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06 febbraio 2007

La Free Energy : la sola moneta possibile per la libertà

di Etleboro Emilia Romagna

Cos’è il denaro? Uno strumento economico, che può assumere le funzioni di mezzo di scambio, unità di conto, riferimento per pagamenti dilazionati e riserva di valore: questa è la definizione che tutti conosciamo, quella istituzionale che troviamo nei manuali delle università. Ciò che può sembrare strano, oppure no, è che questa definizione non coincide con la funzione che in realtà svolge, poiché da “mezzo”, il denaro è diventato il “fine”. Ogni operazione e movimentazione delle merci, e quindi della ricchezza, non sono altro che il “mezzo” per ottenere come “fine” ultimo più denaro possibile.
E’ quindi norma, nella nostra società considerare il denaro l’unico motore propulsivo della nostra vita, talmente propulsivo che permette di comprare la vita stessa. Ormai tutto è quantificato e i prezzi sono ben definiti: una partita di droga può valere più della vita di un drogato, così come può valere di più una commessa per lo sfruttamento di un giacimento che l’esistenza si un popolo.
Cosa dà valore a questo mezzo o fine? Presto detto: la scarsità, perchè più una merce è rara maggiore sarà il suo prezzo, di contro il prezzo diventa nullo nel momento in cui una merce è pressoché illimitata nella sua quantità. Il denaro, un titolo di borsa, un metallo, acquista valore solo se è scarso, e questa quantità viene attribuita dalle contrattazioni, dalle stime che si fanno sulla quantità disponibile di questo bene.
Ciò che molti non sanno è che in realtà il valore di un oggetto è frutto dei processi di trasformazione, lavorazione e trasporto, dalla cava ai centri di raccolta, dai distributori ai consumatori, ai macchinari di lavorazione al lavoro umano; mediamente solo il trasporto incide per il 60% e i processi di lavorazione per il 30%, il restante è attribuibile al materiale grezzo. A ben rifletterci i processi di trasporto e trasformazione sono possibili solo attraverso l’energia, e che quel 10% del materiale grezzo non ha alcun valore a sé stante se non è seguito da altre fasi: uno Stato che non ha energia, ha un’economia debole, che può avere nel tempo dei problemi.
Tutto questo per dire solo una cosa: l’unica merce è l’energia, tutto il resto è una forma qualsiasi per rappresentarlo, ergo, se l’energia diventa illimitata il denaro non ha motivo di esistere. Utopia? Certo che lo è!

A scuola fin dall’infanzia ci hanno insegnato che l’energia è collegata ad un combustibile, alla materia, ed essa è limitata e quindi lo è l’energia. Non solo, l’energia può assumere diverse forme, e nel trasformarsi da una forma ad un’altra, in modo da essere utile alle attività umane, una parte viene dispersa nell’immediato sottoforma di calore, senza poter essere utilizzata; ma nel nostro universo l’energia cambia aspetto continuamente, quindi, anche se in tempi remoti, tutto tenderebbe a diventare calore e quindi semplice radiazione di fondo.
Ai limiti quantitativi dell’energia e alla morte termica dell’universo ci aggiungiamo il limite invalicabile della velocità della luce, così come indicatoci dalla teoria della Relatività di Einstein ( o della Maric, se preferite), e i calcoli statistici che rendono improbabile la vita in qualunque altro posto dell’universo fuorché su questa piccola sfera. Riepilogando il tutto, ci hanno detto che viviamo in un universo in cui tutto quello che vorremmo fare, tutto quello che vorremmo avere e tutto quello che la nostra immaginazione ci suggerisce, non è possibile ottenerlo! Tanto che anche l’immaginazione sembra una merce, eppure costosa! Se non ci credete basta che lo chiediate a tutti coloro che hanno detto e spesso dimostrato che ciò che diamo per “scontato” non è mai stato in “saldo”, che ogni evento normale può avere una diversa spiegazione e che un evento straordinario avrà sempre una teoria scientifica alla base. Molti di loro hanno perso la propria dignità, il proprio lavoro e spesso e volentieri la loro vita. Un nome fra tutti: Nikola Tesla.
Quest’uomo può essere chiamato Scienziato con la ESSE Maiuscola, non tanto per le sue scoperte, seppur grandiose, quanto per la sua vita, per quei diversi ideali che sono diventati il motore propulsivo della sua esistenza, non il possesso, l’egoismo e il potere del denaro, ma l’altruismo. Era continuamente pronto a cercare nei meandri della sua mente e nei tessuti infinitesimali dell’universo tutto quello che avrebbe migliorato l’intera umanità. E’ lui il padre della Free Energy, è lui che ha scoperto che l’Energia è Libera, e non è solo una utopia.
Lo hanno deriso perché la sua energia non rispettava le leggi della fisica conosciute, ma in realtà vi sono tante cose in natura straordinarie che hanno una spiegazione che spesso deve andare al di là dei normali canoni, ma hanno comunque una spiegazione.

Prima fra tutte è la vita stessa, gli esseri viventi sono strutturalmente, ad ogni livello di grandezza, fino alle molecole, complessi, talmente complessi da opporsi ai principi stessi della termodinamica, che ci dicono che in natura il disordine è in continuo aumento e questo porta a forme e disposizioni sempre più semplici. E cosa dire allora della gravità? Cosa dire dei magneti naturali? Dove si trovano le “batterie” che alimentano la generazione di queste forze? E perché non parlare di quegli immensi geodi trovati a 300 m di profondità nelle miniere d’argento nel nord del Messico? Secondo qualsiasi scienziato con la esse minuscola questi cristalli violano delle leggi della fisica.
Quindi o le leggi indottrinate della fisica sono esatte, e l’universo che è sbagliato, o le leggi sono davvero sbagliate o comunque valgono per un ristretto ambito di parametri, spiegano fenomeni predominanti. Al di fuori di questi parametri, altre forme di energia prendono il sopravvento, forme di energia che hanno una peculiarità, sono infinite nella loro quantità.
La scienza ufficiale però non ammette i suoi limiti, non concepisce neanche l’esistenza di altre forme di energia.




La grande prova di intelligenza di Tesla fu proprio quella di non negare la scienza ufficiale, ma di ampliarla sempre più. Se dunque la Free Energy è una realtà, e la nostra intelligenza, libera da condizionamenti e pregiudizi, ci suggerisce che può esistere una teoria fisica alla base, allora i limiti sono nella conoscenza e dunque nella tecnologia conosciuta.
Ciò che affascina, è riuscire a concepire, la società così come la conosciamo, priva di ogni forma di denaro nel giro di poco tempo. Senza alcun dubbio la vita e la dignità diverrebbero il fulcro centrale, e l’uomo, senza la necessità di possedere sempre più e sempre più in fretta, poiché avrebbe già tutto, troverebbe il suo vero io nella sete di conoscenza e nella crescita spirituale. Automatizzando ogni sistema, reso precedentemente il più efficiente e assolutamente non inquinante, l’umanità sarebbe libera dalle guerre e dalle usure economiche che dettano le regole dei mercati e la politica internazionale degli Stati. L’immensa quantità di energia permetterebbe di dissalare grandi quantità d’acqua a beneficio di ogni uomo privo di questa risorsa, e così potendo anche coltivare territori desertificati.
Ci si potrebbe soffermare su gli aspetti più disparati, come la legislazione che diverrebbe sempre più priva del concetto di furto, vista la disponibilità illimitata di risorse. La sola Utopia che si riuscirebbe ad immaginare sarebbe il passato, fatto di povertà, guerra, manipolazione, morte, distruzione aventi come sfondo la continua lotta per risorse scarse.
Quindi cosa voleva realizzare Tesla? La Free Energy, o meglio, voleva che il motore propulsivo fosse la sovranità della propria esistenza, voleva privare l’uomo da ogni schiavitù e dal dio denaro che schiavizza tutti, anche i Banchieri. La Free Energy è in realtà il “mezzo” per raggiungere un “fine” più grande, è il mezzo per l’energia della mente, l’energia del cuore, l’energia dell’anima: l’energia della libertà.

05 febbraio 2007

La decisione del futuro del Kosovo oscurato dall'affaire Veronica


Mentre in Italia tutti seguivano con tanta attenzione la "love story" di Veronica, altrove si doveva discutere del futuro del Kosovo, e i giornali come al solito hanno messo silenzio sulla questione. Oggi, a distanza di anni dalla guerra e dagli accordi di Rambouillet tutti i nodi arrivano al pettine e qualcuno deve dare delle spiegazioni.

La Serbia due settimane fa è andata alle elezioni, e aveva chiesto, come lo aveva fatto anche la Russia, di posticipare la data per discutere dell'indipendenza del Kosovo, perchè non ha senso discutere di un problema così importante senza avere un governo e un Presidente.

Così, in attesa della creazione di un governo stabile per la Serbia, il commissario
Ahtisaari, che è stato nominato a quella carica proprio per conciliare la situazione di quelle regioni, anche se non sappiamo veramente cosa faccia lì, si è recato di sua spontanea volontà a Brussel. Dinanzi alla Commissione Europea ha presentato il suo progetto per il Kosovo, che prevede un' Indipendenza condizionata, in base alla quale il Kosovo viene riconosciuto da ciascun Stato che volesse riconoscerlo: è questo un atto barbaro e anche stupido, perchè in qualche modo riguarda tutti, anche noi italiani che abbiamo firmato già degli accordi per la Jugoslavia, o meglio per l'Istria e la Dalmazia. Occorre considerare che se il Kosovo diventa indipendente, certamente più di uno passerà per incassare il suo, e si vorrà, ancora una volta addossare la colpa ai serbi per un tornaconto personale. Oggi un commissario ha deciso per la Serbia e per un popolo, del loro futuro, senza tener conto di quella che può essere la loro opinione a tal proposito, e io personalmente credo che sia stupido lanciare questi messaggi così ambigui su una questione molto importante.

Indipendenza condizionata significa che i kossovari devono sedersi ad un tavolo e firmare un accordo per pagare un debito di un bilione di euro alla Serbia, in virtù della separazione del Kosovo dal territorio della ex Repubblica Federale Jugoslavia, nel momento in cui diventerà uno "stato sovrano" indipendente. Il piano delle lobbies è proprio questo, ossia di togliere il Kosovo, e dunque di collegarlo all'Albania che ha l'accesso al mare, e appropriarsene indebitandolo in maniera tale da dover essere dipendente dal FMI.


