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29 giugno 2011

L'Affarismo di Stato

Banja Luka - L'ennesima delegazione di investitori italiana è giunta in questi giorni a Sarajevo, questa volta per presentare l'apertura del nuovo ufficio per la Bosnia della Confindustria Balcani. Sul tavolo delle istituzioni viene messo un progetto di 'consulenza e assistenza' degli imprenditori italiani in Bosnia nonchè di 'incontri e seminari' per nuovi investimenti, insomma un sistema di far impresa fallimentare già in partenza e vecchio di almeno vent'anni. Prima infatti si chiamava Balcanionline.It, che un progetto di circa 1 milione di euro (vedi presentazione) è giunto all'attuale stato pietoso (vedi sito). La stessa ICE ha portato avanti il suo lavoro con una disfatta totale nei Balcani ed oggi, nonostante sia un ente pubblico finanziato per fornire assistenza alle imprese, fa pagare a caro prezzo i propri servizi di intermediazione, insostenibili per le piccole e medie imprese. Negli ultimi anni l'ICE è senza dubbio divenuta una struttura di raccomandati che sono in vacanza all'estero a spese dei contribuenti italiani. A sentir parlare loro, sembra che siano grandi stacanovisti, ma poi abbiamo potuto constatare con i nostri occhi i disastri delle loro consulenza, a cominciare dal caso della Dalmatinka dei F.lli Ladini, verso la quale è stata perpetrata una completa violazione della legge verso la quale nessuno ha mai alzato un dito.


Adesso lanciano la Confindustria Balcani, altro giro altra corsa: un carrozzone sfiduciato dagli stessi imprenditori italiani che ora cerca di trovare nel Sud Est Europeo un 'mercato di consumatori' promettendo l'Eldorado ai nuovi associati, per nascondere in realtà la loro totale estraneità a questa regione. Nei fatti la Confindustria Balcani non esiste, se non come conferenza di associazioni imprenditoriali già presenti in questi Paesi, organizzando conferenze in grande stile per trainare le piccole imprese che fanno solo da comparsa, accanto a queste grandi società, il cui scopo è creare un cartello di lobby. L'unica carta che giocano a loro vantaggio è la partnership con la Unicredit Bank, qualche appoggio istituzionale e la figura diplomatica degli ambasciatori. Una partnership che noi preferiremmo definire 'Affarismo di Stato', perchè è cosa nota che il Sistema Italia si muove solo per grandi colossi e grandi progetti di investimento, su cui è possibile garantire margini di guadagni a tutte le parti coinvolte. Ovviamente sostenere il Made in Italy fatto di piccole e medie imprese è tutta un'altra storia, essendo il vero banco di prova per chi possieda un sistema di informazione e di logistica forte ed efficiente. Visto che di tutto questo non esiste neanche l'ombra, allora stiamo parlando di 'castelli in aria', di teorie aziendali dell'internazionalizzazione che iniziano e finiscono con un credito o un finanziamento, con fondi IPA e incentivi. Di questa stessa corrente sembra essere il Seenet 2, considerando che ha ottenuto un finanziamento da 11 milioni di euro per creare 'incubatori' di impresa o piccoli caseifici sulle montagne di Mostar. Quando abbiamo chiesto loro i bilanci e i business plan dei progetti da implementare hanno risposto che era necessario motivare la richiesta con un "interesse qualificato". E' lì che sia la Regione Toscana che la Cooperazione italiana si sono nascoste, violando le leggi di trasparenza nell'utilizzo dei fondi pubblici.

La nostra critica è quindi rivolta a questo sistema ormai obsoleto, fatto di un clientelismo che è già tramontato, facendo sempre finta di nulla e pensando di essere nella strada giusta della famosa integrazione. Le segreterie dei Ministri dei Balcani sono piene di lettere di questi intermediari pronti a vendere grandi consulenze, e non sanno come spiegare che questi non sono Paesi di consumatori, ma al massimo di lavoratori che chiedono pane. Restiamo invece senza parole dinanzi alla dichiarazione di Salvatore D'Erasmo, Presidente di Confindustria Bosnia, secondo il quale nei Balcani vi è un mercato di 70 milioni di persone.Lanciarsi in proiezioni così ardite e poi avere la pretesa di farsi esperto e futuro promotore delle imprese è preoccupante. Ci auguriamo davvero che le imprese possano conquistare una posizione, sperando poi che non vengono cacciate o abbandonate a se stesse. Non avendo neanche un sistema di informazione, pur sostenendo di averlo, detta così è solo una presa in giro, la cannibalizzazione delle consulenze e degli incontri vuoti.

Da parte nostra ci teniamo alla larga da questo mondo, difendendo l'idea che il Made in Italy non è fatto solo dalla Unicredit e dalla Maccaferri, e che i nostri ambasciatori non devono farsi scudo delle piccole imprese, che puntualmente vengono illuse e mercificate, in nome delle concessioni energetiche. Se poi si è deciso di ignorare l'Osservatorio Italiano, nonostante le domande su di esso dei dirigenti degli Stati balcanici, cercando di far capire che siamo degli sprovveduti, allora vuol dire che continueremo a ricoprire il nostro ruolo di osservatori, raccogliendo informazioni sulle gesta dei guardiani del Made in Italy nei Balcani. La nostra struttura è una creatura multietnica e gode di vari tipi di finanziamenti, non molto elevati ma grandi a sufficienza da potersi tenere ben lontani dai giochi di speculazioni, creando in questi anni un vero sistema informatico. Così, dopo il successo della piattaforma per le informazioni, sarà presto lanciato il sistema di commercio ed interscambio di servizi elettronico, che farà da porte tra Italia e Balcani. Ad esso aderiranno solo le imprese produttive, con un know-how tecnologico e di esperienza, e con un patrimonio di risorse intellettuali. Sarà un laboratorio industriale che avrà come scopo quello di far recuperare il terreno perso in molti settori per poi consolidare le posizioni nel Mediterraneo. Lo sviluppo economico sarà il nostro unico obiettivo, nessuna lotta alla corruzione per poi diventare i primi corruttori, nessuna campagna democratica con soldi sporchi per poi diventare peggio dei dittatori.

28 giugno 2011

La rivoluzione dei Debosciati


Sta divenendo sempre più concitata la campagna di assoldamento di hacker sulla rete, per fomentare la cosiddetta 'Italian Revolution', e sferrare così una valanga di operazioni DDOS per bloccare o sabotare siti istituzionali e sistemi informatici. Si stanno organizzando con manifesti di lotta e manuali con codici di linguaggio, diramati mediante socialnetwork e mailing-list per difendere quella che viene definita 'democrazia reale'. Le loro piazze di manifestazione sono divenute Twitter e Facebook, trattati come santuari, quando invece l'Agcom dovrebbe intervenire imponendo delle multe per fermare la pubblicità occulta di questi canali mediatici.

A quanto pare, però, ci sono troppi rivoluzionari in giro, meglio farsi da parte in questo clima di pestaggi di gruppo: non è più una guerra di diritti, ma semplicemente di disperazione, visto che di soldi e lavoro in giro ce ne sono ben pochi, e sono disposti a fare di tutto pur di cambiare. Questa non è una rivoluzione, è follia. Per creare una rivoluzione occorre strategia, organizzazione e soldi. Ci chiediamo adesso se questi cosiddetti rivoluzionari esistono davvero, se tutta la strategia che hanno è quella che le famose ONG predicano e razzolano, e soprattutto perchè sono disposti a finanziare una campagna di hacking. E' una domanda spontanea, ma immaginate che questi debosciati e smanettoni, che credono di fare la rivoluzione, neanche se lo chiedono...

27 giugno 2011

L'Italia sotto i colpi della Green Economy


Dopo le Poste Italiane, anche Trenitalia va in tilt a causa di un problema dei sistemi informatici IBM, con un altro black-out che va a colpire un servizio pubblico vitale e che segue immediatamente l'oscuramento dei portali di Camera e Senato. E' ormai chiaro che l'Italia è divenuta un bersaglio di un attacco di un'arma invisibile (si veda "Un'arma di distruzione di massa digitale") . Il problema dell’attacco informativo all’Italia in realtà è direttamente correlato al fatto che il 90 per cento dei software utilizzati da banche e società sensibili sono della IBM o di grandi multinazionali dell'informatica. In pratica, non esistono più dati segreti né sistemi inviolabili da intrusioni esterne, in quanto lo Stato, le società e le banche non hanno il controllo dei software né la certezza assoluta che gli stessi produttori non violino il sistema da loro creato.



Un altro 1992? L'intreccio si infittisce, e sorge quindi la domanda se esiste una qualche correlazione con lo stretto monitoraggio lanciato da Moody's su 16 banche italiane, in quanto il circuito elettronico bancario italiano non è di loro proprietà né dello Stato. Lo scenario sembra così avvicinarsi sempre più a quello creatosi nel 1992, quando all'indomani della ratifica del Trattato di Maastricht, sull'Italia gravava una minaccia di svalutazione di rating ed una tornata di speculazioni sulla lira, orchestrata dalla nostra 'vecchia conoscenza' George Soros. Ancora una volta i gruppi finanziari stanno dispiegando le loro pedine, per sferrare l'attacco contro quegli Stati che non sono caduti sotto i colpi della crisi economica globale, come avvenuto invece per Spagna, Portogallo e Grecia. Ed è lo stesso Soros che avverte sul possibile crollo dell'euro, come passo "probabilmente inevitabile" per impedire il collasso economico e la stessa estinzione dell'Unione Europea. Nella sua richiesta di passare ad un 'Piano B' traspare il chiaro invito ad adottare misure che vadano a trasferire parte della sovranità fiscale a Bruxelles - ossia dopo l'imposta sul valore aggiunto anche quelle sul reddito - nonchè a creare istituzioni europee che facciano da garanzie per le banche. Sembra che sia stata così creata l'ennesima situazione di crisi per giustificare così una decisione 'tanto difficile quanto necessaria' per garantire la conservazione dello status quo degli Stati e della comunità europea.

