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29 agosto 2013

Crisi Siria: meglio Assad che la guerriglia in casa


لن نوقف القتال حتي نكبر ونؤذن في روما ان شاء الله فاتحين
ابو محمد العدناني
المتحدث الرسمي لدولة العراق الاسلاميه
"Non smetteremo mai di combattere fino a quando non si alzerà la voce della preghiera sino a Roma (lett. Non ci fermiamo fino a che facciamo il Takbīr e l’Adhān a Roma, se dio vuole)". Questo il messaggio lanciato attraverso i socialnetwork da Abu Mohammad Elaadnani, portavoce della ISIS,  Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (Dawlat al-ʾIslāmiyya fi al-'Iraq wa-l-Sham, dove Sham indica Damasco), che diffonde parole che risuonano come una dura minaccia rivolta a tutta l'Europa.  Non possono quindi cadere inascoltati gli avvertimenti di Damasco sul rischio che il terrorismo islamico si riversi sui Paesi che da anni lo hanno finanziato, per usarlo come arma nei confronti dei cosiddetti regimi "non più amici".  Le false primavere arabe del Qatar e l'apertura dei fronti di guerriglia, dall'Afghanistan all'Iraq sino in Egitto, non hanno fatto altro che fomentare odio e accendere il Medio Oriente, che sta dando oggi dei segnali di saturazione.  I profughi si stanno già riversando nell'Est-europeo, e presto saranno nel Nord Europa, pronti a prendere la richiesta di asilo e di assistenza umanitaria. E' anche una guerra demografica questa, e l'Iran ha già cominciato a scaricare sulle coste del Mar Nero e del Mediterraneo migliaia di Afghani  che si dichiarano siriani. 


vedi pagina facebook

twitter del messaggio
di Abu Mohammad Elaadnani
La propaganda mediatica sull'attacco chimico ha provocato già le prime conseguenze tangibili, e non ha certo fatto arretrare la Siria che, è bene ricordarlo, non è la Libia. E' innanzitutto un Paese strutturato, non un gruppo di tribù rette da un regime militare golpista, ha una sua unitarietà nonostante le dissidenze e i conflitti interni, con i quali tuttavia convive da decenni. I siriani sono inoltre imprevedibili nell'arte della guerra, e hanno alleati molto più pericolosi e avventati, primi tra tutti Cina ed Iran, accanto poi agli Hedzbollah, mentre il ruolo della Russia è sicuramente rilevante ma non così decisivo come vuole far credere. Pechino è infatti molto risoluta ad impedire l'intervento armato in Siria, affermando che la comunità internazionale deve essere paziente, piuttosto che essere presa in giro dai servizi di intelligence americani, proprio per evitare uno scenario simile a quello dell'Iraq, con il pretesto che il regime deteneva "armi di distruzione di massa" mai trovate.

Sull'altro fronte,  ci sono le potenze guerrafondaie europee, che non si discostano dal folle proposito di mobilitare le forze della NATO, stringendosi intorno all'asse Washington-Londra. Mentre la Germania sembra non esporsi, la Francia - ormai in balia della massoneria e di affaristi senza più scrupoli - sta premendo per trascinare l'Europa in un'altra guerra. Parigi ormai è occupata dalla guerriglia urbana e, nonostante il disastroso fallimento della strategia colonialista, continuare a bombardare il Medio Oriente. Così,visto il passo indietro dell'Italia - almeno per il momento, poi si vedrà - è stato azionato il piano di riserva, e molto probabilmente l'attacco partirà dall'Albania. Sono già presenti sulle coste albanesi 8 navi della marina britannica e 3000 soldati, giunti anche prima della notizia dell'attacco chimico in Siria. Il Governo albanese ha già dato piena disponibilità a fornire un supporto logistico nell'Adriatico, come anche le autorità della Romania, che potranno temporaneamente servire per il dislocamento dei mezzi.
Tuttavia l'Albania non dovrebbe dare così facilmente il proprio appoggio, senza un mandato ONU, perché in caso contrario dovrà affrontare una vera e propria invasione di profughi, pronta a riversarsi nel Paese e in Europa. Considerando che le frontiere albanesi sono discontinue e non controllate, le conseguenze potrebbero essere disastrose,  con l'insorgere di una "onda anomala" di clandestini  provenienti da Afghanistan e Medio Oriente che si spacceranno siriani. L'Albania potrebbe quindi pagare molto caro questo americanismo così scontato.



10 marzo 2009

L'Еuropa frantumata in tre parti?


