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28 marzo 2011

Russia vs Open Society: la lotta per l'energia e la moneta


Dopo i casi di Montenegro e Croazia, è sempre più evidente che la rete della Open Society di Soros ha investito molto nei Balcani, mentre continua a mantenere alta l'attenzione su questa regione. Lo scandalo sollevato dal Sunday Times nei confronti dei tre europarlamentari - l'ex Vicepremier rumeno Adrian Severin, l'ex Ministro degli Esteri della Slovenia Zoran Thaler, e l'ex Ministro degli interni austriaco Ernst Strasser - è destinato a non rimanere nel silenzio. Dietro l'attacco del quotidiano britannico, si nascondono le pressioni del Club della 'società aperta' , che ha fatto dei media e dell'informazione un campo di battaglia. E' infatti qui che si gioca la guerra per il controllo e il ricatto dei Governi, nella quale vengono utilizzate ogni tipo di arma, dalle riforme della legge sulla libertà di stampa, alle petizioni per la privatizzazione e la liberalizzazione dei media.

L' Italia è un esempio eclatante di come la Open Democracy si sia duramente scontrata per abbattere il potere mediatico di Berlusconi, grazie ad una fruttuosa collaborazione con il quotidiano Repubblica, ed in generale con il Gruppo De Benedetti. Una guerra che è stata persa da Soros sul piano legale, e per questo è continuata su Facebook con la creazione del cosiddetto 'popolo viola', con il finanziamento di media e organizzazioni della lotta alla mafia e alla corruzione ( vedi Open Society Justice finanzia lotta alla mafia) . In gioco c'è molto di più che la 'banale alternanza' dei Governi, bensì il controllo del mercato e degli investimenti energetici, dal gas all'energia elettrica, dai gasdotti alle reti di trasmissione e di interconnessione. Se da un lato, quindi, abbiamo i gruppi di potere anglo-americane - di cui Soros è un autorevole esponente nonchè un reale braccio armato - dall'altro vi è la Russia, che porta avanti la sua politica estera facendo leva sul gas e sulla sua immensa rete che si espande nella regione euroasiatica e post-sovietica.


Nei fatti, la guerra alla corruzione non è altro che un sistema per scandinare i legami russi con i governi locali, proponendo un modello di 'cooperazione' che è legale sulla carta, ma in sostanza corruttiva alla stessa maniera. Sotto questo punto di vista, i Balcani rappresentano un laboratorio per le tecniche di comunicazione di massa volte a propagandare la strategia della tensione e la destabilizzazione dei governi. Questa regione, trovandosi in un particolare momento storico-congiunturale ( paesi di transizione tra due sistemi politici, economie in via di sviluppo e stati rivolti all'integrazione europea ) è terreno fertile per ogni pratica di corruzione, più o meno legale. Le piccole economie post-socialiste di questa regione sono in maniera vitale legate al clientelismo politico, e così le imprese vivono del budget pubblico. Per cui la classe politica si barcamena tra l'uno e l'altro offerente, che sia l'Unione Europea con i fondi di pre-adesione, gli Stati Uniti con i fondi USAID oppure Soros con la sua Open Society, o infine la Russia con il gigante Gazprom. Non esiste altra economia alternativa a quella del bilancio di Stato e dei partiti, oltre ovviamente alla criminalità organizzata e ai traffici.


Per cui, i fronti che si scontrano sono quelli della cosiddetta Green Energy (dal nucleare alle fonti di energia rinnovabili) e del South Stream. L'Unione Europea e gli stessi Stati Uniti stanno infatti imponendo alla Russia un embargo , per impedirle così di entrare nel business della vendita dell'energia, nel tentativo di riservare alle proprie società l'esclusività sui settori finanziari e meramente speculativi. Non dimentichiamo, infatti, che l'energia rappresenta una delle garanzie più solide per l'emissione di moneta sia per i Governi che per le Banche, in un sistema ormai completamente fondato sulla cosiddetta monetica (moneta elettronica). Pian piano la guerra per il petrolio, per il gas e per il nucleare, si trasformerà nella guerra per tracciare i nuovi confini dell'interscambio monetario. La zona euro si potrebbe sfaldare da un momento all'altro, per cui una soluzione sarebbe quella di creare un'area cuscinetto - sul modello inglese - che avrà al suo interno tutti gli Stati membri europei che non sono in grado di adottare la moneta comune nei prossimi dieci o vent'anni, come Romania, Bulgaria, Polonia e Balcani. Questa zona traccerà i confini monetari ( in parallelo ai confini terrestri ) con la regione del CSI, o meglio con l'area di intescambio euroasiatica promossa da Mosca, che ha il rublo come moneta di riferimento. Al momento la Russia si prepara a creare una zona di libero scambio dietro la sottoscrizione di un accordo tra Bielorussia, Kazakhstan e Russia, ma che vedrà in futuro la sua estensione nelle ex Repubbliche Sovietiche e probabilmente anche in Serbia. Questi elementi bastano a far capire quali e quanti sono gli interessi in gioco in questa regione, in cui i piccoli politici locali diventano 'ignari superstar' di un disegno geopolitico molto più grande di loro.

26 marzo 2011

SEGRETO: La Repubblica Cirenaica, il nuovo Stato di Total e BP


L'esercito franco-britannico, i nuovi conferenzieri di pace, non si fermerà dinanzi al comando della NATO, e premerà per gestire l'operazione in libia in prima linea e in via diretta. L'obiettivo di Francia e Inghilterra - secondo analisi dell'Osservatorio Italiano - è quello di dividere la Libia e creare un nuovo Stato con la Repubblica Cirenaica, dietro il via libera della Casa Bianca. Il futuro dell'insurrezione della Libia sarà deciso nei prossimi giorni, non appena gli aerei della Coalizione comincerà ad attaccare le colonne dei carro armati dell'esercito libico. I ribelli, intanto, non marciano su Tripoli, ma sono completamente intenti a prendere il controllo della Cirenaica e ad istituire un governo alternativo, che abbia Bengasi come capitale e si affacci sul Mediterraneo. E' questa la regione in cui viene prodotto l'80 per cento della ricchezza della Libia, e che detiene il 50% delle riserve di gas. La Libia produce 1,6 milioni di barili e solo 1,2 venivano estratti in Cirenaica, commercializzati da un gran numero di compagnie petrolifere, ma l'ENI è senz'altro il maggior produttore e ha contratti fino al 2042, oltre ad avere un gasdotto diretto con il Greenstream.

Ecco quindi gli ingredienti di un'altra guerra per il petrolio, e così anche dell'ostilità tra Italia e Francia. A parte il fatto che gli italiani si son visti passare davanti i Rafale, e si sono accorti troppo tardi che i francesi erano pronti a bombardare Tripoli, ma questa è un'altra storia. L'obiettivo della Francia e dell'Inghiterra era sin dall'inizio quello di dare un nuovo Stato alla Total e alla BP, e per far questo hanno incendiato tutto il Nord Africa. Il problema è che, una volta innescato, questo meccanismo infernale non si fermerà, e nuove rivolte si preparano in Siria, ma se si arriva alla Giordania non si torna più indietro. D'altro canto, occorre tenersi pronto al contraccolpo, che si traduce nella reazione dei Governi aggrediti con il terrorismo. Sono molte le reti create dalle intelligence occidentali nei Paesi difficili da stabilizzare e da controllare, e una volta che vengono spezzate e 'abbandonate' diventano armi micidiali e imprevedibili. E' ovvio che questa nuova guerra può essere un passo falso per l'alleanza franco-britannica, perchè questa politica della Regionalizzazione - una sorta di evoluzione della balcanizzazione che porta alla scomparsa degli Stati Nazione - può essere un'arma a doppio taglio, portando la guerra sino in Europa. Infatti non esistono solo Palestina, Cisgiordania, Kurdistan, Sangiaccato, ma anche Corsica, Scozia, Paesi Baschi, Fiandre.

All'Italia ora non resta che tamponare una crisi che è solo agli inizi, e diventerà sempre peggiore ed esasperata. Se Frattini vuole fermare l'immigrazione e stanziare 1500 euro per ogni rimpatrio allora deve andare a battare cassa da Total e BP, che vogliono riversare il peso del piano di pace sulle tasche dei cittadini europei. In alternativa, possiamo continuare a fare da tappabuchi e riparare ai danni di altri, oppure è ora che le nostre intelligence - quelle da 10 mila euro al mese - si muovano, smettano di fare conferenze e scrivere libri e comincino a lavorare. L'Italia deve reagire con forza e determinazione, creando un sistema suo di informazioni, e non copiare e incollare cosa dice il Times, Reuters o l'AFP , che non sono altro che dei comitati d'Affari. La coalizione di Francia e Inghilterra, con l'Ok dell'America, ha ingannato l'Italia, e per questo ora occorre diffidare e cominciare a dare un "Niet!" alle richieste della NATO: l'Alleanza Atlantica o vale per tutti oppure non vale per nessuno.

23 marzo 2011

Nessuna verità sulla Libia

Ecco cosa succede in Libia. Delle immagini raccapriccianti mostrano come i rivoltosi, e le famosi controparti della 'Coalizione dei volenterosi, obbligano soldati libici a mangiare un cane morto. L'Italia deve tirarsi indietro da questo pantano, e deve dire a Sarkozy e a questi falliti che la loro partita è persa, e che Gheddafi e quello che è , ma c'è anche di peggio. E quel peggio la Francia, insieme alla Gran Bretagna e l'America lo stanno finanziando. A questo punto sarebbe meglio dire le cose come stanno.

22 marzo 2011

L'ultima mano di poker dei Perdenti


Roma - Con il lancio del primo F16, Mister Sarkozy smette di essere un capo di Stato per rivestire il ruolo di braccio armato della Total, di GdF e delle lobbies dell'uranio, gettando fango su quegli ideali di "Liberté, Egalité e Fraternité" che solo secoli fa resero grande la Francia. Sarà così ricordato nella storia come un "giocatore di poker" che, dopo aver perso la sua ennesima partita, diventa un folle e spara sulla folla. Per vincere le elezioni il prossimo anno, e rifarsi della lunga serie di figuracce, Sarkozy va a bombardare un Paese, facendo regredire la nostra cara Europa al periodo colonialista, se non a quello dei barbari, dove vigeva la legge del 'saccheggiare e ritornare con il bottino di guerra'. Coalizione di volenterosi, Missioni di pace, tutela dei civili, è questo il vocabolario delle moderne crociate per compiacere i padroni, una nuova guerra nel Mediterraneo. Se le nostre intelligence non se ne fossero ancora accorte - e dunque è il momento di svegliarsi, di guardare in faccia la realtà, visto che le lotterie delle promozioni sono finite - ci stanno portando la guerra di prepotenza e con violenza in casa, e basta un attimo a far saltare tutto in aria.