La Disinformazione. Lo spettro delle variabili però a questo punto si amplia: da una parte l'Italia, dall'altra i Balcani e il piano energetico. Questa è soprattutto una guerra di propaganda e di sabotaggio, in cui le persone vengono utilizzate come munizioni, strumentalizzate ed asservite ad uno scopo molto sottile, che va al di là della politica e delle leggi economiche. L'indipendenza e la sovranità sono la posta in gioco da difendere, visto che la loro cancellazione sono alla base delle teorie democratiche più fondamentaliste, di cui si stanno appropriando gruppi mediatici e ONG, scagliando le armi della manipolazione e della disinformazione. I tradizionali programmi della democrazia non sono più credibili, e così si sono inventati la 'Green economy' come nuovo sistema di economia sostenibile, ma che in realtà nasconde le stesse identiche lobbies del petrolio, del riciclaggio di denaro e delle speculazioni edilizie. Da tali programmi reazionari nascono Ong come Mans o Trasparency International per correggere il tiro dei Governi se se non seguono le direttive da loro prescritte, mentre per gli schieramenti cosiddetti ultranazionalisti si instaura la Rekom, finanziata con 3.5 milioni di euro per aprire una nuova era di lustrazione politica. Le testate locali vengono pagate per mostrare la loro misera pubblicità, mentre aggregano attorno ad uno stesso tavolo quelle Ong che da oltre 20 anni truffano i governi per progetti sulla ricostruzione dopo la guerra inesistenti, raccontando sempre le stesse storie su crimini e genocidi. Ovviamente speculari organizzazioni negli Stati Uniti non hanno mai indagato il Pentagono per aver dato un appalto da 200 milioni di dollari ad un ragazzino di 25 anni per la fornitura di armi all'esercito afghano. Né è mai stata aperta un'inchiesta sui contratti messi a segno dalla Bechtel che, dalla Romania sino al Kosovo e all'Albania, ha prodotto un indebitamento per miliardi di dollari, che graveranno sugli Stati negli anni a venire, grazie alla conseguente emissioni di Bonds per coprire i prestiti. Questo perchè dietro contractor e società schermo esiste la mano della CIA che utilizza la guerra al terrorismo come arma di aggressione delle aziende concorrenti. Finanziano questa miriade di Ong locali a suon di dollari pur di sbarrare la strada a qualsiasi azienda o stato che vuole sottoscriere un accordo o un concordato. Allo stesso tempo finanziando branchi di debosciati, in nome e per conto della democrazia, fomentando rivolte e guerriglie cittadine.

Mappatura dati. Deve però far riflettere che il gruppo di Soros finanzia aggressive campagne mediatiche e allo stesso tempo lavora alla realizzazione della mappatura delle risorse energetiche ed economiche degli Stati, finanziando progetti che si traducono nell'appropriazione di dati statistici e fonti pubbliche. La Fondazione Soros giunge in Albania e si appropria dei dati dello Stato albanese, rivendendo in contropartita un vecchio sistema di gestione dei dati statistici: nasce così la 'Open Data Albania', da un progetto dalla Open Society Institute per creare il cosiddetto portale delle statistiche, e avere in cambio il pieno accesso ad informazioni nazionali. In nome della trasparenza e della lotta alla criminalità viene imposta la pubblicazione e la consegna dei dati, sensibili e pubblici delle società. Non dimentichiamo che l'USAID e la stessa Commissione Europea hanno stanziato milioni di dollari per l'informatizzazione e l'e-governement dei Paesi non digitalizzati, fornendo non solo soldi, ma anche tecnologie e tecnici. Inoltre, tutti i progetti di digitalizzazione amministrativa nonchè di produzione dei passaporti biometrici sono nelle mani di un ristretto gruppo di società informatiche. Gli stessi Stati hanno scelto come partner per la gestione dei propri dati potenti multinazionali che, per la loro struttura e ruolo, rappresentano delle entità che agiscono nella sfera della difesa e dell'offensiva militare. Inconsapevolmente hanno così perso ogni potere sulla segretezza e la tutela della loro informazione.

Troppo potere in mani IBM. Il sospetto che sorge, adesso, è se l'unione tra Stati e società private non stia oggi sfuggendo di mano, creando nei fatti una situazione in cui gli stessi Stati Uniti, che hanno creato macchine 'infernali' come IBM, Microsoft e Google, sono stati assoggettati ad un dictat. Dopo aver creato i software, hanno elaborato i virus per sabotare i propri clienti e il troyan per controllarlo, nel quadro di una strategia di spionaggio massiva sullo schema di Echelon. Tutti i nostri computer e sistemi elettronici che trasmettono o ricevono dati sono divenuti delle cimici sempre attive a cui connettersi qualora diventi necessario o 'interessante'. Meccanismi questi noti da tempo agli addetti ai lavori, ma oscuri al grande pubblico che sarà obbligato ad accettare in nome della sicurezza. Il prossimo passo sarà probabilmente quello dell'impianto dei chip, a cominciare da soggetti pericolosi per la società, come persino hacker o programmatori, in grado di riconoscere e tradurne i linguaggi. La IBM intanto si sta trasformando in uno Stato vero e proprio, creando la "NISC – National Interest Security Company, An IBM Company (2011)", che opera nei settori che vanno dall'Energia alla Salute, dalla Difesa alla Sicurezza, "fornendo innovativi sistemi di information technology, di gestione delle informazioni nonchè consulenze e soluzioni tecnologiche a sostegno dell'interesse nazionale".


Un sistema in crash.
Quello che invece si presenta ai nostri occhi è un sistema che sta in qualche modo cedendo per far posto ad un altro, e i segnali già ci sono. Il sistema si sta avvicinando ad un punto tale di saturazione che potrebbe essere distrutto da un crash di grandi dimensioni. Un'autodistruzione che verrebbe però celata da attacchi cybernetici provenienti da movimenti di hacker ed ex dipendenti di società informatiche. Vedremo quindi così si inventerranno i contractor della democrazia. Forse i media cominceranno a chiedersi da dove viene quella pioggia di denaro che gli permette loro di portare avanti le loro campagne, aprendo così gli occhi sul fatto che se si va a combattere la corruzione si diventa un corruttore. I politici dei Balcani, le segreterie politiche, le ambasciate di tutto il mondo cominciano ad acquisire la consapevolezza che la disinformazione che è in atto è palesemente visibile. Alla sua lotta combatte ogni giorno l'Osservatorio Italiano, che ha costruito un proprio ruolo senza il denaro di nessuna lobby o dei piani di integrazione europea.


25 giugno 2011

Italia sotto attacco cybernetico

Buona serata, sono un vostro utente che vi segue, ormai, dal 2006.

Il 23 giugno - appena due giorni fa - pubblicaste l'articolo "Un'arma di distruzione di massa digitale", in cui - fra le tante e interessanti argomentazioni trattate - vi era quella che, alla luce di quello che si sta verificando, sembra una premonizione: un ennesimo attacco ai server di un ente italiano e per la precisione alla Società Trenitalia. E anche in questa circostanza, così come nel blocco di 7 giorni di fila alle Poste Italiane, il software/hardware impiegato da Trenitalia e dell'IBM.


Continuano, quindi, secondo voi, gli attacchi dimostrativi? Fino a che punto arriveranno? Tra attacchi cybernetici e futuri declassamenti dell'Italia e delle Società a partecipazione statale (come le Poste) messi in atto da Moody's, potrebbe esserci una correlazione?
Ora vi saluto e vi ringrazio, per l'ennesima volta, della vostra informazione che anticipa i tempi.


23 giugno 2011

Un'arma di distruzione di massa digitale

La guerra cybernetica è già iniziata e il terreno di scontro è l'Europa, e senza dubbio l'Italia. Concluso l'ennesimo attacco dimostrativo, l'Italia continua a subire i colpi del 'fuoco amico', che sembra si stia preparando per sferrare un'offensiva ben più dura. Dopo il black-out delle Poste Italiane, attribuita proprio all'inefficienza del sistema IBM-Lotus, si potrebbero verificare incidenti simili anche con treni, banche, telecomunicazioni, centrali, multe dell'Agenzia delle Entrate. Una regia ben architettata, attuata dall'unione tra Stato e società private. I cosiddetti legionari che sferrano attacchi di oscuramenti di web-site di istituzioni e organizzazioni, in uno nome di una rivoluzione sintetica, non sono che l'immagine riflessa di un sistema che hanno alle spalle ben più complesso. In questo cyberspazio, fatto di diverse dimensioni, operano forze molto potenti trainate dalle grandi multinazionali dell'informatica, che agiscono con una regia sovranazionale e dei Governi più tecnologicamente avanzati. Il crimine invisibile denunciato dalla  nel 2006 come vera e propria arma offensiva, rappresenta oggi il punto cieco delle intelligence di tutti i Paesi, che stanno correndo ai ripari perchè la minaccia è seria.

Armi silenziose. La cyberwar si combatte oggi con le 'armi di distruzione di massa digitale', ossia software che agiscono come virus ma hanno all'interno una sorta di 'intelligenza artificiale' che detiene le chiavi per entrare nei sistemi che intendono attaccare e sabotare. I test e le prove tecniche di tutti questi anni, stanno oggi trovando applicazione con una lenta ed inesorabile escalation, sino ad infiltrare le strutture più impenetrabili. Le società e le istituzioni vengono pian piano disseminate di problemi informatici, lenti e duraturi, che vanno a logorare il loro sistema interno, a controllare il traffico di informazioni e a rubare dati. Il nemico invisibile che abbiamo dinnanzi a noi non è certamente l'hacker che si maschera da 'Anonymous' e abbraccia una rivolta populista, bensì una macchina pensante creata da quelle stesse società che creano e vendono i propri software gestionali ad imprese e Governi. Se IBM, Siemes, Windows, Lotus realizzano il 90 per cento dei sistemi informativi utilizzati da Banche, Stati e Società, vuol dire che il cuore del potere di racchiude nelle loro mani, in quanto conserveranno sempre i codici sorgenti e le chiavi per poter entrare nei terminali e nei server dei loro 'clienti'. Non vi è oggi alcuna normativa statale efficace fino al punto da poter avere la totale certezza che i sistemi da loro ideati non verranno puntualmente violati dall'esterno da virus o hacker.

