Motore di ricerca

Visualizzazione post con etichetta Milo Djukanovic. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Milo Djukanovic. Mostra tutti i post

21 dicembre 2010

Djukanovic cade in Montenegro ma i misteri restano

Sono tutti a lavoro in Montenegro per destabilizzare la situazione interna e riportare a galla delle storie appartenenti al passato, per sdoganarle o manipolarle. Tra queste vi è senz'altro il cosiddetto "Caso Mattei" che oltre a descrivere strane faccende finanziarie, affonda le radici in una realtà molto più profonda, che ha un inizio storico sin dagli anni '80, e in cui il traffico di sigarette è solo uno dei pochi strumenti utilizzati per rastrellare denaro e controllare il territorio. Nel corso dell'inchiesta della DIA di Bari, il Procuratore Scelsi ha dato per buone le dichiarazioni di Pukanovic e Knezevic. Signor Procuratore, lei veramente crede che questi personaggi fossero venuti a conoscenza dei traffici del tabacco in un aereo, nel corso dei colloqui con una cantante Folk? Pensa davvero che il Ministro degli interni croato non sapesse nulla? E di fatti gli inquirenti non hanno preso in considerazione il fatto che dietro un'organizzazione così complessa non vi fossero entità di potere molto forti.

Il contrabbando di sigarette era il pizzo che si doveva pagare, avendo alle spalle una triangolazione di armi e pratiche finanziarie destinate a finanziare un grande progetto. Milo Djukanovic è figlio del KOS, erede storico di un accordo siglato da due Paesi. La mafia italiana fu usata solo da deterrente in una rete che si espandeva oltreoceano, e non faceva solo traffici. Questi sono solo brevi stralci di una lunga indagine, durante la quale l'Osservatorio Italiano ha spiegato il cosiddetto 'Caso Oriano Mattei' ( si veda Dossier Oriano Mattei ) , pubblicando documenti molto significativi, tra cui la sentenza ufficiale emessa dal Tribunale Civile di Zurigo, che condannava la Repubblica del Montenegro e la Podgoricka Banka attuale Gruppo Société Generale ( Sentenza n. U/EQ990238 28 august 2000 Bezirksgericht Zurich Podgoricka Banka). Questa sentenza conferma che nel 1996 la Repubblica del Montenegro riceveva finanziamenti per circa un miliardo di dollari americani in titoli collaterali, portando così a termine un'operazione finanziaria durante l'embargo imposto alla Jugoslavia.

Stranamente, dopo tanti anni di silenzio, giornali come il Vijesti di Podgorica si preparano alla pubblicazione di una storia intricatissima, un affare che sfiora un iceberg molto pericoloso e che porta dritto alle porte di una grandissima banca e della CIA stessa. Sono state assoldate anche le associazioni e le organizzazioni, come la Rete per l'affermazione delle ONG (MANS), che ha sferrato un'agguerrita campagna di lotta civica, tanto da compiacere i padroni di Washington. I media internazionali sono alla ricerca di informazioni ben pagate, tanto per creare caos e confusione. Pronti anche i file di Wikileaks sul Montenegro: altro giro altra corsa. Si sta quindi dispiegando un esercito di giornali e associazioni, pronti ad agire in tutta la regione, per portare a termine una sorta di lustrazione silenziosa, mascherata da campagne di lotta alla corruzione.

Dopo Sanader in Croazia e Thaci in Kosovo, vediamo cadere Milo Djiukanovic in Montenegro. Ognuno di essi si porta dietro un gruppo di 'amici occidentali' che vengono screditati di conseguenza. Si sgretola così la cooperazione Zagabria-Carinzia (vedi scandalo Hypo Bank), l'amicizia Thaci-Blair (denunciata ora come insana dai media britannici) e ora è stato inflitto un duro colpo a Djukanovic ed indirettamente alle entità che vengono in qualche modo associate alla sua figura. Quei giornalisti che per anni hanno taciuto sugli scandali e sulle gravi pratiche illecite in corso, sembra si siano svegliati. C'è da chiedersi chi ha bussato alla loro porta offrendo così una ricca ricompensa, in nome della libertà di stampa. In realtà è in atto un crimine ben peggiore che rivela le molteplici sfaccettature del potere e della mafia: le strutture criminali vengono create per scopi ben precisi, e poi distrutte per obiettivi altrettanto ambiziosi.

