Il costo totale del Programma SEENET è di Euro 11.040.000,00 per una durata triennale. Il Comitato Direzionale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri ha approvato, con delibera n. 100 del 31 luglio 2008, il finanziamento dell'iniziativa, per un valore di € 8.280.000,00, pari al 75% dell'importo totale del progetto, che verrà erogato per il tramite della Regione Toscana. La Regione Toscana, capofila ed ente responsabile nei confronti del ministero degli Affari Esteri, parteciperà con un finanziamento di Euro 407.000 euro nei tre anni, mentre le Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Marche e Veneto e la Provincia autonoma di Trento parteciperanno ciascuna con un finanziamento di Euro 360.000,00 nei tre anni, di cui Euro 300.000,00 di co-finanziamento regionale ed Euro 60.000,00 di contributi figurativi (c.d. contributi "in kind" ).
Complessa e articolata la struttura amministrativa che dovrà dirigere l'intero progetto. Infatti, il programma prevede un sistema di gestione capace di garantire, in tutte le sue fasi, un continuo e costante coinvolgimento dei diversi soggetti della rete, sia a livello politico che tecnico. La struttura organizzativa sarà composta da un Comitato di Direzione, formato da un rappresentante politico per ogni partner istituzionale locale e italiano e del ministero degli Affari Esteri, con il compito di assicurare la direzione e l'indirizzo strategico del Programma, un Comitato di Pilotaggio, organo tecnico che assicurerà l'attuazione del Programma secondo gli indirizzi del Comitato di Direzione, un Nucleo Tripartito, che assicurerà il raccordo tra il livello decisionale e quello amministrativo del Programma, un direttore, nominato dalla regione Toscana in accordo con le altre Regioni ed il ministero degli Affari Esteri, ed un segretariato operativo, che riunirà tutti i soggetti tecnici attuatori responsabili della gestione operativa delle azioni orizzontali e verticali ed il coordinamento d'area.
“L’Adriatico deve essere un mare che unisce, non che separa”, ha affermato l’assessore regionale alla cooperazione transnazionale e transfrontaliera, Roberto Ciambetti, intervenendo a Sarajevo , alla riunione di insediamento del Comitato di Direzione del programma “SEE.NET 2". “A questa iniziativa – spiega l’assessore – a cui aderiscono numerose istituzioni ed enti italiani e dell’Europa Centro Orientale e Balcanica, la Regione del Veneto è stata designata capofila nella specifica Azione di valorizzazione dei beni culturali, ambientali, naturalistici e storici tra Istria e Varaždin. Siamo chiamati a coordinare e implementare le attività di marketing territoriale, coinvolgendo amministrazioni pubbliche e operatori locali del settore: una gestione che ci vedrà impegnati sia a livello tecnico sia a livello politico”. Al centro della strategia, "la continuità dei partenariati territoriali costruiti dal sistema italiano della cooperazione decentrata, proponendosi di sostenere il processo di integrazione nell'Unione Europea dei Paesi dei Balcani Occidentali", nonché di unire le due coste del Mare Adriatico a sostegno del processo d’integrazione nell'UE dei paesi della regione Nel corse della conferenza stampa è stato precisato che SeeNet si prefigge l'obiettivo di aiutare il processo di integrazione europea, promuovere lo sviluppo locale ed includere tutti i partner della rete in una serie di attività congiunte, che contribuiranno a rafforzare l'auto-gestione territoriale e la creazione di possibilità concrete in conformità alle norme europee. Allo stesso modo, la cooperazione italiana offrirà la sua consulenza per aumentare le opportunità di usare fondi dell’UE di pre-adesione, per fornire informazioni più dettagliate sul Sud-Est Europa, incoraggiare le indagini orientate verso il miglioramento della gestione delle comunità locali e la capitalizzazione delle buone pratiche, nonché per creare una maggiore coesione tra le autorità locali dell'Europa Sud-orientale. Nel corso delle attività di nove reti diverse, SeeNet incoraggerà lo sviluppo di politiche locali in relazione alle esigenze territoriali, con una valutazione del patrimonio culturale e il rafforzamento delle risorse turistiche, rafforzerà la catena produttiva di piccole e medie imprese, promuoverà le risorse agricole e alimentari, nonché darà un sostegno istituzionale al processo di decentramento della politica sociale. Complessa e articolata la struttura amministrativa che dovrà dirigere l'intero progetto. Infatti, il programma prevede un sistema di gestione capace di garantire, in tutte le sue fasi, un