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25 luglio 2014

Osservatorio Italiano intervista Amedeo Matacena. La Giustizia all'italiana

"Il mio caso farà giurisprudenza. Quando nulla sarà più possibile per veder riconoscere legalmente la mia innocenza, sarò pronto a rientrare". Questo quanto affermato  nell'intervista rilasciata all'Osservatorio Italiano dall'ex parlamentare Amedeo Matacena, il quale si trova attualmente a Dubai, in attesa di un riscontro al ricorso presentato alla sentenza della Cassazione, per poi ricorrere eventualmente alla Corte Europea di Strasburgo. Il caso Matacena getta così ulteriori ombre sugli abusi della magistratura, estremamente politicizzata ed oltre i limiti posti dallo stato di diritto. Tali distorsioni vanno ad indebolire ancora di più l'economia italiana, che diviene maggiormente vulnerabile alle pressioni delle lobbies straniere. Dopo la sentenza di assoluzione dell'ex Premier Berlusconi, ci si pone molte domande sulle metodologie di indagine della Procura, e sull'eccessiva strumentalizzazione dei media, che hanno fatto del 'gossip' uno strumento di pressione e di diffamazione gratuita. Molti sono ormai i casi di criminalizzazione dell'imprenditoria italiana per il  cosiddetto "concorso esterno in associazione mafiosa", che hanno consegnato poi a gruppi di interesse stranieri interi patrimoni, ormai svalutati. Bisogna, a questo punto, definire con maggiore puntualità che cos'è la "mafia", perché anche i cartelli di lobbying e le società di consulenza agiscono con "metodologie di stampo mafioso", ricorrendo a ricatti, violenze ed attentati. In questa congiuntura economica storica, anche la criminalità ha cambiato il suo volto, e mentre la magistratura insegue inchieste '"da gossip",  l'Italia è sempre più esposta agli attacchi economici esterni. 

"E' nostro dovere batterci e difendere il diritto alla legalità, ma nessuno creda di avere l'esclusiva della legalità e della moralità".

Secondo lei, esiste il ragionevole dubbio che l’indagine che la riguarda possa essere stata condizionata da appetiti verso le sue attività imprenditoriali?
Certamente è possibile che, avendo provato nel passato la società di famiglia ad esercitare una leale concorrenza sullo stretto di Messina, alcuni interessi di parte abbiano condizionato l'indagine. Bisogna aggiungere a ciò che la società di famiglia sta conducendo in questo momento un’azione risarcitoria nei confronti dello Stato italiano per circa  190 milioni di euro. Non riesco ad immaginare le conseguenze se l’azione risarcitoria dovesse essere riconosciuta dal Consiglio di Stato ora o dalla Corte Europea, alla quale si può ricorrere dopo in caso di soccombenza. Credo di non esagerare nel dire che ci sia molta attenzione nei miei confronti.

Da dove deriva tale ingente somma di risarcimento?
L’azione risarcitoria deriva dalla mancata autorizzazione da parte dell’Autorità Marittima Italiana, di attivare la linea di collegamento navale tra le due sponde dello stretto di Messina,  alla società di famiglia, che era in concorrenza con le Ferrovie dello Stato (Bluvia e un altro operatore privato). Si chiedeva di rompere un monopolio, nel rispetto della legge italiana e della relativa direttiva europea, per la quale nessuna azienda può operare in regime di monopolio o utilizzare in esclusiva le banchine dei porti italiani e comunitari.

Si è parlato molto degli investimenti energetici nei Balcani, di grandi affari ma pochi andati a buon fine, su cui l’Osservatorio Italiano ha più volte sollevato dubbi. Qual è il suo parere circa la fattibilità di questi progetti?
Non ho mai provato a fare un investimento nei Balcani, di nessun tipo e genere. Mi è stato proposto un investimento in Albania nel settore idroelettrico, sul quale ho ricevuto un business plan, che ritenevo potenzialmente valido. Tuttavia, la mia attuale posizione mi impedisce qualsiasi tipo d’impegno imprenditoriale.

Come vede da Dubai l’evoluzione della politica italiana, rispetto a quella degli altri paesi europei?
Vedo un Paese che sta provando a fare ogni sforzo con intelligenza per ammodernarsi ed uscire dalla crisi globale presente in forme e modi diversi, anche a Dubai. Infine, mi sembra che siano sotto gli occhi di tutti gli ultimi dati economici sulla Germania, che sta cominciando ad accusare la crisi.

A suo parere, l’economia italiana è esposta maggiormente a pressioni di lobbies economiche esterne oppure alle distorsioni innescate dal sistema giudiziario?
Ad ambedue.

Le recenti vicende giudiziarie dello scenario italiano vedono aumentare sempre più la strumentalizzazione dei media da parte della magistratura. Un circuito vizioso, che l’Osservatorio Italiano ha definito “Mafia del Gossip”, in cui i media pilotati da interessi privati, vengono utilizzati dai magistrati per inquinare i processi, estorcere prove e incutere pressioni psicologiche. Considerando anche la sua personale vicenda, Lei crede che l’assoluzione di Berlusconi abbia dato i primi segnali del fallimento di questo sistema?
Se non fosse una domanda sarebbe la mia risposta. Il caso Berlusconi è in assoluto inquietante, perchè la differenza di valutazione tra il primo ed il secondo grado di giudizio è incredibile, è intervenuta una decisione diametralmente opposta.

Può delineare con maggiore precisione le responsabilità dei media, e quindi evidenziare quali sono stati i punti su cui i media hanno fatto maggiore disinformazione, danneggiandola? Cosa hanno deliberatamente omesso, e su cosa hanno intenzionalmente mentito?
Hanno deliberatamente omesso che rappresento l’unico caso giudiziario nella storia italiana alla quale vengono arrestate contemporaneamente madre e moglie, nonostante la mia persona sia sempre stata assolutamente identificabile e collocabile a Dubai. Sono libero di circolare, di frequentare luoghi pubblici, con l’unica restrizione dell'obbligo di firma una volta a settimana, per confermare la mia presenza localmente. Infatti, esiste una sentenza delle sezioni unite della Cassazione penale (n. 21035/03 del 26/3/2003, Caridi, Cassazione penale 2003, 2549 s.), che evidenzia che da quando sono stato arrestato a Dubai, non sono più formalmente latitante. 
Inoltre, non è stato evidenziato - in particolare - che quanto supposto dalla Procura, commesso da mia madre e mia moglie, si configurerebbe solo come "favoreggiamento". Tuttava, avendo le mani legate, perchè entrambe non imputabili di tale reato, per colpirmi, hanno “aggirato l’ostacolo” inventando quelli di ipotetica "interposizione fittizia" e di "tentato favoreggiamento" nell'evitare lo sconto della pena. Reati questi che, di fatto, si configurano sempre e solo in eventuale forma di favoreggiamento. L’arresto simultaneo, con la scusa di favorire la mia “latitanza e fuga a Beirut”, si è dimostrato totalmente fallimentare, in quanto Beirut ha estradato ma Dubai no. Personalmente non mi è mai passato per la testa di andare in Libano. Pertanto mia madre e mia moglie sono ambedue in carcere, senza motivi reali. Nessun media ha voluto approfondire questo barbarico aspetto dell’arresto preventivo. Sfido i media a dimostrare un altro caso (mafia, terrorismo, criminalità) in cui sono state arrestate madre e moglie contemporaneamente!

Può spiegarci perché ha sentito il desiderio di scappare?
In primo grado sono stato assolto perchè il fatto non sussiste. In secondo grado sono stato assolto perchè il fatto non sussiste. Viste le due assoluzioni, non ho presenziato alla Cassazione perchè mi sentivo tranquillo, in base a ciò che mi evidenziavano i miei legali Alfredo Biondi e Franco Coppi.  Ero fuori per motivi legati all’acquisto di un immobile alle Seychelles. Per cui non ho mai sentito il desiderio di scappare, ma quello di non tornare, ritenendomi vittima di una situazione di cui alla vostra domanda e mia risposta precedente. Pertanto, sto provando a richiedere ed ottenere asilo politico, e mi sono appellato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Intanto, incredibilmente, la Cassazione ammette un primo errore e mi ha ridotto la pena da 5 a 3 anni. Conoscete altri casi di questo tipo? Farà giurisprudenza. Ora ricorrerò anche per i 3 anni. Quando nulla sarà più possibile per veder riconoscere legalmente la mia innocenza, sarò pronto a rientrare.

04 aprile 2011

Roberto Saviano intervistato da Top-Channel

Riportiamo la traduzione dell'intervista rilasciata da Roberto Saviano per l'emittente albanese Top-Channel e pubblicata in forma scritta da Balkanweb.

Rudina Xhunga: Ci rincontriamo a distanza di due anni, dopo la prima intervista. Quali reazioni ha avuto dagli albanesi?
Roberto Saviano: Molto arrabbiati, mentre qualcuno solidale. Molti albanesi della diaspora, gli albanesi che vivono negli Stati Uniti, in Canada, in Germania, in Italia, mi hanno scritto: "Finalmente qualcuno che mostra il volto oscuro delle dinamiche albanesi". Mentre quelli arrabbiati pensano che avessi esagerato nei toni, nelle analisi, che ho dato una cattiva immagine dell'Albania e del Kosovo. Mentre io ho l`impressione di essermi trattenuto rispetto a quel che leggo sui documenti delle varie polizie internazionali.

