anni di silenzio, riaprendo la vecchia ferita relativa a coinvolgimenti politici, traffici e assassini, come quello del giornalista croato del Nacional , Ivo Pukanic. Knezevic ritiene che il giornalista che ha scoperto la truffa del traffico di sigarette è stato ucciso dalla più grande “organizzazione mafiosa nei Balcani del XX secolo”, ed ora la sua stessa vita è messa in pericolo da quel cosiddetto “piano infernale”. Ex giornalista per i media croati, sloveni e serbi, per cui lavorava come reporter, Knezevic è poi entrato nella carriera del “business”. Era un grande amico di Djukanovic e, spendendo il suo nome, ha condotto negli anni '90 la missione commerciale montenegrina in America. Dopo che la storia di Djukanovic è finita sul giornale croato Nacional, sono stati pubblicati anche un paio di articoli sul traffico delle sigarette. Molti hanno creduto che dietro quella pubblicazione vi fosse Knezevic, anche in virtù della stretta amicizia che aveva con il giornalista croato Ivo Pukanic. Blagoje Baja Sekulic, stretto amico di Stanko Subotic Cane, ha confermato nella sua ultima intervista che Knezevic, tramite lui, ha chiesto a Subotic 1.6 milioni di euro per fermare gli articoli del Nacional. Un paio di giorni dopo questa intervista Sekulic è stato ucciso.

Documenti contraffati di Orazio Porro ,
nato il 14 Aprile 1956 a Bari,
divenuto Ferdinando Pugliese.
Membro della rete del traffico di sigarette Bar-Bari
.
Source: dossier del Direzione investigativa anti-mafia di Bari

Nella sua intervista lasciata al quotidiano montenegrino Vjesti, Knezevic conferma che durante questi anni ha subito molte minacce da parte degli “amici” di Djukanovic, tra cui anche Stanko Subotic Cane. “Dopo le tantissime minacce di Subotic, mi sono rivolto a Djukanovic scrivendogli una lettera nel 2001, in cui ho spiegato che sono stato minacciato. La lettera è stata inviata e firmata anche dal mio avvocato americano, per poi essere consegnata a Djukanovic durante la sua visita negli Stati Uniti, presso l'hotel Four Seasons di Washington. La copia è stata inoltrata anche all'FBI, e ai servizi di sicurezza dei Paesi in cui io ho la cittadinanza (Gran Bretagna e Croazia). La lettera è stata data anche all'ambasciatore americano William Montgomery durante la sua missione in Serbia-Montenegro. Allo stesso modo, è stata spedita anche ai responsabili ufficiali dei servizi di sicurezza italiani - dichiara Knezevic continuando - i nostri giornali hanno pubblicato le trascrizioni della telefonata avvenuta tra Dusanka Jeknic e Dusko Marovic, il capo dei servizi segreti del Montenegro, e Aco Djukanovic, Zoran Jovanovic, che era la scorta di Djukanovic, e lo stesso Milo Djukanovic. In quella telefonata conferma che sono stato seguito e che “gli amici di suo fratello si occupano di me” ", afferma Knezevic. Per proteggersi da queste minacce, afferma di aver chiesto aiuto personalmente, all'ambasciatore William Montgomery, con cui dice di avere delle buone relazioni. È stato anche suo ospite all'interno della prima nave portaerei americana “Dwight Eisenhower”, in occasione del suo attracco nel 2000 a Dubrovnik, come unico cittadino del Montenegro. In questa occasione Montgomery dice: "Vorrei Volontariamente chiamare anche i tuoi amici del Montengro, ma non posso per motivi del passato. Così tu rappresenti il Montenegro", come affermato da Knezevic, volendo così dimostrare i suoi buoni legami con la diplomazia internazionale, e soprattutto con quella americana. Ora, come dichiara Knezevic, sia lui sia Montgomery (casualmente) lavorano per la stessa azienda croata come consulenti, senza però dire di che azienda si tratti.

Frammenti delle agendine telefoniche sequestrate dalla Procura di Bari





Knezevic ribadisce più di una volta che, se il Nacional di Pukanic non avesse scoperto la "mafia delle sigarette" , i destini di Serbia, Montenegro e Croazia sarebbero stati manovrati tutt'oggi. La vita di Pukanic è una “cronaca della morte annunciata” , come afferma Knezevic, perchè poteva chiudere tutte le strade aperte dei traffici nei Balcani. Come ha fatto Subotic nella sua recente intervista per i giornali croati, anche lui conferma il coinvolgimento dei poteri politici nella criminalità organizzata. Subotic aveva detto che, allora, diede 10 milioni di euro per il Partito Democratico in Serbia (SD), tentando anche di portare al Governo della Macedonia il suo consigliere Srdan Kerim, che è stato poi ostacolato da Gruevski. La ragnatela che ha costruito in questi anni nei Balcani - tra criminali, politici, media, Comunità Internazionale e vari personaggi che circolavano in queste zone - ora sta entrando nell'ombra della lotte contra la criminalità organizzata della UE, per lasciare una possibilità per la liberalizzazione dei visti per Montenegro, Serbia e Macedonia . Tuttavia, l'Europa e la Comunità Internazionale non lasceranno la possibilità di aprire il libero mercato per la merce “illegale” trafficata . Proprio per questo, le rivelazioni di Knezevic dimostrano che è giunto il momento che "i topi abbandonino la nave che sta sprofondando". Lo stesso Knezevic, accusato da molti di loro per traffico di armi anche nel periodo dell'embargo dell'ONU nel corso della sua collaborazione con il generale croato Hrvoje Petrac, nega tutto e conferma che non ha subito nessun processo.

Mentre si dice completamente estraneo da tutti quegli altri attori del palcoscenico del traffico delle sigarette, sostiene che vi siano altre persone che avrebbero dovuto essere arrestate e portate dinanzi al Tribunale dell'Aja o di Bari. Al contrario, Djukanovic è riuscito ad ottenere la sospensione dell'accusa dopo l'archiviazione del caso godendo della immunità parlamentare. Il Premier ha, infatti, avuto la brillante idea di far dimettere da Premier Zeljko Sturanovic per prendere il suo posto, mantenendo così la sua immunità diplomatica. Dopo sono partite due operazioni, una in Italia (la primavera) e una in Serbia (la rete), per fermare il traffico delle sigarette sul territorio di Balcani, e poter dire che la criminalità in questa regione sta giungendo alla fine. Un esempio è anche l`ultima cattura di Stanko Subotic Cane a Mosca, rilasciato subito dopo. Secondo Knezevic, ciò è accaduto grazie a Oleg Deripaska e Zoran Becirevic, "gli amici di Djukanovic", per ottenere poi in Montenegro alcuni favori per il rilascio di licenze e privatizzazioni. E' cosa nota che Subotic ha ricevuto, nell'hotel Ritz Carlton, la visita del suo amico Djukanovic. “Non deve sorprendere che, con i primi segnali di crisi, saranno messi in discussione gli interessi di qualcuno, usciranno le immagini delle feste di Cane con gli effetti speciali inscenati in quell'albergo”, dichiara Knezevic.

Per quanto riguarda Zoran Becirevic, negli ultimi decenni ha avuto una grandissima carriera in Russia, come spiega Knezevic. Nato a Kolasin, in Montenegro, amico stretto di Djukanovic e consigliere in Russia di Milan Rocen, prima era un rappresentante delle aziende montenegrine a Mosca. Stanko Subotic Cane era uno dei suoi clienti, con due aziende, una nel Liechtenstein (CODEX Ltd.) e l'altra a Cipro (Dulwich), e tra il 1999 e 2000 ha trasferito oltre un 1.1 miliardi di euro. Sembrerebbe che quegli effetti speciali avranno un forte impatto, ma solo per ciò che piacerà alla politica internazionale, che non permetterà mai la fuoriuscita di certi scandali. Infatti, nel corso di un incontro tra Djukanovic e Robert Gelbard (inviato speciale nei Balcani dell'Amministrazione Clinton) e Endy Berr (consigliere di Clinton per l'antiterrorismo) e lo stesso Knezevic, avvenuto nel 1999, ossia subito dopo la crisi in Kosovo, il diplomatico americano conferma a Djukanovic: "Signor Presidente, ora avete i vostri abiti, soldi liquidi nei conti correnti e so che avete comprato un nuovo aereo. Ora è giunto il tempo che con il nostro aiuto serva a creare uno Stato democratico, una vetrina delle nostre idee su come devono essere ripianificati i Balcani in un domani. Sappiamo anche che, tramite il vostro calciatore Predrag Mijatovic, avete ottenuto un appuntamento con il proprietario di una Banca a Ginevra, un certo signor Bruce Rapaport, per questo sabato. Sappiamo cosa vi offrirà questo signore, che si trova sulla nostra lista nera per riciclaggio di denaro. Non vi consiglio di andare all'appuntamento, questo non è il posto giusto e nemmeno un giusto contatto per voi…sapete dove è andato sabato? Era a Ginevra con il bancario con il quale è nata l'idea di creare in Montenegro una off -shore, che ha messo in crisi tutte le donazioni che l'America aveva dato al Montenegro”, conferma Knezevic riportando il dialogo di quel colloquio con l'inviato americano.