L'Agenzia di intelligence americana CIA ha stilato un quadro sulla futura conformazione dell'Europa nel 2020, dividendo il continente europeo in tre blocchi di divisione territoriale e per zone di influenza. Il rapporto della Cia, trova però un'immagine speculare in un documento simile stilato da esperti di intelligence russa, secondo il quale, entro il prossimo anno, il Presidente Barack proclamerà uno Stato di emergenza, ed entro il 2011 gli Stati Uniti d'America si frantumeranno in Paesi, mentre Russia e Cina diventeranno la colonna portante del Nuovo Ordine Mondiale.

L'Agenzia di intelligence americana CIA ha stilato un quadro sulla futura conformazione dell'Europa nel 2020, dividendo il continente europeo in tre blocchi di divisione territoriale e per zone di influenza. La cosiddetta Europa Occidentale, che comprenderà Germania, Francia, Gran Bretagna, e Austria, accanto poi a Spagna e Italia, si affiancherà alla Seconda Europa, denominata Nuova Europa, in cui confluirà Estonia, Lituania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Polonia, insieme poi a Slovenia e Croazia. Il blocco orientale sarà costituito, secondo lo stesso rapporto della CIA, dalla Federazione Balcanica che include il Sud Est Europa, con popolazione a maggioranza ortodossa, includendo oltre ai Balcani Occidentali anche Romania, Bulgaria e Grecia. Un quadro che ci riconduce allo stesso programma di espansione dell'ex Presidente jugoslavo, Josip Broz Tito, o al vecchio Impero d'Asburgo, "sotto il controllo economico della Germania e il patronato degli Stati Uniti", come sottolinea il rapporto della CIA. L'analisi precisa inoltre che la crisi globale degenererà al punto da sfociare in moti rivoluzionari all'interno dell'Europa, e che di conseguenza i Paesi balcanici non entreranno mai nell'Unione Europea. Per cui, come gli analisti ussi prevedono la frantumazione dello Stato Americano, la CIA annuncia che anche la UE si spaccherà in tre entità divise tra di loro e differenti per il sistema economico e sociale.

Ivan Sijakovic, sociologo di Banjaluka, commentando la notizia giunta in Bosnia Erzegovina, ha chiarito che queste dichiarazioni potranno essere solo dei giochi di potere, al solo scopo di tenere in sospeso Stati con il continuo timore di insicurezza ed esclusione politica. "Alla base di questa previsione vi è un gioco di potere. Il potere economico e militare che gli Americani avevano in passato non basta e ora usano gli scenari futuri. Lo scopo resta quello di destabilizzare gli altri Stati. Il controllo con la paura e l'insicurezza degli altri Stati non sono spesso vicini alla realtà", ha dichiarato Sijakovic per il quotidiano Fokus di Banjaluka. Questi rapporti che dipingono scenari con storie più o meno false o vere, come "le previsioni del tempo" alla vecchia maniera senza tecnologie, inducono le persone a sperare in un futuro non sicuro, estraniandosi dalla vita quotidiana con l'immagine che "in casa degli altri" si vive peggio. Il rapporto della Cia, trova però un'immagine speculare in un documento simile stilato da esperti di intelligence russa. Così dall'altra parte dell'Atlantico, risponde Igor Panarin, ex portavoce dell'Agenzia cosmonautica russa e analista presso il KGB, ha previsto che il prossimo anno il Presidente Barack proclamerà uno Stato di emergenza, ed entro il 2011 gli Stati Uniti d'America si frantumeranno in Paesi, mentre Russia e Cina diventeranno la colonna portante del Nuovo Ordine Mondiale.

Panarin ritiene che il tenore morale e lo stress psicologico che è presente in America da anni, sta provocando una situazione estrema sia nel tessuto sociale che in quello istituzionale, e in questa chiave di lettura esamina le decisioni prese sia dall'UE che dagli stessi Stati Uniti. "Sono stato in America poco tempo fa e, vedendo cosa accade, posso dire che quella terra è ormai lontana da quello che si chiamava ‘american dream’ ", afferma Panarin, parlando così di un vero e proprio crollo del Sistema americano, che beneficerà invece la crescita di Russia e Cina, le quali riusciranno a costruire un sistema economico che li farà uscire da questa crisi in maniera più rapida e semplice. Panarin ritiene che ciò che unisce Russia e Cina, potrà rafforzare anche le economie degli altri Paesi, dando un nuovo corso al valore che ora ha il dollaro sui loro mercati. Per quanto riguarda il piano di cambiamenti dei territori, Panarin ritiene che la stessa Al Qaeda avrà un ruolo determinante. Il piano si basa su sette fasi principali, completando la sua dinamica nel 2020. La più interessante sembra la quinta fase, prevista per il 2013, quando sarà proclamato lo Stato islamico (Kalifat), e ad esso viene conferito il ruolo di partecipare alla creazione del nuovo ordine mondiale. Da questo momento in poi comincerà la sesta fase, che vedrà l'ultimo scontro tra credenti e non credenti religiosi. La settima fase è denominata "la vittoria finale", e si avrà quando il resto del mondo sarà sottoposto alla religione musulmana.

