Motore di ricerca

15 settembre 2008

La schizofrenia di Guglielmo Rinaldini


A distanza di un anno, continua a farsi sentire la voce del fantomatico broker Guglielmo Rinaldini, e della Walsh Finance Corporation che si aggira nel web nel tentativo di estorcere con un contratto di finanziamento delle somme di denaro a dei piccoli imprenditori. Da tempo infatti tempesta i forum millantando teorie da "servizi segreti", vendendo "nemici" ovunque.

Un sedicente consulente finanziario nonché rinomato broker del mercato svizzero, si aggira nella rete promettendo finanziamenti e la realizzazione dei vostri desideri. Dove arriva questo genio dell’alta finanza, si aprono i caveau delle banche per finanziari progetti e promuovere idee di investimento, ma tutto fa sembrare un ridicolo tentativo di truffare delle persone semplici e oneste. Stiamo parlando del Signor Guglielmo Rinaldini e della sua Walsh Finance Corporation ( si veda Un finanziamento che ti cambia la vita ) che ha cercato di estorcere con un contratto di finanziamento delle somme di denaro a dei piccoli imprenditori.
Riportiamo di seguito lo scambio di e-mail tra Massimo Zangari, collaboratore della Etleboro e un fantomatico broker che invia in allegato un progetto di finanziamento.
Come potete notare, spinto da una pura curiosità, il giornalista ha finto di essere un piccolo imprenditore, e con un linguaggio semplice ha cercato di trarre in inganno il grande esperto di finanza, per capire qual era il suo progetto ultimo.

From: walshfinanceco@walshfinancecorporation.com To: info@walshfinancecorporation.com Subject: Garanzie bancarie Date: Wed, 5 Sep 2007 11:43:05 -0000 Finanzia il tuo progetto. Come? Vedi il nostro allegato. Saluti

«Salve sono un piccolo imprenditore,ho letto il vostro allegato, e sarei
interessato a capire di piu.
La ringrazio
con stima
Massimo Zangari»

Egregio, sono Guglielmo Rinaldini Presidente della Walsh Finance Corporation. Ho 16 anni di attività nel settore. Le invio qualche spiegazione in allegati. In questi giorni sono in Italia e puo' contattarmi. Saluti Guglielmo Rinaldini.

«Salve sono un piccolo imprenditore,ho letto il vostro allegato,
e sarei interessato a capire di piu.
La ringrazio
con stima
Massimo Zangari»

Egregio, il costo di €.50.000 è un forfait che riguarda la creazione della società, la consulenza e assistenza per il suo utilizzo come "non residente" (e quindi lecitamente non paga tasse), l'apertura del conto, la richiesta di linea di credito per anticipo garanzia bancaria. Da questo punto in avanti io utilizzo i contratti che mi abilitano a mediare garanzie in vendita. Siccome vengono vendute a prezzo inferiore al facciale (ca 75%) il residuo a valere sul conto (tolti i costi bancari di anticipazione rimarrà un 20%) è proprietà del cliente e si configura come una sorta di finanziamento a fondo perduto (è lo spread tra prezzo di acquisto e valore di vendita). Es. una garanzia Deutsche Bank che vale 100 a scadenza viene venduta a vista a 75. 20 sono per il cliente che si finanzia, 5 per la banca che anticipa). E' una impresa che sto facendo anche per me e condividerla con altri mi aiuta a spesarmi. Va detto che 50.000 euro vale già quanto suddetto senza l'opportunità di finanziarsi che come ha capito non ha prezzo. Lei chi è? Di cosa si occupa? Saluti.
«Io vi ringrazio per la tempestivita,e la corettezza.
Ma volevo sapere ,perche non ho capito bene,io per aprire questa
societa ho delle spese ,ma poi ,con questa garanzia io posso ottenere il
finanziamento ,e giusto..
Perche io sono seriamente interessato alla questione.
Massimo Zangari»

Dunque per la società noi siamo convenzionati con la Camera di Commercio di Cardiff e in 4 ore siamo in grado di incorporare la società, quindi nelle 24 ore le consegniamo i documenti. Il pagamento sarebbe da farsi in una soluzione, ad ogni modo ne parleremo. Noi facciamo la consulenza completa. Non importa il lavoro che svolgete in Italia, per la Svizzera siete una persona nuova. Saluti.

«Io ho una piccola pizzeria,non sono un grande imprenditore,e cerco di
fare una attivita meno sacrificante,perche abbiamo molte tasse.
Cosi abbiamo un po di risparmi,e non sappiamo bene cosa fare.
Io ho solo un problema e che non capisco ,quasi nulla l inglese,e
potevo chiedere se voi in tal caso ci fate la consulenza completa...
Poi volevo sapere se questi soldi noi li dobbiamo versare tutti
insieme,oppure sono a scaglioni diciamo.
E inoltre mi scusi se le chiedo queste cose,devo recarmi in
inghilterra per fare questa societa oppure posso fare con un notaio .
Grazie
Massimo Zangari»

Generalmente si invia un acconto del 10% per fissare l'appuntamento e questo serve a riservare la giornata e a darci un segno di concretezza. Per il saldo preferiamo i contanti ma diamo fattura oltre alla copia del contratto. La Walsh è la società. Il sottoscritto ha i contratti di mediazione in diretta delle garanzie.
«Buonasera
Mi scusi la domanda,ma volevo sapere in che modo noi dobbiamo
pagare,Bonifico ecc
Questa non significa,che io ho acetatto.
E poi approfitto per farli una domanda ,nel suo sito che io non capisco
bene l inglese,questa e la sua fotografia
http://www.walshfinancecorporation.com/_the_company_and_its_own_chief.html
e questa e la societa che dovrei versare i soldi,per poi avere le garanzie
per ottenere il finanziamento.
Io non so fino a quando lei rimane in italia,e come possiamo vederci io
sono della Zona sud italia,e come dovrei mandari questo 5000 mila euro .
E se mi fa la ricevuta dei soldi.
Grazie
Massimo Zangari»

Noi abbiamo clienti in tutta Italia. Il modo piu' rapido, efficace e meno costoso per inviare l'acconto di prenotazione è il seguente: 2 vaglia veloce (online)da 2500 cadauno da Poste Italiane a Guglielmo Rinaldini via Ginevra,15 47900 Rimini parola chiave SWISS Appena fatti mi chiama sul numero italiano 347 0846488 e mi comunica il numero dei vaglia e mi conferma la chiave. Immediatamente ci mettiamo d'accordo per vederci a Lugano e concludere. Appena mi comunica l'invio Le faccio la fattura invoice (la copia dell'invio vale comunque come ricevuta a tutti gli effetti di legge). Saluti

Ed ecco anche l’epilogo della vicenda...

All'attenzione del Sig. Guglielmo Rinaldini:
http://italia.etleboro.com/?read=1808
tratto dal sito www.etleboro.com
Nel rispetto del diritto di replica, il nostro media è a sua
disposizione per la pubblicazione di una sua risposta.
Cordiali saluti
Etleboro Team

Questa è stata invece l’ultima risposta:

Ho letto la Vostra diffamazione. Qualora entro 24 ore questa non venga cancellata e vi sia una precisazione risponderete alla magistratura dei seguenti reati: diffamazione, falso ideologico, istigazione alla calunnia, concorrenza con metodi mafiosi, violazione della privacy, notizie false e tendenziose. Ovviamente si verificherà l'associazione a delinquere. Mi riservo ogni azione a tutela. Guglielmo Rinaldini.

Da tempo così tempesta i forum millantando teorie da "servizi segreti", vendendo "nemici" ovunque. La schizofrenia è arrivata al punto tale da confondere anche i personaggi, insomma "fischi per fiaschi", per non parlare della presunta denuncia che dice di aver depositato contro Michele Altamura e la Etleboro il 6 settembre del 2007. A parte il fatto che la querela non è mai giunta, e questo dimostra già abbondantemente il delirio in cui è sprofondato, è ormai chiaro che il signor Rinaldini si è perso all'interno di un complotto giudaico-massonico da cui non riesce più ad uscire, tra la Gladio, i terroristi di Al Qaeda e i servizi segreti. Abbiamo tuttavia più volte invitato il Signor Rinaldini ad uscire allo scoperto per motivare le ragioni delle accuse di "diffamazione, falso ideologico, istigazione alla calunnia, concorrenza con metodi mafiosi, violazione della privacy, notizie false e tendenziose". Noi siamo qui, e siamo pronti a rispondere come a chiunque altro abbia fatto diffide o minacciato la nostra organizzazione. In questo anno trascorso ad aspettare la notifica della querela, abbiamo però potuto capire che dietro la Walsh Finance Corporation non vi è nulla di particolare, basta registrarsi al registro delle imprese e delle società commerciali della Camera di Commercio del Regno Unito (www.companieshouse.gov.uk) con sole 50£. Vi sono inoltre società di comunicazione e studi economici disposti a fornire con soli 400 euro all’anno una domiciliazione e la stessa amministrazione della società. Le lettere di credito e i finanziamenti vengono inviate spesso tramite banche nei fatti inesistenti, utilizzate come semplice specchio per attirare sprovveduti risparmiatori alla ricerca nel web di forme di investimento (http://www.fsa.gov.uk/pages/Doing/Regulated/Law/Alerts/internet.shtml).
Pur restando a disposizione del signor Rinaldini per ogni chiarimento, vogliamo ribadire ancora una volta la pericolosità di questo tipo di strutture che, dinanzi a persone ingenue e più semplici, possono sembrare una fonte di facili guadagni. Questi truffatori da quattro soldi sono il prodotto del sistema, gli avamposti del fallimento del capitalismo finanziario, dei fantasmi che appaiono e scompaiono, che vivono ai margini della società e prendono le briciole che i grandi vogliono lasciar cadere per poterli manipolare.

12 settembre 2008

Nel bel mezzo della recessione...


La forte speculazione sui prezzi delle materie energetiche, spinta dalla crisi sui mercati finanziari, ha gettato l’economia dei Paesi in una fase di stagnazione economica molto pericolosa in quanto rappresenta una fase temporanea e immediatamente precedente rispetto all’ulteriore deterioramento delle condizioni che portano alla vera recessione. In altre parole, ciò che abbiamo visto sino ad oggi è stato solo l’inizio del declino dell’economia dei Paesi europei e degli Stati Uniti, creando una situazione ideale per parassiti e allibratori.

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi che i Paesi occidentali erano entrati in recessione, i recenti dati aggregati sull’andamento dei consumi, della produzione industriale e dei prezzi fanno maggiore chiarezza. La forte speculazione sui prezzi delle materie energetiche, spinta dalla crisi sui mercati finanziari, ha gettato l’economia dei Paesi in una fase di stagnazione economica molto pericolosa in quanto rappresenta una fase temporanea e immediatamente precedente rispetto all’ulteriore deterioramento delle condizioni che portano alla vera recessione. In altre parole, ciò che abbiamo visto sino ad oggi è stato solo l’inizio del declino dell’economia dei Paesi europei e degli Stati Uniti, creando una situazione ideale per parassiti e allibratori. Un primo dato allarmante giunge proprio dal mercato del petrolio dove un barile di Brent viene scambiato per 98 dollari, toccando il minimo da febbraio, mentre a New York il barile di greggio ha toccato i 102,58 dollari. Quotazioni senz’altro elevate, ma decisamente inferiori alle previsioni che stimavano rincari sino ai 200$, e una produttività a pieno regime. Una tale contrazione viene imputata dai bollettini finanziari all’apprezzamento del dollaro, ma lanciare tali analisi approssimative è davvero ridicolo, considerando che si è avuta una certa ripresa della moneta statunitense, ma non così decisiva.

Dopo aver sfiorato un controvalore con l’euro di 1,50, si attesta questa mattina a 1,41 lasciando fondamentalmente invariata la situazione sul mercato valutario, senza gravi ripercussioni sul movimento di capitali. Anche perché, parlandoci chiaro, la situazione sul mercato finanziario statunitense è davvero grave e preoccupante, essendo in piena recessione economica e industriale. Il salvataggio di Fannie Mae e Freddie Mac ha dato una boccata di ossigeno che è durata a malapena due giorni, prima di cadere nell’incubo del fallimento con il tracollo della Lehman Brothers, colpita gravemente dalla crisi dei mutui subprime e sprofondata in borsa e ormai vale solo 2,7 miliardi di dollari, contro i 40 miliardi di un anno e mezzo fa. Il Tesoro Usa è dovuto di nuovo intervenire per mediare tra un gruppo di possibili acquirenti, ripetendosi così quanto accaduto con il gigante Bear Stearns: la Fed allora promise 30 miliardi di dollari a JP Morgan per salvare la banca. Questo dunque dimostra che il mercato finanziario è ancora in crisi, le speculazioni finanziarie continuano e le banche falliscono, mentre la produzione industriale si ferma, e lo spettro della disoccupazione avanza persino nelle metropoli più ricche e avanzate. Allora, escludendo l’apprezzamento del dollaro e la ripresa del mercato finanziario, perché il prezzo delle risorse energetiche diminuisce nonostante l’intervento dell’OPEC? Ma soprattutto, perché le tariffe di luce e gas, nonché i prezzi e l’inflazione aumentano?

