Motore di ricerca

Visualizzazione post con etichetta Wikipedia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Wikipedia. Mostra tutti i post

27 settembre 2007

La carta dei diritti di Internet su misura degli utenti


Si attende oggi a Roma il Forum internazionale sui diritti di Internet – il “Dialogue Forum on Internet Rights” – quest'anno ospitato dal Governo italiano, con una tavola rotonda di convenuti individuati tra dirigenti di multinazionali di informatica e politici. Scopo dell'incontro, così come del Forum stesso, è quello di creare un protocollo per i diritti in Internet - il Bill Internet Rights - come una vera Carta dei Diritti, condivisa a livello internazionale che "garantisca apertura, libertà e sicurezza di Internet" , e frutto della cooperazione e del dibattito tra rappresentanti di Governi, Organizzazioni Internazionali, società civile, settore privato, accademia e comunità tecniche sull’opportunità di definire diritti comuni e condivisi che garantiscano l’apertura di Internet. L'iniziativa italiana del Bill Internet of Right è stato proposto dall'Italia stessa durante la riunione dell’ Internet Governance Forum (IGF) che si è tenuta ad Atene nel 2006, che lanciò in un certo senso un segnale di ciò che le Istituzioni potevano essere in grado di fare per contrastare la "illegalità su internet". Allora un gestore di un sitoweb fu arrestato perché nel suo portale venne pubblicato un articolo con contenuti razzisti: fu senz'altro un atto dimostrativo di propaganda, per cominciare così il cammino verso "i diritti di internet".
Quanto il forum farà per rendere internet a grandezza d'uomo e di impresa non possiamo ancora saperlo, tuttavia occorre analizzare se l'impostazione di fondo che viene data al progetto è coerente con la vera esigenza di trasparenza di internet. Innanzitutto, occorre precisare che ancora una volta il Forum, nonostante promuova temi interessanti e problemi che realmente esistono, si rivolge al web utilizzando concetti come quello di "bacino di utenza" e di "rete".
Se questo può sembrare scontato per molti, in realtà ha delle importanti implicazioni in quando redigeranno un protocollo in cui noi, da cittadini e da uomini con diritti inviolabili, diveniamo degli utenti titolari di interessi e di bisogni.

Si pensi oggi agli abusi delle società di telecomunicazioni, che decidono da un giorno all'altro di cambiare i prezzi senza notificarlo ai clienti, che addebitano delle bollette di migliaia di euro e aspettano che sia il cliente ad aprire un procedimento civile per accertare l'irregolarità, che si pongono come entità al di sopra della legge. Quali mezzi abbiamo noi per controllare che rispettino i regolamenti, per monitorare i loro sbagli e per difenderci dagli abusi? Si consideri inoltre che il web, ma soprattutto i servizi offerti su internet avranno un'impostazione sempre più internazionale, e se oggi si riesce a tamponare le controversie ricorrendo ancora al Tar o al Garante della privacy, nei limiti del territorio nazionale, un domani sarà molto complesso e macchinoso. Magari, saranno i protocolli internazionali ad istituire delle entità di controllo e sorveglianza, ma anche queste avranno una burocrazia molto simile a quella delle società di informatica.
Network distributivo
Dunque, prima di scrivere "le carte dei diritti" sarà meglio precisare quali sono i diritti, chi è il soggetto di diritto, e chi sono le entità che rappresentano la società civile. All'interno dell'internet vi devono essere delle zone franche, degli spazi all'interno della quale le informazioni vengono consultate con un sistema distributivo e non con un motore di ricerca che fa da "ragno" su quella che è la rete di internet. Non deve esistere il popolo di internet, perchè internet siamo noi, o meglio, è lo specchio virtuale di una società reale, e per tale motivo va rispettato come luogo in cui le persone si relazionano, le imprese scambiano beni e servizi, gli individui immettono e prendono informazioni.
Al momento non esiste la distribuzione nell'internet, esiste la piramide, perché ogni entità o spazio cybernetico è chiuso al suo interno e dialoga solo in presenza di un motore di ricerca. Ma l'internet deve essere un mezzo, non uno strumento, in quanto lo strumento deve essere deciso da chi sceglie di fruire di un servizio, e non da una società che detiene un potere di monopolio sul mercato. Se un domani, Skype deciderà di imporre l'utilizzo dei suoi canali per poter telefonare gratis o avere accesso al voip per le aziende, non potremo certo opporci: sarà la legge del più forte che si imporrà sulla massa di utenti.
Vi è all'interno di internet un potere già esistente a tutti gli effetti, ma le persone ancora devono rendersene conto, e avvertono solo i primi effetti che ci sfiorano e non ci hanno ancora colpito. Il caso Logistep-Peppermint , per esempio, ha già condannato la condivisione dei dati, ha già creato un precedente in cui gli individui sono divenuti utenti, i cui dati viaggiano da un capo e l'altro del mondo come se fossero transazioni elettroniche. Nessuno ha ancora individuato le responsabilità per tale abuso di potere da parte dei detentori delle banche dati degli utenti di internet e delle società di telecomunicazioni, e forse perché l'intero sistema vive di questi meccanismi.