Vogliamo però ricordare ai grandi analisti com'è cominciata questa guerra, e dunque nel 2000 con una stupida partita di calcio 'Tripoli-Bengasi' che ha avuto delle ripercussioni sino al febbraio di quest'anno. Saadi, figlio di Gheddafi ed ex calciatore del Tripoli (favorito nel corso di una partita truccata) si reca a Bengasi per trattare l'arresto di un avvocato. La città, memore dell'affronto di anni fa, sferra contro di lui una rappresaglia e lo circonda in un albergo; con l'arrivo di una brigata di 1500 uomini per salvarlo vengono uccisi 232 persone, i ribelli saccheggiano le caserme e fanno scorta di armi e munizioni. La rivolta giunge anche a Tripoli, ma ad attendere i rivoltosi ci sono le truppe di Gheddafi. Tutto questo perchè un 'somarello' con la scritta 'Saadi' viene fatto girato per le strade di Bengasi. Questo le intelligence francesi lo sanno benissimo, o forse lo ignorano di proposito.


In un sol colpo la Francia distrugge l'Europa, rompendo l'asse franco-tedesco, e l'equilibrio del Mediterraneo, in cui la Libia era fondamentale. Molte sono le riserve su Gheddafi, come leader e come personaggio storico, ma al suo tavolo si sono seduti i più grandi potenti del mondo, come ultimo baluardo dello storico compromesso tra Occidente e Africa. Siamo nelle mani di pazzi che hanno perso la ragione, ed utilizzano ogni più infimo strumento per destabilizzare il Mediterraneo, l'Europa, sino a Balcani. Nessun Paese è al sicuro da questa 'banda di debosciati' che colpisce alla cieca nascondendo, dietro le cosiddette 'rivoluzioni colorate', bande armate ed eserciti di mercenari. E' inutile parlare degli americani, non sprecheremo fiato, hanno sempre detto come la pensavano. Tuttavia, dinanzi alla follia di Francia e Inghilterra, persino Washington alza le mani, presa alla sprovvista dall'intenzione di bombardare, ancor prima di avere la risoluzione per la no-fly zone tra le mani. Tutto questo è fuori da ogni logica, nonostante non sia tanto inaspettata, visto che le pressioni franco-britannico sul Nord Africa erano evidenti sin dalla deposizione di Ben Ali. Il messaggio di Berlusconi è stato infatti chiaro: nessuna azione militare sotto il comando della Francia, solo dietro una decisione della NATO ci sarà un intervento. L'incoscienza di Parigi è divenuta sin troppo evidente e, dopo il no di Germania, Turchia e Italia, ci si aspetta che sia seriamente ridiscussa questa 'missione di pace'.


La guerra in Jugoslavia è stata sbagliata, un'aggressione, quella dell'Iraq e dell'Afghanistan manipolata, e ora questa in Libia è davvero assurda e da nessuno concepita. In prima linea vediamo proprio i più grandi perdenti dalla crisi globale ed energetica, Francia e Inghilterra, che ormai fuori dai grandi progetti di ripresa, aprono il fuoco armando terroristi e multinazionali. Sono ormai Stati che non rappresentano più le volontà popolari, hanno utilizzato e manipolato i media, i quali si sono a loro volta resi complici di un crimine contro l'umanità. Anche la questione della Nato è solo una propaganda, inscenata all'indomani della visita di Putin nei Balcani, con lo scopo di placare i toni. In realtà la situazione è totalmente fuori controllo, e i cosiddetti internazionali non hanno per nulla il polso della situazione, troppo occupati a contrastare la pioggia di ricatti mediatici crollata sulle loro spalle. Si tenga però a mente che una valanga di Kamikaze salterà fuori, ed è meglio stare un po' più attenti e non copiare e rincollare le dichiarazioni di alcuni leader. Un esempio valga per tutti: il Presidente dell'entità serba della Bosnia avverte che il Paese è sull'orlo della disintegrazione, al pari della Jugoslavia. Parole che non vogliono dire nient'altro che, qualora la Federazione non sarà in grado di fare una specie di Governo e approvare in Bilancio per sbloccare stipendi e contratti, non si sa come andrà a finire.


Purtroppo i media italiani, pagati e finanziati da lobbisti, sanno ben poco cosa sta accadendo, perchè hanno sempre mentito e disinformato, al soldo di potenti gruppi di interesse. Hanno messo su uno spettacolo per il popolino, fatto di falsi eroi della lotta alla mafia, falsi cronisti, falsi direttori, false notizie. Viviamo in un'epoca tragica e difficile, che ci porterà la guerra in casa, la vivremo non più in un telegiornale, ma con una serie di attentati, che andranno a creare una strategia della tensione, senza sapere come finirà. In questi anni abbiamo assistito ad una serie di menzogne, e oggi siamo obbligati a dare il nostro contributo, anche senza il nostro volere, questa guerra non è una guerra di pace, ma solamente un atto ipocrita, vergognoso, e pagheremo le nostre scelte con il giusto prezzo. Se da una parte ci sono dittatori, terroristi e santoni, dall'altra ci sono i volenterosi, i paladini della "società aperta", della democrazia e della giustizia. L'unico filo conduttore resta il desiderio di spartirsi i guadagni in Borsa e fonti energetiche, per poi indire conferenze di pace.

21 marzo 2011

Investigim: Saviano! Kush është ky?


Tirana - Riprendendo l'intervista rilasciata daRoberto Saviano per l'emittente albanese Top-Channel, il settimanale Investigim conferma la paternità dell'inchiesta sui legami tra Camorra e Sigurimi, frutto dell'analisi dei documenti declassificati del regime comunista albanesi, poi tradotta in italiano dall'Osservatorio Italiano( si veda Il copyright di Saviano) . Nelle sue parole Saviano descrive le dinamiche degli affari tra i camorristi di Michele Zaza e i servizi segreti comunisti per il traffico di armi e sigarette, senza però citare la fonte da cui trae queste informazioni. "Saviano riconosce il diritto d'autore solo quando si tratta di firmare contratti milionari con aziende di Berlusconi. Mentre il diritto d'autore non si applica ai giornalisti albanesi", scrive Alket Aliu, direttore del settimanale Investigim. Nel suo editoriale, Aliu spiega come Saviano - ancora una volta - "copia, ma lo fa male", riportando molte inesattezze e disinformazioni. "Contrariamente da quanto affermato da Saviano, i mezzi di repressione delle manifestazioni popolari, come manganelli di gomma o gas lacrimogeni, sono stati acquistati dal regime di Ramiz Alia non dalla camorra, bensì dalla Cina comunista. Le armi date dalla camorra sono state vendute in contanti e non pagando con la peseta spagnola, bensì con dollari - spiega Aliu, osservando - . Le imprecisioni sono molte e sono conseguenza della tipica arroganza di chi pensa di saper tutto e parla di tutto, ed è stato raccomandato per prendere in giro spudoratamente gli albanesi. E' un insulto al giornalismo, ai giornalisti e agli albanesi in generale che, per quanto ritengano Saviano, non sono esseri con la coda. Anzi, sono così civili, che hanno cominciato a produrre personailtà politiche e analisti sul modello del Grande Fratello". Egli osserva infine che la stessa giornalista di Top-Channel ha notato nell'intervista che Saviano non forniva nomi e fatti, ma restava sempre su toni vaghi, rimproverando gli albanesi di non sapere ciò che invece sui conosce benissimo. "Se c'è un modo per fare soldi parlando della mafia, Saviano lo ha trovato. Conviene non solo a lui, ma anche chi paga questo spettacolo, chi vuole spostare l'attenzione sulla criminalità di strada, sulla mafia di basso profilo, mentre la vera mafia passa attraverso le banche", conclude Aliu.

21 febbraio 2011

Le rivoluzioni franco-britanniche

Roma/Balcani - "Il Nord-Africa è in fiamme, un'escalation di rivolte trasformatesi ben presto in guerre civili. Questa è la guerra del Mediterraneo, volta a tracciare le nuove sfere di influenza energetiche e sottrarre ogni controllo all'Italia". secondo il quale sono ormai evidenti le manipolazioni delle campagne di disinformazione e dei falsi giustizialismi, volti a creare le "false rivoluzioni colorate" e così delle nuove false capitali islamiche. Un grande ruolo è ora svolto da Internet e dai social-network che rivelano così un volto molto pericolo, ossia di strumento per la creazione di assembramenti e riunioni di protesta, così come per il coordinamento delle grandi masse. In gioco vi sono gli interessi dei giganti petroliferi degli antichi colonizzatori franco-britannici dell'Africa, che con Total, Chevron, Exxon, Shell e BP hanno tracciato i propri imperi energetici, decidendo ora la destituzione di quei Governi che loro stessi hanno contribuito a creare. L'Italia, con i suoi piccoli giganti, è ora costretta ad arretrare sempre di più, vedendosi quasi costretta a lasciare Tripoli e la lunga serie di cooperazioni economiche sottoscritte con Gheddafi, mentre da sola dovrà affrontare l'ondata dei rifugiati che premono sulle coste di Lampedusa.

Tali eventi non potranno non avere un'eco anche nei Balcani, dove i Governi dalla stabilità già precaria rischiano di essere bersaglio di manifestazioni incendiarie, viste le implicazioni etnico-religiose sempre in gioco. Si ingrossano così i forum e i blog che fomentano odio, malcontenti, scontri, utilizzando ogni banale pretesto per accendere le micce degli scontri. Dall'aumento dei prezzi al congelamento delle pensioni, dalla costruzione di una Chiesa all'espropriazione di un terreno. Le zone calde nell'area balcanica sono tante, primo tra tutti il Sangiaccato che rivendica l'autonomia e maggiori diritti per l'etnia bosniaco-musulmana, seguito poi dalla Bosnia Erzegovina, polveriera in cui vengono trafficate troppe armi e troppo esplosivo, ed infine la Macedonia che non ha ancora risolto l'equilibrio interno macedone-albanese. I governi, in questa guerra silenziosa, non hanno strumenti per monitorare queste nuove realtà, in cui vi sono programmi specializzati volti ad innescare conflitti inter-etnici ed interreligiosi, tutto questo gestito in maniera trasnazionale. "I media non rappresentano più la libertà di stampa, ma sono diventati solo ed esclusivamente dei cartelli di disinformazione e di provocazioni, sono delle società private con degli interessi economici. La nuova "rivoluzione internettiana" serve unicamente a cambiare le zone di influenza e a mettere al potere governi-fantoccio ingovernabili -  -.L'Italia resta a guardare impassibile questo scenario paradossale, in cui sia la Russia che l'America o l'Inghilterra, e persino l'ultimo paese sperduto, possono infliggere ovunque un qualsiasi colpo.

17 febbraio 2011

La Depravazione Democratica

Televenditori, piazzisti, cocainomani, falsi gay, 'rincoglioniti di Facebook': tutti gridano alla democrazia. Tutti lottano per la libertà e le false rivoluzioni, sono eco dei nuovi stereotipi, dal 'bunga bunga' e la carta di credito, al complotto giudaico-massonico. Tutto contribuisce a creare un'orgia mediatica, dove ognuno spara più lontano che può, perchè in gioco c'è un posto al potere, una volta finita la defenestrazione di quello attuale. In prima fila vi sono le ONG finanziate dai cartelli lobbystici, che predicano la morale ma hanno i conti a Cipro e alle Cayman, e riciclano la polvere bianca, i bond, i collaterali, anche se è sempre colpa del terrorismo. Poi ci sono le integrazioni, le riforme, le privatizzazioni in mano ai finanzieri internazionali, per poi finire con le manifestazioni di piazza e la caduta dei dittatori 'made in USA', tutto in diretta globale sponsorizzata dalla CNN.