È chiaro che le forze che premono sul prezzo del petrolio non sono di natura valutaria o finanziaria, ma derivano dall’economia reale che pian piano, anche in maniera impercettibile, si ferma. E non parliamo solo degli Stati Uniti, ma anche dell’Unione Europea che nel mese di luglio ha registrato una riduzione dello 0,3% su base mensile, e su base annua un decremento dell'1,7%. La contrazione resa nota dall'Istituto di Statistica dell'Unione Europea (Eurostat), seppure prevista dagli analisti si è rivelata ben peggiore delle attese, in quanto è stata la più forte caduta congiunturale. Dei dati che spiegherebbero anche perché il tasso di cambio euro/dollaro ha forzato un nuovo livello al ribasso, scendendo sotto quota 1,40 e tornando ai livelli dello scorso anno pari a 1,39. Spicca inoltre la forte caduta sulla produzione di beni di consumo, sia di quelli non durevoli, ossia quelli della vita quotidiana, che di beni intermedi e beni strumentali. Dunque la produzione industriale sta diminuendo sempre più, in relazione alle forze economiche che avevano gettato l’economia in una fase di stagflazione ( si veda Inflazione e recessione: le Banche hanno già una soluzione ). L'aumento dei prezzi dovuto ad uno shock esogeno ( aumento del petrolio, crisi finanziaria, speculazioni) ha portato ad un iniziale aumento della produzione e dell’offerta di beni, che tuttavia non è stata recuperata dalla relativa domanda in quanto i salari hanno subito una continua erosione a causa dell’inflazione. La riduzione dei consumi sta così decretando il rallentamento della produzione industriale: le industrie chiudono rami di produzione, falliscono o delocalizzano.

In generale, la domanda di energia da parte dei grandi colossi industriali si sposta dai Paesi Occidentali, a quelli Orientali, i quali tuttavia non hanno ancora il potere "geopolitico" per influire sulle quotazioni borsistiche, tale che il prezzo del petrolio comincia la sua lunga discesa. È importante a questo punto ricordare che il rapporto Global Risks 2008, redatto dal World Economic Forum (WEF) discusso in occasione della conferenza annuale di Davos a fine gennaio, aveva avvertito sul rischio di recessione derivante da una caduta libera in seguito al raggiungimento del picco di inflazione( si veda Il WEF avverte sul possibile crollo dei prezzi ) . Siamo in realtà molto vicini al cuore della crisi finanziaria globale di questa "stagione 2008" che è iniziata con i record estremi del prezzo del petrolio, e sta finendo con il declino della produzione, per entrare in una piena fase di recessione.
L’impotenza dei Governi è evidente, visto che le tariffe per servizi, utenze ed energia, non accennano a dimuire, per non parlare poi dei tassi di interesse. La Banca Centrale Europea ha infatti deciso di mantenere invariati i tassi di interesse applicato alle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale, si legge in una nota, rimarranno invariati rispettivamente al 4,25%, al 5,25% e al 3,25%. È necessario in realtà, proprio adesso, una risposta delle autorità nei confronti dell’economia reale, che dia respiro alle imprese, che impedisca ulteriori fallimenti, l’erosione monetaria dei salari e guidi verso un’ottimizzazione degli sprechi e delle risorse "intelligente". Uno scenario che non sarebbe apocalittico se non vi fossero grandi gruppi societari che riescono a controllare il mercato generale del consumo, e quello industriale. Decidono selvagge colonizzazioni di ogni mercato con prospettive più favorevoli, ignorando le esigenze dell’economia sostenibile. Dinanzi a tali colossi, non basteranno i decreti "dei 100 giorni" che strappano piccole concessioni sulle dilazioni dei mutui o il blocco degli interessi, perché con la recessione non si scherza.

11 settembre 2008

La trappola del settarismo e l'usura del tempo

La nostra società è come uno specchio, un immenso cinema, dove per assistere alla sceneggiata si paga un biglietto e si diventa presto protagonisti. Nessuno però si attiene alle regole, cosicchè cerca di ribellarsi, trovando uno sfogo negli estremismi e nel settarismo. Ognuno costruisce la propria verità, tuttavia chi ritiene di possederla, in realtà ben presto ne diventa schiavo. In realtà, è difficile ribellarsi se il nostro tempo viene manipolato ed usurato, dopo che l'uomo ha inventato una macchina per combattere il pensiero: il Logiciel.

Cadere oggi nell'estremismo è molto facile, essere criminalizzati è un atto comune che proviene dall’essere parte del sistema. Questa nostra società è come uno specchio, o se preferite, un grande e immenso cinema, dove per assistere alla sceneggiata si paga un biglietto. Mentre i nostri politici, come attori da strapazzo, recitano i loro ruoli gridando in televisione tra uno spot e l'altro - prototipi dei modelli mediatici e di massa costruiti dalle società di comunicazione e dalle multilevel - gli uomini di spettacolo pubblicizzano le carte di credito, e i calciatori, simboli della italianità, diventando esempi di vita senza saper né leggere o scrivere. Il nostro piccolo cinema è fatto così da fotogrammi di speranze che vivacizzano una vita quotidiana, per cui esiste il mondo di un operaio che vuole diventare un grande capo, il povero che vuole diventare ricco, l'impiegata che vuole vincere il Superenalotto: tutti questi sogni, sono degni prodotti di registi che illudono le persone facendo loro credere che tutto si sistema senza che facciano mai nulla. Nessuno però si attiene alle regole, cosicchè cerca di ribellarsi, trovando uno sfogo negli estremi di destra e sinistra, nella politica "democratica", nelle sette - religiose o sociali - nelle multilivel, nel porno, nelle massonerie, nei titoli nobiliari fasulli, nelle associazioni. Ognuno costruisce la propria verità, tuttavia chi ritiene di possederla, in realtà ben presto ne diventa schiavo. I francesi rivoluzionari ci hanno insegnato che l’uomo lotta per Egalité-Fraternité-Liberté , dando a queste parole un grande significato, che tuttavia oggi vengono ripetute senza capire il vero significato, come del resto per tutte le frasi storiche di uomini che, prima di noi avevano capito il significato della loro esperienza, nel tentativo di lasciare agli uomini del futuro dei precetti sulla base dei quali evolvere. Uomini che poi sono diventati quel popolino che non vuole ascoltare la verità, perché in fondo tutti la conoscono. Così, ad un certo punto della nostra storia si è avuto il crollo della nostra cultura, che ha distrutto dei valori, per crearne altri, sostenuti dall’avvento dell’informatica, che ha creato un nuovo concetto di lavoro e di tempo basati sulla virtualità. Chiunque sappia muovere dei tasti oggi può diventare una qualsiasi persona, in virtù del fatto che ha un programma in grado si sostituire le lacune del suo pensiero e delle sue capacità, proprio come l’introduzione della macchina a vapore sostituì le braccia umane. Qualcuno lo definisce software, a me piace chiamarlo "Logiciel", ossia con il suo vero nome, costituito a sua volta da due parole "logica e materiale". Queste due parole, nel 1974 si unirono e diedero vita alla commercializzazione del Logiciel, una struttura immateriale, che non si usura, che si può usare da solo oppure simultaneamente. Da allora il mondo cominciò a trasformarsi in maniera innaturale, ossia cominciò ad usurare il tempo, manipolando lo spazio temporale in cui svolgere le nostre attività. Il concetto di popolazione si è trasformato in utenza, importando sistemi di vendita e di credito diversi, mentre la produttività è divenuta velocità nell’elaborazione di dati, e la competitività nella riduzione dei tempi di risposta di un servizio. All’avvento della stessa informatica e del web sta spazzando via le tipografie, i nostri giradischi, il videoregistratore, affondando ben più profondamente le sue radici, sino a cambiare radicalmente il nostro aspetto sociale. Potrei fare tanti esempi, e raccontarvi tanti episodi, ma il mio tempo da dedicarvi è solo questo, perchè voi stessi non avrete il tempo di leggermi; senza che possiate deciderlo tutti noi siamo prigionieri di questo cronometro. Dopo gli attentati dell'11 settembre, si è aperta una voragine sul mondo, ossia la lotta al terrorismo che ha costretto gli Stati a firmare leggi di controllo di massa, dietro il ricatto delle multinazionali, società che da anni finanziano i cosiddetti dittatori e politici, per poi sabotare la pace e creare nuove guerre. Tutti noi siamo coscienti di quanto accade, e diversi sono stati i tentativi di definire questo "andamento controllato degli eventi", ipotizzando l'esistenza di "governo mondiale", "Bilderberg", "massonerie" o "rettiliani". Tuttavia, il punto non sta nel definire chi sono e come operano, cosa dicono e cosa hanno fatto, ma rendersi conto che costantemente il nostro tempo è manipolato, controllato tramite sistemi informatici di intelligenza artificiale. Le multinazionali sanno come non pagare e far fallire i loro fornitori, per cui riescono a mantenere la soglia della sostenibilità economica per un imprenditore ed un operaio, per un comune ed unico mortale. Oggi il mondo va nella monetica, cioè nella moneta elettronica, e chi oggi decide e controlla i sistemi che gestiranno "questo bene immateriale" avrà un grande potere. Si nasconderà dietro sistemi informatici, e saranno al di fuori di ogni tipo di controllo "materiale": se la Tim oppure la Vodafone considera un minuto di telefonate 30 secondi nessuno potrà controllarli, e quindi come possiamo noi controllare questo cinema. Tutti noi siamo gli spettatori all’interno di questa multisala. Noi gente del popolo entriamo in questa immensa sala e ci godiamo il nostro spettacolo, ben sapendo che conosciamo solo gli attori ma non i registi, non chi si nasconde dietro tale immensa struttura, ossia chi decide il palinsesto, riscuote i soldi e chiede di vendere solo i suoi prodotti all’interno della sala. A questo punto è troppo facile per i nostri "patrioti rivoluzionari" cadere nella trappola del settarismo, per essere derisi dal pubblico della sala che vuole continuare a vedersi il suo spettacolo. È ovvio che il ribelle diventa anch’esso parte dello spettacolo, come fuoriprogramma, in quanto verrà sempre ricordato come quello che è stato cacciato dal cinema. Anche chi la pensava come il nostro rivoluzionario si rifiuterà di parlare con lui, perché avrà paura di essere deriso e cacciato a sua volta. Viene isolato e diventa prigioniero di sé stesso, perché per farsi ascoltare deve fare qualcosa; sa bene che "i media sono pronti a pubblicizzarlo", ma in questo modo avrà solo un giorno di gloria, e poi un altro giro e un'altra corsa. Come le guerre… "altro soldato morto, altra medaglia". Il nostro rivoluzionario ha infatti capito che fermando lo spettacolo, e interrompendo il flusso del tempo come stabilito dal regista ha la possibilità di vedere scorrere gli eventi in maniera diversa. Un traguardo alquanto vano, se tutto il resto del pubblico resta immobile e istupidito. Rubando il tempo alle persone, sono riusciti a manipolare le masse, a renderle controllabili su vasta scala, in virtù delle leggi dei grandi numeri. Le persone se non hanno tempo non pensano, e dunque non sono motivo di preoccupazione dei grandi demiurghi dello spettacolo. Noi esseri umani siamo stati concepiti in quest'ordine di tempo e di vita quotidiana, e dunque qualsiasi cosa cerchiamo di fare per dirottare gli eventi e fare la nostra rivoluzione, per forza di cosa cadiamo nel settarismo e saremo isolati. Purtroppo questa trasformazione sta avvenendo e noi non possiamo fare nulla, perchè qualsiasi cosa facciamo siamo semplicemente complici dello stesso sistema, che prevede all’interno dello spettacolo un fuoriprogramma divertente e insolito. Il tempo necessario per capire cosa accade non lo abbiamo, d’un tratto siamo vecchi e stanchi. Solo l'evoluzione del tempo temporaneo pian piano cambierà le cose e non ce ne accorgeremo. Personalmente, della politica non mi sono mai fidato, mi fido solo dei ladri e dei criminali perché almeno sono di parola. Non mi piacciono le feste e le commemorazioni. Guardo i telegiornali come se fossero delle Telenovele, mi piace camminare senza una meta, e non accorciare mai la strada. Sono un uomo libero perchè non ho voluto essere nessuno, vivo con la gente che mi piace. I miei vecchi amici lavorano dalla mattina alla sera, e non hanno il tempo di alzare un telefono, ma quando mi vengono a trovare giurano di cambiare; in verità non lo fanno mai. Molti vogliono fare affari, altri vogliono fare le rivoluzioni. Io non voglio fare nulla, semplicemente desidero guardarmi questo spettacolo per dire io c'ero. Sappiate infatti, che quando gli spettatori di quel cinema hanno litigato come una grande rissa, facendo volare le sedie, una giuria con un gruppo di testimoni che avevano partecipato alla baruffa, hanno indicato un uomo, definendolo il responsabile del danno, mostrandolo dinanzi a tutti come se fosse un mostro. A quel punto hanno creato Tribunali Internazionali e Commissioni di Inchiesta, per dare un altro spettacolo, ma nessuno ha mai arrestato un registra a quanto mi risulta. Effettivamente, combattere contro l’egoismo è impossibile, e molti cercano di risolvere i problemi con la pace armata, quando anni fa i kamikaze facevano colare a picco le navi americane. Cosa non va in questo mondo? Chi ha rubato la storia, la verità della Bibbia, sapeva che avrebbe dato origine a questa Babele. Chiedetevi dunque chi siamo e da dove veniamo, perché la libertà è dentro di noi: essere o non essere, è questo il problema.