Network a rete


Il potere che noi combatteremo in futuro è l'usura informatica, la monetica, la cybernetica, che saranno dei crimini invisibili contro cui noi saremo impotenti. La base su cui può crearsi l'usura informatica è proprio il concetto di rete che tende a schiavizzare e a monopolizzare dei servizi che diventeranno vitali per la sopravvivenza delle imprese o delle persone.
Oggi sono già tante le ONG che si sono costituite per combattere i crimini di abuso informatico, come le organizzazione nate nel mondo dell´Open Source, come la Fondazione europea per il Software libero (Fsfe) e del progetto Samba, che sta più volte combattendo contro la posizione monopolista di Microsoft che impone l'utilizzo di un sistema operativo rigido, e non infiltrabile da altre società, con delle forme di standardizzazione per fare accettare a scatola chiusa i propri software. Questo deve far dunque capire che un domani esisteranno dei cittadini che avranno nuovi diritti, come quello della violazione dell'identità elettronica, la diffamazione mediante la manipolazione delle parole chiavi, l'etnocidio con la cancellazione della storia e dei documenti di un popolo. Dovrà essere scritta davvero una nuova carta dei diritti, che sia tuttavia proiettata nel mondo della cybernetica, e non una semplice copia di quella antica con il cambiamento di qualche termine. Gli strumenti legislativi e giuridici che oggi abbiamo non sono sufficienti, né adatti perché dimenticano di definire le entità della rete, la struttura che deve avere l'internet, le modalità per distribuire le informazioni, la difesa delle parole e dei documenti.

08 settembre 2006

Wikipedia e "il grande fratello"


Il progetto Wikipedia nasce come creazione di un'enciclopedia, in cui inserire l'universalità del sapere umano mediante la raccolta delle informazioni da parte di tutti gli utenti. L'obiettivo di base era donare un grande strumento per costruire l'enciclopedia del popolo, quella libera e accessibile a tutti, modificabile da chiunque esterno al progetto, demandando al responsabile della pagina il controllo delle modifiche apportate. Sebbene siano state dettate delle regole per l'inserimento delle informazioni, molteplici sono stati i casi di abuso del progetto, in quanto se da una parte non viene controllato il contenuto degli articoli, dall'altra ci sono stati episodi si censura e di eliminazione di informazioni più o meno rilevante.
Come non ricordare, per esempio, la lacuna spesso segnalata dell'assenza della voce che spiega il "signoraggio", una cosa questa molto incoerente per una enciclopedia che dice di voler fare informazione dal basso, partendo dal popolo stesso. Altri invece hanno segnalato il grave problema della creazione dei forum di discussione agli articoli inseriti con false identità, con l'esclusivo scopo di creare confusione su di un argomento, o, peggio, creare una certa persuasione su di un determinato argomento. Considerando che, innanzitutto, chiunque può inserire informazioni e può facilmente modificarle, la pubblicazione di un post a cui segue il forum, riesce alla fine a manipolare il pensiero, a barare sulle regole della percezione e della elaborazione dei dati, perché dà credito a ciò che è stato scritto.
Wikipedia, come anche Indimedia, è un progetto dei servizi segreti per controllare la propaganda e pilotare la controinformazione, dando poi la convinzione che la verità si trovi scritta proprio sulle sue pagine. In realtà, l'univa verità che si può incontrare è che Wikipedia ha fatto, in questi anni una vera razzia delle informazioni che le persone hanno inserito lì, è uno strumento altamente democratico, ma senza una regolamentazione diventa anarchico, confusionario e crea nelle persone smarrimento e rabbia, dinanzi alla quale le persone rinunciano a riflettere con la propria mente.