Inoltre la Costituzione deve essere votata dal parlamento, che sarà costituito dai rappresentanti delle etnie serbe ,turche e curde, che raggiungeranno il 75% dei voti, dimenticandosi ancora una volta degli zingari: loro non esistono, non contano.
Il Kosovo potrà avere un esercito di 3000 mila uomini, di tutte le etnie, e potrà sottoscrivere accordi internazionali, avere ambasciate e diplomatici, e la bandiera dovrà contenere anche i simboli delle altre etnie. I serbi del Kossovo potranno ricevere finanziamenti dalla Serbia, mentre il kossovo potrà riceverle anche da varie associazioni. Della moneta, ovviamente, non se ne parla proprio, come se fosse un tabù, anche se non ha importanza la sovranità monetaria perchè sarà senz'altro l'euro la moneta di riferimento.
Da Belgrado sorridevano, i russi si sono addirittura addormentati perché Putin ha affermato che quello che decide Belgrado "è cosa fatta bene".
E così la sceneggiata è andata avanti, tutti brindavano tra gli applausi: tutti soddisfatti, abbracci tra i politici kossovari, e alla sera sia i kossovari che i serbi vanno insieme a braccetto a festeggiare pur sapendo che li stanno davvero prendendo in giro.
Come avete sentito, neanche i kossovari hanno ben capito cosa siano tutti questi abbracci, anche perché i media albanesi ne hanno parlato solo un giorno, sperando di essersi tolto così un peso.

Non c'è stato comunque niente da fare e la farsa è durata poco, perchè quando Ahtisaari ha voluto incontrare il presidente serbo, gli è stato detto di tornare a casa perché la sceneggiata era ormai finita: la Serbia non cederà assolutamente il Kosovo con così tanta leggerezza come vogliono far credere.
Nonostante Frank Wisner, l'inviato degli Stati Uniti, cantasse già vittoria insieme con Ahtisaari, a tarda sera dopo tutti gli abbracci, il ministro degli esteri della Germania, Frank-Walter Steinmeie, riprende Ahtisaari di rivedere bene la questione e di tenere in considerazione anche l'opinione della Russia per avere un equilibrio tra le forze, e rispettare bene gli accordi e i trattati.
Il commissario Europeo, Olli Rehn, ha da tempo detto che lui contava su di uno sforzo di "mostrare responsabilità e la flessibilità, per vedere l'urgenza di fare un compromesso realistico". E a questo punto, vorremo capire chi ha deciso questo e chi sono i nomi di questa commissione e di coloro che la nomina: ovviamente i consulenti e i professionisti che qui vi lavorano, svolgono un ottimo compito anche per i privati e le lobbies bancarie, che rappresentano i veri padroni.
L'Ambasciatore russo a Belgrado, Alexandar Alekseyev, ha invece affermato che la soluzione finale dello status del Kosovo deve essere basata su un compromesso accettabile da ambo i lati, in conformità agli Accordi di Rambouillet e della risoluzione ONU n. 1244.
Quest'ultima afferma (nell'allegato 1) che gli stati coinvolti devono impegnarsi per un "processo politico che porti verso lo stabilimento di un accordo politico per il Kosovo e una struttura provvisoria che provvede ad un autogoverno sostanziale del Kosovo, nel pieno rispetto di Rambouillet, dei principi della sovranità e l'integrità territoriale della Repubblica Federale di Iugoslavia - la Serbia - e degli altri paesi della regione".
È molto strano anche oggi, dopo aver firmato questa risoluzione, si è deciso all'improvviso di violare la volontà del popolo serbo, lasciando decidere per tutti ad un commissario dell'Europa che non rappresenta nessuno. A questo punto se qualcuno prende un fucile, fa pulizia etnica, non dovete dire che sono dei folli macellai dal momento che continuate ancora a fomentare l'odio tra le etnie, e bollate come "nazionalista" chiunque vi ricordi di leggere quella risoluzione e gli accordi già firmati e discussi.

Stanno così confondendo la gente, mentre i giornali italiani, o altre testate più controllate, non hanno assolutamente parlato di cosa stesse accadendo, nonostante i nostri governi abbiano dato il loro esercito e concetto le basi per bombardare case di civili.
La situazione sta assumendo adesso anche toni ridicoli, perché tutti festeggiano ma non si sa bene per che cosa, ma molti sanno che è una bufala, che sono solo degli attori di pessime sceneggiate messicane: tutti si accendono per un pezzo di carta dove c'è scritta la parola "indipendenza". Siamo veramente arrivati al ridicolo.
È stata la prima volta questa, in cui abbiamo sentito l'opinione unanime di serbi e kossovari che si sta alzando un muro di menzogne. Le persone stesse si sono arrabbiate proprio per la presa in giro che stavano preparando. A tarda serata, la situazione cominciava un po' a degenerare, anche perché l'alcool aveva colpito bene qualcuno dei kossovari proveniente da certi ambienti molto discutibili, visto che il Kosovo credeva veramente di avere un esercito. Nella confusione alcuni di loro hanno cominciato ad ipotizzare di mandare via la Kfor, la cd. forza di pace, ed è così che a smorzare la tensione arriva la notizia dalla nato, che lancia un ultimatum ad ignoti - perché non si bene contro chi - a chiunque provi a testare la Kfor, perché i suoi soldati erano pronti.

Allora, signori miei, chiunque dica che il Kosovo deve essere indipendente, sappiate che questa è pura demagogia, e sono degli irresponsabili per questo, perché noi ne paghiamo le conseguenze. Oggi non solo la Russia ha voce in capitolo per ogni questione a carattere internazionale, ma anche la Cina o altre nazioni, e tutti si schiereranno a favore della risoluzione dei conflitti senza scatenare la guerra, per poi sedersi degnamente davanti ad un tavolo, in un'Assemblea a porte aperte, perchè il giorno che sentirete cosa dicono tutti potrete scendere in piazza per fare la rivoluzione.

02 febbraio 2007

Il mandato di arresto europeo per creare uno "spazio comune penale"


Con una sentenza della Corte di Cassazione cade uno degli ultimi ostacoli all'applicazione del mandato di arresto europeo in Italia. Si apre così una strada alla concreta creazione di uno spazio comunitario penale, all'interno del quale non esistono differenze o limiti tra le legislazioni degli Stati, che saranno tutte ispirate dalle direttive comunitarie.

I criminali ricercati o indagati in uno degli Stati membri dell’Unione europea saranno infatti perseguibili ed estradabili, in maniera diretta e di diritto, nello stato in cui è stato commesso il presunto crimine, per essere processato. Continueranno a esistere procedure di ‘estradizione’ tra l’UE e il resto del mondo, ma non tra Stati membri: le autorità giudiziarie di uno Stato membro dell’UE possono emettere il mandato d’arresto europeo per una persona indagata e i governi non possono più rifiutarsi di consegnare i propri cittadini affinché siano processati in un altro Stato membro. Devono consegnare i sospetti entro 3 mesi dall’arresto, obbligatoriamente! In questo modo però, non solo lo Stato rinuncia ad una delle sue prerogative inalienabili - la tutela dei propri cittadini all'estero - ma persino la difesa tecnica (l'avvocato difensore) viene vanificata.
L'Italia, nel recepire questa decisione quadro (n.69 del 2005), aveva subordinato l'efficacia del mandato al rispetto della "reciprocità della pena", e dunque impediva di estradare i cittadini italiani se non avessero avuto lo stesso trattamento che potevano godere se processati in patria. Per cui non erano ammessi i mandati di arresto emessi da Paesi che non prevedevano limiti massimi alla custodia cautelare, ma ad esempio solo controlli periodici che verificano la persistenza delle ragioni che giustificavano la detenzione, senza certezza sulla data ultima per l'inizio del processo.
Ecco però, che la Cassazione, ha deciso di accettare i mandati anche se prevedono condizioni di detenzione preventiva diverse, contrariamente alla stessa legge che il legislatore aveva scritto. Tuttavia, proprio perché le leggi europee sono, tra le fonti di diritto, più importanti delle leggi nazionali (!!!) il giudice può tranquillamente ignorare quelle legge, e applicare le decisioni europee, senza che nessuno può opporsi. Questo perché la nostra Costituzione, invece di tutelare le leggi dello Stato, prevede esplicitamente che in materie in cui esistono più regimi, esiste una gerarchia, in cui il diritto comunitario ha la priorità. I giuristi però ricordano che esiste sempre la Costituzione al di sopra di tutto: ma a cosa serve questa benedetta Costituzione, se costantemente vengono ignorate le leggi che si sono ispirate proprio ai suoi principi. Calpestando le sue leggi, calpestiamo anche la Costituzione.

Non è finita qui. La Corte di Giustizia Europea può decidere di scarcerare una persona che è detenuta in conseguenza di una sentenza che viene giudicata - secondo gli standard europei dei diritti dell'uomo - iniqua. Quindi, dopo che lo Stato italiano ha fatto le indagini, ha condannato un criminale, con una sentenza definitiva, l'Europa può far riaprire il caso per poi archiviarlo perché semmai un Giudice della Corte di Giustizia vede un cavillo legale un po' fuori posto. È ovvio che non si può riaprire un caso e giudicarlo senza aver contestualizzato l'intero procedimento che uno Stato fa. Può essere un'arma a doppio taglio, perché, sebbene nasca come strumento di tutela di persone innocenti, sarà concretamente utilizzata da personaggi che posso permettersi di intentare ancora ricorsi dopo aver perso un processo di tre livelli giudiziari. Insomma, la sentenza di un Magistrato italiano, viene messa in discussione da un'entità sovranazionale che con le leggi dello Stato italiano non ha nulla a che fare.

Il mandato di arresto europeo non è l'unica sciagura, perché rientra in un sistema di norme molto più spaventoso, perché porterà alla creazione di un regime penale che non appartiene alla democrazia, ma alla burocrazia, che la nuova dittatura inventata dal FMI.
L'Europa si prepara ad entrare ormai nel Sistema di Informazione di Schengen (SIS II): un'enorme banca dati in cui confluiranno le informazioni di 26 paesi, ossia 450 milioni di persone, per supportare le attività di intelligence e di investigazione dell'Unione Europea . Il SIS è un sistema di dati di varie tipologie, che è distinto ma direttamente collegato al progetto di Eurojust e Europol, volti a creare un sistema giudiziario tutto europeo, un "quartiere generale" della rete giudiziale in quanto unità centrale che lavora in coordinamento coi punti di contatto nazionale.
Ora, provate ad immaginare come sarà un'Unione Europea in cui, grazie all'introduzione dell'identità elettronica può costantemente monitorare i movimenti delle persone, in cui questi dati sono usati e manipolati da un'Iterpol che non ha un volto né uno Stato allo spalle, in cui è possibile arrestarvi e processarvi all'estero senza diritto di ricorso all'estradizione.

Sono tutte misure che uno Stato prende per fronteggiare l'agitazione delle masse, per attuare quello che anni fa veniva chiamato "stato di polizia" e che oggi viene definito "spazio comune penale". In realtà sono le parole ad essere state cambiate ma gli effetti sulla popolazione si sentiranno: la pena psicologica, sarà la vera condanna dei cittadini europei, che si vedranno negati la possibilità di evitare questa manipolazione.

