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28 novembre 2008

Il falso nazionalismo balcanico


Per anni i movimenti nazionalisti dei popoli dei Balcani sono stati utilizzati ed istigati al punto che le banali rivendicazioni di ogni piccola comunità sono divenute prima "crimini contro un’etnia" e dopo movimenti politici di indipendenza ed autonomia. Puntualmente la Comunità Internazionale compie l'assurdo errore di assecondare ed alimentare questa grande farsa del nazionalismo balcanico.

Per anni i movimenti nazionalisti dei popoli dei Balcani sono stati utilizzati ed istigati al punto che le banali rivendicazioni di ogni piccola comunità sono divenute prima "crimini contro un’etnia" e dopo movimenti politici di indipendenza ed autonomia. Che fossero o meno cause giuste, poco importava a quelli che vedevano in ogni agitazione civile un utile tornaconto, e così spesso, senza neanche considerare i veri motivi della "ribalta" etnica, hanno finanziato e sostenuto le "idee" che sembravano più competitive economicamente. Ognuna di essa è nata e morta come un mito, una leggenda, e ancora oggi ci si interroga sul motivo vero della guerra della Jugoslavia, e come abbiano fatto ad arrivare a questo punto. In questo continuo naufragare tra storie antiche, origini remote e migrazioni sconosciute, sono state create le immagini grandiose della "Grande Albania" e della "Grande Serbia", costruite con nazionalismi, movimenti estremi e campagne di informazione da vero "Ministero della Propaganda". Se invece andiamo a scavare dietro ogni rivendicazione nazionalista balcanica, troveremo solo tanta creatività e depravazione politica che, vista la degenerazione degli eventi, non ha alcun limite. Un esempio potrà chiarire ciò di cui stiamo parlando.

Gli albanesi della Repubblica di Albania difendono sempre il popolo albanese, ed ogni parola detta contro solo uno di loro scatena una paranoica visione di complottismo, per sfociare poi nel mito di quella che dovrebbe essere la "Grande Albania". In realtà, nei Balcani possiamo trovare gli albanesi della Macedonia, del Kosovo, del Montenegro, e persino degli albanesi del confine greco: gli albanesi di Tirana sono diversi da ogni altra comunità albanese presente nella regione balcanica, e spesso non vanno neanche d’accordo tra di loro. La propaganda, i giornalisti, gli "internazionali" possono dire quello che vogliono, ma Tirana è sempre Tirana, e per gli albanesi di Albania resterà sempre qualcosa di prezioso, da portare come un vanto. Tra tutti, proprio con gli albanesi di Pristina non scorre buon sangue, visto che i kosovari hanno fama in Albania di essere dei truffatori, "grandi nazionalisti patrioti" ma solo a parole, nei fatti sanno solo manipolare le altre persone per ottenere ciò che gli interessa. Sono ricordati a Tirana per aver creato la prima finanziaria che ha truffato i cittadini albanesi, buttandoli sul lastrico.

Tra l’altro, il Governo di Tirana non ha mai preso seriamente in considerazione le zone albanofone dei Balcani, pur mostrando un forte sentimento di amicizia e solidarietà. Gli albanesi - da parte loro - sanno benissimo di non essere amati e di essere invece ricordati solo nelle storie di rapine, anche se poi nei circoli diplomatici a grandi livelli si sprecano le dichiarazioni di amicizia e di cooperazione: strategie e partneship "ma ognuno deve stare a casa propria". Tirana conosce benissimo la diatriba tra serbi e kosovari, e per anni va avanti la tacita alleanza strategica di Belgrado e Tirana, secondo cui gli albanesi e i serbi kosovari non si possono dividere, e nessuno dei due li vuole dividere perché poi ci sarebbero dei grattacapi per entrambi i Paesi. Come si può notare, i serbi di Belgrado stanno molto attenti a non commettere alcun sbaglio o a pronunciare qualche parola di troppo con gli albanesi di Tirana: nessuno fa la guerra vera, sono solo schermaglie ma niente di più. Allo stesso modo, i kosovari albanesi usano gli albanesi di Tirana per ogni responsabilità o colpa da scaricare, mentre i serbi del Kosovo accusano quelli di Belgrado per ogni problema. Del resto, basta riflettere sul fatto che non ci potrebbero essere traffici o contrabbandi all’interno della regione se non ci fossero degli accordi precisi.

Quanto detto per gli albanesi, può essere facilmente adattato al caso della Republika Srpska, l’entità della Bosnia serba, che ultimamente diventa nazionalista solo quando le conviene, ma è sempre disposta a chiudere tutti e due gli occhi quando si tratta di "incassare". D’altro canto non possiamo fargliene una colpa oltremodo, perché a pensarci bene tutti i politici di questi piccoli Stati mentono ormai senza più vergogna, non sono più affidabili, e la popolazione non crede neanche più ad una sola parola dei propri Governi, perchè puntualmente viene meno. I serbi di Bosnia dicono di amare la Serbia, ma i serbi di Belgrado non mostrano nessun interesse o gesto concreto, tranne nel caso in cui bisogna privatizzare le società e firmare concessioni. Come gli albanesi di Tirana e Pristina aspettano gli Americani restando sempre senza corrente, i serbi di Banja Luka e Belgrado si sono convinti che sarà la Russia ad aiutarli, a proteggerli, ma molto probabilmente quel soccorso tanto agognato non arriverà mai. E ancora, mentre i politici della Srpska viaggiano con le loro belle macchine e aumentano i loro stipendi per poi diminuire quelli dei Professori, sostenendo addirittura di aver alzato i livello salariale, le cosiddette "autorità di Pristina" si costruiscono le ville dicendo che hanno fatto la loro fortuna in America quando erano in esilio. Come si può notare, sono sempre i poveri cittadini, le persone più umili, ad essere ingannate da questi personaggi inutili, che si fanno grandi solo in virtù di un accordo fatto con gli "internazionali" che non verrà mai rispettato. E siamo convinti che quando qualcuno reclamerà il rispetto dei patti, si alzerà il muro del nazionalismo.

