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17 novembre 2008

Obama, il nuovo presidente degli “invisibili”


Barack Obama sceglie YouTube per diffondere il suo messaggio settimanale ai cittadini americani, sostituendo a tutti gli effetti la televisione i media. Obama si proclama la guida dell’ideologia del World Wide Web, che in reltà non rappresenta altro che una ragnatela su cui il ragno tesse il suo potere.

Mentre tutti noi credevamo che gli Stati Uniti fossero sull’orlo del fallimento, persi nel baratro dei loro debiti, i poteri invisibili che si nascondono dietro al Governo americano si sono già attivati per rilanciare il "new deal". Sono già in atto strategie e sotterfugi per evitare di pagare un debito che ha raggiunto livelli inestimabili, come quelle di non riconoscere più i documenti da loro stessi firmati. Un rischio che è stato in qualche modo ventilato durante i colloqui del G20, come si può intendere facilmente dalle parole dei Sarkozy e Berlusconi, i quali ricordano che l’America non deve sottrarsi alle sue responsabilità nella crisi finanziaria che ha colpito l’intero sistema economico mondiale. L’America, anche se avrà un nuovo Presidente, ha sempre gli stessi problemi, lo stesso sistema di potere legato a sua volta ad entità che reggono i pezzi di questa potenza in frantumi. Così mentre George Bush è divenuto il capro espiatorio della crisi USA, Barack Obama viene proclamato come la guida di una rivoluzione possibile, della democrazia diretta nata dall’ideologia del World Wide Web, che, come abbiamo sempre spiegato, non rappresenta altro che una ragnatela su cui il ragno tesse il suo potere.

Con Obama siamo entrati ufficialmente nell’era della "rete", in cui le entità invisibili stabiliscono le nuove regole, abbandonando nel fallimento le vecchie convinzioni, che ormai non hanno più credibilità. Il nuovo mondo sarà questa realtà sintetica, fatta di avatar e piattaforme virtuali, costruita sui nuovi media di Google e You Tube, e il nuovo sistema economico costituito sulla monetica, le unità intellettive, e le attività virtuali. Le nuove nazioni saranno costruite da social forum, le nuove entità costituite attraverso i server e le nuove galassie all’interno del cyberspazio. Molti tuttavia ignorano la pericolosità di questo sistema, che divide nettamente la parte materiale da quella immateriale dell’economia, considerando che il mondo occidentale ha investito il 98% nelle sue risorse nel sistema materiale garantito dall’equilibrio di domanda e offerta. Al contrario, lo sviluppo dell'internet si basa sul proliferare di utenti e sull'accesso alla rete, senza alcuna regolamentazione che garantisca che la struttura virtuale sia una perfetta immagine speculare dell’apparato economico: siamo dinanzi alla più grande usura criminale mai esistita.

Per lanciare il nuovo sistema, viene presentato al mondo intero il Presidente globale, che sceglie di intervenire, per la prima volta, dinanzi ai rappresentanti dei più importanti Stati del mondo utilizzando You Tube. Una scelta del tutto politica, dettata non solo da una mera sponsorizzazione nei confronti di un sostenitore della campagna elettorale, quale è stato appunto Google - a dispetto del fatto che Obama dice di non avere dietro di sé lobbies - ma dall’intenzione di legittimare la moderna e "giovane" classe politica, che usa i nuovi strumenti di telecomunicazione, rivolgendosi ai cybernauti e non al tradizionale pubblico mediatico. Non sceglie così la CNN, bensì You Tube, il grande network e monopolista delle pubblicazioni video, divenuto ormai il media della cyber-generation. Lancia così il messaggio della sua grande "rivoluzione", che cambierà il mondo e cancellerà addirittura delle "inutili" riunioni tra i grandi del mondo, che creano caos e un grande spreco di risorse. Mentre alcuni scrivono "Obama predica l'avvento delle reti sociali e della democrazia diretta", noi affermiamo che non crediamo nelle rivoluzioni dal basso fatte grazie alla multinazionale "Google". Il concetto è che Obama, dopo la sua emersione dal basso, è stato comunque finanziato e adesso anche lui vuole fare l'uomo della svolta. Ma prima deve pagare i debiti, dichiarare la falsità dei Bond del Tesoro Americano che hanno impestato le tesorerie degli Stati, fermare la stampa illegale dei dollari e ammettere che il suo sistema economico è fallito.

Come la caduta del comunismo ha causato il fallimento di interi continenti, così il crollo del capitalismo e l’avvento della società virtuale, dovrà portare ad un reale del passato. Senza questa fase di purgatorio, sarà inutile proclamare la nuova era: internet è la gente, You Tube non è democrazia, ma un network accentrato nelle mani di pochi, un mezzo per monopolizzare gli stessi media, dalle radio ai giornali. You Tube è un sistema dove individui sconosciuti applicano la censura a loro piacere, è una società privata, che paga le tasse come tutti, ha un proprietario e un consiglio di amministrazione. Perché definire You Tube una democrazia, se in realtà la democrazia è una struttura di potere, che nei fatti non esiste, bensì esistono le società, gli usi e costumi, e la rivoluzione non ha mai cambiato l’aspetto sostanziale di una nazione, la cui evoluzione dipende dalla fede, dalla cultura e dalle risorse economiche. In realtà, i rivoluzionari che sono su You Tube sono tutto all'infuori di essere rivoluzionari, sono i soliti "utili idioti" che non fanno altro che contribuire al rafforzamento di questa nuova società. Grazie a loro, stanno costruendo una nuova società e una nuova religione, senza eserciti o bombe, ma con leggi scritte in America ma applicate in tutto il mondo. È chiaro che l’effetto sarà quello di far credere al popolo di aver scelto il proprio destino, quando in realtà lo si è reso solo partecipe di un grande cinema, la sua trama è stata già scritta.

Non si può illudere fino a questo punto le persone: predicare la rivoluzione basandosi su di un concetto sbagliato è pur sempre un reato, o meglio un crimine invisibile. Ciò che rende You Tube speciale da ogni altro sito è senz’altro il suo essere globale, ma rappresenta pur sempre una struttura informatica leader, che oggi non teme rivali, e può essere definita già un "gruppo di potere", al pari dei "Banchieri" e delle "massonerie" di cui tanto si parla. Da un certo punto di vista, è più facile per la controinformazione demonizzare Bush, affermare che un Presidente americano ha bombardato Paesi in nome del terrorismo, e non ammettere che è il "sistema America" ad aver dichiarato guerra al mondo. Bisogna avere memoria, e ricordare ciò che è stato fatto in Vietnam, Iraq, Serbia e Kosovo, ed ogni volta vi è stato un Presidente diverso che ha fatto la stessa scelta. Obama non è "il nuovo", ma è semplicemente espressione di ciò che hanno creato in America in questi ultimi anni, ossia una nazione virtuale che si proclama ancora una volta una democrazia, come è accaduto secoli fa. Il web non è un pianeta sconosciuto, ma l’immagine della nostra società che può essere manipolata più facilmente e quando si vuole: è lo splendido coronamento del grande progetto degli invisibili, che sono riusciti finalmente a nascondersi dietro ad uno specchio.

L’America è fallita e dovrebbe avere almeno il coraggio di ammetterlo come fece la Russia, che accettò la derisione l’umiliazione per riprendersi. Ora non sarà certo il Presidente Obama a cancellare la memoria dei serbi, degli iracheni e degli afghani, non sarà certo lui a cambiare gli equilibri su cui si basa l’attuale geopolitica. Se oggi fa finta di ignorare il Capo di Stato italiano, mostrando indifferenza, un domani non avrà certo lo stesso atteggiamento nel chiedere le basi del Mediterraneo per bombardare un altro Stato. Chissà se Barack Obama, il Presidente degli invisibili, sarà capace di contrastare il sistema delle lobbies, di sfogliare gli scritti di Tesla, oppure rimarrà solo un simbolo dei poveri, di cui vuole cambiare il mondo ma non ha un esercito.

14 novembre 2008

Il made in Italy che non c'è


L'italianità è senz'altro qualcosa che ci appartiene, e dunque va difeso e sviluppato. Tuttavia in questi anni il mondo degli "italiani all’estero" è diventato solo un cunicolo di vipere e di affaristi senza scrupoli, uno sterminato labirinto di millantatori, che hanno usurato degli ideali per i propri interessi. Oggi bisogna invece rilanciare l’imprenditoria italiana che ha le capacità per diffondersi nel mondo, partendo innanzitutto dalle risorse che i mercati e i governi esteri possono offrire.

Sentiamo sempre più spesso parlare di italicità, di italianità e ancora di "made in italy" come un bene che appartiene al popolo italiano e sul quale bisogna, dunque, bisogna investire. Lo Stato italiano cerca ormai da anni di colmare quella abissale lacuna della frammentazione del suo popolo a causa delle grandi migrazioni, e bisogna ammettere che ci riesce con risultati davvero scarsi, mentre il resto viene affidato spesso all’iniziativa individuale delle comunità che si vengono a creare. L’apparato istituzionale, il cosiddetto "Sistema Italia" ha delle risorse davvero minime rispetto al territorio che dovrebbe coprire, anche perché stiamo parlando dell’intero globo. Da questo punto di vista, l’Italia è uno dei pochi Stati al mondo, se non l’unico, ad avere una cittadinanza globale, che direttamente o indirettamente tende a rispecchiarsi nell'ideale dell’italianità. Un fenomeno opposto è invece la cosiddetta "fuga di cervelli", ossia il desiderio di fuggire da una realtà che non garantisce una dignitosa carriera o in certi casi la sostenibilità del tenore di vita. L’italiano all’estero è così l’incarnazione della storia e delle contraddizioni del nostro Paese, è l’impulso alla scoperta, al viaggio e all’esportazione di sapere e cultura, ma è anche il dolore del passato, il malessere del presente e l’insicurezza nel futuro. Su questo siamo tutti d’accordo: l’italianità ci appartiene ed è qualcosa da difendere. Ma cosa significa oggi essere italiano all'estero, e perchè si deve sempre parlare di italiani d’Argentina oppure degli italo-americani?

Sembra ormai inevitabile ridursi a parlare di sagre, di feste popolari della "Little Italy", ad organizzare tombolate, "partite di calcetto" e commemorazioni della "Ellis Island". Le Associazioni di italiani all’estero che si trovano nel continente americano, sono per la maggior parte iniziative di italiani di seconda o terza generazione, in qualche modo destinate a scomparire con l’allungarsi delle generazioni. La cultura e le tradizioni che cercano di tramandare ormai si sono disperse nella commistione di usi e costumi del luogo, creando così una lingua e dei riti che nei fatti non esistono in Italia, non appartengono alla cultura italiana come tutti noi la conosciamo. Anche se va loro il merito di aver ricostruito un’identità nazionale tutta personale, non si può costruire su queste comunità un legame con la "madre patria", né un ponte economico. Sono realtà chiuse, che nascono e muoiono all’interno degli stessi quartieri italiani, costruiti ai margini delle periferie delle metropoli. Le Camere di Commercio, gli Istituti ICE, i Consolati e le Ambasciate molto spesso non hanno alcun contatto con queste entità, che in qualche modo restano legati all’immagine che si sono costruiti.