01 febbraio 2007

Vendere Snam per liberalizzare la scalata di Eni


Dal decreto Bersani arriva la prima spallata ad Eni, passando dal progetto di liberalizzare il mercato della distribuzione alla scissione della rete passando attraverso la borsa del gas.
L'obiettivo del taglio dei costi e dell'apertura del mercato a diversi operatori, deve passare, secondo le istruzioni del Commissario Europeo Kroes, per forza attraverso la separazione della produzione dell'energia rispetto alla sua distribuzione. Molte forze stanno premendo per la costituzione della società unica per le reti elettricità-gas, magari sotto il controllo statale, ma per fare questo occorre innanzitutto scindere Snam Rete Gas da Eni, per poi passare alla seconda fase della fusione delle reti. Se per l'energia elettrica è possibile fare una netta distinzione della produzione del combustibile e della distribuzione, con la fornitura del gas è alquanto più complesso, perché Eni funge spesso da intermediario con i fornitori esteri - sono pochi i giacimenti di proprietà - e la rete è una costola importante dell'impresa, che se viene meno, anche Eni viene meno in un certo senso.

Per capire cosa sia il mercato del gas e quale sia il ruolo di ENI attualmente occorre cercare di immaginare come funziona praticamente tutto il processo che va dalla produzione alla distribuzione del gas.
Grazie alla legge Bersani per la liberalizzazione del mercato dell'energia, tutti i piccoli consumatori sono liberi di scegliere il proprio fornitore di gas, fermo restando, a garanzia dei clienti, l'esistenza di "fornitori di ultima istanza" che avrebbero dovuto garantire il servizio in assenza di alternative. Sui fornitori individuati dall'Autorità come alternative nessuno è tuttavia riuscito a garantire la fornitura di gas al prezzo massimo fissato, e dato che era antieconomico hanno deciso di non proporsi come alternativa. I clienti si sono così dovuti rivolgere al "fornitore di ultima istanza", ossia ad Italgas (ENI) che può contare su una rete di contratti che gli garantiscono una certa sicurezza e la competitività nella fornitura. Dunque, la separazione tra Snam rete gas e Eni può avvenire giuridicamente, ma forse non praticamente, perché Eni potrebbe portarsi con sé tutti i suoi contratti e le controparti.
Questo lo sa bene anche il Presidente dell'Antitrust, che, nonostante abbia ribadito la sentenza che vuole Snam scissa da Eni, ha detto che è opportuno posticipare l'emanazione di un Dpcm per non indebolirla. Eni infatti deve avere modo di portare a termine i patti presi con Sonatrach, di portare in Italia il gas algerino, di organizzare bene la collaborazione con Gazprom, e di evitare che a comprare Snam sia un operatore estero. In ogni caso ha affermato che anche accorpare le reti non sarebbe poi una manovra strategica, perché comunque si creerebbe una concentrazione, che deve essere controllata a sua volta da un'apposita autorità di vigilanza per non creare poi un vero potere che può manipolato o può manipolare.
A difesa di Eni si schiera anche Tremonti, e il suo intervento è il più interessante. Ha infatti ricordato che Snam ed Eni sono talmente indivisibili, che se la rete viene scissa dalla centrale di produzione, Eni perderebbe la "golden share" e diventerebbe "scalabile": perdendo la funzione pubblica di rete e infrastruttura, perderebbe anche quella qualificazione di società a capitale misto ma con l'ingresso di privati sottoposto al "gradimento" dello Stato, che può così proteggerla da scalate da parte di operatori esteri. Se queste sono le implicazioni della decisione della vendita di Snam, è bene che il governo rifletta bene prima di prendere una decisione così affrettata. Non dimentichiamo che Eni ha chiuso un contratto con Gazprom che dà diritto al gigante russo di offrire il gas russo senza alcun intermediario, direttamente sul mercato, come monopolista tra l'altro.
Decidendo di dismettere Snam, anche se Gazprom non sarà il diretto acquirente, può comunque beneficiare della situazione, tentando una scalata su ENI o spiazzandola totalmente dal mercato della fornitura di gas perché sarebbe il solo fornitore senza intermediario.

Tuttavia i segnali che arrivano dal governo sono tutt'altro che rassicuranti, perché l'intenzione primaria è quella di progettare un'unica entità che controlla tutte le reti, magari rifondando una seconda IRI e creando un vero potere controllato dalle authority, dai comitati e dai commissari di vigilanza. Accanto a questo, si verrebbe a creare una Borsa del Gas, ossia di un mercato in cui gli operatori dovranno offrire quote di combustibile. Confluiranno al suo interno una quota obbligatoria del metano estratto dai giacimenti italiani, a fronte della royalty che i petrolieri esteri pagano allo Stato, e una percentuale del gas importato. La royalty viene trasformata in beni, ossia in una quota di gas importato, mentre i produttori esteri potranno direttamente collocare sul mercato la loro offerta senza intermediari: una volta che la rete di distribuzione è stata isolata, tolta dal controllo del solo intermediario sul mercato italiano, non ci sono più ostacoli alla liberalizzazione del mercato del gas.
Tra l'altro la Borsa del Gas già esiste in maniera virtuale, perché la Snam offre a tutti i suoi operatori la possibilità di scambiarsi le partite di metano, mediante una piattaforma bilaterale in cui formalizzare gli accordi già presi in un cd. Punto di scambio.

L'intero spettro degli eventi lascia quasi intravedere l'esistenza di due fronti sul futuro di Eni, uno del governo, che deve rispettare gli accordi con Gazprom, e uno dell'Eni stessa che non vuole perdere la sua rete né essere manipolata. Quello che era il gioiello di Mattei, sarà forse smembrato e a poco a poco indebolito per favorire così una potente lobby petrolifera.

26 gennaio 2007

Decreto liberalizzazioni: Bankitalia e moneta elettronica di proprietà dei Banchieri


Ancora novità per le sorti di Bankitalia,e nuove direttive per il legislatore, che dovrà chiudere una volta per tutte la questione sulla proprietà della Banca Centrale Italiana.
La norma della riforma del risparmio che prevede la nazionalizzazione della Banca d'Italia sarà eliminata in rispetto dell'obbligo di indipendenza della Banca Centrale nei confronti dei governi, come previsto dalle normative comunitarie. È quanto stabilisce il disegno di legge di riordino delle authority, che rientra nella nuova tornata di liberalizzazioni prevista da Bersani per il 2007, chiudendo così subito il contenzioso tra il Tesoro e le Banche sulla valutazione della partecipazione. Il governo Tremonti valutò la Banca d'Italia complessivamente 800 milioni, ma le banche, azioniste e proprietarie, impugnarono tale decisione proponendo un'offerta che poteva oscillare tra i 10 e i 23 miliardi. L'intenzione di rendere pubblica la Banca di Italia non è mai stata approvata con piacere dai Banchieri, che avrebbero invece ceduto la loro preziosa partecipazione solamente se sarebbe stata valutata come oro, nonostante di "oro" non ce ne sia rimasto nulla. In questi lunghi anni di privatizzazione è stato fatto un vero e proprio saccheggio della Banca d'Italia, sia nell'anima che nei forzieri, perché l'oro degli Italiani sembra quasi che sia sparito a fronte di tante riserve in carta straccia. L'ultimo a ricordarsi di quell'oro è stato Tremonti, in occasione dell'emendamento della legge del risparmio, dato così adito ad un'accesa discussione con Fazio, che forse non seppe rispondere alla richiesta del governo di dove fosse il Tesoro degli Italiani.
Ma a rendere la Banca d'Italia un Istituto meramente burocratico è stata l'Unione Europea, con la creazione della Banca Centrale Europea, al cui interno è stato concentrato il potere della politica monetaria, uno dei più potenti e fondamentali poteri che uno Stato detiene nell'esercizio delle funzioni che gli conferisce il popolo. Le Banche Centrali Nazionali sono state così retrocesse a stanza di compensazione, a organo burocratico delle stesse Banche private, con poteri di vigilanza senza esercitarli completamente.
Il ruolo della Banca di Italia è ancora in evoluzione, e va ad inserirsi in un quadro molto coerente e complesso che ora diventa sempre più chiaro ed evidente agli occhi di tutti. Lo si può leggere in questo decreto per le liberalizzazioni, negli accordi per creare la Borsa Globale, nella nuova direttiva Mifid: un sistema monetario fondato sulla moneta elettronica completamente nelle mani delle banche private, un unico ente centralizzato che ha il potere di decidere la politica monetaria, rigorosamente indipendente da tutto e da tutti, liberalizzazione della contrattazioni dei titoli, e la creazione di una serie di autority che controllino il settore finanziario.
La risposta al perché non è stata resa definitiva la nazionalizzazione di Bankitalia è scritta in questo quadro giuridico, che porterà ad un'usura ben più sottile ed invisibile di quella che è stata in questi anni. I Banchieri hanno così costretto a scegliere il governo tra pagare 23 miliardi per l'acquisto delle azioni, cosa assolutamente impossibile visto lo stretto controllo dell'OCSE e della UE sui conti pubblici, e chiudere il contenzioso con le liberalizzazioni e il decreto per creare le borse valori delle Banche (MIFID).
La riforma delle liberalizzazioni contiene delle norme chiave per capire cosa stia diventando il nostro sistema bancario. Innanzitutto è previsto l'obbligo di pagamento con moneta elettronica i tributi e i pagamenti presso la Pubblica Amministrazione, che dovrà dotarsi di sistemi per accettare bancomat e carte di credito, così come le bollette per la fornitura di elettricità, acqua e servizi telefonici, e sarà così anche per le pensioni e gli stipendi. Ovviamente anche i privati dovranno attrezzarsi ad accettare moneta elettronica, potendo così fruire d'incentivi per dotarsi di POS. In questo modo, pian piano, la sola moneta che useremo sarà quella "bancaria", creata dal nulla dalle banche grazie alla virtualizzazione del denaro, secondo un processo irreversibile: non sarà più possibile ritornare alla carta moneta perché avrà un costo troppo elevato. Più gli scambi resteranno nella dimensione virtuale minori saranno per noi i costi, ed è proprio su questo che le banche fanno leva per detenere il controllo completo della circolazione di moneta. Una tale norma è ovviamente coerente con la proposta di rendere tutti gli assegni non trasferibili, perché anche in quel caso si va ad impedire che alcuni scambi, ossia quelli intermedi, chiusi tramite girata o compensazione, non passino attraverso il circuito bancario.
A questo punto, che fine fa la Banca di Italia? L'articolo 8 del decreto legislativo di riordino delle Autority, trasferisce alla Bankitalia le competenze dell'Uic (Ufficio Italiano Cambi), nonché quelle dell'Isvap e Covip, da condividere con Consob. Alla Banca d'Italia andranno ancora poteri di controllo e vigilanza sugli intermediari, i quali tuttavia avranno molta più libertà nel gestire la collocazione dei titoli sul mercato. Le Banche d'Affari potranno, in maniera indipendente, creare una borsa valore e vendere Titoli, accompagnati da un quadro di sintesi che spiega l'offerta pubblica: saranno le Banche stesse a fare i controlli e non più Consob per esempio, ma senza acquisire alcuna responsabilità nell'emissione.
La Banca di Italia sarà così l'ente burocratico dell'alta finanza, più che un Istituto di emissione monetaria in quanto la sola moneta emessa sarà delle Banche private, ed era alquanto anacronistico pensare di rendere pubblico un'entità che comunque non può essere controllata dallo Stato. La moneta ormai è destinata a perdersi nei circuiti internazionali, i titoli nella Borsa Globale, e le leggi nelle direttive comunitarie: la nuova usura sarà l'essere solo un utente.