Questo è il destino dei leader di queste entità non ben definibili, non essendo né stati né province federali, e ormai sono rimasti prigionieri delle loro stesse rivendicazioni. Ogni Primo Ministro vuole essere un "Tito" , un "Milosevic", un "Enver Hoxa", e ognuno di loro vuole la sua Mercedes, e usciti fuori da quel piccolo partito anonimo, diventano dirigenti iper-impegnati, inavvicinabili, disposti a promettere ogni cosa pur di godere della tua simpatia, per poi non dare nulla. Hashim Thaci, ex guerrigliero dell’UCK, ha dichiarato l'indipendenza, ha proclamato una grande festa mostrandosi alla piazza di Pristina come un leader: in realtà è stata la più grande farsa mai organizzata, e lo stesso Enver Hoxa non aveva mai osato così tanto. Così anche Milorad Dodik, sempre sul punto di chiedere l'indipendenza della Republika Srpska senza mai farlo, è diventato il protagonista di una commedia tragico-comica. Ma ancora più ridicole sono le famose "armate di liberazione" che nascono cosi all'improvviso e nessuno conosce, inventate al momento per rivendicare degli strani attentati. Sono queste le cronache che hanno fatto la storia moderna dei Balcani, con movimenti politici e leader di Governi scelti tra contrabbandieri e contadini, piccoli ed inutili personaggi conosciuti nei circoli. L’unica caratteristica che viene chiesta loro è quella di avere una spiccata tendenza al complottismo e all’incoerenza, per essere così in grado di costruire paranoiche allucinazioni e di negare, dopo pochi istanti, qualsiasi cosa abbiano detto. Nel loro sangue scorre il "vittimismo", per creare le campagne di propaganda falsa e cercare sempre l'appoggio popolare. Sia Tachi che Dodik appartengono alla guerra dei Balcani anche se non hanno mai combattuto, semplicemente facevano affari in un periodo di grande agitazione sfruttando al meglio la situazione, l’uno a Tirana e l'altro a Belgrado: oggi uno dice che ha creato uno Stato indipendente sotto una farsa, e l’altro dice che farà uno Stato. Dicono di lottare per il proprio popolo e nessuno si è accorto che mentono spudoratamente.

Ormai questo falso nazionalismo non convince più neanche gli ultranazionalisti, che vedono maggior convenienza nel gridare "a cottimo", quando serve, piuttosto che portare avanti battaglie che nessuno ascolterà. Albanese, serba, croata, macedone, ogni etnia dei Balcani è unica ed irripetibile, ma alla fine, tutto questo sistema vive solo agli occhi occidentali, che vedono in una "crisi umanitaria" o nelle "missioni di democrazia" una possibilità per fare ancora delle guerre per qualche ideale, imbracciano le bandiere e, senza saperlo, cominciano a fare gli "utili idioti" per poi salvare un manipolo di contrabbandieri. L’Occidente non capirà mai la complessità dei popoli dell’Est, non riuscirà mai a controllarli o a domarli, perchè sono destinati a convivere su questa terra, ad amarsi e ad odiarsi, perché sono uniti tra di loro da infiniti intrecci familiari ed economici. Per estorcere qualcosa da America, Russia ed Europa, oggi inscenano i conflitti interetnici, e quanto più la posto in gioca è alta, tanto più baccano e schiamazzo faranno davanti alle telecamere. Ognuno di essi soffre di questo complesso dello "Stato", cercano di darsi importanza, di apparire al centro degli equilibri internazionali, e questa euforia li spinge a giocare d'azzardo, a rilanciare continuamente la posta. Il Kosovo insegna molto su quanto può essere crudele e disastrosa la degenerazione di una grande bugia di fondo: il malessere del popolo kosovaro, sia albanese che serbo, non è stato mai ascoltato, divenendo facile preda di bande e affaristi spregiudicati che volevano appropriarsi di una provincia nel cuore dell’Europa. Un dramma sociale è divenuto un crimine etnico, sino a gonfiare a tal punto la situazione che si è giunti alla guerra, all’indipendenza e infine al grande inganno. Sarebbe bastato fermarsi, tanti anni fa, e non prestarsi a determinati giochi, per uscire facilmente dall’incubo che si stava creando. Purtroppo, la grande "Comunità Internazionale" si è accorta solo adesso della follia che si stava scatenando, in una terra che ha bisogno di pochi pretesti per inscenare il disastro.