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08 agosto 2008

Le banche entrano nel “business di impresa”


Il Comitato Interministeriale per il Credito e il risparmio (Cicr) decide di eliminare il limite alle partecipazioni della Banche all’interno delle imprese e di società non finanziarie. Da oggi in poi la concentrazione per una singola partecipazione sarà del 15%, mentre il limite complessivo sarà del 60%, e farà riferimento sia a soggetti che hanno un legame diretto che indiretto con la banca. Dopo anni di lotta, le lobbies bancarie ottengono il tanto atteso traguardo di sfondare "nel mondo imprenditoriale" con nuovi scenari ed opportunità di business, perfettamente allineati con le direttive europee.

Con la seduta del Comitato Interministeriale per il Credito e il risparmio (Cicr) dello scorso 29 luglio, viene riscritta la norma che regola le partecipazioni della Banche all’interno delle imprese e dunque di società non finanziarie. Dopo anni di lotta, le lobbies bancarie ottengono il tanto atteso traguardo di sfondare "nel mondo imprenditoriale" con nuovi scenari ed opportunità di business, perfettamente allineati con le direttive europee per la regolamentazione del rapporto banca-impresa. Il limite di concentrazione per una singola partecipazione sarà del 15%, mentre il limite complessivo sarà del 60%, e farà riferimento sia a soggetti che hanno un legame diretto che indiretto con la banca. Viene così cancellata la norma che prevede delle soglie di concentrazione che variano dal 3% per le banche ordinarie al 15% per le specializzate, percentuali che già di per sé venivano considerate elevate, considerando il potere di controllo di una Holding tramite partecipazioni indirette, o l’esistenza di società ad azionariato diffuso, tale che l’80% degli azionisti non partecipa alla vita di impresa e delega la sua rappresentanza.

Il processo di liberalizzazione ha avuto inizio nel 2006 quando il Governatore Draghi aveva presentato al Cicr una proposta di riforma dell'articolo 19 del Tub, mentre il Comitato stava progettando di eliminare proprio l’articolo, su istruzione del Governo Prodi e delle stesse direttive europee. Precedentemente invece il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti voleva aumentare i paletti delle banche che volevano accedere alle imprese, un po’ per venire incontro alle richieste degli industriali, un po’ per contrastare il potere della lobby bancaria, asserragliata intorno ad Antonio Fazio. Tutto però è stato vano, perché nel 2007, l'Unione europea vara una direttiva che elimina proprio la condizione di separatezza tra banca e impresa. Per cui, questo potrebbe considerarsi addirittura un primo passo verso il totale ingresso delle banche nel mondo industriale e imprenditoriale. Le banche italiane possono plaudire l’introduzione delle norme europee, in attesa del grande banchetto.

In particolare, le nuove norme prevedono l’estensione dei limiti di detenibilità delle partecipazioni in imprese non finanziarie, eliminando le regole di "separatezza banca-industria a valle", e stabilendo delle soglie comunitarie: il 15% del patrimonio di vigilanza della banca/gruppo partecipante, che rappresenta il limite di concentrazione per una singola partecipazione qualificata, oppure il 60% del patrimonio, che rappresenta il limite complessivo per la somma delle partecipazioni della specie. La disciplina trova applicazione nei confronti dei soggetti collegati, intesi come l'insieme di soggetti correlati ( che hanno un legame diretto con la banca ) e di soggetti ad essa connessi - soggetti collegati alla banca per il tramite di una parte correlata. Tra le parti correlate, in particolare, sono incluse le società sulle quali la banca esercita un'influenza notevole (detta secondo il nostro ordinamento collegata) ossia ha il potere di partecipare alla determinazione delle scelte amministrative e gestionali della partecipata senza averne il controllo - basta per società per azioni anche partecipazioni soglia di poco superiori al 2% . Questo perché verranno presi in considerazione i conflitti di interesse e condizionamenti sulla gestione, derivanti da esposizioni (partecipazioni e finanziamenti) nei confronti di imprese partecipate in modo significativo.

In altre parole, nella determinazione del livello di presenza di una Banca in un’impresa o società, occorrerà considerare non solo il suo coinvolgimento diretto, ma anche le esposizioni di tutte le società che quella banca può controllare o solo influenzare, nonché le partecipazioni indirette, tramite delle sue collegate. Inoltre, vi sarà una semplificazione del sistema dei controlli di tipo amministrativo sull'acquisizione di partecipazioni in soggetti di natura finanziaria, che possono essere sottoposti ad autorizzazione preventiva per maggiore chiarezza ovvero per evitare ostacoli all'esercizio della vigilanza. Comunque, saranno ridotte anche le fattispecie da autorizzare, in maniera da lasciare maggiore campo libero nella scelta della configurazione azionaria o delle operazioni di governance. Come bilanciamento all'ampliamento delle possibilità operative delle banche, saranno introdotti strumenti e normative di vigilanza per controllare il rispetto dei requisiti patrimoniali, l'intensificazione dei controlli, regole di carattere organizzativo e di governance allo scopo di prevenire i conflitti di interesse derivanti dalle correlazioni delle partecipazioni. Si parla inoltre delle misure per monitorare le attività di rischio verso i "soggetti collegati", stabilendo dei limiti quantitativi all'assunzione di rischi verso i soggetti connessi alla banca.

Ad ogni modo, qualsiasi misura di controllo verrà introdotta, l'impatto della norma non cambierà, in quanto le Banche avranno libero accesso all'acquisto di industrie e imprese, alla privatizzazione di società pubbliche, alle scalate e al controllo di gruppi strategici per l'economia italiana. Tuttavia, la separatezza tra Banche e imprese aveva alla base un concetto molto importante, ossia che la logica dell'imprenditore non può coincidere con quella della banca, del finanziatore, e questo nel bene dell'economicità e della crescita delle stesse imprese. Una banca ragiona in termini finanziari, di rendimento degli investimenti, di speculazione, mentre un'impresa agisce in termini economici, produttivi, concorrenziali, competitivi. Proprio per tale motivo queste due entità sono state tenute separate per far sì che si controbilanciassero a vicenda, che l'uno non invadesse la competenza dell'altro. Invece, da oggi in poi le Banche saranno finanziatori, creditori, proprietari e imprenditori, ogni attività confluirà nei consigli di amministrazione delle fondazioni bancarie o delle Banche d'Affari.

Inoltre, guardando allo stato attuale dell'economia italiana, si può stimare che circa l'80% di industrie e imprese sono indebitate, e la loro indipendenza e sopravvivenza, spesso è stata garantita proprio dall'impossibilità delle Banche di appropriarsi delle loro partecipazioni in momenti di crisi. Le implicazioni di questo stravolgimento degli equilibri banca-impresa potranno essere anche molto gravi, e i rischi sono tanti, considerando il grande potere che detengono le banche, che è il potere del denaro. Potrebbero acquistare e far fallire imprese che si trovano in diretta concorrenza con attività ritenute più importanti o strategicamente rilevanti, o imprese che non garantiscono determinati livelli di guadagno ma svolgono un importante ruolo sociale. Ancora, potrebbero controllare del tutto media, società di comunicazione, aziende sanitarie, società culturali, società che svolgono servizi pubblici, società energetiche, acquedotti, dighe, miniere, spiagge... Non vi è più limite ormai allo scempio, al declino, al saccheggio. Ora che le banche stanno fallendo perchè in preda alla crisi finanziaria più pericolosa degli ultimi 70 anni, quale migliore scialuppa di salvataggio, se non l'economia reale, le imprese, fatte di uomini e di sacrifici, di logiche che spesso non sono mai finanziarie.

28 febbraio 2008

L'Italia ostaggio delle Banche


Il progressivo impoverimento dei cittadini italiani è un fenomeno che sta prendendo sempre più piede nella nostra economia. La perdita del potere d'acquisto dei salari, a causa dell'inflazione e del rincaro dei prezzi, non è tuttavia la sola causa che ha spinto a livelli di "sopravvivenza" i cittadini italiani. Il nostro sistema economico è infatti ostaggio di una dittatura bancaria che riversa sulla vita dei cittadini le loro perdite e le speculazioni disastrose, con raggiri e inganni che nascondono il marcio che cova tra le Banche.

Analizzando in maniera più approfondita la lobby bancaria italiana, scopriamo che quanto più caos e deficit vi è, maggiormente le Banche diventano padrone del sistema economico e della vita dei cittadini. Scatta infatti la trappola dell'usura, che si accresce utili e ricchezza consumando linfa vitale dai problemi e dalle difficoltà delle piccole imprese, i piccoli risparmiatori. Vi sono infatti dei processi in atto che permettono alle Banche di guadagnare enormi somme di danaro proponendo titoli ed investimenti fallimentari in partenza e venduti come grandi affari.
Quanto è accaduto con lo scandalo dei Bond Argentini ne è un chiaro esempio. Allora, grandi Banche attraverso i loro brokers e intermediari, hanno venduto titoli di debito argentini pur sapendo che tutto stava crollando: gli Istituti di credito non hanno potuto mai negare di non essere a conoscenza del crack argentino che avrebbe portato al fallimento dello Stato. Tuttavia, continuarono a chiudere investimenti, apponendo in molti casi sui documenti di "consapevolezza del rischio dell'operazione" firme false. In questo modo le Banche sono riuscite a rubare i risparmi di piccoli investitori che, in buona fede, hanno investito in vere e proprie truffe orchestrate dalle stesse banche. L'esempio che vi proponiamo in questo testo è una storia realmente accaduta, portata alla nostra attenzione da un piccolo imprenditore, membro della Tela, che da anni sta combattendo contro le Banche per impedire il saccheggio delle proprie proprietà. Una storia che mostra non solo il potere incontrastato delle Banche, che possono ottenere ciò che vogliono usando ogni tipo di mezzo, ma anche la manipolazione del sistema giudiziario, che diventa uno strumento nella mani del potere bancario contro i singoli cittadini.

Il nostro piccolo imprenditore detiene da circa 14 anni un piccolo casa in Toscana, e da un anno, la Banca ha acceso un'ipoteca di primo grado nei confronti di un suo affine per un ammontare di circa 350.000€ in maniera completamente arbitraria. In altre parole, vi sono prove certe ed inconfutabili che l'ipotetico mutuatario non ha mai apposto nessuna firma di garanzia in favore di terzi, tale che i documenti di sottoscrizione del mutuo possono dirsi assolutamente falsi. Anzi, in un confronto che si è tenuto presso la sede generale della Banca, in presenze di funzionari dirigenti e dei rispettivi legali, lo stesso impiegato che si è occupato della pratica ha affermato "di non aver mai visto l'intestatario del mutuo" e che "le firme apposte sui documenti in possesso della Banca non appartengono al soggetto". Nonostante questa inconfutabile verità, l'ipoteca è un atto che è ancora all'esame della Procura , e il Giudice non ha ancora preso una decisione in merito. Tutto questo è accaduto perché l'impiegato della Banca ha affermato che l'imprenditore - proprietario della villa ipotecata - aveva affermato che avrebbe portato con sé una persona per chiudere l'ipoteca, spacciandola per un suo parente (quello che poi è divenuto mutuatario), presso la sede di una società privata industriale. Questa persona, sempre a dire dell'impiegata della Banca, avrebbe apposto le firme di garanzia sullo scoperto che aveva la società nei confronti della Banca. Teniamo a precisare che nessuno dei membri della famiglia dell'imprenditore ha mai percepito soldi da questa società, e che tutti documenti in mano alla banca e depositati presso la magistratura , sono assolutamente falsi, per stessa ammissione dell'impiegato della banca.

