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14 dicembre 2007

Mifid e Sepa mettono a rischio il credito cooperativo


Mentre il vertice di Lisbona proclama l'Europa degli Stati, presso le Banche Centrali e le Associazioni bancarie si accendono i riflettori sulla Sepa e sul Mifid, le Costituzioni dell'Europa dei Banchieri. Sorge il pericolo per le realtà locali bancarie, che rischiano di perdersi nei circuiti sovranazionali.

"Le banche italiane pronte per la SEPA, al via l'area unica dei pagamenti in euro" . Questo è l'oggetto dell'Intervento del Direttore Generale Fabrizio Saccomanni tenutosi presso l'Assemblea dell'ABI lo scorso 12 dicembre. "La realizzazione della SEPA rappresenta il necessario complemento dell'introduzione della moneta unica e del processo di integrazione finanziaria europea", afferma Saccomanni. Il sistema bancario nazionale, proprio come è avvenuto con il passaggio all'euro, dovrà predisporre tutti i meccanismi di raccordo tra le istituzioni e riformulare tutte le procedure e i tempi della migrazione dei sistemi e degli strumenti nazionali in relazione ai nuovi standard europei. La SEPA, sistema dei pagamenti dell'area euro, coordinerà i movimenti bancari e finanziari dei Paesi membri e introdurrà i nuovi meccanismi paneuropei, che consentirà la realizzazione di trasferimenti transnazionali superando le problematiche legate ai tempi per la disponibilità e alla compatibilità dei sistemi recettivi. Rappresenta, così, la logica continuazione dell'euro, mentre il Mifid è l'evoluzione finale del sistema dei regolamenti europei. Cessa di esistere l'obbligo di concentrazione degli scambi, mentre l'intermediario diventa istituzione all'interno dei singoli mercati: questi dovrà garantire sempre "la miglior soluzione" all'investitore, in quale dovrà accettare il rischio e la responsabilità dell'investimento. Passano in secondo piano le Banche Centrali come organi di vigilanza, mentre vengono eletti ad istituzione le Associazioni di Consumatori, che avranno nella "class action" il sistema di difesa per eccellenza dei risparmiatori e degli investitori. Nuove infrastrutture, nuovi canali, nuovi operatori, ma soprattutto nuove logiche di governance degli istituti bancari che, da operazioni di organizzazione "nazionale", si trasformeranno in politiche globali e stransnazionali. Ecco che i circuiti bancari, valutari e borsistici avranno la loro perfetta dimensione nelle piattaforme internazionali, gestite da società private specializzate.
Occorre osservare che, quando si parla di riforma della governance del sistema bancario, non ci si riferisce solo ai gruppi bancari commerciali, organizzati secondo una struttura piramidale, bensì a tutta la costellazione delle banche che costituiscono il tessuto economico. In un'economia come quella italiana esiste una vera multinazionale bancaria, che è il Network del credito cooperativo, che al momento sono dei "piccoli colossi nelle aree territoriali" in virtù della continuità del supporto alle piccole e medie imprese. Il loro mercato si amplia non solo in maniera orizzontale, con nuove adesioni e accorpamenti, ma anche in maniera verticale, perché è riuscito a dare un maggiore sostegno organizzativo e produttivo alle imprese, che hanno trovato così nella Banca cooperativa uno strumento "solidale" di sviluppo. Questo successo è da attribuire proprio alle mille sfumature che riesce ad assumere il rapporto banca-impresa, in grado di cogliere le esigenze e i problemi individuali e di trovare una giusta soluzione, nei limiti della sostenibilità e degli standard bancari. La caratteristica più interessante e particolare del credito cooperativo è proprio la sua anormalità rispetto alla standardizzazione delle politiche di credito imposte dai gruppi bancari.

Tale peculiarità, vista nell'ottica del Mifid e della stessa Basilea 2, sono dei "bug", delle distorsioni che vanno corrette per far sì che l'intero sistema sia perfettamente coordinato. "Permane la difficoltà di assicurare una conduzione unitaria e condivisa delle iniziative di sistema. Stenta ad affermarsi una visione strategica". Queste le parole di Saccomanni, che si fa interprete della linea politica della Banca d'Italia e della Banca Centrale Europea che dovranno applicare la direttiva MIFID. Infatti, secondo Saccomanni, le piccole e medie imprese sono una realtà troppo complessa da essere affrontata con i mezzi "poco organizzati" del credito cooperativo, e per tale motivo occorre una coordinazione a livello nazionale e sovranazionale delle politiche della concessione del credito e dei prestiti. Primo tra tutti è l'esigenza di riqualificare la “rete di sicurezza” del credito cooperativo, considerando che le iniziative di "Federcasse" e delle "Federazioni locali" per la gestione dei rischi delle banche associate - come il Fondo di Garanzia dei Depositanti e il Fondo di Garanzia degli Obbligazionisti del credito cooperativo - sembrano non essere adeguati. Sebbene siano progetti interessanti, a parere della Banca d'Italia, peccano di rigidità e burocrazia dettata dai vincoli della Federazione, e soprattutto non rispondono agli standard di Basilea 2 e del Mifid.

Le banche di credito cooperativo, al pari delle banche popolari, non sono state ancora interessate dalla riforma del diritto societario, che andrebbe ad intaccare i principi portanti del voto capitario, in base al quale ciascun socio, a prescindere dal numero e dal valore delle azioni detenute, dispone di un solo voto ; del limite al possesso di azioni della banca, secondo cui nessun socio può detenere azioni in misura superiore allo 0,50% del capitale sociale; della previsione di un numero minimo di soci, che non può essere inferiore a duecento ; e dell'istituto del gradimento, per cui il consiglio di amministrazione può rigettare la domanda di ammissione a socio. Vi è in atto infatti una lunga discussione che cerca di impedire la possibilità di trasformare le banche popolari quotate nei mercati regolamentati in società per azioni di diritto speciale, consentendo all'autonomia statutaria di fissare limiti al possesso azionario, al voto proporzionale e alle deleghe di voto. Tra le proposte di legge presentate nel corso della XIV legislatura in materia di riforma delle banche popolari si cerca di eliminare proprio la limitazione al diritto di voto dei soci, il voto capitario e la clausola di gradimento, che, stando agli esperti, "rappresenterebbero un disincentivo all’investimento nelle banche stesse", dimenticando invece che rappresentano questi degli strumento di democrazia economica in stretto rapporto con il territorio e al servizio delle famiglie e delle piccole e medie imprese. Per tale questione, la Commissione europea ha anche avviato il primo stadio della procedura d’infrazione con l’Italia in materia di banche popolari, la cui normativa risulterebbe essere contraria alla libertà di circolazione dei capitali, e sarebbe discriminante per gli investitori esteri che volessero divenire azionisti una banca cooperativa. L'Italia al momento è riuscita a difendere e a proteggere la legge sulle Banche Popolari e il credito cooperativo, ma non sappiamo ancora per quanto si riuscirà a resistere alle pressioni della Commissione Europea, soprattutto in vista dell'attuazione della normativa del MIFID. Il credito cooperativo, dunque, sebbene non sarà ancora interessato da una riforma della base legislativa e regolamentare, sarà riformato dal punto di vista organizzativo interno, agendo sulla struttura telematica del Network, al fine di controllare le politiche di credito decise dai singoli Istituti.
Verrà dunque spezzato quello stretto legame banca-impresa, spesso interpersonale, che il credito cooperativo era riuscito a creare, in maniera tale da rastrellare dal mercato i capitali delle piccole imprese, che al momento sono le più difficili da controllare.
Queste, per la loro eterogeneità e diversità, rappresentano l'eccezione del prototipo "utente-consumatore", ma proprio per tal motivo è necessario uniformare innanzitutto le condizioni e i contratti del credito cooperativo.

23 novembre 2007

Crisi subprimes : il cavallo di troia della monetica


Sono trascorsi diversi mesi dallo scoppio della crisi eclatante dei mutui subprimes, e molte sono state le previsioni dell'imminente crollo del sistema finanziario, che dovrebbe trascinare nel baratro della recessione gli Stati Uniti nonché l'Europa. Ogni giorno le borse continuano a "bruciare" bilioni di dollari di capitalizzazione, le monete si svalutano e le società falliscono, ma il sistema nel suo insieme regge perfettamente il colpo e dinanzi ai nostri occhi si trasforma senza che nessuno se ne accorga.

La crisi dei mutui subprimes, con il suo grande impatto mediatico, ha portato alla luce tutto il marcio che covava nel mondo finanziario, cosicchè tutti i giornali di ogni parte del mondo parlano da mesi del "fallimento del sistema bancario e dei controllori". Ma quando una banca come la Nortern Rock fallisce lasciando che tutti vedano la famosa corsa agli sportelli e il panico dell'insolvenza, e quando la Banca di Londra si piega a garantire la solvenza della Banca e si scusa per non aver vigilato sui risparmiatori inglesi, allora c'è qualcosa che non torna. Per placare la paura di investitori e risparmiatori e tamponare il buco nero delle migliaia di miliardi di dollari scomparsi senza una chiara e valida spiegazione, le Banche Centrali hanno stabilito, di comune accordo, di creare dei fondi di garanzia per il rischio subprimes e il rischio di insolvenza, al fine di impedire che la patologia del 1929 si abbattesse sull'economia degli Stati Occidentali. Così gli Stati, attraverso le loro Banche Centrali, hanno in un certo senso pagato amaramente la crisi liquidità innescata dalle truffe e dalle manipolazioni dei fondi di investimento e delle Banche d'Affari, mettendo in discussione la propria autorevolezza e la propria credibilità. Ciò che è crollato non è stato certo il sistema creditizio o bancario - che al contrario si è rafforzato in ragione dell'aumento dei costi di gestione - ma quello dei controlli e della vigilanza, che viene regolamentato dalle leggi nazionali e attribuito alle Banche Centrali, in qualità di alte Istituzioni. Così le Banche centrali sono state trascinate nel baratro della crisi finanziaria, e sono fallite su tutti i fronti: persino la grande Federal Reserve e la Banca di Inghilterra si sono rivelate inefficienti e sistematicamente in ritardo sugli eventi, non essendo riuscite a prevenire in alcun mondo il collasso del sistema interbancario, nonchè la diffusione delle informazioni al fine di tamponare l'emorragia finanziaria.

La crisi dei subprimes è stata così il "cavallo di troia" che ha consentito di portare alla luce l'esistenza dei collaterali - i cdd. CDOs, collateralized debt obligations - ossia titoli di debito al portatore emessi senza alcuna garanzia reale e senza alcun valore fruttifero, con i quali tuttavia sono stati gonfiati gli assets di tutti gli istituti finanziari americani ed europei. Scambiati sul mercato finanziario regolamento e su quello parallelo, i collaterali sono stati il motore degli hedge-funds che con le operazioni di leva finanziaria, come il Leverage Buy-Out, o riscatto grazie alla leva finanziaria, o di Merger and Acquisition, o con le IPO e le scalate in borsa, hanno acquistato tutto ciò che era strategico ed importante da acquistare, per avere sotto di sé i principali operatori.I CDOs sono stati in questi ultimi anni l'arma più subdola ed efficace delle Banche d'investimento e degli Hedge funds, in quanto hanno permesso di portare a termine acquisizioni, fusioni, concentrazioni bancarie e consolidamenti, ossia una serie di operazioni di riorganizzazione societaria del sistema bancario e finanziario, per racchiuderlo nelle mani pochi operatori all'interno di una piramide a stretto controllo.
Ora che il vaso di pandora è stato aperto, occorre però richiuderlo e riportare, sulla scia di un nuovo ordine mondiale, il normale corso degli eventi. Tutto questo ci ha fatto capire che le Banche Centrali e le Istituzioni di governo sono soggetti inaffidabili, a cui non più possibile affidare il controllo di meccanismi complessi e virtuali come quelli finanziari. La loro credibilità è stata calpestata, così come è stato screditato l'intero sistema fondato su una gerarchia stabilita dalla legge degli Stati e che vede i circuiti finanziari concentrati in un'entità centrale, come può essere la Borsa, coordinata poi da enti di controllo e di vigilanza. Il sistema va cambiato: lo chiedono i consumatori, gli investitori e le banche.

