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12 agosto 2006

L'Apocalisse è già arrivata

Un altro attentato sventato dalle intelligence internazionali, ancora terrore e caos per evitare l'apocalisse dell'Europa e dell'America. È tutto così assurdo, inverosimile, ma soprattutto tutto così falso, vorremmo davvero sapere chi ormai è disposto più a credere a tanta follia. Dopotutto dovevamo aspettarcelo, perché i segnali si erano già da tempo manifestati e ricorrono ancora tutti i presupposti per spiegare il perché di questa grande farsa.
Primo tra tutti il ricorrere della data del numero 11, dopo l'11 luglio per aspettare l'11 settembre, e condire il tutto con un grande spettacolo mediatico. Ancora una volta si parla di "rotte del terrore", tra Londra e New York, con una fantomatica banda di terroristi pakistani pronti a prendere il controllo dei boeing con armi sofisticate e allo stesso fatti da componenti acquistabili liberamente in commercio.
Hanno individuato l'arma, una "bomba all'esplosivo liquido" azionabile mediante un comunissimo lettore mp3, una rivoluzionaria invenzione dei terroristi per eludere i controlli, costruita con banalissimi componenti ovunque reperibili.


Una nuova arma che utilizza l'acqua sicuramente esiste, ben più pericolosa e invisibile di quello che vogliono far credere, ma certamente non è questa: ciò che ci danno è solo la spicciola verità a cui dobbiamo abboccare per assecondare i grandi piani del sabotaggio. Infatti l'azione dei servizi per bloccare il grande attentato ha scatenato panico e una vera apocalisse in terra, con danni e vittime di gran lunga maggiori di una guerra o di un attentato: non c'è prezzo o azione che possa guarire i popoli dal terrore, che possa indurli a fidarsi di nuovo del proprio vicino. Hanno privato le persone in viaggio in un periodo di afa e caldo dell'acqua, dei liquidi, persino dei biberon per il proprio bambino, hanno sequestrato le valigie e ogni avere, costringendo questa massa di gente a restare nell'aeroporto per un'intera giornata. Tutti i voli sono stati cancellati, con disservizi e ritardi in tutti gli altri aeroporti del mondo, proprio in un periodo di grande deflusso su scala internazionale per via delle vacanze.
Quest'azione è in realtà una scatola cinese, studiata e progettata nei minimi dettagli perché funzionale e rispondere a molti obiettivi, tra cui quelli economici e finanziari sono una componente molto importante. Questa manovra costerà ai passeggeri milioni di euro, così come alle compagnie assicurative che, tra ritardi e procedure di rimborso, non risarciranno tutti i soldi. Sarebbe davvero interessante verificare i bilanci e i conti trimestrali delle compagnie aeree e delle società di armamento dopo questo blitz antiterroristico. Non bisogna inoltre escludere l'ipotesi che si è voluto anche bloccare la movimentazioni di circolante e soldi contanti dall'Inghilterra verso le madri patrie degli emigranti residenti all'estero.
A tutto questo occorre aggiungere il grande risultato di spostare l'attenzione mediatica dall'aggressione delle potenze occidentali della terra musulmana, alla guerra per il terrorismo e il fondamentalismo islamico che mina la nostra sicurezza. Non sono ritardati i primi arresti in massa di immigrati musulmani in tutt'Europa: sono stati prelevati e condotti nelle questure senza alcun motivo, e vedrete che dopo interrogatori, legnate e celle di isolamento ammetteranno di essere una cella di al queda. Sono ormai settimane che giungono dalla rete le minacce di Al queda all'america se non lascerà l'Iraq, se proverà ad attaccare l'Iran e se non ritirerà le truppe dell'Afganistan. Oltretutto il governo Iraniano ha rilasciato il figlio di Bin Laden, e ormai per la stampa si prepara ad essere un nuovo personaggio carismatico dei combattenti libanesi. Lanciare il pericolo del terrorismo consentirà l'approvazione di un'importante risoluzione Onu che decreterà l'avanzata dell'America verso l'Iran, e la parziale vittoria contro la Russia. Potrà così risolvere in parte il grave problema del crack finanziario americano,e da quella privilegiata situazione controllare il mercato energetico, attraverso il presidio delle pipeline che attraversano il medioeriente, e poi quello delle merci provenienti dalla Cina e dall'India.
È ora in atto la strategia del sabotaggio che porta con sé panico e smarrimento, al quale i media e i guardiani delle lobbies rispondono con il ricatto morale dell'occidente: dinanzi a tale situazione i nostri governi devono prendere decisioni impopolari come decidere interventi aerei e forze di contrapposizione. A questi poi seguiranno i provvedimenti invasivi della privacy, per tracciare i conti correnti, i movimenti delle persone e persino della carta moneta.

11 agosto 2006

Se voi avete origini nobili, noi veniamo dalle fogne?


Ciò che la Etleboro da anni vanta è una profonda conoscenza dei "sistemi", che "I signori delle bugie", accattoni e prostitute del dio denaro, nascondono offrendo solo chiacchiere alle nostre Televisioni. Bonus, incentivi, provvigioni, contratti di collaborazione continuativa: sono le nuove parole dei "predicatori", gente che ha venduto sé stessa per avere una poltrona, oltretutto zoppa perché se fosse dritta almeno riuscirebbero ad avere il sangue al cervello al giusto livello.Poi chi non riesce ad ottenerla fa di tutto per averla, e butta fuori dalla bocca qualsiasi cosa le venga in mente, come se mettesse merda nel ventilatore.

Nell'affrontare alcuni discorsi le persone incredule ascoltano e chiedono di essere convinti, di avere prove e fatti di una realtà che contraddice quella che hanno acquisito come verità con un atto di fede, perché è scritto sui libri o perchè lo ha detto la televisione. Hanno creato delle nuove materie, come la psicologia o la statistica, una nuova scienza, e così facendo hanno dato vita ad un nuovo linguaggio, a figure o stereotipi che entrando nella nostra mente alterano il pensiero. Si sono impossessati delle parole e delle immagini per collegare ad esse poi un marchio, un'idea e un messaggio: questo è un etnocidio perché pian piano le nostre parole scompaiono e si tramandano quelle di Vodafone, delle pubblicità fatte da persone che conoscono bene la natura della psiche umana. Per tale motivo oggi siamo molto orgogliosi che le nostre parole comincino ad essere capite e usate da chi ci segue, perchè solo così potremo andare avanti, solo usando le nostre parole e bandendo le scienze sconosciute avremo la possibilità di non cancellare il nostro pensiero. Molti ora parlano di Tela, di tecnicismi, stanno facendo rivivere la stessa parola Etnocidio che era stata cancellata, anche se qualcuno, si è subito impossessato di questa parola, per farne un business, vantando di essere migliori di altri, ma niente di diverso rispetto a ciò che abbiamo già.

Sentiamo persone che dicono di provenire da antiche stirpi, da nobili origini, senza sapere che è stata questa gente a ridurci in questo stato, e che se oggi abbiamo questo tipo di problemi è perché abbiamo ascoltato le loro prediche, i predicatori che sono saliti su un pulpito a parlare. Chi siete, vogliamo sapere chi siete voi che tanto predicate,vogliamo i vostri nomi: noi li stiamo facendo e non ci fate certo paura, perchè voi potete avere tutte le armi più potenti, ma non avrete mai l'Intelligenza. Con tutte le loro leggi e i loro grandi mezzi, hanno comunque paura di noi; l'unica cosa che spaventa questi accattoni, venduti, traditori criminali, depravati, cocainomani, che si credono super uomini, è la Scienza. Sarà la scienza a cancellare la legge, perchè le leggi servono a questi Baroni Ladroni, per impossessarsi del nostro pensiero.
Chi dice di avere origini nobili, allora ha le origini dei ladri, chi parla di società Rettiliane è un predicatore per depistare, mentre chi parla dell'esistenza degli extraterrestri allora vuole incutere timore. Dietro tutto questo ed altro ancora vi sono persone manipolate che non sanno neanche di esserlo e così, senza saperlo, fanno il gioco dei Baroni Ladroni. Le cdd. o a strutture rettiliane, non sono altro che dei Sosia, che, grazie alla plastica facciale, sono davvero irriconoscibile.Tutto questo e quello che vediamo è una fiction surreale, è nealla nostra testa e la scienza vera, non ha nulla a che vedere con il marketing, la statistica, la comunicazione, che pruducono esperti e consulenti. Ma esperti di cosa, di rapine?


Le nostre lunghe ricerche ci hanno condotto a Nikola Tesla, un'unica grande mente che ci ha catapultati in quest'era moderna, ma ancora non viene riconosciuto. Ancora oggi l'Italia e la scienza italiana non riconosce la scoperta della Radio a Nikola Tesla, bensì a Guglielmo Marconi, mentre dal 1950 una sentenza del Tribunale Americano stabilisce il contrario: ancora oggi noi siamo circondati da gentaglia che fa finta di non capire. Questo perchè dietro una menzogna si nascondo il segreto di una società Elettromagnetica, delle poche verità, e una di queste è la risposta alle domande millenarie dell'esistenza dell'uomo: da dove veniamo e chi siamo.

Queste organizzazioni non devono essere all'interno dei movimenti per controllarli, non devono infiltrare spie nelle nostre istituzioni, né nel cosiddetto terrorismo, perchè riescono a controllarci e manovrarci da ben lontano. La teoria del crimine Invisibile è una teoria che spiega chiaramente come avvengono i sequestri, gli attentati, ma nessuna intelligence è capace di preventivare un'azione diretta da multinazionali e centri di poteri, dalle entità economiche, che hanno a disposizione eserciti e contractor. Basti pensare alla DTS, una società Americana, che è un esercito privato con navi, aerei ed elicotteri a disposizione, nonché centri in quasi in tutto il mondo: carne da macello per operazioni di sabotaggio, e di sequestri.

Sabotare la mente della gente equivale a farle credere delle cose sbagliate con l'illusione, la speranza di lavorare con laute parcelle, con bonus e incentivi. Ma chi sono questi personaggi? Chi erano i loro padri,ditecelo ,chi erano I vostri antenati? Diteci i loro nomi, i nomi dei ladri ma che ora sono la potere e annunciano le decisioni prese. Allora, signori nobili, ditecelo allora chi siete, perché se noi, per le nostre umili origini, veniamo dalle fogne, voi per caso siete degli extraterrestri, dei rettili? Le cene con le ostriche e lo champagne, il caviale, le donne, le case con le piscine, i cani di razza, le auto lussuose, e ancora i gioielli, da dove vengono, sono caduti da quale cielo queste cose? Sapete qual è il nostro, allora dite il vostro. I nobili delle famiglie di nobili, ladri e a loro volta figli di ladri, ladrone tramandato di generazione in generazione. Vino veritas.

Una prova di ciò a cui ci stanno portando basta dare uno sguardo all'assurdità che oggi in Inghiterra ha causato ore di caos e confusione, in nome delle azioni di intelligence per arrestare dei terroristi pronti a fare dell'Inghilterra la nuova "11 settembre". Questo è ciò che mesi fa definimmo sabotaggio, ossia manovre volte a creare solo smarrimento e panico, in modo da controllare le persone e i popoli occidentali, persi delle carte di credito e nell'indebitamento al consumo. La guerra all'Iran e alla Siria può essere rilevante o meno, in quanto non è ormai questo il vero obiettivo: il terrore confusionario crea anarchia e maggior controllo mediatico. Tutto questo è reso possibile proprio dall'opera dei nuovi profeti che da un'emittente privata, o da testate giornalistiche, parlano di terrorismo, quando poi, molto probabilmente si tratta di un gruppo di ragazzi musulmani raggruppati su di un aereo da un'agenzia di viaggio. Si troveranno così nel posto sbagliato al momento sbagliato, saranno arrestati e dopo una carica di legnate saranno rinchiusi in una cella di isolamento: da 2 mesi saranno disposti a confessare di aver avuto le visioni di Bin Laden in persona.
Se non esiste il controllo delle menti, i loro piani sarebbero vani, così se noi tutti ci fermassimo per pochi istanti capiremmo l'assurdità delle storie che ci stanno raccontando.