D'altro canto, sono venuti alla luce software invasivi (come lo stesso Stuxnet) il cui studio ha dimostrato che sono stati costruiti avendo a disposizione tutti i dati e le coordinate dei loro bersagli, lo spettro delle frequenze di connessione, la collocazione dei dati, i tempi di azione, insomma hanno all'interno l'intera mappa del sistema da colpire. Spesso hanno anche un programma-traccia in grado di occultare l'intrusione, facendo credere al server o al terminale che controlla gli accessi, che tutto procede nella totale normalità. Si può concludere che per elaborare questo avanzato tipo di virus, occorre avere una reale conoscenza del proprio obiettivo, che può essere sia diretta (dunque mediante la casa madre del software) che indiretta, mediante hackers che fungono così da capri espiatori. Di fatti tali sistemi necessitano di una continua manutensione e aggiornamento, di macchine ed elaboratori molto complesse ed inesistenti sul mercato, insomma di una struttura che può essere mantenuta solo nell'ambito di progetti che vedono il coinvolgimento di società, politica e Governi. Si pensi ora alla potenza deleteria di questi attacchi attuati contro centrali elettriche, dighe, sistemi radar, traffico aereo, catene di montaggio industriali, treni, banche e sistemi postali, insomma contro ogni tipo si sistema che utilizza un sistema informatico. Questi virus infatti sono generici, non hanno elementi specifici e non hanno bisogno di un particolare mezzo per bombardare, perchè si possono trasferire anche mediante apparecchi elettronici di uso comune, come notebook o pen-drive. Basta diffonderlo quanto più possibile, e una volta fatto diventa un'arma di distruzione di massa digitale. L'esposizione quindi diventa massima per i Paesi più tecnologicamente avanzati come Stati Uniti, Europa e Giappone. Se si restringe poi ancora di più la cerchia delle menti ingegneristiche di tale arma di distruzione, possiamo individuare anche un solo Paese in grado di possedere ed usare questa tecnologia, e sono proprio gli Stati Uniti.

Macchine dei messaggi. Non dimentichiamo che proprio in America ha origine il fenomeno WikiLeaks, presentatosi al pubblico come progetto della 'Intelligence del Popolo' che avrebbe fatto giustizia con il sabotaggio dei Governi. In realtà WikiLeaks ( da noi definita appunto 'macchina dei messaggi') non avrebbe mai potuto scatenare una guerra mediatica globale, orchestrando non solo il furto dei dati, ma anche la chirurgica scelta delle informazioni da pubblicare su media internazionali. Informazioni tra l'altro che non costituivano un 'segreto', bensì analisi di fonti aperte da parte di diplomatici, che tuttavia ottenevano l'effetto sperato nella manipolazione degli eventi. La natura del progetto di Assange viene rivelata nelle prime battute proprio dalla Etleboro, e dunque anche il suo collegamento con la CIA e con la Fondazione Soros e che i nobili scopi di cui si fa promotore nascondono grandi mezzi autoritari. Partendo da un piccolo fondo per non destare sospetti, WikiLeaks diventa poi un progetto da 100 milioni di dollari, perchè le agenzie di intelligence contractor del Pentagono e della CIA sono ben note per le attività di riciclaggio di fondi neri, mantenendo così il rubinetto del Congresso sempre aperto. Così, accademici, dissidenti, aziende, imprenditori, spie, agenzie di intelligence di altre nazioni, interi paesi, vogliono far parte di questa enorme partita e cominciano a giocare. Tuttavia la concorrenza è feroce e le accuse inevitabilmente scattano anche se lavorano insieme. La Cina già riceve da parte degli USA grandi fondi attraverso le attività umanitarie, come i Paesi ex sovietici, Africa e Sud Africa, ma anche Gran Bretagna, Europa, Medio Oriente e Corea.

Internet sicuro. I progetti informatici del tipo 'Internet Invisibile' o Anonymous servono così ad un duplice scopo. Da una parte si va ad alimentare quella sfera grigia delle intelligence, finanziando attività clandestine con la cooperazione di società private, che possono così prendere il controllo delle informazioni sensibili e usarle per proprie attività lobbistiche. Dall'altra parte, si crea uno stato di 'terrorismo cybernetico' controllato da programmi governativi, che hanno come scopo quello di sabotare i sistemi informatici di Stati (amici e nemici) e controllare così i propri alleati o avversari. Il protrarsi di questi attacchi porterà poi al conseguimento di un altro obiettivo, molto più profondo, ossia quello di far sorgere l'esigenza di un 'Internet sicuro certificato'. In altre parole, il loro scopo è quello di dare vita ad un'altra galassia di internet, in cui potranno accedere solo sistemi la cui sicurezza e non-pericolosità viene certificate da società ed entità specializzate. Sarà questo il mondo della cybernetica, dei database, di users e codici ID, un mondo fatto di usura invisibile, in cui la nostra identità a disintegrarsi nei circuiti informatici gestiti da multinazionali e da data-center. L'usura si tradurrà invece nel valore che tutti dovremo pagare per accesso alla rete, per cui sarà quantificato in termini di dati che riusciremo a trasmettere o ad acquisire. In alternativa gli Stati dovranno dotarsi di nuove leggi, di commissioni parlamentari di inchiesta, di un nuovo codice e di una forza di intervento che vada a sanzionare e bloccare ogni abuso o tentativo di effrazione.

D'altro caso, Internet come lo conosciamo oggi è destinato a scomparire, e i segnali di cedimento sono visibili, e vanno dalla crisi dei socialnetwork al fallimento delle società di web-site, e dello stesso motore di ricerca una volta toccata la sua massima espansione. I sistemi centralizzati sono destinati alla crisi perchè distrutti dagli effetti della ridondanza, e dunque dagli scontri 'interni' creati dalla saturazione e dal caos nelle comunicazioni. Essi saranno sostituiti da sistemi basati su una struttura 'distributiva' e sulla condivisione delle informazioni. Internet sarà quindi il veicolo della cosiddetta 'green economy', le banche e le telecomunicazioni diventeranno una cyberbank. Le banche centrali avranno invece il loro controvalore nella ricchezza energetica e nelle materie prime. L'energia elettrica da fonti rinnovabili sarà il nuovo petrolio, mentre le interconnessioni saranno le nuove pipelines. E' in atto quindi una vera e propria trasformazione del sistema economico, e come sempre accade in questi momenti congiunturali, si scatena una guerra aperta per fissare i punti strategici della nostra ricchezza economica. Un'era non molto diversa da quella in cui Enrico Mattei decise di creare l'ENI per dare all'Italia energia a sufficienza per la propria ripresa economica, senza sottostare al dictat delle Sette sorelle. Allo stesso modo, oggi l'Italia vuole costruire un polo energetico basato proprio sull'Energia verde e sulle interconnessioni con i Paesi del Mediterraneo. Un progetto questo che avrebbe il duplice scopo di valorizzare il know-how tecnologico italiano, ma anche di garantire la ripresa dell'economia, che passa soprattutto attraverso le piccole e medie imprese. Ovviamente le lobbies petrolifere non vogliono l'indipendenza energetica dell'Italia, e hanno così attuato una strategia del sabotaggio, che passa attraverso la disinformazione nei media, la confusione con il sollevamento delle associazioni e dei movimenti popolari, gli attacchi informatici delle imprese. Anche la lotta Berlusconi-Gruppo de Benedetti è una schermaglia interna per le concessioni energetiche, in cui la politica c'entra ben poco, nonostante sia stata il campo di battaglia di tante guerre. La soluzione, infatti, sta proprio nel superare i circoli viziosi della politica, con la ricostruzione di un tessuto sociale di persone che fanno gli interessi dello Stato. La reazione all'offensiva, per essere efficace, deve essere rapida e devi tradursi nel ricompattamento delle intelligenze italiane e delle aziende produttrici e veicoli di conoscenze. La risposta deve essere invece decisa e mirata, anche attraverso atti dimostrativi contro ONG, media e personaggi che fomentano la campagna denigratoria contro l'Italia. Quanto più veloci saremo, tanto più avremo difeso la nostra sovranità ed integrità territoriale.

11 aprile 2011

Intervista a Jonathan Levy: Seselj presto libero

Un'intervista rilasciata per l'Osservatorio Italiano da Jonathan Levy, avvocato di grande esperienza in campo internazionale nonchè membro della Internationl Criminal Bar (ICB), e dunque tra gli esperti più autorevoli nel settore del diritto internazionale. Levy sta seguendo, come parte del team legale della difesa, il processo contro Vojislav Seselj dinanzi al Tribunale dell'Aja. In tale occasione, egli conferma ancora una volta la sua previsione espressa già un paio di anni fa, secondo cui Vojislav Seselj sarà definitivamente scagionato dopo otto anni di processo. Levy sta conducendo anche il caso Alperin, con una causa aperta contro lo IOR, accusato di aver cooperato durante la Seconda Guerra Mondiale con l'ordine Francescano fino al 1945 e così con il regime ustasha, consentendo la sparizione e il riciclaggio del denaro sottratto a serbi, ebrei, ucraini internati in campi di concentramento.

Qual è il suo parere in merito alla formazione del Tribunale Penale Internazionale dell'Aja e così alla sua legalità come entità giuridica?
All'ONU e agli Stati Uniti serviva uno status quo, di fatti America ed Europa utilizzano l'ONU solo quando conviene a loro, come nel caso della frantumazione della Jugoslavia. Tuttavia, quando si rivela essere uno strumento scomodo, gli USA si astengono da ogni commento, come nel caso della Corte Internazionale per i Crimini. Questi sono dei veri e propri doppi standard.

Nella storia abbiamo avuto vari esempi di Tribunali internazionali per i crimini di guerra, che si basano su di una giurisdizione speciale per individuare i reati, codificati in fretta, facendo riferimento solo al diritto internazionale. Secondo molti sarebbe stato opportuno adottare un approccio 'universale' per i cittadini di tutti i Paesi membri, in quanto le norme lasciano un'incredibile discrezionalità ai giudici , perdendo sin dall'inizio l’obiettivo della giustizia divenendo strumento politico. Lei spiega tutto questo?
E’ molto semplice. I tribunali dell'ONU sono stati imposti dalle grandi potenze per i piccoli Paesi, in cui i grandi poteri non vogliono che le stesse Nazioni Unite agiscono a loro favore.

Lei crede che formazione della ICTY sia in contraddizione con il diritto internazionale?
Cos'è il diritto internazionale? Alcuni dicono: "Il diritto internazionale è quella legge a cui i malvagi non obbediscono e che i giusti non rispettano". Io invece dico: "Il diritto internazionale è per coloro che non sono abbastanza potenti per evitarlo". L'ex Yugoslavia non poteva evitare l`imposizione della legge internazionale.

Il caso contro il leader del Partito Radicale, Vojislav Seselj, è in assoluto un record mondiale per la durata della procedura e per aver imposto una detenzione senza alcuna prova e senza un capo d'accusa chiaro. Nel corso della sua esperienza ha mai visto nulla di simile? Crede che vi siano delle retrovie politiche?
Il caso Seselj mostra le incompetenze dell'ICTY. Otto anni per portare avanti un processo?E' uno scherzo. Poi il Partito Radicale è sempre stato un movimento politico non una milizia. L'SRS non è mai stato coinvolto nel comando e nel controllo delle forze armate.