Sono questi i nuovi dettagli della storia del traffico di sigarette e delle vecchie barriere, che sono sempre mancati per riuscire a mettere le mani sui 'pezzi grossi' , mentre sono in corso le grandi azioni della polizia per prendere solo “i piccoli” attori di una rete organizzata. Come rilevato dal direttore della polizia montenegrina Veselin Veljovic, ci si chiede come mai Stanko Subotic Cane, ricercato dalla Interpol, è stato visto un paio di volte nella città di Pljevlja, mentre villeggiava nell'isola di Sveti Stefan e tranquillamente camminava con il sindaco della città e Zvezdan Terzic, ex Presidente della Nazionale di calcio della Serbia inquisito per truffe. Alla fine, la storia del “traffico” montenegrino è finita, come dimostrato anche il fatto che la mafia italo-polacca ha preso già il controllo dei traffici di sigarette della mafia balcanica. Due boss della Camorra si sono trasferiti in Polonia, e le sigarette dell'Ucraina e di altri paesi dell'Est vengono spedite in Europa con camion polacchi. Il boss di una piccola banda italo- polacca , che negli ultimi tre anni ha controllato 53 traffici e ha guadagnato 1,8 milioni di euro, era una donna di 45 anni. Il mercato si è già trasferito in Polonia, Ucraina e Romania, e nella scatola vuota delle sigarette montenegrine ora c'è posto solo per le accuse di tutti coloro che hanno partecipato in questi anni alla creazione di quella rete. Forse anche per questo Knezevic ha deciso di parlare proprio ora, uno dei più controversi personaggi della vita pubblica in Montenegro.

27 luglio 2009

Uranio impoverito e Balcani: sentenza tombale


Il Giudice del Tribunale di Bari, Giulia Romanazzi, accoglie la richiesta di archiviazione dell'indagine della procura per lesioni ed omicidi colposi sui militari italiani in missione nei Balcani, ammalatisi e,in alcuni casi,morti dopo essere stati esposti a radiazioni dell'uranio impoverito. Una tale decisione è stata motivata affermando che dagli atti dell'indagine emerge l'insussistenza di fattispecie colpose sotto il profilo della omissione della comunicazione e della precauzione da parte del ministero della Difesa italiano. "Il primo avvertimento sulla pericolosità dell'uranio da parte del Pentagono è del luglio 1999 e la prima direttiva del governo italiano del dicembre 1999", come afferma il Giudice, precisando che il governo italiano si è adeguato alla direttiva del ministero della Difesa statunitense. Inoltre, nella richiesta di archiviazione si scrive che "la prima direttiva tecnico-operativa del ministero risale al dicembre 1999 (...), e' evidente che le omissioni non potevano che essere di data precedente e che trattandosi di reati contravvenzionali prescrivibili al massimo in tre anni, nella migliore ipotesi accusatoria, il reato sarebbe prescritto a partire dal novembre/dicembre 2002". Argomentazioni che possono essere valide per un burocrate, ma inaccettabili per la società civile che aspetta sempre una condanna per gli atti di terrorismo nei confronti della popolazione.

Sentenza tombale. La sentenza emessa lo scorso 22 luglio 2009 dal tribunale di Bari, sulla vicenda delle morti da Uranio Impoverito, rappresenta una vera e propria pietra tombale sul desiderio di giustizia da parte dei familiari dei militari morti e degli ammalati nei Balcani a causa del “metallo del disonore”. Il dispositivo giudiziario, con cui lo Stato italiano, il Ministero della Difesa e l’intera catena di comando escono assolti dal non aver rispettato e messo in atto tutte le misure per cautelare preventivamente i militari italiani operanti in zone bombardate con proiettili ad U238, è degno del miglior dottor Azzeccagarbugli. "I generali italiani non sapevano della pericolosità dell’Uranio impoverito e quindi esso non era inserito nelle norme antinfortunistiche vigenti dal 91", mentre gli americani che invece lo sapevano da tempo, se ne sono ricordati di avvisarci solo nel luglio 1999, quando i soldati italiani operavano già in Kosovo nelle zone contaminate da oltre due mesi. Il Ministero della difesa impiegava solo… pochi mesi per tradurre dall’inglese il documento incriminato e a… dicembre “prontamente” emanava una direttiva cautelatrice verso il personale operante in zone “affette “ da uranio impoverito. Se reato c’è stato in quel ritardo comunque sarebbe prescrivibile secondo le normative vigenti, quindi come in una comune sentenza su una “normale”strage sul posto di lavoro, Dirigenti aziendali e capi reparto vanno tutti assolti!.

Errata Corrige . Dobbiamo dire che la Puglia, nella vicenda uranio, in campo giudiziario e in numero di militari colpiti da sindromi ascrivibili alla permanenza in zone di guerra, può vantare degli ottimi primati. In base al precedente dispositivo giudiziario, dello stesso Tribunale di Bari, si respingeva il nesso tra la casualità U238 e malattie e conseguenti morti e con la sentenza di ieri riteniamo che il Ministero della Difesa italiana potrà inviare una comunicazione di errata corrige al Pentagono, relativamente a quell’allarmistico documento del luglio 1999 e che dovrebbe recitare così: ” In base a sentenze emesse da Tribunale di Bari in aprile 2007 e luglio 2009 e visti i risultati clinici su cavie umane ( militari inviati in zone “concimate” con uranio impoverito) riteniamo inutili e dannose le allarmistiche disposizioni precauzionali da voi inviateci su U238. -STOP-Preghiamo emettere disposizione NATO di rettifica su vostro precedente documento_STOP”. Una volta tanto il diritto romano e la sua millenaria storia potrà dimostrare così la propria superiorità sull’agnostico e materialistico diritto anglosassone! Peccato però che quella sentenza non fa i conti con quanto noi denunciammo sulle pagine del Manifesto il 29 dicembre 2000, sin dai primi giorni in cui scoppiò il caso uranio, in cui parlammo di un muro di silenzio e di complicità NATO.

Tutti sapevano. Noi ribadiamo quanto già affermammo allora, tutti sapevano ma facevano finta di niente,troppe le coincidenze ce lo confermano! Andiamo per ordine: tra il 94 e il 95 vi sono quegli attacchi aerei NATO sulla Bosnia durante i quali vengono utilizzate per la prima volta sul territorio europeo i proiettili all'uranio. Nello stesso territorio, e guarda caso proprio nelle località serbe colpite, sono inviati come contingenti di pace i soldati del contingente italiano. E’ solo un caso quello che porta nello stesso periodo, lo Stato Maggiore Esercito alla richiesta di attrezzare una speciale unità di difesa NBC capace di muoversi su ambienti contaminati , in operazioni di pace "umanitarie"? Teoricamente dal 31 dicembre 95, ma operativamente dal 1998 , questa unità prende il nome di 7° Reggimento Difesa NBC "Cremona".Di questo reggimento la prima compagnia operativa anche se a ranghi ridotti dove muove i primi passi ? In Kosovo, naturalmente, nel luglio del 1999 ed ad onor di cronaca il nome di questa compagnia è veramente indicativo: PESTE. Sono delle operazioni di rilevazione e campionamento che vedono il nostro personale che con mezzi anche se limitati recarsi presso alcuni siti bombardati , in tute ed equipaggiamento protettivo e raccogliere campioni di "materiale contaminato". Lo scopo della prima missione è quello di mettere a frutto ciò che è stato loro insegnato presso la scuola interforze NBC di Rieti, presso il Comprensorio di Santa Lucia, sede del centro Tecnico dello Stabilimento Chimico di Civitavecchia e per alcuni ufficiali presso la NATO SCHOOL (SHAPE) a Oberammergau e presso il Collegio Militare Inglese (Shrivenham). E per caso, tra i manuali NATO, da essi studiati, non vi era anche quel documento sull’Uranio impoverito che giunse “ ufficialmente” sul tavolo del Ministero Difesa italiano con qualche anno di ritardo ? Solo coincidenze ed il muro di silenzio NATO può continuare a fare stragi impunemente.

Antonio Camuso

24 luglio 2009

Il “club di Londra” le sigarette del Montenegro e le Banche svizzere


Ratko Knezevic, ex stretto collaboratore di Milo Djukanovic, rompe il silenzio di anni e decide di raccontare i retroscena del traffico di sigarette in Montenegro e del riciclaggio di denaro in un'intervista per il Vjesti. Sembra conoscere bene gli eventi della "indipendenza del Montenegro", ma dimentica di spiegare molte cose, raccontando la sua personalissima versione che lo vedono "estraneo agli eventi".

Con un'intervista rilasciata al quotidiano Vjesti, Ratko Knezevic, ex stretto collaboratore di Milo Djukanovic, rompe il silenzio di anni e decide di raccontare i retroscena del traffico di sigarette in Montenegro e del riciclaggio di denaro mediante le banche svizzere. Si unisce al coro dei cospirazionisti dell'assassinio del giornalista croato Ivo Pukanic e parla di "cartello delle sigarette" come vecchio impero della Djukanovic-Subotic Cane. Sembra che vi sia come una mano che serpeggia nella crisi di questi Paesi in transizione e orchestra gli eventi con i suoi guanti bianchi, trasformando i criminali di una volta, in pseudo-pentiti, pronti a testimoniare di spontanea volontà. Ex registi delle operazioni di riciclaggio e referenti di quelle strane fondazioni bancarie e servizi segreti, ora cercano di uscire dall'ombra tentando il salto di qualità, con la scusa di aver ricevuto minacce di morte. Non a caso questo accade proprio in un momento in cui Serbia, Montenegro e Italia stanno raggiungendo un accordo nel tentativo di mettere fine ad un'annosa questione irrisolta. Knezevic si veste così da giustiziere, dimenticando di dire molte cose, come per esempio il suo ruolo all'interno della rete del riciclaggio e poi nel Caso Mattei (Podgoricka Banka - UBS Bank) che in questo mosaico è un tassello importante. Ma andiamo per gradi, e facciamo qualche passo indietro.