10 agosto 2006

La Bonino Telecomandata


La violazione della legge della privatizzazione del 1997 ha giustificato l'opposizione del governo alla vendita di Autostrade, che essendo una "golden share" non può essere venduta senza l'autorizzazione del governo, dell'ente concedente. Questa resistenza del governo giunge un po' inaspettatamente, dopo la convinta approvazione di Prodi e l'esecuzione della fusione senza molti problemi. Come abbiamo già avuto modo di spiegare, è un'eccezione ragionevole e intelligente, ma forse vana perché presto si attiverà quel "meccanismo invisibile" della Comunità Europea che sbaraglia le ragioni nazionali nell'interesse della "libera circolazione dei capitali".

Di tale timore se ne carica subito Emma Bonino, divenuta Ministro delle Politiche Comunitarie e del Commercio Internazionale, dopo aver smesso di fingersi no-global insieme con il Banchiere Soros. Ammiriamo molto la tempestività dei suoi interventi, che, in maniera ormai automatica se non "telecomandata", giungono non appena sono in discussione temi di liberalizzazione o di privatizzazione. Ricordiamo benissimo l'enfasi delle sue "lotte radicali" quando denunciò l'esistenza di 450.000 profughi kossovari, genocidi e treni blindati: urlò così tanto che decisero un intervento aereo per farla smettere.
La sua sfolgorante ed illustre carriera l'ha condotta ad assumere una posizione importante sia all'intero del governo che sulla scena internazionale, evidentemente le lotte radicali hanno dato i suoi frutti.

Ora che è divenuta Ministro può permettersi di parlare per il bene del Paese, e rilasciare dichiarazioni di grande effetto che non giungono mai casualmente e dissipano con poche parole gli sforzi sinora fatti per impedire che Autostrade sia venduta. Se la legge giustamente impedisce l'acquisizione di Autostrade da parte di un costruttore, e se la Commissione Europea è riuscita solo a sollevare solo dei dubbi di procedura e di forma, allora, secondo la Bonino, va cambiata la legge. L'Italia ha bisogno di investimenti esteri diretti, dato il deficit di 115 miliardi di euro nel bilancio delle grandi opere, e per tale motivo vanno eliminati tutti gli ostacoli o ogni semplice segnale che faccia sospettare la resistenza alla penetrazione di investitori esteri. Dunque va eliminata quella clausola che vieta l'integrazione verticale tra concessionari e concedenti, nonché quella della Golden Share e qualsiasi norma che possa provocare una fuga di capitali. Spinge dunque verso la liberalizzazione e la deregolamentazione, come quelle norme che impediscono la creazione di imprese nel giro "di sette ore" come accade a Dubai. È inutile qua ricordare al nostro Ministro il tipo di "imprese", se così si posso chiamare, che vengono aperte nel giro dei poche ore: sicuramente quelle dei Baroni Ladroni fatte di un solo computer in una stanza anonima di un grattacielo, ecco tutto.
La Bonino ha dichiarato che, nel momento in cui si intensificheranno gli scambi commerciali nel Mediterraneo provenienti dal vicino Oriente, l'Italia deve essere dotata di autostrade, linee ferroviarie e porti ben attrezzati a smaltire tali traffici. Per far questo ci occorrono i capitali esteri, e dobbiamo dunque uscire da questo nostro provincialismo, e soprattutto risolvere il problema del commissariamento dell'Italia per 260 cause. Occorre ridurre così i tempi burocratici del recepimento delle direttive europee, che devono essere introdotte per "direttissima", come se fossero decreti o provvedimenti amministrativi.
Insomma la situazione è alquanto surreale, perché se una "lavandaia" deve aver il potere di decidere della vitalità dell'economia di un paese vuol dire che l'Italia non ha più menti che possano amministrarla.
Stesso delirio insensato segue la chiusura del Doha Round. Si dichiara costernata e dispiaciuta che un progetto di liberalizzazione degli scambi "multilaterali" sia fallito, perché da esso sarebbe derivato un utile globale di bilioni di dollari, metà dei quali sarebbero finiti nelle bilance commerciali dei paesi poveri. La Bonino ha forse le idee un po' confuse, perché la causa ultima della povertà degli Stati è il capitalismo occidentale, sono i paesi industrializzati e le organizzazioni come la Wto, un'Entità sovranazionale i cui consulenti e le cui riunioni sono sempre tenuti nell'oscurità. L'unico modo che hanno gli Stati poveri per cautelarsi è il protezionismo, la tutela delle proprie risorse dalle mire colonialistiche delle multinazionali. Il Venezuela ha capito, per esempio, che per riacquistare una certa sovranità deve controllare e possedere le attività di estrazione del petrolio, dicendo finalmente "basta" ai contratti "buy back" delle maior del petrolio. La globalizzazione è un processo che, agendo sulla distribuzione della ricchezza, indebolisce i paesi poveri, che chiedono solo di essere lasciati in pace: non vogliono né la nostra tecnologia né la nostra democrazia. Tutti dovrebbero sapere che il debito del Terzo Mondo è una pura menzogna, non sono altro che gli interessi che maturano su un capitale che risale all'era del colonialismo, inventato dagli Inglesi per avere il controllo di quelle terre. E se spesso sentiamo dire che uno Stato riduce il suo credito verso il Terzo mondo, dobbiamo essere coscienti del fatto che ciò che viene ridotto è il monte interessi ma non il capitale.

Siamo davvero sconcertati che una convinta combattente radicale neghi quest'evidenza e continui a fare gli interessi dei Banchieri. O forse dovremmo pensare che il partito radicale sia un prodotto del "governo invisibile" per sviare e controllare la controinformazione e l'opposizione ai movimenti di globalizzazione??!
Non sappiamo dare una risposta, ma il fatto sta che Pannella ad ogni sciopero della fame ingrassa di due chili!
Sarebbe meglio a questo punto che la Sig.ra Bonino si dia alla cura della casa, e lasci stare la politica, sempreché non faccia tutto questo per aspirare ad un grande ruolo nella politica internazionale, sulla scia del successo della Carla del Ponte.

09 agosto 2006

Autostrade: l'ultima parola è sempre dell'Europa


Con una lettera inviata all'Anas, il governo si è dichiarato contrario alla fusione tra Autostrade e Abertis, in forza di una normativa che vieta la partecipazione nell’ "azionariato stabile" di soggetti che hanno un conflitto di interesse, perché titolari di un'attività di costruzione. La fusione determinerebbe poi anche un cambiamento del soggetto controllante, che sarebbe anche concessionario statale di Autostrade, e per tale motivo si teme una modifica degli obiettivi strategici e dei servizi erogati. Nel suo complesso l'opposizione del governo sembra ben strutturata, sicuramente volta ad aggirare il problema della partecipazione di un soggetto estero, che farebbe, in automatico scattare la censura della Comunità Europea perché discriminante rispetto a soggetti non residenti.
Tutti sono infatti coscienti della vera preoccupazione del governo, ossia dell'acquisizione del controllo di un asset statale così importante, soprattutto in vista dell'acuirsi dei redditi sulle merci, da parte di enti esteri. Un timore ancor più fondato nell'ipotesi in cui Benetton decida di cedere totalmente la partecipazione detenuta, ma su di essa ben poco può incidere il governo soprattutto dopo la privatizzazione della società.

Alla lettera che nega l'autorizzazione del governo alla fusione risponde la Commissione Europea, nella persona del Commissario alla Concorrenza, Neelies Kroes, descrivendo tutte le sue preoccupazioni su di un'operazione poco chiara. Se la lettera inviata all'Anas rappresenta un atto di rifiuto "formale" - si intenda "ufficiale" - andava prima di tutto notificata alla Commissione e poi annunciata. Per cui, qualora la posizione del governo sia ufficiale, questa sarebbe comunque viziata da un dettaglio procedurale, che la renderebbe così attaccabile presso la Corte di Giustizia. Nel caso contrario non vi è molta differenza, perché qualora sia solo un'analisi preliminare, darebbe loro l'opportunità di sindacare nel merito della questione.
Per quanto riguarda il merito infatti, la CE ritiene che questa eccezione sollevata dall'Italia rappresenti comunque una violazione della libertà di stabilimento e di circolazione dei capitali, sancita dal Trattato CE. A chi oppone che si intende censurare il conflitto di interesse tra la società appaltante e i soggetti appaltatori, e dunque costruttori, si può anche rispondere che lo statuto di Autostrade non impone l'assenza di costruttori. Il riferimento all' "azionariato stabile" può essere visto come un limite che vieta la vendita ad un costruttore per i primi 36 mesi dall'acquisto della partecipazione. Tra l'altro non si può parlare di conflitto di interessi quando i Benetton, controllante del gruppo, intrattiene rapporti d'affari con Inpregilo.
Diciamo che la situazione è molto complessa, ma soprattutto è ancora aperta e molto si deve ancora decidere, perché all'orizzonte si prospetta una schermaglia tra avvocati e Commissione Europea, nonché con la Abertis che non intende cedere. Anzi, in Spagna è già iniziata la polemica che dipingerebbe l'Italia un paese protezionistico, con molte riserve e limiti soprattutto nei confronti di società spagnole, e queste polemiche getterebbero l'Italia in pasto ai leoni senza un reale motivo.

Tra l'altro, la dichiarazione del governo di combattere il conflitto di interesse taglia un po' le ali alle Banche d'Affari e ai fondi del private equity, come Clessidra, formato da imprese di costruzione italiane. A promuovere tali progetti volti ad acquisire partecipazioni nella Nuova Abertis, controllante della fusione, o della stessa Autostrade, vi è Deutsche Bank, ma anche Banca Intesa e Credit Suiss.

Ciò premesso ora non possiamo che aspettare l'evolversi degli aventi, e l'unica ipotesi che possiamo formulare è sul perché si è deciso di interrompere la fusione. Possiamo ipotizzare che il Buon Di Pietro abbia indovinato una formula tecnica per aggirare l'ostacolo, mentre gli altri glielo hanno permesso ben sapendo la mole del muro contro cui si andava a scontrare. Diversamente, date le pretese dei fondi di investimento su Autostrade, non è da escludere che altre entità vogliano appropriarsene sottraendola a Banca Caixa, dietro la quale si muove il Banco Santander.
Può essere questa un'altra guerra tra Banche che, usando politici e associazioni, tentano di appropriarsi di parte del controllo, o di spuntare dei costi più bassi. A vigilare sullo svolgimento dell'operazione vi è sempre la Comunità Europea alla quale, noi stessi, abbiamo conferito poteri che vanno al di là della stessa politica monetaria, e che rappresenta oggi un' Entità più che un'istituzione. Il suo potere sovranazionale sconfina un po' ovunque, e il suo influire a tal punto sull'economia di un paese conferma che lo Stato, la magistratura e le associazioni sono completamente inermi, perché passivamente subiscono direttive e ordini dai loro finanziatori.

