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25 febbraio 2010
Scattata la trappola delle lavatrici svizzere
25 gennaio 2010
"Jasenovac, omelia di un silenzio", un etnocidio dimenticato

Jasenovac è un tabù, è un urlo straziante che ancora oggi trafigge i popoli dei Balcani e smarrisce l'intera Europa.
Pochi conoscono il significato vero e profondo di Jasenovac, ma parlarne crea una diversa consapevolezza del presente che viviamo. "Un racconto che mira all’anima, a scuotere le nostre (in)consapevolezze. Un racconto che vuol essere un grido, per segnare la nostra memoria…per dar voce al silenzio!". Mai parole più vere furono pronunciate per rendere giustizia alla sofferenza di chi ha visto annientare la propria anima.La Etleboro ONG ha lottato in questi anni per far conoscere al popolo europeo una pagina della loro storia, che nasconde un altro crimine, quello dello IOR e della Federal Reserve. (Vedi : Dossier Jasenovac )
21 gennaio 2010
Tesla, un uomo del presente
La sua gloria, di cui egli stesso non amava goderne per ragioni di modestia, finendo la sua vita in povertà, e il suo genio, stanno conquistando di nuovo la terra americana. I grandi personaggi “techno” che seguono tutti i prodotti hi-tech, considerano Tesla un uomo di un valore più grande dello stesso Edison. Proprio sul Wall Street Journal viene messa in rilievo l' ingiustizia con cui l “emigrante serbo" morì nel 1943 senza famiglia e amici, in completa povertà e ingiustamente dimenticato per lungo tempo, sebbene per lo sviluppo della civiltà, meriti meno il suo concorrente Edison, glorificato, invece, a tutti i costi. Tre anni fa una casa automobilistica ha prodotto un' auto di 100.000 dol, chiamata Tesla. Lo stesso è stato fatto anche dal dipartimento di marketing dei produttori di processori grafici NVIDIA che, ad un seriale di microchip, prodotti nel 2007, hanno dato il nome di Tesla. Gli sceneggiatori del videogioco, Dark Void, della Capcom Entertainment in Silicon Valley avendo bisogno di un personaggio in grado di comprendere la lingua degli alieni, arrivati con un'astronave, gli hanno dato il nome di Tesla. Inspirazione in Tesla l'ha avuta anche uno dei fondatori di Google, Lary Page.
Non è affatto strano che il nome di Tesla stia uscendo dall' ombra della storia in un momento in cui si combatte ogni giorno per l' utilizzo di energie ecologiche al fine di evitare il più possibile catastrofi climatiche e Tesla ne emerge come il vero profeta di tutti i tipi delle nuove energie. La sua profezia ogni giorno prende forma tanto che si vanno sempre più sostituendo le lampadine inventate da Edison, di cui Tesla parlava quasi cent' anni fa. Il giornale, Wall Street Journal, classifica Edison e Ford, come uomini del 20 esimo secolo, invece Tesla ha la sua attualità nel 21esimo secolo. Tesla era un genio incompreso nella sua epoca, un visionario considerato pazzo e dedito solo alle sue idee. Nessuno avrebbe potuto capirlo, ma alle sue invenzioni, anche a quei tempi, erano interessate le grandi corporazioni come la General Electric. La sua immagine di uomo della SF film rende maggiormente il mito, rientrando nella produzione dei miti realizzati in chiave moderna come nel recente film, Avatar. La sua dimensione di vita era diversa e come confermano gli esperti di marketing di NVIDA 'La sua aurea e` inestimabile” e non soltanto per gli affari delle grande compagnie di Silicon Valley o per la stessa NASA, ma anche in ambito ludico. I creatori del video gioco, Dark Void, hanno voluto, infatti, un personaggio che supera i nostri tempi, in una dimensione surreale e fantastica che parla con gli alieni. "Abbiamo deciso, senza indugio, di approfittare dell' atmosfera mistica che si e`creata intorno a Nikola Tesla", ha dichiarato il senior producer Morgan Gray. "Cosa potrebbe essere più “cool” di Tesla reincarnato nell' ingegnere della tecnologia aliena che costruisce armi con una tecnologia d'avanguardia?".
Al di là della realta e` “arrivata” anche la sua Tesla Roadster, quando Tesla usò le sue visioni per costruire una macchina con motore AC. La Tesla Roadster e` arrivata dal 1882 nel ventunesimo secolo. La terra dove Tesla ingegnava i segnali di trasmissione senza fili Wardenclyffe con il suo laboratorio e`stato offerto per la vendita, al valore di 1,5 milioni di dollari. L' annuncio, inviato alla stampa americana, che l'ha reso pubblico, dalla compagnia “Alfa”, è stato un vero shock, perchè l' Associazione sulle Memorie di Tesla insieme ad altre associazioni di emigranti serbi volevano la ricostruzione della torre di Wardenclyffe per farne il museo di Nikola Tesla in terra americana. Tesla comprò Wardenclyffe a Long Island, dove costruì una torre alta 57 metri per farne il più grande centro di telecomunicazioni del mondo. In quel laboratorio, a un centinaio di chilometri da New York, Tesla faceva le prove per trasmettere l'elettricità senza fili, attraverso l' emissione di onde radio per il funzionamento della telefonia e della telegrafia senza fili. La costruzione di quella torre fu finanziata da J.P. Morgan con 150.000 dollari, ma quattro anni dopo, proprio per la mancanza di finanziamenti, Tesla interruppe i suoi lavori. Il laboratorio e`stato buttato giù poco prima della Grande guerra, perchè qualcuno, dal governo americano, pensò che la torre potesse essere un punto di riferimento per l' orientamento dei sottomarini.
Quello che si utilizza oggi e i contesti in cui Tesla diventa “Cool” sono le sue stesse previsioni, quando diceva che i giornali saranno scritti in una parte del mondo e saranno stampati dall'altra parte. I media stessi stanno divulgando la sua gloria con la sua invenzione del wireless e anche di internet come comunicazione globale per ricevere le informazioni nel più breve tempo possibile. La figura di Nikola Tesla sta emergendo agli occhi di tutti, dando vita e velocità alla vita che potrà oltrepassare anche il tempo reale, facendolo diventare l'uomo di ieri, di oggi e domani. Come ha detto il portavoce della Tesla Roadster, Rachel Konrad: “Entrare nella gloria popolare vuol dire entrare nei video giochi dedicati ai diciottenni”. In questo senso Tesla e` ritornato ad essere 'cool', ma non dimentichiamo che la suo gloria taciuta ha cambiato la vita di oggi e continuerà a cambiarla.
20 gennaio 2010
Caso Dalmatinka Nova: l’accusa degli imprenditori italiani
Dopo una lunga vicenda legale, esasperati dalle ingiustizie subite, i F.lli Ladini, proprietari dell’azienda tessile Dalmatinka Nova, hanno inviato una lettera al Primo Ministro Jadranka Kosor per chiedere giustizia. La stessa lettera, è stata anche inviata a diverse Istituzioni croate ed europee, nella speranza che qualcuno dia ascolto alle richieste degli imprenditori italiani. Parole che risuonano come una vera e propria denuncia, come già fatto attraverso comunicazioni dell’ufficio di Presidenza del Primo Ministro Berlusconi e dell’ufficio del Presidente della Commissione Europea Barroso, circa le gravi ingiustizie e ripetute illegalità subite in Croazia dalla società degli imprenditori Gianfranco e Livio Ladini “La Distributrice S.r.l”. Secondo quanto dichiarato dagli imprenditori italiani, unico proposito di queste discriminazioni e azioni illegali, che vanno avanti da 5 anni, è di espropriare, senza alcun diritto, gli investimenti che la società “La Distributrice S.r.l” ha fatto a Sinj, con l’acquisto dello stabilimento tessile Dalmatinka Nova, a seguito di un regolare appalto internazionale. I fratelli Ladini ritengono responsabili l’Ufficio del Fisco del Ministero della Finanza croato, il Tribunale Commerciale di Spalato, sindacati e profittatori locali. “La nostra società - spiegano nella lettera gli imprenditori - aveva seri progetti per la Dalmatinka. Ciò è dimostrato se si osservano i nostri registri contabili, da dove risultano investimenti per più di 10 milioni di euro in capitale azionario, scorte di magazzino, forniture, sviluppo e modernizzazione degli impianti e delle capacità di produzione, ricerche di mercato e molto altro”. L’accusa alle autorità e Istituzioni croate è quella di aver fatto finta di niente tollerando, o forse sostenendo, azioni illegali per coprire le impunità.