Knezevic, vive a Londra, e questa è la prima volta dopo cinque anni che rilascia una dichiarazione per i media e sul suo rapporto con Djukanovic, dopo che è stato chiamato a testimoniare proprio dalla procura di Bari, nell'ambito dell'inchiesta sul traffico di sigarette tra Montenegro e Italia (si veda Rapporto inchiesta DIA di Bari su traffico di sigarette e riciclaggio in Montenegro ). Interrogato dal PM Scelsi, Knezevic afferma di aver lavorato per molti anni come consulente finanziario nel Stati Uniti, per poi ritornare in Montenegro come impiegato per una banca inglese che intendeva privatizzare alcune proprietà del Paese, tuttavia controllate da Djukanovic e dalla sua gente. Allora il Montenegro investiva solo nel contrabbando delle sigarette e nell'alluminio, come spiega lo stesso Knezevic, dicendosi estraneo a tali affari condotti esclusivamente da Djukanovic, perchè preferiva interessarsi solo di "privatizzazioni e investimenti". Parla dunque di Djukanovic come un uomo che controlla tutto in Montenegro, e che vuole fare della provincia serba uno Stato indipendente auto-finanziandosi con il traffico di sigarette. Fu allora, nel 1996, che dice di aver incontrato a Roma "una persona di alto livello del Governo Italiano" che gli disse di raccomandare ai suoi collaboratori di fermare il contrabbando di sigarette. Di ritorno in Montenegro, dice di riferire il messaggio a Djukanovic, pianificando un incontro tra Maras (allora uomo cruciale di Djukanovic) e il rappresentante dei servizi italiani, il quale ha presentato un elenco di mandati di cattura di circa 30 persone con le prove del loro soggiorno in Montenegro, e delle intercettazioni degli italiani con il domicilio a Bar, Budva, Herceg Novi e dei discorsi dei loro "amici" montenegrini, lasciando così ad intendere i servizi italiani erano attivi in Montenegro, perché, ovviamente, controllava la propria mafia "in emigrazione ".

Si descrive, agli stessi PM di Bari, come una persona integra, che assiste come testimone oculare di quello che definisce "il piano di Djukanovic per l'indipendenza", dopo aver caldamente sconsigliato Milo da questo affare. Nella sua vita di "semplice consigliere e impiegato di banca" incontra molti esponenti della criminalità organizzata balcanica, come Stanko Subotic Cane, capo del traffico di sigarette nei Balcani e poi compagno di affari dello stesso Djukanovic. Stranamente, nella sua posizione di amico-consigliere, viene a conoscenza degli affari dettagliati della creazione della MTT (Montenegrin Transit Tobacco) che gestirà il traffico di sigarette tra Italia e Montenegro, pagando sonanti tangenti per ottenere le licenze di esportazioni delle sigarette dal Montenegro. Knezevic dice di conoscere bene anche "la parte italiana" dell'affare , sia della malavita della Sacra Conora Unita, che degli ambienti finanziari di Milano che hanno gestito il collegamento svizzero, e così il riciclaggio di denaro. Spiega, dunque, che tra il 1999 e il 2000 sono stati riciclati circa 2,3 miliardi di marchi, passando attraverso le società Codex del Lichtenstein e la cipriota Dulwich gestito - come già spiegato dalla procura di Bari - da Djukanovic e Cane Subotic. Tuttavia, il percorso dei soldi non si è fermato lì, in quanto parla dell'esistenza di altri tre conti che sono stati, secondo le loro parole, sotto il controllo Djukanovic. Si tratta di conti in una piccola banca di Chiasso, la Banca Svizzera italiana, nella UBS Bank di Cugy (vicino Zurigo) e di un conto di risparmio presso la UBS di Lugano. Le società di Cipro, come spiega Knezevic, venivano usate come punto di accumulazione del denaro, trasferito in veri e propri sacchi con aerei privati , e lo stesso aereo del governo del Montenegro, con la registrazione N999 CX.

Nella sua intervista lancia così un appello al Dipartimento per la lotta contro il riciclaggio di denaro, il pubblico ministero del Montenegro che facciano un controllo dei conti bancari di queste due società (CODEX srl. e Dulwich), così come i numeri di conto, i nomi delle banche, i nomi di corrieri , le date di partenza e l'atterraggio degli aeromobili, la loro registrazione, i nomi dei capitani. Dice di rivolgersi agli stessi inquirenti italiani, che hanno documentato tutto. A gran voce reclama giustizia per il Montenegro e così la defenestrazione di Djukanovic, "il reggente del Montenegro e il boss della mafia montenegrina". A lui collega anche l'omicidio di Ivo Pukanic, il quale aveva condotto un'inchiesta sul traffico di sigarette in Montenegro, ed in particolare sulle attività di Stanko Subotic Cane. Non dice, però, che lo stesso Subotic era stato costretto più volte a sborsare cospicui "pacchi regalo" al direttore del Nacional dietro i ricatti per il suo silenzio. Conosce altrettanto bene la storia del riciclaggio di denaro e del ponte Italia-Svizzera, ma dimentica di spiegare molte cose, raccontando la sua personalissima versione contornata di tratti di eroismo che non gli appartengono. Innanzitutto dovrebbe spiegare qual era il suo vero ruolo in questa storia, in quanto crediamo poco al fatto che era un impiegato di banche inglese ed americane, in quanto in realtà era un uomo delle banche, che ha usato Djukanovic per riciclare denaro, per arricchirsi da quel traffico e finanziare altri affari, anch'essi poco ortodossi. In secondo luogo, Knezevic ha affermato per i PM di Bari che un gruppo di italiani "hanno comprato bonds (collaterali) contro somme in garanzia emesse dal Governo Montenegrino presso la Podgorica Banka, per creare dei fondi di sviluppo per il Montenegro" ; spiega anche i conti della Podgorica Banca presso la UBS a Zurigo sono stati bloccati perché quelle garanzie non sono state pagate, considerando che non è stato presentato alcun progetto reale che testimoniasse l'utilizzo di quei soldi.

Però dovrebbe dirci perché si trovava all'Hotel Principe di Savoia di Milano presentandosi come rappresentante ufficiale del Montenegro, accompagnato dall'allora Ministro delle Finanze Predrag Goranovic, per incontrare Oriano Mattei, che aveva curato l'operazione della emissione dei collaterali. In quella occasione lo stesso Knezevic ha minacciato con modi mafiosi ed intimidatori Mattei e la sua famiglia, affinchè mettesse fine ad ogni tentativo di far intervenire le istituzioni e gli inquirenti. Infine, deve spiegare perché, dopo anni silenzio, decide di parlare dall'alto della sua "cittadinanza londinese", come portavoce della lobby anglosassone che fa sentire ancora la sua voce per destabilizzare il Montenegro e il nuovo legame con Serbia e Italia. Knezevic diventa il portavoce-pentito del Club di Londra, di quella lobby bancaria inglese che ha deciso di sferrare un altro attacco all'Italia, cominciando proprio da un affare irrisolto. Nei fatti, Djukanovic è sicuramente colui che ha usato i canali illeciti della criminalità organizzata per finanziare l'indipendenza del Montenegro, e l'intervista di Knezevic non aggiunge nulla di nuovo a quanto scoperto dagli inquirenti di Bari. E' chiaro, invece, che l'obiettivo non è solo Djukanovic, ma tutto ciò che è stato dietro di lui e cosa c'è anche adesso.

22 luglio 2009

La politica guidata dalla mafia bancaria


Il nuovo libro del giornalista croato Domagoj Margetic, dal titolo “La mafia bancaria”, descrive in maniera molto dettagliata i coinvolgimenti della élite politica croata con il crimine organizzato, e lo stesso settore bancario. Sia le banche locali che quelle internazionali che operano nei Balcani, sono riuscite a creare delle strutture intoccabili che, da anni, senza nessun ostacolo, dirigono “la politica finanziaria”. Esposto molte volte a minacce e attacchi da parte di funzionari o agenti croati, Domagoj Margetic è riuscito, dopo tanto tempo, a pubblicare il suo libro in cui dimostra i fatti sulla base di documenti riservati, raccolti durante la sua lunghissima ricerca investigativa. Con questo libro, Margetic svela il ruolo dei politici croati nella catena della criminalità organizzata internazionale.

Il suo libro, “La mafia bancaria”, è stato finalmente pubblicato e poi presentato, lo scorso 26 giugno a Zagabria, dopo anni di ostruzionismo da parte dei poteri politici. Quali problemi ha affrontato durante la stesura di questo libro?
Il mio libro doveva essere pubblicato molto tempo fa. Nel frattempo, durante il mio lavoro e la ricerca da me condotta, in prima persona, sono stato contattato da varie persone. Il primo a chiamarmi è stato il Ministro della Salute, Andria Hebrang, nonché deputato presso il Parlamento croato, il quale minacciandomi ha detto: “Se pubblichi il tuo libro ti schiacciamo come un verme”. Dopo questa aperta minnaccia mi sono rivolto alla polizia, la quale ha affermato che, da parte sua, non poteva fare nulla né avanzare accuse contro Hebrang, protetto dall'immunità parlamentare. La seconda minaccia è giunta dal Ministro delle Finanze, Ivan Suker, che mi ha avvisato che, se avessi pubblicato alcuni documenti, avrebbe fatto licenziare mia madre, che lavorava proprio presso il Ministero delle Finanze. Poco dopo la minaccia verbale, mia madre è stata licenziata dal suo lavoro, con la motivazione che aveva già raggiunto l'età pensionabile. Come nel caso di Hebrang, anche Suker è protetto da immunità, tale che la polizia non ha potuto comunque fare nulla. Sembra che in tutti i casi che vedono un certo coinvolgimento della criminalità organizzata in Croazia, vi sono sempre personaggi protetti da “immunità”. Il problema reale è che, durante le mie ricerche, sono riuscito a trovare i collegamenti tra il Governo croato e la criminalità organizzata. Sono dati e documenti che il Governo croato ha definito come “top secret”. Proprio per questo mi hanno “avvisato” di smettere con il mio lavoro e le mie ricerche.

Dopo che il libro è stato pubblicato, sono continuate le pressioni?
In certo senso posso dire di sì. Nel libro, in un modo molto dettagliato e sulla base dei documenti reali, vi sono dei dati che confermano il coinvolgimento di vari politici croati di alto livello, nonchè di banche locali e banche internazionali, nella criminalità organizzata, tra cui Hypo Bank, come principale regista dei trasferimenti illegali di denaro e titoli.