10 settembre 2008

Holbrooke va in Kosovo, ma non convince

Richard Holbrooke si reca in Kosovo per incontrare dirigenti, politici e ricercatori del Kosovo per parlare dello economico e sociale della città. La sua missione in Kosovo, all’indomani del riconoscimento di Abkhazia ed Ossezia del Sud da parte della Russia, è un tentativo di Washington per ribadire la propria presenza e fare un piccolo sopralluogo sulla sua piccola colonia rubata alla Serbia, in un momento in cui si teme molto per il prosieguo del riconoscimento a livello internazionale.

L’ex inviato degli Stati Uniti nei Balcani Richard Holbrooke ha terminato oggi la due giorni in Kosovo, durante la quale ha incontrato dirigenti, politici e ricercatori del Kosovo per parlare dello economico e sociale del Paese. Il suo viaggio in Kosovo, all’indomani del riconoscimento di Abkhazia ed Ossezia del Sud da parte della Russia, è un tentativo di Washington per ribadire la propria presenza e fare un piccolo sopralluogo sulla sua piccola colonia rubata alla Serbia, in un momento in cui si teme molto per il prosieguo del riconoscimento a livello internazionale. L’architetto dell’Accordo di Dayton e della "pace" all’interno della Bosnia, vero e proprio capolavoro di balcanizzazione, ha incontrato il Presidente Sedju e gli altri cosiddetti "dirigenti", riformati e messi a nuovo dai consulenti PR e di marketing dopo la militanza nell’Uck. Basti pensare che ha incontrato a porte chiude, in uno degli alberghi di Pristina, anche con il capo del Partito d'opposizione, Alleanza per il Futuro di Kosovo, l’ex generale dell’UCK Ramush Haradinaj e da poco liberato dal Tribunale Internazionale dell’Aja dopo le sue accuse di crimini di guerra contro il popolo non-albanese in Kosovo.

La sua missione, dunque, è stata quella di rassicurare il popolo kosovaro che non vi è nulla da temere per il futuro del Kosovo e ribadire l’impegno statunitense nel portare a termine il progetto iniziato lo scorso settembre. Nel suo discorso tenuto dinanzi ai membri del Parlamento, fa un rapido excursus degli eventi recenti in Kosovo, ponendo in primo piano "i suoi sforzi per mettere pace in Kosovo e nella regione, durante il regime di Milosevic", auto-celebrandosi come missionario di pace, quando è stato sempre un emissario di guerra. Innanzitutto chiede all’Unione Europea di non aprire le porte alla Serbia fin quando non accetterà l'indipendenza del Kosovo, e così afferma: "Se la Serbia vuole entrare nell'UE, potrà farlo solo sulla base di un accordo di piena comprensione riconoscendo il Kosovo come indipendente. In caso contrario l’Europa farà il grande sbaglio di portare all’interno della Comunità grandi contrasti interni". Ovviamente gli Stati Uniti temono sempre che l’amministrazione del Kosovo, e dei suoi rapporti di coesistenza con la Serbia, vengano decisi sulla base dell’intermediazione di Bruxelles, temendo così di perdere la sua posizione nei Balcani. Holbrooke ha negato inoltre ogni parallelismo tra Kosovo e Ossezia del Sud e Abkhazia, spiegando che "la Russia si è impadronita di una parte del territorio della Georgia", al contrario nel caso del Kosovo "USA, Onu e UE hanno rimesso l’amministrazione della regione alla Comunità Internazionale dal 1999 al 2008, e il Kosovo ha proclamato l'indipendenza dopo che la Russia ha bloccato con il veto il piano Ahtisaari". "Quello che ha fatto il Kosovo è stato totalmente corretto", afferma perentorio, cercando in ogni modo di segnare le dovute distinzioni tra i due casi, anche per nascondere l’incoerenza e la contraddizione degli Stati Uniti dinanzi ai principi di "auto-determinazione" dei popoli.

Sminuisce la criticità del momento, e afferma che il ruolo della Russia e le sue pretese di ricattare l`indipendenza del Kosovo "minacciando la Georgia" sono una semplice manovra contro gli Stati Uniti. "I russi non si preoccupano di ciò che sta accadendo qui. Loro agiscono cosi perchè vogliono contro rispondere agli Stati Uniti d'America", simulando ancora una volta le intimidazione di una Guerra Fredda che non esiste. Cerca di tranquillizzare ulteriormente i kosovari sul problema del riconoscimento dell’indipendenza, definendo la quota di 46 stati un ottimo risultato "considerando la diplomazia aggressiva della Russia". Definisce l'indipendenza del Kosovo come un processo irreversibile, al di là delle pressioni della Serbia e della Russia, sul quale ha più importanza il riconoscimento dei Paesi limitrofi come Montenegro, Fyrom e Grecia. Avendo già ottenuto un riconoscimento da parte dei Paesi più potenti al mondo e confidando che lo stesso Tribunale Internazionale di Giustizia deciderà in maniera positiva, ha suggerito al Governo e alle sue Istituzioni di concentrarsi di più sullo sviluppo economico del Paese. “Più di 46 Stati vi hanno riconosciuto ormai e ancora altri vi riconosceranno. Sono certo che avrete ulteriori risultati durante l'Assemblea Generale dell’ONU, così come spero che i membri delle Organizzazioni islamiche e della Lega Araba apporteranno il loro contributo, ma prima di tutti la Macedonia e il Montenegro - afferma Holbrooke - . Non vi è alcun dubbio che aumenterà il numero degli Stati che approveranno il riconoscimento, al di là della decisione che prenderà il Tribunale Internazionale di Giustizia. Ma quale decisione credete che prenderà? È ovvio che confermerà la vostra decisione, e sono convinto che deciderà in vostro favore", afferma Holdbrooke rivolgendosi ai kosovari.

Cerca a questo punto di attirare l'attenzione dei dirigenti sullo sviluppo economico del Paese trovandosi in una situazione economica molto frangibile e vulnerabile. "I vostri avversari si aspettano che vi indeboliate economicamente. Non vi potranno violare dal punto di vista politico, perché siete un Paese indipendente, e per la prima volta nella vostra storia è una verità irreversibile. Però la vostra economia è fragile", esclama Holbrooke. Da parte kosovara, il ruolo di Holbrooke è stato mirabilmente lodato, definito come straordinario, "in momenti chiave e molto sensibili". "Con piena ragione lo definisco come una parte attiva della storia del Kosovo e del suo futuro - ha detto il Presidente Fatmir Sejdiu continuando - ho informato l’inviato americano che stiamo lavorando seriamente per l'implementazione di tutti i criteri democratici, per la nostra visione sull'Unione Europea e la NATO e sui rapporti speciali con gli Stati Uniti, nonché sui nostri tentativi ad intraprendere il reale sviluppo economico", afferma Hashim Thaci. Holbrooke analizza l’attuale situazione economica e afferma che le grandi risorse naturali non sono state ancora sfruttate al meglio, e occorre creare nuovi posti di lavoro nonché dare nuovi impulsi di sviluppo all’economia, ponendo particolare importanza all’integrazione all’interno degli occidentali. "Se non riuscirete a aderire all’Unione Europea entro 10 anni, sarete isolati per sempre", afferma Holbrooke descrivendo tale obiettivo di importanza vitale, da raggiungere cercando prima di ogni cosa di mettere da parte le distorsioni politiche interne, essendo ben conscio che la semplice indipendenza non ha risolto nessuno di tali problemi, mentre ne ha messa in evidenza altri.

Primo tra tutti il malessere interno, derivante dal sottosviluppo industriale ed economico, che prima aveva come alibi e capro espiatorio la Serbia e il regime di Belgrado, senza che nessuno abbia mai messo in discussione l’opprimente presenza della missione internazionale. Dinanzi all’evidente arresto nell’evoluzione diplomatica del Kosovo, dopo che molti Stati si sono rifiutati di riconoscere la sua indipendenza ed altri hanno nettamente respinto la validità dei suoi documenti di viaggi, negli ambienti di Pristina cresce sempre di più il malumore, l’insoddisfazione e l’inquietudine. I recenti eventi del Caucaso non hanno certo contribuito ad appianare le incomprensioni, come invece molti ritenevano, vedendo nel riconoscimento di Abkhazia e Ossezia del Sud un tentativo della Russia di rivedere la propria posizione anche sul Kosovo. In realtà così non è stato, in quanto non solo la forza politica sul piano internazionale della Russia è aumentata sempre di più, dinanzi alla totale impotenza della Comunità Internazionale - Ue e Stati Uniti innanzitutto - quanto ha ribadito più volte che l’indipendenza del Kosovo dovrà essere esaminata sia dal Consiglio di Sicurezza Onu che dal Tribunale di Giustizia Internazionale dell'ONU. È chiaro che Bruxelles non è in grado di arginare la predominanza della situazione, e lo si legge proprio negli occhi smarriti di Kouchner e nel sorriso beffardo di Medvevdev ascoltando le parole "robotiche" di Sarkozy.

09 settembre 2008

Altri dettagli sui noti fatti di Roma-Napoli


Vi proponiamo il volantino diffuso dai tifosi della Curva A del Napoli sui noti fatti che hanno preceduto lo svolgimento della partita di calcio tra Roma e Napoli. Pur condannando qualsiasi episodio di teppismo e di devastazione che arrechi danno a persone e a cose, riteniamo giornalisticamente corretto riportare tale documento.

E' giusto, secondo noi, usare il pugno duro con chi si è reso protagonista di tali deprecabili episodi, ma è altrettanto giusto non fare discriminazioni o applicare l'iniqua logica dei due pesi e delle due misure, mostrandosi inflessibili anche nei confronti di funzionari distratti e addetti alla sicurezza rivelatisi non idonei a gestire e ad organizzare eventi del genere. Il teorema, modaiolo ed onnicomprensivo, delle infiltrazioni camorristiche regge fino ad un certo punto. Le continue correzioni di tiro e le contrastanti versioni degli uomini delle forze dell'ordine e delle ferrovie, ci inducono a ritenere che qualcosa nell'organizzazione dell'evento sia andato storto. I cittadini, sulle cui spalle ricadranno i costi della giornata di follia, hanno diritto a conoscere la verità. Per questo motivo, dopo aver riportato dichiarazioni e i comunicati delle forze dell'ordine, per completezza d'informazione proponiamo ai nostri lettori il contenuto integrale del documento prodotto dagli ultrà partenopei. (E.F)

Rinascita Campania
«EGREGIO Sig. direttore, Sono Alessandro, un’esponente della curva A di Napoli Questo è il volantino distribuito alla nostra conferenza ai tg Per eventuali informazioni o interviste rimango a vostra disposizione. Distinti saluti»

Finalmente una trasferta...finalmente Roma! Sembra essere finito il tempo degli stupidi divieti, inaspettatamente abbiamo la possibilità di recarci nella capitale!Affrontare questa trasferta al meglio è la parola d'ordine, Noi Ultras abbiamo il diritto e, soprattutto, il dovere di gestire e di guidare la spedizione partenopea all'olimpico! Nessuna iniziativa personale, nessun atto di vandalismo, soprattutto nessun tentativo di viaggiare o di entrare allo stadio sprovvisti di biglietto...QUESTE LE NOSTRE REGOLE...chiunque abbia intenzione di non rispettarle "RESTI A CASA"...dobbiamo viaggiare uniti e con una sola linea di condotta! Ci muoveremo "TUTTI" in treno, macchine, bus organizzati, ed altri mezzi privati li sconsigliamo vivamente...dobbiamo fare quadrato ed essere un solo blocco umano che invaderà la capitale...nel nome di Napoli e della nostra curva ! L'appuntamento è per le ore10. 00 in Piazza Garibaldi.

