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09 febbraio 2009

Rambouillet e l'uranio impoverito


Ricorre il 6 febbraio l’anniversario delle trattative di Rambouillet, lo storico evento che decretò l’intervento della Nato nel 1999 contro la Serbia. A dieci anni dal bombardamento , non solo il Kosovo ma tutta la Serbia è diventata un grande cimitero, che seppellisce ogni giorno decine di persone colpite dal cancro. Il numero di ammalati è aumentato di circa tre volte rispetto al livello registrato prima della guerra, e ormai 20 persone su 60.000 si ammalano di cancro. (Foto: la Nato bombarda Belgrado, 1999 )

A dieci anni dal bombardamento della Serbia nel 1999, l’accordo di Rambouillet è ancora l'immagine del crollo della ex Jugoslavia per mano dei poteri occidentali. Un trattato che nei fatti non è mai esistito, ma è servito per dimostrare al mondo e ai popoli della Jugoslavia come Slobodan Milosevic "poteva sacrificare il proprio popolo per rimanere al potere", tale che in questi anni molti sono stati gli sforzi per accollare al solo Presidente serbo la responsabilità dell’intervento NATO in Serbia. Il capo della delegazione serba Ratko Markovic conferma oggi che "l'accordo è stato portato a termine dal gruppo di contatto" e che la sua ratifica è giunta all’improvviso, "senza un vero e proprio piano premeditato" dalla parte serba. Al contrario, precisa, il tutto è stato programmato dalla diplomazia americana guidata da Madeleine Albright, per prendere con la forza posizioni in Kosovo per sottrarle così alla Serbia, specificando che "il fallimento delle trattative diplomatiche sarebbe stata una scusa per l'intervento militare". Allo stesso modo, Milan Milutinovic, allora Presidente della provincia della Serbia, confermava che "nel castello di Raumbouillet non c’erano trattative ma solo pezzi di carta che giravano". La sua risposta dinanzi all’ipotesi di un possibile bombardamento della Serbia era: "Non chiedete a me, chiedete a Javier Solana, io non mi chiamo Javier, ma mi chiamo Milan" . Tutto il resto è storia che conosciamo. Le trattative furono una falsa montatura, quando il vero scopo era sottrarre il Kosovo alla Serbia ad ogni costo, e il più grande sacrificio furono proprio le vittime dei bombardamenti.

Nessuno infatti ha pensato cosa sarebbe successo dopo 10 anni dai bombardamenti sapendo che le forze armate NATO usavano missili che violano le convenzioni in difesa dei diritti umani, come le cluster-bombe all' uranio impoverito. Confrontando il livello di radiazioni attuale rispetto a quello del 2000, viene scoperto che il livello radioattivo è due volte superiore a quello normale. I dati mostrano che le zone più colpite sono Pec, Dakovica, Prizren, Urosevac e Podujevo, contraddicendo così la mappa disegnata dalla NATO (nella foto) che a vederla sembra che nessun luogo è stato mai bombardato. In realtà, non solo il Kosovo ma tutta la Serbia è diventata un grande cimitero, che seppellisce ogni giorno decine di persone colpite dal cancro. Il numero di ammalati è aumentato di circa tre volte rispetto al livello registrato prima della guerra, e ormai 20 persone su 60.000 si ammalano di cancro. La stessa Organizzazione Mondiale per la Salute (WHO) ha presentato un rapporto con dei risultati scioccanti, evidenziando come ogni giorno vengono riscontrati nuovi casi di cancro, mentre prima vi era un’incidenza di un caso ogni tre mesi. Tuttavia, l’Organizzazione Mondiale della salute ha fatto qualcosa? Di fatto nulla, sempreché non si considera che nel 2001 è stato censurato il rapporto del 2001, come confermato da uno degli esperti della stessa WHO.