Per quali scopi sono stati usati quei mezzi finanziari?
La storia continua così. Una parte dei soldi che arrivano dai bilanci delle tasse dei cittadini ,nonchè dalle rimesse degli immigrati croati per il partito HDZ, sono stati usati per l'acquisto delle armi. Tutta l'operazione è stata condotta dal Ministro nel periodo della guerra, Franjo Greguric. In questo modo, è stato fatto un riciclaggio dei soldi di tutte le attività criminali. Una parte di questi soldi sono stati usati anche per i trasferimenti del materiale nucleare, che attraversava la Croazia e percorreva poi una lunga strada in Europa ed in altri Paesi. La maggior parte di quei soldi sono stati versati sui conti segreti bancari nella Hypo Bank a Klagenfurt, in Austria. Con l'accordo raggiunto tra Hypo Bank e i mandatari croati, i soldi versati su conti correnti cifrati, sono stati immessi sul mercato come finanziamenti in Croazia. Quando è stata fondata la Hypo Alpe Adria Bank, queste transazioni venivano fatte tramite la Hypo Bank in Croazia, con la condizione che i soldi dovevano essere reinvestiti in vari progetti nella zona dei Balcani.

Nel suo libro, ed in varie occasioni, lei ha sottolineato che questi soldi sono stati usati anche per attività terroristiche. Di che tipo di terrorismo si tratta e quali sono i gruppi terroristici coinvolti?
La falsificazione dei bilanci bancari delle banche croate è stata fatta in maniera contemporanea al riciclaggio di denaro per i terroristi, tale che si può affermare che la criminalità delle banche croate e il Governo croato costituiscono un grande pericolo per il sistema di sicurezza dei Paesi occidentali. La gente non si rende conto che l'11 settembre doveva avvenire molto tempo prima a Washington, con un attacco biologico. Un attacco che era stato organizzato da parte dello sceicco wahabita Mohamed Ali Hasan Moayad, che è stato finanziato con il denaro riciclato dalla Zagrebacka banka, che aveva come regista Franjo Lukovic. Si trattava di una cifra di oltre 900 milioni di dollari. È plausibile che, sia Lukovic sia l'élite politica, a quel punto, non sapevano che quei soldi erano destinati ai terroristi. D'altronde, a loro questo sicuramente non interessava, perché avevano a cuore solo una buona provvigione per se stessi, ad affare concluso.

La criminalità organizzata e il traffico di droga sono strettamente correlati con il cosiddetto clan Osmani, il quale poi vanta una stretta relazione con i vertici politici, quali sopratutto il Presidente Mesic. Secondo lei, anche loro hanno influenzato e spinto Ivo Sanader alle dimissioni e al suo allontanamento dalla vita politica?
Il coinvolgimento del clan Osmani, come simbolo della criminalità organizzata, e i vertici politici, tra cui lo stesso Presidente Mesic, dimostra tante cose. Una delle ultime prove è, ovviamente, la decisione di Sanader di rassegnare le dimissioni . Sulla base delle informazioni ricevute da parte di una fonte presso i servizi segreti croati ( anche se all'inizio mi sembrava incredibile come storia) mi è stato confermato che sono state intercettate le telefonate tra i membri del clan Osmani, nelle quali si parlava di un attentato nei confronti di Sanader e i membri della sua famiglia. Questa informazione, l'ho collegata per caso con le mie ricerche, quando in un ristorante a Zagabria ho visto uno dei familiari del clan Osmani, Baskim Osmani , un personaggio che abita tra Amburgo e il Kosovo, ma che stava a Zagabria proprio nel periodo in cui si stava preparando il clan Osmani. Quando ho sentito delle dimissioni di Sanader, ho capito che la mia fonte aveva ragione. Quello che ci interessa tanto è il cosiddetto “effetto domino” della Hypo Bank, che ha avuto un riverbero anche sui sistemi giudiziari di Germania, Austria, Svizzera e Italia. Il mio libro, infatti, è stato pubblicato in un periodo molto delicato per il funzionamento e la riforma dei sistemi giudiziari di questi Paesi.

Le banche di Germania e Svizzera sono state scosse dalla crisi economica internazionale nel settore bancario, e anche dai loro stessi fallimenti finanziari. Le istituzioni bancarie, per i regolamenti nel settore bancario in Germania e Svizzera non potranno più permettere che le banche lavorino al di là di legislazioni già prestabilite, perchè sono già state oggetto di molti scandali per le operazioni illecite poste in essere da alcune banche. Quali conseguenze potrà avere tutto ciò?
Tengo a precisare una cosa, in Svizzera, Austria e Germania, proprio ora si svolgono vari processi, proposti dalle procure, che dimostrano come nella Repubblica di Croazia esiste la cosiddetta "anomia", ossia una situazione in cui lo Stato non accetta e non riconosce le sue leggi approvate, in quanto i vertici politici sono coinvolti nella criminalità, e le istituzioni non rispettano i propri obblighi. Vorrei sottolineare che le istituzioni giuridiche, e poi la stessa Banca popolare croata e l'Agenzia per i titoli mobiliari HANFA, sono coinvolte in fenomeni di criminalità e questo dimostra che le loro dirigenze ignorano molte delle richieste di controllo finanziario, perpetuando una continua falsificazione dei libri bancari e dei bilanci.

All'interno del suo libro, lei sottolinea che l'UE insisterà sui processi dei vari politici croati che sono stati coinvolti in casi di criminalità bancaria...
Sì, è vero. L'UE, già un paio di volte, ha avvertito la Croazia che il processo di integrazione europea di Zagabria è un crisi. Questo viene rilevato anche all'interno della relazione UE, diretta al pubblico croato ma che è stata nascosta da parte dell'ex Premier Sander, proprio nel periodo in cui doveva costruire il suo secondo Governo. La critica della Commissione Europea si riferisce al lavoro degli organi giuridici e alla riforma giudiziaria, ma anche al lavoro dei sistemi finanziari e bancari, che vengono visti come l'ostacolo all'integrazione croata nell'UE. I rappresentanti europei hanno messo gli occhi sull'indagine per corruzione fatta nei confronti della Hypo Alpe Adria, per la quale l'Austria ha consegnato tutti i documenti a sua disposizione. Sulla base di tali indagini, è stato concluso che le banche e le istituzioni finanziarie in Croazia vanno contro le regole emesse in recepimento della Direttiva 2000/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio UE il 20 marzo del 2000. La Commissione europea userà tutti i mezzi a sua disposizione per il caso della Croazia, come confermato dalla relazione di Commissione europea in sui si dice: "L'inefficace lotta contro il riciclaggio di denaro e i finanziamenti dei gruppi terroristici, sono fattori sempre più preoccupanti nel caso della Croazia".

Secondo lei, un regolamento giuridico e una lotta reale contro la criminalità organizzata in Croazia si potrebbe realizzare con le sole forze dei politici attuali, oppure si rende necessario un intervento da parte della Comunità internazionale?
Anche se tanti non vogliono dirlo, in Croazia è stata evitata la transizione, tale che le élite politiche al potere durante la guerra sono riuscite a rimanere nelle stesse posizioni, e le loro lotte contro il comunismo sono state solo una realtà di facciata. I loro servizi di propaganda hanno offerto alle istituzioni estere delle mistificazioni, usate poi per riuscire ad avere un certo prestigio finanziario a livello globale. Da qui nasce il fenomeno croato dei falsi in bilancio, che ha avuto un carattere internazionale, di cui le stesse élite politiche non ne sono ancora a conoscenza. Questa crisi provocherà tantissime dolorose rotture ed eversioni sulla scena politica in Croazia, cosa che in un certo senso potrebbe essere positiva, perché così indurrà la comunità internazionale ad impegnarsi per la lotta contro la criminalità locale. La Croazia, così, finalmente diventerà un normale paese europeo. Senza un intervento decisivo dalla parte della Comunità Internazionale questo non sarà possibile.

17 luglio 2009

Business e finzione: pacco e contropacco


Aumentano sempre più nella rete gli annunci della vendita di organi sul mercato nero, enfatizzati dal tragico quadro della disoccupazione, della povertà e della pressione dei debiti.In realtà, dietro questi annunci si nasconde la mano di nuove organizzazioni criminali che si muovono sulla rete come veri e propri squali, a caccia di vittime da dilaniare come prede.

Lo spettro della crisi finanziaria è stato senz'altro il grande alibi dell'inquinamento della nostra economia, della nostra società e ora anche dei più bassi fenomeni di criminalità organizzata. Infatti, aumentano sempre più nella rete gli annunci della vendita di organi sul mercato nero, enfatizzati dal tragico quadro della disoccupazione, della povertà e della pressione dei debiti. Sono tante le inserzioni, anche e soprattutto di cittadini italiani, che mettono in vendita i propri organi o parte di esse per poter sopravvivere alla crisi economica, per mantenere la propria famiglia dopo la cassaintegrazione o per uscire dalla povertà. Viene così tracciato un quadro di macabra disperazione, che lascia ad intendere che gli italiani sono arrivati a tal punto, spinti dalla crisi o dal malgoverno. Questo tipo di informazioni, così descritte, sono dei pericolosi missili lanciati contro l'Italia e il popolo europeo, perché nascondono in sé una grande manipolazione. Potremmo anche accettare, per pochi attimi, che gli italiani siano disperati al punto da mettere questi annunci, ma non è assolutamente concepibile affermare che siamo vicini ad "fenomeno di massa dovuto alla crisi".

Recessione o no, il traffico di organi esiste da molti anni e le nuove frontiere della comunicazione hanno offerto alle organizzazioni criminali nuovi strumenti. In realtà, dietro questi annunci si nasconde la mano di nuove organizzazioni criminali che si muovono sulla rete come veri e propri squali, a caccia di vittime da dilaniare come prede. Per mascherare una verità molto più raccapricciante, usano delle finzioni come un vero e proprio "linguaggio mafioso". "Sono un operaio italiano disperato, per arrotondare il bilancio della mia famiglia vendo un rene", "Sono un italiano disoccupato e vivo in povertà, cedo parte del mio fegato", "Ho perso la mia casa e non ho un lavoro, vendo il mio rene": sono questi alcuni dei messaggi che abbiamo trovato lungo la nostra inchiesta, ma riteniamo che, molto probabilmente, dietro quei "click" vi sono davvero delle persone disperate ostaggio di persone senza scrupoli, che continuano ad utilizzarle come merce da gettare nel traffico di organi. Chi ricorre a questi annunci sono senz'altro persone altrettanto disperate che un vero bisogno, e tramite la speranza viene creato un giro che li porta nel Paesi dell'Est.