Come può dunque accadere che un Tribunale, in possesso di tutti le prove necessarie per annullare l'ipoteca e condannare la Banca non prende una decisione? È chiaro che il potere delle Banche è molto più forte di quello della giustizia, dei diritti dei cittadini e dell'autorevolezza dello Stato. Immaginate, quindi cosa potrebbe accadere se l'imprenditore si vedesse imporre un'ipoteca sull'unica casa di proprietà in suo possesso. Potrebbe perdere innanzitutto ogni tipo di garanzia bancaria per la propria attività di impresa, avendo già un'ipoteca accesa a suo carico, e mentre segue le assurde vicende giudiziarie, spendendo soldi e tempo, subirebbe ancora maggiori danni per la perdita di opportunità, per danni morali ed economici. Basta infatti che un funzionario, per coprire le esposizioni dei propri clienti che non sono giustificate, prepari un dossier su un cittadino qualunque che ha una proprietà in grado di garantire il debito. Avendo accesso, mediante le centrali di rischio bancarie ad ogni tipo di dato riguardante i cittadini, il nostro funzionario può falsificare documenti e avviare delle pratiche nella totale inconsapevolezza dei cittadini. Invitiamo dunque tutti i cittadini a prestare molta attenzione ai funzionari bancari che possono in qualsiasi momento manipolarti per coprire interessi più forti. Questo ormai accade perché tutti i sistemi di controllo sono effettivamente saltati e le Banche, in questo caso la fanno da padrona sempre più spudoratamente.
Oggi è possibile controllare e tracciare transazioni da poche centinaia di euro, compilando moduli per l'anti-riciclaggio, ma non esiste alcun tipo di vigilanza sulla protezione dei dati sensibili dei cittadini e sulle manovre dei singoli funzionari, che agiscono così come cellule impazzite all'interno del sistema bancario, rimanendo sempre sotto il controllo della dirigenza bancaria. Gli organi di controllo sono ormai organi di proprietà delle stesse Banche, come la Banca d'Italia, posseduta dalle fondazioni bancarie che di regola dovrebbero essere controllate. Dunque, qualsiasi politica di risanamento del Paese si faccia, non arriverà mai a regolamentare il mercato bancario per imporre un sistema di controllo dei flussi di denaro presso i grandi gruppi. Ormai, tutto è concentrato nelle mani dei gruppi bancari e le Banche sono le vere proprietarie di tutte le più importanti aziende italiane. Allo stesso tempo, sono anche proprietarie del sistema giudiziario, un organo che dovrebbe essere al di sopra delle parti.

14 dicembre 2007

Mifid e Sepa mettono a rischio il credito cooperativo


Mentre il vertice di Lisbona proclama l'Europa degli Stati, presso le Banche Centrali e le Associazioni bancarie si accendono i riflettori sulla Sepa e sul Mifid, le Costituzioni dell'Europa dei Banchieri. Sorge il pericolo per le realtà locali bancarie, che rischiano di perdersi nei circuiti sovranazionali.

"Le banche italiane pronte per la SEPA, al via l'area unica dei pagamenti in euro" . Questo è l'oggetto dell'Intervento del Direttore Generale Fabrizio Saccomanni tenutosi presso l'Assemblea dell'ABI lo scorso 12 dicembre. "La realizzazione della SEPA rappresenta il necessario complemento dell'introduzione della moneta unica e del processo di integrazione finanziaria europea", afferma Saccomanni. Il sistema bancario nazionale, proprio come è avvenuto con il passaggio all'euro, dovrà predisporre tutti i meccanismi di raccordo tra le istituzioni e riformulare tutte le procedure e i tempi della migrazione dei sistemi e degli strumenti nazionali in relazione ai nuovi standard europei. La SEPA, sistema dei pagamenti dell'area euro, coordinerà i movimenti bancari e finanziari dei Paesi membri e introdurrà i nuovi meccanismi paneuropei, che consentirà la realizzazione di trasferimenti transnazionali superando le problematiche legate ai tempi per la disponibilità e alla compatibilità dei sistemi recettivi. Rappresenta, così, la logica continuazione dell'euro, mentre il Mifid è l'evoluzione finale del sistema dei regolamenti europei. Cessa di esistere l'obbligo di concentrazione degli scambi, mentre l'intermediario diventa istituzione all'interno dei singoli mercati: questi dovrà garantire sempre "la miglior soluzione" all'investitore, in quale dovrà accettare il rischio e la responsabilità dell'investimento. Passano in secondo piano le Banche Centrali come organi di vigilanza, mentre vengono eletti ad istituzione le Associazioni di Consumatori, che avranno nella "class action" il sistema di difesa per eccellenza dei risparmiatori e degli investitori. Nuove infrastrutture, nuovi canali, nuovi operatori, ma soprattutto nuove logiche di governance degli istituti bancari che, da operazioni di organizzazione "nazionale", si trasformeranno in politiche globali e stransnazionali. Ecco che i circuiti bancari, valutari e borsistici avranno la loro perfetta dimensione nelle piattaforme internazionali, gestite da società private specializzate.
Occorre osservare che, quando si parla di riforma della governance del sistema bancario, non ci si riferisce solo ai gruppi bancari commerciali, organizzati secondo una struttura piramidale, bensì a tutta la costellazione delle banche che costituiscono il tessuto economico. In un'economia come quella italiana esiste una vera multinazionale bancaria, che è il Network del credito cooperativo, che al momento sono dei "piccoli colossi nelle aree territoriali" in virtù della continuità del supporto alle piccole e medie imprese. Il loro mercato si amplia non solo in maniera orizzontale, con nuove adesioni e accorpamenti, ma anche in maniera verticale, perché è riuscito a dare un maggiore sostegno organizzativo e produttivo alle imprese, che hanno trovato così nella Banca cooperativa uno strumento "solidale" di sviluppo. Questo successo è da attribuire proprio alle mille sfumature che riesce ad assumere il rapporto banca-impresa, in grado di cogliere le esigenze e i problemi individuali e di trovare una giusta soluzione, nei limiti della sostenibilità e degli standard bancari. La caratteristica più interessante e particolare del credito cooperativo è proprio la sua anormalità rispetto alla standardizzazione delle politiche di credito imposte dai gruppi bancari.

Tale peculiarità, vista nell'ottica del Mifid e della stessa Basilea 2, sono dei "bug", delle distorsioni che vanno corrette per far sì che l'intero sistema sia perfettamente coordinato. "Permane la difficoltà di assicurare una conduzione unitaria e condivisa delle iniziative di sistema. Stenta ad affermarsi una visione strategica". Queste le parole di Saccomanni, che si fa interprete della linea politica della Banca d'Italia e della Banca Centrale Europea che dovranno applicare la direttiva MIFID. Infatti, secondo Saccomanni, le piccole e medie imprese sono una realtà troppo complessa da essere affrontata con i mezzi "poco organizzati" del credito cooperativo, e per tale motivo occorre una coordinazione a livello nazionale e sovranazionale delle politiche della concessione del credito e dei prestiti. Primo tra tutti è l'esigenza di riqualificare la “rete di sicurezza” del credito cooperativo, considerando che le iniziative di "Federcasse" e delle "Federazioni locali" per la gestione dei rischi delle banche associate - come il Fondo di Garanzia dei Depositanti e il Fondo di Garanzia degli Obbligazionisti del credito cooperativo - sembrano non essere adeguati. Sebbene siano progetti interessanti, a parere della Banca d'Italia, peccano di rigidità e burocrazia dettata dai vincoli della Federazione, e soprattutto non rispondono agli standard di Basilea 2 e del Mifid.

Le banche di credito cooperativo, al pari delle banche popolari, non sono state ancora interessate dalla riforma del diritto societario, che andrebbe ad intaccare i principi portanti del voto capitario, in base al quale ciascun socio, a prescindere dal numero e dal valore delle azioni detenute, dispone di un solo voto ; del limite al possesso di azioni della banca, secondo cui nessun socio può detenere azioni in misura superiore allo 0,50% del capitale sociale; della previsione di un numero minimo di soci, che non può essere inferiore a duecento ; e dell'istituto del gradimento, per cui il consiglio di amministrazione può rigettare la domanda di ammissione a socio. Vi è in atto infatti una lunga discussione che cerca di impedire la possibilità di trasformare le banche popolari quotate nei mercati regolamentati in società per azioni di diritto speciale, consentendo all'autonomia statutaria di fissare limiti al possesso azionario, al voto proporzionale e alle deleghe di voto. Tra le proposte di legge presentate nel corso della XIV legislatura in materia di riforma delle banche popolari si cerca di eliminare proprio la limitazione al diritto di voto dei soci, il voto capitario e la clausola di gradimento, che, stando agli esperti, "rappresenterebbero un disincentivo all’investimento nelle banche stesse", dimenticando invece che rappresentano questi degli strumento di democrazia economica in stretto rapporto con il territorio e al servizio delle famiglie e delle piccole e medie imprese. Per tale questione, la Commissione europea ha anche avviato il primo stadio della procedura d’infrazione con l’Italia in materia di banche popolari, la cui normativa risulterebbe essere contraria alla libertà di circolazione dei capitali, e sarebbe discriminante per gli investitori esteri che volessero divenire azionisti una banca cooperativa. L'Italia al momento è riuscita a difendere e a proteggere la legge sulle Banche Popolari e il credito cooperativo, ma non sappiamo ancora per quanto si riuscirà a resistere alle pressioni della Commissione Europea, soprattutto in vista dell'attuazione della normativa del MIFID. Il credito cooperativo, dunque, sebbene non sarà ancora interessato da una riforma della base legislativa e regolamentare, sarà riformato dal punto di vista organizzativo interno, agendo sulla struttura telematica del Network, al fine di controllare le politiche di credito decise dai singoli Istituti.
Verrà dunque spezzato quello stretto legame banca-impresa, spesso interpersonale, che il credito cooperativo era riuscito a creare, in maniera tale da rastrellare dal mercato i capitali delle piccole imprese, che al momento sono le più difficili da controllare.
Queste, per la loro eterogeneità e diversità, rappresentano l'eccezione del prototipo "utente-consumatore", ma proprio per tal motivo è necessario uniformare innanzitutto le condizioni e i contratti del credito cooperativo.

23 novembre 2007

Crisi subprimes : il cavallo di troia della monetica


Sono trascorsi diversi mesi dallo scoppio della crisi eclatante dei mutui subprimes, e molte sono state le previsioni dell'imminente crollo del sistema finanziario, che dovrebbe trascinare nel baratro della recessione gli Stati Uniti nonché l'Europa. Ogni giorno le borse continuano a "bruciare" bilioni di dollari di capitalizzazione, le monete si svalutano e le società falliscono, ma il sistema nel suo insieme regge perfettamente il colpo e dinanzi ai nostri occhi si trasforma senza che nessuno se ne accorga.