Seselj è accusato per i crimini commessi contro i non-serbi in Croazia, Vojvodina e Bosnia dal 1991 al 1993. Tuttavia la sua accusa è stata cambiata un paio di volte. Può dirci esattamente per quali motivi viene processato?
E` molto semplice. Seselj è un nazionalista serbo e questo e un crimine agli ochi della UE. L'ICTY non ha alcuna prova reale contro di lui e questo lo sanno già tutti.


Nel corso del processo, Seselj ha chiesto un risarcimento danni di 10 milioni di euro e ha ribadito tale richiesta al Consiglio del Tribunale. Può dirci qualcosa di più?
Posso dirvi che Seselj ha già iniziato la sua richiesta di risarcimento dei danni. La minaccia dell'ICTY è reale e credibile.


Quella stessa Corte di Giustizia Internazionale che si è rifiutata di incriminare i leader della NATO e dei loro alleati per i numerosi crimini di guerra compiuti durante l'aggressione della Jugoslavia nel 1999, ora intende aprire un processo contro il leader libico Gheddafi. A suo parere, questa corte simboleggia la lotta contro i regimi "dittatoriali"?
Gheddafi non è più criminale di Bush o di Obama, e in questo senso forse anche meno, perchè come capo di Stato combatte per una insurrezione interna. La questione libica è una questione interna. Gheddafi è accusato di aver bombardato i libici e, a quanto pare, sia la NATO che gli USA stanno per fare la stessa cosa.


Entro il 2012 deve essere completata la maggior parte dei casi previsti a L'Aja, mentre i ricorsi devono essere completati entro la fine del 2014. Intanto l'ICTY perde quasi tre dipendenti ogni cinque giorni, e tutti cercano una maggiore sicurezza in altre istituzioni, come ha avvertito l'ex giudice Patric Robinson. Qual è la sua opinione a tal proposito?
Purtroppo, c'è molta disoccupazione in Serbia e in Bosnia, ma lì non mancano le persone che possono lavorare per l'ICTY.


Quando ci si può aspettare la fine del processo di Seselj e la sua liberazione?
Spero che Seselj venga deliberato molto presto, ma tutto è nelle mani del corroto ICTY.

04 aprile 2011

Roberto Saviano intervistato da Top-Channel

Riportiamo la traduzione dell'intervista rilasciata da Roberto Saviano per l'emittente albanese Top-Channel e pubblicata in forma scritta da Balkanweb.

Rudina Xhunga: Ci rincontriamo a distanza di due anni, dopo la prima intervista. Quali reazioni ha avuto dagli albanesi?
Roberto Saviano: Molto arrabbiati, mentre qualcuno solidale. Molti albanesi della diaspora, gli albanesi che vivono negli Stati Uniti, in Canada, in Germania, in Italia, mi hanno scritto: "Finalmente qualcuno che mostra il volto oscuro delle dinamiche albanesi". Mentre quelli arrabbiati pensano che avessi esagerato nei toni, nelle analisi, che ho dato una cattiva immagine dell'Albania e del Kosovo. Mentre io ho l`impressione di essermi trattenuto rispetto a quel che leggo sui documenti delle varie polizie internazionali.

R.XH: Avete un altro legame con gli albanesi ora...
R.S:
Si, si, un legame molto stretto. Anzi mi piace vedere che gli albanesi, guardano la televisione italiana, commentano ogni volta che cito l`Albania in una rivista televisiva o in una trasmissione. E` interessante, perché sono convinto che capire la mafia italiana significa capire la mafia albanese. E questa continuità culturale tra l`Italia e l`Albania può creare una resistenza culturale. Così come esiste una cultura anti-mafia italiana, esiste anche una cultura anti-mafia albanese.

R.XH: Secondo lei, il nostro problema è con l`immagine, o nella convinzione che non abbiamo una mafia?
R.S:
Io penso che sia specialmente un elemento legato all'immagine. Anche questo è un problema italiano. Somigliamo l'uno all`altro anche su questo. Voglio dire che confessare i reati della mafia, significa non sottostare ad essa. Far fronte alla mafia, significa mostrare che sei un paese sano. Mentre quando, al contrario, sei incredulo dinanzi all'argomento della mafia, hai paura che questo può inquinare l`immagine, questo è come tacere dinanzi ad un crimine e non è per niente una resistenza verso la mafia. Devo dire che il governo italiano, lo stesso Berlusconi, ha definito "Gomorra" come un'opera che appoggia la mafia, perché - secondo lui - nel momento in cui parli di essa, la stai appoggiando. Ecco, questa logica è rischiosa, direi, anzi che combacia alla logica mafiosa dell'omertà, il primo passo per non agire contro alle organizzazioni criminali. Parlare di mafia non significa per niente infangare. Al contrario, significa cercare di cambiare la tua terra.

R.XH: Alcuni tra i quotidiani i più importanti dell'Albania hanno delle domande per le. "Gazeta Shqiptare" chiede sull'acquisto degli voti, riferendosi ad un vostro articolo, pubblicato su questo quotidiano, nei legami tra Camorra e i voti.
R.S:
Chiaro. Anzi, diciamo che l`Italia, l`Albania, la Macedonia, Grecia, Algeria ed Egitto, sono paesi che hanno un sistema clientelare basato sul controllo del voto. In Albania i voti vengono comprati. In Grecia si comprano i voti. In Egitto, in Turchia, si comprano i voti. Non vengono scambiati i voti. Sembra una distinzione non dannosa, ma al contrario è profonda. Scambiare voti significa, io ti dò un lavoro e tu in cambio mi voti. Anche questo è un meccanismo che compromette la democrazia, perché la questione dovrebbe essere garantita a prescindere dal tuo allineamento politico, ma spinge e costringe l`organizzazione politica a trovare il modo di far assumere la gente al lavoro. Acquistare il voto significa invece che tu per cinquanta euro, o per molto meno, dai un voto. Per un negozio, per le bollette dell'energia elettrica, acqua, telefono. Il partito, il sindaco, il deputato, non devono neanche lavorare per costruire la possibilità di lavoro. Basta avere poco capitale. In Italia esistono i seggi al Parlamento a pagamento. Il che significa che con 60 mila euro compri un seggio al Parlamento in un piccolo comune. Secondo me, in Albania si è lavorato poco in tal senso. Cioè, lo Stato non ha lavorato quasi per niente, un po' di più i giornalisti.

Lo stesso accade anche in Egitto, Libia, Turchia. In questi paesi si lavora molto poco sui voti di scambio. Sono democrazie a capitale mafioso, così quando le mafie gli mettono in soldi in mano, possono acquistare grosse fette di voti. Possono comprare anche gente che non hanno per niente lo stesso parere del politico che stanno votando. Spesso accade che i leader politici vanno in questi territori, penso all'hinterland dell'Albania ad esempio, e trovano un ampio consenso, ma poi vince sempre il Governo. Perché la stessa gente che magari acclama un leader, non può anche votarlo, magari perché quel leader non ha dato quanti soldi servivano. Il leader vincitore offre un lavoro per un parente, o dà una licenza per aprire un negozio. Per quanto possiamo cercare di convincere qualcuno di votare, se poi viene qualcuno e compra quel voto, che democrazia è questa?

R.XH: Il quotidiano "Tirana Observer" chiede quale collegamento esiste tra la mafia e gli investimenti esteri in Albania.
R.S:
Allora, capisco che è complesso. I dati sono verificabili su tutte le inchieste, che i giornalisti albanesi possono chiedere alla Direzione Nazionale Anti-Mafia (DIA) che segue l`Albania dagli anni `90 ad oggi. Se desideri aprire una fabbrica in Albania e sei italiano, francese o serbo ti devi rivolgere a qualcuno. In generale questo qualcuno è un mediatore mafioso che intermedia tra la politica locale e la politica centrale. Dunque, io voglio aprire un locale sulla costa albanese. Devo pagare un mediatore che mi assicuri l`autorizzazione politica, dunque burocratica, e l`autorizzazione mafiosa. Se lo fai senza mediatore i tempi sono eterni, i guai senza fine, la burocrazia si ferma, e la mafie arrivano e bussano. Ma mi stupisce che questo risulta nuovo per voi albanesi, perché succede da sempre…

R.XH: Dove succede, come, con chi?
R.S:
E` una pazzia!Basta chiedere a qualsiasi tipo d`imprenditore che non ha paura di parlare. Qualsiasi imprenditore! Dunque, se io domani mi spaccio come imprenditore e voglio aprire un attività in Albania, è naturale che arriveranno a chiedermi i soldi. Vengono a chiedermi i soldi le famiglie di Tirana che decidono su ogni granello che si muove in Albania. Arrivano le famiglie di Pristina, se vado in Kosovo. Arrivernno a chiedermele a New York, se sono albanese e vado ad investire a New York, perché naturalmente anche là ci sono le famiglie…

R.XH: Quali sono queste famiglie?
R.S:
E` strano che mi chiede, perché credevo che fosse stato già provato dalla cultura albanese che le famiglie mafiose albanesi hanno purtroppo un ruolo di oppressore del popolo albanese. E` un'inchiesta che venne svolta nel 2009, che a che fare con la 'Ndrangheta di Cosenza, un'inchiesta che parla dell'Alleanza tra la 'Ndrangheta e la mafia albanese, condotta dalle procure calabresi. Questa inchiesta mostra come gli albanesi e i calabresi abbiano formato un'unica struttura criminale. Gli albanesi danno decine di chilogrammi di eroina in cambio di cinque chili di cocaina ed investono in ogni settore: camion, imprese edili, asfalto delle strade, riciclo delle immondizie, alberghi... Perciò mi stupisco su come sia possibile che gli albanesi non sanno tutte queste cose! E` vero che la maggior parte delle inchieste sono italiane, e sono in italiano, perché ormai gli albanesi innanzitutto parlano italiano, utilizzano il codice mafioso italiano, si mischiano con le famiglie italiane ed oggi il macedone viene considerato straniero, il marocchino viene considerato straniero, l`albanese viene considerato italiano. Per la prima volta la Camorra, ad esempio, ha dei membri albanesi, che non considera come stranieri. L`albanese sa fare la mafia. L`italiano mafioso ha fiducia dell'albanese mafioso, perché è legato con il sangue, con il parente, perché ha un rapporto con la donna identica a quella che ha un italiano.