R.XH: Avete un altro legame con gli albanesi ora...
R.S:
Si, si, un legame molto stretto. Anzi mi piace vedere che gli albanesi, guardano la televisione italiana, commentano ogni volta che cito l`Albania in una rivista televisiva o in una trasmissione. E` interessante, perché sono convinto che capire la mafia italiana significa capire la mafia albanese. E questa continuità culturale tra l`Italia e l`Albania può creare una resistenza culturale. Così come esiste una cultura anti-mafia italiana, esiste anche una cultura anti-mafia albanese.

R.XH: Secondo lei, il nostro problema è con l`immagine, o nella convinzione che non abbiamo una mafia?
R.S:
Io penso che sia specialmente un elemento legato all'immagine. Anche questo è un problema italiano. Somigliamo l'uno all`altro anche su questo. Voglio dire che confessare i reati della mafia, significa non sottostare ad essa. Far fronte alla mafia, significa mostrare che sei un paese sano. Mentre quando, al contrario, sei incredulo dinanzi all'argomento della mafia, hai paura che questo può inquinare l`immagine, questo è come tacere dinanzi ad un crimine e non è per niente una resistenza verso la mafia. Devo dire che il governo italiano, lo stesso Berlusconi, ha definito "Gomorra" come un'opera che appoggia la mafia, perché - secondo lui - nel momento in cui parli di essa, la stai appoggiando. Ecco, questa logica è rischiosa, direi, anzi che combacia alla logica mafiosa dell'omertà, il primo passo per non agire contro alle organizzazioni criminali. Parlare di mafia non significa per niente infangare. Al contrario, significa cercare di cambiare la tua terra.

R.XH: Alcuni tra i quotidiani i più importanti dell'Albania hanno delle domande per le. "Gazeta Shqiptare" chiede sull'acquisto degli voti, riferendosi ad un vostro articolo, pubblicato su questo quotidiano, nei legami tra Camorra e i voti.
R.S:
Chiaro. Anzi, diciamo che l`Italia, l`Albania, la Macedonia, Grecia, Algeria ed Egitto, sono paesi che hanno un sistema clientelare basato sul controllo del voto. In Albania i voti vengono comprati. In Grecia si comprano i voti. In Egitto, in Turchia, si comprano i voti. Non vengono scambiati i voti. Sembra una distinzione non dannosa, ma al contrario è profonda. Scambiare voti significa, io ti dò un lavoro e tu in cambio mi voti. Anche questo è un meccanismo che compromette la democrazia, perché la questione dovrebbe essere garantita a prescindere dal tuo allineamento politico, ma spinge e costringe l`organizzazione politica a trovare il modo di far assumere la gente al lavoro. Acquistare il voto significa invece che tu per cinquanta euro, o per molto meno, dai un voto. Per un negozio, per le bollette dell'energia elettrica, acqua, telefono. Il partito, il sindaco, il deputato, non devono neanche lavorare per costruire la possibilità di lavoro. Basta avere poco capitale. In Italia esistono i seggi al Parlamento a pagamento. Il che significa che con 60 mila euro compri un seggio al Parlamento in un piccolo comune. Secondo me, in Albania si è lavorato poco in tal senso. Cioè, lo Stato non ha lavorato quasi per niente, un po' di più i giornalisti.

Lo stesso accade anche in Egitto, Libia, Turchia. In questi paesi si lavora molto poco sui voti di scambio. Sono democrazie a capitale mafioso, così quando le mafie gli mettono in soldi in mano, possono acquistare grosse fette di voti. Possono comprare anche gente che non hanno per niente lo stesso parere del politico che stanno votando. Spesso accade che i leader politici vanno in questi territori, penso all'hinterland dell'Albania ad esempio, e trovano un ampio consenso, ma poi vince sempre il Governo. Perché la stessa gente che magari acclama un leader, non può anche votarlo, magari perché quel leader non ha dato quanti soldi servivano. Il leader vincitore offre un lavoro per un parente, o dà una licenza per aprire un negozio. Per quanto possiamo cercare di convincere qualcuno di votare, se poi viene qualcuno e compra quel voto, che democrazia è questa?

R.XH: Il quotidiano "Tirana Observer" chiede quale collegamento esiste tra la mafia e gli investimenti esteri in Albania.
R.S:
Allora, capisco che è complesso. I dati sono verificabili su tutte le inchieste, che i giornalisti albanesi possono chiedere alla Direzione Nazionale Anti-Mafia (DIA) che segue l`Albania dagli anni `90 ad oggi. Se desideri aprire una fabbrica in Albania e sei italiano, francese o serbo ti devi rivolgere a qualcuno. In generale questo qualcuno è un mediatore mafioso che intermedia tra la politica locale e la politica centrale. Dunque, io voglio aprire un locale sulla costa albanese. Devo pagare un mediatore che mi assicuri l`autorizzazione politica, dunque burocratica, e l`autorizzazione mafiosa. Se lo fai senza mediatore i tempi sono eterni, i guai senza fine, la burocrazia si ferma, e la mafie arrivano e bussano. Ma mi stupisce che questo risulta nuovo per voi albanesi, perché succede da sempre…

R.XH: Dove succede, come, con chi?
R.S:
E` una pazzia!Basta chiedere a qualsiasi tipo d`imprenditore che non ha paura di parlare. Qualsiasi imprenditore! Dunque, se io domani mi spaccio come imprenditore e voglio aprire un attività in Albania, è naturale che arriveranno a chiedermi i soldi. Vengono a chiedermi i soldi le famiglie di Tirana che decidono su ogni granello che si muove in Albania. Arrivano le famiglie di Pristina, se vado in Kosovo. Arrivernno a chiedermele a New York, se sono albanese e vado ad investire a New York, perché naturalmente anche là ci sono le famiglie…

R.XH: Quali sono queste famiglie?
R.S:
E` strano che mi chiede, perché credevo che fosse stato già provato dalla cultura albanese che le famiglie mafiose albanesi hanno purtroppo un ruolo di oppressore del popolo albanese. E` un'inchiesta che venne svolta nel 2009, che a che fare con la 'Ndrangheta di Cosenza, un'inchiesta che parla dell'Alleanza tra la 'Ndrangheta e la mafia albanese, condotta dalle procure calabresi. Questa inchiesta mostra come gli albanesi e i calabresi abbiano formato un'unica struttura criminale. Gli albanesi danno decine di chilogrammi di eroina in cambio di cinque chili di cocaina ed investono in ogni settore: camion, imprese edili, asfalto delle strade, riciclo delle immondizie, alberghi... Perciò mi stupisco su come sia possibile che gli albanesi non sanno tutte queste cose! E` vero che la maggior parte delle inchieste sono italiane, e sono in italiano, perché ormai gli albanesi innanzitutto parlano italiano, utilizzano il codice mafioso italiano, si mischiano con le famiglie italiane ed oggi il macedone viene considerato straniero, il marocchino viene considerato straniero, l`albanese viene considerato italiano. Per la prima volta la Camorra, ad esempio, ha dei membri albanesi, che non considera come stranieri. L`albanese sa fare la mafia. L`italiano mafioso ha fiducia dell'albanese mafioso, perché è legato con il sangue, con il parente, perché ha un rapporto con la donna identica a quella che ha un italiano.

Ad esempio, non hanno fiducia dei mafiosi russi. Non hanno fiducia dei serbi; si fanno ciucchi (bevono), sono molto legati al loro codice, incomprensibile per un mafioso italiano. L`inchiesta che ho citato è iniziata nel `91. Vi era intanto un'altra inchiesta nel `91. Basta entrare in Google e scrivere "Ndrangheta Albania, Camorra Albania, Sacra Corona Albania", escono tutte le inchieste che hanno fatto i procuratori italiani. Ora chiedo a me stesso come si può pensare che la mafia albanese sia potente in Italia e non in Albania?! Negli anni ha creato un silenzio che a loro conviene. Se vai all'FBI a New York vi sono dei poliziotti di origine albanese che lavorano solo sulla mafia albanese . Perciò mi stupisco ogni volta quando mi giungono delle e-mail di ragazzi o ragazze albanesi che mi scrivono su Facebook e mi dicono: "Come è possibile che queste storie non le sento o le sento poco". Ora me lo chiedo anche io, non lo so come sia possibile.

R.XH: Un'altra domanda giunge dal quotidiano "Shqip" in relazione al business del cemento...
R.S:
Per questo, ad esempio, non ho dei nuovi dati, nel senso che non mi pare che le procure albanesi abbiano fatto delle grandi inchieste sul ciclo del cemento attualmente. Forse stanno investigando. E` naturale, la mafia albanese investe tutto sul cemento. Deve essere cementato tutto l`hinterland albanese, tutto il sud, è vicino l`arrivo degli emigranti in Albania. Il ciclo del cemento è nelle loro mani. Per molti motivi. Innanzitutto, è un business molto grande, così si può guadagnare molto. E` un business semplice, controllabile, nel senso che la betoniera di un tuo concorrente lo puoi fermare, come si fa in Italia. Arriva la betoniera di qualcuno che ha vinto un appalto, la ferma, gli ordina di spegnere il motore, il cemento si asciuga. Così perdono il camion, la betoniera e il lavoro. A tal punto, dicono: "bene, l`appalto l`hai vinto tu". Allo stesso modo è del tutto controllabile anche per ciò che riguarda l`organizzazione, rispetto ad altre attività immateriali. E poi, un'altra cosa, ma non di seconda importanza, richiede molta forza di lavoro (manodopera), il che significa controllo politico, controllo territoriale, riciclaggio (il che significa che gli appartamenti che acquisti tu, poi li ricicla, li vende di nuovo). E` naturale che oggi, il centro del business in Albania è il cemento.