La crisi dei mutui subprimes, con il suo grande impatto mediatico, ha portato alla luce tutto il marcio che covava nel mondo finanziario, cosicchè tutti i giornali di ogni parte del mondo parlano da mesi del "fallimento del sistema bancario e dei controllori". Ma quando una banca come la Nortern Rock fallisce lasciando che tutti vedano la famosa corsa agli sportelli e il panico dell'insolvenza, e quando la Banca di Londra si piega a garantire la solvenza della Banca e si scusa per non aver vigilato sui risparmiatori inglesi, allora c'è qualcosa che non torna. Per placare la paura di investitori e risparmiatori e tamponare il buco nero delle migliaia di miliardi di dollari scomparsi senza una chiara e valida spiegazione, le Banche Centrali hanno stabilito, di comune accordo, di creare dei fondi di garanzia per il rischio subprimes e il rischio di insolvenza, al fine di impedire che la patologia del 1929 si abbattesse sull'economia degli Stati Occidentali. Così gli Stati, attraverso le loro Banche Centrali, hanno in un certo senso pagato amaramente la crisi liquidità innescata dalle truffe e dalle manipolazioni dei fondi di investimento e delle Banche d'Affari, mettendo in discussione la propria autorevolezza e la propria credibilità. Ciò che è crollato non è stato certo il sistema creditizio o bancario - che al contrario si è rafforzato in ragione dell'aumento dei costi di gestione - ma quello dei controlli e della vigilanza, che viene regolamentato dalle leggi nazionali e attribuito alle Banche Centrali, in qualità di alte Istituzioni. Così le Banche centrali sono state trascinate nel baratro della crisi finanziaria, e sono fallite su tutti i fronti: persino la grande Federal Reserve e la Banca di Inghilterra si sono rivelate inefficienti e sistematicamente in ritardo sugli eventi, non essendo riuscite a prevenire in alcun mondo il collasso del sistema interbancario, nonchè la diffusione delle informazioni al fine di tamponare l'emorragia finanziaria.

La crisi dei subprimes è stata così il "cavallo di troia" che ha consentito di portare alla luce l'esistenza dei collaterali - i cdd. CDOs, collateralized debt obligations - ossia titoli di debito al portatore emessi senza alcuna garanzia reale e senza alcun valore fruttifero, con i quali tuttavia sono stati gonfiati gli assets di tutti gli istituti finanziari americani ed europei. Scambiati sul mercato finanziario regolamento e su quello parallelo, i collaterali sono stati il motore degli hedge-funds che con le operazioni di leva finanziaria, come il Leverage Buy-Out, o riscatto grazie alla leva finanziaria, o di Merger and Acquisition, o con le IPO e le scalate in borsa, hanno acquistato tutto ciò che era strategico ed importante da acquistare, per avere sotto di sé i principali operatori.I CDOs sono stati in questi ultimi anni l'arma più subdola ed efficace delle Banche d'investimento e degli Hedge funds, in quanto hanno permesso di portare a termine acquisizioni, fusioni, concentrazioni bancarie e consolidamenti, ossia una serie di operazioni di riorganizzazione societaria del sistema bancario e finanziario, per racchiuderlo nelle mani pochi operatori all'interno di una piramide a stretto controllo.
Ora che il vaso di pandora è stato aperto, occorre però richiuderlo e riportare, sulla scia di un nuovo ordine mondiale, il normale corso degli eventi. Tutto questo ci ha fatto capire che le Banche Centrali e le Istituzioni di governo sono soggetti inaffidabili, a cui non più possibile affidare il controllo di meccanismi complessi e virtuali come quelli finanziari. La loro credibilità è stata calpestata, così come è stato screditato l'intero sistema fondato su una gerarchia stabilita dalla legge degli Stati e che vede i circuiti finanziari concentrati in un'entità centrale, come può essere la Borsa, coordinata poi da enti di controllo e di vigilanza. Il sistema va cambiato: lo chiedono i consumatori, gli investitori e le banche.

Come confermato dal Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, in occasione del suo intervento presso il Centro di Studi Finanziari di Francoforte, "l'integrazione finanziaria ed internazionale è aumentata" e, sulla spinta dalla deregolamentazione e dell'innovazione, sorgono "nuove opportunità e nuovi rischi", che hanno portato al "consolidamento di un modello nuovo di intermediazione" che nasce sulle ceneri di quello detto dall'emittente al distributore. Il questi ultimi anni le operazioni bancarie transfrontaliere sono aumentare tra il 20 e 25 percento, sino a concentrare in un breve lasso di tempo, 30 grandi fusioni con almeno 100 miliardi di euro in beni. Dopo la concentrazione, è intervenuta l'innovazione finanziaria che ha permesso di rendere sempre più efficienti i circuiti delle transazioni e degli scambi finanziari, spingendo le Banche ad aumentare sempre di più l'investimento nelle infrastrutture telematiche per la costruzione di piattaforme sovranazionali. Tali investimenti ora necessitano di una nuova rete, di una nuova autostrada, tale che il vecchio sistema della negoziazione che si serve di "distributori" va cambiato, occorrono invece dei grandi operatori che sostituiscano allo stesso tempo gli organi di vigilanza, le Banche Centrali e gli intermediari. "La deregolamentazione ha promosso la competizione rimuovendo barriere legali e promuovendo il consolidamento - riporta l'intervento di Draghi - tale che i grandi conglomerati finanziari sono emersi", sono diventati globali, e ora occorre "una maggiore armonizzazione della contabilità e direttive". Ecco che Draghi preannuncia che le fusioni avranno sempre più uno scenario internazionale, in quanto lo stesso mercato nazionale non avrà più senso di esistere: verranno tracciati nuovi confini, che saranno virtuali e invisibili. Parole queste che preannunciano l'era della Borsa mondiale, intesa come unico sistema all'interno del quale si diramano le singole borse valori, che saranno gestite da Banche e Fondi di investimento, che fungeranno da authority e da intermediari delle transazioni. La creazione di Euronext, come consorzio tra le maggiori Borse europee, è stato il primo segnale di questo progetto di globalizzazione dei mercati finanziari, e l'evolversi degli eventi condurrà alla moltiplicazione degli operatori alternativi. A decidere il cambiamento del sistema è innanziatutto la direttiva Mifid che abolisce l'obbligo di concentrazione nei mercati regolamentati, dando ai privati il potere di creare "una borsa valori di proprietà" in cui saranno negoziati ogni tipo di titolo, e le autorità nazionali saranno a tutti gli effetti sostituite da entità private affiancate dalle associazioni di consumatori.
Accanto alla globalizzazione delle Borse, vi sarà l'adeguamento dei sistemi di pagamento che utilizzano esclusivamente il canale interbancario telematico, con nuovi strumenti finanziari: bonifici SEPA, addebiti preautorizzati SEPA, pagamenti SEPA con carta. Questi saranno accessibili in tutta l'area dell'euro, mediante un solo conto bancario, dal quale disporre bonifici e addebiti preautorizzati in euro in qualsiasi luogo dell’area: in un'ottica di lungo termine tali strumenti di pagamento verranno utilizzati soltanto in forma elettronica, con fatturazione elettronica, l'invio delle istruzioni di pagamento tramite telefono cellulare o Internet.
L'intero sistema sarà incentrato totalmente sulla moneta elettronica, al punto che mira a far scomparire le transazioni cash, le piattaforme come Euronext, Nasdaq, NYSE, diverranno le nostre Banche Centrali, controllando al loro interno gli scambi di titoli, di moneta, di derivati, nonché la contrattazione di finanziamenti e di investimenti: il mercato finanziario si fonderà perfettamente con quello bancario, tale che non sarà pià possibile distinguerli.
Il Mifid e la SEPA saranno le nostre nuove "bibbie" , le direttive e le leggi che tutti dovranno conoscere, essendo il prontuario del nuovo sistema che si sta aprendo ai nostri occhi. La moneta diventerà monetica, gli scambi saranno transazioni, i trasferimenti dei processi telematici, i confini saranno tracciati dagli utenti che aderiranno alla piattaforma. Ecco che il vaso di pandora si chiude, portando via con sé tutti i mali della crisi del credito, della liquidità dei collaterali, la corsa agli sportelli e il fallimento delle Banche, gli scenari apocalittici e il panico della recessione. Tutto questo ben presto scomparirà, e il sistema verrà cambiato senza che nessuno riesca a capire come è stato possibile tutto questo, sotto gli occhi dei Governi e delle Istituzioni. I tecnicismi e la complessità del mondo in cui entriamo a far parte non ci permetterà di capire fino in fondo i veri rischi o le opportunità del nuovo mondo della Monetica, ma tutti si renderanno conto di essere rinchiusi e usurati da qualcosa di invisibile.

30 ottobre 2007

Inflazione e recessione: le Banche hanno già una soluzione

L'economia internazionale sta per toccare i suoi punti soglia : ci si aspetta dunque il cedimento del sistema da un momento all'altro. Quello che sta per accadere in realtà è qualcosa di ben più preoccupante e di più invisibile. Stiamo parlando della stagflazione, che creando l'inflazione e il contemporaneo crollo dei salari, condurrà il Paese verso la recessione. Dinanzi a tale evenienza non vi è alcuna reazione da parte delle Istituzioni, mentre le Banche preparano il loro prossimo terreno di caccia.

Secondo le stime degli analisti, l'economia internazionale sta per toccare i suoi punti soglia prima di innescare un perverso meccanismo che potrebbe portare ad un conflitto o allo sconvolgimento della situazione di alcune economie più deboli. Il petrolio ha pienamente raggiunto il valore di 90 dollari al barile e ora si profila all'orizzonte il prossimo obiettivo della quota 100 dollari, sulla spinta delle tensioni in Medioriente, alimentate dalla propaganda tra Turchia e Iraq e tra Usa e Iran. Di conseguenza, altrettanti record si sfiorano sul valore dell'oro, quotato intorno agli 800 dollari per oncia, con inevitabili ripercussioni anche sulla quotazione del dollaro, la cui ulteriore svalutazione è ormai inevitabile. Ci si aspetta dunque il cedimento del sistema da un momento all'altro, ma quello che sta per arrivare in realtà è qualcosa di ben più preoccupante e di più invisibile, in quanto non vi saranno eventi eclatanti ma solo la percezione che la situazione diviene di giorno in giorno sempre più insostenibile. Stiamo parlando della stagflazione, che provoca il blocco del sistema produttivo partendo dagli anelli più deboli, come i lavoratori e le piccole imprese, che si trovano proprio alla base della piramide usuraia del sistema in cui viviamo.
La stagflazione si ha quando l'aumento dei prezzi viene accompagnato da una crescita della disoccupazione e da un ristagno della produzione; infatti l'inflazione se in un primo momento crea una sorta di "illusione monetaria" che spinge le imprese a rincarare i prezzi per recuperare i costi, successivamente induce a ridurre sempre più i salari sino a licenziare i lavoratori, innescando così disoccupazione, rallentamento della produzione e recessione. In tale situazione è quasi impossibile agire per le autorità, soprattutto perché in Europa la politica monetaria è congelata, per non parlare di quella sociale visti i patti di stabilità. L'aumento dei costi, dovuti in questo caso al rincaro delle risorse energetiche e alle crisi finanziarie, dovrebbe essere contrastato con delle politiche monetarie restrittive, come la Banca Centrale Europea e la Federal Reserve stanno facendo aumentando i tassi di interesse, ma questo poi va ad accelerare la recessione dovuta al crollo dei consumi. Una situazione molto simile a quella che stiamo vivendo oggi si è avuta nel 1973, quando la crisi energetica creò una iperinflazione in tutta l'Europa, e allora le Istituzioni decisero per politiche economiche espansive in quanto "lo status del lavoratore" e la "sostenibilità della società" erano considerati dei fattori intoccabili.