Questo è il volantino distribuito durante la settimana per Napoli e provincia a tutti i tifosi del Napoli. Fino alla domenica mattina era stato elogiato da tutti i media, pubblicato su tutti i giornali, parlato nelle radio ed emittenti private e nazionali, compreso il giovedì sera a Sky durante la partita di Coppa Uefa. Da lunedì tutto è cambiato, quella maturità tanto elogiataci è stata decisamente contrariata... Da ultras maturi ed intelligenti siamo diventati...delinquenti, mafiosi. Drogati, teppisti, sequestratori e dirottatori di treni e passeggeri...e chi più ne ha più ne metta....le verità su ciò che è accaduto minuto per minuto le conoscono bene...il questore, la digos, la polfer...e soprattutto i dirigenti di Trenitalia ! Sapevano perchè c'erano! C’erano, quel venerdì mattina, in cui, mentre allo stadio si vendevano biglietti e noi ci occupavamo di mantenere l’ordine (operazione palesemente riuscita) , ci siamo recati nel grattacielo della stazione per l'esattezza sesto e undicesimo piano negli uffici organizzativi di Trenitalia... Conoscono bene quali erano le nostre intenzioni di organizzare un viaggio corretto con tanto di biglietti andata e ritorno... soprattutto conoscono molto bene quale fu la risposta secca di Trenitalia... "Con questi non ci vogliamo parlare neanche"...

E fu dal quel momento che capimmo che quella domenica sarebbe diventata una catastrofe. Onestamente credevamo andasse peggio...perchè molto peggio poteva andare, se non ci fossero stati gli ultras a controllare tutto. Passiamo al racconto attimo per attimo..
Quando Trenitalia si rifiutò di avere un colloquio con noi, erano presenti i dirigenti della polfer a loro volta in contatto telefonico con la Digos, neanche loro si aspettavano questa risposta ed informarono subito il questore... Li, iniziò il fallimento di chi dovrebbe mantenere l'ordine pubblico, perchè vedendo che erano stati venduti nel frattempo quasi 2000 biglietti della partita fecero finta di nulla.. Tanto il problema era nostro, solo nostro...come lo è ora che siamo stati puniti da chi non sa un briciolo di verità, vietandoci di seguire il nostro Napoli in trasferta per tutto l'anno. Giunti alla stazione alle 7:00 di domenica, noi ultras avevamo in tasca 390 biglietti acquistati già il venerdì mattina verso le ore 12:00 in un’agenzia di viaggi sita in Qualiano...la nostra piccola spesa per 390 biglietti di andata e ritorno dell'intercity con tanto di prenotazione obbligatoria, è stata di 15.600 euro... Oltre a noi erano stati acquistati quasi altri mille biglietti,ed è li che è nato il casino.

Trenitalia , nonostante ben sapesse che i posti fossero esauriti … udite udite, ha continuato imperterrita a vendere altri biglietti attraverso i distributori automatici preposti in tutte le stazioni, quindi tutti gli altri, anche non facendo parte della lista dei 390 biglietti avevano i tickets intercity quelli validi 24 ore e logicamente tutti volevano e potevano viaggiare insieme agli ultras su quel treno che sarebbe dovuto partire per le 9.24... Noi ultras abbiamo organizzato il filtraggio almeno dei nostri 400 tickets, ma ci tenevamo a fare questa cosa per far sì che non accadessero scaramucce che poi per i media sarebbero diventati " atti di guerra al binario 24" abbiamo dapprima lasciato passare per una fila alternativa tutti gli altri 250 passeggeri non tifosi e li sfidiamo a testimoniare il contrario aiutandoli anche per velocizzare i tempi a farli accomodare nelle loro carrozze. Finiti i 250 passeggeri siamo passati alla nostra lista... Nel frattempo il treno porta 2 ore di ritardo e ci sono ancora altri circa 700/800 tifosi in fila ma che per l'80% erano tutti muniti di biglietti e le casse di Trenitalia lo sanno bene... molto bene... una signora arrabbiata scende dal treno vedendo alcuni dei nostri responsabili parlare con il questore e i responsabili di Trenitalia inizia a gridare ad alta voce : "siete voi che non sapete organizzare, voi istituzioni e Trenitalia sapevate bene che c'era la partita e che arrivassero i tifosi non potevate organizzarvi prima con un treno solo per loro o aggiungendo le carrozze? vergognatevi tutti questa è l'italia"....

A questo punto uno dei nostri sfortunatamente è colpito da un malore e per accompagnarlo fuori la stazione dove lo aspettava un ambulanza il filtraggio della polizia è costretta ad aprirsi e qui tutti gli altri ne hanno approfittano per salire in treno, ma ripeto erano in fila da diverse ore ed ognuno col biglietto singolo, questo è sicuro...i giornalisti a quel punto presenti e nascosti nei pressi dei binari, colgono "giustamente" l’occasione di far rimbalzare la notizia degli "assaltatori"...del binario 24, non conoscendo un minimo dei fatti...vedono bene però che un imbecille tifoso del Napoli con il treno fermo attua il freno d'emergenza a quel punto gli ultras lo prendono per l'orecchio e per lui "espulsione"! Trasferta finita in tempo record! Tutto questo davanti agli occhi del questore e di tutti i presenti! Siamo pienamente consapevoli che facciamo parte di una città con alto tasso d'ignoranza e condanniamo quei piccoli danni fatti al treno; anche se c'è da dire che la massa in quel treno non ci permetteva di respirare e più volte quell 'intercity ha fatto 5/6 minuti di sosta sotto gallerie scure, veramente era impossibile muoversi e controllare tutte le carrozze , ma comunque condanniamo quell'unico vetro rotto perchè se rivedete attentamente le immagini quello è sempre lo stesso vetro...non capiamo come si arrivi a quota 500.000 euro di danni...(tra l’altro comunicato dopo un’ora e mezza , di domenica 31 agosto…) condanniamo anche quei cretini che per aprire le porte dei bus nel tragitto stadio hanno stracciato i fili elettrici all'interno.

Noi ultras come si legge nel volantino, "odiamo" gli atti di vandalismo, chi ci conosce lo sa bene.. Dopo l’inconveniente del nostro amico, tutti occupano posto sul treno ed il filtraggio della polizia si richiude: in fila rimangono ancora circa 150/200 tifosi tutti muniti di biglietti! Arriva il questore, ci sono due ore e mezzo di ritardo ed intelligentemente su nostro consiglio si decide di far scendere quei 250 passeggeri non tifosi, per farli salire sull'Eurostar delle 12.
Finalmente si parte con tre ore di ritardo siamo già stanchi ma la voglia di andare all'olimpico è più forte di tutto si arriva a Roma Termini dove le immagini hanno fatto il giro del mondo si scende dall' intercity come dicono in corteo cantando come avrete notato con aste di bandiere per una coreografia mai fatta...si decide di avanzare il passo come vedete nelle sole ed uniche immagini video perchè purtroppo era già finito il primo tempo. Arriviamo fuori la stazione come avrete visto nelle solite immagini senza sia successo un minimo di danno, un minimo di scontro, senza che nessuno torcesse un capello ad un passeggero, a Roma Termini ci aspettano 25 pullman. E la polizia di Roma dobbiamo dire per la prima volta e unica credo, capisce che non si poteva più perdere tempo e ci permette senza controllare nessuno di farci andare velocemente all'olimpico dove però all'entrata qualcosa fallisce perchè ci ritroviamo difronte un pò di Romanisti all'interno della curva nord che provocano e inizia un piccolo lancio di oggetti ma li non c’è stata nessuna guerra, nessuna sparatoria, nessun morto...al contrario di quanto si è voluto far credere. Inizia il secondo tempo il Napoli perde e noi entriamo tutti e 3000, il tifo è incessante i cori e tutto il calore trasformano il Napoli...che prima pareggia poi prova a vincere , per poco non si fa il colpaccio contro una delle compagini più forti d'Europa...

Finisce la gara tutti stanchi e felici ricevono le maglie dei guerrieri azzurri. Si ha tanta sete non c'è da bere all'olimpico, tranne una fontanina in campo che è "assaltata" come dicono i media dai partenopei che in 2 ore soli nello stadio con circa 25/30 stewards in campo non recano minimo danno oltre al consumo d’acqua ...ci saranno le prove tv per questo? Si esce dallo stadio alle 19, i bus ci riportano alla stazione e i poliziotti inferociti dalle notizie che per tutta la giornata hanno visto di napoletani camminare e far tutto ciò che si voleva a Roma. Iniziano a comportarsi male anzi come da 20 anni a questa parte violentemente, immotivatamente questo perchè non lo fanno vedere i video? Arresti alla cieca di brava gente che stava avanti col biglietto singolo per salire sul treno del ritorno, dove pian piano suddivisi in 3 treni, facciamo ritorno a Napoli verso mezzanotte.

Il risultato?...notizie stravolte e trasferte vietate per tutto l'anno... Un poliziotto gridava “siete caduti in una grande trappola...” . Si può pensare che era stato tutto studiato a tavolino. Infine teniamo a precisare che questo non è nessun atto di vittimismo per gli errori che senz’altro ci sono stati, siamo pronti a pagare con le nostre facce come da anni siamo abituati , ma che pagassero tutti, compresi colletti bianchi e alte cariche dirigenziali, in primis quelli che per mestiere si curano del disordine...scusate dell'ordine pubblico... Sono anni che gli ultras partenopei perseguono con estremo impegno la possibilità che Napoli ed i napoletani abbiano una grande squadra per una grande tifoseria ! La nostra città non ci giudichi!.

CURVA A

08 settembre 2008

La Corte Europea condanna l'anti-terrorismo



La Corte di Giustizia Europea ha annullato la decisione dei Governi Europei del blocco dei fondi e delle proprietà di Yassin Adbullah Al Kadi, sceicco saudita accusato di aver finanziato con la sua attività l'organizzazione terrorista di Al Qaeda. Di consegnenza tutti Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e Spagna - e di conseguenza tutti gli altri Paesi Europei - dovranno ritirare i loro provvedimenti di sequestro e pagare la metà delle spese processuali. "Il diritto di difendersi, in particolare il diritto ad essere ascoltato e il diritto alla riesamina del processo non sono stati rispettati", afferma la sentenza della Corte.