Come sempre, in questa nuova crisi mondiale del brand 'Yes We Can', arrivano i mistificatori americani - 'Mister brachetta abbassata' e la sua ONG Clinton Global Initiative - che promettono di sistemare tutto con i dollari a testa grossa, portando con sé anche la stamperia per paura delle rapine. Sono state ben nutrite le ONG che, cariche di soldi, assoldano vecchi truffatori di macchine rubate, consulenti di fantomatiche università, assoldano giornali per portare avanti le campagne diffamatorie contro dei governi, innalzando proteste. Dal 'Popolo viola', alle foto scandalistiche, dalla cocaina al gossip, dalle casalinghe annoiate agli internettiani che costruiscono 'case e fattorie' virtuali : questa sarebbe la nuova società dell'equità e dell'etica. Nascono così questi simulacri di 'giustezza', dai valori riciclati, come Saviano che viene ad illuminarci sulla verità della Camorra. Non male per chi ha scritto un libro, immaginate cosa diventerà chi scriverà l'enciclopedia, sarà la salvezza del mondo. Immaginate poi se il nostro Saviano avesse scritto sulla Cooperazione Italiana (...ma quella è un'altra storia, non tira, è una questione di viagra).


Intanto, mentre i guardiani dormono, i grandi progetti energetici italiani sono sabotati continuamente, una serie di scandali, come anticipato dall'Osservatorio Italiano si apprestano a venire alla luce per portare la gente nelle piazze. Le bande armate di facebook fanno test su test su come scatenare un'offensiva mediatica di tutto rispetto. In contro-risposta nulla, il deserto. Ricordiamo solo un timido discorso di Frattini a Belgrado che, non sapendo cosa dire, afferma che bisogna fare una serie indagine sul traffico di organi. Della serie, "abbiamo riconosciuto l'indipendenza, abbiamo bombardato Belgrado, ma il Kosovo è un groviglio di traffici e criminalità". Insomma l'Italia è con i serbi, basta che firmano i contratti, altrimenti può cadere il governo italiano.


Nessuno quindi dice che gli Stati pagano il pizzo al Fondo Monetario Internazionale con l'aumento dei prezzi e i fallimenti delle loro società. Con la loro squadra di esperti e consulenti dettano regole e vincoli per concedere prestiti miliardari che non potranno essere mai restituiti. Subito al seguito, si staglia il corteo di analisti e e tuttologi, pagati e strapagati per fare il copia incolla dai report prestampati della Banca Mondiale. La guerra non dichiarata vede da una parte gli oligarchi russi vicini ad entrare economicamente nell'euro, e pagare i debiti dei paesi poveri dell'UE, mentre dall'altra i lobbisti americani, scatenati a stampare dollari da tutte le parti, invadendo e drogando piccoli Paesi, mentre si apprestano a creare un'offensiva con le rivoluzione colorate per salvaguardare i propri interessi.
Molti media sono tuttavia complici di questo sistema, forniscono informazioni scientificamente false per una guerra mediatica, studiata per abbattere qualsiasi avversario. Non si fanno più dossier e studi, ora c'è il popolo delle escort, dei forum. Bruxelles dice che la democrazia si testa con il Gaypride, con i livello di corruzione e la libertà di stampa, ma le statistiche sono tutte sballate e su quelle si stilano i pareri dell'integrazione. Questo è il mondo dei 'democratici', di gente che ci ha portato fino a questo punto imbrogliando, mentendo per anni, riuscendo a risolvere le crisi solo con i conflitti. Con il pretesto della libertà di stampa, oggi si può dire tutto, anche inventare di tutto.


Da parte nostra, ci godiamo lo spettacolo della nuova guerra mediatica, così ricca di tecnologie ed esperti, la cui unica arte è parlare di governi corrotti, di prostituzione e orgie: questa è la nostra civiltà. Siamo purtroppo costretti a guardare questo shock di civilizzazione, convincendo le persone che si può guadagnare senza lavorare, vendendo illusioni, e tutto questo sta portando al disastro. La gente è convinta che non può vivere senza mettere una nuova foto sul proprio profilo, tanto che società ed uffici hanno dovuto censurarlo sul lavoro, perchè molti erano ipnotizzati. In realtà queste sono strutture pagate da finanzieri per creare all'interno di questi sistemi informatici, delle false crisi ed aizzare la gente. La crisi viene dal web stesso, e mentre le bollette aumentano c'è da farsi una domanda sul perchè non rendere pubblici i contratti di tutte le multinazionali sull'energia elettrica? Forse siamo ancora lontani da tali realtà, anche perchè i nostri magistrati sono interessati a ben altro. E' un crimine anche quello, quello di non guardare alcuni reati e condannare per direttissima altri.

14 febbraio 2011

Collaterali nei Balcani: garanzie per riciclaggio di denaro e traffici illeciti


Il sequestro in Italia di una ingente quantità di collaterali al portatore Federal Reserve, per un valore di oltre 20 miliardi di dollari, hanno riacceso l'allarme sulla diffusione di titoli carta-straccia nel mercato bancario e finanziario. Il pacchetto di 40 obbligazioni datati nel 1930 e denominati ciascuno per circa 500 milioni di dollari, secondo gli inquirenti, sono il risultato di un'ottima e dettagliata tecnica di falsificazione. Sono destinati a fungere da garanzia per operazioni di riciclaggio di denaro sporco o transazioni illecite, con la complicità di società fiduciarie ed istituti di credito. E' avvolta invece da mistero la loro provenienza e, sulla base di alcune informazioni ufficiose trapelate presso gli inquirenti, i titoli provengono da un Ministro albanese che li avrebbe ricevuti da un intermediario della Repubblica Popolare Cinese. Questo dettaglio va così a confermare che i Paesi dei Balcani, ed in particolare l'Albania, sono oggi diventati dei mercati molto attraenti per questo genere di transazioni, sia grazie all'assenza di controlli e alla scarsa conoscenza di queste operazioni finanziarie, sia per la diffusione di traffici illeciti di armi, droga e rifiuti.

Questo tipo di titoli falsi sono caratterizzati dal fatto che riportano cifre molto elevate (centinaia di milioni di dollari) che spesso sono inverosimili per la data di emissione (anni 1930-1950), e sono al portatore, tale che il possesso vale come proprietà. Il traffico di questi titoli viene organizzato mediante delle vere centrali tramite mercati neri, usando avvocati, brokers,personaggi affiliati a massonerie e organizzazioni nate in paradisi fiscali, che vivono nelle pieghe del sistema finanziario e politico. Si tratta di ambienti che crescono in quei Paesi ancora in via di sviluppo, ed in questo i Balcani rappresentano in vero e proprio vespaio. Montenegro, Albania, Kosovo, Macedonia, Bosnia, sono Paesi del tutto controllati da gruppi bancari, e che sono stati trasformati in crocevia per smerciare e rastrellare titoli. Singoli brokers, collegati a società di traders e poi a fiduciarie di importanti banche d’affari, comprano sulle piazze di Zurigo o di Parigi un certo quantitativo di collaterali negoziabili, ciascuno dei quali dotato di una perizia e di un certificato. Una volta acquistati i titoli cominciano a circolare sul mercato bancario e finanziario, e le prime transazioni saranno indispensabili per confermare l'autenticità e l'affidabilità degli stessi, e così infondere fiducia nei futuri acquirenti. I titoli circolano fino a quando non giungono nelle mani di imprenditori o di organizzazioni criminali, che li utilizzeranno a garanzia di operazioni di riciclaggio di denaro o di vendita di armi, di droga o rifiuti.


Nella pratica, le banche decidono di accettare grandi quantità di contante ( ad esempio 800.000 dollari ) garantite da collaterali per ( 1 milione di dollari) che verranno poi incamerati ed imputati a riserva o a deposito. Allo stesso modo, tali titoli possono essere consegnati a fronte di partite di traffici illeciti, come valore al portatore a garanzia del trasferimento di denaro. In un momento successivo il titolo viene utilizzato dalla banca a garanzia di aumenti di capitale o di ricapitalizzazioni, che nella maggior parte delle volte, devono coprire perdite o manipolare un bilancio per garantire il rialzo delle quotazioni o del rating. In caso di controlli, le banche possono decidere di passare alla svalutazione delle riserve denunciando di aver subito una truffa da parte dei brokers. Ricordiamo infatti i molteplici casi di condanna di singoli intermediari durante il grande boom della crisi finanziaria globale, ma anche i fallimenti di massa che hanno causato la scomparsa di grandi gruppi bancari. Dunque, le transazioni sono organizzate per la reciproca utilità di banche e organizzazioni criminali, e spesso anche dai Governi che scelgono di accettare come autentici i titoli sequestrati. Le autorità statali che sequestrano i titoli, di fatti, possono in via unilaterale riconoscerli come autentici, e scontare parte del loro valore. Non a caso, il traffico dei titoli si intensifica a ridosso di crisi finanziarie, che spinge gli Stati ad utilizzare i collaterali per l'emissione di moneta mediante il finanziamento di opere pubbliche o progetti di organizzazioni non governative. Nel caso in cui le autorità non provino che i titoli sono destinati ad operazioni illecite, essi devono essere restituiti in quanto la legge non punisce la detenzione di titoli obbligazionari esteri falsi. E' così che i titoli vengono dissequestrati e reimmesi sul mercato nero, per continuare ad essere riutilizzati in operazioni illecite.


Per chiarire tali pratiche finanziarie, abbiamo intervistato l'avvocato Jonathan H. Levy, nonchè professore di Scienze Politiche, che di recente sta seguendo il processo per il recupero fondi per il Kuomintang in relazione ai Chinese Gold Bonds, esperto nel settore delle obbligazioni statali e delle operazioni antiriciclaggio. L'avvocato Levy ha accettato di rispondere alle nostre domande, illustrando la sua esperienza con questo tipo di casi e i loro più controversi risvolti.

Di recente è stata sequestrata in Italia una serie di titoli collaterali FED, denominati per 500 milioni di dollari ciascuno, per un totale di 20 miliardi. Lei ritiene che questo tipo di collaterali siano autentici?
Sono sicuro al 100% sicuro che non si tratta di strumenti finanziari autentici emessi dal governo statunitense. La Federal Reserve nega che questo tipo di "bonds" siano emessi da tale istituzioni. Sul mercato nero dei bond è cosa nota il fatto che questo tipo di collaterali esistono, ma la loro emissione è avvolta dal mistero, ma molto probabilmente hanno origine in Cina, e la data della loro creazione puo essere anche negli anni precedenti al 1950. Alcuni sono praticamente delle copie false dei bonds emessi prima del 1950, quindi sono falsificazioni dei falsi.


Qual è la differenza tra i titoli cinesi e quelli americani?