Qui esistono davvero dei giovani ragazzi senza speranza e senza futuro che cercano di sopravvivere a questa situazione: in questi paesi si può acquistare illegalmente un rene per 20.000 euro, e naturalmente gli avvoltoi sono li a mercanteggiare. Ci sono casi di persone che hanno pagato 150.000 euro per avere un rene, che era stato venduto per disperazione per soli 8 mila euro, massimo 13 mila euro. Gli annunci sono tra i più disparati, ma tutti vendono organi per povertà, molti tra loro sono studenti: basta un cellulare e una serie di annunci farsa , per poi raccontare la storia di "un amico che può farlo e costa di meno". Dilaga così sempre più la truffa che potrebbe ancora portare a scoprire che il rene non esiste, ma possono indurre una persona in fin di vita a vendere tutto ciò che ha per avere un'opportunità di sopravvivenza. I procacciatori sono i faccendieri senza scrupoli, imprenditori falliti, oppure emigranti stanchi di fare gli schiavi e si sono dati al business: l'obiettivo è quello di irretire delle persone in fin di vita, fingendo che siano poveri italiani senza lavoro. Questa è una grande falsità, che denigra un popolo e nasconde il dramma di Paesi che, nonostante sia giunta l'Europa in casa loro, resteranno sempre "carne da macello". Preso il bottino poi spariscono, tanto nessuno può andare alla polizia a denunciare "una truffa mentre voleva comprare un organo". E così gli annunci italiani, già captati da alcuni media esteri - che tanto sguazzano sulla cronaca italiana - in realtà sono una falsa commedia che serve solo ai rifiuti umani di questa società corrotta dal denaro.

16 luglio 2009

La Tela del Baltico-Adriatico

Inizia il conto alla rovescia del progetto telematico della "intelligenza italiana" dal Baltico all'Adriatico, che darà un volto nuovo al mondo dell'informazione in lingua italiana sui Paesi e i mercati transnazionali. Il suo decollo è frutto di un processo graduale ma costante, che si è posto come obiettivo primario quello di creare una tela di contatti e di informazione che sia di sostegno alle imprese che operano o che intendono creare forme di cooperazione nell’area baltica e dei Balcani. Il risultato sarà una “camera di commercio virtuale”, sostenuta da un media, che sia di supporto all’internazionalizzazione delle imprese operanti nel territorio. Partendo da una intelligence italiana a noi ben nota e fondendola con le risorse locali, si vuol contribuire ad inserire al meglio il Sistema Italia. Dopo il successo del progetto-guida di Rinascita Balcanica, è nata l'Agenzia Balcani e un progetto televisivo cibernetico con Balcani Tv, e più di nove portali dedicati ai singoli Paesi per dare spazio alle iniziative locali e alle imprese: Albaniasera.it - GazzettaCroata.it - Corrieremontenegrino.it - Ilkosovo.it - Nuovabosnia.it - Ecomacedone.it - Srpska.it - Nuovapolonia.it - Vocedellaserbia.it .

Mentre Romania, Bulgaria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia aspettano di avere il loro portale, ora in fare di realizzazione, viene lanciato Osservatorio Italiano, Quotidiano di Intelligence Economica del Baltico-Adriatico. Grazie alla cooperazione con Gazeta Libertas, Osservatorio Italiano viene già pubblicato in Albania e a breve diventerà un vero e proprio inserto di 4 pagine, finanziato interamente dalle eccellenze italiane nei Balcani. Dietro questa macchina vi è un gruppo di giovani studenti e giornalisti provenienti da diversi Paesi della regione, così come dall'Istituto di Italianista di Banjaluka. Dinanzi a noi la grande scommessa dell'estate, che non fermerà il Gruppo di Banjaluka, per rincontrarci tutti a settembre più forti. Ad assistere un gruppo così esteso, eppure armonico, vi è una piattaforma elettronica attraverso la quale accumulare informazioni, comunicare con i componenti della tela . Tutto è ancora in fase sperimentale, ma dai primi test c'è un'ampia risposta da parte di lettori e imprese, in una regione italofila ma anche italofona, che ha da offrire molto se vi sono le giuste leve per valorizzarlo. Il primo di impatto ha superato le aspettative, e adesso è già operativo, preannunciandosi come il grande risultato di una collaborazione ampia ed integrata con le strutture e i media della regione Baltico-Adriatico. In esso vedono infatti uno strumento per potersi difendere dalle aggressioni , conoscere il contesto sociale, politico ed economico e avere una visibilità e accoglienza amica per meglio operare.

Questo le imprese lo sanno bene e devono in tale progetto un progresso, un cambiamento tangibile, in quanto si offre ai progetti italiani all'estero un canale attraverso il quale affrontare i problemi e le difficoltà sorte di volta in volta. Tuttavia, un tale progetto può essere duraturo nel tempo solo se vi sarà compattezza e decisione, per poter affrontare questa strana crisi economica che rischia di smantellare la nostra economia. Dietro la grande recessione vi è un processo di riprogrammazione dell’economia mediante la "dematerializzazione" dei processi produttivi e dei servizi. Di fatti, sono sempre di più le società e i gruppi esteri che hanno intrapreso delle strategie di "aggressione commerciale" del mercato italiano organizzando dei "centri e delle società virtuali" . Il segreto, però, è cavalcare l'onda e riemergere dalla tempesta, dalla disoccupazione, dalla inattività e dall'ignavia, utilizzando il processo di virtualizzazione a proprio vantaggio, con proprie regole e strumenti tutti nostri. La riunione dell'intelligenza italiana sarà la chiave per rilanciare l'immagine e il progresso dell'Italia, in un'ottica non più dispersiva ma coesa ed integrata con le strutture istituzionali e quelle locali.

14 luglio 2009

Nabucco: un accordo politico e non economico


Ankara ospita la ratifica dell'accordo intergovernativo dei rappresentanti dei cinque di sei paesi coinvolti nel progetto Nabucco, che prevede il trasporto del gas del Mar Caspio in Europa, aggirando il territorio russo. Il documento è stato firmato da Turchia, Austria, Ungheria, Bulgaria e Romania. Anche la Germania è stata coinvolta, pur non essendo un Paese di transito. Con questa firma, viene suggellato il ruolo della Turchia come Paese di transito per eccellenza

E' stato ratificato oggi ad Ankara, l'accordo intergovernativo dai rappresentanti dei cinque dei sei paesi coinvolti nel progetto Nabucco, che prevede il trasporto del gas del Mar Caspio in Europa, aggirando il territorio russo. Il documento è stato firmato da Turchia, Austria, Ungheria, Bulgaria e Romania. Anche la Germania è stata coinvolta nel progetto, e, pur non essendo un Paese di transito, non si è opposto alla sua ratifica. Hanno partecipato alla cerimonia i rappresentanti di circa venti Paesi, nonchè il Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso. Dal valore stimato di circa 7,9 miliardi di dollari, il progetto include la fornitura di gas proveniente dai giacimenti del Mar Caspio, attraverso l'Azerbaigian, la Georgia, la Turchia, la Bulgaria, l'Ungheria, la Romania e l'Austria. Con una capacità di 31 mc all'anno, in una fase trasporterà quasi 15 miliardi di metri cubi. I due terzi del gasdotto, circa 2000 km (su una lunghezza totale di 3300 km), passa attraverso il territorio turco. I lavori saranno lancianti nel 2010, e le prime consegne dovrebbero iniziare nel 2014. Il consorzio internazionale per il momento, comprende la turca "Botas," la bulgara "Bulgargas", la romena "Transgas", l'ungherese MOL, l'austriaca MOV e la tedesca RWE. Molte di tali società non appartengono più ai rispettivi Governi dei Paesi partecipanti, bensì sono a tutti gli effetti società private, che agiscono dietro interessi di controllate estere.

Il raggiungimento di un accordo, non può che soddisfare in pieno la Turchia, considerando che è diventata un vitale punto di snodo nella fornitura di petrolio e di gas ai Paesi occidentali. Sul suo territorio passano gasdotti provenienti dalla Russia e dal Mar Caspio, quali le due grandi pipeline di Baku-Tbilisi-Dzejhan (costa turca del Mediterraneo) e Kirkuk (Iraq settentrionale-Dzejhan). Il Nabucco potrebbe così spalancare le porte ad Ankara per la cooperazione energetica con l'UE, che sarà vitale per avviare e poi concludere i negoziati di ingresso nell'Unione europea. Oltre al ritorno di immagine e meramente politico, la Turchia intascherà dalla tassa annuale di servizio circa 400 milioni di dollari, oltre alla creazione di molteplici nuovi posti di lavoro . "A differenza del South Stream, che trasporterà solo il gas russo, il Nabucco garantirà gli approvvigionamenti anche in caso di problemi con la Russia , con la possibilità di istradare il gas della regione del Mar Caspio, dell'Azerbaigian, dell'Iraq e dell'Egitto. L'accordo ha rimosso un importante ostacolo per il successo del progetto, afferma Gyorgy Mosonyi , direttore esecutivo del Gruppo MOL. A commentare tale evento sono intervenuti anche gli Stati Uniti , che non si sono opposti alla partecipazione della Russia al progetto del nuovo gasdotto che darà gas all'Europa, come afferma il senatore Dick Luger , augurandosi che la Russia partecipi al progetto in qualità di acquirente o fornitore. Allo stesso tempo, il candidato per il primo ministro di Bulgaria ,Bojko Borisov , ha annunciato ( ma non vi è alcuna certezza di un seguito in tale decisione) per la sospensione dei negoziati per la costruzione del gasdotto South Stream con la Russia, in virtù di "un problema per l'attuazione del progetto".