Ripercorrendo i fatti, il Fisco croato, attraverso l’ufficio di Spalato, ha richiesto il pagamento delle tasse sui capitali investiti nella Dalmatinka Nova, capitali inviati dall’Italia attraverso una regolare procedura della Banca d’Italia, e registrati nella Banca Nazionale di Croazia, come pure nella contabilità dell’azienda. “La richiesta del pagamento delle suddette tasse sul capitale investito - si legge nella lettera - va palesemente contro le leggi sia croate che europee. Il Fisco ha poi ripetutamente bloccato il conto bancario della nostra società, sottraendo illegalmente una cifra di circa 3 milioni di kune. Questa azione ha intralciato i processi di produzione causando, ovviamente, ingenti danni alla nostra società, ai 420 lavoratori della Dalmatinka e personalmente a noi proprietari”. Successivamente, il sindacato dei lavoratori NHS di Sinj, con il sostegno del Ministero della Finanza e del Tribunale Commerciale di Spalato ( nella persona del giudice Ivan Basic), ha approfittato della situazione per chiedere il fallimento della Dalmatinka per il mancato pagamento dei salari ai dipendenti nei termini di legge. “I lavoratori sono entrati in sciopero – spiegano Gianfranco e Livio Ladini - ma tutti sapevano che i salari non potevano essere pagati perchè il nostro conto corrente era stato bloccato illegalmente dal Ministero”. In data 29 Gennaio 2008, il giudice Basic ha avviato le procedure per dichiarare il fallimento per bancarotta della Dalmatinka. Il Tribunale di Secondo grado di Zagabria al quale ci eravamo rivolti ha tuttavia revocato l’azione del Giudice perchè dichiarata illegale. Sfortunatamente, però, questa non è stata la conclusione della spiacevole vicenda.
Per le stesse motivazioni, dichiarate assolutamente illegali dal Tribunale Superiore di Zagabria nell’Aprile del 2008, il giudice ha avviato una nuova istanza sei mesi dopo sempre a seguito di iniziative del sindacato NHS, che continuava a chiedere il pagamento dei salari arretrati e con il c/c nuovamente bloccato dal Ministero delle Finanze (dipendenti che comunque non lavoravano da svariati mesi). “ In data 14 luglio 2009 – continuano i F.lli Ladini - il giudice Basic ha violato e negato i nostri diritti di difesa impedendoci di essere presenti all’udienza per l’accusa di bancarotta. In quella sede avremmo potuto provvedere, nonostante tutto, a fornire delle adeguate garanzie bancarie in alternativa al blocco del nostro conto corrente”. I f.lli Ladini affermano inoltre che il Tribunale, in quell’occasione, aveva accettato le false dichiarazioni del Ministero della Finanza che aveva bloccato il loro conto corrente, tra l’altro per un importo doppio di quello da loro verbalizzato e da noi contestato. Le azioni del Tribunale, e del giudice Basic, hanno di fatto ostacolato ogni possibilità di controllare la procedura di bancarotta negando i crediti vantati da La Distributrice Srl per le forniture effettuate e regolarmente sdoganate per un importo di oltre 6.000.000,00 di Euro ed escludendo così la società dal consiglio dei creditori. “L’espropriazione e la frode contro gli investitori italiani – dichiarano con forza in chiusura della lettera - , tanto odiati, assieme al complotto di speculazione di tipo mafioso messo in atto dalle “gang” locali , è stata alla fine compiuta”.
Attraverso questa lettera, i Ladini richiedono l’istituzione di una Commissione italo– croata che si occupi dei fatti accaduti e del grave danno subito dalla società “La Distributrice S.r.l.”, danni per i quali si richiede un risarcimento. “Siamo sicuri che la Croazia, - concludono gli imprenditori Ladini - in questo momento storico in cui la Repubblica è in procinto di entrare a far parte della Comunità Europea, non possa lasciare impuniti questi crimini. Per la simpatia che nutriamo per il vostro Paese, saremmo davvero dispiaciuti se questo increscioso avvenimento avesse risonanza attraverso le agenzie di informazione Europee”. Senza veli e con molta franchezza, la società italiana esprime il suo profondo malcontento per il trattamento che la Croazia gli ha riservato, come una sorta di ostilità scaturita non solo dall'atteggiamento delle istituzioni, ma anche dei media che hanno contribuito a creare un clima di tensione attorno al caso della Dalmatinka. Giornali e televisioni hanno a più riprese evidenziato le colpe della società italiana nella "cattiva gestione della fabbrica", enfatizzando invece la posizione dei lavoratori che "si sono visti costretti a chiedere il fallimento della società". Il sindacato ha più volte accusato la società di non aver pagato gli stipendi ai lavoratori, "di aver lasciato morire la fabbrica", che "i conti correnti della Dalmatinka Nova erano stati svuotati, e debiti ancora non pagati", mentre la produzione è rimasta bloccata per mesi.
Il tribunale ha poi respinto senza molta premura la richiesta della società italiana di revocare il fallimento, ed ha stabilito di smembrare letteralmente la fabbrica per ripagare i salari e i debiti arretrati, che comunque all’udienza del 24.11.2009 per paghe, contributi e debiti verso il Ministero delle Finanze, ammontavano ad un totale di circa 20 milioni di kune (importo contestato perché i lavoratori da mesi non lavoravano ed il Ministero delle Finanze dovrebbe restituire le tasse prelevate illegalmente). Il comitato fallimentare ha persino stimato che il valore della fabbrica arriva a poco più di 150 milioni di kune (poco più di 20 milioni di euro), che è il valore stimato dei terreni e fabbricati stimati per un valore di 95 milioni di kune, di macchine e attrezzature per 38 milioni, e dell'inventario delle merci in deposito per 1 milione. Insomma, nel giro di pochi mesi, le autorità croate hanno deciso in maniera unilaterale di chiudere l'impresa in cui gli italiani hanno investito, di smembrarla e di svenderla sul mercato, nella più totale impotenza della Distributrice, la quale attende ora una risposta e un qualsiasi intervento a fermare tale decisione ultima. E' giunto però il momento che le ambasciate e le istituzioni italiane all'estero si attivino affinchè le norme e i contratti siano rispettati, nell'ambito della legalità e della trasparenza, a tutela degli investimenti esteri italiani, al pari di quelli americani e inglesi. Tali episodi di 'banditismo statale' non aiutano né lo sviluppo della cooperazione intestatale, né lo sviluppo delle imprese italiane nei mercati dei Paesi vicini per sostenere esportazioni e la produzione interna. Per questo, i nostri deputati all'estero, gli ambasciatori e i funzionari delle camere di commercio devono risvegliarsi dal loro torpore e monitorare i mercati e questo tipo di casi estremi. Le nostre imprese non devono essere un baratto, una mercificazione politica, al servizio delle grandi aziende con conti cifrati alle Cayman. Serve un coordinamento estero italiano senza poltrone o consulenti pagati profumatamente ma nei fatti impotenti, per chiusi nei loro uffici e nelle loro auto diplomatiche.
17 gennaio 2010
Bettino Craxi, l’ultimo uomo di Stato
Oggi la storia sta dando a tutti noi un grande riscatto. Coloro che per tutti questi anni non ha fatto che rievocare democrazie sconosciute e giustizie fasulle, condannando in contumacia un'intera classe politica, non sono che idioti utili, personaggi che si sono vestiti di allori e glorie ed ora sono pronti a strisciare per chiedere perdono. In occasione del riconoscimento a Bettino Craxi del merito di essere stato un vero uomo di stato, vi riproponiamo un articolo scritto circa 4 anni, con grande coraggio. Forse solo oggi si può capire il significato di questo testo, scritto per rendere omaggio non solo a Craxi, ma a coloro che si sono battuti per la verità, a chi voleva una Europa diversa. Elmut Koll, Slobodan Milosevic e Bettino Craxi sono infatti i tre uomini che hanno cambiato il popolo europeo e per questo su di loro si è abbattuta una pesante condanna. Piccoli squadristi, da tempo, imperversano su Youtube nel tentativo di scongiurare il peggio, ma è arrivato il tempo di fare pulizia...La storia è talvolta così distante dalla realtà, i fatti vengono stravolti e la verità negata: così l’onore di un uomo viene sfibrato per cancellarne la memoria e la sua stessa vita. Mentre tutti gli scagliavano contro sentenze e ingiurie, mentre il magistrato Antonio Di Pietro spasimava per il grande momento e qualcuno gridava “Tonino facci sognare”, sicuramente nessuno di loro sapeva che lui aveva tentato di salvare l’Italia, e così non restava che un’unica soluzione : andare via il prima possibile, una fuga immediata.
