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06 ottobre 2008

Terra di Lavoro, terra di frontiera. Militarizzazione al via


Caserta - L' "M" Day è arrivato. Dalla Reggia di Caserta, sede della Scuola specialisti dell'Aeronautica Militare, sono usciti i 500 parà della Folgore che, fino al 31 dicembre, salvo proroghe, batteranno a tappeto il territorio della provincia casertana. Il piano di impiego dei militari è stato definito nel corso di una prima riunione tecnica interforze presieduta ieri mattina nella prefettura di Caserta dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni e messo a punto poi in un successivo Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza presieduto dal prefetto della città, Ezio Monaco, da cui dipenderanno i militari.

"Vogliamo - ha dichiarato Maroni - far sentire la voce dello Stato ai criminali, a chi pensa di usare, invece, la voce dei kalashnikov". Il decreto legge, ha proseguito il ministro, "é stato firmato da me e dal ministro della Difesa, La Russa", per rimarcare la ritrovata unità d'intenti tra i due dopo giorni di duri scontri. Il provvedimento, ha ricordato, "prevede l'impiego dei militari fino al 31 dicembre, ma il termine può essere prorogato e io ho espresso la volontà di mantenere comunque i 400 agenti delle forze dell'ordine inviati nell'area dopo la strage di Castel Volturno, fino a che non sarà stata vinta la guerra contro la camorra". "Non è, ha precisato il leghista, una reazione limitata nel tempo, ma essa perdurerà fino a quando il gruppo di fuoco sarà stato sgominato, i latitanti arrestati e la criminalità organizzata sconfitta". "Oltre a colpire chi spara, ha proseguito Maroni, contiamo anche di agire in maniera più efficace contro i patrimoni mafiosi: dobbiamo sequestrarli e metterli subito a disposizione della comunità, altrimenti si dà un segnale negativo". L'impiego dei 500 parà interesserà tre macroaree: il litorale domiziano, il triangolo ''di fuoco'' Villa Literno-Casal di Principe-Casapesenna, la cintura di Aversa.

Ci saranno 90 militari per turno che costituiranno, insieme alle forze dell'ordine, una quindicina di posti di blocco (check point) dinamici; non fissi, cioé, ma mobili. Gli uomini della Folgore faranno inoltre rastrellamenti, circonderanno edifici, lasciando poi ai colleghi delle forze dell'ordine i compiti più propriamente di polizia giudiziaria come ad esempio le perquisizioni. Nei giorni scorsi i parà hanno fatto attività di ricognizione, imparando a conoscere il territorio in cui da domani dovranno operare. Potranno contare su 118 veicoli Vm, 5 Defender, 7 camion ed un'ambulanza. Anche grazie ai militari potranno essere rafforzati i controlli di coloro che si trovano agli arresti domiciliari: 118 nel solo comune di Castelvolturno. Maroni ha anche annunciato che in sede di conversione del decreto legge sarà proposta una stretta alla concessione dei benefici a chi è accusato di reati di mafia. Un'altra "Palestina" è servita in questo spicchio d'Italia, trasformato in una sorta di laboratorio per testare nuovi, vecchi modelli di esercizio del potere. La generosa Terra di Lavoro, per anni mangiatoia, non solo elettorale, di politici e colletti bianchi, lautamente foraggiati da compari e comparielli di queste lande è divenuta una zona di guerra. Voto non olet, ma la gente di Caserta sì.

Ernesto Ferrante
Rinascita Campania

02 ottobre 2008

Perfide imposture: Terra di Lavoro val bene una militarizzazione


Mentre passo davanti al terzo posto di blocco in pochi metri percorrendo, come ogni giorno, la strada che mi conduce a casa, continuo a ripensare alla giornata di ieri ed al clamore mediatico suscitato dalla notizia della morte di due poliziotti durante un inseguimento. Voci tremanti e cronache da guerra civile hanno scandito le ore di una giornata uguale a tante altre per i cittadini di Terra di Lavoro. La località di Santa Maria a Cubito, al confine tra Giugliano e Villa Literno, sembrava essere diventata simile a Bassora, con soldati inglesi e miliziani iracheni a fronteggiarsi lungo la strada. La guerra civile "paventata" dal ministro dell'interno Maroni era esplosa in tutta la sua violenza. Forze dell'ordine e casalesi impegnati in una lotta senza quartiere a colpi di arma da fuoco.Uomini dello stato che cadevano tragicamente sotto il fuoco nemico nell'estremo tentativo di assicurare alla giustizia dei pericolosi superboss dei casalesi a bordo di potentissime auto che procedevano a velocità supersonica. Tutto vero, ma solo nella fantasia di qualcuno o, meglio ancora, nelle cronache fasulle di chi,per militarizzare il territorio e puntare all'adozione di leggi speciali, ha deciso di far apparire all'esterno Terra di Lavoro come un teatro di guerra dove si spara all'impazzata tra la folla e si cade ogni minuto sul campo di battaglia. Cosa è accaduto realmente nell'enclave casertana?