Da tale analisi, Panarin ricorda quando spesso si affermava che la zona dei Balcani, della BiH, della Croazia e del Kosovo erano molto importanti per l'avanzamento della religione islamica in Europa. Della stessa opinione è anche Dzevad Galijasevic, esperto dei crimini dei Mujahedin, secondo il quale questa è solo l'attuazione del vecchio piano della CIA, già noto a coloro che seguono da tempo le dinamiche nei Balcani. "Il documento della CIA è stato pubblicato per attuare un piano e un'ideologia che gli USA non hanno abbandonato. Proprio per questo in Bosnia, Kosovo, Montenegro e Macedonia le controversie tra le etnie non sembrano finire. Tendono dunque a creare una trasversale di tensioni nell'UE", dichiarava Galijasevic. Ad ogni modo, ogni piano evidenziato dalle rispettive intelligence, evidenziano come dovrà essere negoziato in futuro il nuovo accordo tra i blocchi continentali, minacciando da una parte la spaccatura dell'UE e dall'altra l'avanzare dell'islamizzazione e delle divisioni etniche anche nel mondo occidentale. Gli Stati Uniti stanno tentando, in maniera evidente, di ottenere una posizione strategica all'interno dell'UE, ma allo stesso tempo provocano tensioni interne, ben sapendo che l'Europa dipende più da Russia e Cina che dall'America. Se gli Stati Uniti e la CIA trattano la guerra come "scontro tra civiltà", in cui ognuno aspira ad ottenere il potere centrale, Cina e Russia spero in un'alleanza sempre più forte, con la quale potranno rispondere ad armi pari.

Rinascita Balcanica

29 gennaio 2009

WEF di Davos: prove tecniche del nuovo ordine economico globale


Si era preannunciata come la conferenza per "uscire dalla crisi", ma si sta trasformando in un concilio multilaterale di discussione delle cause e dei reciproci errori compiuti in passato. Con 1.400 imprenditori provenienti da 96 paesi, 43 capi di Stato o di governo, 17 ministri delle finanze, governatori delle 19 banche centrali, quella di Davos è un' immensa tavola rotonda che ha come protagonisti i grandi veterani delle crisi economiche del passato, e gli illustri assenti della recessione globale del presente.

Si era preannunciata come la conferenza per "uscire dalla crisi", ma si sta trasformando in un concilio multilaterale di discussione delle cause e dei reciproci errori compiuti in passato, lanciando le prime idee di riforma strutturale del sistema economico. La 39esima edizione del 2009 del World Economic Forum di Davos , dal titolo "Un progetto post-crisi", vede la partecipazione di 1.400 imprenditori provenienti da 96 paesi, 43 capi di Stato o di governo, 17 ministri delle finanze, i governatori delle 19 banche centrali, così come centinaia di giornalisti. Una immensa tavola rotonda che ha come protagonisti i grandi veterani delle crisi economiche del passato, e gli illustri assenti della recessione globale del presente. Mancano i dirigenti dei gruppi bancari che sono scomparsi dopo il terremoto della crisi finanziaria, nonché delle istituzioni finanziarie americane, travolti dagli scandali di Wall Street, dei mutui subprimes e della crisi di liquidità . Cina e Russia presiedono il Forum con le loro lezioni di geopolitica economica, senza nascondersi dinanzi alle domande e agli attacchi più pungenti, forti della consapevolezza del ruolo che avranno qualora vi sarà un nuovo ordine mondiale economico. Ciò anche in considerazione del fatto che al miracolo della nuova amministrazione americana di Barack Obama non tutti credono, non potendo incidere da sola sul cambiamento strutturale di uno stato di crisi che è diffuso e diramato in ogni settore.