I fatti erano ben diversi, alle spalle vi era un piano , chiamato “Apocalisse”, studiato nei minimi dettagli e gestito direttamente da Londra. Nacquero in quegli anni in Italia molte scuole di lingua inglese, come copertura dei servizi segreti ; molti agenti del Sisde e del Sismi furono intimoriti, altri si suicidarono: la campagna mediatica dei giornali, e non solo delle televisioni, avanzò impietosa. L’obiettivo di fondo consisteva nel rovesciare i governi e porre al potere dei criminali, dei “contadini”, di destra e di sinistra, islamici e non , per poi privare uno Stato della sovranità monetaria, privatizzare ogni cosa e rastrellare le ricchezze esistenti, creando così un sistema economico completamente diverso, quello del “rent”, dell’affitto, basato dunque non più sul concetto di possesso, bensì su quello di uso. Un ambizioso progetto da realizzare mediante la svalutazione della moneta, la riduzione della spesa pubblica, la deregolamentazione del mercato con politiche liberiste, la fissazione di alti tassi di interessi , con la lotta alla corruzione, la privatizzazione del patrimonio statale e della Banca Centrale, ed infine la rifondazione della Nato come organismo militare per sabotare le iniziative dell’Onu.
In realtà la crisi economica e finanziaria non è il solo problema, ma è un anello di un meccanismo molto più complesso che si serve di una forma di potere centralizzata e piramidale, andando a creare quelle che molti studiosi definiscono società “rettiliane” o demagogie pure. Un sistema questo che si è rivelato efficace, dobbiamo riconoscerlo, in contesti medievali in cui non esisteva la comunicazione di massa, le attuali tecnologie e forme di crimine psicologico: la nostra società rimane tuttora ancorata a schemi di potere antichi e arcaici.
Craxi, come qualcuno prima di lui, aveva intuito che il sistema era concatenato perchè ragionava come un uomo di Stato, ed è stato tradito dal serpente che è dentro in noi. Voleva salvare l’Italia, parlava di svolta, di cambiamento e di rinnovamento, parole che certamente hanno fatto tremare gli eminenti Banchieri di Londra. Craxi cercava di combattere uno degli anelli del sistema tramite la “lira pesante”, che consisteva nel coniare la “5 lire in argento” con l’effigie di Garibaldi, cosa che sicuramente non è stata ben gradita alle lobbies bancarie che scatenano guerre sanguinarie solo per imporre il costo di una commissione bancaria in un paese.
Mentre cercava di salvare l'Italia, si accorse cos’è veramente il “potere”. Ho sacrificato la mia vita e venti anni di studi e di ricerche per capire ciò che i politici sostanzialmente dicono in frasi del tutto accidentali. Egli intendeva rifondare il tessuto sociale, il modo di fare economia, e il concetto stesso di partecipazione politica perché aveva intuito che il mercato si stava trasformando: l’economia cresceva tra usura e collusione , e da tempo ormai era in atto un etnocidio, ossia lo sterminio dell’identità etnica, delle tradizioni, e della cultura mediante strategici piani di “globalizzazione” e l’appropriazione dell’intelligenza dei popoli.
Tutto quello che si è realizzato con il Trattato di Maastricht è stato accuratamente programmato nel 1978 da un piano strategico e complesso, che già allora fece le sue prime vittime. Maastricht si è appropriato del potere democratico per antonomasia in quanto va ad incidere sulla redistribuzione della ricchezza reale, trasferendo in maniera illegittima e incostituzionale la sovranità monetaria ad un ente non rappresentativo della volontà sovrana dei cittadini. L’unione monetaria ha creato una macchina che distrugge, depreda e porta guerra tra i popoli; la banca, dal canto suo, si finge un’istituzione, che entra come un parassita nell’azienda per alimentare un sistema di denaro virtualizzato. I Grandi Banchieri si sono resi responsabili di gravi crimini, senza che nessun tribunale internazionale li abbia mai condannati, e continuano a sterminare popoli in maniera sempre più subdola in forma di etnocidio. L’eurosocialismo è caduto. Tutte le colonie del regime comunista sono state attaccate perchè i sistemi economici ibridi tra comunismo e capitalismo andavano eliminati ad ogni costo in modo da evitare anche lo scontro diretto con la civiltà araba: ed ecco perché Craxi era considerato un filo arabo.
Allora il governatore della Banca d'Italia Carlo Azelio Ciampi, banchiere di fama internazionale lavorava per i suoi capi, aiutandoli ad aumentare i loro guadagni a dismisura. In quegli anni i gruppi finanziari a struttura piramidale hanno aumentato i loro profitti in maniera esponenziale , finanziando poi guerre sanguinarie nei Balcani e in Somalia al solo scopo di impossessarsi, mediante tecniche di intermediazioni finanziaria, delle loro ricchezze. Lo stesso George Soros è artefice di pratiche criminali che simulano operazioni finanziarie ( e a questo punto è inutile che si veste da grande finanziere!) . Nel 1992 non era più possibile salvare l’Italia e Craxi aveva un compito tanto complicato quanto impossibile da portare a termine.
Mentre Maastricht vedeva nascere l’Europa dei Banchieri Ladroni, la magistratura arrestava Mario Chiesa, e procedeva con gli avvisi di garanzia che avrebbero portato avanti la crociata contro “la corruzione”. Nel luglio del ’92 le parole di Craxi alla camera dei deputati denunciano una criminalizzazione della classe politica, un vero e proprio processo storico e politico ai Partiti, e "un finanziamento irregolare ed illegale al sistema politico,... non e' e non puo' essere considerato ed utilizzato da nessuno come un esplosivo per far saltare un sistema, per delegittimare una classe politica”.
Il Buon Tonino probabilmente solo quando fece il grande gesto teatrale di togliersi la toga dinanzi alle telecamere e di rassegnare le dimissioni dalla magistratura, diede prova di aver capito che era stato usato e manipolato come una pedina in una guerra strategica senza scrupoli. Ma il nostro ex commissario doveva capire che il sangue sporco si deve mischiare con quello nuovo.
Mani pulite è stato dunque qualcosa di più, aveva l’obiettivo di controllare le masse, eliminare la classe politica e sostituirla con soggetti dalla mente semplice e poco intelligente, assolutamente inadeguati a contrastare i veri poteri, mentre le privatizzazioni e il saccheggio dell’Italia proseguiva. Il nostro caro Banchiere diventava Presidente del Consiglio per completare l’opera organizzata da Londra, degnamente sostituito poi da Fazio , perchè il patto prevedeva la vendita della Banca d'Italia, e degli stessi Italiani, e così anche la sua carica di governatore .
Nello stesso anno, Giovanni Falcone in una macabra esplosione accreditata alla mafia trova la morte; così come l’ingegnere Raul Gardini che muore per mano di un anomalo suicidio: episodi che in realtà nascondono ben altro. Lo stesso scenario che si è venuto a creare ultimamente in Libano con Hariri , che stava organizzando la borsa del Petrolio in euro. In quel periodo tutti gli ambasciatori e le Associazioni sconosciute millantavano democrazie sconosciute, e si meravigliavano scandalizzati della corruzione in Italia , ma non ricordano ciò che la Federal Reserve fece nel 1923, da cui il motivo che spinse gli americani a combattere una guerra mondiale.
A colpire Craxi è stata la finanza internazionale, i Banchieri, un mondo sconosciuto alle masse, gerarchie ristrette e estremamente chiuse, persone che non vedrete mai camminare tra la folla. Lo temevano così tanto che al pensiero che Craxi potesse trovarsi in suolo italiano e rilasciare scomode dichiarazioni li preoccupava seriamente, tanto è vero che era costantemente controllato ad Hammamet. Le sue parole devono essere di insegnamento a questi politici contadini, diventati i camerieri di Banca Intesa e Unicredit e non più protagonisti della regolamentazione del sistema economico. Si sono autodefiniti pastori del gregge, ma bisogna ricordare che l’unico uomo di Stato che non è stato accettato dall’Inghilterra era Craxi, contrastato dagli stessi giornali che ora santificano Carla del Ponte e additano Slobodan Milosevic per aver condotto una pulizia etnica.
Oggi è l’era dei pappagalli, della civiltà schiavizzata dai banchieri, agganciati a loro volta ai servizi segreti, che hanno creato “comitati di controllo e gestione delle crisi”, utilizzando strutture come la Gladio, e Società di sicurezza per compiere qualsiasi tipo di attentato e di omicidio.
La velocità della magistratura nel vendere l’ Italia è stata strabiliante. Accusare Bettino Craxi è stato come chiudere la porta in faccia allo Stato stesso , per il quale si sono combattute guerre, alzate barricate, in nome di una bandiera si moriva con onore dinanzi al plotone di esecuzione, gridando “Viva l’Italia”. Tutto questo non è servito a riunire gli uomini, ma a distruggere la fratellanza, perchè alla guida di una nazione erano stati posti piccoli uomini e non Statisti, banali intellettuali che non sapevano cos’è davvero il potere. Spero che oggi la nostra classe politica abbia capito che siamo posseduti dal sistema bancario, e che hanno venduto l’Italia a dei baroni Ladroni.
