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28 febbraio 2007

Attacco agli ambasciatori Italiani e Americani

Gli Ambasciatori italiani e statunitensi sono stati feriti lunedì scorso da una granata dell'artiglieria dei ribelli della Tigre di Tamil che aprirono il fuoco sugli elicotteri che stavano sorvolando lo Sri Lanka orientale in una missione di avan-scoperta.

L'attacco - il primo contro il personale diplomatico Occidentale all'inizio della guerra civile dello Sri Lanka nel 1983 - giunge dopo sette mesi di lotta tra i ribelli e l'esercito nazionale.

Anche gli ambasciatori del Canada, Francia, Germania e Giappone si trovavano in volo ma sono usciti illesi dagli scontri della città di Batticalo aorientale. Con essi anche 12 agenti del personale di sicurezza dello Sri Lanka è stato ferito. L'Ambasciatore italiano, Pio Mariani, è stato ricoverato nell'ospedale militare, e gli è stato rimosso dalla testa un pezzo di granata.

Shanghai crolla ma la Cina resta in piedi. Sono l’Europa e gli Usa a dover tremare.


La Borsa di Shanghai crolla con una perdita sugli indici azionari di più del 10%, bruciando sul mercato cinese 107 miliardi di dollari, con una eco di 290 miliardi sulle borse europee e di 210 miliardi su quelle statunitensi. Si registra così il peggior crollo finanziario sulle borse asiatiche degli ultimi 10 anni, come chiaro sintomo dell'estrema volatilità dei mercati in questo frangente di grande tensione per la recessione economica che si prevede arrivi negli Stati Uniti entro la fine di questo 2007.

La debolezza del mercato finanziario cinese è strettamente legato alle turbolenze e alle incertezze di quello statunitense mediante un doppio filo di scambi commerciali e di debito: l'economia americana vive della produzione cinese e degli investimenti in titoli di debito pubblico, mentre l'economia cinese vive della credibilità e della solvenza del suo principale debitore di cui possiede 750 miliardi di debito pubblico. È anche ovvio che questa crisi non poteva che riverberarsi anche sulle borse occidentali, in quanto i capitali investiti in Cina fanno capo alle più grandi multinazionali europee e statunitensi. Il crollo della Borsa di Shanghai dovrebbe in ogni caso preoccupare l'Occidente, e l'America stessa, perché se è frutto di una manovra speculativa, potrebbero esserci in futuro seri rischi sulla stabilità dell'economia statunitense, se invece è una forma di boicotaggio per minare la stabilità finanziaria di un avversario politico, potrebbe rivelarsi una mossa molto rischiosa perché le sue conseguenze si riverberano in maniera negativa in tutto il mondo. In ogni caso chi ne esce più sconfitto dagli sbalzi delle borse asiatiche sono proprio gli investitori occidentali, che farebbero bene a spaventarsi perché l’ultimo crollo del mercato finanziario asiatico si è avuto prima che crollassero le Torri Gemelle.
In un clima così teso da tempo si aspettava il segnale che doveva preannunciare la guerra del cambiamento del sistema economico, per impedire il collasso del dollaro e dell’economia capitalistica occidentale.

Il crollo di Shanghai è stato attribuito da alcuni analisti ad una vera e propria ondata di vendite partita dai grandi investitori e dagli speculatori che hanno deciso di abbandonare il mercato in seguito alla dichiarazione di Alan Greespan che ha confermato il rischio di recessione in America, e dopo i nuovi provvedimenti delle autorità monetarie sul controllo delle condizioni di credito e delle operazioni speculative.
Le autorità cinesi hanno infatti annunciato che presto rafforzeranno i controlli sul mercato finanziario che è vertiginosamente in crescita ma spesso poco trasparente, foriero di manovre speculative illecite, di offerte iniziali di vendita (Ipo) illegali e di attività non sane, come il ricorso ai prestiti bancari per investire in borsa. Come se non bastasse, si attendono nuove strette monetarie, per ammortizzare un po' le ostilità nei confronti degli Stati Uniti che premono per una forte rivalutazione dello Yuan, che falsa i conti delle partite correnti tra i due paesi.

Anche se la Cina non possiede ancora un mercato dei capitali in relazione al suo potere economico, probabilmente la fiammata della borsa di Shanghai è stata in un certo senso provocata da una politica tesa ad attirare capitali dall'estero. C'è stata una selvaggia deregolamentazione che ha consentito ai grandi fondi di investimento di infiltrarsi e dare origine ad una bolla speculativa molto vicina al collasso.
È un paese in cui le liquidità abbondano, i fondi acquistano e rivendono delle azioni sopravvalutate, raggiungendo un volume di scambio di oltre 14 miliardi di dollari, vicino alle cifre di Tokyo. Tuttavia, il governo non sembra pronto a prendere delle misure drastiche, perché continua a dare mano libera ai fondi che acquistano in massa le azioni per poi rivenderle sempre in misura consistente, spostando dei veri
Shanghai dunque resta la patria delle sporche manovre speculative dei fondi, in particolare dei fondi pensione che si muovono come dèi su quei mercati così deregolamentati.
Sono da tempo infatti in corso delle indagine economiche e finanziarie volte a far luce su dei sospetti di corruzione e di cattiva gestione di questi fondi pensione, che avrebbero condotto una deviazione di fondi pubblici per un importo di 400 milioni di dollari.

Il mercato finanziario cinese persegue come obiettivo principale quello di espandersi e lo fa ricorrendo ad ogni strumento, ma forse proprio la sua smisurata espansione potrebbe preoccupare gli investitori occidentali, che vedono uno sbilanciamento dei poli che attirano capitali. L'economia cinese non è solo una sistema in via di sviluppo, ma è anche una realtà politica che sta diventando sempre più indipendente rispetto all'occidente perché sta cercando le proprie controparti nei paesi del Medioriente, nella Russia, nei Paesi africani e in Sudamerica. Allo stesso tempo si sta espandendo sul mercato finanziario perché oltre ad attirare capitali, grazie alla sua forte economia reale, comincia ad avere un surplus di capitali da investire all'estero per un totale di 954,5 miliardi di dollari . È stata così creata la China Financial Futures Exchange, la quarta borsa del paese per le operazioni a termine, posseduta dalle borse di Shanghaï e Shenzhen e altre tre borse esistenti per le operazioni a termine, a Shanghaï, Dalian e Zhengzhou.
Allo stesso tempo la China sta stringendo rapporti sempre più importanti con Euronext per permettere la quotazione sul mercato europeo delle società e delle piccole imprese cinesi.
La liberalizzazione del mercato ha consentito infatti l'investimento sui mercati borsistici stranieri, mediante delle società bancarie di intermediazione, entro ovviamente una determinate quota per evitare la fuga dei capitali, ma consentendo comunque di eliminare i rischi sul tasso di cambio e le pressioni al rialzo sullo yuan. Secondo gli analisti, la liberalizzazione e l'apertura del settore bancario dovrebbero generare una domanda molto forte per i servizi bancari e finanzieri, in particolare per i prestiti immobiliari ed al consumo, di un'entità tale da drogare la redditività delle banche cinesi. Si appresta così anche ad essere una capitale finanziaria che deve prepararsi anche ad aprire il suo mercato alla concorrenza internazionale, prevista per la fine dell'anno, secondo gli obblighi previsti dal WTO.

Crolla dunque la Borsa di Shanghai ma la Cina resta in piedi, perché a dover tremare è l’economia capitalistica occidentale, trascinata dalla recessione degli Stati Uniti.

23 febbraio 2007

Liberalizzati i registri interbancari dei dati dei debitori


La Corte di Giustizia Europea lancia i primi segnali per la liberalizzazione dello scambio tra le Banche europee degli archivi di dati sulla solvibilità dei debitori . Lo scenario che si verrà a creare è quello di un unico circuito di informazioni, una specie "Centrale di Rischi Europea", a cui le Banche potranno far riferimento sia per rintracciare le informazioni di un debitore, sia per lo studio delle condizioni di credito e dei contratti bancari.
Allo stato attuale i dati bancari dei debitori sono protetti dal segreto professionale, onde proteggere la riservatezza dell'imprenditore o del mutuatario, rispetto al rapporto con la propria banca, oltre ad essere normalmente considerati segreti d’affari tra concorrenti.
Tuttavia, poiché la tendenza europea è quella di creare un unico circuito finanziario europeo, una borsa internazionale e la completa virtualizzazione degli scambi, le Banche chiedono oggi di mettere in comune i dati che ognuna dispone per creare un'unica Centrale Rischi.

La sentenza della Corte di Giustizia ( Sentenza CGCE, C-238/05 del 23 novembre 2006 ) giunge dunque per far cadere i principali ostacoli burocratici che impediscono al momento lo scambio dei dati, e detta le regole per la costruzione e lo scambio dei registri.
Alcuni Stati dispongono di un "registro positivo" che contiene i saldi dei creditori in aggiunta ad un registri "negativo" al cui interno vengono inseriti i debitori insolventi: chiunque abbia contratto un debito, aperto un conto corrente, acquistato una carta credito ed è divenuto insolvente viene automaticamente registrato nella banca dati della propria finanziaria o istituto di credito. I dati personali e quelli sensibili dei debitori confluiscono così in un cervello elettronico.
La creazione di questi registri ha delle importanti implicazioni dal punto di vista della concorrenza e della privacy dei cittadini, in quanto lo scambio di dati sensibili può essere utilizzato come uno strumento per fare dei cartelli tra Banche e annullare la diversità tra i contratti, in netta violazione della tutela della concorrenza, di cui la Commissione Europea si fa ferma sostenitrice.
Infatti la gestione del registro necessita della partecipazione degli istituti di credito e ciò comporta inevitabilmente una sorta di cooperazione tra concorrenti, con il rischio che eliminando ogni incertezza sulle politiche di credito o sul comportamento dei debitori, le Banche adotteranno una reazione omogenea nei confronti di chi richiede credito. Nonostante le evidenti distorsioni che lo scambio dei registri può provocare, anche adottando delle regole comuni per impedire la completa omogeneizzazione dei servizi e delle condizioni di accesso al credito, la Corte di Giustizia ha comunque deciso che non ci sono pericoli con la concorrenza. Precisa che i registri interbancari non sono assimilabili alla fissazione di un tasso di interesse comune, e non sopprimono "il grado di incertezza sul funzionamento del mercato".