La Corte di Giustizia Europea ha annullato la decisione dei Governi Europei del blocco dei fondi e delle proprietà di Yassin Adbullah Al Kadi, sceicco saudita accusato di aver finanziato con la sua attività l'organizzazione terrorista di Al Qaeda. Yassin Al Kadi, era stato infatti segnalato dalle autorità investigative internazionali come ricercato per aver finanziato Al Qaeda, chiedendo così alle autorità locali di imporre il blocco dei suoi conti correnti bancari e il sequestro dei suoi beni, nonchè il congelamento delle sue attività. Il suo nome infatti compariva nella lista dei finanziatori storici dell'organizzazione di Bin Laden, del terrorismo internazionale, e persino delle attività terroristiche in Bosnia Erzegovina. Si veda infatti l'archivio di documenti del Dossier Al Qaeda.
Per lungo tempo, Al Kadi ha portato avanti una battaglia legale affermando l’illegalità della sentenza emessa non da una Corte di Giustizia, da autorità amministrative su ordine dei Governi. Da parte loro, i Governi hanno sempre difeso la legittimità dei provvedimenti affermando che l’azione rientrava nel quadro delle leggi anti-terroristiche e delle politiche di lotta al terrorismo

La notizia della decisione della Corte Europea che difende la posizione di Yassin Al Kadi e condanna i Governi occidentali, sembra che non abbia scosso molto i media, che hanno ignorato e occultato l’accaduto. Ovviamente, all’epoca del sequestro delle sue proprietà, fu montata una vera e propria campagna mediatica contro Al Kadi, come finanziatore di Al Qaeda e dunque come un terrorista. Effettivamente l’affronto è davvero grande, considerato che Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e Spagna - e di conseguenza tutti gli altri Paesi Europei - dovranno ritirare i loro provvedimenti di sequestro. La sentenza delle toghe nere ( si veda sentenza del 3 settembre Causa C-402/05 P ), afferma infatti che il blocco delle proprietà dovrà essere revocato visto che è stato preso in evidente contraddizione con il diritto legale del saudita Yassin Al Kadi a difendersi dalle accuse che gli sono state fatte. "Il diritto di difendersi, in particolare il diritto ad essere ascoltato e il diritto alla riesamina del processo non sono stati rispettati", afferma la sentenza della Corte stabilendo che "le sentenze del Tribunale di primo grado delle Comunità europee...sono annullate", che "il regolamento (CE) del Consiglio 27 maggio 2002, n. 881- che impone specifiche misure restrittive nei confronti di determinate persone ed entità associate a Osama bin Laden, alla rete Al-Qaeda e ai talibani e abroga il regolamento (CE) n. 467/2001 che vieta l’esportazione di talune merci e servizi in Afghanistan, inasprisce il divieto dei voli e estende il congelamento dei capitali e delle altre risorse finanziarie nei confronti dei talibani dell’Afghanistan - è annullato nella parte in cui riguarda Al Kadi e la Al Barakaat International Foundation". Condanna inoltre Il Consiglio dell’Unione europea e la Commissione delle Comunità, nonché i Paesi inclusi in questo caso a pagare la metà delle spese giudiziali del processo.

"Gli obblighi imposti da un accordo internazionale non possono avere l’effetto di compromettere i principi costituzionali del Trattato CE, tra i quali vi è il principio secondo cui tutti gli atti comunitari devono rispettare i diritti fondamentali, atteso che tale rispetto costituisce il presupposto della loro legittimità". Così la Corte di Giustizia annulla un regolamento comunitario che recepisce una risoluzione del Consiglio di sicurezza ONU nella parte che va a ledere dei diritti fondamentali, che sembrano così appartenere ad una sfera di diritto ben superiore. La Corte afferma infatti che il blocco dei beni è stato imposto senza dare al richiedente la possibilità di presentare la sua posizione in relazione alle accuse, violando il suo diritto alla difesa, in particolare del diritto al contraddittorio e del diritto ad un controllo giurisdizionale effettivo, in seguito alle misure di congelamento di capitali imposte proprio dal regolamento n.881 del 2002. Sembra dunque che la Commissione Europea debba fare un passo indietro, e divedere la sua legislazione "sovranazionale" per un cittadino saudita che ha contestato l’illegittimità di un regolamento comunitario, fino a creare un’eccezione del tutto sui generis, ma che comunque costituirà un importante precedente.

L'amministratore delle proprietà di Al Kadi in Albania, Hamzeh Abu Rayyan, ha già fatto sapere in una nota inviata ai media che "anche se l`Albania non è ancora un Paese membro dell'UE, la sentenza giudiziale della Corte di Giustizia Europea è obbligatoria anche per lo Stato Albanese". Rayyan chiede che siano revocate le decisioni sia del Tribunale per i Crimini Gravi che del Ministero delle Finanze, che ha stabilito la confisca dei beni di Yassin Al Kadi in Albania. Infatti, secondo i suoi legali, il Ministero delle Finanze ha bloccato tutti i beni e le ricchezze dello sceicco Saudita in Albania, senza tuttavia nessuna sentenza da parte di un Tribunale. Improvvisamente e senza alcuna documentazione regolare, vi è stato infatti un subentro nella proprietà dei beni da parte dell'Agenzia dell'Amministrazione dei Beni Sequestrati e Confiscati. Così, dopo la sentenza della Corte Europea, i legali di Kadi hanno avvertito che passeranno ad una vera e propria battaglia legale per liberare le proprietà dello sceicco, poste ora sotto il controllo di altri soggetti illegalmente. Il caso di Yassin Al Kadi consente infatti di osservare come spesso la lotta contro il terrorismo rappresenta un’arma nelle mani di entità economiche per appropriarsi indebitamente di grandi ricchezze, legalizzando così delle vere e proprie truffe. È chiaro infatti che il sequestro dei beni di Al Kadi in Albania, se da una parte rappresenta l’esecuzione di un ordine partito dagli Stati Uniti mascherato come impegno "nella lotta al terrorismo per l’integrazione euro-atlantica", dall’altra è un’appropriazione indebita ad opera delle entità che hanno guadagnato dall’operazione. Lo scandalo contro lo sceicco Al Kadi - che ha costruito a Tirana le famose Torri Gemelle dell’Albania (nella foto) - sembra proprio che sia stato montato per "derubarlo" delle sue ricchezze, e ora dopo una lunga lotta legale, dovranno restituire ogni cosa.

L'intero castello delle norme anti-terroristiche cade, in fin dei conti, su delle procedure burocratiche definite lesive del diritto alla difesa del singolo individuo: una vera beffa se si pensa alla complessità del quadro normativo non solo europeo ma anche internazionale, ispirato alla logica diabolica della prevenzione del terrorismo. Yassin Al Kadi riesce infatti a mostrare il punto debole di un sistema profondamente sbagliato, e allo stesso tempo mette in evidenza il volto oscuro dell'anti-terrorismo, quello che condanna gli Stati "canaglia alla morte", i popoli alla guerra, i cittadini al carcere e all’espropriazione delle loro ricchezze. Si indaga oggi sul finanziamento ai terroristi, ma mai in passato sono stati fatti i dovuti controlli sui fondi che da Stati Uniti e Svizzera giungevano nei Balcani, nel Vicino Oriente e nel Medio Oriente, per finanziare guerriglie, rivoluzioni interne agli Stati e l’avvento di Governi sostenuti dall’Occidente. Dietro le leggi di lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo vi è una strategia di controllo dei flussi di denaro e del movimento delle masse, al fine di costruire base di dati dall’importanza strategica per le entità economiche e per i progetti geopolitici.

05 settembre 2008

Dalla Bosnia partivano armi per la Georgia


Viene annunciato dai media serbi, sulla base di alcune informazioni giunte dall’intelligence russa, che il Ministro della Difesa della Bosnia Erzegovina ha approvato l'esportazione di armi, attrezzature militari e merci per vari usi bellici verso la Georgia, nove giorni prima dell’attacco contro l’Ossezia del Sud. Prende forma l’ennesimo scandalo di traffico di armi che dai Balcani giunge in Georgia, passando attraverso contractor e organizzazioni occidentali. In realtà, questo fenomeno, ha delle profonde radici nella storia recente della ex Jugoslavia, teatro di guerre, di contractors paramilitari e di finanziamenti illeciti ai guerriglieri ribelli.

L’operazione triangolare del traffico d’armi che si è snodata intorno alla società fantasma Edvin Ltd come primo intermediario nel traffico di armi tra Albania e Afghanistan, la società di Stato albanese MEICO e la AEY Inc. contractor del Pentagono, ha avuto i suoi capri espiatori ma non i suoi veri colpevoli. I complicati intrecci tuttavia sembrano non finire portando allo scoperto nuovi scenari, che coinvolgono la Bosnia in maniera più diretta. Viene infatti annunciato dai media serbi, sulla base di alcune informazioni giunte dall’intelligence russa, che il Ministro della Difesa della Bosnia Erzegovina ha approvato l'esportazione di armi, attrezzature militari e merci per vari usi bellici verso la Georgia, nove giorni prima dell’attacco contro l’Ossezia del Sud. Sulle pagine dei giornali giunge la copia del documento ministeriale che ha ad oggetto "Approvazione esportazione", in base al quale il Ministro della difesa bosniaco, Selmo Cikotic, autorizza il Ministero del Commercio estero ad esportare il 31 luglio 2008 circa 66.000 scatole di proiettili dal calibro di 82 mm, nei confronti del Ministero della Difesa della Georgia. Il documento, firmato dal Vice Ministro della Difesa Marina Pendes, afferma che il Ministero del Commercio Estero della BIH approva la richiesta della UNIS Promex di Sarajevo per l'esportazione provvisoria di armi ed attrezzature militari, da parte della Imex Group di Ostrava, Repubblica Ceca.

Dunque, in piena crisi nel Caucaso, prende forma l’ennesimo scandalo di traffico di armi che dai Balcani giunge in Georgia, passando attraverso contractor e organizzazioni occidentali. In realtà, questo fenomeno, ha delle profonde radici nella storia recente della ex Jugoslavia, teatro di guerre, di contractors paramilitari e di finanziamenti illeciti ai guerriglieri ribelli.
Infatti, durante l'ultima guerra nel cuore della Jugoslavia, giunge in Bosnia ogni tipo di armi, anche attraverso contingenti umanitari, ben coperti dai veicoli della croce rossa, che nessuno poteva fermare. Pian piano, le quantità di armi presenti in Bosnia sono aumentate provocando una situazione di massima pericolosità, soprattutto all’interno della Federazione della Bosnia Erzegovina, che ha ricevuto dalla SFOR un maggior numero di armi per combattere contro l’esercito serbo, nel corso delle azioni svolte dal 1998 al 2006. Le armi illegali sono state pian piano requisite dalle autorità bosniache, sulla base di programmi per la sicurezza dei cittadini, divenuti poi degli strumenti legali per raccogliere armamenti da rivendere ad altri Stati in guerra. L’analista militare Gostimir Popovic conferma che il traffico di armi tra Bosnia e Paesi esteri, tra cui la stessa Georgia si protrae dal 1994, individuando i responsabili nella classe politica della Federazione e l’Agenzia di sicurezza privata americana, Military Professional Resources Incorporated (MPRI), che in quegli anni ha portato avanti il programma "Educare e equipaggiare". "Gli americani hanno visto che all’interno della federazione della BiH vi sono tantissime armi che potevano essere commercializzate, e in quel periodo la Georgia diventa un destinatario privilegiato, verso il quale partivano contingenti con il benestare dei Governi di allora", dichiara Popovic. Conferma inoltre che quel traffico di armi non si è mai arrestato, continuando sino ai nostri giorni, a ridosso del conflitto con la Russia, sotto il coordinamento dei Governi che si sono di volta in volta succeduti. Afferma così che i primi responsabili sono proprio Haris Silajdzic e Zeljko Komsic, grazie alla benedizione dei Ministeri della Difesa e del Commercio Estero. "Come prova evidente di tali fatti, sono sufficienti le smentite che il Governo della Federazione si è impegnata a trasmettere, per negare qualsiasi coinvolgimento con il traffico di armi verso la Georgia ancor prima della pubblicazione dei documenti da parte dei media. Credo che sarà molto difficile discolparli, in quanto i servizi segreti russi hanno prove certe sulle persone che sono state coinvolte, ed è questioni di giorni che la Interpol comincerà a chiamarli", ha aggiunto Popovic.

Lo stesso Ismet Bago, responsabile della produzione di armi all’interno della Federazione, ha affermato lo scorso anno che due società bosniache, BTN di Travnik e Pretis di Sarajevo hanno ottenuto un contratto con il Governo georgiano per la produzione delle armi dal valore di 20 milioni di KM. Oggi invece Ismet Bago cambia la sua versione dei fatti e afferma: "Posso assicurare che la Bosnia non ha prodotto mai nessun tipo di arma per la Georgia sotto alla mia supervisione di direttore, ma non posso dire lo stesso per il 2006, nonché per la vendita delle stessi armi pesanti che fanno parte di vecchi contingenti". Allo stesso modo si difende Miladin Miojcic, capo del Centro dell’Esercito militare della Bosnia, affermando che non esisteva nessun tipo di vendita di armi verso la Georgia, "ma teoricamente è possibile che le armi di fabbricazione bosniaca siano poi giunte in Georgia". "E’ possibile che alcuni Paesi che hanno acquistato armi dalla Bosnia le hanno poi rivendute alla Georgia, e solo in quel modo le armi potevano arrivare in Bosnia dalla Georgia, in quanto ogni elemento viene registrato con codici precisi e nessuno può venderli senza un accordo con i nostri Ministeri", afferma Miojcic.