L'Economia Italiana sarà una costellazione di Authority, cioè di organi, composti da commissioni di esperti - sullo stampo dei tipo i comitati che assistono la Commissione Europea - che funzioneranno quasi come i tribunali: giudicheranno sulla trasparenza o meno dei servizi pubblici offerti dai privati. L'Amministrazione pubblica verrà sostanzialmente falciata, perchè la produzione dei servizi - ferrovie, poste, trasporto marittimo, energia, comunicazione e media - sarà totalmente privatizzata e le Istituzioni pubbliche si ridurranno ad una schiera di authority che vigileranno sul libero scambio in libero mercato.

Allegati:
- Comunicato stampa del CdM del 25 Gennaio: Liberalizzazioni pacchetto Bersani
- Video incontro con i media al termine del Consiglio dei Ministri n. 35 del 25 gennaio 2007

25 gennaio 2007

Telecom Italia in cambio del gas russo?

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La Russia gioca la sua carta vincente per farsi strada nei settori chiave del potere, e dopo la combinazione gas contro nucleare con l'Algeria, rilancia con gas contro telecomunicazioni con l'Italia. Alcune fonti trapelate da Mosca, hanno ipotizzato una possibile partecipazione dell'operatore russo Sistema in Telecom Italia tramite un'operazione con Pirelli.

L'attenzione degli operatori russi ricade così sul settore delle comunicazioni e delle nuove tecnologie, dopo essersi garantiti un posto d'eccellenza in quello del gas grazie alla proficua collaborazione con Eni. Il gruppo italiano ha infatti chiuso con Gazprom un accordo che riguarda tutte le tappe che vanno dalla produzione alla commercializzazione di petrolio, gas, elettricità e gas naturale liquefatto (GNL): il gigante russo potrà così vendere la sua produzione sul mercato italiano senza intermediario. In scambio, Eni sarà associato alla ricerca di sorgenti di idrocarburi in Russia, e potrebbe prendere una partecipazione nell'immenso campo gassifico siberiano di Ioujno-Rousskoïe, con prospettive anche in Kazakistan e nel mare del Barents. È solo un accordo che rinforza un'antica amicizia, che ha portato alla costituzione della Blue Stream Pipeline Company, per il gasdotto della Turchia che giunge poi sino in Italia.
L'Italia costituisce il terzo più grande mercato europeo del gas naturale, coperto per l'86% dalle importazioni russe, che vanno così ad alimentare il 28% del bilancio energetico italiano. Forse è per tale motivo che Poutin ha definito l'Italia un "partner maturo", il solo in Europa sui cui fare affidamento, a contrario di altri, di cui non ha pronunciato il nome. In ogni caso i negoziati con il primo ministro italiano Romano Prodi martedì a Sotchi sono stati molto positivi arrivando così ad una nuova tappa di questa cooperazione nel settore energetico, che avrà dei riscontri anche per l'economia finanziaria e monetaria dei due paesi.
Si è tenuto inoltre a precisare che questa collaborazione deve estendersi a differenti rami della ricerca e delle innovazioni, nel settore dell'HiTech e dell'industria aerospaziale, della difesa, e, dulcis in fundo, delle telecomunicazioni.
Il consorzio russo di servizi Sistema, secondo il quotidiano finanziere russo Kommersant, sarebbe infatti interessato ad una partecipazione in Telecom Italia, così come un altro gruppo russo, privato, la Alfa Group sta cercando di acquistare il 20% del capitale del britannico Vodafone, per poi interessarsi anche a France Télécom e Deutsche Telekom.Le brame dei russi non si fermano all'Italia, in quanto lo stesso Sistema ha fatto intendere che è interessato anche agli scambi attivi con Deutsche Telekom, così come vorrebbe portare ad altissimi livelli la Sitronics, che produce semiconduttori per l'elettronica del grande pubblico, per poter fare concorrenza con Alcatel o Lucent .

Sistema sarebbe interessato così dall'acquisizione di una partecipazione minoritaria in Telecom Italia, mediante un'operazione con Pirelli che le attribuirebbe l'ingresso nel capitale di Olimpia, la holding che controlla Telecom Italia. La Pirelli a sua volta non ha né smentito né confermato questa notizia, lasciando per il momento la decisione al miglior offerente: al momento preme per una partecipazione in Olimpia anche l'indiana Hinduja. Inoltre, i recenti scandali che stanno lacerando dall'interno Telecom e Pirelli, dopo lo scandalo delle intercettazione e la scoperta, ormai quotidiana, di dossier scandalo sulle due società, potrebbero portarci a pensare che esiste una regia di fondo a questi eventi che sta cercando a tutti i costi di strappare a tutti i costi le telecomunicazioni all'Italia.
Sebbene non sia palese e immediato il collegamento, c'è qualcosa che unisce l'Italia e la Russia proprio mediante la Pirelli e Gazprom, un filo conduttore che ha molteplici sfumature.
La Pirelli ha infatti partecipato alla costruzione del tunnel che attraversa l'adriatico per collegare l'Albania e l'Italia, che rientra in un progetto di sfruttamento delle fonti idriche albanesi. Questo primo progetto è stato abbandonato, tuttavia il tunnel sarà utilizzato come pipeline per collegare la rete italiana al gasdotto Ambo, e così alla Bluestream.
Allo stesso modo la Russia sembra sempre più interessata alle nuove tecnologie, al settore aerospaziale e all'energia elettrica, e utilizza il gas solo come un'arma per ottenere quei settori strategici che le consentiranno si consolidare in futuro la sua indipendenza e il suo potere.

24 gennaio 2007

Con il cambiamento climatico un nuovo business per le Assicurazioni

Il cambiamento climatico con il suo apocalittico scenario è qualcosa di più reale di una semplice previsione di scettici premi nobel. Lascia al suo passaggio disastri e vittime, danni da miliardi di euro sui bilanci dei governi e delle grandi compagnie di assicurazione, che sono così pronte a rivedere i loro parametri assicurativi.

Il bilancio delle perdite assicurative causate da Kyrill, l'uragano europeo più devastante degli ultimi anni dal 1990, si aggira intorno agli 8 miliardi di euro, un colpo duro, tanto che il comitato internazionale Risk Management Solutions, sta già studiando una soluzione. L'Europa non è considerata una regione con elevati rischi di eventi catastrofici, tuttavia in futuro le stime per i premi assicurativi e le percentuali di rischio garantiti potrebbero cambiare, aprendo così un nuovo business anche nel vecchio continente.Se gli eventi catastrofici da straordinari diventeranno abituali, smetteranno di essere un elemento di rischio che solo uno Stato può coprire, e diventeranno un "prodotto" per le assicurazioni anche in Europa.
I primi a lanciare l'allarme sono i Lloyd's di Londra, che hanno promosso presso il gruppo Lighthill Risk di far preparare tutte le compagnie assicurative ai nuovi rischi, prevedendo innanzitutto delle formule contrattuali nuove per il "rischio uragani", nonché per nuove tipologie di danni, e infine di premere di più sui governi nazionali per promuovere una cooperazione nella gestione dei rischi. Inoltre si sta preparando anche l'industria finanziaria con le emissioni di "cat bond", ossia delle obbligazioni con le quali le compagnie coprono alcuni rischi - di solito quelli più elevati, proprio come gli uragani - grazie all'investimento del mercato finanziario. L'uragano Katrina e lo Tsunami hanno fatto crescere questo mercato sino ad un giro di affari di 8 miliardi di euro, e si stanno pensando ulteriori formule per creare degli indici legati alle catastrofi naturali anche in Europa.

Il nuovo business è alle porte, al contrario di quanto si possa credere che gli eventi catastrofici danneggino le compagnie assicurative. Ad ogni disastro ambientale corrisponde un ritorno sugli utili che moltiplica i costi sostenuti per i risarcimenti, in quanto l'impatto psicologico e mediatico di quell'evento spinge i governi e le persone ad adottare delle misure precauzionali e dunque ad assicurare la propria casa, la propria attività, soprattutto se sensibile al cambiamento climatico. Un impatto ancor più elevato se si pensa alla campagna allarmista che, anche inconsciamente, viene fatta sul cambiamento climatico, che invece di portare alla rivoluzione della società e degli stili di vita, ingrosserà - a quanto pare - le finanze degli assicuratori.
Si pensi alla società di assicurazioni Allianz, che, in seguito allo Tsunami Indonesiano, offrirà nuove formule di piccole assicurazioni per gli abitanti della costa indiana, e così facendo circa 75 000 persone, tra cui pescatori e gli agricoltori, potrebbero firmare contratti di assicurazioni. Lo stesso effetto si avrà in Europa, con interessanti prospettive, soprattutto se decideranno di aumentare i premi assicurativi, e se i governi si disintesseranno sempre più della copertura dei danni alla propria popolazione per i disastri naturali.
Cercheranno di dare ai privati la gestione di questo tipo di rischi, come lo hanno fatto per servizi pubblici assai più vitali, e faranno diventare la sussistenza economica di una regione un motivo di business per le società di assicurazione.

L'uragano Katrina e il modo in cui il governo ha affrontato quel disastro dovrebbe essere per noi di insegnamento e indurci a riflettere verso dove stiamo andando. Non dimentichiamo che dopo le migliaia di vittime, dopo la distruzione di interi quartieri e il completo abbandono della popolazione agli sciacalli e all'esercito militare, è sopraggiunto l'inganno e la beffa del governo e delle Assicurazioni, che hanno negato a molti il risarcimento dei danni.
Le persone non hanno avuto un risarcimento di diritto, ma hanno dovuto intraprendere un inter burocratico e assicurativo per ottenerlo, e spesso la loro richiesta è stata respinta perché le compagnie hanno eccepito che la loro assicurazione copriva solo i danni del vento e della pioggia, ma non quello dell'inondazione. Inutilmente si è cercato di far ricorso a questa presa in giro burocratica, a questo gioco di parole che offende l'intelligenza e la sensibilità di persone che hanno perso davvero tutto, rischiando di essere uccisi nelle guerriglie con gli sciacalli. Questi ricatti hanno spinto le persone ad accettare i patteggiamenti e somme assai inferiori rispetto a quelle che gli spettavano di diritto, con le quali non hanno potuto ricomprare una casa, perché l'uragano ha anche terribilmente innalzato i prezzi delle abitazioni sulla costa.
Dinanzi a questo tipo di finzione giuridica, dinanzi alla terribile schiera di avvocati delle Compagnie assicurative, che non teme certo i ricorsi o le cause di tribunale, al contrario. Queste rappresentano un modo per raggirare l'obbligo di pagamento del risarcimento, soprattutto se la società di assicurazioni deve confrontarsi con una class action, in quanto riesce a concentrare ancora di più i costi e i tempi per le cause.