La Bulgaria non potrebbe essere la sola a fare il doppio gioco "manipolatore". All'indomani della ratifica del progetto, giunge la dichiarazione del Presidente del Turkmenistan Gourbangouly Berdymoukhammedov, il quale ritiene che le riserve di gas del suo paese siano sufficienti ad alimentare il gasdotto Nabucco. Intervenendo all'interno della sessione del governo, il Presidente ha riferito che, secondo un esperto indipendente dello scorso anno, le recenti scoperte dei geologi dimostrano che il paese ha enormi riserve di gas. "Ciò consentirà al Paese di partecipare a vari progetti in questo settore, tra cui il progetto Nabucco", ha detto il Presidente. Il Turkmenistan, che lancerà nel 2010 la fornitura di gas alla Cina, ha dichiarato così, per la prima volta, la propria intenzione a partecipare al progetto Nabucco. Come rileva il quotidiano russo Vedomosti, lo Stato asiatico aspira al "salto di qualità" che gli consentirà di portare il gas in Azerbaigian attraverso il fondale del Mar Caspio, e quindi giungere in Europa aggirando la Russia. A tale progetto, il Governo di Baku, che ha già promesso i propri giacimenti alla Russia, non ha ancora replicato in via ufficiale. Il quotidiano russo cita, a tal proposito, uno dei maggiori esperti dell'Azerbaigian, Tchinguiz Veliev, dubita che la proposta del leader turkmeno sia seria, considerando che sono state intavolate delle negoziazioni anche con Russia, Iran e Cina.

Quest'ultima opzione sembra più probabile, dato che le delegazioni del Turkmenistan e l'Uzbekistan, hanno rifiutato di firmare il documento che stabilisce le scadenze per la costruzione delle sezioni delle infrastrutture del Nabucco nel corso del vertice UE di Praga. D'altra parte, il Turkmenistan potrebbe avere degli eccessi di gas invenduti che potrebbero spingere il prezzo al ribasso. Nei fatti, come continuano a sostenere gli analisti russi, l'Europa continuerà a dipendere dal gas russo in futuro, visto che le sue esigenze richiedono "cinque Nabucco", come afferma Konstantin Simonov, direttore della Fondazione nazionale russa per la sicurezza energetica. Questi interpreta il progetto Nabucco come "un simbolo con cui l'Unione europea vuole aumentare le ambizioni politiche dei paesi dell'Est", rispondendo ad un obiettivo politico, e non economico. La Russia, da parte sua, dovrà rispondere aumentando il finanziamento e il sostegno di alcuni progetti in Asia Centrale, con l'abbandono di progetti realizzati in altri paesi. Secondo Simov, questa mossa costerà cara all'Unione europea, che è tenuta ora a prendere in considerazione gli interessi della Turchia, il paese di transito per eccellenza di circa due terzi del gasdotto, che chiede di aderire all'Unione europea.

13 luglio 2009

Firmato ad Ankara l'Accordo sul Nabucco

Ankara - E' stato ratificato oggi ad Ankara, l'accordo intergovernativo dai rappresentanti di cinque, dei sei paesi coinvolti nel progetto Nabucco, che prevede il trasporto del gas del Mar Caspio in Europa, aggirando il territorio russo. Il documento è stato firmato da Turchia, Austria, Ungheria, Bulgaria e Romania. Anche la Germania è stata coinvolta nel progetto, e, pur non essendo un Paese di transito, non si è opposto alla sua ratifica. Hanno partecipato alla cerimonia i rappresentanti di circa venti Paesi, nonchè il Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso.
All'indomani della ratifica del progetto, giunge la dichiarazione del Presidente del Turkmenistan Gourbangouly Berdymoukhammedov, il quale ritiene che le riserve di gas del suo paese siano sufficienti ad alimentare il gasdotto Nabucco. Intervenendo all'interno della sessione del governo, il Presidente ha riferito che, secondo un esperto indipendente dello scorso anno, le recenti scoperte dei geologi dimostrano che il paese ha enormi riserve di gas. "Ciò consentirà al Paese di partecipare a vari progetti in questo settore, tra cui il progetto Nabucco", ha detto il Presidente. Dal valore stimato di circa 7,9 miliardi di dollari, il progetto include la fornitura di gas proveniente dai giacimenti del Mar Caspio, attraverso l'Azerbaigian, la Georgia, la Turchia, la Bulgaria, l'Ungheria, la Romania e l'Austria. Con una capacità di 31 mc all'anno, in una fase trasporterà quasi 15 miliardi di metri cubi. I due terzi del gasdotto, circa 2000 km (su una lunghezza totale di 3300 km), passa attraverso il territorio turco. I lavori saranno lancianti nel 2010, e le prime consegne dovrebbero iniziare nel 2014.

Agenzia Balcani

10 luglio 2009

L'unificazione della mafia balcanica

Secondo il rapporto della World Security Network , i gruppi criminali delle diverse regioni dei Balcani stanno cercando di unirsi, organizzando in maniera sistematica e settoriale i diversi soggetti coinvolti nelle varie attività illegali. Si sta venendo a creare una organizzazione “multidimensionale”, costituita da da gruppi multietnici che raggruppano persone di vari Paesi. Rappresenta questa la nuova sfida dell'Europa che chiede l'integrazione di questi paesi.


Il rapporto della World Security Network ( Rete internazionale per la sicurezza) rileva come uno dei problemi principali di Paesi Balcanici è l'esistenza di gruppi di criminalità organizzata sempre più estesi ed evoluti. Come conferma l'autore del rapporto, Ioannis Michaletos, la crisi economica globale, insieme con una situazione instabile che dura già da anni, offre una piattaforma di lancio per i gruppi organizzati all'interno della regione per rafforzare le loro organizzazioni. Ciò che potrebbe costituire in futuro un vero pericolo, sono proprio quei gruppi che sono in grado di “fare le regole di gioco”, non soltanto nella zona balcanica, ma anche ad un più ampio livello internazionale e all'interno delle loro istituzioni. Sulla base di varie fonti locali e internazionali, i gruppi criminali stanno cercando di unirsi già da un po' di tempo. Lo scopo principale di tali entità è organizzare in maniera sistematica e settoriale i diversi soggetti coinvolti nelle varie attività illegali. L'idea più grande è stata proprio quella di organizzare le operazioni “multidimensionali”, e in altre parole formare dei gruppi multietnici che raggruppano persone di vari Paesi per poi essere coordinate all'interno delle diverse operazioni. Una metodologia già in atto, come dimostra l'esistenza di gruppi criminali rumeno-bulgaro oppure montenegrino-croato. Esistono anche i cosiddetti gruppi “jugoslavi”, costituiti da persone provenienti dai Paesi della ex Jugoslavia.

Le associazioni criminali, di fatti, usano la loro gente per raccogliere informazioni sul territorio e per preparare così “il terreno” in maniera da facilitare il raggiungimento del mercato europeo. L`ultimo rapporto dello State Department US. , allo stesso modo, conferma che la criminalità organizzata che esiste nei Balcani potrà provocare gravi problemi ai Paesi dell'Unione Europea, e si proporrà come “sfida per i governi” che dovranno combattere insieme. Uno degli elementi che li rende così pericolosi è il fatto che questi gruppi criminali sono in possesso di una grande quantità di capitale e contate, che potrà essere facilmente impiegato in attività totalmente legali, riciclando il proprio denaro nel settore immobiliare, turistico o delle infrastrutture. Per fermare tale circolo vizioso, occorrerebbe agire spezzando il collegamento esistente tra le istituzioni bancarie e la criminalità, considerando che "le banche europee pretendono il rispetto delle loro regole e non permetteranno che entri una tale illegalità di massa". Tuttavia, messa su questo piano, la questione non sembra inquadrata in un'ottica a largo spettro, perchè tali rapporti pongono come presupposto iniziale il fatto che i Paesi della Comunità internazionale sono totalmente garantisti e rispettosi della legge, mentre gli Stati non integrati siano sempre un nido di criminalità organizzata e corruzione.

Cambia, in un certo senso, la moneta di scambio che viene chiesta ai Balcani come prezzo per l'integrazione, passando così da Karadzic e Mladic, a Joca Amsterdam, Zeljko Milovanovic, clan di Zemun, clan Osmani e tutti i possibili clan che fanno più comodo a raggiungere determinati scopi. Ogni qualvolta si vuol dimostrare quanto sono “bravi e buoni Balcanici” si chiedeva la consegna di qualcuno o qualcosa. La visione di tale problema resta sempre miope, in quanto nello State Departement US. non si potranno mai trovare i conti bancari segreti svizzeri, grazie ai quali le più grandi reti criminali riciclano il denaro ottenuto dai traffici illeciti mediante progetti umanitari di associazioni non governative. Si fatti, la “mafia umanitaria” coesiste e si nutre delle risorse dei più grandi gruppi criminali che spacciano droga e trafficano materiale nucleare, per poi far cadere la colpa su quei piccoli criminali che hanno conosciuto in qualche bunker durante la guerra, offerti per “salvare il loro Paese e i propri interessi”. Così è accaduto in Croazia, Serbia, Montenegro, Albania, Kosovo, Macedonia, dove i Governi sono stati ricattati per le proprie idee nazionaliste e sono caduti nella trappola di un ragno che si muove in ogni parte del mondo. Oggi i Balcani ma domani Uganda, Kongo, Afghanistan, Iran, Korea del Sud, o qualsiasi altro Paese in cui poter favoreggiare e ampliare la piccola criminalità locale, per usarla a proprio piacimento fin quando serve, e poi gettarla perchè costituisce “un problema grave” che ostacola lo sviluppo del paese e la stabilità della regione.