Effettivamente, in linea puramente teorica, sembrerebbe un ragionamento logico, se non fosse che i Ministeri sono stati coinvolti direttamente nelle transazioni, nonostante le smentite che non vi è stata alcun tipo di esportazione tra il 2007 e il 2008. Eppure, alcuni quotidiani della Republika Srpka hanno pubblicato, in maniera chiara, un documento in cui chiaramente si distinguono le firme del Ministero della Difesa e del Ministro della difesa Selmo Cikotic, nonchè della sua Vice Ministro Marina Pendes, in calce al documento che autorizza la vendita tra Unis Promex di Sarajevo e il Ministero della Difesa georgiano di 66.000 munizioni. In particolare, il documento pubblicato dai media evidenza che, nove giorni prima dell'attacco georgiano contro l'Ossezia ossia il 31 luglio, il Ministro della Difesa Selmo Cikotic autorizza l'esportazione di armi dalla Bosnia alla controparte georgiana, tramite la Scout e la Unis Promex, ricorrendo alla ceca Imex Group di Ostrava come intermediario. "Considerando che la fornitura per esportazione non è in contrasto con gli interessi della politica della Difesa della Bosnia Erzegovina e i piani della difesa dell'esercito dello Stato BiH, riteniamo che il progetto possa attuarsi in quanto la nostra controparte è lo Stato della Georgia", viene indicato all’interno del documento.

Come replica immediata, Marina Pendes ha dichiarato ieri che non vi è stata alcuna esportazione, in quanto una simile operazione deve essere rilasciata dal Ministero della Difesa. La stessa smentita, stranamente, giunge nel mese di agosto, da parte dal membro della Presidenza bosniaca Haris Silajdzic e dal Vice Ministro alla Difesa Igor Crnadak. "Prima che un’impresa firmi un contratto di vendita di armi, occorre che sia rilasciato il permesso da parte del Ministero della difesa", da dichiarato Marina Pendes. Infatti, secondo la procedura legislativa, dopo aver ottenuto l’autorizzazione del Ministero della Difesa, del Ministero degli Esteri e del Ministero della Sicurezza, occorre avere anche l’autorizzazione del Ministero del Commercio Estero e dell’Economia della BiH, che dovranno a loro volta rispettare le procedure e gli accordi stabiliti da EUFOR. Contemporaneamente, giunge dal Ministero della difesa russa che la Bosnia si trova sull'elenco dei Paesi che vendevano armi alla Georgia pochi giorni prima dell’attacco georgiano. L'ambasciatore russo in Bosnia, Aleksandar Suvalov, ha dichiarato che le armi provenienti dalla Bosnia sono state vendute alla Georgia sin dal 2007.

Secondo i dati statistici, lo scorso anno la Bosnia ha venduto a vari Paesi armi per un valore di 38.478.949 euro, ma pare che in realtà si tratta di una cifra ben superiore, considerando che solo nel 2007 sono stati rilasciati circa 180 permessi per l'esportazione in circa 41 Paesi.
Più recentemente e precisamente l’11 giugno, come rilevato dai media, il Ministero della Difesa della Bosnia Erzegovina ha concesso tre autorizzazioni per l'esportazione, verso la Turchia, la Repubblica di Macedonia e l'Ucraina, nei confronti dell'azienda Unis Promex di Sarajevo. Due di tali autorizzazioni sono state firmate dal Ministro Cikotic, con riferimento ad una partita di munizioni di calibro 14,5 mm verso l’Ucraina, e di 100 000 pezzi di munizioni di calibro 14,5 DZ114 mm per la Macedonia: nelle due transazioni interviene la stessa società con nome diverso, rispettivamente la Specijalna oprema D.O.O. e la Info Protekt D.O.O. Skopje. Cikotic ha firmato il 15 giugno, insieme con il Vice Ministro Pendes, un permesso di esportazione alla Unis Promex verso la Turchia di 66.100 pezzi di munizioni di calibro 40 mm, il cui importatore era la Mechanical & Chemical Industries Corporation General Directorate di Ankara per il Ministero della Difesa turco.
Ancora, due mesi fa Cikotic continua a trarre un vantaggio dal progetto di disarmo della BiH, e autorizza la Pretis di Sarajevo a vendere armi al Ministero della difesa Albanese, rappresentato dalla società di Stato MEICO con l’intermediazione della società A&D International Trading di Tortola, nelle Isole Vergini, e la Montenegro Defence Industry ( Jugoimport Mont ) di Podgorica. La Pretis è stata inoltre autorizzata ad esportare armi in Egitto e Malesia, per la quale la Cementerian Petrahan faceva da importatore.

Inoltre sono state individuate altre operazioni in corso coordinate dal Ministero della Difesa e la Presidenza bosniaca, ossia cinque contratti di vendita di armi da parte della croata Scout ( 4 contratti, di cui 2 con la Federazione e 2 con la RS) e la bosniaca Unis Promex da Sarajevo. Sembra che la Unis Promex abbia firmato un solo contratto che, a causa dell'embargo esistente nel 2004 per l'esportazione di armi dalla Bosnia, non ha avuto una reale attuazione. È da notare che si tratta di due società inserite nella lista di Amnesty International per essere coinvolte nel traffico d’armi con Iraq e Afghanistan. A confermare i rapporti tra le due società è lo stesso direttore della Unis Promex Jasenko Maglajlija, precisando che ogni cosa avveniva con il benestare del Ministero della Difesa. "Dove siano state inviate le armi non so dirvelo con sicurezza, può essere verosimile che siano state inviate in Iraq e Afghanistan", afferma Maglajlija. Il Colonnello austriaco Ervin K. , ex ufficiale presso le truppe EUFOR, dichiara per la BBC che lo scorso anno le truppe internazionali dislocare in Bosnia, invece di distruggere le armi che hanno raccolto nelle operazioni di disarmo, hanno organizzato un circuito di traffico di armi. Afferma che direttamente sotto il suo controllo, sono stati smerciati 290.000 fucili verso intermediari esteri. Allo stesso modo, uno degli ex ufficiali dell’Onu ha affermato che in questo tipo di operazioni, che dissimulavano lo smantellamento delle armi, sono coinvolte società svizzere, americane e inglesi, che hanno organizzato centinaia di affari tramite le ambasciate in Bosnia con i suoi contatti militari e governativi. Adrian Wilkinson, ex responsabile britannico nel monitoraggio del programma del disarmo ONU nell’ex Yugoslavia ha dichiarato: "Si usano i siti web delle aziende private, broker società fantasma per trasferire le armi. Ciò in relazione al fatto che non possiamo sapere quale sarà l’ultimo utente". La società di trasporto aereo moldava Aerorom, inserita nella lista ONU per traffico di diamanti e di armi verso la Liberia e la Sierra Leone, faceva scalo presso la base militare americana di Tuzla in Bosnia: oggi la stessa società ha cambiato il suo nome in Jet Line International. Infine, Hugh Griffiths, investigatore di Amnesty International nel 2006 ha confermato un collegamento tra l’ambasciata americana di Sarajevo e il traffico di armi, affermando che molto aziende con cui avevano dei continui rapporti erano contractor del Pentagono, come le agenzie di sicurezza private Taos e CACI, coinvolte nella controversa storia con Abu Ghraib.

Come si può notare, il traffico di armi è costituito da un’infinita costellazione di società occidentali, società fantasma ed intermediari che, dietro la sponsorizzazione di Governi ed Istituzioni, fanno delle operazioni di disarmo, un vero circuito di riciclo per nuove guerre e nuovi profitti. La storia del traffico d'armi della Bosnia Erzegovina è nota ormai dagli anni '90 e in questi anni si sono succedute missioni internazionali e governi, ma le regole sono rimaste sempre le stesse. I nomi delle piccole società e i Ministeri dei Paesi più deboli servono, alla fine, solo per coprire i veri colpevoli che reggono i fili delle vite di interi popoli. Tuttavia, uno ad uno cominciano a venire alla luce i primi scandali dopo anni di saccheggi e di crimini, lasciando ancora una volta che siano i media a provocare altre guerre, in pieno stile dell'era della nuova guerra fredda.

Biljana Vukicevic

04 settembre 2008

Semi sterili in Albania: “Limagrain ha venduto semi certificati UE”


Dopo lo scandalo delle pannocchie di mais prive di chicchi, in Albania ci si interroga sulle cause nonchè sulle responsabilità dell'accaduto. Cadono le colpe ricadute sulle imprese serbe, mentre restano i dubbi sulla società francese esportatrice, la grande multinazionale Limagrain. Rinascita Balcanica ha interrogato la Limagrain su quanto sta accadendo in Albania e sulla posizione che intendono assumere in questo momento. "Non sappiamo al momento quale sia la causa precisa - dichiara un rappresentante della società - abbiamo inviato per questo dei nostri tecnici per esaminare le condizioni di coltivazione e i risultati del raccolto .

Il mancato raccolto per gli agricoltori albanesi e il sospetto dell’esistenza di una qualche complicazione legata ai semi, ha spiazzato l’intera opinione pubblica e le stesse Istituzioni dell’Albania. Vi sono ancora delle indagini in corso e non si è riusciti ancora ad identificare ciò che ha reso le pannocchie di mais completamente vuote, nonostante le piante apparivano sane. I media albanesi hanno cercato la probabile causa nelle società serbe che hanno grandi quote nel mercato dell’esportazione del grano, spingendosi persino ad ipotizzare che si era di fronte ad una sorta di sabotaggio da parte della Serbia. Un’ipotesi del tutto scartata, considerando che il mercato di forniture delle sementi, a livello mondiale, appartiene ad una ristretta cerchia di multinazionali che, nella maggior parte dei casi, tratta semi di natura transgenica.

Sotto stretta osservazione vi è infatti la società francese esportatrice delle sementi, la Limagrain, che ha inviato una squadra di esperti per studiare l’anomalia ed individuare il motivo per cui delle piante di mais sane hanno prodotto pannocchie prive di chicchi. "Non vi è alcun sabotaggio da parte della Serbia. In realtà vi è stato un problema tecnico agrario nella fecondazione dei semi forniti all’Agro-blend albanese, in una quantità pari a 900 sacchi di 15 chili ciascuno", risponde un rappresentante della Limagrain alle domande di Rinascita Balcanica. "Non sappiamo al momento quale sia la causa precisa - aggiunge - abbiamo inviato per questo dei nostri tecnici per esaminare le condizioni di coltivazione e i risultati del raccolto . Il prodotto che abbiamo venduto all’Albania è lo stesso commercializzato in tutto il mondo, mentre possono essere cambiate le tecniche di coltivazione. Per tale motivo si suppone che il problema riguardi le modalità di cultura, che hanno interferito nei processi di impollinazione, considerando che si tratta di semi che hanno bisogno di cure e metodologie specifiche".
Specifica inoltre la Limagrain che, essendo una società che opera in tutto il mondo, "il caso albanese sembra essere un caso particolare, visto che negli anni scorsi non è stato riscontrato mai questo tipo di problemi in relazioni ad altre coltivazioni." Alla richiesta se il Governo albanese abbia fatto delle verifiche e delle analisi prima della commercializzazione dei semi, lo stesso rappresentante non sa rispondere con sicurezza e afferma che "la vendita dei semi è stato un contratto privato tra una delle branch addette alla commercializzazione della Limagrain e la società di distruzione albanese Agro-blend". Ad ogni modo, prima della segnalazione della controparte albanese, avvenuta secondo quanto dichiarato dalla Limagrain intorno al 26 agosto, non è stata individuata alcuna anomalia nel raccolto.

Eppure, già a partire dal 10 agosto erano stati costatati i primi problemi sul raccolto dei cosiddetti semi sterili, ma il Ministero dell'Agricoltura ha preferito tenere nascosto il problema. Infatti la Direzione Regionale dell'Agricoltura, dell'Alimentazione e della Difesa dei Consumatori del Comune di Diber, aveva informato, attraverso un fax, il Ministero che "l`Ente Statale dei Semi non aveva incluso nella lista dei semi registrati per essere commercializzati, la varietà di mais “Aliseo”, usato da vari agricoltori albanesi". "Dalle nostre verifiche, sulla base del Bolletino EFSH 2008, è stato evidenziato che il seme non è stato registrato per essere commercializzato", afferma il titolare della Direzione, Maksim Hajrullaj. Successivamente, il 22 agosto, la Direzione Regionale di Elbasan aveva informato il Ministero che "dopo il 10 agosto, e precisamente nel periodo in cui le piante si sviluppano, è stato costatato dagli agricoltori che le spighe erano vuote, sebbene in apparenza sembravano normali". Nonostante il Ministero fosse a conoscenza di quanto stava accadendo nei campi albanesi, le autorità hanno preferito aspettare, fino a quando il caso era diventato troppo grave e troppo grande per essere nascosto.
Il coinvolgimento del Gruppo Limagrain è stato così inevitabile, perché i contadini non avevano mai visto delle piante di mais dare delle pannocchie senza granelli: lo stupore è stato sopraffatto dalla paura, dinanzi ad un episodio così innaturale. Sebbene i primi sospetti siano caduti sulle condizioni climatiche e ambientali, dai successivi controlli degli esperti agronomi è stato costatato che "la mancata riuscita della fase di impollinazione è legata a problemi genetici", e non climatici o ambientali, lasciando sospettare che si tratti proprio di semi geneticamente modificati. Sospetti che tuttavia sono comprovati da dati effettivi, che dimostrano come il mercato delle sementi sia innanzitutto controllato da grandi multinazionali, e che queste facciano largo uso di tecniche di manipolazione genetica.