Gli scenari che si presentano all'Europa sono dunque molto più preoccupanti di un cambiamento climatico, perché accanto allo tsunami vi sarà il terremoto delle liberalizzazione e delle privatizzazioni che trasformerà i popoli in "vacche da mungere" per le forti lobbies assicurative e bancarie, nel completo assenteismo dei governi. Negli Stati Uniti America quasi l'80% dei servizi pubblici è nelle mani delle assicurazioni, considerando l'assistenza medica, previdenziale e pensionistica. La tendenza è la medesima, e il risultato non potrà certo essere diverso.

22 gennaio 2007

Il sistema monetario verso la moneta elettronica



In arrivo il decreto antiriciclaggio sugli assegni trasferibili che ne impedirà l'automatica circolazione, salvo che si faccia un'esplicita richiesta alla Banca dietro il pagamento di una commissione. Il ministero del Tesoro presto emanerà un decreto, accogliendo così la richiesta del Comitato antiriciclaggio, che metterà fine alla possibilità di girare gli assegni per rinnovare la sua validità verso un altro creditore. Per tale particolare funzione, l'assegno ricopriva il ruolo dell'antico "pagherò", ossia della moneta circolante in quanto apponendo un numero indefinito di girate, l'assegno può "pagare" varie prestazioni con lo stesso valore, proprio come una moneta. Identica funzionalità la aveva assunta la cambiale, che per le sue caratteristiche permetteva di rateizzare o di acquisire un credito presso il creditore senza richiedere l'intervento di un istituto di credito. La cambiale sostituiva la moneta, dava credito a chi non aveva uno scoperto in banca, ma possedeva la sola capacità di pagare i propri debiti con la produttività, e per tale motivo è stato per molto tempo uno strumento molto utilizzato, essendo trasparente e democratico. L'avvento delle ricevute bancarie, dell'apertura di credito (il cd. scoperto) e delle carte di credito, nonché la pratica delle Banche di applicare dei costi troppo elevati per lo sconto, ha fatto scomparire la cambiale per fare posto alla moneta bancaria, quella che da molti viene definita "moneta fiat", ossia moneta creata dal nulla. Poiché la riserva bancaria richiesta a garanzia dei crediti concessi ai clienti della Banca e così ai detentori di un conto corrente, è stata ridotta ai minimi termini con Basilea II, la Banca ha la possibilità di contrarre crediti a sufficienza da poter pagare il ritiro del denaro con i soli pagamenti degli interessi, e può virtualizzare l'intero capitale in ulteriori investimenti.
Questo trucco rende il nostro sistema monetario usurario, in quanto il pagamento dei debito dello Stato avverrà con le tasse, e queste con la moneta elettronica del cittadino. Le Banche così controllano l'intera dinamica che riguarda la moneta, e possiede un diritto di emettere moneta che in molte costituzioni è considerato una sovranità nazionale.

Secondo gli odierni standard europei per la trasparenza del mercato monetario, gli assegni trasferibili renderebbero difficile la tracciabilità del denaro perché le firme non sono sempre leggibili, e la banca non interviene in tutti i passaggi intermedi, ma solo su quello finale, quando il debitore dovrà pagare il suo debito. Così gli assegni delle banche saranno tutti "non trasferibili", mentre quelli che si potranno ancora "girare" dovranno essere richiesti esplicitamente agli istituti di credito, pagando un costo di commissione per questo servizio, che prima era insito nell'assegno stesso.
Questa decisione sembra essere perfettamente coerente con il sistema legislativo e bancario nel suo complesso che vuole un mercato monetario basato soprattutto sulla moneta elettronica, quando invece, la prevenzione delle pratiche di riciclaggio sembra una scusa alquanto ridicola, dato che già oggi assegni di ingenti somme non possono circolare. Inoltre, in questo caso, il reato stesso non esiste, in quanto il riciclaggio su piccole somme non viene neanche praticato, interessando transazioni milionarie, su conti esteri in paradisi fiscali, nei confronti dei quali non esistono rogatorie o leggi internazionali per le indagini. Se davvero vogliamo rendere la circolazione del denaro trasparente, che si cominci seriamente ad effettuare dei controlli sul riciclaggio di milionarie somme di denaro.
La ratio della norma è ben altra, che non viene neanche nascosta dai Banchieri che hanno richiesto al Ministero del Tesoro una serie di provvedimento che permettano di intensificare i controlli sulla circolazione del denaro riportandola interamente sui canali informatici.
Il decreto Bersani ha infatti stabilito, come norma antielusiva delle norme tributarie, che i pagamenti dei professionisti debbano avvenire a messo di c/c bancario, per tracciare i compensi e le evasioni. Allo stesso modo la Agenzia dell'Entrate ha reso obbligatorio la trasmissione dei moduli F24 per il pagamento delle imposte personali, mediante rete telematica con il pagamento a mezzo di c/c bancario.
L'introduzione della "cyerbanca", ossia della Banca virtuale accessibile mediante una rete telematica, ha contribuito ancor di più alla diffusione della moneta elettronica, avendo reso immediato e pratico l'accesso al proprio conto in banca.
La moneta cartacea è così destinata a scomparire, e il primo ad essere stato falciato è stato l'assegno trasferibile (che vale moneta), per poi coinvolgere spesso anche la cartamoneta, che ha un costo e non permette una virtualizzazione del denaro pari a quella moneta elettronica.

19 gennaio 2007

La morte nel silenzio del vice-governatore della Banca Centrale Russa


Mosca, 15 gennaio - Ordinato l'arresto del banchiere Alexeï Frenkel sospettato di avere finanziato l'omicidio del vice-governatore della Banca centrale Russa, Andreï Kozlov, lo scorso 13 settembre. Una vicenda che cade nel silenzio sulla stampa occidentale, a differenza del gran clamore sollevato invece dal caso Litvinenko, che ha dato vita ad un vero caso di spionaggio internazionale alimentato soprattutto dalle supposizioni prive di fondamento dei media, nel pieno stile hollywoodiano.
Viene ucciso il vice-governatore della banca centrale russa, impiegato nel settore per la concessione delle licenze bancarie, di attività finanziarie e assicurative, nel bel mezzo di indagini ispettive volte ad accertarne la correttezza. Koslov non solo stava indagando sull'attività corrente degli istituti finanziari, ma stava investigando anche sui trascorsi scandali finanziari che avevano ridotto in povertà decine di migliaia di piccoli risparmiatori cittadini russi che avevano affidato i propri risparmi agli enti creditizi, ritrovandosi sul lastrico nel giro di poche ore. Queste indagini rientravano pienamente nel quadro governativo di mettere luce sulla finanza russa che spesso era stata foriera di speculazioni e di manovre illecite da parte di grandi magnati, sia russi che stranieri, sino a provocare il grave crack finanziario del 1998 che svalutò il rublo sino a ridurlo carta straccia. L'economia russa è stata così invasa dal dollaro, moneta forte e accreditata come unico mezzo di pagamento per il prodotti petroliferi: la Russia ha aspettato più di dieci anni per smaltire le proprie riserve di petrodollari e onorare il suo debito nei confronti del FMI e dei paesi occidentali. La ripresa economica, spinta dalla strategica politica di nazionalizzazione e di controllo delle risorse statali, doveva necessariamente essere accompagnata dalla ristrutturazione dell'intero sistema finanziario: dopo che il sangue cattivo si era mischiato a quello buono, occorreva fare pulizia e dettare nuove regole per chi intendesse investire in Russia.
Le investigazioni bancarie di Kozlov hanno portato alla luce gigantesche evasioni fiscale delle banche russe, esportazione illegale e la provenienza sospetta di capitali, con la conseguenza che molte licenze bancarie sono state ritirate, tra cui anche licenze di banche d'affari estere, oltre che alle sanzioni amministrative miliardarie e alla detenzione per i responsabili. Negli ultimi mesi, aveva fatto annullare le licenze a 44 delle 1 200 banche che esistono in Russia e alcuni giorni prima della sua morte, aveva dichiarato di volere vietare l'accesso al mercato russo "a vita" alle banche implicate in un'attività di riciclaggio. Ammonta a circa a 10 miliardi di dollari all'anno il montante di capitali che passano attraverso le banche russe e provengono dall'estero. È una cifra enorme ma è probabilmente solo una stima che minimizza il reale giro di denaro messo in piedi: questo non è che la punta dell'iceberg.
È stata così messa in atto una vera caccia alle streghe, un'operazione di trasparenza che ha coinvolto molti nomi illustri e ha sicuramente leso importanti interessi, ma non sappiamo fin dove Kozlov, o meno, la Banca Centrale Russa si sono spinti. Non dimentichiamo infatti che quello che è stato colpito non è un uomo o un dirigente, ma un'istituzione governativa, che stava portando avanti una politica internazionale molto dura nei confronti dell'alta finanza occidentale. Presto sarà lanciata la Borsa del petrorublo che accentrerà lo scambio dei prodotti petroliferi provenienti dalla Russia e dall'Asia centrale, con delle conseguenze sul mercato del petrolio molto prevedibili: cambiamento della moneta di riferimento negli scambi, ed energia e risorse in controvalore. Potremmo continuare ancora ed elencare all'infinito gli interessi che la Banca centrale russa stava danneggiando, per spiegare che non si tratta di un semplice regolamento di conti da parte della "mafia russa".
Come affermato da Putin stesso, all'interno della Russia si muovono forze, infiltrandosi, che vogliono far crollare questa macchina quasi perfetta che è stata messa in moto per essere scagliata contro l'Europa e gli Stati Uniti. Molte persone sono state fermate nella cornice dell'inchiesta condotta portando all'arresto di sette persone, che hanno poi condotto al banchiere Alexeï Frenkel, iscritto anch'egli nella lista dei finanzieri colpiti dalle ispezioni sulla regolarità delle attività. Si sono già avanzate delle ipotesi che renderebbero Frenkel innocente, in quanto alcuni non intendono ridurre l'omicidio al "regolamento di conti", tuttavia la stampa russa ha posto il silenzio sul caso, e ha lasciato trapelare solamente informazioni vaghe e approssimative sull'attività di Kuzlov e sulle indagini in corso.