Il tasso di insolvenza

Non dimentichiamo che la tutela della concorrenza è una delle principali motivazioni delle norme contro gli aiuti di stato, delle liberalizzazioni, delle privatizzazioni, e di tutte le politiche degli Stati che cercando di sostenere alcuni settori dell'economia. In questo caso invece, lo scopo principale diventa la necessità di creare un mercato comune con regole comuni, efficiente, al cui interno gli operatori siano completamente sincronizzati sugli stessi circuiti.
La Corte dunque liberalizza la creazione e lo scambio dei registri dei dati dell'insolvenza a condizione che l'identità delle banche non venga divulgata, e che il registro sia accessibile in modo non discriminatorio a tutti gli operatori.
Ecco che il registro, nelle parole della Corte, diventa uno strumento per mettere a disposizione delle Banche quante più informazioni possibili sui debitori esistenti o potenziali, e sul modo in cui pagano i loro debiti, e soprattutto se li pagano, facilitando in tal modo anche la prevedibilità della probabilità di rimborso, nonché il sovraesposizione della Banca. In questa chiave di lettura, riducendo l'incertezza sull'alea dell'adempimento dei debitori, il registro migliora i servizi bancari: minori tassi d'interesse, oppure maggiori vincoli per l'accesso al credito per mantenere sempre basso il rischio. Per cui, se si adotta questa posizione, si dovrebbe anche accettare il fatto che le Banche, in mancanza di informazioni sul rischio di inadempimento dei debitori, sono costretti ad aumentare i tassi di interesse per recuperare i costi nell'indebito. Spesso però i rincari dei tassi di interesse non rispondono a questi criteri, ma alle direttive della Banca Centrale per controllare l'inflazione, così come le spese di tenuta di conto e delle operazioni sono ritenute inutili e non servono a coprire dei reali costi per le Banche. Inoltre il sovraindebitamento degli imprenditori è spesso alimentato da circoli di interessi e di debito alimentato anche dalle Banche, mentre il suo controllo non si tradurrebbe in maggiore liquidità per gli altri creditori, come invece sostenuto in questa sentenza: le Banche non movimentano liquidità per la concessione del credito, dovendo versare solo 1,2% dei crediti erogati (riserva frazionaria secondo Basilea 2).

La possibilità di ridurre l'incertezza dell'inadempimento o di controllare il sovraindebitamento, ha comunque un caro prezzo, perché andrebbe a creare un mercato dei servizi bancari molto standardizzato, in cui non esistono molti servizi personalizzati, per non parlare delle implicazioni del controllo e della gestione di una banca dati così grande.
La sentenza della Corte di Giustizia rappresenta dunque un ulteriore passo verso la creazione di una borsa mondiale, di un sistema di informazione centralizzato nelle mani entità sovranazionali e controllati poi da istituti privati.

22 febbraio 2007

La Cassa depositi e prestiti nelle mani del sistema bancario


Quello che poteva sembrava un grande empasse per la politica italiana dinanzi al dictat americano, ha fatto così scattare una trappola pronta per l'Italia da molto tempo. Questa battuta d'arresto non toglie tuttavia il fatto che lo spettacolo deve continuare, e le dimissioni di Prodi potrebbero solo portare ad un rinvio delle più importanti decisioni nell'economia italiana per essere poi prese da un governo tecnico. Il nodo principale da sciogliere è il futuro della struttura del Patrimonio dello Stato e dei meccanismi di finanziamento, e sono decisioni che non possono essere procrastinate a tempo indefinito perché esistono delle direttive, delle scadenze imposte dall'OCSE e dalla Commissione Europea. A queste decisioni è indissolubilmente legato il destino della Cassa depositi e prestiti, o meglio del sistema di finanziamento-investimento nelle infrastrutture pubbliche e dell'intero patrimonio statale, destinata a divenire molto probabilmente un'entità ibrida e un veicolo di investimento per le fondazioni bancarie.

La Cassa Depositi e Prestiti è divenuta con la finanziaria del 2004 una società per azioni, mediante l'ingresso nell'azionariato delle fondazioni di origine bancaria, che hanno acquistato il 30% delle azioni, privilegiate con diritto di voto che danno diritto ad un dividendo preferenziale - con priorità rispetto agli altri azionisti - pari al tasso di inflazione aggiunto del 3%. È da notare che se il dividendo spettante è inferiore a quello previsto, anche per un solo esercizio, le Fondazioni avranno il diritto di recedere dalla CDP Spa, fermo restando che entro il 2010 le azioni diventano ordinarie a tutti gli effetti.
Sino ad oggi la Cassa ha raccolto al suo interno i fondi postali per destinarli non solo agli enti locali, ma anche alle municipalizzate e ai gestori privati e statali dei servizi pubblici, per garantire lo sviluppo infrastrutturale, in cooperazione con Infrastrutture Spa per i finanziamenti privati nelle grandi opere.

Oggi si ridiscute il suo ruolo nell'intenzione di trasformarla in una nuova IRI, da affiancare al «F2i», il nuovo «fondo infrastrutture» al quale Cdp partecipa con 150 milioni di euro, creato insieme con le fondazioni e le grandi banche italiane e internazionali. La sua missione sarà quella di investire soprattutto nelle grandi reti europee, come ferrovie, autostrade o satelliti, ricorrendo a forme di contratti di project financing: in tal mondo tuttavia l'opera non sarà di totale proprietà dello Stato e avrà per i cittadini un costo per essere utilizzata.
Prima di decidere sulla struttura proprietaria della Cdp occorrerà definire una volta per tutte la proprietà di Snam Rete Gas, la quale in ogni caso non avrà molte interferenze con l' F2i che per statuto non potrà rilevare pacchetti detenuti dai soci, nè concentrare gli investimenti su un solo asset. Ricordiamo che la Cassa di depositi e risparmi gestisce miliardi di euro di risparmio postale e custodisce 14 miliardi di partecipazioni tra cui: il 35% delle Poste, il 10% dell’Eni, il 10,2% dell’Enel, il 10,1% di StMicroelectronics, il 30% di Terna e il 30% di Snam.
La Snam retegas deve essere ceduta da Eni perché altrimenti nasce questo conflitto di interessi all'interno della Cdp, vietato sia dall'UE che di conseguenza dall'Authority: su tale questione si sono alternate diverse versioni, come l'inutilità o l'impossibilità di separare la rete perché non esiste una produzione di gas vera e propria, quindi questa coincide con la distribuzione, oppure la necessità di separarla perché diventerebbe più efficiente. Spetta sempre al "governo" decidere, nonostante l'opinione contraria dello stesso Scaroni che teme un indebolimento di Eni dinanzi poi alle controparti estere che bramano la Snam.

Per quanto riguarda la Cdp, gli scenari che si presentano posso essere diversi ma non così imprevedibili, perché parte dell'accordo con le fondazioni bancarie è stato già chiuso. La Cdp potrebbe divenire una maxi-banca a completa partecipazione statale ( 80% allo Stato e 20% alle Regioni) che non eroga dividendi ed è totalmente dedicata alle infrastrutture, alle piccole e medie imprese, alle ristrutturazioni, agli enti locali, spaziando in ogni sorta di investimento pubblico: questo è il modello della Bankengruppe tedesco Kfw. In alternativa potrebbe divenire una banca che ha negli uffici postali i suoi centri di raccolta, per poi impiegarli negli enti locali (modello francese della Caisse des dépots) , oppure una holding di partecipazioni strumentali, cioè di società che gestiscono o che sono impiegate nei servizi pubblici, per mantenere le reti nelle mani dello Stato. Le fondazioni sono oggi disponibili ad anticipare la data di conversione delle azioni, e divenire parte della Cdp come normale azionista, ma solo se cambierà l'oggetto degli investimenti da intraprendere, perché sino ad ora sono stati ritenuti poco redditizi e troppo votati al finanziamento della politica sociale, nelle vesti di una vera banca etica, senza garanzie né verifiche del merito del credito dei progetti. Per tale motivo finanziamenti come l'edilizia scolastica, pubblica e sociale, le opere idriche o di energia alternativa, potrebbero essere ridotti perché poco remunerativi. Allo stesso tempo gli enti locali potrebbero essere finanziati totalmente dal sistema bancario che avrebbe in mano così le piccole e medie imprese, e le municipalizzate che forniscono i servizi pubblici.
Se questi sono i presupposti probabilmente non si sceglierà un modello tedesco della banca pubblica votata solo al finanziamento senza versare dividendi, perché questo significherebbe liquidare la partecipazione delle fondazioni, né si sceglierà il modello francese, perché accentra tutto nelle mani delle Poste. Le fondazioni e le Banche non cederanno tanto facilmente la partecipazione della Cdp perché è una fonte di reddito sicura e ben remunerata se entra nel giro delle grandi opere pubbliche europee, mentre metteranno da parte invece quei finanziamenti che costano troppo allo Stato e non danno reddito, proprio perché sono votati alla causa sociale.

20 febbraio 2007

I crimini della Banca del Vaticano

"Il Regno di Dio non è negli edifici di pietra e cemento".
"Disfate voi questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere". Gli replicarono allora i Giudei: "Quarantasei anni ci sono voluti per fabbricare questo tempio e tu lo farai risorgere in tre giorni?" (Vangelo Secondo Tommaso)
Eugenio Pacelli, poi Papa Paolo XII, e Hitler

I mercanti continuano a dimorare nel tempio di Dio, avendo ormai preso possesso della sua sacralità per proteggere le loro ricchezze. Hanno trasformato il loro potere temporale in un impero finanziario, che si muove al di sopra degli Stati e di qualsiasi entità sovranazionale: non ha leggi e non rispetta alcuna legge degli altri Stati, non può essere giudicato dall'uomo e ha il potere di interferire e di decidere dei destini dei popoli in nome di un Dio che non è dell'umanità. Il Vaticano non è un'entità spirituale, ma è uno Stato a tutti gli effetti dotato di un centro finanziario costituito dal Patrimonio Apostolico della Santa Sede (APSA), il Ministero dell'Economia e l'Istituto per le Opere Religiose (IOR), la Banca del Vaticano che svolge anche funzioni di una Banca Centrale. Lo Ior non si trova nel cuore della Città del Vaticano, è oggi un'entità invisibile che si pone assolutamente sciolta rispetto alle leggi dell'uomo, e svolge la funzione di gestire la ricchezza di uno Stato di pochi acri di terreno, ma che ha una struttura burocratica e amministrativa di una vera Holding, dovendo infatti finanziare un'attività economica pari ad una multinazionale.