Ancora diversa è poi la realtà degli "italiani" che all’estero hanno creato la loro ragione di vita, scrivendo libri sulle grandi emigrazioni, intavolando discussioni sulla politica e l’economia italiana quando sono stati i primi ad abbandonare il Paese. Si definiscono la ricchezza ripudiata dallo Stato, e molto spesso si traducono solo in grandi studiosi "del modo ideale di imbrogliare il prossimo". Chiedono che siano create scuole italiane per mantenere la cultura italiana, e allo stesso tempo sono contrari alla creazione nel di scuole straniere e di "commistioni" con gli immigrati nel loro Paese. In questi anni, abbiamo avuto molte esperienze di questi famosi patrioti, di questi grandi condottieri di prosciutti, di sagristi e esperti di "panettonate", che si fanno strada negli uffici dei Ministeri sulla falsa riga degli studi "per creare laboratori di intelligenze". Teorie trite e ritrite, manoscritti e carta straccia, che ritraggono solo frustrazioni di pseudo-globalizzazioni inesistenti, tutte belle "storie" che sono da sempre terreno fertile di tanti personaggi che marciano sull’italianità per interessi personali, un po’ per propaganda e speculazione fine a sé stessa, un po’ perché inconsapevolmente cavalcano cavalli di battaglia sbagliati. Anche nel mondo degli italiani all’estero, è stata dunque creata una sorta di lobby che ha ridotto quest’universo sterminato di cultura ed impresa, alle solite sceneggiate nostalgiche che da anni non aggiungono niente di nuovo e non contribuiscono allo sviluppo del Paese. Sul cosiddetto "made in italy" vi sono migliaia di processi in corso, battaglie e controversie per rivendicare la paternità nel nome, dei marchi e delle denominazioni.

La verità è che gli "italiani all’estero" finanziati dallo Stato non sono uniti, sono un cunicolo di vipere e di affaristi senza scrupoli, uno sterminato labirinto di millantatori, che mettono a ferro e fuoco i Ministeri solo per spillare quattro spiccioli allo Stato, come sempre moralmente ricattato per la sua inefficienza e la sua assenza. Il Ministero degli Italiani nel Mondo, così come la Farnesina, sono ormai inondati da progetti di data base, di media, di quotidiani, di piattaforme multimediali, di uffici di rappresentanza e di intermediazione. Possiamo però assicurarvi che ognuno di essi si sgonfia in un mero processo di copy and paste, di produzione di informazione fine e sé stessa, e solo nel migliore dei casi di esternalizzazione dei servizi ad entità private. Molte "aziende" che abbiamo avuto l’occasione di conoscere, oltre ad avere grandi buchi neri nei loro bilanci con milioni di euro di finanziamenti scomparsi, sono ancorate alle menzogne sul business italiano, che loro stessi hanno contribuito a distruggere.

Saremmo veramente curiosi di vedere cosa hanno fatto in tutti questi anni queste vacche grasse malaticce, vorremo anche conoscere le aziende che sono riusciti a crescere grazie a queste strutture. In realtà non c’è nulla dietro questa italicità, dietro questo "made in Italy" e l’associazionismo italiano. Molte spesso vi sono tante aziende straniere - cinesi, turche, greche, romene, inglesi, belgi - che usano questi marchi "italici" e hanno conquistano i mercati esteri : cosa ha fatto lo Stato italiano, con tutte le strutture che ha finanziato, per proteggere il vero "made in Italy" ed impedire che imprenditori esteri si potessero impossessare della nostra immagine. Un tempo, i muratori italiani andavano in giro per il mondo e aprivano ristoranti, e se alla fine dovevano servire "la pasta con il kechup" non aveva importanza, perché bisognava vendere. Oggi invece, il mercato della ristorazione all’estero è nelle mani di albanesi e romeni, che parlano benissimo l'italiano e, con le loro insegne italiche, hanno invaso il mercato. Dinanzi a tale situazione, oltre alle timide dichiarazioni di deputati degli italiani nel mondo, c’è il totale immobilismo ed indifferenza.

In realtà, dovremmo imparare dai francesi, dai tedeschi e dai russi, che entrano nei mercati esteri tramite società logistiche, avvocati, professionisti e consulenti, con le tecnologie e il loro sapere e le loro risorse. In un certo senso bisogna rilanciare l’imprenditoria italiana che ha la capacità e la forza di diffondersi nel mondo, traendo beneficio dalle risorse umane e materiali estere. Il potenziale strategico non va cercato negli italiani residenti in loco, ma nelle popolazioni indigene che condividono la cultura Italiana, e hanno un forte sentimento verso l’Italia. Da questo punto di vista, occorre concentrare l’attenzione sui mercati prossimi, vicini logisticamente con i quali è possibile sviluppare una rete di scambi immediata, indotta spontaneamente dalla specializzazione dell’economia. In questo, bisogna rifarsi alle vecchie teorie di Keynes e Ricardo, individuando nello scambio delle risorse il mezzo per coltivare "la ricchezza delle nazioni".
L’interscambio deve essere lo scopo ultimo dei progetti da realizzare, facendo ricorso a strumenti informatici, a servizi di intelligence economica, per creare infine delle Camera di Commercio transnazionali e virtuali. Progetti che devono essere controllati direttamente dalle alte Istituzioni dello Stato, come arma economica per la conquista dei mercati. Coordinando le strutture di sistema già esistenti, che non riescono a muoversi perché intrappolate nella loro stessa burocrazia, queste entità virtuali devono dare un reale supporto all'imprenditoria italiana utilizzando le strutture logistiche e i poteri locali. L’immagine delle imprese italiane dovrebbe essere di netto distacco rispetto al classico "made in italy", ridotto ai classici stereotipi del "prodotto tipico" , per ampliarsi alle conoscenze, alle tecnologie e ai modelli industriali dell’Italia.

13 novembre 2008

Tensione nei Balcani all'italiana


Le parole di Silvio Berlusconi sulla provocazione americana nei confronti della Russia, sulla indipendenza unilaterale del Kosovo, sullo scudo spaziale e il conflitto georgiano, risuonano come campanelli di allarme. Che qualcosa sta cambiando, in tutto l’emisfero occidentale, lo si intuisce facilmente guardando i Balcani, dove stanno accadendo cose davvero insolite, accordi strani e strane proposte. ( Foto: Silvio Berlusconi e Tayyip Erdogan)

Le parole di Silvio Berlusconi sulla provocazione americana nei confronti della Russia, sulla indipendenza unilaterale del Kosovo, sullo scudo spaziale e il conflitto georgiano, risuonano come campanelli di allarme. La politica estera italiana fa sentire la sua voce controcorrente rispetto alla posizione ufficiale dell’Unione Europea e dell’Inghilterra, lanciando un dialogo sulla politica estera che avrà nuove basi e diversi punti di arrivo, ormai non più scontati. È chiaro infatti che molti assetti stanno cambiando, e giorno dopo giorno certe dichiarazioni devono farci riflettere. A fare da portavoce del nuovo ago della bilancia tra le forze internazionali è stata nominata l’Italia, l’unico Stato membro dell’Unione Europea che ha deciso di prendere le distanze dal blocco franco-tedesco schierato con Inghilterra e Stati Uniti per schierarsi accanto alla Russia, in questa grande partita della riconfigurazione dei poteri. Mentre alla Serbia non è permesso parlare - anche perché sarebbe del tutto vano, qualsiasi cosa dica Belgrado viene subito apostrofato dai media come "ultranazionalista", persino le posizioni più democratiche dei democratici - a fare la voce sibillina è quella di Berlusconi.

Che qualcosa sta cambiando, in tutto l’emisfero occidentale, lo si intuisce facilmente guardando i Balcani, dove stanno accadendo cose davvero insolite, accordi strani e strane proposte. Questa crisi economica americana sta scuotendo tutti i nuovi Stati emergenti a prendere coraggio per affrontare la situazione e superare il fantasma del passato della guerra: già il fatto che tutti gli Stati balcanici hanno rifiutato i prestiti del Fondo Monetario Internazionale, dovrebbe far capire come la realtà che ci ricordavamo si sta capovolgendo. A parlare per la cosiddetta Comunità Internazionale non sono più i rappresenti dei Governi, ma sempre ex ambasciatori, il cui mandato nei Balcani è ormai decaduto, oppure personaggi legati a strutture internazionali non governative, che con strane dichiarazioni, "dicono e non dicono". Traspare un clima di tensione in quanto, dopo la grande ubriacata di euforia dell'elezione americana, tutti sono caduti nella squallida realtà dei debiti che l’America ha lasciato un po’ ovunque, cosicchè qualcuno ha cominciato a mettersi la mano sulla coscienza. Cosa raccontare ora alla gente, visto che un po’ tutti cercano di prendere il proprio dopo le tante promesse?

Da una parte vi sono infatti gli albanesi del Kosovo, che cercano ora di sistemare a modo loro la questione dell’indipendenza, senza scendere più a patti con l’Onu e l’Unione Europea. Pristina vuole il suo Stato e un po’ rinnega i vecchi accordi sull’assistenza internazionale perenne, e a maggior ragione quella europea, scritta sull’ondata dell’integrazione della Serbia. Dall’altra vi sono poi i montenegrini che, forti del sostegno del Barone Rothschild, hanno già annunciato che entreranno in Europa, per costruire così il loro capolavoro di Tivat. Non bisogna dimenticare la Croazia, ormai in preda ad una schizofrenia selvaggia per l’avanzata economica italiana e il suo cammino in Europa, e così per dimenticare i problemi con la mafia e i traffici, preferisce attaccare il più debole. In questo, la vicina Republika Srpska sembra un nemico "scontato", e che facilmente può essere definito una minaccia per la stabilità della regione, così come la Serbia fautore della famosa "aggressione" al popolo croato. I politici croati non smetteranno mai di perdersi nella nostalgia della guerra balcanica che ha portato alla Croazia la "gloria" dell’indipendenza, e così mai ammetteranno la violenza e l’eccidio compiuto.