Come confermato dal Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, in occasione del suo intervento presso il Centro di Studi Finanziari di Francoforte, "l'integrazione finanziaria ed internazionale è aumentata" e, sulla spinta dalla deregolamentazione e dell'innovazione, sorgono "nuove opportunità e nuovi rischi", che hanno portato al "consolidamento di un modello nuovo di intermediazione" che nasce sulle ceneri di quello detto dall'emittente al distributore. Il questi ultimi anni le operazioni bancarie transfrontaliere sono aumentare tra il 20 e 25 percento, sino a concentrare in un breve lasso di tempo, 30 grandi fusioni con almeno 100 miliardi di euro in beni. Dopo la concentrazione, è intervenuta l'innovazione finanziaria che ha permesso di rendere sempre più efficienti i circuiti delle transazioni e degli scambi finanziari, spingendo le Banche ad aumentare sempre di più l'investimento nelle infrastrutture telematiche per la costruzione di piattaforme sovranazionali. Tali investimenti ora necessitano di una nuova rete, di una nuova autostrada, tale che il vecchio sistema della negoziazione che si serve di "distributori" va cambiato, occorrono invece dei grandi operatori che sostituiscano allo stesso tempo gli organi di vigilanza, le Banche Centrali e gli intermediari. "La deregolamentazione ha promosso la competizione rimuovendo barriere legali e promuovendo il consolidamento - riporta l'intervento di Draghi - tale che i grandi conglomerati finanziari sono emersi", sono diventati globali, e ora occorre "una maggiore armonizzazione della contabilità e direttive". Ecco che Draghi preannuncia che le fusioni avranno sempre più uno scenario internazionale, in quanto lo stesso mercato nazionale non avrà più senso di esistere: verranno tracciati nuovi confini, che saranno virtuali e invisibili. Parole queste che preannunciano l'era della Borsa mondiale, intesa come unico sistema all'interno del quale si diramano le singole borse valori, che saranno gestite da Banche e Fondi di investimento, che fungeranno da authority e da intermediari delle transazioni. La creazione di Euronext, come consorzio tra le maggiori Borse europee, è stato il primo segnale di questo progetto di globalizzazione dei mercati finanziari, e l'evolversi degli eventi condurrà alla moltiplicazione degli operatori alternativi. A decidere il cambiamento del sistema è innanziatutto la direttiva Mifid che abolisce l'obbligo di concentrazione nei mercati regolamentati, dando ai privati il potere di creare "una borsa valori di proprietà" in cui saranno negoziati ogni tipo di titolo, e le autorità nazionali saranno a tutti gli effetti sostituite da entità private affiancate dalle associazioni di consumatori.
Accanto alla globalizzazione delle Borse, vi sarà l'adeguamento dei sistemi di pagamento che utilizzano esclusivamente il canale interbancario telematico, con nuovi strumenti finanziari: bonifici SEPA, addebiti preautorizzati SEPA, pagamenti SEPA con carta. Questi saranno accessibili in tutta l'area dell'euro, mediante un solo conto bancario, dal quale disporre bonifici e addebiti preautorizzati in euro in qualsiasi luogo dell’area: in un'ottica di lungo termine tali strumenti di pagamento verranno utilizzati soltanto in forma elettronica, con fatturazione elettronica, l'invio delle istruzioni di pagamento tramite telefono cellulare o Internet.
L'intero sistema sarà incentrato totalmente sulla moneta elettronica, al punto che mira a far scomparire le transazioni cash, le piattaforme come Euronext, Nasdaq, NYSE, diverranno le nostre Banche Centrali, controllando al loro interno gli scambi di titoli, di moneta, di derivati, nonché la contrattazione di finanziamenti e di investimenti: il mercato finanziario si fonderà perfettamente con quello bancario, tale che non sarà pià possibile distinguerli.
Il Mifid e la SEPA saranno le nostre nuove "bibbie" , le direttive e le leggi che tutti dovranno conoscere, essendo il prontuario del nuovo sistema che si sta aprendo ai nostri occhi. La moneta diventerà monetica, gli scambi saranno transazioni, i trasferimenti dei processi telematici, i confini saranno tracciati dagli utenti che aderiranno alla piattaforma. Ecco che il vaso di pandora si chiude, portando via con sé tutti i mali della crisi del credito, della liquidità dei collaterali, la corsa agli sportelli e il fallimento delle Banche, gli scenari apocalittici e il panico della recessione. Tutto questo ben presto scomparirà, e il sistema verrà cambiato senza che nessuno riesca a capire come è stato possibile tutto questo, sotto gli occhi dei Governi e delle Istituzioni. I tecnicismi e la complessità del mondo in cui entriamo a far parte non ci permetterà di capire fino in fondo i veri rischi o le opportunità del nuovo mondo della Monetica, ma tutti si renderanno conto di essere rinchiusi e usurati da qualcosa di invisibile.

08 ottobre 2007

La Mifid sulle macerie dei subprimes


La crisi finanziaria non è ancora finita, perché dopo il panico da "liquidità" e da "stretta del credito" ricade sulle spalle di risparmiatori e imprese il conto da pagare. La Federal Reserve ha annunciato un taglio ai tassi di interesse per frenare l'eccessivo rialzo dei tassi interbancari, e la stessa BCE arresta la stretta monetaria al 4% al fine di stabilizzare i mercati finanziari eccessivamente instabili. Non si può, tuttavia, ignorare che all'interno del mercato interbancario i tassi di interesse sono aumentati, tale da creare dei fondati timori che l'accesso al credito sarà sempre più di difficile, come dichiara la stessa BCE all'interno della sua ultima indagine . Infatti, le banche dell'Unione Europea ritengono che la crisi dei mutui subprime possa pesare sul mercato del credito nei prossimi tre mesi, con un'ulteriore riduzione nell'accesso al credito sia da parte delle stesse banche che dei consumatori.
Giorno dopo giorno, dunque, la crisi dei "subprime" si insinua sempre più all'interno del mercato finanziario divenendo come un serpente che prosciuga liquidità . A farne le spese sono soprattutto le azioni, emesse da società solide e con elevati livelli di redditività, perché danno la possibilità di essere immediatamente liquidate: così i grandi fondi di investimento, per far fronte alla richiesta di liquidità, scelgono di liquidare il loro portafoglio di azioni. Attualmente, tuttavia, non è il "subprime" che costituisce il problema più grave, ma è piuttosto il rifinanziamento dei prestiti rinegoziati per far fronte alla crisi di liquidità, e la paralisi del mercato interbancario. I grandi speculatori hanno infatti studiato bene le loro mosse, mettendo in atto una strategia definita dagli americani "No income, no job and assets ", ossia il trasferimento parziale del rischio sui risparmiatori europei. Per tale motivo le condizioni di accesso al credito saranno più restrittive, ossia più costose ma sempre aperte ai nuovi investitori.
La contromossa delle Banche non è tardata ad arrivare, come ad esempio Banca Intesa, che ha imposto ad ogni soggetto che richiede un mutuo, la stipulazione di un'assicurazione denominata “Proteggimutuo“, oltre ad aver aumentato dello 0,40% le percentuali sui mutui a tasso variabile , arrivando ad un tasso medio del 5,96%, e di 1 punto sui mutui "Prestintesa maxi tasso fisso” che passano dal 7,25 all’8,25%. La motivazione alla base addotta da Banca Intesa ai suoi clienti è la crisi dei mutui sub-prime, che ha provocato "forti tensioni sulla liquidità circolante sui mercati". Questa non è che la prima segnalazione, a cui ben presto si aggiungeranno le altre, in quanto la crisi di liquidità ha avuto un impatto proprio sul mercato interbancario e ora le Banche sono pronte a scaricare su imprese ed individui le perdite che hanno subito. Non dimentichiamo infatti che i mercati abbiamo visto due colossi finanziari crollare sotto i colpi della crisi subprime, come Ubs Bank e la Citigroup, che evidentemente avevano collezionato all'interno dei loro assets vagonate di titoli collaterali a garanzia della loro capitalizzazione che si sono tradotti in una montagna di carta straccia. E così Ubs ha avvertito che il terzo trimestre si concluderà con perdite lorde comprese tra 600 e 800 milioni di franchi svizzeri a causa la svalutazione di asset per un valore totale di 4 miliardi di franchi svizzeri; allo stesso modo Citigroup ha attuato una svalutazioni di asset per un valore superiore ai 3 miliardi di dollari. Infatti, le obbligazioni dei mutui subprime ( ossia titoli collaterali denominati per milioni di dollari) sono confluiti soprattutto all'interno dei portafogli delle grandi Banche d'Affari, sulla base dei quali sono riuscite a mobilitare ingenti somme di denaro all'interno del mercato interbancario. Non c'è dubbio, dunque, che la crisi immobiliare e del credito ha consentito così di far crollare alcune delle pedine che tenevano in piedi la grande finzione del mercato finanziario, costringendo le Istituzioni ad intervenire prima del previsto per evitare il crollo dell'intero castello su cui si basa il nostro sistema economico-industriale. Gli eventi di questi ultimi mesi ci hanno senz'altro costretto a guardare in faccia la vera natura dell'alta finanza, inducendo molti a dubitare della sicurezza e della trasparenza del mercato finanziario e a chiedere anche una veloce riforma delle regole della borsa valori.