08 agosto 2006

Una risoluzione che non si poteva accettare

Se vi erano ancora dubbi sullo scopo della guerra di Israele contro il Libano, la risoluzione Onu pubblicata in questi giorni che richiede la "cessazione delle ostilità " dovrebbe definitivamente dissiparli. Questa risoluzione, che si atteggia più a comunicato, è un documento redatto in maniera del tutto unilaterale da una rappresentanza della coalizione americo-israeliano. È stato infatti sottoposto ad approvazione degli Stati Uniti un elenco di richieste come se fossero emendamenti, cosicchè l'approvazione di Israele sembrerà un gesto in nome della pace mentre il Libano e gli Hizbullah, ad un rifiuto, saranno considerati terroristi, negando ogni tentativo di mettere fine alle ostilità. Questa risoluzione così come è scritta è una vera trappola per gli Hizbullah e per lo stesso Libano, perché il suo rifiuto giustificherà l'occupazione da parte d'Israele del Libano meridionale, da cui poi avanzare verso l'Iran, e probabilmente verso la Siria.

Il nodo principale della questione sarà quella che obbligherà gli Hizbullah a interrompere il fuoco per iniziare poi un processo di disarmo, mentre le forze israeliane ancora staranno occupando il territorio libanese. Inoltre tale decisione permetterà comunque ad Israele di continuare le sue operazioni militari per scopi difensivi, in particolare sulla striscia di Gaza o nella regione occidentale. Sarà in ogni caso facile per Israele controllare un paese piccolo come il Libano, senza un esercito ufficiale e diviso in molte sette, disposte a collaborare con le forze invasive se ben pagate. L'obiettivo sarà proprio rompere la solidarietà che si è creata tra le varie etnie, con una guerra civile, semmai finanziando la setta sciita con i cd. "missili intelligenti".
Israele ha poi chiesto che vengano rimosse le basi di Shaba, ma tale proposta sarà sicuramente respinta dall'America, il trasferimento della forza armata in capo del governo libanese e poi l'incursione dell'UNIFIL, e dell'ONU. Inoltre è stato richiesto di istituire un embargo internazionale ed esplicito sui trasferimenti a Hezbollah. Infine si è proposto di rimuovere l'autorità delle "operazioni militari offensive di Israele."Hizbullah ha capito benissimo che la proposta di autorizzare un contingente di forze di pace non è altro che una trappola e sarà disposto anche ad uccidere questa forza straniera, ottenendo però come risultato l'avere l'intera comunità internazionale contro. La risoluzione è stata intenzionalmente concepita per non essere accettata da Hizbullah, che certo non può consentire una vera a o propria invasione da parte di Israele: il Libano deve rifiutare e poi deve essere attaccato.
Questo è un vero crimine, invisibile e non esistente sui nostri codici, ma pur sempre una piaga per gli Stati. Quest'evento ricorda molto , quanto è accaduto con l'arresto di Milosevic, quando si rifiutò di accettare un documento che legittimasse la penetrazione in tutto il territorio della Bosnia delle forze ONU, perché necessarie solo nel Kosovo. Dinanzi a queste manovre infime, non si può fare altro che continuare la guerra, considerando che hanno ucciso già 300 bambini.

Hizbullah, accettando o rifiutando la tregua, verrà comunque colpito da ritorsioni che si traducono in un'aggressione "difensiva" israeliana, per giungere al vero obiettivo, che è l'Iran. Infatti le parole di minaccia e di sfida del presidente suicida non sono mancate: il suo obiettivo e proprio quello di cancellare i sionisti dalla terra araba.
L'Ambasciatore dell'ONU per la Francia, ha infatti già detto che l'ONU dovrà dunque decidere una tregua nel Medio Oriente, e una volta rivisto il documento sarà sottoposto di nuovo alla Lega araba che sta rappresentando il Libano, in assenza di una loro rappresentanza in seno al consiglio di sicurezza. Solo in questa occasione si è assistito al sollevamento degli Stati arabi che sino ad oggi sono rimasti nel completo silenzio, senza rilasciare alcuna posizione ufficiale e lasciando parlare per loro delle truppe irregolari.
Intanto Bush nega in maniera categorica l'arretramento delle truppe dal libano meridionale, per evitare che si posso riarmare: forse, più che altro, si vuole evitare che si riarmi da qualcuno diverso dall'esercito americano, forse russo.
Mentre l'azione militare pare evolvere, dal punto di vista politico il popolo di Israele sta premendo per un atteggiamento più forte nei confronti delle regioni da cui provengono i razzi, come ad esempio un'azione militare anche nucleare, che annienti gli stabilimenti, ma anche le persone, è bene non dimenticarlo. C'è tuttavia un'altra variabile da non escludere, derivante dalla manovra speculativa delle società petrolifere per dare un piccolo incentivo alla guerra, e arrivare ad accorciare i tempi che vedono l'inizio di un attacco all'Iran. La British Petroleum ha infatti chiuso il giacimento dell'Alaska, provocando un rimbalzo del prezzo del petrolio prossimo agli 80$, mettendolo così sulla strada dei 100$. L'America sarà costretta ad attaccare se non vuole cadere nella crisi energetica e nella recessione economica che darebbe un grande smacco alla sua potenza indiscussa.
Ancora una volta, il nostro destino è rimesso nelle mani di questi Baroni Ladroni che muovono pedine e sollevano conflitti solo per fomentare una guerra che consentirà loro di reggere il vecchio sistema capitalistico.

07 agosto 2006

Qualcuno ha scoperto l'Opec del Gas

Putin - Miller
Qualcosa sta cambiando: decisioni che, per quanto illogiche e disapprovabili, erano state prese e approvate, sono state in questi giorni in parte ribaltate. Questo capovolgimento dei fronti indica, sopra di ogni altra cosa, la manifestazione di un volere o la semplice intenzione di prendere tempo per poter profittare maggiormente in futuro.

Mosca ha dato vita ad un'alleanza russo-algerina, tra Gazprom, Lukoil e Sonatrach per dar vita a dei progetti di comune interesse e portati a termine da un'azione comune, quali lo scambio di attività nelle società coinvolte nella distribuzione del gas, investimenti in paesi terzi e aumento della produzione di Gas Liquefatto. La maior russa Lukoil e la Sonatrach algerina forniranno petrolio e gas alla Gazprom, che invece si estenderà come piovra su tutta la rete distributiva del gas. Questo accordo segna la nascita di una vera e propria Opec del Gas, riproponendo così il progetto degli inizi degli anni '90, che darà a Russia ed Algeria, un potere indiscusso e metterà in seria crisi i sistemi energetici dei paesi europei fortemente dipendenti rispetto ai mercati degli idrocarburi, e anche se il rischio si è proposto da molto tempo nessuno lo hai mai preso seriamente in considerazione.L'oleodotto del Galsi
Inoltre, Sonatrach sarebbe disposta a cedere a Gazprom una quota della sua partecipazione nel gasdotto sottomarino "Galsi" che collega l'Italia all'Algerina facendo tappa in Sardegna, in modo da poter entrare subito nella rete distributiva del Sud Italia. Fra poco arriverà il gas del bacino dello Shtokman, alla cui estrazione parteciperanno solo 3 tra la Statoil e la Hydro (norvegesi), la Total, e poi la Conoco-Philips e la Chevron, fermo restando che la Russia vuole collaborare con il team norvegese e con nessun soggetto americano. Gazprom e Lukoil sono in corsa per aggiudicarsi in Venezuela il diritto di sfruttamento per 25 anni di sei campi estrattivi di metano.
Tale situazione di pericoloso monopolio è stata denunciata dalla EU che giudica questo evento come unaa presa di potere della Russia e dell'Algeria, dietro la quale si nasconde anche la Francia. Non è un caso che Gaz de France ha ceduto alcune delle sue navi cisterne da utilizzare per portare il gas liquefatto in America.
Mentre Gazprom cresceva e invadeva tutti i mercati, l'Italia, grazie al decreto Bersani per l'Energia imponeva ad Eni la dismissione di Finam e Snam, ossia della sua rete distributiva. Allo stesso tempo Prodi ha intanto stretto un accordo con la Russia per la creazione di una banca per promuovere l'integrazione del mercato del gas, il quale, secondo tali accordi, dovrà essere scambiato in "rubli convertibili" e non più in dollari.

Ora sembra che l'atteggiamento sia veramente cambiato, e che ora, dinanzi ad un conflitto dal potenziale potere distruttivo, l'UE comincia a schierarsi contro il blocco Russia-Francia che si era formato durante un vertice di discussione per la pace del G8. Non solo esiste un collegamento tra le due sfere politico-economico, ma sta cominciando a delinearsi proprio una presa di posizione sul mercato che altri Stati vogliono fermare.

In questa guerra diplomatica, l'Italia assume sempre una situazione molto flessibile, perché mentre risuona la denuncia della Comunità Europea sulla pericolosità della formazione di questo cartello energetico, forse solo per chiudere e fermare la Russia, Bersani mette decide per la cessione della Snam nonostante Scaroni fosse contrario. Questi ha sempre sostenuto che sebbene l'Eni riesca ad acquistare lo sfruttamento di alcuni giacimenti in Russia, avrebbe comunque perso il canale della distribuzione senza un reale vantaggio in termini di costi per i consumatori.

Allo stesso tempo, Bersani si prepara ad affrontare l'inverno con due decreti che si dovrebbero aiutare a non intaccare le scorte di gas, deregolamentando i limiti delle quote di importazione, imponendo lo sfruttamento del gas nelle stagioni di consumo e di importazione, e prevedendo che nelle società di energia il 10% di contratti di importazione siano inamovibili. Insomma l'Italia deve risparmiare energia se vuol fare passare quest'inverno senza le crisi energetiche dell'Ucraina: non conviene mai scontrarsi con la Russia.

Evidentemente, il gasdotto BTC sponsorizzato dalla coalizione Anglo-americano-israeliana consentirà di far concorrenza alla Russia togliendole mercato e potere sulla scena internazionale. Questo che si sta facendo è un gioco un po' pericoloso, perché cambiare di colpo idea non è sempre un buon segno: la nostra controparte è comunque una grande potenza che può mettere in ginocchio l'economia nazionale.

Ora a questo punto nuove domande si pongono, e prima tra tutte il perché il governo abbia deciso di negare la fusione di Abertis-Autostrade. Non si è detto nulla sino ad ora, mentre adesso si parla si conflitto di interessi del costruttore all'interno dell'azionariato della società controllante l'impresa che è titolare della concessione statale. Nella lettera di Padoa-Schioppa e Di Pietro viene spiegato che la fusione non è compatibile con il rapporto di concessione, con le regole della privatizzazione e con gli impegni presi della concessionaria. Infatti la fusione provocherebbe un cambiamento del soggetto che, a conti fatti, è il proprietario della società e dunque il concessionario di fatto.
La cosa che tuttavia resta da chiarire, è che il Governo ha detto che la fusione potrebbe essere approvata se si cambia l'assetto delle partecipazioni, per cui una condizione è stata dettata, in un certo senso. E poi, come mai i soci di Abertis sono così convinti che Prodi "non abbia nessun interesse a bloccare questa operazione"?
Un altro cambiamento di politica, che pone molti altri interrogativi, ai quali potremo dare risposta solo quando a settembre sarà finalmente reso noto il piano delle grandi opere da realizzare. Vedremo dunque l'importanza che sarà data a ciascuna e rileveremo se davvero qualche cosa è cambiato in vista di questo grande conflitto mediorientale.