Il loro obiettivo è andare nei paesi “non stabili” per stabilizzare i governi, la politica, e la mappa mentale della popolazione locale. La nuova globalizzazione, utilizzando la frusta del crimine organizzato, getta su ogni cittadino il peso una tassa in più, privandolo poi della possibilità di rivalutare le proprie qualità per poter contribuire da solo alla ricostruzione del proprio Paese. Uno di più grandi esemplari nella destabilizzazione della regione - secondo il rapporto della Rete internazionale per la sicurezza - è l'Albania, descritta come il "nodo del traffico della droga" della regione, nonché il più grande produttore di cannabis esportata in Grecia e in Italia, per poi essere riesportata nei vari paesi dell'UE. Una simile situazione si ripete anche in Bulgaria, che distribuisce cocaina e droghe sintetiche. Invece la Bosnia è stata presentata come il Paese del traffico delle donne, della droga e degli immigrati. La Repubblica macedone si aggiunge al traffico degli immigrati provenienti dal Kosovo e delle armi. Un paese che non viene considerato “balcanico” e che comunque rientra nella giostra della criminalità organizzata è la Grecia, attraverso la quale passa il traffico degli immigrati provenienti da Africa e Asia nonché quello delle armi. Non a caso, Atene diventa sempre più protagonista delle cronache internazionali per le sue manifestazioni violente e gli attentati, dipingendo così l'immagini di un Paese che si avvicina all'instabilità, tipicamente balcanica. I re della eroina, ovviamente, sono i kosovari che, insieme con montenegrini e croati, gestiscono le rotte verso l'America latina, essendo così la “valvola di sfogo” per i Paesi UE. La Romania, secondo lo State Departement , è il Paese che sembra essere meno coinvolto nella criminalità organizzata, un giudizio anche questo discutibile, considerando i trascorsi di Bucarest, che viene così elevata al pari di un Paese europeo, forse per rispondere anche a certi interessi.
Inoltre, la Turchia è insieme con il Kosovo, un punto di distribuzione di narcotici del Paesi asiatici, verso il mercato europeo. I punti di riferimenti sono Milano, Zurigo, Vienna, Copenhagen e Londra, nonché persino Bruxelles e New York.

E' interessante che, il rapporto dello State Departement, considera il Kosovo come provincia serba, e non come Stato indipendente, nonostante gli Stati Uniti abbiano riconosciuto l'indipendenza del Kosovo: un riflesso quasi automatico quando si deve attribuire alla Serbia qualsiasi elemento negativo. La criminalità continua ad imperare in Kosovo, tra l'altro, nonostante le truppe della missione internazionale o la creazione di una delle più grandi basi USA nei Balcani, la base di Bondsteel. E' qui che la criminalità ha gettato ai margini della società le persone più deboli, spingendole a vendere il proprio corpo o la propria anima, ragazzi e ragazze, disposti a tutto, spinti dalla disperazione e dalla disoccupazione. Secondo i media internazionali, come il The Guardian e la BBC Spiegel, il sistema giuridico del Kosovo è fallito, e oggi esistono circa 300.000 casi nel tribunale nel Kosovo ancora non risolti, citando alcuni dati secondo cui i dipendenti delle forze dell'Onu hanno aperto le società insieme ai più grandi criminali. Anche questo sembra un motivo per screditare l'ONU e delegittimarlo definitivamente, insieme agli Stessi Governi dei Balcani. A questo punto, ci chiediamo cosa potrà fermare queste rete così pericolosa e articolata, che riesce a controllare anche i Governi, oltre che a destabilizzare la regione.

09 luglio 2009

“Yes we camp” ma con dignità


“Yes we camp” è lo slogan di protesta degli abitanti de L'Aquila che, dopo il terremoto, sono stati colpiti anche dal G8. Un'espressione italo-americana, un po' aggiornata rispetto ai tempi della migrazione, ma che, come sempre, spiega tante cose. Dopo essere caduta, l'Italia come l'Abruzzo si rialza, e anche se "tira a campare", lo fa con dignità. Ecco come le cose cominciano a cambiare.

Non c'è molto da stupirsi del fatto che la stampa anglosassone non gradisca molto le iniziative dell'Italia sulla scena internazionale. Le critiche e gli attacchi gratuiti, fuori luogo e provocatori sono un'arte della "diplomatica Londra", maestra delle finzioni mediatiche e delle crisi sintetiche. Ciò che invece meraviglia, e vale la pena sottolineare a gran voce, è che l'Italia risponde a testa alta ai tentativi di sabotaggio, replicando con una dignità stoica, tipica del popolo italiano ma per molti anni dimenticata. Il New York Times titola a grandi caratteri "l'imperdonabile carenza organizzativa del governo italiano ospite del G8" e chiede che per colmare questa lacuna vi sia l'intervento di Barack Obama per assumere l'iniziativa, al quale segue il The Guardian, "secondo il quale gli sherpa americani hanno dovuto organizzare delle conference call sul G8 per sopperire alla disorganizzazione degli italiani". Non tarda la replica del Premier Silvio Berlusconi che stigmatizza, e minimizza l'episodio, come "una grande cantonata per un piccolo giornale". Secca e spartana anche la risposta del Ministro Franco Frattini che, in un'intervista per un quotidiano italiano, si spoglia delle sue vesti ufficiali e diplomatiche, per spiegare in poche parole cosa sta accadendo oggi intorno a noi, e fuori dall'Italia.

"È un attacco vergognoso che prende di mira la dignità e l’immagine dell’Italia - afferma Frattini - si tratta di grossolane cantonate, dietro cui si nasconde il vero obiettivo di certa stampa britannica abituata a raffigurarci con pizza e mandolino". Così, gettata la pietra, Frattini spiega chiaramente che vi sono degli evidenti tentativi di contrastare il ruolo dell'Italia sulla scena internazionale, "ingombrante per certi versi", e che dà fastidio a certi ambienti che vogliono il controllo della scena, come i cari vecchi tempi. Tuttavia il mondo è cambiato, e molte cose non sono più le stesse, perché - come sottolineato anche da Frattini - l'Italia ha un rapporto diretto con Russia,Turchia, Israele e Libia, così come nell’organizzazione della conferenza internazionale sulla riforma dell’Onu, e l’azione d’apertura nei confronti dell’Iran, conquistando persino la stima e il sostegno della Casa Bianca. "Chi poteva davvero immaginare che una sintonia così forte ad esempio con la Russia, vedi il dossier energia, o con la Libia, versante gas, non desse fastidio a qualcuno?", si chiede Frattini, giocando così la carta del ricordo immediato alla vecchia ma vincente politica di Mattei. E così punta il dito su coloro che intendono sabotare l'Italia, ma lo fa con il tono di chi "conosce i suoi nemici e li ha già anticipati": "C’è una grande rete, fuori e dentro il nostro Paese, di nemici dell’Italia, Paese che viene invidiato".

Non si può negare che Frattini, finalmente, mostra gli artigli e li usa: lo fa oggi, quando l'Italia presiede il G8 e guida i negoziati di accordo tra Russia e Stati Uniti. Tutto questo non fa altro che mettere in zona d'ombra Londra, che già soffre la sindrome dell'abbandono dopo le luci della ribalta, perché - come dicevamo - il mondo è cambiato e le cose non vanno più come una volta. Dinanzi al crollo delle borse e dei Banchieri, ha valore solo l'economia reale e chi sa garantire sostenibilità alla popolazione mondiale, mentre i parassiti non potranno più avere spazio. A ben pensarci, l'Inghilterra è uno dei Paesi occidentali che ha maggiormente subito il contraccolpo della crisi immobiliare e finanziaria, forse perché la sua economia reale non esiste, ridotta ormai ad uno scheletro virtuale, ad un mucchio di titoli e carta straccia senza alcun valore, ma mantenuta in piedi dalle rendite del suo colonialismo. Vaccini quotati in borsa, un'economia creata sull'inganno, dove la scoperta del cancro può compromettere la vita economica di banche e di entità economiche, dove società si creano con 15 euro, con uffici virtuali segreterie robotiche: questa è l'Inghilterra parassita che nessuno vuole, controllata dal famoso Club di Londra.

Non è possibile dire chi costituisce il Club di Londra, ma è facile intuire che ingloba tutti coloro che che ci rivendono le nostre idee, usano la moneta virtuale e le ex colonie trasformate in Paradisi fiscali per riciclare il 70% del denaro sporco. Con le sue trame segrete, i suoi affari e le sue speculazioni , le sue società marittime, il Club di Londra gestisce il traffico marittimo e comandano le merci, si muovono organizzati ed usano tutti i mezzi possibili legali, come le famose "aggressioni". In pratica, ogni persona che non intende "cedere il passo" nella gestione di qualche affare, verrà colpita da quella che loro chiamano aggressione. Sono quelli che un tempo denigravano Enrico Mattei, sono quelli che hanno creato i miti virtuali e l'arma moderna dell'informazione "embedded", per trasformare un semplice cittadino, in un perfetto kamikaze o un killer economico oppure in santone dei diritti umani. Dietro di loro esiste quella finanza fatta di storie e di intrighi, nonché la base di tutto il sistema criminale planetario. Questa gente va vestita in giacca e cravatta, presenzia cene umanitarie e firma contratti per la guerra,e questo loro lo chiamano "business" o "marketing", mentre si chiama genocidio di massa.

Oggi i piccoli giornaletti, sono sempre lì in agguato, assetati di scoop scandalistici e sexy-gate, attaccano il Presidente del Consiglio italiano con storie assurde, scandali sessuali, nel tentativo di indebolire una nazione vista come facile bersaglio. Ma cosa vorranno mai dagli italiani? Non ci vuole molto per capire che l'obiettivo è il controllo totale del Mediterraneo, nelle cui acque passano 60.000 navi all'anno e nei prossimi anni diventeranno 230.000, dopo la conclusione degli Accordi di partenariato con i mercati dell'Est e asiatici. Questa grande partita la chiameremo "Shipping " , iniziata dopo che i porti americani e inglesi sono stati ceduti ad alcune società di Dubai , con capitali che certamente non provengono esclusivamente dai petrolieri e dai capitalisti musulmani. L’obiettivo è controllare il traffico delle merci, tra cui la rotta che partendo dalla Cina giungerà sino all’Europa costeggiando il Suez e i porti dei Balcani, così come le direttrici che uniscono il Baltico e l'Adriatico.