Secondo quanto riportato dal rapporto Concentrazione dell'industria globale delle sementi (Gruppo ETC), a partire dal 2005, infatti, circa dieci imprese controllano metà del mercato mondiale delle sementi, dopo che abbiamo assistito in questi ultimi trent’anni ad una progressiva e lenta concentrazione della commercializzazione delle risorse alimentari: se prima esistevano più di 7000 imprese che possedevano non oltre lo 0,5% dell'intero mercato mondiale, nel 2003 dieci società sono arrivate a possedere il 49% . Dupont/Pioneer, Syngenta, Groupe Limagrain, KWS AG, Land O' Lakes, Sakata, Bayer Crop, Science, Taikii, DLF Trifolium, Delta & Pine Land, ma tra tutte vi è ovviamente la Monsanto. Oltre ad essere un leader nelle sementi transgeniche con la detenzione dell’88% delle quote, la Monsanto è la più grande impresa nel settore della vendita di sementi commerciali, assorbendo anno dopo anno le altre concorrenti come Advanta Canola Seeds, Calgene, Agracetus, Holden, Monsoy, Agroceres, Asgrow, Dekalb Genetics, e la divisione della Cargill. Dopo le scalate e le manovre finanziarie, che hanno contribuito alla concentrazione del mercato, si è assistito alla progressiva legalizzazione dei brevetti ed alla privatizzazione delle sementi, prima rigorosamente controllate dal settore pubblico sia nelle fasi di produzione che di distribuzione, fino alla privatizzazione della "certificazione" che decidono che tipo di sementi dovranno essere presenti sul mercato.
Le grandi multinazionali sono così giunte ad impossessarsi del potere di certificazione nonché di brevetto sulle specie vegetali, che pian piano sono state soggette ad una bio-selezione artificiale nonché ad una riprogettazione genetica. Oggi si parla infatti di bio-contaminazione delle sementi con specie geneticamente modificate, che hanno ormai preso di fatti il sopravvento al punto che diventa ormai impossibile ottenere delle coltivazioni da semi dalla genetica intatta. Molti sono stati i casi in cui le sementi contadine, nelle mani delle comunità rurali, sono state distrutte o decimate da virus "intelligenti", oppure da cause legali che per "utilizzo indebito del brevetto", immettendo invece sul mercato semi protetti da marchi e diritti di proprietà.

Occorre a questo punto osservare che, sebbene il mercato delle sementi sia controllato da multinazionali, le Istituzioni e i Governi restano ferme ed impotenti dinanzi alla distruzione della biodiversità e delle economie rurali caratteristiche di ogni parte della Terra. Al momento, infatti, la commercializzazione e la produzione di semi avviene nella piena legalità delle direttive comunitarie e degli standard decisi dal Wto, autorizzando l’entrata sul mercato delle specie geneticamente modificate e proteggendo i diritti di proprietà intellettuale. Il sistema agro-alimentare resta così incatenato ad enormi strutture economiche, burocratiche e legislative forti ed inattaccabili, che nel tempo sono riuscite a mimetizzarsi sempre di più. Per anni abbiamo lottato, e lottiamo tutt’oggi, contro gli OGM e la manipolazione della biodiversità, ma spesso ogni battaglia viene sistematicamente anticipata da una nuova direttiva o una diversa certificazione, che si è ridotta ormai alla "informazione trasparente per il consumatore". Al contrario non vi è alcun diritto per i contadini, per le imprese e la stessa popolazione, che subisce danni incalcolabili. Nel caso particolare dell’Albania, qualora si dimostri che il raccolto "sterile" è dovuto ai semi, la Limagrain riuscirà senz’altro a dimostrare che non sono state attuate delle tecniche adeguate e richieste da quel particolare tipo di sementa, e comunque che la produzione e la vendita di quel tipo di semi è avvenuto nel pieno rispetto delle norme e delle direttive dell’Unione Europea.

03 settembre 2008

Il Caucaso diventa una polveriera e la Russia sbaraglia i concorrenti


Mentre i riflettori sono ancora puntati al presunto conflitto russo-occidentale, dopo il netto taglio dato dal vertice straordinario di Bruxelles, la Russia perfeziona il suo piano per la messa in sicurezza delle autostrade dell’energia. La Georgia infatti perde il suo ruolo di strategicità nel Caucaso per divenire sempre più una polveriera, al contrario della Russia che rafforza i suoi rapporti con Uzbekistan e Azerbaigian, partners del gasdotto Nabucco.

Mentre i riflettori sono ancora puntati al presunto conflitto russo-occidentale, dopo il netto taglio dato dal vertice straordinario di Bruxelles, la Russia perfeziona il suo piano per la messa in sicurezza delle autostrade dell’energia. Come molti hanno osservato in questi giorni di guerra, la Russia ha consolidato la sua posizione su di una regione strategica che, a conti fatti, mancava all’appello della ragnatela infrastrutturale della Gazprom e che rischiava, nel lungo termine, di creare un mercato alternativo e concorrenziale rispetto a quello russo. La Georgia, che occupa una posizione radicalmente pro-occidentale, è infatti un mero intermediario territoriale nell'attuazione di un certo numero di progetti. Da un lato vi sono infatti i giacimenti del Mare Caspio, e dall’altro quelli del Mar Nero, divisi così da Azerbaigian, Georgia, Armenia: sui loro territori si diramano le pipelines Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC) finanziato dalla British Petroleum nonché dalla Banca mondiale e dalla Banca Europea, il gasdotto Baku-Supsa dal rendimento di 0,145 milioni di barili al giorno, le ferrovie che collegano i due porti petroliferi georgiani di Batumi (circa 0,3 milioni di barili al giorno) e di Kulevi (circa 0,2 milioni di barili al giorno) ed il gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum di 6,6 miliardi di m3 all'anno.

Il transito di gas da parte della Georgia ha cessato dopo la guerra in Ossezia del Sud, quando il 12 agosto, il trasporto del petrolio azerbaigiano con la conduttura Baku-Supsa è stato interrotto, ed attualmente viene esportato solo sulla tratta Baku-Novorossisk. Anche Il Kazakistan ha espresso la sua intenzione di orientare di nuovo il suo flusso petrolifero dei porti georgiani verso il suo mercato interno, per oltre un milione di tonnellate di combustibile strategico. Serik Bourkitbaiev, Presidente della società petrolifera nazionale KazMunaiGaz, ha dichiarato che, “benché il porto georgiano di Batumi sia restato intatto nel corso degli eventi nel Caucaso, e che nessuna azione sia stata diretta contro lui, la preoccupazione rimane".
Lo scoppio delle tensioni, d'altro canto, era inevitabile. Da tempo era ben noto che le relazioni tra Georgia e Russia erano ormai degenerate, dopo la presa di potere a Tbilisi nel gennaio 2004 del Presidente Mikhaol Saakashvili, che sin dai primi giorni ha dichiarato guerra aperta nei confronti di Mosca, annunciando le sue intenzioni di importare gas dall'Iran, Azerbaigian e l'Asia centrale per ridurre la sua dipendenza energetica dopo il forte aumento del prezzo del gas russo.

Tbilisi ha nel tempo cercato di prendere il controllo del gasdotto costruito tra Armenia e Iran - progettato per essere in futuro utilizzato instradare il gas iraniano verso la Georgia e l'Ucraina - ma, dopo un accordo concluso tra la stessa Armenia e la Russia, il gigante russo Gazprom ha ottenuto il controllo del gasdotto armeno-iraniano, decidendone così la gestione. Infatti il gasdotto viene calibrato in maniera tale da fornire energia all'Armenia - con un diametro di 70 m - ma senza essere in grado di esportare del gas in Georgia, che viene indirettamente esclusa. A questo punto si inserisce, strategicamente il BTC che va a sfruttare proprio la posizione strategica della Georgia e dunque il suo accesso sia alle strade del mare del Mar Nero che ai giacimenti del Mar Caspio. La Georgia, così, da una parte rafforza la sua infrastruttura portuale ospitando sempre nuovi terminal, e dall’altro sponsorizza la costruzione del BTC, che, con una conduttura di circa 1.700 km, permette di istradare un milione di barili al giorno dal mare Caspio fino al porto mediterraneo turco di Ceyhan, passando dall'Azerbaigian, la Georgia e la Turchia, facendo così fronte alle esportazioni di 4 porti del mare Nero dove è imbarcato il petrolio che transita per il sistema degli oleodotti russi.

È chiaro che dietro il riconoscimento dell’indipendenza delle regioni georgiane, nonché ex repubbliche sovietiche, vi sono motivi che vanno al di là della politica e del confronto con gli Stati Uniti. L’Abkhazia e l’Ossezia del Sud rappresentano un canale di accesso alla regione caucasica in netta concorrenza con la Georgia, che perde così il suo ruolo nel boicottaggio dei gasdotti russi. La loro strategicità, viene ancor più messa in risalto dal recente accordo raggiunto tra Russia e l'Uzbekistan per la costruzione di un nuovo gasdotto destinato alle esportazioni di gas turkmeno ed uzbeko. "E’ stato concluso un accordo per dare inizio agli studi di fattibilità in comune per la costruzione di un nuovo gasdotto sul territorio uzbeko per garantire la crescita del potenziale d'esportazione del Turkmenistan e dell'Uzbekistan - ha dichiarato Putin durante la sua visita - Vediamo che le prospettive di tale partenariato non cessano di crescere. Le intese sullo sviluppo del trasporto degli idrocarburi tramite gasdotti svolgono un ruolo importante non soltanto per la Russia e per l'Uzbekistan, ma anche per i vicini dell'Uzbekistan, in particolare per il Turkmenistan, nonché per i nostri partner, in particolare in Europa occidentale", conclude Putin.

Nel frattempo, la Russia prosegue i negoziati con l'Azerbaigian sulle consegne di gas e di petrolio, dopo che il vertice tra i due paesi tenutosi a giugno a Baku ha suggellato la loro cooperazione sulla base di un "memorandum d'amicizia e di cooperazione strategica" firmato tra i due stati. Di conseguenza, la Russia mostra la sua volontà ferma di diventare un acquirente ed un partner affidabile per l'Azerbaigian in materia di transito di idrocarburi, dopo che la Georgia è divenuta una pericolosa polveriera. Per cui, se sul piano diplomatico l’Unione Europea decide se escludere o meno la Russia dai negoziati bilaterali e dalla stessa Organizzazione del G8, dall’altra la Russia sferra un duro colpo al gasdotto Nabucco che aveva come partner privilegiato proprio il Turkmenistan e l'Azerbaigian, per poi sfruttare le reti esistenti che attraversano il Caucaso fino alla Turchia, come la linea Bakou-Tbilisi-Ceyhan. È ovvio che senza l'accesso al gas turkmeno, la fattibilità del progetto Nabucco è seriamente rimessa in discussione, dando così la possibilità alla Russia di rafforzare ancora più le sue posizioni sul mercato del gas in Europa e sul mercato mondiale del petrolio. In tale prospettiva sembra essere molto più importante una stabilizzazione della situazione politica in Georgia, al fine di riabilitare i progetti alternativi di transito energetico tra i due continenti.
Il sabotaggio dei progetti europei, dunque, è quanto meno chiaro, persino ai 27 capi di Stato riunitisi a Bruxelles, che hanno sapientemente deciso di conservare la Russia come partner strategico dell'Europa ed impedire una nuova tappa storica della guerra fredda, che in fin dei conti "non conviene a nessuno".

02 settembre 2008

Semi suicidi in Albania

Giunge nel cuore dell'Europa Orientale il cancro dei semi definiti suicidi perchè producono un raccolto sterile, destinato ad essere improduttivo negli anni successivi. Frutto delle manipolazioni genetiche di multinazionali come Monsanto, DuPont e Dow Chemicals, i semi suicidi producono un solo raccolto, ossia danno vita a frutti sterili, dai quali non è possibile estrarre dei semi per ricominciare il ciclo vitale: i coltivatori in questo modo sono costretti a rivolgersi ogni volta al suo fornitore per ogni semina.