Ad esempio, non hanno fiducia dei mafiosi russi. Non hanno fiducia dei serbi; si fanno ciucchi (bevono), sono molto legati al loro codice, incomprensibile per un mafioso italiano. L`inchiesta che ho citato è iniziata nel `91. Vi era intanto un'altra inchiesta nel `91. Basta entrare in Google e scrivere "Ndrangheta Albania, Camorra Albania, Sacra Corona Albania", escono tutte le inchieste che hanno fatto i procuratori italiani. Ora chiedo a me stesso come si può pensare che la mafia albanese sia potente in Italia e non in Albania?! Negli anni ha creato un silenzio che a loro conviene. Se vai all'FBI a New York vi sono dei poliziotti di origine albanese che lavorano solo sulla mafia albanese . Perciò mi stupisco ogni volta quando mi giungono delle e-mail di ragazzi o ragazze albanesi che mi scrivono su Facebook e mi dicono: "Come è possibile che queste storie non le sento o le sento poco". Ora me lo chiedo anche io, non lo so come sia possibile.

R.XH: Un'altra domanda giunge dal quotidiano "Shqip" in relazione al business del cemento...
R.S:
Per questo, ad esempio, non ho dei nuovi dati, nel senso che non mi pare che le procure albanesi abbiano fatto delle grandi inchieste sul ciclo del cemento attualmente. Forse stanno investigando. E` naturale, la mafia albanese investe tutto sul cemento. Deve essere cementato tutto l`hinterland albanese, tutto il sud, è vicino l`arrivo degli emigranti in Albania. Il ciclo del cemento è nelle loro mani. Per molti motivi. Innanzitutto, è un business molto grande, così si può guadagnare molto. E` un business semplice, controllabile, nel senso che la betoniera di un tuo concorrente lo puoi fermare, come si fa in Italia. Arriva la betoniera di qualcuno che ha vinto un appalto, la ferma, gli ordina di spegnere il motore, il cemento si asciuga. Così perdono il camion, la betoniera e il lavoro. A tal punto, dicono: "bene, l`appalto l`hai vinto tu". Allo stesso modo è del tutto controllabile anche per ciò che riguarda l`organizzazione, rispetto ad altre attività immateriali. E poi, un'altra cosa, ma non di seconda importanza, richiede molta forza di lavoro (manodopera), il che significa controllo politico, controllo territoriale, riciclaggio (il che significa che gli appartamenti che acquisti tu, poi li ricicla, li vende di nuovo). E` naturale che oggi, il centro del business in Albania è il cemento.

R.XH: Chi c'è dietro il business del cemento, secondo lei?
R.S:
Io ho l`impressione, parlo semplicemente dall'impressione, perché non ho dati, che con il cemento hanno a che fare i mafiosi albanesi, non gli italiani. Perché in caso contrario dovevano aver a che fare i mafiosi italiani, o meglio, forse gli italiani hanno dato la spinta iniziale, il che significa che gli italiani stanno comandando ormai sul territorio albanese, e questo non lo credo. Sul Montenegro ed in Albania, gli italiani sono sempre stati degli ospiti. Investitori molto grandi, ma le mafie di questi paesi non permettono il controllo territoriale, come succede ad esempio in Germania. Gli italiani controllano il territorio tedesco, ma non controllano il territorio albanese. Investono, vivono là, ma non lo controllano.

R.XH: Allora, chi controlla il territorio albanese?
R.S:
Le mafie albanesi! Le mafie albanesi controllano l`Albania, il Kosovo e il Nord della Macedonia, laddove vi sono albanesi, tentano ad entrare in quel mercato, tra l`altro esercitando delle oppressioni verso la popolazione albanese. Cito una cosa molto bella me l'hanno detta in Germania, cioè che quando la mafia kosovara cercò di prendere in Germania il potere, attraverso l'acquisto di lavanderie, per controllare la forza lavoro, i viaggi, dunque gli alimenti, i soldi, gli indumenti che i kosovari mandano in Kosovo, quando tentò di farlo, la mafia kosovara, la parte onesta della comunità kosovara si oppose. E questo episodio lo prendo sempre come esempio, per dire quando la parte sana si unisce, non c'è speranza per la criminalità. Secondo me, reagire male oggi, quando qualcuno parla della mafia albanese, significa dare una mano alla mafia albanese, anziché unire gran parte del paese, che naturalmente è sana, contro la mafia.

R.XH: Il Quotidiano "Shekulli" chiede della questione dei rifiuti, e della legge che ha ridotto le tasse doganali in Albania, approvata varie settimane fa.
R.S:
Si, sono al corrente di questa riduzione delle tasse doganali, ed è un problema. Non so quanta influenza avuto su questo la criminalità organizzata, e quanta la furbizia politica. Laddove c'è tanto spazio, c'è un grande business per i rifiuti. Il consiglio che darei al pubblico albanese è : "Attenzione! Ogni miniera sarà trasformata in discarica per i rifiuti, ogni fabbrica abbandonata si trasformerà in un magazzino d`immondizia. L`Italia sta vedendo (e non solo l`Italia mafiosa) nello spazio albanese un business per i rifiuti. Tanto più desiderio vi è da parte degli albanesi di fare business, tanto più è esponenziale il rischio geografico, biologico, naturale per l`Albania. Così questa operazione, se non viene controllata, dopo cinque anni, ci incontreremo di nuovo e parleremo su come le periferie delle città albanesi e i villaggi albanesi siano pieni di immondizie tossiche, rifiuti italiani, rifiuti balcanici. Perciò, fate molta attenzione, il ciclo dell'immondizia se viene è controllato in ogni suo passaggio, si può trasformare in un business per la nazione albanese. Ma se non e` controllato, rischia di diventare un buco che deve essere riempito con rifiuti legali. Così, fate attenzione a ciò che sta accadendo!

R.XH: Dobbiamo fare attenzione all'Italia?
R.S:
Si certamente! La questione delle immondizie in Italia è naturalmente dinnanzi agli occhi di tutti a causa dello scandalo napoletano, che mostra l`incapacità di un Paese di non riuscire ad organizzare un ciclo dei rifiuti, perché quel caos crea tonnellate di denaro. Lo scandalo dei rifiuti a Napoli ha prodotto tanti soldi per la Campania, pari a due manovre finanziarie dello stato. Questo voleva dire che quanto più non risolvi, tanto meglio è per la mafia, e tanto peggio per i cittadini. Perciò dico, attenzione! Questo è il primo passo per far sì che accada in Albania quanto sta avvenendo a Napoli, perché si arriverà a riempire ogni posto che non si vede, villaggi, cave, miniere abbandonate, tutto con queste immondizie per portare dei profitti a colui che intermedia i trasporti.

R.XH: State continuando ad investigare sulla mafia albanese?
R.S:
Si, per me non è una mafia straniera. Io quando mi occupo della mafia albanese, mi occupo della mafia della mia terra, così come mi occupo della mafia nigeriana. Castel Volturno, che è un territorio vicino a casa mia, è nelle mani della mafia nigeriana. Mi occupo della mafia nigeriana così come mi occupo della mafia del mio paese, della mia cultura, anzi della mia mancanza di civiltà, della mancanza di civiltà che domina la mia terra, ferisce la mia terra. La mafia albanese non ha più nulla di lontano. La mafia albanese parla italiano, segue le logiche italiane, è totalmente integrata nell'organizzazione italiana. Sono convinto che si deve mettere fine a questo silenzio dinanzi ai crimini, visto che è proprio della cultura albanese, intellettuale, cioè il sentirsi ferito, offeso quando si parla di queste cose. Per prendere un esempio pratico: i giornali albanesi, i telegiornali albanesi devono informare quotidianamente le notizie delle inchieste avvenute in Italia, quando vi sono degli albanesi coinvolti, perché ti permette di capire di più.

Quando la Procura di Cosenza afferma che la 'Ndrangheta e la mafia albanese sono strutture ormai pare di una sola organizzazione, questa notizia la devono dare i telegiornali albanesi. Si scrive solo quando tale notizia ha a che fare con cinque gangster isolati. No, no, no, non si può pensare così. Anche per esempio, le donne albanesi, rispetto a dieci-quindici anni fa, sono meno presenti sul mercato della prostituzione, questo accade perché sono arrivati i romeni e le organizzazioni albanesi sono diventate più ricche. Le organizzazioni albanesi, se possono, evitano di entrare nel business della prostituzione e preferiscono quello del narcotraffico. Gli albanesi, per esempio, oggi gestiscono la prostituzione, piuttosto che mettere in strada le albanesi, come succedeva fino a ieri. E visto che purtroppo ci sono ancora delle prostitute albanesi, sono comunque delle organizzazioni più fragili, secondo il mio punto di vista. Oggi questo traffico è nelle mani dei romeni. Spesso vengono comandati dagli albanesi. Lo ripeto, tutte queste cose, per me sono 'conosciute', perché è il mio quotidiano lavoro. Ma quando mi arrivano e-mail del tipo "Ma come è possibile! Di quale paese stai parlando! Questo non è il paese che io conosco! Io vivo qui!", io mi stupisco.

R.XH: Risponde alle e-mail?
R.S:
Qualche volta sì, qualche volta no. Cerco di rispondere attraverso le inchieste o le mie fonti.

R.XH: La mafia e la politica albanese...
R.S:
Ecco, su questo per esempio, è naturale che vi siano pochissime inchieste. Non è che gli italiani possono parlare o fare inchieste sul governo albanese. Ma i contatti sono estremamente molteplici. Ricordo di Lello Amato. Lello Amato era un dirigente del cartello di Secondigliano, a Napoli. Due volte si è trovato immischiato con gli albanesi. E' considerato un piccolo imperatore, in Spagna ed in Albania. Oggi è in carcere in Italia. E' rimasto coinvolto due volte con gli albanesi. La prima volta trafficava hashish, anzi con il figlio di un ambasciatore albanese in Italia, come l'ho citato su "Gomorra". Questo ragazzo lo aiutava a trafficare, stiamo parlando della fine dei anni `90, trafficava hashish tra Italia e Albania. La seconda volta, anzi, fu aperta un'inchiesta che univa i cartelli albanesi, i cartelli pugliesi, e i cartelli napoletani. E lui in Albania andava spesso, acquistando delle terre, acquistando magazzini, amministrando dei camion. Ecco, perciò dico che di sicuro la politica albanese ha dei contatti...non può non parlare con la mafia. Non si può pensare! Non si può pensare! I codici del Kanun, che ci capiamo, sono molto affascinanti per l`intellettuale italiano che studia queste cose, ma infatti per la mafia è qualcos'altro.