L’auto-pattuglia su cui viaggiavano tre poliziotti è finita sulla carreggiata opposta ed è precipitata da un cavalcavia, finendo in un campo e sbattendo con la parte posteriore contro un albero. I tre poliziotti provenivano dal Piemonte e si trovavano nel casertano da alcuni giorni, appoggiati presso il commissariato di Polizia di Aversa. Appartenevano ai 400 uomini, tra poliziotti, carabinieri e finanzieri, inviati per potenziare gli organici delle forze dell'ordine dopo la strage di Castelvolturno. Uno di loro, Francesco Alighieri, 41 anni, di Vercelli, assistente del reparto prevenzione crimine Piemonte, è morto subito. L’altro collega, il sovrintendente Gabriele Rossi, 30 anni di Torino, è stato ricoverato d’urgenza presso l’ospedale “Moscati” di Aversa e poi trasferito al “San Sebastiano” di Caserta, dove è morto poco dopo in sala di rianimazione. Il terzo, l'agente scelto Davide Venerando Fischetti, anch’egli 30enne di Torino, che era alla guida, invece ha riportato gravi ferite ed è in prognosi riservata. Secondo le prime ricostruzioni, intorno alle 9.30 di ieri, una Fiat Panda, non una ferrari o un jet a quattro ruote, ha forzato un posto di blocco a Villa Literno formato da tre auto della polizia. Una di queste, su cui erano a bordo i tre poliziotti, si è lanciata all’inseguimento e giunta all’altezza di un cavalcavia sul territorio di Casapesenna è uscita fuori strada ed è precipitata.Successivamente, intorno alle 13, la Fiat Panda è stata ritrovata abbandonata a Giugliano, al confine tra le province di Napoli e Caserta, territorio che si raggiunge proseguendo dopo alcuni chilometri proprio sulla strada dell'incidente.

Sul posto sono giunti il vicedirigente del commissariato di Aversa e coordinatore del posto fisso di Casapesenna, dottor Luigi Graziano, altre pattuglie ed una squadra di vigili del fuoco che hanno estratto dalle lamiere gli agenti ed in seguito hanno provveduto a rimuovere l’auto,completamente distrutta, dal campo. Nelle stesse ore del tragico incidente era in corso, al Teatro comunale di Caserta, un convegno sulla legalità con il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che ha immediatamente espresso il proprio cordoglio alle famiglie dei poliziotti. Il presidente della Provincia di Caserta, Sandro De Franciscis, ha fatto pervenire al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il proprio cordoglio e quello dell’Amministrazione. “Esprimo la mia vicinanza e sentite condoglianze alle famiglie delle vittime e al corpo della Polizia di Stato, – ha scritto De Franciscis – sempre in prima linea nella difesa della legalità, consapevole del sacrificio a tutela e a difesa dei tanti cittadini onesti della Terra che mi onoro di rappresentare”.

Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha dichiarato di aver appreso con dolore e commozione la notizia del tragico incidente stradale avvenuto nel casertano tra Villa Literno e Casapenna, in cui hanno perso la vita i due poliziotti ed ha espresso dolore e cordoglio alle famiglie dei due poliziotti attraverso un telegramma inviato al Capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli. Il ministro ha inoltre manifestato la propria vicinanza all’agente scelto Davide Fischietti, anch’egli a bordo dell’auto coinvolta nel tragico incidente. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato a Manganelli il seguente messaggio: ''Ho appreso con sentimenti di dolore e vivo rimpianto le notizie dei tragici episodi che hanno visto coinvolti, in aree diverse del paese, appartenenti ai reparti anticrimine della Polizia di Stato, impegnati in attività di servizio. In questa triste circostanza, desidero esprimere alla Polizia di Stato il profondo sentimento di vicinanza dell'intero paese per la scomparsa dell'assistente capo Daniele Macciantelli, colpito proditoriamente a Genova mentre tentava di comporre un dissidio privato, dell'assistente capo Francesco Alighieri e del vice sovrintendente Gabriele Rossi, deceduti in provincia di Caserta nel corso di un'operazione di prevenzione. La prego di far pervenire ai familiari delle vittime le espressioni della mia commossa partecipazione al loro cordoglio e all'agente rimasto ferito i piu' fervidi auguri di pronta guarigione''.