Per stessa ammissione della Commissione Europea (Interrogazione E-1914/02) secondo cui lo Stato della Città del Vaticano, essendo uno stato indipendente, non può essere soggetta alla legislazione comunitaria, non ha leggi sue e né può essere soggetta alle leggi antiriciclaggio. Rappresenta dunque l'Istituzione intoccabile per antonomasia, essendo la Banca di Dio.
Lo IOR svolge comunque le funzioni di una Banca privata, investe le sue ricchezze e lucra con esse, detiene importanti partecipazioni, come ad esempio il Casino di Montecarlo, e dipende direttamente dal Papa, il quale ha un potere decisionale assoluto sulla politica bancaria dello IOR, come stabilito dalle leggi del Vaticano.

Nata come Commissione delle Opere Pie nel 1887, lo IOR è stata trasformata nel 1941 in un'entità a scopo lucro da Eugenio Pacelli, divenuto intanto Papa Pio XII, al cui interno far confluire il denaro della Santa Sede, a quell'epoca costituita per lo più dai trasferimenti effettuati dallo Stato Italiano con la conclusione dei Patti Lateranensi.
Con la legge del 27 maggio 1929, n. 810 L'Italia si obbligava a versare alla Santa Sede la somma di lire 750.000.000 ed a consegnare titoli di debito pubblico consolidato per un valore nominale si 1.000.000.000 di lire. Nasce così una grande Banca che pian piano crescerà grazie ai rapporti e alle collaborazioni concluse con le più grandi Banche Svizzere e Americane, e il governo di Mussolini. Non dimentichiamo che il suo fondatore è Eugenio Pacelli, nunzio apostolico della Chiesa Cattolica presso la Germania di Hitler, divenuto Papa Pio XII, ha condotto una politica di assenteismo, senza mai condannare apertamente i crimini di Hitler e siedendo più volte accanto ai gerarchi nazisti, come lo stesso Hitler il croato Pavelic, che stava facendo del suo esercito di ustasha, una macchina di morte e ferocia distruzione nei Balcani. Seguendo le tracce dello IOR è possibile così scoprire e risalire al più scellerato patto che si sia mai concluso durante la storia, un legame indissolubile tra Banchieri, Nazismo e Vaticano che è divenuto il motore finanziario della Seconda Guerra Mondiale, e poi della Guerra Fredda, della Gladio e delle rivoluzioni anti-comuniste che hanno portato alla fine del comunismo, nonché alle sanguinose guerre dei Balcani.

Cardinale Eugenio Pacelli firma il Concordato
del Vaticano con il Nazismo , 20 luglio 1933

Nel corso dei processi che chiedevano la restituzione del denaro alle vittime del nazismo, lo Ior ha semplicemente sviato l'inchiesta, dichiarando di non avere documenti risalenti alla Seconda Guerra Mondiale avendoli distrutti con una cadenza di 10 anni, nonostante questo sia assolutamente contrario ad ogni prassi bancaria internazionale. Tuttavia nel corso di questi anni le indagini delle intelligences e delle Associazioni delle vittime dell'Olocausto hanno portato alla scoperta di archivi in Germania e in America che dimostrano i trasferimenti di fondi dallo IOR alle Banche controllate dai Nazisti in Svizzera, utilizzando il normale sistema italiano di scambio dell'oro. La Banca del Vaticano era anche la partner indissolubile della Tesoreria del Regime della Croazia Indipendente, di Pavelic. Al momento della fuga degli ustasha all'interno dei monasteri e dei palazzi dei vescovi furono ritrovate casse l'oro, di monete, denti, e gioielli, pronte per essere trasferite al governo in esilio dei nazisti croati in Argentina mediante l'intermediazione del Vaticano, che riciclava l'oro e lo trasferiva in Svizzera. Inoltre, esistono documenti incontrovertibili dell' OSS (Office Strategics Services, precursore della CIA) provenienti dal controspionaggio dell'esercito Americano che attestano che negli ultimi giorni della guerra, il tesoro di Pavelic è stato rintracciato al confine con l'Austria diretto in Svizzera, per essere cambiato e riciclato a Roma e poi partire per l'America: di quel tesoro sono state però completamente smarrite le tracce, è andato totalmente perso, e le richieste di restituzione risalenti al 1950 sono state archiviate. Dopo le pressioni del Vaticano presso il Dipartimento di Stato Americano, il caso è stato chiuso e la commissione di inchiesta del Vaticano Cattolica-Ebrea è stata sciolta, mentre coloro che si opposero furono denunciati per calunnia. Esse erano infatti in possesso di documenti della Intelligence Americana che dimostravano i rapporti tra Papa Pio VII e Montini, divenuto Papa Paolo VI, e in Banchieri, i Gerarchi e criminali di Guerra come Pavelic, Eichman, Stengel, Barbie e Arthukovic, probabilmente fuggiti e rimasti impuniti proprio grazie all'intermediazione del Vaticano che li ha protetti nella loro fuga.

Il silenzio del dopoguerra ha però un prosieguo, perché l'oro non smette di viaggiare e arriva alla Federal Reserve, per essere riciclato e custodito, e ritornare in Europa dove andrà a finanziare le logge massoniche che hanno gestito la Guerra Fredda e gli scandali per rovesciare i governi. Oltre ai ben noti rapporti con la Mafia, quando era Presidente Marcinkus, come lo dimostra le pratiche di riciclaggio e di racket internazionale, lo Ior ha derubato il Banco Ambrosiano, creando un buco finanziario di 1,5 bilioni di dollari, scomparso nelle controllate dello IOR panamensi e lusserburghesi. Parte di questi fondi fluirono alla P2 di Gelli e all'Opus Dei, con transazioni di 90 milioni di dollari ciascuna, in una spirale di corruzione politica e di Mafia che ha portato al "suicidio" di Calvi e quello del suo personale segretario, probabilmente dovuto al rifiuto del Banchiere a continuare in questa spirale di riciclaggio che aveva ridotto al collasso la sua Banca. In quei bui anni settanta, molti dei personaggi implicati morirono, tra cui anche Sindona che ebbe tuttavia poco tempo per lasciare le sue memorie di 27 volumi all'FBI. Il Vescovo Paolo Hnilica viene arrestato dopo il tentativo di comprare il contenuto della valigia di Calvi, che è misteriosamente scomparsa dopo la sua morte: secondo molti testimoni quella valigia conteneva le sconvolgenti prove che più di 1 bilione di dollari del banco Ambrosiano erano stati risucchiati dallo IOR.
Occorre riflettere su questi eventi: perché il Vaticano aveva bisogno di così tanti soldi, nonostante riceva sovvenzioni e donazioni per l'opera apostolica della Chiesa, e le sue parrocchie tirano a campare con lo stipendio dei suoi preti?
Lo IOR dunque è uno strumento, una macchina per trovare i soldi e poi finanziare le logge massoniche che hanno corrotto e distrutto la politica italiana, sino all'organizzazione della resistenza di matrice occidentale al Comunismo nell'Europa dell'Est. Il vescovo Hnilica aveva infatti fondato nella Repubblica Ceca la "Pro Fratribus" che veniva utilizzata dalle intelligence occidentali per trasferire i fondi alle organizzazioni e alla resistenza massonica anti-comunista e promuovere le apparizioni di Medjugorje in Croazia. Pubblichiamo dunque un importante documento ricostruito dalla guardia di Finanza Italiana che mostra l'intreccio di finanziamento dei Banchieri ai politici, ai massoni e agli istituti religiosi.

Conti correnti Bancari da milioni di lire destinati a quello che è stato definito l'eroica vittoria dell'occidente verso il regime comunista, al massacro dei Balcani, alla rivoluzione della Polonia, alle Repubbliche Sovietiche.
Occorreva creare quel fuoco cattolico che avrebbe portato alla Indipendenza della Croazia, rispettando così gli antichi patti con Pavelic che voleva la Croazia sovrana.
Questo schema di potere che vi descriviamo è quello che la disinformazione ha descritto come la vittoria della democrazia sulla dittatura, sui popoli macellai, sui criminali di guerra. La visione degli eventi non deve tuttavia fermarsi, perché occorre immaginare alle gravi implicazioni della collusione dello IOR con la Federal Reserve, cosa che implica comunque una partecipazione del Vaticano nelle decisioni dei Banchieri e del governo statunitense, che ha democratizzato non solo la Jugoslavia e l'Europa ma anche il Medioriente e la Palestina.
La gerarchia è lunga, se si pensa che i Bush, famiglia cresciuta all'interno della Cia, aveva stretti rapporti con il Nazismo proprio in virtù dei rapporti con il Vaticano, che faceva sempre da intermediario. I crimini dei Banchieri che hanno portato alla morte di Kennedy, all'usura e alla distruzione dei popoli sono anche del Vaticano che non ha proferito parola e si è messo alla destra del nazismo.

Molte persone sono state umiliate, arrestate, gli Italiani di Istria sono morti perché traditi dallo Stato Italiano e dal Vaticano. Noi oggi siamo qui a narrare una storia come mai nessuno ha fatto, e per questo la gente ci ammira e ci detesta. Se volete la verità cercatela in voi stessi, perché è dentro di voi, e intorno a voi vi è tutto il vostro mondo, la storia della nostra vita è questa. Quando chiederete, vi sarà negata una risposta, sarete additati, ed è per questo che si lascia la propria nazione, per poter stare tra gente che può capire perché ha sofferto ciò che gli Italiani hanno dimenticato. Se oggi un kamikaze si fa esplodere è perchè ha un senso di impotenza, mentre noi in occidente ci suicidiamo perchè non conosciamo il nemico e lo vediamo in noi stessi, ma se un giorno le nostre coscienze capiranno, sarà il giorno della nostra indipendenza.