Questo, in ogni caso, è il terzo banchiere russo ucciso, dopo Konstantin Mechtcheriakov, vicepresidente della banca Spetssetstroïbank, e il direttore di una succursale della banca Vnechtorgbank, Alexandre Plokhine: tutti legati da un filo conduttore legato al circuito bancario. Da tenersi invece distinti gli omicidi della giornalista Anna Politkovskaïa, e dell'esule politico Alexandre Litvinenko: entrambi strumentalizzati dai media per alimentare una propaganda anti-sovietica e far così scoppiare un caso da guerra fredda.
E ancora, il 7 gennaio a Londra viene rinvenuto il cadavere di Yuri Golubev, uno dei fondatori della Yukos, il gigante petrolifero sovietico che stava per essere ceduto alla Exxon ExxonMobil e Chevron Texano prima che cadesse fagocitata dalla Gazprom, dopo che è caduto in disgrazia con l'arresto di Mikhail Khodorkosvkiy. La Yukos al momento dell'arresto di Khodorkovskiy nell'ottobre 2003 era la prima compagnia petrolifera russa, dopo la fusione con la Sibneft, e ora prima che venisse smembrata, per poi essere nazionalizzata, stava per cadere in mani americane. Un altro omicidio sospetto nella città di Londra, altri interessi che vengono lesi, altra scenografia.

Molte probabilmente sono "le mafie" e le intelligence coinvolte, in un circolo di contractors e servizi paralleli, entrambi invece controllati da quello che è il servizio segreto ortodosso che riesce in ogni caso a domare le vicende e a proteggere i suoi uomini. Putin ha dietro di sé un sistema talmente chiuso ed efficiente, che anche alla scadenza del suo mandato continuerà ad operare perché è riuscito a cambiare il pensiero: i suoi amici sono al potere, i suoi nemici denigrati, ma entrambi sono ricattati e ricattabili.

18 gennaio 2007

Il trucco di Kyoto che creerà un business per i petrolieri


Il grande business del gas pare non abbia fine, e dopo il balzo in rialzo dei prezzi per l'esportazione grazie alla guerra delle negoziazioni, Gazprom entra nel mercato dei certificati verdi di Kyoto.
Il gruppo energetico Gazprom, attraverso la sua associata Gazprombank, ha concluso un importante joint venture con la banca Dresdner per investire nei progetti che generano crediti di emissione nella cornice dei meccanismi previsti dal protocollo di Kyoto e del mercato europeo delle Emission Trading (ETS).

Il mercato dell'energia così come è stato impostato sarà esso stesso un mercato finanziario che attira capitali, speculazioni e guadagni in virtù di meccanismi tecnici, come quello che può essere il mercato delle emission trading. Infatti, come stabilito dalla direttiva per lo scambio di quote di emissione dei gas ad effetto serra, che recepisce a sua volta il protocollo di Kyoto, un Paese industrializzato ha la possibilità di vendere ad un altro i diritti di emissione in eccesso che derivano da una riduzione dell'inquinamento oltre la soglia che si è impegnato a rispettare. Le quote che eccederanno la percentuale di inquinamento consentita potranno essere negoziate all'interno di un vero e proprio mercato, e potranno essere acquistati da coloro che hanno un deficit di inquinamento. Questi meccanismi flessibili previsti dal Trattato di Kyoto, e ammessi dalla Carta Europea dell'Energia e dalla programmazione europea per l'energia, si basano sulla teoria secondo la quale l'inquinamento si compensa nel suo globale con una riduzione delle emissioni in un'altra regione del mondo, un principio che riflette la teoria dell'entropia. E così grazie alle cdd. Joint implementation, che prevedono la concessione di un credito per la realizzazione di un progetto da parte di un paese "inquinante" in un altro paese, la costruzione di una centrale nucleare o di una centrale a gas, si potrebbero guadagnare ulteriori diritti ad inquinare.

Allo stato attuale la Russia che ha ratificato il testo internazionale nel 2005, è in grado di "vendere" ai gruppi occidentali dei diritti di emissione che corrispondono agli investimenti realizzati sul suo proprio territorio per limitare la produzione di gas ad effetto serra (globali), come ad esempio impianti di sfruttamento del gas. La Russia ha migliorato la sua efficienza energetica dell'11% per un guadagno di oltre 10 miliardi di dollari, di cui 2 miliardi sarebbero attribuibili alla Gazprom grazie al miglioramento dell'efficienza produttiva dei suoi impianti.
Il programma di investimento della Gazprom è già partito, mediante l'acquisizione di una molteplicità di aziende russe per l'estrazione di metano, per poi partire con un piano di espansione degli impianti e degli oleodotti da 70 miliardi di dollari. Parte di tale budget è stato destinato alla Royal Ducht/Shell per l'acquisizione del 50% di Sakhalin.2, il più grande progetto al mondo per la produzione di gas liquefatto; un'altra parte alla costruzione di un gasdotto che collega direttamente Russia e Germania nonché allo sfruttamento industriale del giacimento dello Shtokman. Sarà una vera macchina da guerra quella che Gazprom sta costruendo, attirando su di sé capitali provenienti da ogni parte del mondo e mobilitando le più importanti Banche d'affari. Basti pensare che oltre il 18% del mercato russo delle attività di finanziamento delle fusioni è in mano alla Jp Morgan, e altri saranno pronti ad investire.
Il trucco che si nasconde dietro Tokyo è stato subito colto da Gazprom che ha saputo subito introdursi nel meccanismo e domarlo a proprio piacere, per produrre altro business: speculazioni su speculazioni. L'esempio di Gazprom calza perfettamente, e con un grande paradosso, spiega come questo quadro normativo dell'efficienza energetica è stato studiato proprio per favorire, ancora una volta, le lobbies del petrolio. Kyoto, come la Carta Europa dell'Energia, non porteranno alla risoluzione del problema dei gas serra né allo sperato sviluppo delle energie alternative, perché non hanno margini di utili paragonabili a quelli che si potrebbero ottenere con gli impianti nucleari o a gas. Questi ultimi, oltre a rappresentare la fonte di energia più redditizia al momento, consentono di ammortizzare parte dei costi proprio in virtù di questi meccanismi di compensazione dell'inquinamento.
L'impostazione di fondo che è stata data al sistema energetico è senz'altro profondamente sbagliata, perché non ha alla base un'impostazione ambientalista o scientifica, ma prettamente economica e speculativa, perché segue gli stessi principi che regolano un mercato di transazioni mobiliari. Apre infatti un mercato di investimento per le stesse grandi società del petrolio, che saranno ulteriormente incentivate a migliorare e ad estendere i loro impianti produttivi, o a sviluppare energia nucleare, ma non a sviluppare tecnologie alternative votate al cambiamento dei modelli di consumo e di risparmio energetico.

17 gennaio 2007

La trappola di Washington per Teheran


Non si attenua il clima di tensione che avvolge il Medioriente, in seguito alle recenti indiscrezioni trapelate attraverso i media di un inasprimento dei rapporti con l'Iran, ma soprattutto dopo gli strani eventi nel cielo di Teheran.
Tre forti esplosioni sono state avvertite nella notte dello scorso mercoledì in alcuni regioni dell'Iran senza che sia stata data una plausibile giustificazione: nessun bollettino di incidenti aerei, né registrazioni di strani esperimenti nucleari. La notizia viene ben presto confermata anche dai media occidentali, e solo nella giornata di ieri l'Iran dichiara di aver abbattuto un aereo spia, senza pilota, statunitense che aveva violato lo spazio aereo iraniano.
La correlazione tra i due eventi non è stata ufficialmente dichiarata, tuttavia sembra che siano davvero iniziati i primi scontri in Iran in maniera invisibile e celata agli occhi dei media: la guerra arriverà nelle nostre case solo quando starà per finire, e ciò che andrà in onda sarà solo un grande spettacolo.

Le intenzioni di Washington nei confronti dell'Iran questa volta sembrano più decise e vanno al di là dei soliti ammonimenti o risoluzioni dell'ONU, in quanto gli ispettori non hanno riscontrato un pericolo attuale e immediato nel programma nucleare dell'Iran. Dovranno passare ancora molto anni prima che l'Iran abbia la capacità di produrre un'arma, anche se il governo iraniano destina tutte le sue risorse al programma di armamento. Tuttavia, le restrizioni economiche sono partite, mediante un embargo nei confronti delle banche pubbliche, che blocca le transazioni di petrolio verso i paesi esteri per mandare in tilt l'intero sistema economico. Allo stesso tempo, Bush ha dichiarato un aumento delle truppe in Iraq, nominando alla guida delle forze schierate in Iraq e in Afganistan un ammiraglio della Marina militare americana, una nomina che si giustifica solo se si vede l'azione di Bush una manovra per preparare un attacco contro l'Iran. D'altronde Bush non ha altra scelta in quanto un ritiro delle truppe in Iraq equivarrebbe ad ammettere una debolezza, cosa che mediaticamente potrebbe distruggere l'America stessa, per cui la guerra deve essere allargata per non perderla.

In ogni caso diventa sempre più attuale e vicina la possibilità di un attacco militare sull'Iran prima di questo aprile, come rivelato da alcuni fonti, che verrà sferrato dal mare e non da un altro paese della regione. Verranno senz'altro mirati le installazioni petrolifere ed i centri nucleari dell'Iran, oltre ai centri nevralgici per le comunicazioni telematiche e per i trasporti, nel tentativo di creare caos e isolamento. Le forze per realizzare tale piano sono state da tempo dispiegate, e a questo punto occorre preparare solo l'aspetto mediatico, onde giustificare questa guerra senza provocare molto clamore.

È stato raddoppiato il numero delle portaerei e delle forze aeree nel Golfo Persico, e la stessa aeronautica militare israeliana sta effettuando delle esercitazioni a distanza in preparazione di un attacco sull'Iran, anche se tale notizia è stata prontamente smentita da Israele nonostante Teheran abbia confermato la rilevazione di questi movimenti.
Che nel Golfo vi sia un eccessivo traffico di flotte militari è stato comprovato anche dalla recente collisione avvenuta tra un sottomarino militare statunitense e una petroliera giapponese: due gruppi di portaerei hanno senz'altro poco spazio di manovra, e la concentrazioni di così tante forze navali dispiegate nel Golfo Persico supera ogni i livelli di "precauzione" o "prudenza". Come supera le forze di solito utilizzare per dissipare una guerra civile, il numero di soldati che verranno impiegati in Iraq e Afganistan.
E' pervenuta inoltre la notizia che è stato dislocato uno squadrone di 24 F-16 nella base di Incirlik, in Turchia a nord della Siria.La flotta di aerei americani di Incirlik sono probabilmente destinati a condurre un'operazione sul territorio iraniano, ossia a respingere a bassa quota le eventuali provocazioni militari o dei raid provenienti dall'Iran, oppure a lanciare un avvertimento ai siriani affinché non tentino di sostenere l'Iran.