In tale atmosfera di sfiducia e di crisi si innesta la direttiva Mifid, che viene descritta da autorità, banche ed intermediari come strategia di ricostruzione delle macerie della finanza. Si tratta della Markets in Financial Instruments Directive, la nuova disciplina dei mercati, servizi e strumenti finanziari, che sostanzialmente demolirà molte delle regole di contrattazione e intermediazione, per dar vita ad un sistema integrato di mercati finanziari. Abolisce l'obbligo di concentrazione nei mercati regolamentati, dando ai privati il potere di creare "una borsa valori di proprietà" in cui saranno negoziati ogni tipo di titolo. Le funzioni di controllo stesse sono demandate a dei meccanismi di "compliance", ossia ad organi di vigilanza interni e agli intermediari stessi. Basti pensare che le autorità e gli intermediari dovranno adottare ogni misura ragionevole per identificare i conflitti d'interesse che possono nuocere ai clienti, e di renderli maggiormente visibili.
Vi sarà un unico sistema per le contrattazioni negli Stati membri, all'insegna della cooperazione di vigilanza tra le autorità nazionali, che tuttavia perderanno quella posizione di controllo che deriva dalla sovranità nazionale, per essere sostituiti - non solo sostanzialmente, ma anche formalmente - da entità private. D'altro canto, potranno essere le "associazioni dei consumatori" ad agire per la tutela degli interessi collettivi degli investitori e dei risparmiatori, dando così vita a forme di associazionismo che sostituiranno di fatto le Authority e il Garante, che potranno promuovere persino delle class actions e vigilare sulla condotta degli intermediari.
Principio ispiratore dell'intera direttiva è la cosiddetta "best execution", ossia l'obbligo in capo agli intermediari ad eseguire l'ordine del cliente alle migliori condizioni anche a danno dei propri interessi, ponendo in essere le dovute valutazioni per misurare l'adeguatezza degli strumenti ai bisogni degli investitori, salvo che non ne abbia fatto esplicita richiesta il cliente stesso. In questo caso "l'intermediario non è tenuto ad effettuare le valutazioni, purchè ne abbia comunque informato il cliente" , onde responsabilizzare maggiormente l'investitore.
Sulla base degli elementi base della normativa, possiamo ipotizzare che si andrà a costruire un mercato finanziario frazionato in tanti "centri di distribuzione" di titoli ed informazioni, che fanno capo ai differenti intermediari, per poi dare vita ad una rete finanziaria a livello europeo, più capillare ma sicuramente più facile da controllare mediante la correlazioni delle singole centrali rischio che queste avranno. Il concetto di "borsa valori" sarà sostituito dai "sistemi multilaterali di negoziazione" ( Mtf) , all'interno del quale sarà possibile negoziare
valori mobiliari, strumenti di mercato monetario, quote di organismi di investimento collettivo, derivati, opzioni, indici, valute, futures, swaps, contratti finanziari con trasferimento di rischio di credito, contratti finanziari differenziali, contratti su variazione climatiche e molti altri.
Ogni Mtf potrà essere adattato alle esigenze delle piccole e medie imprese, alle azioni, ai bond ad alto rendimento, ai titoli di speculazione, frazionando sempre più il mercato del risparmio e degli investimenti in modo da aumentare la raccolta di capitali e di mirare le proposte di finanziamento. Sarà possibile così accedere al microrisparmio e proiettare le piccole imprese all'interno del mercato finanziario, sia come destinatari di investimenti, che come investitori.

Il mercato finanziario sarà un vero e proprio sistema di intermediari finanziari, che avranno più potere e allo stesso tempo saranno più invisibili. Molti operatori esteri potrebbero operare sul territorio italiano e viceversa, previa una semplice segnalazione all'Authority del paese di origine e l'autorizzazione di quello "ospitante", e dunque persino operare online anche sul territorio italiano senza necessità di avere una società collegata residente nel territorio italiano. Si potrebbe creare, inoltre, lo strano paradosso che gli investitori stessi, come hedge funds, fondi di investimento e fondi pensioni, possano divenire degli intermediari diretti, anche per interposta persona o mediante le fiduciarie, su un Mtf di cui è anche azionista .

Non vi è dubbio dunque, che la cd. direttiva Mifid, sebbene si presenti come la "medicina" delle patologie del mercato finanziario, creerà un sistema assolutamente virtuale che agisce a livello sovranazionale, in cui le grandi banche e i grandi investitori saranno gli azionisti, gli investitori e i controllori. Trionferà l'associazionismo, e vedremo per sempre la fine della "crisi di liquidità", perché pian piano la liquidità come concetto scomparirà, mentre i crack a cui assisteremo saranno le falle di un grande sistema elettronico.

09 luglio 2007

I Confidi sono pronti a divenire delle Banche


All’Assemblea Federconfidi di questo mese è stato annunciato il progetto di fusione tra Unionfidi Piemonte, Confidi Province Lombarde e Confidi Sardegna, dando così vita, entro l'autunno, al più grande Confidi privato Italiano e uno tra i maggiori d’Europa. Il nuovo Confidi avrà più di 16.000 associati ed un patrimonio di 90 milioni di euro, nonché un monte di garanzie in essere per oltre 1,6 miliardi di euro, a fronte di finanziamenti per circa 3 miliardi e mezzo di euro. Il 'Super Confidi' diventerà inoltre molto più di una semplice realtà consortile in quanto sarà iscritto all'elenco degli intermediari finanziari vigilati dalla Banca d'Italia ai sensi dell'art.107 del Testo unico bancario, per poi divenire una struttura molto simile alle Banche popolari. Per tale motivo, sono le stesse Banche che vedono in tale fusione la creazione di una struttura che presto potrebbe entrare a far parte di quello che è il Mercato alternativo dei capitali (MAC).
Sono state così gettate le basi per la costruzione di una sorta di mercato di capitali dedicato alle piccole e medie imprese, dando loro come fonte di finanziamento una sorta di mercato di investitori e risparmiatori, oltre che una base per le garanzie, attraverso la struttura dei Confidi.

In particolare, il Confidi è un Consorzio che nasce presso le amministrazioni regionali o le strutture camerali, con lo scopo di assistere, agevolare e favorire le aziende consorziate nelle operazioni di finanziamento bancario, mediante garanzie collettive o con l' abbattimento del tasso di interesse. Rappresenta dunque un consorzio volontario di diritto privato tra piccole e medie imprese, operanti eventualmente nel medesimo settore, che mediante i contributi pubblici erogati dalla Regione e le convenzioni con le banche, concede garanzie ai soci su finanziamenti bancari, concorda condizioni e tassi con le banche convenzionate ed eroga i contributi stanziati dalla Regione. In generale, va a sostenere le piccole e medie imprese nelle attività di reperimento del capitale di rischio, fungendo inoltre da consulente e da struttura di riferimento per la pianificazione finanziaria, per le attività di sviluppo e di analisi delle opportunità di finanziamento, per l'intermediazione con gli enti bancari e Istituzionali.

Per la tipologia di attività svolte e per il tipo di organizzazione che presentano - consortile e basato sui principi di mutua assistenza tra i consorziati - i Confidi sono oggi delle valide strutture di crescita per le piccole e medie imprese, e per certi versi, anche di lotta all'usura perché cercano di agevolare l'accesso al credito e di prestare le eventuali garanzie richieste. Vista la loro potenzialità di mercato, anche dal punto di vista della base di associati su cui possono contare, il sistema bancario vuole trasformarli per poi inglobarli. Le Banche oggi hanno il loro mercato proprio nel numero di utenti su cui possono contare, e per tale motivo investono soprattutto in quei progetti che possono portare il maggior numero di clienti. Anche le stesse dinamiche di concentrazione in atto nel sistema bancario hanno questo scopo, in quanto l'economia della banca non si basa sulla capitalizzazione, ma sul bacino di utenza.

Il "super Confidi" di Piemonte, Lombardia e Sardegna, presenteranno sul mercato degli intermediari finanziari ben 16.000 imprese, che oggi chiedono al consorzio di "trattare" con le Banche in loro nome, ma domani chiederanno un finanziamento, potendo contare sempre su quella struttura consortile che agevola l'accesso al credito. Il mercato di cui stiamo parlando è importante e molto grande se si pensa che sono sempre le piccole imprese le protagoniste della struttura economica italiana.
Questo le Banche lo sanno benissimo, e per tale motivo associano la creazione del consorzio con il Mercato Alternativo dei Capitali, che è un sistema di scambi organizzati di azioni riservato agli investitori professionali, in cui verranno "quotati" i titoli delle piccole e medie aziende con una struttura di Spa. L'impresa, rivolgendosi allo "sponsor", una Banca inclusa nel circuito, potrà entrare in un canale di finanziamento alternativo rispetto a quello delle Borse valori, e studiato per il rafforzamento patrimoniale delle PMI. Sarà creata una società di gestione con il compito di decidere sull'ammissione alla negoziazione delle imprese mentre Borsa Italiana avrà il compito di gestire l'infrastruttura che regolerà gli scambi, basata sostanzialemnte su di una forma d'asta telematica con periodicità settimanale . In linea teorica, le imprese potranno trovare qui il finanziamento dei progetti di crescita, potranno riequilibrare la struttura finanziaria ed partecipare ad un fondo di private equity.

Il nuovo business del sistema bancario sono proprio le piccole e medie imprese, su di esse scommettono i più grandi gruppi bancari, perché le grandi società sono crollate sotto i colpi delle privatizzazione e della nuova economia. Se questi, dunque sono i nuovi progetti di sviluppo delle Banche, occorre che anche le imprese prendano le loro contromisure in modo da divenire delle controparti e non dei semplici utenti. In questa partita, gioca un grande ruolo proprio l'associazionismo tra le imprese, mediante la creazione di consorzi in qualche modo indipendenti, proprio per evitare di essere risucchiati in un circuito in cui si è solo un utente.

11 giugno 2007

Il sistema monetario del SEPA


La Banca d'Italia ha reso recentemente pubblico il Piano di migrazione del sistema bancario italiano alla Single Euro Payments Area (SEPA), progetto di armonizzazione all'interno dell’area dell’euro dei pagamenti effettuati con strumenti diversi dal contante. A tal fine è stato creato infatti il Comitato Nazionale di Migrazione alla SEPA, presieduto dall’ABI e dalla Banca d’Italia, per porre in essere tutti i provvedimenti e gli atti giuridici per rendere omogenei i sistemi di pagamento e le tecniche interbancarie in tutto lo spazio economico europeo.
Differenti sono stati i segnali di questo grande processo, come l'emanazione di direttive volte a creare un vero mercato unico per i fondi di investimento europeo, destinate alla deregolamentazione delle Borse Valori, ma anche i processi di aggregazione e di fusione tra le Banche, la creazione di consorzi tra società che gestiscono i mercati mobiliari. Esiste, in generale, un tessuto di norme che è volto a creare un vero mercato unico finanziario a livello europeo, che avrà la sua massima espressione con lo spazio unico dei pagamenti ( SEPA - Single European Payment Area) studiato sulla base del sistema monetario statunitense:
gli USA sono costituiti da 50 Stati, ma possiedono una banca centrale unica, la FED, ed un unico sistema che gestisce il post-mercato (DTCC), ossia il circuito interbancario che esegue le operazioni dopo la convalida. Negli Stati Uniti un'operazione viene lavorata in alcune ore, per un massimo di 24, e fatturata con meno di 2$ a commissione.
Il SEPA dovrà dunque far sparire le differenze tra le tecniche bancarie di ogni Paese, al fine di ridurre i giorni di valuta, nonché i passaggi che coinvolgono i differenti intermediari (banche, banche centrali, depositari, agenti, centrale di clearing, stanze di compensazione, legislazioni, regolamenti, obblighi, restrizioni e fiscalità specifiche). Lo scopo del SEPA è proprio quello di creare un post-mercato europeo unico per individui, imprese e investitori semplificando le operazioni tra paesi a abbassare i costi.