R.XH: Chi c'è dietro il business del cemento, secondo lei?
R.S:
Io ho l`impressione, parlo semplicemente dall'impressione, perché non ho dati, che con il cemento hanno a che fare i mafiosi albanesi, non gli italiani. Perché in caso contrario dovevano aver a che fare i mafiosi italiani, o meglio, forse gli italiani hanno dato la spinta iniziale, il che significa che gli italiani stanno comandando ormai sul territorio albanese, e questo non lo credo. Sul Montenegro ed in Albania, gli italiani sono sempre stati degli ospiti. Investitori molto grandi, ma le mafie di questi paesi non permettono il controllo territoriale, come succede ad esempio in Germania. Gli italiani controllano il territorio tedesco, ma non controllano il territorio albanese. Investono, vivono là, ma non lo controllano.

R.XH: Allora, chi controlla il territorio albanese?
R.S:
Le mafie albanesi! Le mafie albanesi controllano l`Albania, il Kosovo e il Nord della Macedonia, laddove vi sono albanesi, tentano ad entrare in quel mercato, tra l`altro esercitando delle oppressioni verso la popolazione albanese. Cito una cosa molto bella me l'hanno detta in Germania, cioè che quando la mafia kosovara cercò di prendere in Germania il potere, attraverso l'acquisto di lavanderie, per controllare la forza lavoro, i viaggi, dunque gli alimenti, i soldi, gli indumenti che i kosovari mandano in Kosovo, quando tentò di farlo, la mafia kosovara, la parte onesta della comunità kosovara si oppose. E questo episodio lo prendo sempre come esempio, per dire quando la parte sana si unisce, non c'è speranza per la criminalità. Secondo me, reagire male oggi, quando qualcuno parla della mafia albanese, significa dare una mano alla mafia albanese, anziché unire gran parte del paese, che naturalmente è sana, contro la mafia.

R.XH: Il Quotidiano "Shekulli" chiede della questione dei rifiuti, e della legge che ha ridotto le tasse doganali in Albania, approvata varie settimane fa.
R.S:
Si, sono al corrente di questa riduzione delle tasse doganali, ed è un problema. Non so quanta influenza avuto su questo la criminalità organizzata, e quanta la furbizia politica. Laddove c'è tanto spazio, c'è un grande business per i rifiuti. Il consiglio che darei al pubblico albanese è : "Attenzione! Ogni miniera sarà trasformata in discarica per i rifiuti, ogni fabbrica abbandonata si trasformerà in un magazzino d`immondizia. L`Italia sta vedendo (e non solo l`Italia mafiosa) nello spazio albanese un business per i rifiuti. Tanto più desiderio vi è da parte degli albanesi di fare business, tanto più è esponenziale il rischio geografico, biologico, naturale per l`Albania. Così questa operazione, se non viene controllata, dopo cinque anni, ci incontreremo di nuovo e parleremo su come le periferie delle città albanesi e i villaggi albanesi siano pieni di immondizie tossiche, rifiuti italiani, rifiuti balcanici. Perciò, fate molta attenzione, il ciclo dell'immondizia se viene è controllato in ogni suo passaggio, si può trasformare in un business per la nazione albanese. Ma se non e` controllato, rischia di diventare un buco che deve essere riempito con rifiuti legali. Così, fate attenzione a ciò che sta accadendo!

R.XH: Dobbiamo fare attenzione all'Italia?
R.S:
Si certamente! La questione delle immondizie in Italia è naturalmente dinnanzi agli occhi di tutti a causa dello scandalo napoletano, che mostra l`incapacità di un Paese di non riuscire ad organizzare un ciclo dei rifiuti, perché quel caos crea tonnellate di denaro. Lo scandalo dei rifiuti a Napoli ha prodotto tanti soldi per la Campania, pari a due manovre finanziarie dello stato. Questo voleva dire che quanto più non risolvi, tanto meglio è per la mafia, e tanto peggio per i cittadini. Perciò dico, attenzione! Questo è il primo passo per far sì che accada in Albania quanto sta avvenendo a Napoli, perché si arriverà a riempire ogni posto che non si vede, villaggi, cave, miniere abbandonate, tutto con queste immondizie per portare dei profitti a colui che intermedia i trasporti.

R.XH: State continuando ad investigare sulla mafia albanese?
R.S:
Si, per me non è una mafia straniera. Io quando mi occupo della mafia albanese, mi occupo della mafia della mia terra, così come mi occupo della mafia nigeriana. Castel Volturno, che è un territorio vicino a casa mia, è nelle mani della mafia nigeriana. Mi occupo della mafia nigeriana così come mi occupo della mafia del mio paese, della mia cultura, anzi della mia mancanza di civiltà, della mancanza di civiltà che domina la mia terra, ferisce la mia terra. La mafia albanese non ha più nulla di lontano. La mafia albanese parla italiano, segue le logiche italiane, è totalmente integrata nell'organizzazione italiana. Sono convinto che si deve mettere fine a questo silenzio dinanzi ai crimini, visto che è proprio della cultura albanese, intellettuale, cioè il sentirsi ferito, offeso quando si parla di queste cose. Per prendere un esempio pratico: i giornali albanesi, i telegiornali albanesi devono informare quotidianamente le notizie delle inchieste avvenute in Italia, quando vi sono degli albanesi coinvolti, perché ti permette di capire di più.

Quando la Procura di Cosenza afferma che la 'Ndrangheta e la mafia albanese sono strutture ormai pare di una sola organizzazione, questa notizia la devono dare i telegiornali albanesi. Si scrive solo quando tale notizia ha a che fare con cinque gangster isolati. No, no, no, non si può pensare così. Anche per esempio, le donne albanesi, rispetto a dieci-quindici anni fa, sono meno presenti sul mercato della prostituzione, questo accade perché sono arrivati i romeni e le organizzazioni albanesi sono diventate più ricche. Le organizzazioni albanesi, se possono, evitano di entrare nel business della prostituzione e preferiscono quello del narcotraffico. Gli albanesi, per esempio, oggi gestiscono la prostituzione, piuttosto che mettere in strada le albanesi, come succedeva fino a ieri. E visto che purtroppo ci sono ancora delle prostitute albanesi, sono comunque delle organizzazioni più fragili, secondo il mio punto di vista. Oggi questo traffico è nelle mani dei romeni. Spesso vengono comandati dagli albanesi. Lo ripeto, tutte queste cose, per me sono 'conosciute', perché è il mio quotidiano lavoro. Ma quando mi arrivano e-mail del tipo "Ma come è possibile! Di quale paese stai parlando! Questo non è il paese che io conosco! Io vivo qui!", io mi stupisco.

R.XH: Risponde alle e-mail?
R.S:
Qualche volta sì, qualche volta no. Cerco di rispondere attraverso le inchieste o le mie fonti.

R.XH: La mafia e la politica albanese...
R.S:
Ecco, su questo per esempio, è naturale che vi siano pochissime inchieste. Non è che gli italiani possono parlare o fare inchieste sul governo albanese. Ma i contatti sono estremamente molteplici. Ricordo di Lello Amato. Lello Amato era un dirigente del cartello di Secondigliano, a Napoli. Due volte si è trovato immischiato con gli albanesi. E' considerato un piccolo imperatore, in Spagna ed in Albania. Oggi è in carcere in Italia. E' rimasto coinvolto due volte con gli albanesi. La prima volta trafficava hashish, anzi con il figlio di un ambasciatore albanese in Italia, come l'ho citato su "Gomorra". Questo ragazzo lo aiutava a trafficare, stiamo parlando della fine dei anni `90, trafficava hashish tra Italia e Albania. La seconda volta, anzi, fu aperta un'inchiesta che univa i cartelli albanesi, i cartelli pugliesi, e i cartelli napoletani. E lui in Albania andava spesso, acquistando delle terre, acquistando magazzini, amministrando dei camion. Ecco, perciò dico che di sicuro la politica albanese ha dei contatti...non può non parlare con la mafia. Non si può pensare! Non si può pensare! I codici del Kanun, che ci capiamo, sono molto affascinanti per l`intellettuale italiano che studia queste cose, ma infatti per la mafia è qualcos'altro.

Il Kanun lo vedo molto presente nella posizione del mafioso albanese. Così anche del mafioso italiano. Quando arrestarono un boss della 'Ndrangheta, Rabito, era tardi, era notte inoltrata, e gli diedero un panino. Un boss non può mangiare cibo offerto da un poliziotto, da un giudice, perché per il meridionale in generale, mangiare significa condividere. Infatti, quando io devo tenere un distanza verso di te dico: "Mica abbiamo mangiato nello stesso piatto! Ma perché?! Mica ho mai mangiato pane con te!", come se il mangiare fosse un luogo d`intimità. Ma questo vecchietto iniziò ad aver fame, aveva paura di qualche calo di tensione, così doveva mangiare. Prende questo panino, si alza in piedi, stiamo parlando di un uomo di 80 anni, si gira con la faccia verso il muro e mangia. In modo tale che nessuno dei presenti non potesse dire: "Ha mangiato con noi". Non voleva dire niente, o no? Lui era un boss, fu arrestato e messo in carcere a vita, non si sarebbe pentito, che senso aveva mangiare così al tavolo. Questi simboli sono fondamentali, perché creano disciplina. Rispettare è importante, certi momenti, dunque certi rituali, certe vie, sono importanti per il codice della mafia. Questo crea sicurezza all'italiano che traffica con un mafioso albanese.