17 marzo 2009

Berlusconi “strano alleato” di Djukanovic


Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è recato ieri a Podgorica, per una breve visita, per incontrare le alte cariche del Montenegro, quali il Premier montenegrino Milo Djukanovic e il Presidente Pilip Vujanovic, nella residenza di stato di Villa Gorica. La visita di Berlusconi è stata un'occasione per aprire la strada alle società italiane nell'economia montenegrina, ma non sono mancate le polemiche in piena campagna elettorale.

È stato un incontro molto breve quella del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e le alte cariche del Montenegro, quali il Premier montenegrino Milo Djukanovic e il Presidente Pilip Vujanovic, nella residenza di Stato di Villa Gorica. Altrettanto telegrafico è stato il contenuto dei colloqui dell'incontro tra i Premier, volti essenzialmente a ribadire i legami tra i due Paesi vecchi di 130 anni (sic!) e i possibili scenari di cooperazione economica, che rientrano così nel quadro del Governo italiano di consolidare la posizione italiana all'interno dei Balcani. Il Montenegro, con Albania e Serbia, rappresentano punti strategici per lo sviluppo dei progetti strategici che riguardano energia ed infrastrutture, essendo una delle coste più vicine con cui condividere le tratte commerciali del Mar Adriatico. In tale ottica, la visita di Berlusconi - breve e concisa - è stata un'occasione per aprire la strada alle società italiane che , citando parole dello stesso Premier, "sono assolutamente benvenute" e devono contribuire ad aumentare l'incidenza degli investimenti italiani diretti nell'economia montenegrina.

Con un interscambio commerciale aumentato negli ultimi anni del 65%, l'Italia aspira a divenire il secondo partner commerciale e tra i primi dieci paesi investitori in Montenegro. In questo, afferma Berlusconi, le imprese italiane maggiormente interessare agli investimenti nel settore idroelettrico e delle infrastrutture, saranno assistite dal Governo italiano nelle stipule dei contratti verso un Paese che ha "ampie possibilità di sviluppo " , visto il suo percorso verso l'Ue e la Nato . Il Premier italiano ha inoltre affermato che è stata stabilita una maggiore cooperazione per l'aumento del flusso turistico in Montenegro.
I principali gruppi italiani saranno così presenti nelle prossime gare d'appalto soprattutto nei settori dell'energia e dei trasporti, come precisa Berlusconi. Le imprese italiane, secondo quanto illustrato nel corso della conferenza stampa congiunta, sono interessate all’imminente ricapitalizzazione ( e parziale privatizzazione) della società elettrica Electropriveda Crne Gore (EPCG) , della costruzione di nuove centrali idroelettriche sul fiume Morava, della costruzione della linea di interconnessione elettrica con l'Italia, alla gara per la realizzazione dell’autostrada adriatico-ionica, del tratto ferroviario Bar-Belgrado. A tal proposito ironizza affermando che chiederà ai propri "amici imprenditori" di impegnarsi al fine di fare dell'Italia il secondo partner, dopo la Serbia, più importante per il Montenegro: promette che quando questo obiettivo sarà parzialmente raggiunto, e dunque l'Italia sarà al quinto posto in termini di investimenti, si inviterà "a cena con brindisi per festeggiare''.

Una tale strategia è sicuramente volta a colmare la scarsa presenza italiana in Montenegro, ma anche inefficace - diremmo noi - causata spesso dalle distorsioni informative e dall'assenza di un canale istituzionale a cui le aziende italiane potessero rivolgersi all'insorgere dei classici problemi derivanti dalla ritrattazione dei contratti, e alle sommosse sindacali. Occorre poi considerare che il Montenegro ha subito un duro colpo dalla crisi finanziaria dei mercati internazionali, e dunque dallo scoppio della bolla immobiliare che ha causato enormi perdite al comparto delle costruzioni e al settore alberghiero ( che aspira ad alti livelli di lusso), e dalla crisi del mercato bancario, che ha decretato la svalutazione di molti assets bancari che potremmo definire "tossici". Tuttavia, l'Italia sceglie di investire in due settori strategici per l'economia italiana, in quanto azionano un circuito virtuoso di investimenti che contribuiscono ad aumentare anche la produzione interna e l'indotto italiano, proprio come quelli della costruzione e dell'energia. Le interconnessioni energetiche ed infrastrutturali dei corridoi e delle vie di navigazione, rappresentano ancora dei segmenti economici in cui investire senza rischi, e per i quali è possibile godere di forme di incentivazione da parte di istituzioni finanziarie internazionali.