Chiediamo all'ex Governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi, che con grande e sfavillante carriera è divenuto persino Presidente della Repubblica, se può ora immaginare quanto un uomo che stava per morire aspettasse da Lui un’ amnistia, non per i soldi che aveva rubato ma perchè stava pagando con la vita la scelta di essere un uomo di Stato. E deve crederci, ha aspettato una sua parola fino all’ultimo respiro, ma un uomo che come, Presidente della Repubblica, simbolo della giustizia e della neutralità, avrebbe potuto cambiare le cose. Craxi e la sua famiglia hanno pagato un grosso prezzo e a loro va tutta la nostra solidarietà: noi tutti siamo responsabili di quella morte, perché non abbiamo saputo ascoltare quando “un saggio”, un pastore, cercava di condurre il suo gregge.
20 dicembre 2009
L'Emirato islamico dell'Afghanistan vive su Internet

Ieri, ad esempio, hanno annunciato che i mujahedeen hanno distrutto 5 carri armati degli "invasori" nei distretti di Nad Ali e Now Zad della provincia di Khanshin, e che 5 militari britannici sono stati feriti dall'esplosione di una bomba nel distretto di Sangeen vicino a Shakar Shilia. I talebani rivendicano anche la distruzione di due carri armati della Nato nel distretto di Bakwa, appartenente alla provincia di Farah, di due blindati della polizia nei distretti di Gailan e Andaro nella provincia di Ghazni, e di due tank statunitensi colpiti da un razzo nell'area di Khaiwa nel distretto di Nangarhar, avvenuta sabato notte, oltre all'uccisione di 14 soldati dell'esercito afghano a Kunduz. Nonostante l'impegno delle forze Nato e degli Usa, i talebani continuano a cambiare l'indirizzo del loro sito Internet "ufficiale", utilizzando la Rete per pubblicizzare i loro successi militari, e per incitare alla guerra contro l'Occidente. Non ci sarà da stupirsi se presto sbarcheranno anche su Facebook.
15 dicembre 2009
Corridoio VIII: progetto vitale per l'UE e i Balcani
Il Corridoio VIII, che collega l'Italia con la Regione dei Balcani e la Bulgaria, resta il progetto che ha maggiore priorità per i Governi dell'area del Mediterraneo. Il completamento del corridoio è chiesto sempre più a gran voce dal Governo italiano, che ogni anno perde 1 miliardo di euro facendo passare le proprie merci attraverso la rotta di trasporto che attraversa Salonicco, in Grecia. Per questo motivo, e conoscere da vicino l'andamento del processo di costruzione di tali infrastrutture, si è tenuta domenica la conferenza indetta nell'ambito del progetto "Italbalk", per favorire l'integrazione e la logistica dei trasporti dell'Italia e le relazioni con i Balcani. Alla conferenza hanno partecipato il Vice Ministro dei Trasporti, Ernest Noka, che ha esposto uno dei progetti attualmente in corso, e l'ambasciatore italiano a Tirana Saba D'Elia. Quest'ultimo, in particolare, ritiene che il progetto di collegamento tra i quattro paesi e la sua espansione in altre linee è molto importante per il ravvicinamento per Paese all'Unione Europea.
"Credo che l'Albania abbia fatto dei grandi progressi e abbia creato delle condizioni più favorevoli rispetto ad altri paesi", ha detto l'ambasciatore italiano. Dagli interventi dei convenuti è emerso chiaramente l'importanza del Corridoio VIII per il governo italiano, soprattutto per la Regione Puglia, principale promotore del commercio con i Paesi dei Balcani, sino alla Grecia e alla Turchia. Il Corridoio VIII viene considerato non solo un progetto infrastrutturale stradale, ma anche per il trasporto ferroviario e marittimo, nonchè energetico. Ciò significa che i quattro Stati partecipanti hanno bisogno di più fondi e sicuramente di un maggiore supporto da parte dell'Unione Europea. "Alla fine dell'aprile 2010, si terrà una grande conferenza per il settore dei trasporti europeo, che avrà come protagonista, ancora una volta, il Corridoio VIII. Ora è il momento che una parte del finanziamento del progetto sarà coperto da altre istituzioni finanziarie", ha detto l'ambasciatore italiano, aggiungendo che l'Italia non esclude la possibilità di estendere la percorrenza del corridoio sino a Napoli, al fine di congiungere il corridoio a Berlino, Germania. "Senza questo asse, l'Europa avrò molte difficoltà a mantenere unita questo spazio comune commerciale", ha detto D'Elia.
Per quanto riguarda la parte albanese, l'asse Elbasan-Tirana potrebbe in futuro essere considerato parte integrante di altre strade che collegano il Porto di Durazzo alla Repubblica di Macedonia (FYROM). Per cui, stando alle parole dei rispettivi interventi, il Corridoio VIII non è solo un progetto che ricalca le vecchie rotte tracciate dai Romani per portare verso i Paesi dell'Est i loro affari, ma si tratta di uno strumento economico razionale ed efficiente per promuovere la cooperazione commerciale, non solo tra i Paesi interni alla Regione, ma anche verso il resto del mondo. Il corridoio nasce a Bari, attraversa il Mare Adriatico e giunge nel Porto di Durazzo, poi Elbasan, sbuca al valico di frontiera di Qafe-Thana verso la Fyrom-Macedonia, arriva a Skopje, Sofia e termina nel porto di Varna, Bulgaria. Praticamente il progetto tocca quattro stati, due dei quali sono membri dell'Unione europea e altri due che aspirano a diventare al più presto dei candidati. "Finora abbiamo lavorato per l'ammodernamento della rete stradale, parte del Corridoio VIII. Ciò che rimane da fare è l'adattamento del tratto stradale Elbasan-Tirana, che richiede un investimento di circa 150 milioni di euro, abbastanza per ridurre la distanza di 35 miglia", ha detto il vice Ministro dei Trasporti, Ernest Noka. Egli stima che da questo progetto trarranno vantaggio circa 1,5 milioni di abitanti, visto che i lavori di costruzione comprendono non solo la modernizzazione del tratto stradale, ma anche l'espansione dei punti di frontiera e la messa in funzione di ferrovie e porti.
14 dicembre 2009
La privatizzazione del Porto di Bar e il Corridoio XI

Benché il Ministro non abbia rivelato i nomi delle aziende che sono interessate al progetto e quanti soldi il Governo serbo abbia stanziato, dalle parole del Ministro Dinkic si può dedurre che la Serbia avrebbe tra le mani due progetti che sono strettamente collegati tra di loro, ovvero l'acquisto del Porto di Bar di conseguenza la costruzione della ferrovia Belgrado–Bar. Esso ha inoltre lanciato l'iniziativa di creare, con le più grandi società di esportazione della Serbia, un consorzio che, secondo le prime informazioni, sembra sia già fallito. Nikola Vujacic, direttore del Victoria Group spiega che la Serbia deve trovare una strada alternativa per poter esportare i prodotti, e questo proprio in vista del suo ingresso nell’Unione Europea. Finora la Serbia esporta grazie al porto di Costanza, perché il prezzo è ragionevole, ma Vujacic ritiene che gli uomini d’affari serbi abbiano la necessità di usufruire del Porto di Bar; in caso contrario, se si guarda al volume di esportazioni grazie ai porti di Kopar o Fiume, il prezzo sarebbe molto più alto. Vujacic dice che per lui è molto meno costoso esportare attraverso il porto di Costanza che dal Porto di Bar, dato che la sua azienda si trova a Novi Sad. Nonostante il Governo della Serbia all’inizio non ha rivelato quanto abbia messo da parte per questo progetto, si è venuto a sapere che esso ha stanziato 500 milioni di dinari come azionista di minoranza nella gara. Niente è ancora definitivo, perché se partecipassero le aziende serbe, allora parteciperà anche il Governo. Lo stato incentiverà anche l’anno prossimo progetti così importanti e strategici per le compagnie serbe nella regione, per le quali sono stati stanziati 1,5 miliardi di dinari.