Anche sulla questione politica, nei prossimi mesi, se il governo albanese permetterà e non perseguirà la Procura, sono convinto che usciranno molte cose. Usciranno molte cose, perché il potere albanese, che studio da qui, il potere delle mafie albanesi è in aumento. Non che dall'ultima intervista abbia visto qualche cambiamento. Al contrario, ho visto dei procuratori coraggiosi essere isolati, giornalisti coraggiosi isolati, poliziotti coraggiosi evitati, ma un mare di corruzione…

R.XH: Sta seguendo ciò che sta succedendo in Albania, la crisi, le proteste, gli omicidi?
R.S:
Sì. Ho visto molto e mi ha fatto molta impressione. Penso che è un momento difficile che porterà ad un rinnovamento. Sono convinto che la democrazia albanese non potrà mai arrivare ad una maturità, senza potersi finalmente liberare dallo spettro dei maledetti comunisti, non potrà mai arrivare ad una maturità se non si confronta e ferma il problema mafioso. La stessa cosa sta accadendo in Montenegro. Intendiamoci, è una situazione molto diversa, ma il totalitarismo comunista ha una continuità sulle mafie: il monopolio, la paura del controllo, della violenza e del fango.

Mi riferisco ai documenti dei servizi segreti albanesi, che sono più segreti. Non lo so, di sicuro vi deve essere qualche ricercatore che sta studiando i documenti del Sigurimi, ma invito gli osservatori albanesi a studiare quei documenti, perché provano ufficialmente i rapporti tra la Camorra e lo stato albanese, prima della caduta del regime comunista. Coincide, almeno da questi documenti, con la fine dei rapporti tra la Cina e l`Albania. L`Albania visse una crisi molto complicata e dirigenti dello stato albanese del regime comunista incontrarono dei dirigenti della Camorra napoletana, in particolare Pasquale Galaso e Michele Zaza, che accettarono la richiesta dell'Albania di vendere armi, che la Camorra poi ha venduto ai palestinesi, irlandesi, a tutti i cartelli criminali che volete. In cambio, l`Albania offre il sostegno sulle vie marittime per il contrabbando delle sigarette, rifugio per i latitanti, e così ai membri della Camorra, e visto che stiamo parlando del regime comunista, non gli poteva offrire il libero mercato, perché non esisteva il mercato. Ma quando cade il regime, aveva intanto tutti i punti di riferimento, perché quei generali, ambasciatori, funzionari comunisti, che poi divennero democratici, diedero loro le autorizzazioni per aprire le fabbriche, la possibilità di investire sulle banche. La Camorra allora diede agli albanesi anche manganelli di gomma per la polizia, bombe lacrimogeni, tutte queste cose. E' scritto in quei documenti. Visto che l`Albania si trovava nel periodo del regime comunista, gli strumenti d`oppressione non li chiedeva ai sovietici e ai cinesi. Per questo gliele dava la Camorra. Questo è un fatto importante da ricordare: perché gli albanesi hanno sofferto in quegli anni l'oppressione del regime comunista, questa oppressione si esercitava con le manette e le armi che la Camorra dava al regime, sempre se questi documenti sono veri. Un altro elemento è che la borghesia albanese, che stava capendo che il regime stava cadendo, iniziò a strutturarsi grazie ai rapporti con la criminalità organizzata, che li dava valuta straniera. In questo caso, come descritto nei documenti dei servizi segreti, la valuta che la Camorra dava agli albanesi era valuta spagnola. Visto che la Camorra napoletana era forte in Spagna, non davano lire, ma davano soldi spagnoli. Soldi spagnoli che loro mettevano da parte per poter entrare nei mercati che aveva importanza per acquistare dalle macchine ai vestiti, dalle informazioni alla cocaina, perché la moneta albanese naturalmente che non aveva valore sui mercati internazionali. Ora, il fatto che tutto questo non viene continua discusso in Albania, dimostra che vi è una debolezza, e questa debolezza è pericolosa. Non sono io quello che vi sta mostrando un paese che non esiste. Io ho paura che vi sono molti albanesi che vedono il loro paese in un'ottica miope. Il paese che loro credono esiste, non esiste.

R.XH: A Tirana si sta parlando di democrazia, in momento in cui i diplomatici stranieri, e anche gli italiani, parlano di stabilità.
R.S:
Certamente, questo è un segno positivo. Anche le rivolte sono un segno positivo. La gente capisce che democrazia significa felicità, miglioramento del benessere fisico, intellettuale. Non è qualcosa di astratto, la quale la si può scambiare con poca sicurezza. I diplomatici naturalmente parlano di stabilità, perché hanno bisogno di un'alleanza con il governo albanese. Parlare dei legami che il governo albanese ha con le organizzazioni criminali è anche un modo per insegnare ai governi stranieri, che rapporti hanno e con chi. La politica estera italiana degli ultimi anni è catastrofica: i rapporti con la Libia, i rapporti con la Bielorussia, i rapporti con Putin, dunque tutto ciò che è lontano dalle democrazie, piace a Berlusconi. Può sembrare una battuta, ma a lui conviene, perché è l`anello debole dell'Europa. La Germania, difficilmente accoglierebbe Gheddafi con gli onori con cui viene accolto in Italia. Berlusconi lo sa questo, e così sfrutta i pessimi rapporti che gli altri Stati europei hanno con questo Stato per avere dei rapporti privilegiati lui stesso. L`Albania fa parte di questa dinamica. Ma penso che hanno le ore contate, ambedue i Governi. Perché la popolazione, ho l`impressione o è semplicemente una speranza, non accetta più questo, non segue più la linea governativa, ma capiscono sempre più cosa si è fatto. Ai governi rimangono i fedeli. I fedeli sono imbattibili. Qualsiasi cosa faccia il capo, loro la seguiranno fino alla fine. Ma non hanno peso, o meglio possono avere importanza in questa fase, ma in Albania vi è una nuova aria.

R.XH: Mi piace il vostro slogan: "Se non ora, quando?"
R.S:
Si, è uno slogan bello, preso tra l`altro dalla guerra anti-nazista. Sono convinto che di nuovo la sorte degi italiani e la sorte dei albanesi sono vicini, come lo sono stati durante il fascismo, ma anche con l'anti-fascismo, ora saranno vicini nel tentativo di costruire una democrazia più completa. La democrazia albanese è una democrazia piccola, ancora adolescente, ma sta arrivando alla maturità.

R.XH : La gente in Albania, spesso, crede che tutta la politica è sporca, che tutti sono uguali.
R.S:
La capisco. E` naturale pensare questo. L`ho pensato anch'io in molte fasi della mia vita. Ma pensare cosi, è un modo per dare spazio alla politica più cattiva. Dire che tutto è uguale, non capire le distinzioni, è un gesto anti-democratico. Non è vero, la democrazia è cambiamento. Forse vi sono molti politici incapaci, ma non tutti sono ladri. E questo è un cambiamento intanto. Arrivare a dire che tutto è disgustoso, è un modo per legittimare chiunque. Perché a questo punto giustifichi quello astuto, quello spietato, colui che ha meno regole, colui che ha meno scrupoli. Vedendo la rivolta di piazza in questi giorni in Albania, mi è parso di sentire un cuore vivo, simile a ciò che successe quando cadde il regime comunista. Dunque, un'atmosfera simile. Deve essere archiviato ciò che era il periodo della transizione dal comunismo fino alla democrazia, e bisogna arrivare finalmente alla democrazia. Basta con la transizione!

R.XH: Mi è piaciuta la lettera che ha inviato ai giovani del movimento. Vorrei che alla fine del discorso, ci rivolgiamo ai giovani albanesi.
R.S:
Cercavo di dire agli studenti italiani che bruciare le camionette dei carabinieri, in quei giorni di protesta, era un gesto debole, che andava fatto, perché questo rischiava di delegittimare la protesta. Il governo non rispose alle loro richieste, disse solo "Bruciate le camionette! Attaccate la polizia! Questa è la vostra rivolta!". Così io dissi: "Non facciamo questo! Andiamo in massa a protestare, ma con altri strumenti!". Mi piacerebbe che i giovani albanesi così potenti, così sani, capiscano questo. La nuova democrazia è un privilegio perché puoi ridisegnare un paese e i giovani albanesi hanno questa fortuna. Io sono sicuro che sono consapevoli che ormai devono continuare sulla strada per far parlare i media internazionali dell`Albania. L'unica speranza che abbiamo noi italiani, siete voi albanesi. L'obiettivo deve essere che i media internazionali si occupino delle rivolte, non perché vi sono stati dei morti - com'è avvenuto - perché quella cosa passa in un secondo, giunge la notizia e passa tutto come qualcosa che deve essere risolta nel quadro dell'ordine pubblico, ma la notizia su di voi deve giungere per i temi, le inchieste, le denunce. E` stancante, ma si può fare. Se nasce un grande sogno per la rinascita dell'Albania, il mondo non può rimanere indifferente.

di Rudina Xhunga
giornalista di Top Channel
Tradotta dall'Osservatorio Italiano

02 dicembre 2008

La Camorra e il sistema


Gli Stati-nazione, la Camorra, la Mafia, il "governo delle Banche", il comunismo. Questi sono i sistemi che governano i nostri popoli. Oggi combattiamo la criminalità organizzata, le banche, chiediamo sovranità monetaria o indipendenza energetica. In realtà non ci rendiamo conto che stiamo creando un altro sistema che ci governerà. Cos'è dunque la Camorra e cos'è Google?