Molte cose sono cambiate da allora, perché oggi lo status da preservare non è quello del lavoratore, in quanto entità portante del catena produttiva, ma è quello del "tasso di interesse" e del credito, che sta divenendo la nostra unità di conto e il peso del nostro valore. Oggi i processi di stagflazione sono già presenti nell'economia americana perché è una società che vive ormai da anni con un'inflazione patologica, con la crisi dei consumi e una sussistenza garantita dai prestiti e dal credito. Di questo passo, la caduta del corso del dollaro e la progressiva riduzione della produttività americana non faranno certo ridurre l'inflazione, mentre la Federal Reserve condurrà lo Stato nella recessione per presentare al Congresso l'unica soluzione possibile: il controllo o un conflitto da qualche parte nel mondo. L'economia americana, in questi ultimi anni, si è specializzata essenzialmente nella produzione di " debiti", e questo vale per le case, per le imprese e le istituzioni pubbliche, per un indebitamento collettivo che supera i 400% del loro PIL. Per molto tempo hanno tentato anche di nascondere l'insolvenza crescente degli operatori economici facendo rivendere attraverso le banche di Wall Street, degli attivi finanziari " virtuali", i cd. collaterali che sono finiti nel bilancio di Banche di tutto il mondo, nei portafogli degli " hedge funds", nelle tesorerie delle imprese, negli investimenti dei risparmiatori. Hanno così prosciugato ancor di più la liquidità dal mercato destinata invece allo sviluppo della produzione.

Ciò che è accaduto negli Stati Uniti si sta inevitabilmente ripetendo anche sull'economia europea e italiana, e anche in questo caso assistiamo all'immobilismo delle Istituzioni che invece di contrastare la crisi della stagflazione la assecondano: non dimentichiamo che lo status da preservare è ancora quello del credito e delle banche, che nel consiglio di amministrazione della Banca Centrale siedono dei banchieri privati e che il Parlamento risponde degli interessi delle lobbies che rappresentano. Dinanzi alla preoccupante situazione del welfare, il Governo della Banca d'Italia, Mario Draghi, parla "di salari troppo bassi", di "mancanza di imprenditorialità delle nuove generazioni", di un "disequilibrio del rapporto salario-produttività", e conclude suggerendo maggior incentivi al risparmio e alle imprese che intendono crescere. Forse, ciò che il nostro governatore ha dimenticato di dire è che la contrazione dei salari è un segnale di allarme che le aziende italiane inviano alle Istituzioni, per dire che "manca la sostenibilità della produzione", per via dell'eccessivo cuneo fiscale, dei costi delle materie prime e per giunta dei lavoratori.

Occorre prestare molta attenzione a questi campanelli d'allarme, perché annunciano la recessione: curare questi sintomi con i protocolli del welfare o altri ammortizzatori sociali non risolverà il problema che resta lì a covare. Magari questi signori aspettano che si arrivi all'esasperazione, si aspettano che l'ulteriore aumento delle derrate alimentari, del pane e della pasta spinga le persone ad "indebitarsi per mangiare". Ebbene, è proprio questo quello che stanno facendo - e che si legge chiaramente nel discorso di Draghi - ossia di far vedere alla gente uno scenario di difficoltà economica "in sicura ripresa" che può essere superato se ci si affida alle premura del sistema bancario. E oggi è in netta crescita la percentuale del credito al consumo, valutata dall'Abi intorno al 17,5% , pari a 93,8 miliardi di euro, mentre il credito fondiario è cresciuto del 10,8% raggiungendo i 289,8 miliardi; altro dato allarmante arriva dalla constatazione che il rapporto tra l'indebitamento e il reddito delle famiglie italiane è passato dal 48% al 75%, con un terribile aumento del ricorso al credito al consumo e ai mutui. Le cifre sono così preoccupanti che si parla di sovraindebitamento delle famiglie, spinto dalla povertà : un dato tragico e importante, perché è l'ulteriore prova che alcuni processi recessivi nell'economia italiana sono già cominciati.

L'avanzare inarrestabile del credito è d'altronde un effetto indotto dal sistema stesso, considerando che le Banche si ripropongono, per l'ennesima volta, come soluzione allo stesso male di cui sono l'origine. L'Abi parla della possibilità di costituire un "Fondo di solidarietà" a supporto della clientela che per eventi particolari, come la perdita del lavoro, accanto ad iniziative di alfabetizzazione finanziaria per conoscere tutti gli strumenti di debito&credito che sono a disposizione delle imprese e dei nuovi clienti, che vogliono sperimentare nuove forme di indebitamento che più soddisfano le proprie esigenze. Dai mutui eterni alle rateizzazioni del conto della spesa, è in atto in maniera ormai inarrestabile il processo di ''bancarizzazione'', che pone le banche al centro dell'economia.
D'altro canto, per coloro che non avessero abbastanza fiducia in quelli che sembrano essere dei normali Istituti di credito, stanno per arrivare le "Banche Etiche", del circuito del microcredito solidale nate dalle stesse fondazioni bancarie. Abbiamo assistito infatti alla presentazione di Banca Prossima, prima banca europea operante nel non-profit, nata da un progetto di collaborazione del gruppo Intesa Sanpaolo con le Organizzazioni del non profit laiche e religiose, e dal Laboratorio Banca e Società. Il nuovo istituto opererà attraverso le 6.200 filiali del gruppo Intesa Sanpaolo: non sarà altro che un altro sportello di raccolta del credito, che si propone come alternativa semplicemente per cogliere quella parte di clienti che si affidano ai circuiti del microcredito. In questo caso l'arma utilizzata è ancora più subdola in quanto entra in un campo che è stato ben preparato dalla disinformazione che ha demonizzato le Banche d'Affari e ha elogiato le banche etiche come probabile alternativa. Occorre, dunque, prestare molta attenzione alla nuova disinformazione, alle nuove banche, e alla nuova moneta, che si nutrirà proprio delle difficoltà finanziarie di imprese e lavoratori, vittime dei giochi di potere delle lobbies.


01 agosto 2007

Programmato il saccheggio del popolo Italiano


Approvata oggi in Senato la risoluzione della maggioranza che dà il via libera all'approvazione del Dpef che fissa i saldi e dà le indicazioni per la predisposizione della Finanziaria 2008. Tra le direttive una grave affermazione, che dà disposizione al Governo di ridurre il debito pubblico attraverso "un utilizzo concordato delle eccedenze delle riserve delle banche centrali".
Si legge infatti testualmente che il documento impegna il Governo ( Punto 8 lett.B ) " ad effettuare, anche nei rapporti con l'Unione europea, una ricognizione di tutti gli strumenti utili a determinare una significativa riduzione del debito pubblico sia con riferimento a forme concordate di utilizzo delle riserve delle banche centrali, in oro e in valuta, eccedenti quanto richiesto dal concerto con la BCE per la difesa dell'euro, anche sulla base delle esperienze di altri paesi, sia con riferimento alla classificazione delle operazioni patrimoniali e delle partite finanziarie, nonché ad aprire nuovi spazi per forme più qualificate di spesa pubblica" .

Una tale decisione è giunta nel relativo silenzio dei media che non hanno attribuito il giusto peso alla questione, e solo alcuni quotidiani hanno rilanciato la notizia evidenziando in particolar modo l'implicazione dell'approvazione della risoluzione. L'evento "cult" era la votazione segreta per le dimissioni irrevocabili di Previti, che non ha monopolizzato giornali e media, togliendo all'approvazione del DPEF quell'attenzione che merita in relazione alle importanti e gravi implicazioni future. L'approvazione di questo documento apre infatti un iter legislativo che potrebbe portare alla decisione di vendere le riserve auree della Banca di Italia, nell'illusione di ripagare così il debito pubblico. In particolare il Governo dovrà ad analizzare tutti i possibili strumenti a disposizione per la riduzione del debito pubblico con il pagamento mediante valute e oro eccedente rispetto a quanto richiesto come riserve obbligatorie presso la Banca Centrale Europea, per garantire sicurezza e stabilità al sistema monetario. In realtà tale provvedimento farebbe oscillare di pochi punti percentuali il rapporto Pil-Debito Pubblico, riuscendo a soddisfare su una soglia limite i parametri di stabilità imposti da Maastricht, senza apportare un significativo e percepibile miglioramento all'economia. Con dati alla mano, a fronte di un debito pubblico pari che oltrepassa la quota record di 1609,12 miliardi di euro ( come risulta dai dati del mese di aprile 2007) vi sono riserve pari a 62 miliardi di euro, in un rapporto massimo - senza dunque considerare esclusivamente le eccedenze - di circa il 3 % : una percentuale critica per il rispetto dei parametri di Maastricht ma non sufficiente e dare attualmente al sistema economico italiano un sollievo tale da garantirne poi lo sviluppo. Se la politica economica italiana continuerà su questo trend, e la politica monetaria dell'Europa spingerà al rialzo i tassi di interesse, l'Italia potrebbe aumentare il debito pubblico del 3% nel giro di pochi anni solo a causa del sistema di ricapitalizzazione degli interessi. Sappiamo bene che in un sistema di usura, che va ad autogenerare il debito pubblico in funzione dell'emissione di moneta, una decisione di questo tipo non risolve il problema alla base, ma indebolisce ancora di più l'economia di un Paese che cerca di emergere.
Avremmo tuttavia ceduto ai Banchieri una ricchezza soprattutto simbolica che funge oggi da semplice contropartita negli interscambi commerciali - sono comunque ricchezze accumulate dalla comunità in quanto derivano dai surplus nelle partite correnti, cioè risparmio della nazione - avendo perso quel valore come pilastro all'interno del sistema monetario. Si tratta pur sempre dell'oro italiano, ereditato dalla nostra storia, e per tale motivo potrebbe spiegare molto sull'evoluzione del sistema economico-monetario dello Stato italiano. È ovvio che, in virtù del suo valore intrinseco, i Banchieri vogliono appropriarsene per terminare definitivamente il saccheggio del popolo italiano. Infatti, tale decisione, potrebbe rientrare perfettamente nei piani dei Banchieri, azionisti di Bankitalia Spa, di mettere le mani definitivamente su quel patrimonio dello Stato che viene ancora difeso con molte difficoltà.

