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28 febbraio 2007

Attacco agli ambasciatori Italiani e Americani

Gli Ambasciatori italiani e statunitensi sono stati feriti lunedì scorso da una granata dell'artiglieria dei ribelli della Tigre di Tamil che aprirono il fuoco sugli elicotteri che stavano sorvolando lo Sri Lanka orientale in una missione di avan-scoperta.

L'attacco - il primo contro il personale diplomatico Occidentale all'inizio della guerra civile dello Sri Lanka nel 1983 - giunge dopo sette mesi di lotta tra i ribelli e l'esercito nazionale.

Anche gli ambasciatori del Canada, Francia, Germania e Giappone si trovavano in volo ma sono usciti illesi dagli scontri della città di Batticalo aorientale. Con essi anche 12 agenti del personale di sicurezza dello Sri Lanka è stato ferito. L'Ambasciatore italiano, Pio Mariani, è stato ricoverato nell'ospedale militare, e gli è stato rimosso dalla testa un pezzo di granata.

Shanghai crolla ma la Cina resta in piedi. Sono l’Europa e gli Usa a dover tremare.


La Borsa di Shanghai crolla con una perdita sugli indici azionari di più del 10%, bruciando sul mercato cinese 107 miliardi di dollari, con una eco di 290 miliardi sulle borse europee e di 210 miliardi su quelle statunitensi. Si registra così il peggior crollo finanziario sulle borse asiatiche degli ultimi 10 anni, come chiaro sintomo dell'estrema volatilità dei mercati in questo frangente di grande tensione per la recessione economica che si prevede arrivi negli Stati Uniti entro la fine di questo 2007.

La debolezza del mercato finanziario cinese è strettamente legato alle turbolenze e alle incertezze di quello statunitense mediante un doppio filo di scambi commerciali e di debito: l'economia americana vive della produzione cinese e degli investimenti in titoli di debito pubblico, mentre l'economia cinese vive della credibilità e della solvenza del suo principale debitore di cui possiede 750 miliardi di debito pubblico. È anche ovvio che questa crisi non poteva che riverberarsi anche sulle borse occidentali, in quanto i capitali investiti in Cina fanno capo alle più grandi multinazionali europee e statunitensi. Il crollo della Borsa di Shanghai dovrebbe in ogni caso preoccupare l'Occidente, e l'America stessa, perché se è frutto di una manovra speculativa, potrebbero esserci in futuro seri rischi sulla stabilità dell'economia statunitense, se invece è una forma di boicotaggio per minare la stabilità finanziaria di un avversario politico, potrebbe rivelarsi una mossa molto rischiosa perché le sue conseguenze si riverberano in maniera negativa in tutto il mondo. In ogni caso chi ne esce più sconfitto dagli sbalzi delle borse asiatiche sono proprio gli investitori occidentali, che farebbero bene a spaventarsi perché l’ultimo crollo del mercato finanziario asiatico si è avuto prima che crollassero le Torri Gemelle.
In un clima così teso da tempo si aspettava il segnale che doveva preannunciare la guerra del cambiamento del sistema economico, per impedire il collasso del dollaro e dell’economia capitalistica occidentale.

Il crollo di Shanghai è stato attribuito da alcuni analisti ad una vera e propria ondata di vendite partita dai grandi investitori e dagli speculatori che hanno deciso di abbandonare il mercato in seguito alla dichiarazione di Alan Greespan che ha confermato il rischio di recessione in America, e dopo i nuovi provvedimenti delle autorità monetarie sul controllo delle condizioni di credito e delle operazioni speculative.
Le autorità cinesi hanno infatti annunciato che presto rafforzeranno i controlli sul mercato finanziario che è vertiginosamente in crescita ma spesso poco trasparente, foriero di manovre speculative illecite, di offerte iniziali di vendita (Ipo) illegali e di attività non sane, come il ricorso ai prestiti bancari per investire in borsa. Come se non bastasse, si attendono nuove strette monetarie, per ammortizzare un po' le ostilità nei confronti degli Stati Uniti che premono per una forte rivalutazione dello Yuan, che falsa i conti delle partite correnti tra i due paesi.

Anche se la Cina non possiede ancora un mercato dei capitali in relazione al suo potere economico, probabilmente la fiammata della borsa di Shanghai è stata in un certo senso provocata da una politica tesa ad attirare capitali dall'estero. C'è stata una selvaggia deregolamentazione che ha consentito ai grandi fondi di investimento di infiltrarsi e dare origine ad una bolla speculativa molto vicina al collasso.
È un paese in cui le liquidità abbondano, i fondi acquistano e rivendono delle azioni sopravvalutate, raggiungendo un volume di scambio di oltre 14 miliardi di dollari, vicino alle cifre di Tokyo. Tuttavia, il governo non sembra pronto a prendere delle misure drastiche, perché continua a dare mano libera ai fondi che acquistano in massa le azioni per poi rivenderle sempre in misura consistente, spostando dei veri
Shanghai dunque resta la patria delle sporche manovre speculative dei fondi, in particolare dei fondi pensione che si muovono come dèi su quei mercati così deregolamentati.
Sono da tempo infatti in corso delle indagine economiche e finanziarie volte a far luce su dei sospetti di corruzione e di cattiva gestione di questi fondi pensione, che avrebbero condotto una deviazione di fondi pubblici per un importo di 400 milioni di dollari.

Il mercato finanziario cinese persegue come obiettivo principale quello di espandersi e lo fa ricorrendo ad ogni strumento, ma forse proprio la sua smisurata espansione potrebbe preoccupare gli investitori occidentali, che vedono uno sbilanciamento dei poli che attirano capitali. L'economia cinese non è solo una sistema in via di sviluppo, ma è anche una realtà politica che sta diventando sempre più indipendente rispetto all'occidente perché sta cercando le proprie controparti nei paesi del Medioriente, nella Russia, nei Paesi africani e in Sudamerica. Allo stesso tempo si sta espandendo sul mercato finanziario perché oltre ad attirare capitali, grazie alla sua forte economia reale, comincia ad avere un surplus di capitali da investire all'estero per un totale di 954,5 miliardi di dollari . È stata così creata la China Financial Futures Exchange, la quarta borsa del paese per le operazioni a termine, posseduta dalle borse di Shanghaï e Shenzhen e altre tre borse esistenti per le operazioni a termine, a Shanghaï, Dalian e Zhengzhou.
Allo stesso tempo la China sta stringendo rapporti sempre più importanti con Euronext per permettere la quotazione sul mercato europeo delle società e delle piccole imprese cinesi.
La liberalizzazione del mercato ha consentito infatti l'investimento sui mercati borsistici stranieri, mediante delle società bancarie di intermediazione, entro ovviamente una determinate quota per evitare la fuga dei capitali, ma consentendo comunque di eliminare i rischi sul tasso di cambio e le pressioni al rialzo sullo yuan. Secondo gli analisti, la liberalizzazione e l'apertura del settore bancario dovrebbero generare una domanda molto forte per i servizi bancari e finanzieri, in particolare per i prestiti immobiliari ed al consumo, di un'entità tale da drogare la redditività delle banche cinesi. Si appresta così anche ad essere una capitale finanziaria che deve prepararsi anche ad aprire il suo mercato alla concorrenza internazionale, prevista per la fine dell'anno, secondo gli obblighi previsti dal WTO.

Crolla dunque la Borsa di Shanghai ma la Cina resta in piedi, perché a dover tremare è l’economia capitalistica occidentale, trascinata dalla recessione degli Stati Uniti.

27 febbraio 2007

La Serbia non ha commesso genocidio. Srebrenica è il crimine dei media

La Corte Internazionale dell'Aja dichiara ufficialmente non colpevole la Serbia per non aver commesso atroci delitti di guerra sulla popolazione bosniaca, perché a Srebrenica non è avvenuto un genocidio. Non vi sono prove che possono comprovare che il governo serbo ha condotto un crimine che può essere definito genocidio o sterminio di massa, volto alla pulizia etnica di un popolo.
La sentenza del giudice Higgins chiaramente afferma che i serbi di Bosnia hanno commesso degli atti di omicidio di massa, come spesso capita quando vi è una guerra in corso, ma non vi è alcuna prova cheessi avevano intenzione di commettere un genocidio, o uno sterminio. Decadono così le accuse di pulizia etnica che hanno giustificato dinanzi all'intera opinione pubblica l'intervento della Nato in Bosnia, l'arresto di Milosevic e la disgregazione di tutta la Jugoslavia, con l'incursione dell'ONU e delle forse internazionali. E' stato commesso allora un vero crimine, un atto illegittimo della comunità internazionale, che è stata completamente manipolata da parte delle lobbies che volevano scardinare un potere sovrano per impadronirsene. Dichiarando il governo serbo non colpevole del crimine di genocidio, si è dichiarato automaticamente innocente Milosevic, che è stato abbandonato in carcere ed è morto a sole 48 ore dalla pronuncia del tribunale. Non avevano prove, non ne hanno mai avute, e nonostante questo hanno deciso di combattere una guerra e distruggere uno Stato, lasciando il giudizio ai posteri dopo quasi venti anni.