02 dicembre 2009
Il Baltico-Adriatico si schiera accanto alle imprese
Gazzetta Croata
Corriere Montenegrino
Nuova Bosnia
Srpska.it
Nuova Polonia
Romania Oggi
Slovacchia Oggi
Corriere di Ungheria
Gazzetta Ceca
Per tale motivo, vi sono state delle difficoltà, derivanti anche da una sorta di "embargo" a cui hanno sottoposto questa struttura perché troppo efficiente rispetto ad altre realtà ben più grandi e pagate profumatamente. Allo stesso tempo, le nostre informazioni sono state spesso copiate, senza mai menzionare la fonte, allo scopo di lucrarvi sopra. Da tale pratica "poco professionale", ma purtroppo diffusa tra i media italiani, sono nati tanti piccoli progetti, mensili e riviste che hanno elegantemente "rivenduto" il nostro lavoro, nonostante già percepiscano dei contributi. Senza voler entrare nel merito della gestione dei fondi per l'editoria o della gestione delle informazioni con la citazione o meno della fonte, abbiamo deciso di fare un taglio netto, e mettere l'Agenzia Balcani a pagamento, nel nostro diritto d'iniziativa imprenditoriale. Questo sarà anche un modo per creare una élite di aziende, che vogliono contribuire alla realizzazione dell'Osservatorio Italiano, ma anche di giovani studenti o neolaureati che vogliono creare una loro professionalità lavorando a progetti di internazionalizzazione e di cooperazione transnazionale. Così, le nostre imprese potranno sentirsi in qualche modo protette e sostenute nella loro ricerca "intelligente" di nuove soluzioni per l'espansione del loro mercato. D'altro canto, sappiamo bene che il "made in Italy" sia il prodotto maggiormente falsificato all'estero, e che spesso non vengono sufficientemente valorizzate le loro capacità.
Dunque, noi continueremo ad informare ogni giorno le imprese che hanno investito in noi, perché è giusto che debbano essere informate su quello che succede. Il pagamento di un abbonamento non cambierà certamente la vita di queste imprese, perché l'accesso a questa informazione non è irraggiungibile o gravoso. Di fatti, abbiamo deciso di fornire varie tipologie di servizi, differenziate a seconda delle esigenze di ognuno dei nostri lettori. Accanto a Regioni, Comuni e Camere di Commercio, vi sarà un'informazione per centri di ricerca e università, per professionisti, quotidiani e e media. Cercheremo di produrre dossier e rapporti di approfondimento, contribuiremo a sviluppare le informazioni di base per le riviste, nonché consulenze per iniziative di cooperazione ed in internazionalizzazione nella regione. Le imprese, invece, avranno la possibilità di ottenere, con un'unica soluzione di abbonamento, più servizi, in modo da venire incontro alle loro esigenze e bisogni. Per cui daremo sempre la nostra rassegna stampa dei quotidiani locali, selezionata anche sulla base di parole-chiavi o per singoli Paesi. Inoltre scriveremo per loro dei servizi giornalistici, delle interviste o dei reportage sulle loro attività e i loro prodotti. Esse avranno la massima visibilità all'interno dei 12 portali del Baltico-Adriatico, uno per Paese, in cui vedranno pubblicato il loro articolo nonché una pagina totalmente dedicata alla loro azienda. Esse avranno a disposizione una pagina elettronica in cui potranno descrivere brevemente la loro attività, fornire dati e contatti utili e pubblicare una presentazione dei prodotti offerti. Saranno inoltre inserite in una database che classifica le diverse attività economiche in categorie professionali e merceologiche. Alla fine, dovremmo realizzare con la vostra cooperazione una “camera di commercio virtuale” in cui ogni impresa potrà reperire agevolmente materie prime, prodotti, servizi e partner con cui comunicare, condividere esperienze e risorse. Speriamo così in una seria adesione a partecipazione di tutti coloro che amano le terre dei Balcani e soprattutto non si arrendono dinanzi alla crisi al disfattismo, perché credono nella forza dell'economia italiana e delle piccole imprese che la costituiscono.
27 novembre 2009
La guerra delle reti tra Italia e Slovenia
Il Sottosegretario italiano all'Ambiente, Roberto Menia, ha accusato il Governo sloveno di opporsi alla realizzazione del terminal di gas di Trieste non per "le conseguenze ambientali che ci potrebbero essere in Slovenia", ma per interessi meramente economici. "La Slovenia utilizza le motivazioni ecologiche e climatiche perché come un velo copre certe cose, anche loro stanno nascondendo delle ragioni economico-commerciali", afferma Menia, sottolineando che l'Italia costruirà questo terminal e che la politica energetica europea dovrebbe tener conto dei vantaggi che esso comporta in termini di riduzione dei rischi del clima e dell'aumento della sicurezza energetica della regione. Il Governo italiano ha approvato la costruzione di un terminal del gas e di un rigassificatore, secondo il progetto della compagnia 'Gasnaturale', che dovrà essere realizzato a Zaule, vicino Trieste, al confine con la Slovenia. I lavori dovrebbero iniziare il prossimo anno, e i costi si aggirano intorno ai 600 milioni di euro; la sua capacità potrebbe raggiungere gli 8 miliardi di metri cubi di gas all'anno. La Slovenia è contro questo progetto e ha fortemente protestato, minacciando di portare l’Italia davanti alla Corte Europea per la violazione delle norme ambientali e della tutela del territorio. Menia, nelle sue parole, allude alla recente dichiarazione da parte del ministro sloveno, Matej Lahovnik, secondo la quale la Slovenia, dopo il contratto firmato con la Russia sulla cooperazione per la costruzione del 'South Stream' non vuole avere più compratori. "Penso che chiarisce molte le cose la dichiarazione pubblica che la Slovenia ha interesse a cooperare alla costruzione del terminal croato di Krk", ha detto Menia alludendo alla recente dichiarazione del ministro sloveno Matej Lahovnik secondo cui la Slovenia è interessata al terminal croato per garantire la diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Lo stesso Lahovnik ha confermato che Lubiana non ha alcuna opposizione nei confronti del progetto croato, e che già in passato ha espresso il proprio interesse contribuendo a questo progetto con la partecipazione della slovena Geoplin sloveno dell’uno per cento.
Storia diversa per il rigassificatore di Zaule, visto che il Governo sloveno continua a ribadire che ci sarebbero delle conseguenze catastrofiche sia per il mare che per la terraferma. Negli incontri avvenuti in precedenza per stilare l'accordo era stato definito che tutta la documentazione avrebbe dovuto passare il vaglio degli sloveni affinchè potessero analizzarla nel dettaglio. Lo stesso Ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha affermato che la Slovenia non ha prove per portare l'Italia davanti alla Corte europea e che l’Italia farà dei trattati con la Slovenia essendo sua vicina di casa. "L'Italia rispetta le regole del suo vicino e per questo ci consulteremo, ma la consulenza non è la stessa cosa se teniamo conto della decisione congiunta. In veste di giurista, non vedo alcuna base giuridica per poter fare una causa contro l'Italia e spero che ciò non accada", ha affermato alcune settimane fa Frattini. La Slovenia si oppone fermamente al progetto, e il Ministro dell'Ambiente, Karl Erjavec, in caso di realizzazione del progetto, è pronto ad accusare l'Italia presso la Corte Europea perché ritiene abbia sottovalutato gli impatti negativi sull'ambiente e i fattori di sicurezza del Terminal. Ha richiesto ulteriore documentazione al Ministro dell'ambiente italiano, che ha rilasciato la licenza per la prosecuzione della costruzione. Ciò in considerazione del fatto che, come ricorda anche Frattini, il terminal ha lo scopo di garantire la sicurezza energetica nazionale in modo che l’Italia raggiunga gli standard degli altri Paesi europei. Per Frattini l’interesse nazionale non deve essere sopraffatto da quello locale e i procedimenti in corso nei tribunali italiani, data l’opposizione di alcune regioni, presto saranno conclusi e così si potranno avviare i lavori.
Dalla Slovenia arrivano invece le seguenti parole: “Questo è il momento giusto per dimostrare l'importanza della Slovenia nell’UE; l’Italia per costruire ha bisogno del nostro appoggio“. E’ legittimo porsi una domanda: dietro l’opposizione ci sono degli interessi economici? Analizzando tutte le carte in tavola emergono due punti di vista fondamentali: esiste senz'altro un interesse economico della Slovenia a spostare il suo polo energetico verso i Balcani e non verso l'Italia, ma vi è anche un interesse politico come desiderio di riaffermare il proprio ruolo in Europa e nell'Adriatico. Dinanzi a questi due aspetti, quello ecologico-ambientale sembra passare in secondo piano. Il problema energetico però resta, considerando che ai paesi dell'UE serviranno molti investimenti pubblici e privati per collegare le diverse reti nazionali del gas. La crisi russo-ucraina, che ha avuto come risultato l’interruzione della fornitura per la gran parte dei Paesi dell'Unione Europea, dovrebbe far riflettere sulle esigenze dell'intera regione e disincentivare coloro che vorrebbero utilizzare il gas come arma. Evidentemente, si è innescata invece da tempo la guerra delle infrastrutture, delle reti, dei gasdotti. Vediamo Paesi che si schierano dalla parte del Nabucco o del South Stream, altri sui rigassificatori o i terminal, in quanto è la rete la chiave della sicurezza energetica, rete intesa sia a livello politico (per la ricerca delle fonti) sia a livello economico-infrastrutturale.