In circolazione è possible trovare gold-bonds cinesi (titoli auriferi) emessi prima del 1950, ma messi fuori corso a partire dal 1939. Hanno come contro-valore ipotetico le corrispondenti quantità d’oro ed un valore di sconto effettivo. Gli scambi di bonds cinesi godono di un elevato tasso di sconto sulla Borsa di Valori di Parigi. Al contrario, i cosiddetti “Fed Bonds” non hanno un mercato di riferimento legale, perché non è noto l’emittente o la loro provenienza. Entrambi (cinesi e americani) sono però utilizzati come collaterali, come elementi di scambio per diverse transazioni a titolo di garanzia.


A che tipo di operazioni fa riferimento?

I bond con un valore nominale elevato o un contro-valore in oro sono utilizzati come collaterali o come schermo per operazioni di riciclaggio di denaro. L'utilizzo dei collaterali (come garanzia) può essere discutibile (oggetto di controversia) nel caso di obbligazioni emesse dal governo cinese, ma l'uso dei Fed Bonds è senza dubbio criminale. In altre parole, il possesso dei Federal Bonds non è illegale, ma il loro utilizzo è criminale. Le obbligazioni cinesi, invece, potrebbero essere utilizzate per commettere una truffa, ma non è illegale il loro uso o il loro commercio.


Che tipo di organizzazioni o entità utilizzano questi titoli?

I bonds falsi si trovano ovunque, sui mercati immobiliari, finanziari o bancari, e come garanzie su registri patrimoniali di bilancio. Possono tuttavia trovarsi nelle mani dei organizzazioni di stampo mafioso, di banche corrotte e di società che pongono in essere transazioni illecite utilizzando tali titoli come garanzie.


A suo parere, i titoli, dopo il loro sequestro, vengono riutilizzati e reimmessi nel mercato?

I titoli sequestrati in Italia non possono avere un uso legittimo, tuttavia il loro possesso non dovrebbe essere un reato , ma non si può passare la frontiera con titoli che non abbiano un valore reale e riconosciuto ( dalle istituzioni finanziarie). A meno che le autorità non provino che questi bonds sono destinati ad attività criminali, essi dovrebbero essere restituiti.


31 gennaio 2011

Un serpente che striscia...

Roma - Gli scandali che travolgono i Governi non sono del tutto casuali. Esistono delle crisi pilotate, come quelle innescate dalle indagini dei magistrati che si occupano di escort e gossip, tralasciando bonds e collaterali o le più grandi operazioni finanziarie. Laddove la giustizia dovrebbe indagare, distoglie lo sguardo per dedicarsi invece alle inchieste politiche e affaristiche, con tanto di dossier ed intercettazioni. E' uno scontro tra due fuochi, visto che anche il Ministro Frattini sceglie di usare la sua diplomazia estera per far luce sulla "Casa di Montecarlo". In realtà la magistratura italiana è il cartello della "global english", delle caste che in questi anni hanno vissuto alle spalle della gente, hanno utilizzato fondi per inchieste di interesse, hanno strumentalizzato processi, e non parliamo solo di quelli di Berlusconi. Quanto sta accadendo getta fango sui tanti magistrati che hanno dato la loro vita per lo Stato, a differenza di una magistratura che oggi è scesa talmente in basso che grida alla moralità e all'etica. Ci chiediamo, però, di quali ideali si fanno realmente difensori, considerando che persino il Vaticano - antico simulacro dei valori cristiani - sfratta le persone in sedia a rotelle e fa delle speculazioni finanziarie la propria attività principale.

La morale non esiste più, e l'unico interesse che difendiamo è quello delle caste e dei centri di potere. A tal fine hanno creato degli eroi giustizialisti artificiali, come Roberto Saviano, che ora fa l'attore, scrive nuovi libri copiando le inchieste dal web, ma ha in compenso una scorta per aver detto cose che tutti sapevano. C'è un'aria di sofferenza, perchè in passato hanno preteso che tutti vivessero con le speculazioni, con il risultato che oggi vi sono persone che senza alcuna professione e per fare consulenze inesistenti ha stipendi di 5 mila euro al mese, a spese dello stato italiano. L'informazione è ormai mercificata, i quotidiani sono società per azioni e le Agenzie di stampa "copiano e incollano" comunicati e ciò che trovano sul web. Esiste una massa informe di burocrati megalomani che pretendono di fare le rivoluzioni con il denaro degli italiani, ma in pochi ormai sono disposti a mettere sé stessi per la giustizia e il bene dello Stato. E' tutto un apparire. Magistrati, veline e politici: falsari, schiavi del loro stesso cinema.

28 gennaio 2011

Trovati in Italia collaterali per 20 miliardi di dollari: coinvolto un Ministro albanese?


Fermo - In un'area di servizio della A14, nei pressi di Pedaso (Provincia di Fermo), durante un blitz dei carabinieri sono stati ritrovati titoli di Stato falsi emessi dal Governo USA per un valore di 20 miliardi di dollari. I titoli al portatore fasulli sono stati ritrovati in un'auto durante dei controlli di routine in un posto di blocco. I carabinieri hanno disposto il fermo per sei persone, condotti in commissariato per gli interrogatori, sequestrando i titoli, costituiti da 40 obbligazioni emessi nel 1930, ciascuna di 500 milioni di dollari. I collaterali sono il risultato di una ottima e dettagliata tecnica di falsificazione, come ha detto un portavoce della squadra degli inquirenti, precisando che - in base ad una prima ricostruzione - i titoli provengono da un Ministro albanese, che li avrebbe ricevuti da un intermediario della Repubblica Popolare Cinese. Tra i 6 fermati vi sono due cittadini di Fermo sarebbe coinvolto anche un imprenditore di Montegiorgio. I titoli di 20 miliardi di dollari erano destinati ad una truffa ai danni di alcune banche marchigiane e abruzzesi. Il caso sembra portare alla luce un traffico illecito di collaterali falsi, con tratti e caratteristiche già note per alcuni addetti ai lavori. Un'inchiesta approfondita della Etleboro ONG aveva già segnalato l'esistenza di tali pratiche finanziarie presso fiduciarie ed istituti di credito destinati alla creazione fittizia di denaro ( vedi Dossier Collaterali ).

11 gennaio 2011

Nasce in Croazia la Wikileaks Hrvatska

Zagabria/Croazia - Dopo la pubblicazione del portale di Balkanleaks.eu , su iniziativa di un gruppo bulgaro e come voce nei Balcani della corrente di Wikileaks, nasce in Croazia la WikiLeaks Hrvatska. Oltre ad aver tratto lo stesso nome, non vi sono elementi che portano ad accostare questa iniziativa alla campagna della ONG americana, essendo quindi un caso completamente a sé stante. Ponendosi come obiettivo quello di dar voce 'alla verità in Croazia', la Wikilekas Hrvastka è un media di informazione quotidiana che si dice indipendente, riportando all'interno reportage e riferimenti alla stampa locale nonchè all'attualità. Nulla quindi a che vedere con la sensazionale pubblicazione di informazioni riservate, con fonti diplomatiche od anonimo. Lo stesso può dirsi del suo omologo bulgaro Balkanleaks, il quale pubblica sempre informazione già nota al web e ai quotidiani locali. Va comunque evidenziata la tendenza alla comparsa di media pseudo-rivelatori di informazioni riservate, che hanno come obiettivo quello di creare distorsioni e manipolazioni, e dunque dei luoghi virtuali in cui far convergere fonti locali disposti a 'donare alla causa' le loro informazioni indipendenti. Restano tuttavia dei casi isolati ed inconcludenti, come in un certo senso è stato per WkiLeaks, che - come sostenuto dall'Osservatorio Italiano - non ha portato alla luce veri documenti rivoluzionari, bensì solo informazioni note interpretate attraverso la rassegna stampa della diplomazia americana. E' stato però, nel frattempo, commesso un vero e proprio crimine, ossia quello di confondere l'informazione riservata o segreta, derivante da fonte di comprovata attendibilità, con l'informazione interpretata o manipolata, portata a conoscenza della massa sotto forma di libertà di stampa. Strumentalizzare questo diritto per manipolare le masse creerà sempre nuove distorsioni e caos, cancellando nei fatti la stessa libertà di espressione.

21 dicembre 2010

Djukanovic cade in Montenegro ma i misteri restano

Sono tutti a lavoro in Montenegro per destabilizzare la situazione interna e riportare a galla delle storie appartenenti al passato, per sdoganarle o manipolarle. Tra queste vi è senz'altro il cosiddetto "Caso Mattei" che oltre a descrivere strane faccende finanziarie, affonda le radici in una realtà molto più profonda, che ha un inizio storico sin dagli anni '80, e in cui il traffico di sigarette è solo uno dei pochi strumenti utilizzati per rastrellare denaro e controllare il territorio. Nel corso dell'inchiesta della DIA di Bari, il Procuratore Scelsi ha dato per buone le dichiarazioni di Pukanovic e Knezevic. Signor Procuratore, lei veramente crede che questi personaggi fossero venuti a conoscenza dei traffici del tabacco in un aereo, nel corso dei colloqui con una cantante Folk? Pensa davvero che il Ministro degli interni croato non sapesse nulla? E di fatti gli inquirenti non hanno preso in considerazione il fatto che dietro un'organizzazione così complessa non vi fossero entità di potere molto forti.

Il contrabbando di sigarette era il pizzo che si doveva pagare, avendo alle spalle una triangolazione di armi e pratiche finanziarie destinate a finanziare un grande progetto. Milo Djukanovic è figlio del KOS, erede storico di un accordo siglato da due Paesi. La mafia italiana fu usata solo da deterrente in una rete che si espandeva oltreoceano, e non faceva solo traffici. Questi sono solo brevi stralci di una lunga indagine, durante la quale l'Osservatorio Italiano ha spiegato il cosiddetto 'Caso Oriano Mattei' ( si veda Dossier Oriano Mattei ) , pubblicando documenti molto significativi, tra cui la sentenza ufficiale emessa dal Tribunale Civile di Zurigo, che condannava la Repubblica del Montenegro e la Podgoricka Banka attuale Gruppo Société Generale ( Sentenza n. U/EQ990238 28 august 2000 Bezirksgericht Zurich Podgoricka Banka). Questa sentenza conferma che nel 1996 la Repubblica del Montenegro riceveva finanziamenti per circa un miliardo di dollari americani in titoli collaterali, portando così a termine un'operazione finanziaria durante l'embargo imposto alla Jugoslavia.

Stranamente, dopo tanti anni di silenzio, giornali come il Vijesti di Podgorica si preparano alla pubblicazione di una storia intricatissima, un affare che sfiora un iceberg molto pericoloso e che porta dritto alle porte di una grandissima banca e della CIA stessa. Sono state assoldate anche le associazioni e le organizzazioni, come la Rete per l'affermazione delle ONG (MANS), che ha sferrato un'agguerrita campagna di lotta civica, tanto da compiacere i padroni di Washington. I media internazionali sono alla ricerca di informazioni ben pagate, tanto per creare caos e confusione. Pronti anche i file di Wikileaks sul Montenegro: altro giro altra corsa. Si sta quindi dispiegando un esercito di giornali e associazioni, pronti ad agire in tutta la regione, per portare a termine una sorta di lustrazione silenziosa, mascherata da campagne di lotta alla corruzione.