04 agosto 2006

Gli Stati Uniti eviteranno la recessione

La Bce ha annunciato il rialzo dei tassi di interessi, per continuare la stretta monetaria e contribuire al ribasso dell'inflazione che, nel mercato comunitario, si stima raggiungere il 2%. L'atteggiamento di Trichet non può certo dirsi che sia controcorrente in quanto in un certo senso riprende la tendenza dell'intero mercato monetario: non esiste "Stato" che in questo momento faccia una politica monetaria espansiva, ossia riducendo i tassi e dando moneta al mercato.
La risposta a tale decisione, può essere macroeconomica, ossia legata all'aumento generalizzato dei prezzi che tra l'altro è dovuto all'aumento delle materie prime e della circolazione di denaro, e politica, ossia volta a sottrarre al dollaro investitori che, nonostante gli interessi elevati, privilegiano mercati più stabili. Attualmente in America il Governo e il Congresso sostengono incondizionatamente la politica di Bernanke che, assieme ai suoi consulenti, lotta con tutti i mezzi per convincere gli investitori a non perdere fiducia nell'America.

Lo Standard & Poor's, ha reso noto che l'economia americana non conoscerà necessariamente una recessione se il prezzo del barile di petrolio raggiungesse i 100 dollari, ma i consumatori ne subirebbero le conseguenze e la crescita rallenterebbe oltre la previsione. Occorrerebbe solo un uragano, un attacco su di grandi aree produttive o l'interruzione delle provviste di un grande produttore come l'Iran per portare a quei livelli il corso del petrolio. L'aumento del costo di tale materia prima, più che essere una causa della crisi del sistema è il sintomo della fine di un'epoca, la conseguenza di un sistema impostato su di una fonte di energia obsoleta per assecondare la lobby delle sette sorelle.

Se si accetta tale chiave di lettura, si riesce anche a capire che la guerra in Libano è l'evento dall'impatto sconvolgente, che segna il passaggio da un'era capitalistica, basata sulla moneta senza controvalore, all'economia delle merci e delle materie prime. Noi stiamo cambiando, la nostra economia non sarà più quella convenzionale che tutti conosciamo, molto probabilmente la moneta, come concetto a cui siamo legati oggi, non esisterà affatto: sarà completamente virtualizzata ad inserita in un circuito telematico di portata mondiale che porterà anche confondere la sovranità di una Banca Centrale. Passaggio intermedio rispetto a tale risultato finale è stata la creazione di una borsa globale, in cui le borse mondiali si fondono e le società ivi quotate si internazionalizzano proprio in virtù di questo circuito telematico globalizzato. Qui la moneta si smaterializzerà ancora di più e sarà davvero difficile definire con sicurezza il valore di una valuta, sempre che esso sia ancora legato al valore di uno Stato. La fase successiva è alquanto immediata, perché una volta creato il circuito finanziario, dotato della giusta tecnologia, sarà a tutti accessibili mediante un unico apparecchio che costituirà la carta di credito del futuro.

Tutti gli Stati si stanno muovendo in sincrono con tali eventi, e risulta davvero difficile capire bene oggi chi si contrappone ad una potenza e chi invece la sostiene. Deve far riflettere ad esempio il comportamento della Cina che, nonostante detenga molta valuta denominata in dollari, e titoli di debito pubblico in quantità da poter mettere fine a questa egemonia politica, asseconda le richieste della Fed di rivalutare lo Yuan che risulta ancora troppo svalutato rispetto al dollaro e rischia di tenere la bilancia dei pagamenti ancora troppo in rosso.
L'economia della Cina, cresciuta in maniera esponenziale grazie all'eccesso di offerta di lavoro che ha tenuto bassi i salari, è tra le più produttive ma è anche dipendente, sia perché ha bisogno dei mercati di sbocco e dunque di aver accesso ai corridoi di merci, ma anche di energia. Ne ha un bisogno talmente disperato che dinanzi all'esigenza è pronta senz'altro ad allearsi con i suoi nemici per sopravvivere.

La guerra in Libano da questo punto di vista, sta prendendo una tendenza che rispecchia perfettamente sia l'esigenza dell'America, che quella della Cina e della stessa Europa. Con riferimento a quest'ultima, la politica estera adottata non ha preso ancora una forma, è molto eterogenea ed è stata da tempo decisa nei consigli di amministrazione di Gazprom, in quanto se l'Europa vorrà riscaldarsi durante quest'inverno dovrà seguire le indicazioni del suo più elevato esponente. L'ingerenza di questa entità economica non va sottovalutata, basti infatti osservare cosa è accaduto in Ucraina, in cui, dopo un breve soggiorno del presidente eletto, si è rovesciato il governo per darlo ad un altro filo-russo, che probabilmente riuscirà a rimpinguare i serbatoi ucraini svuotati a causa dell'ostracismo di Mosca durante il grande gelo.

La notizia di un probabile attacco da parte dell'America di Siria e Iran, confermata anche dalle parole di Blair che ha parlato dei due Stati come la patria del terrorismo, è la dimostrazione del vero motivo della guerra. Prendendo l'Iran, infatti, l'America avrà la possibilità di tenere il presidio dei pozzi di petrolio e dei gasdotti ivi presenti, e anche il controllo dello sbocco a mare delle materie prime trasportate da queste pipelines. Infatti già da tempo vi è un movimento di contingenti in quelle zone, e lo stesso buio dei radar italiani è stato un atto di boicottaggio per consentire lo spostamento nel mediterraneo delle flotte. I contingenti sono già lì, nel vicino Afganistan meridionale, sono in missione di pace e hanno ora il compito di controllare la pipeline che discende dalla Russia, attraversa l'Afganistan e si incrocia con quella che proviene dall'Iran.

L'America, controllando l'Iran potrà controllare il popolo musulmano, ora in balìa dei gruppi rivoluzionari che finiscono per rovinare la loro vita, l'offerta del petrolio più prezioso, dunque anche a vantaggio delle Banche sponsor, e infine l'offerta energetica della Cina. Sarà l'America a fornire alla Cina la linfa di cui ha bisogno e questa sarà così ancora più dipendente da essa, che sarà il suo mercato di esportazione e il diretto fornitore di energia e valuta. Questo potrà davvero evitare la recessione degli Stati Uniti, che avranno nel nuovo mercato cinese una controparte di riferimento, e nel Medioriente un pozzo di energia per arginare l'avanzata dei russi verso l'Asia e il Mediterranneo orientale, presieduto dagli alleati Turchia e Israele.

03 agosto 2006

L'America attaccherà l'Iran e la Siria?


Nonostante il bilancio delle vittime civili stiano aumentando vorticosamente, il Presidente J. W. Bush non ha esitato a sostenere il proseguimento del conflitto. Appoggia così incondizionatamente Israele che è adesso lo stato aggressore, e che ha deciso di non cessare gli "interventi aerei" fin quando non sarà inviata una forza internazionale in Libano per placare gli scontri. Non riusciamo tuttavia a ben capire come può una presenza estera portare la pace in Mediorente, se i presupposti sono tutt'altro che pacifici, considerando le dichiarazioni del Ministro Ehud Olmert contrarie alla tregua immediata perché ogni giorno la sua guerra lotta e indebolisce le guerriglie.
Fin dall'arrivo della una forza internazionale, Israele spera di creare una zona cuscinetto provvisoria in una regione che ha occupato per 18 anni fino al 2000. Non è ancora molto chiaro quali eserciti formeranno questa forza di contrapposizione, ma l'idea ufficiale pare che sia, a prescindere dai componenti, quella di controllare la forza militare libanese e i confini meridionali del paese dove gli Hezbollah stanno lanciando i razzi d'attacco su Israele. E poi, perché bloccare gli aiuti umanitari di cibo e medicinali alla popolazione intrappolate nel sud del paese, perché aprire il fuoco sulle forze dell'Onu se poi si richiede la loro presenza per affrontare la situazione??

I dubbi a questo punto sorgono, e possiamo formulare un'ipotesi alternativa su questa forza internazionale che dovrebbe penetrare il territorio e dare una svolta al conflitto. I servizi segreti iraniani hanno previsto, lanciando così l'allarme all'intera comunità internazionale, che l'America stia preparando un attacco definitivo e simultaneo di Siria e Iran, entro ottobre. Allo stesso tempo hanno denunciato la debole e gioca reazione del Pakistan e in generale dell'intero blocco islamico, evidentemente perché gli stessi governi sono corrotti o retti dai uomini delle Banche e delle Società petrolifere, che possono così controllare l'intera regione. In un territorio come questo, travagliato da scontri interni allo stesso mondo arabo, assistere al silenzio degli stessi popoli musulmani equivale ad un tradimento ben più oltraggioso di quello dei popoli occidentali, in quanto questi stati sono dittature la cui reggenza viene comunque attribuita da sovrani di comodo. Non bisogna dimenticare inoltre che secondo delle testimonianze di cittadini libanesi, la corrente sciita stia raccogliendo i malcontenti di quelle regioni dinanzi a tale scempio assurdo. Le mani del libano sciita sono state armate dall'America, per cui il conflitto esiste solo in virtù di questo atteggiamento di ignavia nei confronti della verità che non ci fa vedere di quali bassezze sono capaci questi personaggi. Questo è il loro obiettivo, e la resistenza in tal caso è quella di fermarsi e di non credere alle bugie che pubblicano. A titolo di esempio, l'Iran ha annunciato il rilascio di uno dei figli di Bin Laden il quale si è subito proclamato padre della resistenza. Ma Al queda non esiste, la sua era solo una menzogna per infiltrare agenti in diverse società, per cui credere che un rivoluzionario faccia l'interesse del popolo è un po' assurdo. Se AL queda governerà la resistenza in libano, la cia e i servizi esteri la governeranno in realtà, per cui occorre spezzare il circolo vizioso in cui con guerriglie e truffe vogliono fomentare questa guerra per poi condurre missioni di pace.

Analizzando lo scenario di guerra, è possibile notare che la guerra ha in sé fattori politici e strategici e nonostante "usino Israele come scudo" per realizzarli, ricorrano anche allo stesso Iran per servire una guerra che non viene combattuta per la religione, ma per il petrolio nero di oggi e quello blu di domani.
Secondo l'intelligence il conflitto è stato già in parte perso da Israele e America in Libano, dove le masse si sono unite contro il furioso israeliano, e l'unione si è rivelata importante ma non determinante, o almeno non quanto sarebbe stata se Saddam non fosse stato deliberatamente truffato dalle banche e dai governi occidentali. Sul fronte terrestre hanno sicuramente perso, e per tale motivo ora resisteranno fin quando non interverrà la forza esterna, ma non interromperanno i raid che colpiscono la popolazione e che stanno trasformando l'Iran in un cumulo di macerie. Palazzi, strade e centrali elettriche, e poi ancora scuole ed edifici di uffici e di abitazione, utilizzando gli armamenti più infimi che siano avanzate dalle scorse incursioni.

I servizi infine immaginano che dopo l'incursione lampo di Iran e Siria, toccherà ineluttabilmente all'Arabia Saudita e al Pakistan. Tale ipotesi, sembra di difficile applicazione perché sarebbe assurdo credere che la Russia permetterà che lo scempio avvenga, mentre sembra ancora più coerente se si considerano gli interessi sui corridoi che spingono a tale guerra. Infatti, mediante l'Iran, vi sarebbe il blocco dell'economia e delle forniture di energia, e dello stesso sbocco sul mare delle pipelines di Gazprom, che ora lì di trovano. Stretta la Russia, alla Cina non resterà altro che accettare perché è davvero in stretta dipendenza con il destino degli Stati Uniti, per cui ora fa la bella presenza fin quando le conviene.

