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11 settembre 2008

La trappola del settarismo e l'usura del tempo

La nostra società è come uno specchio, un immenso cinema, dove per assistere alla sceneggiata si paga un biglietto e si diventa presto protagonisti. Nessuno però si attiene alle regole, cosicchè cerca di ribellarsi, trovando uno sfogo negli estremismi e nel settarismo. Ognuno costruisce la propria verità, tuttavia chi ritiene di possederla, in realtà ben presto ne diventa schiavo. In realtà, è difficile ribellarsi se il nostro tempo viene manipolato ed usurato, dopo che l'uomo ha inventato una macchina per combattere il pensiero: il Logiciel.

Cadere oggi nell'estremismo è molto facile, essere criminalizzati è un atto comune che proviene dall’essere parte del sistema. Questa nostra società è come uno specchio, o se preferite, un grande e immenso cinema, dove per assistere alla sceneggiata si paga un biglietto. Mentre i nostri politici, come attori da strapazzo, recitano i loro ruoli gridando in televisione tra uno spot e l'altro - prototipi dei modelli mediatici e di massa costruiti dalle società di comunicazione e dalle multilevel - gli uomini di spettacolo pubblicizzano le carte di credito, e i calciatori, simboli della italianità, diventando esempi di vita senza saper né leggere o scrivere. Il nostro piccolo cinema è fatto così da fotogrammi di speranze che vivacizzano una vita quotidiana, per cui esiste il mondo di un operaio che vuole diventare un grande capo, il povero che vuole diventare ricco, l'impiegata che vuole vincere il Superenalotto: tutti questi sogni, sono degni prodotti di registi che illudono le persone facendo loro credere che tutto si sistema senza che facciano mai nulla. Nessuno però si attiene alle regole, cosicchè cerca di ribellarsi, trovando uno sfogo negli estremi di destra e sinistra, nella politica "democratica", nelle sette - religiose o sociali - nelle multilivel, nel porno, nelle massonerie, nei titoli nobiliari fasulli, nelle associazioni. Ognuno costruisce la propria verità, tuttavia chi ritiene di possederla, in realtà ben presto ne diventa schiavo.

I francesi rivoluzionari ci hanno insegnato che l’uomo lotta per Egalité-Fraternité-Liberté , dando a queste parole un grande significato, che tuttavia oggi vengono ripetute senza capire il vero significato, come del resto per tutte le frasi storiche di uomini che, prima di noi avevano capito il significato della loro esperienza, nel tentativo di lasciare agli uomini del futuro dei precetti sulla base dei quali evolvere. Uomini che poi sono diventati quel popolino che non vuole ascoltare la verità, perché in fondo tutti la conoscono. Così, ad un certo punto della nostra storia si è avuto il crollo della nostra cultura, che ha distrutto dei valori, per crearne altri, sostenuti dall’avvento dell’informatica, che ha creato un nuovo concetto di lavoro e di tempo basati sulla virtualità. Chiunque sappia muovere dei tasti oggi può diventare una qualsiasi persona, in virtù del fatto che ha un programma in grado si sostituire le lacune del suo pensiero e delle sue capacità, proprio come l’introduzione della macchina a vapore sostituì le braccia umane. Qualcuno lo definisce software, a me piace chiamarlo "Logiciel", ossia con il suo vero nome, costituito a sua volta da due parole "logica e materiale".

Queste due parole, nel 1974 si unirono e diedero vita alla commercializzazione del Logiciel, una struttura immateriale, che non si usura, che si può usare da solo oppure simultaneamente. Da allora il mondo cominciò a trasformarsi in maniera innaturale, ossia cominciò ad usurare il tempo, manipolando lo spazio temporale in cui svolgere le nostre attività. Il concetto di popolazione si è trasformato in utenza, importando sistemi di vendita e di credito diversi, mentre la produttività è divenuta velocità nell’elaborazione di dati, e la competitività nella riduzione dei tempi di risposta di un servizio. All’avvento della stessa informatica e del web sta spazzando via le tipografie, i nostri giradischi, il videoregistratore, affondando ben più profondamente le sue radici, sino a cambiare radicalmente il nostro aspetto sociale. Potrei fare tanti esempi, e raccontarvi tanti episodi, ma il mio tempo da dedicarvi è solo questo, perchè voi stessi non avrete il tempo di leggermi; senza che possiate deciderlo tutti noi siamo prigionieri di questo cronometro.