Dopo Sanader in Croazia e Thaci in Kosovo, vediamo cadere Milo Djiukanovic in Montenegro. Ognuno di essi si porta dietro un gruppo di 'amici occidentali' che vengono screditati di conseguenza. Si sgretola così la cooperazione Zagabria-Carinzia (vedi scandalo Hypo Bank), l'amicizia Thaci-Blair (denunciata ora come insana dai media britannici) e ora è stato inflitto un duro colpo a Djukanovic ed indirettamente alle entità che vengono in qualche modo associate alla sua figura. Quei giornalisti che per anni hanno taciuto sugli scandali e sulle gravi pratiche illecite in corso, sembra si siano svegliati. C'è da chiedersi chi ha bussato alla loro porta offrendo così una ricca ricompensa, in nome della libertà di stampa. In realtà è in atto un crimine ben peggiore che rivela le molteplici sfaccettature del potere e della mafia: le strutture criminali vengono create per scopi ben precisi, e poi distrutte per obiettivi altrettanto ambiziosi.

15 dicembre 2010

Traffico d'organi: strategia per sabotare negoziati Serbia-Kosovo

Banja Luka - Le elezioni anticipate in Kosovo, la pubblicazione di cablogrammi delle ambasciate americane di Pristina e Belgrado, ed infine il rilancio della relazione del Consiglio d'Europa sul traffico di organi di Dick Marty, dimostrano in maniera sempre più evidente che è in atto una strategia volta a destabilizzare il Kosovo, e soprattutto a compromettere i negoziati con Belgrado. Le forze in gioco sono molte, ma l'obiettivo resta quello di allontanare il Kosovo dalla sfera dell'Unione Europea e della Serbia, che stanno cercando di raggiungere un compromesso storico per la stabilizzazione del Kosovo. Stati Uniti ed Inghilterra non sembrano accettare l'uscita di scena con il definitivo ritiro della NATO e il trasferimento dei poteri ad una classe politica che veda la partecipazione di serbi ed albanesi, insieme per garantire la sostenibilità del Kosovo. Tolte le mira politiche, restano solo lobby e sciacallaggio, visto che mentre il Governo cadeva, gruppi di interesse e società internazionali hanno privatizzato società strategiche e sottoscritto contratti senza appalti pubblici.

Sembra quindi strano che, concluse le elezioni e pronti i negoziati per creare il Governo che dovrà dialogare con la Serbia , viene rispolverato il rapporto del Consiglio d' Europa sul traffico di organi. Come più volte ribadito dall'Osservatorio Italiano ( si veda Disinformazione e insabbiamento sulla pulizia etnica del Kosovo La 'Banda Kouchner' e la piaga dei Balcani ) il dossier del traffico di organi è stato studiato ed elaborato ad hoc, confondendo informazioni reali e disinformazione per inquinare le prove su reati realmente commessi e creare casi che, di volta in volta, si prestano a strumentalizzazioni politiche. Le dichiarazioni del Procuratore Carla del Ponte, dopo i controlli degli inquirenti dell'Eulex, sono state dichiarate infondate e senza alcun seguito giuridico, a differenza invece del caso della clinica Medicus, per il quale vi sono fatti e prove circostanziate. Per quanto riguarda invece il famoso collegamento con l'Albania - intrecciato di proposito per sabotare la riconciliazione storica tra Belgrado e Tirana, promossa con grande impegno dal Premier Berisha e dal Presidente Tadic - non esiste alcuna prova che dimostrerebbe un coinvolgimento albanese nel fantomatico traffico di organi. "La Procura Generale di Tirana in Albania non ha attualmente nessuna informazione su quanto citato nel rapporto di Dick Marty e del Consiglio D'Europa. Per indagare sulle rivelazioni della Carla del Ponte è giunta in passato una delegazione della Procura dell'Aja che, in cooperazione con la Procura dell'Albania, ha effettuato le dovute indagini senza individuare alcun elemento che dimostri l'esistenza di un traffico di organi sul territorio albanese, in connessione ad organizzazioni criminali del Kosovo". Questo quanto dichiarato da Plator Nesturi, consigliere del Procuratore Ina Rama che, interrogato dall'Osservatorio Italiano, ribadisce quanto in questi mesi ha sempre detto il Governo albanese e tutte le istituzioni competenti.

Nonostante tutto, il caso è stato rimesso in pista proprio dall'intervento del Consiglio d'Europa, organizzazione internazionale costituita da oltre 47 Paesi, che non ha una diretta connessione con l'Unione Europea bensì con il Club di Londra, che lo utilizza spesso per esercitare pressioni su Bruxelles o altri Stati, in nome della difesa dei diritti umani. Non è infatti un caso che accanto al CoE si schiera un quotidiano britannico che oggi viaggia sulla cresta dell'onda, grazie ai cablogrammi di Wikileaks, accreditandosi così come 'strumento di diplomazia'. Invece il Guardian, come tutti i grandi media internazionali, sono uno strumento mediatico delle lobbies, e dietro di essi vi è un grande conflitto di interesse. Vogliamo così ricordare come in passato, la Serbia e altri Paesi, hanno messo in guardia la Comunità Internazionale sui crimini e le pericolose organizzazioni che si erano venute a creare in Kosovo, ma i loro appelli sono rimasti inascoltati, definiti complottisti e fuorvianti. Thaci era allora un paladino di democrazia, avendo al suo fianco la mano di Kouchner e della Allbright, mentre adesso è definito un trafficante e un guerrigliero.

"Dov'è la credibilità di un quotidiano che non ha memoria storica, che agisce dietro le 'veline' del Club di Londra e occulta la verità? 

14 dicembre 2010

La Meico e il traffico di armi di Slobodan Tesic


Vengono alla luce i primi documenti sui Balcani estratti dal ricco database di Wikileaks. Essi fanno riferimento al traffico di armi gestito da Slobodan Tesic, il cui nome appare sulla "lista nera" degli Stati Uniti. A causa del piccolo peso dell'Albania sulla scacchiera internazionale, il suo ruolo non viene toccato dalla pubblicazione dei dispacci 'segreti' pubblicati dai quotidiani più prestigiosi del mondo. Comunque, anche se l`Albania è coinvolta direttamente o indirettamente in affari come contrabbando di armi e droga ed nel sostegno a gruppi terroristici, d`importanza più che regionali, viene citata in maniera velata. Nei due documenti in questione, solo casualmente compare il coinvolgimento dell'Albania nel contrabbando delle armi della Serbia verso lo Yemen e il Medio Oriente. Si tratta del telegramma con data 14 dicembre 2009 ore 05:30 contrassegnato come 'secret nonforn' , e quello del 15 gennaio 2010 ore 12:34, elaborato dal funzionario Margharet Mitchell, che fanno riferimento alle informazioni fornite dal servizio segreto bulgaro in merito ad un contrabbando di armi del valore di circa 95 milioni di dollari che dalla Serbia avrebbero dovuto giungere nello Yemen attraversando il transito dal porto di Durazzo. Infatti quella operazione è fallita dietro l'intervento degli americani e degli stessi servizi segreti bulgari.

Tuttavia, da un'inchiesta di Investigim, vengono messi in evidenza due elementi. Il primo è che Slobodan Tesic, cittadino serbo considerato come uno dei più grandi esponenti del contrabbando d`armi nei Balcani. Il secondo è che l'impresa statale albanese MEICO, diretto dal Ministero della Difesa, ha fornito le munizioni di produzione albanese a Tesic, sottoscrivendo persino un contratto di vendita. L'accordo è stato firmato con il Governo albanese nell'ottobre del 2009 e le munizioni vengono esportati dalla Serbia nel gennaio 2010. Oggetto del contratto missili per artiglieria pesante, fucili snayper M70 Nagant 8mm, cannoni obuz, artiglieria contraerea, munizioni per armi leggere e esplosivi. Come compagnia di intermediazione è stata individuata la "Melvale Corporation LTD" di proprietà di Slobodan Tesic. Questa compagnia è registrata in vari stati, rispettivamente:

- a Belgrado, con indirizzo Ulica Tadeusz Koscuska 56, tel 038112920200;

- alle isole Seychelles, all' indirizzo suites 25&27 second floor Olea Trade Center Francis Rachel street P.B. 1312 Victoria, Mahe Island Tel. 0099532220934 (stranamente il numero del telefono della compagnia registrata alle Seychelles appartiene ad un ente statale della Repubblica della Georgia),

- in Svizzera e a Cipro.

I documenti americani cancellano il nome della società ma Investigim è riuscita ad identificare l'impresa e a fornire un'ampia documentazione della società. In questi documenti viene menzionato anche il partner di, Tesic Messure Sharenach Nenad, che godeva oltre della cittadinanza serba anche di quella britannica , ma non possedeva nessuna licenza rilasciata da parte del governo britannico per il commercio di armi.



Il servizio segreto bulgaro sabotò la vendita delle armi serbe, perché la Bulgaria intendeva entrare lei in affari con lo Yemen, al fine di assicurare dei profitti per le imprese statali bulgari. L'ex partner bulgaro di Slobodan Tesic, Todorov, sembra abbia fornito al servizio segreto le informazioni necessarie relative all'operazione di esportazione. Ma Slobodan Tesic, inserito anche nella lista nera delle autorità americane, è stato anche in altri casi un partner del Ministero albanese della Difesa, a partire dal 2003. Ricordiamo che le autorità bulgare, sotto la pressione americana, essendo quest'ultimo un Paese membro della NATO, nel 2005 vietò l'ingresso di Tesic in Bulgaria. Lo Stato serbo, a sua volta sotto le identiche pressioni americane, nel 2007 revoca la licenza per il commercio di armi alla compagnia di Tesic. I bulgari lo definiscono così persona non grata, e persino il servizio d`intelligence serbo gli crea degli ostacoli. Solo in Albania Tesic viene accolto senza ostilità. Così nel 2006, su richiesta del Ministero della Difesa, il Capo Commissario della Polizia, Albert Dervishi, diede a Tesic, presso l'aeroporto di Rinas, un visto albanese ( il passaporto di Tesic recava il numero 004812551 ). Assieme a lui, vengono dotati dei visti albanesi anche il cittadino georgiano Iason Chikhladze, della Mingrelia, e il cittadino armeno David Galstyan. Durante la sosta di due giorni in Albania, il contrabbandiere visita i depositi di armi e i reparti militari albanesi a Qafemolle (Tirana), Vertop (Berat) e Ullishte (Elbasan).


Così nella notte del 16-17 maggio del 2009, attraverso il Porto di Durazzo, Tesic riesce a spedire in Medio Oriente una discreta quantità di container contenenti armi. Questa operazione fu documentata completamente dagli organi legislativi americani, anche se per varie ore il Porto di Durazzo fu colpito da un improvviso black-out. Al contrario, nel gennaio del 2010, il tentativo di utilizzare ancora Durazzo come piattaforma per il contrabbando delle armi serbe fortunatamente fallisce, grazie all'intervento americano. Tuttavia Tesic riuscì in vari casi ad utilizzare l`Albania per il contrabbando delle armi senza problemi . Durante questo periodo, si sono succeduti presso il Ministero della Difesa Fatmir Mediu, Gazmend Oketa e Arben Imami, mentre il Premier è sempre stato Sali Berisha.