24 novembre 2009
L'influenza suina tra vaccini e corruzione internazionale
La documentazione di questo scandalo è stato depositato presso il Tribunale di Zurigo, di cui ne era a conoscenza lo stesso direttore della Novartis, Daniel Vasel. Gli ispettori interni dell'azienda svizzera di Basel e della filiale in Slovenia sapevano della corruzione già dal 2007. Tutte le famiglie dei dottori venivano pagati con viaggi e vacanze a Dubrovnik: così sono stati corrotti oncologi serbi e i funzionari della salute albanesi. L'Avvocato sloveno, Zoran Hajtnik, ha denunciato al tribunale di Lubiana e agli organi internazionali per la lotta contro la corruzione che, durante il 2002, tre dottori della clinica di oncologia di Belgrado, tra cui Zoran Bekic, Zoran Tomasevic, sono stati pagati con 10.000 euro per inserire nel protocollo della clinica il medicinale 'aredia'. I media sloveni non hanno fatto i nomi dei 15 dottori che con i loro familiari hanno goduto dei viaggi a Dubrovnik, né il nome del Ministro della salute albanese, pagato con 3.000 euro dalla Novartis, tramite la filiale “Novartis pharma services”, per mettere il medicinale “Glivec” sulla lista dei farmaci consentiti. Lo stesso hanno fatto i dottori sloveni accettando il farmaco Ehiade e portando famiglie e amici ai simposium a Dubrovnik. In questo modo, questi luminari della medicina hanno venduto il Desferal come farmaco nuovo, 15 volte più costoso di quello già usato negli ospedali. A pensarci bene le destinazioni per i dottori serbi erano migliori, come Thailandia, Brasile, Cina, Florida, dove partecipavano ai “congressi” offerti dalle aziende farmaceutiche.
D'altro canto, la corruzione in tale campo non è un fatto esclusivo dei Paesi Balcanici ma anche della EU stessa. In Germania, come si legge nel giornale tedesco Spiegel, è in corso il processo che coinvolge 480 dottori per i regali ricevuti dalla Concern Tromsdorf. Un dottore, che ha prescritto il medicinale almeno 5 volte poteva scegliere tra un Ipod e un televisore al plasma. Per 7 ricette si offriva un lettore dvd e per 14 un navigatore satellitare, con 18 ricette la scelta era tra un laptop e pc con stampante.
La storia tra medicina e corruzione continua con cifre esorbitanti per i weekends, regali, vacanze e congressi. “Che le aziende farmaceutiche comprino i dottori non è un fatto nuovo. Tutto viene fatto sempre più alla luce del sole. Ai dottori vengono pagati viaggi per partecipare ai miglior congressi mondiali, il cui costo si aggira intorno ai 10.000 euro. Vengono organizzate presentazioni dei loro lavori scientifici, pagando dai 500 ai 700 euro per un intervento che dura dieci minuti”, dichiara uno dei dottori di una clinica privata a Belgrado, il quale sottolinea come le pressioni siano molte, sopratutto nei confronti dei direttori delle cliniche, dei primari nei reparti di oncologia, ginecologia, cardiologia e diabetologia. Non è, poi, strano che nell'elenco dei dottori partecipanti al congresso, sia presente in aula solo 1 su 10 degli invitati, e tutti gli altri a fare shopping. Shopping di medicinali, senza alcuna preoccupazione delle controindicazioni che tali farmaci provocano sui pazienti già indeboliti dalla malattia. Tuttavia, secondo il Ministero della Salute serbo, la legge consente che l' azienda farmaceutica provveda alle spese di viaggio dei dottori per il congresso o all'onorario per il lavoro svolto. L'Albo dei dottori ritiene che il problema sia molto complesso, essendo stato redatto su tale tema un documento con cui si disciplina l'organizzazione dei congressi con fine educativo, specificando che non possono essere organizzati dalle case farmaceutiche.
Ciononostante, nulla ha fermato il Ministro della salute serbo nell'acquisto di migliaia di dosi dei vaccini dell'influenza suina, scegliendo non a caso la Novartis, perché "nel corso della gara di appalto, ha presentato la documentazione più completa”. E così il Ministero della salute serbo ha ordinato 3 milioni di dosi di vaccino dalla Novartis, escludendo così il vaccino preparato in patria e prodotto dall'Istituto Malattie Infettive di Torlak, a Belgrado, considerato uno dei migliori per la qualità dei suoi sieri, senza controindicazioni pericolose e additivi, indicato per i soggetti più a rischio come donne incinte, bambini e pazienti con malattie croniche. Inoltre, il vaccino della Torlak costa la metà. Il Ministro polacco, Eva Kopac, diveramente da quanto deciso dal Ministro della salute serbo, è diventata un'eroina "per una sola notte" dopo aver rifiutati i vaccini offerti dalle grandi società farmaceutiche. "Non autorizzerò dei vaccini che potrebbero causare più morti della stessa influenza”, aveva affermato. Si tratta infatti di un vaccino testato solo su 160 volontari tra i 20 e i 60 anni di cui nessuno infetto. Le statistiche pubbliche hanno dimostrato finora che sui 42 milioni di persone vaccinate, sono state registrate 750 controindicazioni, mentre nessuno ha parlato, in modo approfondito, dei casi di sindrome Guillen Barre a seguito delle vaccinazioni avvenute in Francia. La mutazione del virus resistente al Tamiflu esisteva già in Brasile, Cina ,Giappone, Messico, Ucraina, USA, Norvegia e Gran Bretagna. Quel tipo di virus entra a fondo nel sistema respiratorio e provoca gravi problemi. Novartis, Sanofi Aventis e Glaxo Smith Clain approfittano del panico, della disinformazione e dell'ignoranza della massa, dimostrandosi addirittura dei filantropi e donando le dosi alle popolazioni più povere del mondo. Sarà una donazione come nel caso dei vaccini avvelenati in Bosnia, in nome della loro opera “umanitaria”?
La sola pediatra dell'ospedale Starigrad a Belgrado, la dottoressa Micovic ha caldamente sconsigliato il vaccino, se non prescritto dal registro pubblico dei medicinali. "Non sono d'accordo con la vaccinazione contro la nuova influenza perchè l`immunità ad esso dovrebbe svilupparsi in natura, per essere più forte. Vaccinarsi non significa esserne totalmente immuni. Per questo credo che i bambini sani debbano sviluppare naturalmente le loro difese immunitarie. Credo che ogni genitore debba decidere se vaccinare o no il proprio figlio. Ai genitori spiego sempre che il vaccino è solo uno dei modi per evitare la malattia ma sicuramente non l'unico. L`immunità aumenta grazie ai cibi sani, l'attività fisica e l'igiene”, afferma la pediatra. Ma come sempre, in tutti i mercati in cui manca un prodotto sicuro, cresce il mercato nero che offre a cifre esorbitanti roba di qualità discutibile. I dottori serbi che viaggiano all'estero portano nelle loro valigie un vaccino dal costo di soli 7 euro, e forse dimenticano che i vaccini devono essere conservati in condizioni ottimali, alla giusta temperatura. Il vaccino contiene una componente chiamata MF-59, che provoca malattie di natura autoimmune come la sclerosi multipla, lupus e artriti reumatoidi. Il vaccino può avere anche effetti collaterali simili alla sindrome della guerra del golfo. Il sistema immunitario che colpisce è quello più forte, ed è questa la ragione per cui i casi mortali sono maggiori tra i giovani e non tra coloro che hanno un sistema immunitario più debole. Wayne Madsen, ex colonnello dei Marins, ora giornalista investigativo come Jane Burgermeister, conferma, sulla base delle dichiarazioni tratte dall' ONU, che il virus H1N1 è geneticamente prodotto come arma biologica. Ed è qui che salgono sul palcoscenico i grandi mercanti come Novartis che - e non dobbiamo dimenticarlo - è controllata dall'ex cartello farmaceutico dei nazisti di IG Farben, dall'oscuro passato collegato con gli esperimenti effettuati nel campo di concentramento di Auschwitz. Strane coincidenze che ritornano dal passato...