Ho guardato il film di Gomorra di Roberto Saviano con tanto entusiasmo, e fino alla fine cercavo di capire dove fosse la novità di quello spettacolo. Aspettavo la scena risolutiva e tutto ad un tratto il film è finito. Pensavo in cuor mio di aver visto non so quante volte quelle scene di omicidi, di giovani ragazzi che muoiono per la conquista e il rispetto dei territori, e mi chiedevo il motivo per cui tutti si sono scandalizzati e hanno deciso di portare queste immagini sino alla corte di Cannes e forse anche di Hollywood. Per rendere ancora più credibile la tesi dello scalpore e dello scoop, il giornalista Saviano è ora sotto scorta come se fosse agli arresti domiciliari, e qualcuno ha già proposto la sua candidatura. Anche in questo, mi chiedo francamente, dove sia la novità. Come se fosse strano per gli italiani, e per gli stessi popoli del Sud Italia, vedere come determinate famiglie mafiose o camorriste vengono portate allo scoperto per far posto ai nuovi poteri. Questa volta non è intervenuta la polizia, non sono stati necessari dei pentiti o dei giudici, ma un semplice giornalista infiltrato, e che volutamente è stato protetto in quel mondo affinchè potesse far scoppiare il grande scandalo della Camorra. E così è stato, perché il clan dei Casalesi è stato decimato da lotte intestine e retate della polizia, mentre i nuovi "mafiosi" stanno prendendo già le posizioni.
Il vero scandalo, di cui però nessuno si meraviglia, è il suicidio di un Assessore che ha cercato di avvertire la popolazione sui rischi delle soluzioni "rapide e indolori" di Roma e di Milano, e voleva continuare la sua lotta, magari "parlando" semplicemente con i giudici, per spiegare cosa era accaduto e che forse, i Casalesi, non hanno tutta la colpa del male in cui brucia Napoli. Avrei preferito che qualcuno si indignasse per questo strano suicidio, per la morte di un altro innocente, massacrato dai media e delle pressioni politiche che, in un momento così delicato per la chiusura del piano sui rifiuti, erano sicuramente molte. Giorgio Nugnes è morto come molti prima di lui sono morti a causa delle tangentopoli e dei colpi di Stato. Lo Stato italiano è sempre stato un grande artista nell’utilizzare la mafia come capro espiatorio dei suoi delitti, alimentando e viziando quel mostro che lui stesso ha creato. La mafia esiste, sono cose che si conoscono già da parecchi anni, ma nessuno dice che gli Stati sono nati proprio così, gestiti da traffici, con morti, eserciti di schiavi, storie di venduti e di emigrazioni.
In realtà, il concetto è ben diverso e nessuno vuole che si dica. Prima di condannare delle persone che "tirano a campare" e sono stremati dai debiti, bisogna chiedersi da dove arriva la spazzatura, e se arriva proprio dalle ricche città del Nord, dalle imprese e dai distretti industriali della "ricca Italia" che getta i suoi rifiuti in quella che considera "discarica". La nostra società si sta così spaccando e tra le due entità si sta creando un abisso, perché se da una parte vi è il "poveraccio" che rapina le banche o i supermercati, dall’altra ci sono i "ladri di dati", i truffatori finanziari, gli usurai con i colletti bianchi, e così vi sono i reati immateriali che non sporcano e non lasciano tracce. Sicuramente essere minacciati con una pistola sulla tempia fa un effetto diverso alla televisione, mentre il povero artigiano strozzato dai debiti che si spara da solo, descrive una scena molto più patetica, non cinematografica, anche perché non c’è neanche un nemico da combattere. Anche la scelta dei nomi è importante: "'O maiale", "gino ’o pazz", "dente stuort", fanno molta più scena. Con un nome così, si diventa subito protagonisti della scena.

Immaginate ora che un film o un libro, che mette in mostra le cose più abiette e infime di cui sono capaci le persone, viene diffuso e pubblicizzato come la "verità di Napoli" o dell’Italia, e lo Stato finanzia, assiste e tutela chi fa questo stillicidio del popolo italiano. Per "denunciare" un crimine - è giusto ricordarlo - bisogna raccontare la storia per intero, e non solo quello che fa comodo dire, nascondendo tutto il resto. Diciamo la verità, gente che non sa né leggere e né scrivere non crea imperi economici dal nulla, non riesce ad ottenere gli appalti o ad investire nell’alta Finanza. Credete che legali, avvocati, banche si facciano usare così facilmente da dei criminali ignoranti in cambio di nulla e senza un giusto accreditamento da parte dei vertici politici? Sinceramente, credete davvero che la Camorra sia più potente di loro, o invece è un semplice strumento per controllare le masse in un territorio povero, per raccogliere liquidità e smaltire il marcio dei ricchi?
Non capite, è un’altra stupida commedia che vi chiamano a recitare per dar loro importanza, e senza questo stormo di "utili idioti" tutto questo cinema cade in pochi secondi. Per questo poi servono Beppe Grillo, Travaglio, Saviano, per continuare la propaganda. Alla fine però, agli occhi del mondo, le grandi aziende e i grandi imprenditori del Nord saranno l’Italia sana, mentre il Sud Italia sarà sempre "complice" della mafia e della camorra. E poi, se noi viviamo in uno Stato che chiede il pizzo ai cittadini e poi non riesce a garantire ciò che ha promesso perché è fatto da una banda di incapaci, dopo non bisogna fare tanto rumore per nulla, non è dignitoso.
Anche se è vero che tutti noi combattiamo questa farsa del sistema e nessuno può dirsi contrario a queste campagne di solidarietà, in fin dei conti anche a noi fa comodo avere un nemico su cui scaricare le nostre colpe. Siamo disposti a fare le grandi rivoluzioni contro le mafie, ma una volta adagiati sul "seggiolone" ci piace dire che, tutto sommato, si sta bene. Dopo la camorra sarà la crisi finanziaria, e poi non ci sarà mai una fine a questo scarica barile infinito. Ricordate che alla base della criminalità, vi è malessere economico, mentre i veri colpevoli sono coloro che possiedono tanto denaro: cercate il denaro, e troverete il vostro assassino, come diceva il Generale Dalla Chiesa. Oggi l’Italia vuole combattere i suoi fantasmi, ma usa un esercito inutile ed inesistente, che parla di cose inattuabili, e diventano così solo disinformazione. Avere un'indipendenza monetaria, una sovranità energetica oggi significa avere eserciti di pace e fare guerre perpetue al terrorismo, perchè è necessario rubare petrolio o colonizzare per il mantenimento delle materie prime. Anche la crisi, le carte di credito, il fine mese, sono puri concetti nelle nostre menti perché non si accetta il cambiamento dello stile di vita: la crisi non è il non poter andare 4 volte in vacanza, oppure non uscire tutti i sabati, la crisi non è non poter giocare alle scommesse oppure non potersi permettere un amante. La crisi è rimettere in discussione un sistema di potere, è sedersi ad un tavolo e parlare, e non parlare di "democrazia dal basso", di "rete", perché queste sono droghe: il Presidente Obama non è venuto né dal web e né dal basso, è arrivato da casa sua, ed è inutile fare propaganda assolutamente non credibile.
Oggi cambiare il sistema avrà certamente una ripercussione mondiale e planetaria, e determinati poteri devono cessare di esistere, come quello di Washington, delle Holding di Lussemburgo, e perché no, come quello delle criminalità di bassa leva. Oggi i giustizialisti ,gli anti-berlusconiani, i grillini, gridano semplicemente perché vogliono potere e mirano a creare la loro casta, per buttare giù quelle esistenti e imporre quelle nuove. In realtà non sono niente, sono solo un bit che viaggia sulla rete. Riflettiamo però che, se ieri internet era libertà, oggi è lo spazio del motore di ricerca indiscusso, Google. Se sparisce Google, sparisce il mondo di internet, e anche Obama. Allora qual è il nostro sistema ? E' lo Stato italiano, la camorra, la mafia, o un'entità invisibile?

27 ottobre 2008

La mafia transnazionale

Dalla naturale evoluzione delle organizzazioni criminali locali, con l'appoggio dei Governi dei giovani Stati nonchè delle mafie dei paesi confinanti, sta nascendo la nuova mafia transnazionale. Proprio come una multinazionale, il gruppo può anche avere una sede operativa, un cuore in una sola nazione ma senza che vi siano per questo precise identità nazionali. Un fenomeno simile alla mafia siculo-americana, che si sta ora ricreando nei Balcani, dove le mafie più forti sono proprio quelle collegate con entità che si trovano all'estero, tale che i paesi balcanici rappresentano delle mere basi logistiche e operative.