Solidarietà è stata espressa anche dal mondo sindacale. Il Siulp, Sindacato italiano unitario lavoratori polizia, ha ricordato che sono morti tre agenti in meno di 24 ore, uno a Genova (Daniele Macciantelli, accoltellato da uno squilibrato) e i due nel casertano, ed ha sottolineato una ulteriore determinazione nella lotta alla camorra. “Siamo vicini alle famiglie dei colleghi Macciantelli, Alighieri e Rossi che hanno sacrificato la propria vita nell’espletamento del loro dovere a difesa dei valori della democrazia e della sicurezza del nostro Paese”, ha affermato in una nota Felice Romano, segretario generale del Siulp, per il quale si è trattato di “un sacrificio che evidenzia come le scelte operate dal Capo della polizia e dal ministro Maroni vanno nella giusta direzione per contrastare una criminalità agguerrita che sta martoriando il territorio casertano. Ed è per questo - ha concluso Romano - che è bene che la camorra sappia in modo inequivocabile che anche le gravissime perdite dei nostri cari colleghi non arresteranno la determinazione di tutti i poliziotti a contrastare la sua azione e riportare in quei territori legalità, sicurezza e sviluppo”.

Il sindacato autonomo Consap,invece,ha puntato il dito contro i tagli alle forze dell'ordine ed ha dichiarato : “Se l’episodio di Genova, può essere inquadrato nella variabile impazzita di chi è impegnato per la sicurezza di tutti, i fatti di Caserta denunciano responsabilità importanti da parte di chi dovrebbe garantire condizioni ottimali per svolgere il servizio”. “Si dimostra nei fatti - ha proseguito la Consap - che la lotta alla camorra è impegno di assoluto rischio e non può vivere sull’improvvisazione di reparti prevenzione crimine che pur vivendo in continua emergenza operativa, non hanno mezzi idonei per svolgere al meglio il servizio. Non tutto può essere ricondotto alle carenze di uomini e probabilmente qualche centinaia di migliaia euro destinati ai militari potevano essere spesi per dotare i mezzi di polizia di un sistema di protezione, sul mercato un rollbar (dispositivo di protezione ribaltamento) costa poco meno di mille euro, sarebbe bastato questo per salvare la vita ai colleghi”. Il sindacato aveva più volte denunciato la carenza di addestramento e di disponibilità di mezzi per i reparti prevenzione crimine della polizia, nuclei di specialisti che in realtà sono tali solo sulla carta, in quanto soffrono della stessa inadeguatezza di disponibilità economiche di tutti gli apparati di sicurezza nazionali.
“Nell’esprimere il cordoglio per la giovani vite spezzate, per le loro famiglie e per i colleghi - ha sottolineato il sindacato - auspichiamo che il vertice di ieri in prefettura a Caserta possa riuscire laddove la Consap non ha ottenuto risultati, ossia nel far giungere ai reparti prevenzione crimine impegnati in Campania mezzi e tecnologie adeguate, senza le quali la polizia rischia di continuare a pagare prezzi altissimi in termini di vite umane”.

Anche l’Ugl, accanto al cordoglio per la morte degli agenti, ha espresso la propria “rabbia”, denunciando insufficienza di mezzi e di organico in Procure e Tribunali, che “rischiano di far uscire delinquenti che dovrebbero stare in carcere”. Secondo il sindacato, infatti, “sicurezza e giustizia non possono viaggiare separate”, e i “due poliziotti hanno dato la vita per assicurare dei delinquenti alla giustizia”, ma “la giustizia è allo sbando”.
Per i poliziotti deceduti, “oltre al cordoglio c’è la rabbia. La rabbia di dover nuovamente assistere ad episodi così gravi in un territorio martoriato dalla criminalità ma anche la rabbia di non vedere viaggiare di pari passo la sicurezza e la giustizia”, ha dichiarato il segretario provinciale della Ugl di Napoli Francesco Falco, che ha definito illogico impostare una strategia sulla sicurezza senza tenere conto delle carenze organiche e strutturali di tribunali e procure. “In altre parole - ha spiegato Falco - tanto sacrificio e vite in gioco per assicurare alla giustizia dei delinquenti e poi si rischia di vederli fuori per intercorsi tempi di custodia cautelare, cavilli burocratici e, peggio ancora, per l’indulto”.