Ad ostacolare tali piani potrebbe essere l'Italia, infatti, che questa volta ha degli alleati molto più potenti, come America e Russia, come prodotto dell'accordo storico dei due blocchi, lasciando da parte le megalomani "Parigi e Berlino", incapaci per storia e per natura ad assumere un ruolo di cooperazione. L'Italia è l'unico paese che ha un piano per i Balcani, è leader nei rapporti di cooperazione sostenibile con i Paesi dell'Est e cerca di avvicinarsi sempre più al Vicino Oriente e all'Africa Settentrionale, e tutti i suoi partner non sono delle colonie del passato, come quelle di Francia e Inghilterra. Per cui, cominciamo a mettere i primi limiti e a far arretrare chi conquista e depreda con mezzi illegali. Il cerchio oggi si chiude, e si ritorna in Italia, a cui tavoli di trattative si sono seduti i leader e i capi di Stato di ogni nazione in attesa di riscatto per avere un equilibrio nella politica internazionale. L'Abruzzo è testimone di questa dignità riacquisita, di questo rialzarsi ed essere protagonista alla pari dei grandi della terra. Ebbene, "Yes we camp", ma lo facciamo sempre con dignità e a testa alta.

07 luglio 2009

La nuova colonizzazione della Bosnia-Erzegovina


La recente visita dei Senatori americani, ha fatto emergere un chiaro messaggio secondo il quale l’America è intenzionata a rimettere piede in Bosnia Erzegovina e così nei Balcani. Sull'eredità dell'amministrazione Clinton, l'America di Barack Obama sembra ricominciare proprio da dove si erano interrotti i rapporti, ossia dal Trattato di Dayton. Vista la mancata risoluzione delle vecchie sfide, in questi giorni si parla infatti della possibile organizzazione di una “conferenza di pace” da tenersi in Francia, a Talloires, alla presenza di politici e analisti internazionali.

La preoccupazione per la “sicurezza mondiale” è giunta anche nei circoli politici della Bosnia, soprattutto nelle correnti musulmane, che non hanno mai smesso di curare i loro rapporti con le lobby che le hanno sempre favorite. La recente visita dei Senatori americani, ha fatto emergere un chiaro messaggio secondo il quale l’America è interessata alla Bosnia Erzegovina, come sottolineato dal Senatore americano Roger Viker. In realtà, la questione dei legami degli Stati Uniti con i Balcani è cosa nota, in quanto risale al periodo in cui facevano da registi e manipolavano i conflitti, lasciando le strade aperte affinché i mujaheedin, i fondamentalisti islamici, entrassero in Bosnia, chiudendo gli occhi dinanzi a quelli che erano campi di addestramento per i terroristi, destinati a formare nuove cellule per colpire l'Europa. Dopo di allora, la strategia dei Balcani ha portato alla creazione di un terrorismo "Made in USA", per poi sfociare in quella che conosciamo come “guerra contro il terrorismo”. Come spesso accade, tutto è stato ben presto dimenticato, e solo negli ultimi mesi e dopo anni, gli Stati Uniti hanno risvegliato il loro interesse per la Bosnia e per la questione dei Balcani.

La BIH fa parte della strategia politica americana, iniziata con una serie di visite nel Paese che hanno costituito la premessa per un’azione più completa che dovrà far fronte anche a quella serie di questioni non risolte, in particolar modo di quella riguardante la riforma costituzionale, una delle condizioni per l’eliminazione dell’OHR. Infatti, secondo il Senato americano, il futuro della BIH è quello dell'integrazione nelle istituzioni dell’UE e della NATO, obiettivo questo attuabile solo con un governo efficace e che abbia rispetto nei confronti delle entità che si troverà davanti. L'Alto Rappresentante dell'OHR Valentin Incko, esponente della Comunità Internazionale in Bosnia, ha confermato che occorre una forte azione, supportata da tutti i Paesi, che spinga i politici locali a intensificare le loro forze e adempiere i loro obblighi per ciò che riguarda gli accordi europei per l’alleanza nell’Unione Europea e nella NATO. Vista la mancata risoluzione delle vecchie sfide, in questi giorni si parla infatti della possibile organizzazione di una “conferenza di pace” da tenersi in Francia, a Talloires, alla presenza di politici e analisti internazionali. Ai grandi accordi storici di Dayton e Rambouillet, svolti sempre in Francia all'insegna della “Liberté, Égalité, Fraternité”, se ne aggiungerebbe dunque un altro, per discutere come riformare la Bosnia e mettere fine alla crisi nel Paese. Si tratta di uno sforzo dei politici della Bosnia di accettare il ”pacchetto di aprile”, riguardante le modifiche all’atto costitutivo, dopo il fallimento nel 2006 della riforma costituzionale.

Il lavoro di persuasione dei politici bosniaci è stato affidato a coloro che, all’epoca dell’amministrazione Clinton, si erano già occupati di tali questioni: si tratta di Bruce Hitchner, professore presso la University Tufts of Boston, Donald Hays, ex Alto Rappresentante della BIH e Clifford Bond, ex ambasciatore americano nella BIH, con la supervisione di Madeleine Albright. Si tratta di personaggi assai noti dell'amministrazione Clinton, per la loro politica senza misure e senza senso. La nuova amministrazione americana prenderà di nuovo in mano il processo delle riforme e il pacchetto degli emendamenti modificati nel 2006. Sui giornali della BIH si specula già sul contesto di tale accordo, nel quale avverrà, in particolar modo, l rafforzamento delle istituzioni centrali con un solo Presidente, un solo Governo e un Parlamento. Vi è inoltre anche la proposta di riformare il distretto di Sarajevo come una nuova entità interna allo Stato centrale e le istituzioni statali. Le elezioni nelle singole entità dovranno essere cancellate e trasmesse alla Camera dei Popoli nel Parlamento della BiH. Si tratta di un progetto dell'amministrazione di Obama, che ha attribuito alla NGO denominata “Progetto Dayton”, nel quadro dell'Istituto americano per la pace a Washington, che potrebbe essere differente dalla configurazione dello Stato definite dall’Accordo di Dayton.

L’incontro nella città francese di Talloires, dovrà raggruppare tutti leader dei più importanti partiti della BiH, che parleranno delle modifiche dell’Atto Costitutivo. Tutto ciò doveva rimanere segreto ma i politici bosniaci non sono riusciti a mantenere il silenzio sul caso, perchè troppo orgogliosi di essere riusciti a portare nuovamente l’amministrazione americana in terra bosniaca. Gli americani invece non vogliono ancora dichiarare nulla apertamente, per paura di un nuovo fiasco non differente da quello del 2006. Mentre i politici della federazione bosniaca parlano con fierezza di questo incontro, il Premier Dodik ha confermato di non saperne nulla e che comunque non si recherà a questa “riunione francese”. “Non andrò a quella riunione, se avrà luogo, perché essa è stata annunciata tramite il giornale Dnevni avaz”, ha confermato il Premier. La visita delle istituzioni americane nella BIH, dunque, doveva solamente preparare il terreno per iniziare a dare un senso al loro interesse per la questione bosniaca. I partiti politici della RS sono uniti nella decisione di non accettare il piano proposto dagli Stati Uniti per quanto riguarda il pacchetto delle riforme costituzionali. Hanno annunciato infatti di non avere nemmeno intenzione di parlarne. I rappresentanti serbi considerano il ‘pacchetto di aprile’ come “già morto”, e non hanno alcuna intenzione di risuscitarlo, come invece sostenuto nel partito dell’SNSD. Analoghe considerazioni sono state avanzate dal partito SDS. “Il pacchetto di aprile non è accettabile per l’SDS, così come non è accettabile la partecipazione alle trattative della riforma dell’atto costitutivo, alla cui base vi saranno gli accordi dei tre politici a Prud. L’SDS è pronto a partecipare a ciascun dialogo ma che abbia alla base l’accordo di Prud, secondo il quale la BIH dovrà essere composta da quattro entità territoriali”, ha dichiarato il vice presidente del SDS, Vukota Govedarica. Mentre agli altri partiti non è ancora giunto l’invito per la riunione francese, nel PDP confermano che l’invito è arrivato ma non credono che sarà possibile organizzare una riunione del genere. “Gli organizzatori di quella riunione sono i personaggi minori e credo che questo incontro abbia il solo compito di soddisfare la loro vanità. Si tratterà solo di uno scambio di idee ma non porterà nessuna decisione concreta per quanto riguarda le proposte”, ha dichiarato il vice presidente del PDP, Slobodan Nagradic.

Questa confusione, totalmente creata dalle forze di opposizione, dagli Stati Uniti e dalla stessa Unione Europea, aumenta di giorno in giorno. La strategia della confusione, con la quale l’America porta avanti i punti strategici della sua politica estera, come sta accadendo in Iran, continua ad essere caratterizzata dalla mancanza di certezze, proprio per le incapacità dei politici locali che non hanno ancora ben chiaro che cosa vogliano davvero. Le intenzioni di indire un referendum per l'indipendenza della RS, oggetto portante della propaganda di Milorad Dodik, sono cadute nel silenzio per poi essere riprese ogni qualvolta l'immagine del suo “castello politico” poteva cadere. Uno dei modi per frenarlo è stata proprio la continua presenza dell'OHR, con cui da tempo Dodik non ha dei buoni rapporti. Ora chiede che “la Comunità internazionale non tratti la BIH come un bambino e che dopo 15 anni sia arrivato il tempo che i cittadini della Bosnia siano liberati da questo esperimento voluto e gestito dalla Comunità Internazionale". Tuttavia, considerando quanto accaduto recentemente, in cui gli scandali hanno continuamente messo in dubbio la sua credibilità, che idea dobbiamo farci di questa Bosnia? E' uno Stato gettato nella confusione dalle lobbies, o non è uno Stato stabile ed equilibrato?