L'intero sistema sarà incentrato totalmente sulla moneta elettronica, al punto che mira a far scomparire le transazioni cash. Accanto all'armonizzazione della base giuridica, vi sarà l'adeguamento dei sistemi di pagamento che utilizzano esclusivamente il canale interbancario telematico, con nuovi strumenti finanziari: bonifici SEPA, addebiti preautorizzati SEPA, pagamenti SEPA con carta. Questi saranno accessibili in tutta l'area dell'euro, mediante un solo conto bancario, dal quale disporre bonifici e addebiti preautorizzati in euro in qualsiasi luogo dell’area: in un'ottica di lungo termine tali strumenti di pagamento verranno utilizzati soltanto in forma elettronica, con fatturazione elettronica, l'invio delle istruzioni di pagamento tramite telefono cellulare o Internet. In tal senso, il circuito interbancario italiano sta subendo già una prima evoluzione, trasformandosi in un network che permetterà alle imprese di comunicare con le diverse banche con le quali hanno un conto corrente attraverso un solo collegamento telematico, nonché con i diversi partner commerciali. Le imprese potranno ben presto effettuare tutte le transazioni finanziarie attraverso un unico conto bancario, che andrà ad elaborare i pagamenti in entrata e in uscita utilizzando lo stesso formato, in ogni Paese dell'area euro.

Il rovescio della medaglia di una maggiore efficienza e praticità nel sistema dei trasferimenti transfrontalieri, è il crollo dei confini della sovranità territoriale del potere dello Stato sulle attività economiche dei suoi cittadini. Dal 1 gennaio 2008 i trasferimenti finanziari tra i paesi membri (accrediti, prelevamenti, operazioni con carta bancaria,...) non avranno più frontiere, così come non ne avranno i controlli per la concessione dei fidi bancari, della situazione reddituale e patrimoniale, per gli accertamenti fiscali e le indagini finanziarie. I cittadini europei pagheranno le loro tasse nel Paese di residenza anche se hanno depositato il loro denaro in banche londinesi, o hanno acquistato titoli mobiliari nella borsa di Francoforte, o hanno trasferito il loro patrimonio in capo a Holding lussemburghesi: le banche avranno infatti l'obbligo di dichiarare le plusvalenze realizzate allo Stato di residenza fiscale, trasferire le informazioni alla Centrale Rischi Europea, comunicare il tracciato dei trasferimenti bancari.
Non esisteranno più paradisi fiscali ma zone di trasferimento visibili o invisibili, creando su larga scala ciò che Clearstream ha fatto in qualità di tesoriere di un gruppo bancario: dissimulare i trasferimenti per poi farli scomparire dinanzi ai primi controlli superficiali.
Se da una parte diminuiranno i cosiddetti giorni di valuta o le truffe finanziarie, dall'altra il potere di ispezione nonché di pignoramento non avrà limiti nei confini territoriali: una procedura di accertamento dell'Amministrazione finanziaria di uno Stato europeo, potrebbe causare l'espropriazione coatta dei depositi dei conti correnti italiani, senza che la Banca possa intervenire. Ancora, l'apertura di credito, la concessione di un fido, ovvero un i debiti insoluti confluiranno in un'unica Centrale Rischi che traccerà, in ogni suo movimento, i movimenti transfrontalieri e le attività all'estero.
Il rischio di un abuso di tale grande potere, con la conseguente chiusura dell'accesso al credito per società che operano su più mercati, ovvero di una manipolazione dei dati della centrale rischi, è molto probabile, considerando che ogni individuo o impresa, cessa di essere un soggetto di diritto per divenire un utente. Sarà l'universo degli utenti a costituire il vero controvalore monetario interbancario: le Banche baseranno il loro sistema di garanzie sulla base del giro d'affari dei servizi bancari, e non del valore della moneta elettronica in se stesso. Gli utenti saranno le garanzie delle Banche presso le Banche Centrali, o non più le riserve frazionarie, che tendono ormai a scomparire inesorabilmente. Il numero di operazioni che effettueremo decreterà la velocità monetaria, l'unità di misura delle transazioni sarà la commissione, mentre le operazioni saranno il nuovo signoraggio.
È in atto dunque il cambiamento del sistema monetario, che cambierà anche il modo dei cittadini di comunicare con le Istituzioni: le nostre controparti che ci rappresenteranno non saranno più i partiti, ma le associazioni. Queste riusciranno ad intervenire per porre rimedio a qualche anomalia dell'intero meccanismo, ma non potranno mai agire sul sistema, sul cervello che è alla base dell'usura.
Non è nella politica che bisogna cercare la giustizia, e non è nella giustizia che dobbiamo cercare la legge, ma è nell'ecosistema economico in cui viviamo che dobbiamo creare delle entità telematiche, per essere una piccola forza e non una omogeneità. All'interno del nostro sistema si nascondono organizzazioni che si mostrano come normali società, ma in realtà elaborano dati, sono le antenne di un sistema globalizzato che nessuno conosce, perchè non hanno un nome e le loro attività non sono dimostrabili. La Etleboro è la prima organizzazione che vi parla di crimine invisibile e che da anni lo combatte: per ogni legge esiste un inganno, per ogni inganno dei controllori che sorvegliano il sistema .

08 giugno 2007

Il fallimento della Costituzione Europea apre ai Trattati semplificati


È nelle parole di Blair e Sarkozy che si legge il futuro dell'Europa. Non una Costituzione ma un trattato semplificato, che non necessiti dunque dell'approvazione tramite referendum della popolazione, ma semplicemente dell'accordo dei Ministri e dei capi del Governo di ciascuna Nazione. I poteri e i fautori dell'Europa hanno deciso di superare così gli ostacoli della bocciatura da parte dei cittadini europei che hanno detto più volte no ad una Costituzione Europea che calpestasse l'identità della propria nazione.
Le prime resistenze della popolazione francese hanno indotto così ad un cambiamento di strategia e di approccio nei confronti delle masse, ma non hanno intaccato l'obiettivo di fondo che rimane quello di cambiare il sistema economico. Tale progetto era già stato in un certo senso anticipato da Tony Blair mesi fa che si è proposto infatti come fautore della Nuova Europa, che può così avere forza istituzionale e presentarsi sullo senario politico internazionale, non come semplice unione commerciale tra Stati. Una proposta che era stata già propugnata da Blair poche settimane, ed è stato subito ripreso durante il G8, al fine di sottolineare sia l'intenzione di abbandonare la Costituzione Europea, considerando che nessun popolo avrebbe mai deciso per l'approvazione del referendum, sia la possibilità di creare una federazione europea nel Mediterraneo per impedire che paesi dell'Asia centro-orientale, come la Turchia, di entrare nell'Europa prettamente anglossasone. Tale progetto viene guidato dalla possibilità di creare una Banca del Mediterraneo, incaricata di promuovere gli investimenti per la promozione dello sviluppo nelle aree più povere : si avrebbe così la creazione di quella zona di libero scambio nel Mediterraneo che unisca Oriente e Occidente. Non vi sono dubbi che il fallimento delle consultazioni nel 2005 degli elettori francesi ed olandesi, ha ormai dimostrato che l'idea di Europa intesa come istituzione politica è finita a tutti gli effetti, ma resta il piano di fondo da portare a termine.

La soluzione franco-inglese sembra essere un compromesso ideale ad ingannare l'opinione pubblica e la stessa controinformazione che non vuole la Costituzione Europea, in quanto si tratterebbe di perpetuare un sistema "dei trattati" che già funziona e che evolve con l'instaurazione di un regime decisionale accentrato nelle mani della Commissione. L'obiettivo infatti è quello di instaurare sempre un sistema burocratico accentrato nelle mani di organismi e di entità invisibili, senza tuttavia sollevare le polemiche dell'opinione pubblica che non concepisce di vedersi cancellare la Costituzione. Ricordiamo infatti che la Commissione Europea è una entità formata da funzionari o esperti che vengono nominati da entità che non sono i cittadini europei, nonché "nell'adempimento dei loro doveri, essi non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo né da alcun organismo… Ciascun Stato membro si impegna a rispettare tale carattere e a non cercare di influenzare i membri della Commissione nell'esecuzione dei loro compiti" (art 157 del trattato istitutivo della Unione Europea). Questo articolo dimostra chiaramente che noi in quanto "Stato Italiano" non possiamo fare nulla, siamo incatenati dalle leggi di questa struttura burocratica, che ci punisce ogni qual volta tentiamo di forzare le catene legislative del Trattato di Maastricht e cautelare il sistema economico nazionale. Chi ha orchestrato la truffa, ha già studiato il suo alibi, ecco perchè parliamo del crimine invisibile : l'Europa si è costruita sapendo di non poterla costruire,ma semplicemente per avere il controllo dell'economie degli Stati Europei.Abbiamo lottato per la pace e abbiamo incatenato la nostra economia alla parola Istituzione, che altro non è che una concentrazione di regole. Il problema è che i nostri politici non hanno mai detto che le istituzioni sarebbero diventate private: siamo arrivati a questo perchè la Istituzione pubblica ha perso di significato. Questa organizzazione che ha sede a Bruxelles ci chiama al voto, ma poi i nostri parlamentari non possono dire nulla su quello che le Commissioni decidono. Vorremmo dunque sapere di che democrazia stiamo parlando: tutto si riduce ad una farsa, un imbroglio quotidiano e sistematico. E così che la lotta alla mafia di cui molti si fanno palladini diventa parte del programma di controllo delle masse, per cui sono in un certo dei complici, delle pedine che pensano di morire per lo Stato, ma muoiono per le Banche. I nostri Generali invece di sistemare i vostri figli nel Sismi e fare a gare per avere medaglie, dovrebbero capire adesso di aver sbagliato tutto, perché dovevano vigilare su noi ed evitare che queste cose accadessero.

26 aprile 2007

Verso la Banca Universale


La trattativa tra Barclays e Abn Ambro è giunta ad una vera svolta, decidendo per dare vita alla maggiore fusione bancaria della storia. La quinta banca al mondo e la seconda d'Europa si chiamerà Barclays Plc: verrà creata una holding unica, con sede in Gran Bretagna, e la società avrà come piazza primaria per la quotazione del titolo la Borsa di Londra, mentre per quanto riguarda gli aspetti regolamentari, la centrale operativa sarà ad Amsterdam ma l’autorità di riferimento sarà la Financial Services Authority britannica e non più la Banca Centrale Olandese. È la più grande fusione tra zone di confine mai realizzata nel settore finanziario del vecchio Continente: un'operazione da 120 miliardi di euro che dà vita ad un giro di affari di 47 milioni di clienti. Per il suo gigantismo, questa nuova Banca, cambierà l'immagine della banca europea perché vi sarà la commistione tra le politiche di finanziamento e investimento britanniche ed quelle europee, con la possibilità di lanciare un'aggressiva politica concorrenziale. Molto probabilmente sarà il modello inglese a vincere, basato sulla politica dell'ampio finanziamento, per accentrare sul credito ogni forma di acquisto del cliente, e della banca virtuale, che non necessita di una struttura materiale molto estesa, ma di una semplice rete di uffici virtuali. Una delle prime decisioni da prendere sarà quella del taglio del personale, con oltre 23.600 di licenziamenti o reindirizzamenti da concentrarsi soprattutto in Spagna e Italia.