Dopo gli attentati dell'11 settembre, si è aperta una voragine sul mondo, ossia la lotta al terrorismo che ha costretto gli Stati a firmare leggi di controllo di massa, dietro il ricatto delle multinazionali, società che da anni finanziano i cosiddetti dittatori e politici, per poi sabotare la pace e creare nuove guerre. Tutti noi siamo coscienti di quanto accade, e diversi sono stati i tentativi di definire questo "andamento controllato degli eventi", ipotizzando l'esistenza di "governo mondiale", "Bilderberg", "massonerie" o "rettiliani". Tuttavia, il punto non sta nel definire chi sono e come operano, cosa dicono e cosa hanno fatto, ma rendersi conto che costantemente il nostro tempo è manipolato, controllato tramite sistemi informatici di intelligenza artificiale. Le multinazionali sanno come non pagare e far fallire i loro fornitori, per cui riescono a mantenere la soglia della sostenibilità economica per un imprenditore ed un operaio, per un comune ed unico mortale. Oggi il mondo va nella monetica, cioè nella moneta elettronica, e chi oggi decide e controlla i sistemi che gestiranno "questo bene immateriale" avrà un grande potere. Si nasconderà dietro sistemi informatici, e saranno al di fuori di ogni tipo di controllo "materiale": se la Tim oppure la Vodafone considera un minuto di telefonate 30 secondi nessuno potrà controllarli, e quindi come possiamo noi controllare questo cinema.

Tutti noi siamo gli spettatori all’interno di questa multisala. Noi gente del popolo entriamo in questa immensa sala e ci godiamo il nostro spettacolo, ben sapendo che conosciamo solo gli attori ma non i registi, non chi si nasconde dietro tale immensa struttura, ossia chi decide il palinsesto, riscuote i soldi e chiede di vendere solo i suoi prodotti all’interno della sala. A questo punto è troppo facile per i nostri "patrioti rivoluzionari" cadere nella trappola del settarismo, per essere derisi dal pubblico della sala che vuole continuare a vedersi il suo spettacolo. È ovvio che il ribelle diventa anch’esso parte dello spettacolo, come fuoriprogramma, in quanto verrà sempre ricordato come quello che è stato cacciato dal cinema. Anche chi la pensava come il nostro rivoluzionario si rifiuterà di parlare con lui, perché avrà paura di essere deriso e cacciato a sua volta. Viene isolato e diventa prigioniero di sé stesso, perché per farsi ascoltare deve fare qualcosa; sa bene che "i media sono pronti a pubblicizzarlo", ma in questo modo avrà solo un giorno di gloria, e poi un altro giro e un'altra corsa. Come le guerre… "altro soldato morto, altra medaglia". Il nostro rivoluzionario ha infatti capito che fermando lo spettacolo, e interrompendo il flusso del tempo come stabilito dal regista ha la possibilità di vedere scorrere gli eventi in maniera diversa. Un traguardo alquanto vano, se tutto il resto del pubblico resta immobile e istupidito.

Rubando il tempo alle persone, sono riusciti a manipolare le masse, a renderle controllabili su vasta scala, in virtù delle leggi dei grandi numeri. Le persone se non hanno tempo non pensano, e dunque non sono motivo di preoccupazione dei grandi demiurghi dello spettacolo. Noi esseri umani siamo stati concepiti in quest'ordine di tempo e di vita quotidiana, e dunque qualsiasi cosa cerchiamo di fare per dirottare gli eventi e fare la nostra rivoluzione, per forza di cosa cadiamo nel settarismo e saremo isolati. Purtroppo questa trasformazione sta avvenendo e noi non possiamo fare nulla, perchè qualsiasi cosa facciamo siamo semplicemente complici dello stesso sistema, che prevede all’interno dello spettacolo un fuoriprogramma divertente e insolito. Il tempo necessario per capire cosa accade non lo abbiamo, d’un tratto siamo vecchi e stanchi. Solo l'evoluzione del tempo temporaneo pian piano cambierà le cose e non ce ne accorgeremo.

Personalmente, della politica non mi sono mai fidato, mi fido solo dei ladri e dei criminali perché almeno sono di parola. Non mi piacciono le feste e le commemorazioni. Guardo i telegiornali come se fossero delle Telenovele, mi piace camminare senza una meta, e non accorciare mai la strada. Sono un uomo libero perchè non ho voluto essere nessuno, vivo con la gente che mi piace. I miei vecchi amici lavorano dalla mattina alla sera, e non hanno il tempo di alzare un telefono, ma quando mi vengono a trovare giurano di cambiare; in verità non lo fanno mai. Molti vogliono fare affari, altri vogliono fare le rivoluzioni. Io non voglio fare nulla, semplicemente desidero guardarmi questo spettacolo per dire io c'ero. Sappiate infatti, che quando gli spettatori di quel cinema hanno litigato come una grande rissa, facendo volare le sedie, una giuria con un gruppo di testimoni che avevano partecipato alla baruffa, hanno indicato un uomo, definendolo il responsabile del danno, mostrandolo dinanzi a tutti come se fosse un mostro. A quel punto hanno creato Tribunali Internazionali e Commissioni di Inchiesta, per dare un altro spettacolo, ma nessuno ha mai arrestato un registra a quanto mi risulta. Effettivamente, combattere contro l’egoismo è impossibile, e molti cercano di risolvere i problemi con la pace armata, quando anni fa i kamikaze facevano colare a picco le navi americane. Cosa non va in questo mondo? Chi ha rubato la storia, la verità della Bibbia, sapeva che avrebbe dato origine a questa Babele. Chiedetevi dunque chi siamo e da dove veniamo, perché la libertà è dentro di noi: essere o non essere, è questo il problema.

Michele Altamura