Dichiarazioni di rito, molto generiche,che hanno fatto il giro d'Europa, non chiarendo la dinamica dei fatti. E la Panda jet guidata da pericolosi sicari che fine ha fatto? Nel corso della giornata di ieri si è appreso che la Fiat Panda che ha forzato il posto di blocco innescando l’inseguimento durante il quale sono morti due agenti di polizia apparteneva ad una donna di Giugliano . La donna è stata rintracciata, ma agli investigatori, secondo quanto si è appreso, ha detto che l'auto era in uso ai figli che,a loro volta,hanno dichiarato di averla venduta ad una terza persona. Dove sono dunque finiti i pericolosi superboss che procedevano a folle velocità? Come faceva una Panda a procedere a velocità elevata? Per la cronaca nella giornata odierna si è costituito ai carabinieri il conducente della Panda che ha forzato il posto di blocco. Si chiama Sebastiano Maglione ed è nativo di Qualiano, cittadina a nord di Napoli. E' stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e omicidio colposo plurimo: accusa scaturita dall'incidente occorso ai due agenti messisi all'inseguimento della Panda. L'uomo, residente a Giugliano, guidava, secondo la polizia,sotto l'effetto di stupefacenti. L'auto era priva di assicurazione e lui sprovvisto di patente. Sull'accaduto sta indagando il pm della procura di Santa Maria Capua Vetere Maurizio Giordano. Un tossicodipendente, dunque, e non un pericoloso boss dei casalesi. Un elemento che smonta il teorema modaiolo e polivalente del casalese e dimostra che si sta cercando di fare l'equazione casertano=casalese e casalese=camorrista, che per proprietà transitiva diventa casertano=camorrista. Forse dopo l'aggravante della clandestinità si vuole introdurre l'aggravante della casertanità? Non bastano i parà? Forse per Terra di Lavoro c'è bisogno anche dei check point? Quello di ieri è stato un tragico incidente su cui si è costruito un teorema solo perchè è accaduto nel casertano. Bisogna fare molta, moltissima attenzione...

Ernesto Ferrante
Rinascita Campania

25 settembre 2008

Che Paese è il nostro?

La sera del 18 settembre scorso sul litorale domizio sei giovani africani, Samuel, Awanga, Yulius, Eric, Cristopher e Alex, sono caduti sotto i colpi di un gruppo di fuoco della camorra. 130 colpi colpi tra kalashnikov e pistole di grosso calibro hanno portato alla ribalta questo territorio, in provincia di Caserta, dove si respira un drammatico disagio sociale.

Sono più di undicimila, tra regolari e clandestini, gli extracomunitari africani che risiedono nella zona ed enormi sono i problemi di convivenza con gli abitanti del luogo che hanno visto nel tempo, soprattutto per i grossi interessi della malavita organizzata, una zona a vocazione turistica trasformarsi nel regno del traffico di stupefacenti, della prostituzione, del lavoro nero. Un piccolo inferno dove il termine “legalità” è sconosciuto, una zona franca dell’illecito di ogni tipo. La strage nel comune di Castelvolturno è senz’altro un avvenimento gravissimo che trova le sue ragioni profonde nelle problematiche di quel territorio, ma, più in generale, risulta essere anche lo specchio di una situazione insostenibile che dovrebbe far riflettere su quanto, da troppi anni, avviene impunemente nella nazione considerata dai cultori della giurisprudenza la “patria del diritto”. Quello che fu il Belpaese, si è trasformato in una sorta di terra di nessuno dove, grazie ai benefici di una certa mentalità lassista, di una quantità enorme di leggi e leggine a cui si sommano sentenze d’ogni tipo, da quelle della Corte di Cassazione a quelle del Tar, ed alla cultura del condono indiscriminato, tutti si sentono autorizzati a fare quello che vogliono.