Gli atti di terrorismo che stanno colpendo la regione balcanica, con apparenti episodi sporadici e privi di collegamento, sono i primi segnali della formazione nell’area sud-orientale dell’Europa di strutture di criminalità transnazionale. Un fenomeno che deriva dalla naturale evoluzione delle organizzazioni criminali locali, che hanno trovato nei Governi degli Stati giovani e nelle mafie dei Paesi confinanti un ponte di crescita e di espansione. Tra nuovi politici e vecchia criminalità si viene a creare un forte legame derivante da un interesse economico, che si traduce nella partecipazione e nella cooperazione con lo stesso gruppo di società, di persone, di associazioni che operano diversi Stati e continenti. Il gruppo può anche avere una sede operativa, un cuore in una sola nazione ma senza che vi siano per questo precise identità nazionali.

Proprio come una multinazionale, la rete si serve di legali, fiduciari e notai che si occupano degli aspetti meramente tecnici e burocratici, mentre chi si trova alla base di questa gerarchia si farà carico del lavoro sporco, con una precisa divisione dei ruoli a seconda della posizione di potere occupata nella regione. Questo tipo di struttura si è venuta a creare con la mafia siculo-americana, che aveva dato origine ad un’organizzazione che aveva la burocrazia di un apparato statale, e le regole gerarchiche tradizionali di Cosa Nostra, riuscendo così a costruire una perfetta triangolazione tra Sicilia-America-Svizzera, che dava canali di contrabbando e riciclaggio. Una realtà così complessa, sulla quale tuttavia il Giudice Falcone riuscì a fare luce, contribuendo con le sue indagini a scoprire, nei primi albori, i meccanismi che legavano economia, politica e mafia.
Quanto accaduto anni fa, si sta ricreando con gli Stati balcanici, dove le mafie più forti sono proprio quelle collegate con entità che si trovano all'estero, tale che i Balcani rappresentano delle mere basi logistiche e operative.

Ciò che rende questi territori speciali è il fatto che conservano un’unione intrinseca nonostante siano molto frammentati, dovuta alle innumerevoli parentele che legano clan mafiosi di piccole e grandi dimensioni, superando divisioni etniche e religiose. Questi legami così invisibili non sono da sottovalutare, perché già da tempo è in atto la fondazione di una Santa Alleanza, una sorta di protezionismo del territorio che controlla ogni tipo di traffico che verrà impiantato. La nuova organizzazione transnazionale è strutturata in reti di trasporto, di distribuzione, di riciclaggio di denaro e infine della remissione del denaro in circolazione mediante l’acquisto di quote e partecipazioni nei più svariati settori economici. Il settore più attraente per questo tipo di operazioni sono le privatizzazioni, per poi passare all'edilizia, all'editoria, alle concessioni e alle infrastrutture pubbliche. Il cuore del sistema è il riciclaggio organizzato da banche compiacenti, bisognose di capitalizzare soldi liquidi per salvaguardare i propri interessi si sussistenza durante i periodi di crisi economica. Infatti, nell’era della moneta elettronica e della virtualizzazione degli scambi, il riciclaggio non avviene con operazioni e transazioni che implicano la consegna materiale del contante, ma con passaggi intermedi di deposito ed emissione di titoli collaterali, con l’intermediazione di operatori specializzati.

La militanza in tali gruppi, d’altra parte, crescerà sempre di più in quanto la crisi economica e la precarietà in cui versano tali realtà, spingeranno le giovani generazioni a risolvere i loro problemi quotidiani rivolgendosi a questa rete.Un corriere di droga che dovrà passare le frontiere dai Balcani all’Italia, potrà guadagnare dai 1000 ai 2000 euro a chilo, e continuerà a farlo fin quando non avrà accumulato il denaro che gli occorre. Rischierà senza temere le conseguenze che lo aspettano, considerando che, statisticamente, esiste un rischio di 1 a 10 di essere arrestato e poi sbattuto su una qualsiasi pagina di giornale per un'ordinaria giornata di cronaca. I luoghi di reclutamento sono i "cosiddetti bar frequentati da tutti", che potete trovare facilmente nei Balcani, con giovani ragazze pronte ad adescare il pollo di turno da intrappolare nella rete. È chiaro che tutti, nei Balcani, sono a conoscenza di questo tipo di assoldamento, e chi è intelligente ne resta ben lontano, seppure con una convivenza molto ravvicinata.

Non esisteranno pentiti in questa organizzazione, perchè agiscono in virtù di contatti con "cyber caffè", tramite una grezza steganografia, parole chiavi e linguaggio cifrato. Gli stessi membri della struttura non si conoscono tra di loro, in quanto i veri contatti si trovano in Europa, tra emigranti trapiantati e perfettamente integrati, e aggregazioni con altre etnie. La commistione di lingue, origini e codici, non permette di tracciare un filo conduttore per poter tracciare i loro movimenti. La confusione delle etnie ha fatto sì che, la cosiddetta integrazione dell'emigrazione ha "internazionalizzato" anche la criminalità, dando supporti logistici in qualsiasi Stato, tramite delle basi che sono ora sparse in ogni provincia d’Europa. Purtroppo infiltrare questi gruppi è inutile, essendo molteplici e sparsi su un vasto territorio, e non è possibile ridimensionarli. Fenomeni così silenziosi si annideranno soprattutto nei grandi centri urbani, in quanto nelle piccole città i clan locali rispondono con il fuoco, ragion per cui non è da escludere un aumento esponenziale degli episodi di "regolamento di conti" sul territorio europeo e tra bande rivali. Gli attentati, gli omicidi, gli strani incidenti sono delle vere e proprie scosse di assestamento all’interno dei Balcani per l’individuazione della forza dominante, una sorta di rivoluzione criminale dopo "l'avanzata turca" all'interno dei territori. E il clima diventerà ancora più teso e sanguinoso se la Comunità Europea, invece di tentennare, non reagirà con fermezza alla nuova mafia transnazionale.

21 ottobre 2008

Branch bancarie e riciclaggio: il fulcro delle mafie locali


Esiste sempre un forte legame tra i gangster che fanno del traffico e del contrabbando la loro piccola colonia, e la gente che lotta per il "bene" della democrazia e dello Stato. Le mafie locali non rappresentano né il punto di origine né di arrivo delle grandi operazioni criminali che mettono in ginocchio le piccole economie e spesso interi Stati, ma semplicemente delle pedine all'interno di un disegno più grande.

Come abbiamo avuto modo di spiegare già in passato, le economie di transizione sono sempre terreno fertile per l’insediamento di strutture che agiscono a ridosso della criminalità del luogo per sfruttare i fondi che generano e incanalarli nei circuiti finanziari "legali". Nei passaggi intermedi, spesso vengono utilizzate delle entità giuridiche, nate per scopi non commerciali, ma che spesso perseguono fini ben meno nobili. Nei fatti tutto avviene nelle pieghe invisibili del sistema finanziario, e tutto ciò che si può scorgere sono i portaborse e gli avvocati che viaggiano in aerei privati e frequentano solo ambienti molto esclusivi e chiusi, per incontrare personaggi di spicco della politica e della criminalità locale. Sono loro infatti il "popolino" delle manovre di riciclaggio di denaro, che legalizzano fondi provenienti da ogni genere di attività - come droga prostituzione, traffico di uomini, di sigarette, di armi - che produce una grande massa monetaria e che va in qualche modo occultato. Non parliamo ovviamente delle illusorie cifre individuate dalle Banche Centrali nei limiti di anti-riciclaggio, ma di milioni di dollari rastrellati attraverso i crimini più efferati e meschini.

Quando si parla di riciclaggio di denaro illecito, bisogna innanzitutto domandarsi chi decide di riciclare denaro di origine criminale. Il termine riciclare significa legalizzare valuta di provenienza criminale e l'unico organo che può legalizzare denaro illecito, è solo ed unicamente una banca ufficiale riconosciuta dal Sistema e dagli organi internazionali. Per capire l’intero processo occorre considerare, innanzitutto, che il denaro di cui parliamo si presenta in forma di contante, in quale per essere reso lecito deve essere reinvestito in attività lecite, con un costo che si aggira dal 30% fino al 50% . Questa percentuale viene immediatamente intascata dalle branch delle Banche, che hanno dunque un grande interesse ad accettare denaro di questo genere. Bisogna tenere presente che il denaro proveniente da azioni criminali, è talmente tanto, che può essere definito come la multinazionale con maggior fatturato che opera in ciascun Stato.

Altra forma per riciclare denaro, questa volta ad un costo più basso, è quello di acquistare locali pubblici, come bar, supermercati e ristoranti, ossia attività che quotidianamente incamerano contanti da clienti, in maniera tale da confondere i dati di incasso e aver accesso ai canali bancari per il deposito del denaro. È necessario, in questo caso, solo prestare attenzione a non alterare in modo evidente gli incassi precedenti, altrimenti al primo controllo si capirebbe facilmente che è stata fatta un'immissione illecita di denaro. La seconda ipotesi è sempre più rischiosa e macchinosa, ideale per piccole somme, ma assolutamente inadeguata per grandi quantità di denaro, ragion per cui la soluzione migliore è quella di portare tutto il denaro illecito presso una Branch , perchè la stessa può depositare ingenti somme di denaro costantemente.