19 febbraio 2007

Signore, dacci il nostro pane quotidiano

Avv. Jonathan Levy

Mentre la verità pian piano riaffiora, lo smarrimento e l'incredulità trovano una risposta. Sono momenti particolari, vi sono persone che stanno soffrendo perché si sentono ingannati: credevano di morire per la patria, per la fede, invece sono morti per una banca.
Abbiamo intrapreso una strada che porta alla verità, che libera dagli uomini da tutti i falsi miti e i santoni che dispensano sapere, e in questo cammino vi mostreremo i documenti che provano senz'ombra di dubbio l'assurda complicità della Banca del Vaticano con quel sistema di usura e di male che distrugge e impoverisce i popoli. Durante questa settimana pubblicheremo un'esclusiva intervista all'Avv. Jonathan Levy (foto accanto), che sta conducendo una causa in difesa delle vittime del regime nazista ustasha durante la seconda guerra mondiale contro lo Ior e la Confraternita croata di San Girolamo Degli Illirici. Mr. Jon Levy ci aiuterà a spiegare, con prove incontrovertibili, i rapporti tra lo IOR e la FED, e chi si nasconde dietro i grandi misteri italiani e americani, dietro le guerre e la lotta al comunismo, dietro le guerre dei Balcani. Un filo conduttore avvolge le entità sovranazionali in grado di dettare l'ordine mondiale degli eventi.

Esistono infatti delle prove documentali che dimostrano la cooperazione tra lo IOR (Istituto di Opere Religiose) e la Federal Reserve, per trasferire, depositare e vendere delle riserve auree. Pubblichiamo dunque parte della corrispondenza intrattenuta tra l'Amministrazione Speciale della Santa Sede e la Federal Reserve, con la quale si conclude un accordo per la creazione di conti di deposito dell'oro e la possibilità di vedere parte di tale massa aurea su un mercato privato o alla stessa banca centrale. Tra la corrispondenza che vi proponiamo, degna di attenzione sono le lettere datate intorno al dopoguerra, che fanno riferimento ad un rapporto di affari che risale al 1940 e che discutono di una "massa d'oro" da collocare sul mercato privato americano.
10 Marzo 195415 Ottobre 1969

23 Settembre 19756 Ottobre 197510 Febbraio 1976


Sono documenti che non hanno bisogno di commento, o almeno non adesso senza aver ascoltato tutta la storia che avvolge di mistero la seconda guerra mondiale e il successivo dopoguerra.
Tuttavia, pur potendo accettare la colpevolezza delle Banche per le guerre e i genocidi compiuti nella storia, non possiamo accettare che la Chiesa abbia tradito così gli uomini, sedendo alla destra della FED e stringendo le mani ai mercanti che sono nel tempio.
Il Vaticano ha il dovere morale di aprire le chiese e di spiegare le parole di Gesù, non può difendersi chiudendosi dietro alla protezione della sacralità della religione, dietro un vangelo che non ha rispettato, perchè ha commesso un crimine grave: chi ha un potere così grande, come quello dell'amministrazione del culto e della fede, non può manipolare così gli uomini, ha una responsabilità ancor più grande dei Banchieri e dei politici.
Questo è un gesto miserabile, il Papa e la gerarchia ecclesiastica devono dare delle spiegazioni e dire perché sono complici di un sistema usuraio che la Bibbia vieta, e non ci basteranno frasi come "fate come io dico e non come io faccio". La Chiesa non può condannare l'America come guerrafondaia, e poi allo stesso tempo essere una partner in affari della Federal Reserve, che è una istituzione fondata sul petrodollaro. Evidentemente ciò che tutti noi sappiamo è sbagliato, non dobbiamo puntare il dito solo contro l'America o Bush, contro i petrolieri e i Banchieri, ma anche contro coloro che non difendono gli uomini, pur avendo il potere di farlo, per lucrare con il sistema monetario.
La controinformazione è dunque manipolata a tal punto che permettono che si parli dei Banchieri e dei Massoni, per indurre le persone a fermarsi lì nella loro ricerca della verità: dicono e non dicono delle cose, hanno fonti anonime e creano un grande clima di diffidenza, alimentano la controinformazione sui Banchieri per manipolare anche chi vuole combattere per cambiare le cose. Tutti noi vogliamo lottare, ognuno con il proprio egoismo, ma in questo modo ci manipolano perchè ognuno pensa di sapere la verità. Alla fine scopriamo che tutto ciò che sappiamo è sbagliato, che bisogna andare oltre le informazioni facili da trovare, che balzano agli occhi, perché sono state posizionate lì per un motivo.

Non facciamoci distrarre dai falsi scoop delle truffe inventate dalle persone per sopravvivere, perchè sono una criminalizzazione del cittadino, e aiutano i veri criminali a vendere la nostra anima al diavolo. Basti pensare a come la questione di Vanna Marchi abbia creato una caccia alle streghe inutile, e non ci ha fatto riflettere sul fatto che se le persone sono arrivate fino a quel punto è perchè hanno perso la fede, perché si sentono abbandonate e sentono che solo le magie possono guarire il male. In realtà il male non è Vanna Marchi, ma i politici, i giornalisti, i guardiani, la Chiesa e i banchieri: tutti hanno la più alta responsabilità di questo etnocidio commesso contro l'umanità. Dove sono allora i Templari, quelli che dovevano vigilare e custodire il Tempio, si sono collusi o sono divenuti dei venditori di diplomi e di spade, indossando mantelli e inscenando delle buffonate: è questa la vostra civiltà?E' questa la vostra nobiltà?E' questa la vostra storia?
Michele Altamura, fondatore Etleboro ONG

La Etleboro ha il dovere dunque di aprire una strada, prendendosi ogni responsabilità in nome dei veri combattenti e dei veri rivoluzionari che sono rimasti al loro posto e non hanno abbandonato la loro gente. È nel rispetto della memoria di quegli agenti del SISMI che sono morti, fatti tacere perchè volevano parlare e rivelare il viso dei veri carnefici. Anche il caso di Abu Omar dimostra come i servizi siano la valvola di sfogo di un sistema che crolla: per un uomo inutile, un falso Imam la stampa ha creato un caso di Stato, per una persona che per 500 dollari lavorava per tutti - e l'Albania sa bene che è un impostore avendolo espulso - hanno messo in discussione la sovranità dell'Italia. Chi sono allora quelle istituzioni che hanno fermato il capo del Sismi che poteva fare luce sull'intera vicenda?

Trovare una strada e aprire così uno squarcio è un grande successo, è il successo della Tela, di tutti coloro che nel mondo hanno contribuito a portare alla luce degli eventi troppo nascosti per essere visti. Oggi abbiamo bisogno di documenti e di vere prove per convincere altri, di storie complottiste ne sappiamo tante, ma non porteranno a nulla. Dobbiamo invece unirci e scrollarci dell'egoismo per smettere di combattere contro noi stessi e far in modo che tutti capiscano. Per superare questi ostacoli abbiamo così preferito non rispondere alle provocazioni perchè sappiamo che sono dettate da un pensiero manipolato inconsciamente, ma chiediamo a tutti di capirci e fare uno sforzo nel liberare la mente e ascoltare la ragione e l'evidenza dei fatti.
Noi non siamo la destra o la sinistra, noi non siamo il centro, noi siamo degli uomini nati con un debito, obbligati a pagare, per cui vogliamo una sola norma nelle Costituzioni tratta dalle parole di Gesù, ossia che l'uomo abbia il diritto di mangiare: Signore dacci il nostro pane quotidiano.



16 febbraio 2007

La cacciata dei mercanti dal tempio

In memoria di M.F. , di un uomo dimenticato, di un soldato che ha combattuto e ha difeso la nostra italianità, in tutto il mondo fino all'ultimo dei suoi respiri.

Il Generale Gotovina e Papa Giovanni Paolo II


Rievocando le atrocità della Seconda Guerra Mondiale, del regime nazista e di quello degli Ustasha contro l'Umanità, potremmo restare increduli dinanzi alle immagini che sconvolgono ma costituiscono la nostra storia. La storia si può occultare o nascondere, ma non cancellare perché resta immemore e aspetta solo di essere scoperta per di cambiare il pensiero delle persone e rimediare agli errori commessi. Tuttavia non capiamo perché il passato non abbia insegnato nulla ai governi, ai potenti, ma soprattutto al Vaticano, che si è macchiata nel lontano passato di atroci crimini e ha continuato nell'epoca contemporanea ad appoggiare le politiche criminali, a restare nel silenzio quando ha l'unico vero potere per parlare alle masse e per fermare le guerre. Non solo non ha mai mosso un dito, si è resa direttamente complice stringendo patti scellerati con coloro che programmavano la pulizia etnica e lo sterminio dei popoli.
Molti non vogliono guardare queste foto ( si veda Dossier Jasenovac ), non vogliono accettare la natura del male che distrugge i popoli, mentre continuano a credere che quando cade una bomba cade per colpire poveri uomini accusati di macelleria o di terrorismo. Vi abbiamo per questo mostrato delle immagini che commentano da sole ciò che è stato compiuto, e non è mai stato scritto su un libro di storia, vi abbiamo mostrato un documento che prova l'esistenza di una causa a carico della Banca dello Ior accusata di aver rubato e riciclato l'oro delle vittime degli ustasha ( Case 3:99-cv-04941-MMC , United States Court, District of California).
Si parla di attentato alla religione per ogni Moschea costruita in Italia, ma non vengono mai considerate le chiese cattoliche esistenti nel mondo arabo; se i musulmani finanziano delle associazioni viene definito finanziamento al terrorismo, mentre i trasferimenti del Vaticano alla Croazia o alla Polonia sono stati definiti "opere di bene" per proteggere i popoli dalla dittatura, anche se poi sono stati cacciati dalle loro terre 350 mila italiani e uccisi 13 mila. Allora se il Vaticano non ha nulla da nascondere, apra le porte delle chiese e spieghi cosa è accaduto, invece di rintanarsi dietro il giudizio divino o la speranza, che guardi in faccia la verità.


Ci spieghino perché hanno dei rapporti con la Federal Reserve, ha come suo controvalore il petrodollaro, e in nome di del dio denaro versa una goccia di sangue per ogni goccia di petrolio.
È dunque giunto il momento di cacciare i "mercanti" dal Tempio, perché è invaso dai Banchieri, di smascherare i falsi Templari invece di andare a fare le guerre da contractor per depredare i popoli. La sola nostra colpa sarà poi quella di non avervi creduto.