Il crimine tuttavia viene ancora perpetuato in maniera sistematica, perché dopo anni di guerra, di umiliazioni, di embarghi, dopo l'assassinio di un presidente, la Serbia ha ottenuto una timida sentenza sulla quale i media stanno facendo la più sporca e meschina opera di disinformazione.
Non è stata pubblicata alcuna sentenza ufficiale, proprio per consentire che i media e i giornali sfornassero una diarrea verbale continua, in modo da provocare una confusione tale nelle persone da far perdere poi il senso della realtà. Le notizie pubblicate enfatizzano sul riconoscimento del genocidio, mentre non sottolineano l'assoluzione della Serbia né le parole del giudice che getta grandi dubbi su quello che tutti hanno definito genocidio. Dopo le notizie completamente false, come la presunta condanna della Serbia, la vera notizia è diventata il riconoscimento di quel genocidio, e non l'assoluzione storica di uno Stato a cui è stato addebitata da sempre la colpa dei crimini dei Balcani.
Da decenni nel parlare della Bosnia e della Jugoslavia sostengono che i serbi hanno perpetuato pulizia etnica, tale da fare un vero lavaggio del cervello, cosicchè quando invece il registro e il tono delle parole è cambiato, parlando di vittime di guerre, l'opinione pubblica continua ad associare l'idea del genocidio. Stravolgendo il significato delle parole hanno cambiato il pensiero della gente e hanno lasciato l'idea indelebile che la Serbia sia un popolo che ha commesso pulizia etnica, costruendo dei campi di concentramento, mentre il popolo serbo ha combattuto una guerra sanguinosa, una guerra civile, e soprattutto una guerra fatta con le enclavi. Sono stati prodotti film, documentari e dossier, inculcando nella gente una visione che viene utilizzata ancora come chiave di lettura degli eventi.
I veri assassini dunque sono i giornalisti, che mentono e sanno di mentire, continuano a parlare di "evidenza dei fatti", di una colpevolezza indiscussa, e mettono seriamente in dubbio l'intelligenza delle persone che non possono più ascoltare questi cialtroni. Il loro grande potere è stato utilizzato dalle lobbies, quando a distanza di dieci anni dall'occupazione della Jugoslavia da parte delle forze occidentali, non erano state prodotte sufficienti prove per condannare definitivamente Milosevic o la Serbia, e fu così trovato, con fonti anonime, il video della strage di Srebrenica.
Il filmato fu scoperto da Natasha Kandich, una donna serba, pagata dalle lobbies e poi premiata da molte associazioni sconosciute come eroina europea, senza che sia mai stata accertata l'attendibilità delle fonti o la veridicità delle immagini. Questo video è stato gettato in pasto ai giornalisti, che hanno potuto così montare la loro campagna diffamatoria, è stato trasmesso in un tribunale e poi in tutti i media del mondo, per continuare indisturbati la loro opera di privatizzazione e di saccheggio degli Stati dei Balcani, per giustificare la loro permanenza con le forze armate a presidio dei gasdotti e degli sbocchi sul mare.

Il video in realtà è assolutamente falso, un vero montaggio di differenti filmati, che mostra una simulazione di una fucilazione di sei musulmani, che viene spacciata così per "strage di srebrenica". Le stesse testimonianze trasmesse sono totalmente inverosimili, perché ritraggono delle vittime inesistenti, come quella di Nura Alispahic che piange della morte del figlio, avvenuta in realtà a Trnvo, a circa 120 kilometri di distanza da Srebrenica: il reportage non riporta alcun dettaglio, ma in maniera automatica si associa quella immagine alle vittime di Srebrenica.

Nelle immagini del video di Srebrenica non si può intravedere alcun dato certo, non vi è nulla che possa dare un punto di localizzazione e far capire dove si trovino le truppe, oppure che possa dimostrare che si tratta effettivamente dell'esercito serbo. Il convoglio non ha alcuna targa automobilistica, né vi è una voce di radio di sottofondo che possa far pensare che è realmente un filmato ripreso durante una guerra. Gli uomini hanno tutti delle divise diverse tra di loro, e nessuna appartenente all’esercito serbo, non hanno alcun segno di guerra che lascia pensare che sia accaduto un genocidio poco prima. Confrontando le immagini dei soldati serbi di quei giorni, è possibile notare che dopo i violentissimi scontri i soldati erano stremati, con divise sporche, e barba incolta, al contrario delle immagini del video di Srebrenica, in cui i soldati hanno una divisa impeccabile.
Dalle foto che documentano l’entrata in Srebrenica da parte dell’esercito regolare dei serbi di Bosnia, diretto da Ratko Mladic, si può notare l'abissale differenza tra i due tipi di divisa, i degli stessi equipaggiamenti che sono dotati. I soldati portano degli zainetti, maneggiano armi senza guanti, impugnano in maniera anomala i fucili.





Confrontate


La scena in cui si volge il tutto è un normale sentiero di collina, mentre i colli di Srebrenica sono spesso fitti e irti di alberi, che ombreggiano il cammino. Inoltre il video è in alcuni tratti molto ben fatto, curato, con l'immagine ferma, senza alcun riflesso che possa oscurare la visuale, come se fosse stato filmato mediante una regia.
Le immagini dei corpi distesi sull'erba sono altrettanto incoerenti, non presentano tracce di una vera e propria carneficina, i loro vestiti sono puliti. Quando l'inquadratura cambia, cambia anche il colore dei vestiti delle vittime, o il numero dei corpi distesi, appaiono delle ombre dei soldati che poi scompaiono in altri tratti.


Confrontate

Tutte queste incoerenze lasciano probabilmente pensare che queste immagini appartengano a due video diversi, e montati poi in un secondo momento ad hoc.
La vera natura di questo video però diventa evidente proprio grazie ad un secondo video, che mostra proprio come dopo la fucilazione alcuni corpi si rialzano, mentre i soldati gridano di tenere la testa in basso e di non muoversi.


Il video falso di Srebrenica vuole in realtà nascondere la trappola che è stata tesa all'esercito serbo nell'enclave serba da parte dell'esercito di mercenari musulmano, che operava con la protezione dell'Onu. Scarica Pdf Rapporto ONULa guerra dei Balcani si è svolta infatti con lo scambio delle enclavi, quando intere città venivano spostate da un luogo all'altro della Bosnia facendo così avanzare gli eserciti. Venivano creati così dei campi in cui la gente sostava, come punto di snodo dei traslochi, ma tali centri di accoglienza delle enclavi vennero definiti dalla disinformazione dei campi di concentramento. Allora Srebrenica era un villaggio bosniaco, e doveva divenire serbo, sulla base dell'accordo stretto tra Mladic e Alja Izesbegovic, perché in quel villaggio era stato dislocato un esercito irregolare musulmano che stava perpetuando una vera opera di sterminio di 120 villaggi circostanti serbi sin dal 1993: sono state ritrovate molte fossi comuni che testimoniano il genocidio avvenuto ad opera dei mercenari musulmani, documentato anche da molti documenti e dalle testimonianze dei superstiti (Documento Onu). Tutto questo, sotto gli occhi e la vigilanza dell'ONU e delle forze internazionali che dovevano garantire la pace.
Trasloco delle enclavi

Quando l'esercito di Ratko Mladic giunse nella valle di Srebrenica scoprì l'inganno e la trappola che gli era stata tesa dai bosniaci, che in maniera intenzionale hanno voluto mandare al massacro quella enclave, rimasta così intrappolata negli scontri dei due eserciti, perché la guerra delle enclavi era ormai cessata e quell'esercito non era più necessario.
Tutti hanno sempre saputo la vera storia di Srebrenica, ma per anni hanno giocato sulla disinformazione per tenere in piedi le accuse senza mai rivelare nulla: è stata fatta un'opera di convincimento, per tenere nascosta proprio la trappola che ha sacrificato dei musulmani per condannare i serbi.
Mentre l’esercito di 5.000 mila uomini di Oric viene fatto spostare secondo i piani, a Srebrenica rimasero 3.000 Mujaidin, cosicchè quando Mladic entrò nell’enclave trovò questo esercito inumano che sparava all’impazzata, rifiutandosi di lasciare l’enclave, nonostante l'accordo, mentre gli olandesi chiedevano all’esercito serbo di ritirarsi fino a quando la situazione non si fosse calmata. A nulla però servi il richiamo di un soldato olandese di ritirare le loro truppe, anzi fu anche ucciso perché lo credettero serbo; così fino a quel punto, l’unico soldato morto era dell'Onu e per mano musulmana.
La situazione degenerò, e l'esercito serbo fu costretto a rispondere al fuoco, perché l'esercito dei Mujaidin era dotato di artigliera pesante e non esitava ad utilizzarla: fu questo dunque il genocidio di cui si è tanto parlato senza mai dire la verità dei fatti.
Nella regione della Bosnia dell'est, per più di tre anni, si è combattuto contro le forze musulmane che seppellivano i loro soldati e i civili uccisi in fosse comuni, ritrovate a distanza di anni e considerate prove del genocidio serbo contro i popoli bosniaci.