Ci si chiede ora perché Slobodan Tesic è un personaggio problematico per le autorità americane. Ricordiamo che nel 1992 Tesic aderì all'organizzazione “Beli Orlovi” (Le Aquile Bianche) la quale fece rinascere la tradizione cetnica nella guerra civile in Jugoslavia negli anni `90. Tesic è anche inserito nella US Security Council’s travel ban list, dopo aver violato la risoluzione ONU 1521 per l'embargo verso la Liberia, continuando ad intrattenere dei contatti dì'affari con i governi sanzionati. Gli Stati Uniti sembra che siano intervenuti più volte per evitare che le armi serbe giungessero all'esercito dello e nelle mani di organizzazioni terroristiche nello Yemen, ma anche in Iraq, persino anche grazie all`aiuto della MEICO albanese. Interessante rimane il fatto che nel febbraio del 2009, la BIA - servizio segreto serbo, sotto la forte pressione americana, fu obbligato a bloccare un contratto di fornitura d`armi della compagnia Melvale di Slobodan Tesic con la Libia della cifra di 50 milioni di dollari americani.

Gjergi Thanasi
giornalista di Investigim

08 dicembre 2010

La cybernetica e la nuova era della difesa nazionale

"In un futuro, saranno gli attacchi cybernetici ai sistemi elettronici delle strutture di difesa nazionale od istituzionali ad essere definiti terroristici. Allo stesso tempo, la difesa dei propri dati e delle informazioni degli Stati potrà essere considerata un'operazione di anti-terrorismo. [si veda La macchina pensante ] Questa è una guerra sotterranea e i Governi dovranno ammettere che esiste veramente il crimine invisibile, contro il quale sono ancora totalmente impreparati. Oggi è possibile creare un buco all'interno della rete con domini di vari livelli e scomparire in un labirinto, che è possibile attaccare un server senza essere rintracciati, perché basterà modificare qualcosa all’interno di un pc e trasferire un server". [si veda Il potere ortodosso avanza e Barack lancia la guerra cybernetica ]

Questo quanto nel 2008 scriveva l'Osservatorio Italiano, preannunciando la nuova era delle guerre elettroniche, che sostituiranno gradualmente i confronti diretti tra gli Stati. Oggi, dopo il caso Wikileaks, vi è senz'altro un nuova consapevolezza nella necessità di munirsi di un sistema telematico proprio, controllato dalle istituzioni pubbliche e non da entità private, che possa proteggere i dati dei cittadini e dello Stato. Le analisi e gli studi della Tela Italiana consentiranno di aprire una nuova era, perché molti hanno creduto nel messaggio tracciato in anni di lavoro.

06 dicembre 2010

Lo scontro tra potere ortodosso e lobbies della cybernetica

L'offensiva sferrata da Wikileaks ha catturato l'attenzione del mondo diplomatico e politico internazionale, insinuando così il dubbio che gli equilibri che oggi reggono le relazioni bilaterali e mondiali siano più instabili e precari di quel che si pensava. Una fuga di informazioni dalla rete delle ambasciate e del Departement State degli Stati Uniti apre molteplici scenari su cui gli analisti si interrogano. Tra le teorie più accreditate vi è quella secondo cui Wikileaks sia davvero una rete che vuole sabotare Washington, o l'amministrazione Obama, ed in particolare il sistema diplomatico americano: mostra com'è cinico, che agisce come se i Paesi fossero un suo dominio, ed i governi dei burattini, mostra che gli ambasciatori sono ambigui e doppiogiochisti, insomma che non sono più una controparte da ascoltare nel tutelare l'ordine mondiale. Da qui l'idea che Wikileaks voglia una nuova era, in cui mettere a nudo i potenti del passato. In secondo luogo, vi è la teoria del sabotaggio, ossia che la stessa amministrazione americana abbia creato un sistema per sabotare gli accordi con la Russia, e così la sua tela di Stati che la rendono sempre più forte ed un'inattaccabile controparte della NATO, oppure per isolare l'Iran all'interno del mondo arabo e continuare la strategia della tensione.

Questione energetica è un bersaglio. Entrambe le tesi sono verosimili, perché spiegano le reazioni degli Stati e della stessa America, rendendo perfetto questo teorema. Wikileaks attacca Berlusconi, e Hillary Clinton chiede scusa, mentre alle forti critiche dei rapporti interconnessi con Putin tutto tace da Washington. Tuttavia Russia e Italia rispondono con il rafforzamento della partnership energetica e del progetto del South Stream, che assume così aspetti sempre più complessi. Il Governo italiano e quello russo hanno confermato gli accordi di costruzione e dato a tale unione un nuovo volto, in considerazione di due operazioni societarie strategiche. Viene ratificato in primo luogo l'accordo trilaterale tra Russian Post, Poste Italiane e Finmeccanica per l'ottimizzazione della rete logistica (technology, operating and logistic system) e lo sviluppo di servizi innovativi (financial services and treasury, products and services supply) - senza però dimenticare che l'autorità postale controlla parte dello scambio dell'informazione sulla rete internet. In secondo luogo, Eni avvia il processo di vendita dei gasdotti Tenp e Transitgas, ossia la rete di interconnessione rispettivamente con Germania e Olanda, e con Svizzera e Francia, in cui si potranno probabilmente inserire 'partner terzi'. Allo stesso tempo, la Cassa Depositi e Prestiti, controllata del Tesoro e da un gruppo di Banche, diventa il nuovo socio dell'Eni, attivando lo swap delle partecipazioni detenute in Poste, Enel ed Stm. Le Banche italiane sembrano lasciare le Poste per privilegiare l'Eni e i suoi progetti nel settore del gas.

Intanto, Turchia e Russia confermano la loro volontà a costruire l'oleodotto Samsun-Ceyhan (dalla costa del Mar Nero al Mediterraneo) e così lo stesso South Stream, che necessita pure sempre del via libera di Ankara per la sua realizzazione. Non dimentichiamo infine la Bulgaria, altro Stato strategico per il gasdotto russo, che ha confermato la sua 'fedeltà' a Mosca, suggellando anche l'accordo sulla centrale nucleare di Belene, e i Balcani dove Gazprom miete consensi dalla Croazia sino all'Albania per la gassificazione della regione. Rapporto Mitrokhin: un precedente. E' proprio sulla questione energetica che ruota il 'caso Wikileaks', perché tra mito e realtà esiste la linea invisibile del vero braccio armato degli Stati, che sono le intelligence-ombra, che si sono già scontrate con il famoso caso del Dossier Mitrokhin. La raccolta di 3.500 report, destinati a 36 nazioni, e redatti dal servizio di controspionaggio inglese - SIS sulla base delle note manoscritte da Vasilij Nikitič Mitrokhin, ex archivista del KGB, fu esattamente 'una fuga di notizie segretissime' relative ad un arco temporale abbastanza ampio, che mostrarono i lati oscuri dei rapporti con la Russia. Una parte di questi erano relativi all'Italia e vennero consegnate al SISMI dal 1995 fino al 1999 (fine guerra in Bosnia - anno del bombardamento NATO alla Serbia) e corrispondono a un arco temporale che va dal 1917 al 1984. Oltre a causa della complessità della verifica dei singoli eventi e della comprensione della sua realizzazione, l'importanza del Dossier Mitrokhin è stato messo in dubbio anche perchè parte delle informazioni erano vere e già note ai servizi italiani, poste poi accanto a molte che erano false e che hanno contribuito a creare caos, in un periodo di transizione per il blocco sovietico. Lo stesso meccanismo è venuto alla luce nel 2006 , con la morte dell'ex agenteAleksandr Litvinenko e la riapertura del caso del dossier Mitrokhin, che parlava di un gruppo di agenti speciali russi (spetsnaz) definito "Dignità e onore". I 'documenti segreti' accennavano all'esistenza di ex agenti del Kgb che stavano conducendo la loro guerra fredda "contro i dissidenti del regime di Vladimir Putin". Stiamo parlando di un periodo in cui l'Italia, con Romano Prodi, poneva le basi per la costruzione del South Stream e dell'alleanza tra ENI e Gazprom, per fare del gas la fonte energetica del futuro. Il servizio segreto ortodosso. Allora, un'analisi lucida e sistemica  (si veda; "Dignità e onore": la copia strumentalizzata del Servizio Segreto Ortodosso) ha rivelato come il dossier Mitrokhin e il servizio parallelo di "dignità e onore" non era altro che una tecnica per colpire in realtà è il 'servizio segreto ortodosso'. Stiamo parlando di un'entità, la cui struttura è stata descritta per la prima volta proprio , che rappresenta un "servizio segreto parallelo che riunisse in sé i dissidenti del servizio di spionaggio al solo scopo di formare una forza invisibile e interna agli Stati". Si definisce "giusto" perché va a colpire un personaggio debole e ricattabile del sistema, costruendo su di lui un dossier e fruttano la sua posizione di debolezza per raggiungere determinati scopi. In questo modo il servizio ortodosso ha costruito una rete di contatti parallela agli Stati, in modo da collocare all'interno di ogni struttura strategica, società o istituzione, un proprio uomo fidato e dare vita ad una zona di influenza. È su questo sistema che la Russia ha creato sulle proprie ceneri un impero economico, posizionando in ogni stato e all'interno delle più grandi società un proprio contatto in modo da ottenerne il controllo. "Chi ha creato il servizio segreto ortodosso è stato intelligente perchè aveva già predisposto meccanismi che impedissero che il nemico potesse pronunciarlo e farlo uscire allo scoperto. Questo sistema esiste ed è ben saldo, ha il potere di usare tutti i mezzi per la razionalizzazione di tutte le società più importanti, in modo da colpire l'economia di uno Stato attraverso il controllo dei suoi politici o delle persone che contano davvero", 

Mitrokhin è stato un dossier studiato in ogni suo aspetto, in modo che nessuno potesse risalire alla verità proprio perché è stato scritto da fonti anonime, gestito da commissioni anonime create ad hoc per fare un po' di scena e far rientrare il caso nell'immaginario collettivo. Dell'esistenza del servizio segreto ortodosso abbiamo prove ogni giorno, ed è quello che crea alleanze tra società e gruppi, che crea progetti per pipelines ed infrastrutture, è l'anticamera degli incontri più critici, è ciò che alcuni definiscono lobbying. Esistono infatti dei 'collegamenti non convenzionali', costruiti da elementi dei servizi segreti che hanno un ruolo ibrido, a metà strada tra sfera interna ed esterna, essendo legati principalmente a lobbies. Una società ha una fascia non convenzionale che prende contatti con la sua controparte russa, ed inevitabilmente durante la gestione di tali rapporti si verificano delle distorsioni. Tuttavia nessuno può individuarli o in maniera diretta, perché scontrarsi con questo sistema sarebbe come fare la guerra totale e decretare la fine delle stesse lobbies che tentano di far cadere i governi. Forse è ciò che cerca di fare l'America ancora una volta con il suo progetto cybernetico.