continuo e costante coinvolgimento dei diversi soggetti della rete, sia a livello politico che tecnico. La struttura organizzativa sarà composta da un Comitato di Direzione, formato da un rappresentante politico per ogni partner istituzionale locale e italiano e del ministero degli Affari Esteri, con il compito di assicurare la direzione e l'indirizzo strategico del Programma, un Comitato di Pilotaggio, organo tecnico che assicurerà l'attuazione del Programma secondo gli indirizzi del Comitato di Direzione, un Nucleo Tripartito, che assicurerà il raccordo tra il livello decisionale e quello amministrativo del Programma, un direttore, nominato dalla regione Toscana in accordo con le altre Regioni ed il ministero degli Affari Esteri, ed un segretariato operativo, che riunirà tutti i soggetti tecnici attuatori responsabili della gestione operativa delle azioni orizzontali e verticali ed il coordinamento d'area. Il programma è stato promosso e coordinato dalla regione italiana Toscana, finanziata dal Ministero degli Affari Esteri italiano, e co-finanziato da tutte le regioni italiane partner. Il progetto è stato elaborato nel corso di numerose riunioni dei partner ed è stato presentato al Ministero degli Affari Esteri italiano ed ai partner balcanici durante una conferenza che si è svolta in Istria a Rovigno il 6-7 dicembre 2007.
Nuovi fondi per una 'zavorra' Altro giro e altra corsa: arrivano 11 milioni di euro per un progetto destinato all'integrazione dei Balcani, ma che tutto sommato servirà solo a dare altri soldi alle 'vacche grasse' e ai bilanci senza fondo degli enti fantasma. Il nuovo progetto per la cosiddetta "cooperazione transnazionale tra enti locali" darà infatti vita ad una struttura burocratica che ha le sembianze dei carrozzoni statali di nostra conoscenza, con segretariati, comitati di pilotaggio, organo tecnico, nucleo tripartito, e quant'altro, per dare così lavoro ad una schiera di consulenti e analisti che già affollano gli uffici di ICE e degli Esteri. In cosa consiste il loro lavoro non è ancora molto chiaro, ma sembra che devono "rendere sfruttabili gli IPA", quindi faranno un'assistenza all'assistenza all'adesione, un concetto piuttosto contorto per mascherare il fatto che saranno mere attività di formazione, seminari e campagne di marketing per spiegare ai balcanici come si diventa europei. Siamo alle solite, e possiamo assicurarvi che negli ultimi 15 anni ne abbiamo visti tanti di questi progetti nascere e morire nel silenzio. Da parte nostra continueremo a monitorare che razza di integrazioni saranno capaci di fare questi grandi strateghi, che non sono riusciti a dare una parvenza di sviluppo alle comunità locali italiane per avere accesso ai fondi europei, figuriamo cosa faranno nei Balcani. "Il Ministro degli Esteri ha commesso un vero e proprio crimine - afferma - deve vergognarsi perché butta soldi dei contribuenti italiani in tempi di ristrettezze, di tagli, di crisi economica. Oggi lanciano un altro progetto per fare l'integrazione, per fare informazione, intenti assolutamente ridicoli. Pensate che sono centinaia le piccole imprese che vengono a bussare ai nostri uffici per avere informazione, e il più delle volte li rimandiamo all'ICE, perché è questo l'ente tenuto a dare informazione, come le stesse ambasciate, che mantengono chiuse le loro porte . Poi succede che occorre l'intervento del Primo Ministro in persona per rappresentare le grandi aziende e chiudere i contratti sulle concessioni. E' chiaro che poi non si rilasciano le interviste e gli investimenti italiani nei Balcani si raccontano a denti stretti: cosa devono dire, che hanno privatizzato un'impresa a quattro soldi?", afferma critico D'altro canto, la verità è che mentre questi signori lanciano i loro progetti milionari, un manipolo di personaggi continua a chiamare i nostri uffici chiedendo di avere l'informazione gratuita a nome della Presidenza del Consiglio o del Senato. Ma non si vergognano a parlare di milioni, se non riescono a sostenere una piccola agenzia di informazione? "Hanno finanziato dei morti che camminano - afferma ancora - ma state pur certi che, fin quando continueremo ad ingrassare questi personaggi, conteremo meno di nulla nei Balcani, ad essere affossati e ignorati sia economicamente che politicamente. Gli inglesi e i tedeschi hanno scavato ormai il loro fossato, mentre cinesi ed emiri si preparano a drogare i governi con veri petro-dollari. Una cosa a dir poco assurda, se si pensa che condividiamo con questa regione confini territoriali e marittimi. Quando finirà questo scempio?", conclude.