20 novembre 2009
L’Unione Europea rinasce ad Est
Le nuove generazioni sono nate con l'idea che oltre la Slovenia ci fosse deserto, distruzione, guerre e desolazione. Fin quando tutti noi stavamo bene e combattevamo l'immigrazione albanese o davamo la caccia ai criminali di guerra, rientrava tutto nella normalità. Ora, che non stiamo più così bene, diamo uno sguardo all'Est e ci accorgiamo che questi Paesi sono molto più europei di quanto possano essere l'Islanda o l'Estonia. I Balcani hanno pian piano riacquistato la loro importanza di area sensibile del continente europeo, sia per le rotte dell’energia che delle merci. Un primo evidente sintomo di questo cambiamento è stato sicuramente l'apertura nei confronti della Serbia che, dopo essere stata bombardata, divisa ed isolata, è ora divenuta partner strategico di Russia e Cina, e dalla stessa Italia, preparandosi ad entrare in Europa. E così, già dal 19 dicembre del 2009 la Serbia, il Montenegro e la Macedonia (Fyrom) hanno ottenuto il via libera per entrare nell'area Schengen (visa free per soggiorni di breve durata, da 1 a 3 mesi). Allo stesso tempo si sta preparando la 'road map' per l'adesione di Belgrado che, se tutto va bene potrà avvenire già nel 2014, mentre Podgorica, Skopje e Tirana hanno avuto il via libera per cominciare il loro "questionario per la candidatura".
Bruxelles, dunque, sta lavorando per avvicinarsi ai Balcani e per aprire questa porta d'Oriente che da sempre fa parte dell'Europa, solo che lo avevamo dimenticato: essa è la culla della cristianità e della multi-etnicità per eccellenza, in cui religioni ed etnie si sono fuse in una caotica armonia. I Balcani sono un patrimonio culturale europeo, ma anche una grande risorsa economica. Attraverso il territorio della Serbia passerà il grande gasdotto russo South Stream, che dalla Bulgaria giungerà a Belgrado per poi arrivare in Ungheria, Austria e Italia. A tale progetto si è unita anche la Slovenia, e la Croazia pensa ad una sua candidatura per evitare di rimanere isolata all’interno della regione, e troppo dipendente dalle importazioni. La regione balcanica è inoltre importante strategicamente anche per i corridoi che portano nell'Europa Orientale, lungo il Danubio e sino al Mar Nero. Oltre ai corridoi V, Vc e 10, l'Italia e la Serbia hanno ipotizzato di promuovere presso l'Unione Europea un nuovo corridoio (n.11), che dovrebbe collegare Timisoara al Porto italiano di Bari, attraverso Vrsac, Belgrado, Cacak, Boljare, Podgorica e Bar. L'Albania, da parte sua, lancia un'interessante iniziativa con i Governi di Azerbaigian, Turchia e altri paesi del Mediterraneo, per la costruzione dell'oleodotto che dal Caucaso giungerà in Albania e terminerà in Europa, conosciuto come "Transadriatik 1". Questo progetto ambizioso si svilupperà contemporaneamente alla realizzazione con il governo di Qatar di un impianto di rigassificazione e di una centrale termoelettrica a gas nella regione di Seman. Ad essi sarà connesso il progetto della compagnia "ASG Power" volto al trasporto di acqua potabile mediante cisterne verso i paesi del Golfo Persico. Infine, la costa adriatica di Croazia, Montenegro e Albania diventerà una costellazione di porti e diramazioni, per tracciare quelle che saranno le nuove rotte del Mediterraneo di merci ed energia. Le potenzialità di sviluppo sono immense, perché questa regione sarà in grado di spostare l'epicentro degli scambi commerciali da Rotterdam all'Europa Sud-Orientale, visti i suoi stretti legami con la Russia, con il mondo arabo e con la Turchia.
Possiamo dunque concludere che sta veramente nascendo una "nuova Europa", che cerca di allontanare l'influenza americana e il braccio armato della NATO, per creare una entità politica solidale e compatta. L'Europa occidentale ha bisogno di quella orientale, che non è un pozzo senza fondo ma un patrimonio da tutelare e valorizzare. Un obiettivo di cui si è fatta coerente interprete l’Italia, che cerca di esportare il suo modello industriale, fatto di medie e grandi imprese di successo, che propongono ai propri partner tecnologie utili a ricostruire il Paese con un’economia sostenibile. Un esempio è la cooperazione del Gruppo Fiat e il Governo serbo, il quale ha deciso di proporre alla Serbia non solo un investimento, ma un intero progetto industriale che va dalla predisposizione delle infrastrutture, alla logistica, così come alla costruzione ex novo della filiera produttiva. Allo stesso tempo, il sistema Fiat (il gruppo di Torino ma anche tutte le imprese della filiera della componentistica) ha tratto dei vantaggi, perché ha avuto accesso ad un nuovo mercato per alimentare la produzione nazionale, e non far morire l’industria dell’automobile in Italia. Tra Serbia e Republika Srpska vi sono centinaia di persone che desiderano avere una macchina nuova, che consumi poco e abbia standards europei, e che tra l’altro gode degli incentivi di Stato. Così le macchine assemblate con componenti italiane hanno trovato immediata collocazione sul mercato. Da parte sua, la Fiat ha investito la sua esperienza e la sua conoscenza per far rinascere la Zastava, dopo che i suoi stabilimenti sono stati bombardati. In questo caso le sinergie hanno aiutato entrambe le parti, con un equilibrio, e se tutto andrà come si spera, questa cooperazione porterà al benessere di entrambi i Paesi, come giusto che sia. E’ arrivato anche il momento di fare una giusta informazione su quello che sono i Balcani, sul vero volto di questa “Nuova Europa” che sta sorgendo e anche dell’opinione che l’Europa ha di questi Paesi. Anche se non lo dicono, sanno bene che hanno bisogno dei Balcani, che non vanno da nessuna parte senza la Serbia, né senza l’Albania o la Croazia. E’ questo il vero significato delle parole “integrazione”, anche se usata impropriamente per dire che i Balcani hanno bisogno dell’Europa, quando la realtà è ben diversa.
17 novembre 2009
Incendio alla Zastava: errore umano o sabotaggio?
Il Ministro dell'economia, Mladjan Dinkic, subito dopo l'incendio si è recato a Kragujevac per visitare la fabbrica. “Nell'incendio è stata distrutta una parte importante del montaggio, la parte del meccanismo del trasporto della carrozzeria delle macchine. Spero che tutto sarà riparato entro due o tre settimane. Gli indizi ci portano a pensare che sia stato un errore umano la causa dell'incendio”, ha dichiarato il Ministro Dinkic. Egli ha sottolineato che tutti lavori nella fabbrica sono stati assicurati e che l'intero danno sarà risarcito. Anche lo staff dei tecnici della Fiat è pronto ad aiutare le operazioni di riparazione degli impianti danneggiati, ha aggiunto Dinkic, assicurando che la produzione della Punto continuerà al più presto possibile. Non si conosce ancora l'entità del danno, ma, come affermato dallo stesso sindaco di Kragujevac, Veroljub Stevanovic, il danno più grave è stato causato dal blocco della produzione della Punto. “Il danno è evidente, prima di tutto perchè la produzione si è fermata, ma credo che sarà riparata al più presto possibile. Conosco bene la fabbrica, perche ho lavorato il quello stabilimento, e se proprio doveva scoppiare un incendio, è stato meglio che si sia verificato sulla linea del trasposto e non dove si trovavano le materie chimiche”, dichiara il sindaco di Kragujevac. Secondo il direttore generale Zoran Radojevic, questo potrà essere un vero segnale affinchè anche le altre zone della fabbrica siano costruiti meglio, al fine di non danneggiare le altre linee produttive. “Queste cose capitano nel processo di taglio e saldatura, con la produzione di molte scintille, tale che questi processi devono essere affidati a dei professionisti. L'incendio è un messaggio rivolto a tutti noi di prestare più attenzione e più rigidità nella scelta delle persone per il lavoro. La fortuna è stata che l'incendio non si è esteso”, dichiara Radojevic. Gli operai di Zastava hanno confermato che anche prima si sono verificati degli incidenti, ma nessuno ha mai pensato ad un incendio di tali entità, in momento in cui lo Stato e il Fiat hanno preso l'impegno a modernizzare la produzione.