La fusione, osteggiata in un primo momento dalla stessa Banca Centrale Olandese, è stata incentivata dalla Commissione Europea che, nella persona del Commissario McCreevy, ha esercitato tutte le pressioni del caso per eliminare gli eventuali ostacoli all'acquisizione stransfrontaliera, dando così una bella lezione su cosa sia l'euro. Infatti l'euro doveva facilitare e incentivare la creazione delle grandi Banche pan-europee potenti, ma alla fine ha giovato, ancora una volta, ai britannici, che restano sempre al di fuori dell'unione europea. Le Banche Inglesi si rivelano più forti di quelle europee, che invece, a seconda dei casi, subiscono le dure conseguenze dell'applicazione della normativa europea.
L'accordo tra la Barclays e la Abn Amro è stato, in un certo senso, messo in sicurezza con una penale di 200 milioni in caso di recesso da parte della Abn, e,contro una probabile replica della Rbs-Fortis-Santander con una Opa ostile, è stato previsto una sorta di smembramento controllato, definito dai tecnici "spezzatino": Abn venderà a Bank of America, per 21 miliardi di dollari in contanti, la banca statunitense LaSalle, obiettivo primario di Rbs. Gli hedge fund TCI hanno fissato così all'ordine del giorno dell'assemblea di Abn la votazione del possibile smembramento della Banca Olandese. I fondi speculatici, nonostante siano una parte di azionariato minoritario, hanno giocato un ruolo molto rilevante in quanto hanno esercitato delle forti pressioni sul consiglio di amministrazione della Abn Amro per "ottimizzare" la gestione e migliorare i risultati.

Tra gli altri progetti post-fusione vi è la probabile vendita o ulteriore smembramento del ramo italiano. La Abn Amro infatti controlla la Antonveneta e possiede l'8,6% di Capitalia, quote che in un certo senso fanno gola agli inglesi della Barclays perché possono essere utilizzate per espandere la loro presenza in Italia, grazie soprattutto alla rete distributiva della Antonveneta. Per quanto riguarda Capitalia, si pensa che la posizione di questa banca all'interno del risiko bancario sia tale da garantirle comunque una certa indipendenza. Non possiamo qui dimenticare come Groenink uscì soddisfatto e divertito dalla sede della Banca di Lodi dopo essersi aggiudicato la partita di Antonveneta, grazie alla scoperta degli accordi tra Fazio e Fiorani per non perdere una Banca italiana. Allora una Banca privata vinse, grazie anche alla Magistratura e alle agenzie private di investigatori e servizi di intelligence parallele, su una Banca Centrale Nazionale, perché Bankitalia, oltre ad essere di proprietà delle banche, è anche una Istituzione Pubblica avendo potere di controllo ed esecutivo. Una battaglia per conquistare una banca è divenuta la fronda europea anti-Fazio: tutti infatti festeggiavano la caduta di Fazio, i nemici e gli amici di sempre, ignari che caduto un re sarebbe arrivato un reggente a fare gli interessi di un'altra lobby bancaria.
Per una strana ironia della sorte, però, Abn Ambro, dopo aver fagocitato la Antonveneta e causato la caduta del sistema politico bancario accentrato sulla figura di Fazio, finisce tra le brame degli Inglesi: il predatore è diventato preda, per quella strana legge del mercato bancario che rende le Banche grandi una mira più allettante di quelle piccole, per raggiungere l'obiettivo finale che la Banca Universale. Lo scenario dinanzi a noi è proprio quello della Banca Cybernetica, dalla struttura materiale sempre più inesistente, ma onnipresente con la sua rete di Banche capillarmente distribuite all'interno di ogni Stato, che farà così da centrale per la raccolta e lo smistamento di informazioni e del credito, che confluiranno poi in un unico centro di potere posto al di sopra degli stessi Stati. La fusione a cui abbiamo assistito, non è che un ulteriore passo verso questo obiettivo, in quanto vediamo nascere una Banca molto grande, potente, che si pone al di fuori della Comunità Europea pur avendo fruito di tutti i vantaggi che derivano dalla liberalizzazione e dall'appartenenza allo spazio paneuropeo.

20 aprile 2007

La monetica : il futuro è già dentro di noi


La rivoluzione telematica è ormai un fatto irreversibile che non si può fermare e che interesserà sempre di più tutti i settori dell'attività umana, ma sempre al servizio di chi avrà veramente il potere. Il mercato telematico è già una realtà, è nel nostro presente e il sistema monetario globale innestato su di esso sarà il veicolo per portare al controllo assoluto delle masse. La monetica, ossia sistema monetario telematico costituito dalle carte di credito e dalla moneta elettronica, ci può portare al dispotismo assoluto basato sul controllo dei database agendo in maniera invisibile ma inesorabile.
La moneta elettronica infatti è basato infatti su un sistema identificativo, su di una fattura telematica che esige la comunicazione di una serie di dati, parti riguardanti la transazione e parte di chi lo effettua, con tutte le informazioni che già possiede il canale bancario. Oggi l'utilizzo del contante consente di effettuare i pagamenti senza lasciare traccia sulla propria vita, ma quest'uso pratico e versatile della moneta oggi viene ritenuto un crimine, un reato, punito da migliaia di leggi anti-riciclaggio e anti-terroristiche. Per tale motivo si parla di pagamenti in sicurezza per quelli effettuati mediante il canale bancario, che effettua un controllo e un monitoraggio su ogni singolo individuo che intrattiene degli affari con la Banca: il denaro viene continuamente e costantemente tracciato.

Per creare il sistema della monetica si sono dovute realizzare determinate condizioni per farsì che avvenisse il cambio del sistema senza creare choc economici o resistenze da parte dell'opinione pubblica. Da questo nasce la guerra al terrorismo, Al queda, e altre strutture pericolose ma inesistenti perché servono solo a tener viva la paura e il terrore: la guerra per il controllo del petrolio è una conseguenza, perché il rialzo delle materie prime viene recuperato con l'aumento delle tasse, ma consente di poter ottenere maggiori dati dalle persone che si affidano allo Stato per la propria sicurezza. Il controllo del prezzo del petrolio serve ad evitare che gli Stati riescano a pagare i propri debiti, per usurare i popoli, ma rappresenta comunque una conseguenza della politica del terrore.
Si è dovuto realizzare una situazione di adattamento alla realtà sociale con minori contrasti tensioni o problemi, e una condizione economica tale da indurre che si tratti di un servizio reale per tutta la società geopolitica, un progresso del mercato e della società, e non un privilegio. Ciò che invece implica una certa esclusività o tirannia telematica è l'accesso ai dati che questo sistema consente di accumulare.
Esiste infatti un' archiviazioni di dati clandestina, che deriva dall'esistenza di una Tela costruita dal sistema bancario: le Banche centrali rappresentano dei punti di accumulazione e di smistamento delle informazioni e dei dati che derivano dalle differenti istituzioni e società private esistenti all'interno del territorio nazionale. Ogni Banca Centrale, all'interno della sua centrale rischi, riceve i dati provenienti dall'Amministrazione Fiscale, dalle Forze dell'ordine, dalle Assicurazioni e dalle Poste, e costruisce così una piramide. L'unione della Banche Centrali ha fatto sì che si potesse creare una "rosa" in cui ogni appendice fosse una piramide, e il centro sia il cervello, l'elaboratore a cui convergono tutti i dati per la elaborazione.
Non si tratta solo di database contenente informazioni economiche, ma anche politiche, biologiche, personali, potendo così manipolare la vita delle persone in maniera distaccata e fredda con la costruzione di una legge economica o di una formula finanziaria che consenta di ottenere maggiori profitti, sapendo le abitudini delle persone. La nostra vita è rimessa nelle mani di programmi che non vengono controllati né certificati onde vederne la rispondenza alle leggi dello Stato, e allo stesso modo né è possibile indagare su dei tessuti di potere talmente da nascosti da essere inespugnabili.
Quello che la Telecom stava facendo nient'altro era che una centrale rischi manipolata dalle lobbies per ottenere dei vantaggi a livello politico o economico: è ormai una battaglia persa, perché le telecomunicazioni italiane sono in mano ai Banchieri.
Il sistema della costruzione dei database fa capire per quale motivo l'Europa chiede che ogni Stato sia informatizzato per poter entrare nella Comunità Europea: perché senza sistema telematico non è possibile il tracciamento dei dati e dunque la creazione di base di dati da poter trasmettere.
Lo stadio finale sarà quello di creare una sola moneta telematica, a livello del WTO mediante il GATS che chiuderà così l'evoluzione della moneta: da elettronica, è divenuta europea mediante il SEPA, ossia il sistema unico di pagamento dell'euro, e poi diventerà globale. La moneta globale è quella che sta realizzando Paypal o le altre banche elettroniche, che trasformano la moneta bancaria in bit trasmissibili in ogni parte del mondo. Oggi tuttavia tale conversione costa ancora molto, e per tale motivo, l'evoluzione delle leggi dell'usura e delle liberalizzazioni elimineranno questi costi di trasformazione in virtù degli accordi tra gli Stati a rinunciare alla propria sovranità in nome delle aree di scambio comune.

La monetica, ha trovato applicazione nel campo della tecnica bancaria, ma è in realtà una scienza delle reti, derivante direttamente dalla cybernetica, che fa viaggiare informazioni (dati o moneta) come viaggia l'acqua. Chi governa le reti può decidere come viaggiare e in che forma, imponendo chi può averne l'accesso e chi invece ne deve essere escluso: solo coloro che avranno accesso alla rete sopravvivranno. Lì si installano le leggi e le punizioni per regolamentare l'accesso e la fruizione del servizio, rimanendone così usurati.
La moneta dunque non esiste, è una illusione, deriva dall'acqua, che è la vera fonte di energia, e l'usura deriva dalla rete, dal sistema che viene utilizzato per farla circolare: oggi, con la monetica, siamo passati da un sistema piramidale ad un sistema distributivo che può indurre all'usura chiudendo semplicemente l'accesso alla rete. Quali sono dunque oggi i veri banchieri?
Noi di Etleboro non combattiamo guerre perse, ma dobbiamo preventivare, se il fatto succede significa che abbiamo fallito, mentre abbiamo l'obbligo di dire quanto sta accadendo onde far capire alle persone in che modo agire di conseguenza. Noi siamo solo uomini che ci siamo uniti per creare una tela, dunque unitevi anche voi e costruiamo la nostra rete.

19 aprile 2007

Il crimine dei database bancari


La Etleboro incontra Federico Lippi, ex funzionario dell'Istituto Mobiliare Italiano,ed esperto di tecnica bancaria, avendo seguito per più di 25 anni le procedure per il finanziamento delle piccole e medie imprese. Federico Lippi svolge oggi un'attività di consulenza legale e finanziaria nelle cause contro le pratiche di usura e anatocismo delle Banche nei confronti dei singoli individui e delle imprese. Sulla base della sua esperienza ha così costruito un software, il CheckBanck, che consente di monitorare il corretto funzionamento dei conti correnti bancari, di ogni tipologia di credito prevista dalla L. 108/96, evidenziando così le distorsioni nelle pratiche delle Banche.

D: Cosa le ha insegnato la sua esperienza all'IMI?

R: Durante la mia vita e la mia carriera presso l’IMI istituto bancario Ente di Diritto Pubblico, ho visto l'Italia cambiare tre volte. Ho visto l'Italia del dopoguerra, ossia quella del boom economico in cui avevamo una bassa inflazione, e salari dignitosi che consentivano alle persone di risparmiare e investire, considerando che anche la Banche avevano una politica non usuraia, applicando gli interessi a calcolo semplice (senza capitalizzarli) e quindi senza l'anatocismo. Gli anni '70 sono stati quelli del cambiamento in cui l'Italia ha subito un'escursione deleteria: io lavoravo all'IMI e in prima persona ho visto come queste strutture invisibili piano piano hanno eroso e fagocitato il patrimonio italiano, tra terrorismo, usura bancaria, fino a terminare negli anni '90 con il saccheggio. Oggi vedo un'Italia in cui certi prestigi si conquistano solo danneggiando i terzi, in cui c'è il partitismo e non la politica urbis, e neanche le persone si affidano più a ciò che credono, ma percepiscono che qualcosa di anomalo governa le loro vite, e cercano in qualche modo di reagire. Siamo circondati dalla disinformazione di migliaia di specchietti delle allodole che distraggono l'attenzione e fanno perdere di importanza ad eventi che incidono sulla vota di ognuno, come possono essere le leggi bancarie e quelle in violazione della privacy del cittadino.