Wikileaks e il crimine invisibile. In tale ottica, Wikileaks è la versione evoluta del Dossier Mitrokhin, avendo a disposizione nuovi strumenti di comunicazione ed una tecnica più affinata. E' oggi un sistema congeniato nei minimi dettagli che segue uno schema ben preciso, un progetto di propaganda per il controllo dell'internet - massima espressione del coinvolgimento delle masse all'interno della rete - che, sdoganando il segreto, attua una sorta di vaccinazione delle persone. Il crimine invisibile dell'eliminazione del segreto porta all'accettazione delle scelte difficili, di un evento non condivisibile ma necessario. Questo è ciò che l'Osservatorio  ha affermato prima della pubblicazione dei documenti, ben sapendo che all'interno dei famosi dispacci delle ambasciate vi sarebbero state inserite solo mezze-verità, che dovevano fare da veicolo per le falsità più grandi ed innestare nelle persone un'idea, in modo da poter manipolare di nuovo gli eventi a proprio favore. E' questa la nuova frontiera del contro-spionaggio, per la produzione del consenso e il controllo del dissenso, per servire gli interessi della classe dirigente. Wikileaks è una 'macchina dei messaggi' e ha al suo interno delle intelligenze artificiali, visto che i suoi fautori sono anche i proprietari delle lobbies dell'informatica e dell'informazione, costituite da software, server, motori di ricerca, computer non convenzionali, intelligenze artificiali, data center, società di elaborazione di dati statistici. Utilizzare le vecchie tecniche di base come la propaganda e il complottismo, cattura ogni singolo messaggio, inserendolo in un comando unificato che è a sua volta diviso in compartimenti e cellule (camere stagne), tale che tutti finiscono per essere inghiottiti da questa macchina di intelligence, senza essere consapevoli di essere fornitori "delle proprie idee", mentre sono soprattutto i dissidenti i soggetti interessanti.

Lo strumento ideale per l'attuazione resta quella classica del 'Dossier Mitrokhin': divulgazione di segreti ufficiali, semplicemente perché la classificazione su un qualsiasi pezzo di carta come "top secret" rende vero tutto ciò che è falso . Ad esempio, il rapporto segreto della missione NATO International Security Assistance Force nel 2006 individua Bin Laden come leader dei talebani e Mullah Omar leader della città pakistana di Quetta. E' questo un sillogismo anti-dissidenza dell'11 settembre , in quanto accreditando come vera al figura di Bin Laden, in un documento segreto, si va a confermare l'esistenza della guerra al terrorismo. Usare quindi il segreto per giustificare indirettamente un conflitto è un crimine invisibile. Il ruolo dei media e dei social networks è quello di essere il centro-accreditamento bugie, in virtù della regola "tutto ciò che si vende si può pubblicare". Il sillogismo anche stavolta è semplice. "Si tratta di notizie vecchie che confermano solo ciò che "tutti" sanno già. E' contrassegnato come segreto, ma gli eventi sono veri e anche i nomi dei relatori, quindi non è un complottismo. Si parla contro i politici quindi è libertà di stampa, in nome di una causa più grande" .

Nuovi scenari. L'intelligenza artificiale che sta dietro questo grande progetto non può certo appartenere ad un'organizzazione che agisce senza scopo di lucro, è chiaro che è invece espressione di quelle che potremo chiamare le 'Nuove Banche', ossia entità che possiedono dati e strumenti forti a sufficienza per sferrare le loro guerre. Ciò che unisce i vecchi conflitti congelati con la nuova era è proprio lo scontro tra le lobbies della Cybernetica, che fa delle informazioni e della speculazione un mezzo di ricchezza, e il potere ortodosso, simbolo dell'alleanza tra la Chiesa Ortodossa e del Vaticano, tra l'Europa dell'Est e Italia con la Russia, e che utilizza l'energia come motore dell'economia. Alla sconfitta del petrodollaro e al fallimento delle speculazioni finanziarie, gli Stati Uniti rispondono con la guerra al terrorismo, con l'invasione di Iraq e Afghanistan e con la guerra invisibile, dichiarata proprio con la creazione del nuovo consiglio presso la Casa bianca della sicurezza "cibernetica". Uno scenario che l'Osservatorio  aveva teorizzato e dimostrato in tutti i suoi aspetti, avvertendo come gli Stati non possiedono ancora gli strumenti per contrastare il crimine invisibile. E' infatti una guerra sotterranea, che parte da un server pirata e viene sferrata da computer , facendo tutti bersaglio di ritorsioni o rapine mascherate da "false collaborazioni", da dossier e files che gettano discredito sui Governi.


25 novembre 2010

La Confindustria batte cassa al Governo


Banjaluka - Nello scontro tra politica e lobbies industriali si possono nascondere molteplici sfumature che portano ad un sodalizio che ha come scopo quello di avere accesso alle casse dello Stato, ed in particolare ai cosiddetti fondi pubblici per l'internazionalizzazione. Dopo le lunghe polemiche sull'adeguatezza della struttura dell'Istituto per il Commercio Estero rispetto alle nuove sfide di espansione e protezione del 'made in Italy' nel mondo ed in Europa, la Confindustria decide di prendere una posizione e si schiera contro quel carrozzone statale che il Governo non è ancora riuscito a toccare.

Un chiaro schieramento degli industriali che vogliono così sostituire lo Stato ad iniziative private, per aver così accesso all'esclusivo diritto di condurre le imprese italiane nella loro internazionalizzazione. Non a caso, proprio per l'area del Sud Est Europeo, che ha al suo interno molte imprese italiane oltre che un vasto mercato di consumatori, la Confindustria si propone con un progetto balcanico, ossia la Confindustria Balcani che si pone come obiettivo quello di mettere sotto lo stesso ombrello, tutte le piccole aziende che si sono sviluppate dal Mar Nero all'Adriatico. A nostro parere, l'unificazione e la protezione degli investimenti delle aziende italiane sono sempre stati dei cavalli di battaglia vincenti, ma alla fine si è sempre alla caccia di agevolazioni e fondi di sviluppo, per poi rilanciare non appena la situazione diventa 'incerta': altro giro e altra corsa. Le grandi parole degli incontri e delle conferenze si riducono come sempre a pochi e vuoti progetti, che girano nelle mani del solito gruppo di burocrati e funzionari. Agli imprenditori resta ben poco, solo le briciole dei grandi capitali che si preparavano ad essere investiti, e sostanzialmente servono solo a fare numero all'interno delle campagne di grandi gruppi di interesse.

Per quanto riguarda poi il Ministero allo Sviluppo, che ora si fa portavoce di questa nuova tendenza pro-soppressione ICE, ricordiamo che prima ha finanziato Balcanionline.it - che è costato milioni di euro e avrebbe dovuto diventare 'la Camera di Commercio' per eccellenza dei Balcani - ed ora lo abbandona insieme ai vecchi progetti, per sposare la causa della Confindustria. Insomma, da un'associazione di italiani residenti in vari stati balcanici, si è pensato di passare ad un progetto in grande stile, tale che "l'unione fa il bottino" dei fondi statali. Una realtà alquanto contraddittoria, se si pensa che i tanti piccoli uffici, divisi tra Sprint, Camere di Commercio e Desk, dicono di non avere soldi per pagare abbonamenti o consulenze esterne. Quindi, a quanto sembra, mentre si abbandonano i vecchi progetti che non sono più attrattive per i cosiddetti fondi all'internazionalizzazione, dall'altra parte ci sono nuovi slanci per promuovere dei progetti milionari. Riteniamo, tuttavia, che prima di organizzarsi in un'altra armata, occorre chiudere i conti di bilancio e far realmente luce sull'impiego dei fondi pubblici. In tal senso è necessario creare una commissione di inchiesta, anche a livello parlamentare, per indagare su quanto queste strutture hanno percepito, quali sono i progetti ed i risultati che sono stati conquistati, non in termini di 'conferenze e seminari organizzati' ma in termini di imprese create e prodotti venduti.

Quanti dipendenti abbia l'ICE, come essi siano ripartiti gli stipendi tra i cosiddetti 'dipendenti di ruolo' e quelli 'locali' o stagisti, quanti fondi abbia ricevuto per le fiere e le missioni, resta tutt'oggi avvolto nel mistero. Cominciamo quindi ad aprire i fascicoli e chiudere i conti, prima di buttarsi nell'ennesima avventura irresponsabile e disorganizzata, come molte ve ne sono nel mondo dell'Italia all'estero. La vergogna dell'ICE (si veda Il Made in Italy in Croazia: saccheggi e falsi patrioti ) è stata quella di aver chiuso la porta alle aziende all'estero lasciate nel baratro, e quello di non aver sbattuto il pugno sul tavolo quando si doveva , per dare alle imprese solo flash di agenzie e recensioni celebrative dei propri seminari. Vergognoso è ad esempio il caso Dalmatinka in Croazia dopo un silenzio durato otto anni ( si veda La diplomazia italiana 'fai da te' ) .

La verità è che i Balcani e la regione del Sud Est Europa (che poi sono le più attraenti e più prossime all'Italia), sono destinatarie di fondi di stabilizzazione e preadesione, a cui hanno accesso solo i grandi colossi, mentre la piccola e media impresa, se non organizzata in consorzi e cooperative, può solo contribuire a fare numero. Vi è quindi una mercificazione delle PMI, che si contrappone agli interessi di Banche ed Industriali, che sono poi il cuore della Confindustria. Questa grande contraddizione del mondo industriale e della politica economica italiana, inevitabilmente si ripercuote sulle strategie dell'internazionalizzazione, e così sulla gestione da parte degli enti pubblici degli affari sul territorio. E' chiaro che negli uffici ICE e nelle ambasciate entrano i grandi gruppi industriali, mentre il piccolo business rimane nell'ombra perché non ha una guida. Dare una soluzione a questo problema è quello che si pongono molti, ma senza successi nonostante le grande risorse assorbite. Rilanciare sempre la 'sistematizzazione' delle PMI all'estero è solo un espediente per portare acqua al proprio mulino, ma la realtà è ben diversa. Sta ora allo Stato italiano vigilare sull'operato delle sue strutture, a cominciare da chi beneficia dei fondi strutturali e del denaro pubblico. Gli occhi della Commissione Europea - e così dell'esercito di lobbies che presiedono Bruxelles - sono costantemente puntati su questa regione, ed ogni passo falso sarà pagato a caro prezzo dall'Italia, soprattutto in caso di abusi nell'utilizzo dei fondi UE. Bisogna stare quindi attenti a non attirare molto la curiosità dei media e degli enti di controllo a Bruxelles, perché altrimenti cadrebbe questo castello di parole di 'integrazione translocale' o di 'internazionalizzazione dal basso' che si sta cercando di mettere su.


Osservatorio Italiano



*in risposta alla 'Lettera aperta a Mercegaglia' di Cisalp Fialp >>>

23 novembre 2010

Una marea di rifiuti seppellisce la costa croata

Le centinaia di chilometri quadrati di rifiuti, che da sabato hanno sommerso la costa della penisola della Peljesac e il mare nel canale di Mljet, lunedì sono arrivate fino a Korcula, molto probabilmente provenienti dal porto albanese di Durazzo, o da quello di Valona, dove vengono scaricati in grandi quantità. Si presuppone che i rifiuti siano di origine albanese perché la maggior parte delle bottiglie di plastica galleggianti hanno le etichette scritte in albanese e le correnti marine che possono trasportare i rifiuti fino alla costa croata arrivano dall’Albania. Infatti la spazzatura è stata trasportata dalla corrente ciclonica dell’Adriatico orientale, che nel territorio di Dubrovnik si rigira verso le acque croate, e per mezzo del forte Jugo (vento che spira da sud), ha raggiunto le coste croate. Visto che tra i rifiuti si trovano una gran quantità di canne, si presuppone che una parte della spazzatura possa provenire dalla foce del fiume Bojana, in Montenegro.