Foto della enclave di Srebrenica presentata durante
l'inchiesta dell'Aja, tratta in realtà da un atlante,
e indica erroneamente i villaggi

Dopo il bombardamento della Serbia nel 1999, Srebrenica è stato riattualizzata dalle notizie di fossi comuni apparse negli scavi, curati esclusivamente dai ricercatori occidentali sotto il patronato del Tribunale dell'Aia. Il loro lavoro dura da sempre, e la conta dei cadaveri sale sempre più, e non ci stupiremmo certo se si salisse a 12.000 o 15.000, nella speranza di non superare la cifra globale della popolazione civile in questa regione. Il video è sbucato così all'improvviso per fare il grande gioco dei media. Srebrenica è stata quindi un'operazione pianificata, una trappola resa all'esercito nazionale serbo per simulare una strategia sistematica di eliminazione da parte della Serbia del popolo bosniaco.


Quando queste evidenti contraddizioni sono state spiegate e poi mostrate ai media, tutti si sono scandalizzati perché era come oltraggiare la memoria di quelle vittime: hanno così fuggito quel momento in cui "l'evidenza dei fatti" li aveva davvero condannati. Questi dunque sono i media, che si sono istituiti "osservatori", che raccontano false verità, che si lasciano manipolare e a loro volta manipolano la gente invece di restare vigili ed imparziale per controllare il potere e aiutare a portare la verità alla luce. Un procuratore come Carla del ponte, che è stato immischiato nelle questioni e nelle inchieste più assurde, da Pablo Escobar a Falcone, è divenuto il magistrato simbolo della giustizia internazionale contro i crimini di guerra. Sono dei venduti, dei buffoni, e oggi neanche loro possono accettare di essere complici del più grande etnocidio perpetuato, della morte di Milosevic, la cui memoria è stata infangata per proteggere i veri criminali, i falsi giudici, i servizi segreti e i generali disposti a vendersi. Se contate quanti minuti sono stati dedicati a Srebrenica, e quanti minuti hanno dedicato alle bombe atomiche sganciate sul Giappone rimarreste sicuramente scandalizzati. Chi è stato arrestato e poi condannato da questa Corte illegittima e non sovrana sono stati tutti coloro che non hanno abbandonato il loro popolo, sono rimasti fermi a difenderlo, pagando con la propria vita la difesa della dignità della propria gente. I veri criminali invece siedono ancora al potere, nei consigli di amministrazione delle multinazionali, tra i consigli direttivi dei Media, e continuano a giocare con le vite di tutti noi, senza sapere che l'ora della verità è davvero arrivata.

25 febbraio 2007

Intervista a Jonathan Levy, l'uomo che si sta battendo contro i crimini dei Balcani


Affrontare la nostra storia non è facile, non è possibile risvegliare certi dolori per far rivivere gli errori commessi senza sollevare un polverone di polemiche. La Etleboro ha coraggiosamente costretto le persone a guardare un passato che è stato nascosto, e intende portare avanti questa battaglia, combattuta proprio in difesa del popolo serbo che ha pagato dei rancori che si sono protratti dalla seconda guerra mondiale. La guerra dei Balcani infatti è stata una diretta conseguenza degli odi e dei rancori che sono rimasti negli strati più profondi delle etnie, come mine vaganti che aspettavano solo di essere innescate da quelle lobbies che volevano servirsi di quei popoli per raggiungere un più alto obiettivo geopolitico.
Ed in difesa del popolo serbo si sta conducendo una causa presso un tribunale della California, "Alperin contro la Banca del Vaticano", per arrivare ad ottenere un riconoscimento legale dello sterminio che è stato perpetuato durante la seconda guerra mondiale e così anche delle cause e delle responsabilità della Guerra nei Balcani.

L'Avv. Jonathan Levy, sta seguendo dal 1999 la causa Alperin, presentata originariamente presso la Corte Federale di San Francisco nel novembre del 1999. I querelanti sono superstiti di un campo di concentramento di serbo, ebreo, ed ucraino, così come delle organizzazioni che rappresentano su 300,000 vittime di Olocausto, e chiedono che venga fatta luce sul trasferimento illegale del tesoro degli Ustasha alla Banca del Vaticano. Jon Levy, rappresenta da tempo delle organizzazioni ed individui vittime dell'Olocausto, e attualmente è parte del team legale di difesa di Vojislav Seselj, ex leader del Partito Radicale Serbo (SRS), inquisito presso il tribunale dell'Aja per i crimini di guerra di cui è stato accusato il regime di Milosevic.
La Etleboro, come Organizzazione serba, sostiene l'opera di difesa di Seselj, anch'esso vittima di un sistema di potere che intende imporre silenzio sulle atrocità e le corruzioni della guerra nei Balcani del 1990. Ringraziamo dunque l'Avv. Jonathan Levy per il sostegno e le importanti informazioni che ha fornito alla Etleboro per la costruzione del rapporto sui crimini contro i popoli dei Balcani

D: Qual è la situazione attuale del processo contro lo IOR e l'OFM che sta conducendo ?
R:Dopo che la corte di Stato della California ha accolto la nostra denuncia, il 2 novembre del 2006 è stata presentata una mozione di archiviazione da parte dello Ior e della OFM adducendo come motivi l'immunità sovrana che gli perviene dall'essere una istituzione statale. Infatti gli Stati Uniti hanno delle leggi internazionali che non consentono l'imputazione dinanzi ad un tribunale civile di istituzioni sovrane.

D: Quali sono state le reazioni del giudice e dell'avvocato dopo che è stata presentata questa denuncia?
R:Quando presentammo la denuncia, nel 1999, il caso è stato archiviato, poi abbiamo fatto appello per ben due volte e alla fine è stato rinviato il giudizio alla corte. Al momento la Corte sta ancora esaminando le questioni preliminari per dare inizio poi ad un vero e proprio processo.

D: Ha qualche possibilità di vincere questa causa?
R: Sì, perchè se il caso non fosse meritevole, non sarebbe ancora dinanzi alla Corte. Sfortunatamente, la Chiesa Ortodossa serba e governo di serbo non hanno fatto alcuna pressione politica sul Vaticano. Se questo fosse successo il caso sarebbe finito con successo già da tempo. Solamente la RSK (Repubblica Srpska Krajina) che è uno dei querelanti e nostro cliente ed lo SRS ( Partito Radicale Serbo ) sostengono la denuncia apertamente.

D: Esistono precedenti legali contro l'IOR (e contro le banche in generale) per restituzione dell'oro alle vittime degli ustashas?
R:Questi tipi di cause normalmente non vanno al processo, perché vengono subito risolti con un concordato. La Germania, l'Austria, la Francia, la Svizzera, la Norvegia, l'Inghilterra e gli Stati Uniti hanno tutte concordato questo tipo di casi.

D:Quali sono state le più grandi difficoltà che lei ha affrontato durante il suo lavoro?
R:Ho avuto delle minacce di morte da parte di un Neo Ustasha croato. Durante il primo anno in cui ho lavorato a questo caso, ogni notte quando portavo fuori il mio cane, mi aspettavo una pallottola nella schiena.

D:Durante le sue ricerche, cosa ha scoperto sulle responsabilità dei crimini di guerra?
R:I crimini di guerra degli Ustasha hanno evitato la giustizia grazie all'intervento del Vaticano ed una fazione del CIA controllata da James Angleton. La successiva generazione dell'Ustasha è cresciuta in Argentina, Paraguai, Australia, Canada, mentre gli Stati Uniti e il Vaticano la hanno finanziata per distruggere la Iugoslavia. Fin da 1918, il Vaticano ha cercato di distruggere la Iugoslavia in favore degli Asburgo. Loro non ci riuscirono finché Belgrado è stato un protettorato austriaco. Solamente il partito radicale capì questa realtà.

Jonathan Levy e Fr. Dragoslav Topolac,
Vescovo della Chiesa Orthodossa Serba


D:Lei è riuscito a ricostruire il percorso della vendita dell'oro e del sequestro delle proprietà delle vittime degli Ustasha?
R: Oltre alle testimonianze, William Gowen, che era un agente speciale dell'esercito del controspionaggio degli Stati Uniti a Roma, nel 1947 investigò su questo caso. Il tesoro degli Ustasha fu contrabbandato nel 1946 in Italia Settentrionale dal colonnello ustasha Babic e dai Croats in uniforme britannica, con un convoglio di 10 autocarri diretto al convento francescano di San Girolamo a Roma. Attraverso l'intervento del rappresentante papale Frate Draganovic ed il Tesoriere francescano Dominik Mandic, l'oro ed il denari è stato depositato nella Banca del Vaticano e più tardi trasportato in tutto il mondo, raggiungendo gli Ustasha in esilio.

D: In che modo la collusione tra Vaticano e Totalitarismo ha influenzato la nostra storia recente?
R: Il fascismo ecclesiastico è documentato bene in Croatia, in Slovacchia, e Spagna nel 20 secolo. Oggi il Vaticano sostiene dittatori in Angola, America Latina ed altrove, nulla è cambiato.