Tutto sommato c’è chi forse sta peggio, perché pur conoscendo il loro passato di sofferenza, non riesce a far quadrare il proprio futuro. È questo il destino della Republika Srpska, che cerca un’identità indipendente da uno Stato bosniaco che nei fatti non esiste; organizza riunioni e manifestazioni per l’indipendenza, dove alla fine di tutto si parla, fuorché di quello. Sua antagonista "pentita" è invece la Federazione della BiH, che dinanzi allo spettro della crisi finanziaria cerca di disfarsi di Silajdzic per trovare un accordo sostenibile con serbi e croati che piaccia tanto all’Europea.
Agli estremi della regione balcanica, vi sono i macedoni, ormai impantanati con il loro nome e i greci, e non sanno più che "pesci prendere": litigano ogni giorno e nessuno si azzarda a dire qualcosa o a prendere una posizione. L’Albania di Berisha cerca invece di trovare un proprio equilibrio interno, grazie all’accordo con Edi Rama, in maniera da far fuori tutti i piccoli partiti, i quali, come atto disperato estremo, hanno deciso di occupare il Parlamento. La cosa triste è che sono barricati da giorni nell’Aula Parlamentare, e il Governo per dispetto ha deciso di togliere loro i riscaldamenti.
Infine vi è la Serbia, roccaforte della Jugoslavia che non esiste più, anche lei bersaglio del FMI e della Banca Mondiale che le ricordano quanto può essere vicino il fallimento. A dispetto di quanto si crede, Belgrado non è poi così debole, la sua economia potrebbe sicuramente accusare delle scosse di assestamento, ma non tali da farla cadere. La sua forza, la si vede proprio ora, che riesce a spuntare persino un accordo con l’Europa sulla Eulex, anche se è un compromesso che barcolla ancora tanto, sotto i colpi del piano Ahtisaari.

In questo mosaico di stranezze, il ruolo dell’Italia di Berlusconi si incastona alla perfezione. Promotore dell’integrazione dei Balcani Occidentali, il Governo italiano si schiera anche a favore della Turchia, sfidando l’ira della Lega Lombarda, che aveva già preparato la legge sull’immigrazione. Ovviamente, sull’adesione della Turchia, bisognerà fare i conti anche con la Francia, la quale per evitare lo sperpetuo dei turchi, ha persino creato un'Unione del Mediterraneo. Su questo i Balcani tacciono, e tanti si stanno chiedendo "dove sarà la fregatura questa volta..." A questo punto, chissà se qualcuno rispolvererà il vecchio progetto di costruire un esercito europeo, in cui assoldare tutti i cittadini dell’Europa allargata, per avere più soldati di pace. Addirittura qualcuno in Russia ha cominciato a parlare di un'Unione slava. Ma che vorrà dire? Sappiamo che prima c’era la Jugoslavia e che l’hanno distrutta, ma che qualcuno abbia veramente pensato di fare un esercito balcanico e rifare la Jugoslavia, sembra davvero un azzardo, oppure no...

Al di là delle ipotesi più o meno reali, gli attuali eventi difficilmente possono essere considerate delle coincidenze, in quanto è chiaro che rispondono ad una regia ben precisa. Vi sono infatti delle forze che cercano di spaccare l’Europa, e farne una occidentale e un’altra orientale, magari ad influenza russa. Mosca infatti, approfittando dalla crisi americana, cerca di cavalcare l’onda della bolla della "democrazia possibile" per riconquistare le posizioni perse. Per far questo fomenta i Paesi dell’Europa Sud-Orientale, che ormai sono tutti molto agguerriti e pronti a presentare al caro Obama, durane il prossimo G20, il conto dei debiti da pagare: questa volta per la Casa Bianca sarà "nera" .

12 novembre 2008

Il gioco duro dell'Italia


Mentre il mondo assiste alla grande depressione, l’Italia cerca di riconquistare il suo grande ruolo internazionale, messo in ombra per lungo tempo dal dictat anglo-americano. Anche se molti cercano di nasconderlo, è in atto un processo politico-economico che conferisce ai traffici del Mediterraneo e alla penisola italiana un’importanza strategica.

Purtroppo è davvero un duro lavoro governare il nostro Paese. Siamo invasi da tanti giullari che pubblicizzano il loro spettacolo da un blog, scrivono libri e sollevano le folle, al solo scopo di fare tanto clamore attorno a sé, minacciare la rivoluzione purchè alla fine non si faccia nulla. Invece, questi anni sono davvero molto tristi, perchè fanno rivivere i vecchi ricordi del passato, gli anni ’80 e la fine della democrazia italiana, anche perché i problemi sono rimasti sempre gli stessi senza soluzione alcuna. Ogni crisi interna confluisce sempre intorno alla questione energetica, che per anni ha obbligato politici e Governi a sottomettersi al volere di forze esterne, riversando tutto il male sulla pelle della gente. Questo i nuovi giullari lo sanno bene, ma non lo diranno mai, perché sanno solo criticare, travisare e manipolare le masse, perché da loro non si impara nulla visto che ripetono come pappagalli qualcosa detto da altri. Girovagano con i loro carrozzoni per farsi notare, per vendere un libro, per propagandare gli interessi di forze sconosciute o di un tornaconto personale. Sono solo degli "utili idioti" che non contribuiscono a creare sapere o valore aggiunto, ma solo a danneggiare quanto hanno fatto gli altri, ed in questo dimostrano quanto non tengano agli interessi della nazione ma solo ai propri.

Le rotte del Mediterraneo, dalle Repubbliche Marinare ad oggi

L’Italia, in realtà, ha un grande ruolo internazionale che deve essere riconquistato, per dare al Paese un onore che da tempo viene negato dal dictat anglo-americano. Anche se molti cercano di nasconderlo, è in atto un processo politico-economico che conferisce alla penisola italiana un’importanza strategica, per far respirare finalmente le sue imprese e la sua economia. Innanzitutto, è riuscita a conquistarsi un posto nel tavolo delle trattative accanto alla Russia, mettendo in prima fila le società più forti e la migliore intelligenza, come Finmeccanica, Enel, Eni, Pirelli e Fiat, divenute così ambasciatori italiani nella cavalcata verso i mercati emergenti. Inoltre, Roma sta cercando di ricoprire una posizione sempre più centrale nella gestione della presenza occidentale nei Balcani. Stiamo parlando di terre in cui l’Italia che non ha mai contato nulla, mentre ora cerca di rispolverare il suo passato per riconquistare territori economicamente persi. I Balcani, nonostante tutto, non sono d'accordo a prestarsi al risiko senza avere una lauta contropartita. Con soldi alla mano, si siedono ben volentieri attorno ad un tavolo per dimenticare gli errori del passato, mentre chi non ha avuto il suo, cavalca l'onda del nazionalismo; e quando gli occidentali non ne possono più di pagarli, arrestano qualche "ultranazionalista".

L'Italia e i Balcani nei programmi di coesione UE


Domani il vento soffierà dal Sud, contraddicendo tutti coloro che erano invece convinti che l’Italia cominciava dal Veneto in poi. Il vento soffierà dal Mediterraneo e questa sarà la vera svolta per gli italiani, che potranno riappropriarsi delle ricchezze latenti dei traffici marittimi, dei porti e dei corridoi transnazionali. Le ditte svedesi, finlandesi ed inglesi che occupano i porti della Sicilia dovranno lasciare il passo alle grandi società italiane e del Sud-Est europeo, perché le merci passeranno dall’Italia e non più dal Nord Europa, per risalire l’intera penisola. In tale ottica, è possibile capire il motivo della strategicità delle linee di percorrenza ad alta velocità, dei corridoi infrastrutturali che devono collegare il Sud al Nord e l’Occidente all’Oriente, cambiando del tutto il flusso dell’economia. È chiaro che, in questo contesto, i movimenti di opposizione alle grandi opere vengono in qualche modo strumentalizzati da lobbies straniere, al solo scopo di sostituire le società che dovranno controllare i traffici. Per conquistare questo oceano di consumatori, come l’Europa allargata, il prezzo del monopolio e del mercato si fa sempre più alto, e così più rischioso.

La roulette sta ruotando e tutti stanno puntando, e gli importanti accordi conclusi dall’Italia fanno andare in bestia i colonizzatori. E così in risposta all’Alleanza italo-russa, i poteri forti sono già al lavoro con i loro elaboratori, analisti, oppositori, esperti della comunicazione, economisti impegnati a diffondere la parola d'ordine del "No Moska". "No Moska" mentre la fobia assale gli utili idioti, pronti a scatenare lo scandalo e denigrare l’Italia sulle prime pagine del Times, con la solita propaganda della "mafia" e del degrado politico. La Russia, dal suo canto fa scendere in campo le forze economiche, riuscendo a raggiungere un accordo persino con il barone Rothschild, il quale, ben conoscendo i russi, si è preoccupato a coprirsi bene le spalle da ripensamenti dell’ultima ora. L’America, invece, per conquistarsi il mondo e dimostrare di essere ancora leader indiscussa sulla scena internazionale, sforna Obama, "la democrazia possibile", dopo aver bombardato circa la metà del globo.
Così, oggi siamo stati catapultati di nuovo nella distorsione della "guerra fredda", anche se in una maniera diversa, perché oggi non esistono più gli Stati, sostituiti dalle Fondazioni e dalle Commissioni. Le parole di Cossiga, sono quelle di chi vuole far intendere che c’è una guerra, che ricorda molto la strategia della tensione ma se ne distacca. Certamente non era una guerra del libero pensiero, allora c'erano i Rossi e i Neri, ma nessuno capì i giochi, e molti si prestarono a fare i fatti. Oggi, in questa partita del tutto aperta, stanno scendendo in campo delle forze oscure, quelle che sono disposte a tutto, ogni Stato le ha e l’Italia ha riacceso la "Gladio Rossa".

11 novembre 2008

La crisi globale e il fallimento delle idee


La crisi economica statunitense e il lento declino dell'industria automobilistica colpisce anche la famosa Tesla Roadcar, della Tesla Motors. La società sponsorizzata da Google, Paypal e Jp Morgan ha annunciato un ridimensionamento delle strategie aziendali, decidendo la chiusura della filiale di Detroit e del centro ricerche del Michigan con il licenziamento di circa 130 operai e ingegneri. Nel pieno del suo sviluppo, la Teslacar ha dovuto fare un passo indietro, deludendo tutti quelli che si aspettavano una progressiva evoluzione della produzione su grande scala, rendendola accessibile anche alla classe media e al trasporto pubblico.

Se qualcuno crede che la crisi economica avrà il suo più forte impatto sulle materie e l’inflazione, forse sbaglia, perché in realtà colpirà soprattutto la mentalità dell’uomo e la visione che si ha del mondo. Le idee e lo stile di vita dell'uomo moderno di stanno spegnendo giorno dopo giorno, come la luce che ha portato l’alba della società in cui viviamo. In qualche modo ci aspettavamo che il terremoto della grande depressione colpisse anche progetti rivoluzionari, sebbene viziati dall’adattamento alle vecchie abitudini del mercato attuale. Tra le illustri vittime vi è anche la famosa Tesla Roadcar, della Tesla Motors, che ha annunciato un ridimensionamento delle strategie aziendali. La società ha infatti deciso per la chiusura della filiale di Detroit con un taglio del personale di circa 100-200 unità, nonché del centro ricerche del Michigan chiuderà con il licenziamento di circa trenta ingegneri e ricercatori. In particolare, il centro di Rochester Hills, aperto nel gennaio 2007, era visto da molti come una risorsa per Detroit, in una situazione di grandi difficoltà per l’industria automobilistica in America, e il suo fallimento ha indotto persino le dimissioni dell'amministratore delegato, Ze'ev Drori, che non ha retto il duro colpo.