Il denaro proveniente da qualsiasi attività criminale seguirà un percorso ben definito nelle fasi di riciclaggio. Innanzitto, il denaro viene consegnato ad una Branch importante sulla piazza di Zurigo ed è la società che prende in custodia il denaro. Il Fiduciario della società, che di solito è un avvocato, compila un modulo interno come se fosse stata effettuata una "Due Diligence", e poi lo stesso denaro cash, viene depositato presso il proprio conto dell'Istituto bancario di riferimento. Il modulo, che resta e resterà interno al suo ufficio, rappresenta la dichiarazione dello stesso fiduciario circa la lecita provenienza del denaro, in forza del quale, la banca ricevente prende il contante e lo carica sul conto corrente di proprietà della Branch senza molte difficoltà. Ciò che può sembrare follia, in effetti già accade sulle piazze svizzere e tutti gli addetti ai lavori sono perfettamente consapevoli di questo meccanismo. In questo modo, i grandi studi legali internazionali, hanno in effetti il potere di riciclare denaro di provenienza illecita continuamente, andando così a creare un enorme cash-flow pronto per essere investito in affari speculativi, anche perchè il denaro di provenienza illecita, una volta riciclato acquisisce il valore pieno.

Stiamo parlando di miliardi di euro che tutti gli anni, vengono incamerati da Branch e Fondazioni e vengono raccolti da tutte le operazioni criminali del mondo. Quest’ultime hanno infatti l’occasione di arricchirsi a dismisura e tutti i fondi raccolti restano coperti in conti presso paradisi fiscali, ma sempre sotto il controllo delle centrali-madre. A questo occorre aggiungere l’osservazione che le branch vengono spesso impiantate in un nuovo mercato da sfruttare, o particolarmente ricco di contante. La loro collocazione viene spesso programmata anche in funzione di una possibile scoperta dell’affare, in maniera tale che, quando il mercato è divenuto ormai sterile o pericoloso, viene chiusa la filiale creata per tale scopo, gli utili vengono incassati dalla casa madre e attraverso un giro di scatole cinesi messi al sicuro nei paradisi fiscali.

Una tale prassi è stata attuata per anni, senza provocare grandi sconvolgimenti sul mercato finanziario, sino a pochi mesi fa, quando è scoppiato il grande scandalo "sub-primes" e si è cominciato a gridare alla mancanza di liquidità, facendo credere all’intera opinione pubblica che per colpa di alcuni manager che hanno guidato tutto l'andamento finanziario internazionale è scoppiata la più grande crisi mondiale mai vista. Sembra che il denaro sia sparito, ma in realtà il denaro non può mai sparire, ma viene semplicemente risucchiato nei meandri delle speculazioni e poi dei paradisi fiscali. È ovvio che le banche non perdono mai denaro proprio, ma il denaro che perdono è quello di miliardi di risparmiatori, truffati da meccanismi cinici e senza alcun tipo di controllo. A questo punto Banche e fondazioni, avendo libero accesso a queste grandi quantità di liquidi, possono impiegare i fondi persino per l'acquisto di società o banche in difficoltà, senza destare molti sospetti in una situazione di crisi finanziaria.
E' dunque il sistema bancario la fine ultima di ogni attività criminale, ed ogni battaglia combattuta contro la mafia o la camorra sarà sempre vana se non si stronca all'origine la fonte finanziaria di sussistenza. Lo sapeva bene Giovanni Falcone quando nel (1989) scopre la centrale di riciclaggio dei Caruana-Cuntrera, facendo crollare la "Wall Street" di Cosa Nostra, che è proprio la banca ticinese della Algemene Netherland Bank di Chiasso, che come committente proprio un grande avvocato di Lugano che ha riciclato per loro alcune decine di milioni di dollari.

08 novembre 2007

Una legge antimafia scritta da criminali

Il decreto contenente misure di contrasto alla criminalità organizzata porta con sé rilevanti conseguenze anche sul tessuto economico italiano, con maggiori vincoli per le imprese coinvolte in operazioni criminali e mafiosi, quali l'imposizione del sequestro "di prevenzione" e dell'interdizione all'accesso di fondi pubblici. Tuttavia, il grande clamore sollevato dall'arresto del boss di Cosa Nostra Salvatore Lo Piccolo, ha reso decisamente più accettabile quelle norme che rischiano di creare un vero ricatto istituzionale nei confronti delle imprese.

Con il pacchetto sicurezza presentato dal Governo come progetto di legge di urgente necessità, la disciplina antimafia è divenuta una norma di "sistema", volta a cambiare il volto della disciplina anti-mafia e di contrasto alla criminalità organizzata. Tali norme andranno infatti ad incidere sull'interpretazione dei fatti e dei reati, sui processi istruttori e su quelli esecutivi, con nuove conseguenze per coloro che saranno indagati o condannati per reati criminali. In primo luogo, il decreto va ad estendere quanto previsto dalla disciplina anti-mafia anche a reati che non hanno un diretto collegamento con le organizzazioni criminali, con effetti restrittivi immediati anche dopo la sola sentenza di primo grado. È infatti previsto che saranno esclusi dal "patrocinio dello Stato", negando l'accesso a finanziamenti, contributi e mutui a tasso agevolato, tutti i soggetti condannati per gravi reati - come associazione a delinquere di tipo mafioso, associazione a fine di spaccio di stupefacenti, associazione a fine di contrabbando, spaccio di stupefacenti, nonché reati commessi al fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose - ma anche reati non legati alla criminalità organizzata, come il falso in bilancio, la bancarotta, l'usura, il riciclaggio, il falso di in atti pubblici, la truffa, la violazione della disciplina antievasione, l'omicidio, le lesioni colpose per trasgressione delle norme antinfortunistica. Così sono stati assimilati reati molto eterogenei, anche non colposi che possono prevedere una condanna inferiore ai tre anni di reclusione: non viene fatta una sostanziale differenza per la gravità del reato. Le conseguenze sono immediate e incondizionate, con il blocco o la revoca dei contributi finanziari a imprenditori che hanno subito una condanna, o solo una sentenza di patteggiamento, con la successiva interdizione una volta scontata la pena. L'imprenditore sarà inoltre responsabile anche per gli atti commessi dai dipendenti e dagli amministratori, anche se potrà rimediare in un secondo momento sostituendo il dirigente o l'impiegato direttamente coinvolto nelle indagini, tale che la norma viene elusa senza molti problemi. Il divieto di erogazione o l'interruzione degli stessi scatta già dopo la sentenza in primo grado, e, qualora si raggiunga una sentenza di scarcerazione, non è previsto alcun risarcimento per i danni patrimoniali e morali provocati dall'ingiustificata sospensione dei finanziamenti e dalla perdita di opportunità per l'impresa.

Il sistema congeniato appare poi ancora di più macchinoso se si considera che l'imprenditore che vorrà partecipare al patrocinio dello Stato dovrà autocertificare la sua estraneità ai reati che provocano l'interdizione, demandando poi agli organi amministrativi l'onere di indagare e di verificare quanto dichiarato dall'impresa. I tempi burocratici possono ampliarsi a dismisura, a tutto svantaggio delle imprese che offrono dei servizi pubblici e che vivono di finanziamenti statali. Queste misure, proprio perché ispirate al principio secondo cui "chi amministra i soldi della Stato deve essere incensurato e avere una reputazione di onorabilità" sono state accettate dall'opinione pubblica come legittime e necessarie: non si può contestare la disciplina anti-mafia senza essere additati come mafiosi o criminali. E su questo sottile gioco psicologico hanno giocato i nostri politici, imponendo norme più severe per l'accesso ai fondi pubblici al fine di ridurre innanzitutto gli sprechi e le erogazioni come "spesa sociale". Non sarebbero state accettate dagli imprenditori allo stesso modo, se non avessero usato il contrasto alla "mafia o alla criminalità" come motivazione di base, così come nessun cittadino avrebbe accettato la creazione di una banca dati biometrica se non fosse stata in discussione la sicurezza nazionale e la minaccia del terrorismo.