Che Paese è il nostro? Pretendiamo di essere esempio per gli altri ed in casa nostra non riusciamo a contrastare la mafia, la criminalità organizzata che spadroneggia nel territorio nazionale, a dotarci di leggi e procedure capaci di funzionare da deterrente efficace per tutta una serie di delitti diffusissimi e odiosi, come il racket, l’usura, lo stupro, lo scippo, la truffa ai danni di vecchi soli in casa, il raggiro di consumatori e risparmiatori su larga scala. Un paese dove la complicità tra certe organizzazioni malavitose e alcune frange della pubblica amministrazione è, quanto meno, tollerata ed i personaggi che si macchiano di questa infamante accusa continuano imperterriti a conservare il proprio posto al sole, dove anche smaltire i rifiuti da noi stessi prodotti si trasforma in una guerra epocale. L’unica cosa che si riesce ad escogitare è prendere atto delle varie emergenze ed inviare, come nel caso di Castelvolturno, l’esercito per controllare il territorio. Tra non molto chiederemo anche l’intervento dei caschi blu dell’Onu per garantirci la pace! No, non è così che riusciremo ad uscire dal tunnel buio in cui ci siamo cacciati, non è plaudendo alle scellerate decisioni di questo e di quel governo, ai provvedimenti tampone che, come da prassi consolidata, gestiscono ma non risolvono i problemi, che riusciremo a riscattare la nostra dignità di popolo.

Nando de Angelis
Rinascita Campania

24 settembre 2008

Uno spettacolo fratricida


Il Ministro degli Interni Maroni presenta in Senato la sua relazione sui fatti avvenuti nel Casertano che fa anche da cornice al decreto legge sulle nuove misure urgenti volte a contrastare la criminalità organizzata e l’immigrazione clandestina. Un contingente di 500 militari sarà inviato nel casertano e nelle aree dove è più necessario assicurare un maggiore controllo da parte dello Stato.

È stata una vera dichiarazione di guerra quella del Ministro Maroni contro gli "atti di terrorismo" e la "guerra civile" scatenatasi nella provincia di Caserta, dopo le violente ritorsioni del clan dei Casalesi. Una requisitoria che ricorda le spedizioni punitive dello Stato durante gli anni di piombo, con il tocco della propaganda all’americana, fredda e distaccata. Il Governo decide di inviare 500 militari per «individuare gli autori della strage, catturare i latitanti ed espellere i clandestini», e magari eliminare la disoccupazione, il degrado sociale e il malessere economico ereditato da anni di silenzio e indifferenza. «C'è una guerra civile che la camorra ha dichiarato allo Stato cui lo Stato deve rispondere con fermezza, riappropriandosi del territorio» , afferma Maroni spiegando - come si confà ad un vero esperto meridionalista - che gli omicidi di Castelvolturno «sono maturati in un contesto socio-ambientale caratterizzato dall'influenza del clan dei Casalesi… clan che, dall'elevata capacità collusiva nel tessuto economico ed istituzionale, gestisce il narcotraffico, il traffico di esseri umani, reati contro il patrimonio , estorsioni, contrabbando».

Il Ministro poi è molto preoccupato del fatto che nella stessa zona vi è una forte presenza di immigrati, a volte superiore alla popolazione residente, che sembra dare dei problemi alla criminalità locale. Dalle sue parole sembra turbato più del fatto che i Casalesi si ribellano alla criminalità straniera "che nel passato era sembrata poter coesistere pacificamente con i clan locali", piuttosto che si sta scatenando una crisi sociale nel cuore del Sud Italia che non ha confronti. Infatti, fin quando i camorristi si ammazzavano tra di loro e al massimo uccidevano la popolazione locale durante i loro regolamenti di conti, poteva sembrare anche normale, d’altronde siamo sempre a "Napoli" non ci dimentichiamo, lì sono abituati, vivono da sempre in questa situazione. Comunque il Viminale invierà per l’ennesima volta il suo esercito in Campania per fare un po’ di pulizia, e poi tornare a Roma vittoriosi, con nuovo materiale da propagandare sulle gesta del Governo italiano, e in particolare dei Ministri della Lega. L’inutile convinzione che un esercito possa risolvere un problema sociale radicato ormai nella politica e nell’economia è ridicola, almeno quanto sentir parlare dei funzionari che non hanno assolutamente idea della vera realtà sociale delle province di Napoli o di Caserta. D’altronde non potevamo aspettarci qualcosa di diverso dai politici affaristi di Roma o Milano, imbevuti della disinformazione dei media che viaggiano sulla scia dei luoghi comuni e dei "bollettini di guerra".

