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28 novembre 2007

Disinformazione e giudici corrotti: torna il Kuwait Gate


Torna a far discutere il controverso caso Ferrayé che ha svelato il vero volto del Kuwait Gate, e dello scandalo Oil For Food, direttamente legato a quello definito come caso Clearstream. Marc-Etienne Burdet, uno dei protagonisti dell'Affaire Ferrayé, è stato rilasciato dal Tribunale Federale svizzero, lo scorso 2 novembre dopo 56 giorni di sciopero della fame, per protestare della sua ingiusta detenzione. L'accusa a capo di Burdet è di "calunnia qualificata" avendo accusato i giudici svizzeri chiamati a seguire il processo di Joseph Ferrayé, di "massoneria e mafia" per rispondere alle pressioni e ai reiterati abusi di potere per nascondere i propri crimini di corruzione e favoreggiamento.
Marc-Etienne Burdet, stretto collega di Joseph Ferrayé con il quale ha condiviso la tragica avventura del Kuwait Gate, deve rispondere delle accuse di attentato all'onore depositate dal notaio ginevrino Pierre Mottu, dinanzi ad un tribunale che è in grave conflitto di interesse, essendo esso stesso implicato nel processo Ferrayé. Senza un ragionevole motivo è stato arrestato con un atto arbitrario e con un palese abuso di potere, privandolo della propria libertà per oltre 22 mesi, una pena che terminerà solo l'11 maggio del 2009. Il giudizio che ha portato all'arresto è stato condotto in maniera illegale, poiché effettuato in tempi brevissimi, "di chiamata al Popolo", attraverso la semplice nomina del difensore di Burdet , senza dare la possibilità di preparare la difesa, in violazione della Convenzione europea dei Diritti dell'uomo e delle Costituzioni Federali e Cantonali. Al momento si tratta di uno stato di libertà provvisoria, in attesa che il Tribunale Federale esamini il ricorso presentato da Marc-Etienne Burdet contro una detenzione in palese violazione della Convenzione europea dei Diritti dell'uomo (CEDH) .

Ci si chiede ora perché un tribunale ha reagito così, proprio durante il processo di Ferrayé che aveva denunciato la truffa di cui è stato vittima. Perché questo "tribunale" ha mentito? Per rispondere a tale domanda occorre fare un breve passo indietro e ricordare qual è stato il ruolo della giustizia svizzera all'interno del Caso Ferrayé.
Dopo l’incendio dei pozzi del Kuwait, nel 1991 Joseph FERRAYE progetta due sistemi rivoluzionari di estinzione per asfissia del fuoco e di blocco del petrolio: questi due sistemi erano la chiave di un piano premeditato, elaborato mesi prima dell'invasione del Kuwait da parte delle truppe di Saddam, al fine di estinguere gli incendi e recuperare senza sprechi l'oro nero. Tuttavia, le lobbies petrolifere, in collusione con i governi degli Stati direttamente coinvolti nelle operazioni militari, si appropriano dei brevetti, estromettendo Ferrayé, nonché dei fondi stanziati dal Governo del Kuwait per il recupero del petrolio. Parliamo di oltre 34 miliardi di dollari, che i principi del Kuwait hanno pagato mediante il petrolio irakeno, che sono stati deviati e occultati attraverso un sistema piramidale costituito da Banche, stanza di clearing e paradisi fiscale, che porterà così alla completa scomparsa dei fondi dal circuito bancario. In tale contesto si innesta non a caso il progetto dell'ONU “Petrolio Contro Cibo” come mezzo di riciclaggio dei petrodollari. L’operazione viene portata a termine grazie a due avvocati di Ginevra, Marc Bonnat e Warluzel, e un notaio, Sirven che per il gran servigio prestato allo Stato gli è valso la nomina da parte di Chirac di cavaliere della Legione di onore in qualità di dirigente della ELF, mediante la quale, infatti, una grande parte dei fondi è stata occultata. Joseph Ferrayè e i suoi colleghi si trovano dunque costretti ad attaccare i propri truffatori per difendersi dalle pressioni provenienti da diverse entità, denunciando apertamente la truffa di cui sono stati vittima