Nata da un progetto cofinanziato dagli azionisti di Paypal, Google e Jp Morgan, la Tesla Motors viene creata allo scopo di realizzare un’auto elettrica rivoluzionaria, tratta dai brevetti di Nikola Tesla. Una berlina completamente elettrica con prestazioni da Formula 1, senza alcuna emissione e una percorrenza di 250 miglia con una carica, grazie ad una tecnologia innovativa se non addirittura rivoluzionaria che la pone in una posizione nettamente superiore alle altre auto che sfruttano un'energia eco-compatibile. Dopo circa un secolo viene così realizzata di nuovo l’auto di Tesla, dopo che nel 1931 lo scienziato serbo costruì un’auto con i finanziamenti della Perfor-Freccia Co. e della General Electric, sostituendo il motore a benzina di una Perfor-Freccia con un motore elettrico a corrente alternata di 80 cavalli. Nello stupore dei tanti che videro nascere quell’auto, la Teslacar è stata nel tempo offuscata dalle industrie automobilistiche e petrolifere che avevano invaso il mercato controllandone gli sviluppi per i successivi 100 anni. Dopo anni, la Tesla Motors presenta la sua Roadster, con una massiccia campagna pubblicitaria per alzare la febbre dei consumatori, grazie alla partecipazione di una lunga lista di prestigiosi personaggi e di famosi attori, tra cui Arnold Schwarzenegger e George Clooney.

Questa Tesla Roadster aveva senz’altro qualcosa di diverso dalle solite macchine elettriche per ridurre l’impatto ambientale: uno design moderno, una carrozzeria leggera e dinamica, e prestazioni incredibili. Un vero prototipo di velocità ed efficienza, che con la sua carica elettrica riusciva a raggiungere i 100 Km/h in soli 4 secondi, percorrendo circa 400 chilometri con zero emissioni. Adeguandosi ad un mercato esigente e benestante era stato stabilito un prezzo di circa 99.000 euro, giungendo nella scala di larga produzione nella primavera del 2008. Le sue prestazioni le valgono premi prestigiosi, come quelli di "Time's Best Inventions of 2008" , "Best Green Exotic for 2009" del duPont Registry, "2008 Young Innovator" di Technology Review, Corporate Branding Campaign & Technology Campaign of the Year 2008, Best Clean Tech Startup 2007 per TechCrunchie. Riconoscimenti dell’innovazione tecnologica e della sua grande innovazione che tuttavia Tesla non ha potuto godere nel corso della propria vita. Le prime difficoltà non hanno fermato neanche la preparazione del primo teaser della berlina elettrica Model S, da produrre in un apposito stabilimento da 143 milioni di dollari a San Jose, per sviluppare poi la nuova tecnologia per le batterie.

Ciononostante, le pressioni del fallimento della Silicon Valley ha messo in ginocchio anche la Tesla Motors che come ogni altra industria automobilistica, ha dovuto scegliere di licenziare i propri dipendenti e ricercatori in attesa dei nuovi fondi dal parte del governo. Nel pieno del suo sviluppo, la Teslacar ha dovuto fare un passo indietro, deludendo tutti quelli che si aspettavano una progressiva evoluzione della produzione su grande scala, rendendola accessibile anche alla classe media e al trasporto pubblico. Stranamente, l’idea prototipo della Tesla roadster non finirà del tutto, in quanto le altre case automobilistiche sono già pronte a rilanciarne il progetto. La Cadillac presenterà la Luxury Sedan con un prezzo non superiore ai 60.000 $, che entrerà in produzione nel 2009, mentre la GM si farà avanti con il modello Volt con un prezzo di mercato di 40.000$. Tra tutte bisogna segnalare il prototipo della Tata Nato, e la diretta concorrente Reva G-Wiz che si presenteranno al mercato medio, insieme alla Mercedes Smart, con un prezzo da sogno di soli 2000$. La macchina elettrica diventa così "un sogno raggiungibile" per tutti i cittadini per superare la crisi economica e entrare definitivamente nel nuovo secolo moderno. Non possiamo non notare, tuttavia, che ancora una volta le idee di Tesla vengono attentamente monitorate nel silenzio, fin quando le grandi società concorrenti non decidono di fermarle per poter sfruttare quelle invenzioni e presentarle come proprie.

A distanza di anni, non accade proprio nulla di nuovo, perché la tecnologia viene sempre utilizzata per scopi puramente affaristici e non per aiutare lo sviluppo e l’evoluzione della società, nell’interesse della comunità. Gli Stati Uniti in questo sono dei grandi maestri, perché se da una parte hanno il coraggio e l’avventatezza di proporre nuove tecnologie, dall’altra hanno l’incoscienza si usarle per fini non molto nobili o realmente utili. È questo il caso del kit per il "test del DNA fai da te", “23 & Me” , che per soli 339$ consente di effettuare un’analisi della propria mappa genetica, per evidenziare le predisposizioni personali per almeno 90 malattie, e confrontare le proprie caratteristiche con quelle altrui. Salute, ambiente, alimentazione sono la maggiori preoccupazioni dell'uomo moderno, ed ogni giorno la scienza tenta di sperimentare nuovi ritrovati per salvare nuove vite. Ovviamente queste idee sembrano non avere alcun valore se non hanno anche un risvolto prettamente economico e commerciale. In questa spregevole logica utilitaristica occorrerà considerare anche l’impatto della crisi economica mondiale, causata dalla megalomania dell'umanità, che in lunghi secoli ha compiuto solo pochi passi. Il cambiamento del concetto economico ha cambiato anche il modo di rapportarsi alle idee innovative: mentre 850 milioni di persone muoiono di fame, vengono salvate solo 25 persone, per la cui salvezza basterebbero solo lo 0,1 % dei fondi spesi dall’industria militare. Il fallimento dello sviluppo dell’energia rinnovabile e della moderna industria automobilistica sono i primi segnali di una grave situazione economica, che in futuro colpirà la stessa evoluzione dell’uomo se non cambieranno anche le nostre idee.

10 novembre 2008

Italia e Russia: un'alleanza da nascondere


Con l'incontro tra il Premier italiano Silvio Berlusconi e il Presidente russo Dmitri Medvedev, si fa sempre più reale l'ipotesi che Roma diventi l'intermediario ufficiale di Mosca. La vicinanza dell’Italia nei confronti del Cremlino e di Vladimir Putin, non è stata mai nascosta dai leader e potrebbe ben presto divenire un mezzo per le comunicazioni e le trattative con la Casa Bianca.

Berlusconi incontra Medvedev e firma oltre 20 accordi di cooperazione istituzionale ed economica con la Russia, gettando le basi per ulteriori spiragli di collaborazione bilaterale. L’Italia si conferma così uno dei partner europei privilegiati di Mosca, ma anche un fedele alleato diplomatico nelle trattative intavolate con l’Unione Europea e Stati Uniti. Tuttavia i media italiani, e non solo, hanno deciso di gettare ombra e discredito su tali "relazioni privilegiate", ridicolizzando l’incontro ed esasperando i toni sino a sollevare un polverone che ha avuto una forte eco in tutto il mondo. Sembra che i giornali italiani provino piacere a danneggiare l’immagine dell’Italia all’estero, schierandosi in prima fila nello sciacallaggio di gruppo, anche solo per una sciocca battuta, pur di non perdere l’occasione di servire gli Stati Uniti e i media internazionali. Sono stati necessari ben due giorni per far sbollire la rovente polemica sull’ "abbronzatura di Obama", sino al punto che, nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles, Berlusconi si sente costretto a rispondere alle pungenti domande di un giornalista americano. Alla domanda sul perché il Premier italiano non ha voluto chiedere scusa agli americani "per delle parole che offendono il cittadino medio statunitense", Berlusconi replica: "Per favore! per favore, chieda lei scusa agli italiani". Una reazione, a questo punto, necessaria considerando che gli attacchi hanno volutamente nascosto il vero significato dell’incontro con il Premier Medvedev, e così della stretta alleanza tra i due Paesi che sta divenendo sempre più solida.

Di proposito dimenticano che, nel corso del vertice italo-russo sono stati firmati ben 13 accordi e memorandum di intesa tra varie entità economiche e società dei due Paesi e tra i ministeri della Cultura, degli Interni e della Famiglia. Ai tavoli delle trattative, a cui hanno partecipato i Ministri Giulio Tremonti, Roberto Maroni, Franco Frattini, Claudio Scajola, Sandro Bondi e Carlo Giovanardi, grandi gruppi italiani e russi hanno ratificato contratti da milioni di euro dagli interessanti risvolti. L'Italia mira infatti a diventare il primo partner commerciale della Russia, considerando che oggi è seconda per importazioni ed esportazioni, e l’interscambio ha avuto un incremento del 60%. Dalla cooperazione energetica ed industriale - nel settore dell’energia elettrica, dell’industria nucleare, automobilistica e chimica - ai progetti culturali, sociali e sportivi. Il capo dell’ente statale russo per l’energia atomica Rosatom, Serghei Kirienko, e il ministro per lo Sviluppo economico Scajola hanno approvato un memorandum d’intesa per la cooperazione nel settore dell’energia nucleare a uso civile.

Il direttore generale di Rostekhnologhi Serghei Cemesov e Marco Tronchetti Provera per Pirelli si sono invece accordati per una fabbrica di pneumatici a Togliatti, sul Volga. Firmato anche un accordo per una joint venture con il presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini, sia sul fronte ferrovie sia su quello per l’assemblaggio in Russia dell’elicottero civile Aw-39 della Agusta Westland. L’amministratore delegato di Erg, Alessandro Garrone, ha invece sottoscritto con il presidente di Lukoil, Vaghit Alekperov, un accordo per una società mista. Mentre l’ad di Enel Fulvio Conti ha firmato con il colosso Inter Rao Ues un accordo di cooperazione in Russia e sottoscritto un memorandum d’intesa con le ferrovie russe per la fornitura di energia elettrica. Solers e Fiat, invece, hanno sottoscritto un accordo per la produzione di motori diesel. E il governatore di Orenburg ha firmato con il presidente della Buzzi Unicem, Sandro Buzzi, un accordo da 450 milioni di euro per una fabbrica che produca cemento ad alta tecnologia.