Il Kanun lo vedo molto presente nella posizione del mafioso albanese. Così anche del mafioso italiano. Quando arrestarono un boss della 'Ndrangheta, Rabito, era tardi, era notte inoltrata, e gli diedero un panino. Un boss non può mangiare cibo offerto da un poliziotto, da un giudice, perché per il meridionale in generale, mangiare significa condividere. Infatti, quando io devo tenere un distanza verso di te dico: "Mica abbiamo mangiato nello stesso piatto! Ma perché?! Mica ho mai mangiato pane con te!", come se il mangiare fosse un luogo d`intimità. Ma questo vecchietto iniziò ad aver fame, aveva paura di qualche calo di tensione, così doveva mangiare. Prende questo panino, si alza in piedi, stiamo parlando di un uomo di 80 anni, si gira con la faccia verso il muro e mangia. In modo tale che nessuno dei presenti non potesse dire: "Ha mangiato con noi". Non voleva dire niente, o no? Lui era un boss, fu arrestato e messo in carcere a vita, non si sarebbe pentito, che senso aveva mangiare così al tavolo. Questi simboli sono fondamentali, perché creano disciplina. Rispettare è importante, certi momenti, dunque certi rituali, certe vie, sono importanti per il codice della mafia. Questo crea sicurezza all'italiano che traffica con un mafioso albanese.

Anche sulla questione politica, nei prossimi mesi, se il governo albanese permetterà e non perseguirà la Procura, sono convinto che usciranno molte cose. Usciranno molte cose, perché il potere albanese, che studio da qui, il potere delle mafie albanesi è in aumento. Non che dall'ultima intervista abbia visto qualche cambiamento. Al contrario, ho visto dei procuratori coraggiosi essere isolati, giornalisti coraggiosi isolati, poliziotti coraggiosi evitati, ma un mare di corruzione…

R.XH: Sta seguendo ciò che sta succedendo in Albania, la crisi, le proteste, gli omicidi?
R.S:
Sì. Ho visto molto e mi ha fatto molta impressione. Penso che è un momento difficile che porterà ad un rinnovamento. Sono convinto che la democrazia albanese non potrà mai arrivare ad una maturità, senza potersi finalmente liberare dallo spettro dei maledetti comunisti, non potrà mai arrivare ad una maturità se non si confronta e ferma il problema mafioso. La stessa cosa sta accadendo in Montenegro. Intendiamoci, è una situazione molto diversa, ma il totalitarismo comunista ha una continuità sulle mafie: il monopolio, la paura del controllo, della violenza e del fango.

Mi riferisco ai documenti dei servizi segreti albanesi, che sono più segreti. Non lo so, di sicuro vi deve essere qualche ricercatore che sta studiando i documenti del Sigurimi, ma invito gli osservatori albanesi a studiare quei documenti, perché provano ufficialmente i rapporti tra la Camorra e lo stato albanese, prima della caduta del regime comunista. Coincide, almeno da questi documenti, con la fine dei rapporti tra la Cina e l`Albania. L`Albania visse una crisi molto complicata e dirigenti dello stato albanese del regime comunista incontrarono dei dirigenti della Camorra napoletana, in particolare Pasquale Galaso e Michele Zaza, che accettarono la richiesta dell'Albania di vendere armi, che la Camorra poi ha venduto ai palestinesi, irlandesi, a tutti i cartelli criminali che volete. In cambio, l`Albania offre il sostegno sulle vie marittime per il contrabbando delle sigarette, rifugio per i latitanti, e così ai membri della Camorra, e visto che stiamo parlando del regime comunista, non gli poteva offrire il libero mercato, perché non esisteva il mercato. Ma quando cade il regime, aveva intanto tutti i punti di riferimento, perché quei generali, ambasciatori, funzionari comunisti, che poi divennero democratici, diedero loro le autorizzazioni per aprire le fabbriche, la possibilità di investire sulle banche. La Camorra allora diede agli albanesi anche manganelli di gomma per la polizia, bombe lacrimogeni, tutte queste cose. E' scritto in quei documenti. Visto che l`Albania si trovava nel periodo del regime comunista, gli strumenti d`oppressione non li chiedeva ai sovietici e ai cinesi. Per questo gliele dava la Camorra. Questo è un fatto importante da ricordare: perché gli albanesi hanno sofferto in quegli anni l'oppressione del regime comunista, questa oppressione si esercitava con le manette e le armi che la Camorra dava al regime, sempre se questi documenti sono veri. Un altro elemento è che la borghesia albanese, che stava capendo che il regime stava cadendo, iniziò a strutturarsi grazie ai rapporti con la criminalità organizzata, che li dava valuta straniera. In questo caso, come descritto nei documenti dei servizi segreti, la valuta che la Camorra dava agli albanesi era valuta spagnola. Visto che la Camorra napoletana era forte in Spagna, non davano lire, ma davano soldi spagnoli. Soldi spagnoli che loro mettevano da parte per poter entrare nei mercati che aveva importanza per acquistare dalle macchine ai vestiti, dalle informazioni alla cocaina, perché la moneta albanese naturalmente che non aveva valore sui mercati internazionali. Ora, il fatto che tutto questo non viene continua discusso in Albania, dimostra che vi è una debolezza, e questa debolezza è pericolosa. Non sono io quello che vi sta mostrando un paese che non esiste. Io ho paura che vi sono molti albanesi che vedono il loro paese in un'ottica miope. Il paese che loro credono esiste, non esiste.

R.XH: A Tirana si sta parlando di democrazia, in momento in cui i diplomatici stranieri, e anche gli italiani, parlano di stabilità.
R.S:
Certamente, questo è un segno positivo. Anche le rivolte sono un segno positivo. La gente capisce che democrazia significa felicità, miglioramento del benessere fisico, intellettuale. Non è qualcosa di astratto, la quale la si può scambiare con poca sicurezza. I diplomatici naturalmente parlano di stabilità, perché hanno bisogno di un'alleanza con il governo albanese. Parlare dei legami che il governo albanese ha con le organizzazioni criminali è anche un modo per insegnare ai governi stranieri, che rapporti hanno e con chi. La politica estera italiana degli ultimi anni è catastrofica: i rapporti con la Libia, i rapporti con la Bielorussia, i rapporti con Putin, dunque tutto ciò che è lontano dalle democrazie, piace a Berlusconi. Può sembrare una battuta, ma a lui conviene, perché è l`anello debole dell'Europa. La Germania, difficilmente accoglierebbe Gheddafi con gli onori con cui viene accolto in Italia. Berlusconi lo sa questo, e così sfrutta i pessimi rapporti che gli altri Stati europei hanno con questo Stato per avere dei rapporti privilegiati lui stesso. L`Albania fa parte di questa dinamica. Ma penso che hanno le ore contate, ambedue i Governi. Perché la popolazione, ho l`impressione o è semplicemente una speranza, non accetta più questo, non segue più la linea governativa, ma capiscono sempre più cosa si è fatto. Ai governi rimangono i fedeli. I fedeli sono imbattibili. Qualsiasi cosa faccia il capo, loro la seguiranno fino alla fine. Ma non hanno peso, o meglio possono avere importanza in questa fase, ma in Albania vi è una nuova aria.

R.XH: Mi piace il vostro slogan: "Se non ora, quando?"
R.S:
Si, è uno slogan bello, preso tra l`altro dalla guerra anti-nazista. Sono convinto che di nuovo la sorte degi italiani e la sorte dei albanesi sono vicini, come lo sono stati durante il fascismo, ma anche con l'anti-fascismo, ora saranno vicini nel tentativo di costruire una democrazia più completa. La democrazia albanese è una democrazia piccola, ancora adolescente, ma sta arrivando alla maturità.

R.XH : La gente in Albania, spesso, crede che tutta la politica è sporca, che tutti sono uguali.
R.S:
La capisco. E` naturale pensare questo. L`ho pensato anch'io in molte fasi della mia vita. Ma pensare cosi, è un modo per dare spazio alla politica più cattiva. Dire che tutto è uguale, non capire le distinzioni, è un gesto anti-democratico. Non è vero, la democrazia è cambiamento. Forse vi sono molti politici incapaci, ma non tutti sono ladri. E questo è un cambiamento intanto. Arrivare a dire che tutto è disgustoso, è un modo per legittimare chiunque. Perché a questo punto giustifichi quello astuto, quello spietato, colui che ha meno regole, colui che ha meno scrupoli. Vedendo la rivolta di piazza in questi giorni in Albania, mi è parso di sentire un cuore vivo, simile a ciò che successe quando cadde il regime comunista. Dunque, un'atmosfera simile. Deve essere archiviato ciò che era il periodo della transizione dal comunismo fino alla democrazia, e bisogna arrivare finalmente alla democrazia. Basta con la transizione!