Marc-Etienne Burdet così ha denunciato alcuni giudici del Cantone di Vaud per truffa e complicità di truffa con i personaggi indicati direttamente dalle prove presentante. Per mettere così a tacere le accuse contro il notaio ginevrino Pierre Mottu, autore di atti notarili falsi e dissimulati al fine di commettere il furto ddi royalties e di brevetti, il Tribunale di Montnemon à Losanna ha deciso di arrestarlo "per impedire l'imputato di nuocere all'interesse pubblico" . Questa dunque la risposta di un tribunale dello Stato della Svizzera, nei confronti di un cittadino che denuncia la corruzione di giudici e di notai che commettono gravi crimini finanziari e giudiziari.
Ai danni di Ferrayé sono state poste in essere una serie di operazioni volte a prendere il controllo dei brevetti utilizzati per l'estinzione dei pozzi del Kuwait, e deviare così le royalties sui Brevetti. Pierre Mottu ha redatto delle decine di convenzioni e ha contribuito a mettere in piedi 5 società per deviare i miliardi che ritornavano a Joseph Ferrayé, ma i giudici svizzeri affermano che "il notaio Mottu non era responsabile degli atti commessi, in quanto eseguiva semplicemente le direttive dei suoi soci". Marc-Etienne Budet tuttavia sottolinea la grave complicità dei giudici con il notaio Mottu, e probabilmente con gli atti e le operazioni che aveva portato a termine, ricordando che l'ultima seduta del processo in seguito al quale è stato tratto in arresto, era giunta una testimonianza del socio di Pierre Mottu, il Notaio parigino Eric de l'Aja St-Hilaire, il quale dichiara che "era stato deciso di ricorrere ad un notaio in Svizzera, per il semplice motivo per cui si era scoperto che importanti somme destinate a Ferrayé erano stati versati su dei conti bancari in Europa e particolarmente in Svizzera". Stranamente lo stesso notaio ha elaborato "su ordine dei soci" uno stratagemma così complicato di convenzioni e atti che sono così a sottrarre i fondi di Ferrayé.
La truffa del Kuwait Gate, come confermato dallo stesso Marc-Etienne Burdet, ha messo in evidenza come circa 13'000 società registrate, nonché la nostra economia, sono oggi sotto il controllo di un'organizzazione criminale che rappresenta una vera macchina di riciclaggio e occultamento di denaro. Possiamo chiamarla "globalizzazione", "frode" o "corruzione", ma in realtà è il crimine invisibile costruito con le armi stesse delle leggi, con gli strumenti della democrazia e i rappresentanti del popolo. L'approvvigionamento energetico della nostra economia, le materie prime, la grande distribuzione, l'industria e la scienza, sono sotto il controllo di un'entità criminale invisibile, che ha incatenato il sistema giudiziario, la politica e i media.

06 giugno 2006

Intervista a Denis Robert, l'uomo che denunciò Clearstream

...e il dominio del mondo!

Nella continua analisi dei meccanismi che reggono il governo e il crimine invisibile, la Etleboro ha contattato e intervistato il giornalista Denis Robert, fautore di una delle prime indagini sui sistemi di riciclaggio internazionali. Dopo aver messo da parte la sua carriera come giornalista di Libération, ha condotto una dettagliata inchiesta sulle pratiche illecite di uno dei più grandi organismi finanziari al mondo, Clearstream, con il suo libro Révélation$, seguito poi dal reportage, i Dissimulateurs. Viene così apertamente denunciata la pratica di dissimulazione delle banche, ossia un sistema di cancellazione delle tracce informatiche delle transazioni occulte, trasferendo così grandi somme di denaro verso conti correnti non rintracciabili con procedure convenzionali. Un servizio questo di dissimulazione, pagato dai clienti, che sono per lo più grandi multinazionali, che comporta una doppia contabilità che traccia somme colossali ma i reali beneficiari restano sconosciuti. Accanto a Clearstream poi opera una società di consulenti in informatica, per cancellare i tracciati e far "pulizia" di ogni indizio, una multinazionale la cui sede sociale, ironia della sorte, si trova a Clearwater, in Florida.