Come osservato da Joseph Stiglitz, economista e docente presso la Columbia University, "non si può fare peggio di quanto già fatto dalle banche. Il problema fondamentale è rappresentato dal fatto che il sistema è sbagliato, e non basta sostituire le persone o predisporre un team di esperti per risolvere il problema". Stiglitz ha senz’altro centrato il problema di fondo, ossia che non si potrà arginare la situazione gettando soldi in un pozzo senza fondo, tutto sarà vano non si avrà una reale presa di coscienza che il sistema economico è cambiato, e in quanto tale ha bisogno di regole basate su diversi presupposti. È quello che chiede infatti la Cina, che punta il dito contro quei Paesi "che hanno adottato un modello di sviluppo insostenibile caratterizzato da un debole risparmio su un lungo periodo e un forte consumo". Per il Premier cinese Wen Jiabao, il nuovo ordine economico mondiale passa inevitabilmente per una riforma dei grandi istituti finanziari internazionali e una regolamentazione dei mercati capitali. Sulla riforma delle regole su cui si basa l’economia, interviene anche Vladimir Putin chiedendo che Europa e Stati Uniti attuino una politica monetaria più aperta ed equilibrata, nel rispetto delle norme internazionali della macroeconomica e della disciplina finanziaria. E a tale proposito spinge per il ritorno ai vecchi principi economici che si basano sull'integrazione regionale delle valute, contro un'economia mondiale troppo dipendente dal dollaro. "Gli operatori occidentali dovrebbero abbandonare l'ideologia del colonialismo nelle relazioni bilaterali - afferma Putin spiegando - il mondo si è globalizzato ed è oggi interdipendente. Se vogliamo mantenere rapporti civili, è necessario formulare i principi fin dall'inizio". Putin chiede dunque una riforma delle norme di emissione della moneta, e così di regolamento degli scambi, che si basi sul concetto di "valore fondamentale" delle attività, "basato sulla capacità di un'impresa di generare valore aggiunto e non su mere considerazioni soggettive", e dunque sull’economia reale. Noi aggiungiamo a tale parole "sull’economia reale di nuova generazione".

Occorre infatti considerare che sta affondando innanzitutto quell'economia reale, che utilizza fonti di energia e tecnologie scoperte agli inizi del secolo, ossia quella siderurgica, petrolifera e automobilistica, ragion per cui occorre introdurre cicli produttivi con energia sostenibile e prodotti innovativi che contribuiscano al progresso economico sostanziale. Allo stesso modo, sta cambiando anche l’economia immateriale, quella dei servizi, a cominciare da quelli finanziari, sino a quelli dell’informazione e della comunicazione, proprio in relazione all’introduzione di nuove piattaforme cibernetiche. È ormai chiaro che la crisi ha solo consentito la riconfigurazione degli assetti bancari, con concentrazioni e fusioni che hanno racchiuso il potere economico nelle mai di entità private, ma anche di fondi sovrani e Governi , come il caso di Russia e Cina, nonché alcun Paesi arabi: il mercato bancario pian piano si assesterà basandosi su nuove regole, che lo renderanno ancora più inattaccabile con l’introduzione di nuove tecniche per lo scambio di dati ed informazioni.
Una simile dinamica l’avremo nel settore dell’informatica e dell’informazione. Il caso di Microsoft è esemplare in quanto - come per Ford, GM e Crysler - ha costruito il suo monopolio su una tecnologia e una fonte di informazione che ormai è fuori mercato, e l’avvento di nuovi scenari e nuove esigenze decreteranno la sua fine. I software - come per le vecchie auto a benzina - non sono più dei beni indispensabili, in quanto sono perfettamente sostituiti dalla rete, che fornisce tutti gli strumenti richiesti anche attraverso un terminale che usa un unico programma necessario solamente ad accedere al web e a navigare. Microsoft dovrà solo sperare nella possibilità di scalare Yahoo per mettere le mani su un motore di ricerca, ed impedire che una qualsiasi joint-venture tra Google e un produttore di software possa mettere fine all’esistenza del concetto di "sistema operativo" stabilito da Windows. La comunicazione cibernetica farà scomparire la netta distinzione tra utente e macchina, e così l’utente diventerà automatizzato senza aver più bisogno di interfacce "umane" o di processi lunghi, mentre la macchina non avrà più bisogno dell’intervento umano. Questo sistema necessità dell’abbandono della vecchia energia, delle vecchie regole, delle vecchia mentalità: tutto questo non avverrà senza creare disoccupazione, crisi strutturali, recessioni e guerre. Sarebbe dunque preferibile che i capi di Stato si siedano davvero ad una tavola rotonda e concordino le nuove regole per aiutare il sistema economico a cambiare, senza tanti stravolgimenti.