D: E' possibile trovare dei collegamenti tra i segreti della Seconda Guerra Mondiale e gli scandali politici in Europa, come la Guerra dei Balcani o la Guerra Fredda?
R: Sì, la loggia massonica della P2, la distruzione dell'Iugoslavia, la Solidarietà in Polonia sono tutti i prodotti del Vaticano.


D: Cosa simboleggia lo IOR, e cosa si nasconde dietro questa Istituzione?
R: Lo IOR è la Banca di Vaticano, nessuno, incluso me, sa chi possiede la Banca di Vaticano. Il Vaticano rifiuta di rispondere a questa domanda. Comunque, sono ben documentate le informazioni che attribuiscono all'Opus Dei il vero controllo dello IOR. L'IOR e il Vaticano non hanno fatto uno statuto pubblico come chi possiede una banca oggi, contando invece sull'opinione di un procuratore italiano .

D: Quale connessione esiste tra la Federal Reserve e lo IOR?
R: Lo IOR ha o aveva conti in oro presso la Federal Reserv almeno fino al 1970. Nessuno conosce oggi la loro attuale relazione.

D: Secondo lei, qual è stato il ruolo dello IOR nel crack del Banco Ambrosiano?
R: I ruoli dell' Arcivescovo Marcinkus e del Vescovo Hnilica in questo scandalo sono stati seppellite con questi due santi criminali. Loro non dissero mai nulla prima di morire.

D: Dietro gli scandali italiani c'è stata la regia dello IOR?
R: Gli scandali dello IOR sono documentati bene dalla stampa italiana. Ce ne sono stati molti e ce ne saranno ancora di più finché lo IOR non sarà finalmente sciolto.

D: Lei pensa che il popolo italiano sa queste cose, o in realtà non sa nulla di quello che è successo sulla storia del Vaticano?
R: Gli italiani sanno benissimo che lo IOR è corrotto, ma a causa dei Patti Lateranensi non può fare nulla.

23 febbraio 2007

Liberalizzati i registri interbancari dei dati dei debitori


La Corte di Giustizia Europea lancia i primi segnali per la liberalizzazione dello scambio tra le Banche europee degli archivi di dati sulla solvibilità dei debitori . Lo scenario che si verrà a creare è quello di un unico circuito di informazioni, una specie "Centrale di Rischi Europea", a cui le Banche potranno far riferimento sia per rintracciare le informazioni di un debitore, sia per lo studio delle condizioni di credito e dei contratti bancari.
Allo stato attuale i dati bancari dei debitori sono protetti dal segreto professionale, onde proteggere la riservatezza dell'imprenditore o del mutuatario, rispetto al rapporto con la propria banca, oltre ad essere normalmente considerati segreti d’affari tra concorrenti.
Tuttavia, poiché la tendenza europea è quella di creare un unico circuito finanziario europeo, una borsa internazionale e la completa virtualizzazione degli scambi, le Banche chiedono oggi di mettere in comune i dati che ognuna dispone per creare un'unica Centrale Rischi.

La sentenza della Corte di Giustizia ( Sentenza CGCE, C-238/05 del 23 novembre 2006 ) giunge dunque per far cadere i principali ostacoli burocratici che impediscono al momento lo scambio dei dati, e detta le regole per la costruzione e lo scambio dei registri.
Alcuni Stati dispongono di un "registro positivo" che contiene i saldi dei creditori in aggiunta ad un registri "negativo" al cui interno vengono inseriti i debitori insolventi: chiunque abbia contratto un debito, aperto un conto corrente, acquistato una carta credito ed è divenuto insolvente viene automaticamente registrato nella banca dati della propria finanziaria o istituto di credito. I dati personali e quelli sensibili dei debitori confluiscono così in un cervello elettronico.
La creazione di questi registri ha delle importanti implicazioni dal punto di vista della concorrenza e della privacy dei cittadini, in quanto lo scambio di dati sensibili può essere utilizzato come uno strumento per fare dei cartelli tra Banche e annullare la diversità tra i contratti, in netta violazione della tutela della concorrenza, di cui la Commissione Europea si fa ferma sostenitrice.
Infatti la gestione del registro necessita della partecipazione degli istituti di credito e ciò comporta inevitabilmente una sorta di cooperazione tra concorrenti, con il rischio che eliminando ogni incertezza sulle politiche di credito o sul comportamento dei debitori, le Banche adotteranno una reazione omogenea nei confronti di chi richiede credito. Nonostante le evidenti distorsioni che lo scambio dei registri può provocare, anche adottando delle regole comuni per impedire la completa omogeneizzazione dei servizi e delle condizioni di accesso al credito, la Corte di Giustizia ha comunque deciso che non ci sono pericoli con la concorrenza. Precisa che i registri interbancari non sono assimilabili alla fissazione di un tasso di interesse comune, e non sopprimono "il grado di incertezza sul funzionamento del mercato".


Il tasso di insolvenza

Non dimentichiamo che la tutela della concorrenza è una delle principali motivazioni delle norme contro gli aiuti di stato, delle liberalizzazioni, delle privatizzazioni, e di tutte le politiche degli Stati che cercando di sostenere alcuni settori dell'economia. In questo caso invece, lo scopo principale diventa la necessità di creare un mercato comune con regole comuni, efficiente, al cui interno gli operatori siano completamente sincronizzati sugli stessi circuiti.
La Corte dunque liberalizza la creazione e lo scambio dei registri dei dati dell'insolvenza a condizione che l'identità delle banche non venga divulgata, e che il registro sia accessibile in modo non discriminatorio a tutti gli operatori.
Ecco che il registro, nelle parole della Corte, diventa uno strumento per mettere a disposizione delle Banche quante più informazioni possibili sui debitori esistenti o potenziali, e sul modo in cui pagano i loro debiti, e soprattutto se li pagano, facilitando in tal modo anche la prevedibilità della probabilità di rimborso, nonché il sovraesposizione della Banca. In questa chiave di lettura, riducendo l'incertezza sull'alea dell'adempimento dei debitori, il registro migliora i servizi bancari: minori tassi d'interesse, oppure maggiori vincoli per l'accesso al credito per mantenere sempre basso il rischio. Per cui, se si adotta questa posizione, si dovrebbe anche accettare il fatto che le Banche, in mancanza di informazioni sul rischio di inadempimento dei debitori, sono costretti ad aumentare i tassi di interesse per recuperare i costi nell'indebito. Spesso però i rincari dei tassi di interesse non rispondono a questi criteri, ma alle direttive della Banca Centrale per controllare l'inflazione, così come le spese di tenuta di conto e delle operazioni sono ritenute inutili e non servono a coprire dei reali costi per le Banche. Inoltre il sovraindebitamento degli imprenditori è spesso alimentato da circoli di interessi e di debito alimentato anche dalle Banche, mentre il suo controllo non si tradurrebbe in maggiore liquidità per gli altri creditori, come invece sostenuto in questa sentenza: le Banche non movimentano liquidità per la concessione del credito, dovendo versare solo 1,2% dei crediti erogati (riserva frazionaria secondo Basilea 2).

La possibilità di ridurre l'incertezza dell'inadempimento o di controllare il sovraindebitamento, ha comunque un caro prezzo, perché andrebbe a creare un mercato dei servizi bancari molto standardizzato, in cui non esistono molti servizi personalizzati, per non parlare delle implicazioni del controllo e della gestione di una banca dati così grande.
La sentenza della Corte di Giustizia rappresenta dunque un ulteriore passo verso la creazione di una borsa mondiale, di un sistema di informazione centralizzato nelle mani entità sovranazionali e controllati poi da istituti privati.

22 febbraio 2007

La Cassa depositi e prestiti nelle mani del sistema bancario


Quello che poteva sembrava un grande empasse per la politica italiana dinanzi al dictat americano, ha fatto così scattare una trappola pronta per l'Italia da molto tempo. Questa battuta d'arresto non toglie tuttavia il fatto che lo spettacolo deve continuare, e le dimissioni di Prodi potrebbero solo portare ad un rinvio delle più importanti decisioni nell'economia italiana per essere poi prese da un governo tecnico. Il nodo principale da sciogliere è il futuro della struttura del Patrimonio dello Stato e dei meccanismi di finanziamento, e sono decisioni che non possono essere procrastinate a tempo indefinito perché esistono delle direttive, delle scadenze imposte dall'OCSE e dalla Commissione Europea. A queste decisioni è indissolubilmente legato il destino della Cassa depositi e prestiti, o meglio del sistema di finanziamento-investimento nelle infrastrutture pubbliche e dell'intero patrimonio statale, destinata a divenire molto probabilmente un'entità ibrida e un veicolo di investimento per le fondazioni bancarie.

La Cassa Depositi e Prestiti è divenuta con la finanziaria del 2004 una società per azioni, mediante l'ingresso nell'azionariato delle fondazioni di origine bancaria, che hanno acquistato il 30% delle azioni, privilegiate con diritto di voto che danno diritto ad un dividendo preferenziale - con priorità rispetto agli altri azionisti - pari al tasso di inflazione aggiunto del 3%. È da notare che se il dividendo spettante è inferiore a quello previsto, anche per un solo esercizio, le Fondazioni avranno il diritto di recedere dalla CDP Spa, fermo restando che entro il 2010 le azioni diventano ordinarie a tutti gli effetti.
Sino ad oggi la Cassa ha raccolto al suo interno i fondi postali per destinarli non solo agli enti locali, ma anche alle municipalizzate e ai gestori privati e statali dei servizi pubblici, per garantire lo sviluppo infrastrutturale, in cooperazione con Infrastrutture Spa per i finanziamenti privati nelle grandi opere.