Tali "rivelazioni" hanno tuttavia sollevato forti polemiche innanzitutto dal mondo giornalistico nel tentativo di compromettere la stessa credibilità di Denis Robert, nonché dal mondo bancario, che ha moltiplicato sempre più le minacce di denuncia per diffamazione. Tuttavia il suo contributo ha sollevato comunque il problema presso il parlamento francese, che in un momento successivo ha nominato una commissione "anti-riciclaggio" , e presso le autorità giudiziarie del Lussemburgo per far luce su quanto rinvenuto nel corso dei processi e delle indagini giornalistiche. Tuttavia le indagini sono state ben presto insabbiate, e ,come lo stesso Denis Robert spiegherà nel suo libro Boite Noire, gli inquirenti lussemburghesi, sotto gli occhi del giudice di istruttoria e del sostituto procuratore, "sono stati incaricati di fabbricare una favola. Una simulazione. Il loro scopo non era di fare la luce, ma l'oscurità".
Le indagini portate avanti hanno spinto così Denis Robert ad affermare che la fortuna di Bin Laden, così come le relazioni tra la famiglia saudita e quella dei Bush, siano tutte conservate nella cassaforte di Clearstream e del Lussemburgo, paradiso fiscale e giudiziario per eccellenza.

Dopo i colpi delle pressioni, ha dovuto subire innanzitutto il silenzio da parte della stampa, i tentativi d'intimidazione mediante denunce in diversi paesi, campagne di denigramento dell'integrità psicologica di tutti coloro che hanno contribuito a redigere i libri.
La metodologia è sempre la stessa, occorre innanzitutto privare l'avversario della credibilità della sua voce, per poi azionare un meccanismo di controllo della stampa e delle autorità giudiziarie.

La Etleboro ringrazia Denis Robert per la sua disponibilità e per il suo prezioso contributo nella ricerca della verità. A lui va la nostra stima per la sua tenacia e il suo coraggio con il quale continua a lottare a testa alta dei poteri invisibili, subdoli e pericolosi.

Cosa l'ha spinta ad intraprendere un'inchiesta sul funzionamento dei meccanismi di Clearstream?
Il mio incontro con Ernest Backes, un insider che ha partecipato negli anni 70 alla fondazione di Cedel, che è un progenitore di Clearstream. Ed anche il mio
interesse per le società di vendita di titoli e di valute, e per i paradisi fiscali. Quando ero giornalista di Libération ero uno specialista di queste questioni e mi sono sempre interrogato sulla memoria dei circuiti finanziari. Quando ciò avviene, si passa una frontiera e Backes mi diede alla fine una risposta .

Può spiegarci chi è Clearstream e quali sono i meccanismi che utilizza?
Clearstream è la Banca delle Banche, ma è allo stesso tempo un notaio, che registra le transazioni, un faccendiere , perché trasmette le transazione, ed è un banchiere, infatti presta e garantisce prestiti dal 1996. Il suo ruolo è fondamentale ma ambiguo.

La magistratura ha gli strumenti per individuare questo tipo di crimine?
In un ragionamento per assurdo si, gli archivi di Clearstream contengono mille segreti e sono distrutti ogni quindici anni… In realtà no, poiché la sede è in Lussemburgo, che dà l'accesso ad un vero e proprio paradiso giudiziario per il delinquente dal colletto bianco.


Chi secondo lei controlla Clearstream?
Oggi è la Deutsche Börse Clearing di Francoforte, che ha riacquistato le quote delle altre banche azioniste in seguito allo scandalo dei miei libri. Ma non saprei dire chi ne tiene la regia in maniera occulta.

Se scoppierà lo scandalo "Oil for food", lei crede che Clearstream sarà implicata?
Implicata direttamente no, ma se si trovassero le tracce di un trasferimento nel sistema, sarebbe inevitabile…

In tutto ciò, che ruolo ha giocato la politica e quali conseguenze subiranno le istituzioni implicate?
Nessuno, la politica si disinteressa completamente del problema. Alcuni hanno provato a creare delle commissioni d'indagine, ma sono state schiacciate dagli interessi finanziari. Si consideri per esempio la Commissione Europea e Bolkenstein che hanno bloccato nel 2002 una richiesta d'indagine europarlamentare.