Viene così fissata un'agenda fitta di iniziative bilaterali, da realizzarsi entro i prossimi anni, completamente volte a realizzare una presenza italiana "importante e veramente concreta in Montenegro". Il Governo italiano promette così un atteggiamento molto pragmatico su come affrontare questa nuova sfida dell'ingresso nel mercato montenegrino, organizzando successivi incontri con rappresentanti di specifiche categorie di imprenditorie, e accogliendo anche suggerimenti ed esperienze dirette di coloro che "stanno in trincea", ossia degli operatori che lavorano a contatto con la realtà del Paese. Tutto questo “sfidando il fatto che il primo ministro troverà conferma nelle prossime elezioni". Questa battuta sintetizza bene l'attuale stato "psicologico" del Montenegro, che vede il partito del Primo Ministro Djukanovic , il Partito socialdemocratico DPS, scegliere una strana alleanza con il Partito Bosniaco (BS), che tra l'altro è stata già perturbata da critiche e attacchi. Le indagini contro il Giudice della Corte Superiore della Magistratura di Bijelo Polje, Arif Spahic, con l'accusa di corruzione, sono state definite subite dal partito di opposizione il primo risultato di questa "nuova, innaturale e inconcepibile" coalizione. Secondo il Movimento per il cambiamento (Pzp) - poiché la maggior parte degli elettori del BS non accetteranno questa coalizione - il DPS ha deciso di DPS spaventarli prima delle elezioni.
Colpi bassi che sono continuati anche con il Partito Popolare Socialista (SNP) di Srdan Milic, al quale Djukanovic ha chiesto provvedere a saldare il suo debito per il vecchio finanziamento elettorale, contratto non a caso con la Prva Banka, controllata dagli stessi Djukanovic. A questa schermaglia politica, Berlusconi non sembra che si sia sottratto, dopo che ha respinto un possibile incontro in Parlamento con i rappresentanti degli altri schieramenti politici. Il PZP ha così criticato il Premier italiano per aver appoggiato così Djukanovic, nel pieno della campagna per le prossime elezioni in programma il 29 marzo prossimo. Un gesto che è stato subito punito duramente dal quotidiano serbo DAN di Podogorica, che ha sottolineato come il Primo Ministro italiano abbia stretto forti legami con Djukanovic, "indagato in Italia per associazione mafiosa e contrabbando", il cui giudizio è stato rinviato in quanto l'imputato è protetto da immunità diplomatica. Il DAN non fa altro che riportare la storia giudiziaria di Djukanovic in Italia, ricostruita approssimativamente attraverso i media italiani, ma lascia chiaramente capire che Berlusconi si rende come "complice" di un personaggio ambiguo, su cui la Giustizia italiana deve fare ancora luce.

Il Governo italiano, su tale punto così controverso, non si è mai esposto mantenendo il tenore dei rapporti rigorosamente ufficiali con Podgorica, trainando l'integrazione del Montenegro, come di tutti i Balcani Occidentali come forma di "pacificazione" della regione. Come già anticipato da Frattini nel corso dell'incontro bilaterale del 5 dicembre scorso, l'Italia sostiene la presentazione della candidatura del Montenegro, convinta che le preoccupazioni che si stanno facendo strada all'interno dell'Unione Europea a causa dello stesso allargamento della regione saranno presto dissolte. L'adesione del Montenegro potrebbe essere, tuttavia, necessaria per regolarizzare certi oscuri rapporti dei passato, che hanno visto protagonista Milo Djukanovic e i suoi collaboratori; rapporti che hanno coinvolto anche l'Italia in un certo senso. La ex provincia serba rappresentava un punto di accumulazione per redditi e proventi di provenienza illecita, di traffici e contrabbando che portavano dritto sulle coste italiane, per poi raggiungere il sistema bancario svizzero. Da questo punto di vista, lo stesso Governo italiano potrebbe avere un interesse alla rielezione del Djukanovic, in maniera da garantire ancora una volta l'immunità diplomatica di Djukanovic e tutelare gli interessi delle entità che hanno cooperato con lui, attraverso la non riapertura del processo di Bari. Anche in questa ottica potrebbe essere interpretata la visita di Berlusconi, che cerca di contribuire a questa campagna elettorale facendo capire che "con il Governo Djukanovic vi saranno nuovi investimenti, prosperità economica ed integrazione europea".