Oggi si ridiscute il suo ruolo nell'intenzione di trasformarla in una nuova IRI, da affiancare al «F2i», il nuovo «fondo infrastrutture» al quale Cdp partecipa con 150 milioni di euro, creato insieme con le fondazioni e le grandi banche italiane e internazionali. La sua missione sarà quella di investire soprattutto nelle grandi reti europee, come ferrovie, autostrade o satelliti, ricorrendo a forme di contratti di project financing: in tal mondo tuttavia l'opera non sarà di totale proprietà dello Stato e avrà per i cittadini un costo per essere utilizzata.
Prima di decidere sulla struttura proprietaria della Cdp occorrerà definire una volta per tutte la proprietà di Snam Rete Gas, la quale in ogni caso non avrà molte interferenze con l' F2i che per statuto non potrà rilevare pacchetti detenuti dai soci, nè concentrare gli investimenti su un solo asset. Ricordiamo che la Cassa di depositi e risparmi gestisce miliardi di euro di risparmio postale e custodisce 14 miliardi di partecipazioni tra cui: il 35% delle Poste, il 10% dell’Eni, il 10,2% dell’Enel, il 10,1% di StMicroelectronics, il 30% di Terna e il 30% di Snam.
La Snam retegas deve essere ceduta da Eni perché altrimenti nasce questo conflitto di interessi all'interno della Cdp, vietato sia dall'UE che di conseguenza dall'Authority: su tale questione si sono alternate diverse versioni, come l'inutilità o l'impossibilità di separare la rete perché non esiste una produzione di gas vera e propria, quindi questa coincide con la distribuzione, oppure la necessità di separarla perché diventerebbe più efficiente. Spetta sempre al "governo" decidere, nonostante l'opinione contraria dello stesso Scaroni che teme un indebolimento di Eni dinanzi poi alle controparti estere che bramano la Snam.

Per quanto riguarda la Cdp, gli scenari che si presentano posso essere diversi ma non così imprevedibili, perché parte dell'accordo con le fondazioni bancarie è stato già chiuso. La Cdp potrebbe divenire una maxi-banca a completa partecipazione statale ( 80% allo Stato e 20% alle Regioni) che non eroga dividendi ed è totalmente dedicata alle infrastrutture, alle piccole e medie imprese, alle ristrutturazioni, agli enti locali, spaziando in ogni sorta di investimento pubblico: questo è il modello della Bankengruppe tedesco Kfw. In alternativa potrebbe divenire una banca che ha negli uffici postali i suoi centri di raccolta, per poi impiegarli negli enti locali (modello francese della Caisse des dépots) , oppure una holding di partecipazioni strumentali, cioè di società che gestiscono o che sono impiegate nei servizi pubblici, per mantenere le reti nelle mani dello Stato. Le fondazioni sono oggi disponibili ad anticipare la data di conversione delle azioni, e divenire parte della Cdp come normale azionista, ma solo se cambierà l'oggetto degli investimenti da intraprendere, perché sino ad ora sono stati ritenuti poco redditizi e troppo votati al finanziamento della politica sociale, nelle vesti di una vera banca etica, senza garanzie né verifiche del merito del credito dei progetti. Per tale motivo finanziamenti come l'edilizia scolastica, pubblica e sociale, le opere idriche o di energia alternativa, potrebbero essere ridotti perché poco remunerativi. Allo stesso tempo gli enti locali potrebbero essere finanziati totalmente dal sistema bancario che avrebbe in mano così le piccole e medie imprese, e le municipalizzate che forniscono i servizi pubblici.
Se questi sono i presupposti probabilmente non si sceglierà un modello tedesco della banca pubblica votata solo al finanziamento senza versare dividendi, perché questo significherebbe liquidare la partecipazione delle fondazioni, né si sceglierà il modello francese, perché accentra tutto nelle mani delle Poste. Le fondazioni e le Banche non cederanno tanto facilmente la partecipazione della Cdp perché è una fonte di reddito sicura e ben remunerata se entra nel giro delle grandi opere pubbliche europee, mentre metteranno da parte invece quei finanziamenti che costano troppo allo Stato e non danno reddito, proprio perché sono votati alla causa sociale.

21 febbraio 2007

Annientate i santi e liberate le carceri


La struttura e i segreti che si nascondono dietro un'istituzione come lo Ior riescono a spiegare molte cose, e d'un tratto sembra che gli eventi prendano una forma e trovano il loro posto nell'ordine della storia. Vi abbiamo mostrato dei documenti molto significativi che mostrano la complicità dello IOR nei meccanismi finanziari della Federal Reserve per riciclare delle riserve d'oro, molto probabilmente appartenenti al tesoro degli Ustashe. I processi per la restituzione dell'oro furono subito archiviati presso il Dipartimento di Stato Americano, su pressione dell'allora Segretario di Stato del Vaticano il Cardinale Sodano, e le commissioni storiche di inchiesta in seno al Vaticano sciolte, dopodichè fu sempre negata l'apertura alle autorità investigative dell'archivio storico del Vaticano. Nel corso degli anni i forzieri della Banca del Vaticano si sono accresciuti grazie alla collusione con ambienti mafiosi e i Banchieri, derubati essi stessi dopo un crack finanziario che è rimasto impunito, senza colpevoli o responsabili. Coloro che tentarono di fermare questo meccanismo ne sono rimasti vittime, morendo ufficialmente per suicidio, per morte naturale, oppure per mano dei terroristi: la storia recente italiana è stata macchiata da atroci delitti che hanno fatto deserto intorno lasciando al potere i corrotti e i criminali.

Papa Luciani morì dopo solo 33 giorni di pontificato, per aver tentato di riformare lo IOR, vedendolo come un istituto ormai corrotto e diabolico nelle mani della Chiesa, ripugnando l'idea che un'Istituzione religiosa dovesse detenere un così forte potere temporale. Prima di lui, Aldo Moro cercò di fermare i piani atlantici di distruggere il comunismo, per costruire un'Europa fondata sulla conciliazione tra ovest ed est, per porre definitivamente fine ai conflitti e alle collusioni con i Banchieri e oscuri personaggi che si erano macchiati di crimini orribili durante la seconda guerra mondiale. Il messaggio di questi due grandi uomini è caduto purtroppo nel silenzio, perché la disinformazione ha contaminato la loro memoria: non martiri di un sistema corrotto, ma vittime della pazzia o del fato. Fu nominato come nuovo Papa Caroll Woityla proprio perché doveva fungere da base logistica durante la guerra fredda, divenendo Giovanni Paolo II che tuttavia non si è mostrato all'altezza del messaggio di pace di Papa Luciani. Egli rese lo IOR ancora più potente con il furto del Banco Ambrosiano e ha portato a termine l'obiettivo di far crollare il comunismo, decretando così anche la morte di migliaia di serbi.
La storia dei Balcani, non a caso, rappresenta la prova ancora vivente dei crimini commessi dal Nazismo e dal Vaticano, la sofferenza di questo popolo è stato il prezzo pagato dall'umanità per garantire il benessere di un'altra parte del mondo.
Quando l'oro del tesoro degli Ustasha fu venduto alla Federal Reserve, nel 1975, Tito riconobbe il popolo musulmano e creò lo stato della Bosnia, in un territorio in cui vivevano più di un milione di serbi, che si erano rifugiati lì perché perseguitati dal regime ustasha. Tito era croato, ma non ne parlava bene la lingua, e nonostante anche la moglie fosse croata, non ha avuto né una pensione né una casa, ed è stato il governo di Belgrado a dare quest'assistenza.
Tito non è mai stato presente alla commemorazione di Jasenovac, come mai nessuna istituzione europea, perché nel silenzio dei media si è stato cancellato il ricordo, nonostante esista un "giorno della memoria". Dopo la Seconda Guerra mondiale i serbi erano sparsi in tutta l'aerea balcanica, per cui l'idea della Grande Serbia nasce nell'intenzione di unire definitivamente questo popolo costretto a vagare, in un'unica nazione. Allo stesso tempo si era già formato un fronte irredentista croato che rivendicava la sovranità dell'antico stato croato come negli anni della Seconda Guerra mondiale. La situazione era estremamente delicata e richiedeva uno sforzo da parte di quei popoli di convivere in pace per non cadere negli scontri sanguinari: la Jugoslavia socialista era infatti riuscita a stabilire un giusto equilibrio all'interno e a riunire sotto un'unica bandiera gli slavi.
Giovanni Paolo II e Marcinkus

La pace di quel popolo però non è stata rispettata, e gli antichi odi della seconda guerra mondiale sono stati alimentati dalla Nato e dal Vaticano stesso per abbattere del tutto il comunismo. La Nato fece un'opera di dissuasione e di disinformazione, creando così i miti dei campi di sterminio dei bosniaci, mentre il Vaticano appoggiò e finanziò la forze croate che volevano impossessarsi di quella parte della Bosnia occupata dai serbi. Hnlica nasce proprio per consentire il trasferimento dei fondi occidentali nell'Europa dell'est, e sostenere la Polonia, la Repubblica Ceca e la Croazia, contro la Serbia, l'Albania il Kosovo. Il Vaticano ha così finanziato l'opera di costruzione mediatica della Madonna di Mudjugorje, apparsa infatti in un luogo ancora insanguinato dagli odi etnici per portare ancora più odio e disprezzo verso il popolo ortodosso: Medjugorje si trova in un territorio della Bosnia-Herzegovina occupata dagli irredentisti croati, tanto che nei negozi di souvenir la valuta locale ed accettata è il kuna croato. Così mentre in una parte della città si pregava, nell'altra l'esercito croato, con i ritratti della madonna intorno ai fucili, uccidevano, deportavano e torturavano le popolazioni della Krajna, di cui oggi vi sono più di 300 mila profughi.