Le crede si cercherà di colpire anche il vaticano, colpendo indirettamente lo Ior?
Lo IOR e l'Ambrosiano sono clienti storici, quindi lascio a voi le conclusioni.

Quali conseguenze lei ha subito e ancora subisce a causa della sua inchiesta?
Molte pressioni, processi e denunce, ma riesco a reggere bene il colpo. Questa settimana uscirà un libro su tale argomento. La domination du monde .

Perché lei ha scritto un romanzo come suo ultimo libro, inventando un personaggio protagonista di tali eventi?
Perché la finzione permette anche di dire la verità, quando le denunce di diffamazione cadono...


Cosa pensa del mondo dell'informazione e del giornalismo?
Pigrizia, compromissione, panurgismo… sono le virtù meglio difese da questa classe.

Secondo lei è giusto redigere un codice etico economico e dell'informazione?
No, mi sembra inutile ma posso convincermi del contrario leggendolo.

Vuole aggiungere qualcosa?
Ho trascorso 17 giorni e 17 notti a scrivere il mio libro, ho bisogno di una vacanza… in Italia, a Siracusa.Vi ringrazio molto, con amicizia, a presto.

19 maggio 2006

Dove sono i terroristi, le armi di distruzione e i soldi dell'Iraq?


La AFP ieri ha dichiarato che, l’11 Settembre, l’aereo sul pentagono non è mai caduto: un evento del tutto eccezionale considerando che dietro questo tipo di eventi esistono grandissimi interessi economici. Le guerre da sempre vengono combattute in altri paesi e non sul proprio territorio, l’11 settembre non è che un fatto eclatante che si è reso necessario per cambiare le regole del gioco e fissare un nuovo ordine.
Cos’è dunque il terrorismo se non uno strumento, come può esserlo il denaro, nelle mani delle Entità per controllare i popoli?
Nei Balcani gli Americani e gli Inglesi armarono un corpo come combattenti Islamici, in realtà erano fanatici manipolati dalle intelligence e utilizzati come arma; e infiltrati sono anche i personaggi che si fanno ambasciatori di pace, si dicono giornalisti o sono portavoce di Associazioni e Ong: sono delle talpe al servizio dei Padroni. Una volta che questi fantomatici terroristi hanno svolto la loro funzione, la Cia prende un aereo, fa un’azione antiterroristica e li arresta. Magari prima di atterrare a Guantanamo, li porta a fare una passeggiata a Madrid, o a Londra dove degli strani attentati spiazzano la classe politica al governo per far posto ad un’altra. Bisogna capire che dietro un attentato a Londra può nascondersi un servizio segreto di un paese europeo, che sottobanco finanzia un altro piccolo stato. Così per esempio i Croati possono fare un attentato a Londra per poi dare la colpa ai russi e compromettere le cooperazioni tra Russia e Inghilterra.