Sono osservazioni che più volte sono emerse in sede di discussione sulla vendita o meno dell'oro italiano, lo stesso Fazio si trovò dinanzi a questa scelta, poco tempo prima di essere deposto dalla posizione di potere che ricopriva. Tuttavia, nessuno ha accolto questa posizione, e persino le Associazioni di consumatori, come Adusbef, hanno sostenuto, se non addirittura proposto, la vendita dell'oro italiano per ripagare il debito pubblico. Testuali parole di Elio Lannutti: "Il debito pubblico italiano, uno dei più elevati del mondo e il più alto d'Europa, è pari a 24 mila euro a cittadino (neonati compresi). Potrebbe essere ridotto se il Governatore di Bankitalia, approfittando del rialzo dell'oro, vendesse le riserve auree come fanno la maggior parte delle banche centrali europee [...] Le riserve auree italiane, pari a 79 milioni di once, dalle quali si potrebbero ricavare agli attuali prezzi di mercato ben 26 miliardi di euro, equivalenti al 30% di tutte le privatizzazioni fatte, non sono della Banca d'Italia, ma dei cittadini, che le hanno risparmiate consumando meno di quanto sia stato prodotto". Queste dichiarazioni, da parte di un'Associazione di consumatori, che crede di essere un organismo rappresentativo del popolo sovrano, sono pericolose, costituiscono un vero attentato alla Costituzione, considerando che questi personaggi firmano patti e accordi con le Banche in nome degli utenti e dei cittadini italiani.

La tentazione di mettere le mani su ciò che era rimasto della ricchezza italiana è stata troppo forte per una classe politica fallita, che sta portando lo Stato italiano verso il più grande rischio di fallimento degli ultimi 30 anni. E' evidente che l'Italia sembra non avere più altre alternative, e che i Pirati hanno ormai depredato tutto ciò che vi era, persino le ultime lenticchie del popolo. Uno scenario vicino al "Crack Argentina" oggi non è poi così lontano .

26 aprile 2007

Verso la Banca Universale


La trattativa tra Barclays e Abn Ambro è giunta ad una vera svolta, decidendo per dare vita alla maggiore fusione bancaria della storia. La quinta banca al mondo e la seconda d'Europa si chiamerà Barclays Plc: verrà creata una holding unica, con sede in Gran Bretagna, e la società avrà come piazza primaria per la quotazione del titolo la Borsa di Londra, mentre per quanto riguarda gli aspetti regolamentari, la centrale operativa sarà ad Amsterdam ma l’autorità di riferimento sarà la Financial Services Authority britannica e non più la Banca Centrale Olandese. È la più grande fusione tra zone di confine mai realizzata nel settore finanziario del vecchio Continente: un'operazione da 120 miliardi di euro che dà vita ad un giro di affari di 47 milioni di clienti. Per il suo gigantismo, questa nuova Banca, cambierà l'immagine della banca europea perché vi sarà la commistione tra le politiche di finanziamento e investimento britanniche ed quelle europee, con la possibilità di lanciare un'aggressiva politica concorrenziale. Molto probabilmente sarà il modello inglese a vincere, basato sulla politica dell'ampio finanziamento, per accentrare sul credito ogni forma di acquisto del cliente, e della banca virtuale, che non necessita di una struttura materiale molto estesa, ma di una semplice rete di uffici virtuali. Una delle prime decisioni da prendere sarà quella del taglio del personale, con oltre 23.600 di licenziamenti o reindirizzamenti da concentrarsi soprattutto in Spagna e Italia.

La fusione, osteggiata in un primo momento dalla stessa Banca Centrale Olandese, è stata incentivata dalla Commissione Europea che, nella persona del Commissario McCreevy, ha esercitato tutte le pressioni del caso per eliminare gli eventuali ostacoli all'acquisizione stransfrontaliera, dando così una bella lezione su cosa sia l'euro. Infatti l'euro doveva facilitare e incentivare la creazione delle grandi Banche pan-europee potenti, ma alla fine ha giovato, ancora una volta, ai britannici, che restano sempre al di fuori dell'unione europea. Le Banche Inglesi si rivelano più forti di quelle europee, che invece, a seconda dei casi, subiscono le dure conseguenze dell'applicazione della normativa europea.
L'accordo tra la Barclays e la Abn Amro è stato, in un certo senso, messo in sicurezza con una penale di 200 milioni in caso di recesso da parte della Abn, e,contro una probabile replica della Rbs-Fortis-Santander con una Opa ostile, è stato previsto una sorta di smembramento controllato, definito dai tecnici "spezzatino": Abn venderà a Bank of America, per 21 miliardi di dollari in contanti, la banca statunitense LaSalle, obiettivo primario di Rbs. Gli hedge fund TCI hanno fissato così all'ordine del giorno dell'assemblea di Abn la votazione del possibile smembramento della Banca Olandese. I fondi speculatici, nonostante siano una parte di azionariato minoritario, hanno giocato un ruolo molto rilevante in quanto hanno esercitato delle forti pressioni sul consiglio di amministrazione della Abn Amro per "ottimizzare" la gestione e migliorare i risultati.

Tra gli altri progetti post-fusione vi è la probabile vendita o ulteriore smembramento del ramo italiano. La Abn Amro infatti controlla la Antonveneta e possiede l'8,6% di Capitalia, quote che in un certo senso fanno gola agli inglesi della Barclays perché possono essere utilizzate per espandere la loro presenza in Italia, grazie soprattutto alla rete distributiva della Antonveneta. Per quanto riguarda Capitalia, si pensa che la posizione di questa banca all'interno del risiko bancario sia tale da garantirle comunque una certa indipendenza. Non possiamo qui dimenticare come Groenink uscì soddisfatto e divertito dalla sede della Banca di Lodi dopo essersi aggiudicato la partita di Antonveneta, grazie alla scoperta degli accordi tra Fazio e Fiorani per non perdere una Banca italiana. Allora una Banca privata vinse, grazie anche alla Magistratura e alle agenzie private di investigatori e servizi di intelligence parallele, su una Banca Centrale Nazionale, perché Bankitalia, oltre ad essere di proprietà delle banche, è anche una Istituzione Pubblica avendo potere di controllo ed esecutivo. Una battaglia per conquistare una banca è divenuta la fronda europea anti-Fazio: tutti infatti festeggiavano la caduta di Fazio, i nemici e gli amici di sempre, ignari che caduto un re sarebbe arrivato un reggente a fare gli interessi di un'altra lobby bancaria.
Per una strana ironia della sorte, però, Abn Ambro, dopo aver fagocitato la Antonveneta e causato la caduta del sistema politico bancario accentrato sulla figura di Fazio, finisce tra le brame degli Inglesi: il predatore è diventato preda, per quella strana legge del mercato bancario che rende le Banche grandi una mira più allettante di quelle piccole, per raggiungere l'obiettivo finale che la Banca Universale. Lo scenario dinanzi a noi è proprio quello della Banca Cybernetica, dalla struttura materiale sempre più inesistente, ma onnipresente con la sua rete di Banche capillarmente distribuite all'interno di ogni Stato, che farà così da centrale per la raccolta e lo smistamento di informazioni e del credito, che confluiranno poi in un unico centro di potere posto al di sopra degli stessi Stati. La fusione a cui abbiamo assistito, non è che un ulteriore passo verso questo obiettivo, in quanto vediamo nascere una Banca molto grande, potente, che si pone al di fuori della Comunità Europea pur avendo fruito di tutti i vantaggi che derivano dalla liberalizzazione e dall'appartenenza allo spazio paneuropeo.

03 aprile 2007

Liberalizzazione dei pagamenti e nuova usura


Varata dai ministri dell'Ecofin la direttiva per la liberalizzazione dei pagamenti all'interno dello spazio europeo, che elimina limiti e restrizioni sia in base alla nazionalità di residenza dell'istituto di credito, sia in base alla tipologia degli enti che sono abilitati a prestare un servizio per le transazioni.
Viene ribadita la priorità assoluta della legge economica della concorrenza e della riduzione dei costi per i consumatori, dando così il via alla creazione di joint venture e collaborazioni tra gestori di telefonia, istituti di credito e società di distribuzione commerciale.
Tale direttiva rappresenta dunque la liberalizzazione tanto attesa che giunge dopo gli scandali che hanno coinvolto le agenzie di transfer money, le società di telefonia, le scalate ostili dei piccoli istituti di credito, ed è l'obiettivo di traguardo delle lenzuolate che tendono ad incentivare l'utilizzo della moneta elettronica e bancaria, piuttosto che il contante. Il decreto anti-riciclaggio rende il contante uno strumento pericoloso per il pagamento delle transazioni, perché considera sospetto qualsiasi trasferimento o accumulazione di contante che fuoriesce dal circuito bancario e dunque dai controlli prudenziali degli istituti di credito. Gli stessi limiti all'emissione di assegni trasferibili, e le nuove liberalizzazioni, impongono la moneta elettronica per i pagamenti delle principali istituzioni e società che offrono un servizio pubblico, nonché la costituzione di conti correnti bancari per la gestione dei pagamenti dei liberi professionisti, che devono tracciare i compensi e controllare sull'attività finanziarie delle imprese assistite.
La decisione di aprire il settore dei pagamenti agli enti non bancari è stata presa dall'Ecofin in virtù di un compromesso che fissa dei requisiti prudenziali per gli enti non bancari e apre un'opportunità di mercato a società che offrono servizi di trasferimento di denaro, ma non di credito in senso stretto, fino a coinvolgere qualsiasi soggetto a cui confluisce in qualche modo la moneta. Western Union, società che gestiscono e-money, supermercati, provider e società di telecomunicazioni, che soddisferanno adeguati requisiti patrimoniali e di stabilità finanziaria, potranno effettuare trasferimenti di denaro considerando che non sarà più necessario effettuare il pagamento mediante l'istituto di credito che si trova nella stessa nazione di residenza. Da questo punto di vista la direttiva rappresenta il primo passo per la costituzione di uno spazio unico dei pagamenti che consentirà di effettuare un pagamento con carte di credito, di debito, bonifici da un unico conto corrente, senza pagare costi aggiuntivi, in tutta Europa, sotto la vigilanza di un unico ente centralizzato. Gli enti non bancari non potranno raccogliere depositi dagli utenti, ma potranno accettare fondi per la prestazione di servizi di pagamento: questi costituiranno le riserve che consentiranno a queste società di concedere dei prestiti legati sempre al pagamento, ossia al consumo.
In tale ottica prendono certamente forma le collaborazioni che si sono venute a creare e che sembrano essere dettate da esigenze commerciali: le Coop hanno stretto un importante accordo con la Tim, così come Poste sta intavolando una trattativa con Vodafone per divenire un gestore di telefonia, e Carrefour che ha costruito sempre con Vodafone una collaborazione per virtualizzare la distribuzione commerciale. Le Poste, in particolare, puntano ai micropagamenti, per creare la prima banca sul cellulare per gestire in mobilità il proprio conto corrente, mentre Coop, Auchan, Conad e Carrefour stanno studiando un sistema per effettuare la spesa tramite il cellulare, operazioni di fidelizzazione congiunta, promozioni e premi. Considerando infatti l'imminente introduzione di chip RFID all'interno delle etichette dei prodotto di consumo, le società di telefonia, le banche e le stesse multinazionali potranno conoscere gli acquisti e le abitudini delle persone, reperendo una base di dati sugli stili di vita e le modalità di consumi che potranno porre un controllo assoluto sui bisogni della società. La funzione del codice a barre, viene ulteriormente affinato in quanto il chip potrà contenere un maggior numero di informazioni, sia per le modalità di consumo del prodotto, che per quelle del pagamento: tutto questo nelle mani dei colossi dell'economia disumanizzata e globalizzata.

