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04 luglio 2008

Il mostro della stupidità


Il GlobalEnglish ha colonizzato ormai il nostro linguaggio corrente, stravolgendo così la nostra italianità. La lingua è stata stravolta, ed ormai è divenuto un mezzo universale per l’espressione di concetti globali,oppure solo uno stupido modo per darsi un tono. Ma cosa succederà quando il GlobalLanguage sarà l'unica lingua economica?

Fino a poco tempo fa era impensabile che nei telegiornali si arrivasse ad utilizzare nel linguaggio corrente delle parole in inglese, che si sono infiltrate nella nostra italianità. Il contagio della lingua inglese comincia dalle materie più tecniche economiche-finanziarie, delle tecnologie e del diritto, ma a stravolgere la nostra lingua è stato proprio l’internet che ha portato ovunque nel mondo il cosiddetto GlobalEnglish. Il linguaggio è stato stravolto, ed ormai è divenuto da una parte un mezzo di universalità per l’espressione di concetti globali, e dall’altra solo uno stupido modo per darsi un tono, per trasformare se stessi in qualcosa di diverso, nella speranza che appaia professionale o unico. È davvero strano però che noi, eroi nazionalisti, siamo arrivati al punto di vendere la nostra nazione alla Vodafone, alla Coca Cola, alla Procter&Gamble, e alla migliaia di marchi che inondano il nostro mercato, spesso anche di origine rigorosamente europea o italiana.

Le telecomunicazioni, i media e le stesse Istituzioni stanno veicolando sempre più la nostra economia verso una lingua che crediamo sia più accettata, più adeguata a qualsiasi tipo di contesto, che "ovunque la si metta sta bene", nella musica, nella letteratura e persino nella Costituzione. Le scuole di comunicazione ti spiegano come riuscire a "venderti al meglio nel mercato", e per fare questo devi scrivere un curriculum vitae in cui ti definisci Project Manager, socio della Partners&Partners, redattore di Business Plan, esperto di Marketing in store, del Banking Assets, e via all’infinito. Tante parole che sembrano molto importanti, ma alla fine definiscono uno studente che ha da poco terminato una laurea triennale, e vede dinanzi a sé o un futuro di "studente", o di impiegato schiavizzato a concorsi pubblici e colloqui nelle Banche. Ci hanno insegnato che non si deve riflettere, ma si deve dire la propria idea, che non ci deve omologare, ma bisogna rientrare negli schemi, forse è questa la più grande povertà del nostro Paese. Comunicazione interpersonale, management della propria immagine, marketing del proprio sapere, questi i mezzi psicologici imposti dalle società di comunicazioni che hanno inquinato ormai università e consigli di amministrazione, ma in realtà sono una vera banda di imbroglioni delle sette. Immaginate così una cassiera di una banca, che deve mentire ogni giorno, guardare le facce tristi e le spillatrici che catalogano ricevute bancarie, e che deve basare la sua carriera sul numero di operazioni che hanno portato a termine.

Insegniamo alle giovani generazioni a saper parlare, ma non a pensare su quello da dire, proponiamo loro un lavoro e un futuro le cui regole sono sancite da un mercato statistico, secondo il quale pochi possono arrivare allo sbocco finale. Come pappagalli ripetiamo ciò che ci viene suggerito, senza mai dare il giusto peso ai dettagli, ai particolari, e magari dimentichiamo come i popoli dell’Est hanno utilizzato le nostre armi per evolvere ed entrare nel nostro mercato. La lingua è stata per loro uno strumento di adeguamento costruttivo che porta ad acquisire informazioni, un mezzo per colonizzarci come ha fatto la Cina o la Russia, e non un sistema per ripetere senza significato delle espressioni perché più professionali se dette in inglese. Non facciamo altro che dimostrare, in questo modo, la nostra arretratezza che ci limita, e lo farà sempre di più, perché il mercato si fa sempre più spietato. La concorrenza aumenta, e se prima ci si scannava tra connazionali, oggi si lotta nei confronti di ingegneri, tecnici e manovali che riescono ad sfruttare la diversità a proprio vantaggio.

Ma cosa succederà quando il GlobalLanguage sarà introdotto a tutti gli effetti? Lì cominceremo a subire conseguenze economiche, come disoccupazione, taglio dei salari o delle parcelle, riduzione del reddito e poi stagnazione, in un periodo tra l’altro pericoloso per ogni tipo di investimento rivolto ad un futuro troppo lontano. Chiederemo poi a quel punto che il Governo emani norme per proteggere i salari dall’emigrazioni, che crei nuove corporazioni, nuove caste professionali. Quando il Governo, puntualmente, ci darà la nuova legge, le conseguenze disastrose saranno comunque inevitabili, perché ad una reazione corrisponde sempre una contro-reazione. Ieri chiedevamo il taglio dell’ICI, e oggi lo abbiamo ottenuto però con le bollette di acqua e spazzatura aumentate del 50%. Ieri volevamo la tassazione dei redditi dei petrolieri o dei banchieri, oggi è stata imposta la Robin Hood Tax ma le banche hanno già risposto che aumenteranno gli interessi passivi o le tariffe. Ieri volevamo flessibilità e adeguamento agli standard europei dell’istruzione, oggi l’abbiamo, ma sono state create le nuove caste di "operatori" di "call center" e di "consulenti finanziari", ossia delle piccole macchinette pensanti che agiscono da terminale, e nient’altro. La vera evoluzione non si nasconde in un linguaggio o nella sua globalità, ma nella capacità di saper adeguarsi ai cambiamenti conservando la propria identità con le proprie forze, senza aspettare che sia lo Stato o una società di impiego lo faccia per noi. Non si otterrà mai un cambiamento senza un diverso approccio nei confronti dei problemi. Bisogna chiedersi infatti cosa possiamo fare noi per il nostro paese.