Il fisico Keith Baverstock, ex consigliere dell’Organizzazione Mondiale della salute, ha osservato come sia lampante, sulla base del rapporto del 2001, che le armi usate nella guerra contro la Serbia abbiano provocato gravi malattie, e che lo stesso rapporto WHO del 2001 non ha voluto trarre queste conclusioni, adducendo come motivazione la "mancanza di dati precisi". Baverstock - che oggi lavora presso l’Università della Finlanda - ha spiegato come i poteri invisibili abbiano influenzato e manipolato i rapporti WHO, portando invece avanti una campagna contro l’uso di sigarette. Sembra davvero mostruoso combattere contro le industrie di tabacco e fare una guerra di sensibilizzazione contro le sigarette per dimostrare di occuparsi della salute della gente, e nello stesso momento coprire il traffico di uranio e i peggiori danni arrecati alla popolazione dall’uso barbarico di questi materiale. Lo scienziato così ha apertamente dichiarato che il rapporto del 2001 è stato prima vietato, poi manipolato per essere pubblicato, grazie all’intervento dell’allora direttore del WHO, l’ex Premier norvegese Harlem Bruntland. Intervenendo dinanzi al Parlamento Europeo, Baverstock afferma che i "politici hanno avvelenato il pozzo da cui le democrazie devono bere". Due anni dopo, è giunta una conferma anche da Dan Fahy, reduce della Marina americana, affermando che la Nato ha utilizzato armi ad uranio impoverito contro la Serbia e il Kosovo. "Nella guerra balcanica sono stati usati due missili tipo Tomahawk , gli stessi usati nella guerra del Golfo e in Iraq nel 1996, contenenti uranio impoverito per garantire la stabilità del loro peso. Nessuno all’interno del Dipartimento di Stato e del Pentagono ha voluto commentare questo dato. E` stato però confermato che l'uranio impoverito provoca cancro, danni al DNA e morte delle celle sane, nonché danni neurologici e alla fertilità", continuava Fahy.

Mappa tracciata dalle autorità serbe

Dietro il dramma delle vittime dell’uranio nei Balcani vi è molto di più, in quanto dietro di esso vi sono sempre forti lobbies politiche, mafia e criminalità organizzata. In questi anni, molte sono state le cronache - mai pubblicate e spesso censurate dai grandi media internazionali - sul traffico di materiale radioattivo e sulle conseguenze delle guerre in cui vengono utilizzati questi materiali. Le inchieste sul traffico di uranio dei giornalisti uccisi, vittime dimenticate di questo crimine, dimostrano come tutte le guerre sono combattute solo da contractor . Nulla di diverso è accaduto in Serbia, bombardata da "contractor", dai quali poi sono derivate le pressioni per nascondere la verità, ma chiudendo ogni strada per dare giustizia e cura ai malati di cancro della regione dei Balcani è stato compiuto un altro crimine. Lo stesso governo serbo, non sapendo bene come stanno le cose o scegliendo una linea politica estera senza ostacoli, non parla spesso dei casi degli ammalati per uranio.
La stessa situazione la ritroviamo in Bosnia Erzegovina, dove, dopo più di dieci anni dal bombardamento, comincia a far discutere il caso "uranio impoverito" grazie ai primi provvedimenti in difesa dei soldati dell'esercito italiano, colpiti dalle radiazioni dei proiettili usati. Infatti, come confermato in un'intervista rilasciata da Domenico Leggiero dell’Osservatorio militare ( Uranio impoverito: un crimine contro l'umanità) , la “sindrome dei balcani” sta uccidendo ancora I soldati italiani. Evidentemente non erano sufficienti per la Comunità Internazionale i dati rilevati presso le cliniche della Bosnia, dove le malformazioni dei feti sono aumentate del 75% dal 2000 fino ad oggi.

Grazie alle lobbies internazionali e al coinvolgimento di giorno in giorno di politici e criminalità organizzata, il traffico di uranio nei Balcani aumenta sempre di più. Come denunciato dal giornalista croato Domagoj Margetic, la mafia nucleare croata ha coinvolto politici con pieni poteri, definiti come i "ragazzi di Hennessy", registi del riciclaggio di denaro della vendita di uranio e plutonio attraverso le banche locali, definendo quelle somme come "debito estero dello Stato". Molto pericoloso è stato anche il modo in cui sono state trasportate le materie radioattive, ma al momento nessuno conosce con sicurezza quali siano state le rotte di trasporto e quali luoghi abbiano contaminato durante quei pericolosi trasferimenti. Margetic inoltre ha affermato nei suoi articoli che "la mafia nucleare croata era ben collegata alle forze internazionali", sia verso l’Occidente che l’Oriente. La centrale per regione orientale si trovava in Germania, come dimostrato da contratto firmato da Rita Draxel a Vienna, il 27 giugno del 1991, con una transazione di oltre 60 milioni di dollari. I pagamenti giungevano direttamente attraverso la Banca del Liechtenstein. Il materiale doveva giungere, tramite la Croazia, Serbia e Bulgaria, in al Medioriente, oppure in Turchia e in Iraq. Allo stesso modo, è stato trafficato del materiale radioattivo dal porto di Sebenico nell’Africa del sud, coinvolgendo vertici politici e grandi banche europee come Deutsche bank e Dresdner Bank AG, Erste Bank, Osterreichische Sparkasse Bank.