A questo si deve aggiungere la possibilità di cooperare su mercati terzi e di realizzare progetti multilaterali che coinvolgeranno l'economia europea nel suo insieme. Come dichiarato dal Premier Vladimir Putin, durante il faccia a faccia con Berlusconi, la Russia e l’Italia stanno già fruttuosamente collaborando al South Stream - divenuto ormai un progetto a tutti gli effetti italo-russo - e possono trasferire tale esperienza nel progetto energetico in Libia. Putin ha infatti rilevato che, in un contesto segnato da difficoltà economiche nel mondo, i legami economici tra la Russia e l'Italia costituiscono un importante fattore di stabilità, e assumano sempre più una rilevanza strategica. Da parte sua, Berlusconi ha garantito che non vi è alcun ostacolo alla ratifica di un nuovo accordo di cooperazione con l'Ue nonostante il recente conflitto armato nel Caucaso, e la decisione di Bruxelles di sospendere le consultazioni con la Russia. Chiede una maggiore compartecipazione nell’elaborazione di strategie e pareri su questioni internazionali, soprattutto in vista del fatto che l’Italia ospiterà alla Maddalena la prossima riunione del G8.

Infatti, secondo quanto riportato dal quotidiano russo Kommersant, lo scambio di opinioni con Berlusconi è stato molto apprezzato ultimamente, soprattutto dal Cremlino. Dopo il conflitto in Caucaso, scrive il Kommersant, l'Italia è stato uno dei pochi membri dell’Unione Europea a difendere le azioni di Mosca, che non ha dimenticato come, in occasione del vertice straordinario del 1° settembre a Bruxelles, Berlusconi ha sollecitato una maggiore cooperazione con la Russia, senza sanzioni. "Ho semplicemente detto loro che non ho compreso il significato delle parole ‘risposta sproporzionata’ ed ho chiesto una spiegazione di quella che sarebbe stata una risposta adeguata ad una situazione di quel tipo", aveva dichiarato il Premier nel corso della conferenza stampa in calce al vertice di Bruxelles. Così, la vicinanza dell’Italia nei confronti del Cremlino e di Vladimir Putin, non è stata mai nascosta, e secondo il Kommersant, può divenire un mezzo per le comunicazioni e le trattative con la Casa Bianca. Diventa sempre più reale l’ipotesi che Roma diventi un intermediario di Mosca, dopo che l’ex Vice Presidente americano Dick Cheney, in occasione della sua visita in Italia dopo il conflitto del Caucaso, ha chiesto a Berlusconi di agire come tramite.

Secondo le stesse fonti del Kommersant, non solo il Premier italiano ha accettato la proposta, ma ha anche rilanciato con un incontro tra la leadership russo e americana subito dopo le elezioni, ma prima dell'inaugurazione della nuova amministrazione. Un’idea che prende sempre più forma, proprio al termine degli incontri tra Berlusconi e Putin e Medvedev, in vista del G20 di Washington del prossimo 15 novembre, dove si discuterà della crisi finanziaria globale alla presenta degli alti rappresentanti delle maggiori potenze mondiali. Non è da escludere che tale incontro sarà l’occasione per avviare degli incontri informali, anche a porte chiuse, nel corso dei quali vi sarà il primo faccia-a-faccia tra Obama e Medvedev. È chiaro che l’Italia ha ogni interesse a ricoprire questo ruolo di portavoce ufficiale di Mosca in seno alla Comunità Europea e dinanzi agli Stati Uniti, in maniera tale da mantenere una posizione neutrale, e pur sempre vantaggiosa dal punto di vista economico.

07 novembre 2008

I parkinsoniani e i farmaci: intervista al Professor Pezzoli


Intervistato dalla Etleboro, il Professor Gianni Pezzoli, Presidente dell'Associazione Italiana Parkinsoniani (AIP) e della Fondazione Grigioni (www.parkinson.it) nonché Direttore del Centro Parkinson degli Istituti clinici di Perfezionamento di Milano, spiega una controversia relativa al trattamento della malattia di Parkinson. Come abbiamo avuto modo di spiegare, alcuni farmaci prescritti contro questa malattia appartenenti alla categoria dei "dopamino antagonisti",come il pramipexolo (Mirapexin®), possono provocare effetti collaterali che influiscono sulla personalità dei pazienti. Costituiti da agenti stimolanti "cocaino-simili", possono indurre sintomi psichiatrici, come ansia o iperattività, che possono sfociare in comportamenti compulsivi, come il gioco d'azzardo patologico e l’ alcolismo. Una mancanza di comunicazione tra medico e paziente può contribuire al mancato controllo di questi effetti. Inoltre, quando questi farmaci sono stati messi sul mercato, tali effetti non erano riportati dalle case farmaceutiche nei foglietti illustrativi, detti anche bugiardini. Grazie all’intervento del Prof Pezzoli abbiamo cercato di analizzare l’origine di questi comportamenti e così anche le responsabilità dei diversi attori coinvolti.

Quando i farmaci contro il Parkinson sono entrati sul mercato, i relativi bugiardini non riportavano tutti gli effetti collaterali che provocano. Come si spiega questo?
Innanzitutto, bisogna tenere presente che la vita media dei malati si sta allungando. Se da un parte riusciamo a mantenere in vita i pazienti per un maggior periodo di tempo, dall’altra assistiamo ad un progressivo decadimento delle loro condizioni ed all’insorgenza di fenomeni e di sintomi che non conoscevamo 20-30 anni fa. Gli stessi farmaci usati da molti anni stanno manifestando effetti collaterali aggiuntivi, derivante da un utilizzo protratto per anni. Si sono manifestati diversi effetti collaterali nuovi in questi ultimi anni, anche con farmaci che erano già commercializzati da tempo.
Un altro motivo è che prima della commercializzazione, i farmaci vengono testati su alcune migliaia di pazienti rilevando alcuni effetti, ma dopo l’immissione sul mercato, quando vengono usati in centinaia di migliaia di pazienti, possono emergere eventi collaterali aggiuntivi rari, ma anche gravi. I casi possono restare isolati, ma se sono eclatanti possono fare notizia. A questo punto vengono effettuati degli studi, anche a livello internazionale. Quando si ha la ragionevole certezza che gli effetti siano veramente dovuti ai farmaci intervengono EMEA (European Medicines Agency) e FDA (Food and Drug Administration), che provvedono ad autorizzare l’inserimento dei nuovi effetti collaterali all’interno dei foglietti illustrativi. Anche l’Italia ha contribuito in maniera rilevante, con parecchi lavori. Per esempio, il nostro gruppo ha dimostrato in un lavoro pubblicato sul New England Journal of Medicine (2007) che i dopamino agonisti cabergolina e pergolide possono provocare gravi danni alle valvole del cuore. Le aziende produttrici hanno dovuto inserire avvertenze nel foglio illustrativo che ne hanno notevolmente limitato l’uso fino a determinarne il ritiro.

Possiamo affermare che vi è una responsabilità dei farmaci nel cambiamento della personalità dei pazienti?
Gli atteggiamenti compulsivi, proprio come il gioco d’azzardo o lo shopping compulsivo o l’ipersessualità, possono derivare da una terapia a base di dopamino agonisti. L’effetto gioco d’azzardo è stato segnalato da tempo sia negli Stati Uniti che in Europa, con un gran numero di lavori seguiti alle prime segnalazioni evidenti. È stato evidenziato che questi farmaci inducono nel paziente il desiderio di giocare, anche se precedentemente a questo evento non era incline al gioco. A volte i pazienti maggiormente colpiti bevevano o avevano atteggiamenti maniacale, mentre in altri casi si trattava apparentemente di soggetti normali senza particolari disturbi. Tuttavia, spesso è difficile indagare a fondo su una eventuale predisposizione psicologica del paziente a sviluppare degli atteggiamenti patologici.

Tengo comunque a sottolineare che vi è una compartecipazione di cause nell’insorgenza delle compulsioni. Da una parte vi è la malattia, che provoca una sensibilizzazione di certe aree del cervello che, se stimolate, possono indurre nella persona comportamenti compulsivi. Dall’altra, vi sono questi farmaci, che sono cocaino-simili e vanno ad agire fortemente sui recettori del cervello. È da notare che i casi di gioco d’azzardo sono pochi: considerando la nostra banca dati che comprende circa 16.000 pazienti, di cui 5000-6000 sono tutt’ora sotto osservazione, tra questi solo 20 casi (0,1%) hanno denunciato delle forti perdite al gioco d’azzardo. Ovviamente parliamo della pericolosità del gioco d’azzardo in quanto è la cosa che si riesce a nascondere meglio, a differenza dello shopping compulsivo, della bulimia o dell’iper-sessualità, che coinvolgono anche le persone circostanti, rendendo poi il cambiamento delle persone maggiormente evidente.

Può accadere che si verifichino eventi ancora più complicati, dove comportamenti indotti dalla degenerazione della malattia e dall’avanzare dell’età, vengono interpretati dalle famiglie come compulsioni. La verità è che è difficile distinguere un semplice cambiamento della personalità indotta da un diverso stile di vita dettato dalla malattia stessa, da un effetto collaterale indotto dai farmaci. Generalmente, come diceva Manzoni «La ragione e il torto non si dividono mai con un taglio così netto che ogni parte abbia soltanto dell'uno e dell'altra».

Vi è, secondo lei, una responsabilità dei medici o delle autorità sanitarie nella mancata sorveglianza o informazione?
Credo esista un concorso di responsabilità in ciò che accade, sia da parte del medico che non ha informato in maniera dettagliata la famiglia e/o il paziente, indicando gli aspetti da tenere presente, sia da parte della famiglia che non si è resa conto di quello che stava succedendo. In generale, se vi è una colpa, questa è innanzitutto del paziente, in quanto - a meno che non sia incapace di intendere e di volere - è cosciente che gioca d’azzardo, traendone un vantaggio psicologico, una soddisfazione che lo spinge a continuare. Questo atteggiamento sarà rovinoso laddove vi è una scarsa attenzione sul paziente. Esaminando il caso di Viareggio, dove il paziente ha perso al gioco 300.000 euro, bisogna capire come questi abbia avuto la possibilità di fare una cosa del genere, se la famiglia ha prestato attenzione, se è stato assecondato da amici e conoscenti.
Esiste una responsabilità del medico, nella misura in cui non ha avvertito in maniera approfondita il paziente sulle possibili conseguenze della sua terapia. Tuttavia, ribadisco, esiste una responsabilità delle famiglie e dei pazienti. Mi è difficile pensare che non siano comparsi sintomi e comportamenti che chiunque avrebbe notato e che non sono stati segnalati al medico.
Vi sono stati poi casi di pazienti che hanno abusato delle medicine, assumendo dosi ben più elevate di quelle prescritte, perché non riuscivano a rinunciare ai loro effetti piacevoli, nonché di pazienti con pretese irragionevoli, che vanno al di là della capacità terapeutica dei dottori. A volte i pazienti non riescono ad accettare la malattia e non prestano attenzione ai propri comportamenti o alle prescrizioni mediche.