D: Cosa intende lei per strutture invisibili?

R: Alcune potente lobbies hanno preso possesso di tutto ciò che prima era dello Stato, le stesse hanno favorito e nascosto l'anatocismo. Dagli anni 80/90 all’interno del sistema bancario si privilegiarono direttive intese a non finanziare le PMI ma esclusivamente le grandissime società e quelle di servizi. Io ho sempre osservato, malvisto dai superiori, che questo è un serpente che si mangia la coda, e a furia di mangiare questo sistema si logora da solo dall'interno.

D: Qual è la situazione economica italiana secondo lei?

R:La famosa formula del Pil versus Spesa pubblica oggi non esiste, il Pil c'è se c'è denaro, se non c'è denaro, è inutile cercarlo, non c'è PIL. La moneta poteva essere l'oro, l'argento, ma oggi c'è solo questa moneta elettronica, che non permette più di quantificare il valore di una moneta e così di una nazione. Oggi si è persa la diligenza del buon padre di famiglia, anzi la diligenza straordinaria di gestire l'economia e lo Stato, e oggi è davvero assente.

D: Secondo lei ci avviamo dunque alla recessione?

R: Secondo me ci stiamo avviando verso la deflazione, che è molto più pericolosa perché va a svalutare la forza lavoro e le materie prime. Ciò che potrebbe innescare questo shock è la bolla immobiliare, ma in Italia non arriverà per colpa di ciò che accade in America. Occorre conoscere infatti la storia economica del Settore del Credito, e sapere che intorno agli anni '70 le Banche investivano molto nel settore immobiliare, in quanto avevano comunque la sicurezza della riserva aurea dello Stato garantita sino a quegli anni. Poi hanno scoperto che era più vantaggioso investire nelle grandi società, come Alitalia, Cirio, Parmalat, Danone, e così dismettendo le partecipazioni immobiliari hanno finanziato le società a partecipazione pubblica. Il settore azionario rispose bene a questa operazione, e così decisero di speculare sulle azioni delle società che loro stesse avevano finanziato. Hanno comprato in massa tutte le azioni delle società portando al rialzo i prezzi, e poi le hanno rivendute lucrando così sulla differenza. Poi le leggi sulla cartolarizzazione, che hanno permesso alle Banche di vendere i loro crediti in sofferenza, e quelle che hanno dato potere alle Banche di compravendere le azioni di diverse società anche se concorrenti tra di loro, hanno consentito loro poi di rimettere tutti i loro debiti al pubblico. Finita la loro tornata di alta finanza hanno rivoluto indietro le loro proprietà immobiliari, portando al fallimento le imprese solo per riprendere possesso degli immobili, tra case e stabilimenti. Ora non ci resta che dire: lasciamo pure che questo serpente si mangi anche la testa.

D: Qual è oggi la tendenza del settore bancario?

R: Nella corsa alla Banca Universale, le Banche di un certo tenore si sono accorpate per creare delle strutture grandi e con dei giochi di bilancio sono riusciti ad accorpare sistematicamente le altre piccole Banche . Oggi si teme che da queste operazioni di fusione si possa giungere a quella che è la Banca Universale: ecco cos'è questo serpente che si mangia la coda.

D: Lei pensa che i database siano un pericolo per la società?

R: I database sono una minaccia, e a mio parere non hanno neanche motivo di esistere, soprattutto quelli bancari: non sono umanamente concepibili. Oggi se non pago il mio debito, vengo iscritto alla Centrale Rischi (CRIF) e il mio nome sarà schedato anche se ho pagato il mio debito e se ho ottenuto una sentenza passata in giudicato a me favorevole. Una Banca può così iscrivere il mio nome anche solo per indurmi al fallimento e prendermi la casa. Alla fine le Banche possono essere insolventi ed evasori ed avere sempre dignità e prestigio, mentre il piccolo imprenditore sarà perseguito a vita. A questo punto credo che non sono i politici ad andare contro lo Stato o contro i magistrati, ma sono le Banche che vogliono mettersi al di sopra degli Stati. Oggi esistono, tra l'altro, molti database come il CRIBIT, il CTC, EXPERIAN, EXCELL, ognuno collegato all'altro ma tutti che confluiscono nella centrale rischi CRIF.

Checkbank

D: Dott. Lippi, perché lei ha creato questo programma per monitorare i conti correnti bancari?

R: Sono fermamente convinto che ogni giorno il cittadino e le imprese restano vittime inconsapevoli di una serie di abusi da parte delle Banche, che violano sistematicamente le leggi dello Stato e del codice civile. Usano un linguaggio contorto e difficile, con continui rimandi ad altre leggi, che non vengono mai riportate o spiegate, impedendo a chi legge di capire le clausole contrattuali: il sistema giuridico italiano ha più di 400 000 leggi, e non basterebbe una vita a conoscerle tutte. Tuttavia le Banche continuano a scrivere dei contratti con clausole vessatorie, e una volta che l'impresa o il cittadino le firma è obbligato ha rispettarle, e a veder violata la sua privacy senza alcun limite. Il principio che "la legge non ammette ignoranza" non è valido, perché nella Costituzione leggiamo che la legge non produce effetti nei confronti dei cittadini che non sono stati messi nelle condizioni di conoscere la legge e di capire a cosa vanno incontro: questa norma è stata stravolta e oggi con una semplice firma il cittadino perde ogni diritto. Le violazioni dunque sono tantissime e l'impresa o il cittadino non ha il tempo di studiare tutte le leggi, né di controllare la giusta applicazione per prevenire le truffe e l'usura. Per tale motivo ho creato un programma basato sulle leggi e le formule finanziarie che le Banche dovrebbero applicare e non fanno. Stiamo ottenendo così degli ottimi risultati, perchè è divenuto un valido strumento per produrre delle prove schiaccianti nelle cause contro l'anatocismo e l'usura: ormai il Checkbank è noto nel Transatlantico come il programma ammazzabanche.

D: Crede che il progetto della Tela di Etleboro riesca ad aiutare le imprese a combattere la disinfomazione e questo crimine invisibile?

R: Certo, in quanto questa iniziativa permette alle imprese di essere supportate da una struttura informata e ferrata in tutte le problematiche inerenti le loro attività comprendendo anche i rapporti spesso pericolosi con il settore del credito, senza sottacere la importanza di farle lavorare unite , mettendole in condizione di interagire tra loro, senza sovrastrutture anche burocratiche allo scopo di ottimizzare i prezzi e permettere ai piccoli e medi imprenditori di riacquistare la loro funzione e titolarità di motore principale della economia del Paese.

03 aprile 2007

Liberalizzazione dei pagamenti e nuova usura


Varata dai ministri dell'Ecofin la direttiva per la liberalizzazione dei pagamenti all'interno dello spazio europeo, che elimina limiti e restrizioni sia in base alla nazionalità di residenza dell'istituto di credito, sia in base alla tipologia degli enti che sono abilitati a prestare un servizio per le transazioni.
Viene ribadita la priorità assoluta della legge economica della concorrenza e della riduzione dei costi per i consumatori, dando così il via alla creazione di joint venture e collaborazioni tra gestori di telefonia, istituti di credito e società di distribuzione commerciale.
Tale direttiva rappresenta dunque la liberalizzazione tanto attesa che giunge dopo gli scandali che hanno coinvolto le agenzie di transfer money, le società di telefonia, le scalate ostili dei piccoli istituti di credito, ed è l'obiettivo di traguardo delle lenzuolate che tendono ad incentivare l'utilizzo della moneta elettronica e bancaria, piuttosto che il contante. Il decreto anti-riciclaggio rende il contante uno strumento pericoloso per il pagamento delle transazioni, perché considera sospetto qualsiasi trasferimento o accumulazione di contante che fuoriesce dal circuito bancario e dunque dai controlli prudenziali degli istituti di credito. Gli stessi limiti all'emissione di assegni trasferibili, e le nuove liberalizzazioni, impongono la moneta elettronica per i pagamenti delle principali istituzioni e società che offrono un servizio pubblico, nonché la costituzione di conti correnti bancari per la gestione dei pagamenti dei liberi professionisti, che devono tracciare i compensi e controllare sull'attività finanziarie delle imprese assistite.
La decisione di aprire il settore dei pagamenti agli enti non bancari è stata presa dall'Ecofin in virtù di un compromesso che fissa dei requisiti prudenziali per gli enti non bancari e apre un'opportunità di mercato a società che offrono servizi di trasferimento di denaro, ma non di credito in senso stretto, fino a coinvolgere qualsiasi soggetto a cui confluisce in qualche modo la moneta. Western Union, società che gestiscono e-money, supermercati, provider e società di telecomunicazioni, che soddisferanno adeguati requisiti patrimoniali e di stabilità finanziaria, potranno effettuare trasferimenti di denaro considerando che non sarà più necessario effettuare il pagamento mediante l'istituto di credito che si trova nella stessa nazione di residenza. Da questo punto di vista la direttiva rappresenta il primo passo per la costituzione di uno spazio unico dei pagamenti che consentirà di effettuare un pagamento con carte di credito, di debito, bonifici da un unico conto corrente, senza pagare costi aggiuntivi, in tutta Europa, sotto la vigilanza di un unico ente centralizzato. Gli enti non bancari non potranno raccogliere depositi dagli utenti, ma potranno accettare fondi per la prestazione di servizi di pagamento: questi costituiranno le riserve che consentiranno a queste società di concedere dei prestiti legati sempre al pagamento, ossia al consumo.
In tale ottica prendono certamente forma le collaborazioni che si sono venute a creare e che sembrano essere dettate da esigenze commerciali: le Coop hanno stretto un importante accordo con la Tim, così come Poste sta intavolando una trattativa con Vodafone per divenire un gestore di telefonia, e Carrefour che ha costruito sempre con Vodafone una collaborazione per virtualizzare la distribuzione commerciale. Le Poste, in particolare, puntano ai micropagamenti, per creare la prima banca sul cellulare per gestire in mobilità il proprio conto corrente, mentre Coop, Auchan, Conad e Carrefour stanno studiando un sistema per effettuare la spesa tramite il cellulare, operazioni di fidelizzazione congiunta, promozioni e premi. Considerando infatti l'imminente introduzione di chip RFID all'interno delle etichette dei prodotto di consumo, le società di telefonia, le banche e le stesse multinazionali potranno conoscere gli acquisti e le abitudini delle persone, reperendo una base di dati sugli stili di vita e le modalità di consumi che potranno porre un controllo assoluto sui bisogni della società. La funzione del codice a barre, viene ulteriormente affinato in quanto il chip potrà contenere un maggior numero di informazioni, sia per le modalità di consumo del prodotto, che per quelle del pagamento: tutto questo nelle mani dei colossi dell'economia disumanizzata e globalizzata.