L'obiettivo sarà quello di creare delle reti integrate al cui interno società di telecomunicazione, banche e supermercati, andranno a costituire il circuito su cui circolerà la moneta che sarà così totalmente elettronica, e si impossesserà del credito al consumo e degli scambi di moneta di piccolo taglio.Con l'introduzione di questo sistema così vicino alle esigenze quotidiane, enormi quantità di contante verranno ritirate, per essere sostituite con la flessibile e sempre disponibile moneta elettronica. Se per le associazioni di consumatori questa rappresenta una vittoria, si rivela in realtà essere una grande truffa, in quanto non si va a diminuire la rendita bancaria, ma ad ampliare fino all'esasperazione la dipendenza rispetto alla moneta elettronica a debito. La gente sarà drogata dalla libera possibilità di avere in pochi minuti una carta di credito, un finanziamento, un conto corrente, e non si accorgerà che si è indebitato, con una duplice usura, per poter fare la spesa, per poter mangiare.
Nessun bene di consumo, né alcuna prestazione, verrù pagato più con denaro ma solo tramite gli strumenti di pagamento che il supermercato studierà per i propri "utenti", in quanto l'utilizzo del denaro contante sarà quanto meno impossibile.
Immaginare che liberalizzare il settore dei pagamenti significa cancellare l'usura bancaria, significa commettere un grave errore, perché sopraggiungerà l'ulteriore usura della disumanizzazione dell'economia. I nostri referenti saranno società di telecomunicazione o di e-money che utilizzano delle procedure burocratiche contorte e non conoscibili dalle persone, perché non hanno un codice di procedura amministrativa, e ciò permette loro di far ricorso a stratagemmi che aliena le persone e scoraggiano la protesta per gli errori subiti.

Ricordiamo infine, che mentre la Commissione Europea emana una direttiva per la liberalizzazione dei pagamenti, l'Istituto delle Poste Francesi decide di destinare parte dei fondi alle esigenze di sussistenza e di prima necessità delle persone che si trovino in situazioni molto precarie e disperate. È questa la risposta obbligata del governo dinanzi ad una situazione economica in cui i più deboli, ai margini della società, muoiono di fame, in cui le persone accumulano 10 carte di credito e tentano il suicidio perché non hanno come pagare.
La società dei debitori è quello che si prepara per noi, all'indomani della liberalizzazione e dell'introduzione di una moneta elettronica usuraia, quando invece la moneta in realtà non esiste, è solo un bit all'interno di un computer che si trova in qualche paradiso fiscale, lontano dal nostro mondo. Si può creare e si può distruggere con un software, ed è questo il segreto, o il trucco se volete, che sta dietro la liberalizzazione dei pagamenti

22 marzo 2007

La moneta con l’SMS : il via alla Cyberbank per tutti


Il Belgio inaugura il pagamento tramite SMS securitizzato, con un sistema innovativo e di immediata disponibilità per tutti gli utenti di telefonia mobile GSM. Sviluppato dalla società belga Bankys, questo è il primo esempio di cyberbank che sarà in grado di movimentare 36 miliardi di dollari, per milioni di transazioni sia tra individui che tra Banche. Ciò vuol dire che tramite un semplice cellulare, che non possiede la connessione all’internet e non consente di collegarsi via web al proprio conto on-line, potremo effettuare qualsiasi tipo di transazione, dal pagamento del conto del supermercato al taxi, dallo shopping reale a quello elettronico. Per poter utilizzare questa nuova soluzione innovativa, bisognerà oggi disporre di un conto corrente in una banca belga ed essere detentore di un telefono portabile che funziona su una delle tre reti belghe di telefonia mobile, Proximus, Mobistar, filiale belga di Telecom France, o Base. L'attivazione è gratuita e viene eseguita una sola volta, dopodiché il commerciante introduce una domanda sul suo GSM, il cliente riceve un SMS e conferma la sua volontà di pagare grazie ad un codice segreto. Infine, il cliente ed il commerciante ricevono ciascuno un messaggio di conferma della transazione. Il pagamento avverrà mediante un trasferimento bancario, dalla carta di credito che avrà la stessa struttura di una carta prepagata, con un limite massimo di credito: una carta di credito a misura del commercio al minuto, e delle transazioni giornaliere. Scompare il POS e i costi ad esso connessi, offrendo a chi viaggia, a chi lavora in maniera occasionale e al commercio elettronico un mezzo di pagamento che abbatte ogni ostacolo per l’accesso al credito. Non sono stati stabiliti dei costi di abbonamento o di connessione, cosa che invece esiste nel caso della cyberbank tramite palmare, tuttavia viene pagata la singola transazione, e il compenso sarà ripartito tra le compagnie telefoniche e la Banca promotrice.
Il progetto belga di veicolare tramite la telefonia mobile le transazioni bancarie non è certo l’ultimo, tuttavia rende bene l’idea dell’evoluzione del sistema economico e monetario, che va verso la virtualizzazione del denaro e la spersonalizzazione dei servizi. Verrà meno anche il contatto personale con la Banca, che creerà un sistema di pagamento più vicino possibile alle nostre esigenze, “per non farci mancare niente” e per non farci rinunciare ad alcun comodo acquisto mediante un terminale che portiamo sempre con noi.
La coesione, dunque, tra le compagnie telefoniche e il sistema bancario è un più stretto di quanto si possa immaginare e non è solo di mero debito-credito, in quanto le banche investono molto nelle telecomunicazioni per la loro duplice utilità. La telefonia mobile fornisce un data base di dati e di informazioni personali che non ha eguali, perché l’intercettazione telefonica e la registrazione delle telefonate è legale a tutti gli effetti, ma è illegale l’utilizzo di questi per scopi illeciti, come il ricatto e l’estorsione. Tuttavia nel momento in cui i gravi scandali di intercettazioni coinvolgono Banchieri, politici e industriali, le colpe e la responsabilità ricade sui tecnici o sui responsabili delle compagnie o sui dirigenti dei servizi, per fermare le indagini dopo che è stato colpito il sostrato della vicenda. Le lobbies e coloro che intendono sabotare un determinato sistema se ne servono in qualsiasi momento, anche qui per una duplice finalità, in quanto le intercettazioni da un lato aiutano ad affossare nemici e sbaragliare ogni tipo di ostacolo, mentre dall’altro colpiscono le società di telefonia per trasformarle in facili prede.
Il caso di Telecom è un esempio assai raro, quanto unico nel suo genere, perché da azienda statale qual era, è divenuta società privata per collezionare utenti da cui estorcere il canone telefonico per il mantenimento di una struttura costruita con i soldi dello Stato, e oggi è carne da macello delle Banche. La Telecom è stata indebitata da una classe dirigenziale che si definiva la nuova imprenditoria italiana, trasformando dei creditori in proprietari di fatto, in quanto nel momento in cui hanno deciso di impadronirsene sono iniziati gli scandali e i problemi. Il credito non è stato rinegoziato né consolidato, e si è chiesta la liquidazione, impossibile da onorare dato lo Stato dei conti e dei Bilanci: le Banche hanno così approfittato per proporre la loro soluzione ideale per risolvere il caso. Dopo settimane di trattative è stato deciso che presto, molto probabilmente, la Pirelli uscirà dall'azionariato di Telecom Italia con la vendita delle azioni ad un gruppo di banche.
Olimpia, controllata all'80% da Pirelli ed al 20% dalla famiglia Benetton, detiene il 18% di Telecom Italia, per cui la cessione di tale quota alle Banche significherà che la società di telecomunicazione sarà di proprietà di un consorzio bancario, al quale non è escluso che non parteciperanno anche operatori esteri. Tuttavia Telecom è già una banca a livello potenziale, date le prospettive della cyberbank già prospettate con i conti corrente on-line, e la possibilità, ormai attuale, di pagare mediante SMS. Il vero problema da affrontare sarà la gestione di questo grande operatore da parte degli utenti, che dopo essere stati declassati da contribuenti che godevano di un servizio pubblico, si sono ritrovati a lottare con le truffe, le incompetenze e la burocrazia di un’entità invisibile, che li spia e li imbroglia. Se questo è il contesto “amministrativo” in cui la cyberbank italiana entrerà nelle nostre vite, allora possiamo dire che la nuova usura è vicina, è già cominciata perché in parte ci ha già disumanizzati per poter combattere giornaliermente con delle segreterie telefoniche mute.

22 febbraio 2007

La Cassa depositi e prestiti nelle mani del sistema bancario


Quello che poteva sembrava un grande empasse per la politica italiana dinanzi al dictat americano, ha fatto così scattare una trappola pronta per l'Italia da molto tempo. Questa battuta d'arresto non toglie tuttavia il fatto che lo spettacolo deve continuare, e le dimissioni di Prodi potrebbero solo portare ad un rinvio delle più importanti decisioni nell'economia italiana per essere poi prese da un governo tecnico. Il nodo principale da sciogliere è il futuro della struttura del Patrimonio dello Stato e dei meccanismi di finanziamento, e sono decisioni che non possono essere procrastinate a tempo indefinito perché esistono delle direttive, delle scadenze imposte dall'OCSE e dalla Commissione Europea. A queste decisioni è indissolubilmente legato il destino della Cassa depositi e prestiti, o meglio del sistema di finanziamento-investimento nelle infrastrutture pubbliche e dell'intero patrimonio statale, destinata a divenire molto probabilmente un'entità ibrida e un veicolo di investimento per le fondazioni bancarie.

La Cassa Depositi e Prestiti è divenuta con la finanziaria del 2004 una società per azioni, mediante l'ingresso nell'azionariato delle fondazioni di origine bancaria, che hanno acquistato il 30% delle azioni, privilegiate con diritto di voto che danno diritto ad un dividendo preferenziale - con priorità rispetto agli altri azionisti - pari al tasso di inflazione aggiunto del 3%. È da notare che se il dividendo spettante è inferiore a quello previsto, anche per un solo esercizio, le Fondazioni avranno il diritto di recedere dalla CDP Spa, fermo restando che entro il 2010 le azioni diventano ordinarie a tutti gli effetti.
Sino ad oggi la Cassa ha raccolto al suo interno i fondi postali per destinarli non solo agli enti locali, ma anche alle municipalizzate e ai gestori privati e statali dei servizi pubblici, per garantire lo sviluppo infrastrutturale, in cooperazione con Infrastrutture Spa per i finanziamenti privati nelle grandi opere.