A chi potranno dunque rivolgersi i pazienti per contestare i danni subiti dal gioco d’azzardo?
E’ possibile rivalersi sulla casa farmaceutica quando l’effetto collaterale non è riportato nel foglio illustrativo. Oggi il gioco d’azzardo lo è, per cui sarebbe possibile rivalersi solo per il periodo antecedente all'inserimento.
Si potrebbe pensare anche alla Asl nel periodo successivo all’inserimento, ma solo se il problema del gioco d’azzardo fosse stato portato specificamente all’attenzione dei medici e loro non avessero indicato la terapia farmacologica come una delle possibili cause.

I nuovi farmaci continuano a presentare gli stessi effetti?
Sono già in commercio farmaci recenti come il "Requip retard" e lo "Stalevo", somministrati anche più volte al giorno, che possono dare gli stessi effetti compulsivi. Questi farmaci garantiscono livelli del principio attivo più stabili, che da un lato sono positivi, in quanto controllano meglio i sintomi motori del paziente, ma dall'altro determinano una stimolazione continua dei recettori, che potrebbe aumentare il rischio di effetti collaterali, tra i quali le compulsioni. Il foglio illustrativo di entrambi i farmaci menzionati comprende il gioco d'azzardo tra i possibili effetti indesiderati della terapia. Anche la rotigotina in cerotto, sciogliendosi attraverso la pelle, può provocare compulsioni, come dimostrato già dalle prime segnalazioni, in quanto è anch’esso un dopamino agonista.

Cosa possiamo dire dunque alle famiglie?
Sia il paziente che i familiari devono essere informati, se c’è l’informazione siamo già a metà dell’opera. A volte non è facile comunicare con i pazienti stessi, che tendono a nascondere i loro malesseri e possono persino mentire riguardo alle loro condizioni reali, per cui è importante coinvolgere ed informare chi si prende cura del malato. Per raggiungere i migliori risultati, l’informazione deve essere prudente ed equilibrata.
La nostra Associazione (AIP) ha più volte inserito nella sua newsletter informazioni sul rischio di sviluppare compulsioni, sottolineando come la terapia renda i pazienti parkinsoniani particolarmente predisposti a comportamenti anomali, come il gioco d’azzardo patologico. Anche la Fondazione Grigioni ha ripetutamente inserito notizie sull’argomento sul sito www.parkinson.it .

06 novembre 2008

Un Presidente nero...e il mondo cambia


Si chiudono le urne e si accendono i riflettori sul nuovo Presidente americano Barack Obama. Simbolo del voto popolare americano, ottiene in poco tempo consensi e finanziamenti, dichiarandosi tuttavia un "uomo libero" dalle lobbies e dai gruppi di potere, che dovrà dunque rispondere solo al volere del popolo americano. Molte le speranze, molti i dubbi, forse nulla cambierà se Obama si circonderà dei funzionari forniti dal Partito Democratico. Senza dubbio, l'America ha scelto il "nero" più bianco che offriva la scena politica: siamo anni luce lontani da Martin Luther king.

Il nuovo sogno americano. Il sogno Nero. Tutto il mondo è in festa e gioisce per il Presidente Obama. Il nome di Obama è gridato ovunque nel mondo. In Kenya, il paese di origine della famiglia di Barack è in festa e la gente balla e canta per le strade. Il mondo intero tripudia, con un forte sospiro di sollievo, il cambiamento epocale. Finalmente è stato dimostrato a tutto il pianeta che in America esiste la democrazia e che tutti possono diventare Presidente, anche gli uomini “neri”dal cuore bianco e immacolato. Se ieri, definire “nero” una persona era considerato offensivo, oggi è di moda, oggi “nero” è cool!
Speriamo che questo modello democratico possa finalmente espandersi a macchia d’olio fino a pretendere di avere, in un prossimo futuro, un altro “nero” come Papa ed un bianco Presidente nel Congo. Tutto appare come una rivoluzione liberatoria in cui il Bene ha trionfato definitivamente sul Male. Dove anche il Guru Karl Rove, stratega delle campagne elettorali della stirpe Bush dei Maestri Neri, si è arreso davanti alla forza imponente dello Jedi Obama Barak. Tutti gli americani dopati da una massiccia somministrazione mediatica di eccitazione vivono il miraggio della svolta e del cambiamento, e scendendo in piazza e gridando il nome di Obama sono travolti in una allucinazione collettiva di un remake di Jesus Christ Superstar.

Ma la domanda sorge spontanea: che farà Obama domani mattina?
Cancellerà il debito pubblico degli americani?!
Abolirà l’istituzione privata della Federal Reserve e comincerà a battere moneta in nome del popolo americano?!
Ritirerà le truppe dall'Iraq e Afghanistan?!
Provvederà a demilitarizzare la sua nazione e le nazioni colonizzate?!
Impedirà alle banche commerciali di creare moneta dal nulla?!
Riuscirà a fermare le strutture sovranazionali delle Corporations?!
Farà vendere il petrolio anche in altre valute?!
Arresterà il processo di questo capitalismo degenerato e fuori controllo?!
Aprirà un nuovo tavolo delle nazioni per creare un sistema economico fondato sulla realtà produttiva e non sull’aria fritta di Wall Street?!
Limiterà l’estensione del diritto alla proprietà sugli organismi viventi?!
Prenderà seri provvedimenti per salvaguardare l’ecosistema?!
Rimuoverà dalle nostre città i milioni di telecamere installate dopo l’11 settembre?!
Ci permetterà di prendere con tranquillità un aereo senza subire le frustrazioni delle ristrettissime norme anti-terrorismo?!
Si occuperà seriamente per far luce sulla strage delle Torri Gemelle?!
Si impegnerà per la garanzia della sovranità alimentare?!
Si dedicherà allo sviluppo e alla distribuzione di energia rinnovabile, non inquinante e gratuita?!
Limiterà il potere politico delle istituzioni religiose per facilitare l’emancipazione consapevole degli esseri umani?!
Valorizzerà il diritto alla vita con la distribuzione del reddito di cittadinanza?!
Si adopererà per la realizzazione di un sistema fiscale a dimensione di essere umano dove i prezzi dei beni restino costanti?!
Offrirà l’opportunità ad ogni essere umano di poter avere un tetto e un pezzo di pane?

Basterebbe che realizzasse una sola di queste impellenti necessità per meritarsi tutto il clamore ricevuto in anticipo. Una sola concreta risposta a queste domande per accreditarsi effettivamente il ruolo di rivoluzionario. Obama Barack sembra però solo una carta prepagata. Un uomo gratificato ed osannato in anticipo prima dell’effettivo servizio svolto al suo popolo e ai popoli di tutto il mondo, semplicemente perchè è nero. Miliardi di persone sono state indotte dal sistema a delegare un’altra volta le loro speranze verso una figura umana di comodo, rinunciando alla conquista attiva e viva della libertà. Miliardi di persone che, per l’ennesima volta, vengono soggiogate da un establishment il cui obiettivo è solo quello di rafforzare e far sopravvivere la sua istituzione attraverso la gestione dei consensi, controllando ed anticipando l’orientamento emotivo delle masse. Un tira e molla che dura da decenni per regolare e contenere senza rigurgiti indesiderati le popolazioni in uno stato di assopimento. Una pillola. Un sedativo adatto in questo momento per ammorbidire lo stato neurofisiologico dei popoli, come mezzo bicchiere d’acqua per un assetato nel deserto, che lo devia dal percorso verso la sua oasi di salvezza per respingerlo nel caldo più torrido. Una piccola grande emozione per creare una rimozione collettiva del passato presente. Un controllo della mente studiato a tavolino per mantenere e proseguire i processi di dominazione planetaria in corso.

E mentre oggi si balla e si canta ovunque dimenticando le degenerazioni di questi ultimi anni, il programma capitalistico procede anche con la complicità di chi ha venduto sua madre al mercato delle pulci per un pugno di gloria indossando la maschera di Martin Luther King.
Come si dice…cambia il musicante ma la musica è sempre la stessa.

05 novembre 2008

Mosca chiede la guida della riforma del sistema finanziario mondiale


Il Presidente russo Medvedev lancia la riforma strutturale del sistema economico internazionale sulla base di "principi" economici sostenibili. Consiglia di aumentare i poteri delle istituzioni finanziarie mondiali, sulla base di un'intesa tra Stati, di stabilizzare il sistema finanziario aumentando le valute di riserva e si stabilire delle norme internazionali per regolamentare il sistema di gestione dei rischi .

Dinanzi al divampare della crisi finanziaria anche nell’economia russa, il Presidente Dmitri Medvedev ha chiesto l’immediata applicazione delle misure governative per stabilizzare l'impatto della crisi finanziaria mondiale sulla Russia. Un pacchetto di norme volte a ridurre al massimo le conseguenze della crisi in Russia, a risanare il sistema bancario e a sostenere alcuni settori dell'economia, sbloccando lo stesso apparato burocratico al fine di far arrivare i fondi richiesti alle piccole attività economiche operanti nel settore agricolo, delle costruzioni meccaniche, dell’edilizia e delle società d'armamento. Allo stesso tempo, chiede alle istituzioni finanziarie russe di accelerare il passaggio al rublo nel pagamento delle esportazioni di petrolio e di gas, al fine di rafforzare il ruolo della valuta nazionale come moneta di regolamento degli scambi a livello internazionale. Inoltre, chiede di incentivare la collocazione dei nuovi titoli d'emissione denominati in rubli sia sul mercato russo che all’estero, in maniera tale da fare della valuta un punto di riferimento all’interno del mercato regionale.

Accanto a tali misure russo-centriche, Medvedev lancia una netta riforma strutturale del sistema economico sulla base di "principi" economici diversi, in maniera tale da disciplinare in futuro anche all'assetto finanziario mondiale. "In primo luogo, occorre aumentare i poteri delle istituzioni finanziarie mondiali, cioè rafforzare le basi legislative delle loro attività - afferma nel corso della riunione di preparazione al vertice del G20 di Washington - un processo che deve derivare da un'intesa tra Stati. In secondo luogo - continua - occorre stabilizzare il sistema finanziario internazionale moltiplicando le valute di riserva ed i centri finanziari mondiali. Infine il sistema di gestione dei rischi deve essere regolamentato da norme internazionali. Mi riferisco, dunque ad un sistema armonizzato, diverso da quello che esiste attualmente", ha precisato il Presidente russo. Questi dunque propone di elaborare norme uniche ed applicabili in ogni Paese indipendentemente dalle leggi che disciplinano le economie nazionali, accanto all’emanazione di norme di comportamento del mercato finanziario mondiale. Ritiene inoltre che il rafforzamento dei centri finanziari consente di elevare sempre più l'interdipendenza generale, che sarà la forza dei mercati emergenti e l’agente assicurativo contro i rischi dell’espansione del mercato finanziario di ogni economia.