07 marzo 2008

I primi scontri di una Guerra Fredda soffocata


Lo spettro dello storico scontro tra Oriente ed Occidente si fa sempre più reale, soprattutto dinanzi al crollo del potere delle Nazioni Unite e la netta risalita del potere economico-energetico russo. I primi segnali di disaccordo stanno emergendo proprio all'interno del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che comincia ad indebolirsi sempre più, non potendo contare sull'unanimità dei membri permanenti.

Che gli equilibri internazionali stiano cambiando lo si legge chiaramente dalla crisi dell'ONU, che, se non supererà l'impasse del Kosovo sarà costrette a mettere in discussione proprio se stesso. Ma un primo cambiamento lo percepiamo anche nelle dinamiche economiche e politiche, che potrebbe andare a creare una Guerra Fredda tra il blocco occidentale Unione Europea e Stati Uniti, e il blocco orientale Russia e Cina. La divisione tra le due forze sta divenendo sempre più netta, in quanto l'Oriente cresce sempre di più e si pone in contrapposizione con le potenze del passato, che soffrono del caro petrolio e della crisi politica interna. Un contrasto che, tuttavia, potrebbe essere frutto proprio della maggiore occidentalizzazione delle potenze dell'Est, che hanno recuperato il proprio divario e ora si confrontano ad armi pari con un Occidente indebolito e diviso. La lotta tra Oriente e Occidente viene evidenziato sempre più dai media, che vedono nell'ascesa economica russa e nella militarizzazione della Cina una conferma dell'inizio di una Guerra Fredda, che riprende dopo gli anni di crisi e di ripresa della Russia. I primi segnali di disaccordo stanno emergendo proprio all'interno del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che comincia ad indebolirsi sempre più, non potendo contare sull'unanimità dei membri permanenti.

Basta considerare l'ultima risoluzione Onu che ha imposto all'Iran una miscellanea di intimidazioni e di promesse di dialogo che ha portato ad un testo che, sostanzialmente, non altera i rapporti economici con i partner orientali, come Cina e Russia, mentre conferma la "criminalizzazione" del nucleare iraniano, visto ancora come una minaccia nei confronti della supremazia nella Regione da parte di Israele e Turchia. Come hanno rilevato alcuni analisti, la risoluzione impone l'arresto di alcuni membri del regime qualora lascino il paese - anche se questi i soggetti individuati non escono mai dall'Iran - mentre nessuna altra istituzione legata al Pasdaran è stata condannata e la sola novità è la possibilità di perquisire navi o aerei per trovare i componenti delle "pericolose" attività nucleari. Perquisizioni che non daranno alcun esito, in quanto i programmi nucleari e balistici del regime iraniano sono principalmente fondati su propaganda e simulazione, oltre che bloccare determinati traffici di armi o droga che utilizzano l'Iran come porto franco. Le misure prese vengono così considerate come "inoffensive", anche perché gran parte di esse sono già in vigore e strumentali soprattutto agli interessi degli Stati Uniti che praticano da tempo un embargo bancario, nel tentativo di privare dell'Iran dei canali per i suoi approvvigionamenti esteri nonché per gli investimenti esteri. Tuttavia, affinchè Washington continui a portare avanti la sua politica economica, ha dovuto fare delle concessioni alla Cina, che ha ottenuto l'abbandono delle vere sanzioni economiche nonché la possibilità di stabilire una maggiore cooperazione tecnica con l'Iran, che potrebbe condurre ad un condono definitivo delle sanzioni. Teheran al contrario mira alla completa cancellazione delle misure facendo leva sul suo ruolo regionale, e al momento la situazione è in una situazione di impasse che rende anche la risoluzione priva di senso. In tal caso, la Russia ha giocato un ruolo neutrale, lasciando che fosse la Cina a schierarsi in maniera più decisiva.