Oggi si ridiscute il suo ruolo nell'intenzione di trasformarla in una nuova IRI, da affiancare al «F2i», il nuovo «fondo infrastrutture» al quale Cdp partecipa con 150 milioni di euro, creato insieme con le fondazioni e le grandi banche italiane e internazionali. La sua missione sarà quella di investire soprattutto nelle grandi reti europee, come ferrovie, autostrade o satelliti, ricorrendo a forme di contratti di project financing: in tal mondo tuttavia l'opera non sarà di totale proprietà dello Stato e avrà per i cittadini un costo per essere utilizzata.
Prima di decidere sulla struttura proprietaria della Cdp occorrerà definire una volta per tutte la proprietà di Snam Rete Gas, la quale in ogni caso non avrà molte interferenze con l' F2i che per statuto non potrà rilevare pacchetti detenuti dai soci, nè concentrare gli investimenti su un solo asset. Ricordiamo che la Cassa di depositi e risparmi gestisce miliardi di euro di risparmio postale e custodisce 14 miliardi di partecipazioni tra cui: il 35% delle Poste, il 10% dell’Eni, il 10,2% dell’Enel, il 10,1% di StMicroelectronics, il 30% di Terna e il 30% di Snam.
La Snam retegas deve essere ceduta da Eni perché altrimenti nasce questo conflitto di interessi all'interno della Cdp, vietato sia dall'UE che di conseguenza dall'Authority: su tale questione si sono alternate diverse versioni, come l'inutilità o l'impossibilità di separare la rete perché non esiste una produzione di gas vera e propria, quindi questa coincide con la distribuzione, oppure la necessità di separarla perché diventerebbe più efficiente. Spetta sempre al "governo" decidere, nonostante l'opinione contraria dello stesso Scaroni che teme un indebolimento di Eni dinanzi poi alle controparti estere che bramano la Snam.

Per quanto riguarda la Cdp, gli scenari che si presentano posso essere diversi ma non così imprevedibili, perché parte dell'accordo con le fondazioni bancarie è stato già chiuso. La Cdp potrebbe divenire una maxi-banca a completa partecipazione statale ( 80% allo Stato e 20% alle Regioni) che non eroga dividendi ed è totalmente dedicata alle infrastrutture, alle piccole e medie imprese, alle ristrutturazioni, agli enti locali, spaziando in ogni sorta di investimento pubblico: questo è il modello della Bankengruppe tedesco Kfw. In alternativa potrebbe divenire una banca che ha negli uffici postali i suoi centri di raccolta, per poi impiegarli negli enti locali (modello francese della Caisse des dépots) , oppure una holding di partecipazioni strumentali, cioè di società che gestiscono o che sono impiegate nei servizi pubblici, per mantenere le reti nelle mani dello Stato. Le fondazioni sono oggi disponibili ad anticipare la data di conversione delle azioni, e divenire parte della Cdp come normale azionista, ma solo se cambierà l'oggetto degli investimenti da intraprendere, perché sino ad ora sono stati ritenuti poco redditizi e troppo votati al finanziamento della politica sociale, nelle vesti di una vera banca etica, senza garanzie né verifiche del merito del credito dei progetti. Per tale motivo finanziamenti come l'edilizia scolastica, pubblica e sociale, le opere idriche o di energia alternativa, potrebbero essere ridotti perché poco remunerativi. Allo stesso tempo gli enti locali potrebbero essere finanziati totalmente dal sistema bancario che avrebbe in mano così le piccole e medie imprese, e le municipalizzate che forniscono i servizi pubblici.
Se questi sono i presupposti probabilmente non si sceglierà un modello tedesco della banca pubblica votata solo al finanziamento senza versare dividendi, perché questo significherebbe liquidare la partecipazione delle fondazioni, né si sceglierà il modello francese, perché accentra tutto nelle mani delle Poste. Le fondazioni e le Banche non cederanno tanto facilmente la partecipazione della Cdp perché è una fonte di reddito sicura e ben remunerata se entra nel giro delle grandi opere pubbliche europee, mentre metteranno da parte invece quei finanziamenti che costano troppo allo Stato e non danno reddito, proprio perché sono votati alla causa sociale.

07 febbraio 2007

Il decreto anti-riciclaggio che piace ai criminali invisibili

Pronto il decreto "antiriciclaggio" per porre un sistema di costante vigilanza e controllo su imprenditori e investitori che siano coinvolti in giri di riciclaggio o di finanziamento ad attività terroristiche. Dopo aver definitivamente messo fine agli assegni trasferibili, arrivano nuove regole per il controllo delle transazioni "sospette" e delle operazioni "fittizie" che alimentano il racket e il terrorismo internazionale. Disattendendo le attese di molti, che avrebbero voluto trovare in questo decreto delle vere risposte dello Stato verso i criminali invisibili, la nuova legge definisce criminali gli imprenditori o degli investitori mentre i controllori saranno le Banche, gli intermediari finanziari o i professionisti che spieranno le operazioni finanziarie e poi segnaleranno alle autorità competenti tutte le anomalie.

Questo decreto, disponibile al momento come bozza, recepisce la III direttiva antiriciclaggio (2005/60/Ce) elaborata dal ministero dell'Economia, e ora al vaglio di dottori commercialisti, notai, avvocati, e Abi, essendo loro i principali destinatari della legge che avranno obblighi di adeguata verifica dei clienti (artt. 15 e ss. ) .
In particolare, in deroga a quello che era il rapporto di riservatezza che legava una Banca o un professionista al suo cliente, le Banche, le società di intermediazione o risparmio, i commercialisti e i notai, hanno l'obbligo di vigilare lo svolgimento dell'attività istituzionale della loro clientela quando inizia un qualunque rapporto di affari, quando effettua un'operazione occasionale che implica il trasferimento di 12500€ a qualsiasi titolo, anche se fanno da intermediari al buon fine dell'operazione. Devono segnalare inoltre qualsiasi operazione che non abbia un valore determinabile con certezza, e dunque anche quando avviene la costituzione o la gestione di società o trust, ed infine ogni movimento che faccia sospettare un riciclaggio di denaro sporco o un finanziamento al terrorismo internazionale. Le operazioni sospette andranno annotate in un registro, e dunque il controllore dovrà ricercare i dati del cliente, del beneficiario dell'operazione, sulla natura e lo scopo dell'operazione, e infine continuare una costante vigilanza dei movimenti effettuati. Tale registro con tutte le segnalazioni deve essere comunicato all'Uif che effettuerà poi i dovuti controlli e assumerà le relative contromisure. Le segnalazioni non costituiranno una violazione dell'obbligo di segretezza o del segreto professionale, e dunque non darà vita ad alcuna sanzione da questo punto di vista. Tuttavia resta da chiarire chi pagherà quest'attività di controllo e di spionaggio che dovranno fare anche i piccoli professionisti, e non è da escludere che il costo di queste ricerche possano ricadere, anche senza saperlo, sui clienti stessi.

Una legge antiriciclaggio scritta in questo modo, anche se piena di buone intenzioni, è assolutamente inutile a nostro parere, perché innanzitutto non colpisce i veri criminali invisibili che si nascondono dietro il terrorismo internazionale, e poi perché potrebbe porre in una posizione di sospetto "ingiustificato" delle persone comuni che effettuano dei trasferimenti per una cifra irrisoria come 12500 euro. Se il sistema funzionerà bene, probabilmente verranno colpite le piccole truffe, le operazioni che cercano di occultare un'attività in nero, o qualsiasi altro espediente per sfuggire al fisco o ai creditori, che verranno alla luce man mano che si approfondiranno le ricerche: una volta che iniziano delle indagini, viene scoperto sempre qualche reato, perché nessuno ha i conti sempre trasparenti e limpidi.
Tra l'altro, queste operazioni vengono concertate con il proprio commercialista (il controllore o spia, in questo caso) o eseguite su consiglio di un intermediario o di un direttore di banca compiacente: diciamo la verità, non sempre chi effettua queste manovre agisce senza il consiglio di un professionista. Per tale motivo, i controllori possono sfuggire all'obbligo di sorveglianza dimostrando che non ne erano assolutamente al corrente, che non erano in grado di venirlo a sapere, che i documenti di queste operazioni sono stati occultati a loro stessi. Esiste infatti un ampio margine di discrezionalità sia nell'individuazione dell'operazione, sia nella sua valutazione come pericolosa o sospetta, per cui il provvedimento è eludibile se il cliente è importante, come potrebbe essere una persona politicamente esposta (art.28, co.5), od è preso alla lettera se il cliente deve essere in qualche modo colpito per favorire terzi. I rischi sono molti, e sono evidenti quanto più si riflette sulle implicazioni di un decreto che pone dei limiti così irrisori, come può essere una cifra di 12500 euro, e resta molto sul vago quando parla di reati di riciclaggio o di terrorismo.

Non dimentichiamo inoltre che questi reati motivano anche le misure che vietano gli assegni trasferibili, votate ovviamente a facilitare la circolazione della sola moneta bancaria e della moneta elettronica, evitando la compensazione tra gli scambi, come permette invece una cambiale o la clausola di trasferibilità degli assegno (art.50) .

Vorremmo allora che spiegassero prima di tutto cos'è per loro il riciclaggio, se è quel crimine che commettono le grandi banche d'affari o i grandi Banchieri che rubano denaro nei circuiti finanziari virtuali e li riciclano nei paradisi fiscali - l'affaire Clearstream dovrebbe essere un esempio per tutti - che mettono sul lastrico imprenditori con l'anatocismo e non pagano i loro debiti, che rubano i soldi ai conti correnti di persone defunte non reclamati, e poi spediscono soldi alle Cayman. E poi cos'è il finanziamento al terrorismo internazionale?E' lo stesso reato che hanno compiuto i grandi petrolieri che hanno finanziato le sette fondamentaliste per delegittimare un governo, le guerriglie in Africa?
Come vedete, sono dei concetti molto relativi, e non abbiamo ancora visto nessuna legge che spieghi bene quale differenza passi tra il riciclaggio dei comuni mortali, e il riciclaggio delle Banche d'Affari. Oggi abbiamo leggi che puniscono le persone fisiche che fanno operazioni sospette, che dovranno essere segnalate dai veri criminali invisibili, i quali, in compenso, avranno il pieno potere di violare la privacy, per rubare informazioni e spiare sempre più i cittadini.