"Qualsiasi paese deve adottare un comportamento onesto, adeguato, ponderato e motivato - afferma Medvedev - certamente, la formazione di un nuovo sistema finanziario internazionale richiederà anni, ma dobbiamo cominciare immediatamente". La Russia è pronta inoltre a contribuire al superamento della crisi finanziaria mondiale, come affermato dal capo della diplomazia russa Sergei Lavrov, in visita a Tokio. "Siamo pronti ad apportare il nostro contributo, non soltanto intellettuale ma anche materiale grazie alle riserve finanziarie che la Russia ha accumulato", afferma Lavrov, secondo il quale solo la Russia dispone di riserve di valute dal volume comparabile a quelle del fondo monetario internazionale (FMI). Osserva infatti come una massa impressionante di risorse finanziarie è concentrata oggi nelle mani dei Governi dell’emisfero orientale del mondo, e questo pone la regione fra i principali attori della Comunità internazionale per riformare l'architettura finanziaria mondiale. Si fanno, dunque, sempre più insistenti le pressioni del Cremlino sulla possibilità di guidare l’équipe che stabilirà la nuova "Bretton Woods", cosciente della sua importanza strategica all’interno dell’economia mondiale, sia come potenza energetica che industriale.

Sia le proposte presentate che le argomentazioni a sostegno delle tesi russe, sono giuste e verosimili, ma anche scontate, velate della convinzione di Mosca di essere un leader imparziale. In realtà la grande depressione, anche nelle mani della Russia, vuole essere un modo per rafforzare la presenza dello Stato nell’economia, soprattutto nei settori strategicamente rilevante, nonché il suo ruolo in campo internazionale. Un’operazione che riuscirà nella misura in cui si arriverà ad un accordo storico con gli Stati Uniti, guidati ora dal nuovo Presidente, volto a stabilire un nuovo ordine economico e politico nelle zone di influenza. È questa infatti l’occasione per chiudere con la vecchia propaganda della Guerra Fredda, per ufficializzare degli accordi sottoscritti da tempo e non ancora riformati, non essendovi in passato il clima politico "democratico" adatto. Dai Balcani, al Vicino Oriente, dal Caucaso al Mediterraneo, la Russia sarà disponibile ad accettare un nuovo compromesso a fronte di un riconoscimento del proprio potere.

04 novembre 2008

Parkison e gioco d'azzardo: una droga legalizzata

I malati di Parkinson sono curati da anni con medicinali a base di "dopamina" che presentano dei sintomi psichiatrici, come ansia o depressione, che possono sfociare in gioco d'azzardo patologico, alcolismo, bulimia, ipersessualità, shopping compulsivo. Questi effetti collaterali non sono direttamente correlati al decorso della malattia, bensì ai medicinali che vengono prescritti, quali il Mirapexin e il Pramipexolo, che agiscono sulle persone come una droga. Tuttavia, né le autorità sanitarie, né i medici hanno vigilato sull’assunzione delle medicine avvertendo i familiari sul rischio del cambio di personalità dei propri cari, con la conseguenza che molte famiglie hanno visto degenerare la malattia e la loro stessa vita, senza una ragione apparente.

Una malattia può portare via energia e linfa vitale, ma non può distruggere la dignità di un uomo. Al dolore e alla sofferenza di vedere venir meno sia il corpo che la mente, si aggiungono spesso i disastri delle medicine, che diventano tossiche, una vera e propria droga che annienta la volontà e la lucidità di un uomo già debole e fragile, debilitato dalla grave malattia. È questo il caso dei malati di Parkinson, sottoposti a cure dalla pericolosità scientificamente dimostrata, senza che i medici o le autorità sanitarie intervengano al fianco dei pazienti. Infatti, secondo degli studi risalenti al 2005, più del 60% dei pazienti affetti da malattia di Parkinson curati con medicinali a base di "dopamina" presentano dei sintomi psichiatrici, come ansia o depressione, con disturbi emozionali e comportamentali, che possono sfociare in gioco d'azzardo patologico, alcolismo, bulimia, ipersessualità, shopping compulsivo, mentre in altri casi in attacchi di panico, allucinazioni, psicosi. Sono effetti collaterali che non sono direttamente correlati al decorso della malattia, bensì ai medicinali che vengono prescritti, quali il Mirapexin e il Pramipexolo, il cui impatto sui ricettori del cervello si conosce da anni, addirittura dal 1997.

Le disastrose conseguenze sulla qualità della vita dei pazienti, e degli stessi familiari, sono note ai laboratori da tempo, ma solo recentemente sono stati resi noti, senza però informare in maniera adeguata i medici e gli stessi malati. Infatti, questi medicinali sono stati messi sul commercio intorno al 1999, mentre nel 2005 sono stati inseriti nei foglietti illustrativi i possibili effetti collaterali. La classe di farmaci dei "dopamino agonisti" viene ufficialmente segnalata come causa certa di questi effetti collaterali, che si manifestano raramente e che, con un opportuno trattamento terapeutico, possono essere controllati o farli del tutto scomparire. Invece, né le autorità sanitarie, né i medici hanno vigilato sull’assunzione delle medicine avvertendo i familiari sul rischio del cambio di personalità dei propri cari, con la conseguenza che molte famiglie hanno visto degenerare rovinosamente la malattia e la loro stessa vita, senza una spiegabile ragione.

In pochi anni si sono moltiplicati a dismisura i casi di piccoli commercianti, pensionati od impiegati malati di Parkinson che, sotto la cura di dopamino agonisti pramipexolo, hanno dilapidato i propri beni, accumulando debiti talmente elevati, da compromettere persino la possibilità di continuare le cure. Slot machine, poker d'azzardo, lotto istantaneo, sono le trappole infernali in cui sono caduti tante persone, che prima di allora non si avvicinavano neanche al gioco. Non tutti hanno infatti notato tempestivamente la depressione, la smania e l’ingiustificato attaccamento al gioco d’azzardo, senza riuscire a fermare l’autodistruzione delle persone che già soffrono, e si sentono incomprese ed isolate. Chi ha invece notato l’improvviso stravolgimento delle abitudini dei propri cari, si è insospettito e per curiosità ha semplicemente letto il foglio illustrativo che, tra gli "effetti indesiderati dalla frequenza non nota", riportava "Gioco d'azzardo patologico, soprattutto quando si assumono dosi elevate".

È bastato poco per collegare i comportamenti compulsivi con l’assunzione del farmaco, che ha agito sulla psiche dei malati come una vera e propria droga. Infatti, i malati di Parkinson soffrono della carenza di una sostanza chimica del cervello, detta dopamina, tale che la cura prescritta è una molecola chimica sintetica, il dopamino agonista che svolge così la stessa funzione all’interno della mente umana. Il Pramipexolo, in particolare, connette i neuroni al ricettore D3 della dopamina, altamente concentrati nella zona del cervello che definisce l'umore della persona, il comportamento e la ricerca delle soddisfazioni dei propri bisogni. Gli studi hanno tuttavia rivelato che tali ricettori si trovano nella parte del cervello che controlla il comportamento che porta al vizio, e all'appagamento dei sensi incontrollato. Il farmaco, tra l’altro, non produce questi effetti per dosi di 0.125 mg al un giorno, mentre il dosaggio quotidiano per il Parkinson è oltre i 4.5 mg. Chiaramente, protrarre queste dosi eccessive per anni porta alla dipendenza, alla totale assuefazione e al crollo dei malati nelle spirali del gioco o dell’alcool.

I medici potevano tranquillamente informare i familiari, o addirittura cambiare la cura considerando che la semplice interruzione dell’assunzione del farmaco, elimina gli effetti. Al contrario, non hanno fatto altro che aumentare le dosi, minimizzare i danni e convincere i familiari del contrario, forse per ignoranza o forse per incoscienza. Non bisogna poi sottovalutare la componente emotiva di queste persone che si sentono spesso umiliate, si nascondono, vergognandosi di sé stessi, non sapendo più controllare la propria mente. Restano rinchiusi tra i muri dei pregiudizi e dell'umiliazione delle chiacchiere della gente, nella completa indifferenza dei medici che, nella migliore delle ipotesi, non sono informati di questo possibile collegamento, e non indagano oltre l’apparenza dei sintomi. Il nostro obiettivo è dunque quello di affrontare questo problema, indagando sulle responsabilità delle autorità sanitarie, del Ministero della Sanità, delle ASL e dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) che non hanno provveduto con campagne informative adeguate e alla formazione degli stessi medici, per prevenire ed affrontare questi drammi.

È nostro dovere unirci al fianco di chi è affetto da questo male, che lentamente abbandona il corpo e la mente, per abbattere i muri invisibili della paura e della vergogna, per evitare che queste persone restino sole, perse nelle loro tragedie e chiuse nelle loro case con la sofferenza, e l'umiliazione. Dobbiamo alzare la testa, giocare a carte scoperte per identificare i responsabili, perché la condanna dei malati di Parkinson è un reato. Sono battaglie difficili perché si hanno di fronte giganti come le case farmaceutiche, che proteggono i loro interessi e la validità dei loro brevetti. Negli Stati Uniti sono già in corso molte class action contro la disinformazione e l'informazione ingannevole delle cause farmaceutiche, che "con dolo" e per interessi speculativi, hanno intenziolamente omesso le avvertenze sulla pericolosità dei farmaci. Non intendiamo, tra l’altro, essere strumentalizzati come "utili idioti" per screditare un’industria ed avvantaggiarne un'altra, ma chiediamo semplicemente che queste medicine siano controllate e ritirate ben presto dal mercato. Ciò che ci preme è rendere pubblici i fatti, per passare poi ad un'azione circostanziata in favore dei Parkinsoniani, affinchè chi ha subito i disastrosi danni degli effetti collaterali del pramipexolo, possa riconquistare la propria dignità. Sappiamo che la dignità non è gratuita, e per questo faremo ricorso ad ogni mezzo in nostro possesso per dimostrare che quelle medicine non sono medicine, ma sono una droga legalizzata, ai danni di vittime innocenti ed inermi.

03 novembre 2008

La straordinaria vita di un genio

Voyager trasmette un documentario dedicato a Nikola Tesla, tracciando i punti più drammatici della vita di un uomo straordinario. Una raccolta di episodi e di immagini che da tempo erano stati pubblicati dalla Etleboro, nel completo scetticismo degli organismi della scienza ufficiale, che non hanno risparmiato critiche e attacchi. Il documentario riprende la sua storia spiegando l’ascesa e il tramonto di un insolito scienziato, che "scopre l’epoca moderna" ma è totalmente incapace di arricchirsi.