Giovanni Paolo II e Frajo Tudjman

Hanno così costruito l'immagine di un Papa che ha abbattuto il Comunismo, un uomo di guerra e di pace, per sua stessa ammissione, ma che ha sacrificato in nome di un ruolo politico che non gli competeva la vita di migliaia di persone. Allora bisogna chiedersi perché il Vaticano riuscì in questa grande impresa, evangelizzando la maggior parte del globo, ma non riuscì a riconciliarsi con la Chiesa Ortodossa, non riuscì a varcare i confini della Serbia e della Russia. Pur avendo visitato i Balcani, recandosi nei luoghi di culto più importanti, non ha mai visitato il campo di Jasenovac, negando implicitamente quell'evento, e mettendo così in atto una politica di odio e di rancore. Umiliò in più occasioni il popolo serbo e la religione ortodossa con la deliberata intenzione di mostrare una totale indifferenza verso quel popolo che aveva sofferto, o forse perché mostrando pietà per quelle vittime avrebbe anche riconosciuto la colpevolezza dei gerarchi cattolici che avevano partecipato a quell'opera di conversione coatta. Il Vaticano, nonostante non rappresenta uno stato con potere temporale, fu così il primo a riconoscere l'indipendenza croata il 13 gennaio 1992, due giorni prima della Germania: un'azione diplomatica molto provocatoria che diede luogo ad una guerra civile che ha ucciso migliaia di serbi e Croati. Fu un riconoscimento prematuro ed irresponsabile perché era il frutto del regime di Franjo Tudjman, un generale antisemita estremista e nazionalista, era il risultato della strage della Krajna, era l'eredità della seconda guerra mondiale. Tudjman negò il genocidio in Jasenovac, così come quello degli ebrei, ma Giovanni Paolo II non proferì mai parola su i crimini commessi per realizzare lo Stato della Croazia.
Inoltre, durante la sua visita del 1998 in Croazia, Papa Giovanni Paolo II rese beato l'Arcivescovo Alojzije Stepinac, padre spirituale degli Ustasha, durante una maestosa cerimonia che lo proclamò martire del regime comunista. Stepinac era il Vicario Supremo delle forze armate degli Ustasha, definì Hitler "un inviato di Dio", era una parte del Parlamento degli Ustasha in Zagreb, accolse il Nazismo e sostenne il regime di Pavelic, partecipò politicamente alle decisioni di conversione forzata dei serbi e alla gestione dei campi di sterminio di Kozara e Jasenovac. A pochi giorni alla fine del conflitto mondiale, gli ustasha fuggirono e le truppe bolsceviche ritrovarono nei monasteri e nei palazzi dei vescovi immense quantità d'oro: per i crimini commessi furono arrestati e imprigionati, e tra questi anche Stepinac.

Papa Giovanni Paolo II prega dinanzi alla reliquia di
Alojzije Stepinac

Beatificare un criminale che si è macchiato di orrori così terribili significare anche negare uno sterminio compiuto per eliminare una etnia che professava una religione differente, significa concepire e ammettere i conflitti di religione, quelli per cui si combatte e si fa una netta distinzione tra cattolicesimo e islamismo.

Stepinac e il Nazismo



Il Vaticano non condannò mai l'aggressione della Nato in Kosovo e in Bosnia, come invece era accaduto con la guerra in Iraq, anzi Giovanni Paolo II chiese personalmente l'intervento armato delle nazioni per disarmare l'aggressore, ossia i serbi macellai dei miti di Srebrenica, così come chiese a Draskovic la distruzione delle chiese ortodosse in Kosovo.
La crociata cattolica contro il Comunismo si è così rivelata una ceca alleanza con il Nazismo, combattendo con le beatificazioni dei carnefici, i finanziamenti ai massacratori e l'umiliazione delle vittime, la cui colpa era di essere di una differente religione o di diverso credo politico.
Giovanni Paolo chiese la santificazione di Papa Pio XII, il Papa del Nazismo per antonomasia, come oggi la Chiesa chiede la sua di santificazione.

Oggi se la Etleboro si trova nella Rep Srpska è per una ragione storica, è perché ho deciso di vivere in un paese che ha sofferto e che può capire. Io ho fatto la mia rivoluzione, l'ho fatta davvero e se siamo riusciti a trovare i documenti, le prove e a dimostrare così cose che nessuno mai ha voluto dire, è perché non siamo rivoluzionari che nel tempo libero sparano a salve. Ci sono uomini nel mondo che combattono in silenzio, senza mai fermarsi, prendono le sofferenze della gente e per questo si uniscono alla Etleboro. Con questo messaggio vogliamo dirvi che anche nella Chiesa esistono persone che combattono, e che soffrono, ma purtroppo sono manipolate da una struttura di potere, come quella dello IOR, che non è differente dai gruppi massonici, o dalle multinazionali, non è differente dalla scientology e nè tantomeno dai partiti, accomunati tutti dal fatto di aver commesso gravi crimini contro l'Umanità.
La verità innegabile che traiamo da questa storia è proprio la dimostrazione di come una struttura così verticale e piramidale è in grado di manipolare un'intera comunità, che legittima gli atti criminali di coloro che si pongono ai vertici della piramide.
Quando invece le persone vengono rappresentate da una struttura orizzontale, si crea un ambiente in cui il confronto e la condivisione delle esperienze porta ad analizzare in maniera approfondita un evento: non vi sono né santoni, né guru che fanno da istituzioni. Il sostegno e la partecipazione di molti, hanno fatto sì di creare un dialogo dove non era possibile averlo, e questo ci ha reso più forti e più coscienti di come una struttura di potere possa influire sulle sorti degli Stati.

20 febbraio 2007

I crimini della Banca del Vaticano

"Il Regno di Dio non è negli edifici di pietra e cemento".
"Disfate voi questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere". Gli replicarono allora i Giudei: "Quarantasei anni ci sono voluti per fabbricare questo tempio e tu lo farai risorgere in tre giorni?" (Vangelo Secondo Tommaso)
Eugenio Pacelli, poi Papa Paolo XII, e Hitler

I mercanti continuano a dimorare nel tempio di Dio, avendo ormai preso possesso della sua sacralità per proteggere le loro ricchezze. Hanno trasformato il loro potere temporale in un impero finanziario, che si muove al di sopra degli Stati e di qualsiasi entità sovranazionale: non ha leggi e non rispetta alcuna legge degli altri Stati, non può essere giudicato dall'uomo e ha il potere di interferire e di decidere dei destini dei popoli in nome di un Dio che non è dell'umanità. Il Vaticano non è un'entità spirituale, ma è uno Stato a tutti gli effetti dotato di un centro finanziario costituito dal Patrimonio Apostolico della Santa Sede (APSA), il Ministero dell'Economia e l'Istituto per le Opere Religiose (IOR), la Banca del Vaticano che svolge anche funzioni di una Banca Centrale. Lo Ior non si trova nel cuore della Città del Vaticano, è oggi un'entità invisibile che si pone assolutamente sciolta rispetto alle leggi dell'uomo, e svolge la funzione di gestire la ricchezza di uno Stato di pochi acri di terreno, ma che ha una struttura burocratica e amministrativa di una vera Holding, dovendo infatti finanziare un'attività economica pari ad una multinazionale.

Per stessa ammissione della Commissione Europea (Interrogazione E-1914/02) secondo cui lo Stato della Città del Vaticano, essendo uno stato indipendente, non può essere soggetta alla legislazione comunitaria, non ha leggi sue e né può essere soggetta alle leggi antiriciclaggio. Rappresenta dunque l'Istituzione intoccabile per antonomasia, essendo la Banca di Dio.
Lo IOR svolge comunque le funzioni di una Banca privata, investe le sue ricchezze e lucra con esse, detiene importanti partecipazioni, come ad esempio il Casino di Montecarlo, e dipende direttamente dal Papa, il quale ha un potere decisionale assoluto sulla politica bancaria dello IOR, come stabilito dalle leggi del Vaticano.