Oggi mentre si scatena il caso delle foibe, l'Onorevole dell'Utri grida e dice di possedere i diari di Mussolini, al cui interno, se sono i veri diari, troveremo scritto la verità sui rapporti tra il Duce e il Vaticano, la verità sulla storia della Seconda Guerra Mondiale. Lei può poi aiutarci a gettar luce sulle guerre balcaniche di ieri e di oggi: basti solo pensare che il primo Stato che riconobbe la Croazia come stato sovrano fu proprio il Vaticano, nella Persona di Paolo Giovanni II.
Vorremmo allora chiedere chi fu a finanziare la Croazia - come è stata finanziata la Polonia - per attaccare l'esercito Jugoslavo e per gridare nelle piazze "a morte i Serbi", chi fu a nominare Presidente della Croazia il Generale Franjo Tudjman, un uomo che durante il giorno del suo matrimonio dichiarò di essere fiero che la moglie non era nè ebrea e nè serba. Allora che ci dicano chi ha rivendicato le terre sottratte durante la Seconda Guerra Mondiale ai Serbi, chi ha inviato le lettere agli abitanti cattolici della Republika Srpska chiedendo di lasciare le case, tramite il vescovo, che con le sue parole di odio e veleno continua a fomentare alla guerra civile. Che il Vaticano ci spieghi come lo Ior, una grande banca d'affari, raccoglie l'oro della gente.

La Massoneria l'avete creata voi, avete usato poveri frati, poveri religiosi che hanno creduto e sono morti invano, non sapendo di morire anche loro per una Banca. L'Opus Dei è una struttura criminale, così come lo Ior, perché è inammissibile che uno Stato religioso possegga una Banca così potente con cui finanziare le guerre. Ciò che occorre condannare non è la religione, il credo perché questo è parte dell'etnia e dell'essenza di un popolo, ma la struttura di potere con cui si insegna e si organizza la religione, ossia il potere piramidale che nient'altro è che una struttura massonica. Noi tutti difendiamo ciò che è scritto nella Bibbia, che non è solo parte delle religioni ma dell'Umanità stessa, per cui siamo tutti fratelli e sorelle, ognuno con un diverso libro sacro ma tutti accomunati dall'essere umani. Usare l'umanità e la sacralità dell'uomo per fondare una Banca, per creare uno Stato che stringe le mani con i predicatori di guerra e di odio, prescinde dalla religione, diventa un crimine vero e proprio. Allora oggi siamo noi a chiedere il giudizio di Dio, perché sino ad oggi avete solo condannato mediante tribunali internazionali che non rispettano la Carta dei diritti dell'Uomo.
Non fatevi più intermediari presso Dio, perchè se siamo arrivati fino a questo punto, ad ammazzarci tra di noi, è perché abbiamo creduto in voi, la colpa è solo vostra che avete permesso che venissimo giustiziati e utilizzati come merce di scambio per i vostri interessi.
Oggi la Storia di centinaia di anni fa si è ripetuta, solo in modo diverso perché sono cambiati i tempi e i mezzi o i simboli con cui colpire le persone.
L'America e l'Europa hanno voluto lo squarciamento della Jugoslavia, ma sapevano benissimo cosa stava accadendo,oggi fingono di non ricordare e di dire che accanto a loro vi era da una parte il Vaticano e dall'altra il Fondo Monetario Internazionale. Così hanno fomentato quegli antichi odi, hanno finanziato degli eserciti irregolari per gettarli sulle persone inermi.
Il Generale croato Gotovina con l'aiuto della Nato ha cacciato oltre 300.000 mila serbi dalla Kraijna e ammazzato 8000 mila serbi, senza alcuna distinzione tra donne, bambini e anziani, per poi fare dei villaggi serbi Macelleria con l'operazione tempesta.

Sono immagini che non possono essere mostrate data la loro crudezza, ma è bene che le vediate per capire che quando un aereo parte da una base italiana, provoca uno spettacolo da inferno sulla Terra ( Foto vittime Operazione Tempesta ).

La Strage della Krajina
Per fare tutto questo hanno creato un video e delle foto per dimostrare che in Bosnia vi erano dei campi di concentramento, come quelli di Trnopolje e Omarska, simili ai campi di sterminio nazisti e in cui lasciar morire di fame le persone. La foto di Trnopolje fece gridare allo scandalo essendo la prova che i serbi bosniaci stavano gestendo un campo di concentramento. In realtà il dossier che ha simboleggiato la guerra bosniaca è stato condannato come un falso da un testimone competente al Tribunale di Crimini di Guerra dell'ONU, il giornalista tedesco Thomas Deichmann, che ha infatti dimostrato che l'immagine di un musulmano bosniaco ritratto come in gabbia dietro al filo spinato fu creato da un fotomontaggio. La foto dei bosniaci era stata tagliata da un video reportage su un centro di accoglienza per profughi guerra, e poi incollata su alle immagini riprese da un documentario sulla vita contadina, in cui viene mostrata l'intervista a dei contadini che si trovano al di là del filo spinato, mentre dialogano con i giornalisti presenti alla parte opposta.
Il sopralluogo inoltre dimostrò che il campo di Trnopolje non era circondato da filo spinato, e che non era una prigione. Le foto dell'Olocausto Bosniaco sono assolutamente false, e nonostante questo hanno giustificato una guerra, un massacro di persone innocenti, e continuano tutt'oggi ad essere mostrate sul sito ufficiale del Tribunale dell'Aja come ricordo di un crimine di guerra mai commesso, e di un genocidio legalizzato dall'Onu.


La vicenda del caso di Trnopolje non è isolata, se si pensa al video di Srebrenica, che ha mostrato un massacro di Bosniaci per nascondere lo sterminio dei serbi, e ancora alla tragedia di Vukovar, che è stata smentita dalla Cia stessa ed è stato dichiarato un falso plateale.
Sono state prodotte centinaia di prove dell'aggressione dello Stato della Jugoslavia da parte delle bande finanziate dalle Lobbies, i fatti sostenuti sono stati comprovati da filmati, immagini e documenti autentici, ma la situazione non è cambiata, quel Tribunale Internazionale non è stato dichiarato illegittimo e le popolazione non sono state risarcite per i terribili danni subiti.
Rimarranno così indelebili le cicatrici delle ferite di questa guerra nella memoria di questi popoli perseguitati solo perché di religione diversa, solo perché si trovavano dalla parte opposta al potere che vuole predominare.

Dobbiamo essere a metterci sotto il giudizio di chiunque, perchè noi come esseri umani abbiamo l'obbligo che questi morti non vengano venduti, nascosti e riproposti quando piace ai nostri politici o alle lobby, per ricattare i governi e ottenere le privatizzazioni. Siamo pronti a metterci sotto il giudizio del nostro creatore affinchè la gente capisca che l'energia che fa da motore alla sua vita, provoca la morte di migliaia di persone. Ecco perché i politici non danno spiegazioni su ciò che sia il signoraggio o sulle politiche energetiche, perché dietro di essi si vi un crimine, un genocidio e un etnocidio.
Il giorno in cui la Nato e il vaticano hanno raggiunto un accordo, è lo stesso giorno in cui i serbi piangono i loro morti, ed è lo stesso giorno in cui i croati festeggiano il loro Stato: adesso spiegateci chi è il vostro dio.

15 febbraio 2007

Stanno prosciugando le nostre risorse. Lo spettro della privatizzazione degli acquedotti


Un miliardo di imposte locali in più e liberalizzazione dei servizi locali è il piano di riforma della autonomie locali di questo governo. Questa contraddizione nei termini è in realtà quello che la finanziaria e i decreti stanno attuando, facendo perdere ai cittadini il diritto di godere di servizi pubblici nonostante debbano versare allo Stato più di un terzo del reddito prodotto. Ancora una volta le liberalizzazioni vogliono ridurre i costi, rendere il mercato trasparente ed efficiente con politiche di selvaggio liberismo che porteranno a far aumentare le spese per i cittadini o utenti, proprio in virtù del fatto che aumentano gli Erari e le burocrazie da assecondare.

La finanziaria ha creato una profonda distorsione sul bilancio delle autonomie locali, perché ha fatto aumentare il gettito reale ma ha ridotto i trasferimenti, cosicchè le regioni e i comuni sono costretti ad aumentare le aliquote delle addizionali . Questo perché la riforma del federalismo fiscale è sempre l'ultima ad essere attuata: privano le autonomie locali di mezzi e non studiano una modalità di finanziamento che non porti a far aumentare le tasse o a mettere i servizi in mano ai privati.
Infatti, prima dellla riforma del sistema fiscale, subentra il decreto Bersani-Lanzillotta (legge delega n.772) che prevede che la gestione di gas, rifiuti, trasporti venga affidata solo attraverso gare. Rimane tuttavia la possibilità per i comuni di scegliere tra la gara per la concessione del servizio a una società privata e la gestione "in economia", ovvero la gestione dell'ente locale con proprio personale e propri mezzi. Questo è il volere dell'Europa che ha lanciato il monito eliminare urgentemente la concentrazione di fornitura, produzione e infrastrutture nelle mani degli stessi soggetti, in questo caso lo Stato. Per rendere esecutivo il suo dictat ha sanzionato l'Italia per avere erogato aiuti di Stato alle ex-municipalizzate attraverso sgravi fiscali, che dovranno adesso essere restituiti per quella somma che supera la soglia consentita ( cdd. aiuti de minimis ).


La privatizzazione della gestione degli acquedotti è stata al momento messa da parte, perché merita una discussione più approfondita, oppure perché non si è ancora trovato il classico compromesso con i piccoli partiti della maggioranza che fanno un po' di "spirito di contraddizione", per arrivare a quella decisione che mette tutti d'accordo.
L'acqua in realtà non dovrebbe mai essere messa in discussione in questi termini, perché non è un bene pubblico, ma un diritto inviolabile per i cittadini, è una risorsa vitale per l'economia e lo Stato è obbligato a garantire una gestione efficiente e la distribuzione capillare al territorio. Il servizio degli acquedotti deve essere pubblico e occorre veramente correggere l'errore commesso nel passato con la legge Galli del 1994 di consentire che gli acquedotti diventino delle società per azioni, come è stato per le altre municipalizzate.