Questo ricatto diventa ancora più insostenibile se si pensa alle norme anti-mafia introdotte che vanno ad incidere direttamente sul rapporto impresa-giustizia. Così le imprese che avranno di coraggio di denunciare l’interferenza della criminalità organizzata saranno premiate con l’accesso a misure di controllo e sostegno nonché a dei contributi specificamente stanziati. Mentre, la mancata denuncia comporterà il sequestro e la confisca di prevenzione, salvo che i titolari d’impresa, nel corso del procedimento, non collaborino concretamente con l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria. Le investigazioni patrimoniali e l’azione di prevenzione diventano obbligatori : viene introdotto il sequestro di prevenzione che prevale su qualsiasi altro provvedimento. In altre parole, lo Stato ci sta dicendo: "se collabori ti finanziamo, se non collabori ti sequestriamo". Gli imprenditori diventeranno in tal modo dei veri e propri informatori degli inquirenti, non essendo questi in grado, evidentemente, di garantire la sicurezza alle imprese e di condurre delle indagini volte a sradicare i meccanismi che reggono i castelli della criminalità organizzata. Questo tipo di collaborazione ha portato infatti all'arresto del boss Salvatore Lo Piccolo, e oggi Confindustria di Agrigento si prepara all'inaugurazione del sistema di sicurezza dell'area industriale, all'indomani della denuncia degli estorsori. Le imprese sono dunque obbligate a pagare la propria sicurezza, il proprio sostentamento collaborando con la giustizia, sfuggendo al ricatto della mafia, per cadere in quello dello Stato che si presenta puntualmente a riscuotere il pizzo.
Si va così a creare un nuovo equilibrio nel rapporto mafia-Stato, in cui i Magistrati e la polizia hanno meno poteri istruttori e di indagine, i media e l'opinione pubblica avranno sempre un capro espiatorio da additare come mafioso e criminale, mentre chi manovra i traffici e le operazioni di riciclaggio di denaro intoccabili, protetti dal sottile velo dello "Stato di giustizia". Il sistema in questo modo è stato chiuso totalmente, gli inquirenti saranno costretti ad accettare come "colpevole" il mafioso che ha riscosso il pizzo offerto su un piatto d'argento dall'imprenditore pentito che desidera evitare il sequestro. Il piccolo imprenditore viene criminalizzato, additato e magari isolato, mentre i veri criminali dell'alta finanza saranno sempre più impuniti. Basti pensare che la direttiva europea di contrasto al riciclaggio di denaro sporco impone di ridurre a 5.000 euro la soglia per imporre la "non trasferibilità" dell'assegno, mentre i "titoli al portatore" come certificati di deposito, azioni o obbligazioni, o certificati rappresentativi di quote di fondi comuni possono essere tranquillamente scambiati senza alcun limite o sanzione, purchè garantiti dall'esistenza di un intermediario, ossia un broker o una banca . Mentre dunque un imprenditore che incassa 5.100 euro dovrebbe essere sottoposto a norme di contrasto antiriciclaggio, banche d'investimento internazionali possono trasferire collaterali denominati per milioni di euro senza incorrere in nessun controllo o limitazione al trasferimento. Una condizione assurda e insostenibile che tuttavia costituisce il pilastro fondamentale del nostro sistema economico-politico fondato sul crimine invisibile.
I nostri governi sono controllati da lobbies che siedono nelle Commissioni Europee, sorretti da finte democrazie ; emanano leggi che calpestano giorno dopo giorno le Costituzioni sotto lo stretto controllo delle direttive europee e grazie alla continua propaganda dei media. Tutto viene coordinato e progettato da analisti esperti del controllo delle masse, da consulenti delle società di comunicazione e marketing lasciando poi ai servizi segreti l'onere di attuare le strategie per la manipolazione dell'opinione pubblica. Il cittadino, l'individuo e la piccola impresa rappresentano la massa di utenti, il pubblico che fa audience, le vacche da mungere per perpetuare al sopravvivenza del sistema.

31 agosto 2007

La lotta contro la Mafia per nascondere il seme del male


Recapitati nel carcere di Palermo inquietanti messaggi in una busta indirizzata al carcere di Opera a Milano, in via Borsellino, spedita il 20 luglio, due chiare allusioni alla strage di Via D'Amelio. "La pace è finita" , è il messaggio che è stato accreditato alla mafia direttamente destinato ai due boss di Cosa Nostra Totò Riina e a Bernardo Provenzano. Sorgono qui i consueti dubbi di interpretazione di segnali difficili da decifrare, soprattutto perché probabilmente destinati allo Stato e non ai capi mafia, considerando che la corrispondenza che viene recapitata all'interno delle carceri viene sottoposta ad un rigido controllo. È altrettanto inverosimile che siano destinati ai capi mafia, in quanto dopo un lungo periodo di latitanza, sono stati arrestati mentre conducevano la loro normale vita. Questo ha indotto infatti la polizia a temere l'inizio di una nuova stagione di stragi e di terrore, nell'eterna lotta tra Mafia e Stato.
Non vi sono invece dubbi che ciò a cui stiamo assistendo è il consumarsi di una grande sceneggiata, tenuta in piedi allo scopo di indurre la massa a credere che la mafia sia di nuovo pronta a colpire. In realtà, esiste un fondo di verità a tali timori, in quanto ci avviciniamo sempre più ad un'epoca in cui i problemi economici, la disoccupazione e l'impossibilità di sostenere un adeguato stile di vita, porteranno gli individui sempre più vicini allo scontro di civiltà, in uno stato di guerra perenne e controllata. La situazione economica dell'Italia sta peggiorando e questo, sebbene nessuno voglia ammetterlo, lo avvertono i singoli individui, che sanno di essere trascinati in una situazione di precarietà a causa della perdita del potere d’acquisto dei propri salari e del fallimento delle imprese. Il malcontento e il malessere sociale sconvolgeranno l’equilibrio politico già precario e le folle si solleveranno in manifestazioni sempre più violente . Gli atti di criminalità saranno sempre più frequenti contribuendo a creare una sensazione di caos e smarrimento: sarà questo uno strumento di controllo mentale. Gli episodi di violenza a cui assisteremo saranno così imputati alla criminalità organizzata, mentre altre saranno le menti che manipoleranno gli eventi per fare propaganda e portare acqua al proprio mulino.
Per tale motivo oggi assistiamo agli atti di pura follia di Bossi, che aizza le folle inneggiando alla legittima difesa armata "contro il clandestino", alla nascita di partiti sempre più nazionalisti ed estremisti, nella speranza di divenire l'alternativo portavoce di quella massa che è stanca di bugie e di demagogia.
Occorre tuttavia analizzare bene e capire quali siano le vere forze che agiscono all'interno del tessuto sociale per provocarne il suo sfaldamento. Da una parte vi sono gli estremismi controllati dalle intelligence deviate, mentre un'altra parte è quella criminalità organizzata che lo Stato e i servizi segreti hanno cercato di combattere negli anni '70 e '80 colpendo tuttavia i capi ma non la rete, che ora si sta accrescendo sempre a causa di un malessere sociale sempre più diffuso. La criminalità organizzata vive in funzione delle lacune e della mancanza dello Stato in quelle politiche sociali necessarie a mantenere un buon livello di vivibilità.

La Mafia riesce a risorgere continuamente proprio in funzione del fatto che coloro che a suo tempo furono indagate e inquisite da Falcone e Borsellino ora sono al potere, e fingono di combattere di nuovo la guerra alla mafia. Questo perché il sistema in cui oggi noi viviamo è un circolo talmente vizioso che le rete criminosa della mafia non è che la punta dell'iceberg, che ha le sue basi nel sistema finanziario. Le Banche rappresentano infatti il seme del cancro che è la mafia, in quanto usano e sfruttano il tessuto criminale per porre in essere oscuri traffici di danaro e finanziare la loro rete di lavanderie. Lo scandalo del contrabbando di sigarette che è partito dal Montenegro ha visto infatti coinvolgere la mafia, le Banche e i servizi segreti, coordinati tra di loro grazie all'opera del faccendiere Gerardo Cuomo, che incontrerà la procuratrice Carla del Ponte nel 1998. La collusione del sistema finanziario con la mafia è stata per molti anni oggetto delle indagini di Falcone che, a partire dal 1981 cominciò ad indagare sulle Banche luganesi e sui loro rapporti con i boss mafiosi. Le sue indagini porteranno a sgominare il 16 dicembre del 1989 la Wall Street di Cosa Nostra, ossia la rete delle finanziarie di Lugano delle famiglie Caruana- Cuntrera, che aveva la sua base finanziaria nella Algemene Netherland Bank di Chiasso , collegata a sua volta all'avvocato Luganese Francesco Moretti, la figura più controversa dell' affare Ticinogate. Pochi mesi prima dello stesso anno, Falcone incontra sulla strada Carla Del Ponte, procuratore del Ticino, che già da tempo si adoperava per nascondere i possibili collegamenti tra le finanziarie di Chiasso e i Caruana-Cuntrera, omettendo alcun dettagli dal rapporto stilato dalla procura di Lugano consegnato alla procura di Roma. Per coprire questo errore, e far sembrare che Carla del Ponte si stesse ancora impegnando nella lotta alla mafia, nel giugno del 1989 ad Addaura, vicino Palermo, viene neutralizzata una bomba, creando così il mito della paladina della giustizia.

E' chiaro dunque che non si può parlare di lotta alla Mafia, di giustizia e di criminalità se non si annientano determinati meccanismi che portano e rigenerare il male continuamente. Abbiamo creato l'Europa intorno ad uno Stato che si chiama Svizzera e al segreto bancario svizzero, che costituisce in sé la legalizzazione della mafia e la distruzione degli Stati nazionali . Il potere decisionale dell'Ordine Mondiale è rimesso nelle mani di entità invisibili, che compaiono nel mondo reale una volta all'anno mediante le cd. riunioni del Bilderberg, il cui Presidente è anche il Presidente della UBS Bank. Contro quale nemico ci troviamo dunque a combattere? Si tratta di semplici criminali, dei pizzini, o abbiamo dinanzi a noi la più vasta rete del riciclaggio e del racket internazionale che si nasconde nei consigli di amministrazione delle Banche e delle multinazionali, per poi partecipare a stucchevoli serate di gala in beneficenza dei Paesi del terzo mondo. È ovvio dunque che il crimine di cui gli Stati sono vittime è invisibile, e le armi e gli strumenti a loro disposizione sono al di sopra di qualsiasi legge dell'uomo.