Nata come Commissione delle Opere Pie nel 1887, lo IOR è stata trasformata nel 1941 in un'entità a scopo lucro da Eugenio Pacelli, divenuto intanto Papa Pio XII, al cui interno far confluire il denaro della Santa Sede, a quell'epoca costituita per lo più dai trasferimenti effettuati dallo Stato Italiano con la conclusione dei Patti Lateranensi.
Con la legge del 27 maggio 1929, n. 810 L'Italia si obbligava a versare alla Santa Sede la somma di lire 750.000.000 ed a consegnare titoli di debito pubblico consolidato per un valore nominale si 1.000.000.000 di lire. Nasce così una grande Banca che pian piano crescerà grazie ai rapporti e alle collaborazioni concluse con le più grandi Banche Svizzere e Americane, e il governo di Mussolini. Non dimentichiamo che il suo fondatore è Eugenio Pacelli, nunzio apostolico della Chiesa Cattolica presso la Germania di Hitler, divenuto Papa Pio XII, ha condotto una politica di assenteismo, senza mai condannare apertamente i crimini di Hitler e siedendo più volte accanto ai gerarchi nazisti, come lo stesso Hitler il croato Pavelic, che stava facendo del suo esercito di ustasha, una macchina di morte e ferocia distruzione nei Balcani. Seguendo le tracce dello IOR è possibile così scoprire e risalire al più scellerato patto che si sia mai concluso durante la storia, un legame indissolubile tra Banchieri, Nazismo e Vaticano che è divenuto il motore finanziario della Seconda Guerra Mondiale, e poi della Guerra Fredda, della Gladio e delle rivoluzioni anti-comuniste che hanno portato alla fine del comunismo, nonché alle sanguinose guerre dei Balcani.

Cardinale Eugenio Pacelli firma il Concordato
del Vaticano con il Nazismo , 20 luglio 1933

Nel corso dei processi che chiedevano la restituzione del denaro alle vittime del nazismo, lo Ior ha semplicemente sviato l'inchiesta, dichiarando di non avere documenti risalenti alla Seconda Guerra Mondiale avendoli distrutti con una cadenza di 10 anni, nonostante questo sia assolutamente contrario ad ogni prassi bancaria internazionale. Tuttavia nel corso di questi anni le indagini delle intelligences e delle Associazioni delle vittime dell'Olocausto hanno portato alla scoperta di archivi in Germania e in America che dimostrano i trasferimenti di fondi dallo IOR alle Banche controllate dai Nazisti in Svizzera, utilizzando il normale sistema italiano di scambio dell'oro. La Banca del Vaticano era anche la partner indissolubile della Tesoreria del Regime della Croazia Indipendente, di Pavelic. Al momento della fuga degli ustasha all'interno dei monasteri e dei palazzi dei vescovi furono ritrovate casse l'oro, di monete, denti, e gioielli, pronte per essere trasferite al governo in esilio dei nazisti croati in Argentina mediante l'intermediazione del Vaticano, che riciclava l'oro e lo trasferiva in Svizzera. Inoltre, esistono documenti incontrovertibili dell' OSS (Office Strategics Services, precursore della CIA) provenienti dal controspionaggio dell'esercito Americano che attestano che negli ultimi giorni della guerra, il tesoro di Pavelic è stato rintracciato al confine con l'Austria diretto in Svizzera, per essere cambiato e riciclato a Roma e poi partire per l'America: di quel tesoro sono state però completamente smarrite le tracce, è andato totalmente perso, e le richieste di restituzione risalenti al 1950 sono state archiviate. Dopo le pressioni del Vaticano presso il Dipartimento di Stato Americano, il caso è stato chiuso e la commissione di inchiesta del Vaticano Cattolica-Ebrea è stata sciolta, mentre coloro che si opposero furono denunciati per calunnia. Esse erano infatti in possesso di documenti della Intelligence Americana che dimostravano i rapporti tra Papa Pio VII e Montini, divenuto Papa Paolo VI, e in Banchieri, i Gerarchi e criminali di Guerra come Pavelic, Eichman, Stengel, Barbie e Arthukovic, probabilmente fuggiti e rimasti impuniti proprio grazie all'intermediazione del Vaticano che li ha protetti nella loro fuga.

Il silenzio del dopoguerra ha però un prosieguo, perché l'oro non smette di viaggiare e arriva alla Federal Reserve, per essere riciclato e custodito, e ritornare in Europa dove andrà a finanziare le logge massoniche che hanno gestito la Guerra Fredda e gli scandali per rovesciare i governi. Oltre ai ben noti rapporti con la Mafia, quando era Presidente Marcinkus, come lo dimostra le pratiche di riciclaggio e di racket internazionale, lo Ior ha derubato il Banco Ambrosiano, creando un buco finanziario di 1,5 bilioni di dollari, scomparso nelle controllate dello IOR panamensi e lusserburghesi. Parte di questi fondi fluirono alla P2 di Gelli e all'Opus Dei, con transazioni di 90 milioni di dollari ciascuna, in una spirale di corruzione politica e di Mafia che ha portato al "suicidio" di Calvi e quello del suo personale segretario, probabilmente dovuto al rifiuto del Banchiere a continuare in questa spirale di riciclaggio che aveva ridotto al collasso la sua Banca. In quei bui anni settanta, molti dei personaggi implicati morirono, tra cui anche Sindona che ebbe tuttavia poco tempo per lasciare le sue memorie di 27 volumi all'FBI. Il Vescovo Paolo Hnilica viene arrestato dopo il tentativo di comprare il contenuto della valigia di Calvi, che è misteriosamente scomparsa dopo la sua morte: secondo molti testimoni quella valigia conteneva le sconvolgenti prove che più di 1 bilione di dollari del banco Ambrosiano erano stati risucchiati dallo IOR.
Occorre riflettere su questi eventi: perché il Vaticano aveva bisogno di così tanti soldi, nonostante riceva sovvenzioni e donazioni per l'opera apostolica della Chiesa, e le sue parrocchie tirano a campare con lo stipendio dei suoi preti?
Lo IOR dunque è uno strumento, una macchina per trovare i soldi e poi finanziare le logge massoniche che hanno corrotto e distrutto la politica italiana, sino all'organizzazione della resistenza di matrice occidentale al Comunismo nell'Europa dell'Est. Il vescovo Hnilica aveva infatti fondato nella Repubblica Ceca la "Pro Fratribus" che veniva utilizzata dalle intelligence occidentali per trasferire i fondi alle organizzazioni e alla resistenza massonica anti-comunista e promuovere le apparizioni di Medjugorje in Croazia. Pubblichiamo dunque un importante documento ricostruito dalla guardia di Finanza Italiana che mostra l'intreccio di finanziamento dei Banchieri ai politici, ai massoni e agli istituti religiosi.

Conti correnti Bancari da milioni di lire destinati a quello che è stato definito l'eroica vittoria dell'occidente verso il regime comunista, al massacro dei Balcani, alla rivoluzione della Polonia, alle Repubbliche Sovietiche.
Occorreva creare quel fuoco cattolico che avrebbe portato alla Indipendenza della Croazia, rispettando così gli antichi patti con Pavelic che voleva la Croazia sovrana.
Questo schema di potere che vi descriviamo è quello che la disinformazione ha descritto come la vittoria della democrazia sulla dittatura, sui popoli macellai, sui criminali di guerra. La visione degli eventi non deve tuttavia fermarsi, perché occorre immaginare alle gravi implicazioni della collusione dello IOR con la Federal Reserve, cosa che implica comunque una partecipazione del Vaticano nelle decisioni dei Banchieri e del governo statunitense, che ha democratizzato non solo la Jugoslavia e l'Europa ma anche il Medioriente e la Palestina.
La gerarchia è lunga, se si pensa che i Bush, famiglia cresciuta all'interno della Cia, aveva stretti rapporti con il Nazismo proprio in virtù dei rapporti con il Vaticano, che faceva sempre da intermediario. I crimini dei Banchieri che hanno portato alla morte di Kennedy, all'usura e alla distruzione dei popoli sono anche del Vaticano che non ha proferito parola e si è messo alla destra del nazismo.

Molte persone sono state umiliate, arrestate, gli Italiani di Istria sono morti perché traditi dallo Stato Italiano e dal Vaticano. Noi oggi siamo qui a narrare una storia come mai nessuno ha fatto, e per questo la gente ci ammira e ci detesta. Se volete la verità cercatela in voi stessi, perché è dentro di voi, e intorno a voi vi è tutto il vostro mondo, la storia della nostra vita è questa. Quando chiederete, vi sarà negata una risposta, sarete additati, ed è per questo che si lascia la propria nazione, per poter stare tra gente che può capire perché ha sofferto ciò che gli Italiani hanno dimenticato. Se oggi un kamikaze si fa esplodere è perchè ha un senso di impotenza, mentre noi in occidente ci suicidiamo perchè non conosciamo il nemico e lo vediamo in noi stessi, ma se un giorno le nostre coscienze capiranno, sarà il giorno della nostra indipendenza.