Ciò che è accaduto all'Acquedotto pugliese, oggi Aqp S.p.a., sia d'esempio per il futuro. La società ha infatti registrato una perdita di circa 20 milioni di euro, a causa degli oneri della gestione di un prestito obbligazionario di 250 milioni di euro, emesso nel 2004 per il finanziamento dei lavori infrastrutturali. Tale prestito, prevedeva un piano di restituzione in 14 anni, mediante la creazione di un fondo di accumulazione, da crearsi accantonando almeno 5 milioni di euro ogni anno. L'andamento negativo della borsa azionaria ha tuttavia causato delle perdite in questo fondo di investimento, costituito per lo più di azioni. La rinegoziazione del debito ha creato comunque una situazione di dissesto che rischia di provocare non solo la privatizzazione totale, ma anche la svendita della società come "ennesimo carrozzone statale". Si tenga presente però che le società private maggiormente interessate al processo di privatizzazione delle acque sono le società dell'energia, proprio perché le fonti idriche sono i giacimenti petroliferi del domani: già oggi le secche del po' sono provocate dalla chiusura delle sorgenti da parte delle centrali idroelettriche o termoelettriche. L'Italia del Sud, la terra più ricca d'acqua soffre ancora per la siccità e le sue culture stanno morendo, e oggi noi ancora discutiamo di privatizzare gli acquedotti invece di controllare in maniera ferrea che questa non vada disperdendosi nella cattiva gestione e nelle tasche di società private.

Dunque, sebbene la liberalizzazione dei servizi pubblici hanno creato casi virtuosi, creando pochi di lavoro e maggiore efficienza con la nascita di tante piccole e medie imprese che sono riuscite a sostituirsi agli enti locali, ha dato vita a molteplici patologie. Le imprese sono diventate delle grandi società quotate in borsa, con una centralizzazione dei servizi troppo spinta che ha fatto perdere un po' il contatto con il territorio, la scopo sociale dell'impresa stessa. Dopo Hera, che ha dato vita alle aziende multiservizi, molte altre sono diventate delle holding, come accadrà presto per l’Aem di Milano e l’Asm di Brescia, spinta dal grande favore della Borsa e dalle direttive dell'Europa che propendono sempre più per una rete dell'energia nelle mani dei privati. Tale soluzione spesso non è quella ideale, ma è quella imposta dalle leggi che incidono solo sull'organizzazione societaria senza poi garantire sull'effetto di tale scelta. Oltre a pensare quale sia la forma societaria, privata, pubblica o mista, occorrerebbe analizzare ed elaborare anche le esigenze del cittadino e del territorio e permettere alle Autonomie locali di decidere la soluzione migliore e più vicina alla comunità. Attualmente non è più possibile scegliere, perché esistono direttive che danno come unico input la liberalizzazione, perché esistono leggi statali che riducono i trasferimenti decidono come metodi finanziamento per la privatizzazione e il project financing. Quest'ultimo è quello che piace di più alle Banche, e per tale motivo diventerà presto legge con la riforma della legge 488, che istituirà un Fondo rotativo per le imprese (Fri) gestito dalla Cassa depositi e prestiti che finanzierà le opere infrastrutturali con il project financing e fonderà perfettamente Banche, società private e Stato.
Così mentre le Banche finanzieranno i servizi pubblici le opere dello Stato, divenendo così i creditori-proprietari per eccellenza, i cittadini pagheranno tasse elevate ad un Erario, e tariffe - standardizzate dai nuovi monopoli che si verranno a creare - ad un altro Erario, quello dei Banchieri.

13 febbraio 2007

La Russia si dichiara antagonista e firma una storica alleanza con Arabia Saudita e Qatar


Come sulle ceneri di una dittatura ormai crollata, la Russia si presenta dopo una guerra fredda che dura ormai mesi, come la vera antagonista degli Stati Uniti. Putin fa davanti alla Conferenza Internazionale sulla Sicurezza di Monaco, una vera requisitoria contro la volontà di dominio destabilizzante di Washington, e si prepara a sferrare gli attacchi che capovolgeranno definitivamente le posizioni di potere delle due potenze.

La Russia sigilla una storica alleanza con l'Arabia Saudita per la gestione dell'offerta di petrolio e di gas sul mercato, e da concorrenti diventano alleati nel controllo delle risorse di idrocarburi. La loro amicizia sembra stringersi al punto che questa cooperazione bilaterale nello sfruttamento dei giacimenti e nella distribuzione, potrebbe ben presto estendersi anche in altri campi come la metallurgia, l'energia nucleare, le tecnologie, le infrastrutture.
Allo stesso tempo, anche il Qatar sembra notevolmente interessato a stringere dei rapporti privilegiati con la Russia, che ha già riconosciuto l'importanza di questo prezioso alleato, sia per il controllo della situazione geopolitica del Medioriente, che per la risoluzione della crisi arabo-israeliano, e - perché no - della crisi iraniana. Questa dimostrazione di simpatia va al di là dello scambio dei complimenti, perché la Russia ed il Qatar hanno firmato lunedì a Doha degli accordi sulla protezione degli investimenti e per la creazione di un Consiglio di Affari Russo-Qatariano, che li salvaguardi dall'espropriazione, o dalla nazionalizzazione. Questo accordo è evidentemente necessario per preparare un altro tipo di cooperazione che inserirà il Qatar nel progetto della OPEC del gaz, considerando che divide con l'Iram i più importanti campi di gas al mondo. Inoltre, il gruppo russo Loukoïl ha firmato un protocollo di accordo con la Qatar Petroleum, per l'esplorazione, lo sviluppo e l'estrazione nei giacimenti di gas e di petrolio sul territorio del Qatar.

Quelli che erano concorrenti sia politicamente che energeticamente, proprio perché l'America giocava un ruolo di regia nella spartizione delle alleanze, stanno per diventare dei fieri alleati che, assieme all'Iran e al Venezuela, posso decretare la fine definitiva della sfera di influenza dell'America. Con questo patto l'America sta per perdere i suoi principali finanziatori, i suoi fornitori e i suoi collaboratori nella gestione delle crisi mediorientali, e potrebbe davvero trovarsi costretto ad attaccare l'Iran o arretrare le sue posizioni. Se Putin ha duramente attaccato la politica dell'America in Iraq, ha voluto inviare anche un messaggio a Bush, e se lo fa solo oggi è perché sa di avere le spalle coperte, sa di potersi muovere in una zona che prima era in parte controllata ancora dagli Stati Uniti.

La Russia, come anche l'Europa, così brama il ruolo di intermediario nella risoluzione della crisi nucleare dell'Iran, per sostituirsi all'ONU che, secondo le esplicite parole di Putin, serve agli interessi di "poche" nazioni. Putin ha infatti capito che i mullah stanno giocando sporco con l'America, in questo eterno altalenarsi di minacce e di "dichiarazioni suicide", e vuole così spezzare quel circolo vizioso che permette all'Iran di sfruttare la divisione della comunità internazionale per raggiungere i suoi obiettivi. Per cui a dettare le regole vuole essere la Russia, che si presenta come sola unica soluzione vista l'inadeguatezza di questi organismi internazionali strumentalizzati dalle lobbies. Se non bastasse, si pensi anche alla grande sfera di influenza nelle terre del Caucaso, in Asia Centrale e Orientale, e in Europa Orientale: la Russia è così arrivata anche in Europa, ha ritrovato nella Serbia quell'eterna amicizia e ora sta conquistando anche Francia, Germania e Italia. La chiave per penetrare il Mediterraneo e l'Europa Centrale sono ancora una volta i Balcani, terra di scontro di queste due potenze per il controllo degli sbocchi e degli oleodotti, per ingraziarsi o controllare i governi.

Quella del Kosovo per esempio è stata una vera sceneggiata, perché mentre si festeggiava e ci si scambiava i complimenti, è arrivata la risposta secca di Putin che ha difeso la sovranità della Serbia e la volontà delle popolazioni: dinanzi a tanta freddezza, Solana giunto a Mosca, con la coda tra le gambe, ha ascoltato in silenzio. Tutto questo baccano ha però agitato gli umori e alla fine i kossovari hanno manifestato duramente contro la UE con più di 70 feriti.
Un'altra grande sceneggiata è di spettacolo in Italia, perché dietro i revisionismi storici, le alluncinanti rivelazioni e i terroristi c'è un filo conduttore che ha come obiettivo quello di creare caos e di fare cadere una parte della classe politica attuale. Ben presto arriverà Transparency Internationational a controllare la corruzione dei politici italiani, e saranno queste le armi della dissuasione del FMI e degli Stati Uniti. L'America è stata ormai scaricata, e per tale motivo una classe politica nuova entrerà in Italia dietro una linea della tensione: non esistono i terroristi, quelli che hanno arrestato non sono terroristi, il rapimento di Abu Omar è stato solo una trappola per il governo italiano che è costata la riorganizzazione delle intelligence. Alle dichiarazioni di Napolitano sulla "storia" delle foibe e la persecuzione da parte del governo croato di 25 000 italiani, risponde dell'Utri trovando, non a caso, i leggendari diari di Mussolini. Entrambi sparano forte e lontano, ma il realtà sono solo colpi a salve per ricattarsi a vicenda, per far cadere l'altro: la verità da questa storia assurda non uscirà mai, il risultato sarà solo quello di creare confusione sulla storia, denigrare e screditare.
Mentre la Russia, invece, gioca la carta energetica e quella dell'antagonismo, per conquistare i suoi nemici e farli alleati: l'energia, prima della moneta, è la fonte del controllo dei popoli.

12 febbraio 2007

La centrale elettrica che farà restare ancora al buio l'Albania


Il Governo Albanese firma l'accordo per la realizzazione del progetto TEC nel porto di Valona, cedendo al ricatto delle lobbies che hanno messo in ginocchio l'economia dell'Albania con una crisi energetica perenne. Il consorzio italiano Maire Engineering, composto dalle società Ansaldo e Tecnomod, ha vinto la gara per la costruzione della centrale termoelettrica ("TEC") di Valona, con l'azienda elettrica albanese, KESH, per un costo totale di 110 milioni di dollari.
La zona prescelta per la costruzione di questo grande parco industriale-energetico è una superficie di migliaia di ettari di pineta marittima e in cui si sviluppa uno degli ecosistemi lagunari più preziosi del paese (Narta) e dove si erge il grazioso monastero di Zvernec. Questo splendido paesaggio marittimo sarà distrutto da un complesso energetico-industriale che include una centrale termoelettrica con una capacità di 130 Megawatt, che sarà poi affiancata da altre di capacità minore. La termocentrale sarà una delle fonti principali di energia per il gasdotto AMBO che dovrebbe collegare Burgas-Valona. Nella stessa area si prevede un'area di stoccaggio del greggio, un nuovo porto specifico per le petroliere e la costruzione di una raffineria. Valona è stata scelta per la sua collocazione strategica, che permetterebbe di ridurre drasticamente alcuni costi: l'acqua del mare sarà utilizzata per il raffreddamento della TEC.