L'obiettivo sarà quello di creare delle reti integrate al cui interno società di telecomunicazione, banche e supermercati, andranno a costituire il circuito su cui circolerà la moneta che sarà così totalmente elettronica, e si impossesserà del credito al consumo e degli scambi di moneta di piccolo taglio.Con l'introduzione di questo sistema così vicino alle esigenze quotidiane, enormi quantità di contante verranno ritirate, per essere sostituite con la flessibile e sempre disponibile moneta elettronica. Se per le associazioni di consumatori questa rappresenta una vittoria, si rivela in realtà essere una grande truffa, in quanto non si va a diminuire la rendita bancaria, ma ad ampliare fino all'esasperazione la dipendenza rispetto alla moneta elettronica a debito. La gente sarà drogata dalla libera possibilità di avere in pochi minuti una carta di credito, un finanziamento, un conto corrente, e non si accorgerà che si è indebitato, con una duplice usura, per poter fare la spesa, per poter mangiare.
Nessun bene di consumo, né alcuna prestazione, verrù pagato più con denaro ma solo tramite gli strumenti di pagamento che il supermercato studierà per i propri "utenti", in quanto l'utilizzo del denaro contante sarà quanto meno impossibile.
Immaginare che liberalizzare il settore dei pagamenti significa cancellare l'usura bancaria, significa commettere un grave errore, perché sopraggiungerà l'ulteriore usura della disumanizzazione dell'economia. I nostri referenti saranno società di telecomunicazione o di e-money che utilizzano delle procedure burocratiche contorte e non conoscibili dalle persone, perché non hanno un codice di procedura amministrativa, e ciò permette loro di far ricorso a stratagemmi che aliena le persone e scoraggiano la protesta per gli errori subiti.

Ricordiamo infine, che mentre la Commissione Europea emana una direttiva per la liberalizzazione dei pagamenti, l'Istituto delle Poste Francesi decide di destinare parte dei fondi alle esigenze di sussistenza e di prima necessità delle persone che si trovino in situazioni molto precarie e disperate. È questa la risposta obbligata del governo dinanzi ad una situazione economica in cui i più deboli, ai margini della società, muoiono di fame, in cui le persone accumulano 10 carte di credito e tentano il suicidio perché non hanno come pagare.
La società dei debitori è quello che si prepara per noi, all'indomani della liberalizzazione e dell'introduzione di una moneta elettronica usuraia, quando invece la moneta in realtà non esiste, è solo un bit all'interno di un computer che si trova in qualche paradiso fiscale, lontano dal nostro mondo. Si può creare e si può distruggere con un software, ed è questo il segreto, o il trucco se volete, che sta dietro la liberalizzazione dei pagamenti

26 gennaio 2007

Decreto liberalizzazioni: Bankitalia e moneta elettronica di proprietà dei Banchieri


Ancora novità per le sorti di Bankitalia,e nuove direttive per il legislatore, che dovrà chiudere una volta per tutte la questione sulla proprietà della Banca Centrale Italiana.
La norma della riforma del risparmio che prevede la nazionalizzazione della Banca d'Italia sarà eliminata in rispetto dell'obbligo di indipendenza della Banca Centrale nei confronti dei governi, come previsto dalle normative comunitarie. È quanto stabilisce il disegno di legge di riordino delle authority, che rientra nella nuova tornata di liberalizzazioni prevista da Bersani per il 2007, chiudendo così subito il contenzioso tra il Tesoro e le Banche sulla valutazione della partecipazione. Il governo Tremonti valutò la Banca d'Italia complessivamente 800 milioni, ma le banche, azioniste e proprietarie, impugnarono tale decisione proponendo un'offerta che poteva oscillare tra i 10 e i 23 miliardi. L'intenzione di rendere pubblica la Banca di Italia non è mai stata approvata con piacere dai Banchieri, che avrebbero invece ceduto la loro preziosa partecipazione solamente se sarebbe stata valutata come oro, nonostante di "oro" non ce ne sia rimasto nulla. In questi lunghi anni di privatizzazione è stato fatto un vero e proprio saccheggio della Banca d'Italia, sia nell'anima che nei forzieri, perché l'oro degli Italiani sembra quasi che sia sparito a fronte di tante riserve in carta straccia. L'ultimo a ricordarsi di quell'oro è stato Tremonti, in occasione dell'emendamento della legge del risparmio, dato così adito ad un'accesa discussione con Fazio, che forse non seppe rispondere alla richiesta del governo di dove fosse il Tesoro degli Italiani.
Ma a rendere la Banca d'Italia un Istituto meramente burocratico è stata l'Unione Europea, con la creazione della Banca Centrale Europea, al cui interno è stato concentrato il potere della politica monetaria, uno dei più potenti e fondamentali poteri che uno Stato detiene nell'esercizio delle funzioni che gli conferisce il popolo. Le Banche Centrali Nazionali sono state così retrocesse a stanza di compensazione, a organo burocratico delle stesse Banche private, con poteri di vigilanza senza esercitarli completamente.
Il ruolo della Banca di Italia è ancora in evoluzione, e va ad inserirsi in un quadro molto coerente e complesso che ora diventa sempre più chiaro ed evidente agli occhi di tutti. Lo si può leggere in questo decreto per le liberalizzazioni, negli accordi per creare la Borsa Globale, nella nuova direttiva Mifid: un sistema monetario fondato sulla moneta elettronica completamente nelle mani delle banche private, un unico ente centralizzato che ha il potere di decidere la politica monetaria, rigorosamente indipendente da tutto e da tutti, liberalizzazione della contrattazioni dei titoli, e la creazione di una serie di autority che controllino il settore finanziario.
La risposta al perché non è stata resa definitiva la nazionalizzazione di Bankitalia è scritta in questo quadro giuridico, che porterà ad un'usura ben più sottile ed invisibile di quella che è stata in questi anni. I Banchieri hanno così costretto a scegliere il governo tra pagare 23 miliardi per l'acquisto delle azioni, cosa assolutamente impossibile visto lo stretto controllo dell'OCSE e della UE sui conti pubblici, e chiudere il contenzioso con le liberalizzazioni e il decreto per creare le borse valori delle Banche (MIFID).
La riforma delle liberalizzazioni contiene delle norme chiave per capire cosa stia diventando il nostro sistema bancario. Innanzitutto è previsto l'obbligo di pagamento con moneta elettronica i tributi e i pagamenti presso la Pubblica Amministrazione, che dovrà dotarsi di sistemi per accettare bancomat e carte di credito, così come le bollette per la fornitura di elettricità, acqua e servizi telefonici, e sarà così anche per le pensioni e gli stipendi. Ovviamente anche i privati dovranno attrezzarsi ad accettare moneta elettronica, potendo così fruire d'incentivi per dotarsi di POS. In questo modo, pian piano, la sola moneta che useremo sarà quella "bancaria", creata dal nulla dalle banche grazie alla virtualizzazione del denaro, secondo un processo irreversibile: non sarà più possibile ritornare alla carta moneta perché avrà un costo troppo elevato. Più gli scambi resteranno nella dimensione virtuale minori saranno per noi i costi, ed è proprio su questo che le banche fanno leva per detenere il controllo completo della circolazione di moneta. Una tale norma è ovviamente coerente con la proposta di rendere tutti gli assegni non trasferibili, perché anche in quel caso si va ad impedire che alcuni scambi, ossia quelli intermedi, chiusi tramite girata o compensazione, non passino attraverso il circuito bancario.
A questo punto, che fine fa la Banca di Italia? L'articolo 8 del decreto legislativo di riordino delle Autority, trasferisce alla Bankitalia le competenze dell'Uic (Ufficio Italiano Cambi), nonché quelle dell'Isvap e Covip, da condividere con Consob. Alla Banca d'Italia andranno ancora poteri di controllo e vigilanza sugli intermediari, i quali tuttavia avranno molta più libertà nel gestire la collocazione dei titoli sul mercato. Le Banche d'Affari potranno, in maniera indipendente, creare una borsa valore e vendere Titoli, accompagnati da un quadro di sintesi che spiega l'offerta pubblica: saranno le Banche stesse a fare i controlli e non più Consob per esempio, ma senza acquisire alcuna responsabilità nell'emissione.
La Banca di Italia sarà così l'ente burocratico dell'alta finanza, più che un Istituto di emissione monetaria in quanto la sola moneta emessa sarà delle Banche private, ed era alquanto anacronistico pensare di rendere pubblico un'entità che comunque non può essere controllata dallo Stato. La moneta ormai è destinata a perdersi nei circuiti internazionali, i titoli nella Borsa Globale, e le leggi nelle direttive comunitarie: la nuova usura sarà l'essere solo un utente.

L'Economia Italiana sarà una costellazione di Authority, cioè di organi, composti da commissioni di esperti - sullo stampo dei tipo i comitati che assistono la Commissione Europea - che funzioneranno quasi come i tribunali: giudicheranno sulla trasparenza o meno dei servizi pubblici offerti dai privati. L'Amministrazione pubblica verrà sostanzialmente falciata, perchè la produzione dei servizi - ferrovie, poste, trasporto marittimo, energia, comunicazione e media - sarà totalmente privatizzata e le Istituzioni pubbliche si ridurranno ad una schiera di authority che vigileranno sul libero scambio in libero mercato.

Allegati:
- Comunicato stampa del CdM del 25 Gennaio: Liberalizzazioni pacchetto Bersani
- Video incontro con i media al termine del Consiglio dei Ministri n. 35 del 25 gennaio 2007

08 gennaio 2007

La Nuova europa è il prossimo bersaglio della borsa mondiale


Con l'ingresso di Romania e Bulgaria l'Unione Europea giunge ad una quota di ventisette adesioni, mentre l'adesione all'euro della Slovenia apre nuovi scenari per il mercato unico. Il processo di ampliamento dell'Unione subirà ora una lenta battuta d'arresto dopo i problemi nelle negoziazioni con la Turchia e il rigetto della ratifica del Trattato Costituzionale, aspettando poi che facciano il loro ingresso, prima della fine del decennio, la Croazia, Cipro, Malta, i paesi baltici e la Slovacchia, e quanto prima le più importanti economie dell'est, la Polonia, l'Ungheria, la Repubblica ceca, che da sole costituiscono lo 0,4% del Pil europeo.
Quello dell'estensione dell'Unione Europea è un processo obbligato, quanto irreversibile, considerando che allo stato attuale è più vitale l'ampliamento ai paesi dell'Est e del Mediterraneo che il consolidamento delle istituzioni all'interno dei Paesi fondatori.
Non a caso, mentre la Costituzione Europea fallisce, e la Francia dichiara guerra aperta all'euro e ai burocrati della BCE, vanno avanti le contrattazioni per dare all'economia europea nuovi mercati per sostenere il PIL.

La Slovenia è la prima tra i nuovi membri dell'UE ad adottare la moneta comune, senza però molta euforia perché molti sono i timori per l'aumento dei prezzi e la svalutazione dei salari, come è accaduto in tutti gli altri paesi, anche se con un'economia molto forte. Il reddito di un operaio sarà di circa 300€, mentre di un medico oscillerà intorno ai 1000€, rischiando così di perdere il vecchio potere di acquisto che sosteneva la normale circolazione della moneta.
La Banca centrale della Slovenia ha già annunciato inoltre il trasferimento del resto del contributo del paese alla Banca centrale europea (BCE) di 17,1 milioni di euros, e di 22 milioni di dollari, ritirando poi dalla circolazione la vecchia moneta del tolar che andrà totalmente sostituita con gli euro.