02 agosto 2006

Le pipelines dell'acqua

Dopo venti giorni di bombardamenti e di stragi tra i civili, la comunità internazionale si è limitata ad organizzare vertici in cui il Fmi e la Banca Mondiale hanno incontrato i rappresentati dei governi delle grandi nazioni per discutere di risoluzioni e forze di contrapposizione. Ora si riapre, in contemporanea e non casualmente, le discussioni presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per redigere una risoluzione che incontri le esigenze di tutti e consenta di proseguire in questa guerra assurda. Allo stesso tempo, riaprono le conferenze del G8 nella quale cominciano ad apparire le prime divisioni tra le Potenze, i cui interessi possono arrivare a scontrarsi fino a creare un conflitto dalle conseguenze inaspettate.

Come è stato spesso chiarito, se si combatte questa guerra e se le potenze occidentali si mobilitano per accordarsi è perché vi sono segreti da proteggere, interessi da coltivare e risorse da depredare.
È la guerra per tenere in piedi il vecchio capitalismo, per l'accaparramento dei traffici delle merci e delle materie energetiche, ma è soprattutto la guerra per l'acqua.


È trascorsa infatti nel silenzio l'inaugurazione della pipeline di Ceyhan-Tblisi-Baku (BTC) che collega il mar Caspio al Mediterraneo Orientale, avvenuta il 13 luglio, il giorno prima dell'inizio dei bombardamenti, in presenza dei principali partner e azionisti del progetto, nonché i capi di Stato e i dirigenti di società petrolifere. Promotore e capogruppo del consorzio che si occuperà del progetto è la British Petroleum (30.1%); assieme a AzBTC (25.00%), Chevron (8.90%), Statoil (8.71%), TPAO (6.53%), Eni (5.00%), Total (5.00%), Itochu (3.40%), INPEX (2.50%), ConocoPhillips (2.50%) e Amerada Hess (2.36%).

Era presente anche il Ministro dell'Energia e delle Infrastrutture, ricevuto dal Presidente Turco e alcuni esponenti del Governo Inglese e Americano. La pipeline aggira e evita completamente il territorio della Federazione russa, transitando attraverso l'Azerbaijan e la Georgia, entrambe divenute dei "protettorati" degli Stati Uniti e con esse strette da un'alleanza militare, assieme ai paesi della Nato, oltre che dagli accordi di cooperazione militare con l'Israele. Nel 2005 hanno infatti ricevuto 24 milioni di dollari dall'America in contratti militari derivanti dal programma di finanziamento Militare .
Tale conduttura, se da un lato avvantaggia Israele dandole un notevole ruolo strategico nel Medioriente per proteggere così anche gli sbocchi sul Mediterraneo Orientale, va a intaccare l'area di influenza della Russia. Il bombardamento del Libano fa dunque parte di una road map militare machiavellicamente progettata e coordinata, perché la guerra avrà senz'altro una eco in Iran e Siria.
La pipeline di BTC, controllata da British Petroleum, ha sicuramente cambiato la geopolitica del Mediterraneo Orientale: l'Inghilterra e l'America hanno creato così un nuovo blocco con Azerbaijan, Georgia, Turchia ed Israele.

Le società petrolifere, attraverso tale asse di Stati, potranno attingere direttamente dai giacimenti del Mar Caspio, e attraverso il porto israeliano di Ashkelon si collegheranno al sistema di conduttura principale di Israele, e così al Mare Rosso. Questo darebbe un nuovo mercato di approvvigionamento alla Cina; il petrolio di Baku viaggerà dal porto turco di Ceyan passando per il porto di Eilat sino all'India e all'Estremo Oriente. Inoltre, nell'aprile del 2006, Israele e Turchia hanno annunciato la costruzione di quattro condutture subacquee che aggirerebbero la Siria e il Libano. È importate capire che queste linee non sono destinate esclusivamente al trasporto di petrolio, ma anche a quello del gas naturale, dell'elettricità e dell'acqua.
Non bisogna dimenticare che le risorse idriche dell'intera regione mediorientale sono detenute da Giordania e Turchia, la quale con un sistema di dighe e deviazione dei corsi ne conserva il controllo, con il conseguente potere di potere da un giorno all'altro prosciugare il Tigri e l'Eufrate e la stessa Israele. Per tale motivo la pipeline turco-israeliana ha un grande valore strategico perché potrà portare le risorse del Tigri e dell'Eufrate in Anatolia, mettendo in ginocchio Siria ed Iraq.

Il corridoio dell'Asia Centrale che va ad alimentare il Mediterraneo Orientale, sotto la protezione militare israeliana, per riesportarlo in Asia, serve innanzitutto a minare il sistema di corridoi che collegano Asia Centrale, Russia ad Asia Meridionale, nonché Cina e l'Estremo Oriente. Questo disegno può indebolire il ruolo della Russia in Asia Centrale, in quanto potrebbe sottrarle il ruolo di leader nella fornitura di petrolio e gas alla Cina, e può anche isolare l'Iran. È ovvio che questa gara di accaparramento dei mercati tra British Petroleum e Gazprom si traduce in una vera e propria guerra tra Stati, perché in realtà gli Stati non esistono più, i loro politici siedono nei consigli di amministrazione delle società divenendone i portatori di quegli interessi. Le condutture della Gazprom si estendono come ragnatela sino alla Georgia, e hanno un collegamento con la Turchia mediante la Blustream che da Djubga, in Russia, giunge a Samsun, in Turchia; poi attraversano il Turkemenitan sino all'Afganistan per poi connettersi con la grande pipeline dell'Iran.

Pipeline di Gazprom in Asia Centrale




Infatti Mosca, nel frattempo, ha risposto all'asse americano-israeliano-turco con la militarizzazione della costa del Mediterraneo orientale con un progetto per impiantare una base navale russa nel porto Siriano di Tartus, che si trova a 30 km dal confine libanese. Inoltre, Mosca e Damasco hanno stretto un accordo di modernizzazione delle forze d'aria della Siria, dei suoi MIG-29 così come del suo sottomarino.

Il percorso della conduttura sotterranei non abusano apertamente della sovranità territoriale del Libano e della Siria, mentre lo sviluppo di corridoi in superficie richiederebbe la militarizzazione della linea costiera del Mediterraneo orientale, estendendosi dal porto di Ceyhan attraverso Siria e Libano al confine libanese-israeliano. La guerra dunque dà proprio la possibilità alla British Petroleum, e a tutto il consorzio della BTC, di aprire uno squarcio in quella fitta nebbia di stati che dà la possibilità ad Israele di controllare un territorio enorme che si estende dal confine libanese attraverso la Siria a Turchia.

Il sacrificio di centinaia di vittime del Libano evidentemente è necessario perché il controllo dei corridoi è adesso di fondamentale importanza perché consente il futuro approvvigionamento delle risorse. Non ci riferiamo esclusivamente al petrolio o al gas, ma soprattutto all'acqua e all'elettricità in quanto sono queste le fonti di energia che alimenteranno le nostre industrie e le nostre economie.
Ciò che accade per i corridoi del Libano è già accaduto in Jugoslavia e in Albania, o in Afganistan, è storia vecchia, la conosciamo benissimo: la guerra di oggi porterà domani al caos, alla confusione in quanto l'unico modo per controllare una nazione è creare conflitti interni, nonché guerriglie tra resistenza e occupanti. Tutti sono coinvolti, per questo non abbiamo ancora assistito al cessate il fuoco ufficiale, e man mano che il conflitto prosegue vediamo come prendono forma i blocchi che si contrappongono: Russia e Francia, Inghilterra-Usa-Turchia-Israele. Non abbiamo citato la Cina, in quanto sebbene si sia schierato accanto alla Russia, la sua economia reale dipende troppo dall'America mentre la politica energetica dalla sua antagonista: la sua posizione potrebbe cambiare da un momento all'altro, soprattutto con l'avanzare della crisi del dollaro, oppure potrebbe essere sempre statica.
L'Iran dal suo canto, può sicuramente contare sulla difesa della Russia, ma sa bene che può resistere solo con una guerra psicologica che faccia a tutti capire la sua grande pericolosità.

31 luglio 2006

Il fallimento del Doha Round: la resistenza dell’America

Dopo cinque anni di contrattazioni e mediazioni diplomatiche, il Doha Round chiude i negoziati e rinvia la sua ripresa a tempo indeterminato. Nato dopo l'11 Settembre come conferenza del WTO per promuovere la liberalizzazione del commercio internazionale, il Doha Round è stato fortemente voluto dagli Stati Uniti perché, aprendo gli scambi a favore delle economie emergenti, con esso intendevano stroncare il finanziamento al terrorismo. Oggi gli stessi americani che hanno inaugurato il Doha Round, ne decretano la chiusura e il rinvio fino a tempo indeterminato.

È incredibile come l'11 Settembre abbia sconvolto la politica internazionale, ma più di ogni altra cosa, l'economia e il modo di fare finanza. È stato quello l'inizio della fine dell'egemonia economica statunitense e della stessa economia speculativa, che ora vacilla tra a alti e bassi sotto i colpi della grande sfiducia nei confronti del dollaro e del mercato azionario. Si è innescato un meccanismo di globalizzazione su grande scala, che sta portando alla creazione di gruppi multinazionali molto concentrati tant'è che in futuro le risorse planetarie saranno racchiuse nelle mani di poche società. L'Economia è oggi fatta dai grandi fondi di investimento che hanno, prima di tutto, diversificato il loro portafoglio di attività in favore di merci, metalli e titoli energetici, proprio perché il sistema basato sul dollaro come moneta di riferimento è fallito. In questi anni molte cose sono cambiate, e quella che sembrava una guerra contro il dollaro fatta dalle banche centrali estere mediante la diversificazione delle riserve - vendita di dollari per comprare euro - si è rivelata invece una guerra contro il fallimento della vecchia finanza.



Se il Doha Round oggi fallisce, vuol dire che la vecchia economia è fallita per far posto ad una nuova era, che giungerà nonostante le resistenze dei vecchi baluardi che non vogliono perdere il controllo dello scenario mondiale. Gli stati Uniti rifiutano decisamente gli accordi del Doha Round per aprire le frontiere doganali e incentivare gli scambi da e verso le economie in via di sviluppo, mentre l'Europa timidamente ha proposto di placare in parte le tariffe all'entrate e le sovvenzioni all'esportazioni. Plaude dunque il fallimento anche la Francia che riponeva in esso la speranza di proteggere l’agricoltura nazionale dall’inondamento delle materie prime che sarebbe giunto con l’apertura delle frontiere.

Andamento Bilancia Commerciale Americana



L’America difende oggi la sua economia in un momento congiunturale assolutamente critico e decisivo, in cui il Pil, dopo aver subito un colpo d’arresto dal 5,6 al 2,5, rischia di sfociare in una tendenza negativa di recessione che potrebbe dar vita al più grande crack economico dell’economia mondiale. Tesi avvalorata anche dalla pubblicazione dei dati degli ordini industriali e dei consumi, in netto calo, al quale si aggiunge la contrazione dei prezzi nel settore immobiliare e degli investimenti privati. L’inflazione tuttavia sembra essere aumentata, o comunque è rimasta inalterata nonostante la stretta monetaria che non sembra cessare e che probabilmente si protrarrà fino alla fine di quest’anno. Intanto già giungono le voci fuori dal coro del Congresso e di Bernanke che valutano la stretta economica eccessiva, considerando che l’economia soffre durante una crisi internazionale che porta all’aumento del costo delle materie energetiche.