19 febbraio 2007

L'inchiesta sui rapporti tra IOR e FED pubblicata dal giornale di Stato della Rep Srpska

Il giornale di Stato della Rep Srpska non lascia solo Michele Altamura e pubblica, in maniera incondizionata, il rapporto sulle relazioni tra il Vaticano e il Nazismo, fino a giungere alla Federal Reserve Bank. Durante questa settimana saranno pubblicati anche i documenti e la corrispondenza tra lo IOR e la FED, nonchè l'intervista dell'Avv. Jonathan Levy.

Unanime è stato il coro degli utenti che sono rimasti molto colpiti dai documenti pubblicati, che inviando e-mail e messaggi, ha espresso la sua solidarietà e il suo completo sostegno per la causa che sta portando avanti la Etleboro. Abbiamo preventivato un traffico sui nostri siti di 30 mila utenti, le persone volontariamente si sono unite per creare una catena di e-mail che in questo momento stanno facendo il giro di tutto il mondo.

Questa è la vera vittoria della Tela, siamo una rete, siamo una struttura, e non siamo di cemento, siamo invisibili e nelle menti delle persone. La ricerca della verità non si ferma qui, e la Etleboro, da Banja Luka, rincarerà la dose per far luce, quanto più possibile, sugli eventi e i misteri connessi allo IOR. Dietro il Vaticano si nasconde infatti una storia molto intricata, e per tale motivo cercheremo in questi giorni di spiegare a che punto siamo e dove siamo.
Il documento che pubblichiamo deve indurvi a pensare che lo IOR è una struttura che è stata posta al di sopra persino degli enti sovranazionali, non ha leggi e non rispetta leggi, nessuno può indagare su di lui e violare i suoi forzieri, per stessa ammissione della Commissione Europea:

Signore, dacci il nostro pane quotidiano

Avv. Jonathan Levy

Mentre la verità pian piano riaffiora, lo smarrimento e l'incredulità trovano una risposta. Sono momenti particolari, vi sono persone che stanno soffrendo perché si sentono ingannati: credevano di morire per la patria, per la fede, invece sono morti per una banca.
Abbiamo intrapreso una strada che porta alla verità, che libera dagli uomini da tutti i falsi miti e i santoni che dispensano sapere, e in questo cammino vi mostreremo i documenti che provano senz'ombra di dubbio l'assurda complicità della Banca del Vaticano con quel sistema di usura e di male che distrugge e impoverisce i popoli. Durante questa settimana pubblicheremo un'esclusiva intervista all'Avv. Jonathan Levy (foto accanto), che sta conducendo una causa in difesa delle vittime del regime nazista ustasha durante la seconda guerra mondiale contro lo Ior e la Confraternita croata di San Girolamo Degli Illirici. Mr. Jon Levy ci aiuterà a spiegare, con prove incontrovertibili, i rapporti tra lo IOR e la FED, e chi si nasconde dietro i grandi misteri italiani e americani, dietro le guerre e la lotta al comunismo, dietro le guerre dei Balcani. Un filo conduttore avvolge le entità sovranazionali in grado di dettare l'ordine mondiale degli eventi.

Esistono infatti delle prove documentali che dimostrano la cooperazione tra lo IOR (Istituto di Opere Religiose) e la Federal Reserve, per trasferire, depositare e vendere delle riserve auree. Pubblichiamo dunque parte della corrispondenza intrattenuta tra l'Amministrazione Speciale della Santa Sede e la Federal Reserve, con la quale si conclude un accordo per la creazione di conti di deposito dell'oro e la possibilità di vedere parte di tale massa aurea su un mercato privato o alla stessa banca centrale. Tra la corrispondenza che vi proponiamo, degna di attenzione sono le lettere datate intorno al dopoguerra, che fanno riferimento ad un rapporto di affari che risale al 1940 e che discutono di una "massa d'oro" da collocare sul mercato privato americano.
10 Marzo 195415 Ottobre 1969

23 Settembre 19756 Ottobre 197510 Febbraio 1976


Sono documenti che non hanno bisogno di commento, o almeno non adesso senza aver ascoltato tutta la storia che avvolge di mistero la seconda guerra mondiale e il successivo dopoguerra.
Tuttavia, pur potendo accettare la colpevolezza delle Banche per le guerre e i genocidi compiuti nella storia, non possiamo accettare che la Chiesa abbia tradito così gli uomini, sedendo alla destra della FED e stringendo le mani ai mercanti che sono nel tempio.
Il Vaticano ha il dovere morale di aprire le chiese e di spiegare le parole di Gesù, non può difendersi chiudendosi dietro alla protezione della sacralità della religione, dietro un vangelo che non ha rispettato, perchè ha commesso un crimine grave: chi ha un potere così grande, come quello dell'amministrazione del culto e della fede, non può manipolare così gli uomini, ha una responsabilità ancor più grande dei Banchieri e dei politici.
Questo è un gesto miserabile, il Papa e la gerarchia ecclesiastica devono dare delle spiegazioni e dire perché sono complici di un sistema usuraio che la Bibbia vieta, e non ci basteranno frasi come "fate come io dico e non come io faccio". La Chiesa non può condannare l'America come guerrafondaia, e poi allo stesso tempo essere una partner in affari della Federal Reserve, che è una istituzione fondata sul petrodollaro. Evidentemente ciò che tutti noi sappiamo è sbagliato, non dobbiamo puntare il dito solo contro l'America o Bush, contro i petrolieri e i Banchieri, ma anche contro coloro che non difendono gli uomini, pur avendo il potere di farlo, per lucrare con il sistema monetario.
La controinformazione è dunque manipolata a tal punto che permettono che si parli dei Banchieri e dei Massoni, per indurre le persone a fermarsi lì nella loro ricerca della verità: dicono e non dicono delle cose, hanno fonti anonime e creano un grande clima di diffidenza, alimentano la controinformazione sui Banchieri per manipolare anche chi vuole combattere per cambiare le cose. Tutti noi vogliamo lottare, ognuno con il proprio egoismo, ma in questo modo ci manipolano perchè ognuno pensa di sapere la verità. Alla fine scopriamo che tutto ciò che sappiamo è sbagliato, che bisogna andare oltre le informazioni facili da trovare, che balzano agli occhi, perché sono state posizionate lì per un motivo.

Non facciamoci distrarre dai falsi scoop delle truffe inventate dalle persone per sopravvivere, perchè sono una criminalizzazione del cittadino, e aiutano i veri criminali a vendere la nostra anima al diavolo. Basti pensare a come la questione di Vanna Marchi abbia creato una caccia alle streghe inutile, e non ci ha fatto riflettere sul fatto che se le persone sono arrivate fino a quel punto è perchè hanno perso la fede, perché si sentono abbandonate e sentono che solo le magie possono guarire il male. In realtà il male non è Vanna Marchi, ma i politici, i giornalisti, i guardiani, la Chiesa e i banchieri: tutti hanno la più alta responsabilità di questo etnocidio commesso contro l'umanità. Dove sono allora i Templari, quelli che dovevano vigilare e custodire il Tempio, si sono collusi o sono divenuti dei venditori di diplomi e di spade, indossando mantelli e inscenando delle buffonate: è questa la vostra civiltà?E' questa la vostra nobiltà?E' questa la vostra storia?
Michele Altamura, fondatore Etleboro ONG

La Etleboro ha il dovere dunque di aprire una strada, prendendosi ogni responsabilità in nome dei veri combattenti e dei veri rivoluzionari che sono rimasti al loro posto e non hanno abbandonato la loro gente. È nel rispetto della memoria di quegli agenti del SISMI che sono morti, fatti tacere perchè volevano parlare e rivelare il viso dei veri carnefici. Anche il caso di Abu Omar dimostra come i servizi siano la valvola di sfogo di un sistema che crolla: per un uomo inutile, un falso Imam la stampa ha creato un caso di Stato, per una persona che per 500 dollari lavorava per tutti - e l'Albania sa bene che è un impostore avendolo espulso - hanno messo in discussione la sovranità dell'Italia. Chi sono allora quelle istituzioni che hanno fermato il capo del Sismi che poteva fare luce sull'intera vicenda?

Trovare una strada e aprire così uno squarcio è un grande successo, è il successo della Tela, di tutti coloro che nel mondo hanno contribuito a portare alla luce degli eventi troppo nascosti per essere visti. Oggi abbiamo bisogno di documenti e di vere prove per convincere altri, di storie complottiste ne sappiamo tante, ma non porteranno a nulla. Dobbiamo invece unirci e scrollarci dell'egoismo per smettere di combattere contro noi stessi e far in modo che tutti capiscano. Per superare questi ostacoli abbiamo così preferito non rispondere alle provocazioni perchè sappiamo che sono dettate da un pensiero manipolato inconsciamente, ma chiediamo a tutti di capirci e fare uno sforzo nel liberare la mente e ascoltare la ragione e l'evidenza dei fatti.
Noi non siamo la destra o la sinistra, noi non siamo il centro, noi siamo degli uomini nati con un debito, obbligati a pagare, per cui vogliamo una sola norma nelle Costituzioni tratta dalle parole di Gesù, ossia che l'uomo abbia il diritto di mangiare: Signore dacci il nostro pane quotidiano.