Questa è la vera dimostrazione che non solo le bombe, ma anche il materiale che segretamente viaggia come un semplice carico all’interno di container, può contaminare l'ambiente e danneggiare la salute della popolazione. Tuttavia è intollerabile che i danni arrecati a questa regione nel passato, continuino a persistere e ad essere nascosti e occultati dai media e dalle organizzazioni internazionali. I rapporti del WHO affermano che l’uranio impoverito può provocare "solo pochi danni ai reni", mentre migliaia sono state le vittime per cancro, tumori e malformazioni nei Balcani. Ed è per tale motivo che l'Italia, e ora anche il Belgio, indaga sui gravi danni subiti dai soldati che hanno partecipato alle operazioni in BiH e Kosovo. Nonostante non siano mai stati preparati degli elenchi ufficiali che evidenziano l'aumento dei malati di cancro nei Balcani, sono più che mai evidenti le conseguenze che si sono abbattute sulla popolazione dopo 10 anni, colpendo soprattutto bambini malati di diabete e leucemia. La gente della Serbia non parla tanto e solo pochi familiari delle vittime, qualche volta, fanno sentire la propria voce chiedendo un'azione organizzata contro tutti coloro che hanno perpetuato questi crimini. Lo stesso Premier della Republika Srpska, Milorad Dodik, intervistato da Rinascita Balcanica, ha dichiarato che la RS è impotente dinanzi ad ogni possibile causa contro la NATO per chiedere un risarcimento dei diritti delle vittime dei bombardamenti ad uranio impoverito.

Questa impotenza sembra ovvia anche in Serbia, a cui oggi si chiede di entrare nella NATO, la stessa organizzazione che ha bombardato e contaminato le sue terre per i prossimi decenni. Ancora oggi, dopo 10 anni, la Serbia non ha ancora redatto uno studio dettagliato sulle conseguenze da uranio impoverito, mentre i serbi ancora aspettano delle risposte sul perché, vicino Vladicin a 40 km da Bujanovac, gli animali nascono con problemi generativi, le pecore sono anemiche e partoriscono agnelli con otto gambe e due orecchi interni, e i topi hanno le code come scoiattoli. Immaginate, dunque, quale veleno uccide questa gente, deforma i suoi bambini e i suoi animali, contamina falde acquifere e terreni. Dinanzi a tali disastrosi danni, il Ministro degli Esteri della Serbia, Vuk Jeremic a afferma che “la Serbia ha perso fiducia nella NATO”, e non per quanto fatto dieci anni fa, bensì per la partecipazione dell’Alleanza Atlantica alla formazione della Forza di Sicurezza del Kosovo. Ci chiediamo allora quando arriverà il momento di parlare del rispetto dei diritti umani in Kosovo, Serbia e Bosnia, e del diritto alla vita che ogni persona al mondo ha e che non viene rispettato dalla parte della NATO. Dobbiamo ricordare come l'anniversario di Rambouillet e le trattative per la pace con le bombe all'uranio impoverito, hanno dimostrato la totale “mancanza di fiducia” nei confronti di organizzazioni come NATO, WHO, Human Right Watch, la stessa UE, e tutta la Comunità Internazionale che 15 anni fa ha partecipato alla “Guerra umanitaria”. La cosa più triste è che i serbi stessi non si sono ancora accorti, oppure hanno dimenticato, di guardare le cartoline delle zone contaminate dalla NATO. Bentornati alla realtà, per questo anniversario delle false trattative di Rambouillet.

Rinascita Balcanica