In ogni caso, è stata fatta una vera manipolazione dei dati inseriti e dunque dello strumento stesso, tant'è che si può parlare addirittura di un caso di reato informatico. Quello che sta avvenendo nel campo informatico, a tutti un po' sconosciuto, è il perpetuarsi di un crimine dovuto all'assenza di leggi o di prassi che condannano certe "commissioni" o "omissioni" da parte delle società produttrici di software. Per un periodo di tempo il software delle banche hanno calcolato interessi su interessi e pochi alzarono una mano per difendere le imprese. Alcuni hanno notato che il software di una banca fatturava la voce dell'operazione in base a quante righe venivano occupate, in modo che la Banca guadagna soldi per commissioni che non sono mai esistite. E' un errore questo, o una reale intenzione di imbrogliare?

Gli errori non sono casuali, sono vuoti all'interno del programma che volutamente creano distorsioni, manomissioni e rapine. Le fasi di creazione del software non vengono controllate, e si demanda alla saggia "morale" della casa produttrice, o alle esigenze meramente tecniche, dimenticando invece l'eticità che deve ispirare la costruzione del programma e le sue fasi di utilizzo. Siamo invece in una situazione in cui, non solo non esiste un vero "reato informatico" per i danni e gli imbrogli causati, ma non esiste alcuna eticità che regolamenta il modo di trattare dati, di diffondere il software, o lo stesso obiettivo che intende raggiungere.
Questa è la nuova era che ci troviamo ad attraversare, questa è la nuova guerra, in cui colui che possiede lo strumento, le chiavi e i codici sorgente, può cambiare dall'oggi al domani le regole del gioco e imporre agli altri la nuova realtà. Nessuno avrà la possibilità di influire su tale processo, e gli utenti in particolar modo, perché quando utilizziamo un software o qualsiasi altro servizio sulla rete ci chiedono di accettare incondizionatamente delle clausole, che non possono essere cambiate né possono essere ignorate, pena la non concessione del servizio.
Chi installa un programma, o creare un account o qualsiasi casella postale, deve assolutamente approvare il contratto che gli si chiede di visionare, e in caso contrario, gli viene tolto il diritto di utilizzarlo. Allo stesso modo, se quel servizio comincia per noi essere un mezzo di primaria importanza, per ampliare le proprie vedute o per lavorare, a lui non possiamo rinunciare, e volentieri firmiamo per la manipolazione dei dati delle nostre informazioni.

Non possiamo oggi decidere di fare una rivoluzione, di creare una organizzazione che voglia cambiare il sistema senza un software che dia il coordinamento delle azioni, non possiamo portare la democrazia se prima non scriviamo un codice che regolamenti le attività di informatiche. L'Internet non va controllato, ma va amministrato in maniera leale, mentre ora è manipolato dal ragno sulle informazione. Solo alla fine, dopo che ci saremo liberati di questi ostacoli la creazione di una società equa ed egualitaria avverrà.