È la storia di un genio dimenticato che si intreccia alla tragedia di un uomo speciale, segnando così l’inizio dell’epoca moderna e futuristica. La vita di Nikola Tesla, che si può ricostruire solo percorrendo i suoi manoscritti e i suoi 700 brevetti, non appartiene ad un solo essere umano, ma all’intera umanità, nonostante lo abbia rinnegato per anni. Il mistero di Tesla non finirà mai di affascinare ed inquietare il mondo degli accademici, e gli stessi poteri che gli hanno negato la verità per rubare le sue scoperte. La sua scienza resta sempre lì, ed aspetta qualcuno che la scopri e la divulghi al mondo intero, per rivendicare quella ricchezza che ci appartiene. Così una prima consacrazione giunge dal documentario trasmesso da Voyager, la sera del 29 ottobre, tracciando i punti più drammatici della vita di un uomo straordinario come Nikola Tesla. Una raccolta di episodi e di immagini che da tempo erano stati pubblicati dalla Etleboro, nel completo scetticismo degli organismi della scienza ufficiale, che non hanno risparmiato critiche e attacchi.

Nikola Tesla: il genio dimenticato

Nikola Tesla: il genio dimenticato - Parte 1 di 4

Nikola Tesla: il genio dimenticato - Parte 2 di 4

Nikola Tesla: il genio dimenticato - Parte 3 di 4

Nikola Tesla: il genio dimenticato - Parte 4 di 4

Oggi invece, cercando di dissipare le antiche nebbie, Voyager riprende la storia di Tesla, spiegando l’ascesa e il tramonto di un insolito scienziato, che "scopre l’epoca moderna" ma è totalmente incapace di arricchirsi, tormentato dall’ansia e dalla smania di tradurre in oggetti ed invenzioni ogni piccolo pensiero che affolla la sua mente. Tali immagini apparivano nella sua mente, immediatamente preceduti da lampi di luce che delineavano la visione degli oggetti reali: un semplice concetto appariva nella sua mente, come un'immagine che egli vedeva e sentiva come se fosse reale. Dotato di un’intelligenza completamente diversa, Tesla riusciva infatti a figurare nei suoi pensieri l’immagine perfetta della sua invenzione, il progetto tecnico della sua struttura e della sua realizzazione, con una minuziosa precisione. L’assemblaggio dei materiali era un’operazione meramente pratica, che portava alla creazione di un prototipo funzionante in ogni suo componente. In questo modo ha dato vita a centinaia di invenzioni, dall’energia elettrica alternata al radar, dalla radio ai sistemi di trasmissione dell’energia senza fili, sino ai motori magnetici ed elettrici, le macchine per l’esplorazione delle superfici dei pianeti, le macchine volanti ad innalzamento verticale, la comunicazione con l’universo, i calcolatori, e così via.

L'invenzione della radio è uno dei quei casi in cui la scienza ufficiale ed accademica tramanda da sempre come un'invenzione di Marconi, in realtà i brevetti e i disegni dimostrano che la radio è un'invenzione la cui paternità è da attribuire a Tesla, mentre il semplice sviluppo dell'invenzione a Marconi. Giuglielmo Marconi ha infatti appreso la scoperta, dopo aver frequentato il laboratorio di Tesla, per poi svilupparla e modificarla, e poi l'ha lanciata come propria: la sua invenzione è stata ben presto finanziata dalle grandi imprese che hanno così sostenuto la pubblicità della scoperta di Marconi. Nel 1893 Tesla, con uno esperimento sui meccanismi ad alta frequenza, scopre il wireless, ossia un metodo di trasmissione dell'energia via etere, e all'interno dei suoi articoli e nei suoi progetti egli stesso ha descritto la sua prima radio nei dettagli. Nel 1895 Marconi presenta la radio a Londra come propria invenzione: l'apparecchiatura presentata è infatti la stessa che Tesla aveva già scritto dei suoi progetti.

Negli anni successivi Tesla ha costruito la prima nave telecomandata, registrandone il brevetto come Patent No. 613809 (1898), poi la grande stazione a trasmissione di onde radio di Colorado Springs (1899), cominciando i suoi esperimenti sul trasporto dell'energia tramite etere, e riportando sul suo diario i risultati ottenuti volta per volta. Tesla continua i suoi esperimenti sulla trasmissione via etere dell'energia elettrica, costruendo la sua più grande opera, la torre di Wanderclyffe in grado di inviare messaggi all'intero globo. Nello stesso anno Marconi (nel 1901) ha trasmesso il primo messaggio via radio ad una stazione posizionata nell'altra parte dell' Atlantico, impressionando l'opinione pubblica e il mondo industriale con un sistema che avrebbe rivoluzionato le telecomunicazioni e la stessa economia. Tuttavia nessuno sapeva che Marconi aveva dato vita ad un apparecchio che era stato progettato nonché registrato da Tesla con il brevetto No. 645576 nel 1897. Per tale motivo lo scienziato italiano si è presentato al mondo intero come inventore della radio, beneficiandone anche dei relativi diritti di proprietà dell'invenzione. Solo nel 1943, nove mesi dopo la morte di Tesla, la Supreme Patent Court of the USA decise che era Nikola Tesla il padre della trasmissione wireless e della radio: la sentenza infatti affermò che il brevetto di Marconi Patent (No. 763772 del 1904) non aveva nulla di nuovo rispetto al brevetto già registrato e pubblicato a nome di Nikola Tesla, considerando inoltre che Marconi ha reclamato che non sapeva nulla del brevetto già esistente.

La sua mente è stata dunque un’esplosione di inventività, un turbine incontrollabile che poteva assecondare solo scrivendo progetti e appunti, pur restando sempre un uomo profondamente umile, conscio della sua capacità di donare all’umanità la conoscenza. Dinanzi agli occhi increduli dei suoi finanziatori, illustri Banchieri e industriali a caccia di nuovi business, dichiarava con disinvoltura e sicurezza che esiste nell'etere un'energia immensa, gratis che libererà il mondo dalla continua ricerca di risorse per la propria sopravvivenza. Appariva agli occhi di tutti un visionario, incredibilmente lucido che descriveva il futuro come l'era della totale libertà dell'uomo, parlava di un tempo in cui l'energia, attraversando gli strati più rarefatti dell'atmosfera con un'elevata frequenza, avrebbe raggiunto qualsiasi punto della Terra e dello spazio senza ricorrere alla ragnatela dei fili, e le difficoltà a superare i limiti spaziali sarebbero state ridotte presto. "Con la trasmissione dell'Energia l'uomo riuscirà a connettere qualsiasi tipo di motore o meccanismo elettronico a delle sorgenti fisse, facendolo poi viaggiare in ogni punto dell'universo. Questa energia non è statica, ma è dinamica per cui, in futuro non lontano, gli uomini riusciranno presto a connettere le loro macchine ai grandi ingranaggi della natura". Queste le parole di Tesla, che provocarono uno shoc tale da indurre i suoi finanziatori ad interrompere subito i fondi, per bloccare la costruzione della sua torre di Colorado Springs. Ben presto si figurò nella mente dei grandi magnati del petrolio che la forza creatrice di Tesla avrebbe decretato la fine degli imperi economici che allora stavano nascendo. Prima, però, di privarlo di fondi, di dignità e credibilità, hanno messo in sicurezza tutti i progetti che gli avrebbero dato potere incontrastato negli anni futuri. Dai brevetti di Tesla è stato costruito il progetto Haarp, per la manipolazione degli eventi climatici e lo sfruttamento dell’energia della ionosfera come canale di trasmissione su lunghe distanze dell'energia, le navicelle per l’esplorazione dello spazio, le armi ad impulso elettromagnetico.

In occasione del suo 79° compleanno, nel 1938, cinque anni prima della sua morte, annunciò la più grandi scoperte della sua vita e disse che presto le avrebbe donato a tutto il mondo, non appena avesse completato lo sviluppo degli aspetti più segreti. Tesla si riferiva alla Teoria Dinamica della Gravità e all'Energia del Cosmo, che era poi la scoperta di una Verità fisica nuova, "non c'è energia se non quella che riceviamo dall'ambiente". "L'etere è portatore di luce e riempie ogni spazio, l'etere agisce come forza creativa che dà la vita. Viaggia in "turbini infinitesimi" ("micro eliche") prossime alla velocità della luce, divenendo materia misurabile. La sua forza diminuisce e arriva a terminare del tutto, regredendo in materia, secondo una specie di processo di decadimento atomico. Gli uomini possono dunque imbrigliare questi processi di passaggio dall'energia alla materia, e dunque può catturare materia dall'etere, alterare la grandezza della Terra, controllare le stagioni, guidare la rotta della terra attraverso l'Universo, come una navicella spaziale, e poi causare collisioni di pianeti per produrre nuovi soli e stelle e dunque, calore e luce. L'uomo può originare e sviluppare la vita infinitamente."

I suoi scritti si riferivano, dunque, ad un' energia illimitata, catturata dall'ambiente che ci circonda, ma la sua scoperta è stata insabbiata, derisa e schernita, per evitare che l’intero sistema economico basato sulle vecchie tecnologie cadesse in pezzi. "L'uomo, attraverso l'energia imprigionata del mezzo e degli agenti idonei, può azionare o fermare il moto dell'etere provocando la formazione o la scomparsa della materia. Al suo comando, i vecchi mondi svanirebbero quasi senza alcun sforzo da parte sua, ed i nuovi verrebbero ad esistere. L’uomo potrebbe modificare la massa di questo pianeta, controllare le stagioni, modificare la sua distanza dal sole, guidarlo sul suo viaggio eterno lungo ogni percorso che decida di scegliere, attraverso la profondità dell'universo." Dinanzi a tali avvenieristiche immagini, il mondo si terrorizzò, sentendosi così ancora più inerme e impotente, mentre chi era ben cosciente dell'intelligenza di Tesla, ne frutttò la linfa vitale sino a farlo morire, da solo ed incompreso.

Si veda anche:
http://etleboro.blogspot.com/2008/05/la-visione-del-nuovo-mondo-di-nikola.html
http://etleboro.blogspot.com/2008/04/un-secolo-fa-i-sistemi-di-comunicazione.html
http://etleboro.blogspot.com/2007/06/nikola-tesla-e-guglielmo-marconi-chi-ha.html
http://etleboro.blogspot.com/2007/04/fuoco-dal-cielo-e-armi-non.html
http://etleboro.blogspot.com/2006/06/larma-sismica.html
http://etleboro.blogspot.com/2006/07/la-macchina-volante-il-sogno-di-tesla.html
http://etleboro.blogspot.com/2007/06/nikola-tesla-e-guglielmo-marconi-chi-ha.html
http://etleboro.blogspot.com/2006/09/la-teoria-dellenergia-cosm_115736120998415871.html