E così una parte del piano di accerchiare l'Iran è stato già realizzato mediante la distruzione dell'infrastruttura civile e le lotte delle sette in Iraq, in Afghanistan e in Libano, per isolare Teheran una volta immobilizzata la Siria.
Infatti, nel frattempo, è venuta alla luce la contrattazione diplomatica tra i rappresentanti di Israele e della Siria avvenute tra il 2004 e il 2006 per l'elaborazione di un progetto di accordo di pace tra i due paesi. Israele accetterà di restituire il Golan alla Siria e di ritornare alla frontiera del 1967, conservando il controllo della distribuzione dell'acqua le fiume Giordano, mentre la Siria si impegna a interrompere il suo sostegno agli Hezbollah, ad Hamas e ai Mullah. Allontanare la Siria dall'Iran chiuderebbe così lo specchietto per allodole preparato dagli Usa per l'Iran, che rimarrà chiuso all'interno dei suoi confini, avendo solo la Russia alle spalle. Quest'ultima infatti ha solo di recente riconosciuto, dopo le pressioni e le sanzioni comminate dall'America, le consegne di missili all'Iran, insistendo che tale cooperazione tecnico-militare russo-iraniana non violava nessuna intesa internazionale. Evidentemente la Russia sta ancora facendo un doppio gioco con l'Iran, e ha un forte interesse a rinforzare i mullah al fine di riuscire ad indebolire gli Stati Uniti e silurare l'unità internazionale che tenta di isolare i mullah.

Dal canto suo, Ahmadinejad, il Presidente suicida, si sta muovendo in maniera diplomatica verso i paesi produttori di petrolio, come il Venezuela e l'Algeria, così con la Russia, per preparare un eventuale embargo petrolifero su più fronti e minacciare l'America, ben sapendo che non può contare su un sostegno militare diretto, con il dispiegamento di forze militari.
Se questi sono i presupposti, anche se non vedremo una guerra reale, ne sentiremo le ripercussioni sulla nostra economia, che subirà una crisi energetica o un'elevatissima inflazione.

16 gennaio 2007

Verso la creazione di un'economia "panasiatica"


Uno storico accordo è stato ratificato ieri tra la Cina e l'Associazione delle Nazioni dell'Asia del Sud-est (ASEAN), concludendo un'altra importante fase per realizzare una delle più vaste zone di libero scambio al mondo. L'accordo entrerà in vigore questo anno ed aprirà al Sud-est asiatico le porte del mercato cinese nel settore bancario, turistico, immobiliare, tecnologico e dei trasporti.
Questo accordo giunge proprio in occasione dell'accelerazione che è stata data al progetto di creazione della Comunità dell'Asean mediante la conclusione di patto che trasformerà, entro il 2015, l'Asean in un'entità legale con leggi e regolamenti basata sulla cooperazione economica, politica interna ed estera, sociale e culturale nella regione, al fine di compensare i differenti livelli di sviluppo che esistono attualmente in seno all'Asean. Il primo passo fatto nei confronti della Cina, è stato seguito dal Giappone, Corea del sud, India, Australia e Nuova Zelanda, già partner dell'Asean, ma oggi riuniti da un accordo che avrà l'obiettivo di creare una vasta zona di libero scambio.L'ASEAN nasce come Convenzione contro il terrorismo e per la sicurezza della regione, per coordinare le attività finanziarie sospette ed estradare i rispettivi prigionieri, trattandosi di una regione politicamente molto instabile. La Francia è diventata l'undicesimo all'infuori dell'ASEAN ed il primo paese europeo ad avere firmato il Tac ( Trattato di Amicizia e cooperazione), insieme poi al Pakistan, la Nuova Guinea e la Russia, per promuovere la sicurezza energetica della regione. Tuttavia, il cambiamento del sistema economico asiatico, da regione in via di sviluppo, a fulcro della moderna industrializzazione, ha posto la necessità di riorganizzare gli Stati e di rivedere tutti gli accordi, per evitare che l'entità stessa scomparisse.
L'avvicinamento degli Stati asiatici, risponde senz'altro ad una realtà economica sempre più incontestabile - il commercio interregionale rappresenta oramai più della metà degli scambi dei paesi asiatici - ma si traduce anche in un accentramento delle forze politiche dell'intero continente nelle mani della Cina. Mentre la Cina attira più di 60 miliardi di dollari di investimenti diretti, l'Asean arriva a circa la metà, senza contare il grave deficit commerciale nei suoi confronti di 161 miliardi di dollari. L'accordo sui servizi aprirà loro l'accesso ai giganteschi mercati cinesi finanziari, tecnologici e industriali, per perdersi così in questa immensa area di scambio panasiatica.
La creazione di una zona di libero scambio, con l'abbattimento dei dazi doganali e delle differenze tra le economie, darà così la possibilità di creare una vera unione monetaria e finanziaria. Il progetto, sicuramente di stampo neo-liberista ispirato ai modelli dei burocrati del Fondo Monetario Internazionale, avrà senz'ombra di dubbio l'obiettivo di proteggere le economie asiatiche dagli attacchi speculativi dell'occidente, che riescono da soli a mettere in discussione la stabilità economica di uno Stato intero.
In questi ultimi anni il pericolo di crollo delle borse asiatiche è divenuto sempre più frequente e reale, in seguito anche alla svalutazione del dollaro e le tornate speculative dei fondi di investimento controllati da potenti fondazioni bancarie occidentali. Tuttavia, l'estinzione del debito di molti Stati nei confronti del FMI , e la crescita dell'economia, che ingrossa sempre più i conti delle bilance commerciali e così delle riserve valutarie estere, fa sorgere il crescente bisogno di una divisa monetaria forte e indipendente rispetto ad un sistema post-capitalistico.
La prospettiva della creazione di libero scambio potrebbe costituire per l'economia occidentale un pericolo, perché attualmente la forza contrattuale dei vecchi continenti sta nella molteplicità e nella divisione delle controparti con cui occorre trattare. Una volta che verranno dettati stardand commerciali, tariffe e dazi omogenei, nonché un'unica grande istituzione con cui confrontarsi molte cose potrebbero cambiare. Un'unica posizione all'interno del WTO o dell'ONU darebbe una voce molto più autorevole ai rispettivi Stati della regione asiatica, proprio in nome della loro forza ed indipendenza economica.
Allo stesso tempo, unire le voci di un coro così complesso e problematico potrebbe rivelarsi per le controparti occidentali un asso nella manica, in quanto i patti ratificati dall'Istituzione centrale si estenderebbero automaticamente a tutti gli Stati, proprio come avviene oggi all'interno dell'Unione Europea. La creazione di entità centralizzate ha sempre un rovescio della medaglia, perché rischia di annullare la biodiversità dell'economia, di appiattire i bisogni e le soluzioni ai problemi ad un'unica regola, che spesso non provoca vantaggi per tutti ma solo per pochi, perché sono politicamente più forti. La tendenza ad uno o all'altro degli scenari possibili dipenderà su quali basi si costruirà questa "economia panasiatica", se su basi democratiche o sul modello sovranazionale assolutistico del FMI.

15 gennaio 2007

La "pericolosità" della società per criminalizzare il cittadino comune


Stiamo assistendo in questi ultimi anni nella società occidentale ad una degenerazione inquietante del diritto penale e dello stato sociale che porta sempre più ad una criminalizzazione della vita quotidiana e del cittadino comune. Molte delle nuove leggi che vengono emesse tendono a condannare il cittadino comune con pene di reclusione anche quando non ha commesso alcun crimine. Così, mentre per alte sfere vi è un livello assoluto di impunità per i suoi crimini finanziari, economici, ecologici o sociali, il "mondo dei bassifondi" è sottomesso ad un controllo incessante e ad una repressione sproporzionata agli atti commessi.
Da 2 anni, alcune nuove leggi apparse simultaneamente nei paesi occidentali presentano come fattore comune quello di condannare il normale cittadino per gli atti commessi durante la sua vita quotidiana.
Si rischia la prigione per abuso edilizio, per i genitori che non fanno andare i bambini a scuola, per i sans papiers, per coloro che sono privi di documenti o sono ai margini della società, come i mendicanti o gli abusivi. In alcuni Stati, come la Francia, si rischia il carcere per eccesso di velocità, se si è responsabili dello stato di ebbrezza di qualcuno che ha provocato un incidente, o per la morte di una terza persona durante un incidente stradale.
Sino poi ad arrivare al patologico esempio delle leggi sulla legittima difesa dei propri beni, che ammette in maniera assurda che si possa provocare la morte di qualcuno, solo per difendere dei beni materiali: non esiste in questo caso alcun rapporto tra il pericolo che si corre e la contromisura che si prende.
Si cerca insomma in tutti i modi di eliminare ogni rischio di incidente, ogni rischio di morte legato a degli eventi casuali, cosa di per sé impossibile in quanto il pericolo è una cosa che fa parte della vita stessa. Se una società vuole eliminare ogni rischio non farà altro che esasperare la vivibilità stessa, agendo sulla psicologia delle persone che sentendosi costantemente nel mirino della sorte, si sentiranno obbligate a prendere sempre le dovute precauzioni. Dagli allarmi agli antifurti, dalla vigilanza elettronica alle assicurazioni, sino a procurarsi un'arma: la paura, renderà la società sempre più pericolosa, e sempre più un vespaio di caos o crimini.

Allo stesso tempo, per compensare gli episodi di ingiustizia che portano a condannare persone innocenti, viene concesso l'indulto o l'amnistia, ottenendo come risultato quello di causare diffidenza e panico diffuso tra le persone. Un panico che viene ancor più amplificato dai media che trasmettono incessantemente e in maniera ripetitiva notizie di cronaca, di crimine e violenze domestiche, che colpiscono le piccole comunità, i piccoli paesi di provincia apparentemente tranquilli, le realtà suburbane abitate dall'impiegato o operaio medio. Le realtà disagiate, delle periferie urbane, post-industriali, in cui regna disoccupazione e degrado non fanno notizia, perché appartengono ormai alle notizie già apprese e già conosciute. Ciò che invece sconvolge di più sono gli episodi che contaminano la vita normale, che danno come messaggio subliminale quello che ognuno di noi può essere il prossimo ad essere colpito da dei crimini violenti e inaspettati. Da una decina di anni, i media hanno introdotto progressivamente una parola ed un concetto che non esisteva precedentemente: la "pericolosità". Così i media hanno inventato dunque, o "sostituito" questo concetto con l'idea che se qualcosa o qualcuno non sono realmente ed obiettivamente pericolosi, lo potrebbero comunque essere potenzialmente. La percezione del pericolo potenziale è una cosa soggettiva, e ogni innocente diventa potenzialmente colpevole.
Il cittadino ordinario sarà sottomesso ad un'oppressione permanente, una sorveglianza elettronica costante, ed una paura onnipresente. Se seminiamo la paura allora raccolgo la sottomissione.
Una volta che i media hanno preparato il campo i governi hanno creato delle nuove leggi e dei nuovi reati basate su delle nozioni giuridiche sfumate e ambigue. Si sono create così delle pene per "procurato pericolo altrui": in virtù si questo principio una persona può essere incarcerata anche se non ha causato nessuno danno reale ad altri.