Gli agricoltori albanesi protestano contro i "semi suicidi" che non danno raccolto, ma solo una distesa di vegetazione e migliaia di pannocchie vuote, con gravi danni alle piccole aziende, dopo inutili spese sia per la semina che per preparazione del terreno. Nel mirino delle polemiche, la Agro-Blend, la società albanese concessionaria della distribuzione dei semi,e la società francese esportatrice. Da parte sua, il rappresentante della Agro-Blend, nonchè sindaco del comune di Vora, Fiqiri Ismali ha dichiarato due giorni fa che circa 10 tonnellate di semi di mais sono state importate dalla Francia, e a sua discolpa ha affermato che il mancato raccolto deriva da problemi durante le fasi dell'impollinazione a dalle condizioni atmosferiche, non avendo un'idea chiara del fenomeno.

"Da circa dieci giorni abbiamo constatato dei problemi con questo tipo di seme di mais, importato dalla Francia, in particolare da una delle più grandi società d'esportazione di semi in Europa - afferma Fiqiri Ismali - durante la produzione abbiamo notato un problema con l'impollinazione, che in questo caso non avviene. Si tratta però di un’azienda molto seria del settore , che ha venduto più di 200 tonnellate di semi di mais in Albania, su cui 10 tonnellate - vendute a Burrel, Peshkopia, Elbasan, Peqin e a Gramsh - hanno presentato dei problemi nella fase di impollinazione", afferma Ismaili. Dal canto loro, gli abitanti di Pajove, della provincia di Peqin, hanno dichiarato che denunceranno l'azienda e richiederanno un risarcimento per il danno subito e i vani investimenti, minacciando altre proteste di massa. Hanno inoltre chiesto la sospensione della concessione di esclusiva nella distribuzione della Agro-Blend, attribuita dalla Direzione dell'Agricoltura, dell'Alimentazione e dei Consumatori e dall'Ente Statale dei Semi.

Dopo la scandalo del seme del mais a Mat, Gramsh, e Peqin dove gli agricoltori hanno raccolto solo delle spighe di mais completamente vuote, si pronuncia finalmente il Ministero dell'Agricoltura. In una conferenza stampa, il ministro dell'Agricoltura Jemin Gjana ha dichiarato che il risarcimento degli agricoltori è solo un’eventualità, e si avrà solo dopo che le analisi proveranno che il colpevole per la produzione a rendimento zero sono i semi i mais. "In base ai risultati si deciderà sulle misure legali che si dovranno prendere nei confronti dell'azienda, nonché sul risarcimento delle famiglie degli agricoltori che sono stati danneggiati - ha detto il Ministro Jemin Gjana aggiungendo che - Secondo le nostre verifiche su circa 99 ettari coltivati, i comuni che hanno registrato una maggiore superficie coltivata sono rispettivamente Mat, Gramsh, ed infine Peqin e Pajova. Il fatto che tale fenomeno si è verificato in due regioni del Paese, dove vi sono le temperature più alte o più basse, dunque sono soggette a forti cambiamenti climatici, ci fa capire che la questione, in un modo o nell'altro, è legata sia al seme che ad altri fattori agronomici". Secondo il capo del dicastero dell'Agricoltura, l'azienda distributrice Agro-Blend, tra le compagnie principali del paese come dal 1993, non è responsabile della rovina del raccolto.
"Le autorità hanno svolto un efficace controllo presso l’azienda Agro-Blend evidenziando delle ottime condizioni", spiega inoltre il Ministro difendendo la Agro-blend. "Perché la Agro-Blend deve essere il capro espiatorio di questo scandalo?In quanto azienda distributrice, non ha prodotto i semi, che sono stati invece prodotti da un’altra impresa, che, come ho detto più volte, è di grande fama mondiale. E né Agro-Blend, né altri in Albania, poteva immaginare che i semi, dopo essere stati piantati e aver prodotto 3 raccolti, potesse dare dei frutti sterili", ha dichiarato il Ministro Gjana.

Giunge così nel cuore dell'Europa Orientale il cancro dei semi definiti suicidi perchè producono un raccolto sterile, destinato ad essere improduttivo negli anni successivi. Frutto delle manipolazioni genetiche di multinazionali come Monsanto, DuPont e Dow Chemicals, i semi suicidi producono un solo raccolto, ossia danno vita a frutti sterili, dai quali non è possibile estrarre dei semi per ricominciare il ciclo vitale: i coltivatori in questo modo sono costretti a rivolgersi ogni volta al suo fornitore per ogni semina. Una terribile invenzione che nasconde una catastrofica operazione commerciale per distruggere l'economia dei paesi, che diventano dipendenti da una società privata per la fornitura e la distribuzione dei semi. Sembrava tutto così lontano da noi, eppure i semi suicidi sono giunti in Albania, e hanno distrutto tonnellate di raccolto essenziale per la sopravvivenza di interi villaggi, totalmente dediti alla coltivazione agricola. Non si tratta di un Paese in via di sviluppo, ma di uno Stato che si appresta ad entrare nell'Unione Europea, una delle principali economie partner per l'Italia sia per l'interscambio che per gli investimenti. Nei suoi confronti è stato commesso un vero e proprio crimine, che rischia di compromettere l'intero ecosistema, tanto atroce quante più certificazioni ha alle spalle. Come spiegherà ora la società francese l'esportazione di semi che danno raccolto al mercato europeo, ma soprattutto cosa dirà la Commissione Europea che continua a finanziare la selezione delle specie agroalimentari e le quote di produzione.

01 settembre 2008

Scenario: Berlusconi diventerà un mediatore

Riceviamo e pubblichiamo un'analisi di Serghei Nalon sul possibile scenario che vede l'Italia come un futuro mediatore tra Russia e Stati Uniti. L'Italia è infatti nell'elenco dei paesi che visiterà la prossima settimana il Vice-Presidente degli Stati Uniti d'America Dick Cheney, insieme a Georgia, Ucraina, e Azerbaija, ma è anche un fronte diplomatico alternativo sia per Medvedev che Bush visto il pessimo lavoro dell'Unione Europea.

Gli Stati Uniti lanciano una offensiva diplomatica per fare pressing sulla Russia. L'intermediario scelto è un riluttante Berlusconi. Berlusconi è riluttante perchè non gli interessa niente della grande politica e molto invece dei contratti economici che l'Italia è riuscita a garantirsi in Russia. Non ultimo il contratto per lo sfruttamento del giacimento di Kashagan in Kazakhistan da parte dell'ENI. Si tratta di un contratto vitale per l'ENI che ci ha già speso miliardi di dollari. Il Presidente Kazako Nuzarbaev ha sicuramente avuto il via libera da parte di Mosca per cedere agli italiani il giacimento più succulento e promettente del mondo saltando gli americani, i francesi e i britannici. Il Kazakhistan è un alleato fedele della Russia, fu l'unico paese che approvò l'intervento militare russo nella Georgia. Il maxi-contratto dell'ENI in Kazakhistan è frutto di un lungo e paziente lavoro diplomatico politico del governo italiano. Ritengo che per diverse ragioni di ordine economico, non ultimo il premio di Kashagan ottenuto solo 7 giorni fa, Berlusconi si è tenuto, e si tiene, da parte nel duro confronto che oppone su più livelli l'UE, la NATO, lo OCSE alla Russia. Tutte organizzazioni di cui l'Italia è fondatrice e membro autorevole.

Nonostante ciò l'Italia si è limitata solo a qualche blanda condanna formale e "un auspicio" per la risoluzione "pacifica" della crisi. Berlusconi non vuole compromettere gli interessi economici italiani col gigante russo per un paese di cui avrà appena scoperto la posizione sulla carta geografica. Interessi costruiti anche sul rapporto privilegiato che Berlusconi si vanta di aver instaurato col leader russo Putin, la vera mano oscuro al timone della Russia, e di usare per dare all'Italia una posizione di vantaggio rispetto ai paesi concorrenti. E' proprio questo rapporto privilegiato con la Russia, vantato dal Premier italiano, interessa all'amministrazione Bush. Schierandosi apertamente con la Georgia, l'Amministrazione americana non ha più voce alcuna a Mosca. Viene percepita come parte del conflitto. Agli Stati Uniti serve un intermediario che abbia fama di simpatie filo russe. Gli Stati Uniti vogliano utilizzare l'Italia e Silvio Berlusconi in qualità di "mediatore americano". Si sa che la Francia è già al lavoro in veste di "mediatore europeo". Leggete l'elenco dei paesi che visiterà la prossima settimana il consumato diplomatico e vice presidente degli Stati Uniti d'America Mr. Cheney. Georgia, Ucraina, Azerbaijan e Italia.

La Georgia, per ovvie ragioni: parte in conflitto che ha scatenato tutto questo, alleato fedele, paese aggredito. L'Ucraina, perchè è un alleato americano preziosissimo ed è un gemello della Georgia: entrambi hanno un governo fieramente anti-russo e pro americano, hanno vissuto la cosiddetta "rivoluzione dei fiori", in più l'Ucraina ha il problema della Crimea a maggioranza russa, ma formalmente ucraina, dove è di base la flotta russa del mare nero impiegata in questo conflitto. E' un paese candidato nella NATO nonostante la strenua opposizione russa. Azerbaijan, perchè parte da qui l'oleodotto che trasporta il petrolio Azerbaigiano tramite la Georgia fino alla Turchia e da là via mare in tutta Europa e gli Stati Uniti. Azerbaijan è la chiave di volta nella politica energetica alternativa alla Russia. Membro chiave nel progetto "Nabucco" che dovrebbe nelle intenzioni rendere l'Europa e gli Stati Uniti più indipendenti dalle forniture di gas e petrolio russo. E' il primo paese (nonostante che in Italia nessuno la sappia pronunciare bene) che dovrà supplire alla mancanza di petrolio e gas nelle nostre case se i russi dovessero decidere di chiudere i rubinetti.

E l'Italia? Cheney viene in Europa e l'unico paese che visita è l'Italia? In un momento così teso, con l'Occidente ai ferri corti con la Russia, una guerra appena conclusa e la flotta della NATO dislocata nel Mar Nero, il primo leader americano di rilievo che viene in Europa - non un leaders qualunque ma Dick Cheney, da alcuni ritenuto il vero presidente americano - non sceglie Londra storico alleato e gigante diplomatico, non Parigi che è presidente di turno della UE e sta già svolgendo una fitta attività di mediazione, non la Germania di Merkel che è il primo partner economico della Russia e ha mezzi economici per fare pressione a Mosca. Sceglie l'Italia. L'Italia che, Berlusconi si lamentava, non venisse invitata nemmeno ai vertici ristretti della UE come il Portogallo e la Grecia. L'Italia a cui gli stessi Stati Uniti hanno negato il seggio permanente all'ONU, dopo averlo promesso a mezza bocca, perchè non eravamo ancora "adulti abbastanza". Italia che è rimasta silenziosa e anonima durante tutta la crisi internazionale, come se la cosa non la riguardasse perchè evidentemente non si sentiva in prima fila. L'Italia dove Frattini si è limitato a ripetere con toni sfumati le stesse cose che hanno ripetuto tutti i ministri degli esteri europei ma prima di lui, meglio di lui e più volte di lui. L'Italia che in tv si preoccupa del traffico di rientro e bollini neri in autostrada mentre tutti i notiziari mondiali si domandano quale sarà il futuro prossimo nelle relazioni globali della terra.

L'unica spiegazione che rimane della tappa di Cheney è l'intenzione americana di aprire un secondo fronte diplomatico, alternativo a Sarkozy, e di fare ciò tramite l'Italia e Silvio Berlusconi. Berlusconi ha venduto bene gli interessi italiani in Russia. Ora Cheney viene a Roma per chiedere di metterli a rischio in nome del governo americano. Se accetterà, chissà, forse sulla scrivania del presidente kazakho che distribuisce le concessioni petrolifere, potrebbe squillare un telefono e mandare in fumo i frutti di anni e anni di passivo filo-russo del governo italiano. Ma più probabilmente no. La mediazione fra i russi e gli americani la sapremmo fare con una doppiezza e bottacerchismo eccellente. Ma almeno il bollino nero in autostrada non sarà la prima notizia dei Tg.

Serghei Nalon
tratto da http://serghei24.splinder.com/