In tale scenario, la liberalizzazione degli scambi commerciali avrebbe dato troppo potere alla Cina che poderosamente cresce con una previsione del 12%, immettendo sul mercato materie prime e merci che, tradotte in importazioni, avrebbe messo in crisi ancor di più il deficit della bilancia commerciale e lo stesso debito pubblico ormai a livelli inverosimili. Le riserve valutarie americane a fine maggio sono salite a 925 miliardi di dollari Usa, con un aumento di 30 miliardi dal mese precedente, quando la crescita è di 19,9 miliardi, dovuto alla crescita del deficit commerciale statunitense verso la Cina, passato tra il 2000 e il 2006 da circa 80 a oltre 160 miliardi di dollari, e alla fine dell’anno potrebbe superare i 220 miliardi.



In tutto questo non bisogna dimenticare la politica monetaria della Cina, che ha portato ad una forte rivalutazione dello yuan rispetto al dollaro, sostenuta anche dall’ingresso nel mercato cinese degli investimenti esteri in seguito alla deregolamentazione di tutto il settore finanziario.

Il governo cinese ha infatti lanciato sul mercato una Ipo verso la Banca Centrale, privatizzandola in parte, facendo così incetta di capitali sul mercato ma dando parte della ricchezza nazionale ai nuovi protagonisti privati esteri che stanno ora penetrando l’economia cinese. Per cui, la vecchia economia cinese “comunista” si appresta a conquistare il ruolo della più grande economia “capitalista”, e per tale motivo diventerà obiettivo di colonizzazioni da parte dei grandi fondi di investimento che ivi sbarcano per fare gran bottino di capitali.

Abbiamo assistito in questi ultimi mesi a forti speculazioni che in poche battute avrebbero provocato il crollo delle borse asiatiche, nonché ad un vero e proprio attacco terroristico al cuore della finanza Indiana probabilmente per coprire movimenti illeciti e occulti di capitali, o per agevolare le stesse manovre speculative. Molte possono essere le ipotesi al riguardo, tuttavia il dato di fatto da cui è possibile partire è l’avvento dell’economia che avrà come suo controvalore le merci, l’acqua e l’energia. Questi sono i settori su cui si imperniano gli investimenti delle più grandi Banche d’Affari internazionali, che spingono verso la privatizzazione delle infrastrutture e dei trasporti, per il controllo dei porti e le aree di sbocco verso il mare e le grandi rotte provenienti dall’Oriente. Se la Cina detiene il controllo di uno di questi settori, è un nemico per l’Occidente, e va combattuto.



La guerra di resistenza dell’America nei confronti della Cina sta avvenendo con ogni mezzo, mediante le pressioni che spingevano alla rivalutazione dello yuan, mediante l’ingresso degli Hedge Found sui mercati di investimento, e mediante l’acquisizione dei beni statali ora prossimi alla privatizzazione. In questo si incastra perfettamente la manovra di controllo geopolica nell’Area mediorientale volta a fermare l’Iran e bloccare gli sbocchi sulle grandi rotte della Cina.



Ciò che forse non sembra a tutti evidente, è che le lobbies dell’Alta Finanza stanno prendendo la Cina utilizzando le stesse armi di sempre: l’incursione è impercettibile ma costante, perché si vuole rendere anche questa economia debole e smaterializzata. La grande provvista di valute e titoli denominati in dollari può rivelarsi un’arma a doppio taglio, perché lega indissolubilmente il destino della vittima al proprio carnefice: se crolla uno, crolla anche l’altro. Per cui se la guerra non fermerà la Cina, forse lo faranno i Fondi di Investimento con le loro speculazioni, o le Banche d’Affari che pian piano compreranno il patrimonio statale privatizzato. Ciò a cui abbiamo assistito nei mesi scorsi sui mercati asiatici può rivelarsi anche solo una prova tecnica, un primo segnale di quello che potrebbe accadere se l’America venisse meno.

Si chiama Milena Maric ed è nata a Sremska Mitrovica

Questa donna a tutti sconosciuta, si chiama Milena Maric. Era la moglie di un Fisico, divenuto Premio Nobel della Fisica, Albert Eistein. È nata a Sremska Mitrovica, città serba, e grazie alla conoscenza in comune di Nikola Tesla ha conosciuto Albert Einstein, nel 1889 e dopo, nel 1903 si sono sposati. Lui era fisico, ma lei era una matematica d' eccellenza, una grande mente ma che è sempre vissuta all'ombra del marito. Nel 1919 hanno divorziato, dopo un terribile giallo sulla morte della figlia. Sulla sua vita, sulla storia vi è un grande mistero, un giallo che rimane tutt'oggi top secret. In lei dimorava un grande genio, occultato e tenuto nascosto dal mondo della scienza e dalla storia, perchè dietro questa donna si nasconde il segreto di Israele. Le grandi scoperte scientifiche di inizio secolo e il Trattato di Balfur sono due eventi che si intrecciano indissolubilmente, e che hanno così innescato una serie di cause ed effetti che, per la forza delle cose, ha portato alla storia che oggi viviamo.

Tesla, Einstein, e Steiglitz
Tesla , durante la sua giovinezza era conosciuto e stimato quanto Albert Einstein.
Erano amici, e infatti Einstein spedì personalmente un telegramma a Tesla per il suo compleanno.

29 luglio 2006

E' scontro tra Titani

Abbiamo assistito in questi giorni ad un improvviso, quanto inaspettato, crollo della quotazione dei titoli delle major di Internet, in occasione dell'annuncio della pubblicazione dei resoconti dei profitti trimestrali. Le Borse, su indicazione delle Banche d'Affari che ivi prestano consulenza e attribuiscono un rating alle società quotate, hanno giudicato i titoli poco promettenti per il futuro. Yahoo ha presentato un calo delle previsioni delle vendite rispetto ai dati rilevati del 78%, e per questa è stata punita con un crollo del titolo del 19%, mentre Google ha perso in questo mese l'8% e ora è stata bersagliata Amazon. Quest'ultima, impegnata nell'e-commerce è stata fortemente criticata in borsa, tanto è che Goldmann Sachs ha diminuito il prezzo minimo di contrattazione. Secondo gli analisti se il titolo non è caduto è solo perché alcuni credono ancora nel futuro dell'e-commerce, come ad esempio Deutsche Bank, che vede comunque crescere il settore crescere nel lungo periodo.

Bisogna riflettere su questo tipo di eventi, perché potrebbero indicarci una strada o farci capire cosa si stia profilando per il nostro futuro e per la nostra stessa economia.
Il commercio elettronico presenta senz'altro degli aspetti oscuri e ambigui, e le vittime delle truffe e dei trucchi sono già tantissime, tuttavia la società virtuale è il nostro futuro, la comunicazione telematica, le community virtuali sono già un tassello della nostra società che è infatti destinata a crescere sulle piattaforme elettroniche. Per cui è un po' strano che gli indici di borsa di questi titoli sono in calo, e in certe occasioni, molto prossime al collasso, come il caso di Yahoo, e soprattutto che le Banche consiglino ai propri risparmiatori di mantenere il titolo.

Allo stesso tempo, pare un po' illogico e contraddittorio che Yahoo!, una tra le società che detiene il più grande potere, quale il controllo dell'informazione e delle librerie di ciascuno che va ad inserire i suoi dati sul web, subisca un calo così vorticoso da mettere in discussione la sua posizione. Evidentemente, le Banche stanno ora giocando uno gioco sporco, di sabotaggio potremmo dire, nei confronti delle società di internet, e potremmo arrischiarci nel dire che si tratta di una vera e propria guerra.
Non bisogna in nessun modo dimenticare che Google, Ebay e Paypal, sono quasi delle maior del commercio elettronico prima che del web, hanno investito diversi miliardi nel progetto della Teslacar destinato a diffondere un'auto che non ha emissioni di gas, né consumo di combustibili fossili, perchè in verità non abbiamo alternative. Le guerre in medioriente hanno sempre messo a dura prova economie come la nostra, così dipendente dall'estero, nonché quelle delle superpotenze, e sarà questo che ci spingerà a sperimentare e utilizzare nuove tecnologie.
Due lobbies si scontrano in questo momento, l'una cha sta nel pieno ciclone del fallimento ma ormai è fallita, e l'altra che da pochi anni si sta facendo strada e ha già un monopolio: una che ora sta combattendo una guerra per la sopravvivenza del sistema, l'altra che si sta organizzando per il ritorno in pace e a quel punto non avremo alternative. La guerra in Libano non sta facendo altro che accelerare questo processo di schiavizzazione dei popoli tecnologici, perché finita la guerra moneta, petrolio e materie prime aumenteranno, e con loro anche la nostra debolezza. Oggi i server si Emule e Kazaa sono ormai fuori legge, sono sotto sequestro perché responsabili di un furto e di centinaia di danni ai diritti d'autore. In realtà questa è un'eliminazione democratica più che fisica, perché si vuole dire che non possono esistere sistemi di archiviazione per cartelle, basato sulla condivisione dei server e delle informazioni, di modo ché se un uno viene eliminato ha dietro di sé altri 2000 computer.
Il web è oggi la nuova usura, perché è un ragno che muove i fili di una ragnatela, per cui sarà lui, o comunque le società che lo rappresenti, a gestire il potere e a manipolare le informazioni. Un'impresa che vuol sopravvivere dovrà associarsi al web, dovrà aderire ad un sistema di Google, che è piramidale, ha un sistema di raccolta dei dati estremamente concentrato. Un'impresa che vuole sopravvivere deve invece , associarsi e collaborare e questo potrà avvenire anche senza contratti e consorzi formali, ma nelle rete, usando sistemi di telematizzazione.
Chirac, in una conferenza stampa ha dichiarato che la Francia, per non perdere il suo ruolo e soprattutto per sopravvivere, ha bisogno di un motore di ricerca che le fornisca le informazioni, e questo motore deve avere un sistema di categorie che dia poi la possibilità di sfogliare il web tagliando trasversalmente il web.
Chi ha capito il grande business e la caratteristica strategica del settore è Murdock, che vuole comprare Telecom Italia, con una percentuale di azioni che gli consenta di detenere indisturbato il controllo della società, ed in particolare della rete internet. Che Murdock sia interessato molto ad internet, è confermato dal fatto che in Inghilterra vuole creare una società che gestisca internet in modo da spiazzare e sbaragliare totalmente la British Telecom; anche Fastweb si trova ora ad un momento particolare e la proposta del magnate australiano non si è attardata. Le fusioni tra società di telecomunicazione, di media, di software e di elettronica, dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che si stanno organizzando, e sono pronti a dettare legge in questo Nuovo Ordine Mondiale. La lobby bancaria è fallita ormai, il FED us notes è crollato, le borse sono truccate, per cui forse è vano attaccarsi ai valori di andamenti dei mercati, perché poi basta una parola per fare andare giù tutto. Stanno combattendo una loro guerra su una terra che loro non era, per degli interessi propri, per l'acqua che la fonte della nuova energia. Sanno tuttavia che sono falliti, per cui stanno prendendo le dovute cautele del caso, come la Borsa Globale, ma in ogni caso, se una Banca è un sistema elettronico, potrà mai vincere dinanzi a colossi come IBM?