La Banca Mondiale è il principale investitore nel progetto e da tempo ha accordato il prestito nonostante i cittadini di Valona abbiano firmato centinaia di petizioni per impedire che sia violata una perla dell'Albania, una delle spiagge più vergini e gracili dell'Golfo di Valona, una zona dove la storia parla in tante lingue e di diversi Stati.

Laguna di Narta e isola di Zvërnec

Uno degli elementi più importanti sui quali si e' basata la Banca Mondiale per verificare che con la costruzione di questo mostro non si sarebbe mai calpestata la legge albanese sulla conservazione dei beni culturali, e' stata la perizia del direttore dell'Istituto sulla Conservazione dei Monumenti della Cultura, A. Brace. La perizia svaluta totalmente la zona di Valona e così la consegna nelle mani delle Banche e dei petrolieri perchè se la decisione fosse degli albanesi non verrebbe distrutta una zona cosi ricca e fragile, accanto alla laguna protetta di Narta e l'isola di Zvërnec. Senza neanche aspettare la decisione della Commissione di Aarhuis, il quale ha accettato il reclamo dei cittadini di Valona, senza degnare di uno sguardo le 14.000 firme di valonesi che hanno richiesto un referendum sui casi dei TEC, AMBO. Il ministro dell'Energia ha fatto un vero atto di forza, costretto tuttavia dalla grave crisi energetica che si sta abbattendo sull'Albania, perché dopo il fallimento di centinaia di imprese si rischiava di falcidiare anche la popolazione che non può più vivere senza energia elettrica. Infatti i blackout energetici che privano l'Albania dell'energia elettrica per oltre 12 ore al giorno, non sono assolutamente da attribuire ad un sistema energetico, fondato sull'idroelettrico, e dunque dipendente dal cambiamento climatico, oppure alla situazione della Bulgaria - primo Stato esportatore - che si è vista chiudere una serie di centrali termoelettriche e nucleari, condizione posta dall'UE per l'integrazione.

A questa situazione si intreccia inevitabilmente la questione dell'indipendenza del Kosovo, che in parte è dettata proprio dall'esigenza di realizzare questo progetto, all'interno del quale ha un ruolo determinante anche l'Italia. Questa ha assunto diverse posizioni di politica estera, diverse lobbies italiane avevano cercato di trovare accordi per il progetto Ambo, e finalmente si è trovato il punto di incontro grazie alla scesa in campo della Russia. Accanto all'Italia viaggia su una corsia, parallela e privilegiata, la Russia di Putin che a Monaco ha apertamente dichiarato che l'America non rispetta nessun accordo, va sempre oltre i patti e le leggi, umiliandola profondamente. Ora è letteralmente rovinata nella sua reputazione, non ha credibilità: è questa la condizione ideale per consentire alla Republika Srpska di chiedere la sua Indipendenza, perché è scritta in quegli accordi.
Porto di Valona

Gli Stati Uniti, sono ormai in rovina, hanno perso quella posizione privilegiata di potenza indiscussa, tanto che per tamponare le loro figuracce hanno fatto un genocidio in Iraq e stanno Bombardando la Somalia.
Avanzano in Medioeriente come selvaggi, con eserciti di contractors, che con i buldozer israeliani distruggono case, terre e risorse, persino gli alberi di ulivo e di datteri, che impiegano 50 anni per fruttare. Chi ha fondato una nazione ha pensato per le future generazioni, ha costruito pian piano ogni tipo di infrastruttura, anche se umile, e loro con la demoliscono: come si può pensare di fare la pace in questo modo se non lasciano neanche gli alberi.

Lo stato albanese non vuole l'annessione al Kosovo, per tantissimi motivi tecnici, perché è un paese ingovernabile, non sarebbero comunque lui a comandare, come del resto non ci sono mai riusciti. L'Albania, come l'intera regione Balcanica, è una terra che nessuno ha mai capito, perchè la zona albanofona è un labirinto in cui potete incontrare albanesi macedoni, albanesi kossovari, albanesi montenegrini, i CIAM, cacciati dalla Grecia, gli albanesi greci, i Rom. In questa miscellanea di etnie, tra musulmani, cattolici e ortodossi, si è creata una buona convivenza, non si ammazzano per la religione, ma è diventato comunque un Paese di mira delle Banche e dei religiosi vogliono fare da padrone. È un paese in cui il sindaco Rama di Tirana ha voluto fare la Berlino dei Balcani ha solo dipinto i palazzi ma rimane la sporcizia, così come le associazioni e le fondazioni delle multinazionali accusano i politici senza togliere la vera corruzione.
Durante la storia si sono chiusi in se stessi, non avendo certo bisogno di quell'aiuto che tutti erano disposti a dare in maniera così smisurata: dopo gli italiani, sono giunti gli americani che per forza hanno voluto dare il loro contributo.
Forse non tutti sanno che esiste ad Otranto una fossa comune di 3800 persone, morte nelle acque dell'Adriatico: quella gente non era scappata, era stata solo illusa dalle favole dei nostri ambasciatori, dalle sporche pratiche delle ambasciate che reclutano intelligence e manodopera. Su di un emigrante gravano così una molteplicità di umiliazioni, e nonostante venga trattato come rifiuto della società lavora e paga un debito pubblico che non gli appartiene. I visti e i permessi di soggiorno fanno sì che gli ambasciatori diventino dei santoni quando in realtà sono dei miserabili, non professionali e ignoranti, che non fanno certo onore all'italianità, dato che il nostro governo ha avuto vergogna per 50 anni di parlare degli italiani uccisi nelle foibe in Istria e in Dalmazia.

In ogni caso abbiamo seri dubbi che quella centrale servirà a dare elettricità all'Albania, bensì a dare energia per trasportare il petrolio. Tra l'altro non è sfuggito alla nostra attenzione,che è stato depositato uno studio di fattibilità per portare l'acqua dell'Albania in Italia, l'acquedotto pugliese che è il secondo nel mondo e il primo in Europa per un costo di 2000 miliardi di lire. Speriamo che l'Albania non rimarrà al buio nonostante la super centrale elettrica.

09 febbraio 2007

La voce di un bambino di Kozara


Jasenovac è il segreto oscuro dell'Olocausto, è la prova inconfutabile di come il crimine invisibile può eliminare un popolo, distruggendo la memoria. Questa parte di storia è stata deliberatamente cancellata, ed è difficile da raccontare e da accettare. Occorre coraggio ad affrontare la storia di Jasenovac, perché è pericolosa, esistono infatti entità economiche che hanno fondato su di essa un credo, una politica e un sistema economico. Il fatto che dietro al massacro di migliaia di persone vi fossero anche le alte istituzioni della Chiesa cattolica, ha fatto di Javenovac il più grande tabù da tenere nascosto. Le vicende di cui vi parliamo portano allo IOR, una della più potenti Banche del Mondo, contro la quale è stata sollevata, da qualche parte del mondo, una causa che con testimoni e documenti ha dimostrato la colpevolezza del Vaticano nei crimini del regime degli Ustasha. Da un tribunale sovrano lo Ior è stato condannato a restituire l'oro e le proprietà, e a pagare i risarcimenti per i terribili danni biologici causati, alle vittime del regime degli Ustasha.

Le prove di questa tragedia sono state nel tempo lentamente trafugate e distrutte, sono state nascoste, mentre i media e le enciclopedie della storia hanno provveduto a scrivere un'altra storia: la memoria e il pensiero delle persone sono stati cambiati per costruire il presente in cui viviamo. Oggi vi portiamo invece la testimonianza di uno dei pochissimi sopravvissuti dello sterminio dei Bambini di Kozara, Knezevic Gojko , che con commozione e lucidità ha raccontato una tragedia vissuta con i propri occhi.


Io sono stato preso a Kozara, dopo un'offensiva degli ustaša e tedeschi e sono stato deportato a Jasenovac; nella confusione dell'attacco ho perso i miei sette fratelli e mia sorella nata da 1 mese, e non sapevo dove fossero neanche mio padre e mia madre. Li ho incontrati tutti poi a Jasenovac, ma mio padre non c'era, perchè combatteva come partigiano.
Poichè mia piccola sorella era una neonata doveva essere allattata, ma gli ustasha hanno strappato i bambini dalle loro madri. Un giorno ho visto mia madre che lottava con un soldato perchè non voleva dividersi da sua figlia che aveva appena un mese di vita, e così è stata picchiata, nuda, davanti a tutti, per poter scovare nella folla gli altri componenti della famiglia. Non potevo neanche piangere, perché se lo avessi fatto sarei stato ucciso anche io: ho visto con i miei occhi tagliare i seni di mia madre con un coltello, picchiarla a morte e sgozzarla davanti a tutti. Voi non potete capire, non esistono le parole,ancora oggi io rivedo quelle immagini, sono qui davanti a me in questo momento, io tremavo mentre sentivo quelle urla vedevo migliaia di persone che guardavano impietrite. Un uomo mi ha tappato la bocca con le mani in maniera tale che non si sentisse il mio pianto, e mi nascose un po' nella folla, mentre continuavo a sentire quelle urla fino a che non avesse più voce.

Ad un certo punto hanno diviso adulti e bambini, e noi siamo stati trasportati con un treno a Zagabria, e lì vicino alla stazione principale, gli abitanti di Zagabria, ci hanno sentito che piangevamo, hanno chiamato la croce rossa. Quando ci hanno aperto hanno visto l'atrocità che era stata compiuta: il treno conteneva circa trecento bambini, ciascuno aveva al massimo 10 anni, i più piccoli, tra cui moltissimi appena nati e che potevano raggiungere al massimo 5 anni, sono quasi tutti morti. Ne siamo rimasti appena un centinaio,io gli ho visti con questi occhi, e nessuno oggi può venirmi a raccontare filosofie, il resto sono stati sepolti in una fossa comune fuori dal cimitero di Mirogoj. Oggi dopo anni il cimitero è stato allargato, e quella fossa comune si trova adesso al centro, la forza della natura ha voluto che quei morti avessero una degna sepoltura. Adesso c'è un monumento dove è scritto "I Bambini morti a Kozara", è lì andate a vederlo, io ci sono stato.
Sono stato portato all'ospedale con altri 100 bambini, e io sono uno degli otto che sono sopravissuti a quei cento ricoverati in ospedale.