Allegato:
Bozza del decreto anti riciclaggio

26 gennaio 2007

Decreto liberalizzazioni: Bankitalia e moneta elettronica di proprietà dei Banchieri


Ancora novità per le sorti di Bankitalia,e nuove direttive per il legislatore, che dovrà chiudere una volta per tutte la questione sulla proprietà della Banca Centrale Italiana.
La norma della riforma del risparmio che prevede la nazionalizzazione della Banca d'Italia sarà eliminata in rispetto dell'obbligo di indipendenza della Banca Centrale nei confronti dei governi, come previsto dalle normative comunitarie. È quanto stabilisce il disegno di legge di riordino delle authority, che rientra nella nuova tornata di liberalizzazioni prevista da Bersani per il 2007, chiudendo così subito il contenzioso tra il Tesoro e le Banche sulla valutazione della partecipazione. Il governo Tremonti valutò la Banca d'Italia complessivamente 800 milioni, ma le banche, azioniste e proprietarie, impugnarono tale decisione proponendo un'offerta che poteva oscillare tra i 10 e i 23 miliardi. L'intenzione di rendere pubblica la Banca di Italia non è mai stata approvata con piacere dai Banchieri, che avrebbero invece ceduto la loro preziosa partecipazione solamente se sarebbe stata valutata come oro, nonostante di "oro" non ce ne sia rimasto nulla. In questi lunghi anni di privatizzazione è stato fatto un vero e proprio saccheggio della Banca d'Italia, sia nell'anima che nei forzieri, perché l'oro degli Italiani sembra quasi che sia sparito a fronte di tante riserve in carta straccia. L'ultimo a ricordarsi di quell'oro è stato Tremonti, in occasione dell'emendamento della legge del risparmio, dato così adito ad un'accesa discussione con Fazio, che forse non seppe rispondere alla richiesta del governo di dove fosse il Tesoro degli Italiani.
Ma a rendere la Banca d'Italia un Istituto meramente burocratico è stata l'Unione Europea, con la creazione della Banca Centrale Europea, al cui interno è stato concentrato il potere della politica monetaria, uno dei più potenti e fondamentali poteri che uno Stato detiene nell'esercizio delle funzioni che gli conferisce il popolo. Le Banche Centrali Nazionali sono state così retrocesse a stanza di compensazione, a organo burocratico delle stesse Banche private, con poteri di vigilanza senza esercitarli completamente.
Il ruolo della Banca di Italia è ancora in evoluzione, e va ad inserirsi in un quadro molto coerente e complesso che ora diventa sempre più chiaro ed evidente agli occhi di tutti. Lo si può leggere in questo decreto per le liberalizzazioni, negli accordi per creare la Borsa Globale, nella nuova direttiva Mifid: un sistema monetario fondato sulla moneta elettronica completamente nelle mani delle banche private, un unico ente centralizzato che ha il potere di decidere la politica monetaria, rigorosamente indipendente da tutto e da tutti, liberalizzazione della contrattazioni dei titoli, e la creazione di una serie di autority che controllino il settore finanziario.
La risposta al perché non è stata resa definitiva la nazionalizzazione di Bankitalia è scritta in questo quadro giuridico, che porterà ad un'usura ben più sottile ed invisibile di quella che è stata in questi anni. I Banchieri hanno così costretto a scegliere il governo tra pagare 23 miliardi per l'acquisto delle azioni, cosa assolutamente impossibile visto lo stretto controllo dell'OCSE e della UE sui conti pubblici, e chiudere il contenzioso con le liberalizzazioni e il decreto per creare le borse valori delle Banche (MIFID).
La riforma delle liberalizzazioni contiene delle norme chiave per capire cosa stia diventando il nostro sistema bancario. Innanzitutto è previsto l'obbligo di pagamento con moneta elettronica i tributi e i pagamenti presso la Pubblica Amministrazione, che dovrà dotarsi di sistemi per accettare bancomat e carte di credito, così come le bollette per la fornitura di elettricità, acqua e servizi telefonici, e sarà così anche per le pensioni e gli stipendi. Ovviamente anche i privati dovranno attrezzarsi ad accettare moneta elettronica, potendo così fruire d'incentivi per dotarsi di POS. In questo modo, pian piano, la sola moneta che useremo sarà quella "bancaria", creata dal nulla dalle banche grazie alla virtualizzazione del denaro, secondo un processo irreversibile: non sarà più possibile ritornare alla carta moneta perché avrà un costo troppo elevato. Più gli scambi resteranno nella dimensione virtuale minori saranno per noi i costi, ed è proprio su questo che le banche fanno leva per detenere il controllo completo della circolazione di moneta. Una tale norma è ovviamente coerente con la proposta di rendere tutti gli assegni non trasferibili, perché anche in quel caso si va ad impedire che alcuni scambi, ossia quelli intermedi, chiusi tramite girata o compensazione, non passino attraverso il circuito bancario.
A questo punto, che fine fa la Banca di Italia? L'articolo 8 del decreto legislativo di riordino delle Autority, trasferisce alla Bankitalia le competenze dell'Uic (Ufficio Italiano Cambi), nonché quelle dell'Isvap e Covip, da condividere con Consob. Alla Banca d'Italia andranno ancora poteri di controllo e vigilanza sugli intermediari, i quali tuttavia avranno molta più libertà nel gestire la collocazione dei titoli sul mercato. Le Banche d'Affari potranno, in maniera indipendente, creare una borsa valore e vendere Titoli, accompagnati da un quadro di sintesi che spiega l'offerta pubblica: saranno le Banche stesse a fare i controlli e non più Consob per esempio, ma senza acquisire alcuna responsabilità nell'emissione.
La Banca di Italia sarà così l'ente burocratico dell'alta finanza, più che un Istituto di emissione monetaria in quanto la sola moneta emessa sarà delle Banche private, ed era alquanto anacronistico pensare di rendere pubblico un'entità che comunque non può essere controllata dallo Stato. La moneta ormai è destinata a perdersi nei circuiti internazionali, i titoli nella Borsa Globale, e le leggi nelle direttive comunitarie: la nuova usura sarà l'essere solo un utente.

L'Economia Italiana sarà una costellazione di Authority, cioè di organi, composti da commissioni di esperti - sullo stampo dei tipo i comitati che assistono la Commissione Europea - che funzioneranno quasi come i tribunali: giudicheranno sulla trasparenza o meno dei servizi pubblici offerti dai privati. L'Amministrazione pubblica verrà sostanzialmente falciata, perchè la produzione dei servizi - ferrovie, poste, trasporto marittimo, energia, comunicazione e media - sarà totalmente privatizzata e le Istituzioni pubbliche si ridurranno ad una schiera di authority che vigileranno sul libero scambio in libero mercato.

Allegati:
- Comunicato stampa del CdM del 25 Gennaio: Liberalizzazioni pacchetto Bersani
- Video incontro con i media al termine del Consiglio dei Ministri n. 35 del 25 gennaio 2007

22 gennaio 2007

Il sistema monetario verso la moneta elettronica



In arrivo il decreto antiriciclaggio sugli assegni trasferibili che ne impedirà l'automatica circolazione, salvo che si faccia un'esplicita richiesta alla Banca dietro il pagamento di una commissione. Il ministero del Tesoro presto emanerà un decreto, accogliendo così la richiesta del Comitato antiriciclaggio, che metterà fine alla possibilità di girare gli assegni per rinnovare la sua validità verso un altro creditore. Per tale particolare funzione, l'assegno ricopriva il ruolo dell'antico "pagherò", ossia della moneta circolante in quanto apponendo un numero indefinito di girate, l'assegno può "pagare" varie prestazioni con lo stesso valore, proprio come una moneta. Identica funzionalità la aveva assunta la cambiale, che per le sue caratteristiche permetteva di rateizzare o di acquisire un credito presso il creditore senza richiedere l'intervento di un istituto di credito. La cambiale sostituiva la moneta, dava credito a chi non aveva uno scoperto in banca, ma possedeva la sola capacità di pagare i propri debiti con la produttività, e per tale motivo è stato per molto tempo uno strumento molto utilizzato, essendo trasparente e democratico. L'avvento delle ricevute bancarie, dell'apertura di credito (il cd. scoperto) e delle carte di credito, nonché la pratica delle Banche di applicare dei costi troppo elevati per lo sconto, ha fatto scomparire la cambiale per fare posto alla moneta bancaria, quella che da molti viene definita "moneta fiat", ossia moneta creata dal nulla. Poiché la riserva bancaria richiesta a garanzia dei crediti concessi ai clienti della Banca e così ai detentori di un conto corrente, è stata ridotta ai minimi termini con Basilea II, la Banca ha la possibilità di contrarre crediti a sufficienza da poter pagare il ritiro del denaro con i soli pagamenti degli interessi, e può virtualizzare l'intero capitale in ulteriori investimenti.
Questo trucco rende il nostro sistema monetario usurario, in quanto il pagamento dei debito dello Stato avverrà con le tasse, e queste con la moneta elettronica del cittadino. Le Banche così controllano l'intera dinamica che riguarda la moneta, e possiede un diritto di emettere moneta che in molte costituzioni è considerato una sovranità nazionale.

Secondo gli odierni standard europei per la trasparenza del mercato monetario, gli assegni trasferibili renderebbero difficile la tracciabilità del denaro perché le firme non sono sempre leggibili, e la banca non interviene in tutti i passaggi intermedi, ma solo su quello finale, quando il debitore dovrà pagare il suo debito. Così gli assegni delle banche saranno tutti "non trasferibili", mentre quelli che si potranno ancora "girare" dovranno essere richiesti esplicitamente agli istituti di credito, pagando un costo di commissione per questo servizio, che prima era insito nell'assegno stesso.
Questa decisione sembra essere perfettamente coerente con il sistema legislativo e bancario nel suo complesso che vuole un mercato monetario basato soprattutto sulla moneta elettronica, quando invece, la prevenzione delle pratiche di riciclaggio sembra una scusa alquanto ridicola, dato che già oggi assegni di ingenti somme non possono circolare. Inoltre, in questo caso, il reato stesso non esiste, in quanto il riciclaggio su piccole somme non viene neanche praticato, interessando transazioni milionarie, su conti esteri in paradisi fiscali, nei confronti dei quali non esistono rogatorie o leggi internazionali per le indagini. Se davvero vogliamo rendere la circolazione del denaro trasparente, che si cominci seriamente ad effettuare dei controlli sul riciclaggio di milionarie somme di denaro.
La ratio della norma è ben altra, che non viene neanche nascosta dai Banchieri che hanno richiesto al Ministero del Tesoro una serie di provvedimento che permettano di intensificare i controlli sulla circolazione del denaro riportandola interamente sui canali informatici.
Il decreto Bersani ha infatti stabilito, come norma antielusiva delle norme tributarie, che i pagamenti dei professionisti debbano avvenire a messo di c/c bancario, per tracciare i compensi e le evasioni. Allo stesso modo la Agenzia dell'Entrate ha reso obbligatorio la trasmissione dei moduli F24 per il pagamento delle imposte personali, mediante rete telematica con il pagamento a mezzo di c/c bancario.
L'introduzione della "cyerbanca", ossia della Banca virtuale accessibile mediante una rete telematica, ha contribuito ancor di più alla diffusione della moneta elettronica, avendo reso immediato e pratico l'accesso al proprio conto in banca.
La moneta cartacea è così destinata a scomparire, e il primo ad essere stato falciato è stato l'assegno trasferibile (che vale moneta), per poi coinvolgere spesso anche la cartamoneta, che ha un costo e non permette una virtualizzazione del denaro pari a quella moneta elettronica.