Occorre ricordare che, all'indomani del summit Italia-Serbia, i rappresentanti italiani della Fiat hanno confermato al Ministro dell'Economia Dinkic che nelle prossime settimane sarebbe stato presentato al governo serbo il business plan per il nuovo modello della Fiat, appena concluso il progetto con la Chrysler, concentrando tutte le forze e l'attenzione sulla Serbia. Allo stesso tempo, è stata annunciata la ratifica dell'allegato del contratto Fiat-Zastava, con il quale avverrà il trasferimento dei primi 100 milioni degli 800 pianificati per la Zastava, mentre sarà creata la joint-venture “Fiat automobili Srbija”. L'allegato sarà firmato entro dicembre, quando saranno anche chiariti i dettagli nel business plan, scoprendo così se nella fabbrica di Kragujevac saranno prodotte anche auto di classe A e B. Il 2010 sarà anche l`anno dell'installazione dei nuovi macchinari e della professionalizzazione dei dipendenti. “Il 98% delle auto prodotte nella Zastava saranno rivolte all'esportazione”, ha precisato il Ministero dell'economia serba. La compagnia Fijat automobili Srbija è stata fondata il 14 ottobre nell'anno scorso, ma ancora non sono stati stabiliti i dettagli su come funzionerà. Tutto questo andrà visto anche alla luce dell'ultimo incendio e degli sviluppi nei rapporti tra Serbia e Italia, che non sono stati ben accolti da alcuni. Accordi che, oltre all'industria automobilistica, riguardano anche lo sviluppo di un nuovo progetto infrastrutturale, il corridoio 11, che collegherà Timisoara, attraverso Vrsac, Belgrado, Cacak, Boljare, Podgorica e Bar, con il porto italiano di Bari.Tutto questo potrebbe essere interessante non soltanto per la Serbia ma anche per i cittadini italiani che sempre più spesso si trasferiscono nei Paesi dell'Est a causa della crisi economica. Lo stesso Premier italiano è stato molto sorpreso di apprendere dal Presidente Tadic che molti italiani residenti in Romania cominciavano a trasferirsi in Serbia.
13 novembre 2009
L'Albania lancia ambiziosi progetti energetici con Caucaso e Qatar
Un'importante iniziativa è emersa nel corso della Conferenza, ossia quella relativa ad una iniziativa in corso tra i Governi di Azerbaigian, Turchia e altri paesi del Mediterraneo, per la costruzione dell'oleodotto che dal Caucaso giungerà in Albania e terminerà in Europa, conosciuto come "Transadriatik 1". Questo progetto ambizioso, che verrà costruito da due compagnie straniere, una svizzera e l`altra norvegese, si svilupperà contemporaneamente alla realizzazione con il governo di Qatar di un impianto di rigassificazione e di una centrale termoelettrica a gas nella regione di Seman, che dovrebbe ospitare un vero e proprio complesso energetico. Ad esso sarà connesso il progetto della compagnia "ASG Power" volto al trasporto di acqua potabile mediante cisterne verso i paesi del Golfo Persico. Si tratta di un progetto sostenuto direttamente dal Governo albanese, che sta svolgendo dei negoziati ad alto livello con il Qatar, uno dei Paesi tra i più importanti nell'esportazione di gas liquido a livello mondiale. Il Premier Berisha ha infatti tenuto a precisare che ha negoziato personalmente con il Qatar i contratti per la fornitura di gas all'Albania, sottoscrivendo lo scorso maggio un accordo di collaborazione economica, commerciale e tecnica tra i due Paesi. Attualmente, le negoziazioni sono ancora a livello d`intesa. “Tutta la pioggia che cade in Albania, cade invano dell'Adriatico senza essere utilizzata", ha dichiarato il direttore della compagnia Agim Gjinali, nel corso della presentazione del suo progetto.
Secondo Gjinali, il progetto vedrà l'utilizzo efficiente di navi cisterna che, oltre a trasportare gas dal Qatar in Albania, porteranno acqua potabile dall'Albania agli Stati del Golfo Persico. La compagnia “ASG Power” ha reso noto, inoltre, di aver svolto degli studi per la costruzione di un impianto di rigassificazione del gas liquido a Seman, con una capacità di 30 miliardi di metri cubi all'anno, affiancata da una centrale termoelettrica dalla potenza istallata di 1200 MW e due condutture, di cui una per portare una parte del gas verso l`Italia e l`altro per fornire il gasdotto "Nabucco" in Bulgaria. “Circa 150 navi all'anno arriveranno a Semar per trasportare nel Mediterraneo il gas del Qatar. Nel viaggio di ritorno, di solito, le cisterne vengono riempite con acqua di mare per garantire un equo bilanciamento della nave durante la navigazione. Secondo il piano, perciò, esse saranno riempite con acqua potabile in Albania, per poi essere consegnata ai Paesi del Golfo", spiega. Molti Paesi arabi utilizzano la tecnologia della desalinizzazione dell'acqua marina per produrre acqua potabile di pessima qualità, ad un costo di oltre 50-60 centesimi di dollari a metro cubo. Secondo Gjinali, tutto il complesso energetico di Seman aumenterà l`efficienza delle varie fasi di stoccaggio e trasporto del gas, il che rende il progetto attrattivo da diversi punti di vista. “La centrale termoelettrica produrrà energia termica, che verrà usata dall'impianto di rigassificazione per liquefare il gas. Il GNL importato verrà usato in Albania per la produzione d`energia elettrica: l`energia e il gas verranno esportati in due direzioni diverse", ha spiegato Gjinali. Alla Conferenza organizata dalla IDB (Saudi-based Islamic Development Bank) in Albania, erano presenti vari Ministri deI Governo albanese, il Presidente dell'IDB Muhamed Ali, il Direttore Generale dell'OPEC per lo sviluppo, Sulejman Jasir Al-Herbish, imprenditori nazionali, rappresentanti di istituzioni economiche internazionali, investitori stranieri, rappresentanti del corpo diplomatico.
12 novembre 2009
La fuga dei capitali russi dal Montenegro
Ovviamente il caso più eclatante è quello del grande oligarca russo, Oleg Deripaska, che ha abbandonato il cantiere vicino Jaz dove aveva iniziato la costruzione di alcuni Hotel. Resta, tuttavia, il progetto di "Metropol" di costruire a Sveti Marko decine di ville private di lusso. Anche il famoso "Sheraton" di Becici, che ancora non “esiste” tra l'albergo "Splendid" e "Naftagas”, dopo che la società russa Belon Group ha acquistato il terreno attraverso la sua società "Capital estate”. E' interessante ricordare la ricostruzione dell'ex "4 Luglio " e ora Hotel "Monte Casa" a Petrovac, è vuoto per due anni. I russi che nel frattempo sono falliti e hanno interrotto completamente i lavori, hanno solo iniziato a costruire 40 ville con 237 appartamenti, di cui quasi la metà sono state vendute, ma non hanno nemmeno pensato di costruire quell'hotel di lusso con 27 piani per cui gli è stato rilasciata la licenza. Dopo quattro anni di rinnovamento, è stato ufficialmente aperto nella metà di luglio 2007, e il proprietario della “Moskovskaja trastova Group“, attraverso la loro società in Montenegro "Petrohotel”, ha investito circa dieci milioni di euro in lavori di ristrutturazione. I russi più volte hanno prorogato il termine per il completamento degli investimenti, e il Ministero del Turismo ha ripetutamente ribadito sollecitando che l'hotel fosse inaugurato. Quando finalmente è stato inaugurato ufficialmente, è stato a lungo considerato un centro termale medico, ma è ancora vuoto. I lavoratori degli alberghi che erano stati assunti, avvertivano che qualcosa non andava, perché l'hotel non aveva ospiti, né pubblicità, anche de l’offerta per Petrovac rimane una delle più importanti.
Tutto questo ha approfondito i sospetti che gli alberghi possono essere utilizzati per eventuali azioni illegali, come riciclaggio di denaro, ma non è mai stato provato. Dal febbraio 2002 fino ad oggi, ogni anno arrivano russi che annunciano che nella prossima stagione di aprirà un hotel. Non vi sono dubbi però che questi "investitori" che sbarcano in Montenegro provenienti dalla Russia si sono rivelati assolutamente i più inaffidabili tra tutti gli investitori esteri. I cittadini di Budva non sono preoccupati che gli hotel non vengano costruiti, ma dei debiti che le società russe lasciano alle autorità locali. Solo Mirax deve pagare al comune di Budva quasi sette milioni di euro. Rilevando che "nessuno è stato ufficialmente informato del fallimento di Mirax", il sindaco di Budva, Rajko Kuljaca, ha detto ai giornalisti di non essere molto interessato. “Abbiamo reagito in tempo utile. La proprietà in capo alla "Mirax" non è stata registrata, e presto saranno venduti i loro appartamenti e la terra“, ha detto Kuljaca. Per la costruzione dell'hotel Zavala, per il terreno di circa sei ettari il comune non ha ancora trovato gli investitori. Ci si chiede, allora, qual è la causa del fallimento russo in Montenegro e della loro fuga , nessuno sa dirlo con precisione. La crisi economica potrebbe certamente essere uno dei motivi principali per il cattivo stato degli affari russo-montenegrini, come è stato detto per il caso della KAP e della miniera di Bauxite comprata dalla CEAc di Deripaska. Però è davvero molto strano che grandi quantità di denaro arrivano in Montenegro, girano un po' tra le banche e le agenzie immobiliari, e poi spariscono sia i progetti che gli investitori. Non possiamo allora dimenticare le parole di un nostro lettore che ha definito il Montenegro, una "piccola Columbia dell'Adriatico".