Stesso scenario, ma con un ribaltamento dei ruoli si sta avendo con la questione del Kosovo, che vede la Russia in prima linea per la difesa dei diritti della Serbia, con una lotta su diversi fronti. L'arma del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e solo una parte della strategia russa, che cerca di far leva sul settore energetico e su quello geo-politico, mettendo tuttavia da parte un possibile intervento, anche solo precauzionale, con le forza armate. Infatti il Cremlino sta girare a suo favore lo shock del Kosovo, sollevando il polverone dei conflitti "freddi" nell'area post-sovietica, ossia sulle prospettive secessioniste in Moldavia, in Georgia, con le questioni di Abkhazia e Ossezia del Sud, ed infine in Armenia e Azerbaijan, dove la questione del Karabakh rischia di compromettere l'equilibrio politico nel Caucaso. L'evoluzione di tali situazioni sarà uno dei primi elementi su cui riflettere per capire il vero impatto dal punto di vista internazionale del precedente del Kosovo, e proprio su questo farà leva il Cremlino. Non a caso giunge infatti l'eliminazione delle sanzioni inflitte all'Abkhazia nel 1996 dalla Russia, che riguardavano il settore economico, commerciale, finanziario e dei trasporti, invitando anche gli altri paesi membri della Comunità degli Stati indipendenti, CSI, a fare lo stesso. Questa risoluzione potrebbe così costituire un primo passo verso il riconoscimento di questa repubblica auto-proclamata, come ha dichiarato dallo stesso Vice-Presidente della Duma Vladimir Jirinovski. Ricordando che oggi circa l'80% degli abitanti dell'Abkhazia sono cittadini della Federazione della Russia, definisce "assurdo che un paese infligga delle sanzioni ai propri cittadini", ha fatto notare il vicepresidente della Camera bassa del parlamento russo. Tale decisione è stata vista dal Presidente del Comitato per i Rapporti esterni presso il Parlamento georgiano Konstantin Gabachvili come un "primo passo verso l'annessione dissimulata", della repubblica auto-proclamata sul territorio della Georgia. La risposta dell'Abkhazia non ha tardato ad arrivare, e l'assemblea popolare ha approvato due richieste del riconoscimento dell'indipendenza, che verranno inviate all'ONU, e alla Russia. La repubblica auto-proclamata abkhaza segue così l'esempio dell'Ossezia del Sud che in settimana ha inoltrato al segretario generale dell'ONU Ban Ki-Moon, al Presidente russo Vladimir Putin, alla Duma, ai parlamenti dei Paesi della Comunità degli Stati indipendenti (CSI), e così anche all'Unione Europea la richiesta della sua indipendenza. "La Repubblica dell'Ossezia del Sud, durante i suoi 17 anni di esistenza autonoma, ha provato la sua capacità e ha chiesto unicamente che la sua legittimità sia riconosciuta conformemente alla carta dell'ONU", cita il documento che cercherà in ogni modo di godere dell'onda d'urto della proclamazione dell'indipendenza del Kosovo. A questo crediamo che sia abbastanza vano il tentativo degli Stati Uniti e degli stessi Paesi dell'Unione Europea di dimostrare che il Kosovo sia un caso unico, e non diventerà un precedente. "Il Kosovo non provocherà azioni simili nelle altre regioni che chiedono l'indipendenza", "la dichiarazione dell'indipendenza del Kosovo non creerà un precedente". Queste le parole di Richard Holbrooke, rappresentante degli Stati Uniti per i Balcani, il grande demiurgo dell'Accordo di Dayton del 1995. Nella sua dichiarazione leggiamo così un vero messaggio nei confronti della Russia, accennando - come raramente avviene - al possibile ritorno di una Guerra Fredda come un'ipotesi da escludere. Sebbene Holdbrooke ne parli in maniera negativa, lo spettro dello storico scontro tra Oriente ed Occidente si fa sempre più reale, soprattutto dinanzi al crollo del potere delle Nazioni Unite e la netta risalita del potere economico-energetico russo.

23 agosto 2007

L'alba dei nuovi capitalisti sul crollo dell'Occidente


La crisi di liquidità delle borse e dei mercati valutari occidentali è stata senz'altro il segnale d'allarme del cambiamento del sistema economico e monetario internazionale, mettendo così a dura prova la fiducia degli investitori e dei risparmiatori di tutto il mondo. Molti hanno temuto il peggio, attendendosi che la crisi sul mercato immobiliare e così del credito, avrebbe scatenato, con un effetto domino, un crack equiparabile alla crisi del 1929. Oggi, quanto accadde un secolo fa, con il crollo della Borsa di Wall Street e il fallimento di migliaia di piccoli risparmiatori a causa della feroce svalutazione della moneta, non si è ripetuto per il semplice fatto che il sistema borsistico si basa su un circuito telematico e virtuale che ha attutito la crisi ed evitato l'espandersi del panico su ogni piazza finanziaria. A differenza di allora, non sarebbe stato verosimile immaginare di recarsi presso le Banche e ritirare i propri risparmi, in quanto il sistema monetario si basa su riserve di liquidità minime, il denaro che facciamo circolare sostanzialmente è virtuale. In ogni caso, è stato un duro colpo per le Borse europee e statunitensi che, travolte dal panico della bolla immobiliare, hanno bruciato migliaia di milioni di euro in poche ore. In tutto questo i mercati asiatici hanno subito l'allarme "liquidità", ma contemporaneamente hanno risposto con una ripresa molto più decisiva, avendo un'economia reale molto più forte, e una maggiore liquidità dovuta ad una bilancia commerciale in attivo.