Grazie all'11 Settembre, un passo in avanti nella storia del diritto è stato fatto negli Stati Uniti, col principio degli "arresti preventivi". Se avete un'accusa di terrorismo, potreste essere incarcerati oramai per un periodo illimitato, senza sentenza e senza un limite di termine per il vostro processo, anche se vi è solo il sospetto che possiate commettere un atto di terrorismo. Per esempio, essere di religione musulmana, frequentare le moschee potrebbe rendervi un probabile terrorista, e dunque un pericolo per la società. La nozione di atto terroristico viene stravolta a tal punto da coinvolgere fatti che non hanno niente a che vedere col terrorismo.

Vediamo così questa inquietante degenerazione del diritto che porta alla penalizzazione delle intenzioni e non degli atti. Tuttavia questo principio è assolutamente contrario allo stato di diritto, alla democrazia, e porta a creare una dittatura, ad una situazione in cui sarebbe possibile incarcerare delle persone per le loro opinioni. Ben presto potremmo davvero assistere alla statuizione del "crimine psicologico", della "polizia psicologica", in cui l'uomo non sarà più ucciso, ma sarà "eliminato", "cancellato" mediante l'alienazione della sua mente.
Sono questi scenari sicuramente futuristici, ma non così inverosimili come potevano sembrare qualche decennio fa, perché più la nostra società va avanti, più possiamo notare come degenera lo stato di diritto e il "mondo del grande fratello" non sembra poi così diverso dal nostro.

14 gennaio 2007

La strana liberazione degli ostaggi italiani in Iraq

13 aprile 2004. Quattro italiani sono rapiti sulla strada che da Baghdad porta ad Amman. Sono Maurizio Agliana, Umberto Cupertino, Fabrizio Quattrocchi, e Salvatore Stefio. A sequestrarli, un gruppo di guerriglieri islamici sunniti, le falangi verdi dell'Esercito di Maometto.
Molto ha fatto discutere il loro rapimento, ma soprattutto la loro liberazione in una rocambolesca azione, che ha coinvolto molteplici organizzazioni umanitarie e forze militari.
Il filmato che vi mostriamo continua a gettare dubbi su un rapimento che ha lasciato dietro di sè un grande mistero. Perchè uccidere uno dei sequestrati?Perchè sono riusciti a trovare il luogo del rapimento dopo più di 56 giorni? Qualcuno ha sicuramente fatto un gioco sporco, e l'Italia si è mostrata ancora una volta come una serva delle lobbies che volevano quella guerra.

11 gennaio 2007

Un'esplosione misteriosa scuote l'Iran

Nel pieno della notte di mercoledì, è stata sentita un'esplosione nella città di Kermân, accompagnata poi da un grande frastuono che ha risuonato in tutta la zona tra le montagne delle province di Yazd ed Ispahan. Dalle prime indagini è stato sicuramente escluso un incidente aereo, perché nessuna linea aerea ha segnalato nulla, né alcuna società di trasporto aereo internazionale ha denunciato la scomparsa di uno dei suoi aerei.
Alcuni hanno ventilato l'ipotesi della probabile presenza di un aereo militare straniero, o di un eventuale esperimento nucleare sotterraneo.
La tensione è tuttavia è alta, perché qualsiasi episodio inaspettato può acuire la crisi nucleare in atto tra Iran e Israele.

L'embargo bancario all'Iran e la propaganda del petroeuro



In nome della guerra economia dichiarata all'Iran, Washington ha annunciato che congelerà gli averi della banca pubblica iraniana "Sepah", accusata di finanziare la produzione e le transazioni di armi. Il Tesoro aveva già annunciato ad inizio settembre di aver già cominciato ad eliminare ogni relazione tra il sistema finanziario americano e altri stabilimenti iraniani, accusati di sostenere delle gli Hezbollah. Di conseguenza le istituzioni finanziarie e le imprese hanno cominciato nel mondo intero a rivalutare le loro relazioni commerciali con l'Iran, riducendo o interrompendo le loro relazioni commerciali con l'Iran. Gli Stati Uniti hanno chiesto infatti insistentemente a tutti i governi di rispettare gli obblighi imposti dalla risoluzione 1737, imponendo di chiudere così tutte le agenzie della banca Sepah all'estero, particolarmente quelle di Roma, Parigi e Francoforte.
Sono queste le prime misure della guerra economica contro l'Iran, che hanno senz'altro come obiettivo quello di colpire non l'economia del Paese ma i centri nevralgici delle istituzioni, accumulando prove di circostanza contro le pratiche finanziarie dell'Iran, soprattutto con la Russia e la Corea del Nord.

Già da un anno i banchieri Europei e americani stanno ostacolando l'ingresso al sistema finanziario mondiale delle banche iraniane, diffondendo la notizia su un loro probabile coinvolgimento in racket internazionale o traffico di armi di distruzione di massa. La guerra economica contro l'Iran è da tempo in atto, anche senza una risoluzione ONU, ad opera delle lobbies del petrolio e quelle bancarie che vogliono mettere le mani sui giacimenti di gas e di petrolio dell'Iran. L'intero sistema bancario americano è stato bloccato alle cinque banche pubbliche iraniane, in modo da isolare poi uno stato intero. Infatti, essendo prima il petrolio negoziato tradizionalmente in dollari, gli Stati Uniti hanno vietato alle banche americane di contrattare direttamente con una banca iraniana per la vendita del petrolio.
In risposta a tale mossa, l'Iran lanciò il suo piano di creare una borsa internazionale per lo scambio dei prodotti petroliferi utilizzando come moneta di contrattazione l'euro e non il dollaro. Allo stesso modo, la Banca Centrale ha affermato che a partire dal gennaio 2007 avrebbe cominciato un'attività di diversificazione delle riserve fino ad eliminare i petrodollari accumulati.

Entrambe le dichiarazioni sono state ottime strategie politiche, ma prive di un fondamento economico o tecnico, in quando non possedeva ancora le giuste infrastrutture telematiche e le relazioni per coinvolgere dei partner negli scambi. Inoltre è trapelata attraverso i media iraniani la notizia che la Banca Centrale abbia prosciugato tutte le sue riserve monetaria, in seguito all'embargo bancario che da tempo sta subendo l'Iran e lo ha costretto a indebitarsi nei confronti dei suoi stessi partner come Russia e Cina. Per tale motivo dinanzi alla notizia che l'Iran abbia cambiato le sue riserve di dollari in euro, possiamo avanzare l'ipotesi che abbia cambiato la denominazione del suo debito in realtà. Tale scelta, sebbene ha un motivo strategico e politico di fondo, è stata criticata da molti perché potrebbe in futuro portare all'accrescimento del debito in seguito all'aumento del cambio dell'euro. Il passaggio delle importazioni e dei petrodollari in euro potrà forse aiutare a sfuggire agli ostacoli messi dagli americani ai loro trasferimenti di denaro, appoggiandosi alle banche francesi e tedesche, ma la conversione dei dollari accentuerà ancora di più le perdite di cambio dell'Iran.
Inoltre la decisione molto politica dei mullah non ha avuto alcuna incidenza sul mercato dei cambi, scossa più che altro dalle manovre della Russia, della Nigeria e dell'Adzerbaijan. L'Iran ha forse voluto emulare altre economie più forti, come la Cina, che basa invece le sue riserve sulla bilancia commerciale, sulle sue esportazioni.

L'economia iraniana è indebitata fino al collo, non può permettersi di tentare speculazioni monetarie, e può solo giocare con le sue dichiarazioni ad effetto per colpire l'opinione pubblica. Quella che era la guerra dell'Iran al dollaro si è rivelata una grande bufala, perché in realtà è stato il dollaro a boicottare Teheran e le sue banche pubbliche. Per tale motivo è cambiata la strategia di difesa dell'Iran, che ha così deciso di far leva sul gas per colpire direttamente la Turchia, ma indirettamente l'Unione Europea ed Israele, chiudendo i rubinetti al Bakou-Tbilissi-Ceyhan. Costringendo così tali Paesi a cambiare i canali di distribuzione, dalle major occidentali alla Gazprom, fida alleata, che sta proponendo così un percorso alternativo al Gas. Allo stesso tempo ha deciso di prendere parte alla spartizione dei poteri dell'Iraq, scegliendo così di finanziare con un miliardo di dollari la ricostruzione del Paese, e in un certo senso una lobby che dovrebbe fare gli interessi dell'Iran o della Russia.

Nel Medioriente si sta aprendo infatti una vera guerra tra le lobbies arabe finanziate da una parte dalla Russia, attraverso l'Iran, e dall'altra dall'America. Bush ha infatti esplicitamente dichiarato che il contingente americano non lascerà l'Iraq fin quando non saranno individuati ed eliminati i gruppi di terroristi che alimentano la guerra civile. In realtà vogliono ricreare una lobby islamica, distruggendo quella che sino ad oggi ha controllato l'Opec, e porla sotto lo stretto controllo dell'America, per poi utilizzarla contro l'Occidente e nelle strategie di guerra al terrorismo.

10 gennaio 2007

La Tesla Roadstar in Italia


La Tesla Roadster sbarca sul mercato Italiano dopo aver venduto l'intera produzione del 2006.
Si presenta come la macchina elettrica del futuro, con un nome che attira su di sè il fascino di un mistero, il segreto di Tesla e dell'energia cosmica che scoprì all'inizio del secolo.
Sicuramente la Teslacar ha qualcosa di diverso dalle altre auto, una tecnologia innovativa, che si proietta nel futuro, ma allo stesso modo continua a nascondere la vera invenzione di Tesla, risalente al 1931, che si basava sulla trasmissione dell'energia attraverso l'etere.
Il nome di questo scienziato sembra comunque essere ritornato, per ricordare che il futuro è molto vicino.

Il rapporto dell'FBI di investigazione
sulla vita di Nikola Tesla


09 gennaio 2007

Raid in Somalia: ancora una guerra per il petrolio

L'Aeronautica degli Stati Uniti, in queste ultime ore senza sosta, la somalia, per colpire delle cellule di Al Queda probabilmente responsabili degli attentati alle due ambasciate americane in Afriche che risalgono al 1998. L'Africa è da mesi terra di scontro delle grandi multinazionali del petrolio, e così dopo la Nigeria e l'Etiopia, e la Somalia è essere l'obiettivo degli interventi militari.
Questa è ancora una volta una guerra per il petrolio, dopo le tensioni create sul mercato petrolifero da Russia e Iran, mettendo così in stato d'allerta sulla crisi degli approvvigionamenti. La Cina da tempo sta armando l'Africa per ottenere in cambio la concessione dello sfruttamento dei pozzi di petrolio, e assicurarsi un'alternativa alle scorte di petrolio iraniane e russe.
Questa scia di sangue e terrore continuerà anche nei prossimi mesi e vedremo aprirsi in varie zone dell'Asia centrale e del Medioriente ulteriori fronti di guerra per garantire all'Occidente il controllo delle riserve petrolifere.