22 ottobre 2008

Gli Emirati Arabi investono sui Djukanovic


La famiglia Djukanovic continua ad essere protagonista degli oscuri affari del Montenegro. Il quotidiano di Podgorica Vjesti riporta che il Premier ha offerto alla famiglia reale Al-Nahyan di Abu Dhabi degli Emirati Arabi Uniti, di entrare nel capitale della Prva Banka. Un investimento che sarà ripagato dalla cessione della grande spiaggia di Ulcinj a favore della società di proprietà dello stesso Al-Nahyan, Hidra Properties.

La famiglia Djukanovic continua ad essere protagonista degli oscuri affari del Montenegro. Il quotidiano di Podgorica Vjesti riporta che il Premier ha offerto alla famiglia reale Al-Nahyan di Abu Dhabi degli Emirati Arabi Uniti, di entrare nel capitale della Prva Banka. Un investimento che sarà ripagato dalla cessione della grande spiaggia di Ulcinj a favore della società di proprietà dello stesso Al-Nahyan, Hidra Properties.

Mentre l’attenzione dell’intera opinione pubblica e politica era totalmente catturata dal dilemma del riconoscimento del Kosovo, la famiglia Djukanovic intavolava trattative con gli Emirati Arabi. A diffondere la notizia è il quotidiano di Podgorica Vjesti, analizzando come Djukanovic portasse avanti la sua politica doppiogiochista per puri fini economici. Infatti in Primo Ministro del Montenegro ha offerto alla famiglia reale Al-Nahyan di Abu Dhabi degli Emirati Arabi Uniti, di entrare nel capitale della Prva Banka. Secondo alcune fonti degli ambienti finanziari, in cambio di questa transazione - tra l’altro vitale per la banca, ora in crisi di liquidità - pare che il Premier abbia garantito la cessione della grande spiaggia di Ulcinj a favore della società di proprietà dello stesso Al-Nahyan, Hidra Properties. L'accordo dovrebbe dunque garantire una prima normalizzazione della situazione, oltre ad iniettare fiducia tra gli investitori in maniera tale da incentivare depositi e partnership future. Tuttavia, l'acquisizione di Prva Banka non è certo una priorità per la famiglia reale, vista la scarsa attrattività del "mercato finanziario" montenegrino, ragion per cui l’aiuto offerto al Premier sembra essere proprio un corrispettivo.

Il prezzo, d’altronde, è stato già fatto, con l’invio da parte della società Hidra Properties, di una lettera di intenti circa il proprio interesse per la località di Ulcinj, già oggetto di un’accesa controversia. Vi è al momento una sorta di contesa del territorio con la popolazione locale, che non sembra essere disposta a concedere la privatizzazione dell’insenatura, oltre al fatto che il Gruppo Reale dovrà concorrere all’interno di un tender insieme ad altri investitori, come ad esempio la multinazionale Trigranit di Budapest. L'affare spinoso è stato probabilmente già oggetto di discussione in occasione della visita in Montenegro, lo scorso fine agosto, dell'emiro Mohammed Bin Zayed Al-Nahyan, principe ereditario del trono di Abu Dhabi, per incontrare il Premier Djukanovic. Un evento che sembra sia rimasto inosservato dinanzi all’opinione pubblica montenegrina, che non è stata ovviamente informata sul motivo dell'incontro. Allo stesso modo l'emiro Khalifa bin Zayed Al-Nahyan ha soggiornato a Budva, sempre del mese di agosto, dove ha incontrato Svetozar Marovic, Vice Segretario del Partito Democratico dei Socialisti, e diverse personalità per discutere degli investimenti a Slovenska Plaza.

Gli Emirati si dichiarano oggi disponibili ad investire nella Prva Banka, aumentando la sua capitalizzazione e acquistando nuove azioni, sino al 40% della banca montenegrina, fermo restando che i fratelli Djukanovic resteranno azionisti della banca anche dopo l’ingresso degli Emirati, cosa che dovrebbe garantire agli investitori arabi la realizzazione dei propri progetti per il Montenegro. D'altra parte, ci si aspetta che l'afflusso di investimenti possa garantire il rilancio della Banca e della stessa economia montenegrina. Non vi è alcun dubbio, infatti, che la Prva Banka ha subito accusato il forte contraccolpo della crisi finanziaria, e i suoi "geniali" investimenti di alta finanza si sono rivelati semplice carta straccia, frutto di operazioni certamente poco trasparenti, legate pur sempre alle piazze finanziarie svizzere. L'attivo della banca è cresciuto in maniera impressionante in soli due anni, considerando che nel 2006 era pari a 29 milioni di euro, mentre oggi è di 546 milioni. Una crescita dovuta non solo all’immissione di nuovi capitali da parte degli azionisti, ma anche all’accesso privilegiato agli appalti pubblici e ai fondi destinati allo sviluppo del Montenegro. D’altronde, conoscendo la storia della Prva Banka si può facilmente capire i meccanismi che agiscono dall’interno.