I media hanno infatti contribuito a creare questa immagine di "far west"senza speranza, fatto di delinquenti di strada che lottano tra di loro per il pizzo, lo spaccio o lo sfruttamento, e che dunque possono essere fermati anche un semplice presidio. Già "Gomorra" (nelle foto) ha cercato di spiegare nella maniera più verosimile possibile cosa accade nelle organizzazioni criminali di stampo camorristico, e anche questo tentativo è stato neutralizzato dalla manipolazione dei grandi media e delle grandi case editoriali. Non sarebbe stato possibile portare la Camorra sui grandi schermi, dinanzi alla vasta opinione pubblica, senza riadattare con alcuni accorgimenti la sceneggiatura e i contesti. Tutto è divenuto scenico, di grande impressione, ma per quanto fosse provocatorio e scioccante è divenuto nelle loro mani riduttivo e miope, l’ennesimo ritratto dell’Italia disastrata che piace tanto al New York Times o agli snob burocrati europei, e che comunque offende l’umanità dei cittadini campani. A Gomorra va il merito di aver aperto una ferita cicatrizzata dal perbenismo e dal "laissez faire" dello Stato centralizzato, lasciando però che tutti i vermi si insinuassero dentro per soddisfare i propri interessi.

Da una parte lo Stato che ha guadagnato un ottimo alibi per il suo assenteismo e la sua politica corrotta, fatta di funzionari collusi e amministratori complici dei crimini più meschini, nonché di politiche inefficaci contro l’economia sommersa e la disoccupazione, contro il degrado edilizio e delle periferie. Dall’altra le società e le imprese della Camorra che non sono state certo danneggiate dalla caccia alle streghe, e hanno continuato a concludere il loro affari leciti ed illeciti. E infine gli stessi "Casalesi" e rivali dei "Casalesi" che, dopo la destabilizzazione dei vertici, hanno avuto l’occasione di cambiare i capi e le gerarchie che controllano il territorio, seguendo così la legge della mafie che dura ormai da anni. Il cerchio si chiude di nuovo, proprio perché il sistema economico-politico è fatto in maniera tale da non permettere delle anomalie "incontrollabili". La denuncia dei responsabili dei crimini è un atto di profondo coraggio, che non possiamo non stimare, tuttavia il tempo degli eroi è finito, ben presto vengono neutralizzati ed isolati dalle stesse persone che li avevano acclamati e applauditi, strumentalizzando proprio la loro buona fede e la loro vanità. L’egoismo umano non ha limiti e ha diverse forme, tutte ben note alle società di comunicazione e agli sponsor che decidono di portare avanti una determinata "causa". Il tutto si trasforma in un’operazione economica studiata a tavolino, che deve avere un bilancio dei costi e dei ricavi certi, senza sorprese o colpi di scena.

Tutti sapevano che Gomorra avrebbe scalato le grandi classifiche internazionali, che avrebbe ispirato un film che a sua volta avrebbe vinto prestigiosi premi. Nessuno però ha pensato che fosse l’exploit della fine di un’epoca, la miccia di una guerriglia intestina senza fine, il casus belli della criminalizzazione del Sud e l’innesco di una "pulizia criminale" ben selezionata. Arrestare i criminali, glorificare gli eroi, destabilizzare la popolazione e ristabilire un nuovo ordine. Ecco le fasi di ogni "guerra terroristica" moderna, combattuta da media, politicanti e burattini, ma comunque sanguinosa e inarrestabile. Abbiamo esportato democrazia, ma continuiamo a trucidare i nostri cittadini, colpendo sempre le classi più deboli, come i disoccupati, i disagiati e adesso anche gli extracomunitari, ultimo anello di questa catena fratricida. Non è questo il nostro Stato, né il nuovo ordine che i napoletani o i casertani hanno chiesto. Questo è tradimento, un semplice atto per dimostrare di aver fatto comunque qualcosa, continuando a riscuotere tasse, a privatizzare porti e stabilimenti, ad accogliere speculatori e mercanti di uomini.