Come dichiarato per il Jutarnji List, secondo l’oceanografo Ivica Vilibic, la spazzatura ha impiegato circa un mese per raggiungere la Croazia, trasportata dalla corrente ad una velocità tra i 10 e i 30 centimetri al secondo. Questa non è la prima volta che i rifiuti invadono la zona di Mljet e della Peljesac, ma raramente ciò era avvenuto con tali quantità. Nenad Smodlaka, direttore del Centro di ricerca marina dell’Istituto “Rudjer Boskovic”, ricorda che, senza considerare il brutto impatto visivo di tutte queste tonnellate di spazzatura, questa non causerà danni maggiori alla vita nell’Adriatico. L'Agenzia per la protezione e il soccorso ieri ha avvertito i cittadini di non ripulire autonomamente le zone con i rifiuti per possibili ripercussioni sulla salute. “Le enormi quantità di rifiuti non rappresentano un pericolo immediato per la flora e la fauna della penisola, piuttosto si tratta di inquinamento delle spiagge, della cui rimozione sono responsabili i comuni locali. Non sappiamo ancora quanta sia la superficie coperta dai rifiuti, e l’intervento è complicato anche dalla dispersione spaziale della spazzatura”, ha dichiarato il governatore della Contea Nikola Dobroslavic.

Tomislav Jurjevic, sindaco del territorio comunale che amministrativamente appartiene a Trstenjak na Peljescu, con lo sguardo fisso sui cadaveri galleggianti dice di non aver mai visto in vita sua un incidente del genere e una tale quantità di spazzatura. “La pulizia inizierà non appena le condizioni atmosferiche lo permetteranno, al più tardi martedì”. “L’ufficio veterinario fornirà le istruzioni su come procedere. La pulizia sarà avviata dagli addetti comunali quando riceveranno le sufficienti istruzioni, perché si dovrà tener conto anche della loro sicurezza, perché ci sono siringhe e rifiuti ospedalieri”, ha dichiarato il sindaco del comune di Orebic. “Questo è terribile, i cittadini sono indignati e sorpresi. Ci serve aiuto”, ha concluso. I cittadini sono stati avvertiti di non toccare i rifiuti perché potenzialmente pericolosi.

Oltre ai rifiuti un’ulteriore preoccupazione per la pulizia dell’Adriatico è stata provocata dalle affermazioni del giornalista italiano Gianni Lannes direttore di Italiaterranostra.it , che a “Glas Istre” ha detto che in Serbia e in Kosovo sono in corso operazioni dell’aviazione NATO e i piloti, di ritorno alle basi, scaricano bombe e missili nell’Adriatico, nelle acque interne dell’Italia e della Croazia. Secondo lui la NATO mente quando afferma che nell’Adriatico ci sono cinque zone in cui si scaricano le bombe inutilizzate. Egli afferma che le zone siano 24 e si estendano da Trieste, quindi dal nord fino al sud, fino a Santa Maria di Leuca, città davanti alle porte di Otranto. La NATO in seguito a forti pressioni mediatiche ha ammesso che nel 1999 nell’Adriatico sono state scaricate bombe a grappolo, ma che la maggior parte di queste sono state successivamente recuperate. Dalla NATO affermano che le bombe sono state gettate in acque internazionali. Lannes sostiene che le bombe abbiano drasticamente inquinato l’Adriatico. “Sul fondale davanti alla costa pesarese, una cinquantina di miglia dalla costa istriana, si trova un enorme arsenale della seconda guerra mondiale e della missione militare NATO del 1999. La concentrazione di iprite, fosforo e degli altri veleni chimici è spaventosa, mentre le bombe sono soggette ai cambiamenti delle correnti marine. Si tratta di un arsenale mobile di morte”, ha detto Lannes.

16 novembre 2010

G20: troppe le risorse destinate a progetti inutili


Un altro summit G20 è fallito, ancora una volta sono stati spesi soldi inutilmente. L'ennesimo tentativo di risolvere la crisi economica globale non è servito a trovare una soluzione comune. Si è parlato di una produzione globale esposta a “gravi rischi”, ma nessuno ha espresso la disponibilità per un accordo preciso sulla produzione o sull'imposizione di regole valide per tutti. Gli ottimisti che riponevano speranze nel G20 di Seul hanno dovuto accontentarsi degli “ orientamenti indicativi”, anche un più serio aiuto alle zone più povere è stato disatteso, in quanto “non ci sono i soldi”. Tuttavia è dimostrabile che “i soldi ci sono”, ma sono spesi male come sottolineano media britannici, tra cui The Daily Mail.

L'UE ha stanziato fondi per progetti come “Fitness per i cani”, “Lo sviluppo del hip-hop nella cultura europea" e macchine di lusso, spendendo cifre intorno ai 35 milioni di euro. I dati sono stati pubblicati in seguito alla riunione dell'organizzazione Open Europe, durante la quale si è parlato del budget europeo. Mentre in tutta Europa gli scioperi dei lavoratori imperversano nelle piazze, la Commissione Europea valuta un aumento salariale annuale dello 0,4% per i funzionari dell'apparato europeo. Per lo sviluppo dell'agricoltura, invece, sono stati speso 415 000 euro. Il progetto denominato “Miglioramento dello standard di vita dei cani” ha assorbito ingenti risorse, ma un anno dopo la sua approvazione, il palazzo per la SPA per cani, progettato in Ungheria non è ancora stato costruito. Allo stesso modo vengono finanziati progetti come quello sul hip-hop, con 50 000 euro. In Francia, a Lion, è stato aperto un laboratorio della musica di hip-hop, mentre vengono finanziati concerti di gruppi come i “Flying Gorilass” con 415 000 euro, oppure un progetto di un gruppo dei nomadi austriaci con 2,6 milioni di euro. Alcuni progetti, inoltre, vengono finanziati ma finiscono per non sortire gli effetti sperati: come i 12.15 milioni di euro spesi per l'industria del riciclaggio dei rifiuti in Spagna, che in realtà ricicla solo un terzo del materiale e sotterra tutto il resto. La promozione turistica dell'Andalusia è costata 7.66 milioni di euro, le macchine per i ministri europei hanno gravato sul budget europeo per circa 5,1 milioni di euro. Si sono finanziati corsi di golf, caccia, moto e sportivi di vario genere.

I soldi dedicati per lo sviluppo dei beni culturali della regione Campania, in Italia, sono stati spesi per l'organizzazione di concerto di Elton John a Napoli, del valore di 750 000 euro. Si è finanziato anche il progetto chiamato “le piscine virtuali”, per l'insegnamento delle lingue tramite un corso online, per consentire ai nuotatori di comunicare tra loro durante le competizioni internazionali di nuoto. Sono stati stanziati anche 1.6. milioni coprire le perdite finanziarie della corona svedese. Tale somma è stata destinata all'azienda agricola svedese affittata nel Flen in Sormland. La corona, che ha una ricchezza di circa 30 milioni di euro derivanti dai canoni di locazione di 2200 ettari per un importo simbolico di 108 euro all'anno, senza pagare tasse, nel 2009 ha ricevuto 209 000 euro di sussidi agricoli dalla UE, la cifra è stata confermata dalla Commissione Swedish Board of Agriculture. In base al rapporto della TV svedese, la società del re ha subito perdite, tra il 2000 e il 2006, per 4.6 milioni di euro.

Un altro progetto considerato da molti inutile è stato quello per il Cercle Culturel des Institutions Européen, costato 5,1, milioni di euro, per l'istituzione di un club culturale per i dipendenti delle istituzioni europee. Il club include anche uno Scottish Highland Dancing club and un wine-tasting club. Ma i dipendenti delle istituzioni europee sono abituati a trattarsi bene, lo testimonia la Beach City nel Venetian Lake, vicino Budapest, costato 5,5 milioni di euro, la struttura dovrà contenere una spiaggia artificiale, un centro commerciale, un complesso alberghiero sulle rive di lago , show room con fontane e un ponte pedonale. Sette milioni euro sono stati stanziati per lo ZOO di Hannover, in Germania, e 44000 euro per il cocktail party per la celebrazione del Europe Day. La lunga lista di altri porgetti include anche i 2.7 milioni per il tour virtuale in 3D delle isole mediterranee e l'aircraft landing simulations. Molti capitali dei cittadini europei, che ogni giorno affrontano i problemi della disoccupazione e della crisi economica, dovrebbero essere spesi con molto più criterio dalla CE, guardando alle esigenze dei cittadini. Naturalmente una parte dei fondi europei finanziano anche progetti di primaria importanza come la ricerca medica, che ha portato al test EarlyCDT-Lung, disponibile nel 2011 in Inghilterra o un progetto per un ospedale in Ungheria completamente alimentato a pannelli solari. Il prossimo summit, quindi, potrebbe occuparsi proprio dei metodi per eliminare gli sprechi e le spese inutili, per utilizzare i capitali risparmiati in soluzioni reali di contrasto alla crisi economica.

Biljana Vukicevic

04 novembre 2010

Ladini: fermare la vendita illegale della Dalmatinka

Zagabria/Croazia-Italia - Le società “La Distributrice Srl” e “La Distributrice Investments Srl”, di proprietà dei F.lli Ladini, hanno depositato la scorsa settimana al Tribunale Commerciale di Spalato un esposto per bloccare la vendita della Dalmatinka. La richiesta è stata sottoposta sia al Presidente del Tribunale di Spalato che al Ministero della Giustizia della Croazia, sottolineando come gli atti compiuti dal tribunale risultano illegali e discriminatori nei confronti degli imprenditori italiani. Esso ha infatti agito con parzialità, disattendendo l’autorità della Corte Superiore di Zagabria che aveva sentenziato, oltre sette mesi fa, il diritto all’ammissione nel credito. Ci si aspetta ora una risposta equa e coerente da parte delle autorità croate, e delle stesse istituzioni italiane affinchè intervengano presso gli organi competenti croati per garantire il rispetto della legge. Un'aspettativa nei confronti dello stesso ambasciatore italiano a Zagabria, il quale aveva garantito di seguire il caso con molta attenzione, dopo mesi di trafila presso tribunali ed uffici amministrativi, tra legali e diplomatici. Il caso Ladini continua così ad essere un tragico esempio di quanto le nostre aziende all'estero siano indifese, nonostante tentino di portare avanti l'economia italiana e diffondere il Made in Italy di eccellenza. Ai nostri diplomatici chiediamo una decisa presa di posizione, per far valere i diritti sanciti non solo dagli accordi bilaterali, ma anche dal diritto europeo ed internazionale. Chiediamo, quindi, un'azione che va oltre la mera rappresentanza dei grandi gruppi industriali che hanno conti alle Cayman, perché si schierino stavolta accanto alle piccole e medie imprese, cuore dell'economia italiana.