27 luglio 2006

La Teslacar e la Joe Cell hanno un "filo conduttore"


"Quando la grande verità verrà accidentalmente rivelata e poi confermata empiricamente, tutti ammetteranno che questo pianeta, con tutta la sua immensità terrificante, va a corrente elettrica, inverosimilmente non di più di una piccola palla di metallo, e da questo ne deriveranno tante opportunità per noi, ognuna che si confoderà con l'immaginazione e di conseguenza sarà indefinibile, ma sarà assolutamente di sicuro completamento. Una volta che la comunicazione telegrafica sarà evidente a tutti possibile, come un segreto e come un pensiero non afferrabile, il suono della voce umana, emesso a qualsiasi distanza terrestre, con tutte le sue intonazioni e i suoi inflessioni, sarà riproducibile fedelmente e immediatamente sino ad qualsiasi altro punto del globo. L'energia di una cascata sarà disponibile per produrre luce e calore, dovunque - su mare o terra o in aria - l'umanità sarà come un mucchio di formiche che si mescola su un bastone : vedremo il caos arrivare!"

Nikola Tesla - 1904

Fu un grande scienziato, di un'intelligenza rara e straordinariamente superiore a quella delle menti degli uomini, e forse la sua grandezza fu proprio nell'averci lasciato una filosofia di vita per poter gestire il sapere che ci ha donato. I suoi progetti sono molto di più di un'invenzione, perché la forza innovativa che hanno è sconvolgente, che va al di là di ogni pensiero.

Vi abbiamo mostrato la Joe Cell, la bellezza della sua semplicità e della speranza che ci ha dato. Tanti hanno raccontato delle filosofie per distogliere l'attenzione dai veri progetti, e da coloro che invece descrivono le scienze negate. Gli scienziati, i tecnici e i media hanno cercato di impugnare e di additare la scoperta come una truffa. Indymedia è, per chi non lo sapesse, un nuovo strumento per il controllo del pensiero, un progetto del servizio segreto, che poi è stato privatizzato ed è adesso in mano alle lobby, per alimentare una controinformazione pilotata, e pubblicizzare i movimenti neo-fascisti, che fanno capo a dei siti gestiti da loro stessi. Anche nei nostri confronti hanno tentato questa strategia di denigrazione, ci hanno definiti dei fascisti, in maniera tale che indagando sulla Tesla car dal motore di ricerca, compare indymedia che cita in maniera negativa la Etleboro.

La Teslamotors possiede le invenzioni e i brevetti della nuova energia, ma ci ha ingannati tutti dichiarando che questa è la macchina di Tesla: quel marchio non le appartiene, ne sta facendo un sopruso solo per pilotare la controinformazione. Tesla costruì un'auto che andava "ad etere", ossia che sfruttava l'energia elettromagnetica presente sulla terra e nel cosmo. Per far questo eliminò il motore dalle auto, e brevettò un circuito di trasmissione di energia all'interno del quale una fonte di energia, in questo caso proveniente dall'esterno, veniva captata da un condensatore e accumulata in una cella di energia, immersa nell'acqua. Quella che dal web è stata per lungo tempo chiamata "joecell", nient'altro è che la batteria di accumulazione di questo circuito cha va ad etere e produce una "elettricità fredda": ha una potenza e un voltaggio elevatissimo, ma non brucia, non provoca emissioni ed alcun tipo di inquinamento. Quindi, forse un fondo di bugia vi è anche nella Joecell perché non funziona in certe circostanze.

Non riusciamo dunque a capire come mai la Teslamotors afferma di aver progettato un motore innovativo che usa delle batterie al litio di ultima generazione e di straordinaria tecnologia, le quali immagazzinano l'energia elettrica della normale rete energetica. Qualcosa non torna, per cui evidentemente nascondono la vera natura del motore con una struttura "tradizionale", obbligandoci a pagare un'energia che non viene neanche utilizzata da quel circuito, perché secondo Tesla solo l'1% di quella straordinaria energia viene normalmente consumata prima che si ricarichi automaticamente. Non è ammissibile che prendano il suo nome per quel motore, perché la scienza non le appartiene. La nostra associazione non ha mai voluto acquisire il nome di Tesla, cercando di rispettare la sua volontà, perché quando la gente gli chiedeva della sua fantastica auto, rispondeva in modo ironico che "andava ad etere". Lo guardavano ridendo e lui rideva ancora di più, perché sapeva che occorreva aspettare ancora 150 anni prima che venisse prodotta. Aveva detto di no a Morgan, al suo finanziatore, che gli propose di sposare sua figlia.


Ebbene, la joe cell, quella che viene definita un accumulatore di orgone o di energia radionica, è una componente del brevetto di Nikola Tesla ( No. 787,412 patented il 18 aprile 1905), con il quale egli stesso annunciava l'avvento di una nuova forma di energia talmente straordinaria, che avrebbe potuto trovare applicazione non solo nel trasporto, marittimo terrestre o aereo, ma anche per le abitazioni. Le sue prime pubblicazioni risalgono al 1904, come il suo brevetto d'altronde, per cui tutti sapevano e per tutto questo tempo hanno nascosto la verità e hanno combattuto delle guerre per impossessarsi del petrolio.

In una lettera scritta di suo pugno a coloro che erano interessati alla produzione del suo motore, si meravigliava lui stesso di questa straordinaria fonte di energia e del fatto che le industrie dei trasporti di allora non la utilizzavano, perché garantiva risparmio, sicurezza e velocità. In Francia già era stato sperimentato quel motore, e il successo che aveva avuto faceva ben sperare Nikola Tesla che il suo motore, a induzione multifase con frequenza bassa, avrebbe rivoluzionato la generazione delle macchine elettriche, realizzata poi a tutti gli effetti nel 1930. Questo motore cattura dall'etere energia a bassa frequenza, e produce una forma di elettricità fredda ad alta frequenza, che per la maggior parte viene riciclata per poi autogenerarsi all'infinito. Si dischiude così una teoria che va contro la Prima legge della Termodinamica, in quanto un'energia debole entra ed va ad alimentare un circuito che fa da moltiplicatore di energia, ed è capace di sviluppare una forza lavoro più efficiente di quella che proviene direttamente dalla fonte di energia. All'interno del circuito vi è un componente, un tubo che utilizza un anodo di bassa-tensione, un anodo di alta tensione, e delle griglie che ricevono energia elettrostatica, che comprimono e emettono una tale scarica di corrente che occorre proteggere l'apparecchiatura da valvole perché potrebbe danneggiare poi tutto il circuito.
Il segreto di tutto il circuito di Tesla che consente di generare e scoprire le onde elettromagnetiche, è proprio questa "batteria" caricata con tensioni basse, ma che creava scariche improvvise che poi esplodevano in vapore. Questo impulso elettrico produceva degli effetti che si creavano con la scarica di un lampo, ossia di una carica elettrostatica nell'aria, e per tale motivo Tesla la definì un'energia radiante. Era una forza elettrica nuova, e non semplicemente la forma di un'energia già esistente, che produce una tensione migliaia di volte più elevata dell'iniziale energia applicata. Si propaga istantaneamente, penetra tutti i materiali e crea delle "reazioni elettroniche" in metalli come rame e argento.
Quando sperimentò tale invenzione su un'auto nel 1931, pose questa apparecchiatura sul cruscotto, che prendeva energia dall'antenna posta nel suo laboratorio, e trasmetteva poi energia elettrostatica alla macchina per induzione. Premendo l'acceleratore la macchina si accendeva a partiva, viaggiando ad una velocità di 90 miglia all'ora.

Nikola Tesla - 1942

Nikola Tesla morì il 7 gennaio 1943, all'età di 87 anno a New York, nella stanza 3327 al 33esimo piano di un albergo decadente di Manhattan. Era rimasto senza soldi, vivendo in una stanza che condivideva con uno stormo di piccioni, gli unici amici che gli rimasero accanto. Immediatamente dopo la sua morte, le sue carte scientifiche sono scomparse dalla sua camera di albergo, e non furono più ritrovate. Contenevano i dati scientifici ed le informazioni sul "Raggio della Morte", un'arma pericolosa che potrebbe sconvolgere il concetto stesso di guerra.

25 luglio 2006

La guerra dell'America combattuta da Israele

È stato decretato lunedì in California lo stato d'allerta per la scarsezza di elettricità, dopo un blackout di tre giorni, rischiando di far salire la domanda a livelli record. Si tratta di un allarme di secondo livello che obbliga gli utenti a diminuire il consumo di energia dopo che gli inviti alla riduzione dei consumi non sono bastati a non sovraccaricare la rete. Tale evento segnala una crisi energetica in atto da tempo annunciata, e che ora tuttavia sta peggiorando, non tanto per la crisi mediorientale, come si vuole far intendere, quanto per il fallimento del sistema capitalistico statunitense, molto parassitario. L'America oggi rischia una vera rivoluzione civile se l'energia mancherà nelle case e nelle imprese, che già soffrono la recessione economica, l'indebitamento e l'alta inflazione. Questa scintilla potrebbe estendersi fino al punto di portare ad una crisi della liquidità, con file interminabili dinanzi agli sportelli bancari per ritirare titoli e bond, e gonfiare il portafoglio dei poveri consumatori americani.

Quello statunitense è uno Stato allo sbando, è un giocatore che come una malattia chiede credito per poter continuare a giocare alla roulette e recuperare quanto ha perso, per questo è una minaccia per l'intero pianeta. Nessuno ormai gli fa credito, persino il Giappone, perché a causa della sua politica monetaria rischia il fallimento quanto l'America, e gli stessi cittadini americani che si rifiutano di comprare debito pubblico statunitense, nonostante gli appelli all'ottimismo di Bush e di Bernanke .

Le borse asiatiche sono infatti in deciso ribasso, proprio perché se il dollaro dovesse crollare i primi paesi a trascinare con sé sarebbero proprio i paesi dell'Estremo Oriente. Queste economie sono agganciate al dollaro, perché le loro bilance commerciali sono in attivo, grazie all'avanzo di esportazioni, e sono ricche di dollari. Se il dollaro dovesse perdere quota, anche la loro economia perderebbe valore a causa della svalutazione delle partite correnti dello Stato, tale da scoraggiare gli investimenti e spingere gli investitori a liquidare i fondi e i titoli. A parte le speculazioni, che non mancano mai, il crollo del dollaro causerebbe sicuramente un crollo delle borse asiatiche, e il loro ribasso è un primo campanello di allarme della disfatta dell'America. A questo punto occorre aspettare e vedere se questa è una tendenza o se si stabilizza intorno ad un calo patologico- Ciò potrebbe nuocere anche alla Cina, che essendo un'economia in continua crescita, non ha avuto la possibilità di diversificare le sue valute, detenendo più euro e meno dollari, come invece hanno fatto i Principi arabi. La Cina probabilmente non venderà mai sul mercato i suoi titoli in dollari, perché oltre a far cadere l'America danneggerebbe anche sé stessa. Ha bisogno più di ogni altra cosa di energia, e per tale motivo si affianca alla Russia in ogni sua decisione, nei cui confronti è fortemente dipendente come per l'Iran. America e Cina non si faranno mai la guerra in maniera diretta, non conviene a nessuna delle due perché questo significherebbe sono dilaniarsi a vicenda senza soluzione.