Come molti si attendevano, i cd. Paesi in via di sviluppo, stanno diventando delle economie forti in grado di far fronte a shock esogeni, in particolar modo riconducibili alle speculazioni del mercato finanziario virtuale, e questo perché la struttura normativa ed economica sta subendo un'evoluzione. Per oltre un decennio le autorità cinesi hanno usato l'Occidente come una banca commerciale, investendo i propri fondi a breve, soprattutto in Usa, e prendendo a prestito a lungo termine dall'Occidente, sotto forma di joint ventures e investimenti esteri diretti. Oggi invece le autorità cinesi hanno creato enormi fondi di investimento a maggioranza partecipazione statale, per gestire la ricchezza e investono in aziende e immobili, con un flusso di investimento verso altre aree. La loro incidenza è tale che è sorta presso le autorità occidentali la preoccupazione che si vengano a creare varie forme di golden share, con acquisizioni massicce di aziende, al di fuori delle regole di mercato, proprio in virtù del privilegio che deriva dall'essere dei fondi sovrani.
La presenza dei fondi sovrani asiatici si è avvertita anche in occasione della battaglia borsista per acquistare la banca olandese ABN Amro, apportando il suo sostegno alla Banca britannica Barclays. La China Development Bank, il braccio finanziario dello Stato cinese, ha dichiarato il mese scorso la sua disponibilità a mettere a disposizione della Barclays più di 7 miliardi di euros affinché questa possa migliorare la sua offerta su ABN Amro. Questo sarà, se si conferma, il più grosso investimento mai realizzato all'esteri per la Cina, che diventa così l'arbitro della più grande battaglia borsista per la creazione di una Banca universale, nonché la prima azionista della quinta banca mondiale. La Cina aveva già acquistato qualche settimana fa, il 10% dei più grandi fondi mondiali, Blackstone. Tali operazioni sono state rese possibili proprio della grande disponibilità di riserve finanziarie, che ammontano a più di 1200 miliardi di dollari. Dunque, mentre prima la Cina si poneva come un investitore predente, oggi è divenuto un attore del capitalismo mondiale, e muore il mito della Cina come terra di investimenti e di speculazioni per l'Occidente, e cade anche la mancanza di reciprocità con l'Occidente, in quanto è il Governo stesso che incentiva gli investimenti all'estero.
Le autorità finanziarie cinesi hanno autorizzato, a partire dal 20 agosto, per la prima volta nella storia dell'investimento cinese, che i singoli risparmiatori possano investire in borse estere, con il lancio di un progetto pilota per l'acquisto di azioni del mercato di Hong Kong. Questo sarà lanciato nella zona di sviluppo economico di Binhai della città portuale di Tianjin, situata a sud di Pechino, come precisato dall'amministrazione governativa dei cambi, dando così via alla riforma di gestione dei cambi, per estendere i canali di sbocco dei fondi e promuovere l'equilibrio di base dei pagamenti internazionali. Attualmente, i risparmiatori privati cinesi non sono autorizzati ad investire all'estero tranne per la base di prodotti offerti tramite le banche, i mediatori, gli assicuratori e le società che gestiscono fondi. Pechino inoltre prenderà sulla Borsa di Shangai altre misure contro la speculazione, la manipolazione sul corso delle valute sui suoi mercati borsistici in espansione: in virtù di tali nuovi regolamenti la Borsa di Shanghai avrà maggiori poteri per sospendere la quotazione di titoli interessati da forti variazioni, ponendo nuovi obblighi di informazione. In pratica, le autorità finanziarie cinesi potranno ritirare i titoli dal mercato se sulla base del livello delle transazioni si sospettano dei reati di "insider trading", ossia se durante una mezz'ora il corso aumenta più del 100% o perde più del 50% rispetto all'apertura nei giorni senza limite di movimenti, particolarmente quando la quotazione riprende dopo una sospensione.