R.XH: Mi è piaciuta la lettera che ha inviato ai giovani del movimento. Vorrei che alla fine del discorso, ci rivolgiamo ai giovani albanesi.
R.S:
Cercavo di dire agli studenti italiani che bruciare le camionette dei carabinieri, in quei giorni di protesta, era un gesto debole, che andava fatto, perché questo rischiava di delegittimare la protesta. Il governo non rispose alle loro richieste, disse solo "Bruciate le camionette! Attaccate la polizia! Questa è la vostra rivolta!". Così io dissi: "Non facciamo questo! Andiamo in massa a protestare, ma con altri strumenti!". Mi piacerebbe che i giovani albanesi così potenti, così sani, capiscano questo. La nuova democrazia è un privilegio perché puoi ridisegnare un paese e i giovani albanesi hanno questa fortuna. Io sono sicuro che sono consapevoli che ormai devono continuare sulla strada per far parlare i media internazionali dell`Albania. L'unica speranza che abbiamo noi italiani, siete voi albanesi. L'obiettivo deve essere che i media internazionali si occupino delle rivolte, non perché vi sono stati dei morti - com'è avvenuto - perché quella cosa passa in un secondo, giunge la notizia e passa tutto come qualcosa che deve essere risolta nel quadro dell'ordine pubblico, ma la notizia su di voi deve giungere per i temi, le inchieste, le denunce. E` stancante, ma si può fare. Se nasce un grande sogno per la rinascita dell'Albania, il mondo non può rimanere indifferente.

di Rudina Xhunga
giornalista di Top Channel
Tradotta dall'Osservatorio Italiano

01 aprile 2011

La NATO conosceva i crimini dell'UCK


Roma/Kosovo - La questione della criminalità in Kosovo sta diventando sempre più oggetto di attenzione da parte dell Comunità Internazionale, che cerca ora di rimettere in discussione il modello kosovaro come 'Stato fondato su una classe politica corrotta e criminale'. Aumentano infatti le inchieste e le perquisizioni da parte della polizia internazionale, volte ad effettuare una sorta di epurazione silenziosa nella classe politica del Kosovo. Eppure, l'amministrazione americana e la stessa Alleanza Atlantica conosce da almeno dieci anni la situazione del Kosovo, considerando che poco dopo la fine della guerra, nell'autunno del 2000, l'intelligence militare della Nato ha prodotto il primo rapporto sulla rete locale della criminalità organizzata, tracciando con chiarezza le connessioni tra le famiglie e le bande che si ripartivano le zone di influenza del Kosovo. Compare così la rete di Hashim Thaci, della famiglia di Haradinaj, Sulejman Selimi, Sabit Geci, Remi Mustafa, Agim Ceku, ma anche come le organizzazioni della Fark (della corrente di Rugova e appartenente ad un contesto locale) si avvicendavano a quelle dell'UCK (corrente che godeva dell'appoggio degli internazionali). I crimini di cui sono accusati gli ex membri dell'UCK riguardano estorsione, omicidio e traffico di droga, auto rubate , sigarette, armi e prostituzione.

Il rapporto, la cui esistenza non è stata riportata in precedenza sui media, è stato invece ampiamente diffuso tra tutti i paesi della NATO, per divenire oggi oggetto di ricatto all'indomani della formazione del nuovo Governo. Nonostante quindi i funzionari statunitensi conoscessero lo statoi dei fatti, per anni Thaci e gli ex dell'UCK sono rimasti alleati preziosi, che sono stati utili per la destabilizzazione della Serbia e successivamente per controllare tutti i traffici di quella zona dei Balcani. L'ex segretario di Stato Madeleine Albright lo abbracciava pubblicamente, l'ex Presidente George W. Bush lo ha ospitato nella Casa Bianca, Richard Holbrooke lo definiva una controparte diplomatica , il Vice Presidente Joseph Biden lo ha accolto recentemente alla Casa Bianca, per non parlare della visita del Segretario di Stato Hillary Clinton in Kosovo. I rapporti tra Stati Uniti e Kosovo sono ormai noti, mentre la relazione che li unisce ora sembra quella di due soci in un delitto, dove il primo cerca di tenere legato a sé il secondo con il ricatto. Il caso del Kosovo, d'altro canto, non appartiene alla 'storia remota', ma al nostro presente più attuale, perchè ci fa capire da dove hanno origine le rivoluzioni per la democrazia e a cosa portano: guerra, frammentazione, destabilizzazione, controllo dei territori con la guerriglia, regionalizzazione. Lo abbiamo visto con la Jugoslavia - laboratorio per eccellenza nel cuore dell'Europa - e lo vediamo impotenti nel Nord Africa, temendo che questo vento di rivolta giunga nel Medio Oriente. Fin dove bisognerà arrivare per fermare questa macchina della guerra?

29 marzo 2011

Rapporto Kfor: le reti della criminalità del Kosovo già note


Banja Luka - La Comunità Internazionale in Kosovo continua tutt'oggi nel suo tentativo di plasmare una struttura statale che sia totalmente sotto il proprio controllo. Dopo aver selezionato la classe politica al potere, cercano oggi di manipolarla e strumentalizzarla, nel tentativo di poter garantire in questo modo la stabilizzazione di questa parte della regione dei Balcani. Le indagini e gli arresti dell'Eulex sui crimini di guerra è una rilevante dimostrazione della strategia della tensione dispiegata a Pristina, sulla base di accuse ed inchieste nei fatti note da anni. L'UNMIK e la KFOR conoscevano già nel periodo del conflitto le reti criminali e il relativo controllo da parte di personaggi chiave, poi saliti al potere, nelle istituzioni in seno ad uno Stato nato da un progetto di disgregazione e così da una dichiarazione di indipendenza unilaterale, sostenuta e voluta dalla comunità internazionale. In buona sostanza, si ricatta oggi quella struttura criminale finanziata ad utilizzata per attuare e completare la frammentazione jugoslava. I documenti in possesso dell'Osservatorio Italiano, parte di una documentazione segreta della KFOR, evidenziano come si dispiegavano le reti dell'UCK, che a lor volta facevano capo a vari personaggi come Hashim Thaci, Xhavit Haliti, Ramush Haradinaj ecc, nelle varie zone del Kosovo, e le relative zone di influenza. Nelle attuali indagini ed inchieste non vi è nulla di nuovo, che non fosse già noto alle forze internazionali, le quali nascondono dietro una falsa guerra alla criminalità delle manovre politiche ben pianificate.

Rete criminale di Hashim Thaci


Rete criminale della famiglia Haradinaj

Il traffico di organi e la grande ipocrisia dell'Occidente


"Sulla base dei nostri esami, a nostro parere, non esistono prove conclusive che delle persone siano state ferite come risultato di atti criminali nella casa del sud-ovest di Burrel in Albania". Queste le conclusioni del rapporto ufficiale della Missione UNMIK del 2004 sulla casa gialla, di cui l'Osservatorio Italiano dispone di una copia. Si tratta del report relativo alle indagini in Albania del team dell'Ufficio delle Persone scomparse e legale (OMPF), guidato da José-Pablo Barayabr, capo del OMPF, dietro l'assistenza del Tribunale Penale Internazionale dell'Aja (Report-Forensic Examination and Assassment in Albania) .

Il team ha condotto un sopralluogo a Burrel nel 3 Febbraio del 2004, esaminando i luoghi di un'abitazione segnalata come sospetto centro in cui avvenivano operazioni di espianto di organi da prigionieri non-albanesi dell'esercito di liberazione del Kosovo. Stando a quanto affermano gli stessi inquirenti de L'Aja, dopo una prima perlustrazione che non ha portato al rilevamento di tracce di sangue, sono state effettuate delle analisi al luminol che hanno evidenziato delle piccole tracce di sangue, soggette a loro volta ad inquinamento da elementi esterni che non permettevano l'individuazione come sangue umano. Il rapporto è di per sé molto eloquente e illustra la mappa della casa e la sua posizione geografica, nonchè le indagini della scientifica, che hanno portato ad escludere già nel 2004 l'esistenza di un traffico di organi in quella regione dell'Albania. Conclusioni che confermano la tesi descritta sin dall'inizio dall'Osservatorio Italiano, parlando di indagini strumentalizzate dai media per conseguire degli obiettivi politici (si veda Disinformazione e insabbiamento sulla pulizia etnica del Kosovo).


Il secondo documento in possesso dell'Osservatorio Italiano è un report del Tribunale Penale Internazionale de L'Aja soggetto a segreto istruttorio classificato nel novembre del 2003 come "Confidential" ma "Subject to journalistic confidentiality", firmato da Lopez Terres, capo del nucleo investigativo dell'ICTY. Questo riporta una ricostruzione delle testimonianze di 8 fonti, che descrivono uno pseudo traffico di essere umani dal Kosovo al Nord dell'Albania, aggiungendo alcune loro percezioni e conclusioni in relazioni ad un traffico di organi, a cui non hanno assistito in prima persona, bensì lo hanno ipotizzato indotti da vari elementi a se stanti. Innanzitutto le fonti raccontano quasi la stessa versione dei fatti, ossia sull'esistenza di un traffico di esseri umani - che tra la fine del 1999 e i primi mesi del 2000 può essere anche stato un trasferimento di persone da un confine all'altro, ma non vi sono altri elementi per confermarlo - mentre alcune testimonianze aggiungendo dei dettagli che li hanno indotti a concludere che in una 'casa gialla, che sembrava un ospedale' avveniva un espianto di organi. Tali elementi sono aver sentito che avrebbero "fatto analisi delle urine e del sangue", l'offerta di una sorta di 'medicina', "aver sentito da altri presenti che si parlava di organi", aver sentito da altri di "scortare un veicolo all'aeroporto di Rinas che trasportava organi umani", aver sentito che "sarebbe giunto un medico arabo". Oltre a tali elementi, le fonti non hanno assistito ad alcuna operazione o ferimento di persone, ma solo ipotizzato perchè 'sentito dire'. Le testimonianze convengono tutte sul fatto che i gruppi trasportati erano misti etnicamente, vi erano giovani donne albanesi o provenienti dall'Est Europeo o ex URSS. Vengono descritte scene in cui dei corpi, di persone la cui origine dai territori del Kosovo è solo presunta, che vengono seppellite in uno spazio che "sembra l'Afghanistan". Si tratta quindi di racconti che, a ridosso della guerra in Kosovo e vista la grande presenza di media internazionali nelle regioni di confine dell'Albania, se ne potevano trovare a centinaia. Tanti erano infatti quelli disposti a raccontare una storia che fosse di interesse per giornalisti ed investigatori, pur di guadagnarsi qualche lira. D'altro canto, queste fonti non sono neanche riuscite ad identificare con precisione questa casa, indicando sempre vaamente in Nord dell'Albania, nei pressi di Burrel. A tutti viene chiesto di visionare dieci fotografie di case del Nord Albania, e tutti hanno indicato una casa bianca, dicendo che la ricordavano gialla. Descrivono questa casa dicendo che vi erano due piani, ambienti grandi, senza elementi caratterizzanti.

Sulla base di tale fare istruttoria è stata evidentemente poi condotta l'indagine nel 2004, quella di Barayabr, che ha effettuato un sopralluogo scortato da una equipe scientifica che non rilevato macchie di sangue evidenti, ma solo tracce rilevate al luminol. E' interessante notare che gli inquirenti hanno tracciato la mappa della casa, avendo avuto sicuramente il dubbio che la casa gialla descritta dalle testimonianze non fosse quella bianca trovata dagli inquirenti. Infine, teniamo a sottolineare che il rapporto di Dick Marty omette completamente questa indagine del 2004 e si limita ad affermare che "nel febbraio del 2004, è stata organizzata una visita esplorativa da un team formato congiuntamente da ICTY e UNMIK, con la partecipazione di un giornalista. Questa visita non può essere considerata come un adeguato esame forense, secondo tutte le norme tecniche". Tuttavia, il documento in nostro possesso parla di 'indagine forense' e specifica che il folto team di inquirenti, di cui solo due ricercatori (non specifica la presenza di giornalisti), ha utilizzato tecniche e strumentazioni a tutti gli effetti professionali e a norma di legge.