L'unico protagonista forte, quasi irriducibile, è la Russia che nel silenzio ha ricostruito la sua forza facendo leva sul maggior punto debole delle economie occidentali e orientali in questa congiuntura di transizione, che precede l'avvento della fusione nucleare: il gas. La Russia vuole il mercato europeo e cinese, e per averli deve controllare il Mediterraneo, il Medioriente e l'Iran. Ha improvvisamente deciso di sostenere l'Iran nella sua crociata del diritto alla produzione del nucleare, ed ora monitora la situazione tenendo a ricordare all'Europa che l'Ucraina soffre se in Siberia comincia a fare molto freddo. Questa situazione ricorda molto quanto è accaduto in Kossovo, mentre questo tentava di ottenere una proposta di referendum per l'indipendenza, in occasione della venuta dei Rockfeller nei balcani per minacciare e convincere la Serbia di un necessario sacrificio del Montenegro. La Russia a tale provocazione rispose che nessuno avrebbe violato quei territori, altrimenti avrebbe chiuso i rubinetti del gas e li avrebbe lasciati a buio.

Gli americani ora vogliono controllare l'Iran perchè tramite di esso possono controllare la Cina, che è la sola che può sostenere o può deprimere l'economia americana con le sue merci e i suoi Bond denominati in dollari. Il problema è che l'America non ha più i mezzi per fare una guerra, non ha più uomini disposti a morire "per la patria" perché il popolo statunitense è stanco delle eterne guerre al terrorismo che, nonostante i grandi artefizi mediatici, non convincono più, perché la povertà comincia ad essere davvero patologica e diffusa. Per tale motivo sfrutta il conflitto in Palestina, perché allo stato attuale Israeliani e musulmani sono gli unici popoli che vogliono ancora la guerra. L'uno rivendica un diritto all'esistenza che l'Inghilterra e il Barone Rothschild gli avevano promesso, l'altro difende una terra che gli è sempre appartenuta, ma entrambi reclamano 50 anni di storia negata. Finanzia e controlla le basi tattiche di Israele, chiede a gran voce l'intervento delle forse internazionali, e dato che in seno all'Onu la Russia ha fatto ostruzionismo, si è rivolta alla Nato. Aznar ha infatti pubblicamente dichiarato che, se verrà richiesto da Israele, facente parte del patto atlantico, la Nato presterà il suo appoggio per attaccare il Libano. Ormai vogliono la guerra a tutti i costi, e dato che nessun consenso popolare acconsentirà ad un intervento militare offensivo, si ricorre ai Contractors della NATO.

Questa non è una guerra di religione, ma una guerra politica e economica, che porterà alla globalizzazione e al controllo di fatto di quella ragione. Ciò che combattono non è il terrorismo, dato che ormai gli unici combattenti sono gli Ezbollah che non sono altro che una setta, un movimento fondamentalista controllato dai dittatori arabi, che sono direttamente pagati dai governi occidentali. Il fondamentalismo musulmano è ora anch'esso un'arma che si rivolta contro le stesse popolazioni arabe, perché porta a negare quanto un popolo ora sta soffrendo, mentre i Principi Sauditi continuano a costruire lussuosi alberghi a Dubai. Sfruttano il malessere e la profonda sofferenza di questi popoli, la cui rabbia viene continuamente fomentata dalle guerre, condotte nell'esclusivo interesso interesse delle lobbies, e sanno bene che basta poco per far sollevare questi popoli e farli gridare alla Jihad. In 50 mila hanno reclamato un "visto" nelle piazze algerine, mentre il loro Presidente viene colto in flagrante con i dollari in tasca.
Hanno da tempo tollerato l'ascesa al potere in Iran di un Presidente suicida, ben sapendo che la sua personalità è adatta a fomentare odi e rancori.

Se da un lato vediamo schierati America, Israele e Nato, dall'altro vi saranno sicuramente schierati la Russia e i Paesi arabi, ai quali si aggiunge anche l'Europa. La Comunità Europea, nonostante questo continuo barcamenarsi diplomatico, sta conducendo una campagna mediatica in favore dei popoli musulmani, anche perché saranno loro gli Stati che pagheranno i debiti della guerra e del sistema energetico e obsoleto. La Russia vuole l'Europa, questa invece vuole il gas e vuole espandere i propri confini verso l'est europeo e nel mediterraneo, sino a raggiungere il cuore della mesopotamia, creando innanzitutto una Banca per queste aree di libero scambio.
Il gioco delle lobbies viene poi perfettamente tenuto dai politici europei, che sanno benissimo, da un po' di tempo a questa parte, che i loro conti correnti esteri, nei quali sono confluiti illeciti trasferimento di denaro, sono tutti tracciati, nulla può sfuggire al sistema di Clearstream e di Swift. Probabilmente non vi sarà alcun conflitto mondiale e nucleare, vi sarà invecela guerra della liberalizzazione, dei blackout energetici, della globalizzazione che porta CocaCola e McDonald nelle città arabe, che spinge ad adottare una nuova moneta, mentre l'oro viene rubato. Forse questo è uno scenario un po' drammatico, e il potere invisibile della Borsa Globale, delle Telecomunicazioni e dei nuovi magnati, che sulle macerie costruiranno il suo Nuovo Ordine Mondiale.

24 luglio 2006

L'Italia rischia l'Opa

Dopo essere stato bluffato dalle Banche, Tronchetti Provera accenna all'ipotesi di cedere la partecipazione di controllo della Telecom, detenuta tramite l'Holding Olimpia, al magnate australiano Murdock. Una proposta che sembra già una decisione definitiva che chiude così l'avventura di Telecom, nata con la privatizzazione, proseguita con l'ingresso delle Banche nel suo azionariato, dopo la conversione dei prestiti, e conclusasi con la vendita di queste partecipazioni per un ammontare di circa 1,6 miliardi di euro.
Tronchetti Provera è costretto a vendere semplicemente perché non ha i soldi per pagare ad ottobre Banca Intesa e Unicredit che vogliono dismettere la loro partecipazione: ha comprato Telecom e poi Pirelli con i soldi delle Banche, e ora per far fronte ai propri debiti deve cedere le società. Le Banche gli hanno portato via già il 35% di Pirelli, prendendo per sé quelle azioni che invece dovevano essere piazzate sul mercato come investimento diffuso, ora lo costringono a vendere al primo offerente.


Il destino delle grandi imprese privatizzate è dunque in mano ad industriali che imprenditori non sono, perché in realtà sono degli speculatori, dei dipendenti delle Banche che si insinuano in società dal grande valore strategico per darne il vero controllo ai suoi finanziatori.
La proposta di Murdock, interessato soprattutto al controllo della rete internet, giunge dopo l'ingresso nel mercato inglese con la BSkyB, che investirà 730 milioni di dollari nella banda larga, facendo così tremare British Telecom che rischia di perdere 2,5 di abbonati. Assistiamo dunque ad una tendenza di accorpamento delle società di telecomunicazione, con quelle che gestiscono i media, e poi il campo dell'elettronica. La settimana scorsa è stato siglato uno storico accordo tra Vodafone, Google e Microsoft per la creazione di un sistema di comunicazione integrato, con il Palm, e ora la stessa Vodafone fa la corte a Mediaset per acquisire il 5% del suo capitale.

Se questa è la tendenza attuale, occorre prestare attenzione alla spinta verso la liberalizzazione del digitale terrestre, dopo il commissariamento dell'Italia presso la Corte di Giustizia per via della Legge Gasparri, che pare violare la libera concorrenza all'interno del mercato unico. Le pressioni della Comunità Europea ad aprire le frequenze a terzi operatori, giungono, a quanto pare in un momento molto particolare, ossia quando Murdock decide di acquistare Telecom, che detiene già il 2% delle frequenze del digitale, e si ventila l'ipotesi di una privatizzazione della Rai. Anche se l'Antitrust potrà impedire la concentrazione del potere mediatico nelle mani di Murdock, nessuno si opporrà al controllo della televisione da parte degli operatori della Telefonia.
Ancora una volta la deregolamentazione dei mercati e la privatizzazione, volute per la libera concorrenza o per la non interferenza dei governo, ha delle conseguenze che portano a distorsioni ancor più gravi dell'aumento dei costi e degli aiuti di Stato.

Telecom, una volta privatizzata, è finita nelle mani delle Banche, così come Autostrade sarà controllata da società estere e da finanziatori esteri, si pensi a Banca Caixa, mentre Alitalia è stata già svalutata da Air France del 3% in vista della sua prossima acquisizione.


Se questo è il destino delle società nostrane, cosa accadrà un domani alle altre imprese statali quando il governo aprirà il portafoglio del Tesoro, per risanare il debito pubblico?
È stato infatti deciso di proporre una Opa o una Ipo per le partecipazioni di Fincantieri, di Poste Italiane e del Poligrafo di Stato, per le quali si prevedono brevi tempi per l'operazione salvo che i sindacati non facciano resistenza. Per il momento è stata sospesa l'operazione di fusione tra Eni e Enel, ma la rete distributiva verrà sicuramente venduta, consentendo così l'ingresso di Gazprom sul mercato, e in modo da rispettare i patti con la Russia. Dopo toccherà a Trenitalia, a Finmeccanica, che è stata replica a gran voce da Airbus-Eads, e forse alla stessa Anas, che rischia il commissariamento dopo lo scandalo gridato da Di Pietro.
Ancora una volta vi sarà la cessione del patrimonio statale per coprire un debito che non esiste. Questo le associazioni di consumatori lo sanno benissimo, perché, anche se è stata persa, hanno fatto una causa alla Banca di Italia per accertare questo stato di fatto. Ora ignorano quanto sta avvenendo, perché sono molto prese dalla lotta per la liberalizzazione, contro le categorie che cercano, nel bene o nel male, di difendere i propri interessi e quelli dell'economia nazionale, in un certo senso.
Il decreto Bersani, spiace ammetterlo, ha fatto proprio questo: ha spostato l'attenzione dell'opinione pubblica dalle privatizzazioni alla liberalizzazione, inducendole a fare delle lotte sbagliate che vanno a tutto vantaggio delle multinazionali. Nessuno ha infatti parlato del destino del commercio italiano, quando presto l'eliminazione della programmazione regionale per l'insediamento delle grande catene distributive, distruggerà il commercio al dettaglio e altre migliaia di piccole imprese. Questa è la tendenza di questo governo che ha già deregolamentato la concorrenza per permettere che si sbranassero a vicenda. Non abbiamo ancora visto i rappresentanti di queste categorie scendere in piazza per reclamare un diritto all'esistenza, per esigere che la piccola impresa italiana continui a vivere, o per protestare contro l'aumento dell'Iva sui prodotti alimentari e dell'Irap. Si farà una manovra finanziaria che graverà completamente sulle spalle delle piccole imprese, per le quali i controlli e le aliquote sono sempre più elevati e asfissianti. Allo stesso tempo giungeranno dall'Europa cento milioni di euro per finanziare le imprese HI-Tech del sud Italia nella fase di lancio: ci auguriamo che questa decisione non abbia gli stessi effetti dei "prestiti d'onore" di qualche anno fa, paragonabili ai disastri di un'alluvione in pieno deserto. Questi infatti hanno portato alla nascita di tanti piccoli esercizi, sopravvissuti per pochi anni, e poi falliti perché schiacciati dalla concorrenza e dalle tasse, lasciando sulle spalle dei giovani del Sud debiti e fallimenti: questo certo non incentiva la crescita del paese.

L'economia italiana si sta dirigendo verso il fallimento, il bilancio è davvero preoccupante. Le grandi imprese sono state privatizzate, svendute e smaterializzate da questi industriali che fanno degli interesso dei creditori lo scopo dell'impresa. Le piccole imprese vengono sfavorite da leggi fiscali e da politiche economiche, da finanziamenti usurai e dalle associazioni di consumatori, quando invece dovrebbero essere difese incondizionatamente perché sono il tessuto dell'economia.