Non bisogna neanche sottovalutare la potenzialità degli investitori privati cinesi, che sono ormai una risorsa di risparmio: i depositi bancari delle famiglie raggiungono 1.400 miliardi di euro, le nostre riserve valutarie sono le più alte del mondo, gli investimenti esteri continuano ad affluire al ritmo di 60 miliardi di dollari all'anno. La stessa MasterCard International ha recentemente pubblicato un rapporto sull'andamento dei consumi cinesi, rilevando che il 92,6% delle famiglie cinesi hanno speso circa diecimila dollari pro capite per il tempo libero, il turismo e i beni di lusso. Quello cinese si pone dunque come un popolo emergente, che ha usato la sua povertà per creare delle opportunità di sviluppo, e gli stessi ritmi di lavori - visti come sfruttamento da parte dell'Occidente - viene visto dagli imprenditori cinesi come un mezzo attraverso il quale molti operai riescono a riscattare la propria posizione sociale: alcuni cittadini cinesi che prima erano sono dei contadini, sono ora imprenditori in ambito industriale e forniscono lavoro a migliaia di persone e sono agguerriti capitalisti, che hanno uno spirito di imprenditorialità molto forte. Questo invece è ciò che manca ad alcuni imprenditori occidentali, abituati alle speculazioni, alle logiche dello sfruttamento del valore aggiunto derivante dal lavoro altrui. Ecco dunque una delle differenze che dividono Oriente ed Occidente, nonché una spiegazione del progressivo impoverimento dei popoli europei che, allo stato attuale, non hanno "soldi" ma decine di carte di credito.

La Cina fa paura dunque per il suo ritmo di sviluppo, con una popolazione interna in continua crescita e una diaspora di oltre 100 milioni di persone: la sua produttività ha raggiunto ritmi esponenziali, con un impatto sulla bilancia commerciale, e sulla relativa provvista di riserve, sempre più rilevante. I dati ufficiali parlano oggi di 1 063,3 miliardi di dollari alla fine di 2006, aumentate di 266,3 miliardi di dollari al primo semestre dell'anno, in rialzo del 41,6% . In relazione a questo si è avuto infatti un aumento del volume del commercio esterno cinese ha raggiunto 980,9 miliardi di dollari sul periodo di gennaio a giugno, in rialzo del 23,3% rispetto al periodo corrispondente del 2006. Le esportazioni hanno aumentato del 27,6% per raggiungere 546,7 miliardi e le importazioni del 18,2% per raggiungere 434,2 miliardi.
Da qui sorgono le pressioni del Fmi circa la decisione di fermare la svalutazione dello Yuan per consentire così la rivalutazione del disavanzo commerciale degli Stati Uniti. In tal senso forse va vista la decisione dell'Autorità di controllo delle valute (SAFE), che ha autorizzato le imprese cinesi a conservare la valuta che detengono sui loro conti correnti, al fine di realizzare un equilibrio migliore della bilancia dei pagamenti. Sono state così soppresse le regole imposte agli "organismi nazionali" che limitavano l'importo delle valute estere che potevano essere conservate all'80% , con l'obbligo di vendere le valute in eccesso alla Banca centrale contro Yuan. Gli organismi nazionali comprendono i dipartimenti del governo centrale, i commerci nazionali e le istituzioni senza scopo di lucro, le entità sociali, i contingenti militari, e le compagnie straniere basate in Cina eccetto le agenzie finanziarie. Le nuove regole vanno a ridurre anche le valute detenute dalla Banca centrale che deve procedere regolarmente all' emissione di buoni per fare fronte alle eccessive entrate di fondi e al ritiro delle liquidità del sistema.

La strategia cinese sembra al tempo stesso globale e diversificata. Sperimentano, provano dei limiti, nella consapevolezza che ciò che non può essere fatto oggi potrà essere fatto domani. Pian piano sono divenuti i fornitori ufficiali degli Stati Uniti che, essendo troppo occupati ad arricchirsi col petrolio, hanno rinforzato ancora di più la loro dipendenza come consumatore . Il mercato cinese non è un mercato libero come molto credono, è protetto ma in modo intelligente: offre incentivi al libero scambio, creando delle zone franche - come le municipalità di Shenzhen, Zhuhai e Shantou - accoglie gli investimenti diretti, per apprendere le nuove tecnologie, risparmia e investe sui mercati occidentali, ormai aridi di liquidità necessarie per assicurare la necessaria stabilità. Siamo dunque senz'altro ad una svolta sui mercati internazionali, in cui quelle che erano delle economie emergenti, sono divenuti degli investitori e dei capitalisti accaniti, sia nei confronti dell'Occidente che dei Paesi del Terzo Mondo come l'Africa, utilizzando i propri fondi di investimento come contropartita a materie prime ed energia. Da questo punto di vista può dirsi che la Cina potrebbe nel giro di pochi anni superare potenze economiche come la Russia o gli Stati Uniti.