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01 novembre 2012

Il progetto farsa della cooperazione energetica nei Balcani


Roma – Aspettando senza molti indugi la vittoria di Boris Tadic e la conferma della sua lobby politica al potere, i cosiddetti ‘big dell’energia italiana’ finanziavano agenzie di stampa auto celebrative per accreditarsi e testimoniare la solida alleanza strategica italo-serba. Aerei privati, abbracci e strette di mano, nonché progetti di sponsorizzazione della cultura italiana, fondi per le ONG e altre distribuzioni di beni tra il popolino dell’internazionalizzazione del Sistema-Italia. Tutto questo, tuttavia, non è bastato a portare in porto il leggendario progetto idroelettrico di Seci Energia-Gruppo Maccaferri, e così a compensare l’abisso politico che divide l’Italia da colossi aggressivi con Germania, Russia e Cina. Inutilmente il nostro Ministro ‘del nulla’ Giulio Terzi si è recato a Belgrado con un aereo di linea per strappare al nuovo Governo di Nikolic la garanzia che sarebbero stati confermati gli accordi presi con Tadic. Evidentemente non è stato abbastanza persuasivo, visto che il progetto di legge di ratifica del partenariato energetico tra Italia e Serbia è stato ritirato perché incompleto. A quanto pare, mancano alcuni ‘dettagli’ da definire con la Republika Srpska, terzo partner del progetto sul Drina, che deve nel frattempo risolvere i suoi problemi esistenziali con la Bosnia Erzegovina per la definizione delle competenze e dei poteri nel decidere sui progetti transnazionali che insistono su un confine, non avendo una sovranità statale. Un particolare che è stato portato all’attenzione proprio dai cugini tedeschi che, senza andare molto per il sottile, hanno inviato ai politici locali chiari avvisi che si sono tradotti in mozioni parlamentari del Bundestang e in richieste di indagine ai procuratori locali su casi di corruzione. Così i media si riempiono di articoli aggressivi, assoldano giornalisti locali, fanno tutto quello che devono per proteggere le loro aziende, agiscono in squadra, lavorano, studiano e tracciano i confini.
 
Peccato che tutto questo era stato più volte segnalato dall’Osservatorio Italiano, che segue il caso del cosiddetto progetto energetico italiano nei Balcani da anni. Tuttavia è rimasto inascoltato perché sottoposto all'embargo finanziario della Farnesina, dopo essere stato definito ‘nemico giurato’ della Cooperazione Italiana, della fantomatica Confindustria Balcani e degli altri filosofi dell'ICE. Numerosi sono stati i nostri allarmi sull’esistenza di pressioni che i governi locali subivano per definire ‘nero su bianco’ gli accordi presi in via informale con gli italiani. Le minacce ora sono passate in fase esecutiva, chiudendo i canali ai grandi investimenti energetici italiani nella regione. Quindi, adesso saremo molto chiari e molto coincisi, per evitare fraintendimenti. Per la diplomazia italiana e gli affaristi si è chiusa definitivamente l’epoca delle speculazioni. Il fallimento italiano si deve interpretare, prima di tutto, come la conseguenza della mancanza di una lobby in grado di gestire rapporti transnazionali e multiculturali, e soprattutto della presenza in cariche molto delicate di persone preoccupate a curare la propria carriera. Sarebbe ora opportuna una ritirata strategica della nostra Armata di Brancaleone, abbandonando le proprie posizioni megalomani su progetti di un certo tenore politico che non siamo in grado di sostenere, per ricreare una strategia basata sulle piccole e media imprese, fulcro del Made in Italy. Anche in tal caso, la cooperazione con l’estero non deve essere di selvaggia delocalizzazione portando il Paese alla miseria, bensì di reale partnership per la rivalutazione della specializzazione e delle conoscenze delle nostre imprese.

L’Osservatorio Italiano ha vinto una battaglia, affermando sin dall’inizio che questo progetto non poteva essere portato a termine, perché solo una messa in scena millantata da diplomatici in cerca di gloria e da società a rischio fallimento. Il risultato è stato una ‘figura da niente’ dinanzi alla Serbia e all’intera Europa. Chi ripagherà i soldi che la diplomazia-Italia ha speso per mettere in piedi questa farsa? E’ inconcepibile che dei funzionari di Stati inseguano dei sogni. 

Michele Altamura