Nasce come erede della storica cassa di risparmio Prva Niksicka Stedionica del 1901, trasformata in una banca nel 1995, con lo stato giuridico di società anonima sotto il nome di Niksicka Banka, e divenuta nel 2007 la Prva Banka Crne Gore in occasione del cambio di amministrazione. Allora, Aco Djukanovic, fratello del Premier, diventa azionista di maggioranza acquistando il 28% delle azioni della società ad un valore di 127 euro, oggi quotate a 600 euro. La Prva Banka Crne Gore pian piano viene completamente controllata dalla famiglia Djukanovic, che continua a proporre ricapitalizzazioni favorendo l’ingresso di imprenditori e investitori amici. Oltre ai componenti della famiglia Djukanovic, tra gli azionisti vi sono Anna Kolarevic, Vuk Rajkovic, Goran Rakocevic, Vesko Barovic.
Nell'agosto del 2007, Milo Dukanovic, allora Presidente del Partito socialdemocratico (DPS), entra nell’azionariato della banca acquistando il 7% delle azioni con un milione e mezzo di euro. Stando a quanto riporta il Vijesti, l'opinione pubblica fu informata che Milo Djukanovic aveva comprato le sue azioni grazie ad un credito ottenuto presso la filiale londinese Pireus Banka Grecia, concesso dietro l'ipoteca di una parte delle sue azioni. Una grande operazione di "finanza", se si considera che il Primo Ministro ha recentemente venduto il 40% delle sue azioni ( ossia il 2% dell’azionariato della banca) proprio per un milione e mezzo di euro, ossia l'importo che occorreva per rimborsare il suo credito, continuando a detenere il 5% delle azioni della Prva Banka. Dopo Milo Djukanovic, entra nell’azionariato la Moninvest di Budva, partecipata dal Vice Presidente del DPS Svetozar Marovic, pagando le sue azioni ad un valore nettamente inferiore a quello di mercato. Pochi mesi fa Marovic ha lasciato la società Moninvest, tale che la sua partecipazione non può essere formalmente collegata al suo nome.

Con il passare di pochi mesi, dunque, la maggior parte di questa ricchezza diventa solo fittizia, probabilmente perché derivante da operazioni di ricapitalizzazione non sempre trasparenti. In poco tempo, si sono manifestanti i primi problemi con la mancanza di liquidità, dopo che la maggior parte dei crediti concessi non sono rientrati. Molti imprenditori, ben conosciuti dal grande pubblico, si sono indebitati per cifre astronomiche per comprare azioni ed immobili, che con la crisi finanziaria hanno perso valore in breve termine . Secondo alcuni esperti, l’ingresso della famiglia reale di Abou Dabi nel capitale della Prva Banka, e gli stessi investimenti a Ulcinj, potrebbero permettere all'economia montenegrina di ripartire, insieme poi alla ricapitalizzazione della Elektroprivreda.
D’altronde, il Montenegro sta diventando a tutti gli effetti una colonia estera. La città di Budva è divenuta centro di interesse per i miliardi russi, così come le coste e i complessi turistici, mentre le storiche società dello Stato vengono privatizzate con trattative non sempre trasparenti. Il tutto, perfettamente in linea con i dettami dell’Unione Europea, che chiede l’eliminazione delle barriere all’ingresso per gli investitori privati e progressive privatizzazioni. In questa giostra di eventi, anche le decisioni politiche cominciano ad avere un prezzo che si può sempre negoziare. Nella folle corsa per l'ascesa politica, il caro Premier Djukanovic ha venduto proprio tutto ciò che poteva, e ora ipoteca persino cose che non gli appartengono, come il Kosovo. È facile rischiare ed essere grandi quando si gioca con la vita e il futuro di altre persone. Tuttavia la storia del capitalismo insegna che arriva sempre il tramonto sugli Stati senza passato, costruiti sulla truffa.