Siamo governati in effetti da speculatori, che hanno in mano i media, che ogni giorno rimbalzano soap opere: questo è il declino del capitalismo. Gli abbracci, le strette di mano, i protocolli di cooperazione, i milioni che viaggiano sulle nostre teste, ma i conti sono sempre in rosso e bisogna sempre andare a battere cassa alla Banca Mondiale. Le laure si comprano, i figli di papà crescono sempre più stupidi, le caste si ingrossano, mentre cocaina, silicone e carte di credito diventano simbolo di modernità: questa è la strategia del regno senza cervello. Ma cosa ne sanno gli occidentali dei Balcani? Sicuramente nulla, per loro la Serbia ha invaso la Bosnia, sono convinti che qui la gente è povera e muore di fame, che sono tutti zingari e nomadi. Se questa è la convinzione degli europei lo dobbiamo solo ai consulenti e ai tuttologi che affollano gli uffici dei governi, ai tecnici della 'democrazia', che sono venuti qui ed hanno esportato la più grande depravazione culturale europeista della 'global finance'. Il problema è che sono davvero convinti che democrazia significa 'dire e fare tutto quello che si vuole', anche quello di rubare direttamente nelle casse dello Stato, e costruirsi ville con 5 linee telefoniche. Di fatti, anche i poliziotti dell'Eulex si sono dovuti adeguare e sono stati colti in flagrante mentre trafficano sigarette e alcool. Un esempio per farvi capire che ci sono più 'impicci e imbrogli' tra gli internazionali che sono in queste zone che tra i banditi. La differenza è che i criminali si dichiarano nella comunità, sono fieri di esserlo perchè 'lavorano onestamente' dietro la propria responsabilità. I peggiori poi sono quelli che lavorano nelle Ong , e non si riesce mai a capire cosa fanno, da dove prendono i soldi, e fanno da consulenti per i politici locali nonché da controllori per i tentativi di corruzioni. Ecco perché alle conferenze di questi grandi "leader politici" sono davvero pochi i giornalisti che rimangono ad ascoltare, si guardano e sorridono, ben sapendo che stanno ascoltando solo sciocchezze e che girato l'angolo li troveranno nei bar a fare chiacchiere totalmente ubriachi. Questi sono "i grandi leader" che hanno stretto le mani ai potenti dell'Europa, piccoli uomini insignificanti che credono di essere dei governanti.