L'integrazione monetaria è stata più veloce di quanto si pensi, considerando che sono bastati solo tre giorni che la società che gestisce il mercato italiano a paneuropeo dei titoli di Stato (MTS), ha annunciato la nascita di un listino del debito pubblico della Slovenia. Euronext-Nyse, che possiede la maggioranza del capitale della Holding che controlla MTS insieme a Borsa Italiana, entra subito nella "nuova europa" balcanica prendendo in gestione il mercato dei titoli di debito statali, aprendo così un nuovo mercato finanziario per gli investitori internazionali. La penetrazione del mercato finanziario sloveno da parte di Mts, e poi presto in tutti gli altri paesi che faranno il loro ingresso in Europa, preannuncia senz'altro l'invasione delle grandi società di intermediazione e delle grandi Banche d'Affari che vorranno estendere lì il piano della borsa internazionale. Il mercato finanziario si sta preparando infatti a diventare un unico circuito con l'abbattimento definitivo di ogni ostacolo, legislativo e tecnico, alla circolazione dei capitale, come stabilito appunto dalla direttiva MIFID. Le vecchie istituzioni di controllo, le autority e le stesse Borse valori nazionali perderanno il loro ruolo nella gestione degli scambi di titoli e valori mobiliari, per essere sostituiti dalle grandi banche d'affari. I Banchieri si stanno infatti organizzando in veri e propri consorzi per creare delle borse valori indipendenti e alternative da quelle ufficiali, venendo meno l'obbligo di concentrare gli scambi all'interno dei mercati regolamentati. Si darà origine ai mercati di negoziazione multilaterali, e questi nel loro insieme saranno il vero sistema della borsa mondiale, al cui interno si perderà non solo le tracce del flusso dei capitali, ma anche le società e le imprese quotate. I capitali affluiranno maggiormente in quelle borse più accreditate, perché gestite dalle Banche più potenti, e anche il diritto di quotazione diventerà oggetto di scambio, che le società dovranno contendersi.
Inoltre, alla vigilia della scomparsa della moneta cartacea per fare posto alla sola moneta elettronica o bancaria, questa rete telematica agganciata ai circuiti finanziari mondiali è l'unico mercato monetario futuro possibile.

L'euro rappresenta dunque un grande investimento per i Banchieri, europei e non, in quanto ovunque entra la burocrazia europea, si apre un mercato di liberalizzazione e di deregolamentazione, perché tutti gli Stati sono obbligati a sottoscrivere i patti di stabilità e a recepire le direttive. Per tale motivo, le implicazioni dell'ingresso nell'area euro non si circoscrivono ai soli problemi legati all'inflazione, ma anche a quelli legati agli scenari del mercato finanziario, economico e politico.
La Francia e la Germania, da tempo hanno rimesso in discussione il sistema euro, criticando aspramente le scelte di politica economica della BCE, troppo penalizzanti per le esportazioni e per il potere d'acquisto dei cittadini. Le critiche mosse sono molto profonde, sino a rivendicare la propria sovranità monetaria, e rispondono a coloro che minimizzano il "no" alla Costituzione Europea, che parlano dell'euro come un alibi alla cattiva gestione dell'economia nazionale, dicendo che l'euro non è solo una moneta. L'euro è un veicolo di potere, è lo strumento che occorre per prendere il controllo di un'economia, per consentire poi l'applicazione in maniera uniforme e diffusa delle direttive e dei regolamenti delle Commissioni, che vogliono un'economia in cui i servizi pubblici e le infrastrutture siano in mano ai privati, che l'economia sia controllata e gestita dalle Banche e non dalle istituzioni pubbliche, che le decisioni di politica sociale siano approvate dagli organi sovranazionali. È ovvio dunque che l'Olanda, la Francia o la Germania non vogliono questa Europa, è altrettanto ovvio che non la vogliono neanche la Turchia e le ex Repubbliche comuniste, perché sarebbe per loro una perdita di sovranità. I paesi dell'Est rappresentano la soluzione ai problemi pensionistici della vecchia Europa, la Turchia e i Balcani quella legata agli sbocchi marittimi all'approvvigionamento energetico.

04 gennaio 2007

Nuovi scenari del sistema finanziario europeo: la creazione delle Borse Valori dei Banchieri

È stato dato il definitivo via libera alla fusione New York Stock Exchange-Euronext, per dare così vita ad un sistema finanziario mondiale che porterà ad uno sconvolgimento dell'attuale sistema delle Borse Valori.
La fusione delle Borse Europee con quella americana non è che un frammento del programma che porterà alla creazione di un sistema finanziario unico, proiettato al mercato globale, in cui le Borse Valori cesseranno di avere quel carattere di servizio pubblico, con una regolamentazione statale. La direttiva Mifid (2004/39/CE Markets in Financial Instruments Directive ) sopprime l'obbligo di centralizzare gli scambi, nelle Borse o nei mercati regolamentati dallo Stato per consentire agli operatori finanziari, come Banche e Società di investimento, di costruire il proprio circuito di scambio dei titoli: il sistema di negoziazione multilaterale. Il gestore privato del mercato regolamentato dovrà seguire le norme della direttiva comunitaria per scrivere il protocollo in base al quale dovranno svolgersi gli scambi, e in che modo le informazioni dovranno circolare e dovranno essere fornite al mercato. La direttiva per la creazione dei mercati di negoziazione multilaterale, dovrà essere recepita entro gennaio 2007 e poi applicata entro novembre del 2007, ma vi sono già i piani per la sua realizzazione.

E' già arrivata in Europa la SIA, Societa' Interbancaria per l'Automazione, che ha annunciato, il lancio del Modulo "Execution Policy Monitoring for MiFID", ossia la piattaforma tecnologica interamente dedicata al monitoraggio e al controllo dell'operativita' effettuata su tutti i mercati finanziari.Attraverso questo nuovo modulo gli operatori finanziari potranno analizzare automaticamente l'intero traffico effettuato sulle diverse piazze finanziarie europee.

Inoltre, sette delle più grandi banche di investimento europeo hanno già annunciato il lancio di una nuova piattaforma di commissione paneuropea, un consorzio, partecipato da Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Merrill Lynch, Morgan Stanley e UBS. Questo consorzio sarà l'infrastruttura degli scambi europei, alternativa a quella dei mercati regolamentati nazionali, che frammentano le negoziazioni sulla base della residenza delle società o degli investitori. Queste banche da sole, rappresenterebbero più di un terzo della totalità delle transazioni realizzate sulle azioni europee e il loro ingresso sul mercato sconvolgerà totalmente l'intero sistema, in quanto faranno da polo per attirare capitali e rompere quei confini che volevano la creazione di una borsa in mano agli Stati nazionali. Le borse valori, dopo essere divenute delle società commerciali come le altre, sottoposte ad un sistema di concorrenza e soggette alle regole di acquisto e di vendita del mercato, entreranno in competizione con le Banche e le altre imprese d'investimento . Inoltre, la completa eliminazione degli ostacoli all'utilizzo del "passaporto unico" per le imprese d'investimento che operano nell'Ue, consentirà agli operatori esteri di avere ampia possibilità di entrare nei mercati nazionali in virtù di un'autorizzazione con validità anche al di fuori dei confini nazionali. Verrà allargato l'accesso ai mercati a soggetti anche diversi dagli intermediari, investitori indipendenti compresi.
Cadranno le frontiere sia tra i paesi, che tra i differenti figure di operatori e competitori, con l'eliminazione di qualsiasi barriere all'entrata, una deregolamentazione piena che metterà alla prova le Borse, gli intermediari e anche le attuali infrastrutture informatiche che avranno dimensioni gigantesche.

La creazione di Euronext, come consorzio tra le maggiori Borse europee, è stato il primo segnale di questo progetto di globalizzazione dei mercati finanziari, e l'evolversi degli eventi condurrà alla moltiplicazione degli operatori alternativi. Oggi esistono negli Stati Uniti già una trentina di entità che si autogestiscono e autoregolano attirando al loro interno capitali e investitori da tutto il mondo. Ovviamente Euronext nasce nel tentativo di dare al mercato europeo una sorte di indipendenza onde trasformarlo in un centro in cui far confluire i capitali da tutto il mondo; tuttavia il fallimento di un accordo con la Germania ha rovinato questo progetto e ha dato vita ad un mercato internazionale. Oggi, la Borsa di Londra subisce i tentativi di scalata da parte del Nasdaq, che ha recentemente lanciato una nuova offerta di 4 miliardi di euro per aumentare la sua partecipazione che raggiungeva già il 28%. Le manovre verso le borse europee hanno fatto sì che anche le borse americane si rivalutassero riprendendo i vecchi regimi di quotazione, grazie anche alla depressione delle borse asiatiche.

La deregolamentazione delle contrattazioni di borsa è una tendenza futura che coinvolgerà tutti i mercati esteri, perché è un sistema da tempo presente in America e che sbarca oggi in Europa mediante una direttiva di chiaro stampo statunitense e anglosassone, essendo stata concepita dal FSA ( Financial Services Autority) del Regno Unito, che nel suo "International Regulatory Outlook 2006" delinea un quadro di riferimento delle norme. Questo segue le impostazioni del Financial Services Action Plan (FSAP), organismo del FMI. È dunque il sistema finanziario del futuro, e ben presto sarà in vigore in ogni Stato, sostituendo gli organi di controllo statali, con i mercati regolamentati autonomi. In tale ottica si preparano, ad esempio, anche le Borse Asiatiche, anch'esse pronte a lanciare il proprio consorzio di borse sino alla globalizzazione dei mercati valutari. Identica evoluzione potrebbe avere il sistema economico finanziario dei Paesi del Golfo, anche se oggi ancora ad uno stato embrionale ma già pronto ad una sua immediata trasformazione. Il Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG) ha già annunciato al sua intenzione di realizzare l'unione economica e monetaria entro il 2010, su consiglio della Banca centrale europea, per l'Arabia Saudita, il Bahrein, gli Emirati, il Kuwait e il Qatar, per concludere quel processo di integrazione cominciato nel 1981. L'unione finanziaria sarà esclusivamente virtuale, con la possibilità che questo stesso mercato si agganci anche a quello europeo, russo e americano.
Economicamente sarà sicuramente un grande business per i cdd. Investori, ossia i grandi fondi di investimento e per gli operatori finanziari, essendo un mercato finanziario a cui i risparmiatori non potranno accedere. Loro costituiranno un circuito a parte, per i quali varranno regole diverse: saranno semplici utenti che saranno garantiti non più dai controlli dello Stato, ma dalle società intermediarie che non saranno responsabili della certezza dell'investimento, garantito invece dalla "sintesi del prospetto informativo". Un sistema automatizzato venderà pacchetti di investimento dotati di una spiegazione sui rischi e sui guadagni, e accettate le condizioni la società sarà sollevata di qualsiasi responsabilità. Nell'illusione di risolvere i crack finanziari derivanti dalla manomissione dei bilanci e dalla complicità alla truffa delle banche, si creerà un sistema in cui la lettura delle informazioni dell'investimento basterà a garantire il risparmio . Il gigantismo e l'automatizzazione degli scambi e delle negoziazioni trasformerà gli investitori in speculatori efficienti, e i risparmiatori in utenti responsabili delle truffe dei mercati.