Quando le due torri vennero giù, il presidente Chirac subito si recò in America, ben sapendo che le attenzioni di Washington si sarebbero concentrate sull’Iraq, dove la Francia intratteneva dei grandi giri di Affari.
In seguito alla guerra nel Golfo, l’approvazione del programma ONU “Petrolio contro Cibo” aveva messo in moto un meccanismo di riciclaggio dei petrodollari dell’Iraq: i fondi ricavati dalla vendita controllata del greggio e pagati in danno al Kuwait, vennero deviati dalla Clearstream verso delle Banche schermo. Al programma “Cibo contro Petrolio” avevano partecipato più di 2000 imprese petrolifere, e tutti i fondi furono traferiti e deviati all’estero, mentre una parte di essa venne attribuita all’allora classe dirigente francese, che aveva contribuito alla truffa del Kuwait Gate. La Francia diventa il crocevia di questi trasferimenti di soldi, così come ottimo partner dell’Iraq tramite l’intermediazione di Legardere, padre del polo europeo della difesa.
Saddam possedeva dunque i tracciati di questi miliardi di investimenti, che venivano trasferiti alle imprese che partecipavano al programma "Cibo contro petrolio", e ai politici francesi, alimentando così i finanziamenti illeciti ai partiti. Dal canto suo, la Francia, nel 2003, concluse un gigantesco contratto di vendita di armi, con l’obiettivo di armare Saddam nel caso di un’invasione americana, che da lì a poco non sarebbe tardata a venire. Lagardere, che manteneva ottimi rapporti con Saddam, temeva che presto le pretese di una Lobby si sarebbero estese fino in Iraq, per accaparrarsi il business dell’industria francese delle armi e mettere le mani sul giro di riciclaggio dei petrodollari.
Raffick Hariri , primo ministro Libanese, era stato incaricato invece di trovare i fondi per le campagne presidenziali di Chirac in Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, e insieme con Lahoud Imad , era contabile di questo enorme giro di soldi. Entrambi possedevano i numeri dei conti ed i nomi degli intermediari che hanno gestito le commissioni sulle vendite di armi, nonché le chiavi dei sistemi di finanziamenti occulti dei partiti politici francesi, tedeschi, russi, italiani, britannici, belgi, americani che sono collegati allo scandalo "Petrolio contro Cibo". Imad Lahoud presto viene messo sotto controllo dal DGSE, non perché accusato di far parte di Al Qaeda, ma perché possedeva l'elenco dei nomi delle persone, e avendo gestito i tracciati, poteva identificare e descrivere le trafile del denaro di "Petrolio contro Cibo", del Kuwait Gate, ed il bottino della prima guerra del Golfo.
Hariri viene rintracciato e ucciso, e la sua morte scatenò una destabilizzazione in Libano a causa delle minacce che dagli Stati Uniti e dall’Onu vennero dirette alla vicina Siria, come responsabile dell’attentato. La commissione ONU istituita aveva dunque come principale obiettivo quello di gettare ombra sull’accaduto, per proteggere la posizione del segretario generale delle Nazioni unite, Kofi Annan, che tramite suo figlio era direttamente implicato nello scandalo "Petrolio contro Cibo". Anche allora la realtà dei fatti venne stravolta inculcando la pista siriana, e guarda caso, il Procuratore dell’Aja , Carla del Ponte, ben pensò di proporre un suo amico, Detlev Mehlis, a capo di quella commissione dell'ONU.
Hariri viene ucciso, mentre Saddam viene catturato e i suoi figli subito uccisi.
Hanno inscenato un grande spettacolo per la cattura di Saddam, al solo fine ridicolarizzarlo di far sembrare che si trovasse, come un ladro, nascosto in un bunker, mentre noi crediamo che lui stesso si sia consegnato 15 giorni prima. Saddam era pericoloso perché conosceva i tracciati e aveva così in pugno la Francia.Ora un altro processo è in corso, altri genocidi e altri crimini contro l’umanità, dinanzi ad un tribunale che per molte cose ricorda quello dell’Aja, ma nessun tribunale processerà mai l’Etnocidio del popolo irakeno!

E così noi adesso ancora cerchiamo le armi di distruzione di massa, i terroristi e Bin Laden.
L’intero giro di potere, corruzione e guerra si basa infatti su un sistema finanziario che è elettronico, che gira su dei computer: moneta, mutui e debiti sono solo cifre su un computer, sono dei bit. Uomini combattono altri uomini senza sapere per cosa lottano, senza sapere che dietro a tutto questo, vi sono dei computer che elaborano cifre. È questa la battaglia che noi facciamo, gli scandali e tutto il resto non ci porteranno mai a nulla, perché il male non sarà sconfitto.
Occorre invece che venga istituito un codice autostradale, un codice per le informazioni e un codice informatico garantito dalle università e dai centri di ricerca. Come è possibile che le industrie informatiche producano programmi sapendo poi le chiavi di accesso?Se noi abbiamo pochi linguaggi, come PHP o oracle ecc , e le industrie possiedono i codici di accesso, chi garantisce la sicurezza delle piattaforme su cui lavoriamo, o dei nostri conti correnti bancari. Il male non è Saddam, ma sono quei maledetti computer e coloro che li manovrano. Ma noi chi stiamo cercando davvero? Noi tutti stiamo cercando quei computer, che compiono un reato che non esiste per un crimine invisibile.