La cosa triste, però, è che sono soltanto e continuamente illusi, perché lasciano loro credere di essere entrati nella 'famiglia europea', quando poi dopo solo pochi mesi di liberalizzazione di visti alcuni hanno persino chiesto di revocare le agevolazioni, terrorizzati dall'idea di essere invasi. Forse sono stati proprio quei pullman di albanesi di Macedonia e Serbia giunti in massa in Belgio a far arretrare la Commissione Europea sulla concessione dei visti anche ad Albania e Bosnia, oltre ovviamente a tante implicazioni di carattere politico. Tuttavia, anche sei i visti si fermano, gli speculatori sono sempre a lavoro, al punto che hanno trovato in Bosnia il petrolio per prepararsi alla emissione di bonds e collaterali. Fusioni, joint-venture, partenariati strategici, intricatissimi castelli sociali per salvare magari una società in occidente. La verità è che noi abbiamo creato questi mostri megalomani, che hanno dissanguato le casse dello Stato e oggi saccheggiano le piccole e medie imprese: un piccolo manipolo di consulenti internazionali in tutti i Balcani possono creare una voragine nei bilanci statali. Consulenti e tecnici, che non rispondono a nessuno ma solo ai club internazionali, hanno indebitato interi Paesi facendo passare tutto questo per integrazione, e oggi che sono arrivati al punto del 'cannibalismo' , non fanno altro che consegnare un contratto da firmare, che diventa un'arma in una roulette russa. 



Per le stesse motivazioni, dichiarate assolutamente illegali dal Tribunale Superiore di Zagabria nell’Aprile del 2008, il giudice ha avviato una nuova istanza sei mesi dopo sempre a seguito di iniziative del sindacato NHS, che continuava a chiedere il pagamento dei salari arretrati e con il c/c nuovamente bloccato dal Ministero delle Finanze (dipendenti che comunque non lavoravano da svariati mesi). “ In data 14 luglio 2009 – continuano i F.lli Ladini - il giudice Basic ha violato e negato i nostri diritti di difesa impedendoci di essere presenti all’udienza per l’accusa di bancarotta. In quella sede avremmo potuto provvedere, nonostante tutto, a fornire delle adeguate garanzie bancarie in alternativa al blocco del nostro conto corrente”. I f.lli Ladini affermano inoltre che il Tribunale, in quell’occasione, aveva accettato le false dichiarazioni del Ministero della Finanza che aveva bloccato il loro conto corrente, tra l’altro per un importo doppio di quello da loro verbalizzato e da noi contestato. Le azioni del Tribunale, e del giudice Basic, hanno di fatto ostacolato ogni possibilità di controllare la procedura di bancarotta negando i crediti vantati da La Distributrice Srl per le forniture effettuate e regolarmente sdoganate per un importo di oltre 6.000.000,00 di Euro ed escludendo così la società dal consiglio dei creditori. “L’espropriazione e la frode contro gli investitori italiani – dichiarano con forza in chiusura della lettera - , tanto odiati, assieme al complotto di speculazione di tipo mafioso messo in atto dalle “gang” locali , è stata alla fine compiuta”.
Attraverso questa lettera, i Ladini richiedono l’istituzione di una Commissione italo– croata che si occupi dei fatti accaduti e del grave danno subito dalla società “La Distributrice S.r.l.”, danni per i quali si richiede un risarcimento. “Siamo sicuri che la Croazia, - concludono gli imprenditori Ladini - in questo momento storico in cui la Repubblica è in procinto di entrare a far parte della Comunità Europea, non possa lasciare impuniti questi crimini. Per la simpatia che nutriamo per il vostro Paese, saremmo davvero dispiaciuti se questo increscioso avvenimento avesse risonanza attraverso le agenzie di informazione Europee”. Senza veli e con molta franchezza, la società italiana esprime il suo profondo malcontento per il trattamento che la Croazia gli ha riservato, come una sorta di ostilità scaturita non solo dall'atteggiamento delle istituzioni, ma anche dei media che hanno contribuito a creare un clima di tensione attorno al caso della Dalmatinka. Giornali e televisioni hanno a più riprese evidenziato le colpe della società italiana nella "cattiva gestione della fabbrica", enfatizzando invece la posizione dei lavoratori che "si sono visti costretti a chiedere il fallimento della società". Il sindacato ha più volte accusato la società di non aver pagato gli stipendi ai lavoratori, "di aver lasciato morire la fabbrica", che "i conti correnti della Dalmatinka Nova erano stati svuotati, e debiti ancora non pagati", mentre la produzione è rimasta bloccata per mesi.