Dopo due mesi sono stato riportato a Jastrebarsko, a 60 kilometri da Zagabria, ed è lì che ho visto per la prima volte le suore, veramente ho visto tutta la loro cattiveria, perchè loro picchiavano tutti i bambini con i rami di un salice piangente, i rami erano bagnati con dell'acido oppure con acqua salata. Tanti bambini sono morti per aver preso delle infezioni a quelle ferite aperte.
Tutti dovevamo pregare nella chiesa cattolica, e dovevamo essere convertiti, mentre ai più grandi sono stati date le divise degli ustaša. Ogni mattina si andava a messa, e per ogni piccola cosa venivamo picchiati, puniti e messi in isolamento, ma il più delle volte venivamo picchiati duramente.
Dormivamo sulle tavole, senza nient'altro, anche se eravamo malati o deboli, e se i bambini più piccoli facevano la pipì a letto durante di notte, li picchiavano.
Ogni mattina veniva un prete per celebrare la messa in una Chiesa improvvisata in un hangar, e dato che eravamo deboli o malati, spesso durante di messa ci addormentavamo, così le suore ci picchiavano. Il sistema per sopravvivere era nascondersi dalle suore, e così i più forti si nascondevano e proteggevano i bambini piccoli e malati. Siamo stati uniti tra di noi per la paura, eravamo davvero tanto uniti, e non riuscivamo a chiudere gli occhi perchè era il solo nostro gesto per combattere.
In quell'orribile posto sono rimasto per un anno, fino a quando non mi sono ammalato, ero molto malato e dovevo nascondermi per non farmi vedere. Un giorno è venuto un camion cisterna, la porta si è aperta, e uno degli ustaša ha gridato che i bambini che entravano nel camion sarebbero tornati dalla madre e dal padre. Io che avevo visto mia madre morire con i miei occhi, e mio padre partire come partigiano, non sono entrato, ma gli altri invece si, correndo, e sono stati rinchiusi in una cisterna in cui veniva iniettato del gas, dopodichè molti dei loro piccoli corpi sono stati buttati vicino al fiume Korana.





Non so neanche come sia successo, ma mi sono ritrovato nel campo centrale, a Zagabria, e lì molte famiglie adottavano i bambini, con la condizione di cambiare nome e religione.
Un giorno mi sentivo quasi morire, ero allo stremo delle forze, ero seduto e una donna mi si è avvicinata. Ho pensato subito fosse mia madre, e le ho chiesto di portarmi a casa, poi mi sono accorto che non era mia madre, e così ho cercato di andare via perchè non volevo lasciare il mio amico Boško che sino a quel momento mi aveva protetto, si era preso cura di me e mi teneva nascosto. Quella signora allora decise di prendere con sé entrambi.
Io sono stato con quella signora e Boško invece dalla sua vicina.
Sono stato fortunato perché ho incontrato una famiglia che mi ha curato, mi ha dato un altro nome, mi hanno permesso di andare a scuola, e infine, con la fine della guerra, mio padre mi ha ritrovato dopo tanta fatica, seguendo le tracce percorse dei bambini. Ho visto mio padre che non aveva da mangiare e non poteva tenermi.
Io non posso spiegarvi, io non ho parole, io non posso descrivere il dolore che ho qui nel petto ma io sono una testimonianza vivente del terribile crimine che è stato commesso.
Questa è la realtà dei fatti, questa è una parte della storia, questa è la mia storia, ma è anche la storia di migliaia di Serbi, è la storia del mio popolo.

08 febbraio 2007

Le basi statunitensi dalla Romania e Bulgaria: rampa di lancio per un attacco contro l'Iran

di Elena V. Mihu
Cooperazione Rinascita Etleboro Balcani


Una base aerea in Romania (la Mihail Kogalniceanu) e due in Bulgaria (Bezmer e Graf Ignatievo), poste dai due Stati al servizio di Washington, serviranno all'aviazione americana quali possibili aree militari di attacco contro le istallazioni civili, nucleari e petrolifere, dell'Iran.
L'attacco potrebbe avvenire nel prossimo aprile 2007, come ipotizza il britannico Sunday Herald, citando notizie veicolate dall'agenzia Novinite.com di Sofia e riprese da un quotidiano arabo di lingua inglese, l’Arab Times.
L'imminenza di un tale attacco sarebbe stata confermata, secondo la pubblicazione britannica, da "una fonte ufficiale americana".
D’altra parte anche qui a Bucarest si nota una certa accelerazione delle politiche di servaggio atlantico e di annullamento della propria sovranità nazionale. Sui quotidiani rumeni, si legge anche oggi tra le righe - nei commenti alla famosa lettera dei “sei ambasciatori” (romeno incluso) al governo di Roma per una conferma dell’impegno in Afghanistan - che gli stessi movimenti di truppa ordinati dal presidente Usa George W. Bush potrebbero essere non tanto una semplice diversione, quanto una vera e propria preparazione di un attacco contro l'Iran. In appoggio a queste speculazioni sono citate le notizie sui rafforzamenti e dispiegamenti delle truppe americane nel mondo. Tra l’altro, in Bulgaria si parla di già iniziato assemblaggio degli hangar e dei serbatoi di combustibile per i bombardieri, in concomitanza con l’arrivo dei primi 3000 militari americani attesi alla fine di marzo nelle basi messe a disposizione degli statunitensi secondo l'accordo firmato tra Washington e Sofia lo scorso anno.
Anche in Romania, intanto, alla base Mihail Kogalniceanu sono in pieno sviluppo lavori di estensione del complesso militare, per un controvalore di circa quattro milioni euro. L’impegno massimo si avrà tra l’ 11marzo e il 10 aprile, quando la pista di atterraggio sarà modernizzata e l'aeroporto internazionale Mihail Kogalniceanu verrà chiuso temporaneamente. Il direttore del aeroporto, Corneliu Balan, si è rifiutato di confermare all'agenzia romena Mediafax qualsiasi collegamento tra i lavori e la presenza militare americana. Ma il collegamento emerge dall’ accordo romeno-americano del dicembre 2005 secondo il quale 1500 militari americani arriveranno in Romania entro il 2008. I militari, come in Bulgaria, devono essere addestrati e pronti a impegni (aggressivi) rapidi in qualsiasi zona di conflitto è il più probabile dispiegamento – neanche a sottolinearlo - è nel Vicino Oriente. Verranno usate le istallazioni militari di Babadag, Mardan e Cincu e, nello stesso tempo, all'aeroporto Kogalniceanu dovranno essere custoditi gli aerei caccia americani e dovrà venire alloggiato il personale militare della US Air Force. Questi sono solo alcuni dei tanti movimenti decisi dal Pentagono e riferiti dalla stampa locale dopo il servizio del Sunday Herald. Lo stesso giornale inglese, si badi bene, aveva indicato che la "Romania, l'altro paese dalla riva del Mar Nero che ospita una base americana (...) è un elemento vitale nello scenario del attacco all’ Iran". In base a questo scenario, l'altro braccio della tenaglia chi gli atlantici vorrebbero stringere intorno al Iran era stato completato dall’annuncio di Bush riguardante lo spostamento nel Golfo Persico della portaerei americana USS John Stennis (con otto squadriglie aeree a bordo e accompagnato da 7 incrociatori e fregate, affiancati da due sottomarini). Non è peraltro un caso che per la prima volta dal febbraio 2003, nelle acque internazionali prossime all’Iran si trovino due gruppi navali guidati da portaerei (l’altra è la USS Dwight Eisenhower). Gli effettivi statunitensi nel Golfo sono intanto cresciuti di altre 16.000 unità e Teheran sa che si tratta di una minaccia contro la propria sovranità nazionale. Non a caso la settimana scorsa le televisioni iraniane hanno trasmesso immagini con una portaerei americana, le prime mai catturate da un aereo spia di fabbricazione iraniana.

07 febbraio 2007

Jasenovac: lo sterminio del crimine invisibile

Non si può negare, non si può nascondere, perchè le foto, i documenti, e i testimoni saltano fuori, la censura dei video è un atto barbaro, meschino, e - se permettete - anche ignorante. Forse perchè voi "illuminate" e dunque credete di essere dei pastori, dei guru, ma non siete nessuno, siete dei ladri e dei figli di ladri, chiedete a tutti di fidarvi di voi, e non capiamo perche voi non vi fidate di noi. Dietro questo crimine se ne nasconde un altro, cari signori, perchè Jasenovac è un crimine nel crimine, è come vedere un muro alto che poi cade da solo. Bisogna avere coraggio per andare a cercare nelle biblioteche ciò che è rimasto dopo l'incendio degli eserciti, ci vuole onore per seguire un'idea, e ci vuole forza per farsi capire, e farsi ascoltare.

YouTube Censura Jasenovac

Ringraziamo dunque YouTube per aver censurato la verità, per aver oscurato il video dello sterminio di Jasenovac - presto tuttavia sarà ritrasmesso mediante i server della Etleboro. Hanno parlato di violazione, ma non riusciamo a capire di che violazione si parla, perchè la storia è indiscutibile.
Noi staremo comunque qui, fermi sulle nostre convinzioni, finchè non sarà fatta giustizia alla verità.




Michele Altamura e Knezevic Gojko,
Presidente del movimento delle vittime
della II guerra mondiale nella Republika Srpska

Non potranno tenere ancora segreta la nostra storia, e noi produrremo nuove prove, porteremo dei Testimoni oculari, sopravissuti allo sterminio di Jasenovac, per raccontare come ha vissuto con i propri occhi la morte dei genitori sua madre: un racconto triste, ma è sicuramente più triste negare e nascondere la verità: è un crimine.
Diranno una storia diversa da quella che raccontano i nuovi guru, combattendo davvero, in silenzio, giorno dopo giorno questa guerra, fino alla fine perché solo la Serbia salverà i Serbi.
Signori, non crediate che con un sitoweb, con i forum si combatta una guerra, ma con lo scontro sulla verità, pagando le conseguenze delle proprie azioni.

Avevamo scritto:
"CHE DIO PROTEGGA TUTTO L'ORO DEL MONDO E AIUTI A NEGARE LA STORIA E A METTERE IN CARCERE CHI CHIEDE IL CONTO"
Ecco il primo miracolo del 2007, le prime censure, perché è proprio vero che chi sfida questa legge viene ridicolarizzato e zittito.