Jose Pablo Barajbar, capo OMPF
Alain Wittmann, Forensic Photographer
Tom Grange, Forensic Anthropologist
Tania Delabarde, Forensic Anthropologist
Hroar Frydelund, Forensic Crime Scene Examiner
Nonchè...
2 guardie di sicurezza ICTY
Capo Procuratore di Burrel
Taduttore ICTY
Ricercatore Micheal Montgomery
Ricercatore Stephen Smith

Un esempio questo della ipocrisia dei media e delle stessa comunità internazionale, che ha nascosto dei reati nel Kosovo, per poi strumentalizzarli e presentarli all'opinione pubblica come crimini di guerra per ricattare e controllare un Governo da essa stessa creato. Dopo essere state complici dei traffici in Kosovo, le missioni internazionali decidono di occultare le indagini, per poi riproporle sotto diversa veste e immagine. Tali difformità e contraddizioni dovrebbero invece indurre le istituzioni ed i Governi a diffidare da tali tentativi di manipolazioni delle masse, dalle mensogne mercificate dall'ex Procuratore Carla del Ponte, nel tentativo di riconquistare una posizione di rilevanza sulla scena internazionale.



28 marzo 2011

Russia vs Open Society: la lotta per l'energia e la moneta


Dopo i casi di Montenegro e Croazia, è sempre più evidente che la rete della Open Society di Soros ha investito molto nei Balcani, mentre continua a mantenere alta l'attenzione su questa regione. Lo scandalo sollevato dal Sunday Times nei confronti dei tre europarlamentari - l'ex Vicepremier rumeno Adrian Severin, l'ex Ministro degli Esteri della Slovenia Zoran Thaler, e l'ex Ministro degli interni austriaco Ernst Strasser - è destinato a non rimanere nel silenzio. Dietro l'attacco del quotidiano britannico, si nascondono le pressioni del Club della 'società aperta' , che ha fatto dei media e dell'informazione un campo di battaglia. E' infatti qui che si gioca la guerra per il controllo e il ricatto dei Governi, nella quale vengono utilizzate ogni tipo di arma, dalle riforme della legge sulla libertà di stampa, alle petizioni per la privatizzazione e la liberalizzazione dei media.

L' Italia è un esempio eclatante di come la Open Democracy si sia duramente scontrata per abbattere il potere mediatico di Berlusconi, grazie ad una fruttuosa collaborazione con il quotidiano Repubblica, ed in generale con il Gruppo De Benedetti. Una guerra che è stata persa da Soros sul piano legale, e per questo è continuata su Facebook con la creazione del cosiddetto 'popolo viola', con il finanziamento di media e organizzazioni della lotta alla mafia e alla corruzione ( vedi Open Society Justice finanzia lotta alla mafia) . In gioco c'è molto di più che la 'banale alternanza' dei Governi, bensì il controllo del mercato e degli investimenti energetici, dal gas all'energia elettrica, dai gasdotti alle reti di trasmissione e di interconnessione. Se da un lato, quindi, abbiamo i gruppi di potere anglo-americane - di cui Soros è un autorevole esponente nonchè un reale braccio armato - dall'altro vi è la Russia, che porta avanti la sua politica estera facendo leva sul gas e sulla sua immensa rete che si espande nella regione euroasiatica e post-sovietica.


Nei fatti, la guerra alla corruzione non è altro che un sistema per scandinare i legami russi con i governi locali, proponendo un modello di 'cooperazione' che è legale sulla carta, ma in sostanza corruttiva alla stessa maniera. Sotto questo punto di vista, i Balcani rappresentano un laboratorio per le tecniche di comunicazione di massa volte a propagandare la strategia della tensione e la destabilizzazione dei governi. Questa regione, trovandosi in un particolare momento storico-congiunturale ( paesi di transizione tra due sistemi politici, economie in via di sviluppo e stati rivolti all'integrazione europea ) è terreno fertile per ogni pratica di corruzione, più o meno legale. Le piccole economie post-socialiste di questa regione sono in maniera vitale legate al clientelismo politico, e così le imprese vivono del budget pubblico. Per cui la classe politica si barcamena tra l'uno e l'altro offerente, che sia l'Unione Europea con i fondi di pre-adesione, gli Stati Uniti con i fondi USAID oppure Soros con la sua Open Society, o infine la Russia con il gigante Gazprom. Non esiste altra economia alternativa a quella del bilancio di Stato e dei partiti, oltre ovviamente alla criminalità organizzata e ai traffici.


Per cui, i fronti che si scontrano sono quelli della cosiddetta Green Energy (dal nucleare alle fonti di energia rinnovabili) e del South Stream. L'Unione Europea e gli stessi Stati Uniti stanno infatti imponendo alla Russia un embargo , per impedirle così di entrare nel business della vendita dell'energia, nel tentativo di riservare alle proprie società l'esclusività sui settori finanziari e meramente speculativi. Non dimentichiamo, infatti, che l'energia rappresenta una delle garanzie più solide per l'emissione di moneta sia per i Governi che per le Banche, in un sistema ormai completamente fondato sulla cosiddetta monetica (moneta elettronica). Pian piano la guerra per il petrolio, per il gas e per il nucleare, si trasformerà nella guerra per tracciare i nuovi confini dell'interscambio monetario. La zona euro si potrebbe sfaldare da un momento all'altro, per cui una soluzione sarebbe quella di creare un'area cuscinetto - sul modello inglese - che avrà al suo interno tutti gli Stati membri europei che non sono in grado di adottare la moneta comune nei prossimi dieci o vent'anni, come Romania, Bulgaria, Polonia e Balcani. Questa zona traccerà i confini monetari ( in parallelo ai confini terrestri ) con la regione del CSI, o meglio con l'area di intescambio euroasiatica promossa da Mosca, che ha il rublo come moneta di riferimento. Al momento la Russia si prepara a creare una zona di libero scambio dietro la sottoscrizione di un accordo tra Bielorussia, Kazakhstan e Russia, ma che vedrà in futuro la sua estensione nelle ex Repubbliche Sovietiche e probabilmente anche in Serbia. Questi elementi bastano a far capire quali e quanti sono gli interessi in gioco in questa regione, in cui i piccoli politici locali diventano 'ignari superstar' di un disegno geopolitico molto più grande di loro.

26 marzo 2011

SEGRETO: La Repubblica Cirenaica, il nuovo Stato di Total e BP


L'esercito franco-britannico, i nuovi conferenzieri di pace, non si fermerà dinanzi al comando della NATO, e premerà per gestire l'operazione in libia in prima linea e in via diretta. L'obiettivo di Francia e Inghilterra - secondo analisi dell'Osservatorio Italiano - è quello di dividere la Libia e creare un nuovo Stato con la Repubblica Cirenaica, dietro il via libera della Casa Bianca. Il futuro dell'insurrezione della Libia sarà deciso nei prossimi giorni, non appena gli aerei della Coalizione comincerà ad attaccare le colonne dei carro armati dell'esercito libico. I ribelli, intanto, non marciano su Tripoli, ma sono completamente intenti a prendere il controllo della Cirenaica e ad istituire un governo alternativo, che abbia Bengasi come capitale e si affacci sul Mediterraneo. E' questa la regione in cui viene prodotto l'80 per cento della ricchezza della Libia, e che detiene il 50% delle riserve di gas. La Libia produce 1,6 milioni di barili e solo 1,2 venivano estratti in Cirenaica, commercializzati da un gran numero di compagnie petrolifere, ma l'ENI è senz'altro il maggior produttore e ha contratti fino al 2042, oltre ad avere un gasdotto diretto con il Greenstream.

Ecco quindi gli ingredienti di un'altra guerra per il petrolio, e così anche dell'ostilità tra Italia e Francia. A parte il fatto che gli italiani si son visti passare davanti i Rafale, e si sono accorti troppo tardi che i francesi erano pronti a bombardare Tripoli, ma questa è un'altra storia. L'obiettivo della Francia e dell'Inghiterra era sin dall'inizio quello di dare un nuovo Stato alla Total e alla BP, e per far questo hanno incendiato tutto il Nord Africa. Il problema è che, una volta innescato, questo meccanismo infernale non si fermerà, e nuove rivolte si preparano in Siria, ma se si arriva alla Giordania non si torna più indietro. D'altro canto, occorre tenersi pronto al contraccolpo, che si traduce nella reazione dei Governi aggrediti con il terrorismo. Sono molte le reti create dalle intelligence occidentali nei Paesi difficili da stabilizzare e da controllare, e una volta che vengono spezzate e 'abbandonate' diventano armi micidiali e imprevedibili. E' ovvio che questa nuova guerra può essere un passo falso per l'alleanza franco-britannica, perchè questa politica della Regionalizzazione - una sorta di evoluzione della balcanizzazione che porta alla scomparsa degli Stati Nazione - può essere un'arma a doppio taglio, portando la guerra sino in Europa. Infatti non esistono solo Palestina, Cisgiordania, Kurdistan, Sangiaccato, ma anche Corsica, Scozia, Paesi Baschi, Fiandre.

All'Italia ora non resta che tamponare una crisi che è solo agli inizi, e diventerà sempre peggiore ed esasperata. Se Frattini vuole fermare l'immigrazione e stanziare 1500 euro per ogni rimpatrio allora deve andare a battare cassa da Total e BP, che vogliono riversare il peso del piano di pace sulle tasche dei cittadini europei. In alternativa, possiamo continuare a fare da tappabuchi e riparare ai danni di altri, oppure è ora che le nostre intelligence - quelle da 10 mila euro al mese - si muovano, smettano di fare conferenze e scrivere libri e comincino a lavorare. L'Italia deve reagire con forza e determinazione, creando un sistema suo di informazioni, e non copiare e incollare cosa dice il Times, Reuters o l'AFP , che non sono altro che dei comitati d'Affari. La coalizione di Francia e Inghilterra, con l'Ok dell'America, ha ingannato l'Italia, e per questo ora occorre diffidare e cominciare a dare un "Niet!" alle richieste della NATO: l'Alleanza Atlantica o vale per tutti oppure non vale per nessuno.